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IL CORPO – IL PUDORE

IL CORPO

La rivoluzione sessuale, con ogni genere di esibizione del corpo umano, esaspera la nostra vita quotidiana, può darci l’impressione di vivere in un’epoca di culto del corpo. La donna che si guarda allo specchio quasi sempre esclama: "Io sono bella", e non "Io possiedo un bel volto". Parliamo del corpo, quindi, come se corpo e io, fossero identici. Quando una madre accarezza suo figlio non tocca l’involucro dell’essere amato: accarezza il bambino stesso, cioè realizza un contratto tra due esseri umani, la comunione di due persone. Tommaso d’Aquino, teologo e mistico, ha espresso questa realtà in modo ancora più drastico: "L’anima nasce per esistere nella materia"; "L’anima unita al corpo è più perfetta che separata da esso", anzi "più simile a Dio, sebbene Dio sia assolutamente semplice e immateriale". In nessun luogo della Sacra Scrittura si parla del corpo come qualcosa di inferiore rispetto alle zone superiori dello spirito, oppure come di un punto di particolare resistenza allo Spirito di Dio, e quindi da mortificare e rinnegare particolarmente, cioè più o diversamente come lo richieda lo spirito. Amare sé stessi vuol dire amare il corpo e l’anima, questo corpo e questa anima che costituiscono il mio io. Il corpo è un cammino che porta tanto al peccato quanto alla virtù. "Se lo lusinghiamo troppo, favoriamo un nemico; se gli diamo troppo poco o non lo rispettiamo debitamente, perdiamo un amico" (San Gregorio Magno). Bisogna restituirgli dignità e amore, - come consigliava sant’Agostino. La castità, tanto osteggiata oggigiorno dalle masse estenuate dell’erotismo, è proprio una manifestazione di amore del corpo. D’altra parte nessuna virtù può prescindere dal corpo: non c’è amore al prossimo, senza sguardi affettuosi e amichevoli strette di mano, senza ascolto sensibile, senza cuore commosso. Il cristiano vive la festa della redenzione, realizzata nella carne che il figlio di Dio assunse senza sdegni né riserve con tutto il peso della sua realtà esistenziale. La carne si nutre del Corpo e dello Spirito di Cristo, affinchè lo spirito umano possa saziarsi di Dio. L’Incarnazione, nel suo senso più stretto, costituirà sempre la pietra di paragone-e di inciampo- di idealisti e materialisti,mettendo in mostra il loro diverso ma palese allontanamento dalla realtà.

 

 

IL PUDORE

Contro il pudore si levano, di tempo in tempo, aspre aggressioni, tutte riconducibili a una concezione molto semplicistica di questo sentimento vitale: il pudore non sarebbe altro che un prodotto culturale, un pregiudizio sociale. Recenti indagini fenomenologiche, dimostrano che il pudore è un sentimento specificamente umano. Né Dio né gli animali "provano vergogna", e ciò si spiega col fatto "che l’uomo occupa un posto unico nella struttura del reale". Poiché l’uomo si sente in particolar modo "smarrito", "sradicato",- creato a immagine e somiglianza di Dio, ma poi decaduto e spodestato- prova vergogna, come Adamo nel Paradiso terrestre dopo il peccato, nel sentire l’intima disarmonia tra la sua nobiltà originaria e il suo stato attuale. Nel momento in cui la persona si sente nuda sorge il pudore, come sentimento protettivo dell’io e dei suoi valori contro tutta la sfera della generalizzazione, del collettivismo e della pubblicità. Il pudore costituisce una protezione dell’intimità, sia che si riferisca al linguaggio, sia che riguardi l’abitazione o il vestito. Il pudore è un precursore dell’amore. Se quanto è stato detto si applica poi al problema del vestito, diviene evidente come esso dichiari che chi lo indossa possiede il proprio corpo, e che non desidera metterlo a disposizione altrui, da qui deriva la gelosia dell’innamorato o del marito quando il vestito della persona amata ne mette il corpo troppo in mostra. Quando era professore di etica, Giovanni Paolo II descrive nel suo libro "Amore e responsabilità", la profonda connessione esistente tra il fenomeno del pudore e l’essenza della persona: "questa (la persona) è padrona di sè stessa; nessuno, salvo Dio Creatore, può avere su di lei alcun diritto di proprietà. Chi si concede a un altro perché mosso non da amore personale, ma soltanto da istintività egocentrica (ossessione del piacere) se è una persona sana ne proverà vergogna. Il pudore è dunque una sorta di autopossesso e di oblazione a un’altra persona ben determinata. Tale dono di sé è , per conseguenza, qualcosa di squisitamente privato, da compiere lontano da ogni occhio estraneo; allo stesso tempo, la dissoluzione del senso del pudore mette in evidenza come la persona non possegga più la propria intimità. Questo è il triste significato dell’odierna crisi del pudore.

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