Il Purgatorio (78)

La luce dei Santi

LA LUCE... DEI SANTI

La sorella di Santa Teresa, Celina, racconta che dopo la morte la Santa: "... aveva un sorriso celestiale; ma ciò che ho trovato di più straordinario è stata la felicità che irradiava dalle sue pupille abbassate. Vi era una tale intensità di vita che non pareva fosse morta".

Che cos' è la morte?

I testimoni della morte di Papa Giovanni, raccontano che nella sua lunga agonia, aveva parlato con gli uomini, ma aveva parlato soprattutto con Dio. Quando gli annunciarono che la sua fine era prossima, egli batté le mani dalla gioia e disse: "Per lui vivo, per lui muoio".

Santa Teresa di Gesù Bambino confessava di essere nelle tenebre più fitte, di camminare in un tunnel buio da dove non si scorgeva raggio di cielo. Il cielo si squarciò alla fine, quando Teresa fissò lo sguardo al di sopra della statua della Madonna che l' aveva guarita bambina. La Santa che aveva accettato le tenebre per riparare i peccati dei suoi fratelli increduli, guardava ora intensamente la visione che le si apriva davanti.

Era come estatica per la durata di un "Credo", poi reclinò il capo: era in Paradiso (30 settembre 1897).

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Invocazioni alla Madonna

INVOCAZIONE ALLA MADONNA

O Maria, Madre nostra e Vergine pietosissima, Tu che sei la gioia della Chiesa trionfante e l' aiuto della Chiesa militante, diventa anche il conforto della Chiesa purgante. Stendi dunque la tua destra pietosa verso tante anime che soffrono nel fuoco del Purgatorio e liberale, facendo sì che presto siano ammesse alla visione beatifica del Cielo.

Ricordati, o Santa Vergine, di soccorrere specialmente le anime dei miei parenti e quelle che sono più abbandonate e defraudate di suffragi. O pietosissima Signora, versa su tutte loro la grazia purificante che esse hanno ottenuto per i meriti del Sangue prezioso di Gesù Cristo affinché possano essere refrigerate nella gioia eterna.

E voi, Anime benedette, che tanto potete presso Dio con le vostre preghiere, intercedete per noi, liberateci da tutti i pericoli dell' anima e del corpo e proteggete le nostre famiglie, affinché a noi tutti sia concesso di essere ammessi all' eterna beatitudine. Così sia.

 

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Invocazione alle anime del purgatorio

INVOCAZIONI ALLE ANIME DEL PURGATORIO(sotto forma di litanie)

 

Eterno Iddio, Padre, Figlio e Spirito Santo, abbi pietà delle Anime purganti.

Te ne supplichiamo, ascoltaci

Gesù mio, Redentore amatissimo, abbi pietà delle Anime purganti.

"

Gesù mio, per la tua potenza, assolvi quelle Anime.

"

Gesù mio, per la tua clemenza, salva le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per la tua clemenza, salva le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per la tua bontà, libera le Anime del Purgatorio

"

Gesù mio, per la tua innocenza, purifica le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per la tua umiltà, innalza a Te le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per la tua ubbidienza, solleva le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per la tua carità, infiamma le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per la tua umanità, non abbandonare le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per le tue lacrime, consola le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per le tue piaghe, sana le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per il tuo Sangue prezioso, lava le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per il mistero della tua incarnazione, abbi compassione delle Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per il mistero della tua vita laboriosa, dona il riposo alle Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per il mistero della tua Passione e morte perdona alle Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per il mistero del tuo Cuore divino, aiuta le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per la verginità di Maria Santissima, libera le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per la divina Maternità di Maria, libera le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per gli stenti e la povertà di Maria, libera le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per l' amore che Ti portò Maria Santissima, libera le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per le preghiere di tutti i Santi, libera le Anime del Purgatorio.

"

Gesù mio, per tutte le opere buone che sono state fatte e si faranno nel mondo, libera le Anime del Purgatorio.

"

 

 

SPERO IN TE, SIGNORE

Mio Dio, io credo in Te, perché Tu sei la stessa Verità.

Spero in Te, perché Tu sei infinitamente buono e fedele alle tue promesse.

Ti amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché Tu sei infinitamente perfetto, e amo il mio prossimo come me stesso.

Libera, Ti supplico, le Anime Sante dal Purgatorio per tuo amore.

- L' eterno riposo...

 

 

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Introduzione alla sezione Purgatorio

 

Introduzione

Prima di cominciare a investigare il tema di questo argomento imploriamo la Misericordia di Dio che conceda i lumi necessari per fare tutto in umiltà e per arrivare alla conoscenza della verità tutta intera.

Accostandoci al mistero del Purgatorio dobbiamo porci la seguente domanda: fra la Giustizia e la Misericordia quale di questi due attributi di Dio è il più grande? Senza tentennamenti possiamo rispondere la Misericordia.

"Mentre usciva per mettersi in viaggio, un tale gli corse incontro e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: «Maestro buono, che cosa devo fare per avere la vita eterna?». Gesù gli disse: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo. Tu conosci i comandamenti: Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre». Egli allora gli disse: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Allora Gesù, fissatolo, lo amò e gli disse: «Una cosa sola ti manca: va' , vendi quello che hai e dallo ai poveri e avrai un tesoro in cielo; poi vieni e seguimi». Ma egli, rattristatosi per quelle parole, se ne andò afflitto, poiché aveva molti beni. Gesù, volgendo lo sguardo attorno, disse ai suoi discepoli: «Quanto difficilmente coloro che hanno ricchezze entreranno nel regno di Dio!». I discepoli rimasero stupefatti a queste sue parole; ma Gesù riprese: «Figlioli, com' è difficile entrare nel regno di Dio! È più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio». Essi, ancora più sbigottiti, dicevano tra loro: «E chi mai si può salvare?». Ma Gesù, guardandoli, disse: «Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio». " Mc 10, 17-27.

 

La testimonianza del giovane accostatosi a Gesù è chiara. Questi osserva la legge delle tavole. E’ un uomo apparentemente giusto, che osserva con meticolosità quello che Dio richiede, ma davanti alla richiesta di Gesù di fare un salto di qualità nel rapporto con il Padre questo si ritira sconfortato. I discepoli sono altrettanto sbigottiti al punto da chiedersi l’un l’ altro "chi mai si può salvare?". Se un uomo giusto, che osserva la Legge da sempre non può salvare se stesso chi potrà farlo. Ma subito accorre Gesù; all’insorgere dei dubbi pone immediatamente delle certezze. A questa domanda che potrebbe portare allo scoraggiamento e quindi ad un completo allontanamento pone subito un rimedio. "Impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio! Perché tutto è possibile presso Dio". Questa ultima frase pronunciata da Gesù ai discepoli e quella che ci deve guidare nel cercare di sondare il mistero del Purgatorio. Per parlare pienamente del Purgatorio occorre fare alcune precisazioni su che cosa è il peccato e cosa provoca nelle anime. In questo ci viene in aiuto il Catechismo della Chiesa Cattolica ai punti 1459 e 1460.

" Molti peccati recano offesa al prossimo. Bisogna fare il possibile per riparare (ad esempio restituire cose rubate, ristabilire la reputazione di chi è stato calunniato, risanare le ferite). La semplice giustizia lo esige. Ma, in più, il peccato ferisce e indebolisce il peccatore stesso, come anche le sue relazioni con Dio e con il prossimo. L’assoluzione toglie il peccato, ma non porta rimedio a tutti i disordini che il peccato ha causato [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schînm., 1712]. Risollevato dal peccato, il peccatore deve ancora recuperare la piena salute spirituale. Deve dunque fare qualcosa di più per riparare le proprie colpe: deve «soddisfare» in maniera adeguata o «espiare» i suoi peccati. Questa soddisfazione si chiama anche «penitenza».

 

La penitenza che il confessore impone deve tener conto della situazione personale del penitente e cercare il suo bene spirituale. Essa deve corrispondere, per quanto possibile, alla gravità e alla natura dei peccati commessi. Può consistere nella preghiera, in un’offerta, nelle opere di misericordia, nel servizio del prossimo, in privazioni volontarie, in sacrifici, e soprattutto nella paziente accettazione della croce che dobbiamo portare. Tali penitenze ci aiutano a configurarci a Cristo che, solo, ha espiato per i nostri peccati [Cf Rm 3,25; 1Gv 2,1-2] una volta per tutte. Esse ci permettono di diventare i coeredi di Cristo risorto, dal momento che «partecipiamo alle sue sofferenze» (Rm 8,17): [Cf Concilio di Trento: Denz. -Schînm. , 1690]

 

Ma questa soddisfazione, che compiamo per i nostri peccati, non è talmente nostra da non esistere per mezzo di Gesù Cristo: noi, infatti, che non possiamo nulla da noi stessi, col suo aiuto possiamo tutto in lui che ci dà la forza [Cf Fil 4,13]. Quindi l’uomo non ha di che gloriarsi; ma ogni nostro vanto è riposto in Cristo in cui. .. offriamo soddisfazione, facendo «opere degne della conversione» (Lc 3,8), che da lui traggono il loro valore, da lui sono offerte al Padre e grazie a lui sono accettate dal Padre [Concilio di Trento: Denz. -Schînm., 1691]."

Avendo dato una breve definizione del peccato possiamo affermare che il Purgatorio è il luogo dove le anime dei defunti sono accolte dalla divina Misericordia allo scopo di purificarsi e rendersi atte ad entrare nel Santo Paradiso. Sant’Agostino nelle Confessioni scrive: "Cos’è dunque il tempo? Se nessuno m’interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m’interroga, non lo so". Quindi nel trattare questo difficile argomento dovremo utilizzare vocaboli come "luogo", "destinazione", "definitivo", "temporaneo" "fuoco" ecc., termini che richiamano alla mente le immagini suggerite dall' antropomorfismo. In realtà, questi termini sono vocaboli non corrispondenti all’effettivo stato o condizione in cui si trovano i morti, ma noi viventi, non sapendo in cosa consista un' esistenza diversa da quella vissuta sulla terra, siamo costretti ad usare termini a noi consueti e comprensibili. Ugualmente, impossibilitati a concepire una vita senza tempo e spazio, nel quantificare i periodi di purificazione delle anime nel Purgatorio, utilizziamo termini come giorni, mesi, anni secoli, (le stesse indulgenze fanno riferimento alla nostra concezione temporale).

Per parlare del Purgatorio partiamo dalle Sacre Scritture. Passando ai testi Sacri che si riferiscono al purgatorio, non dobbiamo credere che la Chiesa ad un certo momento li abbia rilevati e ne abbia in seguito tratta la conclusione che c' è il purgatorio, e in conseguenza di ciò abbia preso ad insegnare che bisogna pregare per le anime dei defunti. No, la Chiesa possedeva fin da principio completa la sua fede e la sua struttura almeno nella sostanza. La dottrina del purgatorio non fu appresa dai testi delle Scritture, ma questi testi furono scritti da uomini che, nella Chiesa ebraica o nella Chiesa cattolica, già conoscevano questa dottrina. Che i morti vengono giudicati secondo le loro opere; che è terribile cosa essere giudicati da Dio quando si è in peccato; che alle anime occorre la misericordia divina per entrare in paradiso; che noi fratelli nella famiglia di Dio, dobbiamo pregarlo di usar loro quella stessa misericordia: questi sono i fatti essenziali, noti agli Ebrei prima del tempo di Cristo, e familiari agli scrittori del Nuovo Testamento. Giuda Maccabeo trovò nascosti sotto le tuniche dei suoi uomini caduti in battaglia monili consacrati agli idoli che essi avevano sottratti ad un tempio pagano: "Fatta poi una colletta, mandò a Gerusalemme dodicimila dramme d' argento, perché fosse offerto il sacrificio per i peccati di quei defunti"; il che induce gli scrittori ispirati a dire che "santo... e salutare è il pensiero di pregare per i morti affinché siano sciolti dai loro peccati" (2 Macc 12,43 e 46).

Continuando a guardare le S. Scritture del Antico Testamento, cosa ci dicono le sue prime pagine quando ci parlano dell' uso degli Ebrei di far sacrifici e di piangere il trapasso dei defunti? Alla morte di Aronne (Nm 20,29) e a quella di Mosè (Dt 34,8), gli Israeliti piangono per trenta giorni la loro morte. Non si può escludere che il pianto e le suppliche fossero rivolte a Dio perché usasse clemenza nel giudizio verso i due grandi personaggi.

Anche in Rut 2,20 leggiamo: "... Noemi disse alla nuora (Rut): Sia benedetto dal Signore, che non ha rinunciato alla sua bontà verso i vivi e verso i morti".

In Salmi 129,3 leggiamo: "Se guardi alle colpe, o Signore, o Signore chi potrà reggere?".

Dalle S. Scritture rileviamo ancora che i discepoli di Nostro Signore erano familiari con le idee del peccato e del giudizio e sentendole da Gesù le intendevano precisamente come noi le intendiamo. Sentivano così che avrebbe reso ad ognuno secondo il suo operato (Mt 16,27); che alcuni peccati sono puniti con molte staffilate ed altri con poche (Lc 12,47 e 48); che alcuni hanno molti peccati di cui devono essere perdonati, altri pochi (Lc 7,47); che di ogni parola vana dovremo rendere conto il giorno del Giudizio (Mt 12,36); e che alcuni peccati non saranno perdonati né in questo mondo né nell' altro (Mt 12,32). Tutto ciò li induceva a pregare di più per i loro morti, perché mentre faceva crescere in loro il senso della santità di Dio davanti alla quale i defunti vengono giudicati, aumentava anche la loro speranza in un misericordioso perdono. Gesù esponeva loro le austere verità della morte, del giudizio e dell' inferno e diceva che il paradiso va conquistato in questa vita: "Non è forse di dodici ore la giornata?" (Gv 12,35). "Camminate mentre avete la luce" (Gv 12,35). "Poi viene la notte quando nessuno può operare" (Gv 9,4). "Questa notte stessa ti si chiederà l' anima tua" (Lc 12,20). "Morì anche il ricco e fu sepolto nell' inferno" (Lc 16,22) "ove sarà pianto e stridor di denti" (Mt 8,12).

Gli Apostoli scrissero alcune cose che per noi sono misteriose, ma che per i loro primi lettori dovevano essere chiare. S. Pietro dice che Cristo predicò agli spiriti che erano in prigione e che avevano atteso la pazienza di Dio al tempo di Noè. Per questo motivo veniva predicato il Vangelo ai morti, che se essi dovevano essere giudicati secondo gli uomini nella carne, potessero anche vivere secondo Dio nello spirito (1 Pt 3,19-20).

Da sant’Agostino(n.354 e m. 430) apprendiamo in una risposta data ad un fratello cristiano di nome Paolino che aveva chiesto delucidazioni sull’argomento relativo alle preghiere per i defunti :

" Per quello che mi hai domandato potrebbe bastare questa mia risposta, per quanto breve, Ma prestami ancora un po’ di attenzione su alcuni problemi che ne derivano e a cui mi par giusto di dare una risposta. Nei libri dei Maccabei si legge che venne offerto un sacrificio per i defunti Ma anche se in nessun luogo delle antiche Scritture si leggesse qualcosa di simile, non poca cosa sarebbe l’autorità della Chiesa universale che si manifesta in questa usanza quando, tra le preghiere che dal sacerdote vengono innalzate al Signore nostro Dio davanti al suo altare, c’è un posto preminente la preghiera per i defunti."

Ancora leggiamo dallo stesso documento di sant’Agostino : "Ma se anche non fosse riuscita a inumare quel caro corpo dove il suo spirito religioso si era riproposto, in nessun modo deve smettere le necessarie suppliche per raccomandarlo al Signore. Perché dovunque la carne del defunto sia sepolta o non sepolta, è per lo spirito che va ricercata la pace. È esso che, andandosene, si è portato via la capacità di sentire, che è quello che a uno interessa sia per quanto riguarda il bene che il male. Lo spirito non si aspetta di essere aiutato da quella carne a cui esso dava la vita: vita che le tolse quando se ne andò e che le ridarà quando vi rientrerà; perché non la carne allo spirito, ma è lo spirito che appresta alla carne persino il merito per la stessa risurrezione, se cioè si tornerà a vivere per la pena oppure per la gloria."

Alla fine dello stesso documento leggiamo : "Epilogo: Per aiutare i defunti nulla c’è di meglio che le Messe, le preghiere e le elemosine. Senza trascurare anche le onoranze funebri. In conclusione non pensiamo di poter essere di aiuto ai morti che ci stanno a cuore, se non suffragandoli devotamente con i sacrifici delle Messe, delle preghiere e delle elemosine, anche se non giovano a tutti coloro per i quali si fanno, ma solo a quelli che durante la vita si son meritati che gli giovassero."

Ancora, per suffragare la tesi che la Chiesa abbia conosciuto la dottrina del purgatorio sin dall’inizio, citiamo il documento di sant’Agostino "Le Otto questioni di Dulcizio": "PRIMA QUESTIONE: I battezzati peccatori saranno liberati dalla geenna?

La tua prima domanda è questa: È possibile a coloro che hanno peccato dopo il battesimo essere liberati una buona volta dall' inferno? Tu dici che su questo argomento le opinioni sono diverse. Alcuni rispondono che i tormenti dei peccati sono senza fine, come il premio dei giusti. Essi vogliono infatti affermare che il castigo è eterno quanto il premio. Ma contro costoro c' è la parola evangelica che dice: "Non uscirai di là, finché tu non abbia pagato fino all' ultimo spicciolo ". Ne deriva quindi che, saldato il debito, possa uscire. Questa, noi crediamo, è anche la sentenza dell' Apostolo che dice: " Egli si salverà però come attraverso il fuoco ". La questione se il purgatorio fosse esistente o meno era già attuale ai tempi di Agostino, ma egli non aveva alcun dubbio al riguardo. Ancora leggiamo dallo stesso documento : Ho detto ancora qualcosa di simile a Lorenzo ed è questo : Il tempo frapposto tra la morte dell' uomo e la risurrezione finale trattiene le anime in dimore misteriose, a seconda che ciascuna abbia meritato quiete o afflizione, in rapporto a quel che ha ottenuto in sorte finché viveva nella carne. Non si deve nemmeno negare che le anime dei defunti ricevono sollievo dalla pietà dei propri cari che sono in vita, quando viene offerto per loro il sacrificio del Mediatore o si fanno elemosine nella Chiesa. ".

In un altro passo di uno dei suoi numerosi documenti sant’Agostino afferma : "Una lacrima per i defunti evapora, un fiore sulla tomba appassisce, una preghiera, invece, arriva fino al cuore dell' Altissimo."

Le affermazioni di sant’Agostino permettono di introdurre nell’argomento che stiamo trattando se sia più o meno conveniente pregare per le anime dei defunti.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica dice ai numeri 1370-72

"La santa messa è da considerarsi il miglior suffragio per le anime del purgatorio.

Già san Tommaso aveva indicato nella messa il miglior mezzo per liberare le anime sofferenti, tre secoli prima che il Concilio dì Trento si pronunciasse esplicitamente "Le anime del purgatorio sono sollevate dai suffragi dei fedeli, ma soprattutto dal prezioso sacrificio dell' altare".

Far celebrare la santa messa per i cristiani, vivi o defunti, in particolare quelli per cui si prega in modo speciale perché vengono così sollevati dai tormenti, farà abbreviare le loro pene; inoltre, ad ogni celebrazione eucaristica più anime escono dal purgatorio.

Con la santa messa, dunque, il sacerdote e i fedeli chiedono e ottengono da Dio la grazia per le anime del purgatorio, ma non solo: il beneficio speciale spetta sì all' anima per cui la messa è celebrata, ma del suo frutto generale è l' intera Chiesa a goderne.

Essa infatti nella celebrazione comunitaria dell' Eucarestia, mentre chiede e ottiene il ristoro delle anime dei fedeli e la remissione dei peccati, aumenta, rinsalda e risveglia la sua unità segno visibile, dell' invisibile "Comunione dei santi". All' offerta di Cristo, nel sacrificio eucaristico, si uniscono, infatti, non solo i membri che sono ancora sulla terra, ma anche quelli che si trovano già nella Gloria del Cielo così come quelli che stanno espiando le proprie colpe in purgatorio.

La santa messa è offerta, dunque, anche per i defunti che sono morti in Cristo e non sono ancora pienamente purificati, così da poter entrare nella Luce e Pace di Cristo. Nell' anafora, inoltre, la Chiesa prega per i santi padri, i vescovi e tutti coloro che sono morti, convinti che la santa messa sia la migliore offerta a Dio per le anime che soffrono in purgatorio, poiché è l' offerta di Cristo stesso immolato per i nostri peccati."

Inoltre dal "Trattato sul Purgatorio" di Santa CATERINA DA GENOVA, che è una delle più inestimabili opere della mistica cattolica. " Non credo che si possa trovare contentezza da comparare a quella di un’anima del Purgatorio eccetto quella dei santi del Paradiso. E ogni giorno questa contentezza cresce, per l’influsso di Dio in esse anime, il quale va crescendo, siccome va consumando l’impedimento dell’influsso. La ruggine del peccato è l’impedimento, e il fuoco va consumando la ruggine; e così l’anima sempre più si va discoprendo al divino influsso...". Un altro brano : " L’anima separata dal corpo che non si trova priva di peccato e nella nettezza come fu creata, vedendo in sé l’impedimento, e che non le può esser levato, salvo che per mezzo del Purgatorio, presto vi si getta dentro e volentieri. E se non trovasse questa ordinazione, atta a levarle quello impaccio, in quell’istante, in lei si genererebbe un inferno peggiore del purgatorio, vedendo di non poter giungere, per l’impedimento al suo fine che è Dio..."

 

Da tutto quello che abbiamo appreso sino ad adesso risulta chiaro che non solo è giusto pregare per le anime dei nostri defunti ma inoltre è doveroso farlo. Lo facevano gli Apostoli e questa sana dottrina è stata trasmessa ai primi cristiani, essa ha viaggiato lungo i secoli ed è arrivata intatta sino a noi oggi. Quale Dio buono è Misericordioso abbiamo, il quale non vuole che restiamo nell’ignoranza davanti alle sue leggi.

Se noi cerchiamo i nostri morti, li troviamo presso Dio. Li troviamo pregando.

Pregare è parlare a Dio e unirsi a Lui. La preghiera è colloquio con Dio, un respiro del nostro essere in Dio. Ci sono diversi modi di pregare. Si può pregare in chiesa, insieme gli altri, servendosi delle preghiere che ci propone la Chiesa . Si può pregare in casa, da soli, inventando la preghiera. Si può pregare in silenzio e senza parole, in treno, in automobile o nel proprio letto. Si tratta sempre di aprire il proprio cuore. Il nostro cuore è piccolo: la preghiera lo allarga e lo rende capace di amare Dio. Noi sappiamo che i morti che ora si trovano in Purgatorio e in Paradiso pregano Dio per noi; possiamo allora far passare le nostre preghiere tra le loro mani, servendoci di loro come di cari amici che hanno udienza presso Dio. Si stima che siano finora vissuti 75 miliardi di persone. Possiamo allora chiederci: Che ne è di loro? Noi con la preghiera li troviamo- presso quel Dio «che dà la vita ai morti e chiama all' esistenza le cose che ancora non esistono» (Rm 4,17).

"La vita, lunga o breve, è un viaggio verso il Paradiso: la nostra Patria, là è la nostra vera casa" (Papa Giovanni Paolo II).

«Dio eliminerà la morte per sempre; il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto» (Is 25,8).

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Intercessione dalla Liturgia di San Giacomo

INTERCESSIONI PER I DEFUNTI DELLA LITURGIA DI SAN GIACOMO

(indulgenza parziale)

Signore, Signore, Dio degli spiriti puri e di ogni carne, ricordati di tutti, di coloro che abbiamo ricordato e di tutti coloro di cui non ci siamo ricordati e che hanno lasciato questo mondo con la fede gloriosa. Dona il riposo alle loro anime, ai loro corpi, ai loro spiriti. Salvali dalla dannazione futura e rendili degni della gioia che è nel seno di Abramo, d' Isacco e di Giacobbe, dove risplende la luce del tuo volto, dove sono banditi i dolori, le angosce e i gemiti. Non imputare loro alcuna colpa; non entrare in giudizio con i tuoi servi poiché nessun essere vivente è giustificato al tuo cospetto e perché nessun uomo sulla terra è immune da peccato e puro da ogni sozzura se non il solo nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, per il quale anche noi speriamo di ottenere misericordia e il perdono dei nostri peccati e di quelli dei nostri defunti.

Dona il riposo alle loro anime; cancella la nostre e le loro colpe commesse davanti a te volontariamente o involontariamente, coscientemente o inconsciamente.

Dona il riposo, rimetti, perdona, o Dio, i peccati volontari e involontari, commessi coscientemente o incoscientemente con parole, opere o omissioni, con pensieri segreti, pubblici, deliberati o commessi per errore e che il tuo santo Nome conosce.

Accordaci una fine cristiana senza peccato e riuniscici ai piedi dei tuoi eletti quando vorrai, dove vorrai, come vorrai senza dover arrossire per i nostri peccati perché anche in ciò come in tutte le cose sia molto lodato e glorificato il tuo Nome santo e benedetto, il Nome di nostro Signore Gesù Cristo e dello Santo Spirito ora e sempre nei secoli. Amen.

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Per un giovane defunto

PER UN GIOVANE DEFUNTO

0 Dio, che conosci e disponi i momenti della vita umana, tu vedi il dolore di questa tua famiglia per morte del nostro fratello (nome). che in tempo così breve ha concluso la sua esistenza terrena: noi lo affidiamo a te, Padre buono, perché sua giovinezza rifiorisca accanto a te, nella tua casa. Per Cristo nostro Signore. Amen.

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Elevazioni

ELEVAZIONE

O Cuore di Gesù, tesoro inestimabile di ogni specie di beni, sii il mio unico tesoro, il mio rifugio e la mia difesa. A te voglio ricorrere in tutti i miei bisogni e necessità. Quand' anche tutti i cuori di tutti gli uomini m' ingannassero e mi abbandonassero, confido che il buonissimo e fedelissimo Cuore del mio amabile Gesù non m' ingannerà affatto e non m' abbandonerà mai.

O Sacro Cuore di Gesù, sii il riparatore delle mie colpe, il protettore della mia vita e il mio asilo nell' ora della morte. Ti chiedo la stessa grazia per tutti i peccatori, i cuori afflitti, gli agonizzanti e infine tutti gli uomini. Affinché il prezzo del tuo sangue sia applicato a tutti. Fa anche che lo sia per le anime del Purgatorio. Questo oso domandarti, o Cuore adorabile, e non cesserò di domandartelo fino al mio ultimo respiro. Amen.

San Giovanni Eudes

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Discorso di sant'Agostino

DISCORSO 172

 

DALLE PAROLE DELL' APOSTOLO (1THESS 4, 12):

" NON VOGLIAMO CHE RESTIATE NELL' IGNORANZA, FRATELLI,

NEI RIGUARDI DI QUELLI CHE SI SONO ADDORMENTATI

PERCHÉ NON SIATE NELL' AFFLIZIONE

COME GLI ALTRI CHE NON HANNO SPERANZA "

E RIGUARDO ALLE OPERE DI MISERICORDIA CON LE QUALI SONO AIUTATI I DEFUNTI

 

 

L' afflizione per i defunti: quale è proibita.

1. 1. Il beato Apostolo ci esorta a non affliggerci per coloro che dormono,

vale a dire per i nostri carissimi defunti, come in genere gli altri che non

hanno speranza, s' intende la speranza della risurrezione e della

incorruttibilità eterna. Appunto per questo, l' uso costante e rispondente

alla realtà della Scrittura li chiama anche " coloro che dormono ", e così,

quando sentiamo " dormienti ", non dubitiamo che si sveglieranno, come si

canta nel Salmo: Forse chi dorme non si leverà a risorgere? 1 Così, per i

morti, in coloro che li amano c' è una specie di tristezza, in certo modo

naturale. Non si tratta di una credenza, ma è la natura che in realtà ha

orrore della morte. All' uomo non sarebbe capitata la morte se non fosse

stata per la pena di una colpa che l' aveva preceduta. Perciò se gli animali,

creati così che muoiono ciascuno a suo tempo, sfuggono la morte e amano la

vita, quanto più l' uomo che era stato creato tale da vivere sempre se avesse

voluto vivere senza peccato? Ne segue pertanto che inevitabilmente ci

rattristiamo quando quelli che amiamo, morendo, ci lasciano. Benché infatti

sappiamo che i defunti non lasciano per sempre noi che restiamo, ma che

precedono alquanto noi che li seguiremo, pure quella morte, da cui la natura

rifugge, quando colpisce la persona cara, affligge in noi il sentimento

dell' amore stesso. Per questo l' Apostolo non ci consiglia di non

rattristarci, ma che la nostra pena non sia come quella degli altri che non

hanno speranza 2. Rattristiamoci dunque per i nostri defunti quando

inevitabilmente subiamo la separazione, ma con la speranza di riaverli

vicino. In un senso siamo angosciati, nell' altro consolati; da una parte è

colpita la debolezza, dall' altra si fortifica la fede; di là è nel dolore la

condizione umana, di qua offre il rimedio la promessa divina.

Le preghiere, il sacrificio della salvezza e le elemosine a favore dei

defunti.

2. 2. Quindi gli apparati mortuari, i cortei funebri, la fastosa cura della

sepoltura, l' erezione di grandiosi monumenti costituiscono dei modi

qualsiasi di conforto ai vivi, non se ne avvantaggiano i morti. Invece le

preghiere della santa Chiesa, il sacrificio che dà la salvezza e le

elemosine che si offrono a suffragio delle loro anime non si deve dubitare

che aiutino i morti, perché da parte del Signore si usi loro una

misericordia più grande di quella che meritarono i loro peccati. Tutta la

Chiesa rispetta questa che è infatti la tradizione dei padri: che si preghi

per coloro che sono morti in comunione al corpo e al sangue di Cristo,

quando a suo tempo, proprio durante il sacrificio, vengono commemorati; e

che si ricordi che il sacrificio viene offerto anche per loro. Pertanto,

quando vengono compiute opere di misericordia per suffragarli, chi può

dubitare che giovino a coloro per i quali non inutilmente vengono elevate

preghiere a Dio? Non si deve affatto dubitare che questi suffragi tornino a

vantaggio dei defunti, a quelli però che prima di morire vissero nella

maniera per cui i suffragi possano essere loro utili dopo la morte. Infatti

per quelli che hanno lasciato il corpo, senza la fede che opera per mezzo

dell' amore 3, e senza i Sacramenti di essa, da parte dei parenti inutilmente

si compiono i doveri di una simile pietà, del cui pegno, mentre vivevano

quaggiù sono stati privi, o non accogliendo la grazia di Dio, o ricevendola

senza frutto 4 e accumulando in sé ira 5, non misericordia. Non è che ai

defunti si aggiungano nuovi meriti quando per loro i parenti compiono

qualche opera buona, ma ricevano quanto meritano per le loro opere

precedenti. Senza dubbio è limitato alla durata della vita terrena un

operare tale che sia di qualche aiuto, una volta conclusa l' esistenza di

quaggiù. In conseguenza, ciascuno, giungendo al termine di questa vita,

potrà avere dopo di essa soltanto ciò che in essa ha meritato.

Il lutto e i doveri da adempiere verso i defunti.

2. 3. Si può concedere dunque che i cuori devoti dei parenti soffrano per i

loro defunti un dolore che può essere mitigato, e che versino lacrime di

conforto alla natura mortale, subito trattenute dalla gioia della fede per

la quale si crede che i fedeli, quando muoiono si allontanino un poco da noi

e passino ad una vita migliore. Siano loro di conforto anche le attenzioni

fraterne, sia quelle dimostrate al funerale che quelle offerte agli

afflitti, così che non trovi conferma il lamento di coloro che dicono: Ho

atteso chi condividesse con me l' afflizione, e non c' è stato; e dei

consolatori, e non li ho trovati 6. Nella misura delle proprie possibilità

si abbia cura della sepoltura e delle costruzioni del sepolcro; anche queste

le Sacre Scritture annoverano tra le opere buone né solo riguardo ai corpi

dei Patriarchi e di altri santi, ma dei cadaveri di qualunque uomo morto. In

realtà sono stati celebrati e lodati coloro che compirono di tali opere

verso il corpo del Signore stesso. Verso i loro cari adempiano gli uomini

questi doveri di estrema onoranza anche come lenitivo al loro dolore. Coloro

che amano non solo in modo carnale ma anche spirituale i parenti - morti

quanto al corpo, non quanto all' anima - si occupino con grande devozione,

zelo e frequenza in loro suffragio, di quelle opere che veramente sono di

grande vantaggio alle anime dei defunti, come le offerte, le preghiere, le

elemosine.

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dal diario di Santa Faustina

Da diario di Santa Faustina Kowalska

9.VII.37.

Questa sera è venuta da me una delle suore defunte: mi ha chiesto un giorno di digiuno e di offrire per lei in quel giorno tutte le pratiche di pietà. Le ho risposto che ero d' accordo. Il giorno dopo fin dal mattino ho espresso l' intenzione di offrire tutto a favore di quella suora. Durante la santa Messa per un momento ho vissuto il suo tormento, ho provato nell’anima una fame così grande di Dio che mi sembrava di morire per il desiderio di unirmi a Lui. La cosa è durata un breve momento, ma ho capito che cos' è la nostalgia delle anime del purgatorio. Subito dopo la santa Messa ho chiesto alla Madre Superiora il permesso per il digiuno, ma non l' ho ottenuto perché sono ammalata. Quando sono entrata in cappella, ho sentito queste parole: «Se lei, sorella, avesse digiunato, avrei ottenuto il sollievo soltanto questa sera, ma per l' obbedienza, che le ha proibito di digiunare, ho ottenuto il sollievo immediatamente. L' obbedienza ha un grande potere». Dopo tali parole udii: « Dio gliene renda merito ».

Altro brano del diario

In quel tempo domandai al Signore Gesù: « Per chi ancora devo pregare? ». Gesù mi rispose che la notte seguente m' avrebbe fatto conoscere per chi dovevo pregare. Vidi l' Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro, non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ed unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è l' ardente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria « Stella del Mare ». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d' uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: « La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia ». Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio.

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