DIZIONARIO TEOLOGICO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (12)

INTRODUZIONE Da quando ha visto la luce il nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica sono state edite numerose pubblicazioni con l'intento di mettere a disposizione di catechisti e pastori, ma anche del semplice fedele cristiano, tutte le ricchezze contenute in quello che Giovanni Paolo II ha definito il « testo di riferimento » per una catechesi rinnovata alle vive sorgenti della fede! (FD 1). In un primo momento, vista l'intensa attesa della Grande Sintesi della nostra fede, furono centinaia di migliaia i cristiani - e anche quelli che non lo erano - , che si avvicinarono al testo del Catechismo con diverse motivazioni (desiderio di conoscere, di constatare, di alimentare la propria fede, di cercare delle risposte o, in altri casi, mossi da semplice curiosità). Più tardi, e alla luce dell'importante quantità di Commentari, Sintesi e, anche, spiegazioni di temi speciali, nel frattempo pubblicati, il desiderio di conoscere la fonte aumentò, al punto che la sua conoscenza di massa non è, grazie a Dio, ancora terminata. Tuttavia fra i sussidi che si realizzavano a questo fine mancava, ritengo, un Dizionario teologico nel quale poter consultare rapidamente e comodamente ognuno dei concetti contenuti nel Catechismo.

Dizionario Teologico Catechismo CC T-Z

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

 

DIZIONARIO TEOLOGICO

DEL CATECHISMO

DELLA CHIESA CATTOLICA

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T    

 

·         Temperanza (Virtù cardinale)     

·         Templi

·         Tentare Dio     

·         Tentazioni nel deserto     

·         Terrorismo     

·         Testimoni del Vangelo

·         Testimoni della Risurrezione     

·         Testimonianza cristiana     

·         Tiepidezza     

·         Tipologia fra i due Testamenti     

·         Tortura     

·         Tradizione apostolica     

·         Tradizione e Scrittura     

·         Tradizione, Scrittura e Magistero     

·         Tradizioni ecclesiali     

·         Transustanziazione     

·         Trapianti di organi     

·         Trasfigurazione     

·         Trinità Santissima          

 

U    

 

·         Ufficio divino     

·         Uguaglianza umana e Differenza fra le persone     

·         Unione « di prova »

·         Unione libera     

·         Unità dei due Testamenti    

·         Unità della chiesa     

·         Unità del matrimonio    

·         Unzione degli infermi (Sacramento dell')

·         Uomo     

·         Uomo e Donna          

 

V    

 

·         Vangeli     

·         Veracità     

·         Verbo incarnato

·         Vergini consacrate     

·         Verginità per il regno di Dio     

·         Verginità reale e perpetua di Maria     

·         Vescovi

·         Viatico

·         Virtù     

·         Virtù cardinali     

·         Virtù di religione     

·         Virtù elevate dalla Grazia     

·         Virtù morali e umane     

·         Virtù teologali o infuse     

·         Vita consacrata     

·         Vita cristiana     

·         Vita eremitica     

·         Vita eterna     

·         Vita nascosta di Gesù a Nazaret     

·         Vita pubblica civile

·         Vita religiosa     

·         Vizi     

·         Volontà di Dio

·         Voti   

 

Y

 

·         YHWH     

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T

TEMPERANZA (VIRTU' CARDINALE) (inizio)

Stabilisce il dominio sugli istinti, modera la seduzione dei piaceri e orienta gli appetiti sensibili al bene con equilibrio ed equità.

La temperanza è la virtù morale che modera l'attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell'uso dei beni creati. Essa assicura il dominio della volontà sugli istinti e mantiene i desideri entro i limiti dell'onestà. La persona temperante orienta al bene i propri appetiti sensibili, conserva una sana discrezione, e non segue il proprio « istinto » e la propria « forza assecondando i desideri » del proprio « cuore » (Sir 5,2; cf 37,27‑31). La temperanza è spesso lodata nell'Antico Testamento: « Non seguire le passioni; poni un freno ai tuoi desideri » (Sir 18,30). Nel Nuovo Testamento è chiamata « moderazione » o « sobrietà ». Noi dobbiamo « vivere con sobrietà, giustizia e pietà in questo mondo » (Tt 2,12) [1809].

Û  Virtù morali, Virtù cardinali.

TEMPLI. (inizio)

Manifestazione della Chiesa negli edifici destinati al culto divino.

Quando non viene ostacolato l'esercizio della libertà religiosa, i cristiani costruiscono edifici destinati al culto divino. Tali chiese visibili non sono semplici luoghi di riunione, ma significano e manifestano la Chiesa che vive in quel luogo, dimora di Dio con gli uomini riconciliati e uniti in Cristo [1180].

Le funzioni: celebrazione dell'Eucaristia e riserva eucaristica, luogo di preghiera e di sacre funzioni.

« La casa di preghiera in cui l'Eucaristia è celebrata e conservata; in cui i fedeli si riuniscono; in cui la presenza del Figlio di Dio nostro Salvatore, che si è offerto per noi sull'altare del sacrificio, viene venerata a sostegno e consolazione dei fedeli, dev'essere nitida e adatta alla preghiera e alle sacre funzioni » (PO 5; cf SC 122‑127) [1181].

Û  Eucaristia, Eucaristia domenicale, Preghiera, Chiesa.

 

TENTARE DIO (inizio)

Tentare di forzare, con azioni o parole, l'agire di Dio, potente e clemente, con grave mancanza di rispetto e amore. Insieme al sacrilegio e alla simonia, è considerato un peccato molto grave contro la virtù di Religione.

L'azione di tentare Dio consiste nel mettere alla prova, con parole o atti, la sua bontà e la sua onnipotenza. E così che Satana voleva ottenere da Gesù che si buttasse giù dal Tempio obbligando Dio, in tal modo, ad intervenire (cf Lc 4,9). Gesù gli oppose la parola di Dio: « Non tenterai il Signore Dio tuo » (Dt 6,16). La sfida implicita in simile tentazione di Dio ferisce il rispetto e la fiducia che dobbiamo al nostro Creatore e Signore. In essa si cela sempre un dubbio riguardo al suo amore, alla sua provvidenza e alla sua potenza (cf 1 Cor 10,9; Es 17,2‑7; Sal 95,9) [2119].

Û  Sacrilegio e Simonia.

 

 

TENTAZIONI NEL DESERTO (inizio)

Û Misteri della vita di Cristo; anche Diavolo.

TERRORISMO (inizio)

Û  Integrità corporea e Morale cristiana.

 

TESTIMONI DEL VANGELO(inizio)

I cristiani, in quanto membri della Chiesa, hanno il dovere di dare testimonianza con parole e opere alla verità di Gesù Cristo.

Il dovere dei cristiani di prendere parte alla vita della Chiesa li spinge ad agire come testimoni del Vangelo e degli obblighi che ne derivano. Tale testimonianza è trasmissione della fede in parole e opere. La testimonianza è un atto di giustizia che comprova o fa conoscere la verità (cf Mt 18,16).

Tutti i cristiani, dovunque vivono, sono tenuti a manifestare con l'esempio della vita e con la testimonianza della parola l'uomo nuovo, che hanno rivestito col Battesimo, e la forza dello Spirito Santo, dal quale sono stati rinvigoriti con la Confermazione (AG 11) [2472].

àApostolato, Apostoli.

TESTIMONI DELLA RISURREZIONE (inizio)

La fede della prima comunità cristiana si fonda su Pietro e sui Dodici, e su centinaia di altre persone alle quali è apparso il Signore risorto.

La fede della prima comunità dei credenti è fondata sulla testimonianza di uomini concreti, conosciuti dai cristiani e, nella maggior parte, ancora vivi in mezzo a loro. Questi testimoni della Risurrezione di Cristo (cf At 1,22) sono prima di tutto Pietro e i Dodici, ma non solamente loro: Paolo parla chiaramente di più di cinquecento persone alle quali Gesù è apparso in una sola volta, oltre che a Giacomo e a tutti gli Apostoli (cf 1 Cor 15, 4‑8)[642].

La certezza di questo evento che essi testimoniano, è nata -  sotto l'azione dello Spirito -  sulla base della loro esperienza della realtà della risurrezione.

...l'ipotesi secondo cui la Risurrezione sarebbe stata un « prodotto » della fede (o della credulità) degli Apostoli, non ha fondamento. Al contrario, la loro fede nella Risurrezione è nata -  sotto l'azione della grazia divina -  dall'esperienza diretta della realtà di Gesù Risorto [644].

Per giungere ad essa, dovettero superare l'abbattimento, le paure, l'incredulità e lo stupore.

Lo sbigottimento provocato dalla passione fu così grande che i discepoli (almeno alcuni di loro) non credettero subito alla notizia della Risurrezione. Lungi dal presentarci una comunità presa da una esaltazione mistica, i Vangeli ci presentano i discepoli smarriti (Lc 24,11) e spaventati (cf Gv 20,19), perché non hanno creduto alle pie donne che tornavano dal sepolcro e « quelle parole parvero loro come un vaneggiamento » (Lc 24,11; cf Mc 16,11.13). Quando Gesù si manifesta agli Undici la sera di Pasqua, li rimprovera « per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risuscitato » (Mc 16,14) [643].

Anche messi davanti alla realtà di Gesù risuscitato, i discepoli dubitano ancora (cf Lc 24,38), tanto la cosa appare loro impossibile: credono di vedere un fantasma (cf Lc 24,39). « Per la grande gioia ancora non credevano ed erano stupefatti » (Lc 24,41) [644].

Û  Risurrezione.

TESTIMONIANZA CRISTIANA (inizio)

Dovere dei cristiani, in virtù dei sacramenti del Battesimo e della Confermazione, di dare testimonianza di vita davanti al mondo. In tal modo contribuiscono all'edificazione della Chiesa.

Il messaggio della salvezza, per manifestare davanti agli uomini la sua forza di verità e di irradiamento, deve essere autenticato dalla testimonianza di vita dei cristiani. « La testimonianza della vita cristiana e le opere buone compiute con spirito soprannaturale hanno la forza di attirare gli uomini alla fede e a Dio » (AA 6) [2044].

Poiché sono le membra del Corpo di cui Cristo è il Capo (cf Ef 1,22), i cristiani contribuiscono alla edificazione della Chiesa con la saldezza delle loro convinzioni e dei loro costumi [2045].

Û  Apostolato, Apostoli.

 

TIEPIDEZZA(inizio)

Û  Amore di Dio.

 

TIPOLOGIA FRA I DUE TESTAMENTI (inizio)

Le azioni di Dio nell'Antica Alleanza prefigurano quelle realizzate nella pienezza dei tempi, per cui è necessario leggere l'Antico Testamento alla luce di Cristo e del suo mistero, il quale, a sua volta, in quanto Nuova Alleanza, si vede illuminato in quella Antica.

Questa nelle opere di Dio dell'Antico Testamento ravvisa delle prefigurazioni di ciò che Dio, nella pienezza dei tempi, ha compiuto nella Persona del suo Figlio incarnato [128].

I cristiani, quindi, leggono l'Antico Testamento alla luce di Cristo morto e risorto (...). Pertanto, anche il Nuovo Testamento esige d'essere letto alla luce dell'Antico [129].

La tipologia esprime il dinamismo verso il compimento del piano divino, quando « Dio sarà tutto in tutti » (1 Cor 15,28) [130].

 Unità dei due testamenti.

 

TORTURA (inizio)

Û  Integrità corporea e morale.

 

TRADIZIONE APOSTOLICA (inizio)

Trasmissione orale e istituzionale.

La trasmissione del Vangelo è stata fatta in due modi:

-          oralmente, « dagli Apostoli, i quali nella predicazione orale, con gli esempi e le istituzioni trasmisero sia ciò che avevano ricevuto dalla bocca, dal vivere insieme e dalle opere di Cristo, sia ciò che avevano imparato per suggerimento dello Spirito Santo » [76].

Trasmissione, scritta e Magistero.

-  per iscritto, « da quegli Apostoli e uomini della loro cerchia, i quali, sotto l'ispirazione dello Spirito Santo, misero in iscritto l'annunzio della salvezza » (DV 7) [76].

Continuata nella successione apostolica.

« Affinché il Vangelo si conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, gli Apostoli lasciarono come successori i vescovi, ad essi affidando il loro proprio compito di magistero » (DV 7). Infatti, « la predicazione apostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva essere conservata con successione continua fino alla fine dei tempi » (DV 8) [77].

In questo consiste la tradizione, distinta dalla Scrittura e unita ad essa.

Questa trasmissione viva, compiuta nello Spirito Santo, è chiamata Tradizione, in quanto è distinta dalla Sacra Scrittura, sebbene no ad essa strettamente legata. Per suo tramite « la Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni, tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede » (DV 8) [78].

La Tradizione di cui qui parliamo è quella che viene dagli Apostoli e trasmette ciò che costoro hanno ricevuto dall'insegnamento e dall'esempio di Gesù e ciò che hanno appreso dallo Spirito Santo. In realtà, la prima generazione di cristiani non aveva ancora un Nuovo Testamento scritto e lo stesso Nuovo Testamento attesta il processo della Tradizione vivente [83].

Û  Parola di Dio.

 

 

TRADIZIONE E SCRITTURA (inizio)

Hanno una sorgente comune e tendono ambedue allo stesso fine.

« La Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura sono tra loro strettamente congiunte e comunicanti. Poiché ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certo qual modo una cosa sola e tendono allo stesso fine » (DV 9). L'una e l'altra rendono presente e fecondo nella Chiesa il Mistero di Cristo, il quale ha promesso di rimanere con i suoi « tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,20) [80].

Due modi diversi di trasmissione.

« La Sacra Scrittura è la Parola di Dio in quanto è messa per iscritto sotto l'ispirazione dello Spirito divino ».

« La sacra Tradizione poi trasmette integralmente la parola di Dio, affidata da Cristo Signore e dallo Spirito Santo agli Apostoli, ai loro successori, affinché questi, illuminati dallo Spirito di verità, con la loro predicazione fedelmente la conservino, la espongano e la diffondano » [81].

Û  Sacra Scrittura, Tradizione.

 

 

TRADIZIONE, SCRITTURA E MAGISTERO (inizio)

Connessi fra loro, sotto l'azione dello Spirito Santo.

La Sacra Tradizione, la Sacra Scrittura e il Magistero della Chiesa, per sapientissima disposizione di Dio, sono tra loro talmente connessi e congiunti che non possono indipendentemente sussistere e che tutti insieme, ciascuno secondo il proprio modo, sotto l'azione di un solo Spirito Santo, contribuiscono efficacemente alla salvezza delle anime » (DV 10,3) [95].

« La Sacra Tradizione e la Sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della parola di Dio » (DV 10) [97].

Û  Deposito della fede.

 

TRADIZIONI ECCLESIALI (inizio)

Teologiche, disciplinari, liturgiche e devozionali, distinte dalla Tradizione.

Vanno distinte da questa le « tradizioni » teologiche, disciplinari, liturgiche o devozionali nate nel corso del tempo nelle Chiese locali. Esse costituiscono forme particolari attraverso le quali la grande Tradizione si esprime in forme adatte ai diversi luoghi e alle diverse epoche. Alla luce della Tradizione apostolica queste « tradizioni » possono essere conservate, modificate oppure anche abbandonate sotto la guida del Magistero della Chiesa [83].

 

 

TRANSUSTANZIAZIONE (inizio)

Nella consacrazione eucaristica indica la conversione di tutta la sostanza del pane e del vino nella sostanza del Corpo e del Sangue di Cristo.

...con la consacrazione del pane e del vino si opera la conversione di tutta la sostanza del pane nella sostanza del Corpo del Cristo, nostro Signore, e di tutta la sostanza del vino nella sostanza del suo Sangue. Questa conversione, quindi, in modo conveniente e appropriato è chiamata dalla santa Chiesa cattolica transustanziazione » (DS 1642; FCC 9.140) [1376].

 Eucaristia.

TRAPIANTI DI ORGANI (inizio)

Û  Sperimentazione con esseri umani.

TRASFIGURAZIONE (inizio)

La sua relazione con l'imminente Passione.

Dal giorno in cui Pietro ha confessato che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, il Maestro « cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme, e soffrire molto... e venire ucciso e risuscitare il terzo giorno » (Mt 16,21). Pietro protesta a questo annunzio (cf Mt 16,22‑23), gli altri addirittura non lo comprendono (cf Mt 17,23; Lc 9,45). In tale contesto si colloca l'episodio misterioso della Trasfigurazione di Gesù (cf Mt 17,1‑8 par; 2 Pt 1,16‑18) su un alto monte, davanti a tre testimoni da lui scelti [554].

Il suo significato: Il « Servo di Dio ».

Per un istante, Gesù mostra la sua gloria divina, confermando così la confessione di Pietro. Rivela anche che, per « entrare nella sua gloria » (Lc 24,26), deve passare attraverso la croce a Gerusalemme. Mosè ed Elia avevano visto la gloria di Dio sul Monte; la Legge e i profeti avevano annunziato le sofferenze del Messia (cf Lc 24,27). La passione di Gesù è proprio la volontà del Padre: il Figlio agisce come Servo di Dio. La nube indica la presenza dello Spirito Santo: « Tota Trinitas apparuit: Pater in voce; Filius in homine, Spiritus in nube clara -  Apparve tutta la Trinità: il Padre nella voce, il Figlio nell'uomo, lo Spirito nella nube luminosa » (S. Tommaso d'Aquino, S. Th., III, q. 45, a. 4, ad 2)[555].

L'ingresso nel Regno passa per la tribolazione.

La Trasfigurazione ci offre un anticipo della venuta gloriosa di Cristo « il quale trasfigurerà il nostro misero corpo per conformarlo al suo corpo glorioso » (Fl 3,21). Ma ci ricorda anche che « è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel Regno di Dio » (At 14,22) [556].

Û  Servo di YHWH.

TRINITÀ SANTISSIMA (inizio)

Mistero in senso stretto, conoscibile solo per Rivelazione.

La Trinità è un mistero della fede in senso stretto, uno dei « misteri nascosti in Dio, che non possono essere conosciuti se non sono divinamente rivelati » (Conc. Vaticano I, DS 3015; FCC 1.080). Indubbiamente Dio ha lasciato tracce del suo essere trinitario nell'opera della creazione e nella sua Rivelazione lungo il corso dell'Antico Testamento. Ma l'intimità del suo Essere come Trinità Santa costituisce un mistero inaccessibile alla sola ragione, come pure alla fede d'Israele, prima dell'Incarnazione del Figlio di Dio e dell'invio dello Spirito Santo [237].

Il Padre, rivelato dal Figlio.

Gesù ha rivelato che Dio è « Padre » in un senso inaudito: non lo è soltanto in quanto Creatore; egli è eternamente Padre in relazione al Figlio suo unigenito, il quale non è eternamente Figlio se non in relazione al Padre suo: « Nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare » (Mt 11,27) [240].

L'unico Figlio, consostanziale al Padre.

Per questo gli Apostoli confessano Gesù come « il Verbo » che « in principio... era presso Dio e il Verbo » che « era Dio » (Gv 1,1), come colui che « è immagine del Dio invisibile » (Col 1,15) « irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza » (Eb 1,3) [241)

Sulla loro scia, seguendo la Tradizione Apostolica, la Chiesa nel 325, nel primo Concilio Ecumenico di Nicea, ha confessato che il Figlio è « consostanziale » al Padre, cioè un solo Dio con lui. Il secondo Concilio Ecumenico, riunito a Costantinopoli nel 381, ha conservato tale espressione nella sua formulazione del Credo di Nicea ed ha confessato « il Figlio unigenito di Dio, generato dal Padre prima di tutti i secoli, luce da luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre » (DS 150; FCC 0.509) [242].

Il Padre e il Figlio, rivelati dallo Spirito Santo.

Prima della sua Pasqua, Gesù annunzia l'invio di un « altro Paraclito » (Difensore), lo Spirito Santo. Lo Spirito che opera fin dalla creazione (cf Gn 1,2), che già aveva « parlato per mezzo dei profeti » (Simbolo di Nicea‑Costantinopoli), dimorerà presso i discepoli e sarà in loro (cf Gv 14,17), per insegnare loro (cf Gv 16,13) ogni cosa e guidarli « alla verità tutta intera » (Gv 16,13). Lo Spirito Santo è in tal modo rivelato come un'altra Persona divina in rapporto a Gesù e al Padre [243].

Lo Spirito del Padre e del Figlio, terza Persona.

L'origine eterna dello Spirito si rivela nella sua missione nel tempo. Lo Spirito Santo è inviato agli Apostoli e alla Chiesa sia dal Padre nel nome del Figlio, sia dal Figlio in persona, dopo il suo ritorno al Padre (cf Gv 14,26; 15,26; 16,14). L'invio della Persona dello Spirito dopo la glorificazione di Gesù (cf Gv 7,39) rivela in pienezza il mistero della Santissima Trinità [244].

La fede apostolica riguardante lo Spirito è stata confessata dal secondo Concilio Ecumenico nel 381 a Costantinopoli: Crediamo « nello Spirito Santo, che è Signore e dà vita; che procede dal Padre » (DS 150). Così la Chiesa riconosce il Padre come « la fonte e l'origine di tutta la divinità » (Concilio di Toledo VI, del 638 d.C., DS 490). L'origine eterna dello Spirito Santo non è tuttavia senza legame con quella del Figlio: « Lo Spirito Santo, che è la Terza Persona della Trinità, è Dio, uno e uguale al Padre e al Figlio, della stessa sostanza e anche della stessa natura... Tuttavia, non si dice che Egli è soltanto lo Spirito del Padre, ma che è, ad un tempo, lo Spirito del Padre e del Figlio » (Concilio di Toledo XI, del 675, DS 527; FCC 6.034s). Il Credo del Concilio di Costantinopoli (del 381 d.C.) della Chiesa confessa: « Con il Padre e con il Figlio è adorato e glorificato » (DS 150; FCC 0.509) [245].

Realtà essenziali nel dogma trinitario.

a) Un solo Dio in tre Persone. La Trinità è Una. Noi non confessiamo tre dèi, ma un Dio solo in tre Persone [253].

b) Le persone divine sono realmente distinte tra loro. « Dio è unico ma non solitario ». « Padre », « Figlio » e « Spirito Santo » non sono semplicemente nomi che indicano modalità dell'Essere divino; essi infatti sono realmente distinti tra loro: « Il Figlio non è il Padre, il Padre non è il Figlio, e lo Spirito Santo non è il Padre o il Figlio ». Sono distinti tra loro per le loro relazioni di origine: « E il Padre che genera, il Figlio che è generato, lo Spirito Santo che procede ». L'Unità divina è Trina [254].

c) Le Persone divine sono relative le une alle altre. La distinzione reale delle Persone divine tra loro, poiché non divide l'unità divina, risiede esclusivamente nelle relazioni che le mettono in riferimento le une alle altre: « Nei nomi relativi delle Persone, il Padre è riferito al Figlio, il Figlio al Padre, lo Spirito Santo all'uno e all'altro; quando si parla di queste tre Persone considerandone le relazioni, si crede tuttavia in una sola natura o sostanza » (Conc. di Toledo XI, del 675, DS 528; FCC 6.038). Infatti « tutto è una cosa sola in loro, dove non si opponga la relazione » (Conc. di Firenze del 1442, DS 1330; FCC 6.072s). « Per questa unità il Padre è tutto nel Figlio, tutto nello Spirito Santo; il Figlio tutto nel Padre, tutto nello Spirito Santo; lo Spirito Santo è tutto nel Padre, tutto nel Figlio » (Conc. di Firenze del 1442, DS 1331; FCC 6.075) [255].

 

U

 

UFFICIO DIVINO (inizio)

E' la « preghiera pubblica della Chiesa ».

...questa celebrazione « è costituita in modo da santificare tutto il corso del giorno e della notte (SC 98) per mezzo della lode di Dio ». Essa costituisce la « preghiera pubblica della Chiesa » nella quale i fedeli (chierici, religiosi e laici) esercitano il sacerdozio regale dei battezzati [1174].

In essa Cristo continua ad esercitare la sua funzione sacerdotale attraverso la Chiesa; per questo tutto il popolo di Dio è chiamato a celebrare la Liturgia delle Ore.

La Liturgia delle Ore è destinata a diventare la preghiera di tutto il Popolo di Dio. In essa Cristo stesso « continua » ad esercitare il suo « ufficio sacerdotale per mezzo della sua stessa Chiesa » (SC 83); ciascuno vi prende parte secondo il ruolo che riveste nella Chiesa e le circostanze della propria vita: i sacerdoti in quanto « impegnati nel sacro ministero pastorale », poiché sono chiamati a rimanere « assidui alla preghiera e al ministero della Parola »; i religiosi e le religiose in forza del carisma della loro vita di consacrazione; tutti i fedeli secondo le loro possibilità. « I pastori d'anime procurino che le Ore principali, specialmente i Vespri, siano celebrate in chiesa con partecipazione comune, nelle domeniche e feste più solenni. Si raccomanda che pure i laici recitino l'Ufficio divino o con i sacerdoti, o riuniti tra loro, o anche da soli » (SC 100) [1175].

 Û Preghiera e sue distinzioni.

 

UGUAGLIANZA UMANA E DIFFERENZA FRA LE PERSONE (inizio)

Proviene dalla sua dignità personale e dai diritti inerenti alla stessa.

L'uguaglianza tra gli uomini poggia essenzialmente sulla loro dignità personale e sui diritti che ne derivano:

« Ogni genere di discriminazione nei diritti fondamentali della persona... in ragione del sesso, della stirpe, del colore, della condizione sociale, della lingua o religione, deve essere eliminato, come contrario al disegno di Dio » (GS 29,2) [1935].

 Dignità della persona.

Differenze fra gli esseri umani dovute alla natura fisica, alle attitudini intellettuali o morali e ad altri tipi di talenti.

L'uomo, venendo al mondo, non dispone di tutto ciò che è necessario allo sviluppo della propria vita, corporale e spirituale. Ha bisogno degli altri. Si notano differenze legate all'età, alle capacità fisiche, alle attitudini intellettuali o morali, agli scambi di cui ciascuno ha potuto beneficiare, alla distribuzione delle ricchezze (cf GS 29,2). I « talenti » non sono distribuiti in misura eguale (cf Mt 25,14‑30; Lc 19,11‑27) [1936].

Le differenze devono incoraggiare e anche obbligare alla magnanimità e alla comunicazione dei beni.

Tali differenze rientrano nel piano di Dio, il quale vuole che ciascuno riceva dagli altri ciò di cui ha bisogno, e che coloro che hanno « talenti » particolari ne comunichino i benefici a coloro che ne hanno bisogno. Le differenze incoraggiano e spesso obbligano le persone alla magnanimità, alla benevolenza e alla condivisione; spingono le culture a mutui arricchimenti [1937].

Le « disuguaglianze inique » sono in contraddizione con il Vangelo di Cristo.

Esistono anche delle disuguaglianze inique che colpiscono milioni di uomini e di donne. Esse sono in aperto contrasto con il Vangelo:

« L'eguale dignità delle persone richiede che si giunga ad una condizione più umana e giusta della vita. Infatti le troppe disuguaglianze economiche e sociali, tra membri e tra popoli dell'unica famiglia umana, suscitano scandalo e sono contrarie alla giustizia sociale, all'equità, alla dignità della persona umana, nonché alla pace sociale ed internazionale » (GS 29,3) [1938].

 

UNIONE « DI PROVA » (inizio)

Sebbene esista l'intenzione di unirsi in matrimonio, contraddice la sincerità e fedeltà del matrimonio che è patto e donazione nel dono definitivo di se stessi.

Qualunque sia la fermezza del proposito di coloro che si impegnano in rapporti sessuali prematuri, tali rapporti « non consentono di assicurare, nella sua sincerità e fedeltà, la relazione interpersonale di un uomo e di una donna, e specialmente di proteggerla dalle fantasie e dai capricci » (CDF, dich. Persona Humana 7). L'unione carnale è moralmente legittima solo quando tra l'uomo e la donna si sia instaurata una comunità di vita definitiva. L'amore umano non ammette la « prova ». Esige un dono totale e definitivo delle persone tra loro (cf FC 80) [2391].

 

UNIONE LIBERA (inizio)

Avviene quando la coppia non intende formalizzare giuridicamente e pubblicamente la propria unione. Abbraccia anche altre situazioni come il concubinato. Attenta alla dignità del matrimonio.

Si ha una libera unione quando l'uomo e la donna rifiutano di dare una forma giuridica e pubblica a un legame che implica l'intimità sessuale (...).

L'espressione abbraccia situazioni diverse: concubinato, rifiuto del matrimonio come tale, incapacità a legarsi con impegni a lungo termine (FC 81). Tutte queste situazioni costituiscono un'offesa alla dignità del matrimonio; distruggono l'idea stessa della famiglia; indeboliscono il senso della fedeltà. Sono contrarie alla legge morale: l'atto sessuale deve aver posto esclusivamente nel matrimonio; al di fuori di esso costituisce sempre un peccato grave ed esclude dalla Comunione sacramentale [2390].

 Matrimonio, Unione « di prova ».

 

UNITÀ DEI DUE TESTAMENTI (inizio)

Il mistero di Cristo rimane nascosto sotto le « figure » o i « tipi » dell'Antico Testamento.

Nell'Economia sacramentale lo Spirito Santo dà compimento alle figure dell'Antica Alleanza. Poiché la Chiesa di Cristo era « mirabilmente preparata nella storia del popolo d'Israele e nell'Antica Alleanza », la Liturgia della Chiesa conserva come parte integrante e insostituibile, facendoli propri, alcuni elementi del culto dell'Antica Alleanza:

-  in modo particolare la lettura dell'Antico Testamento;

-  la preghiera dei salmi;

-          e, soprattutto, il memoriale degli eventi salvifici e delle realtà prefigurative che hanno trovato il loro compimento nel mistero di Cristo (la Promessa e l'Alleanza, l'Esodo e la Pasqua, il Regno ed il Tempio, l'Esilio ed il Ritorno) [1093].

Proprio su questa armonia dei due Testamenti (cf DV 14‑16) si articola la catechesi pasquale del Signore (cf Lc 24,13‑49) e in seguito quella degli Apostoli e dei Padri della Chiesa. Tale catechesi svela ciò che rimaneva nascosto sotto la lettera dell'Antico Testamento: il Mistero di Cristo. Essa è chiamata « tipologica » in quanto rivela la novità di Cristo a partire dalle « figure » (tipi) che lo annunziavano nei fatti, nelle parole e nei simboli della prima Alleanza [1094].

Questa unità corrisponde all'unità del progetto pedagogico di Dio culminato nell'azione salvifica del Figlio.

La Chiesa, fin dai tempi apostolici (cf 1 Cor 10,6.11; Eb 10,1; 1 Pt 3,21), e poi costantemente nella sua Tradizione, ha messo in luce l'unità del piano divino nei due Testamenti grazie alla tipologia. Questa nelle opere di Dio dell'Antico Testamento ravvisa delle prefigurazioni di ciò che Dio, nella pienezza dei tempi, ha compiuto nella Persona del suo Figlio incarnato [128].

Û  Tipologia fra i due Testamenti.

 

UNITÀ DELLA CHIESA (inizio)

Û  Note della Chiesa: una.

 

UNITÀ DEL MATRIMONIO (inizio)

E un'esigenza dell'uguale dignità personale degli sposi e del loro mutuo e pieno amore, contro la quale attenta la poligamia.

« L'unità del matrimonio confermata dal Signore appare in maniera lampante anche dalla uguale dignità personale sia dell'uomo che della donna, che deve essere riconosciuta nel mutuo e pieno amore » (GS 49,2). La poligamia è contraria a questa pari dignità e all'amore coniugale che è unico ed esclusivo [1645].

 Matrimonio (sacramento del), Indissolubilità, Fedeltà dell'amore coniugale.

 

UNZIONE DEGLI INFERMI (SACRAMENTO DELLA) (inizio)

E uno dei sette sacramenti istituiti da Cristo.

La Chiesa crede e professa che esiste, tra i sette sacramenti, un sacramento destinato in modo speciale a confortare coloro che sono provati dalla malattia: l'Unzione degli infermi:

« Questa unzione sacra dei malati è stata istituita come vero e proprio sacramento del Nuovo Testamento dal Signore nostro Gesù Cristo. Accennato da Marco (cf Mc 6,13), è stato raccomandato ai fedeli e promulgato da Giacomo, apostolo e fratello del Signore [cf Gc 5,14‑15] » (Conc. Di Trento, DS 1695; FCC 9.275) [1511].

Mediante questo sacramento, la Chiesa prega davanti al Signore sofferente perché allevii e salvi gli infermi, incoraggiandole ad unire le proprie sofferenze a quella di Cristo per se stessi e per tutta la Chiesa.

« Con la sacra unzione degli infermi e la preghiera dei presbiteri, tutta la Chiesa raccomanda gli ammalati al Signore sofferente e glorificato, perché alleggerisca le loro pene e li salvi, anzi li esorta a unirsi spontaneamente alla passione e alla morte di Cristo, per contribuire così al bene del popolo di Dio » (LG 11) [1499].

Può essere reiterato per l'aggravamento dell'infermità e può essere amministrato agli anziani e a coloro che devono subire un'intervento chirurgico rischioso.

Se un malato che ha ricevuto l'Unzione riacquista la salute, può, in caso di un'altra grave malattia, ricevere nuovamente questo sacramento. Nel corso della stessa malattia il sacramento può essere ripetuto se si verifica un peggioramento. E opportuno ricevere l'Unzione degli infermi prima di un intervento chirurgico rischioso. Lo stesso vale per le persone anziane la cui debolezza si accentua [1515].

Û  Infermi, Grazia o effetti di questo sacramento, Ministro del sacramento.

 

UOMO (inizio)

La sua dignità di « persona » in quanto creato « ad immagine di Dio ».

Essendo ad immagine di Dio, l'individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno [357].

Conseguenze del suo essere persona e « immagine di Dio ».

E capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone; è chiamato, per grazia, ad una alleanza con il suo Creatore, a dargli una risposta di fede e di amore che nessun altro può dare in sua sostituzione [357].

Capace di comprendere la volontà del Creatore con la sua ragione, e di dirigersi al bene con la sua volontà.

La persona umana partecipa alla luce e alla forza dello Spirito divino. Grazie alla ragione è capace di comprendere l'ordine delle cose stabilito dal Creatore. Grazie alla volontà è capace di orientarsi da sé al suo vero bene. Trova la propria perfezione nel cercare e nell'amare il vero e il bene (GS 15,2) [1704].

 Libertà.

Riconosce la « voce di Dio » nella sua coscienza, che lo spinge ad operare il bene e ad evitare il male. Questo esercizio morale proclama la sua dignità di persona.

Con la sua ragione l'uomo conosce la voce di Dio che lo « chiama sempre... a fare il bene e a fuggire il male ». Ciascuno è tenuto a seguire questa legge che risuona nella coscienza e che trova il suo compimento nell'amore di Dio e del prossimo. L'esercizio della vita morale attesta la dignità della persona [1706].

Il mistero dell'uomo, alla luce del mistero del Verbo.

« In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo » (GS 22,1) [359].

Essere corporeo e spirituale, voluto così dall'atto creativo di Dio.

La persona umana, creata a immagine di Dio, è un essere insieme corporeo e spirituale. Il racconto biblico esprime questa realtà con un linguaggio simbolico, quando dice: « Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di vita, e l'uomo divenne un essere vivente » (Gn 2,7). L'uomo tutto intero è quindi voluto da Dio [362].

Avendo un'anima spirituale e immortale, la persona umana viene destinata alla beatitudine eterna, perché Dio l'ha amata per se stessa.

Dotata di un'anima spirituale ed immortale (GS 14), la persona umana è in terra « la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa » (GS 24,3). Fin dal suo concepimento è destinata alla beatitudine eterna [1703].

L'essere creato è stato costituito in « amicizia » con il Creatore e in armonia con sé e con la creazione.

Il primo uomo non solo è stato creato buono, ma è stato anche costituito in una tale amicizia con il suo Creatore e in una tale armonia con se stesso e con la creazione, che saranno superate soltanto dalla gloria della nuova creazione in Cristo [374].

Û  Uomo e donna.

 

UOMO E DONNA (inizio)

Voluti da Dio uguali e diversi.

L'uomo e la donna sono creati, cioè sono voluti da Dio: in una perfetta uguaglianza per un verso, in quanto persone umane, e, per l'altro verso, nel loro rispettivo essere di maschio e di femmina. « Essere uomo », « essere donna » è una realtà buona e voluta da Dio [369].

Ambedue, e nel loro rispettivo essere, hanno la dignità di « immagine di Dio ».

L'uomo e la donna sono, con una identica dignità, « a immagine di Dio ». Nel loro « essere‑uomo » ed « essere‑donna », riflettono la sapienza e la bontà del Creatore [369].

Voluti da Dio « l'uno per l'altro ».

L'uomo e la donna sono fatti « l'uno per l'altro »: non già che Dio li abbia creati « a metà » ed « incompleti »; li ha creati per una comunione di persone, nella quale ognuno può essere « aiuto » per l'altro, perché sono ad un tempo uguali in quanto persone (« osso dalle mie ossa... ») e complementari in quanto maschio e femmina [372].

« Una sola carne » nel matrimonio e procreatori, in qualità di genitori, nel trasmettere la vita».

Nel matrimonio, Dio li unisce in modo che, formando « una sola carne » (Gn 2,24), possano trasmettere la vita umana: « Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra » (Gn 1,28). Trasmettendo ai loro figli la vita umana, l'uomo e la donna, come sposi e genitori, cooperano in un modo unico all'opera del Creatore (cf GS 50,1) [372].

« Amministratori di Dio » nel « soggiogare la terra ».

Nel disegno di Dio, l'uomo e la donna sono chiamati a dominare la terra come « amministratori » di Dio. Questa sovranità non deve essere un dominio arbitrario e distruttivo (...). Da qui la loro responsabilità nei confronti del mondo che Dio ha loro affidato [373].

 

V

 

VANGELI (inizio)

Testimonianza principale della vita e dell'insegnamento di Cristo.

I Vangeli sono il cuore di tutte le Scritture « in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore » (DV 18) [125].

Le tre tappe della loro formazione:

1. La vita e l'insegnamento di Gesù.

La Chiesa ritiene con fermezza che i quattro Vangeli, « di cui afferma senza esitazione la storicità, trasmettono fedelmente quanto Gesù Figlio di Dio, durante la sua vita tra gli uomini, effettivamente operò e insegnò per la loro salvezza eterna, fino al giorno in cui ascese al cielo » (DV 19) [126].

2. La tradizione orale.

« Gli Apostoli poi, dopo l'Ascensione del Signore, trasmisero ai loro ascoltatori ciò che egli aveva detto e fatto, con quella più completa intelligenza di cui essi, ammaestrati dagli eventi gloriosi di Cristo e illuminati dalla luce dello Spirito di verità, godevano » (DV 19) [126].

3. I Vangeli scritti (cf DV 19) [126].

« Gli autori sacri scrissero i quattro Vangeli, scegliendo alcune cose tra le molte tramandate a voce o già per iscritto, redigendo una sintesi delle altre o spiegandole con riguardo alla situazione delle Chiese, conservando infine il carattere di predicazione, sempre però in modo tale da riferire su Gesù cose vere e sincere » (DV 19) [126].

Il Vangelo quadriforme.

Il Vangelo quadriforme occupa nella Chiesa un posto unico; lo testimonia la venerazione di cui lo circonda la liturgia e la singolarissima attrattiva che in ogni tempo ha esercitato sui santi [127].

 

VERACITÀ (inizio)

Rettitudine del parlare e dell'agire, che si impegna sempre con la verità, si contraddice con la simulazione e l'ipocrisia, e implica l'onorabilità e la discrezione.

La verità in quanto rettitudine dell'agire e del parlare umano è detta veracità, sincerità o franchezza. La verità o veracità è la virtù che consiste nel mostrarsi veri nei propri atti e nell'affermare il vero nelle proprie parole, rifuggendo dalla doppiezza, dalla simulazione e dall'ipocrisia [2468].

« Sarebbe impossibile la convivenza umana se gli uomini non avessero confidenza reciproca, cioè se non si dicessero la verità » (S. Tommaso d'Aquino, S. Th., II‑II, q. 119, a. 3, ad 1). La virtù della verità dà giustamente all'altro quanto gli è dovuto. La veracità rispetta il giusto equilibrio tra ciò che deve essere manifestato e il segreto che deve essere conservato: implica l'onestà e la discrezione [2469].

 

VERBO INCARNATO (inizio)

Fini dell'Incarnazione del Verbo:

a) La nostra salvezza, riconciliandoci con Dio.

Il Verbo si è fatto carne per salvarci riconciliandoci con Dio: è Dio « che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati » (1 Gv 4,10). « Il Padre ha mandato il suo Figlio come Salvatore del mondo » (1 Gv 4,14). « Egli è apparso per togliere i peccati » (1 Gv 3,5) [457].

b) Donandoci di conoscere l'amore di Dio.

Il Verbo si è fatto carne perché noi così conoscessimo l'amore di Dio: « In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo perché noi avessimo la vita per lui » (1 Gv 4,9) [458].

c) Servendo come via per andare al Padre.

Il Verbo si è fatto carne per essere nostro modello di santità: « Prendete il mio giogo su di voi e imparate da me... » (Mt 11,29). « Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me » (Gv 14,6) [459].

d) Facendoci « partecipi della natura divina ».

Il Verbo si è fatto carne perché diventassimo « partecipi della natura divina » (2 Pt 1,4): (...) « Infatti il Figlio di Dio si è fatto uomo per farci Dio » (S. Atanasio, De incarnat., 54, 3) [460].

Û  anche la voce: Incarnazione.

 

VERGINI CONSACRATE (inizio)

Vergini cristiane fin dal tempo apostolico.

Fin dai tempi apostolici, ci furono vergini e vedove cristiane che, chiamate dal Signore a dedicarsi esclusivamente a lui (cf 1 Cor 7,34‑36) in una maggiore libertà di cuore, di corpo e di spirito, hanno preso la decisione, approvata dalla Chiesa, di vivere nello stato rispettivamente di verginità o di castità perpetua « per il Regno dei cieli » (Mt 19,12) [922].

 

VERGINITÀ PER IL REGNO DI DIO (inizio)

Cristo ha invitato a seguirlo nella consacrazione per il Regno, rinunciando al matrimonio, quanti in tal modo vogliano e possano imitare la sua propria consacrazione.

Fin dall'inizio della Chiesa, ci sono stati uomini e donne che hanno rinunciato al grande bene del matrimonio per seguire « l'Agnello dovunque va » (Ap 14,4), per preoccuparsi delle cose del Signore e cercare di piacergli (cf 1 Cor 7,32), per andare incontro allo Sposo che viene (cf Mt 25,6). Cristo stesso ha invitato certuni a seguirlo in questo genere di vita, di cui egli rimane il modello:

« Vi sono infatti eunuchi che sono nati così dal ventre della madre; ve ne sono alcuni che sono stati resi eunuchi dagli uomini, e vi sono altri che si sono fatti eunuchi per il Regno dei cieli. Chi può capire, capisca » (Mt 19,12) [1618].

E uno sviluppo della grazia battesimale e un segno di speciale legame con Cristo.

La verginità per il Regno dei cieli è uno sviluppo della grazia battesimale, un segno possente della preminenza del legame con Cristo, dell'attesa ardente del suo ritorno, un segno che ricorda pure come il matrimonio sia una realtà del mondo presente che passa (cf 1 Cor 7,31; Mc 12,25) [1619].

 

VERGINITA' REALE E PERPETUA DI MARIA (inizio)

 Maria.

 

VESCOVI (inizio)

Successori degli Apostoli, da loro nominati per continuare la loro missione.

« Perché la missione loro affidata venisse continuata dopo la loro morte, [gli Apostoli] lasciarono quasi in testamento ai loro immediati cooperatori l'incarico di completare e consolidare l'opera da essi incominciata, raccomandando loro di attendere a tutto il gregge, nel quale lo Spirito Santo li aveva posti per pascere la Chiesa di Dio. Essi stabilirono dunque questi uomini e in seguito diedero disposizione che, quando essi fossero morti, altri uomini provati prendessero la successione del loro ministero » (cf LG 20; S. Clemente Romano, Cir., 42; 44) [861].

Ministero permanente per istituzione divina.

« Come quindi permane l'ufficio dal Signore concesso singolarmente a Pietro, il primo degli Apostoli, e da trasmettersi ai suoi successori, così permane l'ufficio degli Apostoli di pascere la Chiesa, da esercitarsi ininterrottamente dal sacro ordine dei Vescovi ». Perciò la Chiesa insegna che « i Vescovi per divina istituzione sono succeduti al posto degli Apostoli, quali Pastori della Chiesa: chi li ascolta, ascolta Cristo, chi li disprezza, disprezza Cristo e colui che Cristo ha mandato » (LG 20) [862].

Principio e fondamento dell'unità della loro diocesi.

« I vescovi..., singolarmente presi, sono il principio visibile e il fondamento dell'unità nelle loro Chiese particolari » (LG 23). In quanto tali « esercitano il loro pastorale governo sopra la porzione del Popolo di Dio che è stata loro affidata » (LG 23), coadiuvati dai presbiteri e dai diaconi [886].

La consacrazione episcopale conferisce ai Vescovi le funzioni di insegnare, santificare e governare.

« La consacrazione episcopale conferisce pure, con l'ufficio di santificare, gli uffici di insegnare e di governare... Infatti... con l'imposizione delle mani e con le parole della consacrazione la grazia dello Spirito Santo viene conferita e viene impresso un sacro carattere, in maniera che i Vescovi, in modo eminente e visibile, sostengono le parti dello stesso Cristo Maestro, Pastore e Pontefice, e agiscono in sua persona [« in Eius persona agant »] » [1558].

Funzione di insegnare dei Vescovi.

I Vescovi, con i presbiteri, loro cooperatori, « hanno anzitutto il dovere di annunziare a tutti il Vangelo di Dio », secondo il comando del Signore (cf Mc 16,15). Essi sono « gli araldi della fede, che portano a Cristo nuovi discepoli, sono i dottori autentici » della fede apostolica, « rivestiti dell'autorità di Cristo » (LG 25) [888].

Funzione di santificare dei Vescovi.

Il Vescovo « è il dispensatore della grazia del supremo sacerdozio » (LG 26), specialmente nell'Eucaristia che egli stesso offre o di cui assicura l'offerta mediante i presbiteri, suoi cooperatori. L'Eucaristia, infatti, è il centro della vita della Chiesa particolare. Il vescovo e i presbiteri santificano la Chiesa con la loro preghiera e il loro lavoro, con il ministero della parola e dei sacramenti. La santificano con il loro esempio, « non spadroneggiando sulle persone » loro « affidate », ma facendosi « modelli del gregge » (1 Pt 5,3) [893].

Funzione di governo.

« I Vescovi reggono le Chiese particolari, come vicari e delegati di Cristo, col consiglio, la persuasione, l'esempio, ma anche con l'autorità e la sacra potestà » (LG 27), che però dev'essere da loro esercitata allo scopo di edificare, nello spirito di servizio che è proprio del loro Maestro (cf Lc 22,26‑27) [894].

Potestà propria, ordinaria e immediata, sotto la guida del Papa.

« Questa potestà che personalmente esercitano in nome di Cristo, è propria, ordinaria e immediata, quantunque il suo esercizio sia in definitiva regolato dalla suprema autorità della Chiesa » (LG 27). Ma i Vescovi non devono essere considerati come dei vicari del Papa, la cui autorità ordinaria e immediata su tutta la Chiesa non annulla quella dei Vescovi, ma anzi la conferma e la difende. Tale autorità deve esercitarsi in comunione con tutta la Chiesa sotto la guida del Papa [895].

Infallibilità, con il Papa, soprattutto nel Concilio Ecumenico.

« L'infallibilità promessa alla Chiesa risiede pure nel corpo episcopale, quando questi esercita il supremo Magistero col Successore di Pietro » soprattutto in un Concilio Ecumenico (LG 25; cf Conc. Vaticano I, DS 3074; FCC 7.198) [891].

 anche Apostoli.

 

VIATICO (inizio)

Sacramento eucaristico per preparare il passaggio verso il Padre.

A coloro che stanno per lasciare questa vita, la Chiesa offre, oltre all'Unzione degli infermi, l'Eucaristia come viatico. Ricevuta in questo momento di passaggio al Padre (...) è seme di vita eterna e potenza di risurrezione (...). Sacramento di Cristo morto e risorto, l'Eucaristia è, qui, sacramento del passaggio dalla morte alla vita, da questo mondo al Padre (Gv 13,1) [1524].

 Unzione degli infermi.

 

VIRTU' (inizio)        

Disposizione salda e permanente della persona nel cercare, scegliere e realizzare sempre il bene.

La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene. Essa consente alla persona, non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il meglio di sé. Con tutte le proprie energie sensibili e spirituali la persona virtuosa tende verso il bene; lo ricerca e lo sceglie in azioni concrete [1803].

 Virtù morali e umane e Virtù cardinali.

 

VIRTU CARDINALI (inizio)

Tutte le altre virtù si raggruppano intorno a quattro virtù, come tronco e radice. Esse sono la Prudenza, la Giustizia, la Fortezza e la Temperanza.

Quattro virtù hanno funzione di « cardine ». Per questo sono dette « cardinali »; tutte le altre si raggruppano attorno ad esse. Sono: la prudenza, la giustizia, la fortezza e la temperanza. « Se uno ama la giustizia, le virtù sono il frutto delle sue fatiche. Essa insegna infatti la temperanza e la prudenza, la giustizia e la fortezza » (Sap 8,7) [1805].

 Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, e anche Virtù.

 

VIRTU DI RELIGIONE  (inizio)

Dare a Dio, da parte delle creature razionali ciò che, secondo giustizia, gli spetta.

...la carità ci porta a rendere a Dio ciò che in tutta giustizia gli dobbiamo in quanto creature. La virtù della religione ci dispone a tale atteggiamento [2095].

 Adorazione, Preghiera, Culto, Liturgia...

 

VIRTU' ELEVATE DALLA GRAZIA (inizio)

La grazia di Dio purifica ed eleva le virtù umane, acquisite per mezzo dello sforzo morale e la perseveranza della volontà.

Le virtù umane acquisite mediante l'educazione, mediante atti deliberati e una perseveranza sempre rinnovata nello sforzo, sono purificate ed elevate dalla grazia divina. Con l'aiuto di Dio forgiano il carattere e rendono spontanea la pratica del bene. L'uomo virtuoso è felice di praticare le virtù [1810].

A causa della fragilità umana, non risulta facile perseverare nella virtù; per questo è necessario chiedere la grazia di Dio, fortificare la nostra debolezza mediante i sacramenti e seguire le mozioni dello Spirito per realizzare il bene ed evitare il male.

Per l'uomo ferito dal peccato non è facile conservare l'equilibrio morale. Il dono della salvezza fattoci da Cristo ci dà la grazia necessaria per perseverare nella ricerca delle virtù. Ciascuno deve sempre implorare questa grazia di luce e di forza, ricorrere ai sacramenti, cooperare con lo Spirito Santo, seguire i suoi inviti ad amare il bene e a stare lontano dal male [1811].

 

VIRTU MORALI E UMANE (inizio)

Sono disposizioni e attitudini umane, stabili e salde, che procedono dall'intelligenza e dalla volontà e presiedono alle nostre azioni in ordine al giusto operare, generandolo come frutto e predisponendo alle virtù soprannaturali.

Le virtù umane sono attitudini ferme, disposizioni stabili, perfezioni abituali dell'intelligenza e della volontà che regolano i nostri atti, ordinano le nostre passioni e guidano la nostra condotta secondo la ragione e la fede. Esse procurano facilità, padronanza di sé e gioia per condurre una vita moralmente buona. L'uomo virtuoso è colui che liberamente pratica il bene.

Le virtù morali vengono acquisite umanamente. Sono i frutti e i germi di atti moralmente buoni; dispongono tutte le potenzialità dell'essere umano ad entrare in comunione con l'amore divino [1804].

 Virtù, Virtù morali, Virtù cardinali.

 

VIRTU TEOLOGALI O INFUSE (inizio)

Sono quelle che procedono da Dio, Uno e Trino, e lo hanno per causa e oggetto, rendendo idonee le virtù umane a mettere l'uomo in relazione con la Santissima Trinità.

Le virtù umane si radicano nelle virtù teologali, le quali rendono le facoltà dell'uomo idonee alla partecipazione alla natura divina (cf 2 Pt 1,4). Le virtù teologali, infatti, si riferiscono direttamente a Dio. Esse dispongono i cristiani a vivere in relazione con la Santissima Trinità. Hanno come origine, causa ed oggetto Dio Uno e Trino [1812].

Una volta vivificate le virtù morali già possedute per l'azione dello Spirito, le virtù teologali sono, quindi, infuse da Dio nell'anima, per renderci capaci di operare in maniera soprannaturale. Le virtù teologali sono tre: la Fede, la Speranza e la Carità.

Le virtù teologali fondano, animano e caratterizzano l'agire morale del cristiano. Esse informano e vivificano tutte le virtù morali. Sono infuse da Dio nell'anima dei fedeli per renderli capaci di agire quali suoi figli e meritare la vita eterna. Sono il pegno della presenza e dell'azione dello Spirito Santo nelle facoltà dell'essere umano. Tre sono le virtù teologali: la fede, la speranza e la carità (cf 1 Cor 13,13) [1813].

 Fede, Speranza e Carità.

 

VITA CONSACRATA (inizio)

Professione dei « consigli evangelici ».

« Lo stato [di vita] che è costituito dalla professione dei consigli evangelici, pur non appartenendo alla struttura gerarchica della Chiesa, interessa tuttavia indiscutibilmente alla sua vita e alla sua santità » (LG 44) [914].

La perfezione della carità: celibato per il Regno, povertà e obbedienza professate nella « vita consacrata ».

I consigli evangelici, nella loro molteplicità, sono proposti ad ogni discepolo di Cristo. La perfezione della carità, alla quale tutti i fedeli sono chiamati, comporta per coloro che liberamente accolgono la vocazione alla vita consacrata, l'obbligo di praticare la castità nel celibato per il Regno, la povertà e l'obbedienza. E la professione di tali consigli, in uno stato di vita stabile riconosciuto dalla Chiesa, che caratterizza la « vita consacrata » a Dio (cf LG 42‑43; PC 1) [915].

 anche Consacrazione e Missione.

 

VITA CRISTIANA (inizio)

La dignità del cristiano, come Figlio di Dio lo stimola a vivere una vita coerente con il Vangelo, alla quale lo conducono i sacramenti, la preghiera e il vivere in stato di grazia.

...i cristiani sono diventati « figli di Dio » (Gv 1,12; 1 Gv 3,1), « partecipi della natura divina » (2 Pt 1,4). Riconoscendo nella fede la loro nuova dignità, i cristiani sono chiamati a comportarsi ormai in modo degno del Vangelo di Cristo (Fil 1,27). Mediante i sacramenti e la preghiera, essi ricevono la grazia di Cristo e i doni del suo Spirito, che li rendono capaci di questa vita nuova [1692].

I cristiani devono aspirare a conformare il loro pensiero, le loro parole e le loro opere a Cristo e ai suoi esempi.

Alla sequela di Cristo e in unione con lui (cf Gv 15,5), i cristiani possono farsi imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminare nella carità (Ef 5,1), conformando i loro pensieri, le loro parole, le loro azioni ai sentimenti che furono in Cristo Gesù (Fil 2,5) e seguendone gli esempi (cf Gv 13,12‑16) [1694].

I cristiani sono chiamati a essere santi per opera dello Spirito Santo.

...santificati e chiamati ad essere santi (1 Cor 1,2), i cristiani sono diventati « tempio dello Spirito Santo » (cf 1 Cor 6,19). Questo « Spirito del Figlio » insegna loro a pregare il Padre (cf Gal 4,6) e, essendo diventato la loro vita, li fa agire (cf Gal 5,25) in modo tale che portino il frutto dello Spirito (Gal 5,22) mediante una carità operosa. Guarendo le ferite del peccato, lo Spirito Santo ci rinnova interiormente con una trasformazione spirituale (Ef 4,23), ci illumina e ci fortifica per vivere come « figli della luce » (Ef 5,8), mediante « ogni bontà, giustizia e verità » (Ef 5,9) [1695].

 

VITA EREMITICA (inizio)

Intimità personale con Cristo: ritiro, silenzio nella solitudine, nella preghiera e nella penitenza, senza la necessità di professare pubblicamente i « consigli evangelici ».

Senza professare sempre pubblicamente i tre consigli evangelici, gli eremiti, « in una più rigorosa separazione dal mondo, nel silenzio della solitudine e nella assidua preghiera e nella penitenza, dedicano la propria vita alla lode di Dio e alla salvezza del mondo » (CIC, can, 603,1) [920].

Essi [gli eremiti] indicano a ciascuno quell'aspetto interiore del mistero della Chiesa che è l'intimità personale con Cristo [921].

 

VITA ETERNA (inizio)

Conoscere Dio e Colui che egli ha inviato.

« Padre... questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo » (Prefazione).

Andare incontro a Dio con la morte.

Per il cristiano, che unisce la propria morte a quella di Gesù, la morte è come un andare verso di lui ed entrare nella vita eterna [1020].

 

VITA NASCOSTA DI GESU A NAZARET (inizio)

 Misteri della vita di Cristo.

 

VITA PUBBLICA CIVILE (inizio)

La promozione del bene comune è un compito che deve coinvolgere tutti i cittadini come conseguenza della dignità della persona.

La partecipazione è l'impegno volontario e generoso della persona negli scambi sociali. E necessario che tutti, ciascuno secondo il posto che occupa e il ruolo che ricopre, partecipino a promuovere il bene comune. Questo dovere è inerente alla dignità della persona umana [1913].

Si tratta dell'insieme delle attività dei cittadini che partecipano, con responsabilità personale, alla promozione del bene comune nei campi dell'educazione della famiglia, nel lavoro, nella libertà della vita pubblica, nella cultura, etc.

La partecipazione si realizza innanzitutto con il farsi carico dei settori dei quali l'uomo si assume la responsabilità personale: attraverso la premura con cui si dedica all'educazione della propria famiglia, mediante la coscienza con cui attende al proprio lavoro, egli partecipa al bene altrui e della società (cf CA 43) [1914].

I cittadini, per quanto è possibile, devono prendere parte attiva alla vita pubblica. Le modalità di tale partecipazione possono variare da un paese all'altro, da una cultura all'altra. « E da lodarsi il modo di agire di quelle nazioni nelle quali la maggioranza dei cittadini è fatta partecipe della gestione della cosa pubblica in un clima di vera libertà » (GS 31,3) [1915].

 

VITA RELIGIOSA (inizio)

Istituti canonicamente eretti dalla Chiesa.

Nata in Oriente nei primi secoli del cristianesimo (cf UR 15) e continuata negli istituti canonicamente eretti dalla Chiesa (cf CIC, can. 573), la vita religiosa si distingue dalle altre forme di vita consacrata per l'aspetto cultuale, la professione pubblica dei consigli evangelici, la vita fraterna condotta in comune, la testimonianza resa all'unione di Cristo e della Chiesa (CIC, can. 607) [925].

Collaboratori del vescovo diocesano anche nella missione pastorale.

Tutti i religiosi, esenti o non esenti (cf CIC, can. 591), sono annoverati fra i cooperatori del Vescovo diocesano nel suo ufficio pastorale (cf CD 33‑35). La fondazione e l'espansione missionaria della Chiesa richiedono la presenza della vita religiosa in tutte le sue forme fin dagli inizi dell'evangelizzazione (AG 18; 40) [927].

La vita consacrata si sostiene e si diffonde anche per mezzo della preghiera di lode e di intercessione per tutto il popolo di Dio.

Numerosi religiosi hanno dedicato l'intera loro vita alla preghiera. Dopo gli anacoreti del deserto d'Egitto, eremiti, monaci e monache hanno consacrato il loro tempo alla lode di Dio e all'intercessione per il suo popolo. La vita consacrata non si sostiene e non si diffonde senza la preghiera; questa è una delle vive sorgenti della contemplazione e della vita spirituale nella Chiesa [2687].

 Preghiera, Vita consacrata.

 

VIZI (inizio)

 Peccato, Peccati mortali, Peccati capitali.

 

VOLONTÀ DI DIO (inizio)

(SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ COME IN CIELO COSI IN TERRA)

Cristo, fin dal suo ingresso nel mondo e fino alla croce, ha sempre compiuto la volontà del Padre: « Pur essendo Figlio, imparò l'obbedienza »; per questo noi siamo stati santificati.

E in Cristo e mediante la sua volontà umana che la volontà del Padre è stata compiuta perfettamente e una volta per tutte. Gesù, entrando in questo mondo, ha detto: « Ecco, Io vengo,... per fare, o Dio, la tua Volontà » (Eb 10,7; Sal 40,7). Solo Gesù può affermare: « Io faccio sempre le cose che gli sono gradite » (Gv 8,29). Nella preghiera della sua agonia, egli acconsente totalmente alla volontà del Padre: « Non sia fatta la mia, ma la tua volontà! » (Lc 22,42; cf Gv 4,34; 5,30; 6,38). Ecco perché Gesù « ha dato se stesso per i nostri peccati... secondo la volontà di Dio » (Gal 1,4). « E appunto per quella volontà che noi siamo stati santificati, per mezzo dell'offerta del Corpo di Gesù Cristo » (Eb 10,10) [2824].

Gesù, « pur essendo Figlio, imparò tuttavia l'obbedienza dalle cose che patì » (Eb 5,8)... [2825].

Chiediamo che il Mistero salvifico della sua volontà (« che tutto abbia Cristo come Capo », « che tutti gli uomini siano salvi e giungano alla conoscenza della verità ») si compia sulla terra come già si compie in cielo.

La volontà del Padre nostro è « che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità » (1 Tm 2,4) [2822].

 Salvezza.

« Egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua volontà, secondo quanto, nella sua benevolenza, aveva... prestabilito... il disegno cioè di ricapitolare in Cristo tutte le cose... In lui siamo stati fatti anche eredi, essendo stati predestinati secondo il piano di colui che tutto opera efficacemente conforme alla sua volontà » (Ef 1,9‑11). Noi chiediamo con insistenza che si realizzi pienamente questo Disegno di benevolenza sulla terra, come già è realizzato in cielo [2823].

 Regno di Dio in Cristo.

 

VOTI (inizio)

Atti della virtù di Religione in forma di promesse deliberate e libere a Dio di qualcosa di buono o di consacrazione a lui, che devono essere adempiuti.

« Il voto, ossia la promessa deliberata e libera di un bene possibile e migliore fatta a Dio, deve essere adempiuto per la virtù della religione » (CIC, can. 1191,1). Il voto è un atto di devozione, con cui il cristiano offre se stesso a Dio o gli promette un'opera buona. Mantenendo i suoi voti, egli rende pertanto a Dio ciò che a lui è stato promesso e consacrato. Gli Atti degli Apostoli ci presentano san Paolo preoccupato di mantenere i voti da lui fatti [2102].

In alcuni casi possono essere dispensati dalla Chiesa, allo stesso modo delle promesse.

In certi casi, la Chiesa può, per congrue ragioni, dispensare dai voti e dalle promesse (CIC, can. 692; 1196‑1197) [2103].

 Promesse.

 

Y

 

YHWH (inizio)

 Dio.

 

 

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Dizionario Teologico Catechismo CC SAL-SU

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

 

DIZIONARIO TEOLOGICO

DEL CATECHISMO

DELLA CHIESA CATTOLICA

____________________________________________________________

 

 

Sal

 

 

·                Salario giusto     

·                Salita di Gesù a Gerusalemme     

·                Salmi, preghiera di Cristo e della

·                Salute e morale cristiana     

·                Salvezza     

·                Santi     

·                Santificare il giorno del Signore

·                Santità cristiana     

·                Santità della Chiesa     

·                Scandalo     

·                Sciopero e Morale cristiana     

·                Secondo Adamo

·                Seduto alla destra del Padre     

·                Segni del Regno     

·                Segni e simboli nella nostra relazione con Dio     

·                Segni sacramentali     

·                Segno della Croce     

·                Segreto professionale     

·                Sensi della Sacra Scrittura     

·                Sentimenti nella morale     

·                Separazione coniugale     

·                Sequestri e ostaggi     

·                Servo di YHWH     

·                Sessualità umana     

·                « Sia santificato il tuo nome »

·                Sigillo sacramentale     

·                Simbolo di fede     

·                Simonia    

·                Sinderesi nella morale     

·                Socializzazione     

·                Società di vita apostolica     

·                Società e vita morale     

·                Soddisfazione    

·                Solidarietà umana     

·                Solidarietà e giustizia internazionale     

·                Speranza (Virtù teologale)

·                Spergiuro    

·                Sperimentazione con esseri umani     

·                Spiritismo

·                Spirito Santo

·                Stato di diritto     

·                Sterilizzazioni     

·                Strage degli Innocenti     

·                Stregoneria    

·                « Strutture di peccato »

·                Stupro     

·                Successione apostolica     

·                Suicidio     

·                Superstizione     

·                Sussidiarietà dello Stato          

_________________________________________________________

 

 

 

SALARIO GIUSTO  (inizio)

Come frutto legittimo del lavoro deve essere rimunerato in base alle necessità del lavoratore nei suoi aspetti materiali, sociali, culturali e spirituali, valutate rispetto al rendimento produttivo e alle possibilità dell'impresa.

 

Il giusto salario è il frutto legittimo del lavoro. Rifiutarlo o non darlo a tempo debito può rappresentare una grave ingiustizia (cf Lv 19,13; Dt 24,14‑15; Gc 5,4). Per stabilire l'equa remunerazione, si deve tener conto sia dei bisogni sia delle prestazioni di ciascuno. « Il lavoro va remunerato in modo tale da garantire i mezzi sufficienti per permettere al singolo e alla sua famiglia una vita dignitosa su un piano materiale, sociale, culturale e spirituale, corrispondentemente al tipo di attività e grado di rendimento economico di ciascuno, nonché alle condizioni dell'impresa e al bene comune » (GS 67,2). Non è sufficiente l'accordo tra le parti a giustificare moralmente l'ammontare del salario [2434].

Û  Lavoro umano e Morale.

 

SALITA DI GESU' A GERUSALEMME (inizio)

La sua ferma decisione, in relazione alla sua morte.

 

« Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, [Gesù] si diresse decisamente verso Gerusalemme » (Lc 9,51; cf Gv 13,1)). Con questa decisione, indicava che saliva a Gerusalemme pronto a morire. A tre riprese aveva annunziato la sua passione e la sua Risurrezione (cf Mc 8,31‑33; 9,31‑32; 10,32‑34). Dirigendosi verso Gerusalemme dice: « Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme » (Lc 13,33) [557].

Pianto sulla città che ha rifiutato « il messaggio di pace » portato da Gesù.

 

...[Gesù] non desiste dall'invitare Gerusalemme a raccogliersi attorno a lui: « Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! » (Mt 23,37b). Quando arriva in vista di Gerusalemme, Gesù piange sulla città ed ancora una volta manifesta il desiderio del suo cuore: « Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace! Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi » (Lc 19,41‑42) [558].

SALMI, PREGHIERA DI CRISTO E DELLA CHIESA (inizio)

Preghiera individuale e comunitaria, Parola di Dio che diventa supplica, canto, lode e spontaneità davanti al Signore. Cristo ha pregato con i Salmi, che continuano ad essere essenziali nella preghiera della Chiesa.

 

I Salmi nutrono ed esprimono la preghiera del Popolo di Dio come Assemblea, in occasione delle solenni feste a Gerusalemme e ogni sabato nelle sinagoghe. Questa preghiera è insieme personale e comunitaria (...); abbraccia l'intera creazione; ricorda gli eventi salvifici del passato e si estende fino al compimento della storia; fa memoria delle promesse di Dio già realizzate ed attende il Messia che le compirà definitivamente. Pregati e attuati in pienezza in Cristo, i Salmi restano essenziali per la preghiera della sua Chiesa (cf IGLH 100‑109) [2586].

Il Salterio è il libro in cui la Parola di Dio diventa preghiera dell'uomo... [2587].

Nei Salmi si scorgono dei tratti costanti: la semplicità e la spontaneità della preghiera; il desiderio di Dio stesso attraverso tutto e con tutto ciò che nella creazione è buono; la situazione penosa del credente (...) e, nell'attesa di ciò che farà il Dio fedele, la certezza del suo amore e la consegna alla sua volontà. La preghiera dei Salmi è sempre animata dalla lode [2589].

 

SALUTE E MORALE CRISTIANA (inizio)

L'uomo deve averne cura come di un dono di Dio. Lo Stato deve contribuire con tutti i mezzi necessari per promuoverla e preservarla negli individui e sul piano sociale.

 

La vita e la salute fisica sono beni preziosi donati da Dio. Dobbiamo averne ragionevolmente cura, tenendo conto delle necessità altrui e del bene comune.

La cura della salute dei cittadini richiede l'apporto della società perché si abbiano le condizioni d'esistenza che permettano di crescere e di raggiungere la maturità: cibo e indumenti, abitazione, assistenza sanitaria, insegnamento di base, lavoro, previdenza sociale [2288].

Per il bene e l'obbligo della salute, l'uomo dovrà evitare gli eccessi che contribuiscono a deteriorarla: l'abuso dei cibi, l'alcool, il tabacco, la imprudenza nel guidare, ecc.

 

La virtù della temperanza dispone ad evitare ogni sorta di eccessi, l'abuso dei cibi, dell'alcool, del tabacco e dei medicinali. Coloro che, in stato di ubriachezza o per uno smodato gusto della velocità, mettono in pericolo l'incolumità altrui e la propria sulle strade, in mare, o in volo, si rendono gravemente colpevoli [2290].

Û  Droghe.

 

SALVEZZA (inizio)

Ogni salvezza viene da Cristo per mezzo della Chiesa.

 

...ogni salvezza viene da Cristo‑Capo per mezzo della Chiesa che è il suo Corpo:

Il santo Concilio « insegna, appoggiandosi sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione, che questa Chiesa pellegrinante è necessaria alla salvezza. Infatti solo Cristo, presente per noi nel suo Corpo, che è la Chiesa, è il mediatore e la via della salvezza » [846].

 

Esiste salvezza fuori della Chiesa?

 

« Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, e tuttavia cercano sinceramente Dio, e sotto l'influsso della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di Dio, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna » (LG 16; cf DS 3866‑3872; FCC 7.040‑7.045) [847].

Dio vuole la salvezza di tutti (1 Tm 2,34).

Û  Volontà di Dio.

 

SANTI (inizio)

Û  Comunione dei santi, Anno liturgico e Note della Chiesa (Santità).

 

SANTIFICARE IL GIORNO DEL SIGNORE (inizio)

(TERZO COMANDAMENTO)

Dio ha reso sacro il « giorno del sabato » come memoria della creazione, ricordo della « liberazione del suo Popolo » e segno della sua Alleanza; esso doveva essergli consacrato.

 

« Ricordati del giorno di sabato per santificarlo... » (Es 31,15) (...).

Il terzo comandamento del Decalogo ricorda la santità del sabato (...).

La Scrittura a questo proposito fa memoria della creazione: « Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro » (Es 20,11).

La Scrittura rivela nel giorno del Signore anche un memoriale della liberazione di Israele dalla schiavitù d'Egitto: « Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato » (Dt 5,15).

Dio ha affidato a Israele il sabato perché lo rispetti in segno dell'alleanza perenne (cf Es 31,16) (...). Il sabato è per il Signore, santamente riservato alla lode di Dio, della sua opera creatrice e delle sue azioni salvifiche in favore di Israele.

L'agire di Dio è modello dell'agire umano. Se Dio nel settimo giorno « si è riposato » (Es 31,17), anche l'uomo deve « far riposo » e lasciare che gli altri, soprattutto i poveri, « possano goder quiete » (Es 23,12). Il sabato sospende le attività quotidiane e concede una tregua (...) [2168‑2172].

 

I cristiani celebrano l'ottavo giorno, « il primo della settimana », giorno della Risurrezione di Cristo, come giorno del Signore.

 

Gesù è risorto dai morti « il primo giorno della settimana » (Mt 28,1; Mc 16,2; Lc 24,1; Gv 20,1). In quanto « primo giorno », il giorno della Risurrezione di Cristo richiama la prima creazione. In quanto « ottavo giorno », che segue il sabato (cf Mc 16,1; Mt 28,1), esso significa la nuova creazione inaugurata con la Risurrezione di Cristo. E diventato, per i cristiani, il primo di tutti i giorni, la prima di tutte le feste, il giorno del Signore (« e Kyriaké eméra », « dies dominica »), la « domenica » [2174].

Û  Domenica, Giorno del Signore, Risurrezione.

 

SANTITÀ CRISTIANA (inizio)

Seguendo il comandamento di Cristo e le sue orme, tutti i cristiani sono chiamati alla santità mediante lo sforzo ascetico e l'adempimento della volontà di Dio al servizio suo e del prossimo.

 

« Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità ». Tutti sono chiamati alla santità: « Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste » (Mt 5,48):

« Per raggiungere questa perfezione, i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura del dono di Cristo, affinché..., in tutto obbedienti alla volontà del Padre, con tutto il loro animo si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo » (LG 40) [2013].

Il cammino del cristiano verso la santità passa per la partecipazione al mistero di Cristo mediante i sacramenti e la partecipazione alla sua croce.

 

Il progresso spirituale tende all'unione sempre più intima con Cristo. Questa unione si chiama « mistica », perché partecipa al mistero di Cristo mediante i sacramenti -  « i santi misteri » -  e, in lui, al mistero della Santissima Trinità (...).

Il cammino della perfezione passa attraverso la croce. Non c'è santità senza rinuncia e senza combattimento spirituale (cf 2 Tm 4) [2014‑2015].

 

SANTITÀ DELLA CHIESA (inizio)

Û  Note della Chiesa: Santa.

 

SCANDALO (inizio)

E indurre un altro, con azioni o omissioni, a commettere il male, per conseguenza, se l'azione alla quale si istiga è deliberata in materia grave, allora lo scandalo è colpa grave.

 

Lo scandalo è l'atteggiamento o il comportamento che induce altri a compiere il male. Chi scandalizza si fa tentatore del suo prossimo. Attenta alla virtù e alla rettitudine; può trascinare il proprio fratello nella morte spirituale. Lo scandalo costituisce una colpa grave se chi lo provoca con azione o omissione induce deliberatamente altri in una grave mancanza [2284].

Lo scandalo si aggrava in ragione sia dell'autorità di chi lo causa sia della debolezza dello scandalizzato. L'abuso del potere che istiga al male -  e molto più se lo causa per la sua legislazione -  fa responsabile il legislatore, direttamente o indirettamente, dello scandalo e delle sue conseguenze.

 

Lo scandalo assume una gravità particolare a motivo dell'autorità di coloro che lo causano o della debolezza di coloro che lo subiscono. Ha ispirato a nostro Signore questa maledizione: « Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli..., sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare » (Mt 18,6; cf 1 Cor 8,10‑13). Lo scandalo è grave quando a provocarlo sono coloro che, per natura o per funzione, sono tenuti ad insegnare e ad educare gli altri. Gesù lo rimprovera agli scribi e ai farisei: li paragona a lupi rapaci in veste di pecore (cf Mt 7,15) [2285].

Lo scandalo può essere provocato dalla legge o dalle istituzioni, dalla moda o dall'opinione pubblica (...) [2286].

Chi usa i poteri di cui dispone in modo tale da spingere ad agire male, si rende colpevole di scandalo e responsabile del male che, direttamente o indirettamente, ha favorito. « E inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono » (Lc 17,1) [2287].

 

SCIOPERO E MORALE CRISTIANA (inizio)

Strumento lecito e a volte necessario dei lavoratori per ottenere benefici giusti e proporzionati al loro lavoro. A volte può essere ingiusto se non intende raggiungere questi obiettivi, se si accompagna alla violenza o va contro il bene comune.

 

Lo sciopero è moralmente legittimo quando appare come lo strumento inevitabile, o quanto meno necessario, in vista di un vantaggio proporzionato. Diventa moralmente inaccettabile allorché è accompagnato da violenze oppure gli si assegnano obiettivi non direttamente connessi con le condizioni di lavoro o in contrasto con il bene comune [2435].

Non è lecito il licenziamento come conseguenza della disoccupazione.

 

La disoccupazione, per carenza di lavoro, quasi sempre rappresenta, per chi ne è vittima, un'offesa alla sua dignità e una minaccia per l'equilibrio della vita. Oltre al danno che egli subisce personalmente, numerosi rischi ne derivano per la sua famiglia (cf LE 18) [ 2436].

Û  Giusto salario.

 

SECONDO ADAMO (inizio)

Û  Peccato originale, Cristo Gesù.

 

SEDUTO ALLA DESTRA DEL PADRE (inizio)

La sua umanità glorificata partecipa « corporalmente » alla gloria e all'onore della divinità che il Figlio, consostanziale al Padre, già possedeva da tutta l'eternità.

 

Cristo, ormai, siede alla destra del Padre. « Per destra del Padre intendiamo la gloria e l'onore della divinità, ove colui che esisteva come Figlio di Dio prima di tutti i secoli come Dio e consustanziale al Padre, s'è assiso corporalmente dopo che si è incarnato e la sua carne è stata glorificata » (S. Giovanni Damasceno, De fide orth., 4, 2, PG 94, 1104C) [663].

 

E già l'inaugurazione del Regno del Messia « che non avrà fine ».

 

L'essere assiso alla destra del Padre significa l'inaugurazione del regno del Messia, compimento della visione del profeta Daniele riguardante il Figlio dell'uomo: « [Il Vegliardo] gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto » (Dn 7,14). A partire da questo momento, gli Apostoli sono divenuti i testimoni del « Regno che non avrà fine » (Simbolo di Nicea‑Costantinopoli) [664].

 

Re e Signore poiché partecipa nella sua umanità glorificata alla potenza di Dio sul cosmo e sulla storia.

 

« Per questo Cristo è morto e ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi » (Rm 14,9). L'Ascensione di Cristo al cielo significa la sua partecipazione, nella sua umanità, alla potenza e all'autorità di Dio stesso. Gesù Cristo è Signore: egli detiene tutto il potere nei cieli e sulla terra. Egli è « al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione » perché il Padre « tutto ha sottomesso ai suoi piedi » (Ef 1,20‑22). Cristo è il Signore del cosmo (cf Ef 4,10; 1 Cor 15,24. 27‑28) e della storia. In lui la storia dell'uomo come pure tutta la creazione trovano la loro « ricapitolazione » (Ef 1,10), il loro compimento trascendente [668].

 

Cristo Signore rimane tuttavia con noi come « Capo del suo Corpo che è la Chiesa ».

 

Come Signore, Cristo è anche il Capo della Chiesa che è il suo Corpo (cf Ef 1,22). Elevato al cielo e glorificato, avendo così compiuto pienamente la sua missione, egli permane sulla terra, nella sua Chiesa. La Redenzione è la sorgente dell'autorità che Cristo, in virtù dello Spirito Santo, esercita sulla Chiesa (cf Ef 4,11‑13), la quale è « il Regno di Cristo già presente in mistero ». La Chiesa « di questo Regno costituisce in terra il germe e l'inizio » (LG 3; 5) [669].

 

SEGNI DEL REGNO (inizio)

Testimoniano l'invio del Figlio da parte del Padre, invitano a credere in lui e attestano che è il Figlio di Dio.

 

I segni compiuti da Gesù testimoniano che il Padre lo ha mandato (cf Gv 5,36; 10,25). Essi sollecitano a credere in lui (cf Gv 10,38). A coloro che gli si rivolgono con fede (cf Mc 5,25‑34; 10,52; ecc.), egli concede ciò che domandano. Allora i miracoli rendono più salda la fede in colui che compie le opere del Padre suo: testimoniano che egli è il Figlio di Dio (cf Gv 10,31‑38). Ma possono anche essere motivo di scandalo (Mt 11,6) [548].

Liberando alcuni dalla fame, dall'ingiustizia, dall'infermità Gesù compie dei segni messianici, sebbene la sua principale azione di liberazione sia quella dal peccato.

 

Liberando alcuni uomini dai mali terreni della fame (cf Cf. Gv 6,5‑15), dell'ingiustizia (cf Lc 19,8), della malattia e della morte (cf Mt 11,5), Gesù ha posto dei segni messianici; egli non è venuto tuttavia per eliminare tutti i mali di quaggiù (cf Lc 12,13.14; Gv 18,36), ma per liberare gli uomini dalla più grave delle schiavitù: quella del peccato (cf Gv 8,34‑36), che li ostacola nella loro vocazione di figli di Dio e causa tutti i loro asservimenti umani [549].

 anche Miracoli.

 

SEGNI E SIMBOLI NELLA NOSTRA RELAZIONE CON DIO (inizio)

Assunti dalla vita umana per esprimere la nostra relazione con Dio.

 

Nella vita umana segni e simboli occupano un posto importante. In quanto essere corporale e spirituale insieme, l'uomo esprime e percepisce le realtà spirituali attraverso segni e simboli materiali. In quanto essere sociale, l'uomo ha bisogno di segni e di simboli per comunicare con gli altri per mezzo del linguaggio, di gesti, di azioni. La stessa cosa avviene nella sua relazione con Dio [1146].

 

Dio ci parla, anche per loro mezzo.

 

Dio parla all'uomo attraverso la creazione visibile (...) (cf Sap 13,1; Rm 1,19‑20; At 14,17). La luce e la notte, il vento e il fuoco, l'acqua e la terra, l'albero e i frutti parlano di Dio, simboleggiano ad un tempo la sua grandezza e la sua vicinanza [1147].

Alcuni segni e simboli della vita comune possono esprimere sia l'azione santificatrice di Dio sia la nostra azione di culto al Creatore.

 

In quanto creature, queste realtà sensibili possono diventare il luogo in cui si manifesta l'azione di Dio che santifica gli uomini, e l'azione degli uomini che rendono a Dio il loro culto. Ugualmente avviene per i segni e i simboli della vita sociale degli uomini: lavare e ungere, spezzare il pane e condividere il calice possono esprimere la presenza santificante di Dio e la gratitudine dell'uomo verso il suo Creatore [1148].

 

Il Popolo d'Israele ha ricevuto da YHWH alcuni segni dell'Alleanza e dei simboli del suo favore, come la circoncisione, e soprattutto, la Pasqua. Erano già prefigurazione dei sacramenti nella Nuova Alleanza.

 

Segni dell'Alleanza. Il popolo eletto riceve da Dio segni e simboli distintivi che caratterizzano la sua vita liturgica: non sono più soltanto celebrazioni di cicli cosmici e di gesti sociali, ma segni dell'Alleanza, simboli delle grandi opere compiute da Dio per il suo popolo. Tra questi segni liturgici dell'Antica Alleanza si possono menzionare la circoncisione, l'unzione e la consacrazione dei re e dei sacerdoti, l'imposizione delle mani, i sacrifici, e soprattutto la Pasqua. In questi segni la Chiesa riconosce una prefigurazione dei sacramenti della Nuova Alleanza [1150].

 

Gesù, nella sua predicazione del Regno, ha utilizzato dei segni materiali e dei gesti simbolici, dando, nello stesso tempo, un significato nuovo a quelli dell'Antica Alleanza, soprattutto all'Esodo e alla Pasqua.

 

Segni assunti da Cristo. Nella sua predicazione il Signore Gesù si serve spesso dei segni della creazione per far conoscere i misteri del Regno di Dio [cf Lc 8,10]. Compie le guarigioni o dà rilievo alla sua predicazione con segni materiali o gesti simbolici (cf Gv 9,6; Mc 7,33‑35; 8,22‑25). Conferisce un nuovo significato ai fatti e ai segni dell'Antica Alleanza, specialmente all'Esodo e alla Pasqua (cf Lc 9,31; 22,7‑20), poiché egli stesso è il significato di tutti questi segni [1151].

Û  anche Sacramenti.

 

SEGNI SACRAMENTALI (inizio)

Lo Spirito Santo compie la santificazione nella Chiesa dopo Pentecoste, per mezzo dei segni sacramentali, che integrano, purificati, i segni della vita, compiono quelli dell'Alleanza Antica e significano e realizzano la Redenzione, anticipando la gloria del cielo.

 

Dopo la Pentecoste, è mediante i segni sacramentali della sua Chiesa che lo Spirito Santo opera la santificazione. I sacramenti della Chiesa non aboliscono, ma purificano e integrano tutta la ricchezza dei segni e dei simboli del cosmo e della vita sociale. Inoltre essi danno compimento ai tipi e alle figure dell'Antica Alleanza, significano e attuano la salvezza operata da Cristo, prefigurano e anticipano la gloria del cielo [1152].

Û  la voce Sacramenti.

 

SEGNO DELLA CROCE (inizio)

Il cristiano battezzato « nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo », deve iniziare e terminare la sua giornata, le sue azioni e preghiere con il segno della croce, che lo fortifica e lo consacra come figlio di Dio.

 

Il cristiano incomincia la sua giornata, le sue preghiere, le sue azioni con il segno della croce, « nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen ». Il battezzato consacra la giornata alla gloria di Dio e invoca la grazia del Salvatore, la quale gli permette di agire nello Spirito come figlio del Padre. Il segno della croce ci fortifica nelle tentazioni e nelle difficoltà [2157].

 

SEGRETO PROFESSIONALE (inizio)

Obbliga in modo molto specifico alcuni professionisti, eccetto il caso in cui possa causare un danno molto grave al depositario, a chi lo ha confidato o ad una terza persona.

 

I segreti professionali -  di cui sono in possesso, per esempio, uomini politici, militari, medici e giuristi -  o le confidenze fatte sotto il sigillo del segreto, devono essere serbati, tranne i casi eccezionali in cui la custodia del segreto dovesse causare a chi li confida, a chi ne viene messo a parte, o a terzi danni molto gravi ed evitabili soltanto mediante la divulgazione della verità. Le informazioni private dannose per altri, anche se non sono state confidate sotto il sigillo del segreto, non devono essere divulgate senza un motivo grave e proporzionato [2491].

 

SENSI DELLA SACRA SCRITTURA (inizio)

Il senso letterale e spirituale.

 

Il senso letterale. E quello significato dalle parole della Scrittura e trovato attraverso l'esegesi che segue le regole della retta interpretazione.

Il senso spirituale. Data l'unità del disegno di Dio, non soltanto il testo della Scrittura, ma anche le realtà e gli avvenimenti di cui parla possono essere dei segni [116‑117].

 

Senso allegorico, morale e anagogico [116‑117].

Û  Sacra Scrittura.

 

SENTIMENTI NELLA MORALE (inizio)

Û  Passioni.

 

SEPARAZIONE CONIUGALE (inizio)

Può essere lecita in alcuni casi, specialmente per garantire i diritti della parte innocente e dei figli.

 

La separazione degli sposi con la permanenza del vincolo matrimoniale può essere legittima in certi casi contemplati dal Diritto canonico (cf CIC, can. 1151‑1155).

Se il divorzio civile rimane l'unico modo possibile di assicurare certi diritti legittimi, quali la cura dei figli o la tutela del patrimonio, può essere tollerato, senza che costituisca una colpa morale [2383].

Può avvenire che uno dei coniugi sia vittima innocente del divorzio pronunciato dalla legge civile; questi allora non contravviene alla norma morale (...) (cf FC 84) [2386].

Û  Divorzio.

 

SEQUESTRI E OSTAGGI (inizio)

Û  Integrità corporale e Morale.

 

SERVO DI YHWH (inizio)

Û  Misteri della vita di Cristo.

 

SESSUALITÀ UMANA (inizio)

Comprende tutta la persona, composta di anima e corpo, e più in particolare l'affettività, l'amore e la capacità di procreare, creando legami di comunione fra i sessi.

 

La sessualità esercita un'influenza su tutti gli aspetti della persona umana, nell'unità del suo corpo e della sua anima. Essa concerne particolarmente l'affettività, la capacità di amare e di procreare, e, in un modo più generale, l'attitudine ad intrecciare rapporti di comunione con altri [2332].

La complementarità dei doni fisici, spirituali e morali fra l'uomo e la donna è orientata ai beni del matrimonio e della vita familiare. L'armonia di questa differenza complementare contribuisce al bene della coppia e della società.

 

Spetta a ciascuno, uomo o donna, riconoscere ed accettare la propria identità sessuale. La differenza e la complementarità fisiche, morali e spirituali sono orientate ai beni del matrimonio e allo sviluppo della vita familiare. L'armonia della coppia e della società dipende in parte dal modo in cui si vivono tra i sessi la complementarità, il bisogno vicendevole e il reciproco aiuto [2333].

Con uguale dignità, ambedue i sessi sono immagine della fecondità e dell'amore di Dio Creatore.

 

Ciascuno dei due sessi, con eguale dignità, anche se in modo differente, è immagine della potenza e della tenerezza di Dio. L'unione dell'uomo e della donna nel matrimonio è una maniera di imitare, nella carne, la generosità e la fecondità del Creatore: « L'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne » (Gn 2,24). Da tale unione derivano tutte le generazioni umane (cf Gn 4,1‑2. 25‑26; 5,1) [2335].

 

« SIA SANTIFICATO IL TUO NOME » (inizio)

(PRIMA PETIZIONE DEL « PADRE NOSTRO »)

Poiché è solo Dio che santifica, riconosciamo nella lode e nell'azione di grazie che solamente egli è santo, per cui chiediamo per noi, con Paolo, di essere « santi e immacolati al suo cospetto, nella carità » nel « nome di Gesù ».

 

...questa petizione ci è insegnata da Gesù come un ottativo: una domanda, un desiderio e un'attesa in cui sono impegnati Dio e l'uomo (...). Chiedergli che il suo Nome sia santificato ci coinvolge nel disegno che egli « nella sua benevolenza aveva... prestabilito », « per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità » (cf Ef 1,9.4) [2807].

Questa domanda viene ascoltata perché la facciamo « nel Nome di Gesù »; anche in questo modo, la nostra preghiera deve unirsi alla nostra vita per « santificare » il Nome di Dio nel mondo.

 

Questa domanda, che le compendia tutte, è esaudita attraverso la preghiera di Cristo, come le sei domande successive. La preghiera al Padre nostro è preghiera nostra se è pregata nel nome di Gesù (cf Gv 14,13; 15, 16; 16,24.26). Gesù nella sua preghiera sacerdotale chiede: « Padre santo, custodisci nel tuo Nome coloro che mi hai dato » (Gv 17,11) [2815].

Dipende inseparabilmente dalla nostra vita e dalla nostra preghiera che il suo Nome sia santificato tra le nazioni [2814].

 

SIGILLO SACRAMENTALE (inizio)

Che cosa si intende e la sua gravissima obbligatorietà.

 

Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe (CIC, can. 1388,1; CCEO, can. 1456), a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato. Non gli è lecito parlare neppure di quanto viene a conoscere, attraverso la confessione, della vita dei penitenti. Questo segreto, che non ammette eccezioni, si chiama il « sigillo sacramentale », poiché ciò che il penitente ha manifestato al sacerdote rimane « sigillato » dal sacramento [1467].

E un segreto sacro non rivelabile, né con la parola né con altri mezzi, per nessun motivo.

 

Il segreto del sacramento della Riconciliazione è sacro, e non può essere violato per nessun motivo. « Il sigillo sacramentale è inviolabile; pertanto non è assolutamente lecito al confessore tradire anche solo in parte il penitente con parole o in qualunque altro modo e per qualsiasi causa » (CIC, can. 983,1) [2490].

Û  Penitenza (sacramento della).

 

SIMBOLO DI FEDE (inizio)

E il segno della nostra identità cristiana, ma anche della comunione fra di noi. Riassume le principali verità della nostra fede.

 

La parola greca « symbolon » indicava la metà di un oggetto spezzato (per esempio un sigillo) che veniva presentato come un segno di riconoscimento. Le parti rotte venivano ricomposte per verificare l'identità di chi le portava. Il « Simbolo della fede » è quindi un segno di riconoscimento e di comunione tra i credenti. « Symbolon » passò poi a significare raccolta, collezione o sommario. Il « Simbolo della fede » è la raccolta delle principali verità della fede. Da qui deriva il fatto che esso costituisce il primo e fondamentale punto di riferimento della catechesi [188].

La prima « Professione di fede » si fa al momento del Battesimo. Il « Simbolo della fede » è innanzi tutto il Simbolo battesimale. Poiché il Battesimo viene dato « nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt 28,19), le verità di fede professate al momento del Battesimo sono articolate in base al loro riferimento alle tre Persone della Santa Trinità [189].

 

Contenuto del SIMBOLO o CREDO.

Fede in un solo Dio:

 

Padre Onnipotente e Creatore.

Gesù Cristo, suo unico Figlio, Signore e Salvatore.

E lo Spirito Santo, nella santa Chiesa [14].

 

Il Simbolo è quindi diviso in tre parti: « La prima è consacrata allo studio di Dio Padre e dell'opera mirabile della creazione; la seconda allo studio di Gesù Cristo e del Mistero della Redenzione; la terza allo studio dello Spirito Santo, principio e sorgente della nostra santificazione (Catech. R., 1,1,3). Sono questi « i tre capitoli del nostro sigillo (battesimale) » (S. Ireneo, Dem., 100) [190].

Nel corso dei secoli si sono avute numerose professioni o simboli della fede, in risposta ai bisogni delle diverse epoche: i simboli delle varie Chiese apostoliche e antiche (cf DS 1‑64; FCC 0.501‑0.509), il Simbolo « Quicumque », detto di sant'Atanasio (cf DS 75‑76; FCC 0.510‑0.517), le professioni di fede di certi Concili (Toledo: DS 525‑541; FCC 6.025‑6.059; Laterano: DS 800‑802; FCC 6.060‑6.063; Lione: DS 851‑861; FCC 0.012‑0.015; Trento: DS 1862‑1870; FCC 0.518‑0.525), o di alcuni Sommi Pontefici, come: la « fides Damasi » (cf DS 71‑72; FCC 0.003) o « Il Credo del Popolo di Dio » (SPF) di Paolo VI (1968) (cf FCC 0.526‑0.551) [192].

I due Simboli più rilevanti nella vita della Chiesa.

 

Il Simbolo degli Apostoli, così chiamato perché a buon diritto è ritenuto il riassunto fedele della fede degli Apostoli. E l'antico Simbolo battesimale della Chiesa di Roma. La sua grande autorità gli deriva da questo fatto: « E il Simbolo accolto dalla Chiesa di Roma, dove ebbe la sua sede Pietro, il primo tra gli Apostoli, e dove egli portò l'espressione della fede comune » (S. Ambrogio, Symb., 7).

Il Simbolo detto di Nicea‑Costantinopoli, il quale trae la sua grande autorità dal fatto di essere frutto dei primi due Concili Ecumenici (325 e 381). E tuttora comune a tutte le grandi Chiese dell'Oriente e dell'Occidente [194‑195].

Û  Credo, Professione di fede.

 

SIMONIA (inizio)

I beni spirituali, procedenti come dono gratuito di Dio misericordioso, non si possono acquistare né vendere. La simonia consiste in questa indegna intenzione o azione ed è, insieme al « sacrilegio » e all'azione di « tentare » Dio, un peccato molto grave contro la virtù di Religione.

 

La simonia (cf At 8, 9‑24) consiste nell'acquisto o nella vendita delle realtà spirituali. A Simone il mago, che voleva acquistare il potere spirituale che vedeva all'opera negli Apostoli, Pietro risponde: « Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio » (At 8,20). Così si conformava alla parola di Gesù: « Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date » (Mt 10,8; cf Is 55,1). E impossibile appropriarsi i beni spirituali e comportarsi nei loro confronti come un possessore o un padrone, dal momento che la loro sorgente è in Dio. Non si può che riceverli gratuitamente da lui [2121].

Û  Sacrilegio e Tentare Dio.

SINDERESI NELLA MORALE (inizio)

Û  Formazione della coscienza.

 

SOCIALIZZAZIONE (inizio)

In un certo senso è l'applicazione e il risultato della creazione di associazioni e istituzioni di libera iniziativa, che deve essere sempre promossa con fini diversi, da quello economico a quello politico.

 

Al fine di favorire la partecipazione del maggior numero possibile di persone alla vita sociale, si deve incoraggiare la creazione di associazioni e di istituzioni d'elezione « a scopi economici, culturali, sociali, sportivi, ricreativi, professionali, politici, tanto all'interno delle comunità politiche, quanto sul piano mondiale » (MM 82) [1882].

Esse sono di grandissimo aiuto, non soltanto per ottenere dei fini che superano la capacità individuale, ma anche per lo sviluppo della persona e la garanzia dei suoi diritti.

 

Tale « socializzazione » esprime parimenti la tendenza naturale che spinge gli esseri umani ad associarsi, al fine di conseguire obiettivi che superano le capacità individuali. Essa sviluppa le doti della persona, in particolare, il suo spirito di iniziativa e il suo senso di responsabilità. Concorre a tutelare i suoi diritti (cf GS 25,2; CA 12) [1882].

I pericoli relativi si individuano nel possibile interventismo dello Stato, che va contro il principio di sussidiarietà con il quale si deve reggere, che limita o costringe la libertà individuale e la libera iniziativa.

 

La socializzazione presenta anche dei pericoli. Un intervento troppo spinto dello Stato può minacciare la libertà e l'iniziativa personali. La dottrina della Chiesa ha elaborato il principio detto di sussidiarietà. Secondo tale principio, « una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità e aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune » (CA 18; Pio XII, Enc. Quadragesimo Anno) [1883].

Û  Società e Vita morale e Sussidiarietà nello stato.

 

SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA (inizio)

Costituite da membri senza voti, con una vita comune, che aspirano alla perfezione osservando le loro Costituzioni. In alcune di tali società si praticano i « consigli evangelici ».

 

Alle diverse forme di vita consacrata « si aggiungono le società di vita apostolica i cui membri, senza i voti religiosi, perseguono il fine apostolico proprio della società e, conducendo vita fraterna in comunità secondo un proprio stile, tendono alla perfezione della carità mediante l'osservanza delle costituzioni. Fra queste vi sono società i cui membri assumono i consigli evangelici », secondo le loro costituzioni (CIC, can. 731, 1 e 2) [930].

 

SOCIETÀ E VITA MORALE (inizio)

Unità organica di persone vincolate da legami visibili e spirituali, che ereditano un passato e preparano un futuro. In essa esistono doveri vicendevoli e l'obbligo del rispetto verso coloro che la reggono per raggiungere il bene comune di tutta la società, il cui centro (obiettivo, soggetto, e fine) è la persona umana.

 

Una società è un insieme di persone legate in modo organico da un principio di unità che supera ognuna di loro. Assemblea insieme visibile e spirituale, una società dura nel tempo: è erede del passato e prepara l'avvenire. Grazie ad essa, ogni uomo è costituito « erede », riceve dei « talenti » che arricchiscono la sua identità e che sono da far fruttificare (cf Lc 19,13.15). Giustamente, ciascuno deve dedizione alle comunità di cui fa parte e rispetto alle autorità incaricate del bene comune [1880].

Però « principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali è e deve essere la persona umana » (GS 25,1) [1881].

Lo scambio dei mezzi con i fini, o l'utilizzazione delle persone come semplici mezzi, crea strutture ingiuste.

 

Lo scambio dei mezzi con i fini, che porta a dare valore di fine ultimo a ciò che è soltanto un mezzo per concorrervi, oppure a considerare delle persone come puri mezzi in vista di un fine, genera strutture ingiuste che « rendono ardua e praticamente impossibile una condotta cristiana, conforme ai comandamenti del divino Legislatore » (Pio XII, Discorso del 1 giugno 1941) [1887].

 Persona umana, Socializzazione, Sussidiarietà dello stato, Strutture di peccato.

Necessità di alcune società, come sono la famiglia e la comunità civile, più immediatamente rispondenti alla natura umana.

 

Certe società, quali la famiglia e la comunità civica, sono più immediatamente rispondenti alla natura dell'uomo. Sono a lui necessarie [1882].

Û  Famiglia e Socializzazione.

 

SODDISFAZIONE (inizio)

La giustizia richiede, da parte del peccatore già assolto nel Sacramento della Penitenza, qualcosa di più che riparare semplicemente i suoi peccati; per alcuni dei peccati commessi si richiede di soddisfare e di riparare al male causato al prossimo.

 

Molti peccati recano offesa al prossimo. Bisogna fare il possibile per riparare (ad esempio restituire cose rubate, ristabilire la reputazione di chi è stato calunniato, risanare le ferite). La semplice giustizia lo esige. Ma, in più, il peccato ferisce e indebolisce il peccatore stesso, come anche le sue relazioni con Dio e con il prossimo. L'assoluzione toglie il peccato, ma non porta rimedio a tutti i disordini che il peccato ha causato (cf Conc. Di Trento, DS 1712; FCC 9.268). Risollevato dal peccato, il peccatore deve ancora recuperare la piena salute spirituale. Deve dunque fare qualcosa di più per riparare le proprie colpe: deve « soddisfare » in maniera adeguata o « espiare » i suoi peccati. Questa soddisfazione si chiama anche « penitenza » [1459].

 

SOLIDARIETÀ UMANA (inizio)

Chiamata anche carità sociale, è un'esigenza della fraternità umana e cristiana che si manifesta nella equa distribuzione dei beni, nella remunerazione del lavoro e in un ordine sociale più giusto.

 

Il principio di solidarietà, designato pure con il nome di « amicizia » o di « carità sociale », è una esigenza diretta della fraternità umana e cristiana (cf SRS 38‑40; CA 10) (...) [1939].

La solidarietà si esprime innanzitutto nella ripartizione dei beni e nella remunerazione del lavoro. Suppone anche l'impegno per un ordine sociale più giusto, nel quale le tensioni potrebbero essere meglio riassorbite e i conflitti troverebbero più facilmente la loro soluzione negoziata [1940].

 

SOLIDARIETÀ E GIUSTIZIA INTERNAZIONALE (inizio)

Per risolvere i problemi socio‑economici esistono molte possibilità di solidarietà che devono essere messe in atto: fra gruppi umani affini, fra le nazioni e fra i diversi popoli del mondo. Da esse dipende in gran parte la pace nel mondo.

 

I problemi socio‑economici non possono essere risolti che mediante il concorso di tutte le forme di solidarietà: solidarietà dei poveri tra loro, dei ricchi e dei poveri, dei lavoratori tra loro, degli imprenditori e dei dipendenti nell'impresa, solidarietà tra le nazioni e tra i popoli. La solidarietà internazionale è un'esigenza di ordine morale. La pace del mondo dipende in parte da essa [1941].

In vista di questa solidarietà devono essere eliminati i « meccanismi perversi » e altri ostacoli che la impediscono, in favore dello sviluppo morale, culturale ed economico di tutti i popoli.

 

Varie cause (...) danno oggi « alla questione sociale... una dimensione mondiale » (SRS 9). Tra le nazioni, le cui politiche sono già interdipendenti, è necessaria la solidarietà. E questa diventa indispensabile allorché si tratta di bloccare « i meccanismi perversi » che ostacolano lo sviluppo dei paesi meno progrediti (cf SRS 17; 45). A sistemi finanziari abusivi se non usurai (cf CA 35), a relazioni commerciali inique tra le nazioni, alla corsa agli armamenti si deve sostituire uno sforzo comune per mobilitare le risorse verso obiettivi di sviluppo morale, culturale ed economico, « ridefinendo le priorità e le scale di valori, in base alle quali si decidono le scelte » (CA 28) [2438].

Responsabilità morale delle nazioni ricche nell'aiuto necessario allo sviluppo di quelle povere. Necessità di prestare aiuto in maniera diretta nei momenti critici degli altri paesi; ma tutto questo è insufficiente se non si riformano alcune istituzioni che rendono impossibili le giuste relazioni con i popoli sottosviluppati.

 

Le nazioni ricche hanno una grave responsabilità morale nei confronti di quelle che da se stesse non possono assicurarsi i mezzi del proprio sviluppo o ne sono state impedite in conseguenza di tragiche vicende storiche. Si tratta di un dovere di solidarietà e di carità; ed anche di un obbligo di giustizia, se il benessere delle nazioni ricche proviene da risorse che non sono state equamente pagate [2439].

L'aiuto diretto costituisce una risposta adeguata a necessità immediate, eccezionali, causate, per esempio, da catastrofi naturali, da epidemie, ecc. Ma esso non basta a risanare i gravi mali che derivano da situazioni di miseria, né a far fronte in modo duraturo ai bisogni. Occorre anche riformare le istituzioni economiche e finanziarie internazionali perché possano promuovere rapporti equi con i paesi meno sviluppati (cf SRS 16). E necessario sostenere lo sforzo dei paesi poveri che sono alla ricerca del loro sviluppo e della loro liberazione (cf CA 26) [2440].

 

SPERANZA (VIRTU' TEOLOGALE)(inizio)

Virtù teologale per la quale poniamo tutta la nostra fiducia nelle promesse di Cristo, aiutati dalla grazia dello Spirito, e aspiriamo al Regno di Dio e alla vita eterna come nostra suprema felicità.

 

La speranza è la virtù teologale per la quale desideriamo il Regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull'aiuto della grazia dello Spirito Santo. « Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha promesso » (Eb 10,23). Lo Spirito è stato « effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, Salvatore nostro, perché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna » (Tt 3,6‑7) [1817].

La risposta al Dio che si rivela e chiama, presuppone una fiduciosa speranza nel fatto che egli ci dia capacità di amarlo e di agire in conformità alla grazia.

 

Quando Dio si rivela e chiama l'uomo, questi non può rispondere pienamente all'amore divino con le sue proprie forze. Deve sperare che Dio gli donerà la capacità di contraccambiare il suo amore e di agire conformemente ai comandamenti della carità. La speranza è l'attesa fiduciosa della benedizione divina e della beata visione di Dio; è anche il timore di offendere l'amore di Dio e di provocare il castigo [2090].

 Disperazione e Presunzione.

Questa virtù è la risposta all'anelito di felicità che Dio ha posto nel cuore dell'uomo e che, assumendo le speranze umane in tal senso, le eleva, le purifica e le sostiene in ordine alla beatitudine eterna.

 

La virtù della speranza risponde all'aspirazione alla felicità, che Dio ha posto nel cuore di ogni uomo; essa assume le attese che ispirano le attività degli uomini; le purifica per ordinarle al Regno dei cieli; salvaguarda dallo scoraggiamento; sostiene in tutti i momenti di abbandono; dilata il cuore nell'attesa della beatitudine eterna. Lo slancio della speranza preserva dall'egoismo e conduce alla gioia della carità [1818].

La nostra speranza segue e perfeziona quella di Abramo, padre dei credenti, costituito « padre di molti popoli » perché ha avuto fiducia nelle promesse di Dio.

 

La speranza cristiana riprende e porta a pienezza la speranza del popolo eletto, la quale trova la propria origine ed il proprio modello nella speranza di Abramo, colmato in Isacco delle promesse di Dio e purificato dalla prova del sacrificio (cf Gn 17,4‑8; 22,1‑18). « Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli » (Rm 4,18) [1819].

Gesù, con la proclamazione delle beatitudini, ha tracciato il cammino della speranza cristiana malgrado tutte le prove. La preghiera, e più specificamente, il Padre Nostro, alimentano e riassumono la speranza cristiana.

 

La speranza cristiana si sviluppa, fin dagli inizi della predicazione di Gesù, nell'annuncio delle beatitudini. Le beatitudini elevano la nostra speranza verso il Cielo come verso la nuova Terra promessa; ne tracciano il cammino attraverso le prove che attendono i discepoli di Gesù. Ma per i meriti di Gesù Cristo e della sua Passione, Dio ci custodisce nella speranza che « non delude » (Rm 5,5) (...). La speranza (...) si esprime e si alimenta nella preghiera, in modo particolarissimo nella Preghiera del Signore sintesi di tutto ciò che la speranza ci fa desiderare [1820].

Û  Fede e Carità, Beatitudini, Padre Nostro.

 

SPERGIURO (inizio)

Promessa fatta sotto giuramento, per quanto senza l'intenzione di mantenerla o senza volerla portare a compimento. Attenta al nome santo di Dio.

 

E spergiuro colui che, sotto giuramento, fa una promessa con l'intenzione di non mantenerla, o che, dopo aver promesso sotto giuramento, non vi si attiene. Lo spergiuro costituisce una grave mancanza di rispetto verso il Signore di ogni parola. Impegnarsi con giuramento a compiere un'opera cattiva è contrario alla santità del nome divino [2152].

Û  Giuramento, Giuramento falso, Falsa testimonianza.

 

SPERIMENTAZIONE CON ESSERI UMANI (inizio)

Le ricerche scientifiche su persone o gruppi possono contribuire al progresso dei metodi di cura o di salute medica in generale, ma le sperimentazioni su esseri umani sono da escludere come moralmente illecite se comportano rischi sproporzionati alla vita o all'integrità degli stessi, e comunque mai senza il consenso volontario del paziente. Tutto ciò attenta alla dignità della persona.

 

Le sperimentazioni scientifiche, mediche o psicologiche, sulle persone o sui gruppi umani, possono concorrere alla guarigione dei malati e al progresso della salute pubblica [2292].

Le ricerche o sperimentazioni sull'essere umano non possono legittimare atti in se stessi contrari alla dignità delle persone e alla legge morale. L'eventuale consenso dei soggetti non giustifica simili atti. La sperimentazione sull'essere umano non è moralmente legittima se fa correre rischi sproporzionati o evitabili per la vita o l'integrità fisica e psichica dei soggetti. La sperimentazione sugli esseri umani non è conforme alla dignità della persona se, oltre tutto, viene fatta senza il consenso esplicito del soggetto o dei suoi aventi diritto [2295].

I trapianti di organi sono moralmente leciti alle stesse condizioni (consenso, rischi fisici e psichici proporzionati) e non saranno mai accettabili, al fine di ritardare la morte di un'altra persona, le mutilazioni o le invalidità, e tanto meno la morte del donatore.

 

Il trapianto di organi è conforme alla legge morale se i danni e i rischi fisici e psichici in cui incorre il donatore sono proporzionati al bene che si cerca per il destinatario. La donazione di organi dopo la morte è un atto nobile e meritorio ed è da incoraggiare come manifestazione di generosa solidarietà. Non è moralmente accettabile se il donatore o i suoi aventi diritto non vi hanno dato il loro esplicito consenso. E inoltre moralmente inammissibile provocare direttamente la mutilazione invalidante o la morte di un essere umano, sia pure per ritardare il decesso di altre persone [2296].

La donazione gratuita di organi, dopo la morte, come anche le autopsie compiute su cadaveri, possono essere non solo lecite, ma anche meritorie, supposti i requisiti legali.

 

L'autopsia dei cadaveri può essere moralmente ammessa per motivi di inchiesta legale o di ricerca scientifica. Il dono gratuito di organi dopo la morte è legittimo e può essere meritorio.

La Chiesa permette la cremazione, se tale scelta non mette in questione la fede nella risurrezione dei corpi (cf CIC, can. 1176,3) [2301].

 

SPIRITISMO (inizio)

Consiste nelle pratiche divinatorie o magiche. La Chiesa mette in guardia dalla pericolosità di queste pratiche.

 

Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli. Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima né l'invocazione di potenze cattive, né lo sfruttamento delle credulità altrui [2117].

Û  Magia o stregoneria.

 

SPIRITO SANTO (inizio)

Quando affermiamo di credere nello Spirito Santo, professiamo che egli è una delle tre Persone divine della Santissima Trinità, consostanziale al Padre e al Figlio.

 

Credere nello Spirito Santo significa dunque professare che lo Spirito Santo è una delle Persone della Santa Trinità, consostanziale al Padre e al Figlio, « con il Padre e il Figlio adorato e glorificato » (Simbolo di Nicea‑Costantinopoli) [685].

 

La sua missione è sempre congiunta e ordinata a quella del Figlio.

 

La missione dello Spirito Santo è sempre congiunta e ordinata a quella del Figlio (cf Gv 16,14‑15). Lo Spirito Santo, che è « Signore e dà la vita », è mandato a santificare il grembo della Vergine Maria e a fecondarla divinamente, facendo sì che ella concepisca il Figlio eterno del Padre in un'umanità tratta dalla sua [485].

 

La missione di Cristo, sotto l'« unzione » dello Spirito.

 

Cristo inaugura l'annunzio della Buona Novella facendo suo questo testo di Isaia (Lc 4,18‑19; cf Is 61,1‑2):

Lo Spirito del Signore Dio è su di me,

perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione;

mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri,

a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,

a proclamare la libertà degli schiavi,

la scarcerazione dei prigionieri,

a promulgare l'anno di misericordia del Signore [714].

 

Progressiva rivelazione dello Spirito da parte del Figlio.

 

Gesù rivela in pienezza lo Spirito Santo solo dopo che è stato egli stesso glorificato con la sua Morte e Risurrezione. Tuttavia, lo lascia gradualmente intravvedere anche nel suo insegnamento alle folle, quando rivela che la sua carne sarà cibo per la vita del mondo (cf Gv 6,27.5162‑63). Inoltre lo lascia intuire a Nicodemo (cf Gv 3,5‑8), alla Samaritana (Gv 4,10.14.23‑24) e a coloro che partecipano alla festa delle Capanne (cf Gv 7,37‑39). Ai suoi discepoli ne parla apertamente a proposito della preghiera (cf Lc 11,13) e della testimonianza che dovranno dare (cf Mt 10,19‑20) [728].

Inviato, a sua volta, dal Padre attraverso il Figlio.

 

Infine, quando Cristo è glorificato (Gv 7,39), può, a sua volta, dal Padre, inviare lo Spirito a coloro che credono in lui: comunica loro la sua Gloria (cf Gv 17,22), cioè lo Spirito Santo che lo glorifica (cf Gv 16,14). La missione congiunta si dispiegherà da allora in poi nei figli adottati dal Padre nel Corpo del suo Figlio: la missione dello Spirito di adozione sarà di unirli a Cristo e di farli vivere in lui [690].

 

Ci rivela « i segreti di Dio » e della sua Parola.

 

« I segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio » (1 Cor 2,11). Ora, il suo Spirito, che lo rivela, ci fa conoscere Cristo, suo Verbo, sua Parola vivente, ma non dice se stesso. Colui che « ha parlato per mezzo dei profeti » ci fa udire la Parola del Padre. Lui, però, non lo sentiamo. Non lo conosciamo che nel movimento in cui ci rivela il Verbo e ci dispone ad accoglierlo nella fede [687].

Con il dono dello Spirito ai suoi discepoli, la loro missione e quella dello Spirito diventano la missione della Chiesa.

 

Infine viene l'Ora di Gesù (cf Gv 13,1; 17,1): Gesù consegna il suo spirito nelle mani del Padre (cf Lc 23,46; Gv 19,30) nel momento in cui con la sua morte vince la morte, in modo che, « risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre » (Rm 6,4), egli dona subito lo Spirito Santo « alitando » sui suoi discepoli (cf Gv 20,22). A partire da questa Ora, la missione di Cristo e dello Spirito diviene la missione della Chiesa: « Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi » (Gv 20,21; Gv 20,21; cf Mt 28,19; Lc 24,47‑48; At 1,8) [730].

 

La comunione con lo Spirito nella Chiesa e le sue primizie a coloro che hanno ricevuto la sua forza.

 

E « la comunione dello Spirito Santo » (2 Cor 13,13) che nella Chiesa ridona ai battezzati la somiglianza divina perduta a causa del peccato [734].

Egli dona allora la « caparra » o le « primizie » della nostra eredità (cf Rm 8, 23; 2 Cor 1,221); la vita stessa della Santissima Trinità che consiste nell'amare come egli ci ha amati (cf Gv 4,11‑12). Questo amore è il principio della vita nuova in Cristo, resa possibile dal fatto che abbiamo « forza dallo Spirito Santo » (At 1,8) [735].

 

I suoi doni ai figli di Dio.

 

E per questa potenza dello Spirito che i figli di Dio possono portare frutto. Colui che ci ha innestati sulla vera Vite, farà sì che portiamo il frutto dello Spirito [che] « è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé » (Gal 5,22‑23) [736].

 

La sua azione permanente per gli uomini.

 

Lo Spirito prepara gli uomini, li previene con la sua grazia per attirarli a Cristo. Manifesta loro il Signore risorto, ricorda loro la sua parola, apre il loro spirito all'intelligenza della sua Morte e Risurrezione. Rende loro presente il Mistero di Cristo, soprattutto nell'Eucaristia, al fine di riconciliarli e di metterli in comunione con Dio perché portino « molto frutto » (Gv 15,5.8.16) [737].

 

I sacramenti e lo Spirito Santo.

 

E per mezzo dei sacramenti della Chiesa che Cristo comunica alle membra del suo Corpo il suo Spirito Santo e santificatore [739].

Queste « meraviglie di Dio », offerte ai credenti nei sacramenti della Chiesa, portano i loro frutti nella vita nuova, in Cristo, secondo lo Spirito [740].

Û  in proposito: Sacramenti.

 

La promessa dello Spirito per gli « ultimi tempi ».

 

I testi profetici concernenti direttamente l'invio dello Spirito Santo sono oracoli in cui Dio parla al cuore del suo Popolo nel linguaggio della Promessa, con gli accenti dell'amore e della fedeltà. Secondo queste promesse, negli « ultimi tempi », lo Spirito del Signore rinnoverà il cuore degli uomini scrivendo in essi una Legge nuova; radunerà e riconcilierà i popoli dispersi e divisi; trasformerà la primitiva creazione e Dio vi abiterà con gli uomini nella pace [715].

« Si rivela e ci è donato » negli « ultimi tempi ». La « nuova creazione », compiuta come « progetto divino » nel Figlio, si realizza nell'umanità per mezzo dello Spirito, cioè nella Chiesa, nella comunione dei santi, nel perdono dei peccati, nella risurrezione della carne e nella vita eterna.

 

Lo Spirito Santo è all'opera con il Padre e il Figlio dall'inizio al compimento del disegno della nostra salvezza. Tuttavia è solo negli « ultimi tempi », inaugurati con l'Incarnazione redentrice del Figlio, che egli viene rivelato e donato, riconosciuto e accolto come Persona. Allora questo disegno divino, compiuto in Cristo, « Primogenito » e Capo della nuova creazione, potrà realizzarsi nell'umanità con l'effusione dello Spirito: la Chiesa, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna [686].

 

L'accesso alla fede e il contatto con Cristo sono opera dell'attrazione dello Spirito.

 

Cristo è Signore della vita eterna. Il pieno diritto di giudicare definitivamente le opere e i cuori degli uomini appartiene a lui in quanto Redentore del mondo. Egli ha « acquisito » questo diritto con la sua croce. Anche il Padre « ha rimesso ogni giudizio al Figlio » (Gv 5,22; Gv 5,27; Mt 25,31; At 10,42; 17,31; 2 Tm 4,1 [679].

Lo Spirito Santo con la sua grazia è il primo nel destare la nostra fede e nel suscitare la vita nuova che consiste nel conoscere il Padre e colui che ha mandato, Gesù Cristo (Gv 17,3) [684].

Nomi dati allo Spirito Santo nella Sacra Scrittura: da Gesù nella sua promessa: Paraclito e Spirito di Verità.

 

Gesù, quando annunzia e promette la venuta dello Spirito Santo, lo chiama « Paraclito », letteralmente: « Colui che è chiamato vicino », « ad‑vocatus » (Gv 14,16.26; 15,26; 16,7). « Paraclito » viene abitualmente tradotto « Consolatore », essendo Gesù il primo consolatore. Il Signore stesso chiama lo Spirito Santo « Spirito di verità » (Gv 16,13) [692].

 

Nel resto del Nuovo Testamento.

 

Oltre al suo nome proprio, che è il più usato negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere, in san Paolo troviamo gli appellativi: lo Spirito della Promessa (Ef 1,13 Gal 3,14;), lo Spirito di adozione (Rm 8,15; Gal 4,6), lo « Spirito di Cristo » (Rm 8,11), « lo Spirito del Signore » (2 Cor 3,17), « lo Spirito di Dio » (Rm 8,9.14; 15,19; 1 Cor 6,11; 7,40), e in san Pietro, « lo Spirito della gloria » (1 Pt 4,14) [693].

Conosciamo lo Spirito Santo nella Chiesa, per mezzo della Sacra Scrittura -  che egli ha ispirato - , della Tradizione, del Magistero -  che egli assiste - , della Liturgia sacramentale, ecc.

 

La Chiesa, comunione vivente nella fede degli Apostoli che essa trasmette, è il luogo della nostra conoscenza dello Spirito Santo:

-  nelle Scritture, che egli ha ispirato;

-  nella Tradizione, di cui i Padri della Chiesa sono i testimoni sempre attuali;

-  nel Magistero della Chiesa che egli assiste;

-          nella liturgia sacramentale, attraverso le sue parole e i suoi simboli, in cui lo Spirito Santo ci mette in comunione con Cristo;

-  nella preghiera, nella quale intercede per noi;

-  nei carismi e nei ministeri che edificano la Chiesa;

-  nei segni di vita apostolica e missionaria;

-  nella testimonianza dei santi, in cui egli manifesta la sua santità e continua l'opera della salvezza [688].

 

Interprete della Scrittura.

 

Però, essendo la Sacra Scrittura ispirata, c'è un altro principio di retta interpretazione, non meno importante del precedente, senza il quale la Scrittura resterebbe lettera morta: « La Sacra Scrittura [deve] essere letta e interpretata con l'aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta » (DV 12,3) [111].

 

I suoi simboli nella Liturgia della Chiesa.

 

-  L'acqua

 

Il simbolismo dell'acqua significa l'azione dello Spirito Santo nel Battesimo, poiché, dopo l'invocazione dello Spirito Santo, essa diviene il segno sacramentale efficace della nuova nascita [694].

 

-  L'unzione

 

Il simbolismo dell'unzione con l'olio è talmente significativa dello Spirito Santo da divenirne il sinonimo (cf 1 Gv 1,20.27; 2 Cor 1,21) [695].

 

-  Il fuoco

 

Mentre l'acqua significava la nascita e la fecondità della Vita donata nello Spirito Santo, il fuoco simbolizza l'energia trasformante degli atti dello Spirito Santo [696].

 

-  La nube e la luce

 

Questi due simboli sono inseparabili nelle manifestazioni dello Spirito Santo. Fin dalle teofanie dell'Antico Testamento, la Nube, ora oscura, ora luminosa, rivela il Dio vivente e salvatore, velando la trascendenza della sua Gloria [697].

 

-  Il sigillo (il « carattere indelebile » nei sacramenti dell'Iniziazione cristiana: Battesimo, Confermazione e Ordine).

 

Il sigillo è un simbolo vicino a quello dell'Unzione. Infatti su Cristo « Dio ha messo il suo sigillo » (Gv 6,27), e in lui il Padre segna anche noi con il suo sigillo. Poiché indica l'effetto indelebile dell'Unzione dello Spirito Santo nei sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell'Ordine, l'immagine del sigillo [« sphragis »] è stata utilizzata in certe tradizioni teologiche per esprimere il « carattere » indelebile impresso da questi tre sacramenti che non possono essere ripetuti [698].

Û  ognuno dei citati Sacramenti, carattere.

 

-  La mano

 

Imponendo le mani Gesù guarisce i malati (cf Mc 6,5; 8,23) e benedice i bambini (cf Mc 10,16). Nel suo Nome, gli Apostoli compiranno gli stessi gesti (cf Mc 16,18; At 5,12; 14,3). Ancor di più, è mediante l'imposizione delle mani da parte degli Apostoli che viene donato lo Spirito Santo (cf At 8,17‑19; 13,3; 19,6) [699].

 

-  Il dito

 

« Con il dito di Dio » Gesù scaccia « i demoni » (Lc 11,20) (...).

L'inno « Veni, Creator Spiritus » invoca lo Spirito Santo come « digitus paternae dexterae -  dito della destra del Padre » [700].

 

-  La colomba

 

Alla fine del diluvio (il cui simbolismo riguarda il Battesimo), la colomba fatta uscire da Noè torna, portando nel becco un freschissimo ramoscello d'ulivo, segno che la terra è di nuovo abitabile. Quando Cristo risale dall'acqua del suo battesimo, lo Spirito Santo, sotto forma di colomba, scende su di lui e in lui rimane (cf Mt 3,16 par.) [701].

 

STATO DI DIRITTO (inizio)

Û  Autorità legittima.

 

STERILIZZAZIONI (inizio)

Û  Integrità corporea e morale.

 

STRAGE DEGLI INNOCENTI (inizio)

Û  Misteri della vita di Cristo.

 

STREGONERIA (inizio)

Û  Magia.

 

« STRUTTURE DI PECCATO » (inizio)

Una certa generalizzazione del peccato conduce a situazioni istituzionali e sociali che provocano e istigano altri, e, in generale la maggioranza, a commettere peccati di violenza e di ingiustizia; questa situazione può essere chiamata « struttura di peccato » o in modo analogico « peccato sociale ».

 

Così il peccato rende gli uomini complici gli uni degli altri e fa regnare tra di loro la concupiscenza, la violenza e l'ingiustizia. I peccati sono all'origine di situazioni sociali e di istituzioni contrarie alla Bontà divina. Le « strutture di peccato » sono l'espressione e l'effetto dei peccati personali. Inducono le loro vittime a commettere, a loro volta, il male. In un senso analogico esse costituiscono un « peccato sociale » (cf RP 16) [1869].

Û  Peccato sociale.

 

STUPRO (inizio)

L'aggressione che viola l'intimità sessuale di una persona e attenta alla giustizia e alla carità.

 

Lo stupro indica l'entrata per effrazione, con violenza, nell'intimità sessuale di una persona. Esso viola la giustizia e la carità. Lo stupro lede profondamente il diritto di ciascuno al rispetto, alla libertà, all'integrità fisica e morale. Arreca un grave danno, che può segnare la vittima per tutta la vita. E sempre un atto intrinsecamente cattivo. Ancora più grave è lo stupro commesso da parte di parenti stretti (incesto) o di educatori ai danni degli allievi che sono loro affidati [2356].

Û altri peccati sessuali: Fornicazione, Incesto, Prostituzione, Masturbazione, ecc.

 

SUCCESSIONE APOSTOLICA (inizio)

Cristo conferisce ai suoi Apostoli il potere di santificare, ed essi, per la potenza dello Spirito, lo trasmettono ai loro successori.

 

Pertanto, donando lo Spirito Santo agli Apostoli, Cristo risorto conferisce loro il proprio potere di santificazione: diventano segni sacramentali di Cristo. Per la potenza dello stesso Spirito Santo, essi conferiscono tale potere ai loro successori. Questa « successione apostolica » struttura tutta la vita liturgica della Chiesa; essa stessa è sacramentale, trasmessa attraverso il sacramento dell'Ordine [1087].

Û  anche le voci: Apostoli e Vescovi.

 

SUICIDIO (inizio)

L'uomo ha ricevuto da Dio il dono della vita, della quale è amministratore e non padrone, pertanto deve curarla con gratitudine, non potendo disporre di essa a suo piacimento.

 

Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel'ha donata. E lui che ne rimane il sovrano Padrone. Noi siamo tenuti a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il suo onore e per la salvezza delle nostre anime. Siamo gli amministratori, non i proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo [2280].

Il suicidio offende Dio Creatore, l'amore di se stessi e del prossimo, nei confronti del quale bisogna essere solidali nella vita con tutti i suoi obblighi, sebbene la responsabilità del suicida possa essere diminuita da gravi turbamenti della personalità; per questo motivo la Chiesa affida il suicida all'infallibile giudizio di Dio misericordioso e alle sue misteriose vie di salvezza.

 

Il suicidio contraddice la naturale inclinazione dell'essere umano a conservare e a perpetuare la propria vita. Esso è gravemente contrario al giusto amore di sé. Al tempo stesso è un'offesa all'amore del prossimo, perché spezza ingiustamente i legami di solidarietà con la società familiare, nazionale e umana, nei confronti delle quali abbiamo degli obblighi. Il suicidio è contrario all'amore del Dio vivente [2281].

Gravi disturbi psichici, l'angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura possono attenuare la responsabilità del suicida [2282].

Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l'occasione di un salutare pentimento. La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita [2283].

 

SUPERSTIZIONE (inizio)

Deviazioni del sentimento religioso e delle sue pratiche corrette.

 

La superstizione è la deviazione del sentimento religioso e delle pratiche che esso impone. Può anche presentarsi mascherata sotto il culto che rendiamo al vero Dio, per esempio, quando si attribuisce un'importanza in qualche misura magica a certe pratiche, peraltro legittime o necessarie. Attribuire alla sola materialità delle preghiere o dei segni sacramentali la loro efficacia, prescindendo dalle disposizioni interiori che richiedono, è cadere nella superstizione (Mt 23,16‑22) [2111].

SUSSIDIARIETÀ DELLO STATO (inizio)

Previene il collettivismo, l'interventismo contro la libertà della persona, e armonizza la relazione persona‑società tendendo all'instaurazione di un autentico ordine internazionale.

 

Il principio di sussidiarietà si oppone a tutte le forme di collettivismo. Esso precisa i limiti dell'intervento dello Stato. Mira ad armonizzare i rapporti tra gli individui e le società. Tende ad instaurare un autentico ordine internazionale [1885].

Û  Socializzazione, Società e Vita sociale.

 

 

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Dizionario Teologico Catechismo CC R-SAC

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

 

DIZIONARIO TEOLOGICO

DEL CATECHISMO

DELLA CHIESA CATTOLICA

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R    

 

·                Redenzione    

·                Regno di Dio (« Venga il tuo Regno »)

·                Regno di Dio in Cristo     

·                Regolazione delle nascite     

·                Religione, Cristiano e Società     

·                Religioni non cristiane     

·                Religiosità popolare     

·                Responsabilità morale     

·                Ricerca di Dio da parte dell'uomo     

·                « Rimetti a noi i nostri debiti…. »

·                Risurrezione della carne     

·                Risurrezione di Cristo

·                Riti e tradizioni liturgiche     

·                Rito essenziale del Battesimo….      

·                Rito essenziale del Sacramento della Confermazione…     

·                Rito essenziale del Sacramento dell'Ordine     

·                Rito romano dell'Unzione degli Infermi     

·                Ritrovamento di Gesù nel tempio     

·                Rivelazione          

 

 

S     

 

·                Sacerdozio    

·                Sacerdozio comune     

·                Sacerdozio di Cristo   

·                Sacerdozio ministeriale     

·                Sacra Scrittura     

·                Sacramentali     

·                Sacramenti

·                Sacramenti al servizio della comunità     

·                Sacramenti dell'Iniziazione cristiana     

·                Sacramenti di guarigione     

·                Sacramento (Cristo con la sua umanità)

·                Sacrificio pasquale     

·                Sacrilegio    

 

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R

 

REDENZIONE  (inizio)

Tutta la vita di Cristo, dall'Incarnazione fino alla Croce e alla Risurrezione, fu un « Mistero di Redenzione ».

 

Tutta la vita di Cristo è Mistero di Redenzione. La Redenzione è frutto innanzi tutto del sangue della croce (cf Ef 1,7; Col 1,13‑14; 1 Pt 1, 18‑19), ma questo Mistero opera nell'intera vita di Cristo: già nella sua Incarnazione, per la quale, facendosi povero, ci ha arricchiti con la sua povertà (cf 2 Cor 8,9); nella sua vita nascosta che, con la sua sottomissione (cf Lc 2,51), ripara la nostra insubordinazione; nella sua parola che purifica i suoi ascoltatori (cf Gv 15,3); nelle guarigioni e negli esorcismi che opera, mediante i quali « ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie » (Mt 8,17; cf Is 53,4)); nella sua Risurrezione, con la quale ci giustifica (cf Rm 4,25) [517].

Û  Misteri della vita di Cristo, Passione e morte di Gesù Cristo.

 

La sua morte sacrificale e pasquale -  dono del Padre per riconciliarci con lui, ma anche offerta libera e amorosa del Figlio per noi -  ha compiuto la Redenzione.

 

La morte di Cristo è contemporaneamente il sacrificio pasquale che compie la redenzione definitiva degli uomini (cf 1 Cor 5,7; Gv 8,34‑36) (...) e il sacrificio della Nuova Alleanza (1 Cor 11,25) che di nuovo mette l'uomo in comunione con Dio riconciliandolo con lui mediante il sangue « versato per molti in remissione dei peccati » (Mt 26,28; cf Lv 16,15‑16) [613].

Questo sacrificio di Cristo (...) è innanzitutto un dono dello stesso Dio Padre che consegna il Figlio suo per riconciliare noi con lui (cf Gv 4,10). Nel medesimo tempo è offerta del Figlio di Dio fatto uomo che, liberamente e per amore (cf Gv 15,13), offre la propria vita (cf Gv 10,17‑18) al Padre suo nello Spirito Santo (cf Eb 9,14) per riparare la nostra disobbedienza [614].

 

Sacrificio redentore per tutti, poiché Cristo è il Capo della « Nuova Umanità » o il « Nuovo Adamo ».

 

L'esistenza in Cristo della Persona divina del Figlio, che supera e nel medesimo tempo abbraccia tutte le persone umane e lo costituisce Capo di tutta l'umanità, rende possibile il suo sacrificio redentore per tutti [616].

 « Nuovo Adamo ».

 

L'Eucaristia attua e rende presente il Sacrificio di Cristo.

 

In quanto memoriale della Pasqua di Cristo, l'Eucaristia è anche un sacrificio. Il carattere sacrificale dell'Eucaristia si manifesta nelle parole stesse dell'istituzione: « Questo è il mio Corpo che è dato per voi » e: « Questo calice è la nuova alleanza nel mio Sangue, che viene versato per voi » (Lc 22,19‑20). Nell'Eucaristia Cristo dona lo stesso corpo che ha consegnato per noi sulla croce, lo stesso sangue che egli ha « versato per molti, in remissione dei peccati » (Mt 26,28).

L'Eucaristia è dunque un sacrificio perché ri‑presenta (rende presente) il sacrificio della croce, perché ne è il memoriale e perché ne applica il frutto [1365‑1366].

Û  Eucaristia (sacrificio e memoriale della passione).

 

REGNO DI DIO « VENGA IL TUO REGNO » (inizio)

Chiediamo l'avvento del Regno di Dio attraverso il ritorno di Cristo quando egli lo consegnerà al Padre nella gloria. Lo Spirito e la Chiesa lo invocano (« Marana tha: Vieni, Signore Gesù »), ma questo non esime la Chiesa dalla sua missione di lavorare per il Regno, ma anzi la coinvolge ancora di più.

 

Questa richiesta è il Marana tha, il grido dello Spirito e della Sposa: « Vieni, Signore Gesù » [2817].

Nella Preghiera del Signore si tratta principalmente della venuta finale del Regno di Dio con il ritorno di Cristo (Tt 2,13). Questo desiderio non distoglie però la Chiesa dalla sua missione in questo mondo, anzi, la impegna maggiormente. Infatti, dopo la Pentecoste, la venuta del Regno è l'opera dello Spirito del Signore, inviato « a perfezionare la sua opera nel mondo e compiere ogni santificazione » (MR, preghiera eucaristica IV) [2818].

Û  Regno di Dio in Cristo.

 

REGNO DI DIO IN CRISTO (inizio)

Annuncio della prossimità del Regno, già inaugurato nella Persona di Cristo.

 

« Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il Vangelo di Dio e diceva: « Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al Vangelo » » (Mc 1,14‑15). « Cristo, per adempiere la volontà del Padre, ha inaugurato in terra il Regno dei cieli » (LG 3) [541].

Vocazione universale al Regno.

 

Tutti gli uomini sono chiamati ad entrare nel Regno. Annunziato dapprima ai figli di Israele (cf Mt 10,5‑7), questo Regno messianico è destinato ad accogliere gli uomini di tutte le nazioni (cf Mt 8,11; 28,19). Per accedervi, è necessario accogliere la Parola di Gesù [543].

I « poveri », i « piccoli » e il Regno.

 

Il Regno appartiene ai poveri e ai piccoli, cioè a coloro che l'hanno accolto con un cuore umile. Gesù è mandato per « annunziare ai poveri un lieto messaggio » (Lc 4,18; cf 7,22). Li proclama beati, perché « di essi è il Regno dei cieli » (Mt 5,3); ai « piccoli » il Padre si è degnato di rivelare ciò che rimane nascosto ai sapienti e agli intelligenti. Gesù condivide la vita dei poveri, dalla mangiatoia alla croce; conosce la fame (cf Mc 2,23‑26; Mt 21,18), la sete (cf Gv 4,6‑7; 19,28) e l'indigenza (cf Lc 9,58). Anzi, arriva a identificarsi con ogni tipo di poveri e fa dell'amore operante verso di loro la condizione per entrare nel suo Regno (cf Mt 25,31‑46) [544].

Sudditi del Regno: fanciulli e « poveri di Dio ».

 

...i soggetti del suo Regno, in quel giorno [l'ingresso di Gesù a Gerusalemme], sono i fanciulli (cf Mt 21,15‑16; Sal 8,3) e i « poveri di Dio », i quali lo acclamano come gli angeli lo avevano annunziato ai pastori (cf Lc 19,38; 2,14) [559].

 

I peccatori, invitati al banchetto del Regno.

 

Gesù invita i peccatori alla mensa del Regno: « Non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori » (Mc 2,17; cf 1 Tm 1,15). Li invita alla conversione, senza la quale non si può entrare nel Regno, ma nelle parole e nelle azioni mostra loro l'infinita misericordia del Padre suo per loro (cf Lc 15,11‑32) e l'immensa « gioia » [che] ci sarà « in cielo per un peccatore convertito » (Lc 15,7) [545].

 

Vocazione, per mezzo delle parabole, ad entrare nel Regno.

 

 Parabole.

I miracoli e altri « segni » testimoniano che il Regno è già presente in Gesù.

 le voci Miracoli e segni messianici.

L'espulsione dei demoni, segno e anticipazione del definitivo insediamento del Regno attraverso la croce.

 

La venuta del Regno di Dio è la sconfitta del regno di Satana (cf Mt 12,26): « Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il Regno di Dio » (Mt 12,28). Gli esorcismi di Gesù liberano alcuni uomini dal tormento dei demoni (cf Lc 8,26‑39). Anticipano la grande vittoria di Gesù sul « principe di questo mondo » (Gv 12,31). Il Regno di Dio sarà definitivamente stabilito per mezzo della croce di Cristo: « Regnavit a ligno Deus -  Dio regnò dalla croce » (Inno Vexilla Regis) [550].

 

L'avvento del Regno nella sua Morte e nella sua Risurrezione.

 

L'ingresso di Gesù a Gerusalemme manifesta l'avvento del Regno che il Re‑Messia si accinge a realizzare con la Pasqua della sua morte e Risurrezione [560].

 

Farsi come bambini, condizione per entrare nel Regno.

 

« Diventare come i bambini » in rapporto a Dio è la condizione per entrare nel Regno (cf Mt 18,3‑4); per questo ci si deve abbassare (cf Mt 23,12), si deve diventare piccoli; anzi, bisogna « rinascere dall'alto » (Gv 3,7), essere generati da Dio (Gv 1,13) per « diventare figli di Dio » (Gv 1,12) [526].

 

La Chiesa è il germe e l'inizio del Regno.

 

Come Signore, Cristo è anche il Capo della Chiesa che è il suo Corpo (cf Ef 1,22). Elevato al cielo e glorificato, avendo così compiuto pienamente la sua missione, egli permane sulla terra, nella sua Chiesa. La Redenzione è la sorgente dell'autorità che Cristo, in virtù dello Spirito Santo, esercita sulla Chiesa (cf Ef 4,11‑13), la quale è « il Regno di Cristo già presente in mistero ». La Chiesa « di questo Regno costituisce in terra il germe e l'inizio » (LG 3; 5) [669].

 

Venuto nella persona di Cristo, cresce misteriosamente nella Chiesa e si compirà alla fine dei tempi.

 

La Chiesa è una, santa, cattolica e apostolica nella sua identità profonda e ultima, perché in essa già esiste e si compirà alla fine dei tempi « il Regno dei cieli », « il Regno di Dio » (Ap 19,6), che è venuto nella Persona di Cristo e che misteriosamente cresce nel cuore di coloro che a lui sono incorporati, fino alla sua piena manifestazione escatologica [865].

 

La Chiesa è « il Regno di Cristo » « presente già in mistero ».

 

« Il Signore Gesù diede inizio alla sua Chiesa predicando la Buona Novella, cioè la venuta del Regno di Dio da secoli promesso nelle Scritture » (LG 5). Per compiere la volontà del Padre, Cristo inaugurò il Regno dei cieli sulla terra. La Chiesa è « il Regno di Cristo già presente in mistero » (LG 3) [763].

 

I cristiani, attraverso la loro vita conforme a Cristo, si adoperano per l'avvento del Regno.

 

Con la loro vita secondo Cristo, i cristiani affrettano la venuta del Regno di Dio, del « Regno di giustizia, di amore e di pace » (MI, Prefazio di Cristo Re). Non per questo trascurano i loro impegni terreni; fedeli al loro Maestro, ad essi attendono con rettitudine, pazienza e amore [2046].

 

Il Regno di Cristo, presente già nella Chiesa, soffrirà però delle insidie da parte delle potenze del male.

 

Già presente nella sua Chiesa, il Regno di Cristo non è tuttavia ancora compiuto « con potenza e gloria grande » (Lc 21,27; cf Mt 25,31) mediante la venuta del Re sulla terra. Questo Regno è ancora insidiato dalle potenze inique (cf 2 Ts 2,7), anche se esse sono già state vinte radicalmente dalla Pasqua di Cristo. Fino al momento in cui tutto sarà a lui sottomesso (cf 1 Cor 15,28) (...). Per questa ragione i cristiani pregano, soprattutto nell'Eucaristia (cf 1 Cor 11,26), per affrettare il ritorno di Cristo (cf 2 Pt 3,11‑12) dicendogli: « Vieni, Signore » (1 Cor 16,22; Ap 22,17.20) [671].

 

Il Regno giungerà alla sua pienezza alla fine dei tempi e allora la Chiesa raggiungerà la sua perfezione.

 

Alla fine dei tempi, il Regno di Dio giungerà alla sua pienezza (...). Allora la Chiesa... avrà il suo compimento... nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose [1042].

REGOLAZIONE DELLE NASCITE (inizio)

Questa decisione degli sposi è lecita, ma non deve derivare dall'egoismo, bensì da una paternità responsabile.

 

Un aspetto particolare di tale responsabilità riguarda la regolazione della procreazione. Per validi motivi gli sposi possono voler distanziare le nascite dei loro figli. Devono però verificare che il loro desiderio non sia frutto di egoismo, ma sia conforme alla giusta generosità di una paternità responsabile. Inoltre regoleranno il loro comportamento secondo i criteri oggettivi della moralità [2368].

I metodi di regolazione, basati sull'auto‑osservazione e « sul ricorso ai periodi infecondi », devono salvaguardare i criteri oggettivi della moralità coniugale con l'inseparabilità degli aspetti « unitivi e procreativi ».

 

La continenza periodica, i metodi di regolazione delle nascite basati sull'auto‑osservazione e il ricorso ai periodi infecondi (cf HV 16) sono conformi ai criteri oggettivi della moralità. Tali metodi rispettano il corpo degli sposi, incoraggiano tra loro la tenerezza e favoriscono l'educazione ad una libertà autentica. Al contrario, è intrinsecamente cattiva « ogni azione che, o in previsione dell'atto coniugale, o nel suo compimento, o nello sviluppo delle sue conseguenze naturali, si proponga, come scopo o come mezzo, di impedire la procreazione » (HE 14) [2370].

Û  Fecondità del matrimonio.

 

RELIGIONE, CRISTIANO E SOCIETÀ (inizio)

Dovere di rendere culto a Dio da parte dell'uomo.

 

Il dovere di rendere a Dio un culto autentico riguarda l'uomo individualmente e socialmente. E « la dottrina cattolica tradizionale sul dovere morale dei singoli e delle società verso la vera religione e l'unica Chiesa di Cristo » [DH 1]. Evangelizzando senza posa gli uomini, la Chiesa si adopera affinché essi possano « informare dello spirito cristiano la mentalità e i costumi, le leggi e le strutture della comunità » in cui vivono (AA 13) [2105].

Doveri sociali del cristiano nei confronti della Religione.

 

Il dovere sociale dei cristiani è di rispettare e risvegliare in ogni uomo l'amore del vero e del bene. Richiede loro di far conoscere il culto dell'« unica vera religione che sussiste nella Chiesa cattolica ed apostolica » (DH 1) [2105].

Û  Libertà religiosa.

 

RELIGIONI NON CRISTIANE (inizio)

Anche i loro membri sono ordinati al « Popolo di Dio ».

 

« Quelli che non hanno ancora ricevuto il Vangelo, in vari modi sono ordinati al Popolo di Dio » (LG 16) [839].

La Chiesa e il popolo ebraico: legame a partire dall'Antica Alleanza, nella quale l'irrevocabile adozione filiale, il culto, le promesse, i patriarchi e i profeti hanno condotto a « Cristo secondo la carne ».

 

A differenza delle altre religioni non cristiane, la fede ebraica è già risposta alla rivelazione di Dio nella Antica Alleanza. E al popolo ebraico che appartengono « l'adozione a figli, la gloria, le alleanze, la legislazione, il culto, le promesse, i patriarchi; da essi proviene Cristo secondo la carne » (Rm 9,4‑5) perché « i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! » (Rm 11,29) [839].

 

La Chiesa e i musulmani: la Fede di Abramo.

 

« Il disegno della salvezza abbraccia anche coloro che riconoscono il Creatore, e tra questi in primo luogo i Musulmani, i quali, professando di tenere la fede di Abramo, adorano con noi un Dio unico, misericordioso, che giudicherà gli uomini nel giorno finale » (LG 16; cf NA 3) [841].

 

Riconoscimento dei loro valori.

 

Il legame della Chiesa con le religioni non cristiane è anzitutto quello della comune origine e del comune fine del genere umano:

« Infatti tutti i popoli costituiscono una sola comunità. Essi hanno una sola origine poiché Dio ha fatto abitare l'intero genere umano su tutta la faccia della terra; essi hanno anche un solo fine ultimo, Dio, del quale la provvidenza, la testimonianza di bontà e il disegno di salvezza si estendono a tutti, finché gli eletti si riuniscano nella città santa » (NA 1) [842].

Û  anche Ecumenismo e Note della Chiesa: Unità.

 

RELIGIOSITÀ POPOLARE (inizio)

Consiste in varie forme di pietà e manifestazione del sentimento religioso del popolo cristiano, che circondano la vita sacramentale e che devono essere tenute nel dovuto conto e incoraggiate.

 

Oltre che della Liturgia dei sacramenti e dei sacramentali, la catechesi deve tener conto delle forme della pietà dei fedeli e della religiosità popolare. Il senso religioso del popolo cristiano, in ogni tempo, ha trovato la sua espressione nelle varie forme di pietà che accompagnano la vita sacramentale della Chiesa, quali la venerazione delle reliquie, le visite ai santuari, i pellegrinaggi, le processioni, la « via crucis », le danze religiose, il rosario, le medaglie, ecc. (cf Conc. di Nicea, DS 601; 603; FCC 7.337‑7.338 Conc. di Trento, DS 1822; FCC 7.344) [1674].

La liturgia ufficiale della Chiesa faccia in modo che queste manifestazioni della religiosità popolare siano sempre in armonia con la liturgia e ad essa conducano.

 

« Bisogna che tali esercizi, tenuto conto dei tempi liturgici, siano ordinati in modo da essere in armonia con la sacra liturgia, derivino in qualche modo da essa, e ad essa, data la sua natura di gran lunga superiore, conducano il popolo cristiano » (SC 13) [1675].

Il suo esercizio, che a volte potrà o dovrà essere rettificato, sia sottomesso alla cura pastorale dei Vescovi, al loro giudizio e alle norme generali della Chiesa.

 

E necessario un discernimento pastorale per sostenere e favorire la religiosità popolare e, all'occorrenza, per purificare e rettificare il senso religioso che sta alla base di tali devozioni e per far progredire nella conoscenza del Mistero di Cristo (cf CT 54). Il loro esercizio è sottomesso alla cura e al giudizio dei vescovi e alle norme generali della Chiesa [1676].

Û  Sacramentali.

 

RESPONSABILITÀ  MORALE (inizio)

Gli atti morali, in quanto frutto della libertà e della volontarietà, sono imputabili alla persona.

 

La libertà rende l'uomo responsabile dei suoi atti, nella misura in cui sono volontari. Il progresso nella virtù, la conoscenza del bene e l'ascesi accrescono il dominio della volontà sui propri atti [1734].

Certe condizioni, alcune delle quali di carattere psichico o sociale, diminuiscono o annullano la responsabilità e l'imputabilità degli atti.

 

L'imputabilità e la responsabilità di un'azione possono essere sminuite o annullate dall'ignoranza, dall'inavvertenza, dalla violenza, dal timore, dalle abitudini, dagli affetti smodati e da altri fattori psichici oppure sociali [1735].

Û  Libertà.

 

RICERCA DI DIO DA PARTE DELL'UOMO (inizio)

Essendo l'uomo creato da Dio e per lui, il desiderio di Dio, inscritto nel suo cuore, ha fatto sì che l'uomo in tutte le epoche e in tutte le culture abbia cercato Dio nelle sue credenze e nei suoi comportamenti religiosi.

 

Il desiderio di Dio è inscritto nel cuore dell'uomo, perché l'uomo è stato creato da Dio e per Dio; e Dio non cessa di attirare a sé l'uomo e soltanto in Dio l'uomo troverà la verità e la felicità che cerca senza posa [27].

Nel corso della loro storia, e fino ai giorni nostri, la ricerca di Dio da parte degli uomini si è espressa in molteplici modi; attraverso le loro credenze ed i loro comportamenti religiosi (preghiere, sacrifici, culti, meditazioni, ecc.) [28].

L'uomo è alla ricerca di Dio. Mediante la creazione Dio chiama ogni essere dal nulla all'esistenza. Coronato di gloria e di splendore (cf Sal 8,6), l'uomo, dopo gli angeli, è capace di riconoscere che il Nome del Signore è grande su tutta la terra (cf Sal 8,2). Anche dopo aver perduto la somiglianza con Dio a causa del peccato, l'uomo rimane ad immagine del suo Creatore. Egli conserva il desiderio di colui che lo chiama all'esistenza. Tutte le religioni testimoniano questa essenziale ricerca da parte degli uomini [At 17,27) (2566).

Û  Credenze e Comportamenti.

 

« RIMETTI A NOI I NOSTRI DEBITI COME NOI LI RIMETTIAMO AI NOSTRI DEBITORI » (inizio)

La petizione a Dio del perdono, garantito dal Sacrificio di Cristo « per la remissione dei peccati », deve essere preceduta, al fine di essere ascoltata, dalla necessità nel nostro perdono: come noi li rimettiamo.

 

Questa domanda è sorprendente. Se consistesse soltanto nel primo membro della frase -  « Rimetti a noi i nostri debiti » - , potrebbe essere implicitamente inclusa nelle prime tre domande della Preghiera del Signore, dal momento che il sacrificio di Cristo è « per la remissione dei peccati ». Ma, secondo l'altro membro della frase, la nostra domanda verrà esaudita solo a condizione che noi, prima, abbiamo risposto ad un'esigenza. La nostra richiesta è rivolta verso il futuro, la nostra risposta deve averla preceduta; una parola le collega: « come » [2838].

Speriamo fermamente nel perdono, per la confessione della nostra indigenza e per la fiducia nella misericordia di Dio, perché nel suo Figlio « abbiamo la redenzione, la remissione dei nostri peccati »; ma se chiudiamo il cuore al fratello, lo rendiamo impermeabile alla grazia di Dio che ci perdona.

 

La nostra richiesta inizia con una « confessione », con la quale confessiamo ad un tempo la nostra miseria e la sua misericordia. La nostra speranza è sicura, perché, nel Figlio suo, « abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati » (Col 1,14; Ef 1,7). Il segno efficace ed indubbio del suo perdono lo troviamo nei sacramenti della sua Chiesa (cf Mt 26,28; Gv 20,23) [2839].

Ora, ed è cosa tremenda, questo flusso di misericordia non può giungere al nostro cuore finché noi non abbiamo perdonato a chi ci ha offeso. L'amore, come il corpo di Cristo, è indivisibile: non possiamo amare Dio che non vediamo, se non amiamo il fratello, la sorella che vediamo (cf 1 Gv 4, 20). Nel rifiuto di perdonare ai nostri fratelli e alle nostre sorelle, il nostro cuore si chiude e la sua durezza lo rende impermeabile all'amore misericordioso del Padre; nella confessione del nostro peccato, il nostro cuore è aperto alla sua grazia [2840].

Û  Perdono dei peccati.

 

RISURREZIONE DELLA CARNE (inizio)

Significato del termine: i nostri « corpi mortali » riprenderanno  vita insieme all'anima immortale.

 

Il termine « carne » designa l'uomo nella sua condizione di debolezza e di mortalità (cf Gn 6,3; Sal 56,5; Is 40,6). La « risurrezione della carne » significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell'anima immortale, ma che anche i nostri « corpi mortali » (Rm 8,11) riprenderanno vita [990].

Ciò che professiamo in questo articolo del Credo.

 

Noi fermamente crediamo e fermamente speriamo che, come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, così pure i giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto, e che egli li risusciterà nell'ultimo giorno (cf Gv 6,39‑40). Come la sua, anche la nostra risurrezione sarà opera della Santissima Trinità:

« Se lo Spirito di colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi » (Rm 8,11; cf 1 Ts 4,14; 1 Cor 6,4; 2 Cor 4,14; Fl 3,10‑11) [989].

 

Gesù afferma che la fede nella risurrezione della carne è legata alla fede nella sua Persona.

 

...Gesù lega la fede nella risurrezione alla sua stessa Persona: « Io sono la Risurrezione e la Vita » (Gv 11,25). Sarà lo stesso Gesù a risuscitare nell'ultimo giorno coloro che avranno creduto in lui (cf Gv 5,24‑25; 6,40) e che avranno mangiato il suo Corpo e bevuto il suo Sangue (cf Gv 6,54) [994].

 

Cristo risorto, principio e sorgente della nostra risurrezione futura.

 

...la Risurrezione di Cristo -  e lo stesso Cristo risorto -  è principio e sorgente della nostra risurrezione futura: « Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti...; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo » (1 Cor 15,20‑22).

Nell'attesa di questo compimento, Cristo risuscitato vive nel cuore dei suoi fedeli. In lui i cristiani gustano « le meraviglie del mondo futuro » (Eb 6,5) e la loro vita è trasportata da Cristo nel seno della vita divina (cf Col 3,1‑3): « Egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risuscitato per loro » (2 Cor 5,15) [655].

 

Implicazioni di questa fede nella risurrezione:

 

a) Nella morte, l'anima, separata dal corpo, si incontra con Dio, fino al definitivo incontro con il corpo ormai glorificato.

 

Con la morte, separazione dell'anima e del corpo, il corpo dell'uomo cade nella corruzione, mentre la sua anima va incontro a Dio, pur restando in attesa di essere riunita al suo corpo glorificato. Dio nella sua onnipotenza restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della Risurrezione di Gesù [997].

 

b) Tutti i morti risorgeranno.

 

[Risusciteranno] tutti gli uomini che sono morti: « Usciranno [dai sepolcri] quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna » (Gv 5,29; cf Dn 12,2) [998].

 

c) Il corpo apparirà « trasfigurato in corpo spirituale ».

 

Cristo è risorto con il suo proprio corpo: « Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! » (Lc 24,39); ma egli non è ritornato ad una vita terrena. Allo stesso modo, in lui, « tutti risorgeranno coi corpi di cui ora sono rivestiti » (Conc. Lateranense IV, DS 801; FCC 6.062), ma questo corpo sarà trasfigurato in corpo glorioso (Fl 3,21), in « corpo spirituale » (1 Cor 15,44):

« Ma qualcuno dirà: «Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?». Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore, e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco... Si semina corruttibile e risorge incorruttibile... E necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità » (1 Cor 15,35‑37.42.53) [999].

 

d) Risorgeremo « nell'ultimo giorno ».

 

...Definitivamente « nell'ultimo giorno » (Gv 6,39‑40.44.54; 11,24); « alla fine del mondo » (LG 48). Infatti, la risurrezione dei morti è intimamente associata alla Parusia di Cristo:

« Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo » (1 Ts 4,16) [1001].

 

La risurrezione di tutti i morti, giusti e peccatori, precederà il giudizio finale.

 

La risurrezione di tutti i morti, « dei giusti e degli ingiusti » (At 24,15), precederà il Giudizio finale. Sarà « l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce [del Figlio dell'Uomo] e ne usciranno: quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna » (Gv 5,28‑29). Allora Cristo « verrà nella sua gloria, con tutti i suoi angeli... E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra... E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna » (Mt 25,31.32.46) [1038].

 

In un certo senso, siamo già risorti con Cristo, poiché abbiamo con lui la vita « nascosta in Dio ».

 

Se è vero che Cristo ci risusciterà « nell'ultimo giorno », è anche vero che, per un certo aspetto, siamo già risuscitati con Cristo. Infatti, grazie allo Spirito Santo, la vita cristiana, fin d'ora su questa terra, è una partecipazione alla morte e alla Risurrezione di Cristo (...).

I credenti, uniti a Cristo mediante il Battesimo, partecipano già realmente alla vita celeste (cf Fl 3,20) di Cristo risorto, ma questa vita rimane « nascosta con Cristo in Dio » (Col 3,3). « Con lui, [Dio] ci ha anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù » (Ef 2,6). Nutriti del suo Corpo nell'Eucaristia, apparteniamo già al Corpo di Cristo. Quando risusciteremo nell'ultimo giorno « allora » saremo anche noi « manifestati con lui nella gloria » (Col 3,4) [1002‑1003].

 

RISURREZIONE DI CRISTO (inizio)

Verità centrale e culminante della nostra fede, trasmessa nella Tradizione e nella Scrittura, e predicata come parte essenziale, insieme alla croce, del Mistero pasquale.

 

La Risurrezione di Gesù è la verità culminante della nostra fede in Cristo, creduta e vissuta come verità centrale dalla prima comunità cristiana, trasmessa come fondamentale dalla Tradizione, stabilita dai documenti del Nuovo Testamento, predicata come parte essenziale del Mistero pasquale insieme con la croce [638].

 

Annuncio angelico della Risurrezione e suo segno, annunciato in quanto tale, che viene scoperto dalle pie donne, e da Pietro e Giovanni.

 

« Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risuscitato » (Lc 24,5‑6). Nel quadro degli avvenimenti di Pasqua, il primo elemento che si incontra è il sepolcro vuoto. Non è in sé una prova diretta. L'assenza del corpo di Cristo nella tomba potrebbe spiegarsi altrimenti (cf Gv 20,13; Mt 28,11‑15). Malgrado ciò, il sepolcro vuoto ha costituito per tutti un segno essenziale. La sua scoperta da parte dei discepoli è stato il primo passo verso il riconoscimento dell'evento della Risurrezione. Dapprima è il caso delle pie donne (cf Lc 24,22‑ 23), poi di Pietro (cf Lc 24,12). Il discepolo « che Gesù amava » (Gv 20,2) afferma che, entrando nella tomba vuota e scorgendo « le bende per terra » (Gv 20,6), « vide e credette » (Gv 20,8). Ciò suppone che egli abbia constatato, dallo stato in cui si trovava il sepolcro vuoto (cf Gv 20,5‑7), che l'assenza del corpo di Gesù non poteva essere opera umana e che Gesù non era semplicemente ritornato ad una vita terrena come era avvenuto per Lazzaro (cf 11,44) [640].

 

Gli innumerevoli testimoni della Risurrezione consentono di interpretarla come un fatto storico all'interno del mondo o ordine fisico.

 

Davanti a queste testimonianze  [« Questi testimoni della Risurrezione di Cristo (cf At 1,22) sono prima di tutto Pietro e i Dodici, ma non solamente loro: Paolo parla chiaramente di più di cinquecento persone alle quali Gesù è apparso in una sola volta, oltre che a Giacomo e a tutti gli Apostoli (cf 1 Cor 15,4‑8) »] è impossibile interpretare la Risurrezione di Cristo al di fuori dell'ordine fisico e non riconoscerla come un avvenimento storico [642‑643].

Sebbene sia un evento storico, appartiene però al Mistero della fede che trascende la storia.

 

Avvenimento storico constatabile attraverso il segno del sepolcro vuoto e la realtà degli incontri degli Apostoli con Cristo risorto, la Risurrezione resta non di meno, in ciò in cui trascende e supera la storia, al centro del Mistero della fede [647].

Risuscitato dalla potenza del Padre, che introduce la sua umanità glorificata nella sfera della Trinità, per l'azione dello Spirito che ha vivificato il suo corpo morto, il suo Figlio realizza la propria personale risurrezione col suo potere divino, poiché l'evento è azione di tutta la Trinità.

 

Essa si è compiuta per la potenza del Padre che « ha risuscitato » (At 2,24) Cristo, suo Figlio, e in questo modo ha introdotto in maniera perfetta la sua umanità con il suo Corpo nella Trinità. Gesù viene definitivamente « costituito Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la Risurrezione dai morti » (Rm 1,3‑4). San Paolo insiste sulla manifestazione della potenza di Dio (cf Rm 6,4; 2 Cor 13,4; Fl 3,10; Ef 1,19‑22; Eb 7,16) per l'opera dello Spirito che ha vivificato l'umanità morta di Gesù e l'ha chiamata allo stato glorioso di Signore.

Quanto al Figlio, egli opera la sua propria Risurrezione in virtù della sua potenza divina [648, 649].

 

La risurrezione di Cristo fu il compimento delle sue promesse, la prova definitiva della sua divinità e il fondamento della nostra fede cristiana.

 

La Risurrezione costituisce anzitutto la conferma di tutto ciò che Cristo stesso ha fatto e insegnato (...) [651].

La Risurrezione di Cristo è compimento delle promesse dell'Antico Testamento (cf Lc 24,26‑27.44‑48) e di Gesù stesso durante la sua vita terrena (cf Mt 28,6; Mc 16,7; Lc 24,6‑7) [652].

La verità della divinità di Gesù è confermata dalla sua Risurrezione. Egli aveva detto: « Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono » (Gv 8,28). La Risurrezione del Crocifisso dimostrò che egli era veramente « Io Sono », il Figlio di Dio e Dio egli stesso [653].

Cristo risorto è il principio e la sorgente della nostra futura risurrezione.

 

Infine, la Risurrezione di Cristo -  e lo stesso Cristo risorto -  è principio e sorgente della nostra risurrezione futura: « Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti...; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo » (1 Cor 15,20‑22) [655].

 

La nuova vita alla quale ci apre l'accesso la Risurrezione di Cristo.

 

...con la sua Risurrezione [Cristo] ci dà accesso ad una nuova vita. Questa è dapprima la giustificazione che ci mette nuovamente nella grazia di Dio (cf Rm 4,25) « perché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova » (Rm 6,4). Essa consiste nella vittoria sulla morte del peccato e nella nuova partecipazione alla grazia (cf Ef 2,4‑5; 1 Pt 1,3)... [654].

Per i cristiani la Risurrezione è l'« ottavo giorno », cioè il giorno della « nuova creazione ».

 

L'ottavo giorno. Per noi, però, è sorto un giorno nuovo: quello della Risurrezione di Cristo. Il settimo giorno porta a termine la prima creazione. L'ottavo giorno dà inizio alla nuova creazione. Così, l'opera della creazione culmina nell'opera più grande della Redenzione. La prima creazione trova il suo senso e il suo vertice nella nuova creazione in Cristo, il cui splendore supera quello della prima [349].

 

L'« ottavo giorno » come commemorazione del « giorno senza tramonto » e primo giorno della creazione.

 

Il giorno della Risurrezione di Cristo è ad un tempo il « primo giorno della settimana », memoriale del primo giorno della creazione, e l'« ottavo giorno » in cui Cristo, dopo il suo « riposo » del grande Sabato, inaugura il Giorno « che il Signore ha fatto », il « giorno che non conosce tramonto » (Liturgia Bizantina) [1166].

Û  anche Pasqua, Apparizioni di Gesù risorto, Testimoni della resurrezione.

 

RITI E TRADIZIONI LITURGICHE (inizio)

La diversità dei riti testimonia la vastissima ricchezza del Mistero di Cristo.

 

E tale l'insondabile ricchezza del Mistero di Cristo che nessuna tradizione liturgica può esaurirne l'espressione. La storia dello sbocciare e dello svilupparsi di questi riti testimonia una stupefacente complementarità [1201].

Tradizioni liturgiche diverse nella Chiesa, legittimamente riconosciute e venerabili.

 

Le tradizioni liturgiche, o riti, attualmente in uso nella Chiesa sono il rito latino (principalmente il rito romano, ma anche i riti di certe Chiese locali, come il rito ambrosiano o di certi ordini religiosi) e i riti Bizantino, Alessandrino o Copto, Siriaco, Armeno, Maronita e caldeo. « Il sacro Concilio, in fedele ossequio alla tradizione, dichiara che la santa Madre Chiesa considera con uguale diritto e onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati » (SC 4) [1203].

Sono fonte di ricchezza nella fedeltà alla fede comune -  immutabile perché di istituzione divina -  e adattabile alla situazione culturale, sotto la comunione gerarchica.

 

« Nella Liturgia, e segnatamente in quella dei sacramenti, c'è una parte immutabile, perché di istituzione divina, di cui la Chiesa è custode, e ci sono parti suscettibili di cambiamento, che essa ha il potere, e talvolta anche il dovere, di adattare alle culture dei popoli recentemente evangelizzati » (cf SC 21) (Giovanni Paolo II, Lettera apostolica Vicesimus quintus annus, 16) [1205].

« La diversità liturgica può essere fonte di arricchimento, ma può anche provocare tensioni, reciproche incomprensioni e persino scismi. In questo campo è chiaro che la diversità non deve nuocere all'unità. Essa non può esprimersi che nella fedeltà alla fede comune, ai segni sacramentali, che la Chiesa ha ricevuto da Cristo, e alla comunione gerarchica. L'adattamento alle culture esige anche una conversione del cuore e, se è necessario, anche rotture con abitudini ancestrali incompatibili con la fede cattolica » (ibid.) [1206].

 

RITO ESSENZIALE DEL BATTESIMO NELLA CHIESA LATINA E NELLE CHIESE ORIENTALI (inizio)

Immersione (triplice o semplice) o triplice infusione dell'acqua sul battezzando, accompagnata dalla formula battesimale nel nome delle Persone della Trinità.

 

Il Battesimo viene compiuto nel modo più espressivo per mezzo della triplice immersione nell'acqua battesimale. Ma fin dall'antichità può anche essere conferito versando per tre volte l'acqua sul capo del candidato.

Nella Chiesa latina questa triplice infusione è accompagnata dalle parole del ministro: « N., io ti battezzo nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo ». Nelle liturgie orientali, mentre il catecumeno è rivolto verso l'Oriente, il sacerdote dice: « Il servo di Dio, N., è battezzato nel nome del Padre, e del Figlio, e dello Spirito Santo ». E all'invocazione di ogni persona della Santissima Trinità, lo immerge nell'acqua e lo risolleva [1239‑1240].

 

RITO ESSENZIALE DEL SACRAMENTO DELLA CONFERMAZIONE NELLA CHIESA LATINA E NELLE CHIESE ORIENTALI (inizio)

Il gesto della Crismazione sulla fronte e l'imposizione della mano, nella Chiesa latina, e l'unzione con il « myron » (crisma) nelle Chiese orientali, accompagnato, in ambedue le Chiese, dalla formula che conferisce « il dono dello Spirito Santo ».

 

Nel rito latino, « il sacramento della Confermazione si conferisce mediante l'unzione del crisma sulla fronte, che si fa con l'imposizione della mano, e mediante le parole: «Accipe signaculum doni Spiritus Sancti» -  «Ricevi il sigillo dello Spirito Santo, che ti è dato in dono» » (Paolo VI, Costituzione apostolica Divinae consortium naturae). Presso le Chiese Orientali di rito Bizantino, l'unzione con il myron viene fatta, dopo una preghiera di Epiclesi, sulle parti più significative del corpo: la fronte, gli occhi, il naso, le orecchie, le labbra, il petto, il dorso, le mani e i piedi; ogni unzione è accompagnata dalla formula: « Sigillo del dono che è lo Spirito Santo » [1300].

 

RITO ESSENZIALE DEL SACRAMENTO DELL'ORDINE (inizio)

Imposizione delle mani del vescovo e preghiera specifica per ognuno dei tre gradi dell'ordine sacerdotale.

 

Il rito essenziale del sacramento dell'Ordine è costituito, per i tre gradi, dall'imposizione delle mani, da parte del vescovo, sul capo dell'ordinando come pure dalla specifica preghiera consacratoria che domanda a Dio l'effusione dello Spirito Santo e dei suoi doni adatti al ministero per il quale il candidato viene ordinato (cf Pio XII, costituzione apostolica Sacramentum Ordinis, DS 3858; FCC 9.314) [1573].

 

RITO ROMANO DELL'UNZIONE DEGLI INFERMI (inizio)

La costituzione apostolica « Sacram Unctionem Infirmorum », del 30 novembre 1972, in corformità con il Concilio Vaticano II (cf SC 73), ha stabilito che, per l'avvenire, nel rito romano sia osservato quanto segue:

 

Il sacramento dell'Unzione degli infermi viene conferito ai malati in grave pericolo, ungendoli sulla fronte e sulle mani con olio debitamente benedetto -  olio di oliva o altro olio vegetale -  dicendo una sola volta: « Per questa santa unzione e per la sua piissima misericordia ti aiuti il Signore con la grazia dello Spirito Santo, e liberandoti dai peccati, ti salvi e nella sua bontà ti sollevi » (CIC, can. 847,1) [1513].

 

Forma e circostanze del suo conferimento.

 

Come tutti i sacramenti, l'Unzione degli infermi è una celebrazione liturgica e comunitaria (cf SC 27), sia che abbia luogo in famiglia, all'ospedale o in chiesa, per un solo malato o per un gruppo di infermi. E molto opportuno che sia celebrata durante l'Eucaristia [1517).

 

RITROVAMENTO DI GESU NEL TEMPIO (inizio)

Û  Misteri della vita di Cristo.

 

RIVELAZIONE (inizio)

Necessità di essa per tutto ciò che supera l'intelligenza umana, e, concretamente, perché le verità religiose e morali che, di per sé, sono accessibili alla ragione, possano essere conosciute con certezza e senza mescolanza d'errore.

 

...l'uomo ha bisogno di essere illuminato dalla Rivelazione di Dio, non solamente su ciò che supera la sua comprensione, ma anche sulle « verità religiose e morali che, di per sé, non sono inaccessibili alla ragione, affinché nella presente condizione del genere umano possano essere conosciute da tutti senza difficoltà, con ferma certezza e senza mescolanza d'errore » (Pio XII, Enc. Humani Generis, DS 3876; FCC 1.093s; cf Conc. Vaticano I, DS 3005; FCC 1.063; DV 6; S. Tommaso d'Aquino, S. Th., I, q. 1, a. 1) [38].

 

Dio si è rivelato in maniera graduale:

-  La sua vita e il suo mistero.

-  La sua volontà salvifica.

 

« Piacque a Dio nella sua bontà e sapienza rivelare se stesso e far conoscere il mistero della sua volontà, mediante il quale gli uomini, per mezzo di Cristo, Verbo fatto carne, nello Spirito Santo hanno accesso al Padre e sono così resi partecipi della divina natura » (DV 2) [51].

Dio che « abita una luce inaccessibile » (1 Tm 6,16) vuole comunicare la propria vita divina agli uomini da lui liberamente creati, per farli figli adottivi (cf Ef 1, 4‑5) nel suo unico Figlio. Rivelando se stesso, Dio vuole rendere gli uomini capaci di rispondergli, di conoscerlo e di amarlo ben più di quanto sarebbero capaci da se stessi [52].

 

Comunicazione attraverso fatti e parole.

 

Il disegno divino della Rivelazione si realizza ad un tempo « con eventi e parole » che sono « intimamente connessi tra loro » e si chiariscono a vicenda (DV 2). Esso comporta una « pedagogia divina » particolare: Dio si comunica gradualmente all'uomo, lo prepara per tappe a ricevere la Rivelazione soprannaturale che egli fa di se stesso e che culmina nella persona e nella missione del Verbo incarnato, Gesù Cristo [53].

 

Tappe:

 

Creazione e manifestazione ai progenitori.

 

« Dio, il quale crea e conserva tutte le cose per mezzo del Verbo, offre agli uomini nelle cose create una perenne testimonianza di sé. Inoltre, volendo aprire la via della salvezza celeste, fin dal principio manifestò se stesso ai progenitori » (DV 3). Li ha invitati ad una intima comunione con sé rivestendoli di uno splendore di grazia e di giustizia [54].

 

Alleanza con Noè.

 

Dopo che l'unità del genere umano è stata spezzata dal peccato, Dio cerca prima di tutto di salvare l'umanità passando attraverso ciascuna delle sue parti. L'Alleanza con Noè dopo il diluvio esprime il principio dell'Economia divina verso le « nazioni », ossia gli uomini riuniti in gruppi, « ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro famiglie, nelle loro nazioni » (Gn 10,5; cf 10,20‑ 31) [56].

 

Elezione di Abramo.

 

Per riunire tutta l'umanità dispersa, Dio sceglie Abram chiamandolo: « Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre » (Gn 12,1), per fare di lui Abraham, vale a dire « il padre di una moltitudine di popoli » (Gn 17,5): « In te saranno benedette tutte le nazioni della terra » (Gn 12,3 LXX; cf Gal 3,8) [59].

 

Formazione di un Popolo: i Profeti.

 

Attraverso i profeti, Dio forma il suo Popolo nella speranza della salvezza, nell'attesa di una Alleanza nuova ed eterna destinata a tutti gli uomini (cf Is 2,2‑4) e che sarà inscritta nei cuori (cf Ger 31,31‑34; Eb 10,16). I profeti annunziano una radicale redenzione del Popolo di Dio, la purificazione da tutte le sue infedeltà (cf Ez 36), una salvezza che includerà tutte le nazioni (cf Is 49,5‑6; 53,11) (64).

 

Culmine nel Figlio.

 

« Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio » (Eb 1,1‑2). Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, è la Parola unica, perfetta e definitiva del Padre, il quale in lui dice tutto, e non ci sarà altra parola che quella. San Giovanni della Croce, sulle orme di tanti altri, esprime ciò in maniera luminosa, commentando Eb 1,1‑2 [65].

 

I motivi di credibilità, le prove esteriori della Rivelazione, e i suoi segni.

 

...perché l'ossequio della nostra fede fosse conforme alla ragione, Dio ha voluto che agli interiori aiuti dello Spirito Santo si accompagnassero anche prove esteriori della sua Rivelazione » (Conc. Vaticano I, DS 3009; FCC 1.068).

Così i miracoli di Cristo e dei santi (cf Mc 16,20; At 2,4), le profezie, la diffusione e la santità della Chiesa, la sua fecondità e la sua stabilità « sono segni certissimi della divina Rivelazione, adatti ad ogni intelligenza », sono « motivi di credibilità » i quali mostrano che l'assenso della fede non è « affatto un cieco moto dello spirito » (ibid., DS 3008‑3010; FCC 1.067‑1.069) [156].

Non ci sarà un altra rivelazione.

 

« L'Economia cristiana, in quanto è Alleanza Nuova e definitiva, non passerà mai e non è da aspettarsi alcuna nuova Rivelazione pubblica prima della manifestazione gloriosa del Signore nostro Gesù Cristo » (DV 4). Tuttavia, anche se la Rivelazione è compiuta, non è però completamente esplicitata; toccherà alla fede cristiana coglierne gradualmente tutta la portata nel corso dei secoli [66].

 

I fedeli e la trasmissione della Rivelazione.

 

Tutti i fedeli sono partecipi della comprensione e della trasmissione della verità rivelata. Hanno ricevuto l'unzione dello Spirito Santo che insegna loro (cf 1 Gv 2,20.27) ogni cosa e li guida « alla verità tutta intera » (Gv 16,13) [91].

 

Rivelazioni private.

 

Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate « private », alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede. Il loro ruolo non è quello di « migliorare » o di « completare » la Rivelazione definitiva di Cristo, ma di aiutare a viverla più pienamente in una determinata epoca storica [67].

 

S

 

SACERDOZIO (inizio)

Nell'Antica Alleanza, consacrazione con uno speciale rito.

 

Un rito proprio ha consacrato le origini del sacerdozio dell'Antica Alleanza (cf Es 29,1‑30; Lv 8). In essa i sacerdoti sono costituiti « per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati » (Eb 5,1) [1539].

Aronne, il servizio dei leviti e l'istituzione dei settanta « anziani » possono essere considerati prefigurazioni del sacerdozio ordinato e ministeriale della Nuova Alleanza.

 

La Liturgia della Chiesa vede tuttavia nel sacerdozio di Aronne e nel servizio dei leviti, come pure nell'istituzione dei settanta « Anziani » (cf Nm 11,24‑25), delle prefigurazioni del ministero ordinato della Nuova Alleanza [1541].

 

SACERDOZIO COMUNE (inizio)

Tutta la comunità dei credenti è una comunità sacerdotale, così voluta da Cristo.

 

Cristo, Sommo Sacerdote e unico mediatore, ha fatto della Chiesa « un regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre » (Ap 1,6; cf Ap 5,9‑10; 1 Pt 2,5.9). Tutta la comunità dei credenti è, come tale, sacerdotale. I fedeli esercitano il loro sacerdozio battesimale attraverso la partecipazione, ciascuno secondo la vocazione sua propria, alla missione di Cristo, Sacerdote, Profeta e Re. E per mezzo dei sacramenti del Battesimo e della Confermazione che i fedeli « vengono consacrati a formare... un sacerdozio santo » (LG 10) [1546].

In tal modo tutti i battezzati partecipano dell'unico sacerdozio di Cristo, ognuno secondo la propria vocazione.

 

[Tutti i battezzati], « per la rigenerazione e l'unzione dello Spirito Santo, vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo, e poter così offrire in sacrificio spirituale tutte le attività umane del cridtiano » (LG 10). Questo « sacerdozio comune » è quello di Cristo, unico Sacerdote, partecipato da tutte le sue membra (cf LG 10; 34; PO 2):

« La Madre Chiesa desidera ardentemente che tutti i fedeli vengano guidati a quella piena, consapevole e attiva partecipazione delle celebrazioni liturgiche, che è richiesta dalla natura stessa della Liturgia e alla quale il popolo cristiano, «stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo di acquisto» (1 Pt 2,9; cf 2,4‑5), ha diritto e dovere in forza del Battesimo » (SC 14) [1141].

Differenza essenziale, e non solo di grado, fra il sacerdozio ministeriale e il sacerdozio dei fedeli, nel partecipare all'unico sacerdozio di Cristo.

 

Il sacerdozio ministeriale o gerarchico dei vescovi e dei sacerdoti e il sacerdozio comune di tutti i fedeli, anche se « l'uno e l'altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano all'unico sacerdozio di Cristo » (LG 10), differiscono tuttavia essenzialmente, pur essendo « ordinati l'uno all'altro ». In che senso? Mentre il sacerdozio comune dei fedeli si realizza nello sviluppo della grazia battesimale -  vita di fede, di speranza e di carità, vita secondo lo Spirito -  il sacerdozio ministeriale è al servizio del sacerdozio comune, è relativo allo sviluppo della grazia battesimale di tutti i cristiani [1547].

 

SACERDOZIO DI CRISTO (inizio)

Û  Mediatore unico, Sacerdozio ministeriale.

 

SACERDOZIO MINISTERIALE (inizio)

Cristo è l'unico Sacerdote che si rende presente per mezzo del Sacerdozio ministeriale, da lui istituito.

 

Il sacrificio redentore di Cristo è unico, compiuto una volta per tutte. Tuttavia è reso presente nel sacrificio eucaristico della Chiesa. Lo stesso vale per l'unico sacerdozio di Cristo: esso è reso presente dal sacerdozio ministeriale senza che venga diminuita l'unicità del sacerdozio di Cristo [1545].

Sacerdoti della nuova alleanza istituiti da Gesù Cristo.

 

Gesù nella sua offerta include gli Apostoli e chiede loro di perpetuarla (cf Lc 22,19). Con ciò, Gesù istituisce i suoi Apostoli sacerdoti della Nuova Alleanza [611].

I ministeri ordinati costituiscono il legame sacramentale che unisce l'azione liturgica a quella degli Apostoli e, per loro mezzo, a quella di Cristo, origine e fondamento dei sacramenti. Inoltre, al servizio del sacerdozio battesimale garantiscono che Cristo agisca con il suo Spirito in favore della sua Chiesa.

 

Il ministero ordinato o « sacerdozio ministeriale » (LG 10) è al servizio del sacerdozio battesimale. Esso garantisce che, nei sacramenti, è proprio il Cristo che agisce per mezzo dello Spirito Santo a favore della Chiesa. La missione di salvezza affidata dal Padre al proprio Figlio incarnato è affidata agli Apostoli e da essi ai loro successori; questi ricevono lo Spirito Santo di Gesù per operare in suo nome e in persona di lui (cf Gv 20,21‑23; Lc 24,47; Mt 28,18‑20). Il ministro ordinato è dunque il legame sacramentale che collega l'azione liturgica a ciò che hanno detto e fatto gli Apostoli, e, tramite loro, a ciò che ha detto e operato Cristo, sorgente e fondamento dei sacramenti [1120].

 

Il sacerdozio ministeriale agisce « nella persona di Cristo Capo ».

 

Nel servizio ecclesiale del ministero ordinato è Cristo stesso che è presente alla sua Chiesa in quanto Capo del suo Corpo, Pastore del suo gregge, Sommo Sacerdote del sacrificio redentore, Maestro di Verità. E ciò che la Chiesa esprime dicendo che il sacerdote, in virtù del sacramento dell'Ordine, agisce « in persona Christi capitis » -  in persona di Cristo Capo (cf LG 10; 28; SC 33; CD 11; PO 2,6) [1548].

 

L'azione sacerdotale avviene sempre « a nome di tutta la Chiesa », ma non come delegati della comunità.

 

« A nome di tutta la Chiesa ». Ciò non significa che i sacerdoti siano i delegati della comunità. La preghiera e l'offerta della Chiesa sono inseparabili dalla preghiera e dall'offerta di Cristo, suo Capo. E sempre il culto di Cristo nella e per mezzo della sua Chiesa. E tutta la Chiesa, Corpo di Cristo, che prega e si offre (...) nell'unità dello Spirito Santo, a Dio Padre [1553].

E un vero servizio riferito a Cristo e agli uomini.

 

Questo sacerdozio è ministeriale. « Questo ufficio che il Signore ha affidato ai Pastori del suo popolo è un vero servizio » (LG 24). Esso è interamente riferito a Cristo e agli uomini. Dipende interamente da Cristo e dal suo unico sacerdozio ed è stato istituito in favore degli uomini e della comunità della Chiesa [1551].

 

SACRA SCRITTURA (inizio)

Venerata nella Chiesa come si venera il Corpo di Cristo.

 

Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale dice se stesso interamente... (cf Eb 1,1‑3).

Per questo motivo, la Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture, come venera il Corpo stesso del Signore. Essa non cessa di porgere ai fedeli il Pane di vita preso dalla mensa della Parola di Dio e del Corpo di Cristo (cf DV 21) [102‑103].

 

La Chiesa trova in essa nutrimento e vigore.

 

Nella Sacra Scrittura, la Chiesa trova incessantemente il suo nutrimento e il suo vigore (cf DV 24); infatti attraverso la divina Scrittura essa non accoglie soltanto una parola umana, ma quello che è realmente: Parola di Dio (cf 1 Ts 2,13). « Nei Libri Sacri, infatti, il Padre che è nei cieli viene con molta amorevolezza incontro ai suoi figli ed entra in conversazione con loro » (DV 21) [104].

 

La sua potenza costituisce la saldezza della fede dei figli di Dio nella Chiesa, e anche la sorgente della loro vita spirituale.

 

« Nella Parola di Dio è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell'anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale » (DV 21). « E necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura » (DV 22) [131].

 

La Sacra Scrittura è l'anima del ministero della parola nella Chiesa.

 

« Lo studio della Sacra Scrittura sia dunque come l'anima della sacra teologia. Anche il ministero della parola, cioè la predicazione pastorale, la catechesi e tutta l'istruzione cristiana, nella quale l'omelia liturgica deve avere un posto privilegiato, si nutre con profitto e santamente vigoreggia con la parola della Scrittura » (DV 24) [132].

 

Dio è il suo Autore perché ha ispirato gli autori umani e ha agito in loro rivelando la sua Parola perché la mettessero per iscritto.

 

Dio è l'autore della Sacra Scrittura. « Le cose divinamente rivelate, che nei libri della Sacra Scrittura sono contenute e presentate, furono consegnate sotto l'ispirazione dello Spirito Santo [105].

« Le Sacre Scritture contengono la Parola di Dio e, perché ispirate, sono veramente Parola di Dio » (DV 24).

Dio è l'autore della Sacra Scrittura nel senso che ispira i suoi autori umani; Egli agisce in loro e mediante loro. Così ci dà la certezza che i loro scritti insegnano senza errore la verità salvifica (cf DV 11) [135‑136].

 

Secondo il Concilio e in conformità allo Spirito che la ispirò ci sono tre criteri d'interpretazione:

 

1. Prestare grande attenzione « al contenuto e all'unità di tutta la Scrittura ».

2. Leggere la Scrittura nella « Tradizione vivente di tutta la Chiesa ».

3. Essere attenti « all'analogia della fede ». Per « analogia della fede » (cf Rm 12,6) [112‑114].

 

Sensi della Sacra Scrittura:

Letterale e Spirituale:

allegorico, morale e anagogico.

 

Secondo un'antica tradizione, si possono distinguere due sensi della Scrittura: il senso letterale e quello spirituale, suddiviso quest'ultimo in senso allegorico, morale e anagogico. La piena concordanza dei quattro sensi assicura alla lettura viva della Scrittura nella Chiesa tutta la sua ricchezza [115].

 

SACRAMENTALI (inizio)

Segni sacri istituiti dalla Chiesa, a imitazione dei sacramenti, nei quali si manifestano effetti spirituali da ottenere mediante la loro intercessione, che predispongono ai sacramenti e santificano le diverse circostanze della vita.

 

« La santa Madre Chiesa ha istituito i sacramentali. Questi sono segni sacri per mezzo dei quali, con una certa imitazione dei sacramenti, sono significati e, per impetrazione della Chiesa, vengono ottenuti effetti soprattutto spirituali. Per mezzo di essi gli uomini vengono disposti a ricevere l'effetto principale dei sacramenti e vengono santificate le varie circostanze della vita » (cf SC 60; CIC, can. 1166; CCEO, can 867) [1667].

Enunciazione generica di essi (alcuni ministeri, alcune circostanze culturali e di vita cristiana...) e il rito con il quale sogliono essere amministrati: preghiera, imposizione delle mani, aspersione con acqua benedetta, ecc.

 

Essi sono istituiti dalla Chiesa per la santificazione di alcuni ministeri ecclesiastici, di alcuni stati di vita, di circostanze molto varie della vita cristiana, così come dell'uso di cose utili all'uomo. Secondo le decisioni pastorali dei Vescovi, possono anche rispondere ai bisogni, alla cultura e alla storia propri del popolo cristiano di una regione o di un'epoca. Comportano sempre una preghiera, spesso accompagnata da un determinato segno, come l'imposizione della mano, il segno della croce, l'aspersione con l'acqua benedetta (che richiama il Battesimo) [1668].

Û  Benedizioni.

 

SACRAMENTI (inizio)

Segni sensibili, in parole e azioni, istituiti da Cristo per comunicare efficacemente la sua grazia in virtù dell'azione dello stesso Signore e per la potenza dello Spirito Santo.

 

« Assiso alla destra del Padre » da dove effonde lo Spirito Santo nel suo corpo che è la Chiesa, Cristo agisce ora attraverso i sacramenti, da lui istituiti per comunicare la sua grazia. I sacramenti sono segni sensibili (parole e azioni), accessibili alla nostra attuale umanità. Essi realizzano in modo efficace la grazia che significano, mediante l'azione di Cristo e la potenza dello Spirito Santo [1084].

I sette sacramenti, tutti istituiti da Cristo, corrispondono a tutte le tappe e ai momenti importanti della vita del cristiano.

 

I sacramenti della Nuova Legge sono istituiti da Cristo e sono sette, ossia: il Battesimo, la Confermazione, l'Eucaristia, la Penitenza, l'Unzione degli infermi, l'Ordine e il Matrimonio. I sette sacramenti toccano tutte le tappe e tutti i momenti importanti della vita del cristiano: grazie ad essi, la vita di fede dei cristiani nasce e cresce, riceve la guarigione e il dono della missione. In questo si dà una certa somiglianza tra le tappe della vita naturale e quelle della vita spirituale (cf S. Tommaso d'Aquino, S. Th., III, q. 65, a. 1) [1210].

Celebrati nella fede e in conformità alle intenzioni della Chiesa, conferiscono efficacemente la grazia che significano, perché è Cristo stesso che agisce in essi. I sacramenti sono necessari per la salvezza dei credenti.

 

Degnamente celebrati nella fede, i sacramenti conferiscono la grazia che significano (Conc. di Trento, DS 1605 e 1606; FCC 9.011 e 9.012). Sono efficaci perché in essi agisce Cristo stesso: è lui che battezza, è lui che opera nei suoi sacramenti per comunicare la grazia che il sacramento significa [1127].

(...) Ne consegue che « il sacramento non è realizzato dalla giustizia dell'uomo che lo conferisce o lo riceve, ma dalla potenza di Dio ». Quando un sacramento viene celebrato in conformità all'intenzione della Chiesa, la potenza di Cristo e del suo Spirito agisce in esso e per mezzo di esso, indipendentemente dalla santità personale del ministro. Tuttavia i frutti dei sacramenti dipendono anche dalle disposizioni di colui che li riceve [1128].

La Chiesa afferma che per i credenti i sacramenti della Nuova Alleanza sono necessari alla salvezza [1129].

I sacramenti promanano da Cristo, come azioni mediante le quali il suo Spirito agisce nella Chiesa, Corpo di Cristo, conferendo la grazia propria di ciascun sacramento.

 

« Forze che escono » dal Corpo di Cristo (cf Lc 5,17; 6,19; 8,46), sempre vivo e vivificante, azioni dello Spirito Santo operante nel suo Corpo che è la Chiesa, i sacramenti sono i « capolavori di Dio » nella Nuova ed Eterna Alleanza [1116].

(...) La « grazia sacramentale » è la grazia dello Spirito Santo donata da Cristo e propria di ciascun sacramento. Lo Spirito guarisce e trasforma coloro che li ricevono conformandoli al Figlio di Dio. Il frutto della vita sacramentale è che lo Spirito di adozione deifica (cf 2 Pt 1,4) i fedeli unendoli vitalmente al Figlio unico, il Salvatore [1129].

Sono opera « della Chiesa » in quanto essa è il sacramento dell'azione di Cristo che manifesta e comunica ai cristiani, per suo tramite, l'amore salvifico di Dio.

 

I sacramenti sono « della Chiesa » in un duplice significato: sono « da essa » e « per essa ». Sono « dalla Chiesa » per il fatto che questa è il sacramento dell'azione di Cristo che opera in lei grazie alla missione dello Spirito Santo. E sono « per la Chiesa », sono cioè quei « sacramenti che fanno la Chiesa » (S. Agostino, De civ. Dei, 22, 17; S. Tommaso d'Aquino, S. Th., III, q. 64, a. 2, ad 3), in quanto manifestano e comunicano agli uomini, soprattutto nell'Eucaristia, il Mistero della comunione del Dio Amore, Uno in tre Persone [1118].

La Chiesa, unita al suo Capo, Cristo, agisce nei sacramenti come « comunità sacerdotale » in base ad una duplice funzione organica: quella dei laici nella Liturgia -  resi idonei a questa funzione dal Battesimo e dalla Confermazione -  e quella degli ordinati con funzione di Pastori, mediante la parola e l'amministrazione della grazia.

 

Poiché con il Cristo‑Capo forma « quasi un'unica persona mistica » (Pio XII, Enc. Mystici Corporis), la Chiesa agisce nei sacramenti come « comunità sacerdotale », « organicamente strutturata » (LG 11), mediante il Battesimo e la Confermazione, il popolo sacerdotale è reso idoneo a celebrare la Liturgia; d'altra parte alcuni fedeli, « insigniti dell'Ordine sacro, sono posti in nome di Cristo a pascere la Chiesa con la parola e la grazia di Dio » (LG 11) [1119].

 

I sacramenti sono ordinati all'edificazione del Corpo di Cristo mediante la santificazione degli uomini, presuppongono la loro fede, la fortificano, la nutrono e la esprimono con la parola e con il segno.

 

« I sacramenti sono ordinati alla santificazione degli uomini, all'edificazione del Corpo di Cristo, e, infine, a rendere culto a Dio; in quanto segni, hanno poi anche la funzione di istruire. Non solo suppongono la fede, ma con le parole e gli elementi rituali la nutrono, la irrobustiscono e la esprimono; perciò vengono chiamati sacramenti della fede » (SC 59) [1123].

 Chiesa, Corpo di Cristo, Corpo mistico.

 

SACRAMENTI AL SERVIZIO DELLA COMUNITA: ORDINE E MATRIMONIO (inizio)

Ordinati alla salvezza altrui.

 

Due altri sacramenti, l'Ordine e il Matrimonio, sono ordinati alla salvezza altrui. Se contribuiscono anche alla salvezza personale, questo avviene attraverso il servizio degli altri. Essi conferiscono una missione particolare nella Chiesa e servono all'edificazione del popolo di Dio [1534].

Û  Ordine, Matrimonio.

 

SACRAMENTI DELL'INIZIAZIONE CRISTIANA (inizio)

In essi (Battesimo, Confermazione ed Eucaristia) sono posti i fondamenti di tutta la vita cristiana.

 

Con i sacramenti dell'iniziazione cristiana, il Battesimo, la Confermazione e l'Eucaristia, sono posti i fondamenti di ogni vita cristiana. « La partecipazione alla natura divina, che gli uomini ricevono in dono mediante la grazia di Cristo, rivela una certa analogia con l'origine, lo sviluppo e l'accrescimento della vita naturale. Difatti i fedeli, rinati nel santo Battesimo, sono corroborati dal sacramento della Confermazione e, quindi, sono nutriti con il cibo della vita eterna nell'Eucaristia, sicché, per effetto di questi sacramenti dell'iniziazione cristiana, sono in grado di gustare sempre più e sempre meglio i tesori della vita divina e progredire fino al raggiungimento della perfezione della carità » (Paolo VI, Costituzione apostolica, Divinae consortium naturae; cf OICA, praen., 1‑2) [1212].

Û  Battesimo, confermazione, eucarestia.

 

SACRAMENTI DI GUARIGIONE (inizio)

Cristo ha voluto che la sua opera di guarigione salvifica fosse continuata nella Chiesa per mezzo dei sacramenti della Penitenza e dell'Unzione degli Infermi.

 

Il Signore Gesù Cristo, medico delle nostre anime e dei nostri corpi, colui che ha rimesso i peccati al paralitico e gli ha reso la salute del corpo (cf Mc 2,1‑12), ha voluto che la sua Chiesa continui, nella forza dello Spirito Santo, la sua opera di guarigione e di salvezza, anche presso le proprie membra. E lo scopo dei due sacramenti di guarigione: del sacramento della Penitenza e dell'Unzione degli infermi [1421].

Û  Penitenza, Unzione degli infermi.

 

SACRAMENTO (CRISTO CON LA SUA UMANITÀ)(inizio)

L'umanità di Cristo, segno e strumento della sua divinità in ordine alla salvezza.

 

In tal modo la sua umanità appare come « il sacramento », cioè il segno e lo strumento della sua divinità e della salvezza che egli reca: ciò che era visibile nella sua vita terrena condusse al Mistero invisibile della sua filiazione divina e della sua missione redentrice [515].

Û  Chiesa.

 

SACRIFICIO PASQUALE (inizio)

La morte dell'« agnello di Dio » ci riconcilia e ci mette di nuovo in comunione con Dio.

 

La morte di Cristo è contemporaneamente il sacrificio pasquale che compie la redenzione definitiva degli uomini (cf 1 Cor 5,7; Gv 8,34‑36) per mezzo dell'« Agnello che toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29; cf 1 Pt 1,19) e il sacrificio della Nuova Alleanza (cf 1 Cor 11,25) che di nuovo mette l'uomo in comunione con Dio (cf Es 24,8) riconciliandolo con lui mediante il sangue « versato per molti in remissione dei peccati » (Mt 26,28; cf Lv 16,15‑16) [613].

 

Il suo valore redentivo, riparatore, di espiazione e di soddisfazione.

 

E l'amore « sino alla fine » (Gv 13,1) che conferisce valore di redenzione e di riparazione, di espiazione e di soddisfazione al sacrificio di Cristo [616].

La persona divina in Cristo, abbracciando in lui come « Capo » tutta l'umanità, fa di lui il redentore di tutti con il suo sacrificio volontario.

 

L'esistenza in Cristo della Persona divina del Figlio, che supera e nel medesimo tempo abbraccia tutte le persone umane e lo costituisce Capo di tutta l'umanità, rende possibile il suo sacrificio redentore per tutti [616].

Gesù vuole che ci associamo tutti a lui nella sua sofferenza redentrice.

 

Ma poiché nella sua Persona divina incarnata, « si è unito in certo modo ad ogni uomo » (GS 22,2), egli offre « a tutti la possibilità di venire in contatto, nel modo che Dio conosce, con il mistero pasquale » (GS 22,5). Egli chiama i suoi discepoli a prendere la loro croce e a seguirlo (Mc 16,24), poiché patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme (1 Pt 2,21). Infatti egli vuole associare al suo sacrificio redentore quelli stessi che ne sono i primi beneficiari (cf Mc 10,39; Gv 21,18‑ 19; Col 1,24). Ciò si compie in maniera eminente per sua Madre, associata più intimamente di qualsiasi altro al mistero della sua sofferenza redentrice (cf Lc 2,35) [618].

Û  anche Morte redentrice di Cristo e Mistero pasquale.

 

SACRILEGIO (inizio)

Peccato grave contro la virtù di religione, insieme all'azione di « tentare Dio » e alla « simonia »: è la profanazione di persone, luoghi, oggetti e azioni sacre, in particolare dei sacramenti, e specialmente dell'Eucaristia.

 

Il sacrilegio consiste nel profanare o nel trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni liturgiche, come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il sacrilegio è un peccato grave soprattutto quando è commesso contro l'Eucaristia, poiché, in questo sacramento, ci è reso presente sostanzialmente il Corpo stesso di Cristo (cf CIC, can. 1367; 1376) [2120].

Û  Tentare Dio.

 

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Dizionario Teologico Catechismo CC PO-PU

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

 

DIZIONARIO TEOLOGICO

DEL CATECHISMO

DELLA CHIESA CATTOLICA

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Po

 

·                Poligamia    

·                Politeismo    

·                Popolo di Dio    

·                Pornografia

·                Potere delle chiavi     

·                Potere politico     

·                Povertà di cuore     

·                Precetti della Chiesa     

·                Precursore (Giovanni il Battista)

·                Predicazione apostolica     

·                Preghiera: definizioni e distinzioni

·                Preghiera e sue espressioni     

·                Preghiera a Gesù, cammino di preghiera     

·                Preghiera al Padre, cammino di preghiera     

·                Preghiera allo Spirito Santo, cammino di preghiera     

·                Preghiera di Gesù come insegnamento

·                Preghiera di Gesù come modello     

·                Preghiera di Maria     

·                Preghiera in comunione con Maria     

·                Preghiera sacerdotale di Gesù     

·                Presbiteri     

·                Presentazione al tempio     

·                Presenze salvifiche di Cristo nella sua Chiesa     

·                Presunzione     

·                Professione militare     

·                Profeti    

·                Promesse     

·                Proprietà privata     

·                Prostituzione     

·                Provvidenza divina     

·                Prudenza     

·                Pudore     

·                Purezza     

·                Purgatorio     

·                Purificazione finale          

 

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POLIGAMIA  (inizio)

Attenta gravemente alla comunione coniugale, una, indissolubile e con donazione totale ed esclusiva.

 

[La poligamia] « nega in modo diretto il disegno di Dio quale ci viene rivelato alle origini, perché è contraria alla pari dignità personale dell'uomo e della donna, che nel matrimonio si donano con un amore totale e perciò stesso unico ed esclusivo » (cf GS 47,2). Il cristiano che prima era poligamo, per giustizia, ha il grave dovere di rispettare gli obblighi contratti nei confronti di quelle donne che erano sue mogli e dei suoi figli [2387].

Û  Matrimonio.

 

POLITEISMO (inizio)

Peccato contro il primo comandamento che consiste nel credere in altre divinità contro il « Dio vivo », unico vero Dio.

 

Il primo comandamento condanna il politeismo. Esige dall'uomo di non credere in altri dèi che Dio, di non venerare altre divinità che l'Unico. La Scrittura costantemente richiama a questo rifiuto degli idoli che sono « argento e oro, opera delle mani dell'uomo », i quali « hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono... ». Questi idoli vani rendono l'uomo vano: « Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida » (Sal 115,4‑5. 8; cf Is 44,9‑20; Ger 10,1‑16; Dn 14,1‑30; Bar 6; Sap 13,1‑15,19). Dio, al contrario, è il « Dio vivente » (Gs 3,10; Sal 42,3; ecc.), che fa vivere e interviene nella storia [2112].

 Û  Idolatria.

 

POPOLO DI DIO (inizio)

E « una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa » (1 Pt 2,9).

 

-  Si diviene membri di questo Popolo non per la nascita fisica, ma per la « nascita dall'alto », « dall'acqua e dallo Spirito » (Gv 3,3‑5), cioè mediante la fede in Cristo e il Battesimo.

-  Questo Popolo ha per Capo [Testa] Gesù Cristo [Unto, Messia]: poiché la medesima Unzione, lo Spirito Santo, scorre dal Capo al Corpo, esso è « il Popolo messianico ».

-  « Questo Popolo ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come nel suo tempio ».

-  « Ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati ». E la legge « nuova » dello Spirito Santo.

-  Ha per missione di essere il sale della terra e la luce del mondo. « Costituisce per tutta l'umanità un germe validissimo di unità, di speranza e di salvezza ».

-  « E, da ultimo, ha per fine il Regno di Dio »  (cf LG 9) [782].

 

E', inoltre, un « popolo sacerdotale, profetico e regale ».

 

Sacerdotale

Entrando nel Popolo di Dio mediante la fede e il Battesimo, si è resi partecipi della vocazione unica di questo Popolo, la vocazione sacerdotale: « Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli uomini, fece del nuovo popolo «un regno e sacerdoti per Dio, suo Padre». Infatti, per la rigenerazione e l'unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo » (LG 10) [784].

 

Profetico

« Il Popolo santo di Dio partecipa pure alla funzione profetica di Cristo ». Ciò soprattutto per il senso soprannaturale della fede che è di tutto il Popolo, laici e gerarchia, quando « aderisce indefettibilmente alla fede una volta per tutte trasmessa ai santi » e ne approfondisce la comprensione e diventa testimone di Cristo in mezzo a questo mondo [785].

 

Con una funzione regale

Il Popolo di Dio partecipa infine alla funzione regale di Cristo. Cristo esercita la sua regalità attirando a sé tutti gli uomini mediante la sua Morte e la sua Risurrezione (cf Gv 12,32). Cristo, Re e Signore dell'universo, si è fatto il servo di tutti, non essendo « venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti » (Mt 20,28). Per il cristiano « regnare » è « servire » (LG 36) Cristo, soprattutto « nei poveri e nei sofferenti », nei quali la Chiesa riconosce « l'immagine del suo Fondatore, povero e sofferente » (LG 8). Il Popolo di Dio realizza la sua « dignità regale » vivendo conformemente a questa vocazione di servire con Cristo [786].

 

PORNOGRAFIA (inizio)

Consiste nell'intenzionale esibizione di atti sessuali, anche se simulati. Degrada la dignità delle persone e induce in modo peccaminoso ai peccati venerei.

 

La pornografia consiste nel sottrarre all'intimità dei partner gli atti sessuali, reali o simulati, per esibirli deliberatamente a terze persone. Offende la castità perché snatura l'atto coniugale, dono intimo degli sposi l'uno all'altro. Lede gravemente la dignità di coloro che vi si prestano (attori, commercianti, pubblico), poiché l'uno diventa per l'altro l'oggetto di un piacere rudimentale e di un illecito guadagno. Immerge gli uni e gli altri nell'illusione di un mondo irreale. E una colpa grave. Le autorità civili devono impedire la produzione e la diffusione di materiali pornografici [2354].

 altri vizi carnali: Masturbazione, Prostituzione, Fornicazione.

 

POTERE DELLE CHIAVI (inizio)

Û  Perdono dei peccati, penitenza e battesimo.

 

POTERE POLITICO (inizio)

Il suo obbligo di rispettare i « diritti fondamentali delle persone, l'impegno per la giustizia e la protezione delle famiglie, dei più poveri e, in generale, per il bene comune della nazione e di tutta la comunità umana.

 

I poteri politici sono tenuti a rispettare i diritti fondamentali della persona umana. Cercheranno di attuare con umanità la giustizia, nel rispetto del diritto di ciascuno, soprattutto delle famiglie e dei diseredati.

I diritti politici connessi con la cittadinanza possono e devono essere concessi secondo le esigenze del bene comune. Non possono essere sospesi dai pubblici poteri senza un motivo legittimo e proporzionato. L'esercizio dei diritti politici è finalizzato al bene comune della nazione e della comunità umana [2237].

 

 Doveri delle autorità civili.

 

Il diritto della Chiesa, per la sua missione, di enunciare nella morale tutto ciò che riguarda il potere politico, quando così sia richiesto dalla salvaguardia dei diritti fondamentali delle persone o dalla salvezza delle anime.

 

La Chiesa, che a motivo della sua missione e della sua competenza, non si confonde in alcun modo con la comunità politica, è ad un tempo il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana. La Chiesa rispetta e promuove anche la libertà politica e la responsabilità dei cittadini » (GS 76,3) [2245].

 

POVERTÀ DI CUORE (inizio)

Gesù nel discorso della montagna ha proclamato beati coloro che hanno nel loro intimo l'umiltà e il cuore libero, e celebra la gioia dei poveri perché il Regno appartiene già a loro.

 

« Beati i poveri in spirito » (Mt 5,3). Le beatitudini rivelano un ordine di felicità e di grazia, di bellezza e di pace. Gesù esalta la gioia dei poveri, ai quali già appartiene il Regno (Lc 6,20):

Il Verbo chiama « povertà di spirito » l'umiltà volontaria di uno spirito umano e il suo rinnegamento; e l'Apostolo ci addita come esempio la povertà di Dio quando dice: « Si è fatto povero per noi » (2 Cor 8,9) (S. Gregorio di Nissa, Beat., 1) [2546].

Al contrario si lamenta di coloro che trovano la loro consolazione nelle ricchezze, confidando in esse e non in Dio.

 

Il Signore apostrofa i ricchi, perché trovano la loro consolazione nell'abbondanza dei beni (Lc 6,24). « Il superbo cerca la potenza terrena, mentre il povero in spirito cerca il Regno dei cieli » (S. Agostino, Serm. Dom., 1,3). L'abbandono alla Provvidenza del Padre del cielo libera dall'apprensione per il domani (cf Mt 6,25‑34). La fiducia in Dio prepara alla beatitudine dei poveri. Essi vedranno Dio [2547].

 

PRECETTI DELLA CHIESA (inizio)

Sono leggi positive che l'autorità della Chiesa promulga e si riferiscono a problemi di vita morale in ambito liturgico, ascetico e, in generale, alla crescita dell'amore di Dio e del prossimo. I più generali sono cinque.

 

I precetti della Chiesa si collocano in questa linea di una vita morale che si aggancia alla vita liturgica e di essa si nutre. Il carattere obbligatorio di tali leggi positive promulgate dalle autorità pastorali, ha come fine di garantire ai fedeli il minimo necessario nello spirito di preghiera e nell'impegno morale, nella crescita dell'amore di Dio e del prossimo [2041].

 

PRECURSORE (GIOVANNI IL BATTISTA)(inizio)

Prepara la via al Messia come « Profeta dell'Altissimo » e inaugura il Vangelo.

 

San Giovanni Battista è l'immediato precursore del Signore cf At 13,24), mandato a preparargli la via (cf Mt 3,3). « Profeta dell'Altissimo » (Lc 1,76), di tutti i profeti è il più grande (cf Lc 7,26) e l'ultimo (cf Mt 11,13); egli inaugura il Vangelo (cf At 1,22; Lc 16,16); saluta la venuta di Cristo fin dal seno di sua madre (cf Lc 1,41) e trova la sua gioia nell'essere « l'amico dello sposo » (Gv 3,29), che designa come « l'Agnello di Dio... che toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29). Precedendo Gesù « con lo spirito e la forza di Elia » (Lc 1,17), gli rende testimonianza con la sua predicazione, il suo battesimo di conversione ed infine con il suo martirio (cf Mc 6,17‑29) [523].

L'inizio (cf Lc 3,23) della vita pubblica di Gesù è il suo battesimo da parte di Giovanni nel Giordano (cf At 1,22). Giovanni predicava « un battesimo di conversione per il perdono dei peccati » (Lc 3,3). Una folla di peccatori, pubblicani e soldati (cf Lc 3,10‑14), farisei e sadducei (cf Mt 3,7) e prostitute (cf Mt 21,32) vengono a farsi battezzare da lui. « Allora Gesù andò ». Il Battista esita, Gesù insiste: riceve il battesimo [535].

Û  anche Giovanni Battista.

 

PREDICAZIONE APOSTOLICA (inizio)

Û  Tradizione apostolica.

 

PREGHIERA: DEFINIZIONE E DISTINZIONI (inizio)

Elevazione dello spirito a Dio nell'adorazione, nella lode, nell'azione di grazie, nell'intercessione e domanda -  in virtù della fede - , nella speranza e nella carità.

 

Gli atti di fede, di speranza e di carità prescritti dal primo comandamento si compiono nella preghiera. L'elevazione dello spirito verso Dio è un'espressione della nostra adorazione di Dio: preghiera di lode e di rendimento di grazie, d'intercessione e di domanda. La preghiera è una condizione indispensabile per poter obbedire ai comandamenti di Dio. Bisogna « pregare sempre, senza stancarsi » (Lc 18,1) [2098].

 

La preghiera, anche nella richiesta di beni convenienti, è un dono di Dio che ha come base l'umiltà.

 

« La preghiera è l'elevazione dell'anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti » (cf S. Giovanni Damasceno, De Fide orth., 3, 24). Da dove noi partiamo pregando? Dall'altezza del nostro orgoglio e della nostra volontà o « dal profondo » (Sal 130,1) di un cuore umile e contrito? E colui che si umilia ad essere esaltato (cf Lc 18,9‑14). L'umiltà è il fondamento della preghiera. « Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare » (Rm 8,26). L'umiltà è la disposizione necessaria per ricevere gratuitamente il dono della preghiera: l'uomo è un mendicante di Dio (cf S. Agostino, Serm., 56, 6, 9) [2559].

 

La preghiera è un'« Alleanza » fra Dio e l'uomo che entrano in relazione in Cristo per mezzo dello Spirito. Nel tempo della grazia, inoltre, è la relazione vivente con Dio Padre, con suo Figlio e con lo Spirito Santo.

 

La preghiera cristiana è una relazione di Alleanza tra Dio e l'uomo in Cristo. E azione di Dio e dell'uomo; sgorga dallo Spirito Santo e da noi, interamente rivolta al Padre, in unione con la volontà umana del Figlio di Dio fatto uomo [2564].

Nella Nuova Alleanza la preghiera è la relazione vivente dei figli di Dio con il loro Padre infinitamente buono, con il Figlio suo Gesù Cristo e con lo Spirito Santo. La grazia del Regno è « l'unione della Santa Trinità tutta intera con lo spirito tutto intero » (cf S. Gregorio di Nazianzo, Orat., 16, 9). La vita di preghiera consiste quindi nell'essere abitualmente alla presenza del Dio tre volte Santo e in comunione con lui. Tale comunione di vita è sempre possibile, perché, mediante il Battesimo, siamo diventati un medesimo essere con Cristo (cf Rm 6,5) [2565].

 

La preghiera in generale e soprattutto la « Preghiera del Signore » sintetizzano i beni che possiamo sperare dalla bontà di Dio.

 

In esse (la preghiera nella vita dei credenti e specialmente la Preghiera del Signore) troviamo infatti l'insieme dei beni che dobbiamo sperare e che il nostro Padre celeste ci vuole concedere [17].

 

Diversi tipi di preghiera:

 

a) La preghiera « di benedizione », che esprime sia la nostra elevazione al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo, che la fiducia che egli ci benedica.

 

La benedizione esprime il moto di fondo della preghiera cristiana: essa è incontro di Dio e dell'uomo; in essa il Dono di Dio e l'accoglienza dell'uomo si richiamano e si congiungono. La preghiera di benedizione è la risposta dell'uomo ai doni di Dio: poiché Dio benedice, il cuore dell'uomo può rispondere benedicendo colui che è la sorgente di ogni benedizione [2626].

 

b) La preghiera « di adorazione », nella quale ci riconosciamo come creature al cospetto del Creatore ed esaltiamo la sua grandezza e la sua onnipotenza.

 

L'adorazione è la disposizione fondamentale dell'uomo che si riconosce creatura davanti al suo Creatore. Essa esalta la grandezza del Signore che ci ha creati (cf Sal 95,1‑6) e l'onnipotenza del Salvatore che ci libera dal male. E la prosternazione dello spirito davanti al « Re della gloria » (Sal 24,9.10) e il silenzio rispettoso al cospetto del Dio « sempre più grande di noi » (cf S. Agostino, Sal., 62,16). L'adorazione del Dio tre volte Santo e sommamente amabile ci colma di umiltà e dà sicurezza alle nostre suppliche [2628].

 

c) La preghiera di « domanda », che riconosce Dio come Signore e gli chiede perdono dei peccati in modo previo e con umiltà, esprime il desiderio dell'avvento del Regno e di cooperare ad esso, esponendo, a tempo opportuno, le proprie necessità al Signore.

 

...proprio con la preghiera di domanda noi esprimiamo la coscienza della nostra relazione con Dio: in quanto creature, non siamo noi il nostro principio, né siamo padroni delle avversità, né siamo il nostro ultimo fine; anzi, per di più, essendo peccatori, noi, come cristiani, sappiamo che ci allontaniamo dal Padre. La domanda è già un ritorno a lui [2629].

La domanda del perdono è il primo moto della preghiera di domanda (cf il publicano: « abbi pietà di me, che sono un peccatore » (Lc 18,13). Essa è preliminare ad una preghiera giusta e pura. L'umiltà confidente ci pone nella luce della comunione con il Padre e il Figlio suo Gesù Cristo, e gli uni con gli altri (cf 1 Gv 1,7‑2,2): allora « qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui » (1 Gv 3,22)...[2631].

La domanda cristiana è imperniata sul desiderio e sulla ricerca del Regno che viene, conformemente all'insegnamento di Gesù (cf Mt 6,10.33); Lc 11,2.13). Nelle domande esiste una gerarchia: prima di tutto si chiede il Regno, poi ciò che è necessario per accoglierlo e per cooperare al suo avvento... [2632].

Quando si condivide in questo modo l'amore salvifico di Dio, si comprende come ogni necessità possa diventare oggetto di domanda [2633].

 

d) La « preghiera di intercessione » ci avvicina alla preghiera di Gesù, unico intercessore davanti al Padre, avvalendoci dello Spirito che « intercede per noi ».

 

L'intercessione è una preghiera di domanda che ci conforma da vicino alla preghiera di Gesù. E lui l'unico Intercessore presso il Padre in favore di tutti gli uomini, particolarmente dei peccatori (cf Rm 8,34; 1 Gv 2,1; 1 Tm 2,5‑8) (...). Lo Spirito Santo stesso « intercede..., poiché egki intercede per i credenti secondo i disegni di Dio » (Rm 8,26‑27) [2634].

Così pregavano, secondo il Nuovo Testamento, le prime comunità cristiane intercedendo anche per i persecutori e i nemici.

 

Le prime comunità cristiane hanno intensamente vissuto questa forma di condivisione (cf At 12,5; 20,36; 21,5; 2 Cor 9,14). L'Apostolo Paolo le rende così partecipi del suo ministero del Vangelo (cf Ef 6,18‑20; Col 4,3‑4; 1 Ts 5,25), ma intercede anche per esse (2 Ts 1,11; Col 1,3; Fl 1,3‑4). L'intercessione dei cristiani non conosce frontiere: « Per tutti gli uomini... per tutti quelli che stanno al potere » (1Tm 2,1), per coloro che perseguitano, per la salvezza di coloro che rifiutano il Vangelo (cf Rm 10,1) [2636].

 

e) La preghiera di « azione di grazie », propria della Chiesa, specialmente nell'Eucaristia, che è l'opera della salvezza sempre attuale per la gloria del Padre in unione con il Capo, Cristo.

 

L'azione di grazie caratterizza la preghiera della Chiesa, la quale, celebrando l'Eucaristia, manifesta e diventa sempre più ciò che è. In realtà, nell'opera della salvezza, Cristo libera la creazione dal peccato e dalla morte, per consacrarla nuovamente e farla tornare al Padre, per la sua Gloria. Il rendimento di grazie delle membra di Cristo partecipa a quello del loro Capo [2637].

 

f) La « preghiera di lode » racchiude tutte le altre forme di preghiera e canta le lodi del Padre, in unione con lo Spirito per lodare Dio in quanto suoi figli in Gesù Cristo.

 

La lode è la forma di preghiera che più immediatamente riconosce che Dio è Dio! Lo canta per se stesso, gli rende gloria perché EGLI E, a prescindere da ciò che fa. E una partecipazione alla beatitudine dei cuori puri, che amano Dio nella fede prima di vederlo nella gloria. Per suo mezzo, lo Spirito si unisce al nostro spirito per testimoniare che siamo figli di Dio (cf Rm 8,16), rende testimonianza al Figlio unigenito nel quale siamo adottati e per mezzo del quale glorifichiamo il Padre. La lode integra le altre forme di preghiera e le porta verso colui che ne è la sorgente e il termine: il « solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui » (1 Cor 8,6) [2639].

Û  Fonti della preghiera, Salmi come preghiera di Cristo e della Chiesa, « Padre Nostro ».

 

PREGHIERA E SUE ESPRESSIONI (inizio)

a) La « preghiera vocale », per mezzo delle parole mentali o vocali. Il Signore la insegnò ai suoi discepoli e la praticò nei confronti del Padre suo in diverse occasioni.

 

La preghiera vocale è una componente indispensabile della vita cristiana. Ai discepoli, attratti dalla preghiera silenziosa del loro Maestro, questi insegna una preghiera vocale: il « Padre nostro ». Gesù non ha pregato soltanto con le preghiere liturgiche della sinagoga; i Vangeli ce lo presentano mentre esprime ad alta voce la sua preghiera personale, dalla esultante benedizione del Padre (cf Mt 11,25‑26), fino all'angoscia del Getsemani (cf Mc 14,36) [2701].

 

In quanto pienamente umana, è la più appropriata perché anche la preghiera mentale si manifesta in essa.

 

Essendo esteriore e così pienamente umana, la preghiera vocale è per eccellenza la preghiera delle folle. Ma anche la più interiore delle preghiere non saprebbe fare a meno della preghiera vocale. La preghiera diventa interiore nella misura in cui prendiamo coscienza di colui « al quale parliamo » (cf S. Teresa di Gesù, Cam., 26). Allora la preghiera vocale diventa una prima forma della preghiera contemplativa [2704].

 

b) « La meditazione » fatta abitualmente con l'aiuto di qualche libro -  specialmente la Parola di Dio nella Sacra Scrittura -  confrontata con la nostra vita personale per discernere e camminare verso Gesù con la guida dello Spirito.

 

Abitualmente ci si aiuta con qualche libro, e ai cristiani non mancano: la Sacra Scrittura, particolarmente il Vangelo, le sante icone, i testi liturgici del giorno o del tempo, gli scritti dei Padri della vita spirituale, le opere di spiritualità, il grande libro della creazione e quello della storia, la pagina dell'« Oggi » di Dio [2705].

Meditare quanto si legge porta ad appropriarsene, confrontandolo con se stessi. Qui si apre un altro libro: quello della vita. Si passa dai pensieri alla realtà. A misura dell'umiltà e della fede che si ha, vi si scoprono i moti che agitano il cuore e li si può discernere. Si tratta di fare la verità per venire alla luce: « Signore, che cosa vuoi che io faccia? » [2706].

Tutta l'interiorità dell'uomo interviene in essa.

 

La meditazione mette in azione il pensiero, l'immaginazione, l'emozione e il desiderio. Questa mobilitazione è necessaria per approfondire le convinzioni di fede, suscitare la conversione del cuore e rafforzare la volontà di seguire Cristo [2708].

 

c) « La preghiera di contemplazione » che « raccoglie » il cuore sotto la mozione dello Spirito per « mettersi alla presenza di Dio » che ci aspetta perché ci ama.

 

L'entrata nella preghiera contemplativa è analoga a quella della Liturgia eucaristica: « raccogliere » il cuore, concentrare tutto il nostro essere sotto l'azione dello Spirito Santo (...), ridestare la fede per entrare nella Presenza di colui che ci attende, far cadere le nostre maschere e rivolgere il nostro cuore verso il Signore che ci ama [2711].

Essa è tutta « grazia » che ci addentra nell'alleanza e nella comunione con la santissima Trinità.

 

La preghiera contemplativa è un dono, una grazia; non può essere accolta che nell'umiltà e nella povertà. La preghiera contemplativa è un rapporto di alleanza, concluso da Dio nella profondità del nostro essere (cf Ger 31,33). La preghiera contemplativa è comunione: in essa la Santissima Trinità conforma l'uomo, immagine di Dio, « a sua somiglianza » [2713].

 

PREGHIERA A GESU', CAMMINO DI PREGHIERA (inizio)

Sebbene ogni preghiera nel culto di lode della Chiesa venga diretta al Padre nel nome di suo Figlio Gesù Cristo, il Nuovo Testamento ci offre formule di preghiera dirette a Gesù come Figlio, Verbo, Signore, Salvatore, Agnello di Dio, ecc. Questa è la Via.

 

La preghiera della Chiesa, nutrita dalla Parola di Dio e dalla celebrazione della Liturgia, ci insegna a pregare il Signore Gesù. Sebbene sia rivolta soprattutto al Padre, essa comprende però, in tutte le tradizioni liturgiche, forme di preghiera rivolte a Cristo. Alcuni Salmi, secondo la loro attualizzazione nella preghiera della Chiesa, e il Nuovo Testamento mettono sulle nostre labbra e imprimono nei nostri cuori le invocazioni di questa preghiera a Cristo: Figlio di Dio, Verbo di Dio, Signore, Salvatore, Agnello di Dio, Re, Figlio diletto, Figlio della Vergine, buon Pastore, nostra Vita, nostra Luce, nostra Speranza, nostra Risurrezione, Amico degli uomini... [2665].

Nel suo nome, Gesù, Dio salva. L'invocazione del suo nome è il cammino più semplice di preghiera.

 

Ma il Nome che comprende tutto è quello che il Figlio di Dio riceve nell'Incarnazione: Gesù. Il Nome divino è indicibile dalle labbra umane (cf Es 3,14; 33,19‑23), ma il Verbo di Dio, assumendo la nostra umanità, ce lo consegna e noi possiamo invocarlo: « Gesù », « YHWH salva » (cf Mt 1,21) [2666].

L'invocazione del santo Nome di Gesù è la via più semplice della preghiera continua. Ripetuta spesso da un cuore umilmente attento, non si disperde in « tante parole » (Mt 6,7), ma custodisce la Parola e produce frutto con la perseveranza (cf Lc 8,15)... [2668].

 

PREGHIERA AL PADRE, CAMMINO DI PREGHIERA (inizio)

La preghiera al Padre passa necessariamente per la preghiera nel nome di Gesù, passa per la sua santa umanità come per una via.

 

Per la preghiera cristiana non c'è altra via che Cristo. La nostra preghiera, sia essa comunitaria o personale, vocale o interiore, giunge al Padre soltanto se preghiamo « nel nome » di Gesù. Quindi, la santa Umanità di Gesù è la via mediante la quale lo Spirito Santo ci insegna a pregare Dio nostro Padre [2664].

 

PREGHIERA ALLO SPIRITO SANTO, CAMMINO DI PREGHIERA (inizio)

Attraverso lo Spirito e il suo influsso possiamo credere nella « signoria » di Gesù, che ci ha promesso l'invio dello « Spirito di Verità ». A lui possiamo rivolgere la nostra preghiera insieme alla Chiesa: « Vieni, Spirito Santo! ».

 

« Nessuno può dire: «Gesù è Signore» se non sotto l'azione dello Spirito Santo » (1 Cor 12,3). Ogni volta che incominciamo a pregare Gesù, è lo Spirito Santo che, con la sua grazia preveniente, ci attira sul cammino della preghiera. Poiché egli ci insegna a pregare ricordandoci Cristo, come non pregare lui stesso? Ecco perché la Chiesa ci invita ad implorare ogni giorno lo Spirito Santo, soprattutto all'inizio e al termine di qualsiasi azione importante [2670].

 

PREGHIERA DI GESU' COME INSEGNAMENTO (inizio)

Gesù, con la sua preghiera, ci insegna a pregare il Padre.

 

Quando Gesù prega, già ci insegna a pregare. Il cammino teologale della nostra preghiera è la sua preghiera al Padre. Ma il Vangelo ci offre un esplicito insegnamento di Gesù sulla preghiera. Come un pedagogo, egli ci prende là dove siamo e, progressivamente, ci conduce al Padre... [2607].

La conversione del cuore è un'esigenza necessaria, previa alla preghiera.

 

Fin dal discorso della montagna, Gesù insiste sulla conversione del cuore: la riconciliazione con il fratello prima di presentare un'offerta sull'altare (cf Mt 5,23‑24), l'amore per i nemici e la preghiera per i persecutori (cf Mt 5,44‑45), la preghiera al Padre « nel segreto » (Mt 6,6), senza sprecare molte parole (cf Mt 6,7), il perdono dal profondo del cuore nella preghiera (cf Mt 6,14‑15), la purezza del cuore e la ricerca del Regno (cf Mt 6,21;25.33). Tale conversione è tutta orientata al Padre: è filiale [2608].

Û  Conversione a Cristo.

Gesù, come porta e come via, ci apre l'accesso filiale al Padre, comandandoci di « cercare » e di « bussare ».

 

Il cuore, deciso così a convertirsi, apprende a pregare nella fede. La fede è un'adesione filiale a Dio, al di là di ciò che sentiamo e comprendiamo. E diventata possibile perché il Figlio diletto ci apre l'accesso al Padre. Egli può chiederci di « cercare » e di « bussare », perché egli stesso è la porta e il cammino (cf Mt 7,7‑11.13‑14) [2609].

Ci ha insegnato che dobbiamo avere una filiale audacia nel pregare il Padre rivolgendoci a lui con la certezza della fede, per la quale concede previamente le grazie per sua benevolenza.

 

Come Gesù prega il Padre e rende grazie prima di ricevere i suoi doni, così egli ci insegna questa audacia filiale: « Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto » (Mc 11,24). Tale è la forza della preghiera: « Tutto è possibile per chi crede » (Mc 9,23), con una fede che non dubita (Mt 21,22)... [2610].

Secondo Gesù, la preghiera non consiste soltanto nel dire: « Signore! Signore! », ma nel disporsi a fare la volontà del Padre.

 

La preghiera di fede non consiste soltanto nel dire: « Signore, Signore », ma nel disporre il cuore a fare la volontà del Padre (Mt 7,21). Gesù esorta i suoi discepoli a portare nella preghiera questa passione di collaborare al disegno divino (cf Mt 9,38; Lc 10,2; Gv 4,34) [2611].

 

La preghiera, che deve essere anche un combattimento e una tensione, esige che siamo sempre vigilanti.

 

...Gesù (...) chiama alla conversione e alla fede, ma anche alla vigilanza. Nella preghiera, il discepolo veglia attento a colui che E e che Viene, nella memoria della sua prima Venuta nell'umiltà della carne e nella speranza del suo secondo Avvento nella gloria (cf Mc 13; Lc 21,34‑36). La preghiera dei discepoli, in comunione con il loro Maestro, è un combattimento, ed è vegliando nella preghiera che non si entra in tentazione (cf Lc 22,40.46) [2612].

Gesù ci ha comandato che, una volta glorificato nella sua umanità in unione con il Padre, « chiediamo nel suo nome », nella certezza di essere esauditi.

 

Quando Gesù confida apertamente ai suoi discepoli il mistero della preghiera al Padre, svela ad essi quale dovrà essere la loro preghiera, e la nostra, allorquando egli, nella sua Umanità glorificata, sarà tornato presso il Padre. La novità, attualmente, è di chiedere nel suo Nome (Gv 14,13). La fede in lui introduce i discepoli nella conoscenza del Padre, perché Gesù è « la Via, la Verità e la Vita » (Gv 14,6) (...). In questa nuova Alleanza, la certezza di essere esauditi nelle nostre suppliche è fondata sulla preghiera di Gesù (cf Gv 14,13‑14) [2614].

 

Tre parabole di Gesù sulla preghiera.

 

La prima, « l'amico importuno » (cf Lc 11,5‑13), esorta ad una preghiera fatta con insistenza: « Bussate e vi sarà aperto ». A colui che prega così, il Padre del cielo « darà tutto ciò di cui ha bisogno », e principalmente lo Spirito Santo che contiene tutti i doni.

La seconda, « la vedova importuna » (cf Lc 18,1‑8), è centrata su una delle qualità della preghiera: si deve pregare sempre, senza stancarsi, con la pazienza della fede. « Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? ».

La terza parabola, « il fariseo e il pubblicano » (cf Lc 18,9‑14), riguarda l'umiltà del cuore che prega: « O Dio, abbi pietà di me, peccatore » [2613].

 

PREGHIERA DI GESU' COME MODELLO (inizio)

Imparò a pregare come uomo dalle labbra di sua Madre e praticò la preghiera con il suo Popolo.

 

Il Figlio di Dio diventato Figlio della Vergine ha anche imparato a pregare secondo il suo cuore d'uomo. Egli apprende le formule di preghiera da sua Madre, che serbava e meditava nel suo cuore tutte le « grandi cose » fatte dall'Onnipotente (cf Lc 1,49; 2,19; 2,51). Egli prega nelle parole e nei ritmi di preghiera del suo popolo, nella sinagoga di Nazaret e al Tempio... [2599].

Nel suo ministero e con la sua preghiera filiale, prega il Padre nei momenti decisivi della sua missione.

 

Il Vangelo secondo san Luca sottolinea l'azione dello Spirito Santo e il senso della preghiera nel ministero di Cristo. Gesù prega prima dei momenti decisivi della sua missione: prima che il Padre gli renda testimonianza, al momento del suo Battesimo (cf Lc 3,21) e della Trasfigurazione (cf Lc 9,28), e prima di realizzare, mediante la sua Passione, il disegno di amore del Padre (cf Lc 22,41‑44). Egli prega anche prima dei momenti decisivi che danno inizio alla missione dei suoi Apostoli: prima di scegliere e chiamare i Dodici (cf Lc 6,12), prima che Pietro lo confessi come « il Cristo di Dio » (cf Lc 9,18‑20) e affinché la fede del capo degli Apostoli non venga meno nella tentazione (cf Lc 22,32). La preghiera di Gesù prima delle azioni salvifiche che il Padre gli chiede di compiere, è un'adesione umile e fiduciosa della sua volontà umana alla volontà piena d'amore del Padre [2600].

Due « modelli » di preghiera nel suo ministero. Confessa il Padre, gli rende grazie, esprime la sua confidenza filiale e chiede per gli altri.

 

Nella sua adesione o « fiat », anticipò l'adesione che realizzerà nella sua « agonia ».

 

Gli evangelisti hanno riportato in modo esplicito due preghiere pronunciate da Gesù durante il suo ministero. Ognuna comincia con il rendimento di grazie. Nella prima (cf Mt 11,25‑27 e Lc 10,21‑23), Gesù confessa il Padre, lo riconosce e lo benedice perché ha nascosto i misteri del Regno a coloro che si credono dotti e lo ha rivelato ai « piccoli » (i poveri delle Beatitudini). Il suo trasalire: « Sì, Padre! » esprime la profondità del suo cuore, la sua adesione al « beneplacito » del Padre, come eco al « Fiat » di sua Madre al momento del suo concepimento e come preludio a quello che egli dirà al Padre durante la sua agonia. Tutta la preghiera di Gesù è in questa amorosa adesione del suo cuore di uomo al « mistero della... volontà » del Padre (Ef 1,9) [2603].

 

Prima della risurrezione del suo amico Lazzaro.

 

La seconda preghiera è riferita da san Giovanni (cf Gv 11,41‑42) prima della risurrezione di Lazzaro. L'azione di grazie precede l'evento: « Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato », il che implica che il Padre ascolta sempre la sua supplica; e Gesù subito aggiunge: « Io sapevo che sempre mi dai ascolto », il che implica che Gesù, dal canto suo, domanda in modo costante. Così, introdotta dal rendimento di grazie, la preghiera di Gesù ci rivela come chiedere: prima che il dono venga concesso, Gesù aderisce a colui che dona e che nei suoi doni dona se stesso [2604].

Preghiera filiale prima della sua libera offerta e preghiera nelle ultime parole sulla croce.

 

Quando giunge l'Ora in cui porta a compimento il disegno di amore del Padre, Gesù lascia intravvedere l'insondabile profondità della sua preghiera filiale, non soltanto prima di consegnarsi volontariamente (« Padre,... non... la mia, ma la tua volontà »: Lc 22,42), ma anche nelle ultime sue parole sulla croce, là dove pregare e donarsi si identificano: « Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno » (Lc 23,34); « In verità ti dico, oggi sarai con me in Paradiso » (Lc 23,43); « Donna, ecco il tuo figlio », « Ecco la tua Madre » (Gv 19,26‑27); « Ho sete! » (Gv 19,28); « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? » (Mc 15,34; cf Sal 22,2); « Tutto è compiuto! » (Gv 19,30); « Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito » (Lc 23,46), fino a quel « forte grido » con il quale muore, rendendo lo spirito (cf Mc 15,37; Gv 19,30b) [2605].

Û  Preghiera di Gesù come insegnamento, Preghiera sacerdotale.

 

PREGHIERA DI MARIA (inizio)

Maria nella sua preghiera coopera con i disegni amorosi del Padre fin dall'annunciazione, accettando nell'umiltà del suo fiat l'incarnazione del suo Figlio, fino alla Pentecoste, con la nascita della Chiesa.

 

La preghiera di Maria ci è rivelata all'aurora della pienezza dei tempi. Prima dell'Incarnazione del Figlio di Dio e prima dell'effusione dello Spirito Santo, la sua preghiera coopera in una maniera unica al Disegno benevolo del Padre: al momento dell'Annunciazione per il concepimento di Cristo (cf Lc 1,38), e in attesa della Pentecoste per la formazione della Chiesa, Corpo di Cristo (cf At 1,14). Nella fede della sua umile serva il Dono di Dio trova l'accoglienza che fin dall'inizio dei tempi aspettava. Colei che l'Onnipotente ha fatto « piena di grazia », risponde con l'offerta di tutto il proprio essere: « Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto ». Fiat, è la preghiera cristiana: essere interamente per lui, dal momento che egli è interamente per noi [2617].

Û  Maria, Incarnazione, Pentecoste.

 

PREGHIERA IN COMUNIONE CON MARIA (inizio)

Maria, che conservò il suo « sì » a Dio dall'incarnazione alla croce, è colei che con la sua maternità, donata da Gesù agonizzante, ci « mostra la via » che conduce al Figlio.

 

Dopo il consenso dato nella fede al momento dell'Annunciazione e mantenuto, senza esitazione, sotto la croce, la maternità di Maria si estende ora ai fratelli e alle sorelle del Figlio suo, « ancora pellegrini e posti in mezzo a pericoli e affanni » (LG 62). Gesù, l'unico Mediatore, è la Via della nostra preghiera; Maria, Madre sua e Madre nostra, è pura trasparenza di lui: ella « mostra la Via » [« Hodoghitria »], ne è « il Segno », secondo l'iconografia tradizionale in Oriente e in Occidente [2674].

La preghiera alla Madre, centrata sulla persona di suo Figlio, prevede nella Chiesa due bellissime preghiere: il canto di lode del Magnificat e l'Ave, Maria.

 

E a partire da questa singolare cooperazione di Maria all'azione dello Spirito Santo, che le Chiese hanno sviluppato la preghiera alla santa Madre di Dio, incentrandola sulla Persona di Cristo manifestata nei suoi misteri. Negli innumerevoli inni e antifone in cui questa preghiera si esprime, si alternano di solito due movimenti: l'uno « magnifica » il Signore per le « grandi cose » che ha fatto per la sua umile serva e, mediante lei, per tutti gli uomini (cf Lc 1,46‑55); l'altro affida alla Madre di Gesù le suppliche e le lodi dei figli di Dio, dal momento che ora ella conosce l'umanità, che in lei è sposata dal Figlio di Dio [2675].

Questo duplice movimento della preghiera a Maria ha trovato un'espressione privilegiata nella preghiera dell'Ave, Maria [2676].

 

PREGHIERA SACERDOTALE DI GESU' (inizio)

E la preghiera sacrificale della sua Pasqua al Padre, nella quale « ricapitola » la sua vita e le sue opere.

 

Quando la sua Ora è giunta, Gesù prega il Padre (cf Gv 17). La sua preghiera, la più lunga trasmessaci dal Vangelo, abbraccia tutta l'Economia della creazione e della salvezza, come la sua Morte e la sua Risurrezione... [2746].

La tradizione cristiana a ragione la definisce la « preghiera sacerdotale » di Gesù. E quella del nostro Sommo Sacerdote, è inseparabile dal suo Sacrificio, dal suo « passaggio » [pasqua] al Padre, dove egli è interamente « consacrato » al Padre (cf Gv 17,11.13.19) [2747].

In questa preghiera pasquale, sacrificale, tutto è « ricapitolato » in lui (cf Ef 1,10): Dio e il mondo, il Verbo e la carne, la vita eterna e il tempo, l'amore che si consegna e il peccato che lo tradisce, i discepoli presenti e quelli che per la loro parola crederanno in lui, l'annientamento e la Gloria. E la preghiera dell'Unità [2748].

 

PRESBITERI (inizio)

Collaboratori del vescovo nella missione di insegnare.

 

I vescovi, con i presbiteri, loro cooperatori, « hanno anzitutto il dovere di annunziare a tutti il Vangelo di Dio » (PO 4), secondo il comando del Signore (cf Mc 16,15) [888].

La funzione ministeriale dei presbiteri è la stessa dei vescovi, sebbene in grado a loro subordinato.

 

« La [loro] funzione ministeriale fu trasmessa in grado subordinato ai presbiteri, affinché questi, costituiti nell'Ordine del presbiterato, fossero cooperatori dell'Ordine episcopale, per il retto assolvimento della missione apostolica affidata da Cristo » (PO 2) [1562].

Il presbitero partecipa dell'autorità di Cristo per far crescere, santificare e governare la sua Chiesa, restando unito all'Ordine episcopale.

 

« La funzione dei presbiteri, in quanto strettamente unita all'Ordine episcopale, partecipa dell'autorità con la quale Cristo stesso fa crescere, santifica e governa il proprio Corpo. Per questo motivo, il sacerdozio dei presbiteri, pur presupponendo i sacramenti dell'iniziazione cristiana, viene conferito da quel particolare sacramento per il quale i presbiteri, in virtù dell'unzione dello Spirito Santo, sono segnati da uno speciale carattere che li configura a Cristo Sacerdote, in modo da poter agire in nome e nella persona di Cristo Capo » (PO 2) [1563].

 

La sua missione di santificare, in unione al Vescovo.

 

Il vescovo e i presbiteri santificano la Chiesa con la loro preghiera e il loro lavoro, con il ministero della Parola e dei sacramenti. La santificano con il loro esempio, « non spadroneggiando sulle persone » loro « affidate », ma facendosi « modelli del gregge » (1 Pt 5,3) [893].

 

PRESENTAZIONE AL TEMPIO (inizio)

Û  Misteri della vita di Cristo.

 

PRESENZE SALVIFICHE DI CRISTO NELLA SUA CHIESA (inizio)

Cristo, per continuare a comunicare la sua salvezza, è presente nella sua Chiesa in diversi modi, principalmente nelle azioni liturgiche.

 

« Per realizzare un'opera così grande [la dispensazione o comunicazione della sua opera di salvezza] Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, in modo speciale nelle azioni liturgiche. E presente nel Sacrificio della Messa sia nella persona del ministro, « egli che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei sacerdoti », sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. E presente con la sua virtù nei sacramenti, di modo che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. E presente nella sua Parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura. E presente, infine, quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso: « Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro » (Mt 18,20) » [1088].

Û  anche Eucaristia, Sacra Scrittura e Sacramenti.

 

Cristo, presente « soprattutto sotto le specie eucaristiche ».

 

« Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi » (Rm 8,34), è presente in molti modi alla sua Chiesa (LG 48): nella sua Parola, nella preghiera della Chiesa, « nel mio nome, io sono in mezzo a loro » dove sono due o tre riuniti (Mt 18,20), nei poveri, nei malati, nei prigionieri (Mt 25,31) [1373].

 

PRESUNZIONE (inizio)

E un peccato contro il primo comandamento, sia per il fatto di credere che l'uomo possa salvarsi senza l'aiuto di Dio, sia per il fatto di sperare che egli lo perdoni senza accostarsi alla sua misericordia.

 

Ci sono due tipi di presunzione. O l'uomo presume delle proprie capacità (sperando di potersi salvare senza l'aiuto dall'Alto), oppure presume della onnipotenza e della misericordia di Dio (sperando di ottenere il suo perdono senza conversione e la gloria senza merito) [2092].

Û  Speranza, Disperazione.

 

PROFESSIONE MILITARE (inizio)

La sua dignità, in quanto al servizio della « sicurezza e della libertà dei popoli », sta nel dare un contributo alla pace e al bene comune.

 

Coloro che si dedicano al servizio della patria nella vita militare sono servitori della sicurezza e della libertà dei popoli. Se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono veramente al bene comune della nazione e al mantenimento della pace [2310].

Û  Difesa nazionale, Legittima difesa.

 

PROFETI (inizio)

Û  Alleanza di Dio con il suo popolo (antica e nuova).

 

PROMESSE (inizio)

Atto di culto a Dio compiuto con solennità in alcuni sacramenti, o anche nella vita privata. La grandezza di Dio e l'amore che gli dobbiamo richiedono la fedeltà al loro mantenimento.

 

In parecchie circostanze il cristiano è chiamato a fare delle promesse a Dio. Il Battesimo e la Confermazione, il Matrimonio e l'Ordinazione sempre ne comportano. Per devozione personale il cristiano può anche promettere a Dio un'azione, una preghiera, un'elemosina, un pellegrinaggio, ecc. La fedeltà alle promesse fatte a Dio è una espressione del rispetto dovuto alla divina maestà e dell'amore verso il Dio fedele [2101].

ÛVoti.

 

Non mantenerle è un abuso del Nome di Dio, il cui onore viene comandato dal secondo dei suoi precetti.

 

Le promesse fatte ad altri nel nome di Dio, impegnano l'onore, la fedeltà, la veracità e l'autorità divine. Esse devono essere mantenute, per giustizia. Essere infedeli a queste promesse equivale ad abusare del nome di Dio e, in qualche modo, a fare di Dio un bugiardo (cf 1 Gv 1,10) [2147].

Û  Nome santo di Dio (secondo comandamento).

 

PROPRIETÀ PRIVATA (inizio)

Legittimo possesso dei beni per dare sicurezza all'uomo nella sua vita, nonostante il fatto che, poiché sono destinati a tutta l'umanità secondo la volontà del Creatore, la dignità delle persone, le loro necessità fondamentali e quelle di coloro di cui si ha responsabilità, rendono legittima, talvolta l'appropriazione dei beni.

 

I beni della creazione sono destinati a tutto il genere umano. Tuttavia la terra è suddivisa tra gli uomini, perché sia garantita la sicurezza della loro vita, esposta alla precarietà e minacciata dalla violenza. L'appropriazione dei beni è legittima al fine di garantire la libertà e la dignità delle persone, di aiutare ciascuno a soddisfare i propri bisogni fondamentali e i bisogni di coloro di cui ha la responsabilità [2402].

La promozione del bene comune richiede il rispetto del diritto a possedere dei beni, benché sia altrettanto primordiale la destinazione universale dei beni della terra, che devono giovare, oltre che al proprietario -  amministratore di Dio per farli fruttificare - , anche agli altri.

 

Il diritto alla proprietà privata, acquisita, o ricevuta in modo giusto non elimina l'originaria donazione della terra all'insieme dell'umanità. La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio [2403].

« L'uomo, usando dei beni creati, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede, non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri ». La proprietà di un bene fa di colui che lo possiede un amministratore della provvidenza; deve perciò farlo fruttificare e spartirne i frutti con gli altri (GS 69,1)... [2404].

Û  Non rubare (settimo comandamento).

 

PROSTITUZIONE (inizio)

Questa piaga sociale, che tocca donne e uomini, degrada la persona e la sua dignità ed è gravemente peccaminosa, sebbene possano esistere fattori che diminuiscono l'imputabilità del peccato.

 

La prostituzione offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura. Colui che paga pecca gravemente contro se stesso: viola la castità, alla quale lo impegna il Battesimo e macchia il suo corpo, tempio dello Spirito Santo. La prostituzione costituisce una piaga sociale. Normalmente colpisce donne, ma anche uomini, bambini o adolescenti (in questi due ultimi casi il peccato è, al tempo stesso, anche uno scandalo). Il darsi alla prostituzione è sempre gravemente peccaminoso, tuttavia l'imputabilità della colpa può essere attenuata dalla miseria, dal ricatto e dalla pressione sociale [2355].

Û  altre forme di offese alla castità: Pornografia, Masturbazione, Stupro, Lussuria, Fornicazione, Omosessualità.

 

PROVVIDENZA DIVINA (inizio)

E la custodia e il governo di Dio sulla creazione, da lui guidata con le sue disposizioni verso la perfezione, fatto salvo il libero agire delle sue creature.

 

Chiamiamo divina Provvidenza le disposizioni per mezzo delle quali Dio conduce la creazione verso questa perfezione.

Dio conserva e governa con la sua Provvidenza tutto ciò che ha creato, « essa si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa » (Sap 8,1). Infatti « tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi » (Eb 4,13), anche quello che sarà fatto dalla libera azione delle creature (Conc. Vaticano I, DS 3003; FCC 3.020) [302].

 

Ambito: tutte le cose, gli avvenimenti del mondo e della storia.

 

...la sollecitudine della divina Provvidenza è concreta e immediata; essa si prende cura di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi eventi del mondo e della storia [303].

La « signoria » di Dio trascende le « cause seconde » e ci educa a confidare in Dio.

 

Spesso si nota che lo Spirito Santo, autore principale della Sacra Scrittura, attribuisce alcune azioni a Dio, senza far cenno a cause seconde. Non si tratta di « un modo di parlare » primitivo, ma di una maniera profonda di richiamare il primato di Dio e la sua signoria assoluta sulla storia e sul mondo (cf Is 10,5‑15; 45,5‑7; Dt 32,39; Sir 11,14) educando così alla fiducia in lui. La preghiera dei Salmi è la grande scuola di questa fiducia (cf Sal 22; 32; 35; 103; 138, ecc. [304].

 

Gesù ci chiede l'abbandono filiale alla Provvidenza del Padre.

 

Gesù chiede un abbandono filiale alla Provvidenza del Padre celeste, il quale si prende cura dei più elementari bisogni dei suoi figli: « Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?... Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta » (Mt 6,31‑33; cf 10,29‑31) [305].

 

L'agire delle creature, cooperazione ai disegni della Provvidenza, per la sua volontà di onorarle.

 

Dio è il Padrone sovrano del suo disegno. Però, per realizzarlo, si serve anche della cooperazione delle creature. Questo non è un segno di debolezza, bensì della grandezza e della bontà di Dio onnipotente. Infatti Dio alle sue creature non dona soltanto l'esistenza, ma anche la dignità di agire esse stesse, di essere causa e principio le une delle altre, e di collaborare in tal modo al compimento del suo disegno [306].

Dio agisce in tutto l'agire delle sue creature: è una verità inseparabile dalla fede in Dio Creatore. Egli è la causa prima che opera nelle cause seconde e per mezzo: di esse « E Dio infatti che suscita » in noi « il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni » (Fil 2,13; cf 1 Cor 12,6). Lungi dallo sminuire la dignità della creatura, questa verità la accresce [308].

Partecipazione dell'uomo e della donna al progetto della Provvidenza nei confronti del mondo.

 

Nel disegno di Dio, l'uomo e la donna sono chiamati a dominare la terra (Gn 1,28) come « amministratori » di Dio. Questa sovranità non deve essere un dominio arbitrario e distruttivo. A immagine del Creatore, « che ama tutte le cose esistenti » (Sap 11,24), l'uomo e la donna sono chiamati a partecipare alla Provvidenza divina verso le altre creature. Da qui la loro responsabilità nei confronti del mondo che Dio ha loro affidato [373].

 

PRUDENZA (inizio)

Adegua all'uomo il giudizio di coscienza necessario per discernere e scegliere il bene, applicando senza errore né dubbi i principi morali alle situazioni concrete; serve, inoltre, da orientamento alle altre virtù; è la prima della quattro virtù cardinali.

 

La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. L'uomo « accorto controlla i suoi passi » (Prv 14,15). « Siate moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera » (1 Pt 4,7). La prudenza è la « retta norma dell'azione », scrive san Tommaso sulla scia di Aristotele (S. Th., II‑II, q. 47, a. 2). Essa non si confonde con la timidezza o la paura, né con la doppiezza o la dissimulazione. E detta « auriga virtutum -  cocchiere delle virtù »: essa dirige le altre virtù indicando loro regola e misura. E la prudenza che guida immediatamente il giudizio di coscienza. L'uomo prudente decide e ordina la propria condotta seguendo questo giudizio. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare [1806].

Û  Virtù cardinali.

 

PUDORE (inizio)

E parte della virtù cardinale della « temperanza » e protegge la virtù della castità regolando gli sguardi e i gesti, il mistero della persona nella sua intimità, l'amore e le sue espressioni.

 

La purezza esige il pudore. Esso è una parte integrante della temperanza. Il pudore preserva l'intimità della persona. Consiste nel rifiuto di svelare ciò che deve rimanere nascosto. E ordinato alla castità, di cui esprime la delicatezza. Regola gli sguardi e i gesti in conformità alla dignità delle persone e della loro unione [2521].

Il pudore custodisce il mistero delle persone e del loro amore. Suggerisce la pazienza e la moderazione nella relazione amorosa; richiede che siano rispettate le condizioni del dono e dell'impegno definitivo dell'uomo e della donna tra loro (...). Il pudore è modestia. Ispira la scelta dell'abbigliamento. Conserva il silenzio o il riserbo là dove trasparisse il rischio di una curiosità morbosa. Diventa discrezione [2522].

Û  Purezza, Castità.

 

PUREZZA (inizio)

Il battezzato deve continuare a lottare contro le conseguenze del peccato originale. Le seduzioni della « carne » e gli « appetiti disordinati » vengono debellati con la grazia di Dio, con il dono della castità, la purezza dell'intenzione e dello sguardo, e con la preghiera.

 

...il battezzato deve continuare a lottare contro la concupiscenza della carne e i desideri disordinati. Con la grazia di Dio giunge alla purezza del cuore

-  mediante la virtù e il dono della castità, perché la castità permette di amare con un cuore retto e indiviso;

-  mediante la purezza d'intenzione che consiste nel tener sempre presente il vero fine dell'uomo: con un occhio semplice, il battezzato cerca di trovare e di compiere in tutto la volontà di Dio;

-  mediante la purezza dello sguardo, esteriore ed interiore; mediante la disciplina dei sentimenti e dell'immaginazione; mediante il rifiuto di ogni compiacenza nei pensieri impuri, che inducono ad allontanarsi dalla via dei divini comandamenti: « La vista provoca negli stolti il desiderio » (Sap 15,5);

-  mediante la preghiera [2520].

Û  Concupiscenza, Castità.

 

PURGATORIO (inizio)

Stato transitorio di purificazione di coloro che, essendo morti in grazia di Dio ed essendo sicuri della loro salvezza, hanno bisogno di giungere alla santità necessaria per fare il loro ingresso in cielo.

 

Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo [1030].

Questa purificazione, totalmente distinta dalla punizione dell'inferno, è dottrina di fede, formulata nei solenni Concili della Chiesa.

 

La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al Purgatorio soprattutto nei Concilii di Firenze (cf DS 1304; FCC 0.022) e di Trento (cf DS 1820: 1580; FCC 0.029: 8.113). La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, parla di un fuoco purificatore (ad esempio 1 Cor 3,15; 1 Pt 1,7) [1031].

La Chiesa, fin dai suoi primi tempi, ha onorato la memoria dei defunti ed ha applicato suffragi in loro favore, raccomandando le elemosine, le opere di penitenza e l'applicazione delle indulgenze per la loro pronta purificazione.

 

Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: « Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato » (2 Mac 12,46). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico (cf DS 856; FCC 0.012), affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti [1032].

Û  anche Comunione dei santi.

 

PURIFICAZIONE FINALE (inizio)

Û  Purgatorio.

 

 

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Dizionario Teologico Catechismo CC P-I

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

 

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

 

DIZIONARIO TEOLOGICO

DEL CATECHISMO

DELLA CHIESA CATTOLICA

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O    

 

·                Obiezione di coscienza     

·                Odio     

·                Odio verso Dio     

·                Offertorio     

·                Oggetto morale     

·                Omicidio volontario e diretto     

·                Omosessualità    

·                Onnipotenza divina     

·                Onora tuo padre e tua madre

·                Opere di misericordia     

·                Ordine sacro     

·                « Ottavo giorno      

 

P    

 

·                Pace     

·                « Padre! »

·                Padre « nostro »

·                « Padre nostro », la preghiera del Signore

·                Padrini dei Sacramenti     

·                Pane quotidiano (Dacci oggi il nostro pane quotidiano)

·                Papa    

·                Parabole    

·                Parola di Dio

·                Pasqua     

·                Passione e Morte di Gesù Cristo

·                Passioni o sentimenti (Moralità delle)

·                Paternità responsabile

·                Patria, doveri di amore e di servizio     

·                Peccati capitali     

·                Peccati « che gridano verso il cielo »

·                Peccati e loro diversa varietà     

·                Peccati veniali

·                Peccato    

·                Peccato mortale     

·                Peccato originale

·                Peccato « sociale »

·                Pellegrinaggi    

·                Pena di morte     

·                Penitenza (Sacramento della)

·                Penitenza interiore     

·                Pentecoste     

·                Perdono dei peccati     

·                Persona umana     

·                Piena di grazia     

·                Pietà filiale     

·                Pietro apostolo     

 

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O

 

OBIEZIONE DI COSCIENZA  (inizio)

Nella legislazione degli stati è necessario che si presti la dovuta attenzione a coloro che, per motivi di coscienza, rifiutano l'impiego delle armi. Gli obiettori di coscienza sono, tuttavia, obbligati a servire la comunità nazionale in altri modi.

 

I pubblici poteri provvederanno equamente al caso di coloro che, per motivi di coscienza, ricusano l'uso delle armi; essi sono nondimeno tenuti a prestare qualche altra forma di servizio alla comunità umana (GS 79,3) [2311].

Û  Difesa nazionale.

 

ODIO (inizio)

Gesù chiede, a perfezionamento del quinto comandamento, la pace del cuore, alla quale si oppone come peccato grave l'odio, che è contrario alla carità evangelica.

 

L'odio volontario è contrario alla carità. L'odio del prossimo è un peccato quando l'uomo vuole deliberatamente per lui del male. L'odio del prossimo è un peccato grave quando deliberatamente si desidera per lui un grave danno. « Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste... » (Mt 5,44‑45) [2303].

Û  Ira, Pace.

 

ODIO VERSO DIO (inizio)

Û  Amore di Dio.

 

OFFERTORIO (inizio)

Presentazione delle offerte eucaristiche e dei doni da condividere.

 

...vengono recati poi all'altare, talvolta in processione, il pane e il vino che saranno offerti dal sacerdote in nome di Cristo nel sacrificio eucaristico, nel quale diventeranno il suo Corpo e il suo Sangue [1350].

Fin dai primi tempi, i cristiani, insieme con il pane e con il vino per l'Eucaristia, presentano i loro doni perché siano condivisi con coloro che si trovano in necessità [1351].

Û  Messa, Eucaristia.

 

OGGETTO MORALE (inizio)

Bene al quale tende deliberatamente la volontà che, unito all'intenzione o al fine che si desidera e alla valorizzazione delle circostanze dell'atto, specifica la bontà o meno delle azioni, a seconda che la ragione le consideri conformi o meno al vero bene.

 

L'oggetto scelto è un bene verso il quale la volontà si dirige deliberatamente. E la materia di un atto umano. L'oggetto scelto specifica moralmente l'atto del volere, in quanto la ragione lo riconosce e lo giudica conforme o no al vero bene. Le norme oggettive della moralità enunciano l'ordine razionale del bene e del male, attestato dalla coscienza [1751].

Û  Intenzione o fine e Circostanze.

 

OMICIDIO VOLONTARIO E DIRETTO (inizio)

Tanto il commetterlo come pure la cooperazione volontaria prestata, attenta gravemente al comandamento divino, poiché esso non è mai giustificabile per ragioni eugenetiche né di igiene pubblica.

 

Il quinto comandamento proibisce come gravemente peccaminoso l'omicidio diretto e volontario. L'omicida e coloro che volontariamente cooperano all'uccisione commettono un peccato che grida vendetta al cielo (cf Gn 4,10).

L'infanticidio (cf GS 51,3), il fratricidio, il parricidio e l'uccisione del coniuge sono crimini particolarmente gravi a motivo dei vincoli naturali che infrangono. Preoccupazioni eugenetiche o di igiene pubblica non possono giustificare nessuna uccisione, fosse anche comandata dai pubblici poteri [2268].

 

OMOSESSUALITÀ (inizio)

Relazioni sessuali fra persone dello stesso sesso, uomini o donne. I loro atti sono intrinsecamente disordinati.

 

L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso (...). Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita [2357].

Le persone che soffrono di questa condizione, nella maggioranza dei casi di natura istintiva, non devono subire discriminazioni e devono essere accolte con rispetto e compassione. Tuttavia sono chiamate alla castità, alla preghiera e ai sacramenti.

 

Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinati, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione [2358].

Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana [2359].

Û  altri peccati sessuali: Fornicazione, Prostituzione, ecc.

 

ONNIPOTENZA DIVINA (inizio)

E' misteriosa, vista l'esperienza del male e della sofferenza.

 

La fede in Dio Padre onnipotente può essere messa alla prova dall'esperienza del male e della sofferenza. Talvolta Dio può sembrare assente ed incapace di impedire il male. Ora, Dio Padre ha rivelato nel modo più misterioso la sua onnipotenza nel volontario abbassamento e nella Risurrezione del Figlio suo, per mezzo dei quali ha vinto il male [272].

 

Adesione ad essa per mezzo della fede.

 

Soltanto la fede può aderire alle vie misteriose dell'onnipotenza di Dio. Per questa fede, ci si gloria delle proprie debolezze per attirare su di sé la potenza di Cristo (cf 2 Cor 12,9; Fl 4,13) [273].

 

Corroborare la nostra fede e la nostra speranza.

 

« La ferma persuasione dell'onnipotenza divina vale più di ogni altra cosa a corroborare in noi il doveroso sentimento della fede e della speranza [274].

 

ONORA TUO PADRE E TUA MADRE (inizio)

(QUARTO COMANDAMENTO)

Con questo comandamento inizia e si apre per la sua importanza -  poiché Dio ha investito i genitori e gli anziani della sua autorità -  la seconda tavola della Legge, tutta dedicata alla carità.

 

Il quarto comandamento apre la seconda tavola della Legge. Indica l'ordine della carità. Dio ha voluto che, dopo lui, onoriamo i nostri genitori ai quali dobbiamo la vita e che ci hanno trasmesso la conoscenza di Dio. Siamo tenuti ad onorare e rispettare tutti coloro che Dio, per il nostro bene, ha rivestito della sua autorità [2197].

L'onore che qui si prescrive verso i genitori, si estende anche agli anziani della famiglia, ai maestri, ai superiori, ai governanti e alla patria, da parte degli alunni, dei sudditi e dei cittadini, in ogni circostanza, con i loro corrispondenti doveri.

 

Il quarto comandamento si rivolge espressamente ai figli in ordine alle loro relazioni con il padre e con la madre, essendo questa relazione la più universale (...). Chiede di tributare onore, affetto e riconoscenza ai nonni e agli antenati. Si estende infine ai doveri degli alunni nei confronti degli insegnanti, dei dipendenti nei confronti dei datori di lavoro, dei subordinati nei confronti dei loro superiori, dei cittadini verso la loro patria, verso i pubblici amministratori e i governanti.

Questo comandamento implica e sottintende i doveri dei genitori, tutori, docenti, capi, magistrati, governanti, di tutti coloro che esercitano un'autorità su altri o su una comunità di persone [2199].

Û  Famiglia nel piano di Dio e Società e famiglia.

 

OPERE DI MISERICORDIA (inizio)

Atti di amore verso il prossimo per sovvenire alle sue necessità spirituali e materiali. La tradizione cristiana, fondata sulla Sacra Scrittura, ce le rammenta: cf Lc 3,11; 11,41; Gc 2,15‑16; 1 Gv 3,17.

 

Le opere di misericordia sono le azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali (cf Is 58,6‑7; Eb 13,3). Istruire, consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono segnatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell'ospitare i senza tetto, nel vestire chi ha bisogno di indumenti, nel visitare gli ammalati e i prigionieri, nel seppellire i morti (cf Mt 25,31‑46). Tra queste opere, fare l'elemosina ai poveri (cf Tb 4,5‑11; Sir 17,22) è una delle principali testimonianze della carità fraterna: è pure una pratica di giustizia che piace a Dio (cf Mt 6,2‑4) [2447].

 

ORDINE SACRO (inizio)

Sacramento del ministero apostolico.

 

L'Ordine è il sacramento grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi: è, dunque, il sacramento del ministero apostolico. Comporta tre gradi: l'episcopato, il presbiterato e il diaconato [1536].

Û  Ministero apostolico.

 

Dei tre gradi del ministero ecclesiastico, soltanto due (l'episcopato e il presbiterato) partecipano ministerialmente del sacerdozio di Cristo; il diaconato è ordinato al servizio e all'aiuto degli primi due.

 

« Il ministero ecclesiastico di istituzione divina viene esercitato in diversi ordini, da quelli che già anticamente sono chiamati vescovi, presbiteri, diaconi » (LG 28). La dottrina cattolica, espressa nella Liturgia, nel magistero e nella pratica costante della Chiesa, riconosce che esistono due gradi di partecipazione ministeriale al sacerdozio di Cristo: l'episcopato e il presbiterato. Il diaconato è finalizzato al loro aiuto e al loro servizio. Per questo il termine sacerdos -  sacerdote -  designa, nell'uso attuale, i vescovi e i presbiteri, ma non i diaconi [1554].

 

La pienezza del sacramento nell'ordinazione episcopale.

 

Il Concilio Vaticano II insegna che «con la consacrazione episcopale viene conferita la pienezza del sacramento dell'Ordine, quella cioè che dalla consuetudine liturgica della Chiesa e dalla voce dei santi Padri viene chiamata sommo sacerdozio, vertice [»Summa»] del sacro ministero» (LG 21) [1557].

Û  Vescovi.

 

Soggetto di questo sacramento: solo il battezzato di sesso maschile.

 

« Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile [«vir»] » (CIC, can. 1024). Il Signore Gesù ha scelto degli uomini [«viri»] per formare il collegio dei dodici Apostoli (cf Mc 3,14‑19; Lc 6,12‑16), e gli Apostoli hanno fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori (cf 1 Tm 3,1‑13; 2 Tm 1,6; Tt 1,5‑9) che sarebbero loro succeduti nel ministero (S. Clemente Romano, Cor, 42, 4; 44, 3) (...). La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso. Per questo motivo l'ordinazione delle donne non è possibile (cf Giovanni Paolo II, MD, 26‑27; CDF, dichiarazione Inter Insigniores, ASS 69 [1977] 98‑116) [1577].

 

La Chiesa latina sceglie per questo ministero ordinariamente fra i celibi che abbiano la volontà di salvaguardare questo stato, ad eccezione dei « diaconi permanenti ».

 

Tutti i ministri ordinati della Chiesa latina, ad eccezione dei diaconi permanenti, sono normalmente scelti fra gli uomini credenti che vivono da celibi e che intendono conservare il celibato « per il Regno dei cieli » (Mt 19,12) (...). Il celibato è un segno di questa vita nuova al cui servizio il ministro della Chiesa viene consacrato; abbracciato con cuore gioioso, esso annuncia in modo radioso il Regno di Dio (cf PO 16) [1579].

 

Carattere indelebile del sacramento dell'Ordine.

 

Come nel caso del Battesimo e della Confermazione, questa partecipazione alla funzione di Cristo è accordata una volta per tutte. Il sacramento dell'Ordine conferisce, anch'esso, un carattere spirituale indelebile e non può essere ripetuto né essere conferito per un tempo limitato (cf Conc. di Trento, DS 1767; FCC 9.291; LG 21.28.29; PO 2) [1582].

Û  Carattere sacramentale.

 

OTTAVO GIORNO (inizio)

Û  Risurrezione, Santificare il giorno del Signore.

 

P

 

PACE (inizio)

L'agostiniana tranquillità nell'ordine, opera della giustizia e frutto della carità, non è solo assenza di guerra, ma pratica della fraternità umana.

 

Il rispetto e lo sviluppo della vita umana richiedono la pace. La pace non è la semplice assenza della guerra e non può ridursi ad assicurare l'equilibrio delle forze contrastanti. La pace non si può ottenere sulla terra senza la tutela dei beni delle persone, la libera comunicazione tra gli esseri umani, il rispetto della dignità delle persone e dei popoli, l'assidua pratica della fratellanza. E la « tranquillità dell'ordine » (S. Agostino, De civ. Dei, 19, 13). E frutto della giustizia (cf Is 32,17) ed effetto della carità (cf GS 78) [2304].

ÛIra, Odio.

 

Come cristiani che seguono colui che è la nostra pace e dichiara « beati » coloro che la costruiscono, dobbiamo essere riconciliati con tutti gli uomini, a imitazione di lui, che, attraverso la croce, « ha distrutto in se stesso l'inimicizia ».

 

La pace terrena è immagine e frutto della pace di Cristo, il « Principe della pace » (Is 9,5) messianica. Con il sangue della sua croce, egli ha distrutto « in se stesso l'inimicizia » (Ef 2,16; cf Col 1,20‑22), ha riconciliato gli uomini con Dio e ha fatto della sua Chiesa il sacramento dell'unità del genere umano e della sua unione con Dio. « Egli è la nostra pace » (Ef 2,14). E proclama i « Beati gli operatori di pace » (Mt 5,9) [2305].

 

« PADRE! » (inizio)

Il Figlio di Dio fatto uomo ci ha rivelato che Dio è nostro Padre, e il suo Spirito ce lo ha fatto conoscere, a noi che, essendo nati da Dio, crediamo che Gesù è il Cristo.

 

Possiamo invocare Dio come « Padre » perché ci è rivelato dal Figlio suo fatto uomo e perché il suo Spirito ce lo fa conoscere. Ciò che l'uomo non può concepire, né le potenze angeliche intravvedere, cioè la relazione personale del Figlio nei confronti del Padre (cf Gv 1,1), ecco che lo Spirito del Figlio lo comunica a noi, a noi che crediamo che Gesù è il Cristo e che siamo nati da Dio (cf 1 Gv 5,1) [2780].

Inoltre adoriamo e amiamo il Padre perché ci ha adottato come figli nel suo unico Figlio, il che esige da parte nostra una continua conversione e una vita nuova, incorporati al suo Corpo per mezzo del battesimo e diventati altri « cristi » per l'unzione dello Spirito.

 

Possiamo adorare il Padre perché egli ci ha fatti rinascere alla sua vita adottandoci come suoi figli nel suo Figlio unigenito: per mezzo del Battesimo, ci incorpora al Corpo del suo Cristo, e, per mezzo dell'Unzione del suo Spirito che scende dal Capo nelle membra, fa di noi dei « cristi » (unti)... [2782].

Questo dono gratuito dell'adozione esige da parte nostra una conversione continua e una vita nuova [2784].

 

PADRE « NOSTRO » (inizio)

Quando preghiamo in tal modo, senza pretendere di esprimere un qualunque possesso, riconosciamo che la nuova ed eterna Alleanza, annunciata dai profeti, si è compiuta nel suo Figlio, generato eternamente, e consostanziale al Padre e con lo Spirito; per questo confessiamo la nostra filiazione adottiva nei confronti del Padre e di suo Figlio, Gesù Cristo, nel loro unico Spirito Santo.

 

Padre « nostro » è riferito a Dio. L'aggettivo, per quel che ci riguarda, non esprime un possesso, ma una relazione con Dio totalmente nuova [2786].

Pregando il Padre « nostro » ci rivolgiamo personalmente al Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Non dividiamo la divinità, poiché il Padre ne è « la sorgente e l'origine », ma confessiamo in tal modo che il Figlio è eternamente generato da lui e che da lui procede lo Spirito Santo. Non confondiamo neppure le Persone, perché confessiamo che la nostra comunione è con il Padre e il Figlio suo, Gesù Cristo, nel loro unico Santo Spirito. La Santissima Trinità è consustanziale e indivisibile. Quando preghiamo il Padre, Lo adoriamo e Lo glorifichiamo con il Figlio e lo Spirito Santo [2789].

 

« PADRE NOSTRO », LA PREGHIERA DEL SIGNORE (inizio)

Al centro dell'annuncio della Buona Novella di Gesù, sintetizzata nel discorso della montagna, che è dottrina di vita e di preghiera, si trova la « preghiera del Signore », il « Padre nostro ».

 

Tutte le Scritture (la Legge, i Profeti e i Salmi) sono compiute in Cristo (cf Lc 24,44). Il Vangelo è questa « lieta notizia ». Il suo primo annunzio è riassunto da san Matteo nel Discorso della montagna (cf Mt 5‑7). Ebbene, la preghiera del Padre nostro è al centro di questo annuncio [2763].

Il Discorso della montagna è dottrina di vita, l'Orazione domenicale è preghiera, ma nell'uno e nell'altra lo Spirito del Signore dà una nuova forma ai nostri desideri, a questi moti interiori che animano la nostra vita. Gesù ci insegna la vita nuova con le sue parole e ci educa a chiederla mediante la preghiera [2764].

Le tre prime petizioni del « Padre nostro » (il tuo Nome, il tuo Regno, la tua volontà) sono di lode e di amore al Padre; in esse ci spinge il desiderio di figli nel « Figlio prediletto » per la gloria del Padre.

 

Il primo gruppo di domande ci porta verso di lui, a lui: il tuo Nome, il tuo Regno, la tua volontà. E proprio dell'amore pensare innanzi tutto a colui che si ama. In ognuna di queste tre petizioni noi non « ci » nominiamo, ma siamo presi dal « desiderio ardente », dall'« angoscia » stessa del Figlio diletto per la gloria del Padre suo (cf Lc 22,14; 12,50): « Sia santificato... Venga... Sia fatta... »: queste tre suppliche sono già esaudite nel Sacrificio di Cristo Salvatore, ma sono ora rivolte, nella speranza, verso il compimento finale, in quanto Dio non è ancora tutto in tutti (cf 1 Cor 15,28) [2804].

Le altre quattro petizioni manifestano al Padre della misericordia le nostre necessità (« dacci... rimetti... non ci indurre... liberaci ») nel combattimento della vita.

 

Il secondo gruppo di domande si snoda con il movimento di certe Epiclesi eucaristiche: è offerta delle nostre attese e attira lo sguardo del Padre delle misericordie. Sale da noi e ci riguarda, adesso, in questo mondo: « Dacci... rimetti a noi... non ci indurre... liberaci ». La quarta e la quinta domanda riguardano la nostra vita in quanto tale, sia per sostenerla con il nutrimento, sia per guarirla dal peccato; le ultime due riguardano il nostro combattimento per la vittoria della Vita, lo stesso combattimento della preghiera [2805].

La « preghiera del Signore » è stata sempre una parte fondamentale della vita della Chiesa.

 

Le prime comunità pregano la Preghiera del Signore « tre volte al giorno » (cf Didaché, 8, 3), in luogo delle « Diciotto benedizioni » in uso nella pietà ebraica [2767].

Secondo la Tradizione apostolica, la Preghiera del Signore è essenzialmente radicata nella preghiera liturgica (...). In tutte le tradizioni liturgiche la Preghiera del Signore è parte integrante delle Ore maggiori dell'Ufficio divino. Ma il suo carattere ecclesiale appare in tutta evidenza particolarmente nei tre sacramenti dell'iniziazione cristiana [2768].

Nel Battesimo e nella Confermazione la consegna del Padre nostro significa la nuova nascita alla vita di Dio e la fortezza per annunciarlo con la potenza dello Spirito Santo.

 

Nel Battesimo e nella Confermazione la consegna [« traditio »] della Preghiera del Signore significa la nuova nascita alla vita divina. Poiché la preghiera cristiana è parlare a Dio con la Parola stessa di Dio, coloro che sono stati « rigenerati... dalla Parola di Dio viva ed eterna » (1 Pt 1,23) imparano ad invocare il loro Padre con la sola Parola che egli sempre esaudisce. Ed ormai lo possono, perché il sigillo dell'Unzione dello Spirito Santo è impresso, indelebile, sul loro cuore, sulle loro orecchie, sulle loro labbra, su tutto il loro essere filiale... [2769].

Al centro della celebrazione eucaristica, riassume tutte le preghiere e si addentra nel mistero escatologico, il cui anticipo è la Comunione sacramentale.

 

Posta tra l'Anafora (Preghiera eucaristica) e la Liturgia della Comunione, essa da un lato ricapitola tutte le domande e le intercessioni espresse lungo lo sviluppo dell'Epiclesi, e, dall'altro, bussa alla porta del Banchetto del Regno, di cui la Comunione sacramentale è un anticipo [2770].

La Chiesa ci invita a rivolgerci a Dio con l'umile audacia dei figli e di chiamarlo « Padre! ».

 

Nella Liturgia romana l'assemblea eucaristica è invitata a pregare il Padre nostro con filiale audacia [2777].

Questa potenza dello Spirito che ci introduce alla Preghiera del Signore è indicata nelle Liturgie d'Oriente e di Occidente con una felice espressione tipicamente cristiana: « parresìa », vale a dire semplicità schietta, fiducia filiale, gioiosa sicurezza, umile audacia, certezza di essere amati (cf Ef 3,12; Eb 3,6; 4,16; 10,19; 1 Gv 2,28; 3,21; 5,14) [2778].

Û  le petizioni del « Padre nostro ».

 

PADRINI DEI SACRAMENTI (inizio)

Compito del « Padrino » o della « Madrina » del battezzando è di aiutare i genitori nel cammino cristiano di colui che riceve il sacramento.

 

Perché la grazia battesimale possa svilupparsi è importante l'aiuto dei genitori. Questo è pure il ruolo del padrino o della madrina, che devono essere dei credenti solidi, capaci e pronti a sostenere nel cammino della vita cristiana (cf CIC, can. 872‑874) il neo‑battezzato, bambino o adulto. Il loro compito è una vera funzione ecclesiale (« officium » cf SC 67). L'intera comunità ecclesiale ha una parte di responsabilità nello sviluppo e nella conservazione della grazia ricevuta nel Battesimo [1255].

Aiuto spirituale al confermato da parte del « Padrino » o della « Madrina ».

 

Per la Confermazione, come per il Battesimo, è conveniente che i candidati cerchino l'aiuto spirituale di un padrino o di una madrina. E opportuno che sia la stessa persona scelta per il Battesimo, per sottolineare meglio l'unità dei due sacramenti (cf OCf, Praenotanda 5.6; CIC, can. 893,1,2) [1311].

 

PANE QUOTIDIANO (inizio)

(DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO)

Sollecitati dal suo Figlio, chiediamo al Padre buono, che ci ha donato la vita, che ci conceda tutti i beni materiali e spirituali necessari.

 

« Dacci »: è bella la fiducia dei figli che attendono tutto dal loro Padre. Egli « fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti » (Mt 5,45) e dà a tutti i viventi « il cibo in tempo opportuno » (Sal 104,27). Gesù ci insegna questa domanda, che in realtà glorifica il Padre nostro perché è il riconoscimento di quanto egli sia Buono al di là di ogni bontà [2828].

« Il nostro pane ». Il Padre, che ci dona la vita, non può non darci il nutrimento necessario per la vita, tutti i beni « convenienti », materiali e spirituali. Nel Discorso della montagna Gesù insiste su questa fiducia filiale che coopera con la Provvidenza del Padre nostro (cf Mt 6,25‑34). Egli non ci spinge alla passività (cf 2 Ts 3,6‑13), ma vuole liberarci da ogni affanno e da ogni preoccupazione. Tale è l'abbandono filiale dei figli di Dio [2830].

Il dramma della fame nel mondo ci chiama in questa petizione alla concreta solidarietà con i fratelli che la patiscono. Gesù, che ha proclamato la « beatitudine » dei poveri, ci invita a condividere, per amore, i beni spirituali e materiali.

 

Il fatto però che ci siano coloro che hanno fame per mancanza di pane svela un'altra profondità di questa domanda. Il dramma della fame nel mondo chiama i cristiani che pregano in verità ad una responsabilità fattiva nei confronti dei loro fratelli, sia nei loro comportamenti personali sia nella loro solidarietà con la famiglia umana. Questa petizione della Preghiera del Signore non può essere isolata dalle parabole del povero Lazzaro (cf Lc 16, 19‑31) e del giudizio finale (cf Mt 25,31‑46) [2831].

Si tratta del « nostro » pane, « uno » per « molti ». La povertà delle beatitudini è la virtù della condivisione: sollecita a mettere in comune e a condividere i beni materiali e spirituali, non per costrizione, ma per amore, perché l'abbondanza degli uni supplisca alla indigenza degli altri (cf 2 Cor 8,1‑15) [2833].

Û  Solidarietà umana.

 

PAPA (inizio)

Vescovo di Roma, Successore di Pietro, Vicario di Cristo, Pastore con potestà suprema su tutta la Chiesa, principio e fondamento dell'unità della Chiesa.

 

Il Papa, vescovo di Roma e successore di san Pietro, « è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli » (LG 23). « Infatti il romano Pontefice, in virtù del suo ufficio di vicario di Cristo e di pastore di tutta la Chiesa, ha sulla Chiesa la potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente » (LG 22; cf CD 2; 9) [882].

Û  Pietro apostolo, Infallibilità pontificia.

 

PARABOLE (inizio)

Chiamata e invito di Gesù ad entrare nel Regno.

 

Gesù chiama ad entrare nel Regno servendosi delle parabole, elemento tipico del suo insegnamento (cf Mc 4,33‑34). Con esse egli invita al banchetto del Regno (cf Mt 22,1‑14), ma chiede anche una scelta radicale: per acquistare il Regno, è necessario « vendere » tutto (cf Mt 13,44‑45); le parole non bastano, occorrono i fatti (cf Mt 21,28‑32). Le parabole sono come specchi per l'uomo: accoglie la Parola come un terreno arido o come un terreno buono? (cf Mt 13,3‑9). Che uso fa dei talenti ricevuti? (cf Mt 25,14‑30). Al cuore delle parabole stanno velatamente Gesù e la presenza del Regno in questo mondo [546].

Û  Regno di Dio.

 

PAROLA DI DIO (inizio)

Û  Sacra Scrittura, Fonti della preghiera.

 

PASQUA (inizio)

Fra i segni delle grandi opere di YHWH in favore del suo Popolo, eccelle la Pasqua, prefigurazione della Nuova Alleanza.

 

Il popolo eletto riceve da Dio segni e simboli distintivi che caratterizzano la sua vita liturgica: non sono più soltanto celebrazioni di cicli cosmici e di gesti sociali, ma segni dell'Alleanza, simboli delle grandi opere compiute da Dio per il suo popolo. Tra questi segni liturgici dell'Antica Alleanza si possono menzionare la circoncisione, l'unzione e la consacrazione dei re e dei sacerdoti, l'imposizione delle mani, i sacrifici, e soprattutto la Pasqua. In questi segni la Chiesa riconosce una prefigurazione dei sacramenti della Nuova Alleanza [1150].

 

Gesù diede un nuovo significato ad alcuni grandi segni dell'Antica Alleanza, come l'Esodo e la Pasqua.

 

Nella sua predicazione il Signore Gesù (...) conferisce un nuovo significato ai fatti e ai segni dell'Antica Alleanza, specialmente all'Esodo e alla Pasqua (cf Lc 9,31; 22,7‑20), poiché egli stesso è il significato di tutti questi segni [1151].

 

Commemorazione cristiana del mistero della Risurrezione del Signore: « Festa delle feste ».

 

Per questo la Pasqua non è semplicemente una festa tra le altre: è la « Festa delle feste », la « Solennità delle solennità », come l'Eucaristia è il Sacramento dei sacramenti (il Grande sacramento). Sant'Atanasio la chiama « la Grande domenica » (Ep. Fest., 329), come la Settimana santa in Oriente è chiamata « la Grande Settimana ». Il Mistero della Risurrezione, nel quale Cristo ha annientato la morte, permea della sua potente energia il nostro vecchio tempo, fino a quando tutto gli sia sottomesso [1169].

Û  Risurrezione di Cristo e Mistero Pasquale.

 

PASSIONE E MORTE DI GESU' CRISTO (inizio)

Antecedenti: Ampio accordo per farlo morire.

 

Fin dagli inizi del ministero pubblico di Gesù, alcuni farisei e alcuni sostenitori di Erode, con alcuni sacerdoti e alcuni scribi, si sono accordati per farlo morire (cf Mc 3,6) [574].

Gravi accuse contro di lui per alcune delle sue opere: Possessione diabolica?, bestemmia, falso profeta. La Legge puniva con la morte per lapidazione questi « crimini religiosi ».

 

Per certe sue azioni (cacciata di demoni, cf Mt 12,24; perdono dei peccati, cf Mc 2,7; guarigioni in giorno di sabato, cf 3,1‑6; interpretazione originale dei precetti di purità della Legge, cf Mc 7,14‑23; familiarità con i pubblicani e i pubblici peccatori, cf Mc 2,14‑17), Gesù è apparso ad alcuni malintenzionati sospetto di possessione demoniaca (cf Mc 3,22; Gv 8,48; 10,20). Lo si accusa di bestemmia (cf Mc 2,7; Gv 5,18; 10,33) e di falso profetismo (cf Gv 7,12; 7,52), crimini religiosi che la Legge puniva con la pena di morte sotto forma di lapidazione (cf Gv 8,59; 10,31) [574].

 

Accuse centrali: Sembra agire contro le istituzioni essenziali di Israele: La Legge, il Tempio e l'unicità di Dio.

 

Agli occhi di molti in Israele, Gesù sembra agire contro le istituzioni fondamentali del Popolo eletto:

-  l'obbedienza alla Legge nell'integralità dei suoi precetti scritti e, per i farisei, nell'interpretazione della tradizione orale;

-  la centralità del Tempio di Gerusalemme come luogo santo dove Dio abita in un modo privilegiato;

-  la fede nell'unico Dio del quale nessun uomo può condividere la gloria [576].

 

Gesù agiva contro la Legge? Egli ha affermato di non essere venuto ad abolirla, ma a darle compimento.

 

Gesù ha fatto una solenne precisazione all'inizio del Discorso della Montagna, quando ha presentato, alla luce della grazia della Nuova Alleanza, la Legge data da Dio sul Sinai al momento della Prima Alleanza:

« Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento » [577].

 

[Poiché] l'adempimento perfetto della Legge poteva essere soltanto l'opera del divino Legislatore nato sotto la Legge nella Persona del Figlio (cf Gal 4,4) [580].

 

In Gesù, la stessa Parola della Legge del Sinai torna a farsi sentire, portata a compimento, sul monte delle Beatitudini.

 

In lui, è la Parola stessa di Dio, risuonata sul Sinai per dare a Mosè la Legge scritta, a farsi di nuovo sentire sul Monte delle Beatitudini (cf Mt 5,1). Questa Parola non abolisce la Legge, ma la porta a compimento dandone in maniera divina l'interpretazione definitiva: « Avete inteso che fu detto agli antichi... ma io vi dico » (Mt 5,33‑34) (cf Mt 5,33‑34). Con questa stessa autorità divina, Gesù sconfessa certe « tradizioni degli uomini » (Mc 7,8) care ai farisei i quali annullano « la Parola di Dio » (Mc 7,13) [581].

 

Gesù ha, forse, disprezzato il Tempio? Esso è stato il luogo privilegiato dell'incontro con il Padre suo e ad esso veniva con frequenza in occasione delle feste giudaiche e dei riti religiosi.

 

Gesù, come prima di lui i profeti, ha manifestato per il Tempio di Gerusalemme il più profondo rispetto. Vi è stato presentato da Giuseppe e Maria quaranta giorni dopo la nascita (Lc 2,22‑39). All'età di dodici anni decide di rimanere nel Tempio, per ricordare ai suoi genitori che egli deve occuparsi delle cose del Padre suo (cf Lc 2,46‑49). Vi è salito ogni anno, almeno per la Pasqua (cf Lc 2,41), durante la sua vita nascosta; lo stesso suo ministero pubblico è stato ritmato dai suoi pellegrinaggi a Gerusalemme per le grandi feste giudaiche (cf Gv 2,13‑14; 5,1.14; 7,1.10.14; 8,2; 10,22‑23).

Gesù è salito al Tempio come al luogo privilegiato dell'incontro con Dio [583‑584].

 

Annunciò la distruzione del Tempio, poiché egli stesso doveva essere, dopo la sua morte, « la dimora di Dio con gli uomini ».

 

Alla vigilia della sua passione, Gesù ha però annunziato la distruzione di questo splendido edificio, di cui non sarebbe rimasta pietra su pietra (cf Mt 24,1‑2) [585].

Lungi dall'essere stato ostile al Tempio ( cf Mt 8,4; 23,21; Lc 17,14; Gv 4,22) dove ha dato l'essenziale del suo insegnamento (cf Gv 18,20), Gesù ha voluto pagare la tassa per il Tempio associandosi a Pietro (cf Mt 17,24‑27), che aveva posto come fondamento di quella che sarebbe stata la sua Chiesa (cf Mt 16,18). Ancor più, egli si è identificato con il Tempio presentandosi come la dimora definitiva di Dio in mezzo agli uomini (Gv 2, 21; Mt 12,6). Per questo la sua uccisione nel corpo (cf Gv 2,18‑22) annunzia la distruzione del Tempio, distruzione che manifesterà l'entrata in una nuova età della storia della salvezza: « E giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre » (Gv 4,21; cf Gv 4,23‑24; Mt 27,51; Eb 9,11; Ap 21,22) [586].

 

Contraddisse Gesù la fede nel Dio unico? Trattò con misericordia i peccatori, perdonò i loro peccati, esigendo da loro una sequela integrale alla sua persona.

 

Gesù ha suscitato scandalo soprattutto per aver identificato il proprio comportamento misericordioso verso i peccatori con l'atteggiamento di Dio stesso a loro riguardo (cf Mt 9,13; Os 6,6). E arrivato a lasciar intendere che, sedendo a mensa con i peccatori (cf Lc 15,1‑2), li ammetteva al banchetto messianico (cf Lc 15,22‑32). Ma è soprattutto perdonando i peccati, che Gesù ha messo le autorità religiose di Israele di fronte a un dilemma. Costoro non erano nel giusto quando, costernati, dicevano: « Chi può rimettere i peccati se non Dio solo? » (Mc 2,7). Perdonando i peccati, Gesù o bestemmia perché è un uomo che si fa uguale a Dio (cf Gv 5,18; 10,33), oppure dice il vero e la sua Persona rende presente e rivela il Nome di Dio (cf Gv 17,6‑26) [589].

 

Soltanto l'identità divina della Persona di Gesù può giustificare un'esigenza assoluta come questa: « Chi non è con me è contro di me » (Mt 12,30); altrettanto quando egli dice che in lui c'è « più di Giona... più di Salomone » (Mt 12,41‑42), qualcosa più grande del Tempio (Mt 12,6) [590].

 

Condanna a morte di Gesù: il « Sinedrio » lo dichiara « reo di morte » e lo accusa davanti a Pilato di « sedizione ».

 

Le autorità religiose di Gerusalemme non sono state unanimi nella condotta da tenere nei riguardi di Gesù (cf Gv 9,16; 10,19). I farisei hanno minacciato di scomunica coloro che lo avrebbero seguito (Gv 9,22). A coloro che temevano: « Tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione » (Gv 11, 48) il sommo sacerdote Caifa propose profetizzando: E « meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera » (Gv 11,49‑50). Il Sinedrio, avendo dichiarato Gesù « reo di morte » (Mt 26,66) in quanto bestemmiatore, ma avendo perduto il diritto di mettere a morte (cf Gv 18,31), consegna Gesù ai Romani accusandolo di rivolta politica (cf Lc 23,2), cosa che lo metterà alla pari con Barabba accusato di « sommossa » (Lc 23,19) [596].

Û  Condanna a morte di Gesù.

 

PASSIONI O SENTIMENTI(MORALITÀ DELLE) (inizio)

Come impulsi della sensibilità umana, inclinano ad agire o a non agire in accordo con ciò che viene sentito o immaginato come buono o come cattivo dall'uomo.

 

Il termine « passioni » appartiene al patrimonio cristiano. Per sentimenti o passioni si intendono le emozioni o moti della sensibilità, che spingono ad agire o a non agire in vista di ciò che è sentito o immaginato come buono o come cattivo [1763].

Secondo Gesù, la loro sorgente è il cuore dell'uomo, e costituiscono il legame fra la vita sensibile e quella dello spirito.

 

Le passioni sono componenti naturali dello psichismo umano; fanno da tramite e assicurano il legame tra la vita sensibile e la vita dello spirito. Nostro Signore indica il cuore dell'uomo come la sorgente da cui nasce il movimento delle passioni (cf Mc 7,21) [1764].

Fra le numerose passioni, la più fondamentale è quella dell'amore, destata dall'attrazione verso il bene, desiderato se non lo si possiede e oggetto di speranza, che culmina nella gioia e nel piacere del suo possesso. L'amore egoistico, al contrario, origina l'odio, l'avversione, e culmina nella tristezza e nell'ira.

 

Le passioni sono molte. Quella fondamentale è l'amore provocato dall'attrattiva del bene. L'amore suscita il desiderio del bene che non si ha e la speranza di conseguirlo. Questo movimento ha il suo termine nel piacere e nella gioia del bene posseduto. Il timore del male causa l'odio, l'avversione e lo spavento del male futuro. Questo movimento finisce nella tristezza del male presente o nella collera che vi si oppone [1765].

Essendo esse di per sé indifferenti, la loro qualifica morale dipende dalla ragione e dalla volontà della persona. Per raggiungere la perfezione del bene morale, devono essere regolate dalla ragione.

 

Le passioni, in se stesse, non sono né buone né cattive. Non ricevono qualificazione morale se non nella misura in cui dipendono effettivamente dalla ragione e dalla volontà. Le passioni sono dette volontarie « o perché sono comandate dalla volontà, oppure perché la volontà non vi resiste » (S. Tommaso d'Aquino, S. Th., I‑II, q. 24, a. 1). E proprio della perfezione del bene morale o umano che le passioni siano regolate dalla ragione (cf S. Th., I‑II, q. 24, a. 3) [1767].

Le passioni sono moralmente buone se contribuiscono ad un'azione buona, e cattive nel caso contrario. I sentimenti e le emozioni possono mutarsi in virtù o pervertirsi in vizi.

 

Non sono i grandi sentimenti a decidere della moralità o della santità delle persone; essi sono la riserva inesauribile delle immagini e degli affetti nei quali si esprime la vita morale. Le passioni sono moralmente buone quando contribuiscono ad un'azione buona; sono cattive nel caso contrario. La volontà retta ordina al bene e alla beatitudine i moti sensibili che essa assume; la volontà cattiva cede alle passioni disordinate e le inasprisce. Le emozioni e i sentimenti possono essere assunti nelle virtù, o pervertiti nei vizi [1768].

Û  Virtù e vizi.

 

PATERNITÀ RESPONSABILE (inizio)

Û  Regolazione delle nascite.

 

PATRIA, DOVERI DI AMORE E DI SERVIZIO (inizio)

Sono inclusi come obblighi nel « quarto comandamento » e si richiedono come dovere di gratitudine, carità e amore.

 

L'amore e il servizio della patria derivano dal dovere di riconoscenza e dall'ordine della carità. La sottomissione alle autorità legittime e il servizio del bene comune esigono dai cittadini che essi compiano la loro funzione nella vita della comunità politica [2239].

Û  Doveri dei cittadini.

 

PECCATI CAPITALI (inizio)

Vengono così chiamati perché generano altri diversi vizi; la tradizione ne enumera sette.

 

I vizi possono essere catalogati in parallelo alle virtù alle quali si oppongono, oppure essere collegati ai peccati capitali che l'esperienza cristiana ha distinto, seguendo san Giovanni Cassiano e san Gregorio Magno (Mor., 31,45). Sono chiamati capitali perché generano altri peccati, altri vizi. Sono la superbia, l'avarizia, l'invidia, l'ira, la lussuria, la golosità, la pigrizia o accidia [1866].

Û  Peccati mortali e ciascuno dei « capitali » in particolare.

 

PECCATI « CHE GRIDANO VERSO IL CIELO » (inizio)

Sotto questa denominazione la Sacra Scrittura enumera diversi peccati.

 

La tradizione catechistica ricorda pure che esistono peccati che gridano verso il cielo. Gridano verso il cielo: il sangue di Abele (cf Gn 4,10); il peccato dei Sodomiti (cf Gn 18,20; 19,13); il lamento del popolo oppresso in Egitto (cf Es 3,7‑10); il lamento del forestiero, della vedova e dell'orfano (cf Es 22,20‑22); l'ingiustizia verso il salariato (cf Dt 24,14‑15; Gdc 5,4) [1867].

Û  Peccati mortali.

 

PECCATI E LORO DIVERSA VARIETÀ (inizio)

La Sacra Scrittura, soprattutto nelle lettere di san Paolo, enumera una grande varietà di peccati che, in quanto opere della carne, si oppongono allo Spirito e ai suoi frutti.

 

La varietà dei peccati è grande. La Scrittura ne dà parecchi elenchi. La Lettera ai Galati contrappone le opere della carne al frutto dello Spirito: « Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il Regno di Dio » (Gal 5,19‑21; cf Rm 1,28‑32; 1 Cor 6,9‑10; Ef 5,3‑ 5; Col 3,5‑8; 1 Tim 1,9‑10; 2 Tim 3,2‑5) [1852].

Per una loro catalogazione generale, si può partire, come in qualunque atto umano, dall'oggetto delle virtù alle quali si oppongono gli atti, dai comandamenti infranti, dal soggetto che li commette o dal pensiero, dalla parola o dall'azione. La loro origine profonda, in ogni caso, si trova nel cuore dell'uomo.

 

I peccati possono essere distinti secondo il loro oggetto, come si fa per ogni atto umano, oppure secondo le virtù alle quali si oppongono, per eccesso o per difetto, oppure secondo i comandamenti cui si oppongono. Si possono anche suddividere secondo che riguardano Dio, il prossimo o se stessi; si possono distinguere in peccati spirituali e carnali, o ancora in peccati di pensiero, di parola, di azione e di omissione. La radice del peccato è nel cuore dell'uomo, nella sua libera volontà, secondo quel che insegna il Signore: « Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l'uomo » (Mt 15,19‑20) [1853].

 

PECCATI VENIALI (inizio)

Sono quelli che, o per la materia lieve, o non essendovi una piena consapevolezza né un totale consenso di avere infranto la legge morale, non distruggono la carità e l'amore di Dio.

 

Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso [1862].

Sebbene non rompano l'unione con Dio, tuttavia indeboliscono questa « comunione » e predispongono al peccato mortale; inoltre, meritano pene temporali.

 

Il peccato veniale indebolisce la carità; manifesta un affetto disordinato per dei beni creati; ostacola i progressi dell'anima nell'esercizio delle virtù e nella pratica del bene morale; merita pene temporali. Il peccato veniale deliberato (...) ci dispone poco a poco a commettere il peccato mortale [1863].

Sebbene la confessione dei peccati veniali non sia necessaria, la Chiesa la raccomanda come aiuto a formare la coscienza e l'ascesi contro le cattive inclinazioni.

 

Sebbene non sia strettamente necessaria, la confessione delle colpe quotidiane (peccati veniali) è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa (cf Conc. di Trento, DS 1680; FCC 9.240; CIC, can. 988,2). In effetti, la confessione regolare dei peccati veniali ci aiuta a formare la nostra coscienza, a lottare contro le cattive inclinazioni, a lasciarci guarire da Cristo, a progredire nella vita dello Spirito. Ricevendo più frequentemente, attraverso questo sacramento, il dono della misericordia del Padre, siamo spinti ad essere misericordiosi come lui (cf Lc 6,36) [1458].

Û  Peccato.

 

PECCATO (inizio)

La sua oscura realtà è presente nella storia umana.

 

Nella storia dell'uomo è presente il peccato: sarebbe vano cercare di ignorarlo o di dare altri nomi a questa oscura realtà... [386].

E rifiuto e opposizione a Dio.

 

Per tentare di comprendere che cosa sia il peccato, si deve innanzi tutto riconoscere il profondo legame dell'uomo con Dio, perché, al di fuori di questo rapporto, il male del peccato non può venire smascherato nella sua vera identità di rifiuto e di opposizione a Dio, mentre continua a gravare sulla vita dell'uomo e sulla storia [386].

Rottura della comunione con Dio e con la sua Chiesa.

 

Il peccato è anzitutto offesa a Dio, rottura della comunione con lui. Nello stesso tempo esso attenta alla comunione con la Chiesa. Per questo motivo la conversione arreca ad un tempo il perdono di Dio e la riconciliazione con la Chiesa, ciò che il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione esprime e realizza liturgicamente (cf LG 11) [1440].

La diversa gravità generica fra i peccati, porta a distinguere, sulla base della Scrittura, l'esistenza di peccati mortali e peccati veniali.

 

E opportuno valutare i peccati in base alla loro gravità. La distinzione tra peccato mortale e peccato veniale, già adombrata nella Scrittura (cf 1 Gv 5,16‑17), si è imposta nella Tradizione della Chiesa. L'esperienza degli uomini la convalida [1854].

E abuso della libertà, donata da Dio per amarlo e amarsi vicendevolmente.

 

Soltanto conoscendo il disegno di Dio sull'uomo, si capisce che il peccato è un abuso di quella libertà che Dio dona alle persone create perché possano amare lui e amarsi reciprocamente [387].

L'influenza nefasta e seduttrice del diavolo induce l'uomo a disobbedire a Dio.

 

La Scrittura attesta la nefasta influenza di colui che Gesù chiama « omicida fin dal principio » (Gv 8,44), e che ha perfino tentato di distogliere Gesù dalla missione affidatagli dal Padre (cf Mt 4,1‑11). « Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo » (1 Gv 3,8). Di queste opere, la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzione menzognera che ha indotto l'uomo a disobbedire a Dio [394].

 

PECCATO MORTALE (inizio)

Ciò che costituisce una grave infrazione della legge di Dio, che distrugge la carità e che allontana l'uomo dal suo fine ultimo per preferire le realtà create al Creatore.

 

Il peccato mortale distrugge la carità nel cuore dell'uomo a causa di una violazione grave della legge di Dio; distoglie l'uomo da Dio, che è il suo fine ultimo e la sua beatitudine, preferendo a lui un bene inferiore [1855].

Le condizioni perché esista il peccato mortale sono la materia o l'oggetto grave, la piena consapevolezza di essa e il deliberato consenso.

 

Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: « E peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso » (RP 17) [1857].

 

I Dieci Comandamenti, secondo la testimonianza di Gesù, precisano la « materia grave », all'interno della quale esiste una gradazione.

 

La materia grave è precisata dai Dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: « Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre » (Mc 10,19). La gravità dei peccati è più o meno grande: un omicidio è più grave di un furto. Si deve tenere conto anche della qualità delle persone lese: la violenza esercitata contro i genitori è di per sé più grave di quella fatta ad un estraneo [1858].

La piena consapevolezza, o coscienza totale dell'atto, e l'« intero consenso » richiesti, fanno dell'elezione del male un atto personale, nel quale una simulata ignoranza e un « indurimento del cuore » aggravano la volontarietà.

 

Perché il peccato sia mortale deve anche essere commesso con piena consapevolezza e pieno consenso. Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell'atto, della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L'ignoranza simulata e la durezza del cuore (cf Mc 3,5‑6; Lc 16,19‑31) non diminuiscono il carattere volontario del peccato, ma, anzi, lo accrescono [1859].

Alcuni condizionamenti interiori (ignoranza involontaria, passioni, patologie...) o esteriori (pressioni...) possono diminuire o annullare l'imputabilità per un peccato grave. La malizia rende più grave il peccato.

 

L'ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l'imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave [1860].

Se il peccato mortale non è oggetto di pentimento e del perdono di Dio, fino al termine dell'esistenza, esclude la persona dalla salvezza; però nel giudizio definitivo dobbiamo confidare nella giustizia di Dio e nella sua misericordia.

 

...Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l'esclusione dal Regno di Cristo e la morte eterna dell'inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se noi possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio [1861].

Û  Peccato, Peccati veniali.

 

PECCATO ORIGINALE (inizio)

In che cosa è consistito il peccato originale.

 

L'uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore (cf Gn 3,1‑11) e, abusando della propria libertà, ha disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è consistito il primo peccato dell'uomo (cf Rm 5,19). In seguito, ogni peccato sarà una disobbedienza a Dio e una mancanza di fiducia nella sua bontà [397].

Costituito in uno stato di santità, l'uomo era destinato ad essere pienamente « divinizzato » da Dio nella gloria. Sedotto dal Diavolo, ha voluto diventare « come Dio » (cf Gn 3,5) [398].

 

Liberamente commesso dai « progenitori », segna in maniera definitiva tutta la storia umana.

 

Il racconto della caduta (Gn 3) utilizza un linguaggio di immagini, ma espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all'inizio della storia dell'uomo (cf GS 13,1). La Rivelazione ci dà la certezza di fede che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamente commessa dai nostri progenitori (cf Conc. di Trento, DS 1513; FCC 3.057; Pio XII, DS 3897; FCC 3.072; Paolo VI, discorso dell'11 luglio 1966) [390].

 

Indotto dalla tentazione dell'« angelo caduto »: Satana.

 

Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c'è una voce seduttrice, che si oppone a Dio (cf Gn 3,1‑5), la quale, per invidia, li fa cadere nella morte (cf Sap 2,24). La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o Diavolo (cf Gv 8,44; Ap 12,9) [391].

 

Il suo significato ultimo deve essere compreso alla luce della Morte e Risurrezione di Cristo.

 

Sebbene il Popolo di Dio dell'Antico Testamento abbia in qualche modo conosciuto la condizione umana alla luce della storia della caduta narrata dalla Genesi, non era però in grado di comprendere il significato ultimo di tale storia, che si manifesta appieno soltanto alla luce della morte e della Risurrezione di Gesù Cristo (cf Rm 5,12‑21). Bisogna conoscere Cristo come sorgente della grazia per conoscere Adamo come sorgente del peccato [388].

 

Conseguenze del peccato originale descritte dalla Bibbia.

 

La Scrittura mostra le conseguenze drammatiche di questa prima disobbedienza. Adamo ed Eva perdono immediatamente la grazia della santità originale (cf Rm 3,23). Hanno paura di quel Dio (cf Gn 3,9‑10) di cui si son fatti una falsa immagine, quella cioè di un Dio geloso delle proprie prerogative (cf Gn 3,5) [399].

L'armonia nella quale essi erano posti, grazie alla giustizia originale, è distrutta; la padronanza delle facoltà spirituali dell'anima sul corpo è infranta (cf Gn 3,7); l'unione dell'uomo e della donna è sottoposta a tensioni (cf Gn 3,11‑13); i loro rapporti saranno segnati dalla concupiscenza e dalla tendenza all'asservimento (cf Gn 3,16). L'armonia con la creazione è spezzata: la creazione visibile è diventata aliena e ostile all'uomo (cf Gn 3,17.19). A causa dell'uomo, la creazione è soggetta alla schiavitù della corruzione (cf Rm 8,20). Infine, la conseguenza esplicitamente annunziata nell'ipotesi della disobbedienza (cf Gn 2,17) si realizzerà: l'uomo tornerà in polvere, quella polvere dalla quale è stato tratto (cf Gn 3,19). La morte entra nella storia dell'umanità (cf Rm 5,12) [400].

 

Implicazione di tutta l'umanità nel peccato di Adamo.

 

Tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. San Paolo lo afferma: « Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori » (Rm 5,19) [402].

...Sappiamo però dalla Rivelazione che Adamo aveva ricevuto la santità e la giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutta la natura umana: cedendo al tentatore, Adamo ed Eva commettono un peccato personale, ma questo peccato intacca la natura umana, che essi trasmettono in una condizione decaduta (cf Conc. di Trento, DS 1511‑1512; FCC 3.055‑3.056). Si tratta di un peccato che sarà trasmesso per propagazione a tutta l'umanità... [404].

Conseguenze per tutta l'umanità.

 

Il peccato originale, sebbene proprio a ciascuno (cf Conc. di Trento, DS 1513; FCC 3.057), in nessun discendente di Adamo ha un carattere di colpa personale. Consiste nella privazione della santità e della giustizia originali, ma la natura umana non è interamente corrotta: è ferita nelle sue proprie forze naturali, sottoposta all'ignoranza, alla sofferenza e al potere della morte, e inclinata al peccato... [405].

Le conseguenze del peccato originale e di tutti i peccati personali degli uomini conferiscono al mondo nel suo insieme una condizione peccaminosa, che può essere definita con l'espressione di san Giovanni: « il peccato del mondo » (Gv 1,29) [408].

 

Dio non ha abbandonato l'uomo decaduto; Cristo, il secondo Adamo, ci ha salvato con la sua Morte e Risurrezione.

 

Dopo la caduta, l'uomo non è stato abbandonato da Dio. Al contrario, Dio lo chiama (cf Gn 3,9), e gli predice in modo misterioso che il male sarà vinto e che l'uomo sarà sollevato dalla caduta (cf Gn 3,15) [410].

« Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita » (Rm 5,18) [402].

« Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli » (Gal 4,4‑5) [422].

Û  Adamo ed Eva, « Nuovo Adamo ».

 

PECCATO « SOCIALE » (inizio)

Û  Strutture di peccato.

 

PELLEGRINAGGI (inizio)

Occasioni privilegiate per rinnovare lo spirito di preghiera, come Chiesa « pellegrinante », nei santuari, da dove provengono correnti di spiritualità cristiana.

Û  Religiosità popolare.

 

PENA DI MORTE (inizio)

L'obbligo di preservare il bene comune della società richiede di porre l'aggressore al di fuori di essa. La teologia cattolica del passato ha difeso il fondamento del diritto, e il dovere di tutelare questo bene comune da parte dell'autorità legittima, in caso di estrema gravità, applicando la pena di morte. Questa sarebbe una concreta applicazione della dottrina della legittima difesa. Oggi si pensa che i mezzi incruenti siano sufficienti per proteggere l'ordine e la sicurezza delle persone, e questo appare più concorde con la misericordia evangelica e la fiducia nel pentimento e nell'emendazione, e anche più conforme alla dignità della persona umana.

 

La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell'autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità [2265].

Quando è volontariamente accettata dal colpevole, essa assume valore di espiazione. La pena poi, oltre che ha difendere l'ordine publico e a tutelare la sicurezza delle persone, mira ad uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole.

L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di essere umani.

Se, invece, i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall'aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l'autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana.

Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo coliu che l'ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo « sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti » [2267].

Û  Legittima difesa.

 

PENITENZA (SACRAMENTO DELLA) (inizio)

Per suo mezzo, il battezzato si riconcilia con Dio e con la Chiesa.

 

E per mezzo del sacramento della Penitenza che il battezzato può essere riconciliato con Dio e con la Chiesa... « Per coloro che sono caduti dopo il Battesimo questo sacramento della Penitenza è necessario alla salvezza come lo stesso Battesimo per quelli che non sono stati ancora rigenerati » (Conc. di Trento, DS 1672; FCC 9.232) [980].

« Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato » [1422].

 

Nomi che riceve questo sacramento.

 

a) Sacramento della conversione.

...poiché realizza sacramentalmente l'appello di Gesù alla conversione (cf Mc 1,15), il cammino di ritorno al Padre (cf Lc 15,18) da cui ci si è allontanati con il peccato [1423].

 

Conversione.

 

b) « Sacramento della penitenza »

...poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore [1423].

 

c) « Sacramento della confessione ».

...poiché l'accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una « confessione », riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l'uomo peccatore [1424].

 

 Confessione.

 

d) « Sacramento del perdono ».

...poiché, attraverso l'assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente « il perdono e la pace » (OP, formula di assoluzione) [1424].

 Perdono dei peccati.

 

e) « Sacramento della riconciliazione »

...perché dona al peccatore l'amore di Dio che riconcilia: « Lasciatevi riconciliare con Dio » (2 Cor 5,20) [1424].

 

Effetti di questo sacramento.

 

La riconciliazione con Dio.

« Tutto il valore della penitenza consiste nel restituirci alla grazia di Dio stringendoci a lui in intima e grande amicizia » (Catech. R., 2,5,18). Il fine e l'effetto di questo sacramento sono dunque la riconciliazione con Dio. Coloro che ricevono il sacramento della Penitenza con cuore contrito e in una disposizione religiosa conseguono « la pace e la serenità della coscienza insieme a una vivissima consolazione dello spirito » (Conc. di Trento, DS 1674; FCC 9.234) [1468].

 

La riconciliazione con la Chiesa.

Questo sacramento ci riconcilia con la Chiesa. Il peccato incrina o infrange la comunione fraterna. Il sacramento della Penitenza la ripara o la restaura. In questo senso, non guarisce soltanto colui che viene ristabilito nella comunione ecclesiale, ma ha pure un effetto vivificante sulla vita della Chiesa che ha sofferto a causa del peccato di uno dei suoi membri (cf 1 Cor 12,26) [1469].

 

Struttura fondamentale di questo sacramento.

 

Si compone di due elementi essenziali.

...gli atti dell'uomo che si converte sotto l'azione dello Spirito Santo: cioè la contrizione, la confessione e la soddisfazione [1448].

 

L'azione di Dio per mezzo della Chiesa.

La Chiesa che, mediante il vescovo e i suoi presbiteri, concede nel nome di Gesù Cristo il perdono dei peccati e stabilisce la modalità della soddisfazione, prega anche per il peccatore e fa penitenza con lui. Così il peccatore viene guarito e ristabilito nella comunione ecclesiale [1448].

Û  Confessione.

 

PENITENZA INTERIORE (inizio)

E la conversione a Dio, con tutto il cuore, con l'aversione dal peccato e la rottura con esso.

 

La penitenza interiore è un radicale riorientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, un'avversione per il male, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse. Nello stesso tempo, essa comporta il desiderio e la risoluzione di cambiare vita con la speranza della misericordia di Dio e la fiducia nell'aiuto della sua grazia. Questa conversione del cuore è accompagnata da un dolore e da una tristezza salutari, che i Padri hanno chiamato animi cruciatus [afflizione dello spirito], compunctio cordis [contrizione del cuore] (cf Conc. di Trento, DS 1676‑1678; 1705; FCC 9.236‑9.238; 9.261 Catech. R. 2,5,4) [1431].

 

Il cammino di conversione e penitenza descritto da Gesù nella «parabola» del Figlio prodigo.

 

Il dinamismo della conversione e della penitenza è stato meravigliosamente descritto da Gesù nella parabola detta « del figlio prodigo » il cui centro è « il padre misericordioso » (Lc 15,11‑24) (...). Soltanto il cuore di Cristo, che conosce le profondità dell'amore di suo Padre, ha potuto rivelarci l'abisso della sua misericordia in una maniera così piena di semplicità e di bellezza [1439].

Û  Conversione.

 

PENTECOSTE (inizio)

L'effusione dello Spirito Santo e il tempo della Chiesa.

 

Il giorno di Pentecoste (al termine delle sette settimane pasquali), la Pasqua di Cristo si compie nell'effusione dello Spirito Santo, che è manifestato, donato e comunicato come Persona divina: dalla sua pienezza Cristo Signore (cf At 2,36) effonde a profusione lo Spirito [731].

In questo giorno è pienamente rivelata la Santissima Trinità. Da questo giorno, il Regno annunziato da Cristo è aperto a coloro che credono in lui: nell'umiltà della carne e nella fede, essi partecipano già alla comunione della Santissima Trinità. Con la sua venuta, che non ha fine, lo Spirito Santo introduce il mondo negli « ultimi tempi », il tempo della Chiesa, il Regno già ereditato, ma non ancora compiuto [732].

Dalla Pentecoste, nel momento in cui comincia il tempo della Chiesa, Cristo vive e agisce in essa per mezzo della Liturgia e più segnatamente per mezzo dei sacramenti.

 

Il giorno di Pentecoste, con l'effusione dello Spirito Santo, la Chiesa viene manifestata al mondo (cf SC 6; LG 2). Il dono dello Spirito inaugura un tempo nuovo nella « dispensazione del Mistero »: il tempo della Chiesa, nel quale Cristo manifesta, rende presente e comunica la sua opera di salvezza per mezzo della Liturgia della sua Chiesa, « finché egli venga » (1 Cor 11,26). In questo tempo della Chiesa, Cristo vive e agisce ora nella sua Chiesa e con essa in una maniera nuova, propria di questo tempo nuovo. Egli agisce per mezzo dei sacramenti; è ciò che la Tradizione comune dell'Oriente e dell'Occidente chiama « l'Economia sacramentale »; questa consiste nella comunicazione (o « dispensazione ») dei frutti del Mistero pasquale di Cristo nella celebrazione della Liturgia « sacramentale » della Chiesa [1076].

Û  Spirito Santo.

 

PERDONO DEI PECCATI (inizio)

Cristo ha conferito ai suoi Apostoli il suo personale potere divino di perdonare i peccati.

 

Proprio donando ai suoi Apostoli lo Spirito Santo, Cristo risorto ha loro conferito il suo potere divino di perdonare i peccati: « Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi » (Gv 20,22‑23) [976].

Il perdono dei peccati è legato alla fede e al Battesimo.

 

Nostro Signore ha legato il perdono dei peccati alla fede e al Battesimo: « Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo » (Mc 16,15‑16). Il Battesimo è il primo e principale sacramento per il perdono dei peccati perché ci unisce a Cristo « messo a morte per i nostri peccati e risuscitato per la nostra giustificazione » (Rm 4,25), affinché « anche noi possiamo camminare in una vita nuova » (Rm 6,4) [977].

Cristo risorto inviò i suoi Apostoli a predicare il perdono dei peccati per mezzo della conversione, della fede, del Battesimo e la riconciliazione con Dio, sottomettendo i peccati al « potere delle chiavi » che egli conferì alla Chiesa per loro mezzo.

 

Cristo dopo la sua Risurrezione ha inviato i suoi Apostoli a predicare « nel suo nome... a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati » (Lc 24,47). Tale « ministero della riconciliazione » (2 Cor 5,18) non viene compiuto dagli Apostoli e dai loro successori solamente annunziando agli uomini il perdono di Dio meritato per noi da Cristo e chiamandoli alla conversione e alla fede, ma anche comunicando loro la remissione dei peccati per mezzo del Battesimo e riconciliandoli con Dio e con la Chiesa grazie al potere delle chiavi ricevuto da Cristo [981].

La Chiesa, inoltre, può perdonare tutti i peccati, per gravi che siano, supposta la conversione del peccatore a Dio.

 

Non c'è nessuna colpa, per grave che sia, che non possa essere perdonata dalla santa Chiesa (...). Cristo, che è morto per tutti gli uomini, vuole che, nella sua Chiesa, le porte del perdono siano sempre aperte a chiunque si allontana dal peccato (cf Mt 18,21‑22) [982].

Û  anche Battesimo e Penitenza.

 

PERSONA UMANA (inizio)

Û  Uomo e Uomo e donna.

 

PIENA DI GRAZIA (inizio)

Û  Maria.

 

PIETÀ FILIALE (inizio)

Il rispetto e l'amore (pietà filiale), sebbene sia una conseguenza del legame che unisce i figli ai loro genitori, frutto della gratitudine per il dono della vita, l'amore e l'attenzione ricevuti, è prescritto dal comandamento divino.

 

...Il rispetto dei figli, minorenni o adulti, per il proprio padre e la propria madre (cf Prv 1,8; Tb 4,34), si nutre dell'affetto naturale nato dal vincolo che li unisce. Questo rispetto è richiesto dal comando divino (cf Es 20,12) [2214].

Il rispetto per i genitori (pietà filiale) è fatto di riconoscenza verso coloro che, con il dono della vita, il loro amore e il loro lavoro, hanno messo al mondo i loro figli e hanno loro permesso di crescere in età, in sapienza e in grazia. « Onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare i dolori di tua madre. Ricorda che essi ti hanno generato; che darai loro in cambio di quanto ti hanno dato? » (Sir 7,27‑28) [2215].

Parimenti l'obbedienza, se il comando è ragionevole, deve essere prestata agli educatori; con la maggiore età cessa l'obbligo dell'obbedienza ai genitori, ma non cessa il rispetto e l'assistenza necessaria. L'amore e la gratitudine includono coloro che sono stati « padri nella fede ».

 

...I figli devono anche obbedire agli ordini ragionevoli dei loro educatori e di tutti coloro ai quali i genitori li hanno affidati (...). Crescendo, i figli continueranno a rispettare i loro genitori. Preverranno i loro desideri, chiederanno spesso i loro consigli, accetteranno i loro giustificati ammonimenti. Con l'emancipazione cessa l'obbedienza dei figli verso i genitori, ma non il rispetto che ad essi è sempre dovuto [2217].

Nella misura in cui possono, devono dare loro l'aiuto materiale e morale, negli anni della vecchiaia e in tempo di malattia, di solitudine o di indigenza. Gesù richiama questo dovere di riconoscenza (cf Mt 7,10‑12) [2218].

Û  Doveri dei genitori.

 

PIETRO APOSTOLO (inizio)

La Roccia sulla quale Cristo edifica la sua Chiesa.

 

Nel collegio dei Dodici Simon Pietro occupa il primo posto (cf Mc 3,16; 9,2; Lc 24,34; 1 Cor 15,5). Gesù a lui ha affidato una missione unica. Grazie ad una rivelazione concessagli dal Padre, Pietro aveva confessato: « Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente ». Nostro Signore allora gli aveva detto: « Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa » (Mt 16,18). Cristo, « Pietra viva » (1 Pt 2,4), assicura alla sua Chiesa fondata su Pietro la vittoria sulle potenze di morte. Pietro, a causa della fede da lui confessata, resterà la roccia incrollabile della Chiesa. Avrà la missione di custodire la fede nella sua integrità e di confermare i suoi fratelli (cf Lc 22,32) [552].

 

Ha il « potere delle chiavi » del Regno e di « pascere il gregge », per volontà di Cristo.

 

Gesù ha conferito a Pietro un potere specifico: « A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli » (Mt 16,19). Il « potere delle chiavi » designa l'autorità per governare la casa di Dio, che è la Chiesa. Gesù, « il Buon Pastore » (Gv 10,11), ha confermato questo incarico dopo la Risurrezione: « Pasci le mie pecorelle » (Gv 21,15‑17). Il potere di « legare e sciogliere » indica l'autorità di assolvere dai peccati, di pronunciare giudizi in materia di dottrina, e prendere decisioni disciplinari nella Chiesa. Gesù ha conferito tale autorità alla Chiesa attraverso il ministero degli Apostoli (cf Mt 18,18) e particolarmente di Pietro, il solo cui ha esplicitamente affidato le chiavi del Regno [553].

Û  anche Collegio apostolico, Papa, Infallibilità pontificia.

 

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Dizionario Teologico Catechismo CC M-N

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

 

DIZIONARIO TEOLOGICO

DEL CATECHISMO

DELLA CHIESA CATTOLICA

____________________________________________________________

 

M    

 

 

·                     Madre del Salvatore, Madre del Signore, Madre di Dio     

·                     Madre della Chiesa     

·                     Magia o stregoneria     

·                     Magistero autentico

·                     Magistero della Chiesa     

·                     Magistero ordinario     

·                     Maldicenza     

·                     Male     

·                     Maria

·                     Martirio    

·                     Masturbazione    

·                     Matrimonio (Sacramento del)

·                     Mediatore unico, Gesù Cristo     

·                     Mediatrice     

·                     Memoriale della passione     

·                     Menzogna     

·                     Merito    

·                     Messa     

·                     Messia    

·                     Mezzi di comunicazione sociale     

·                     Ministeri particolari     

·                     Ministero apostolico     

·                     Ministero ecclesiale     

·                     Ministri dei singoli sacramenti     

·                     Ministri ordinati     

·                     Missione della Chiesa     

·                     Missioni di insegnare, santificare e governare nella Chiesa

·                     Mistagogia battesimale     

·                     Misteri della vita di Cristo

·                     Mistero di Cristo     

·                     Mistero pasquale     

·                     Monasteri     

·                     Mondo    

·                     Mondo visibile     

·                     Morte    

·                     Morte cristiana     

·                     Morte e sepoltura di Gesù     

·                     Morte redentrice di Gesù Cristo     

·                     Mutilazioni e amputazioni          

N    

 

·                Nascita di Cristo     

·                Necessità del Battesimo     

·                Nome cristiano     

·                Nome santo del Signore  

·                « Non ci indurre in tentazione »

·                « Non commettere adulterio »  

·                Non desiderare i beni degli altri  

·                Non desiderare la donna del tuo prossimo                    

·                « Non pronunciare falsa testimonianza »

·                Non rubare  

·                Non uccidere  

·                Note della Chiesa

·                « Nuova creazione »     

·                Nuova Eva

·                Nuovo Adamo  

·                « Nuovi cieli e Nuova terra »

·                Nuovo Testamento   

_______________________________________________________

      

M

 

MADRE DELLA CHIESA  (inizio)

Û per questo titolo cf la voce Maria.

 

MADRE DEL SALVATORE, MADRE DEL SIGNORE, MADRE DI DIO (inizio)

Û Maria.

MAGIA O STREGONERIA  (inizio)

Pretesa di dominare le potenze occulte per proprio profitto o per ottenere un potere soprannaturale sopra qualcuno o qualcosa. E un grave peccato contro la Religione.

 

Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo -  fosse anche per procurargli la salute -  sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancor più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all'intervento dei demoni. Anche portare gli amuleti è biasimevole [2117].

Û Spiritismo.

 

MAGISTERO AUTENTICO  (inizio)

Lo costituiscono il Papa e i Vescovi in comunione con lui quando insegnano in materia di fede e di morale cristiana.

 

Il romano pontefice e i vescovi « sono i dottori autentici, cioè rivestiti dell'autorità di Cristo, che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita » (LG 25) [2034].

Û Magistero ordinario, Vescovi, Magistero della Chiesa.

MAGISTERO DELLA CHIESA  (inizio)

Interpretazione autentica della Parola di Dio, orale o scritta, da parte del Magistero dei vescovi in comunione col Papa.

 

« L'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo » (DV 10), cioè ai vescovi in comunione con il successore di Pietro, il vescovo di Roma [85].

Al servizio della Parola, sotto l'azione dello Spirito Santo, al fine di prestarle ascolto, custodirla e trasmetterla con fedeltà.

 

Questo « Magistero però non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo, piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio » (DV 10) [86].

Il suo Magistero si estende alle problematiche della morale per mezzo della catechesi e della predicazione, con l'ausilio dei teologi e dei maestri spirituali.

 

Il Magistero dei pastori della Chiesa in materia morale ordinariamente si esercita nella catechesi e nella predicazione, con l'aiuto delle opere dei teologi e degli autori spirituali. In tal modo, di generazione in generazione, sotto la guida e la vigilanza dei pastori, si è trasmesso il « deposito » della morale cristiana, composto da un insieme caratteristico di norme, di comandamenti e di virtù che derivano dalla fede in Cristo e che sono vivificati dalla carità [2033].

Si estende anche ai precetti specifici della legge naturale, a causa della loro necessità per il conseguimento della salvezza.

 

L'autorità del Magistero si estende anche ai precetti specifici della legge naturale, perché la loro osservanza, chiesta dal Creatore, è necessaria alla salvezza. Richiamando le prescrizioni della legge naturale, il Magistero della Chiesa esercita una parte essenziale della sua funzione profetica di annunziare agli uomini ciò che essi sono in verità e di ricordare loro ciò che devono essere davanti a Dio [2036].

Û Vescovi, Papa.

 

MAGISTERO ORDINARIO  (inizio)

Costituito dal Papa e dai vescovi in comunione con lui, nell'insegnamento delle verità della fede, della speranza cristiana e della carità.

 

Il Magistero ordinario e universale del Papa e dei vescovi in comunione con lui insegna ai fedeli la verità da credere, la carità da praticare, la beatitudine da sperare [2034].

Û Magistero autentico, Vescovi, Magistero della Chiesa.

 

MALDICENZA  (inizio)

Rivelare, a chi lo ignora, senza una ragione sufficiente, difetti del prossimo, causandogli un male ingiusto.

 

Il rispetto della reputazione delle persone rende illecito ogni atteggiamento ed ogni parola che possano causare un ingiusto danno. Si rende colpevole (...) di maldicenza colui che, senza un motivo oggettivamente valido, rivela i difetti e le mancanze altrui a persone che li ignorano (Sir 21,28) [2477].

Û Giudizio temerario, Calunnia.

 

MALE (inizio)

Il male è una difficoltà contro la sapienza e la bontà di Dio?

 

...se il mondo proviene dalla sapienza e dalla bontà di Dio, perché il male? Da dove viene? Chi ne è responsabile? C'è una liberazione da esso? [284].

 

Ma perché Dio non ha creato un mondo a tal punto perfetto da non potervi essere alcun male? Nella sua infinita potenza, Dio potrebbe sempre creare qualcosa di migliore (S. Tommaso d'Aquino, S. Th., I, q. 25, a. 6 [310].

 

Il « male fisico » e la sapienza e bontà di Dio.

 

...nella sua sapienza e nella sua bontà infinite, Dio ha liberamente voluto creare un mondo « in stato di via » verso la sua perfezione ultima. Questo divenire, nel disegno di Dio, comporta, con la comparsa di certi esseri la scomparsa di altri, con il più perfetto anche il meno perfetto, con le costruzioni della natura anche le distruzioni. Quindi, insieme con il bene fisico esiste anche il male fisico, finché la creazione non avrà raggiunto la sua perfezione (cf S. Tommaso d'Aquino, C. Gent., 3, 71) [310].

 

Il « male morale » e Dio che rispetta l'agire delle sue creature intelligenti e libere.

 

Gli angeli e gli uomini, creature intelligenti e libere, devono camminare verso il loro destino ultimo per una libera scelta e un amore di preferenza. Essi possono, quindi, deviare. In realtà, hanno peccato. E così che nel mondo è entrato il male morale, incommensurabilmente più grave del male fisico. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male morale (cf S. Agostino, De lib. Arb. 1,1,1; S. Tommaso d'Aquino, S. Th., I‑II, q. 79, a. 1). Però, rispettando la libertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene [311].

 

Il « mistero del male » visto alla luce del « mistero della pietà ».

 

Da dove viene il male? « Quaerebam unde malum et non erat exitus -  Mi chiedevo donde il male, e non sapevo darmi risposta », dice sant'Agostino (Conf., 7, 7, 11), e la sua sofferta ricerca non troverà sbocco che nella conversione al Dio vivente. Infatti « il mistero dell'iniquità » (2 Ts 2,7) si illumina soltanto alla luce del « Mistero della pietà » (1 Tm 3,16). La rivelazione dell'amore divino in Cristo ha manifestato ad un tempo l'estensione del male e la sovrabbondanza della grazia (cf Rm 5,20) [385].

 anche Provvidenza Divina.

 

MARIA (inizio)

Eletta da Dio da tutta l'eternità.

 

Dio, da tutta l'eternità, ha scelto, perché fosse la Madre del Figlio suo, una figlia d'Israele, una giovane giudea di Nazaret in Galilea, « una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria » (Lc 1,26‑27) [488].

Capolavoro delle missioni del Figlio e dello Spirito Santo nella pienezza dei tempi.

 

Maria, la santissima Madre di Dio, sempre Vergine, è il capolavoro della missione del Figlio e dello Spirito nella pienezza del tempo. Per la prima volta nel disegno della salvezza e perché il suo Spirito l'ha preparata, il Padre trova la Dimora dove il suo Figlio e il suo Spirito possono abitare tra gli uomini. In questo senso la Tradizione della Chiesa ha spesso letto riferendoli a Maria i più bei testi sulla Sapienza: Maria è cantata e rappresentata nella Liturgia come « Sede della Sapienza » [721].

 

Le grazie con le quali lo Spirito Santo ha preparato Maria per la sua altissima missione.

 

Lo Spirito Santo ha preparato Maria con la sua grazia. Era conveniente che fosse « piena di grazia » la Madre di Colui nel quale « abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità » (Col 2,9). Per pura grazia ella è stata concepita senza peccato come la creatura più umile e più capace di accogliere il Dono ineffabile dell'Onnipotente. A giusto titolo l'angelo Gabriele la saluta come la « Figlia di Sion »: « Gioisci » (cf Sof 3,14; Zc 2,14) [722].

 

« Piena di grazia » in base alla dignità della sua missione.

 

Per esser la Madre del Salvatore, Maria « da Dio è stata arricchita di doni degni di una così grande carica » (LG 56). L'angelo Gabriele, al momento dell'Annunciazione, la saluta come « piena di grazia » (Lc 1,28) [490].

Immacolata Concezione.

 

Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, colmata di grazia da Dio (cf Lc 1,28), era stata redenta fin dal suo concepimento. E quanto afferma il dogma dell'Immacolata Concezione, proclamato da papa Pio IX nel 1854 [491].

Questi « splendori di una santità del tutto singolare » di cui Maria è « adornata fin dal primo istante della sua concezione » (LG 56) le vengono interamente da Cristo: ella è « redenta in modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo » (LG 53) [492].

 

Maria, « Madre del Signore » o Madre di Dio.

 

...Maria è acclamata, sotto la mozione dello Spirito, « la Madre del mio Signore » (Lc 1,43). Infatti, colui che Maria ha concepito come uomo per opera dello Spirito Santo e che è diventato veramente suo Figlio secondo la carne, è il Figlio eterno del Padre, la seconda Persona della Santissima Trinità. La Chiesa confessa che Maria è veramente Madre di Dio [Theotokos] (cf DS 251; FC 4.004) [495].

 

Il concepimento verginale, senza alcun intervento maschile, per opera dello Spirito Santo.

 

Fin dalle prime formulazioni della fede (cf DS 10‑64; FCC 0.501‑0.517), la Chiesa ha confessato che Gesù è stato concepito nel seno della Vergine Maria per la sola potenza dello Spirito Santo, ed ha affermato anche l'aspetto corporeo di tale avvenimento: Gesù è stato concepito « senza seme, per opera dello Spirito Santo » (Conc. Lateranense dell'anno 649, DS 503; FCC 4.044). Nel concepimento verginale i Padri ravvisano il segno che si tratta veramente del Figlio di Dio, il quale è venuto in una umanità come la nostra [496].

I racconti evangelici (cf Mt 1,18‑25; Lc 1,26‑38) considerano la concezione verginale un'opera divina che supera ogni comprensione e ogni possibilità umana (cf Lc 1,34): « Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo », dice l'angelo a Giuseppe riguardo a Maria, sua sposa (Mt 1,20) [497].

 

Il concepimento verginale, con e per mezzo dello Spirito Santo.

 

E per opera dello Spirito e che la Vergine concepisce e dà alla luce il Figlio di Dio. La sua verginità diventa fecondità unica in virtù della potenza dello Spirito e della fede (cf Lc 1,26‑38; Rm 4,18‑21; Gal 4,26‑28) [723].

Verginità reale e perpetua di Maria.

 

L'approfondimento della fede nella maternità verginale ha condotto la Chiesa a confessare la verginità reale e perpetua di Maria (cf DS 427) anche nel parto del Figlio di Dio fatto uomo (cf DS 291; 294; 442; 503; 571; 1880). Infatti la nascita di Cristo « non ha diminuito la sua verginale integrità, ma l'ha consacrata » (LG 57). La Liturgia della Chiesa celebra Maria come la Aeiparthenos, « sempre Vergine » (cf LG 52) [499].

La sua verginità, segno della sua fede, per mezzo della quale viene eletta come Madre del Salvatore.

 

Maria è vergine perché la sua verginità è il segno della sua fede « che non era alterata da nessun dubbio » (LG 63) e del suo totale abbandono alla volontà di Dio (cf 1 Cor 7,34‑35). Per la sua fede ella diviene la Madre del Salvatore: (...) Maria è più felice di ricevere la fede di Cristo che di concepire la carne di Cristo » (S. Agostino, De sancta virginitate, 3) [506].

Û Fede.

 

Maria, Vergine e Madre, figura e realizzazione della Chiesa.

 

Maria è ad un tempo vergine e madre perché è la figura e la realizzazione più perfetta della Chiesa (cf LG 63): « La Chiesa... per mezzo della Parola di Dio accolta con fedeltà diventa essa pure madre, poiché con la predicazione e il Battesimo genera a una vita nuova e immortale i figli, concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio. Essa è pure la vergine che custodisce integra e pura la fede data allo Sposo » (LG 64) [507].

Maria, Madre della Chiesa per la sua unione con Cristo.

 

Il ruolo di Maria verso la Chiesa è inseparabile dalla sua unione a Cristo e da essa direttamente deriva. « Questa unione della Madre col Figlio nell'opera della Redenzione si manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla morte di lui » (LG 57). Essa viene particolarmente manifestata nell'ora della sua Passione [964].

Presente agli inizi della Chiesa al fianco degli Apostoli, pregava chiedendo il dono dello Spirito.

 

Dopo l'Ascensione del suo Figlio, Maria « con le sue preghiere aiutò le primizie della Chiesa ». Riunita con gli Apostoli e alcune donne, « anche Maria implorava con le sue preghiere il dono dello Spirito, che l'aveva già presa sotto la sua ombra nell'Annunciazione » (LG 59) [965].

Maria, la « nuova Eva », Madre del « Cristo totale ».

 

Al termine di questa missione dello Spirito, Maria diventa la « Donna », nuova Eva, « madre dei viventi », Madre del « Cristo totale » (cf Gv 19,25‑27). In quanto tale, ella è presente con i Dodici, « assidui e concordi nella preghiera » (At 1,14), all'alba degli « ultimi tempi » che lo Spirito inaugura il mattino di Pentecoste manifestando la Chiesa [726].

Eccelso modello di fede.

 

La Vergine Maria realizza nel modo più perfetto l'obbedienza della fede. Nella fede, Maria accolse l'annunzio e la promessa a Lei portati dall'Angelo Gabriele, credendo che « nulla è impossibile a Dio » (Lc 1,37; cf Gn 18,14), e dando il proprio consenso: « Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto » (Lc 1,38). Elisabetta la salutò così: « Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore » (Lc 1,45). Per questa fede tutte le generazioni la chiameranno beata (cf Lc 1,48) [148].

Intimamente associata alla sofferenza redentrice del suo Figlio.

 

Egli chiama i suoi discepoli a prendere la loro croce e a seguirlo (Mt 16,24), poiché patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme (1 Pt 2,21). Infatti egli vuole associare al suo sacrificio redentore quelli stessi che ne sono i primi beneficiari (cf Mc 10,39; Gv 21,18‑19; Col 1,24). Ciò si compie in maniera eminente per sua Madre, associata più intimamente di qualsiasi altro al mistero della sua sofferenza redentrice (cf Lc 2,35) [618].

Il suo cammino di fede culmina nella croce, e da quel momento fu data a noi come Madre.

 

La beata Vergine ha avanzato nel cammino della fede e ha conservato fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette ritta, soffrì profondamente col suo Figlio unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata; e finalmente, dallo stesso Cristo Gesù morente in croce fu data come madre al discepolo con queste parole: « Donna, ecco il tuo figlio » (Gv 19,26‑27) (LG 58) [964].

Durante tutta la sua vita, e fino all'ultima prova (cf Lc 2,35), quando Gesù, suo Figlio, morì sulla croce, la sua fede non ha mai vacillato. Maria non ha cessato di credere « nell'adempimento » della Parola di Dio. Ecco perché la Chiesa venera in Maria la più pura realizzazione della fede [149].

Associata a lui nella sua Risurrezione, fu assunta in corpo e anima al cielo ed è l'anticipazione della risurrezione di tutti i cristiani.

 

« Infine, l'immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria col suo corpo e con la sua anima, e dal Signore esaltata come la Regina dell'universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, il Signore dei dominanti, il vincitore del peccato e della morte » (LG 59; cf la proclamazione del dogma dell'Assunzione della Beata vergine Maria da parte del Papa Pio XII nel 1950, DS 3903; FCC 5.030). L'Assunzione della Santa Vergine è una singolare partecipazione alla Risurrezione del suo Figlio e un'anticipazione della risurrezione degli altri cristiani [966].

Û Assunzione di Maria.

 

La sua maternità, nell'ordine della grazia, nei nostri confronti continua dal cielo. In tal senso, viene invocata con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice e Mediatrice.

 

« Questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso prestato nella fede al tempo dell'Annunciazione, e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, assunta in cielo ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci i doni della salvezza eterna... Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice » (LG 62) [969].

 

Aderì alle misteriose vie dell'Onnipotenza divina: è diventata, in tal modo, « supremo modello ».

 

Soltanto la fede può aderire alle vie misteriose dell'onnipotenza di Dio. Per questa fede, ci si gloria delle proprie debolezze per attirare su di sé la potenza di Cristo (cf 2 Cor 12,9; Fl 4,13). Di questa fede il supremo modello è la Vergine Maria: ella ha creduto che « nulla è impossibile a Dio » (Lc 1,37) e ha potuto magnificare il Signore: « Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e santo è il suo nome » (Lc 1,49) [273].

 

In lei la Chiesa ha raggiunto la perfezione.

 

« Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine la perfezione che la rende senza macchia e senza ruga, i fedeli si sforzano ancora di crescere nella santità debellando il peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria » (LG 65): in lei la Chiesa è già la tutta santa [829].

 

I cristiani tributano, giustamente, un culto speciale alla Madre di Dio.

 

« Tutte le generazioni mi chiameranno beata » (Lc 1,48). « La pietà della Chiesa verso la Santa Vergine è elemento intrinseco del culto cristiano » (MC 56). La Santa Vergine « viene dalla Chiesa giustamente onorata con un culto speciale. In verità dai tempi più antichi la beata Vergine è venerata col titolo di «Madre di Dio», sotto il cui presidio i fedeli, pregandola, si rifugiano in tutti i loro pericoli e le loro necessità... Questo culto..., sebbene del tutto singolare, differisce essenzialmente dal culto di adorazione, prestato al Verbo incarnato come al Padre e allo Spirito Santo, e particolarmente lo promuove »; esso trova la sua espressione nelle feste liturgiche dedicate alla Madre di Dio (cf SC 103) e nella preghiera mariana come il santo Rosario, « compendio di tutto quanto il Vangelo » (cf Paolo VI, MC 42) [971].

 

MARTIRIO (inizio)

Testimonianza suprema a Cristo e alla sua verità con fortezza fino alla morte.

 

Il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della fede; il martire è un testimone che arriva fino alla morte. Egli rende testimonianza a Cristo, morto e risorto, al quale è unito dalla carità. Rende testimonianza alla verità della fede e della dottrina cristiana. Affronta la morte con un atto di fortezza... [2473].

 

MASTURBAZIONE (inizio)

L'eccitazione volontaria degli organi sessuali per ottenere piacere venereo è un peccato grave contro la castità, sebbene nel giudizio morale dato su di esso si debbano tenere in considerazione, a volte, l'immaturità della personalità, le abitudini contratte e i fattori di ordine psichico e sociale del peccatore.

 

Per masturbazione si deve intendere l'eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere venereo. « Sia il magistero della Chiesa -  nella linea di una tradizione costante -  sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato » (...).

Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l'azione pastorale, si terrà conto dell'immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d'angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che attenuano se non addirittura riducono al minimo la colpevolezza morale [2352].

Û Altri peccati sessuali: Fornicazione, Prostituzione, ecc.

 

MATRIMONIO (SACRAMENTO DEL) (inizio)

Alleanza indissolubile fra l'uomo e la donna battezzati, ordinata per sua stessa indole naturale al bene dei coniugi e alla generazione ed educazione dei figli.

 

« Il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento » (CIC, can. 1055, 1) [1601].

E, inoltre, un'« intima comunità di vita e amore », stabilita con  vincolo sacro, secondo la volontà del Creatore, al di sopra dell'arbitrio umano e strutturata secondo leggi sue proprie.

 

« L'intima comunione di vita e di amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale... Dio stesso è l'autore del matrimonio » (GS 48,1). La vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell'uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore [1603].

Era stato prefigurato nell'Antico Testamento nell'alleanza nuziale di Dio con il suo Popolo, realtà che anticipava la nuova ed eterna Alleanza nella quale il Figlio si unì, in certo qual modo, con tutta l'umanità, ottenendo la sua salvezza.

 

L'alleanza nuziale tra Dio e il suo popolo Israele aveva preparato l'Alleanza Nuova ed eterna nella quale il Figlio di Dio, incarnandosi e offrendo la propria vita (cf GS 22), in certo modo ha unito a sé tutta l'umanità da lui salvata, preparando così « le nozze dell'Agnello » (Ap 19,7.9) [1612].

La vita del cristiano si sviluppa nella prospettiva di questo amore di alleanza nuziale fra Cristo e la sua Chiesa, realtà che, iniziata nel Battesimo, diventa segno efficace nel sacramento del Matrimonio.

 

Tutta la vita cristiana porta il segno dell'amore sponsale di Cristo e della Chiesa. Già il Battesimo, che introduce nel Popolo di Dio, è un mistero nuziale: è, per così dire, il lavacro di nozze (cf Ef 5,26‑27) che precede il banchetto di nozze, l'Eucaristia. Il Matrimonio cristiano diventa, a sua volta, segno efficace, sacramento dell'alleanza di Cristo e della Chiesa [1617].

 

MEDIATORE UNICO, GESU' CRISTO (inizio)

Prefigurato nel sacerdozio dell'Antica Alleanza, egli è « unico mediatore fra Dio e gli uomini » per il suo sacrificio sacerdotale e redentore.

 

Tutte le prefigurazioni del sacerdozio dell'Antica Alleanza trovano il loro compimento in Cristo Gesù, « unico mediatore tra Dio e gli uomini » (1 Tm 2,5). Melchisedek, « sacerdote del Dio altissimo » (Gn 14,18), è considerato dalla Tradizione cristiana come una prefigurazione del sacerdozio di Cristo, unico « sommo sacerdote alla maniera di Melchisedek » (Eb 5,10; 6,20), « santo, innocente, senza macchia » (Eb 7,26), il quale « con un'unica oblazione... ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati » (Eb 10,14), cioè con l'unico sacrificio della sua croce [1544].

Il suo sacrificio di redenzione, « realizzato una volta per tutte », si rende presente nel sacrificio eucaristico, nel sacerdozio ministeriale e nella Chiesa, « regno di sacerdoti per il nostro Dio ».

 

Il sacrificio redentore di Cristo è unico, compiuto una volta per tutte. Tuttavia è reso presente nel sacrificio eucaristico della Chiesa. Lo stesso vale per l'unico sacerdozio di Cristo: esso è reso presente dal sacerdozio ministeriale senza che venga diminuita l'unicità del sacerdozio di Cristo... [1545].

Cristo, sommo sacerdote e unico mediatore, ha fatto della Chiesa « un Regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre » (Ap 1,6; cf Ap 5,9‑10; 1 Pt 2,5.9)... [1546].

Û Sacerdozio ministeriale, Sacrificio pasquale, Cristo Gesù.

 

MEDIATRICE (inizio)

Û Maria.

 

MEMORIALE DELLA PASSIONE (inizio)

L'Eucaristia non soltanto fa memoria, ma rende presenti la Pasqua e il sacrificio di Cristo.

 

Secondo la Sacra Scrittura, il memoriale non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, ma la proclamazione delle meraviglie che Dio ha compiuto per gli uomini (cf Es 13,3). La celebrazione liturgica di questi eventi, li rende in certo modo presenti e attuali [1363] (...).

Quando la Chiesa celebra l'Eucaristia, fa memoria della Pasqua di Cristo, e questa diviene presente: il sacrificio che Cristo ha offerto una volta per tutte sulla croce rimane sempre attuale (cf Eb 7,25‑27): « Ogni volta che il sacrificio della croce, «col quale «Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato» (1 Cor 5, 7), viene celebrato sull'altare, si effettua l'opera della nostra redenzione » (LG 3) [1364].

Û Eucaristia.

 

MENZOGNA (inizio)

Dire il falso con l'intenzione d'ingannare; ciò offende la verità e, a volte, la giustizia e la carità.

 

« La menzogna consiste nel dire il falso con l'intenzione di ingannare » (S. Agostino, De mendacio, 4, 5). Nella menzogna il Signore denuncia un'opera diabolica: « Voi... avete per padre il diavolo... non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna » (Gv 8,44) [2482].

La menzogna è l'offesa più diretta alla verità. Mentire è parlare o agire contro la verità per indurre in errore [2483].

La sua gravità si misura a seconda della verità che viene deformata, delle circostanze, dell'intenzione e del danno causato.

 

La gravità della menzogna si commisura alla natura della verità che essa deforma, alle circostanze, alle intenzioni del mentitore, ai danni subiti da coloro che ne sono le vittime. Se la menzogna, in sé, non costituisce che un peccato veniale, diventa mortale quando lede in modo grave le virtù della giustizia e della carità [2484].

...Il proposito deliberato di indurre il prossimo in errore con affermazioni contrarie alla verità costituisce una mancanza in ordine alla giustizia e alla carità. La colpevolezza è maggiore quando l'intenzione di ingannare rischia di avere conseguenze funeste per coloro che sono sviati dal vero [2485].

 

MERITO (inizio)

Di fronte a Dio non esiste diritto alla « retribuzione dovuta », ma Dio liberamente, nella sua bontà, ha disposto di associare l'uomo all'opera della sua grazia, con la quale l'uomo collabora rispondendo alle sue mozioni.

 

Nei confronti di Dio, in senso strettamente giuridico, non c'è merito da parte dell'uomo. Tra lui e noi la disuguaglianza è smisurata, poiché noi abbiamo ricevuto tutto da lui, nostro Creatore [2007].

Il merito dell'uomo presso Dio nella vita cristiana deriva dal fatto che Dio ha liberamente disposto di associare l'uomo all'opera della sua grazia. L'azione paterna di Dio precede con la sua ispirazione, mentre il libero agire dell'uomo viene dopo nella sua collaborazione, così che i meriti delle opere buone devono essere attribuiti innanzitutto alla grazia di Dio, poi al fedele. Il merito dell'uomo torna, peraltro, anch'esso a Dio, dal momento che le sue buone azioni hanno la loro origine, in Cristo, dalle ispirazioni e dagli aiuti dello Spirito Santo [2008].

Nessuno può meritare la grazia prima con la quale inizia la nostra conversione, seguita dal perdono dei peccati e dalla giustificazione. Tutto è una mozione dello Spirito Santo; se vi corrispondiamo possiamo poi meritare le altre grazie.

 

Poiché nell'ordine della grazia l'iniziativa appartiene a Dio, nessuno può meritare la grazia prima, quella che sta all'origine della conversione, del perdono e della giustificazione. Sotto la mozione dello Spirito Santo e della carità, possiamo in seguito meritare per noi stessi e per gli altri le grazie utili per la nostra santificazione, per l'aumento della grazia e della carità, come pure per il conseguimento della vita eterna [2010].

Poiché Dio ci ha adottato come figli nel Figlio, facendoci partecipare alla sua natura, la sua giustizia gratuita ci consente di ottenere, nella carità di Cristo come fonte di tutto il nostro meritare, un vero merito e un diritto come coeredi.

 

L'adozione filiale, rendendoci partecipi per grazia della natura divina, può conferirci, in conseguenza della giustizia gratuita di Dio, un vero merito. E questo un diritto derivante dalla grazia, il pieno diritto dell'amore, che ci fa « coeredi » di Cristo e degni di conseguire l'« eredità promessa della vita eterna » (Conc. di Trento, DS 1546; FCC 8.079) [2009].

La carità di Cristo è in noi la sorgente di tutti i nostri meriti davanti a Dio [2011].

 

MESSA (inizio)

Significato dell'espressione in riferimento alla celebrazione dell'Eucaristia.

 

[L'Eucaristia è chiamata] Santa Messa, perché la Liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l'invio dei fedeli (missio) affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana [1332].

 

Banchetto pasquale e insieme memoriale che perpetua il sacrificio della Croce.

 

La Messa è ad un tempo e inseparabilmente il memoriale del sacrificio nel quale si perpetua il sacrificio della croce, e il sacro banchetto della Comunione al Corpo e al Sangue del Signore [1382].

Û Memoriale della Passione, Eucaristia.

 

La celebrazione liturgica della Santa Messa comprende, come già accadeva nelle celebrazioni del II secolo, due grandi momenti, che costituiscono un'unità originaria: la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica.

 

Fin dal secondo secolo, abbiamo la testimonianza di san Giustino martire riguardo alle linee fondamentali dello svolgimento della celebrazione eucaristica.

La Liturgia dell'Eucaristia si svolge secondo una struttura fondamentale che, attraverso i secoli, si è conservata fino a noi. Essa si articola in due grandi momenti, che formano un'unità originaria:

-  la convocazione, la Liturgia della Parola, con le letture, l'omelia e la preghiera universale;

-  la Liturgia eucaristica, con la presentazione del pane e del vino, l'azione di grazie consacratoria e la comunione [1345, 1346].

 

MESSIA (inizio)

Tratti del volto del Messia in Isaia.

 

I tratti del volto del Messia atteso cominciano a emergere nel Libro dell'Emmanuele, (quando « Isaia [...] vide la gloria » di Cristo: Gv 12, 41), in particolare in Is 11,1‑2:

Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,

un virgulto germoglierà dalle sue radici.

Su di lui si poserà lo spirito del Signore... [712].

Descrizione della sua dolorosa missione di « Servo ».

 

I tratti del Messia sono rivelati soprattutto nei canti del Servo (cf Is 42,1‑9; cf Mt 12,18‑21; Gv 1,32‑34; inoltre Is 49,1‑6; cf Mt 3,17; Lc 2,32, e infine Is 50,4‑10 e 52,13‑53,12). Questi canti annunziano il significato della Passione di Gesù, e indicano così in quale modo egli avrebbe effuso lo Spirito Santo per vivificare la moltitudine: non dall'esterno, ma assumendo la nostra « condizione di servi » (Fl 2,7). Prendendo su di sé la nostra morte, può comunicarci il suo Spirito di vita [713].

La sua missione in favore dei poveri, è anche missione nascosta dello Spirito Santo.

 

Il popolo dei « poveri » (cf Sof 2,3; Sal 22,27; 34,3; Is 49,13; 61,1; ecc.), gli umili e i miti, totalmente abbandonati ai disegni misteriosi del loro Dio, coloro che attendono la giustizia, non degli uomini ma del Messia, è alla fine la grande opera della missione nascosta dello Spirito Santo durante il tempo delle promesse per preparare la venuta di Cristo [716].

Û Servo di YHWH.

 

MEZZI DI COMUNICAZIONE SOCIALE (inizio)

Il loro importante compito nell'informazione, nella formazione e nella cultura al servizio del bene comune, che deve avere il suo fondamento nella verità, nella giustizia, nella libertà e nella solidarietà.

 

...i mezzi di comunicazione sociale hanno un ruolo di singolare importanza nell'informazione, nella promozione culturale e nella formazione (...). L'informazione attraverso i mass‑media è al servizio del bene comune (cf IM 11). La società ha diritto ad un'informazione fondata sulla verità, la libertà, la giustizia e la solidarietà (...) [2493, 2494].

 

MINISTERI PARTICOLARI(inizio)

All'interno delle funzioni del sacerdozio comune e, quindi, non consacrati con il sacramento dell'Ordine, esistono « ministeri particolari » con funzioni liturgiche determinate dal vescovo.

 

Al fine di servire le funzioni del sacerdozio comune dei fedeli, vi sono inoltre altri ministeri particolari, non consacrati dal sacramento dell'Ordine, la cui funzione è determinata dai vescovi secondo le tradizioni liturgiche e le necessità pastorali. « Anche i ministranti, i lettori, i commentatori, e tutti i membri del coro svolgono un vero ministero liturgico » (SC 29) [1143].

 

MINISTERO APOSTOLICO (inizio)

Cristo affidò al ministero apostolico il potere di riconciliare con Dio.

 

Cristo (...) ha tuttavia affidato l'esercizio del potere di assolvere i peccati al ministero apostolico. A questo è affidato il « ministero della riconciliazione » (2 Cor 5,18). L'apostolo è inviato « nel nome di Cristo », ed è Dio stesso che, per mezzo di lui, esorta e supplica: « Lasciatevi riconciliare con Dio » (2 Cor 5,20) [1442].

Û Legare e sciogliere, Apostoli.

 

MINISTERO ECCLESIALE (inizio)

Cristo è l'origine che concede autorità e missione.

 

E Cristo stesso l'origine del ministero nella Chiesa. Egli l'ha istituita, le ha dato autorità e missione, orientamento e fine:

« Cristo Signore, per pascere e sempre più accrescere il Popolo di Dio, ha istituito nella sua Chiesa vari ministeri, che tendono al bene di tutto il corpo... » (LG 18) [874].

 

...Nessuno può darsi da sé il mandato e la missione di annunziare il Vangelo. L'inviato del Signore parla e agisce non per autorità propria, ma in forza dell'autorità di Cristo; non come membro della comunità, ma parlando ad essa in nome di Cristo. Nessuno può conferire a se stesso la grazia, essa deve essere data e offerta. Ciò suppone che vi siano ministri della grazia, autorizzati e abilitati da Cristo. Da lui i Vescovi e i presbiteri ricevono la missione e la facoltà (la « sacra potestà ») di agire in persona di Cristo Capo, i diocesani la forza di servire il popolo di Dio nella « diaconia » della liturgia, della parola e della carità in comunione con il Vescovo e il suo presbiterio [875].

 

La sua è missione di servizio.

 

Poiché la parola e la grazia di cui sono i ministri non sono le loro, ma quelle di Cristo che le ha loro affidate per gli altri, essi si faranno liberamente servi di tutti (cf 1 Cor 9,19) [876].

 

Ha un carattere collegiale.

 

Allo stesso modo, è proprio della natura sacramentale del ministero ecclesiale avere un carattere collegiale [877].

Essendo un ministero sacramentale, è, insieme, collegiale e personale.

 

Pertanto il ministero sacramentale nella Chiesa è un servizio esercitato in nome di Cristo. Esso ha un carattere personale e una forma collegiale. Ciò si verifica sia nei legami tra il collegio episcopale e il suo capo, il successore di san Pietro, sia nel rapporto tra la responsabilità pastorale del vescovo per la sua Chiesa particolare e la sollecitudine di tutto il collegio episcopale per la Chiesa universale [879].

 

MINISTRI DEI SINGOLI SACRAMENTI (inizio)

I ministri ordinari del BATTESIMO. Quali altri ministri possono, in caso di necessità, battezzare, e quali condizioni, in tali casi, sono necessarie per la validità.

 

I ministri ordinari del Battesimo sono il vescovo e il presbitero, e, nella Chiesa latina, anche il diacono (cf CIC, can. 861,1; CCEO, can. 677,1). In caso di necessità, chiunque, anche un non battezzato, purché abbia l'intenzione richiesta, può battezzare, utilizzando la formula battesimale trinitaria. L'intenzione richiesta è di voler fare ciò che fa la Chiesa quando battezza. La Chiesa trova la motivazione di questa possibilità nella volontà salvifica universale di Dio (cf 1 Tm 2,4) e nella necessità del Battesimo per la salvezza (cf Mc 16,16; DS 1315,646; CIC, can. 861,2) [1256].

Û Battesimo (Sacramento del).

 

Il ministro ordinario della CONFERMAZIONE nel rito latino (il Vescovo) e la sua facoltà di delegare per gravi motivi.

 

Nel rito latino, il ministro ordinario della Confermazione è il vescovo (CIC, can. 882). Sebbene, qualora se ne presenti la necessità, il Vescovo possa concedere ai presbiteri la facoltà di amministrare la Confermazione (CIC, can. 884,2), è opportuno che lo conferisca egli stesso (...). Il fatto che questo sacramento venga amministrato da loro evidenzia che esso ha come effetto di unire più strettamente alla Chiesa, alle sue origini apostoliche e alla sua missione di testimoniare Cristo coloro che lo ricevono [1313].

Û Confermazione (Sacramento della).

 

Tuttavia, qualunque presbitero in caso di pericolo di morte.

 

Se un cristiano si trova in pericolo di morte, qualsiasi presbitero può conferirgli la Confermazione (cf CIC, can. 883,3). La Chiesa infatti vuole che nessuno dei suoi figli, anche se in tenerissima età, esca da questo mondo senza essere stato reso perfetto dallo Spirito Santo mediante il dono della pienezza di Cristo [1314].

 

In Oriente.

 

In Oriente, è ordinariamente il presbitero che battezza a conferire subito anche la Confermazione in una sola e medesima celebrazione. Tuttavia lo fa con il sacro crisma consacrato dal patriarca o dal vescovo: ciò esprime l'unità apostolica della Chiesa, i cui vincoli vengono rafforzati dal sacramento della Confermazione [1312].

 

I Vescovi e i presbiteri nel sacramento della PENITENZA.

 

Poiché Cristo ha affidato ai suoi Apostoli il ministero della riconciliazione (cf Gv 20,23; 2 Cor 5,18), i vescovi, loro successori, e i presbiteri, collaboratori dei vescovi, continuano ad esercitare questo ministero. Infatti sono i vescovi e i presbiteri che hanno, in virtù del sacramento dell'Ordine, il potere di perdonare tutti i peccati « nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » [1461].

Û Penitenza (Sacramento della).

 

I Vescovi e i presbiteri nel sacramento dell'UNZIONE DEGLI INFERMI.

 

Soltanto i sacerdoti (vescovi e presbiteri) sono i ministri dell'Unzione degli infermi (cf Conc. di Trento, DS 1697; 1719; FCC 9.277; 9.284; CIC, can. 1003; CCEO, can. 739,1) [1516].

 Unzione degli infermi (Sacramento dell').

Gli stessi sposi, nel rito latino, si conferiscono mutualmente il sacramento del MATRIMONIO, esprimendo davanti alla Chiesa il loro consenso. Nella liturgie orientali, ministri del Matrimonio sono il Vescovo o il presbitero.

 

Secondo la tradizione latina, sono gli sposi, come ministri della grazia di Cristo, a conferirsi mutualmente il sacramento del Matrimonio esprimendo davanti alla Chiesa il loro consenso. Nelle tradizioni delle Chiese orientali, i sacerdoti -  Vescovi o prebiteri -  sono testimoni del reciproco consenso scambiato tra gli sposi, ma anche la loro benedizione è necessaria per la validità del sacramento [1623].

Û Matrimonio (Sacramento del).

 

MINISTRI ORDINATI (inizio)

Chiamati da Dio e dalla Chiesa per un servizio speciale alla comunità, in nome di Cristo‑Capo, e consacrati con il sacramento dell'Ordine.

 

Ma « le membra non hanno tutte la stessa funzione » (Rm 12,4). Alcuni sono chiamati da Dio, nella Chiesa e dalla Chiesa, ad un servizio speciale della comunità. Questi servitori sono scelti e consacrati mediante il sacramento dell'Ordine, con il quale lo Spirito Santo li rende idonei ad operare nella persona di Cristo‑Capo per il servizio di tutte le membra della Chiesa (cf PO 2 e 15). Il ministro ordinato è come « l'icona » di Cristo Sacerdote. Poiché il sacramento della Chiesa si manifesta pienamente nell'Eucaristia, è soprattutto nel presiedere l'Eucaristia che si manifesta il ministero del vescovo e, in comunione con lui, quello dei presbiteri e dei diaconi [1142].

Al servizio del Buon pastore, devono essere guide del Popolo di Dio, conducendolo alle fonti della sua Parola, alla Liturgia, alla vita teologale, alla preghiera.

 

I ministri ordinati sono anch'essi responsabili della formazione alla preghiera dei loro fratelli e delle loro sorelle in Cristo. Servitori del buon Pastore, essi sono ordinati per guidare il popolo di Dio alle vive sorgenti della preghiera: la Parola di Dio, la Liturgia, la vita teologale, l'« Oggi » di Dio nelle situazioni concrete (cf PO 4‑6) [2686].

Û Ministero ecclesiale, Preghiera.

 

MISSIONE DELLA CHIESA (inizio)

Mandato missionario di Cristo alla Chiesa.

 

Il mandato missionario. « Inviata da Dio alle genti per essere «sacramento universale di salvezza», la Chiesa, per le esigenze più profonde della sua cattolicità e obbedendo all'ordine del suo Fondatore, si sforza di annunciare il Vangelo a tutti gli uomini » (AG 1): « Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,19‑20) [849].

La missione ha la sua origine nelle « missioni » del Figlio e dello Spirito, secondo il piano di Dio di elevare gli uomini alla « comunione » con la Trinità.

 

L'origine e lo scopo della missione. Il mandato missionario del Signore ha la sua ultima sorgente nell'amore eterno della Santissima Trinità: « La Chiesa pellegrinante per sua natura è missionaria, in quanto essa trae origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il disegno di Dio Padre » (AG 2). E il fine ultimo della missione altro non è che di rendere partecipi gli uomini della comunione che esiste tra il Padre e il Figlio nel loro Spirito d'amore (cf Giovanni Paolo II, RM 23) [850].

La potenza dell'impulso missionario nella Chiesa.

 

Da sempre la Chiesa ha tratto l'obbligo e la forza del suo slancio missionario dall'amore di Dio per tutti gli uomini: « poiché l'amore di Cristo ci spinge... » (2 Cor 5,14; cf AA 6; RM 11). Infatti Dio « vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità » (1 Tm 2,4) [851].

La missione deve seguire la stessa strada di quella di Cristo.

 

[La Chiesa] continua e sviluppa nel corso della storia la missione del Cristo stesso, inviato a portare la Buona Novella ai poveri; « sotto l'influsso dello Spirito di Cristo, la Chiesa deve procedere per la stessa strada seguita da Cristo, la strada cioè della povertà, dell'obbedienza, del servizio e del sacrificio di se stesso, fino alla morte, da cui uscì vincitore con la sua risurrezione » (AG 5) [852].

 anche Ecumenismo.

 

MISSIONI DI INSEGNARE, SANTIFICARE E GOVERNARE NELLA CHIESA (inizio)

Û Vescovi, anche per ciò che li concerne: Presbiteri.

 

MISTAGOGIA BATTESIMALE (inizio)

Il senso e la grazia del sacramento del Battesimo significati nelle fasi del rito battesimale:

 

a) Il segno della croce.

 

All'inizio della celebrazione, esprime il sigillo di Cristo su colui che sta per appartenergli e significa la grazia della redenzione che Cristo ci ha acquistata per mezzo della sua croce [1235].

 

b) L'annuncio della Parola di Dio.

 

L'annunzio della Parola di Dio illumina con la verità rivelata i candidati e l'assemblea, e suscita la risposta della fede, inseparabile dal Battesimo. Infatti il Battesimo è in modo tutto particolare « il sacramento della fede », poiché segna l'ingresso sacramentale nella vita di fede [1236].

 

c) Gli esorcismi, l'olio dei catecumeni e l'imposizione delle mani.

 

Dal momento che il Battesimo significa la liberazione dal peccato e dal suo istigatore, il diavolo, viene pronunziato uno (o più) esorcismo(i) sul candidato. Questi viene unto con l'olio dei catecumeni, oppure il celebrante impone su di lui la mano, ed egli rinunzia esplicitamente a Satana. Così preparato, può professare la fede della Chiesa alla quale sarà « consegnato » per mezzo del Battesimo (cf Rm 6,17) [1237].

 

d) L'acqua battesimale.

 

...consacrata mediante una preghiera di Epiclesi (sia al momento stesso, sia nella Veglia Pasquale). La Chiesa chiede a Dio che, per mezzo del suo Figlio, la potenza dello Spirito Santo discenda su quest'acqua, in modo che quanti vi saranno battezzati nascano « dall'acqua e dallo Spirito » (Gv 3,5) [1238].

 

e) Il battesimo propriamente detto (il rito essenziale).

 

...significa e opera la morte al peccato e l'ingresso nella vita della Santissima Trinità attraverso la configurazione al Mistero pasquale di Cristo. Il Battesimo viene compiuto nel modo più espressivo per mezzo della triplice immersione nell'acqua battesimale. Ma fin dall'antichità può anche essere conferito versando per tre volte l'acqua sul capo del candidato [1239].

 

f) L'unzione con il santo crisma.

 

[E un] olio profumato consacrato dal vescovo, [che] significa il dono dello Spirito Santo elargito al nuovo battezzato. Egli è divenuto un cristiano, ossia « unto » di Spirito Santo, incorporato a Cristo, che è unto Sacerdote, Profeta e Re (cf OBP n. 62) [1241].

 

g) La veste bianca.

 

Significa che il battezzato si è « rivestito di Cristo » (Gal 3,27), che egli è risorto con Cristo. La candela, accesa al cero pasquale, significa che Cristo ha illuminato il neofita. In Cristo i battezzati sono « la luce del mondo » (Mt 5,14; cf Fl 2,15) [1243].

h) La prima comunione eucaristica nelle Chiese orientali e l'accesso all'Eucaristia quando si possiede l'uso di ragione nella Chiesa latina [1244].

 

i) La solenne benedizione.

 

Conclude la celebrazione del Battesimo. In occasione del Battesimo dei neonati la benedizione della madre occupa un posto di rilievo [1245].

 

MISTERI DELLA VITA DI CRISTO (inizio)

Tutta la sua vita, segno del suo Mistero.

 

Dalle fasce della sua nascita (Lc 2,7), fino all'aceto della sua passione (cf Mt 27,48) e al sudario della Risurrezione (cf Gv 20,7), tutto nella vita di Gesù è segno del suo Mistero. Attraverso i suoi gesti, i suoi miracoli, le sue parole, è stato rivelato che « in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità » (Col 2,9) [515].

 

I misteri della vita di Cristo -  atti e parole -  fondano tutta l'economia sacramentale della Chiesa.

 

Le parole e le azioni di Gesù nel tempo della sua vita nascosta e del suo ministero pubblico erano già salvifiche. Esse anticipavano la potenza del suo Mistero pasquale. Annunziavano e preparavano ciò che egli avrebbe donato alla Chiesa quando tutto fosse stato compiuto. I misteri della vita di Cristo costituiscono i fondamenti di ciò che, ora, Cristo dispensa nei sacramenti mediante i ministri della sua Chiesa, poiché « ciò che era visibile nel nostro Salvatore è passato nei suoi misteri » (S. Leone Magno, Serm., 74) [1115].

 

Specificazione dei suoi misteri di redenzione.

 

Tutta la vita di Cristo è Mistero di Redenzione. La Redenzione è frutto innanzi tutto del sangue della croce (cf Ef 1,7; Col 1,13‑14; 1 Pt 1,18‑19), ma questo Mistero opera nell'intera vita di Cristo: già nella sua Incarnazione, per la quale, facendosi povero, ci ha arricchiti con la sua povertà (cf 2 Cor 8,9); nella sua vita nascosta che, con la sua sottomissione (cf Lc 2,51), ripara la nostra insubordinazione; nella sua parola che purifica i suoi ascoltatori (cf Gv 15,3); nelle guarigioni e negli esorcismi che opera, mediante i quali « ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie » (Mt 8,17; cf Is 53,4); nella sua Risurrezione, con la quale ci giustifica (cf Rm 4,25) [517].

 

I Misteri dell'infanzia di Gesù e i suoi segni:

 

a) La circoncisione: Inserimento nel Popolo dell'Alleanza.

 

La circoncisione di Gesù, otto giorni dopo la nascita (cf Lc 2,21), è segno del suo inserimento nella discendenza di Abramo, nel popolo dell'Alleanza, della sua sottomissione alla Legge (cf Gal 4,4), della sua abilitazione al culto d'Israele al quale parteciperà durante tutta la vita. Questo segno è prefigurazione della « circoncisione di Cristo » che è il Battesimo (Col 2,11‑13) [527].

 

b) L'Epifania: I popoli « gentili » accolgono la « Buona Novella » adorando il Dio Bambino a Betlemme.

 

L'Epifania è la manifestazione di Gesù come Messia d'Israele, Figlio di Dio e Salvatore del mondo (...). [L'Epifania] celebra l'adorazione di Gesù da parte dei « magi » venuti dall'Oriente (Mt 2,1). In questi « magi », che rappresentano le religioni pagane circostanti, il Vangelo vede le primizie delle nazioni che nell'Incarnazione accolgono la Buona Novella della salvezza [528].

 

c) La Presentazione al Tempio: l'attesa di Israele « incontra » il suo Salvatore.

 

La Presentazione di Gesù al Tempio (cf Lc 2,22‑39) lo mostra come il Primogenito che appartiene al Signore (cf Es 13,2.12‑ 13). In Simeone e Anna è tutta l'attesa di Israele che viene all'incontro con il suo Salvatore (...). Gesù è riconosciuto come il Messia tanto a lungo atteso, « luce delle genti » e « gloria di Israele », ma anche come « segno di contraddizione » [529].

 

d) La fuga in Egitto e la strage degli innocenti.

 

La fuga in Egitto e la strage degli innocenti (cf Mt 2,13‑18) manifestano l'opposizione delle tenebre alla luce: « Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto » (Gv 1,11) [530].

 

I Misteri della vita nascosta:

 

a) Nazaret, la vita quotidiana, il lavoro, l'obbedienza a Giuseppe e Maria, « crescendo » davanti a Dio e agli uomini.

 

Durante la maggior parte della sua vita, Gesù ha condiviso la condizione della stragrande maggioranza degli uomini: un'esistenza quotidiana senza apparente grandezza, vita di lavoro manuale, vita religiosa giudaica sottomessa alla Legge di Dio (cf Gal 4,4), vita nella comunità. Riguardo a tutto questo periodo ci è rivelato che Gesù era sottomesso ai suoi genitori e che « cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini » (Lc 2,51‑52) [531].

 

b) Il mistero della sua missione intravisto nel Tempio.

 

Il ritrovamento di Gesù nel Tempio (cf Lc 2,41‑52) è il solo avvenimento che rompe il silenzio dei Vangeli sugli anni nascosti di Gesù. Gesù vi lascia intravvedere il mistero della sua totale consacrazione a una missione che deriva dalla sua filiazione divina: « Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? » (Lc 2,49). Maria e Giuseppe « non compresero » queste parole, ma le accolsero nella fede, e Maria « serbava tutte queste cose nel suo cuore » (Lc 2,51) [534].

 

I Misteri della vita pubblica:

 

a) Il Battesimo di Gesù: il « Figlio prediletto » e la sua « missione di Servo sofferente ».

 

Il battesimo di Gesù è, da parte di lui, l'accettazione e l'inaugurazione della sua missione di Servo sofferente. Egli si lascia annoverare tra i peccatori (cf Is 53,12); è già « l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29); già anticipa il « battesimo » della sua morte cruenta (cf Mc 10,38; Lc 12,50) (...). A tale accettazione risponde la voce del Padre che nel Figlio suo si compiace (cf Lc 3,22; Is 42,1). Lo Spirito, che Gesù possiede in pienezza fin dal suo concepimento, si posa e rimane su di lui (Gv 1,32‑33; cf Is 11,2) [536].

 

b) La tentazione nel deserto sulla sua disposizione filiale verso Dio e la sua vittoria sul diavolo; significato.

 

I Vangeli parlano di un tempo di solitudine di Gesù nel deserto, immediatamente dopo che ebbe ricevuto il battesimo da Giovanni: « Lo Spirito lo sospinse nel deserto » (Mc 1, 12) ed egli vi rimane quaranta giorni digiunando; sta con le fiere e gli angeli lo servono (cf Mc 1,12‑13). Terminato questo periodo, Satana lo tenta tre volte cercando di mettere alla prova la sua disposizione filiale verso Dio. Gesù respinge tali assalti che ricapitolano le tentazioni di Adamo nel Paradiso e quelle d'Israele nel deserto, e il diavolo si allontana da lui « per ritornare al tempo fissato » (Lc 4,13) [538].

 

c) Il mistero dell'annuncio del Regno: chiamata universale e diretta, indirizzata ai « piccoli » e ai « poveri », i suoi prediletti.

 

Tutti gli uomini sono chiamati ad entrare nel Regno. Annunziato dapprima ai figli di Israele (cf Mt 10,5‑7), questo Regno messianico è destinato ad accogliere gli uomini di tutte le nazioni (cf Mt 8,11; 28,19). Per accedervi, è necessario accogliere la Parola di Gesù [543].

Il Regno appartiene ai poveri e ai piccoli, cioè a coloro che l'hanno accolto con un cuore umile. Gesù è mandato per « annunziare ai poveri un lieto messaggio » (Lc 4,18; cf 7,22). Li proclama beati, perché « di essi è il Regno dei cieli » (Mt 5,3); ai « piccoli » il Padre si è degnato di rivelare ciò che rimane nascosto ai sapienti e agli intelligenti (cf Mt 11,25). Gesù condivide la vita dei poveri, dalla mangiatoia alla croce; conosce la fame (cf Mc 2,23‑26; Mt 21,18), la sete (cf Gv 4,6‑7; 19,28) e l'indigenza (cf Lc 9,58). Anzi, arriva a identificarsi con ogni tipo di poveri e fa dell'amore operante verso di loro la condizione per entrare nel suo Regno (cf Mt 25,31‑46) [544].

Gesù invita i peccatori alla mensa del Regno: « Non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori » (Mc 2,17; cf 1 Tm 1,15). Li invita alla conversione, senza la quale non si può entrare nel Regno, ma nelle parole e nelle azioni mostra loro l'infinita misericordia del Padre suo per loro (cf Lc 15,11‑ 32) e l'immensa « gioia » [che] ci sarà in cielo per un peccatore convertito » (Lc 15,7) [545].

 le voci Regno di Dio, Miracoli e Segni del regno.

 

I Misteri della morte redentrice.

 

La fede può dunque cercare di indagare le circostanze della morte di Gesù, fedelmente riferite dai Vangeli (cf DV 19) e illuminate da altre fonti storiche, al fine di una migliore comprensione del senso della Redenzione [573].

 Passione e morte di Gesù e Morte redentrice di Gesù Cristo.

 

MISTERO DI CRISTO (inizio)

Consiste in tutta « l'opera della nostra redenzione », che la Chiesa celebra, vive e testimonia nella sua Liturgia.

 

Questo Mistero di Cristo la Chiesa annunzia e celebra nella sua Liturgia, affinché i fedeli ne vivano e ne rendano testimonianza nel mondo:

« La Liturgia, infatti, mediante la quale, massimamente nel divino sacrificio dell'Eucaristia, «si attua l'opera della nostra Redenzione», contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il Mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa » (SC 2) [1068].

Lo Spirito Santo fa memoria del mistero salvifico nella Liturgia della Chiesa, soprattutto nell'Eucaristia e negli altri sacramenti.

 

Lo Spirito e la Chiesa cooperano per manifestare Cristo e la sua opera di salvezza nella Liturgia. Specialmente nell'Eucaristia, e in modo analogo negli altri sacramenti, la Liturgia è Memoriale del Mistero della salvezza. Lo Spirito Santo è la memoria viva della Chiesa (cf Gv 14,26) [1099].

Û Mistero pasquale, Economia salvifica, Passione, Morte.

 

MISTERO PASQUALE (inizio)

Nucleo della « Buona Novella » che gli Apostoli, prima, e la Chiesa, dopo di essi, devono annunciare al mondo.

 

Il Mistero pasquale della croce e della Risurrezione di Cristo è al centro della Buona Novella che gli Apostoli, e la Chiesa dopo di loro, devono annunziare al mondo. Il disegno salvifico di Dio si è compiuto « una volta sola » (Eb 9,26) con la morte redentrice del Figlio suo Gesù Cristo [571].

Realizzato da Cristo mediante la sua Passione salvatrice, la sua Risurrezione dai morti e la sua gloriosa Ascensione per annientare la nostra morte e restaurare la nostra vita.

 

« Quest'opera della Redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell'Antico Testamento, è stata compiuta da Cristo Signore, specialmente per mezzo del Mistero pasquale della sua beata Passione, Risurrezione da morte e gloriosa Ascensione, Mistero col quale «morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo ci ha ridonato la vita». Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa » (SC 5). Per questo, nella Liturgia, la Chiesa celebra principalmente il Mistero pasquale per mezzo del quale Cristo ha compiuto l'opera della nostra salvezza [1067].

Û Risurrezione di Cristo, Croce e Mistero di Cristo.

 

MONASTERI (inizio)

Devono diffondere la vita di preghiera, specialmente quella liturgica, e la vita solitaria per l'unione intima con Dio.

 

Nelle regioni in cui ci sono monasteri, è vocazione di queste comunità favorire la condivisione della Preghiera delle Ore con i fedeli e permettere la solitudine necessaria ad una preghiera personale più intensa (cf PC 7) [2691].

 Preghiera, Liturgia.

 

MONDO (inizio)

Il fine della sua Creazione da parte di Dio.

Û Creazione.

 

MONDO VISIBILE (inizio)

Creato da Dio nella sua ricchezza, diversità e ordine.

 

E' Dio che ha creato il mondo visibile in tutta la sua ricchezza, la sua varietà e il suo ordine. La Scrittura presenta simbolicamente l'opera del Creatore come un susseguirsi di sei giorni (...) (Gn 1,1‑2,4). Il testo sacro, riguardo alla creazione, insegna verità rivelate da Dio per la nostra salvezza (cf DV 11) [337].

 

Conseguenze di questo atto creativo di Dio:

 

a) Tutti gli esseri, la natura e il tempo furono creati dal nulla dalla Parola di Dio Creatore.

 

Non esiste nulla che non debba la propria esistenza a Dio Creatore. Il mondo ha avuto inizio quando è stato tratto dal nulla dalla Parola di Dio; tutti gli esseri esistenti, tutta la natura, tutta la storia umana si radicano in questo evento primordiale: è la genesi della formazione del mondo e dell'inizio del tempo. [338].

 

b) Ogni creatura ha la sua bontà e la sua propria perfezione.

 

Ogni creatura ha la sua propria bontà e la sua propria perfezione. Per ognuna delle opere dei « sei giorni » è detto: « E Dio vide che ciò era buono ». « E dalla loro stessa condizione di creature che le cose tutte ricevono la loro propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine » (GS 36,2). Le varie creature, volute nel loro proprio essere, riflettono, ognuna a suo modo, un raggio dell'infinita sapienza e bontà di Dio. Per questo l'uo