Commento alla Terza Domenica di Quaresima Anno A

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Omelia
padre Gian Franco Scarpitta

Lo sposo e l'acqua viva

Cristo è lo sposo della Chiesa e ha dato se stesso per lei (Ef 5, 25 - 27), ma la Chiesa non si restringe al solo gruppo dei credenti: si estende a tutti gli uomini che sono invitati a farne parte e che in ogni caso non mancano di usufruire dell'amore di Dio e della fratellanza universale di Gesù. In lui tutte le distanze sono ravvicinate e tutti i popoli sono uno (Gal 3, 29) e la salvezza, nella comunione con lui, è indirizzata a tutti gli uomini. In Gesù c'è un rinnovato procedimento di raggiungere Dio, perché egli stesso comunica Dio all'uomo identificandolo come Padre di misericordia e nello Spirito Santo, per mezzo di lui, siamo invitati ad aderire a questo amore paterno. Tutti, senza distinzioni. L'amore di Dio è universale e gratuito, la sia misericordia supera le divisioni e le discordie che gli uomini si sono creati e la volontà di Dio di realizzare in suo Figlio Gesù la comunione di tutti i popoli attesta che lo stesso Gesù è lo sposo dell'umanità intera, poiché la Chiesa è protratta verso tutti.
Eccoci al senso della liturgia odierna, che ci induce a considerare (giustamente) immediatamente Gesù come fonte di acqua viva, ma che non possono esimerci da considerare innanzitutto il matrimonio e il "pozzo".
Nella Bibbia i pozzi non sono solamente luoghi in cui le persone di paese attingono acqua per se stesse, per le proprie famiglie e per il loro bestiame; sono anche luogo in cui ci si incontra e dove avvengono le conoscenze fra uomo e donna che conducono al fidanzamento e al matrimonio. Mosè presso un pozzo incontra Zippora, che diventerà sua moglie; il servo di Abramo individua in Rebecca una moglie per il figlio Isacco e Giacobbe incontra Rachele mentre questa sta conducendo le pecore al pozzo. Non c'è da stupirci quindi che Gesù, proprio al pozzo della città di Sicar che Giacobbe aveva dato in dono a Giuseppe, come Messia e Salvatore, prende come sposa una terra che altri hanno sempre ripudiato e deprezzato: la terra di Samaria.
Il dialogo con questa donna si conclude infatti con la conversione dei Samaritani, che aderiscono a Gesù non più per la testimonianza della conversatrice amica di Gesù, ma per il fatto che essi stessi fanno esperienza di lui, entrano in sintonia e realizzano un incontro.
Tutto comincia quando Gesù, stremato dalla fatica e assetato avvicina questa donna che si era recata al pozza ad attingere acqua e le dice: "Dammi da bere", superando lo stupore e l'imbarazzo di costei, che si meraviglia che lui chieda da bere a una persona samaritana, per di più di sesso femminile. Cosa inaudita per i suoi contemporanei, abituati a prendere le distanze dai Samaritani, con i quali sorgevano divergenze, liti, scontri e fazioni. La Samaria era considerata territorio impuro, abietto e detestabile da Giudei, perché avvezza alla venerazione di false divinità. Anche a costo di allungare il suo viaggio di centinaia di chilometri, un Giudeo diretto in Galilea evitava di percorrere la Samaria e prendeva la via del mare.
L'evangelista Giovanni invece dice che Gesù "doveva" percorrere la Samaria per il proposito del suo viaggio; non doveva quindi nutrire avversità, pregiudizi, rimostranze, ma considerare regolare e conforme trattare i Samaritani come tutti gli altri. E infatti non lesina a parlare a questa donna con estrema confidenza, apertura, attenzione, quasi preferendo la sua compagnia a quella dei discepoli che subentrano in un secondo momento. Con la samaritana Gesù usa un atteggiamento empatico e di estrema amorevolezza, senza puntare il dito su nulla e penetrando nella profondità del suo cuore: "Hai detto bene, non hai marito". Gesù infatti sa cosa alberga nell'uomo (Gv 2, 25) e conosce ciascuno nella sua realtà più profonda. Sa quali sono i nostri pensieri, le nostre apprensioni e i nostri desideri. Penetra nell'intimità di ciascuno di noi e ci conosce fino in fondo. Essere conosciuti e scrutati fino in fondo dopotutto comporta sentirsi apprezzati, accettati e stimati e questo reca sollievo e incoraggiamento perché rivela che non siamo estranei a chi ci scruta fino in fondo per comprenderci e conoscere al meglio i nostri problemi e le nostre difficoltà. Solo Dio è capace di esplorare il nostro animo e solo in Gesù nostro fratello può farlo nella forma migliore perché ci sentiamo amati e valorizzati. Secondo un paradigma con la vita religiosa, potremmo dire che in Gesù, Dio entra nella nostra clausura senza violarla. Come nel caso di questa donna, la cui intimità viene svelata senza meraviglia, conosce benissimo la sete inconsapevole di cui noi soffriamo e vi provvede risolutamente e contemporaneamente ella si sente motivata e spronata ad uscire da se stessa per instaurare amichevole relazione con Colui che comincia a riconoscere come il Messia.
Proponendosi alla Samaritana che cosa offre? L'acqua viva di cui lui stesso è la sorgente, quella che appaga il desiderio di ogni uomo. Mosè aveva soddisfatto la sete degli Israeliti quando questi protestavano contro di lui per mancanza di acqua durante la peregrinazione nel deserto: aveva fatto sgorgare acqua battendo su una roccia come Dio gli aveva comandato (Nm 20, 6 - 11; Es 17, 1 - 3) e dissetandosi il popolo d'Israele cessò le sue geremiadi contro il Signore; Gesù nel presentare la sorgente di acqua che in lui risiede promette lo Spirito Santo che come acqua appagherà la nostra sete universale: "Chi ha sete venga a me e beva"(Gv 7, 37) e in questo dissetarci e ristorarci realizza con noi una relazione da "sposo" affascinato di un'umanità precaria e malata, le cui sorti vuole risollevare in senso globale, cioè verso tutti e senza distinzioni. Di più: Gesù afferma che "Chi crede in me, fiumi d'acqua viva sgorgheranno dal suo seno"(Gv 7, 38), il che vuol dire che riponendo in lui fiducia e speranza saremo in grado di procurarci da noi stessi il prezioso liquido per la vita. Purché siamo propensi a riconoscere in lui la fonte, la sorgente da cui ogni possibilità di dissetarsi può scaturire.
Questo sposalizio festeggiato con acqua viva e dissetante ci motiva ancor di più a cercare Dio e ad andargli incontro, ben considerato che il primo a cercarci è stato proprio lui. Come l'acqua dona forza e vigore per riprendere la corsa, così Gesù sorgente di acqua viva ci incoraggia a proseguire il percorso di conversione facendocene provare la consistenza e la bellezza, sebbene esso sia costellato da difficoltà.

Fonte : www.lachiesa.it

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