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Iscrizione/Cancellazione mailing list News (2)

  • 13 Febbraio 2011 |

Preghiere Online - Iscrizione/Cancellazione Mailing List News

Caro fratello, cara sorella in Cristo. L'iscrizione alla mailing list di Preghiere Online è gratuita ed è finalizzata esclusivamente ad informare gli aderenti sulle novità del sito. Al momento della iscrizione verrà inviato un messaggio di conferma all'indirizzo dell'aderente il quale dovrà rispondere a tale e-mail per completare l'iscrizione. L'operatività della cancellazione è identica a quella della iscrizione. Sarà gradita qualsiasi segnalazione di mal funzionamento. Believe in yourself! Have faith in your abilities! Without a humble but reasonable confidence in your own powers you cannot be successful or happy.

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Ps. Wilson Jones

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Ps. Jerry Douglas

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Home Page Preghiere Online

  • 19 Luglio 2018 |

SCOPO DEL SITO : Il sito non ha scopo di lucro. Bensì la propagazione della preghiera cristiana dalle orazioni scritte dai Padri della Chiesa sino a quelle proposte ai nostri giorni. Perché immettere in rete un altro sito sulla preghiera, che si aggiunge, ai tanti già esistenti? Per almeno tre motivi:

  •  Una più larga diffusione delle preghiere, più o meno note, che sono patrimonio culturale, sociale, religioso della Chiesa Cattolica e della umanità intera;
  •  Un sito che si propone come strumento purificatore a dimostrazione che un mezzo d'informazione potente quale internet possa essere sfruttato per il bene spirituale del suo utente;
  • Come ulteriore tassello nella corretta diffusione del Regno di Dio per una evangelizzazione anche attraverso le nuove tecnologie.

All'interno di ogni sezione, la dove sarà possibile, in relazione al reperimento di notizie certe, insieme alla preghiera sarà esposta la modalità di recitazione della stessa e la spiegazione della fonte dalla quale deriva.

La preghiera è uno strumento santificante. Dio stesso l'ha posta come condizione essenziale per ottenere grazie, non perché Egli sia insensibile al male presente nel mondo, bensì perché perseverando nella preghiera l'uomo tende ad unirsi a Lui che è il Sommo Bene. Quale giovamento migliore di questo può aspirare un anima se non il congiungimento al proprio Creatore?

La preghiera, quella insegnataci da Gesù, è un sacrificio spirituale che ha cancellato quello del vecchio testamento. Leggiamo in Isaia 1, 11 e seguenti : "Che m`importa dei vostri sacrifici senza numero?"dice il Signore."Sono sazio degli olocausti di montoni e del grasso di giovenchi; il sangue di tori e di agnelli e di capri io non lo gradisco. Quando venite a presentarvi a me, chi richiede da voi che veniate a calpestare i miei atri? Smettete di presentare offerte inutili, l`incenso è un abominio per me; noviluni, sabati, assemblee sacre,non posso sopportare delitto e solennità. ". Quello che richiede il Signore è scritto nel vangelo di Giovanni 4, 23 e seguenti : "Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità".

Gesù Cristo non volle che la preghiera fosse strumento di male. Per questo essa sostiene i deboli, cura i malati, apre le porte del carcere, libera gli indemoniati, scioglie le catene degli innocenti, lava i peccati, respinge le tentazioni, allontana le persecuzioni, conforta i paurosi, guida i pellegrini, incoraggia i generosi, calma le tempeste, sostenta i poveri, ammorbidisce i cuori induriti, rialza i caduti, sostiene i deboli, sorregge i forti. Ma c'è un fatto che dimostra più di ogni altro il dovere e il valore dell'orazione, che il Signore stesso ha pregato.

Gesù stesso era un uomo di profonda e radicata preghiera. Nei vangeli esistono svariati episodi che lo colgono in preghiera o dove egli stesso esorta alla preghiera. È Gesù che ci ha lasciato la mirabile preghiera al Padre la principale preghiera della cristianità.

In Luca 3, 21-22 leggiamo : «Quando tutto il popolo fu battezzato e mentre Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e scese su di lui lo Spirito Santo in apparenza corporea, come di colomba, e vi fu una voce dal cielo: "Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto"». Prima di ricevere lo Spirito Santo Gesù stava in preghiera.

In Matteo 14, 22-23 si evince quanta forza Gesù trovasse nella preghiera. Dopo aver predicato ad una moltitudine di gente per tutta la giornata ed averla sfamata con la moltiplicazione dei cinque pani e dei due pesci il brano ci dice : "Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull`altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù."

Nella stessa giornata nel miracolo della moltiplicazione l’evangelista Matteo nel Cap 14 dal ver. 16 al 19 ci dice «Ma Gesù rispose: "Non occorre che vadano; date loro voi stessi da mangiare". Gli risposero: "Non abbiamo che cinque pani e due pesci!". Ed egli disse: "Portatemeli qua". E dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull`erba, prese i cinque pani e i due pesci e, alzati gli occhi al cielo, pronunziò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli e i discepoli li distribuirono alla folla». La benedizione di cui si parla in questo brano era la preghiera che si formulava prima del pasto.

Nel vangelo di Luca 5, 5 e seguenti Gesù ci ammaestra nella perseveranza nella preghiera. «Poi aggiunse(Gesù): "Se uno di voi ha un amico e va da lui a mezzanotte a dirgli: Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da mettergli davanti; e se quegli dall`interno gli risponde: Non m`importunare, la porta è già chiusa e i miei bambini sono a letto con me, non posso alzarmi per darteli; vi dico che, se anche non si alzerà a darglieli per amicizia, si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono almeno per la sua insistenza"».

Nelle parole scritte in Matteo 21, 21-22 Gesù ci esorta ad domandare con fiducia senza titubanza con la vera fede dei figli di Dio. «Rispose Gesù: "In verità vi dico: Se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma anche se direte a questo monte: Levati di lì e gettati nel mare, ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete"».

Inoltre Gesù ci spinge ad una preghiera che elevi il nostro spirito al di sopra delle rivalità e debolezze umane "Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi i vostri peccati". Dal vangelo di Marco 11, 25.

All’inizio della sua passione Gesù pregava intensamente come è scritto nel vangelo di Luca 22, 39 e seguenti : «Uscito se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: "Pregate, per non entrare in tentazione". Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e, inginocchiatosi, pregava: "Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà". Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo. In preda all`angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra. Poi, rialzatosi dalla preghiera, andò dai discepoli e li trovò che dormivano per la tristezza. E disse loro: "Perché dormite? Alzatevi e pregate, per non entrare in tentazione"».

Anche gli apostoli e la madre di Gesù pregavano intensamente. Da questo brano della bibbia sappiamo che erano costanti e unanimi nella preghiera : "Allora ritornarono a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato. Entrati in città salirono al piano superiore dove abitavano. C`erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone lo Zelòta e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui." Dagli Atti degli Apostoli 1, 14-15.

Quest’altro brano degli Atti degli Apostoli ci conferma quanto sia importante la preghiera : «Cornelio allora rispose: "Quattro giorni or sono, verso quest`ora, stavo recitando la preghiera delle tre del pomeriggio nella mia casa, quando mi si presentò un uomo in splendida veste e mi disse: Cornelio, sono state esaudite le tue preghiere e ricordate le tue elemosine davanti a Dio. Manda dunque a Giaffa e fà venire Simone chiamato anche Pietro; egli è ospite nella casa di Simone il conciatore, vicino al mare.» Cap 10, 30-32. Cornelio è un "Gentile" cioè un pagano, ma nonostante questo gli appare un angelo di Dio che gli conferma le grazie ottenute e gli dà le indicazioni affinché possa rintracciare Pietro il quale lo farà entrare a tutti gli effetti ed ufficialmente, tramite il battesimo in Acqua e Spirito, fra il popolo di Dio.

Negli Atti degli Apostoli 12, 5 è chiara quanto sia importante la preghiera per il prossimo. In questo caso si tratta di San Pietro. "Pietro dunque era tenuto in prigione, mentre una preghiera saliva incessantemente a Dio dalla Chiesa per lui." Successivamente San Pietro venne liberato dalla prigione tramite l’intervento di un angelo di Dio che lo coprì con un mantello nascondendolo agli occhi di tutti i suoi carcerieri.

Atti 16, 25-32 "Verso mezzanotte Paolo e Sila, in preghiera, cantavano inni a Dio, mentre i carcerati stavano ad ascoltarli. D`improvviso venne un terremoto così forte che furono scosse le fondamenta della prigione; subito tutte le porte si aprirono e si sciolsero le catene di tutti. Il carceriere si svegliò e vedendo aperte le porte della prigione, tirò fuori la spada per uccidersi, pensando che i prigionieri fossero fuggiti. Ma Paolo gli gridò forte: "Non farti del male, siamo tutti qui". Quegli allora chiese un lume, si precipitò dentro e tremando si gettò ai piedi di Paolo e Sila; poi li condusse fuori e disse: "Signori, cosa devo fare per esser salvato?". Risposero: "Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia". E annunziarono la parola del Signore a lui e a tutti quelli della sua casa. Egli li prese allora in disparte a quella medesima ora della notte, ne lavò le piaghe e subito si fece battezzare con tutti i suoi;" Questo brano di cui sono protagonisti San Paolo e Sila ci mostra quanto sia importante la preghiera nei momenti disperati. Non solo i due vengono liberati, ma la loro incessante preghiera converte i compagni di carcere ed il carceriere con tutta la sua famiglia. Il brano ci dice che innalzavano inni a Dio e che i carcerati stavano ad ascoltarli, inoltre gli stessi non fuggono dopo il terremoto in quanto il carceriere voleva suicidarsi ma San Paolo gli impedisce questo atto informandolo che sono tutti presenti.

La preghiera è importante è un fondamento della fede e del colloquio con Dio.

Per tanto possiamo concludere con le parole di San Paolo dalle lettere agli Efesini 3, 14 e seguenti : "Per questo, dico, io piego le ginocchia davanti al Padre, dal quale ogni paternità nei cieli e sulla terra prende nome, perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati dal suo Spirito nell`uomo interiore. Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l`ampiezza, la lunghezza, l`altezza e la profondità, e conoscere l`amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio. A colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo domandare o pensare, secondo la potenza che già opera in noi, a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen".

Per un buon uso dei beni

  • 12 Dicembre 2015 |

PREGHIERA PER UNA MAMMA SIGNORE

  • 12 Dicembre 2015 |

Chi è Gesù per me?

  • 12 Dicembre 2015 |

Chi è Gesù per me?

Il Verbo fatto carne.

Il Pane di vita per il mio nutrimento.

La Vittima offerta per i miei peccati.

L’Amore che deve essere amato.

La Pace che deve essere data.

La Gioia che deve essere condivisa.

La Parola che deve essere pronunciata.

La Via che deve essere percorsa.

La Luce che deve essere accesa.

Il Povero che deve essere accolto.

L’Affamato che deve essere nutrito.

L’Ammalato che deve essere servito.

L’Anziano che deve essere rispettato.

Il Bambino che deve essere protetto.

Madre Teresa di Calcutta.

Preghiera a Santa Rosalia

  • 12 Dicembre 2015 |

Preghiera a Santa Rosalia



scritta dal Cardinal Giovanni Rossi, Vicario di Milano (27 giugno 1917)

O Ammirabie Santa Rosalia, tu ti applicasti
a tutti i rigori della più aspra penitenza nella solitudine di una spelonca, per amore di Gesù, tuo sposo, impetra a noi tutti la grazia di saper abbracciare con fortezza le ribelli passioni e perdonare sempre a quanti ci offendono.
Ottienici dal Signore Gesù di riempirci del suo Amore, per essere pronti a soccorrere quanti soffrono nel corpo e nello spirito e raggiungere così il santo Paradiso. Amen. Buona giornata e che santa Rosalia interceda x tutti noi.

CONFORMACI AL TUO VOLERE

  • 12 Dicembre 2015 |

CONFORMACI AL TUO VOLERE

Tu sei buono, o Dio perché non ti stanchi mai di noi.

Ti confessiamo che il peccato, il rifiuto di te,

lacera ogni giorno la vita che ci hai donato.

È difficile vivere insieme, nella comunione e nella pace;

è faticoso perdonare.

Ma Gesù, inviato da te, ha abbattuto i muri di divisione.

Annunciando il tuo Regno, ci ha comunicato

il tuo perdono, totale, decisivo;

accettando di morire per noi, a braccia spalancate,

e diventato il ponte della nostra riconciliazione con te;

risorgendo dalla morte, ci ha detto:

Pace a voi, non abbiate paura!

Nella Chiesa, che è il corpo di Gesù,

il tuo Spirito ci raduna nella pace,

per renderci costruttori di comunione e di fraternità,

per sanare il cuore amaro del mondo

con le opere della non violenza,

della solidarietà, del perdono.

Dalla Chiesa accogliamo

l'Eucaristia e la Penitenza,

i segni grandi della riconciliazione.

Sono i doni del tuo amore.

Diciamo di sì a te, o Dio della pace,

perché tu sei Padre buono, Tu sei un Dio

dal cuore senza confini.

NOVENA DEL SANTO NATALE NELLA DIVINA VOLONTA’

  • 07 Dicembre 2015 |

NOVENA DEL SANTO NATALE NELLA DIVINA VOLONTA’

Seguendo gli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta la PFDV

“Io cederò il Mio posto a chi vive nel Mio Volere nel Suo Cuore Materno” (Gesù a Luisa Piccarreta - Vol. 36 - 28.12.1938 )

 

Introduzione

(Scrive Luisa Piccarreta: Una Novena del Santo Natale, circa l’età di diciassette anni, mi preparai alla festa del Santo Natale praticando diversi atti di virtù e mortificazione e specialmente onorando i nove mesi che Gesù stette nel seno materno, con nove ore di meditazione al giorno, appartenente sempre al mistero dell’Incarnazione.

 

Primo Giorno

Prima Ora = primo eccesso d’amore
Amore Trinitario

In un’ora mi portavo col pensiero nel Paradiso e mi immaginavo la SS. Trinità: il Padre che mandava il Figlio sulla terra, il Figlio che prontamente ubbidiva al Volere del Padre, lo Spirito Santo che vi consentiva. La mia mente si confondeva nel mirare un sì grande mistero, un amore così reciproco, così eguale, così forte tra Loro e verso gli uomini, e poi l’ingratitudine degli uomini e specialmente la mia, che vi sarei stata non un’ora, ma tutto il giorno. Ma una voce interna mi diceva: “Basta; vieni e vedi altri eccessi più grandi del mio amore”.

Dal Libro di Cielo Volume 23 - Dicembre 18, 1927

Stavo pensando - scrive Luisa Piccarreta - al grande amore quando il mio sommo Bene Gesù s’incarnò nel seno dell’altezza della Sovrana Signora e, come una creatura, sebbene senza macchia alcuna, poteva contenere un Dio? Ed il mio sempre amabile Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, la mia Mamma Celeste possedeva la mia Volontà, n’era talmente piena che rigurgitava di luce, ma tanto che le sue onde di luce s’innalzavano fin nel Seno della nostra Divinità, e facendosi vincitrice colla potenza del nostro Voler Divino che possedeva, vinse il Padre Celeste e nella sua luce rapì la Luce del Verbo, e Lo fece discendere fin nel suo seno nella stessa luce che s’era formato in virtù della mia Volontà Divina. Mai potevo scendere dal Cielo se non trovavo in Lei la nostra stessa Luce, la nostra stessa Volontà regnante in Lei; se ciò non fosse, sarebbe scendere fin dal primo momento in casa estranea, invece Io dovevo scendere in casa mia, dovevo trovare dove doveva scendere la mia Luce, il mio Cielo, le mie gioie senza numero, e la Sovrana Celeste col possedere la mia Volontà Divina Mi preparò questo soggiorno, questo Cielo, niente dissimile dalla Patria Celeste; non è forse la mia Volontà che forma il Paradiso di tutti i Beati? Onde come la Luce del mio Fiat Mi tirò nel suo seno e la Luce del Verbo discese, le luci si tuffarono insieme e la Vergine pura, Regina e Madre, con poche gocce di sangue che fece scorrere dal suo Cuore ardente, formò il velo della mia Umanità intorno alla Luce del Verbo, La racchiuse dentro; ma la mia Luce era immensa, e mentre la mia Mamma Divina racchiuse la sua sfera dentro il velo della mia Umanità che Mi formò, non potette contenere i raggi. Essi straripavano fuori, e più che sole - che dall’altezza della sua sfera quando sorge spande i suoi raggi sulla terra per rintracciare le piante, i fiori, il mare, le creature tutte, per dare a tutti gli effetti che contiene la sua luce, e come trionfante dall’altezza della sua sfera guarda il bene che fa e la vita che infonde in ciascuna cosa che investe - così feci Io; più che sole che sorge, da dentro il velo della mia Umanità i raggi che straripavano fuori andavano rintracciando tutte le creature, per dare a ciascuna la mia Vita ed i beni che ero venuto a portare sulla terra.

Questi raggi da dentro la mia sfera battevano ad ogni cuore, picchiavano forte per dirgli: ‘Apritemi, prendete la vita che son venuto a portarvi’. Questo mio sole non tramonta mai e continua ancora a fare la sua via spandendo i suoi raggi, picchiando e ripicchiando il cuore, la volontà, le menti delle creature per dare la mia Vita. Ma quanti Mi chiudono le porte e giungono a ridersi della mia Luce? Ma è tanto il mio amore che con tutto ciò non Mi ritiro, continuo il mio sorgere continuo, per dar vita alle creature”.

Dopo di ciò - continua Luisa - stavo seguendo il mio giro nel Voler Divino ed il mio amato Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, ogni profezia che facevo ai miei Profeti della mia venuta sulla terra, era come un compromesso che facevo alle creature, di venire in mezzo a loro, ed i Profeti manifestandole disponevano i popoli a desiderare e volere un tanto bene; ed essi, nel riceverle queste profezie, ricevevano il deposito del compromesso, ed a seconda che andavo manifestando il tempo ed il luogo della mia nascita, così andavo aumentando la caparra del compromesso. Così sto facendo del Regno della mia Volontà; ogni manifestazione che faccio che riguarda il mio Fiat Divino è un compromesso che faccio, ogni sua conoscenza è una caparra di più che aggiungo, e se faccio i miei compromessi è segno che come venne il Regno della Redenzione, così verrà il Regno della mia Volontà. Le mie parole sono vite che metto fuori di Me, e la vita deve avere il suo soggiorno e produrre i suoi effetti. Credi tu che sia cosa da nulla una manifestazione di più o una di meno? È un compromesso di più che fa un Dio, ed i nostri compromessi non possono andar perduti, e quanti più compromessi facciamo, tanto più è vicino il tempo di realizzare i nostri compromessi e di metterli tutti al sicuro. Perciò richiedo da te somma attenzione e che nulla ti faccia sfuggire, altrimenti ti faresti sfuggire un compromesso divino, il che porterebbe delle conseguenze”.

Volume 15 - Aprile 14, 1923

[…] Gesù a Luisa: “Tu devi sapere che quando voglio fare opere grandi, opere a cui tutta l’umana famiglia deve prendere parte - sempre che il volesse! - è mio solito di accentrare in una sola creatura tutti i beni, tutte le grazie che questa opera contiene, affinché tutti gli altri, come a fonte, possano attingere quel bene quanto ne vogliano. Quando faccio opere individuali do cose limitate, invece quando faccio opere che devono servire al bene generale, do cose senza limite. Ciò feci nell’opera della Redenzione: per poter elevare una creatura a concepire un Uomo e Dio, dovetti accentrare in Lei tutti i beni possibili ed immaginabili, dovetti elevarla tanto, da mettere in Lei il Germe della stessa fecondità Paterna, e come il mio Celeste Padre Mi generò vergine nel suo Seno, col Germe verginale della sua fecondità eterna, senza opera di donna, ed in questo stesso Germe procedette lo Spirito Santo, così la mia Celeste Mamma, con questo Germe eterno, tutto verginale della fecondità Paterna, Mi concepì nel suo seno vergine, senza opera d’uomo.

La Trinità Sacrosanta dovette dare del suo a questa Vergine Divina per poter concepire Me, Figlio di Dio. Mai la mia Santa Mamma poteva concepirmi, non avendo Lei nessun germe. Ora, siccome Lei era della razza umana, questo Germe della fecondità eterna diede virtù di concepirlo uomo, e siccome il Germe era divino, nel medesimo tempo Mi concepì Dio. E siccome nel generarmi, il Padre, nel medesimo tempo procedette lo Spirito Santo, così nel medesimo tempo che generai nel seno della mia Mamma, procedette la generazione delle anime. Sicché tutto ciò che ab aeterno successe alla Santissima Trinità in Cielo, ripete nel seno della cara Mamma mia.

L’opera era grandissima ed incalcolabile a mente creata; doveva accentrare tutti i beni ed anche Me stesso per fare che tutti potessero trovare ciò che volevano. Perciò dovendo essere l’opera della Redenzione tanto grande da travolgere tutte le generazioni, volli per tanti secoli le preghiere, i sospiri, le lacrime, le penitenze di tanti Patriarchi e Profeti e di tutto il popolo dell’Antico Testamento, e ciò feci per disporli a ricevere un tanto bene, e per muovermi ad accentrare in questa Celeste Creatura tutti i beni che tutti dovevano fruire. Ora, che moveva a pregare, a sospirare, eccetera, questo popolo? La promessa del futuro Messia! Questa promessa era come il germe di tante suppliche e lacrime. Se non ci fosse questa promessa, nessuno si sarebbe dato pensiero, nessuno avrebbe sperato salvezza.

Ora, figlia mia, veniamo alla mia Volontà. Tu credi che sia una Santità come le altre santità? Un bene, una grazia quasi pari alle altre che ho fatto per tanti secoli agli altri Santi ed a tutta la Chiesa? No, no! Qui si tratta d’una epoca nuova, d’un bene che deve servire a tutte le generazioni! Ma è necessario che tutto questo bene l’accentri primo in una sola, come feci nella Redenzione accentrando tutto nella mia Mamma. E vedi un po’ come le cose vanno pari passo: per far venire la Redenzione e disporre le anime a questo, feci la promessa del futuro Messia, affinché con lo sperarlo non solo si disponessero, ma potessero trovare anche essi nel futuro Redentore la loro salvezza. Ora, per disporre le anime a vivere nel mio Volere e metterle a parte dei beni che Esso contiene e fare ritornare l’uomo sulla via della sua origine, come da Me fu creato, volli Io pregare per primo, facendo risuonare la mia voce da un punto all’altro della terra fin nell’alto del Cielo dicendo: “Padre nostro che sei nei Cieli”. Non dissi: ‘Padre mio’, ma Lo chiamai Padre di tutta l’umana famiglia, per impegnarlo in ciò che doveva soggiungere: ‘Che tutti santifichino il tuo Nome, affinché venga il Regno tuo sulla terra, e la tua Volontà si faccia come in Cielo così in terra’. Era questo lo scopo della Creazione, ed Io chiedevo al Padre che fosse compiuto. Come Io pregai, il Padre cedette alle mie suppliche, e formai il germe d’un tanto bene. E per fare che questo germe fosse conosciuto, insegnai agli Apostoli la mia preghiera, e questi la trasmisero a tutta la Chiesa, affinché, come il popolo del futuro Redentore trovavano la salvezza in Esso e si disponevano a ricevere il promesso Messia, così con questo germe formato da Me la Chiesa prega e ripete tante volte la stessa mia preghiera, e si dispone a ricevere che riconoscano ed amino il mio Celeste Padre come Padre loro, in modo da meritare d’essere amati da figli e ricevano il gran bene che la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra.

Gli stessi Santi in questo germe ed in questa speranza che la mia Volontà si faccia come in Cielo così in terra, hanno formato la loro santità, il martire ha sparso il suo sangue; non c’è bene che da questo germe non derivi. Sicché tutta la Chiesa prega. E così come le lacrime, le penitenze, le preghiere per avere il Messia erano dirette per quella Vergine eccelsa che dovevo disporre per accentrare un tanto bene per poter gli uomini dell’Antico Testamento ricevere il loro Salvatore, sebbene non conoscevano chi fosse quella Vergine eccelsa, così ora, la Chiesa quando recita il Pater Noster è proprio per te [Luisa] che prega, per far sì che Io accentri in te tutto il bene che contiene il mio Volere, il modo, il come che la Volontà Divina abbia vita in terra come in Cielo. E sebbene non sei conosciuta, la Chiesa, facendo eco alla mia preghiera: ‘Sia fatta la Volontà tua come in Cielo così in terra’, Mi prega, Mi pressa che accentri tutto questo bene in una seconda Vergine, affinché, come un’altra salvatrice, salvi l’umanità pericolante, e, facendo uso del mio inseparabile Amore e Misericordia, Io esaudisca la mia stessa preghiera unita a quella di tutta la Chiesa, ed Io faccia ritornare l’uomo alla sua origine, allo scopo con cui l’ho creato, cioè: che la mia Volontà si faccia in terra come in Cielo. E’ questo proprio il vivere nel mio Volere; tutto ciò che ti vado manifestando a questo ti spinge; in questo ti confermo; questo è il gran fondamento che vado formando nell’anima tua. E per far ciò, vo accentrando tutte le grazie passate, presenti e future che ho fatto a tutte le generazioni; anzi, le raddoppio, le moltiplico, perché essendo il mio Volere la cosa più grande, più santa, più nobile, che non ha né principio né fine, per deporlo in una creatura è giusto e decoroso che accentri in essa tutti i beni possibili, grazie innumerevoli, purità e nobiltà divina, affinché abbia lo stesso corteggio che tiene nel Cielo, questa mia Volontà. E’ la stessa che operò nella Redenzione, che volle servirsi d’una Vergine; quali portenti e prodigi di grazie non operò in Essa? La mia Volontà, Lei è grande, contiene tutti i beni e nell’operare agisce da magnanima! E se si tratta di fare opere, di fare bene a tutta l’umanità, mette a repentaglio tutti i suoi beni!

Ora vuol servirsi d’una altra vergine per accentrare la sua Volontà e dar principio a far conoscere che la sua Volontà si faccia in terra come in Cielo. E se nella Redenzione volle venire a salvare l’uomo perduto, a soddisfare le sue colpe - cui lui era impotente di farlo -, a dargli un rifugio e tant’altri beni che la Redenzione contiene, ora, la mia Volontà, volendo sfoggiare più in Amore che nella stessa Redenzione, col fare che si faccia in terra come in Cielo viene a dare all’uomo il suo stato d’origine, la sua nobiltà, lo scopo con cui fu creato, viene ad aprire la corrente tra la Volontà sua e l’umana, in modo che assorbita da questa Volontà Divina, dominata, le darà vita in Essa e Lei regnerà in terra come in Cielo”.

Preghiera ‘Vieni, o Voler Supremo, a regnare sulla terra, investi tutte le generazioni, vinci e conquidi tutti!’ (Vol. 35 - Novembre 20, 1937)

 

Secondo Giorno

Seconda Ora = secondo eccesso d’amore
Amore Annichilito

Quindi la mia mente si portava nel seno materno e rimanevo stupita nel considerare quel Dio sì grande nel cielo, ora così annichilito, impiccolito, ristretto, che non poteva muoversi e quasi neppure respirare. La voce interna mi diceva: “Vedi quanto ti ho amato? Deh, dammi un po’ di largo nel tuo cuore, togli tutto ciò che non è mio, che così mi darai più agio a potermi muovere ed a farmi respirare”.

Il mio cuore si struggeva; gli chiedevo perdono, promettevo d’essere tutta sua, mi sfogavo in pianto. Ma però, lo dico a mia confusione, che ritornavo ai miei soliti difetti. O Gesù, quanto siete stato buono con questa misera creatura!

Dal Libro di Cielo Volume 8 - Dicembre 25, 1908

(Gesù:) “Figlia mia, il miglior modo per farmi nascere nel proprio cuore è vuotarsi di tutto, perché trovando il vuoto posso mettervi tutti i miei beni, ed allora posso rimanervi per sempre se c’è luogo per potervi trasportare tutto ciò che mi appartiene, tutto il mio, in essa. Una persona che andasse ad abitare in casa di un’altra persona, allora si potrebbe chiamare contenta, quando in quella casa trovasse vuoto per poter mettere tutte le cose sue, altrimenti si renderebbe infelice. Così sono Io.

La seconda cosa per farmi nascere e accrescere la mia felicità è che tutto ciò che l’anima contiene, sia interno che esterno, tutto dev’essere fatto per Me, tutto deve servire per onorarmi, per seguire i miei ordini. Se anche una sola cosa, un pensiero, una parola, non è per Me, Io Mi sento infelice, e dovendo far da padrone, Mi rendono schiavo; posso Io tollerare tutto questo?

La terza è amore eroico, amore ingrandito, amore di sacrifizio. Questi tre amori faranno crescere in modo meraviglioso la mia felicità, perché si esibisce l’anima ad opere superiori alle sue forze, facendole con la sola mia Forza; ingrandiranno la mia felicità col fare che non solo essa, ma anche gli altri Mi amino; e giungerà a sopportare qualunque cosa, anche la stessa morte, per poter trionfare in tutto e potermi dire: ‘Non ho più niente, tutto è solo l’amore per Te’.

Questo modo non solo Mi farà nascere, ma Mi farà crescere e Mi formerà un bel Paradiso nel proprio cuore”.

Volume 17 - Dicembre 24, 1924

[…] Scrive Luisa: Mi son sentita fuori di me stessa, dentro d’una luce purissima, ed in questa luce scorgevo la Regina Mamma ed il piccolo Bambino Gesù nel suo seno verginale. Oh, Dio, in che stato doloroso Si trovava il mio amabile Bambinello! La sua piccola Umanità era immobilizzata, stava coi piedini e manine immobili, senza il più piccolo moto; non c’era spazio né per poter aprire gli occhi, né per poter liberamente respirare; era tanta l’immobilità che sembrava morto, mentre era vivo. Pensavo tra me: “Chi sa quanto soffre il mio Gesù in questo stato, e la diletta Mamma nel vederlo nel suo proprio seno, così immobilizzato, l’infante Gesù!” Ora, mentre ciò pensavo, il mio piccolo Bambinello, singhiozzando, mi ha detto: “Figlia mia, le pene che soffrii in questo seno verginale della mia Mamma sono incalcolabili a mente umana. Ma sai tu quale fu la prima pena che soffrii nel primo atto del mio Concepimento e che Mi durò tutta la vita? La pena della morte. La mia Divinità scendeva dal Cielo pienamente felice, intangibile da qualunque pena e da qualsiasi morte. Quando vidi la mia piccola Umanità, per amor delle creature soggetta alla morte ed alle pene, sentii così al vivo la pena della morte, che per pura pena sarei morto davvero se la potenza della mia Divinità non Mi avesse sorretto con un prodigio, facendomi sentire la pena della morte e la continuazione della vita. Sicché per Me fu sempre morte: sentivo la morte del peccato, la morte del bene nelle creature, ed anche la loro morte naturale. Che duro strazio fu per Me tutta la mia Vita! Io, che contenevo la Vita e ne ero il Padrone assoluto della stessa vita, dovevo assoggettarmi alla pena della morte! Non vedi tu la mia piccola Umanità immobile e morente nel seno della mia cara Madre? E non la senti tu, in te stessa, quanto è dura e straziante la pena di sentirsi morire e non morire? Figlia mia, è il tuo vivere nella mia Volontà che ti fa parte della mia continua morte della mia Umanità”.

Onde - continua Luisa - me la son passata quasi tutta la mattina vicino al mio Gesù nel seno della mia Mamma, e Lo vedevo che mentre stava in atto di morire, riprendeva vita per abbandonarsi di nuovo a morire. Che pena vedere in quello stato l’Infante Gesù...!

Preghiera Ti seguiamo Divina Volontà nel Concepimento del Verbo e facciamo compagnia al piccolo Prigioniero Gesù nel seno della Mamma sua.

Caro mio piccino Gesù, voglio portare la vita della tua Volontà nell’angusto carcere della tua prima dimora sulla terra, per diradare le tenebre in cui Ti trovi; voglio imprimere il mio bacio, il mio Ti amo, sulle tenere tue membra costrette all’immobilità, per chiederti, per i meriti di queste tue stesse sofferenze, che il tuo Voler Divino abbia moto nelle creature e, mediante la sua luce, ponga in fuga la notte dell’umano volere e formi il giorno perenne del tuo FIAT.

Amabile mio Bimbo, se non Ti lasci vincere da me adesso che sei piccino, dimmi almeno: quando sarà che io potrò conquistare il Regno della tua Volontà Divina?

(Da: Il Pio Pellegrinaggio dell’anima nell’Operato della Divina Volontà – Nona Ora)

 

Terzo Giorno

Terza Ora = terzo eccesso d’amore
Amore Divorante

Una voce interna mi diceva: “Figlia mia, poggia la tua testa sul seno della mia Mamma; guarda fin dentro di esso la mia piccola Umanità. Il mio Amore mi divorava; gli incendi, gli oceani, i mari immensi dell’Amore della mia Divinità mi inondavano, mi incenerivano, alzavano tanto le loro vampe che si alzavano e si estendevano ovunque, a tutte le generazioni, dal primo all’ultimo uomo, e la mia piccola Umanità era divorata in mezzo a tante fiamme. Ma sai tu che cosa il mio Eterno Amore mi voleva far divorare? Ah, le anime! E allora fui contento, quando le divorai tutte, restando con me concepite. Ero Dio: dovevo operare da Dio, dovevo prendere tutte; il mio Amore non mi avrebbe dato pace, se avessi escluso qualcuna... Ah, figlia mia, guarda bene nel seno della mia Mamma; fissa bene gli occhi nella mia Umanità concepita e vi troverai l’anima tua concepita con me, le fiamme del mio Amore che ti divorarono. Oh, quanto ti ho amato e ti amo!”

Io mi sperdevo in mezzo a tanto amore, né sapevo uscirmene; ma una voce mi chiamava forte, dicendomi: “Figlia mia, ciò è nulla ancora. Stringiti più a me; dà le tue mani alla mia cara Mamma, affinché ti tenga stretta sul suo seno materno, e tu dà un altro sguardo alla mia piccola Umanità concepita e guarda il quarto eccesso del mio Amore”.

Dal Libro di Cielo Volume 34 - Aprile 21, 1936

[…] Seguivo gli atti della Divina Volontà - scrive Luisa -, ed Essa mi portava nelle sue braccia, mi sosteneva, mi fiatava per farmi ricevere la partecipazione degli atti suoi. Quindi sono giunta nell’atto del Concepimento della Vergine, ed io mi son trovata nel piccolo Cuore della Vergine concepita. Mio Dio, io non so dire, non so andare più avanti! Ma il mio dolce Gesù, per farmi comprendere mi ha detto: “Figlia benedetta del mio Volere, hai ragione, le onde del mio Volere ti inondano, ti affogano e la tua piccola capacità si sta sperduta, e ci vuole il tuo Gesù per spiegarti meglio ciò che tu vedi ma non sai dire. Or sappi, figlia mia, è tale e tanto il nostro amore per chi vuol vivere e vive nel nostro Voler Divino, che la vogliamo far partecipe di tutte le opere nostre, per quanto a creatura è possibile, dandole anche il merito delle nostre opere divine.

Come la creatura entra nella nostra Volontà, Essa chiama in atto il suo operato divino come se in quell’istante lo stesse operando, ed immedesimandola nell’atto suo, le fa vedere i prodigi del suo operato, e le fa ricevere e la conferma nel bene facendole sentire la nuova vita dell’atto suo. Tu hai visto il Concepimento della Sovrana Regina e come tu, stando nella mia Volontà, ti sei trovata concepita nel suo Materno Cuore; vedi la gran differenza per chi vive nel mio Volere? I prodigi dell’Immacolato Concepimento furono inauditi. La mia Volontà che animava questo Concepimento - perché nessuno può sfuggire da Essa -, chiamò presenti tutte le creature, perché restassero concepite nel suo Vergine Cuore e ricevessero la sua maternità, il suo aiuto, la sua difesa, trovassero il rifugio, l’appoggio in questa Madre Celeste.

Ora, chi vive nel nostro Volere si trova nell’atto che Maria SS. è concepita, è la figlia che, spontanea, di sua volontà, cerca la Mamma sua e prende il suo posto, si chiude nel suo Materno Cuore per farsi fare da Mamma dalla Celeste Regina. Ora, questa prenderà parte alle ricchezze della Sovrana Regina, ai suoi meriti, al suo amore; sentirà in sé la nobiltà, la santità di Lei, perché conosce a chi appartiene, e Iddio la renderà partecipe dei beni infiniti e dell’amore esuberante che ebbe nel Concepimento di questa Santa Creatura. E così di tutte le nostre opere: come la creatura le cerca, le chiama nella nostra Volontà per conoscerle ed amarle, Noi chiamiamo in atto le opere nostre, la mettiamo nel centro di esse, le facciamo sentire e provare tutto il nostro amore, la potenza della nostra forza creatrice, e la piccolezza della creatura subisce, si riempie fino a non poterne più contenere.

Figlia mia, non far partecipe delle nostre opere chi vive nella nostra Volontà Ci riesce impossibile, né sarebbe vero amore il nostro, perché Noi possediamo in natura la forza comunicativa e vorremo comunicare a tutti i nostri beni divini; sono le creature che Ce li respingono, ma per chi vive nel nostro Volere sfoggiamo nel comunicare i nostri beni, non troviamo in essa nessuna opposizione. E se ciò non fosse incepperemmo il nostro Essere Divino; anzi, è una delle nostre felicità amare, dare, abbondare alle nostre amate creature.

Ora vedi dunque la gran differenza di chi vive nella nostra Volontà: le altre creature si trovano nelle nostre opere, nel Concepimento della Vergine Santa, nell’Incarnazione del Verbo, nelle mie pene, nella mia morte e fin nella mia Resurrezione, ma si trovano in virtù della nostra Potenza ed Immensità, quasi direi per necessità, non per amore né perché conoscono i nostri beni ed amano di fare il loro soggiorno in essi per goderseli; affatto! È perché dal nostro Essere Divino nessuno può sfuggire! Mentre chi vive nel nostro Volere, è la creatura che cerca le nostre opere, le conosce, le ama, le apprezza e viene a prendere il suo posto dentro di esse, ed ama ed opera insieme con Noi, quindi, di conseguenza partecipa, acquista nuove conoscenze e nuovo amore; mentre le altre, stanno e non le conoscono, non Ci amano, non hanno una parola da dirci; se si potesse dire, stanno per ingombrare la nostra immensità e, molte, per offenderci.

Perciò è il nostro sospiro ardente che l’anima viva nel nostro Volere. Noi teniamo sempre da dare e da fare sempre con essa, ed essa tiene da fare insieme con Noi; non ci diamo il tempo, un atto chiama l’altro, e ci conosciamo abbastanza: la nostra Volontà prima Ci fa conoscere, Ci fa amare e poi forma l’unione perenne della creatura nella nostra Volontà”.

Volume 25 - Dicembre 21, 1928

Continua la Novena del Santo Natale - scrive Luisa - e continuando a sentire i nove eccessi dell’Incarnazione, il mio amato Gesù mi ha tirata a Sé, e mi faceva vedere che ogni eccesso del suo Amore era un mare senza confine, ed in questo mare s’innalzavano onde altissime, nelle quali si vedevano scorrere tutte le anime divorate da queste fiamme, come i pesci scorrono nelle acque del mare, e come le acque del mare formano la vita dei pesci, la guida, la difesa, il cibo, il letto, il passeggio di questi pesci, tanto che se escono dal mare possono dire: ‘La nostra vita è finita perché siamo usciti dalla nostra eredità, dalla patria dataci dal nostro Creatore’. Così queste onde altissime di fiamme, che uscivano da questi mari di fuoco, col divorare queste creature, volevano essere la vita, la guida, la difesa, il cibo, il letto, il passeggio, la patria delle creature, e come esse escono da questo mare d’amore, tutto d’un colpo trovano la morte, ed il piccolo Bambinello Gesù piange, geme, prega, grida e sospira che non vuole che nessuno esca da queste sue fiamme divoratrici, perché non vuol vedere nessuno morire. Oh! se il mare avesse ragione, più che tenera madre rimpiangerebbe i suoi pesci che gli strappano dal mare, perché si sente strappare una vita che possiede e con tanto amore conserva, e colle sue onde si scaglierebbe contro chi ardisse di strappargli le tante vite che possiede, che formano la sua ricchezza, la sua gloria. “E se non piange il mare piango Io - dice Gesù - nel vedere che mentre il mio Amore ha divorate tutte le creature, esse ingrate, non vogliono far vita nel mio mare d’amore, ma strappandosi dalle mie fiamme, si esiliano dalla mia patria e perdono il passeggio, la guida, la difesa, il cibo, il letto, ed anche la vita. Come non devo piangere? Sono uscite e create da Me, e divorate dalle mie fiamme d’amore che ebbi nell’incarnarmi, per amore di tutte le creature! Come sento narrarmi i novi eccessi, il mare del mio Amore si gonfia, bolle e formando onde altissime strepita tanto che vorrebbe assordare tutti, affinché null’altro potessero sentire che i miei gemiti d’amore, i miei gridi di dolore, i miei singhiozzi ripetuti che dicono: ‘Non Mi fate più piangere, diamoci il bacio di pace, amiamoci e saremo tutti felici, il Creatore e la creatura’”.

Gesù ha fatto silenzio ed in questo mentre vedevo il cielo aperto ed un raggio di sole scendere dall’alto, che fissandosi sopra di me illuminavano quanti mi stavano intorno. Ed il mio sempre amabile Gesù ha ripreso il suo dire: “Figlia del mio Volere, questo raggio di Sole che si è fissato sopra di te è la mia Divina Volontà, che ti porta la vita del Cielo nell’anima tua. Com’è bello questo raggio di Sole che non solo illumina te e ti porta la sua vita, ma chiunque a te si avvicina e si resta d’intorno, sente la vita della luce, perché Essa come sole si allarga d’intorno, e dà a quelli che ti circondano il caldo bacio di luce, il suo respiro, la sua vita, ed Io Mi sento felice dentro di te, nel vedere che la mia Divina Volontà si diffonde ed incomincia a battere la sua strada. Vedi i mari d’amore che tu hai visto, non sono altri che la mia Volontà operante: quando la mia Volontà vuole operare i mari del mio Amore si gonfiano, bollono, formano le sue onde altissime che piangono, gemono, gridano, pregano, assordano. Invece quando il mio Fiat non vuole operare, il mare del mio Amore è calmo, solo mormora quietamente, è continuo il suo corso di gioia e di felicità inseparabile da Esso. Perciò tu non puoi comprendere la gioia che provo, la felicità che sento e l’interesse che prendo, d’illuminare, di porgere la mia stessa parola, il mio stesso Cuore, per chi si occupa di far conoscere la mia Divina Volontà; è tanto il mio interesse, che lo coinvolgo in Me, e straripando Io fuori di lui, prendo Io la parola e parlo Io stesso della mia Volontà operante nel mio Amore. Credi tu che sia il tuo Confessore che parla in queste sere che sta parlando al pubblico sopra dei nove eccessi del mio amore? Son’Io che gli prendo il cuore fra le mie mani e lo faccio parlare”.

Ma mentre ciò diceva - continua a scrivere Luisa - si dava la benedizione [Sacramentale], e Gesù ha soggiunto: “Figlia, ti benedico. Tutto è felicità per Me quando si tratta di fare un mio atto sopra di chi possiede la mia Divina Volontà, perché se ti benedico la mia benedizione trova il posto dove mettere i beni e gli effetti che contiene la mia benedizione, se ti amo, il mio amore trova nel mio Fiat in te il posto dove mettersi e svolgere la sua vita d’amore; perciò ogni cosa che faccio sopra di te, in te, e con te, è una felicità che sento, perché so che la mia Divina Volontà tiene luogo per tutto ciò che ti voglio dare e virtù di moltiplicare i beni che ti do, perché Essa è la nostra faccendiera e si occupa di formare tante vite per quanti atti facciamo con la creatura dov’Essa regna”.

Dopo di ciò stavo facendo il mio giro nel Fiat Divino, e riandando ai primi tempi della Creazione, per unirmi agli atti fatti dal nostro padre Adamo nello stato d’innocenza, per unirmi con lui e seguire dove lui lasciò. Ed il mio amato Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, nel creare l’uomo diede un universo visibile dove doveva spaziarsi, vedere le opere del suo Creatore fatte con tant’ordine ed armonia fatte per amor suo, ed in questo vuoto fare anche le opere sue; e come le diede un vuoto visibile, così le diede un vuoto invisibile, più bello ancora per l’anima sua, dove l’uomo doveva formare le sue opere sante, il suo sole, il suo cielo, le sue stelle, e facendo eco al suo Creatore, doveva riempire questo vuoto di tutte le opere sue. Ma siccome l’uomo scese dalla mia Divina Volontà per vivere dalla sua, perdette l’eco del suo Creatore, ed il modello di poter copiare le nostre opere. Quindi si può dire che non ci sono altro in questo vuoto che i primi passi dell’uomo, tutto il resto è vuoto, e pure dev’essere riempito, e perciò aspetto con tant’amore chi vive e deve vivere nel mio Volere, che sentendo la potenza del nostro eco, ed avendo presente i nostri modelli, si affretteranno a riempire questo vuoto invisibile, che con tanto amore diede nella Creazione. Ma sai tu qual’è questo vuoto? La nostra Volontà. Come diede un cielo, un sole alla natura, così diede il cielo, il sole del mio Fiat all’anima. E quando ti vedo mettere i tuoi passi appresso ai passi dell’Adamo innocente dico: ‘Ecco finalmente il vuoto della mia Divina Volontà incomincia a ricevere le prime conquiste e le prime opere della creatura’. Perciò sii attenta e segui sempre il tuo volo nel mio Volere Divino”.

Volume 35 - Aprile 10, 1938

- Luisa scrive: - Avendo fatto la Santa Comunione stavo dicendo al mio amabile Gesù:

Preghiera “Nel tuo Volere tutto è mio, perciò Ti amo coll’amore della mia e tua Mamma Regina, Ti bacio colle sue labbra, Ti abbraccio stretto stretto colle sue braccia, e prendo Te e mi rifugio nel suo Cuore per darti le sue gioie, le sue delizie, la sua maternità, affinché trovi le dolcezze, la custodia che ti sa fare la tua Mamma”.

Ma mentre mi chiudevo insieme con Gesù nella mia Mamma, il dolce Gesù tutto tenerezza mi ha detto: “Figlia mia e figlia della Madre mia, come son contento di trovare la figlia colla mia Madre e la Mamma colla figlia! Perché Lei vuole che le creature Mi amino col suo stesso amore e si servano della sua bocca per baciarmi e delle sue braccia per abbracciarmi; vuol dar loro la sua maternità per mettermi al sicuro e farmi fare da mamma. Trovare la Madre e la figlia che Mi amano con un solo amore è per Me il più gran contento, sento che ambedue Mi danno un nuovo Paradiso in terra. Ma ciò non Mi basta; in chi vive nella mia Volontà voglio trovare tutto, se manca qualche cosa non posso dire che tutto è completo nella creatura. E non solo voglio trovare al suo posto d’onore, di Regina e di Madre, in essa, la Madre mia, ma voglio trovare il mio Celeste Padre e lo Spirito Santo; e l’anima facendo suo il loro amore Mi ama coll’immensità ed infinità del loro amore. Quindi, figlia mia, dammi il gusto di dirmi che Mi ami come Mi amo col Padre e collo Spirito Santo”.

Gesù ha fatto silenzio per aspettare che Gli dicessi come Lui voleva; ed io, sebbene indegna, per contentarlo Gli ho detto:

Preghiera “Ti amo nella potenza ed amore immenso del Padre, coll’amore interminabile dello Spirito Santo; Ti amo coll’amore con cui Ti amano tutti, Angeli e Santi; Ti amo con quell’amore con cui Ti amano o dovrebbero amarti tutte le creature presenti, passate e future; Ti amo per tutte le cose create e con quell’amore con cui le creasti...”

Il caro Gesù ha tirato un lungo sospiro ed ha soggiunto: “Finalmente Mi sento appagate le mie brame di trovare tutto nella creatura: trovo i nostri mari d’amore che non finiscono mai; trovo le delizie della mia Mamma che Mi ama; trovo tutto e tutti. Sicché in chi vive nella mia Volontà devo trovare tutto e tutti, e la devo trovare in tutti. E poi, il mio Padre Celeste Mi generò nell’amore e chi Mi ama e non si fa sfuggire nulla del nostro amore, Me la sento con Me, in atto di darmi e di ricevere amore continuo”.

 

Quarto Giorno

quarta Ora = quarto eccesso d’amore
Amore Operante

“Figlia mia, dall’Amore divorante passa a guardare il mio Amore operante.

Ogni anima concepita mi portò il fardello dei suoi peccati, delle sue debolezze e passioni, ed il mio Amore mi comandò di prendere il fardello di ciascuna; e non solo le anime concepii, ma le pene di ciascuna, le soddisfazioni che ognuna di esse doveva dare al mio Celeste Padre. Sicché la mia Passione fu concepita insieme con me.

Guardami bene nel seno della mia Celeste Mamma. Oh, come la mia piccola Umanità era straziata! Guarda bene come la mia piccola testolina è circondata da un serto di spine, che cingendomi forte le tempie mi fanno mandare fiumi di lacrime dagli occhi; né potevo muovermi per asciugarle. Deh, muoviti a compassione di me! Asciugami gli occhi dal tanto piangere, tu che hai le braccia libere per potermelo fare! Queste spine sono il serto dei tanti pensieri cattivi che si affollano nelle menti umane. Oh, come mi pungono, più delle spine che germoglia la terra!

Ma guarda ancora che lunga crocifissione di nove mesi: non potevo muovere né un dito, né una mano, né un piede; ero qui sempre immobile, non c’era posto per potermi muovere un tantino. Che lunga e dura crocifissione, con l’aggiunta che tutte le opere cattive, prendendo forma di chiodi, mi trafiggevano mani e piedi ripetutamente”.

E così continuava a narrarmi pena per pena tutti i martiri della sua piccola Umanità, che a volerli dire tutti sarei troppo lunga. Onde io mi abbandonavo al pianto e mi sentivo dire nel mio interno: “Figlia mia, vorrei abbracciarti, ma non posso, non c’è lo spazio, sono immobile, non lo posso fare; vorrei venire a te, ma non posso camminare. Per ora abbracciami e vieni tu a me; poi, quando uscirò dal seno materno, verrò Io a te”.

Ma mentre con la mia fantasia me Lo abbracciavo, me Lo stringevo forte al cuore, una voce interna mi diceva: “Basta per ora, figlia mia, e passa a considerare il quinto eccesso del mio Amore”.

Dal Libro di Cielo Volume 12 - Marzo 18, 1919

Il mio sempre amabile Gesù, facendosi vedere - scrive Luisa -, mi ha tirata nell’immensità del suo Santissimo Volere, in cui faceva vedere come in atto il suo Concepimento nel seno della Mamma Celeste. Oh, Dio, che abisso d’amore! Ed il mio dolce Gesù mi ha detto: “Figlia del mio Volere, vieni a prendere parte alle prime morti ed alle pene che soffrì la mia piccola Umanità dalla mia Divinità nell’atto del mio Concepimento. Come fui concepito, concepii insieme con Me tutte le anime, passate, presenti e future, come mia propria Vita; concepii insieme le pene e le morti che per ciascuna dovevo soffrire. Dovevo incorporare tutto in Me, anime, pene e morte che ciascuna doveva subire, per dire al Padre: ‘Padre mio, non più guarderai la creatura, ma Me solo, ed in Me troverai tutti, ed Io soddisferò per tutti. Quante pene vuoi, te le darò; vuoi che subisca ciascuna morte per ognuno, la subirò; tutto accetto, purché dia vita a tutti’.

Ecco, perciò ci voleva un Volere e potere divino, per darmi tante morti e tante pene, ed un potere e Volere Divino a farmi soffrire.E siccome nel mio Volere stanno in atto tutte le anime e tutte le cose - sicché non in modo astrattivo o intenzionale come qualcuno può pensare, ma in realtà - tenevo in Me tutti immedesimati, con Me formavano la mia stessa Vita, in realtà morivo per ciascuno e soffrivo le pene di tutti.È vero che ci concorreva un miracolo della mia Onnipotenza, il prodigio del mio immenso Volere: senza della mia Volontà, la mia Umanità non avrebbe potuto trovare ed abbracciare tutte le anime, né poter morire tante volte!

Onde la mia piccola Umanità come fu concepita incominciò a soffrire l’alternative delle pene e delle morti, e tutte le anime nuotavano in Me come dentro d’un vastissimo mare, formavano membra delle mie membra, sangue del mio Sangue, cuore del mio Cuore. Quante volte la mia Mamma, prendendo il primo posto nella mia Umanità, sentiva le mie pene e le mie morti e ne moriva insieme con Me! Come Mi era dolce trovare nell’amore della mia Mamma l’eco del mio! Sono misteri profondi dove l’intelletto umano, non comprendendo bene, pare che si smarrisca. Perciò, vieni nel mio Volere e prendi parte alle morti ed alle pene che subii non appena fu compiuto il mio Concepimento.Da ciò potrai comprendere meglio quello che ti dico”.

Non so dire come, mi son trovata nel seno della mia Regina Mamma, dove vedevo l’Infante Gesù piccolo piccolo; ma sebbene piccino, conteneva tutto. Dal suo Cuore s’è spiccato un dardo di luce nel mio, e come mi penetrava sentivo darmi morte, e come usciva mi ritornava la vita. Ogni tocco di quel dardo produceva un dolore acutissimo da sentirmi disfare ed in realtà morire, e poi col suo stesso tocco mi sentivo rivivere…

Preghiera Io vedo, mio caro Bambinello Gesù, che incominci a soffrire tante agonie e tante morti quante sono le ripulse che l’uomo oppone alla tua Volontà Divina ed osservo che Tu, Madre dolcissima, vorresti subito prendere su di Te tutte queste morti per soddisfare la Suprema Volontà.

O Gesù, io mi sento straziare il cuore vedendoti agonizzare così piccino ancora, perciò, mio tenero Bambinello, voglio dar tante volte vita al FIAT Divino nell’anima mia quante sono le volte che le creature l’hanno respinto, altrettante voglio far morire il mio volere quante sono le volte in cui esse diedero vita alla loro propria volontà. Sì, io voglio far scorrere il flusso della tua stessa Volontà Divina nella tua piccola Umanità, affinché l’agonia e la pena di morte che Tu soffri sia meno straziante. O mio dolce Amore, quante pene non soffri nel seno della Vergine Mamma! Ivi Tu resti immobile, poiché non Ti è dato muovere né un dito, né un piedino, non hai neppure spazio per poter aprire i tuoi begli occhi, nessuno spiraglio di luce giunge fino a Te; in questa stretta prigione non vi è che oscurità profonda. Ma io voglio far spazio nel mio cuore per farti riposare, mentre faccio risuonare al tuo orecchio il mio incessante Ti amo, Ti adoro, Ti benedico, per chiederti con insistenza il Regno del tuo Fiat sulla terra come in Cielo! (Cfr.: Il Pio Pellegrinaggio dell’anima nell’Operato della Divina Volontà - Nona Ora)

 

Quinto Giorno

quinta Ora = quinto eccesso d’amore
Amore solitario

Onde la voce interna proseguiva: “Figlia mia, non ti scostare da me, non mi lasciare solo, il mio Amore vuole la compagnia: un altro eccesso del mio Amore, che non vuole essere solo. Ma sai tu di chi vuole essere in compagnia? Della creatura! Vedi, nel seno della mia Mamma, insieme con me ci sono tutte le creature concepite insieme con me. Io sto con loro tutto amore; voglio dir loro quanto le amo, voglio parlare con loro per dire le mie gioie e i miei dolori, che sono venuto in mezzo a loro per renderle felici, per consolarle, che starò in mezzo a loro come un loro fratellino, dando a ciascuna tutti i miei beni, il mio Regno, a costo della mia morte; voglio dar loro i miei baci, le mie carezze, voglio trastullarmi con loro. Ma, ahi, quanti dolori mi danno! Chi mi fugge, chi fa il sordo e mi riduce al silenzio, chi disprezza i miei beni e non si cura del mio Regno; ricambiano i miei baci e carezze con la noncuranza e la dimenticanza di me, ed il mio trastullo lo convertono in amaro pianto… Oh, come sono solo, pure in mezzo a tanti! Oh, come mi pesa la mia solitudine! Non ho a chi dire una parola, con chi fare uno sfogo, neppure d’amore; sono sempre mesto e taciturno, perché se parlo non sono ascoltato.

Ah, figlia mia, ti prego, ti supplico, non mi lasciare solo in tanta solitudine, dammi il bene di farmi parlare con l’ascoltarmi; presta orecchio ai miei insegnamenti. Io sono il Maestro dei maestri; quante cose voglio insegnarti! Se tu mi darai ascolto, mi farai cessare di piangere e mi trastullerò con te; non vuoi tu trastullarti con me?”.

E mentre mi abbandonavo in Lui, compatendolo della sua solitudine, la voce interna proseguiva: “Basta, basta, e passa a considerare il sesto eccesso del mio Amore”.

Dal Libro di Cielo Volume 36 - Dicembre 25, 1938

Scrive Luisa Piccarreta: La mia povera mente continua il suo cammino nel Voler Divino […] Onde mi son fermata nella discesa del Verbo sulla terra, ed io lo compativo nel vederlo solo. Ed il mio dolce Gesù, con una tenerezza indicibile, sorprendendomi mi ha detto: “Figlia mia carissima, tu ti sbagli; la solitudine fu da parte dell’ingratitudine umana, ma dalla parte divina e delle opere nostre, tutti Mi accompagnarono, né Mi lasciarono mai solo. Anzi tu devi sapere che insieme con Me scese il Padre e lo Spirito Santo; mentre Io restai con loro in Cielo, loro scesero con Me in terra. Siamo inseparabili; Noi stessi, se lo vogliamo, non possiamo separarci; al più Ci bilochiamo e, mentre teniamo il nostro trono in Cielo, formiamo il nostro trono in terra, ma separarci non mai! Al più il Verbo prese la parte operante, però concorrente sempre il Padre e lo Spirito.

Anzi nell’atto che scesi dal Cielo, tutti si mossero per farmi corteggio e per darmi gli onori a Me dovuti. Mi corteggiò il cielo con tutte le sue stelle, dandomi gli onori della mia immutabilità e del mio amore che mai finisce; Mi corteggiò il sole, dandomi gli onori della mia eterna luce, oh, come Mi decantò bene colla molteplicità dei suoi effetti! Posso dire [che] facendomi culla colla sua luce e col suo calore, nel suo muto linguaggio Mi diceva: ‘Tu sei luce ed Io Ti onoro, Ti adoro, Ti amo con quella stessa luce con cui mi creasti’. Tutti Mi circondarono: il vento, il mare, il piccolo uccellino, tutti e tutto, per darmi l’amore, la gloria con cui li avea creati; e chi Mi decantava il mio impero, chi la mia immensità, chi le mie gioie infinite. Le cose create Mi facevano festa, e se Io piangevo anche loro piangevano, perché la mia Volontà risiedendo in esse le teneva a giorno di quello che Io facevo; ed oh, come si sentivano onorate nel fare ciò che faceva il loro Creatore!

Poi ebbi il corteggio degli Angeli, che non Mi lasciarono mai solo. E siccome tutti i tempi sono i miei, ebbi il corteggio del mio gran popolo che avrebbero vissuto nel mio Volere, il quale Me lo portava nelle sue braccia, ed Io Me lo sentivo palpitante nel mio Cuore, nel mio Sangue, nei miei passi; e solo al sentirmi investito da questo popolo, amato colla mia stessa Volontà, Mi sentivo come contraccambiato della mia discesa dal Cielo in terra. Era questo il mio scopo primario: di riordinare il Regno della mia Volontà in mezzo ai figli miei; mai avrei creato il mondo se non dovessi avere i figli che Mi somigliano e che non vivessero della mia stessa Volontà. Essa Si troverebbe nelle condizioni di una povera madre sterile, che non tiene potere di generare e che non può formarsi una famiglia a sé. Perciò la mia Volontà tiene potere di generare e di formarsi la sua lunga generazione, per formarsi la sua Famiglia Divina”.

(E siccome, giustamente, la Maestà Suprema ama essere circondata e glorificata dalle stesse cose sue, dalle stesse sue opere, anche noi, per darle soddisfazione divina, seguiamo gli insegnamenti e l’operare di Luisa nella Divina Volontà:)

Volume 27 - Ottobre 24, 1929

Mi sentivo tutta abbandonata nel Fiat Divino, seguendo ed offrendo tutti gli atti suoi, tanto della Creazione quanto quelli della Redenzione e, giungendo al Concepimento del Verbo, dicevo tra me: “Come vorrei nel Voler Divino far mio il Concepimento del Verbo per poter offrire all’Ente Supremo l’amore, la gloria, la soddisfazione, come se un’altra volta il Verbo si concepisse!” Ma mentre ciò dicevo, il mio dolce Gesù si è mosso nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, nella mia Divina Volontà l’anima tiene tutto in suo potere, non vi è cosa che la nostra Divinità abbia fatto, tanto nella Creazione quanto nella Redenzione, che il nostro Fiat Divino non ne possiede la sorgente, perché Esso non sperde nulla dei nostri atti, anzi è la depositaria di tutto. E chi possiede il nostro Voler Divino possiede la sorgente del mio concepimento, della mia nascita, delle mie lacrime, dei miei passi, delle mie opere, di tutto; i nostri atti non esauriscono mai, e come fa memoria e vuole offrire il mio concepimento, viene rinnovato il mio concepimento, come se di nuovo concepissi, risorgo a nuova nascita, le mie lacrime, le mie pene, i miei passi ed opere risorgono a novella vita e ripetono il gran bene che Io feci nella Redenzione.

Sicché chi vive nel nostro Voler Divino è la ripetitrice delle opere nostre, perché come della Creazione nulla si è sperduto di ciò che fu creato, così della Redenzione, tutto sta in atto di sorgere continuamente; ma chi Ci dà la spinta? chi Ci dà l’occasione di muovere le nostre sorgenti per rinnovare le opere nostre? Chi vive nel nostro Volere. In virtù di Esso, la creatura partecipa alla nostra forza creatrice, perciò tutto può far risorgere a novella vita; lei, coi suoi atti, colle sue offerte, colle sue suppliche, muove continuamente le nostre sorgenti, le quali, mosse come da un gradito venticello, formano le onde e straripando fuori, i nostri atti si moltiplicano e crescono all’infinito. Le nostre sorgenti sono simbolizzate dal mare: se il vento non lo agita, se non vengono formate le onde, le acque non straripano fuori e le città non restano bagnate. Così le nostre sorgenti di tante opere nostre, se il nostro Fiat Divino non le vuol muovere, o chi vive in Esso non si dà pensiero di formare nessun venticello cogli atti suoi, sebbene sono piene fino all’orlo, ma [tuttavia] non straripano fuori per moltiplicare i loro beni a pro delle creature.

Oltre di ciò, chi vive nel nostro Fiat Divino, come va formando gli atti suoi, questi atti salgono al principio da donde uscì la creatura; non restano nel basso, ma salgono tanto in alto, per cercare il seno di Colui donde uscì il primo atto della sua esistenza e, questi atti, si schierano intorno al Principio, ch’è Dio, come atti divini. Dio, nel vedere gli atti della creatura nella sua Divina Volontà li riconosce come atti suoi e si sente amato e glorificato come Lui vuole, col suo stesso amore e colla sua stessa gloria”.

Preghiera Amor mio, Gesù, voglio tenerti compagnia, consolarti e manifestarti il mio amore, quindi, Ti bacio col bacio del tuo Volere. Tu non sei contento se Ti do il solo mio bacio, ma vuoi il bacio di tutte le creature, ed io perciò Ti do il bacio nel tuo Volere, perché in Esso trovo tutte le creature. E sulle ali del tuo Volere prendo tutte le loro bocche e Ti do il bacio di tutti. Ti bacio col bacio del tuo Amore, affinché non col mio amore Ti baci, ma col tuo stesso Amore, e Tu senta il contento, le dolcezze, la soavità del tuo stesso Amore sulle labbra di tutte le creature, in modo che tirato dal tuo stesso Amore Ti costringo a dare il bacio a tutte le creature. (Cfr. Vol. 12, Dicembre 6, 1917)

Vedi, Concepito mio Gesù, con noi c’è la Sovrana Regina. Mamma mia, voglio rinchiudermi in Te per poter rimanere col mio piccolo Gesù e fargli compagnia nella solitudine che soffre. Non voglio restare senza di Te; agli atti tuoi unisco i miei per formarne di tutti uno solo e per chiedere insieme a Te l’avvento del Regno del Volere Divino.

Mentre considero il Concepimento del Verbo, nascondo nel tuo seno materno il mio continuo Ti amo e tutte le mie pene per rendere ardente omaggio al Figlio di Dio. Voglio contemplare tutte le sue pene, per suggellarle col mio Ti amo, Ti benedico, Ti adoro e Ti ringrazio. Per quel medesimo smisurato amore che Lo fece discendere dal Cielo nella piccola prigione del tuo seno, offrendogli tutti i suoi atti uniti ai miei, io Gli chiedo di concederci presto il Regno della sua Volontà Divina. (Cfr.: Il Pio Pellegrinaggio dell’anima nell’Operato della Divina Volontà – Nona Ora)

 

Sesto Giorno

Sesta Ora = sesto eccesso d’amore
Amore Represso e Prigioniero

“Figlia mia, vieni, prega la mia cara Mamma che ti faccia un po’ di posticino nel suo seno materno, affinché tu stessa veda lo stato doloroso in cui mi trovo”.

Onde mi pareva, col pensiero, che la nostra Regina Mamma, per contentare Gesù, mi facesse un po’ di posto e mi mettesse dentro, ma era tale e tanta l’oscurità che non lo vedevo; solo sentivo il suo respiro, e Lui nel mio interno seguitava a dirmi: “Figlia mia, guarda un altro eccesso del mio Amore. Io sono la Luce eterna; il sole è un’ombra della mia Luce; ma vedi dove mi ha condotto il mio Amore? In che oscura prigione Io sono? Non c’è uno spiraglio di luce, è sempre notte per me, ma notte senza stelle, senza riposo; sono sempre desto, che pena! La strettezza della prigione, senza potermi menomamente muovere; le fitte tenebre; anche il respiro - respiro per mezzo del respiro della mia Mamma -, oh, come è stentato! E poi aggiungi le tenebre delle colpe delle creature; ogni colpa era una notte per me, ed unendosi insieme formavano un abisso di oscurità senza sponde. Che pena! O eccesso del mio Amore, farmi passare da un’immensità di luce, di larghezza, in una profondità di fitte tenebre e di tale strettezza, fino a mancarmi la libertà del respiro; e tutto ciò per amore delle creature!”

E mentre ciò diceva, gemeva, quasi con gemiti soffocati per mancanza di spazio, e piangeva.

Io mi struggevo in pianto, lo ringraziavo, lo compativo; volevo fargli un po’ di luce col mio amore, come Lui mi diceva..., ma chi può dire tutto? La stessa voce interna soggiungeva: “Basta per ora, e passa al settimo eccesso del mio Amore”.

Dal Libro di Cielo Volume 27 - Dicembre 22, 1929

Luisa: Il mio abbandono nel Fiat Divino continua, ed il mio tenero Gesù si fa vedere piccolo Bambino o nel mio cuore o nel seno della Mamma Celeste, ma tanto piccino con una beltà rapitrice, tutto amore, col suo volto bagnato di pianto, e piange perché vuol essere amato, e singhiozzando dice: “Ahi!, Ahi! Perché non sono amato? Io voglio rinnovare nelle anime tutto l’amore che ebbi nell’incarnarmi, ma non trovo a chi darlo. Nell’incarnarmi trovai la mia Regina Mamma che Mi dava campo a sfogare il mio amore, ed a ricevere nel suo Cuore materno tutto l’amore che Mi respingevano le creature. Ah, era Lei la depositaria del mio amore respinto, la dolce compagnia delle mie pene, il suo amore ardente che Mi rasciugava le lacrime! Le opere più grandi non si possono fare da soli, ma ci vogliono due o tre almeno, come depositari ed alimento della stessa opera; senza alimento le opere non possono aver vita, c’è pericolo che muoiono sul nascere. [...]

Dopo di ciò ha fatto silenzio volendo essere cullato nelle mie braccia, e poi ha soggiunto: “Figlia mia, or tu devi sapere l’eccesso del mio amore dove Mi condusse, nello scendere dal Cielo in terra; Mi condusse dentro d’una prigione strettissima ed oscura, qual fu il seno della mia Mamma, ma non fu contento il mio amore, in questa prigione stessa Mi formò un’altra carcere, qual fu la mia Umanità che incarcerò la mia Divinità; la prima carcere Mi durò nove mesi, la seconda carcere della mia Umanità Mi durò per ben trentatré anni. Ma il mio amore non si arrestò, Mi formò, sul finire la carcere della mia Umanità, la carcere dell’Eucaristia, la più piccola delle carceri, una piccola Ostia in cui Mi carcerò Umanità e Divinità e dovevo contentarmi di stare come morto, senza far sentire né respiro, né moto, né palpito, e non per pochi anni, ma fino alla consumazione dei secoli. Quindi andai di carcere in carcere: esse carceri sono per Me inseparabili, perciò posso chiamarmi il divino Carcerato, il celeste Prigioniero. Nelle due prime carceri, nell’intensità del mio amore maturai il Regno della Redenzione; nella terza carcere, dell’Eucaristia, sto maturando il Regno del mio Fiat Divino. Ecco perciò chiamai te [Luisa] nella carcere del tuo letto, affinché insieme, prigionieri ambedue, nella nostra solitudine, affiatandoci, possiamo far maturare il bene del Regno del mio Volere”.

Volume 20 - Dicembre 24, 1926

[…] Ancora Gesù a Luisa: “Vuoi vedere come stavo nel seno della mia Mamma Sovrana e ciò che in Lei pativo?”

Ora mentre ciò diceva, si è mosso dentro di me in mezzo al mio petto - scrive Luisa -, steso in uno stato di perfetta immobilità: i suoi piedini e manine erano tanto tesi ed immobili da far pietà, gli mancava lo spazio per muoversi, per aprire gli occhi, per respirare liberamente, e quello che più straziava era vederlo in atto di morire continuamente. Che pena vedere morire il mio piccolo Gesù! Io mi sentivo messa insieme con Lui nello stesso stato di immobilità. Onde dopo qualche tempo il Bambinello Gesù stringendomi a Sé mi ha detto: “Figlia mia, il mio stato nel seno materno fu dolorosissimo. La mia piccola Umanità teneva l’uso perfetto di ragione e di sapienza infinita, quindi fin dal primo istante del mio Concepimento, comprendevo tutto il mio stato doloroso, l’oscurità del carcere materno, non avevo neppure uno spiraglio di luce! Che lunga notte di nove mesi! La strettezza del luogo che mi costringeva ad una perfetta immobilità sempre in silenzio, né mi era dato di vagire, né di singhiozzare per sfogare il mio dolore: quante lacrime non versai nel sacrario del seno della Mamma mia, senza fare il minimo moto! E questo era nulla. La mia Umanità aveva preso l’impegno di morire tante volte, per soddisfare la divina Giustizia, quante volte la creatura aveva fatto morire la Volontà Divina in loro, facendo il grande affronto di dar vita all’umana volontà, facendo morire in loro una Volontà Divina. Oh! Come Mi costarono queste morti; morire e vivere, vivere e morire, fu per Me la pena più straziante e continua; molto più che la mia Divinità, sebbene era con Me una sola cosa, ed inseparabile da Me, nel ricevere da Me queste soddisfazioni si atteggiava a Giustizia, e sebbene la mia Umanità era santa, era una lucerna innanzi al Sole immenso della mia Divinità ed Io sentivo tutto il peso delle soddisfazioni che dovevo dare a questo Sole divino e la pena della decaduta umanità che in Me doveva risorgere a costo di tante mie morti. Fu il respingere la Volontà Divina, dando vita alla propria che formò la rovina dell’umanità decaduta, ed Io dovevo tenere in stato di morte continua la mia Umanità e volontà umana per fare che la Volontà Divina avesse vita continua in Me per stendervi il suo Regno. Dacché fui concepito Io pensavo e Mi occupavo a stendere il Regno del Fiat Supremo nella mia Umanità, a costo di non dar vita alla mia volontà umana per far risorgere l’umanità decaduta, affinché fondato in Me questo Regno, preparassi le grazie, le cose necessarie, le pene, le soddisfazioni che ci volevano per farlo conoscere e fondarlo in mezzo alle creature. Perciò tutto ciò che tu fai [Luisa], quello che faccio in te per questo Regno, non è altro che la continuazione di ciò che Io feci dacché fui concepito nel seno della Mamma mia. Perciò se vuoi che svolgo in te il Regno dell’Eterno Fiat lasciami libero, né dar mai vita alla tua volontà”. […]

Preghiera Amor mio, voglio annientare il mio volere nel Tuo affinché il mio mai più abbia vita, per fare che in tutto e per sempre abbia vita la tua Volontà, per riparare il primo atto che fece Adamo di volontà sua umana, e per ridare tutta quella gloria al tuo Supremo Volere come se Adamo non si fosse sottratto da Esso. Oh, come vorrei ridargli l’onore da lui perduto perché fece la sua volontà e respinse la Tua! E quest’atto intendo di farlo quante volte tutte le creature hanno fatto la loro volontà - che è causa di tutti i mali! - ed hanno respinto la Tua, che è principio e fonte di tutti i beni. Perciò Ti prego che venga presto il Regno del Fiat Supremo affinché tutti, da Adamo fino a tutte le creature che hanno fatto la loro volontà, ricevano l’onore, la gloria perduta, ed il tuo Volere riceva il trionfo, la gloria ed il suo compimento. (Cfr. Vol. 20 - 26.10.1926)

Io entro ora, o mio Padre Creatore, nell’Unità della tua Volontà, affinché la mia volontà sia una con la Tua, uno l’amore. In questa Unità che tutto abbraccia, la mia voce risuoni nel Cielo, investa tutta la Creazione, penetri nei cupi abissi e dica e gridi: “Venga il Regno del tuo Volere Divino; sia fatta la tua Volontà come in Cielo così in terra! Io faccio mia la santità, la gloria, l’adorazione, il ringraziamento, i pensieri, gli sguardi, le parole, le opere, i passi di Adamo innocente per offrirti la ripetizione degli atti suoi; e Tu, vedendo in me la tua Divina Volontà operante, concedimi, Te ne prego, che venga il tuo Regno!” (Cfr.: Pio Pellegrinaggio dell’anima… Quarta Ora)

Diletto mio, la mia anima vuole vincerti mediante il tuo medesimo amore e con la potenza e fermezza del tuo FIAT, per chiederti il Regno del Volere del Celeste Padre sulla terra. Per ottenere il mio intento, io chiamo in mio aiuto tutti gli atti della tua Volontà Divina: chiamo il cielo con l’esercito delle sue stelle intorno a Te, chiamo il sole con la forza della sua luce e del suo calore, il vento con l’impetuosità del suo impero, il mare con le sue onde fragorose, chiamo la Creazione tutta; animando ogni cosa con la mia voce, io voglio offrirti in nome di tutti il Regno del tuo FIAT Divino. (Cfr.: Il Pio Pellegrinaggio… Nona Ora)

“Amor mio, nel tuo Volere ciò che è tuo è mio, tutte le cose create sono mie. Il sole è mio, ed io Te lo do in ricambio, affinché tutta la luce ed il calore del sole in ogni stilla di luce, di calore, Ti dica che io Ti amo, Ti adoro, Ti benedico, Ti prego per tutti. Le stelle sono mie, ed in ogni tremolio di stelle suggello il mio Ti amo immenso ed infinito, per tutti. Le piante, i fiori, l’acqua, il fuoco, l’aria, sono miei, ed io Te li do in ricambio, perché tutti Ti dicano, ed a nome di tutti: ‘Ti amo con quell’Amore eterno con cui ci creasti’”. (Cfr. Volume 14 - Aprile 6, 1922)

 

Settimo Giorno

Settima Ora = settimo eccesso d’amore
Amore Supplicante

La voce interna proseguiva: “Figlia mia, non mi lasciare solo in tanta solitudine ed in tanta oscurità; non uscire dal seno della mia Mamma, per guardare il settimo eccesso del mio Amore. Ascoltami: nel seno del mio Celeste Padre Io ero pienamente felice; non c’era bene che non possedevo: gioia, felicità, tutto era a mia disposizione; gli Angeli, riverenti, mi adoravano e stavano ai miei cenni. Ah, l’eccesso del mio Amore, potrei dire, mi fece cambiar fortuna, mi restrinse in questa tetra prigione, mi spogliò di tutte le mie gioie, felicità e beni, per vestirmi di tutte le infelicità delle creature; e tutto ciò per fare il cambio, per dare la mia fortuna, le mie gioie e la mia felicità eterna a loro.

Ma ciò sarebbe stato nulla se non avessi trovato in loro una somma ingratitudine ed ostinata perfidia. Oh, come restò sorpreso il mio eterno Amore innanzi a tanta ingratitudine e pianse l’ostinatezza e la perfidia dell’uomo! L’ingratitudine fu la spina più pungente che mi trafisse il Cuore, dal mio concepimento fino all’ultimo istante del mio morire. Guarda, il mio Cuoricino è ferito e sgorga sangue; che pena, che spasimo che sento! Figlia mia, non essermi ingrata; l’ingratitudine è la pena più dura per il tuo Gesù, è il chiudermi in faccia le porte per farmi restare fuori ad intirizzire di freddo.

Ma a tanta ingratitudine il mio Amore non si arrestò e si atteggiò ad Amore supplicante, pregante, gemente e mendicante; e questo è l’ottavo eccesso del mio Amore”.

Dal Libro di Cielo Volume 35 - Dicembre 25, 1937

Stavo seguendo gli atti della Divina Volontà - scrive Luisa - e la mia povera mente si è soffermata nell’atto della discesa del Verbo Divino sulla terra. Mio Dio, quante meraviglie, quante sorprese d’amore, di potenza, di Sapienza divina! Sono tali e tante, che non si sa dove cominciare a dire. Ed il mio amato Gesù, come innondato nel suo mare d’amore che sta innalzando le sue onde, sorprendendomi mi ha detto: “Figlia mia benedetta, nella mia discesa sulla terra furono tali e tante le meraviglie, la nostra foga d’amore, che né agli Angeli né alle creature è dato loro di comprendere ciò che operò la nostra Divinità nel mistero della mia Incarnazione.

Ora, tu devi sapere che il nostro Ente Supremo possiede in natura il suo moto incessante. Se questo moto potesse cessare anche un istante, ciò che non può essere, tutte le cose resterebbero paralizzate e senza vita, perché tutte le cose, la vita, la conservazione e tutto ciò che esiste in Cielo e in terra, tutto da quel moto dipende. Quindi nello scendere dal Cielo in terra Io, Verbo e Figlio del Padre, partii dal nostro moto primo, cioè restai e partii. Il Padre e lo Spirito Santo scesero con Me, furono concorrenti - né Io feci nessun atto che non lo facessi insieme con loro - e restarono sul Trono pieni di Maestà nelle Regioni Celesti.

Onde nel partire, la mia Immensità, il mio Amore, la mia Potenza scendeva insieme con Me; ed il mio amore, che dà dell’incredibile e non si contenta se non forma della mia vita tante vite per quante creature esistono, non solo [ciò fece], ma dovunque e da per tutto formava la mia vita, la moltiplicava, e tenendo la mia immensità in suo potere la riempiva di tante mie vite, affinché ognuno avesse una vita mia tutta propria e la Divinità avesse la gloria, l’onore di tante nostre vite divine per quante cose e creature uscimmo alla luce del giorno.

Ah! Il nostro Amore Ci pagava dell’opera della Creazione, e col formare tante vite nostre non solo Ci ricambiava, ma Ci dava di più di quello che avevamo fatto. La nostra Divinità restò rapita ed ebbe un incanto sì dolce nel vedere i ritrovati, gli stratagemmi del nostro Amore, nel vedere tante nostre vite sparse, servendosi della nostra immensità come circonferenza dove metterle. Sicché mentre si vedeva la mia vita come centro, si vedevano la mia immensità e potenza come circonferenza in cui venivano depositate queste vite innumerevoli, che trovando tutto e tutti si davano per amarci e farsi amare”.

Io sono restata sorpresa nel sentir ciò - scrive Luisa -, ed il mio dolce Gesù, non dandomi tempo, subito ha soggiunto: “Figlia mia, non ti meravigliare; Noi quando operiamo facciamo opere complete, in modo che nessuno deve poter dire: ‘Questo non l’ha fatto per me, la sua vita non è tutta mia’.

Ahi! L’amore non sorge quando le cose non sono proprie e non si tengono in proprio potere. E poi non fa anche questo il sole, opera da Noi creata, che mentre si fa luce degli occhi fino a riempirli tutti di luce, nel medesimo tempo è luce piena, intera, alla mano che opera, al passo che cammina, in modo che tutti possono dire, cose create e creature: ‘Il sole è mio’? E mentre il centro del sole sta nell’alto dell’atmosfera, la sua luce parte e resta, e colla sua circonferenza di luce investe la terra e si fa vita e luce di ciascuno, fin del fiorellino e del piccolo filo d’erba. Il sole non è vita: luce tiene e luce dà, e tutti i beni che contiene la sua luce.

La nostra Divinità è vita, ed autore e vita di tutto; quindi nello scendere dal Cielo in terra dovevo fare atti completi, e più che Sole fare sfoggio della mia vita e moltiplicarla in tante vite, affinché Cielo e terra e tutti potessero possedere la mia vita. Non sarebbe stata opera della nostra Sapienza e del nostro infinito Amore, se ciò non fosse”. […]

Onde continuavo a pensare alla nascita del piccolo Re Gesù, e Gli dicevo: “Carino Bambinello, dimmi: che cosa facesti quando vedesti la tanta ingratitudine umana al tanto tuo amore?”

E Gesù: “Figlia mia, se avessi tenuto conto dell’ingratitudine umana al tanto mio amore, avrei preso la via per andarmene al Cielo, quindi avrei contristato ed amareggiato il mio amore e cambiata la festa in lutto. Onde vuoi sapere che faccio nelle mie opere più grandi per farle più belle? Con pompa e collo sfoggio più grande del mio amore metto tutto da parte, l’ingratitudine umana, i peccati, le miserie, le debolezze, e do il corso alle mie opere più grandi, come se queste cose non ci fossero. Se Io volessi badare ai mali dell’uomo, non avrei potuto fare opere grandi né mettere in campo tutto il mio amore: resterei inceppato, soffocato nel mio amore. Invece per essere libero nelle mie opere e per farle quanto più belle posso farle, metto tutto da parte e, se occorre, copro tutto col mio amore, in modo che non vedo che amore e Volontà mia; e così vado avanti nelle mie opere più grandi e le faccio come se nessuno Mi avesse offeso, perché per gloria nostra nulla deve mancare al decoro, al bello ed alla grandezza delle nostre opere.

Perciò vorrei che anche tu non ti occupassi delle tue debolezze e delle miserie e dei tuoi mali, perché quanto più si pensano, tanto più debole si sente, tanto più i mali affogano la povera creatura e le miserie si stringono più forte intorno ad essa; col pensarle, la debolezza alimenta la debolezza, e la povera creatura va cadendo di più, i mali prendono più forza, le miserie la fanno morire di fame; invece con non pensarli, da per se stessi svaniscono. Invece tutto al contrario riferendosi al bene: un bene alimenta l’altro bene, un atto d’amore chiama l’altro amore, un abbandono nel mio Volere fa sentire in sé la nuova vita divina; sicché il pensiero del bene forma l’alimento, la forza, per fare l’altro bene. Perciò il tuo pensiero voglio che non si occupa altro che per amarmi e di vivere di Volontà mia. Il mio amore brucerà le tue miserie e tutti i tuoi mali, ed il mio Voler Divino si costituirà vita tua e delle tue miserie se ne servirà per formarsi lo sgabello dove erigere il suo trono”.

Onde seguivo a pensare del piccolo Gesù nato, ed oh, come mi straziava il cuore nel vederlo piangere, singhiozzare, vagire, tremare di freddo! Avrei voluto mettere un mio Ti amo per ogni pena e lacrima del Piccino Divino, per riscaldarlo e quietargli il pianto. E Gesù ha soggiunto: “Figlia mia, chi vive nel mio Volere Me la sento nelle mie lacrime, nei miei vagiti; Me la sento scorrere nel mio singhiozzo di pianto, nei tremiti delle mie membra infantili, ed in virtù del mio Volere che possiede, Mi cambia le lacrime in sorrisi, i singhiozzi in gioie di Cielo; colle sue nenie d’amore Mi riscalda e Mi cambia le pene in baci ed abbracci. Anzi tu devi sapere che chi vive nel mio Volere riceve continui innesti di tutto ciò che fa la mia Umanità: se penso, innesto i suoi pensieri; se parlo e prego, innesto la sua parola; se opero, innesto le sue mani. Non vi è cosa che facc’Io, che non formo innesto per innestare la creatura e farne di essa la ripetizione della mia vita, molto più che stando la mia Divina Volontà in essa, trovavo la mia potenza, la mia santità, la mia stessa vita, per farmi fare ciò che Io volevo di essa.

Quanti prodigi non posso fare dove trovo la mia Volontà nella creatura! Io venni sulla terra per coprire tutto col mio amore, per affogare gli stessi mali e bruciare tutto col mio amore. Per giustizia volevo rifare il Padre mio, perché era giusto che venisse reintegrato nell’onore, nella gloria, nell’amore e gratitudine che tutti gli dovevano. Quindi il mio amore non si dava pace: riempie i vuoti della sua gloria, del suo onore, e giunge a tanto che a via d’amore paga la Divinità, che aveva creato un cielo, un sole, un vento, un mare, una terra fiorita e tutto il resto, per i quali l’uomo non aveva detto neppure un grazie dei tanti beni ricevuti, era stato il vero ladro, l’ingrato, l’usurpatore dei beni nostri. Il mio amore correva, correva, per riempire gli abissi di distanza tra il Creatore e la creatura; pagava a vie d’amore il mio Padre Celeste, ed a vie d’amore ricomprava tutte le umane generazioni, per ridonar loro di nuovo la vita della mia Divina Volontà; già aveva formato tante vite di Essa per formarne il riscatto. E quando paga il mio amore, è tanto il suo valore che può pagare per tutti e riacquistare ciò che vuole. Perciò sei già comprata dal mio amore, quindi lascia che ti goda e ti possieda”.

Preghiera Mio Gesù, voglio amarti e voglio tanto amore da supplire all’amore di tutte le generazioni che sono state e che saranno; ma chi può darmi tanto amore per poter amare per tutti? Amor mio, nel tuo Volere c’è la forza creatrice, quindi nel tuo Volere voglio io stessa creare tanto amore per supplire, e sorpassare, all’amore di tutti ed a tutto ciò che tutte le creature sono obbligate a dare a Dio come nostro Creatore. (Vol. 12, Febbraio 2, 1921)

Volume 14 - Marzo 28, 1922

Stavo tutta fondendomi nel Santo Voler del mio amabile Gesù - scrive Luisa -, e Lui mi ha detto: “Figlia del mio Volere, se sapessi i portenti, i prodigi che succedono quando ti fondi nel mio Volere, tu ne resteresti stupita. Senti un po’. Tutto ciò che Io feci sulla terra sta in continua attitudine di darsi all’uomo, facendogli corona: i miei pensieri formano corona intorno all’intelligenza della creatura, le mie parole, le mie opere, i miei passi, eccetera, formano corona intorno alle parole, alle opere e passi loro, affinché intrecciando le cose loro con le mie, possa dire al mio Celeste Padre che l’operato loro è come il mio. Ora, chi prende questa mia attitudine continua? Chi si fa intrecciare dal mio operato con cui coronai tutta l’umana famiglia? Chi vive nel mio Volere. Come tu fondevi i tuoi pensieri nel mio Volere, i miei pensieri che ti facevano corona sentivano l’eco dei miei nella tua mente, e immedesimandosi insieme coi tuoi, moltiplicavano i tuoi coi miei e formavo doppia corona intorno all’intelligenza umana, ed il mio Padre riceveva non solo da Me, ma anche da te, la gloria divina da parte di tutte le intelligenze create; e così delle parole e di tutto il resto. E non solo da parte delle creature il Padre riscuote questa gloria divina, ma da parte di tutte le altre cose create, perché tutte le cose furono create per far correre continuo amore verso l’uomo, e l’uomo per giustizia dovrebbe dare, per ogni cosa creata, omaggio, amore al suo Creatore. Ora, chi supplisce a ciò? Chi fa suo quel Fiat per cui tutte le cose furono fatte, per diffondere su tutto un omaggio, un’adorazione, un amore divino al suo Creatore? Chi vive nel mio Volere! Quasi ad ogni sua parola fa suo quel Fiat onnipotente, l’eco del Fiat Eterno fa eco nel suo Fiat Divino in cui vive, e si diffonde e corre, e vola, e ad ogni cosa creata v’imprime un altro Fiat, e ridona al suo Creatore l’omaggio, l’amore da Lui voluto. Questo lo feci Io quando stetti sulla terra, non ci fu cosa per cui Io non ricambiai al mio Divin Padre da parte di tutte le creature, ora lo fa, lo voglio, lo aspetto, da chi vive nel mio Volere.

Se tu vedessi com’è bello vedere in ogni tremolio di stelle, in ogni goccia di luce del sole la gloria mia, il mio amore, la mia profonda adorazione unita alla tua! Oh, come corre, vola sulle ali dei venti, riempiendo tutta l’atmosfera, percorre le acque del mare, si poggia in ogni pianta, in ogni fiore, si moltiplica ad ogni moto! E’ una voce che fa eco su tutto e dice: “Amore, gloria, adorazione al mio Creatore”. Perciò chi vive nella mia Volontà, è l’eco della mia voce, la ripetitrice della mia Vita, la perfetta gloria della mia Creazione. Come non devo amarla? Come non devo dare a lei tutto ciò che dovrei dare a tutte le altre creature insieme e farla primeggiare su tutto? Ah, il mio Amore si troverebbe alle strette se ciò non facessi!” Volume 16 - Dicembre 29, 1923

[…] Ho fatto la santa Comunione - scrive Luisa -, ed io, secondo il mio solito, stavo chiamando e mettendo tutte le cose create intorno a Gesù, acciocché tutte Gli facessero corona e Gli dessero il contraccambio dell’amore, degli omaggi al loro Creatore. Tutte sono corse alla mia chiamata, e vedevo a chiare note tutto l’amore del mio Gesù per me in tutte le cose create; e Gesù aspettava con tale tenerezza d’amore nel mio cuore il contraccambio di tanto amore, ed io, sorvolando su tutto e abbracciando tutto, mi portavo ai piedi di Gesù e Gli dicevo:

Preghiera “Amor mio, mio Gesù, tutto hai creato per me e me lo hai donato, sicché tutto è mio, ed io lo dono a Te per amarti; perciò Ti dico in ogni stilla di luce di sole: “Ti amo”; nello scintillio delle stelle: “Ti amo”; in ogni goccia d’acqua: “Ti amo”. Il tuo Volere mi fa vedere fin nel fondo dell’oceano il tuo ti amo per me, ed io imprimo il mio Ti amo per Te in ogni pesce che guizza nel mare; voglio imprimere il mio Ti amo sul volo d’ogni uccello. Ti amo dovunque Amor mio. Voglio imprimere il mio Ti amo sulle ali del vento, nel muoversi delle foglie, in ogni favilla di fuoco; Ti amo per me e per tutti”.

Tutta la Creazione era con me a dire: “Ti amo”. Ma quando ho voluto abbracciare tutte le umane generazioni nel Voler Eterno, per far prostrare tutti innanzi a Gesù, perché tutti facessero il loro dovere di dire in ogni loro atto, parola, pensiero: “Ti amo”, a Gesù, queste mi sfuggivano, ed io mi sperdevo e non sapevo fare; onde l’ho detto a Gesù, e Lui: “Figlia mia, eppure è proprio questo il vivere nel mio Volere: il portarmi tutta la Creazione innanzi a Me, e a nome di tutti darmi il contraccambio dei loro doveri. Nessuno deve sfuggirti, altrimenti la mia Volontà troverebbe dei vuoti nella Creazione e non resterebbe appagata. Ma sai perché non trovi tutti e molti ti sfuggono? E’ la forza del libero arbitrio. Ma però ti voglio insegnare il segreto dove tutti trovarli: entra nella mia Umanità e vi troverai tutti gli atti loro come in custodia, per cui Io presi l’impegno di soddisfare per loro innanzi al mio Celeste Padre, e tu va’ seguendo tutti gli atti miei, che erano gli atti di tutti, così troverai tutto e Mi darai il ricambio d’amore per tutti e per tutto. Tutto c’è in Me; avendo fatto per tutti c’è in Me il deposito di tutto e rendo al Divin Padre il dovere dell’amore di tutto, e chi vuole se ne serve per via di mezzo per salire al Cielo”.

Io sono entrata in Gesù - continua Luisa - e con facilità ho trovato tutto e tutti, e seguendo l’operato di Gesù dicevo:

Preghiera “In ogni pensiero di creatura Ti amo, sul volo d’ogni sguardo Ti amo, in ogni suono di parola Ti amo; in ogni palpito, respiro, affetto, Ti amo; in ogni goccia di sangue, in ogni opera e passo, Ti amo”.

Ma chi può dire tutto ciò che io facevo e dicevo? - dice Luisa -. Molte cose non si sanno dire, anzi, quello che si dice, si dice molto male, da come si dicono quando si è insieme con Gesù...

 

Ottavo Giorno

Ottava Ora = ottavo eccesso d’amore
Amore Mendicante

“Figlia mia, non mi lasciare solo; poggia la tua testa sul seno della mia cara Mamma, che anche al di fuori sentirai i miei gemiti, le mie suppliche. E vedendo che né i miei gemiti, né le mie suppliche muovono a compassione del mio Amore la creatura, mi atteggio come il più povero dei mendichi e, stendendo la mia piccola manina, chiedo per pietà almeno, a titolo di elemosina, le loro anime, i loro affetti e i loro cuori. Il mio Amore voleva vincere a qualunque costo il cuore dell’uomo; e vedendo che dopo sette eccessi del mio Amore era restio, faceva il sordo, non si curava di me né si voleva dare a me, il mio Amore si volle spingere di più; avrebbe dovuto arrestarsi, ma no; volle uscire di più dai suoi limiti, e fin dal seno della mia Mamma faceva giungere la mia voce ad ogni cuore coi modi più insinuanti, con le preghiere più ferventi, con le parole più penetranti...

Ma sai che gli dicevo? «Figlio mio, dammi il tuo cuore; tutto ciò che tu vuoi Io ti darò, purché mi dia in cambio il cuore tuo. Sono sceso dal Cielo per farne preda: deh, non me lo negare! Non rendere deluse le mie speranze!» E vedendolo restio, anzi, molti mi voltavano le spalle, passavo ai gemiti, giungevo le mie piccole manine e, piangendo con voce soffocata da singhiozzi, soggiungevo: «Ahi, ahi, sono il piccolo mendico; neppure in elemosina vuoi darmi il cuor tuo?» Non è questo un eccesso più grande del mio Amore, che il Creatore, per avvicinarsi alla creatura, prenda la forma di piccolo bambino, per non incutere timore, e chieda almeno per elemosina il cuore della creatura? E vedendola che non lo vuol dare, preghi, gema e pianga?”

E poi mi sentivo dire: “E tu, non vuoi darmi il tuo cuore? Forse anche tu vuoi che gema, preghi e pianga per darmi il tuo cuore? Vuoi negarmi l’elemosina che ti chiedo?”.

E mentre ciò diceva, sentivo come se singhiozzasse. Ed io: “Mio Gesù, non piangere, ti dono il mio cuore e tutta me stessa”. Onde la voce interna proseguiva: “Passa più oltre, passa al nono eccesso del mio Amore”.

Da ‘La Vergine Maria nel Regno della Divina Volontà’ 20° giorno

Lezione della Regina del Cielo, Madre di Gesù: Mia cara figlia, il mio materno Cuore è gonfio; sento il bisogno di sfogare il mio ardente amore: voglio dirti che sono Madre di Gesù. Le mie gioie sono infinite; mari di felicità mi inondano. Io posso dire: sono Madre di Gesù; la sua creatura, la sua ancella è Madre di Gesù, e solo al Fiat lo debbo. Esso mi rese piena di Grazia, preparò la degna abitazione al mio Creatore. Perciò, gloria sia sempre, onore, ringraziamento al Fiat Supremo.

Ora ascoltami, figlia del mio Cuore. Non appena fu formata con la Potenza del Fiat Supremo la piccola Umanità di Gesù nel mio seno, il Sole del Verbo Eterno s'incarnò in essa. Io avevo il mio Cielo, formato dal Fiat, tutto tempestato di stelle fulgidissime, che scintillavano gioie, beatitudini, armonie di bellezza divine, ed il sole del Verbo Eterno, sfolgorante di luce inaccessibile, venne a prendere il suo posto dentro di questo Cielo, nascosto nella sua piccola Umanità; e non potendolo contenere, il centro di questo Sole stava in Essa, ma la sua luce straripava fuori, ed investendo cielo e terra giungeva ad ogni cuore e col suo picchio di luce bussava a ciascuna creatura e con voci di luce penetrante diceva loro: “Figli miei, apritemi; datemi il posto nel vostro cuore; sono sceso dal Cielo in terra per formare in ciascuno di voi la mia Vita; la mia Madre è il centro dove risiedo, e tutti i miei figli saranno la circonferenza, dove voglio formare tante mie vite per quanti figli ci sono”.

E la luce picchiava e ripicchiava senza mai cessare, e la piccola Umanità di Gesù gemeva, piangeva, spasimava e, dentro di quella luce, che giungeva nei cuori, faceva scorrere le sue lacrime, i suoi gemiti ed i suoi spasimi d'amore e di dolore.

Or tu devi sapere che la tua Mamma incominciò una nuova vita. Io ero a giorno di tutto ciò che faceva il Figlio mio. Lo vedevo divorato da mari di fiamme d'amore; ogni suo palpito, respiro e pena, erano mari d'amore che sprigionava, con cui involgeva tutte le creature per farle sue a forza d'amore e di dolore. Perché tu devi sapere che, come fu concepita la sua piccola Umanità, concepì tutte le pene che doveva soffrire, fino all'ultimo giorno della sua Vita. Racchiuse in Sé stesso tutte le anime, perché, come Dio, nessuno Gli poteva sfuggire. La sua Immensità racchiudeva tutte le creature, la sua Onniveggenza Gliele faceva tutte presenti. Quindi il mio Gesù, il Figlio mio, sentiva il peso ed il fardello di tutti i peccati di ciascuna creatura. Ed io, la Mamma tua, Lo seguivo in tutto e sentii nel mio materno Cuore la nuova generazione delle pene del mio Gesù e la nuova generazione di tutte le anime, che, come Madre, dovevo generare insieme con Gesù alla Grazia, alla Luce e alla Vita novella che il mio caro Figlio venne a portare sulla terra.

Figlia mia, tu devi sapere che, dacché io fui concepita, ti amai da Madre, ti sentivo nel mio Cuore, ardevo d'amore per te, ma non capivo il perché. Il Fiat Divino mi faceva fare i fatti, ma mi teneva celato il segreto. Ma come s'incarnò, mi svelò il segreto e compresi la fecondità della mia maternità, che non solo dovevo essere Madre di Gesù, ma Madre di tutti, e questa maternità doveva essere formata sul rogo del dolore e dell'amore. […]

Preghiera “Amor mio, Gesù, nel tuo Volere Ti amo nell’atto che scendesti dal Cielo; imprimo il mio Ti amo nell’atto che fosti concepito, Ti amo nella prima goccia di Sangue che si formò nella tua Umanità; Ti amo nel primo palpito del tuo cuore, per segnare tutti i tuoi palpiti col mio Ti amo; Ti amo nel tuo primo respiro, Ti amo nelle tue prime pene, Ti amo nelle prime tue lacrime che versasti nel seno materno; voglio ricambiare le tue preghiere, le tue riparazioni, le tue offerte col mio Ti amo. Ogni istante della tua vita voglio suggellare col mio ti amo: Ti amo nel tuo nascere, Ti amo nel freddo che soffristi, Ti amo in ogni stilla di latte che succhiasti dalla tua Mamma; intendo di riempire coi miei Ti amo le fasce con cui la tua Mamma ti fasciò; stendo il mio Ti amo sopra di quella terra in cui la tua cara Madre ti adagiò nella mangiatoia, e le tue tenerissime membra sentirono la durezza del fieno, ma più che fieno la durezza dei cuori. Il mio Ti amo in ogni tuo vagito, in tutte le tue lacrime e pene della tua infanzia e faccio scorrere il mio Ti amo in tutti i rapporti, comunicazioni, amore che avesti con la tua Mamma. Suggello il mio Ti amo in ogni tuo atto interno e pene che soffristi. In tutta la tua SS. Umanità, o mio Gesù, anche nelle fibre più intime del tuo cuore, imprimo il mio Ti amo per me e per tutti. Il mio Ti amo non Ti lascerà mai; il tuo stesso Volere è la vita del mio Ti amo”. (Cfr. Vol. 17 - Maggio 17, 1925)

 

Nono Giorno

Nona Ora = nono eccesso d’amore
Amore Agonizzante

“Figlia mia, il mio stato è sempre più doloroso. Se mi ami, il tuo sguardo abbilo fisso in me, per vedere se al tuo piccolo Gesù puoi apprestare qualche sollievo. Una parolina d’amore, una carezza, un bacio, metterà tregua al mio pianto e alle mie afflizioni.

Senti, figlia mia, dopo aver dato otto eccessi del mio Amore, che l’uomo mi contraccambiò così malamente, il mio Amore non si diede per vinto e all’ottavo eccesso volle aggiungere il nono; e questo furono le ansie, i sospiri di fuoco, le fiamme dei desideri, ché volevo uscire dal seno materno per abbracciare l’uomo, e questo riduceva la mia piccola Umanità, non ancora nata, ad una agonia tale da giungere a dare l’ultimo anelito. E mentre stavo per dare l’ultimo respiro, la mia Divinità, che era inseparabile da me, mi dava dei sorsi di vita, e così riprendevo la vita, per continuare la mia agonia e ritornare di nuovo a morire.

Fu questo il nono eccesso del mio Amore: agonizzare e morire d’amore continuo per la creatura. Oh, che lunga agonia di nove mesi! Oh, come l’Amore mi soffocava e mi faceva morire! E se non avessi avuto la Divinità con me, che mi ridonava la vita ogni qual volta stavo per finire, l’Amore mi avrebbe consumato prima di uscire alla luce del giorno”.

Poi soggiungeva: “Guardami, ascoltami, come agonizzo! Come il mio piccolo Cuore batte, affanna, brucia! Guardami, adesso muoio!” E faceva profondo silenzio.

Io mi sentivo morire, mi si gelava il sangue nelle vene e tremante gli dicevo: “Amor mio, Vita mia, non morire, non mi lasciare sola! Tu vuoi amore, ed io ti amerò, non ti lascerò più.

Dammi le tue fiamme, per poterti più amare e consumarmi tutta per te”.

Dal Libro di Cielo Volume 35 - Dicembre 28, 1937

Come a Luisa, Gesù si rivolge anche a noi: […] “Figlia del mio amore, fammi sfogare, che non posso più contenermi. Com’è duro amare e non essere riamato e non avere a chi dire le mie sorprese d’amore! È la pena più indicibile per il nostro Ente Supremo; perciò ascoltami. Ora tu devi sapere che Io venni sulla terra per mettere in salvo le mie abitazioni. L’uomo è la mia abitazione, che con tanto amore Mi ero formato, in cui, per farla degna di Me, aveva concorso la mia Potenza e l’arte creatrice della mia Sapienza. Era un prodigio questa abitazione, del nostro Amore e delle nostre mani divine. Ora, col sottrarsi dalla nostra Volontà, la nostra abitazione diventò crollante, all’oscuro, ed abitazione di nemici e di ladri. Qual dolore non fu per Noi!

Sicché la mia vita quaggiù servì a restituire e ripristinare e mettere in salvo questa abitazione, che con tanto amore Ci eravamo formati. Era anch’essa nostra, conveniva salvarla per poterla abitare di nuovo; perciò per salvarla diedi tutti i rimedi possibili ed immaginabili: esibii la mia stessa Vita per fortificarla, cementarla di nuovo, versai tutto il mio Sangue per lavarla da tutte le sozzure e colla mia morte ridarle la vita per farla degna di ricevere di nuovo come abitatore Colui che l’aveva creata.

Ora, avendo dato tutti i mezzi per salvare la nostra abitazione, era decoroso per Noi mettere in salvo il Re che la doveva abitare. Il nostro amore restò a metà della sua corsa, inceppato, e come appeso ed arrestato nel suo cammino; perciò il Regno della nostra Volontà servirà a mettere in salvo quel Fiat respinto dalla creatura, a dargli l’entrata nella sua abitazione, a farlo regnare e dominare da Sovrano qual è. Non sarebbe opera degna della nostra Sapienza creatrice salvare le abitazioni e, Colui che le deve abitare andare ramingo, all’aperto, senza regno e senza dominio. Salvare le abitazioni e non salvare Se stesso, né potere abitare le abitazioni salvate, sarebbe assurdo, come se non avessimo potenza sufficiente per salvarci Noi stessi; questo non sarà mai. Se abbiamo avuto potenza di salvare la nostra opera creatrice, avremo potenza di mettere in salvo la nostra vita nell’opera nostra.

Ah, sì, avremo il nostro Regno, faremo prodigi inauditi per averlo! Il nostro amore compirà il suo cammino, non resterà a metà, si sbarazzerà dai ceppi, continuerà la sua corsa portando il balsamo alle ferite dell’umano volere, ornerà con fregi divini queste abitazioni e col suo impero chiamerà il nostro Fiat ad abitare e regnare, dandogli tutti i diritti che gli sono dovuti. Se non fosse certo il Regno della mia Volontà, a che pro aggiustare, ripristinare le abitazioni?

Ah, figlia mia, tu non comprendi bene che significa il non fare la nostra Volontà! Ci vengono tolti tutti i diritti, Ci soffocano tante nostre vite divine. Il nostro Amore era ed è tanto, che in ogni atto di creatura volevamo creare Noi stessi per farci amare, per farci conoscere e per stare in continuo scambio di vita tra le creature e Noi. Fare ciò senza della nostra Volontà è impossibile; Essa sola tiene potenza e virtù di rendere la creatura adattabile per ricevere la nostra vita divina, e mette in via il nostro Amore per crearci nell’atto della creatura.

Tu devi sapere che in ogni atto che la creatura fa nella nostra Volontà, una forza irresistibile Ci chiama: la guardiamo, riflettiamo in essa, e con un amore che non Ci è dato resistere creiamo la nostra vita; e se tu sapessi che significa creare la nostra vita! Vi entra uno sfoggio d’amore sì grande, che nella nostra enfasi d’amore diciamo: ‘Ah, la creatura Ci ha fatto formare la nostra vita nell’atto suo!’ Sentiamo parità d’amore, di santità, di gloria nostra, e restiamo con ansia ad aspettare la continua ripetizione degli atti suoi nel nostro Volere, per ripetere la nostra vita, per avere nell’atto suo Noi stessi che Ci amiamo, che Ci glorifichiamo. Ed allora abbiamo il vero scopo della Creazione: che tutto serve a Noi; anche il più piccolo atto della creatura serve per ripetere la nostra vita e per fare sfoggio del nostro amore. Perciò il vivere nel nostro Volere sarà tutto per Noi e tutto per la creatura”.

Preghiera Mio tenero Bimbo Gesù, io desidero che Tu aprendo i tuoi occhi alla luce di questo mondo, Ti veda circondato dalle falangi delle opere tue, ciascuna delle quali Ti dica con me: “Ti amo, Ti amo, Ti amo! Ti benedico, Ti ringrazio, Ti adoro!”; con tutte loro vorrei imprimere il mio primo bacio sulle tue labbra infantili!

Non appena fosti nato, Tu subito Ti rifugiasti tremante fra le braccia della Mamma Celeste ed Ella Ti strinse al suo seno, Ti baciò, Ti riscaldò, Ti nutrì col suo latte e Ti quietò il pianto.

Anch’io, Bambinello Gesù, voglio mettermi in braccio alla Mamma tua e sullo stesso suo bacio io voglio deporre il mio; voglio far scorrere il mio Ti amo nel suo latte verginale, per poterti nutrire col mio amore. Tutto ciò che Ella Ti fece, voglio fartelo anch’io.

Mio amato Bambino, vedi, non sono sola; con me ho tutto: ho il sole per riscaldarti e, per asciugare le tue lacrime, tengo tutte le opere tue. Tu vagisci e singhiozzi, perché non Ti vedi amato; ma io, col mio Ti amo voglio cantarti una nenia che Ti riconcili il sonno, così mi riuscirà più facile invocare da Te, al tuo risveglio, il Regno del tuo FIAT Divino. (Cfr.: Il Pio Pellegrinaggio dell’anima nell’Operato della Divina Volontà – Nona Ora)

Il 16 Dicembre 1928 - Volume 25 - Luisa scrive: Stavo facendo la meditazione e siccome oggi incominciava la Novena al Bambino Gesù, stavo pensando ai nove eccessi che Gesù con tanta tenerezza mi aveva narrato nella sua Incarnazione, che ci sono scritti nel primo Volume, e sentivo grande ripugnanza di ricordarlo al Confessore, perché lui mi aveva detto nel leggerli, che voleva leggerli in pubblico nella nostra cappella. Ora mentre ciò pensavo il mio Bambinello Gesù si faceva vedere nelle mie braccia piccino, piccino, che carezzandomi colle sue piccole manine mi ha detto: “Come è bella la piccola figlia mia! come è bella! come devo ringraziarti che Mi hai ascoltato”.

Ed io: ‘Amor mio, che dici? io devo ringraziare Te che mi hai parlato, e che con tant’amore facendomi da Maestro mi hai dato tante lezioni che io non meritavo’. E Gesù: “Ah figlia mia, a quanti voglio parlare e non Mi danno ascolto e Mi riducono al silenzio, ed a soffocare le mie fiamme. Sicché dobbiamo ringraziarci a vicenda, tu a Me ed Io a te. E poi, perché vuoi opporti alla lettura dei nove eccessi? Ah! tu non sai quanta vita, quant’amore e grazia contengono! Tu devi sapere che la mia parola è creazione, e nel narrarti i nove eccessi del mio amore nell’Incarnazione Io non solo rinnovavo il mio amore che ebbi nell’incarnarmi, ma creavo nuovo amore per investire le creature e vincerle a darsi a Me. Questi nove eccessi del mio amore manifestatiti con tant’amore di tenerezza e semplicità, formavo il preludio alle tante lezioni che dovevo darti del mio Fiat Divino per formare il suo Regno, ed ora col leggerli, il mio amore viene rinnovato e duplicato. Non vuoi tu dunque che il mio amore duplicandosi straripa fuori ed investa altri cuori, affinché come preludio si dispongano alle lezioni della mia Volontà per farla conoscere e regnare?”

Ed io: ‘Mio caro Bambino, credo che hanno parlato tanti della tua Incarnazione’.

E Gesù: “Sì, sì hanno parlato, ma sono state parole prese dalla ripa del mare del mio amore, quindi sono parole che non posseggono né tenerezze, né pienezza di vita. Invece quelle poche parole che ho detto a te, te le ho detto da dentro la vita della sorgente del mio Amore, e contengono vita, forza irresistibile e tenerezze tali che soli i morti non sentiranno muoversi a pietà di Me, piccolo Piccino, che tante pene soffrì fin dal seno della Mamma Celeste”.

Dopo di ciò si leggeva in cappella dal Confessore il primo eccesso dell’amore di Gesù nell’Incarnazione, ed il mio dolce Gesù da dentro il mio interno tendeva le orecchie per ascoltare, e tirandomi a Sé mi ha detto: “Figlia mia, quanto Mi sento felice nell’ascoltarli, ma la mia felicità si accresce nel tener te in questa Casa della mia Volontà[1], che tutti e due siamo ascoltatrici, Io di ciò che ti ho detto e tu di ciò che da Me hai ascoltato; il mio Amore si gonfia, bolle e straripa, senti, senti com’è bello! La parola contiene il fiato e come si parla, la parola porta il fiato, che come aria gira di bocca in bocca, e comunica la forza della mia parola creatrice, e scende nei cuori la nuova Creazione che la mia parola contiene. Senti figlia mia, nella Redenzione ebbi il corteggio dei miei Apostoli, ed Io in mezzo a loro ero tutt’amore per istruirli, non risparmiavo fatica, per formare il fondamento della mia Chiesa. Ora in questa Casa sento il corteggio dei primi figli del mio Volere e sento ripetere le mie scene amorose nel veder te in mezzo ad essi, che con tutt’amore vuoi impartire le lezioni sul mio Fiat Divino per formare le fondamenta del Regno della mia Divina Volontà. Se tu sapessi come Mi sento felice nel sentirti parlare del mio Voler Divino, aspetto con ansia quando prendi la parola per ascoltarti, per sentire la felicità che Mi porta la mia Divina Volontà”.

Conclusione della Novena

Così passai i giorni della Novena (scrive Luisa). Mentre giunse la vigilia mi sentivo più che mai accesa d’insolito fervore e vi stavo sola nella stanza, ed eccomi che mi si fa dinanzi il Bambinello Gesù, tutto bello, sì, ma tremante, in atto di volermi abbracciare, ed io mi alzai e corsi per abbracciarlo, ma nell’atto di stringerlo mi scomparve; e questo si ripetè per ben tre volte. Restai tanto commossa e accesa, che non so spiegarlo.

 

Da una lettera di Sant’Annibale Maria Di Francia a Luisa: J.M.J.A. Messina, 14 Febbraio 1927

Stimatissima nel Signore, …vi dico pure che a leggere i nove Esercizi di Natale, di cui già abbiamo in pronto le bozze, si resta esterrefatti dell’immenso Amore e dell’immenso patire di Nostro Signore Gesù Cristo benedetto per nostro amore, per la salute delle anime. In nessun libro ho letto, sul proposito, una Rivelazione così toccante e penetrante!…

 

Giorno della FESTA

Solennità del S. Natale di NSGC

Dal Libro di Cielo Volume 17 - Dicembre 24, 1924

[…] Scrive Luisa: Nella notte, stavo pensando all’atto quando il dolce Bambinello uscì dal seno materno per nascere in mezzo a noi. La mia povera mente si perdeva in un mistero sì profondo e tutto amore, ed il mio dolce Gesù, muovendosi nel mio interno, ha messo fuori le sue piccole manine per abbracciarmi e mi ha detto: “Figlia mia, l’atto del mio nascere fu l’atto più solenne di tutta la Creazione; Cielo e terra sentivano sprofondarsi nella più profonda adorazione alla vista della mia piccola Umanità, che teneva come murata la mia Divinità. Sicché nell’atto del mio nascere ci fu un atto di silenzio e di profonda adorazione e preghiera. Pregò la mia Mamma e restò rapita per la forza del prodigio che da Lei usciva; pregò San Giuseppe, pregarono gli Angeli e la Creazione tutta: sentivano la forza dell’amore della mia Potenza creatrice rinnovata su di loro. Tutti si sentivano onorati e ricevevano il vero onore, che Colui che li aveva creati doveva servirsi di loro per ciò che occorreva alla sua Umanità. Si sentì onorato il sole nel dover dare la sua luce e calore al suo Creatore: riconosceva Colui che lo aveva creato, il suo vero Padrone e Gli faceva festa ed onore col dargli la sua luce. Si sentì onorata la terra quando Mi sentì giacente in una mangiatoia, si sentì toccata dalle mie tenere membra e tripudiò di gioia con segni prodigiosi. Tutta la Creazione vedevano il loro vero Re e Padrone in mezzo a loro, e sentendosi onorati, ognuno voleva prestarmi il suo uffizio: l’acqua voleva dissetarmi, gli uccelli coi loro trilli e gorgheggi volevano ricrearmi, il vento voleva carezzarmi, l’aria voleva baciarmi, tutti volevano darmi il loro innocente tributo.

Solo l’uomo, ingrato, ad onta che tutti sentirono in loro una cosa insolita, una gioia, una forza potente, furono restii, e soffocando tutto non si mossero, e ad onta che li chiamavo con le lacrime, coi gemiti e singhiozzi, non si mossero, eccettuati alcuni pochi pastori. Eppure era per l’uomo che venivo sulla terra! Venivo per darmi a lui, per salvarlo e per riportarmelo nella mia Patria Celeste. Quindi, ero tutt’occhio per vedere se mi veniva innanzi per ricevere il gran dono della mia Vita Divina ed umana. Sicché l’Incarnazione non fu altro che un darmi in balia della creatura. Nell’Incarnazione Mi diedi in balia della mia cara Mamma; nel nascere si aggiunse San Giuseppe, cui feci dono della mia Vita. E siccome le mie opere sono eterne e non soggette a finire, questa Divinità, questo Verbo che scese dal Cielo, non Si ritirò più dalla terra, per avere occasione di darmi continuamente a tutte le creature. Finché vissi Mi diedi svelatamente, e poi, poche ore prima di morire feci il gran prodigio di lasciarmi Sacramentato, perché chiunque Mi volesse potesse ricevere il gran dono della mia Vita. Non badai né alle offese che Mi avrebbero fatte, né ai rifiuti di non volermi ricevere; dissi tra Me: ‘Mi sono dato, non voglio più ritirarmi; Mi facciano pure quello che vogliano, ma sarò sempre di loro e a loro disposizione’.

Figlia, questa è la natura del vero amore, l’operare da Dio: la fermezza ed il non ritirarsi a costo di qualunque sacrifizio. Questa fermezza nelle mie opere è la mia vittoria e la più grande della mia gloria; ed è questo il segno se la creatura opera per Dio: la fermezza. L’anima non guarda in faccia a nessuno, né alle pene, né a sé stessa, né alla sua stima, né alle creature; ad onta che le costi la propria vita, lei guarda solo Iddio, per cui si è prefissa di operare per amor suo, e si sente vittoriosa di mettere il sacrifizio della sua vita per amor suo. Il non essere fermo è della natura umana e dell’operare umanamente; il non essere fermo è l’operare delle passioni e con passione; la mutabilità è debolezza, è viltà, e non è della natura del vero Amore. Perciò la fermezza dev’essere la guida d’operare per Me. Perciò nelle mie opere non Mi cambio mai: siano quel che siano gli eventi, fatta un’opera una volta è fatta per sempre”.

Volume 30 - Dicembre 25, 1931

Stavo pensando alla nascita del Bambinello Gesù - scrive ancora Luisa -, specie nell’atto quando uscì dal seno materno, ed il Celeste Infante mi ha detto: “Figlia carissima, tu devi sapere che non appena Mi sprigionai dal seno della Mamma mia, sentii il bisogno d’un amore ed affetto divino. Io lasciai il mio Padre Celeste nell’empireo, che Ci amavamo con amore tutto divino; tutto era divino tra le Divine Persone: affetti, santità, potenza e così di seguito. Ora, Io non volli cambiare modi venendo sulla terra. La mia Divina Volontà Mi preparò la Madre divina in modo che ebbi Padre Divino in Cielo e Madre divina in terra; e come uscii dal seno materno, sentendo estremo bisogno di questi affetti divini, corsi nelle braccia della Mamma mia per ricevere come il primo cibo, il primo respiro, il primo atto di vita alla mia piccina Umanità, il suo amore divino, e Lei sprigionò i mari d’amore divino che il mio Fiat aveva formato in Essa e Mi amò con amore divino come Mi amava il mio Padre nel Cielo. Ed oh, come fui contento! Trovai il mio Paradiso nell’amore della Mamma mia.

Ora tu sai che il vero amore non dice mai: ‘Basta’; se potesse dire: ‘Basta’, perderebbe la natura del vero amore divino. E perciò fin dalle braccia della Madre mia, mentre Mi prendevo il cibo, il respiro, l’amore, il Paradiso che Lei Mi dava, il mio amore si stendeva, si faceva immenso, abbracciava i secoli, rintracciava, correva, chiamava, delirava, che voleva le figlie divine; e la mia Volontà per quietare il mio amore Mi presentò le figlie divine che coll’andare dei secoli Mi avrebbe formato. Ed Io le guardai, le abbracciai, le amai e ricevetti il respiro dei loro affetti divini; e vidi che la Regina divina non sarebbe restata sola, ma avrebbe avuta la generazione delle mie e delle sue figlie divine.

La mia Volontà sa mutare e dare la trasformazione e formare il nobile innesto da umano in divino; perciò quando ti vedo operare in Essa, Mi sento dare e ripetere il Paradiso che Mi diede la Mamma mia quando Bambinello Mi ricevette nelle sue braccia. Perciò chi fa e vive nella mia Divina Volontà fanno sorgere e formano la dolce e bella speranza che il suo Regno verrà sulla terra, ed Io Mi [beo] nel paradiso della creatura che il mio Fiat ha formato in loro”.

E mentre la mia mente continuava a pensare ciò che Gesù mi aveva detto - continua Luisa -, con un amore più intenso e tenero ha soggiunto: “Mia buona figlia, il nostro Amore corre continuamente verso la creatura. Il nostro moto amoroso che non cessa mai corre nel palpito del cuore, nei pensieri della mente, nel respiro dei polmoni, nel sangue che circola; corre, corre sempre e vivifica colla nostra nota e moto d’amore, il palpito, il pensiero, il respiro, e vuole l’incontro dell’amore palpitante del respiro amante, del pensiero che riceve e Ci dà amore. E mentre il nostro Amore corre con rapidità inarrivabile, l’amore della creatura non s’incontra col nostro, si resta dietro e non segue la corsa del nostro Amore che corre senza mai arrestarsi; e non vedendoci neppure seguire, mentre continuiamo a girare nel palpito, nel respiro, in tutto l’essere della creatura, deliranti esclamiamo: ‘Il nostro Amore non è conosciuto né ricevuto né amato dalla creatura, e se lo riceve è senza conoscerlo. Oh, come è duro amare e non essere amato!’

Eppure se il nostro Amore non corresse, cesserebbe all’istante la vita di esse. Succederebbe come all’orologio: se c’è la corda, fa sentire il suo tic, tic, e mirabilmente segna le ore ed i minuti e serve a mantenere l’ordine del giorno, l’ordine pubblico. Se cessa la corda, il tic, tic non si sente più, resta fermato come senza vita, e ci possono essere molti disordini per causa che l’orologio non cammina.

La corda della creatura è il mio Amore, che come corre questa corda celeste, palpita il cuore, circola il sangue, forma il respiro; questi si possono chiamare le ore, i minuti, gli istanti dell’orologio della vita della creatura; e nel vedere che se non faccio correre la corda del mio amore non possono vivere e[p]pure non sono riamato, il mio amore continua la sua corsa, ma atteggiandosi ad amore dolorante e delirante.

Ora, chi Ci toglierà questo dolore e raddolcirà il nostro delirio amoroso? Chi terrà per vita la nostra Divina Volontà. Essa come vita formerà la corda nel palpito, nel respiro e così di seguito, in ogni atto della creatura, formerà il dolce incanto col nostro amore, e la nostra corda e la loro cammineranno di pari passi. Il nostro tic continuo sarà seguito dal tic di esse, ed il nostro amore non sarà più solo nel correre, ma avrà la corsa insieme colla creatura.

Perciò non voglio altro che Volontà mia, Volontà mia nella creatura!”

Dal Volume 20 - Dicembre 25, 1926

Luisa, scrive: Stavo con ansia aspettando il Bambinello Gesù e dopo molti sospiri finalmente è venuto, e gettandosi da piccolo Bambinello nelle mie braccia mi ha detto: “Figlia mia, vuoi tu vedere come Mi vide la mia inseparabile Mamma quando uscii dal seno materno? Guardami e vedi”.

Io l’ho guardato e lo vedevo piccolo Bambinello di una bellezza rara e rapitrice. Da tutta la sua piccola Umanità, dagli occhi, dalla bocca, dalle mani e piedi uscivano raggi fulgidissimi di luce, che non solo involgevano Lui ma si allungavano tanto da poter ferire ogni cuore di creatura come per darle il primo saluto della sua venuta sulla terra, il primo picchio per bussare ai cuori, per farsi aprire e chiedere un ricetto in loro. Quel picchio era dolce ma penetrante, però siccome era picchio di luce non faceva strepito ma si faceva sentire forte più di qualunque rumore. Sicché in quella notte tutti sentivano una cosa insolita nei loro cuori, ma pochissimi furono quelli che aprirono i loro cuori per dargli un piccolo alloggio. Ed il tenero Infante nel sentirsi non ricambiato nel saluto, né aperto dai suoi ripetuti passi, incominciò il suo pianto con le labbra livide e tremanti dal freddo, singhiozzava, vagiva e sospirava; ma mentre la luce che usciva da Lui faceva tutto ciò con le creature avendo i primi rifiuti, con la sua Mamma Celeste, appena uscito dal suo seno, si gettò nelle sue braccia materne per dargli il primo abbraccio, il primo bacio, e siccome le sue piccole braccia non giungevano ad abbracciarla tutta, la luce che usciva dalle sue manine la cinse tutta in modo che Madre e Figlio restarono investiti della stessa luce. Oh! Come la Mamma Regina ricambiò il Figlio col suo abbraccio e bacio, in modo che restarono tanto stretti insieme che parevano uno fuso nell’altro! Col suo amore ricambiò il primo rifiuto ricevuto da Gesù dai cuori delle creature, ed il suo vezzoso Bambinello depose il suo primo atto di nascere nel Cuore della sua Mamma, le sue grazie, il suo primo dolore, per fare che ciò che si vedeva nel Figlio si potesse vedere nella sua Mamma.

Onde dopo di ciò il grazioso Bambinello è venuto nelle mia braccia e stringendomi forte mi sentivo che Lui entrasse in me ed io in Lui e poi mi ha detto: “Figlia mia, ti ho voluto abbracciare come abbracciai la mia cara Mamma appena nato, affinché anche tu ricevi il mio primo atto di nascere ed il mio primo dolore, le mie lacrime, i miei teneri vagiti, affinché ti muovi a compassione del mio stato doloroso della mia nascita. Se non avessi la mia Mamma in cui deporre tutto il bene della mia nascita ed affidare in Lei la luce della mia Divinità che Io Verbo del Padre contenevo non avrei trovato nessuno, né dove deporre il tesoro infinito della mia nascita, né dove affissare la luce della mia Divinità che dalla mia piccola Umanità traspariva fuori. Perciò vedi come è necessario che quando si decide dalla Maestà Suprema un bene grande da fare alle creature che può servire come bene universale, che scegliamo una da darle tanta grazia da poter ricevere tutto in sé quel bene che dovevano ricevere tutti gli altri, perché se gli altri non lo ricevono in tutto o in parte l’opera nostra non rimanga sospesa e senza il suo frutto, ma l’anima eletta riceva tutto in sé quel bene, e l’opera nostra riceva il ricambio del frutto. Sicché la Mamma mia fu non solo la depositaria della mia vita, ma di tutti gli atti miei. Quindi in tutti gli atti miei, prima vedevo se potevo depositarli in Lei e poi li facevo. Onde in Lei depositai le mie lacrime, i miei vagiti, il freddo e le pene che pativo ed Essa faceva l’eco a tutti gli atti miei e con incessanti ringraziamenti riceveva tutto: c’era una gara tra Madre e Figlio, Io a dare e Lei a ricevere. Questa mia piccola Umanità facendo il primo ingresso sulla terra, la mia Divinità volle trasparire fuori di Essa per girare ovunque e fare la prima visita sensibile a tutta la Creazione. Cieli e terra tutti ricevettero questa vista del loro Creatore allinfuori dell’uomo. Mai avevano ricevuto tanto onore e gloria come quando si videro in mezzo a loro il loro Re, il loro Fattore, cui tutti si sentivano onorati che dovevano servire Colui da cui avevano ricevuto l’esistenza, perciò tutti fecero festa. Perciò la mia nascita da parte della mia Mamma e di tutta la Creazione Mi fu di grande gioia e gloria, da parte delle creature Mi fu di grande dolore. Ecco perciò son venuto da te per sentirmi ripetere le gioie della mia Mamma e deporre in te il frutto della mia nascita”.

Onde dopo di ciò stavo pensando com’era infelice quella grotta dove il Bambinello Gesù era nato, com’era esposta a tutti i venti, al freddo, da intirizzire dal gelo, invece di uomini c’erano le bestie, che Gli facevano compagnia; perciò pensavo quale potesse essere più infelice e dolorosa: la prigione della notte della sua Passione o la grotta di Betlemme? Ed il mio dolce Bambino ha soggiunto: “Figlia mia, non c’è da paragonarsi l’infelicità della prigione della mia Passione, colla grotta di Betlemme. Nella grotta tenevo la mia Mamma vicino, anima e corpo, era insieme con Me quindi tenevo tutte le gioie della mia cara Mamma, e Lei teneva tutte le gioie di Me Figlio suo che formavano il nostro Paradiso; le gioie di madre col possedere il figlio sono grandi, le gioie di possedere una madre sono più grandi ancora; Io trovavo tutto in Lei e Lei trovava tutto in Me. Poi c’era il mio caro Padre S. Giuseppe che Mi faceva da Padre ed Io sentivo tutte le sue gioie che sentiva per causa mia. Invece nella mia Passione furono tutte interrotte le nostre gioie, perché dovevamo dare luogo al dolore, e sentivamo tra Madre e Figlio il grande dolore della vicina separazione, almeno sensibile, che doveva succedere colla mia morte. Nella grotta le bestie Mi riconobbero e onorandomi cercavano di riscaldarmi col loro fiato; nella prigione neppure gli uomini Mi riconobbero e per insultarmi Mi coprirono di sputi e di obbrobri; perciò non c’è da paragonarsi l’una coll’altra”.

E nel Volume 4, il 25 dicembre 1900, Luisa ci racconta come lei stessa ha visto la Nascita di Gesù: Mi son sentita fuori di me stessa - scrive -, e dopo aver girato mi son trovata dentro d’una spelonca, ed ho visto la Regina Mamma che stava nell’atto di dare alla luce il Bambinello Gesù. Che stupendo prodigio! Mi pareva che tanto la Madre quanto il Figlio erano trasmutati in luce purissima, ma in quella luce si scorgeva benissimo la natura umana di Gesù, che conteneva in sé la Divinità, che Gli serviva come di velo per coprire la Divinità, in modo che squarciando il velo della natura umana era Dio, e coperto con quel velo era Uomo. Ed ecco il prodigio dei prodigi: Dio e Uomo, Uomo e Dio!, che senza lasciare il Padre e lo Spirito Santo viene ad abitare con noi e prende carne umana, perché il vero amore non si disunisce giammai.

Ora, mi è parso che la Madre ed il Figlio, in quel felicissimo istante, sono restati come spiritualizzati, e senza il minimo intoppo Gesù è uscito dal seno Materno, traboccando ambedue in un eccesso d’amore; ossia quei santissimi corpi trasformati in Luce, senza il minimo impedimento Gesù Luce è uscito da dentro la luce della Madre, restando sano ed intatto sia l’Uno che l’Altra, ritornando poscia allo stato naturale. Ma chi può dire la bellezza del Bambinello, che in quel momento dal suo nascere trasfondeva anche esternamente i raggi della Divinità? Chi può dire la bellezza della Madre che ne restava tutta assorbita in quei raggi divini? E san Giuseppe? Mi pareva che non fosse presente nell’atto del parto, ma che se ne stava ad un altro cantone della spelonca, tutto assorto in quel profondo mistero, e se non vide cogli occhi del corpo, vide benissimo cogli occhi dell’anima, perché se ne stava rapito in estasi sublime.

Or nell’atto che il Bambinello uscì alla luce, io avrei voluto volare per prenderlo fra le mie braccia, ma gli Angeli m’impedirono, dicendomi che toccava alla Madre l’onore di prenderlo per prima. Onde la Vergine Santissima come scossa è ritornata in Sé, e dalle mani d’un Angelo ha ricevuto il Figlio nelle braccia, L’ha stretto tanto forte nella foga dell’amore in cui si trovava, che pareva che volesse inviscerarlo di nuovo, poi volendo dare uno sfogo al suo ardente amore, L’ha messo a succhiare alle sue mammelle. In questo mentre io me ne stavo tutta annichilita, aspettando che fossi chiamata, per non ricevere un altro rimprovero dagli Angeli Onde la Regina mi ha detto: “Vieni, vieni a prendere il tuo Diletto e godilo anche tu, sfoga con Lui il tuo amore”. E così dicendo io mi sono avvicinata e la Mamma e me L’ha dato in braccio. Chi può dire il mio contento, i baci, gli stringimenti, le tenerezze? Dopo che mi son sfogata un poco, Gli ho detto: “Diletto mio, Voi avete succhiato il latte dalla nostra Mamma, fate a me parte”. E Lui, tutto condiscendendo, dalla sua bocca ha versato parte di quel latte nella mia, e dopo mi ha detto: “Diletta mia, Io fui concepito unito al dolore, nacqui al dolore e morii nel dolore, e coi tre chiodi che Mi crocifissero, inchiodai le tre potenze: intelletto, memoria e volontà, di quelle anime che bramano d’amarmi, facendole restare attirate tutte a Me, perché la colpa le aveva rese inferme e disperse dal loro Creatore, senza nessun freno”.

E mentre ciò diceva, ha dato uno sguardo al mondo ed ha cominciato a piangere le sue miserie. Io, vedendolo piangere ho detto: “Amabile Bambino, non funestate una notte sì lieta, col vostro pianto, a chi Vi ama; invece di dare sfogo al pianto, diamo sfogo al canto”. E sì dicendo ho cominciato a cantare, Gesù si è distratto a sentirmi cantare, ed ha cessato dal piangere e, finendo il mio verso, ha cantato il suo, con una voce tanto forte ed armoniosa, che tutte le altre voci scomparivano alla sua voce dolcissima. Dopo ciò, ho pregato il Bambino Gesù per il mio confessore e per quelli che mi appartengono, ed infine per tutti, e Lui pareva tutto condiscendente. In questo mentre mi è scomparso, ed io sono ritornata in me stessa.

Dal Volume 4 - Dicembre 26, 1900

Continuando a vedere il Santo Bambino, vedevo la Regina Madre da una parte e san Giuseppe dall’altra, che stavano adorando profondamente l’Infante Divino. Stando tutta intenta in Lui, mi pareva che la continua presenza del Bambinello li teneva assorti in estasi continuo, e se operavano era un prodigio che il Signore operava in loro, altrimenti sarebbero restati immobili senza potere esternamente accudire ai loro doveri. Anch’io vi ho fatto la mia adorazione e mi son trovata in me stessa.

Dal Volume 36 - Dicembre 25, 1938

[…] Onde (scrive ancora Luisa) continuavo a pensare alla discesa del Verbo Divino, e dicevo tra me: “Come mai può nascere Gesù nelle anime nostre?” Ed il caro Bambino ha soggiunto: “Figlia mia, è la cosa più facile il farmi nascere, molto più che Noi non sappiamo fare cose difficili, la nostra Potenza facilita tutto; purché la creatura viva nel nostro Volere, tutto è fatto. Come vuol vivere di Esso, già forma l’abitazione al tuo piccolo Gesù; come vuol dare principio a fare i suoi atti, così Mi concepisce, e come compie il suo atto Mi fa nascere; come ama nel mio Volere, così Mi veste di luce e Mi riscalda delle tante freddezze delle creature, ed ogni qual volta Mi dà la sua volontà e prende la mia, Io Mi trastullo e formo il mio giuoco, e canto vittoria d’aver vinto l’umano volere, Mi sento il piccolo Re vincitore.

Vedi dunque, figlia mia, com’è facile da parte del tuo piccolo Gesù? Perché quando troviamo la nostra Volontà nella creatura possiamo far tutto, Essa Ci somministra tutto ciò che ci vuole e vogliamo per formare la nostra vita e le nostre opere più belle. Invece quando non vi è il nostro Volere restiamo inceppati: dove Ci manca l’amore, dove la santità, dove la potenza, dove la purezza e tutto ciò che occorre per rinascere e formare la nostra vita in loro. Perciò il tutto sta da parte delle creature, che da parte nostra Ci mettiamo a sua disposizione.

Oltre di ciò, nella mia nascita la mia Mamma divina Mi formò una bella sorpresa: coi suoi atti, col suo amore, colla vita della mia Volontà che possedeva, Mi formò il mio Paradiso in terra; non faceva altro che intrecciare col suo amore tutta la Creazione: e dove stendeva mari di bellezze per farmi godere le nostre bellezze divine dentro delle quali splendeva la sua beltà - com’era bella la Mamma mia nel trovarla nella Creazione tutta, che Mi faceva godere la sua beltà e la bellezza dei suoi atti! -, dove stendeva il suo mare d’amore per farmi trovare che in tutte le cose Mi amava, e trovavo il mio Paradiso d’amore in Essa e Mi felicitavo e gioivo nei mari d’amore della Mamma mia. Ora, nel mio Volere Mi formava le musiche più belle, i concerti più deliziosi, affinché al suo piccolo Gesù non gli mancassero le musiche della Patria Celeste. A tutto ci pensò la mia Mamma, affinché non Mi mancassero nulla dei godimenti del Paradiso lasciato; non faceva altro, in tutti i suoi atti, che formare gioie per rendermi felice. Al solo poggiarmi sul suo Cuore sentivo tali armonie e contenti, che Mi sentivo rapire. La mia cara Mamma col vivere nel mio Volere prendeva nel suo grembo il Paradiso e lo faceva godere al Figlio suo, e tutti i suoi atti non Mi servivano ad altro che a rendermi felice ed a raddoppiarmi il mio Paradiso in terra.

Ora, figlia mia, tu non sai un’altra sorpresa: chi vive nel mio Volere è inseparabile da Me, ed ogni qual volta Io rinasco, rinasce insieme con Me. Sicché non sono mai solo, la faccio rinascere insieme con Me alla vita divina; rinasce al nuovo amore, alla nuova santità, alla nuova bellezza; rinasce nelle conoscenze del suo Creatore, rinasce in tutti gli atti nostri, anzi in ogni atto che fa Mi chiama a rinascere e forma un nuovo Paradiso al suo Gesù, ed Io la faccio rinascere insieme con Me per renderla felice. Felicitare chi vive insieme con Me è una delle mie gioie più grandi.

Perciò sii attenta a vivere nel mio Volere se vuoi rendermi felice, se vuoi che negli atti tuoi trovo il mio Paradiso in terra, ed Io ci penserò a farti godere il pelago delle mie gioie e felicità; ci renderemo felici a vicenda”.

Ed ecco la festa che la piccola figlia, Luisa, prepara al Bambino Gesù:

(Volume 25 - Dicembre 25, 1928)

Stavo pensando alla nascita del Bambino Gesù, e Lo pregavo che venisse a nascere nella povera anima mia. E per inneggiare e fargli corteggio nell’atto del suo nascere, mi fondevo nel Santo Divin Volere, e scorrendo in tutte le cose create, volevo animare il cielo, il sole, le stelle, il mare, la terra, e tutto, col mio Ti amo, volevo mettere tutte le cose create come in aspettativa nell’atto di nascere Gesù, affinché tutti gli dicessero: ‘Ti amo e vogliamo il Regno del tuo Volere sulla terra’. Ora mentre ciò facevo, mi pareva che tutte le cose create si mettessero sull’attenti nell’atto di nascere Gesù, e come il caro Bambino usciva dal seno della sua Mamma Celeste, il cielo, il sole, e fin il piccolo uccellino come tutti in coro dicevano: ‘Ti amo e vogliamo il Regno della tua Volontà sulla terra’; il mio Ti amo nel Voler Divino scorreva in tutte le cose, perché in tutte la Divina Volontà teneva la sua vita, e perciò tutti inneggiavano alla nascita del loro Creatore, ed io vedevo il neonato Bambino, che slanciandosi nelle mie braccia tutto tremante mi ha detto: “Che bella festa Mi ha preparata la piccola figlia del mio Volere! com’è bello il coro di tutte le cose create che Mi dicono ‘Ti amo’ e vogliono che regni la mia Volontà! Chi vive in Essa tutto può darmi e può usare tutti gli stratagemmi per rendermi felice, e farmi sorridere anche in mezzo alle lacrime; perciò Io stavo aspettandoti per avere una tua sorpresa d’amore, in virtù del mio Volere Divino. Perché tu devi sapere, che la mia vita sulla terra non fu altro che patire, operare e preparare tutto ciò che doveva servire per il Regno della mia Divina Volontà, che dev’essere Regno di felicità e di possedimento, perciò i miei lavori allora avranno i loro pieni frutti e si cambieranno per Me e per le creature in dolcezze, in gioie ed in possesso”.

Ora mentre ciò diceva mi è scomparso, ma dopo poco è ritornato dentro d’una cullina d’oro, vestito con una piccola vestitina di luce, ed ha soggiunto: “Figlia mia, oggi è la mia Nascita e son venuto per renderti felice colla mia presenza: Mi sarebbe troppo duro non rendere felice in questo giorno chi vive nella mia Divina Volontà, non darle il mio primo bacio e dirti ‘ti amo’, come contraccambio del tuo, e stringendoti forte al mio piccolo Cuore, farti sentire i miei palpiti che sprigionano fuoco, che vorrebbero bruciare tutto ciò che alla mia Volontà non appartiene; ed il tuo palpito facendo eco nel mio Mi ripete il tuo gradito ritornello: ‘La tua Volontà regna come in Cielo così in terra’. Ripetilo sempre se mi vuoi rendere felice e quietarmi il mio pianto infantile. Guarda il tuo amore Mi ha preparato la culla d’oro, e gli atti nella mia Divina Volontà Mi hanno preparata la vestitina di luce, non ne sei contenta?”

Dopo di ciò seguivo i miei atti nel Fiat Divino riandando nell’Eden, nei primi atti della Creazione dell’uomo, ed il mio dolce Gesù movendosi nel mio interno mi ha detto: “Figlia mia, Adamo, primo Sole umano, investito dal nostro Volere, i suoi atti erano più che raggi di sole, che allungandosi ed allargandosi dovevano investire tutta l’umana famiglia, in cui si dovevano vedere tanti in uno, come palpitanti in questi raggi accentrati tutti nel centro di questo primo Sole umano, i quali tutti dovevano tenere virtù di formare il loro Sole senza uscire dal vincolo del primo Sole, perché avendo principio la vita di ciascuna da questo Sole, ciascuno poteva essere Sole per sé stesso.

Come fu bella la creazione dell’uomo! Oh! come superò tutto l’universo intero! Il vincolo d’unione di uno in tanti, era il più gran prodigio della nostra Onnipotenza, cui la nostra Volontà Una, in Sé doveva mantenere l’inseparabilità di tutti, la vita comunicativa ed unitiva di tutti. Simbolo ed immagine della nostra Divinità, che siamo inseparabili, e che sebbene siamo Tre Divine Persone, siamo sempre Uno, perché una è la Volontà, una è la santità, la potenza nostra; perciò viene guardato da Noi l’uomo sempre come se fosse uno solo, ad onta che doveva tenere la sua generazione lunghissima, ma sempre accentrata nell’uno; era l’Amore increato che veniva da Noi creato nell’uomo e perciò doveva dar di Noi e rassomigliarsi a Noi, e la nostra Volontà unica agente in Noi, doveva agire unica nell’uomo per formare l’unità di tutti, ed il vincolo inseparabile di ciascuno. Perciò l’uomo col sottrarsi dal nostro Fiat Divino si difformò e disordinò, e non sentì più la forza dell’unità ed inseparabilità, né col suo Creatore, né con tutte le generazioni; si sentì come un corpo diviso e spezzato nelle sue membra, che non possiede più tutta la forza del suo corpo intero. Ecco perciò vuole entrare di nuovo come atto primo nella creatura la mia Divina Volontà, per riunire le membra spezzate, e dargli l’unità e l’inseparabilità come uscì dalle nostre mani creatrici. Noi Ci troviamo nella condizione di un artefice che ha fatto la sua bella statua da far stupire Cielo e terra; l’artefice ama tanto questa statua che vi ha messo la sua vita dentro di essa, sicché ogni atto o movimento che essa fa, l’artefice sente in sé la vita, l’atto, il movimento della sua bella statua. L’artefice l’ama con amore di delirio, né sa distaccare il suo sguardo da essa, ma in tant’amore la statua riceve un incontro, urta e resta spezzata nelle membra e nella parte vitale che la teneva vincolata ed unita coll’artefice, quale non sarà il suo dolore e che non farà costui per rifare la sua bella statua? Molto più che lui l’ama ancora, ed all’amore delirante si è aggiunto l’amore dolorante. Tale si trova la Divinità a riguardo dell’uomo. E’ il nostro delirio d’amore e di dolore che vogliamo rifare la bella statua dell’uomo, e siccome l’urto successe nella parte vitale della nostra Volontà, che lui possedeva, ristabilita Essa in lui, la bella statua Ci sarà rifatta ed il nostro amore resterà appagato. Perciò non voglio altro da te, che la mia Divina Volontà abbia la sua vita”.

Poi ha soggiunto con un accento più tenero: “Figlia mia, nelle cose create la Divinità non creava l’amore, ma le sfioriture della sua Luce, della sua Potenza, della sua Bellezza, eccetera. Sicché si può dire che nel creare il cielo, le stelle, il sole, il vento, il mare, la terra, erano le opere nostre che mettevamo fuori e le sfioriture delle nostre belle Qualità. Solo per l’uomo questo prodigio grandissimo di creare la vita, e la vita del nostro Amore medesimo, e perciò è detto che fu creato a nostra immagine e somiglianza. E perciò l’amiamo tanto, perché è vita ed opera ch’è uscita da Noi, e la vita costa più che tutto”.

Nel Volume 35 - Dicembre 25, 1937 -, Luisa scrive: […] Continuavo a pensare alla nascita del Bambinello Gesù. E Lui ha soggiunto: “Figlia piccola del mio Volere, la festa della mia nascita fu la festa e come l’inizio della festa della mia Divina Volontà. Come gli Angeli cantavano: ‘Gloria a Dio nei più alti dei Cieli e pace in terra agli uomini di buona volontà’, gli Angeli, la Creazione, si atteggiò a festa; e mentre festeggiavano la mia nascita, festeggiavano la festa della mia Divina Volontà, perché colla mia nascita riceveva la vera gloria, fin nei più alti dei Cieli, la nostra Divinità. E gli uomini avranno la vera pace quando riconosceranno la mia Volontà, Le daranno il dominio e La faranno regnare; allora la loro volontà si farà buona, sentiranno la forza divina. Ed allora canteranno insieme Cieli e terra: ‘Gloria a Dio nei più alti dei cieli e pace in terra agli uomini che possederanno la Divina Volontà!’ Tutto si abbonerà in loro e possederanno la vera pace”.

“Figlia mia, per chi fa la mia Volontà è sempre Natale. Come l’anima entra nel mio Volere, Io resto concepito nel suo atto; come va compiendo il suo atto, Io svolgo la mia Vita; come lo finisce, Io risorgo e l’anima resta concepita in Me, svolge la sua vita nella mia e risorge negli stessi atti miei. Vedi dunque che le feste natalizie sono per chi una volta all’anno si prepara, si mette in grazia mia, quindi sente in sé qualche cosa di nuovo della mia Nascita; ma per chi fa la mia Volontà è sempre Natale, rinasco in ogni suo atto. Sicché tu vorresti che nascessi in te una volta all’anno? No, no! Per chi fa la mia Volontà, la mia Nascita, la mia Vita, la mia Morte e la mia Risurrezione devono essere un atto continuato, non mai interrotto; altrimenti, quale sarebbe la diversità, la smisurata distanza dalle altre santità?” Volume 16, 26.12.1923

Appena giunsero, i Santi Magi, nella spelonca di Betlemme, il Bambino Gesù si compiacque di far risplendere esternamente i raggi della Sua Divinità comunicandosi ad essi in tre modi: con l’amore, con la bellezza e con la potenza. Rimasero allora così rapiti e sprofondati alla presenza del Bambino Gesù che, se il Signore non avesse ritirati un’altra volta internamente i raggi della Sua divinità, sarebbero rimasti lì per sempre senza potersi più muovere… Onde, appena il Bambino ritirò i raggi della Sua Divinità, ritornarono in se stessi, ma stupefatti nel mirare un eccesso d’amore sì grande, perché in quella Luce il Signore aveva fatto loro capire il mistero dell’Incarnazione.Indi si alzarono ed offrirono i doni alla Regina Madre, che s’intrattenne a lungo a parlare con loro… (Volume 4 – 6.1.1901)

 

Pro Manuscripto a cura del Gruppo di Preghiera ” Divino Volere e Divino Amore” Tel. 06 77201536

 

 

[1] La ‘Casa della Divina Volontà’ fatta costruire da Sant’Annibale Maria Di Francia (confessore straordinario di Luisa e censore ufficiale dei suoi Scritti) per l’Istituto di Suore da lui fondato, le Figlie del Divino Zelo. Sant’Annibale desiderava che Luisa abitasse tra le sue suore, perché fosse loro di esempio di vita di Volontà Divina, secondo gli Scritti sulla Divina Volontà che Gesù le aveva rivelato.

SANT'AGOSTINO: IL COMBATTIMENTO CRISTIANO.

  • 19 Luglio 2015 |

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IL COMBATTIMENTO CRISTIANO

SANT'AGOSTINO

 

Il diavolo è il nostro avversario.

1. 1. La corona della vittoria non si promette se non a coloro che combattono. Nelle divine Scritture, inoltre, troviamo con frequenza che si promette a noi la corona, se vinceremo. Ma per non dilungarci a richiamare molti passi, presso l’apostolo Paolo si legge con molta chiarezza: Ho compiuto la mia opera, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede, ora mi resta la corona di giustizia 1. Dobbiamo dunque conoscere quale sia questo avversario, vinto il quale, saremo incoronati. È quello stesso che il Signore nostro vinse per primo, sicché anche noi, se perseveriamo in lui. E perciò la Potenza e la Sapienza di Dio 2 e il Verbo, per mezzo del quale furono fatte tutte le cose 3, che è il Figlio unigenito, rimane immutabile al di sopra di ogni creatura. E poiché sotto di Lui sta anche la creatura che non ha peccato, quanto più sta sotto di Lui ogni creatura peccatrice? E poiché sotto di Lui sono tutti gli angeli santi, molto più a Lui sono sottoposti gli angeli prevaricatori, di cui il diavolo è il capo. Ma poiché quest’ultimo aveva ingannato la nostra natura, l’unigenito Figlio di Dio si è degnato di assumere la nostra stessa natura, affinché da essa stessa fosse vinto il diavolo, e quello che il Figlio di Dio ha sottoposto a sé, fosse sottoposto anche a noi. È appunto quello che indica quando dice: Il principe di questo mondo è stato cacciato fuori 4. Non perché il diavolo è stato cacciato fuori dal mondo, come credono alcuni eretici, ma fuori dalle anime di coloro che aderiscono alla parola di Dio e non amano il mondo, di cui egli è il capo; infatti egli domina su quelli che amano le cose temporali, che sono contenute in questo mondo visibile, non perché egli sia padrone di questo mondo, ma perché è fonte di tutte quelle cupidige, per le quali si brama tutto ciò che è passeggero, cosicché a lui sono soggetti quelli che trascurano l’eterno Dio ed amano le cose caduche e mutevoli. La radice di tutti i mali è la cupidigia: seguendo la quale alcuni hanno deviato dalla fede e si sono da sé tormentati con molti dolori 5. Per mezzo di questa cupidigia il diavolo regna sull’uomo e occupa il suo cuore. Tali sono tutti quelli che amano questo mondo. Il diavolo poi è cacciato fuori, quando di tutto cuore si rinuncia a questo mondo. Così infatti si rinuncia al diavolo, che è principe di questo mondo, quando si rinuncia a ciò che è corrotto, alle pompe e ai suoi corifei. Ecco perché lo stesso Signore, avendo già assunto trionfalmente la natura dell’uomo, disse: Sappiate che io ho vinto il mondo 6.

Occorre vincere la cupidigia per vincere il diavolo.

2. 2. Molti poi dicono: come possiamo noi vincere il diavolo che non vediamo? Ma noi abbiamo un maestro il quale si è degnato di mostrarci in che modo si vincono i nemici invisibili. Di lui infatti dice l’Apostolo: Spogliandosi della carne, fu modello ai principati e alle potestà, trionfando con sicurezza su di loro in se stesso 7. Dunque si vincono le invisibili potenze a noi ostili là dove si vincono le invisibili cupidige. E perciò poiché in noi stessi vinciamo le brame delle cose temporali, è necessario che in noi stessi vinciamo anche colui che regna nell’uomo per mezzo delle stesse cupidige. Quando infatti fu detto al diavolo: Mangerai terra, fu detto al peccatore: Tu sei polvere e in polvere ritornerai 8. Il peccatore fu dunque dato in pasto al diavolo. Facciamo in modo di non essere terra, se non vogliamo essere divorati dal serpente. Come infatti ciò che mangiamo lo convertiamo nel nostro corpo, affinché lo stesso cibo si trasformi in ciò che noi siamo secondo il nostro corpo, così a causa dei cattivi costumi per mezzo della malvagità e della superbia e dell’empietà ciascuno diventa ciò che è il diavolo, cioè simile a lui, ed è sottoposto a lui, come il nostro corpo è soggetto a noi. E questo è ciò che si dice, essere mangiato dal serpente. Chiunque pertanto teme quel fuoco che fu preparato per il diavolo ed i suoi angeli 9, si sforzi di trionfare su di lui in se stesso. Infatti quelli che ci combattono all’esterno, noi li vinciamo internamente, col vincere le concupiscenze per mezzo delle quali essi ci dominano. E attirano con sé nelle pene quelli che troveranno simili a sé.

I cattivi demoni non abitano in cielo.

3. 3. Così dice anche l’Apostolo che in se stesso combatte le potenze esterne. Dice infatti: Non dobbiamo noi combattere contro la carne e il sangue, ma contro i principi e le potestà di questo mondo, contro coloro che governano queste tenebre, contro gli spiriti di malizia negli spazi celesti 10. Cielo infatti è chiamato anche questo spazio, dove i venti e le nubi e le tempeste e i turbini si avvicendano; come infatti anche la Scrittura dice in molti passi: E il Signore tuonò dal cielo 11; e gli uccelli del cielo 12 e i volatili del cielo13; essendo chiaro che gli uccelli volano nell’aria. Anche noi abitualmente chiamiamo cielo quest’aria: infatti quando domandiamo intorno al tempo sereno o nuvoloso, talvolta diciamo: "com’è l’aria?", talvolta: "com’è il cielo?". Dico ciò affinché nessuno pensi che i cattivi demoni abitano là dove Dio dispose il sole, la luna e le stelle. Questi cattivi demoni perciò l’Apostolo chiama spirituali 14, perché anche gli angeli cattivi sono chiamati spiriti nelle divine Scritture. Perciò egli li chiama rettori di queste tenebre, perché chiama tenebre gli uomini peccatori, sui quali questi dominano. Perciò dice in un altro passo: Voi foste infatti una volta tenebre; ma ora siete luce nel Signore 15; perché da peccatori erano stati giustificati. Non pensiamo dunque che il diavolo con i suoi angeli abiti nelle sommità del cielo, donde crediamo che egli sia caduto.

Empia credenza dei manichei.

4. 4. Così infatti errano i manichei, i quali affermano che prima della creazione del mondo vi era stato un popolo di tenebre che si ribellò contro Dio. Quegli sventurati credono che in quella guerra Dio onnipotente non poté altrimenti aiutare se stesso se non inviando una parte di sé contro quella razza. I principi di quella razza, come essi dicono, divorarono la parte di Dio e si organizzarono in modo tale che il mondo potesse essere costruito da loro. Così affermano che Dio giunse alla vittoria con grandi disgrazie e tormenti e miserie delle sue membra; queste membra, dicono, essersi poi mescolate alle viscere tenebrose dei loro principi, per calmarli e frenarli dal loro furore. E non capiscono che la loro setta è tanto sacrilega da credere che Dio onnipotente abbia combattuto con le tenebre non per mezzo della creatura che egli aveva fatto, ma per mezzo della sua propria natura: credere ciò è un’empietà. Né affermano solo ciò, ma anche che quelli stessi che furono vinti divennero migliori per il fatto che il loro furore fu frenato e che la natura di Dio, che in realtà vinse, divenne miserrima. Dicono anche che essa per questa mescolanza abbia perduto l’intelletto e la sua felicità e si sia trovata implicata in gravi errori e rovine. Se dicessero che la natura di Dio si sia in parte completamente purificata, affermerebbero tuttavia una grande empietà contro Dio onnipotente, del quale una parte crederebbero essere stata esposta per tanto tempo ad errori e pene senza alcuna responsabilità di peccato. Ora quegli sventurati osano dire che non può purificarsi tutta completamente, e che quella stessa parte che non si è potuta purificare, è destinata alla necessità di essere avvolta e legata alla rovina del sepolcro; e così una parte di Dio che per niente ha peccato rimane sempre ivi misera, ed è punita in eterno col carcere delle tenebre. Questo essi dicono per ingannare le anime semplici. Ma chi è così semplice da non accorgersi che sono cose sacrileghe quando affermano che Dio onnipotente è stato oppresso dalla necessità, così da permettere che la sua parte buona e innocente fosse ricoperta da tante grandi rovine e macchiata da tanta immondezza e non potesse liberarla completamente, e legasse con vincoli eterni ciò che non ha potuto liberare? Chi dunque non rigetterebbe simili cose? Chi non capirebbe che queste cose sono empie e nefande? Ma essi quando ingannano gli uomini non parlano di questi argomenti per primo; se ne parlassero sarebbero derisi o sarebbero respinti da tutti; scelgono invece quei capitoli delle Scritture che gli uomini semplici non capiscono e per mezzo di quelli ingannano le anime inesperte, domandando loro donde provenga il male. Così fanno a proposito di un testo dell’Apostolo dov’è scritto: I principi di queste tenebre e gli spiriti del male nei cieli 16. Quegli ingannatori cercano l’uomo che non comprende le divine Scritture e gli dicono donde siano in cielo i principi delle tenebre; così non avendo egli potuto rispondere, possano trascinarlo attraverso la loro curiosità; poiché ogni anima ignorante è curiosa. Chi invece conosce bene la fede cattolica ed è munito di buoni costumi e vera pietà, sebbene ignori la loro eresia, tuttavia risponde loro. Né può essere ingannato colui che ormai conosce quello che appartiene alla fede cristiana, che è chiamata cattolica, diffusa nel mondo, protetta dalla Provvidenza divina contro tutti gli empi e i peccatori e quelli suoi che la trascurano.

La lotta cristiana non è esteriore ma interiore.

5. 5. Abbiamo dunque detto che l’apostolo Paolo ha affermato che noi lottiamo contro i capi delle tenebre e le potenze spirituali del male che abitano nei cieli, e abbiamo anche provato che questo spazio aereo prossimo alla terra si chiama cielo; bisogna credere che noi combattiamo contro il diavolo e i suoi angeli, i quali godono dei nostri turbamenti. Lo stesso Apostolo infatti in un altro passo chiama il diavolo principe della potenza dell’aria 17. Sebbene il passo dove dice: Gli spiriti del male che occupano gli spazi celesti 18, si possa intendere diversamente, di modo che egli non ha detto che sono gli stessi angeli prevaricatori negli spazi celesti, ma piuttosto noi, dei quali in altro passo dice: La nostra dimora è nei cieli 19, affinché noi stabiliti negli spazi celesti, cioè camminando nei precetti spirituali di Dio, combattiamo contro gli spiriti del male che tentano di distrarci di là. Perciò bisogna cercare di più in che modo possiamo combattere e vincere contro quelli che non vediamo, affinché gli stolti non pensino che noi dobbiamo combattere contro l’aria.

È necessario domare il proprio corpo.

6. 6. Pertanto lo stesso Apostolo insegna dicendo: Io non combatto per così dire battendo l’aria, ma castigo il mio corpo e lo riduco in servitù, affinché predicando agli altri, per caso non sia io riprovato 20. Quindi aggiunge: Siate miei imitatori come anch’io lo sono di Cristo 21. Perciò bisogna intendere che anche lo stesso Apostolo abbia trionfato in se stesso delle potenze di questo mondo 22, come aveva detto del Signore di cui si professa imitatore 23. Imitiamo dunque anche noi lui, come ci esorta e castighiamo il nostro corpo e riduciamolo in schiavitù, se vogliamo vincere il mondo. Poiché questo mondo ci può dominare per mezzo dei piaceri illeciti e le vanità e la pericolosa curiosità, cioè quelle cose che allettano gli amanti dei piaceri temporali con dannoso piacere in questo mondo e li costringono a servire al diavolo ed ai suoi angeli: se abbiamo rinunziato a tutte queste cose, riduciamo il nostro corpo in schiavitù.

Anzitutto sottomettersi a Dio "con buona volontà e sincera carità".

7. 7. Ma affinché nessuno chieda in che modo dobbiamo sottomettere il nostro corpo a schiavitù, si può facilmente capire e può avvenire se sottomettiamo a Dio per prima noi stessi con buona volontà e sincera carità. Infatti ogni creatura voglia o non voglia è soggetta a un solo Dio e suo Signore. Ma di ciò siamo ammoniti, a servire al Signore Dio nostro con tutta la volontà. Poiché il giusto serve liberamente, l’ingiusto invece serve in catene. Tutti però servono alla divina Provvidenza; ma alcuni obbediscono come figli e con essa fanno ciò che è bene, altri poi sono legati come schiavi e di essi avviene ciò che è giusto. Così Dio onnipotente, Signore di tutte le creature, il quale creò tutte le cose, com’è scritto, assai buone 24 le ha ordinate in modo che riesca del bene dalle cose buone e dalle cose cattive. Ciò che si fa con giustizia è fatto bene. Giustamente i buoni sono beati e giustamente i cattivi pagano le pene. Dio dunque ricava il bene e dai buoni e dai cattivi, poiché fa tutto con giustizia. Buoni sono coloro che con tutta la loro volontà servono a Dio; i cattivi servono per necessità: nessuno sfugge infatti alle leggi dell’Onnipotente. Ma altro è fare ciò che la legge comanda, altro è sopportare ciò che la legge comanda. E quindi i buoni agiscono secondo le leggi, i cattivi soffrono secondo le leggi.

Perché in questa vita i giusti sopportano molti mali gravosi e difficili.

7. 8. E non ci sconvolga il fatto che in questa vita secondo la carne che essi portano, i giusti sopportino molti mali gravosi e difficili. Infatti, non soffrono alcun male coloro che ormai possono dire ciò che quell’uomo spirituale, l’Apostolo, canta con esultanza e predica dicendo: Noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce la pazienza, la pazienza la virtù provata e la virtù provata la speranza. La speranza poi non delude, perché l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato 25. Se dunque in questa vita, dove vi sono tanti grandi travagli, gli uomini buoni e giusti, quando sopportano tali sofferenze, possono non solo tollerarle con animo sereno, ma anche gloriarsi nell’amore di Dio, che cosa pensare di quella vita che ci è promessa, dove nessuna molestia sentiremo da parte del corpo? In effetti il corpo dei giusti non risorgerà per lo stesso scopo per cui risorgerà il corpo degli empi. Come sta scritto: Tutti risorgeremo, ma non tutti saremo trasformati 26. E affinché nessuno creda che questa trasformazione non è promessa ai giusti, ma piuttosto agli ingiusti, e non consideri che essa procuri pena, l’Apostolo prosegue e dice: E i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati 27. Tutti i cattivi dunque sono ordinati in modo tale che ciascuno nuoce a se stesso e tutti si danneggiano vicendevolmente. Infatti desiderano ciò che è amato in modo pernicioso e ciò che ad essi può essere facilmente portato via; e queste cose portano via a se stessi a vicenda quando si perseguitano. E così sono angustiati coloro ai quali vengono tolti i beni temporali, perché li amano; al contrario coloro che se ne impossessano, godono. Ma una siffatta gioia è cecità e somma miseria: infatti coinvolge ancor più l’anima conducendola a tormenti sempre più grandi. Anche il pesce è contento, quando, non vedendo l’amo, divora l’esca. Ma appena il pescatore comincia a tirarlo, per primo vengono attorcigliate le sue viscere, in seguito, da tutto quel piacere per mezzo di quella stessa esca dalla quale era stato attratto, è trascinato alla morte. Similmente accade di tutti coloro che si reputano felici per i beni terreni. Abboccano, infatti, all’amo, e con quello vanno errando. Verrà il tempo quando sentiranno quanti tormenti avranno divorato con l’avidità. E ai buoni non arrecano danno per nulla, perché viene tolto loro ciò che essi non amano. Infatti, nessuno può loro sottrarre ciò che essi amano, e per cui sono felici. Il tormento del corpo affligge miseramente le anime malvagie, invece purifica fortemente quelle buone. Così avviene che l’uomo cattivo e l’angelo cattivo combattono per disposizione della divina Provvidenza, ma ignorano quale bene Dio trae da loro. E quindi vengono ricompensati non per i meriti del loro servizio, ma per i meriti della loro malizia.

L’onnipotenza di Dio governa non solo le anime ma l’intero universo.

8. 9. Ma come queste anime che hanno la volontà di nuocere e la facoltà di pensare sono ordinate sotto le leggi divine affinché nessuno soffra alcunché di ingiusto, così tutte le cose sia animate sia corporee sono, nel loro genere ed ordine, sottomesse alle leggi della divina Provvidenza e amministrate da esse. Perciò dice il Signore: Forse che due passeri non si vendono per un denaro ed uno di essi non cade in terra senza la volontà del Padre vostro? 28 Questo infatti disse volendo dimostrare che qualunque cosa che gli uomini stimano di pochissimo conto è governata dall’onnipotenza di Dio. Gli uccelli del cielo sono nutriti da Lui e i gigli del campo sono vestiti da Lui 29, così parla la Verità, e aggiunge che anche i nostri capelli sono contati 30. Ma poiché Dio cura da se stesso le anime razionali che sono pure, sia negli ottimi e grandi angeli, sia negli uomini che servono a Lui con tutta la volontà, governa poi le altre cose mediante questi stessi e poté anche in modo verissimo affermarsi dall’Apostolo quel detto: Non spetta a Dio prendersi cura dei buoi 31. Nelle sante Scritture Dio insegna agli uomini come debbono agire con gli altri uomini ed essi stessi servire Dio. Essi sanno già come agire con le loro bestie, cioè come governare la salute del loro bestiame con la pratica e la perizia e la ragione naturale: tutte cose queste che essi ricevettero dai grandi doni del loro Creatore. Chi dunque può capire come Dio creatore della natura universale la governa per mezzo delle anime sante che sono sue ministre in cielo e in terra; perché anche le stesse anime sante furono da Lui fatte e nella sua creazione tengono il primato: chi dunque può capire capisca ed entri nella gioia del suo Signore 32.

Finché siamo nel corpo gustiamo quanto è soave il Signore.

9. 10. Se poi non possiamo fare ciò, finché siamo nel corpo e siamo lontani dal Signore 33, almeno gustiamo quanto è soave il Signore 34; poiché ha dato a noi lo Spirito come pegno 35, nel quale sentiamo la sua dolcezza e desideriamo la stessa fonte della vita, dove con sobria estasi saremo inondati e irrigati, come l’albero che è piantato lungo il corso delle acque e dà il frutto a suo tempo e le sue foglie non cadranno 36. Dice infatti lo Spirito Santo: I figli degli uomini spereranno all’ombra delle tue ali, saranno inebriati dalla ubertà della tua casa e li abbevererai col torrente del tuo amore. Poiché presso di te è la fonte della vita 37. Tale ebrietà non sconvolge la mente, ma tuttavia la rapisce in alto, e dà la dimenticanza di tutte le cose terrene. E possiamo già dire con tutto il nostro affetto: Come il cervo desidera le fonti delle acque, così l’anima mia desidera te, o Dio38.

Egli ha avuto pietà della nostra debolezza.

10. 11. Che se per caso ancora per le malattie dell’anima, che essa ha contratto per l’amore del secolo, noi non siamo idonei a gustare quanto è dolce il Signore, crediamo almeno alla divina autorità che ha voluto manifestare nelle sante Scritture circa il Figlio suo, il quale fu fatto a lui dalla discendenza di Davide secondo la carne, come dice l’Apostolo 39. Tutte le cose, infatti, sono state fatte per mezzo di lui, com’è scritto nell’Evangelo, e senza di lui nulla è stato fatto 40. Egli ha avuto pietà della nostra debolezza che noi abbiamo meritato non per opera sua ma per nostra volontà. Infatti Dio ha creato l’uomo per l’immortalità 41 e gli ha dato il libero arbitrio della volontà. Non sarebbe infatti molto felice se dovesse servire ai comandamenti di Dio per necessità e non per volontà. È facile, a mio avviso, tutto questo: la qual cosa non vogliono capire quelli che hanno abbandonato la fede cattolica, eppure vogliono essere chiamati cristiani. Infatti, se ammettono con noi che la natura umana non può essere guarita se non facendo il bene, confessino pure che la stessa natura non si può ammalare se non peccando. E perciò non bisogna credere che l’anima nostra sia ciò che Dio è, perché se ciò fosse né per sua volontà né per qualche altra necessità si cambierebbe in peggio; poiché in ogni modo capiamo che Dio è immutabile, lo si comprende non da quelli che in spirito di contesa e vanità e per desiderio di vana gloria amano parlare di ciò che non sanno, ma da quelli che con cristiana umiltà "sentono la bontà di Dio e lo cercano nella semplicità del cuore"42. Il Figlio di Dio perciò si è degnato di assumere la nostra debolezza: E il Verbo si fece carne e abitò fra noi43. Non perché quell’eternità si sia cambiata, ma perché ha mostrato agli occhi mutabili degli uomini la creatura mutabile che Egli assunse con immutabile maestà.

Innalzi la sua speranza il genere umano: il Figlio di Dio ha assunto 1’uomo.

11. 12. Vi sono degli stolti che dicono: non poteva la Sapienza di Dio liberare gli uomini in modo diverso senza assumere l’umanità, senza nascere da una donna e patire tutte quelle sofferenze da parte dei peccatori? A costoro rispondiamo: lo poteva certamente; ma se avesse fatto diversamente, sarebbe dispiaciuto ugualmente alla vostra stoltezza. Se non apparisse agli occhi dei peccatori, certamente la sua luce eterna, che si vede con gli occhi interiori, non potrebbe essere vista dalle menti inquinate. Ora dal momento che si è degnato di istruirci visibilmente per prepararci alle cose invisibili, dispiace agli avari, perché non ha assunto un corpo tutto d’oro; dispiace agli impudichi, perché è nato da una donna (infatti, non hanno molto piacere gli impudichi che le donne concepiscano e partoriscano); dispiace ai superbi, perché ha sopportato con infinita pazienza le offese; dispiace ai delicati, perché è stato crocifisso; dispiace ai timidi, perché è morto. E perché non sembri che difendono i loro vizi, dicono che si dispiacciono che ciò sia accaduto non in un uomo, ma nel Figlio di Dio. Non capiscono infatti cosa sia l’eternità di Dio che ha assunto umana natura e che cosa sia la stessa umana creatura, che era riportata dalle sue mutazioni all’antica stabilità, affinché imparassimo, come insegna lo stesso Signore, che le infermità che abbiamo acquistato col peccare, possono essere sanate col bene operare. Si mostrava a noi, infatti, a quale fragilità l’uomo era giunto con la sua colpa, e da quale fragilità era liberato con l’aiuto divino. Perciò il Figlio assunse umana natura ed in essa ha sofferto da uomo. Questo rimedio a favore degli uomini è così grande che più non si può immaginare. Quale superbia si può sanare, se non si sana con l’umiltà del Figlio di Dio? Quale avarizia si può sanare, se non si sana con la povertà del Figlio di Dio? Quale iracondia si può sanare, se non si sana con la pazienza del Figlio di Dio? Quale empietà si può sanare, se non si sana con la carità del Figlio di Dio? Infine, quale timidezza si può sanare, se non si sana con la risurrezione del corpo di Cristo Signore? Innalzi la sua speranza il genere umano e riconosca la sua natura, veda quanto posto ha nelle opere di Dio. Non disprezzate voi stessi, o uomini: il Figlio di Dio si è fatto uomo. Non disprezzate voi stesse, o donne: il Figlio di Dio è nato da una donna. Non amate però le cose carnali: perché nel Figlio di Dio non siamo né maschio né femmina. Non amate le cose temporali: perché se si amassero come un bene, le amerebbe l’uomo che il Figlio di Dio ha assunto. Non temete gli oltraggi e le croci e la morte, perché se nuocessero agli uomini non le avrebbe sofferte l’uomo che il Figlio di Dio ha assunto. Questa fede che ormai dovunque si predica, dovunque si venera, che sana ogni anima obbediente, non esisterebbe nella società umana, se non fossero state realizzate tutte quelle cose che dispiacciono ai più stolti. Chi si degnerà di imitare la stolta presunzione per poter essere spinto a praticare la virtù, se arrossisce di imitare colui del quale fu detto, prima che nascesse, che sarà chiamato Figlio dell’Altissimo 44 e già in tutte le nazioni, cosa che nessuno può negare, lo si chiama Figlio dell’Altissimo? Se abbiamo una grande opinione di noi, degniamoci di imitare colui che è chiamato Figlio dell’Altissimo. Se invece ci stimiamo poco, osiamo imitare i pescatori e i pubblicani che lo hanno imitato. O medicina provvida per tutti, che reprime tutti i tumori, che ravviva tutto ciò che è debole, che toglie tutte le escrescenze, custodisce tutto ciò che è vitale, ripara tutte le perdite, corregge tutte le depravazioni! Chi ormai può elevarsi contro il Figlio di Dio? Chi può disperare di sé, se per lui il Figlio di Dio ha voluto essere tanto umile? Chi può stimare beata la vita per quelle cose che il Figlio di Dio ha insegnato doversi disprezzare? A quali avversità potrà cedere colui il quale crede che la natura dell’uomo è custodita da tante persecuzioni nel Figlio di Dio? Chi potrà pensare che il regno dei cieli gli è chiuso, se conosce che i pubblicani e le meretrici hanno imitato il Figlio di Dio? 45 Da quale malvagità non sarà preservato chi osserva e ama le opere e le parole di quest’uomo, nel quale il Figlio di Dio si è offerto a noi quale esempio di vita?

La speranza della vita eterna solleva il mondo.

12. 13. Ormai sia gli uomini, sia le donne, sia ogni età e grado di questo secolo sono mosse alla speranza della vita eterna. Alcuni lasciano i beni temporali e accorrono alle cose divine; altri si lasciano avvincere dalle virtù di quelli che fanno ciò e lodano quello che non osano imitare. Pochi però mormorano sino ad ora e sono tormentati da vano livore e sono o quelli che cercano il loro interesse nella Chiesa, sebbene sembrino cattolici, o gli eretici che vogliono trovare gloria dallo stesso nome di Gesù Cristo, o i giudei che desiderano difendere il loro peccato di empietà, o i pagani che temono di perdere la loro curiosità di vana licenza. Ma la Chiesa cattolica sparsa in lungo e in largo per tutto il mondo, rompendo i loro attacchi fin dai primi tempi, si è fortificata sempre di più, non col resistere ma col sopportare. Ora Essa con la fede irride alle loro insidiose questioni, con la ragione le discute, e con l’intelligenza le distrugge. Non si cura dei calunniatori delle sue pagliuzze, perché distingue il tempo della messe, il tempo dell’aia e il tempo dei granai con prudenza e diligenza. Corregge i calunniatori del suo frumento o gli erranti e relega gli invidiosi tra le spine e la zizzania.

Come nella conoscenza bisogna guardarsi dall’errore, così nell’azione bisogna guardarsi dal peccato.

13. 14. Sottoponiamo dunque l’anima a Dio, se vogliamo sottoporre il nostro corpo a schiavitù e trionfare del diavolo. La fede è la prima che sottopone l’anima a Dio; poi i precetti del vivere, con l’osservanza dei quali la nostra speranza si rafforza, e la carità si alimenta e comincia a risplendere quello che prima solo si credeva. Poiché la conoscenza e l’azione rendono beato l’uomo, come nella conoscenza bisogna guardarsi dall’errore, così nell’azione bisogna guardarsi dal peccato. Erra invece chiunque crede di poter conoscere la verità vivendo ancora nell’iniquità. È iniquità amare questo mondo e avere in grande considerazione le cose che nascono e passano, bramarle e affannarsi per esse per conquistarle; rallegrarsi quando abbondano e temere di perderle; contristarsi quando si perdono. Tale vita non può contemplare quella pura, sincera e immutabile verità e attaccarsi ad essa, né staccarsene più per l’eternità. Pertanto prima di purificare la nostra mente dobbiamo credere quello che non possiamo ancora comprendere; poiché in tutta verità fu detto per mezzo del profeta: Se non crederete, non comprenderete 46.

Crediamo in Dio Trinità.

13. 15. La fede nella Chiesa si esprime con somma brevità; in essa sono comprese le verità eterne che non possono ancora essere comprese dagli uomini carnali e le cose temporali passate e future che l’eterna divina Provvidenza ha fatto e farà per la salvezza degli uomini. Crediamo dunque nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Queste sono (Persone) eterne e immutabili, cioè un solo Dio, la Trinità eterna di una sola sostanza, Dio, dal quale è tutto, per il quale è tutto, nel quale è tutto 47.

Dio in tre Persone.

14. 16. Non dobbiamo ascoltare coloro che dicono che solamente il Padre esiste, che non ha il Figlio, né che è con Lui lo Spirito Santo; ma che lo stesso Padre talora si chiama Figlio e talvolta Spirito Santo. Ignorano il Principio dal quale sono tutte le cose, la sua Immagine per la quale tutte le cose sono formate e la sua santità nella quale tutte le cose sono ordinate.

Le tre Persone divine sono un solo Dio.

15. 17. Neppure dobbiamo ascoltare coloro che si indignano e si infastidiscono perché noi diciamo che non bisogna adorare tre dèi. Ignorano infatti che cosa significhi una sola e medesima sostanza; e si illudono dei loro fantasmi, perché sogliono vedere materialmente o tre esseri animati o tre corpi qualunque stare separati nei loro posti. Così credono che bisogna intendere la sostanza di Dio, e sono in grave errore perché sono superbi; e non possono imparare, perché non vogliono credere.

Uguaglianza delle tre Persone divine.

16. 18. Non dobbiamo ascoltare coloro che dicono che solo il Padre è il vero e sempiterno Dio; che il Figlio non è generato dal Padre, ma da Lui stesso fatto dal nulla e che ci fu un tempo quando non esisteva, ma che tuttavia tiene il primo posto fra tutte le creature; e (dicono anche) che lo Spirito Santo è di minore maestà rispetto al Figlio; e che le sostanze di questi tre sono diverse, come l’oro, l’argento e il bronzo. Non sanno quello che dicono e da queste realtà che sogliono guardare con gli occhi della carne, trasferiscono le vane immagini nelle loro discussioni. In realtà è arduo rendersi conto con la mente circa la generazione che non avviene nel tempo, ma è eterna; e la stessa Carità e Santità, per cui chi genera e chi è generato sono uniti reciprocamente in modo ineffabile. È arduo e difficile comprendere questa verità con la nostra mente, sebbene sia serena e tranquilla. Non è possibile che capiscano ciò quelli che guardano troppo le umane generazioni e a queste tenebre aggiungono ancora fumo, che essi non cessano di fomentare tra loro con le contese e le lotte quotidiane, con l’animo impelagato negli affetti carnali, come legni saturi di acqua, nei quali il fuoco vomita solo fumo e non può emanare splendide fiamme. E questo lo si può affermare benissimo per tutti gli eretici.

Gesù Cristo è il Figlio di Dio.

17. 19. Credendo nell’immutabile Trinità noi crediamo anche alla sua economia temporale per la salvezza del genere umano. Non ascoltiamo coloro che dicono che il Figlio di Dio, Gesù Cristo altro non è che un uomo, sebbene così giusto da essere degno di essere chiamato Figlio di Dio. E infatti la dottrina cattolica li ha cacciati fuori, poiché ingannati dalla brama di vana gloria vollero disputare contenziosamente, prima di capire cosa sia la Virtù di Dio e la Sapienza di Dio 48 e che in principio esisteva il Verbo, per cui sono state fatte tutte le cose e in che modo il Verbo si è fatto carne e ha abitato tra noi 49.

Gesù Cristo è vero uomo.

18. 20. Non dobbiamo ascoltare coloro che dicono che il Figlio di Dio non ha assunto un vero uomo, né che è nato da una donna, ma ha voluto mostrare a quelli che lo vedevano una falsa carne e un’immagine simulata del corpo umano. Non sanno come la sostanza di Dio che amministra tutta la creazione non può assolutamente corrompersi. E tuttavia predicano che questo sole visibile sparge i suoi raggi attraverso tutte le brutture e le immondizie dei corpi e pure li conserva dovunque mondi e puri. Se dunque le cose pure visibili possono venire a contatto con le cose visibili immonde e non si corrompono, quanto più l’invisibile e immutabile Verità, assumendo l’anima per mezzo dello spirito e il corpo per mezzo dell’anima, avendo preso l’uomo completo, lo ha liberato da tutte le infermità senza alcuna contaminazione! Perciò provano maggiori difficoltà e, temendo che la Verità si inquini di carne umana, ciò che non può avvenire, affermano che la Verità ha mentito. E, avendo Egli detto col suo precetto: Sia nella vostra bocca: Sì, sì, e no, no 50 e gridando l’Apostolo: Non era in lui sì e no; in lui era sì 51, costoro sostengono che tutto il suo corpo sia stato una falsa carne, di modo che a loro non sembra di imitare il Cristo, se non mentendo ai loro uditori.

Gesù Cristo ha non solo il corpo e l’anima dell’uomo, ma anche lo spirito.

19. 21. Non dobbiamo ascoltare coloro che professano la Trinità in una sostanza eterna, ma che osano dire che l’uomo stesso, assunto nel tempo, non aveva la mente di uomo, ma solamente l’anima e il corpo. Come se dicessero: non fu uomo ma aveva le membra di corpo umano. Anche le bestie hanno l’anima e il corpo, ma non hanno la ragione, che è propria della mente. Se pertanto bisogna riprovare coloro che negano che egli abbia avuto un corpo umano, la qual cosa nell’uomo è parte secondaria, mi meraviglio che costoro non arrossiscano quando negano che Cristo abbia avuto quello che nell’uomo è il massimo. Molto è da deplorare la mente umana, se è vinta dal suo corpo, se poi in quell’uomo la mente umana non è stata resa alla forma primiera, in lui il corpo stesso umano ha ricevuto già la dignità della forma celeste. Ma sia lontano da noi credere ciò che la temeraria cecità e la superba loquacità ha immaginato.

L’unione dell’uomo con Dio in Gesù Cristo non è solo morale ma reale.

20. 22. Non dobbiamo dare ascolto a coloro che affermano che da quella eterna Sapienza è stato assunto l’uomo, che è nato da una vergine, allo stesso modo come anche da essa diventano sapienti altri uomini, che sono perfettamente saggi. Ignorano infatti il mistero proprio di quell’uomo e credono che ciò che egli ha avuto di più rispetto agli altri tanto beati consiste nell’essere nato da una vergine. Questo stesso privilegio, se essi lo considerassero attentamente, forse crederebbero ch’egli lo abbia meritato più che gli altri, precisamente per il carattere unico di tale unione. Altro è divenire sapiente solamente per la Sapienza di Dio ed altro è portare la Persona stessa della Sapienza di Dio. Sebbene la natura del corpo della Chiesa sia la stessa, tuttavia chi non capisce che c’è molta differenza tra il Capo e le altre membra? Se infatti il Capo della Chiesa è quell’uomo, per la cui assunzione il Verbo si è fatto carne ed ha abitato fra noi 52; le altre membra sono tutti i santi, per mezzo dei quali si compagina e si completa la Chiesa. Come infatti l’anima dà vita a tutto il nostro corpo e lo vivifica, ma sente nel capo vedendo, udendo, odorando, gustando e toccando, nelle altre membra invece solamente toccando; e perciò al capo tutte le membra sono soggette per operare, esso poi è collocato sopra per provvedere a tutto, poiché l’anima, la quale provvede al corpo, in certo modo sostiene tutta la persona, ivi infatti si manifesta ogni sentimento: così per tutto il popolo dei santi, come un solo corpo, il capo è il Mediatore di Dio e degli uomini l’uomo Cristo Gesù 53. E perciò la Sapienza di Dio, e il Verbo in principio per il quale tutto è stato fatto 54, non assunse quell’uomo come gli altri santi, ma in modo molto più eccellente e sublime: come fu necessario che fosse assunto solo colui nel quale la Sapienza doveva mostrarsi agli uomini, così conveniva che quella si mostrasse in maniera visibile. Perciò altra è la sapienza del resto degli uomini, quali che siano, o poterono essere, o lo potranno; e altro quell’unico Mediatore di Dio e degli uomini l’uomo Cristo Gesù, che della stessa Sapienza per la quale divengono sapienti tutti gli altri uomini, non solo ha il beneficio, ma porta anche la persona. Degli altri spiriti sapienti e spirituali rettamente si può dire che abbiano in sé il Verbo di Dio per il quale tutte le cose sono state create. Ma in nessuno di essi rettamente si può dire che il Verbo si è fatto carne ed ha abitato fra noi, cosa che molto rettamente si dice solo del Signore nostro Gesù Cristo.

Il Verbo si è fatto carne significa: il Verbo si è fatto uomo.

21. 23. Meno ancora sono da ascoltare coloro che dicono che il solo corpo umano è stato assunto dal Verbo di Dio e così interpretano ciò che fu detto: E il Verbo si fece carne55, così che dicono che quell’uomo non ha avuto o l’anima o alcunché di umano se non la sola carne. Errano molto, né intendono che è stata nominata la sola carne proprio in ciò che è stato detto: Il Verbo si fece carne, perché agli occhi degli uomini, per i quali è avvenuta tale assunzione, poté apparire la sola carne. Infatti, se è assurdo e particolarmente indegno che quell’uomo non abbia avuto uno spirito umano come prima abbiamo dimostrato, quanto più assurdo e indegno che egli non abbia avuto né spirito né anima ed abbia avuto soltanto ciò che anche nelle bestie è più vile e più basso, cioè il corpo. Dalla nostra fede dunque si escluda questa empietà, e crediamo che l’uomo intero e perfetto sia stato assunto dal Verbo di Dio.

Gesù Cristo è nato da una donna.

22. 24. Non dobbiamo prestare ascolto a coloro che dicono che nostro Signore ha avuto un corpo tale e quale apparve nella colomba, che Giovanni Battista vide discendere dal cielo e fermarsi su di Lui come segno dello Spirito Santo. Così infatti tentano di persuadere che il Figlio di Dio non è nato da una donna, perché se bisognava mostrarsi agli occhi degli uomini, dicono, poté assumere un corpo così come lo Spirito Santo. Infatti anche quella colomba non nacque da un uovo, dicono, e tuttavia poté apparire agli occhi degli uomini. A costoro bisogna rispondere, prima di tutto, ciò che ivi leggiamo che lo Spirito Santo apparve in forma di colomba a Giovanni 56, dove leggiamo che Cristo nacque da una donna 57. E non bisogna in parte credere al Vangelo e in parte non credere. Donde infatti credi che lo Spirito Santo sia apparso in forma di colomba, se non perché lo hai letto nel Vangelo? Dunque anch’io credo che Cristo sia nato da una vergine perché l’ho letto nel Vangelo. Il motivo per cui lo Spirito Santo non è nato da una colomba, come Cristo da una donna, dimostra che lo Spirito Santo non era venuto a liberare i colombi, ma a significare agli uomini l’innocenza e l’amore spirituale, che visibilmente è stato raffigurato sotto l’apparenza di colomba. Invece, nostro Signore Gesù Cristo che era venuto a liberare il genere umano e procurare la salvezza e agli uomini e alle donne, non disprezzò i primi, perché assunse il sesso maschile, né le seconde, perché nacque da una donna. A ciò poi si aggiunge un grande mistero, che, poiché per mezzo di una donna la morte era caduta su di noi, per mezzo di una donna la vita risorgesse in noi, in modo che il diavolo vinto fosse sconfitto riguardo all’una e all’altra natura, cioè femminile e maschile, poiché esso (il diavolo) si rallegrava della rovina di entrambi i sessi. Minor pena sarebbe stata per il diavolo, se ambedue i sessi fossero stati liberati in noi, senza essere stati liberati anche per mezzo di ambedue i sessi. Non vogliamo però dire che solamente Gesù Cristo abbia avuto un vero corpo, e che lo Spirito Santo sia apparso ingannevolmente agli occhi degli uomini, ma crediamo ambedue quei corpi veri corpi. Come non era necessario che il Figlio di Dio ingannasse gli uomini, così non conveniva che li ingannasse lo Spirito Santo; ma a Dio onnipotente, che creò dal nulla la creatura universale, non era difficile formare un vero corpo di colomba senza l’aiuto di altri colombi, come a Lui non fu difficile formare un vero corpo nel grembo di Maria senza seme virile: in quanto la natura corporea obbedisce al comando e alla volontà del Signore e per formare un uomo nelle viscere di una donna e per formare una colomba nello stesso mondo. Ma gli uomini stolti e gretti non credono che si possa fare da parte di Dio onnipotente quello che essi non possono fare, o che giammai videro nella loro vita.

Il Figlio di Dio ha patito per noi.

23. 25. Non dobbiamo ascoltare coloro che pertanto vogliono obbligarci ad annoverare il Figlio di Dio tra le creature, per il fatto che ha patito. Dicono infatti: se ha patito, è mutevole, e, se è mutevole, è una creatura, in quanto la sostanza divina non può essere mutevole. Anche noi conveniamo con costoro e che la sostanza divina è immutabile e che la creatura è mutevole. Ma altro è essere creatura, altro è assumere la creatura. L’Unigenito Figlio di Dio che è la Potenza e la Sapienza di Dio 58 e il Verbo per cui tutto è stato fatto59, perché non può assolutamente mutare, assunse l’umana creatura che, caduta, si degnò sollevare e, invecchiata, rinnovare. Né per la sua passione Egli è stato cambiato in peggio, ma piuttosto, mediante la risurrezione, l’ha cambiata in meglio. Né per questo si deve negare che il Verbo del Padre, cioè l’Unigenito Figlio di Dio, per cuitutto è stato fatto, sia nato ed abbia patito per noi. Infatti diciamo pure che i martiri hanno patito e sono morti per il regno dei cieli, né tuttavia le loro anime sono state uccise nella loro passione e morte. Dice infatti il Signore: Non temete quelli che uccidono il corpo ma non possono far nulla all’anima 60. Come dunque diciamo che i martiri hanno patito e sono morti nel corpo che portavano senza uccisione o morte dell’anima, così diciamo che il Figlio di Dio ha patito ed è morto nell’umanità che portava senza alcun cambiamento o morte della divinità.

Il corpo del Signore è risuscitato.

24. 26. Non dobbiamo ascoltare coloro che dicono che il corpo del Signore non è risuscitato, tale e quale fu deposto nel sepolcro. Se non fosse stato il medesimo, Egli non avrebbe detto dopo la sua risurrezione ai discepoli: Palpate e vedete, poiché lo spirito non ha ossa e carne, come vedete che io ho 61. È infatti sacrilego credere che il Signore nostro, essendo Egli stesso la Verità, abbia mentito in qualche cosa. Né ci turbi ciò che è scritto, che a porte chiuse improvvisamente apparve ai discepoli 62 e in modo da negare che quello sia stato un corpo umano, perché vediamo che l’entrare a porte chiuse sia contro la natura di questo corpo. Tutto è possibile a Dio 63. È chiaro che camminare sulle acque 64 è contro la natura di questo corpo. E tuttavia non solo lo stesso Signore vi camminò prima della passione, ma vi fece camminare anche Pietro 65. Così dunque anche dopo la sua risurrezione fece quello che volle del suo corpo. Se poté prima della passione glorificarlo come lo splendore del sole 66, perché non avrebbe potuto anche dopo la passione portarlo a tanta sottigliezza da Lui voluta in un istante, così da poter entrare attraverso le porte chiuse?

Gesù Cristo è asceso al cielo.

25. 27. Non dobbiamo ascoltare coloro che dicono che nostro Signore non abbia portato con sé in cielo quello stesso corpo e ricordano ciò che è scritto nell’Evangelo: Nessuno sale in cielo, se non colui che è disceso dal cielo 67, e dicono che il corpo, poiché non è disceso dal cielo, non è potuto salire in cielo. Non si rendono conto perché il corpo non è salito in cielo. Il Signore è salito; il suo corpo non è salito, ma è stato elevato in cielo, elevandolo Colui che è salito. Se, per esempio, qualcuno discende nudo da una montagna, e disceso si riveste e rivestito sale nuovamente, giustamente diciamo: nessuno sale se non chi è disceso; e non consideriamo la veste che egli ha sollevato con sé, ma noi diciamo solamente che lo stesso che si è rivestito è salito.

Gesù Cristo è assiso alla destra del Padre.

26. 28. Non dobbiamo ascoltare coloro che dicono che il Figlio non siede alla destra del Padre. Dicono: forse che Dio Padre ha il lato destro e sinistro come i corpi? Neppure noi pensiamo questo di Dio Padre. Dio infatti non è circoscritto o limitato da alcuna forma di corpo. Ma la destra del Padre è la perpetua felicità che è promessa ai santi, come la sinistra di Lui assai giustamente è detta la miseria perpetua che è inflitta agli empi, in modo che si capisce che in Dio stesso non c’è la destra e la sinistra, ma nelle creature, nel modo come abbiamo detto. Così anche il corpo di Cristo, che è la Chiesa, dovrà essere nella stessa destra cioè nella stessa beatitudine, come dice l’Apostolo, in quanto Egli risuscitò anche noi e ci fece sedere insieme con Lui nei cieli 68. Sebbene il nostro corpo non sia ancora lì, tuttavia la nostra speranza è già di là. Perciò anche lo stesso Signore dopo la risurrezione comandò ai discepoli, che trovò mentre pescavano, di gettare le reti nella parte destra 69. Fatto ciò, presero pesci che erano tutti grandi, significando così i giusti, ai quali è promessa la destra (la felicità). Ciò significa quello che anche disse nel giudizio, che gli agnelli li avrebbe posti alla sua destra, i capretti invece alla sua sinistra70.

Il giorno del giudizio.

27. 29. Non dobbiamo ascoltare coloro che dicono che non verrà il giorno del giudizio e ricordano quello che nel Vangelo è scritto: "Colui che crede in Cristo non sarà giudicato; chi invece non crede in Lui è già stato giudicato" 71. Dicono: se anche colui che crede non verrà in giudizio e colui che non crede è già stato giudicato, dove sono quelli che Egli giudicherà nel giorno del giudizio? Non si rendono conto che le Scritture si esprimono in tal modo da introdurre il tempo passato al posto del futuro. Ciò che l’Apostolo disse di noi, come sopra dicemmo, non è ancora accaduto, che cioè ci ha fatto sedere insieme con Lui negli spazi celesti 72, ma poiché certissimamente avverrà, così ci è stato detto come se già sia accaduto. Così anche lo stesso Signore disse ai discepoli: Tutte le cose che ho udito dal Padre mio, le ho fatte conoscere a voi 73, e poco dopo dice: Io ho molte cose da dirvi, ma per adesso voi non le potete comprendere 74. Quale la ragione dunque per cui aveva detto: Tutte le cose che ho udito dal Padre mio le ho fatte conoscere a voi, se non perché quello che avrebbe fatto certissimamente per mezzo dello Spirito Santo, lo disse come se lo avesse già fatto? Così dunque quando sentiamo: Chi crede in Cristo non verrà in giudizio intendiamo che non verrà alla dannazione. Si dice infatti giudizio invece di dannazione, come dice l’Apostolo: Chi non mangia non giudichi colui che mangia 75, cioè non pensi male di lui. Anche il Signore dice: Non giudicate affinché non siate giudicati 76. Non infatti egli ci toglie l’intelligenza del giudizio, allorquando anche il Profeta dice: Se veramente amate la giustizia, giudicate rettamente, o figli degli uomini 77, e lo stesso Signore dice: Non giudicate secondo il vostro modo di vedere, ma giudicate con giusto giudizio 78. Ma in quel passo in cui proibisce di giudicare, ci ammonisce di non condannare alcuno il cui pensiero non ci è chiaro o non sappiamo quale sarà in futuro. Così dunque quando disse: Non verrà a giudizio, disse cioè che non verrà a condanna. Chi poi non crede, è già giudicato, volle dire che è già condannato per la prescienza di Dio, il quale sa quello che attende i non credenti.

Lo Spirito Santo.

28. 30. Non dobbiamo ascoltare quelli che dicono che lo Spirito Santo, che nel Vangelo il Signore promise ai discepoli, sia entrato o nell’apostolo Paolo o in Montano e Priscilla, come dicono i Catafrigi o in non so qual Manete o Manicheo, come affermano i Manichei. Costoro sono così ciechi che non capiscono le Scritture così manifeste; oppure tanto dimentichi della loro salvezza che non le leggono assolutamente. Chi, dopo averle lette, non capirebbe particolarmente nel Vangelo ciò che, dopo la resurrezione del Signore, è stato scritto per insegnamento del Signore: Io mando il dono promesso dal Padre mio a voi; voi dunque rimanete qui in Gerusalemme finché non sarete rivestiti di potenza dall’alto 79. E negli Atti degli Apostoli, dopo che il Signore si fu allontanato in cielo dagli occhi degli Apostoli, trascorsi dieci giorni, nel dì della Pentecoste, essi non si accorgono molto chiaramente che era venuto lo Spirito Santo; ed essendo loro a Gerusalemme, come prima li aveva esortati, li riempì, così che parlavano in più lingue. Infatti le diverse genti che erano presenti, ciascuna di quelle, che li ascoltavano, li capivano nella propria lingua 80. Ma codesti uomini ingannano quelli che, trascurando la fede cattolica e la stessa propria fede che è manifesta nelle Scritture, non vogliono imparare, e, ciò che è più grave e doloroso, vivendo con negligenza nella Chiesa cattolica, prestano attentamente l’orecchio agli eretici.

La Chiesa è universale.

29. 31. Non dobbiamo ascoltare coloro che dicono che la santa Chiesa cattolica non è diffusa nel mondo, ma pensano cioè che fiorisce nella sola Africa, nella parte di Donato. In questo modo si dimostrano sordi contro il Profeta che dice: Tu sei mio Figlio, io oggi ti ho generato: chiedilo a me e ti darò tutte le genti come tua eredità, e i confini della terra come tuo possesso 81. E molti altri passi che sono stati scritti e nei libri dell’Antico e in quelli del Nuovo Testamento, affinché molto apertamente dichiarino che la Chiesa di Cristo è diffusa su tutta la terra. Se obiettiamo loro ciò, dicono che queste cose si erano già compiute tutte prima che ci fosse la parte di Donato, ma che poi tutta la Chiesa è perita, e pretendono che sono rimasti i resti di essa nella parte di Donato. O lingua superba e nefanda! Falso, ma vivessero in modo da custodire in seguito almeno la pace fra loro! Ora essi non si accorgono che già nello stesso Donato si è compiuto ciò che è stato detto: Con la stessa misura con cui voi misurerete, a voi sarà misurato 82. Come infatti ha tentato di dividere Cristo, così egli stesso dai suoi è diviso con scissione quotidiana. A ciò si riferisce quello che disse Cristo: Chi di spada ferirà, di spada perirà 83. La spada, che in quel passo è presa in senso peggiorativo, significa la lingua malefica e causa di discordie, con cui allora quell’infelice ha percosso ma non ucciso la Chiesa. Infatti il Signore non disse: chi ucciderà con la spada, morirà di spada; ma chi si servirà della spada, morirà di spada. Dunque egli ha percosso la Chiesa con la sua lingua litigiosa, dalla quale ora egli stesso è colpito, affinché del tutto vada in rovina e muoia. E tuttavia l’apostolo Pietro aveva pure fatto ciò non per superbia, ma per amore del Signore, sebbene per amore naturale. Pertanto, ammonito, ripose la spada. Donato, invece, neppure vinto l’ha fatto. Come quando col vescovo Ceciliano egli discusse la sua causa alla presenza dei vescovi, che egli stesso aveva richiesto, nulla poté provare di quelle cose che aveva proposto; e rimase nel suo scisma così che morì della sua stessa spada. Il popolo di lui, quando non ascolta i Profeti e l’Evangelo, in cui con somma chiarezza è scritto che la Chiesa di Cristo è diffusa tra tutte le genti, e ascolta invece gli scismatici che non cercano la gloria di Dio ma la propria, abbastanza chiaramente dimostra che è schiavo e non libero e porta tagliato l’orecchio destro. Pietro infatti, sbagliando per amore del Signore, tagliò l’orecchio destro ad un servo, non già ad un uomo libero. Da ciò è chiaro che coloro che sono feriti dalla spada dello scisma sono servi dei loro carnali desideri e non sono ancora portati nella libertà dello Spirito Santo, tanto che ormai non confidano nell’uomo e non ascoltano ciò che è destro, cioè che la gloria del Signore si è divulgata dappertutto per mezzo della Chiesa cattolica, ma ascoltano l’errore sinistro dell’umana superbia. Ma tuttavia, poiché il Signore dice nel Vangelo che, quando sarà predicato il Vangelo fra tutte le genti, verrà la fine 84; in che modo costoro dicono che ormai tutte le altre genti hanno perduto la fede e la Chiesa è rimasta nella sola parte di Donato, mentre è chiaro che, da quando questa parte è stata tagliata dall’unità, alcune genti hanno creduto e che ancora ve ne sono altre che non hanno creduto, alle quali non si cessa ogni giorno di predicare il Vangelo? Chi non si meraviglia che vi può essere qualcuno che vuol essere detto cristiano e si scaglia contro la gloria di Cristo con tanta empietà, da osare dire che tutti i popoli, i quali ancora accedono alla Chiesa di Dio e credono subito nel Figlio di Dio, vanamente agiscono perché non li battezza qualche donatista? Senza dubbio gli uomini rigetterebbero ciò e senza aspettare li abbandonerebbero, se veramente cercassero Cristo, se amassero la Chiesa, se fossero liberi, se conservassero integro il loro orecchio destro.

Nel riconciliare i peccatori la Chiesa cattolica si mostra vera madre.

30. 32. Non dobbiamo ascoltare coloro i quali, sebbene non ribattezzino alcuno, tuttavia si sono tagliati fuori dall’unità e hanno preferito piuttosto chiamarsi Luciferiani anziché Cattolici. Essi agiscono rettamente per il fatto che capiscono che il battesimo di Cristo non si deve ripetere. Si accorgono che il Sacramento della santa purificazione non trae la sua origine da nessun luogo se non dalla Chiesa cattolica; ma i tralci tagliati conservano quella forma che essi avevano ricevuto sulla stessa vigna prima di essere tagliati. Questi infatti sono coloro di cui l’Apostolo dice: Essi hanno l’apparenza della pietà, ma rinnegano la virtù di essa 85. Infatti la grande virtù della pietà è la pace e l’unità, perché Dio è uno solo. Questa virtù essi non posseggono, perché furono tagliati fuori dall’unità. Pertanto se alcuni di loro ritornano alla Chiesa cattolica, non ripetono la forma della pietà che già hanno, ma ricevono la virtù della pietà che non hanno. Con molta chiarezza l’Apostolo insegna che i rami tagliati possono di nuovo inserirsi, se non hanno perseverato nell’incredulità 86. Noi non riproviamo che i Luciferiani capiscano ciò e non ribattezzino: ma il fatto che essi stessi abbiano voluto recidersi dalla radice chi non riconosce essere una cosa detestabile? E ciò che è più grave è che quel che ad essi è dispiaciuto nella Chiesa cattolica fa parte veramente della santità cattolica. In nessun luogo infatti debbono mettersi tanto in evidenza le viscere di misericordia quanto nella Chiesa cattolica, in modo che come vera madre non insulti con la superbia i figli peccatori, né le sia difficile perdonare a quelli già corretti. Infatti non senza ragione tra tutti gli Apostoli, Pietro personifica la Chiesa cattolica: infatti a questa Chiesa sono state date le chiavi del regno dei cieli, quando furono date a Pietro 87. E quando a lui si dice, a tutti si dice: Mi ami tu? Pasci le mie pecore 88. La Chiesa cattolica dunque deve perdonare volentieri ai figli una volta corretti e confermati nella pietà; poiché vediamo che allo stesso Pietro, che la impersonava, venne concesso il perdono, e quando aveva dubitato nel mare 89, e quando per debolezza umana aveva richiamato il Signore dalla sua passione 90, e quando aveva tagliato l’orecchio del servo con la spada 91, e quando aveva negato tre volte lo stesso Signore 92, e quando infine era caduto nella simulazione superstiziosa 93; e vediamo poi che egli corretto e confermato era giunto alla gloria della passione del Signore. Pertanto dopo la persecuzione che era avvenuta per opera degli eretici ariani, dopo che la pace che la Chiesa cattolica possiede nel Signore, fu ridata dai principi secolari, molti vescovi che in quella persecuzione avevano dato il loro consenso alla perfidia degli Ariani, corretti, decisero di ritornare alla Chiesa cattolica, condannando sia ciò che avevano creduto, sia ciò che avevano finto di credere. La Chiesa cattolica ricevette costoro nel suo seno materno, come Pietro ammonito per mezzo del canto del gallo dopo il pianto della negazione, oppure come lo stesso Pietro dopo la stolta simulazione, corretto per mezzo della voce di Paolo. I Luciferiani, accogliendo con superbia la carità della madre e criticandola con empietà, poiché non si rallegrarono che Pietro si era pentito dopo il canto del gallo 94, meritarono di cadere insieme con Lucifero 95, che sorgeva insieme con l’aurora.

Il potere della Chiesa di rimettere tutti i peccati. La legittimità delle seconde nozze.

31. 33. Non dobbiamo ascoltare coloro che dicono che la Chiesa di Dio non possa rimettere tutti i peccati. Pertanto quei miseri, mentre non comprendono che la pietra è in Pietro, e non vogliono credere che le chiavi del regno dei cieli 96 furono date alla Chiesa, essi stessi le hanno perdute di mano. Costoro sono quelli che condannano come adultere le vedove, se passano a nuove nozze, e vanno dicendo che essi sono più puri della dottrina apostolica 97. Se costoro volessero conoscere il loro vero nome si chiamerebbero mondani, anziché mondi. Non volendo correggersi, infatti, se hanno peccato, nient’altro hanno scelto che dannarsi con questo mondo. A coloro ai quali negano il perdono dei peccati, essi non custodiscono quel po’ di salute, ma sottraggono la medicina agli ammalati, e costringono le loro vedove ad essere bruciate dalle passioni, non permettendo loro di risposarsi. Non si debbono ritenere più prudenti di Paolo apostolo, il quale volle piuttosto che esse si sposassero, anziché essere bruciate dalle passioni 98.

La risurrezione della carne.

32. 34. Non dobbiamo ascoltare coloro che negano la futura risurrezione della carne e si appellano a ciò che dice l’apostolo Paolo: La carne e il sangue non possederanno il regno di Dio 99, non comprendendo ciò che dice lo stesso Apostolo: È necessario che questo corpo corruttibile si rivesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si rivesta di immortalità 100. Quando ciò avverrà, non sarà più carne e sangue, ma corpo celeste. Anche il Signore promette ciò quando dice: Non si mariteranno, né prenderanno moglie, ma saranno uguali agli angeli di Dio 101. Non vivranno infatti per gli uomini ma per Iddio, quando saranno diventati uguali agli angeli. La carne e il sangue saranno cambiati e diventeranno corpo celeste e angelico. E i morti risusciteranno incorruttibili e anche noi saremo cambiati 102, in modo che è vero il fatto che la carne risorgerà, ed è anche vero il fatto che la carne e il sangue non possederanno il regno di Dio 103.

Amiamo il Cristo e sconfiggeremo il diavolo.

33. 35. Nutriti con il latte di questa semplicità e sincerità di fede, noi ci nutriamo in Cristo e quando siamo ancora piccoli non desideriamo gli alimenti dei grandi, ma cresciamo con nutrimenti molto salubri in Cristo, mentre progrediscono i buoni costumi e la giustizia cristiana, nella quale la carità di Dio e del prossimo è perfetta e ben salda; in modo che ciascuno di noi trionfi, in se stesso, nel Cristo di cui si è rivestito, sul diavolo nemico e i suoi angeli 104. La perfetta carità non ha né la cupidigia del secolo, né il timore del secolo, cioè né la cupidigia per accaparrarsi le cose temporali, né il timore di perderle. Attraverso queste due porte entra e regna il nemico, il quale deve essere cacciato prima col timore di Dio e poi con la carità. Dobbiamo pertanto desiderare una chiarissima ed evidentissima conoscenza della verità tanto più ardentemente, quanto più ci accorgiamo di progredire nella carità e avere il cuore purificato dalla sua semplicità, in quanto proprio attraverso l’occhio interiore si vede la verità: Beati i puri di cuore, dice il Signore, perché essi vedranno Dio 105. In questo modo radicati e fondati nella carità possiamo comprendere con tutti i santi quale sia la larghezza e la lunghezza e l’altezza e la profondità; sapere l’altissima scienza della carità di Cristo, per essere riempiti di tutta la pienezza di Dio 106, e dopo queste battaglie col nemico invisibile, poiché per quelli che vogliono e amano il giogo di Cristo è soave e il suo fardello è leggero 107, possiamo meritare la corona della vittoria.

 

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  • 07 Luglio 2015 |

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