INTRODUZIONE

 

"Partì dunque con loro e tornò a Nazareth e stava loro sottomesso". Con queste sublimi parole l’evangelista Luca ci informa della vita di Gesù. Una vita nascosta. Un mistero, come sono tutte le cose di Dio. Possiamo noi umili mortali inoltrarci in questo mistero? Perché gli evangelisti ci hanno trasmesso così poco su questo mistero così grande? Una delle risposte al quesito è che le cose di Dio sono semplici. Non c’è bisogno di tante parole quando si parla con Dio e di Dio. Certamente, nonostante la brevità dei brani, sono tanti gli elementi che possiamo cogliere e che ci sono proposti sulla vita di Gesù e dei suoi genitori prima dell’inizio della sua missione.

 

Dio sconvolse i contemporanei di suo Figlio, prendendo parte alla storia dell’uomo nascendo da una Vergine in uno sconosciuto paesino. Il discepolo Natanaèle addirittura ci dice: " Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi»."(Gv 1,45-46). Naturalmente continua a sconvolgere ancora adesso. Bisogna fare un’inversione di pensiero per accostarsi ad un Dio che si è fatto uomo, ma non solo, è passato da quello stadio di totale dipendenza a cui è soggetto un infante.

 

"…..stava loro sottomesso". Si può pensare ad un Dio che sta sottomesso? Dio, il dio dei nostri padri, l’unico Dio, é voluto venire al mondo è si è scelto una famiglia per adempiere alle sue promesse. Proprio perché lui è il Dio dell’ordine è voluto farsi uomo ed essere membro di una famiglia in uno sperduto paesino della palestina.

Possiamo provare ad immaginare che vita conducessero i membri di questa famiglia. La vita media di allora era più bassa di quella di adesso. I fattori determinanti tanti. La vita dura. Assoluta mancanza di confort(quelli classici a cui l’uomo moderno è abituato sono la luce elettrica, l’acqua corrente la facilità di comunicazione). Le malattie e la quasi totale assenza di cure. E poi vi era la fame… L’unica cosa che avevano di certo in questo in mondo così aggressivo, i membri di questa piccola famiglia, era l’amore.

 

Un amore perfetto. Maria e Giuseppe erano custodi di un segreto immenso; un figlio dato al loro, un figlio per il mondo intero, che "salverà il suo popolo dai suoi peccati"(Mt 1,21), anche se a loro non era stato rivelato tutto il piano di Dio. Eppure erano sempre li a fare il loro dovere, Maria la madre premurosa, la moglie affettuosa presa dalle faccende domestiche e Giuseppe l’artigiano del legno per sostentare la famiglia, mentre Gesù "cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era sopra di lui"(Lc 2,40). Possiamo immaginarci Maria che insegna a Gesù a camminare, a parlare, lo alimenta con amore e da più grande gli insegna a pregare. Possiamo immaginare Giuseppe che a fine giornata di lavoro ha fretta di rientrare a casa per giocare con Gesù, coccolarlo, stringerlo a se come un padre amoroso e inorgoglirsi dei progressi che compie durante la crescita. Tutto questo mischiato ai sacrifici richiesti dalla vita quotidiana e a quelli straordinari richiesti dal ruolo di Gesù, per esempio la fuga in Egitto.

 

Gettare un’occhiata, seppur veloce, nella casa di Nazaret nella loro intimità quotidiana è come dare uno sguardo al Paradiso: significa ammirare la Grazia farsi opera viva nella vita comune degli uomini. Allo stesso tempo è cercare di mettersi alla scuola di Gesù, dove si è iniziati a comprendere la scuola del Vangelo. Qui si impara ad osservare, ad ascoltare, a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella. Forse anche impariamo, quasi senza accorgercene, ad imitare.

 

Certo occorre imitare, probabilmente molte persone, pensando alla piccola famiglia di Nazaret, scorgano in essi degli "eletti" i quali avevano dalla loro parte tutto il cielo. Certamente era così. Ma Colui che confonde i potenti e i sapienti di questo mondo ha sempre accettato il sacrificio e l' amore che l’uomo mette nei propri gesti per compiere la volontà divina.

Questa è la scuola del vangelo. Questa è la scuola della santità. Questa è la scuola dell’umiltà.  Giuseppe è un uomo giusto, come ci dicono le scritture. E’ uomo semplice, soprattutto buono; è per questo che non voleva ripudiare Maria pubblicamente, eppure, quando i suoi dubbi sono dissipati accetta di sposare quella giovane ragazza nella quale lo Spirito Santo aveva già compiuto il prodigio dell’Incarnazione. Poi è Giuseppe che precipitosamente deve fuggire e recarsi con la sua famiglia in un paese straniero per salvare la vita del Figlio con gli aguzzini di Erode alle calcagne. Quante fatica e umiliazioni e sofferenza avrà dovuto sopportare Giuseppe in un paese straniero facendo il falegname, per guadagnare quel pane da portare al Re dell’universo. Cosa avrà pensato e quali dubbi saranno sorti nella sua mente alla visita dei pastori e quella dei Magi! Quanti anni passati in esilio per poi tornare sempre con la stessa paura di essere arrestati! Certamente Gesù il Nostro Signore avrà imparato ad essere uomo da Giuseppe, quell’uomo Giusto che tanto sopportò per amore di Dio. Forse anche per questo Giuseppe morì prima che Gesù intraprendesse la sua vita pubblica. Forse Dio non ha voluto che assistesse a quella fine orrenda prevista per Gesù e gli ha risparmiato quest’ulteriore sofferenza. Giuseppe vero uomo, vero padre di famiglia!

Maria. E’ la piena Grazia. Ma la Grazia del Signore non le ha risparmiato la sofferenza ed i sacrifici. Quanto le sarà costato quel "si" detto all’angelo? Maria avrà sofferto molto a causa del disprezzo mostratole dai familiari stretti a causa della gravidanza. Chi sa con quale timore e speranza si sarà messa in viaggio per raggiungere la parente Elisabetta per assisterla in quella gravidanza in età avanzata. Quante sofferenze e preoccupazioni in quella notte a Betlemme, bussando ad ogni porta senza che nessuno volesse alloggiarli. Quanti dubbi per le parole dei pastori e quanti pensieri ancora peggiori dopo la visita dei Magi con un Re invidioso e crudele che s’interessava di loro. Neanche nella festa di offerta del primo genito al Signore fu risparmiato a Maria un pizzico di amarezza «E anche a te una spada trafiggerà l' anima».

Quanta fretta, anche, nel lasciare la patria amata verso un paese da sempre ostile agli ebrei. Quante difficoltà nell’attraversare quelle terre aride con un neonato in braccia da proteggere ed accudire. La vita di Maria è stata solo amore. Tutto questo unito alle esercizi ordinari di una mamma amorevole. Se il nome di Gesù significa Dio Salva con Maria il suo nome assume il significato di estremo sacrificio per Amore.

 

Gesù. Il nostro Signore si è fatto piccolo Bambino sulle cui spalle pesano tutti i peccati del mondo. Qui si apprende la lezione più grande. Anche lui avrà sofferto molto. Avrà avuto paura, avrà scorto la paura e la preoccupazione sul volto dei genitori, ma anche tutto l’amore di cui ha bisogno un bimbo. Sarà stato allevato, coccolato, consolato e spronato. Ed avrà imparato anche ha pregare da quei due genitori umili che dei servizio a Dio avevano fatto un modello di vit. Gesù c’insegna che anche Lui, il Figlio di Dio, è stato piccolo, indifeso e debole. C’insegna che la sua grandezza è stato nascere in una stalla maleodorante, viaggiare dopo pochi giorni dalla nascita per deserti e montagne e vivere dell' amore della mamma e del padre.

Possiamo concludere con una preghiera presa da una coroncina al Santo Bambin Gesù

O Gesù, Bambino dolcissimo, che, vivendo santamente nella casa di Nazaret, conducesti la vita in sottomissione, povertà e fatica, e, crescendo in età e grazia, manifestasti a noi la divina sapienza, conserva sempre viva nel nostro intelletto la memoria di te, di Giuseppe e della tua santissima Madre. 

 

Benvenuto

Benedizione a Frate Leone

Il Signore ti benedica e ti custodisca.

Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.

Volga a te il suo sguardo e ti dia pace.

Il Signore ti dia la sua grande benedizione.