La Storia del Rosario

 

La storia del Rosario
di don Giovanni Poggiali

Ecco come è nata la devozione del Rosario. Quali pontefici l’hanno promossa.

Perché c’entra con la storia.

"Chi propaga il Rosario è salvo!". Così si esprimeva il beato Bartolo Longo, un vero apostolo del Rosario, citato dall’attuale pontefice Giovanni Paolo II nella recente Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae (16 ottobre 2002) dedicata alla preghiera del Santo Rosario, preghiera e devozione cosi profondamente radicata nel popolo cristiano. Il Santo Padre ha inoltre proclamato l’anno del Rosario (ottobre 2002 - ottobre 2003), e desidera che questa devozione venga recitata con fede da ogni cristiano e soprattutto all’interno delle famiglie, per ricercare l’unione e la concordia che solo dalla preghiera possono scaturire.

Come è nato e come si è sviluppato il Rosario che Pio XII descrisse come "sintesi di tutto il vangelo, meditazione dei misteri del Signore, corona di rose e inno di lode"?

La storia è complessa e alcuni passaggi non sono storicamente chiari. I monaci nei Monasteri, nelle varie ore del giorno, recitavano il Salterio (i 150 salmi della Bibbia) e la Liturgia delle Ore (più comunemente conosciuta come il "Breviario") per obbedire all’invito del Signore Gesù che li richiamava alla preghiera costante: "Disse loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi (Lc 18,1) e di s. Paolo: "State sempre lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie" (1 Ts 5, 16-18). Nell’VIII° secolo, per aiutare monaci illetterati e quelli che non conoscevano il latino, si cominciò a dire: "Chi non è capace di salmodiare reciti dei Pater". I salmi, così, vennero sostituiti da 150 Padre Nostro.

I monaci cercavano il silenzio interiore, la pace del cuore attraverso la meditazione e allora vollero facilitare questo per tutti, mediante una preghiera continua, ripetuta e semplice.

Ad un certo punto, all’inizio del XII° secolo, si diffonde in occidente la recita della prima parte dell’Ave Maria la cui origine è di alcuni secoli prima. È l’istinto della fede che ha condotto i cristiani a comporre l’Ave Maria: quando è cominciata la salvezza? Nel momento in cui il Verbo di Dio si fece carne. Dal Vangelo di Luca ricavarono allora le parole che l’Angelo Gabriele e santa Elisabetta dissero alla Vergine (cf. Lc 1,28-42). Certamente, come accennato, il saluto angelico era conosciuto anche prima del XII° sec. (ricordiamo che il culto mariano è molto antico, infatti la famosa preghiera mariana Sub tuum praesidium risale al III° secolo e l’archeologia ha portato alla luce notevoli testimonianze del culto mariano fin dai primi secoli: cf "Il Timone" n. 23, pp. 64-66) ma la novità è la ripetizione della preghiera come una devota litania. Più tardi, alla fine del XV° secolo, si diffonderà l’uso della seconda parte dell’Ave Maria (Santa Maria Madre di Dio...: fu il Concilio di Efeso del 431 a definire la maternità divina di Maria) con l’aggiunta del Nome Gesù al centro delle due parti. Ci si chiese: perché non mettere il Nome di Colui che è dichiarato Benedetto? S. Paolo infatti, nella lettera ai Filippesi, afferma che il Nome di Gesù è al di sopra di ogni altro nome e dinanzi al Quale occorre prostrarsi (cf Fil 2,10). Le Ave Maria sostituirono i Pater ed ecco quindi la trasformazione del Salterio biblico in un "salterio semplice", o "salterio mariano", recitabile da chiunque. Nel XIV° secolo il certosino Enrico di Kalkar operò un’ulteriore suddivisione del "salterio mariano" dividendolo in 15 decine e inserendo, tra una decina e l’altra, il Padre Nostro. Inoltre in quell’epoca si diffuse la tradizione che il Rosario fu istituito da s. Domenico, fondatore dell’Ordine mendicante dei Domenicani, tradizione portata avanti da Alano de la Roche, domenicano anch’egli. Tale tradizione ha buoni motivi di veridicità in quanto il Rosario si diffuse dal Medioevo in poi grazie all’Ordine Domenicano che lo usava per la predicazione e per le missioni popolari. Nel XV° secolo, nell’ambiente certosino, nasce la proposta di recitare una forma di salterio mariano ridotta, con 50 Ave Maria, ma a ciascuna di esse era aggiunta una clausola o specificazione inerente la vita di Gesù. Si cominciò così a meditare sui misteri evangelici coniugando preghiera vocale e orazione mentale.

Grazie all’ambiente certosino e ai domenicani la pratica si allargò anche a causa delle confraternite laiche mariane orma i numerose. Tra il popolo il Rosario ebbe grande favore e la formula si semplificò ulteriormente nel XVI° secolo quando il domenicano Alberto da Castello (gli storici però discutono su questa paternità) scelse 15 misteri tra i tanti ormai esistenti della vita di Gesù e Maria proponendoli alla meditazione e portando il Rosario alla forma moderna che conosciamo oggi. Un manoscritto del 1501 riportava, come una sintesi storica, queste parole: "Il Rosario ha avuto la sua origine principale dall’ordine di s. Benedetto (in particolare la riforma dei Cistercensi), si è rafforzato con i Certosini, ultimamente ha preso sviluppo dall’ordine dei Predicatori (Domenicani)". Lo "strumento" della corona per pregare, invece, ha un’origine antica risalente ai Padri del Deserto del III° e IV° secolo dopo Cristo, che usavano cordicelle o stringhe per la preghiera ripetitiva. Una tappa fondamentale per la diffusione della pratica mariana è sicuramente la battaglia di Lepanto (dentro i territori dell’Impero Ottomano, nell’attuale Grecia) tra la flotta cristiana e quella turca. Nel XVI° secolo i turchi sono fortissimi e avanzano all’interno della Cristianità quasi senza sconfitte avendo come obiettivo di innalzare la mezzaluna a Roma. Il papa S. Pio V, preoccupato per la situazione, riesce a riunire sotto le insegne della croce una flotta composta da galee pontificie, spagnole e della Repubblica veneta mentre i francesi erano presenti con alcuni cavalieri volontari. A capo della flotta cristiana viene chiamato Giovanni d’Austria. Individuata la flotta turca nelle acque di Lepanto, i cristiani la raggiungono il 7 ottobre 1571 e così avviene la battaglia decisiva per la Cristianità contro l’Impero Ottomano. intanto S. Pio V invita tutti alla preghiera del Rosario (che lui stesso consacrò nella forma sostanzialmente in uso al giorno d’oggi con la bolla Consueverunt romani Pontifices del 1569), a fare processioni pubbliche e penitenze, e quando ancora non poteva sapere della vittoria ne dà l’annuncio facendo suonare tutte le campane di Roma e decretando che la flotta cristiana ha vinto grazie all’intercessione della Madonna del Rosario. Il Papa inserì nelle litanie l’invocazione di Maria come Auxilium Christianorum e decretò che il 7 ottobre fosse commemorata S. Maria della Vittoria. Fu poi papa Gregorio XIII che istituì il 7 ottobre come festa della Madonna del Rosario. Un’altra decisiva tappa per la diffusione della preghiera mariana fu il 12 settembre 1683, quando il re polacco Giovanni Sobieski sconfisse a Vienna i Turchi e impedì definitivamente all’Islam la conquista dell’occidente Cristiano. In questa occasione il pontefice Innocenzo XI istituì la festa del Nome di Maria il 12 settembre. Nell’epoca contemporanea non si può non fare riferimento alle grandi apparizioni mariane. A Lourdes, sui Pirenei nel sud della Francia, la Vergine appare nel febbraio del 1858 a s. Bernadetta Soubirous con la corona del Rosario in mano, invitando tutti alla preghiera e alla penitenza, e a Fatima nel 1917 dove la Madonna fa un appello urgente, attraverso i tre veggenti Lucia, Francesco e Giacinta (questi ultimi due beatificati da papa Giovanni Paolo II), alla preghiera del Santo Rosario meditato, alla penitenza, alla comunione riparatrice dei primi 5 sabati del mese e alla devozione al Cuore Immacolato di Maria. Il 13 luglio 1917 la Madonna apparendo disse: "Voglio che veniate qui il giorno 13 del mese prossimo, che continuiate a recitare tutti i giorni il rosario in onore della Madonna del Rosario, per ottenere la pace del mondo e la fine della guerra, perché soltanto lei ve la potrà meritare".

Queste parole, più che mai attuali, indicano come il Signore, attraverso Maria, è sempre stato premuroso verso i Suoi figli che però, purtroppo, non vogliono ascoltare la sua voce e ne pagano conseguenze durissime. È importante, inoltre, un accenno al magistero pontificio degli ultimi decenni. Numerosissimi sono i documenti papali che riguardano il Rosario e più di ogni altro fu Leone XIII, chiamato il Papa del Rosario, a diffondere tale pratica. Portano la sua firma 12 lettere encicliche dedicate alla preghiera mariana. Consacrò ad essa il mese di ottobre ed il suo impegno in questo senso fu per aiutare i cristiani a "superare l’avversione al sacrificio e alla sofferenza ponendo la propria fede e il proprio sguardo sulle sofferenze di Cristo; l’avversione alla vita umile e laboriosa si supera da parte del cristiano meditando sull’umiltà del Salvatore e di Maria; l’indifferenza verso i misteri della vita futura e l’attaccamento ai beni materiali si guariscono meditando e contemplando i misteri della gloria di Cristo, di Maria e dei santi" (cit. in Nuovo Dizionario di Mariologia, voce Rosario, p.1209). Pio XII scrisse l’enciclica lngruentium malorum, del 15 settembre 1951, con l’invito a confidare nella Vergine soprattutto nei momenti più difficili e a recitare il Rosario per custodire la concordia in famiglia, per far crescere le virtù cristiane, per implorare la pace, il rispetto dei diritti della Chiesa e per ottenere conforto ai malati e ai diseredati. il Beato Giovanni XXIII fece del Rosario parte integrante della sua spiritualità, cosi come Paolo VI che, nella Marìalis cultus (2 febbraio 1974), descrive gli elementi costitutivi dei Rosario ripresi anche nella Rosarium Virginis Mariae da Giovanni Paolo II: il Rosario come compendio del Vangelo, come preghiera contemplativa e cristologica. Concludo questa sintesi con una citazione dalla Rosarium Virginis Mariae dove il regnante pontefice, oltre a rinnovare la pratica integrando i misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi con quelli luminosi, riprende una frase dell’inizio del suo pontificato (1978) e manifesta in pienezza il suo cuore mariano: "Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità nella sua profondità" (n. 2).

I primi cinque sabati del mese

Apparendo a Fatima il 13 giugno 1917, la Madonna disse a Lucia: "Gesù vuole servirsi dite per farmi conoscere e amare. Egli vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato". Poi, in quella apparizione, fece vedere al tre veggenti il suo Cuore coronato di spine, amareggiato per i peccati dei figli e per la loro dannazione eterna. Lucia racconta: "Il 10 dicembre 1925 mi apparve la Vergine Santissima e al suo fianco un Bambino, come sospeso su una nube. La Madonna gli teneva la mano sulle spalle e, contemporaneamente, nell’altra mano reggeva un Cuore circondato di spine. In quel momento, il Bambino disse: "Abbi compassione del Cuore di tua Madre Santissima avvolto nelle spine che gli uomini ingrati gli configgono continuamente, mentre non c’è chi faccia atti dl riparazione per strappargliele". E subito la Vergine Santissima aggiunse: "Guarda, figlia mia, il mio Cuore circondato di spine che gli uomini ingrati infliggono continuamente con bestemmie e ingratitudini. Consolami almeno tu e fa sapere questo: a tutti coloro che per cinque mesi, al primo sabato, si confesseranno, riceveranno la santa Comunione, reciteranno il Rosario, e mi faranno compagnia per quindici minuti meditando i Misteri, con l’intenzione di offrirmi riparazioni, prometto dl assisterli nell’ora della morte con tutte le grazie necessarie alla salvezza". Per ottenere la promessa del Cuore di Maria si richiedono le seguenti condizioni: 1. Confessione, fatta entro gli otto giorni precedenti con l’intenzione di riparare le offese fatte al Cuore Immacolato dì Maria. Se uno nella Confessione si dimentica di tare tale intenzione, può formularla nella Confessione seguente; 2. Comunione, fatta in grazia di Dio con la stessa intenzione della Confessione; 3. La Comunione deve essere fatta nel primo sabato del mese; 4, La Confessione e la Comunione devono ripetersi per cinque mesi consecutivi, senza interruzione, altrimenti si deve ricominciare da capo; 5. Recitare la corona del Rosario, almeno la terza parte, con la stessa intenzione della Confessione; 6. Meditazione, per un quarto d’ora, facendo compagnia alla Vergine, meditando sui misteri del Rosario. (Pregate, pregate, pregate, Editrice MIR, pp. 248-249).

Il Papa e il Rosario

"La storia del Rosario mostra come questa preghiera sia stata utilizzata specialmente dai Domenicani, in un momento difficile per la Chiesa a motivo del diffondersi dell' eresia. Oggi siamo davanti a nuove sfide. Perché non riprendere in mano la Corona con la fede di chi ci ha preceduto? Il Rosario conserva tutta la sua forza e rimane una risorsa non trascurabile nel corredo pastorale di ogni buon evangelizzatore". (Giovanni Paolo II, Rosarium Virginis Mariae)

Bibliografia

Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae, 16.10.2002.

F.M. Wilam, Storia del Rosario, trad. it., Orbis catholicus, Roma 1957.

S. Orlandi, Libro del rosario della gloriosa Vergine Maria (studi e testi), Centro internazionale domenicano del rosario, Roma 1965.

Stefano De Fiores - Salvatore Mao (a cura di), Nuovo Dizionario di Mariologla, voce Rosario, edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Ml) 1985.

Massimo Introvigne, La meravigliosa storia del Rosario, in Cristianità, 275-276 (1998).

© Il Timone – n. 25 Maggio/Giugno 2003

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Santa MAria

SANTA MARIA

Santa Maria, serva del Signore, noi ti chiediamo di ammetterci alla scuola

di quel diaconato permanente di cui sei stata impareggiabile maestra.

Al contrario di te, facciamo fatica a metterci alle dipendenze di Dio,

e stentiamo a capire che solo la resa incondizionata alla sua sovranità

ci pu= fornire l' alfabeto primordiale per la lettura di ogni altro servizio umano.

Santa Maria, serva della Parola, aiutaci a mettere Gesù

al centro della nostra vita.

Dacci una mano perché sappiamo essergli fedeli fino in fondo.

Fa' che il vangelo diventi norma ispiratrice di ogni nostra scelta quotidiana.

Metti, finalmente, le ali ai nostri piedi perché alla Parola possiamo rendere

il servizio missionario dell' annuncio, fino agli estremi confini della terra.

Santa Maria, serva del mondo, conferisci ai nostri passi la fretta premurosa

con cui tu raggiungesti la città di Giuda, simbolo di quel mondo di fronte al quale

la Chiesa è chiamata a cingersi il grembiule.

Restituisci cadenze di gratuità ad un servizio così spesso contaminato

dalle scorie dell' asservimento.

Tu che hai sperimentato le tribolazioni dei poveri,

aiutaci a mettere a disposizione la nostra vita, con i gesti discreti del silenzio.

Rendici consapevoli che, sotto le mentite spoglie

degli affaticati e degli oppressi, si nasconde il Re.

Apri il nostro cuore alle sofferenze dei fratelli.

E perché possiamo essere pronti a intuire le necessità,

donaci occhi gonfi di tenerezza e di speranza.

(Tonino Bello)

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Saluto alla Vergine

Saluto alla Beata Vergine Maria

Ave, Signora, santa regina,
santa Madre di Dio, Maria,

che sei vergine fatta Chiesa
ed eletta dal santissimo Padre celeste,
che ti ha consacrata
insieme col santissimo suo Figlio diletto
e con lo Spirito Santo Paraclito;
Tu in cui fu ed è ogni pienezza
di grazia e ogni bene.

Ave, suo palazzo.
ave, suo tabernacolo,
ave, sua casa.
Ave, suo vestimento,
ave, sua ancella,
ave, sua Madre.

E ave, voi tutte, sante virtù,
che per grazia e lume dello Spirito Santo
siete infuse nei cuori dei fedeli,
affinché le rendiate,
di infedeli, fedeli a Dio.

San Francesco d’Assisi

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Preghiera a Maria Rosa Mistica

FESTA DI MARIA SS. "ROSA MISTICA"

La Madonna apparve per ben sette volte nel 1947 a Pierina Gilli (M. 12.1.1991) nell' ospedale di Montichiari(BS) dove lavorava. Molte altre volte dal 1966 in poi le apparve a Fontanella vicino a Montichiari, dove per ordine del suo vescovo si era ritirata. "Cerca di corrispondere ad una grazia così meravigliosa..." le disse in udienza Papa Pio XII nel 1951.

Paolo VI teneva nel suo studio la statua e il libro "Rosa Mistica".

Il 13.7.1947 la Madonna le disse: «Desidero che il 13 di ogni mese venga riguardato come giornata dedicata a speciali preghiere da iniziare dodici giorni prima. Io farò scendere in tale giorno abbondanza di grazie e santità di vocazioni sopra coloro che mi avranno onorata.

Desidero che il giorno 13 luglio di ogni anno venga festeggiato in onore di "Rosa Mistica"»

Nel suo petto erano confitte tre rose: una bianca, una rossa, una giallo-oro. Ella stessa ne spiegò il significato:

- la rosa bianca simboleggia lo spirito di preghiera:

- la rosa rossa lo spirito di sacrificio e di abnegazione;

- la rosa giallo-oro lo spirito di penitenza.

PREGHIERA A MARIA SS. "ROSA MISTICA"

Vergine Immacolata, Madre di Grazia, rosa Mistica, a onore del Tuo Divin Figlio, ci prostriamo davanti a Te per implorare da Dio misericordia: non per i nostri meriti, ma per la bontà del tuo Cuore materno, chiediamo aiuti e grazie, sicuri che ci esaudirai!

- Ave Maria

Madre di Gesù, Regina del S. Rosario, e Madre della Chiesa corpo mistico di Cristo, impetriamo per il mondo riarso discordie il dono dell' unità e della pace e tutte quelle grazie che possono convertire i cuori di tanti tuoi figli !

- Ave Maria

 

Mistica, Regina degli Apostoli, fa' fiorire attorno agli Altari Eucaristici numerose vocazioni religiose e sacerdotali che, con la santità della vita e lo zelo ardente per le anime possano estendere il Regno del tuo Gesù in tutto il mondo!

Ricolma pure noi dei tuoi favori celesti!

- Salve regina

 

- Rosa Mistica, Madre della Chiesa, prega per noi!

 

Con approvazione ecclesiastica

 

Le ricorrenze più importanti di queste apparizioni:

17 aprile: data della prima apparizione a Fontanelle;

13 luglio: festa di "Rosa Mistica" secondo il desiderio della S. Vergine;

13 ottobre : nella 4° apparizione (6.8.1966) la SS. Vergine disse a Pierina che Gesù desiderava l' Unione Mondiale della Comunione riparatrice da indire il 13 ottobre di quell' anno 1966 e da ripetersi annualmente nella ricorrenza di quella data. Poi soggiunse: I reverendi sacerdoti e fedeli che praticheranno questa devozione avranno l' abbondanza delle mie grazie;

8 dicembre : ore 12, "Ora di Grazia universale"

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Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae

Il presente documento è stato prelevato dal sito del vaticano

LETTERA APOSTOLICA
ROSARIUM VIRGINIS MARIAE
DEL SOMMO PONTEFICE
GIOVANNI PAOLO II
ALL' EPISCOPATO, AL CLERO
E AI FEDELI
SUL SANTO ROSARIO

 

INTRODUZIONE

1. Il Rosario della Vergine Maria, sviluppatosi gradualmente nel secondo Millennio al soffio dello Spirito di Dio, è preghiera amata da numerosi Santi e incoraggiata dal Magistero. Nella sua semplicità e profondità, rimane, anche in questo terzo Millennio appena iniziato, una preghiera di grande significato, destinata a portare frutti di santità. Essa ben s' inquadra nel cammino spirituale di un cristianesimo che, dopo duemila anni, non ha perso nulla della freschezza delle origini, e si sente spinto dallo Spirito di Dio a « prendere il largo » (« duc in altum! ») per ridire, anzi ' gridare' Cristo al mondo come Signore e Salvatore, come « la via, la verità e la vita » (Gv 14, 6), come « traguardo della storia umana, il fulcro nel quale convergono gli ideali della storia e della civiltà ».(1)

Il Rosario, infatti, pur caratterizzato dalla sua fisionomia mariana, è preghiera dal cuore cristologico. Nella sobrietà dei suoi elementi, concentra in sé la profondità dell' intero messaggio evangelico, di cui è quasi un compendio.(2) In esso riecheggia la preghiera di Maria, il suo perenne Magnificat per l' opera dell' Incarnazione redentrice iniziata nel suo grembo verginale. Con esso il popolo cristiano si mette alla scuola di Maria, per lasciarsi introdurre alla contemplazione della bellezza del volto di Cristo e all' esperienza della profondità del suo amore. Mediante il Rosario il credente attinge abbondanza di grazia, quasi ricevendola dalle mani stesse della Madre del Redentore.

I Romani Pontefici e il Rosario

2. A questa preghiera hanno attribuito grande importanza tanti miei Predecessori. Particolari benemerenze ebbe, al riguardo, Leone XIII che il 1º settembre 1883 promulgava l' Enciclica Supremi apostolatus officio,(3) alto pronunciamento col quale inaugurava numerosi altri interventi su questa preghiera indicandola come efficace strumento spirituale di fronte ai mali della società. Tra i Papi più recenti che, in epoca conciliare, si sono distinti nella promozione del Rosario desidero ricordare il Beato Giovanni XXIII(4) e soprattutto Paolo VI, che nell' Esortazione apostolica Marialis cultus sottolineò, in armonia con l' ispirazione del Concilio Ecumenico Vaticano II, il carattere evangelico del Rosario ed il suo orientamento cristologico.

Io stesso, poi, non ho tralasciato occasione per esortare alla frequente recita del Rosario. Fin dai miei anni giovanili questa preghiera ha avuto un posto importante nella mia vita spirituale. Me lo ha ricordato con forza il mio recente viaggio in Polonia, e soprattutto la visita al Santuario di Kalwaria. Il Rosario mi ha accompagnato nei momenti della gioia e in quelli della prova. Ad esso ho consegnato tante preoccupazioni, in esso ho trovato sempre conforto. Ventiquattro anni fa, il 29 ottobre 1978, ad appena due settimane dall' elezione alla Sede di Pietro, quasi aprendo il mio animo così mi esprimevo: « Il Rosario è la mia preghiera prediletta. Preghiera meravigliosa! Meravigliosa nella sua semplicità e nella sua profondità. [...] Si può dire che il Rosario è, in un certo modo, un commento-preghiera dell' ultimo capitolo della Costituzione Lumen gentium del Vaticano II, capitolo che tratta della mirabile presenza della Madre di Dio nel mistero di Cristo e della Chiesa. Difatti, sullo sfondo delle parole Ave Maria passano davanti agli occhi dell' anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo. Essi si compongono nell' insieme dei misteri gaudiosi, dolorosi e gloriosi, e ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso – potremmo dire – il Cuore della sua Madre. Nello stesso tempo il nostro cuore può racchiudere in queste decine del Rosario tutti i fatti che compongono la vita dell' individuo, della famiglia, della nazione, della Chiesa e dell' umanità. Vicende personali e vicende del prossimo e, in modo particolare, di coloro che ci sono più vicini, che ci stanno più a cuore. Così la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana ».(5)

Con queste parole, miei cari fratelli e sorelle, immettevo nel ritmo quotidiano del Rosario il mio primo anno di Pontificato. Oggi, all' inizio del venticinquesimo anno di servizio come Successore di Pietro, desidero fare altrettanto. Quante grazie ho ricevuto in questi anni dalla Vergine Santa attraverso il Rosario: Magnificat anima mea Dominum! Desidero elevare il mio grazie al Signore con le parole della sua Madre Santissima, sotto la cui protezione ho posto il mio ministero petrino: Totus tuus!

Ottobre 2002 – ottobre 2003: Anno del Rosario

3. Per questo, sull' onda della riflessione offerta nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, nella quale ho invitato il Popolo di Dio, dopo l' esperienza giubilare, a « ripartire da Cristo »,(6) ho sentito il bisogno di sviluppare una riflessione sul Rosario, quasi a coronamento mariano della stessa Lettera apostolica, per esortare alla contemplazione del volto di Cristo in compagnia e alla scuola della sua Madre Santissima. Recitare il Rosario, infatti, non è altro che contemplare con Maria il volto di Cristo. A dare maggiore rilevanza a questo invito, prendendo occasione dal prossimo centoventesimo anniversario della menzionata Enciclica di Leone XIII, desidero che questa preghiera nel corso dell' anno venga particolarmente proposta e valorizzata nelle varie comunità cristiane. Proclamo, pertanto, l' anno che va dall' ottobre di quest' anno all' ottobre del 2003 Anno del Rosario

Affido questa indicazione pastorale all' iniziativa delle singole comunità ecclesiali. Con essa non intendo intralciare, ma piuttosto integrare e consolidare i piani pastorali delle Chiese particolari. Ho fiducia che essa venga accolta con generosità e prontezza. Il Rosario, se riscoperto nel suo pieno significato, porta al cuore stesso della vita cristiana ed offre un' ordinaria quanto feconda opportunità spirituale e pedagogica per la contemplazione personale, la formazione del Popolo di Dio e la nuova evangelizzazione. Mi piace ribadirlo anche nel ricordo gioioso di un altro anniversario: i 40 anni dall' inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II (11 ottobre 1962), la « grande grazia » predisposta dallo spirito di Dio per la Chiesa del nostro tempo.(7)

Obiezioni al Rosario

4. L' opportunità di tale iniziativa emerge da diverse considerazioni. La prima riguarda l' urgenza di fronteggiare una certa crisi di questa preghiera che, nell' attuale contesto storico e teologico, rischia di essere a torto sminuita nel suo valore e perciò scarsamente proposta alle nuove generazioni. C' è chi pensa che la centralità della Liturgia, giustamente sottolineata dal Concilio Ecumenico Vaticano II, abbia come necessaria conseguenza una diminuzione dell' importanza del Rosario. In realtà, come precisò Paolo VI, questa preghiera non solo non si oppone alla Liturgia, ma le fa da supporto, giacché ben la introduce e la riecheggia, consentendo di viverla con pienezza di partecipazione interiore, raccogliendone frutti nella vita quotidiana.

Forse c' è anche chi teme che essa possa risultare poco ecumenica, per il suo carattere spiccatamente mariano. In realtà, essa si pone nel più limpido orizzonte di un culto alla Madre di Dio, quale il Concilio l' ha delineato: un culto orientato al centro cristologico della fede cristiana, in modo che « quando è onorata la Madre, il Figlio [...] sia debitamente conosciuto, amato, glorificato ».(8) Se riscoperto in modo adeguato, il Rosario è un aiuto, non certo un ostacolo all' ecumenismo!

Via di contemplazione

5. Ma il motivo più importante per riproporre con forza la pratica del Rosario è il fatto che esso costituisce un mezzo validissimo per favorire tra i fedeli quell' impegno di contemplazione del mistero cristiano che ho proposto nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte come vera e propria ' pedagogia della santità' : « C' è bisogno di un cristianesimo che si distingua innanzitutto nell' arte della preghiera ».(9) Mentre nella cultura contemporanea, pur tra tante contraddizioni, affiora una nuova esigenza di spiritualità, sollecitata anche da influssi di altre religioni, è più che mai urgente che le nostre comunità cristiane diventino « autentiche ' scuole' di preghiera ».(10)

Il Rosario si pone nella migliore e più collaudata tradizione della contemplazione cristiana. Sviluppatosi in Occidente, esso è preghiera tipicamente meditativa e corrisponde, in qualche modo, alla « preghiera del cuore » o « preghiera di Gesù » germogliata sull' humus dell' Oriente cristiano.

Preghiera per la pace e per la famiglia

6. A dare maggiore attualità al rilancio del Rosario si aggiungono alcune circostanze storiche. Prima fra esse, l' urgenza di invocare da Dio il dono della pace. Il Rosario è stato più volte proposto dai miei Predecessori e da me stesso come preghiera per la pace. All' inizio di un Millennio, che è cominciato con le raccapriccianti scene dell' attentato dell' 11 settembre 2001 e che registra ogni giorno in tante parti del mondo nuove situazioni di sangue e di violenza, riscoprire il Rosario significa immergersi nella contemplazione del mistero di Colui che « è la nostra pace » avendo fatto « dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l' inimicizia » (Ef 2, 14). Non si può quindi recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace, con una particolare attenzione alla terra di Gesù, ancora così provata, e tanto cara al cuore cristiano.

Analoga urgenza di impegno e di preghiera emerge su un altro versante critico del nostro tempo, quello della famiglia, cellula della società, sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti dell' intera società. Il rilancio del Rosario nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale della famiglia, si propone come aiuto efficace per arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale.

« Ecco la tua madre! » (Gv 19, 27)

7. Numerosi segni dimostrano quanto la Vergine Santa voglia anche oggi esercitare, proprio attraverso questa preghiera, la premura materna alla quale il Redentore moribondo affidò, nella persona del discepolo prediletto, tutti i figli della Chiesa: « Donna, ecco il tuo figlio! » (Gv 19, 26). Sono note le svariate circostanze, tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, nelle quali la Madre di Cristo ha fatto in qualche modo sentire la sua presenza e la sua voce per esortare il Popolo di Dio a questa forma di orazione contemplativa. Desidero in particolare ricordare, per l' incisiva influenza che conservano nella vita dei cristiani e per l' autorevole riconoscimento avuto dalla Chiesa, le apparizioni di Lourdes e di Fatima,(11) i cui rispettivi santuari sono meta di numerosi pellegrini, in cerca di sollievo e di speranza. 

Sulle orme dei testimoni

8. Sarebbe impossibile citare lo stuolo innumerevole di Santi che hanno trovato nel Rosario un' autentica via di santificazione. Basterà ricordare san Luigi Maria Grignion de Montfort, autore di una preziosa opera sul Rosario,(12) e, più vicino a noi, Padre Pio da Pietrelcina, che ho avuto recentemente la gioia di canonizzare. Uno speciale carisma poi, quale vero apostolo del Rosario, ebbe il beato Bartolo Longo. Il suo cammino di santità poggia su un' ispirazione udita nel profondo del cuore: « Chi propaga il Rosario è salvo! ».(13) Su questa base, egli si sentì chiamato a costruire a Pompei un tempio dedicato alla Vergine del Santo Rosario sullo sfondo dei resti dell' antica Città, appena lambita dall' annuncio cristiano prima di essere sepolta nel 79 dall' eruzione del Vesuvio, ed emersa secoli dopo dalle sue ceneri a testimonianza delle luci e delle ombre della civiltà classica.

Con l' intera sua opera e, in particolare, attraverso i « Quindici Sabati », Bartolo Longo sviluppò l' anima cristologica e contemplativa del Rosario, trovando particolare incoraggiamento e sostegno in Leone XIII, il « Papa del Rosario ».

 

CAPITOLO I

CONTEMPLARE CRISTO CON MARIA 

Un volto splendido come il sole

9. « E apparve trasfigurato davanti a loro; il suo volto brillò come il sole » (Mt 17, 2). La scena evangelica della trasfigurazione di Cristo, nella quale i tre apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni appaiono come rapiti dalla bellezza del Redentore, può essere assunta ad icona della contemplazione cristiana. Fissare gli occhi sul volto di Cristo, riconoscerne il mistero nel cammino ordinario e doloroso della sua umanità, fino a coglierne il fulgore divino definitivamente manifestato nel Risorto glorificato alla destra del Padre, è il compito di ogni discepolo di Cristo; è quindi anche compito nostro. Contemplando questo volto ci apriamo ad accogliere il mistero della vita trinitaria, per sperimentare sempre nuovamente l' amore del Padre e godere della gioia dello Spirito Santo. Si realizza così anche per noi la parola di san Paolo: « Riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagine, di gloria in gloria, secondo l' azione dello Spirito del Signore » (2 Cor 3, 18). 

Maria modello di contemplazione

10. La contemplazione di Cristo ha in Maria il suo modello insuperabile. Il volto del Figlio le appartiene a titolo speciale. È nel suo grembo che si è plasmato, prendendo da Lei anche un' umana somiglianza che evoca un' intimità spirituale certo ancora più grande. Alla contemplazione del volto di Cristo nessuno si è dedicato con altrettanta assiduità di Maria. Gli occhi del suo cuore si concentrano in qualche modo su di Lui già nell' Annunciazione, quando lo concepisce per opera dello Spirito Santo; nei mesi successivi comincia a sentirne la presenza e a presagirne i lineamenti. Quando finalmente lo dà alla luce a Betlemme, anche i suoi occhi di carne si portano teneramente sul volto del Figlio, mentre lo avvolge in fasce e lo depone nella mangiatoia (cfr Lc 2, 7).

Da allora il suo sguardo, sempre ricco di adorante stupore, non si staccherà più da Lui. Sarà talora uno sguardo interrogativo, come nell' episodio dello smarrimento nel tempio: « Figlio, perché ci hai fatto così? » (Lc 2, 48); sarà in ogni caso uno sguardo penetrante, capace di leggere nell' intimo di Gesù, fino a percepirne i sentimenti nascosti e a indovinarne le scelte, come a Cana (cfr Gv 2, 5); altre volte sarà uno sguardo addolorato, soprattutto sotto la croce, dove sarà ancora, in certo senso, lo sguardo della ' partoriente' , giacché Maria non si limiterà a condividere la passione e la morte dell' Unigenito, ma accoglierà il nuovo figlio a Lei consegnato nel discepolo prediletto (cfr Gv 19, 26-27); nel mattino di Pasqua sarà uno sguardo radioso per la gioia della risurrezione e, infine, uno sguardo ardente per l' effusione dello Spirito nel giorno di Pentecoste (cfr At 1, 14).

I ricordi di Maria

11. Maria vive con gli occhi su Cristo e fa tesoro di ogni sua parola: « Serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore » (Lc 2, 19; cfr 2, 51). I ricordi di Gesù, impressi nel suo animo, l' hanno accompagnata in ogni circostanza, portandola a ripercorrere col pensiero i vari momenti della sua vita accanto al Figlio. Sono stati quei ricordi a costituire, in certo senso, il ' rosario' che Ella stessa ha costantemente recitato nei giorni della sua vita terrena.

Ed anche ora, tra i canti di gioia della Gerusalemme celeste, i motivi del suo grazie e della sua lode permangono immutati. Sono essi ad ispirare la sua materna premura verso la Chiesa pellegrinante, nella quale Ella continua a sviluppare la trama del suo ' racconto' di evangelizzatrice. Maria ripropone continuamente ai credenti i ' misteri' del suo Figlio, col desiderio che siano contemplati, affinché possano sprigionare tutta la loro forza salvifica. Quando recita il Rosario, la comunità cristiana si sintonizza col ricordo e con lo sguardo di Maria.

Rosario, preghiera contemplativa

12. Il Rosario, proprio a partire dall' esperienza di Maria, è una preghiera spiccatamente contemplativa. Privato di questa dimensione, ne uscirebbe snaturato, come sottolineava Paolo VI: « Senza contemplazione, il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di contraddire all' ammonimento di Gesù: ' Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere esauditi in ragione della loro loquacità' (Mt 6, 7). Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell' orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il Cuore di Colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze ».(14)

Mette conto di soffermarci su questo profondo pensiero di Paolo VI, per far emergere alcune dimensioni del Rosario che meglio ne definiscono il carattere proprio di contemplazione cristologica.

Ricordare Cristo con Maria

13. Il contemplare di Maria è innanzitutto un ricordare. Occorre tuttavia intendere questa parola nel senso biblico della memoria (zakar), che attualizza le opere compiute da Dio nella storia della salvezza. La Bibbia è narrazione di eventi salvifici, che hanno il loro culmine in Cristo stesso. Questi eventi non sono soltanto un ' ieri' ; sono anche l' ' oggi' della salvezza. Questa attualizzazione si realizza in particolare nella Liturgia: ciò che Dio ha compiuto secoli or sono non riguarda soltanto i testimoni diretti degli eventi, ma raggiunge con il suo dono di grazia l' uomo di ogni tempo. Ciò vale, in certo modo, anche di ogni altro devoto approccio a quegli eventi: « farne memoria », in atteggiamento di fede e di amore, significa aprirsi alla grazia che Cristo ci ha ottenuto con i suoi misteri di vita, morte e risurrezione. 

Per questo, mentre va ribadito con il Concilio Vaticano II che la Liturgia, quale esercizio dell' ufficio sacerdotale di Cristo e culto pubblico, è « il culmine verso cui tende l' azione della Chiesa e, insieme, la fonte da cui promana tutta la sua forza »,(15) occorre anche ricordare che la vita spirituale « non si esaurisce nella partecipazione alla sola sacra Liturgia. Il cristiano chiamato alla preghiera in comune, nondimeno deve anche entrare nella sua camera per pregare il Padre nel segreto (cfr Mt 6, 6); anzi, deve pregare incessantemente come insegna l' Apostolo (cfr 1Ts 5, 17) ».(16) Il Rosario si pone, con una sua specificità, in questo variegato scenario della preghiera ' incessante' , e se la Liturgia, azione di Cristo e della Chiesa, è azione salvifica per eccellenza, il Rosario, quale meditazione su Cristo con Maria, è contemplazione salutare. L' immergersi infatti, di mistero in mistero, nella vita del Redentore, fa sì che quanto Egli ha operato e la Liturgia attualizza venga profondamente assimilato e plasmi l' esistenza. 

Imparare Cristo da Maria

14. Cristo è il Maestro per eccellenza, il rivelatore e la rivelazione. Non si tratta solo di imparare le cose che Egli ha insegnato, ma di ' imparare Lui' . Ma quale maestra, in questo, più esperta di Maria? Se sul versante divino è lo Spirito il Maestro interiore che ci porta alla piena verità di Cristo (cfr Gv 14, 26; 15, 26; 16, 13), tra gli esseri umani, nessuno meglio di Lei conosce Cristo, nessuno come la Madre può introdurci a una conoscenza profonda del suo mistero.

Il primo dei ' segni' compiuto da Gesù – la trasformazione dell' acqua in vino alle nozze di Cana – ci mostra Maria appunto nella veste di maestra, mentre esorta i servi a eseguire le disposizioni di Cristo (cfr Gv 2, 5). E possiamo immaginare che tale funzione Ella abbia svolto per i discepoli dopo l' Ascensione di Gesù, quando rimase con loro ad attendere lo Spirito Santo e li confortò nella prima missione. Il passare con Maria attraverso le scene del Rosario è come mettersi alla ' scuola' di Maria per leggere Cristo, per penetrarne i segreti, per capirne il messaggio.

Una scuola, quella di Maria, tanto più efficace, se si pensa che Ella la svolge ottenendoci in abbondanza i doni dello Spirito Santo e insieme proponendoci l' esempio di quella « peregrinazione della fede »,(17) nella quale è maestra incomparabile. Di fronte a ogni mistero del Figlio, Ella ci invita, come nella sua Annunciazione, a porre con umiltà gli interrogativi che aprono alla luce, per concludere sempre con l' obbedienza della fede: « Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto » (Lc 1, 38). 

Conformarsi a Cristo con Maria

15.La spiritualità cristiana ha come suo carattere qualificante l' impegno del discepolo di conformarsi sempre più pienamente al suo Maestro (cfr Rm 8, 29; Fil 3, 10. 21). L' effusione dello Spirito nel Battesimo inserisce il credente come tralcio nella vite che è Cristo (cfr Gv 15, 5), lo costituisce membro del suo mistico Corpo (cfr 1Cor 12, 12; Rm 12,5). A questa unità iniziale, tuttavia, deve corrispondere un cammino di assimilazione crescente a Lui, che orienti sempre più il comportamento del discepolo secondo la ' logica' di Cristo: « Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù » (Fil 2, 5). Occorre, secondo le parole dell' Apostolo, « rivestirsi di Cristo » (cfr Rm 13, 14; Gal 3, 27).

Nel percorso spirituale del Rosario, basato sulla contemplazione incessante – in compagnia di Maria – del volto di Cristo, questo ideale esigente di conformazione a Lui viene perseguito attraverso la via di una frequentazione che potremmo dire ' amicale' . Essa ci immette in modo naturale nella vita di Cristo e ci fa come ' respirare' i suoi sentimenti. Dice in proposito il beato Bartolo Longo: « Come due amici, praticando frequentemente insieme, sogliono conformarsi anche nei costumi, così noi, conversando familiarmente con Gesù e la Vergine, nel meditare i Misteri del Rosario, e formando insieme una medesima vita con la Comunione, possiamo divenire, per quanto ne sia capace la nostra bassezza, simili ad essi, ed apprendere da questi sommi esemplari il vivere umile, povero, nascosto, paziente e perfetto ».(18)

Per questo processo di conformazione a Cristo, nel Rosario, noi ci affidiamo in particolare all' azione materna della Vergine Santa. Colei che di Cristo è la genitrice, mentre è essa stessa appartenente alla Chiesa quale « membro eccelso e del tutto eccezionale »,(19) è al tempo stesso la ' Madre della Chiesa' . Come tale continuamente ' genera' figli al Corpo mistico del Figlio. Lo fa mediante l' intercessione, implorando per essi l' effusione inesauribile dello Spirito. Ella è l' icona perfetta della maternità della Chiesa.

Il Rosario ci trasporta misticamente accanto a Maria impegnata a seguire la crescita umana di Cristo nella casa di Nazareth. Ciò le consente di educarci e di plasmarci con la medesima sollecitudine, fino a che Cristo non « sia formato » in noi pienamente (cfr Gal 4, 19). Questa azione di Maria, totalmente fondata su quella di Cristo e ad essa radicalmente subordinata, « non impedisce minimamente l' unione immediata dei credenti con Cristo, ma la facilita ».(20) È il luminoso principio espresso dal Concilio Vaticano II, che ho sperimentato tanto fortemente nella mia vita, facendone la base del mio motto episcopale: Totus tuus.(21) Un motto, com' è noto, ispirato alla dottrina di San Luigi Maria Grignion de Montfort, che così spiegava il ruolo di Maria nel processo di conformazione a Cristo di ciascuno di noi: « Tutta la nostra perfezione consiste nell' essere conformi, uniti e consacrati a Gesù Cristo. Perciò la più perfetta di tutte le devozioni è incontestabilmente quella che ci conforma, unisce e consacra più perfettamente a Gesù Cristo. Ora, essendo Maria la creatura più conforme a Gesù Cristo, ne segue che, tra tutte le devozioni, quella che consacra e conforma di più un' anima a Nostro Signore è la devozione a Maria, sua santa Madre, e che più un' anima sarà consacrata a lei, più sarà consacrata a Gesù Cristo ».(22) Mai come nel Rosario la via di Cristo e quella di Maria appaiono così profondamente congiunte. Maria non vive che in Cristo e in funzione di Cristo! 

Supplicare Cristo con Maria

16.Cristo ci ha invitati a rivolgerci a Dio con insistenza e fiducia per essere esauditi: « Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto » (Mt 7, 7). Il fondamento di questa efficacia della preghiera è la bontà del Padre, ma anche la mediazione presso di Lui da parte di Cristo stesso (cfr 1Gv 2, 1) e l' azione dello Spirito Santo, che « intercede per noi » secondo i disegni di Dio (cfr Rm 8, 26-27). Noi infatti « nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare » (Rm 8, 26) e talvolta non veniamo esauditi perché « chiediamo male » (cfr Gc 4, 2-3).

A sostegno della preghiera, che Cristo e lo Spirito fanno sgorgare nel nostro cuore, interviene Maria con la sua intercessione materna. « La preghiera della Chiesa è come sostenuta dalla preghiera di Maria ».(23) In effetti, se Gesù, unico Mediatore, è la Via della nostra preghiera, Maria, pura trasparenza di Lui, mostra la Via, ed « è a partire da questa singolare cooperazione di Maria all' azione dello Spirito Santo, che le Chiese hanno sviluppato la preghiera alla santa Madre di Dio, incentrandola sulla persona di Cristo manifestata nei suoi misteri ».(24) Alle nozze di Cana il Vangelo mostra appunto l' efficacia dell' intercessione di Maria, che si fa portavoce presso Gesù delle umane necessità: « Non hanno più vino » (Gv 2, 3).

Il Rosario è insieme meditazione e supplica. L' insistente implorazione della Madre di Dio poggia sulla fiducia che la sua materna intercessione può tutto sul cuore del Figlio. Ella è « onnipotente per grazia »,(25) come, con audace espressione da ben comprendere, diceva nella sua Supplica alla Vergine il beato Bartolo Longo. Una certezza, questa, che, a partire dal Vangelo, si è andata consolidando per via di esperienza nel popolo cristiano. Il sommo poeta Dante la interpreta stupendamente, nella linea di san Bernardo, quando canta: « Donna, se' tanto grande e tanto vali, / che qual vuol grazia e a te non ricorre, / sua disianza vuol volar sanz' ali ».(26) Nel Rosario Maria, santuario dello Spirito Santo (cfr Lc 1, 35), mentre è supplicata da noi, si pone per noi davanti al Padre che l' ha colmata di grazia e al Figlio nato dal suo grembo, pregando con noi e per noi.

Annunciare Cristo con Maria

17. Il Rosario è anche un percorso di annuncio e di approfondimento, nel quale il mistero di Cristo viene continuamente ripresentato ai diversi livelli dell' esperienza cristiana. Il modulo è quello di unapresentazione orante e contemplativa, che mira a plasmare il discepolo secondo il cuore di Cristo. In effetti, se nella recita del Rosario tutti gli elementi per un' efficace meditazione vengono adeguatamente valorizzati, ne nasce, specialmente nella celebrazione comunitaria nelle parrocchie e nei santuari, una significativa opportunità catechetica che i Pastori devono saper cogliere. La Vergine del Rosario continua anche in questo modo la sua opera di annuncio di Cristo. La storia del Rosario mostra come questa preghiera sia stata utilizzata specialmente dai Domenicani, in un momento difficile per la Chiesa a motivo del diffondersi dell' eresia. Oggi siamo davanti a nuove sfide. Perché non riprendere in mano la Corona con la fede di chi ci ha preceduto? Il Rosario conserva tutta la sua forza e rimane una risorsa non trascurabile nel corredo pastorale di ogni buon evangelizzatore. 

 

CAPITOLO II

MISTERI DI CRISTO -
MISTERI DELLA MADRE 

Il Rosario « compendio del Vangelo »

18. Alla contemplazione del volto di Cristo non ci si introduce che ascoltando, nello Spirito, la voce del Padre, perché « nessuno conosce il Figlio se non il Padre » (Mt 11, 27). Nei pressi di Cesarea di Filippo, di fronte alla confessione di Pietro, Gesù preciserà la fonte di una così limpida intuizione della sua identità: « Né la carne né il sangue te l' hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli » (Mt 16, 17). È necessaria dunque la rivelazione dall' alto. Ma per accoglierla, è indispensabile mettersi in ascolto: « Solo l' esperienza del silenzio e della preghiera offre l' orizzonte adeguato in cui può maturare e svilupparsi la conoscenza più vera, aderente e coerente, di quel mistero ».(27)

Il Rosario è uno dei percorsi tradizionali della preghiera cristiana applicata alla contemplazione del volto di Cristo. Così lo descrisse il Papa Paolo VI: « Preghiera evangelica, incentrata nel mistero dell' incarnazione redentrice, il Rosario è,dunque, preghiera di orientamento nettamente cristologico. Infatti, il suo elemento caratteristico – la ripetizione litanica del « Rallegrati, Maria » – diviene anch' esso lode incessante a Cristo, termine ultimo dell' annuncio dell' Angelo e del saluto della madre del Battista: ' Benedetto il frutto del tuo seno' (Lc 1, 42). Diremo di più: la ripetizione dell' Ave Maria costituisce l' ordito, sul quale si sviluppa la contemplazione dei misteri: il Gesù che ogni Ave Maria richiama, è quello stesso che la successione dei misteri ci propone, a volta a volta, Figlio di Dio e della Vergine ».(28)

Una opportuna integrazione

19. Dei tanti misteri della vita di Cristo, il Rosario, così come si è consolidato nella pratica più comune avvalorata dall' autorità ecclesiale, ne addita solo alcuni. Tale selezione è stata imposta dall' ordito originario di questa preghiera, che si venne organizzando sul numero 150 corrispondente a quello dei Salmi.

Ritengo tuttavia che, per potenziare lo spessore cristologico del Rosario, sia opportuna un' integrazione che, pur lasciata alla libera valorizzazione dei singoli e delle comunità, gli consenta di abbracciare anche i misteri della vita pubblica di Cristo tra il Battesimo e la Passione. È infatti nell' arco di questi misteri che contempliamo aspetti importanti della persona di Cristo qualerivelatore definitivo di Dio. Egli è Colui che, dichiarato Figlio diletto del Padre nel Battesimo al Giordano, annuncia la venuta del Regno, la testimonia con le opere, ne proclama le esigenze. È negli anni della vita pubblica che il mistero di Cristo si mostra a titolo speciale quale mistero di luce: « Finché sono nel mondo, sono la luce del mondo » (Gv 9, 5). 

Affinché il Rosario possa dirsi in modo più pieno ' compendio del Vangelo' , è perciò conveniente che, dopo aver ricordato l' incarnazione e la vita nascosta di Cristo (misteri della gioia), e prima di soffermarsi sulle sofferenze della passione (misteri del dolore), e sul trionfo della risurrezione (misteri della gloria), la meditazione si porti anche su alcuni momenti particolarmente significativi della vita pubblica (misteri della luce). Questa integrazione di nuovi misteri, senza pregiudicare nessun aspetto essenziale dell' assetto tradizionale di questa preghiera, è destinata a farla vivere con rinnovato interesse nella spiritualità cristiana, quale vera introduzione alla profondità del Cuore di Cristo, abisso di gioia e di luce, di dolore e di gloria.

Misteri della gioia

20. Il primo ciclo, quello dei ' misteri gaudiosi' , è effettivamente caratterizzato dalla gioia che irradia dall' evento dell' Incarnazione. Ciò è evidente fin dall' Annunciazione, dove il saluto di Gabriele alla Vergine di Nazareth si riallaccia all' invito alla gioia messianica: « Rallegrati, Maria ». A questo annuncio approda tutta la storia della salvezza, anzi, in certo modo, la storia stessa del mondo. Se infatti il disegno del Padre è di ricapitolare in Cristo tutte le cose (cfr Ef 1, 10), è l' intero universo che in qualche modo è raggiunto dal divino favore con cui il Padre si china su Maria per renderla Madre del suo Figlio. A sua volta, tutta l' umanità è come racchiusa nel fiat con cui Ella prontamente corrisponde alla volontà di Dio.

All' insegna dell' esultanza è poi la scena dell' incontro con Elisabetta, dove la voce stessa di Maria e la presenza di Cristo nel suo grembo fanno « sussultare di gioia » Giovanni (cfr Lc 1, 44). Soffusa di letizia è la scena di Betlemme, in cui la nascita del Bimbo divino, il Salvatore del mondo, è cantata dagli angeli e annunciata ai pastori proprio come « una grande gioia » (Lc 2, 10).

Ma già i due ultimi misteri, pur conservando il sapore della gioia, anticipano i segni del dramma. La presentazione al tempio, infatti, mentre esprime la gioia della consacrazione e immerge nell' estasi il vecchio Simeone, registra anche la profezia del « segno di contraddizione » che il Bimbo sarà per Israele e della spada che trafiggerà l' anima della Madre (cfr Lc 2, 34-35). Gioioso e insieme drammatico è pure l' episodio di Gesù dodicenne al tempio. Egli qui appare nella sua divina sapienza, mentre ascolta e interroga, e sostanzialmente nella veste di colui che ' insegna' . La rivelazione del suo mistero di Figlio tutto dedito alle cose del Padre è annuncio di quella radicalità evangelica che pone in crisi anche i legami più cari dell' uomo, di fronte alle esigenze assolute del Regno. Gli stessi Giuseppe e Maria, trepidanti e angosciati, « non compresero le sue parole » (Lc 2, 50).

Meditare i misteri ' gaudiosi' significa così entrare nelle motivazioni ultime e nel significato profondo della gioia cristiana. Significa fissare lo sguardo sulla concretezza del mistero dell' Incarnazione e sull' oscuro preannuncio del mistero del dolore salvifico. Maria ci conduce ad apprendere il segreto della gioia cristiana, ricordandoci che il cristianesimo è innanzitutto euanghelion, ' buona notizia' , che ha il suo centro, anzi il suo stesso contenuto, nella persona di Cristo, il Verbo fatto carne, unico Salvatore del mondo.

Misteri della luce

21. Passando dall' infanzia e dalla vita di Nazareth alla vita pubblica di Gesù, la contemplazione ci porta su quei misteri che si possono chiamare, a titolo speciale, ' misteri della luce' . In realtà, è tutto il mistero di Cristo che è luce. Egli è « la luce del mondo » (Gv 8, 12). Ma questa dimensione emerge particolarmente negli anni della vita pubblica, quando Egli annuncia il vangelo del Regno. Volendo indicare alla comunità cristiana cinque momenti significativi – misteri ' luminosi' – di qesta fase della vita di Cristo, ritengo che essi possano essere opportunamente individuati: 1. nel suo Battesimo al Giordano, 2. nella sua auto-rivelazione alle nozze di Cana, 3. nell' annuncio del Regno di Dio con l' invito alla conversione, 4. nella sua Trasfigurazione e, infine, 5. nell' istituzione dell' Eucaristia, espressione sacramentale del mistero pasquale.

Ognuno di questi misteri è rivelazione del Regno ormai giunto nella persona stessa di Gesù. È mistero di luce innanzitutto il Battesimo al Giordano. Qui, mentre il Cristo scende, quale innocente che si fa ' peccato' per noi (cfr 2Cor 5, 21), nell' acqua del fiume, il cielo si apre e la voce del Padre lo proclama Figlio diletto (cfr Mt 3, 17 e par), mentre lo Spirito scende su di Lui per investirlo della missione che lo attende. Mistero di luce è l' inizio dei segni a Cana (cfr Gv 2, 1-12), quando Cristo, cambiando l' acqua in vino, apre alla fede il cuore dei discepoli grazie all' intervento di Maria, la prima dei credenti. Mistero di luce è la predicazione con la quale Gesù annuncia l' avvento del Regno di Dio e invita alla conversione (cfr Mc 1, 15), rimettendo i peccati di chi si accosta a Lui con umile fiducia (cfr Mc 2, 3-13; Lc 7, 47-48), inizio del ministero di misericordia che Egli continuerà ad esercitare fino alla fine del mondo, specie attraverso il sacramento della Riconciliazione affidato alla sua Chiesa (cfr Gv 20, 22-23). Mistero di luce per eccellenza è poi la Trasfigurazione, avvenuta, secondo la tradizione, sul Monte Tabor. La gloria della Divinità sfolgora sul volto di Cristo, mentre il Padre lo accredita agli Apostoli estasiati perché lo ascoltino (cfr Lc 9, 35 e par) e si dispongano a vivere con Lui il momento doloroso della Passione, per giungere con Lui alla gioia della Risurrezione e a una vita trasfigurata dallo Spirito Santo. Mistero di luce è, infine, l' istituzione dell' Eucaristia, nella quale Cristo si fa nutrimento con il suo Corpo e il suo Sangue sotto i segni del pane e del vino, testimoniando « sino alla fine » il suo amore per l' umanità (Gv 13, 1), per la cui salvezza si offrirà in sacrificio.

In questi misteri, tranne che a Cana, la presenza di Maria rimane sullo sfondo. I Vangeli accennano appena a qualche sua presenza occasionale in un momento o nell' altro della predicazione di Gesù (cfr Mc 3, 31-35; Gv 2, 12) e nulla dicono di un' eventuale presenza nel Cenacolo al momento dell' istituzione dell' Eucaristia. Ma la funzione che svolge a Cana accompagna, in qualche modo, tutto il cammino di Cristo. La rivelazione, che nel Battesimo al Giordano è offerta direttamente dal Padre ed è riecheggiata dal Battista, sta a Cana sulla sua bocca, e diventa la grande ammonizione materna che Ella rivolge alla Chiesa di tutti i tempi: « Fate quello che vi dirà » (Gv 2, 5). È ammonizione, questa, che ben introduce parole e segni di Cristo durante la vita pubblica, costituendo lo sfondo mariano di tutti i ' misteri della luce' . 

Misteri del dolore

22. Ai misteri del dolore di Cristo i Vangeli danno grande rilievo. Da sempre la pietà cristiana, specialmente nella Quaresima, attraverso la pratica della Via Crucis, si è soffermata sui singoli momenti della Passione, intuendo che è qui il culmine della rivelazione dell' amore ed è qui la sorgente della nostra salvezza. Il Rosario sceglie alcuni momenti della Passione, inducendo l' orante a fissarvi lo sguardo del cuore e a riviverli. Il percorso meditativo si apre col Getsemani, lì dove Cristo vive un momento particolarmente angoscioso di fronte alla volontà del Padre, alla quale la debolezza della carne sarebbe tentata di ribellarsi. Lì Cristo si pone nel luogo di tutte le tentazioni dell' umanità, e di fronte a tutti i peccati dell' umanità, per dire al Padre: « Non sia fatta la mia, ma la tua volontà » (Lc 22, 42 e par). Questo suo ' sì' ribalta il ' no' dei progenitori nell' Eden. E quanto questa adesione alla volontà del Padre debba costargli emerge dai misteri seguenti, nei quali, la salita al Calvario, con la flagellazione, la coronazione di spine, la morte in croce, Egli è gettato nella più grande abiezione: Ecce homo!

In questa abiezione è rivelato non soltanto l' amore di Dio, ma il senso stesso dell' uomo. Ecce homo: chi vuol conoscere l' uomo, deve saperne riconoscere il senso, la radice e il compimento in Cristo, Dio che si abbassa per amore « fino alla morte, e alla morte di croce » (Fil 2, 8). I misteri del dolore portano il credente a rivivere la morte di Gesù ponendosi sotto la croce accanto a Maria, per penetrare con Lei nell' abisso dell' amore di Dio per l' uomo e sentirne tutta la forza rigeneratrice.

Misteri della gloria

23.« La contemplazione del volto di Cristo non può fermarsi all' immagine di Lui crocifisso. Egli è il Risorto! ».(29) Da sempre il Rosario esprime questa consapevolezza della fede, invitando il credente ad andare oltre il buio della Passione, per fissare lo sguardo sulla gloria di Cristo nella Risurrezione e nell' Ascensione. Contemplando il Risorto il cristiano riscopre le ragioni della propria fede (cfr 1 Cor 15, 14), e rivive la gioia non soltanto di coloro ai quali Cristo si manifestò – gli Apostoli, la Maddalena, i discepoli di Emmaus –, ma anche la gioia di Maria, che dovette fare un' esperienza non meno intensa della nuova esistenza del Figlio glorificato. A questa gloria che, con l' Ascensione, pone il Cristo alla destra del Padre, Ella stessa sarà sollevata con l' Assunzione, giungendo, per specialissimo privilegio, ad anticipare il destino riservato a tutti i giusti con la risurrezione della carne. Coronata infine di gloria – come appare nell' ultimo mistero glorioso – Ella rifulge quale Regina degli Angeli e dei Santi, anticipazione e vertice della condizione escatologica della Chiesa.

Al centro di questo percorso di gloria del Figlio e della Madre, il Rosario pone, nel terzo mistero glorioso, la Pentecoste, che mostra il volto della Chiesa quale famiglia riunita con Maria, ravvivata dall' effusione potente dello Spirito, pronta per la missione evangelizzatrice. La contemplazione di questo, come degli altri misteri gloriosi, deve portare i credenti a prendere coscienza sempre più viva della loro esistenza nuova in Cristo, all' interno della realtà della Chiesa, un' esistenza di cui la scena della Pentecoste costituisce la grande ' icona' . I misteri gloriosi alimentano così nei credenti la speranza della meta escatologica verso cui sono incamminati come membri del Popolo di Dio pellegrinante nella storia. Ciò non può non spingerli ad una coraggiosa testimonianza di quel « lieto annunzio » che dà senso a tutta la loro esistenza. 

Dai ' misteri' al ' Mistero' : la via di Maria

24. Questi cicli meditativi proposti nel Santo Rosario non sono certo esaustivi, ma richiamano l' essenziale, introducendo l' animo al gusto di una conoscenza di Cristo che continuamente attinge alla fonte pura del testo evangelico. Ogni singolo tratto della vita di Cristo, com' è narrato dagli Evangelisti, rifulge di quel Mistero che supera ogni conoscenza (cfr Ef 3, 19). È il Mistero del Verbo fatto carne, nel quale « abita corporalmente tutta la pienezza della divinità » (Col 2, 9). Per questo il Catechismo della Chiesa Cattolica insiste tanto sui misteri di Cristo, ricordando che « tutto nella vita di Gesù è segno del suo Mistero ».(30) Il « duc in altum » della Chiesa nel terzo Millennio si misura sulla capacità dei cristiani di « penetrare nella perfetta conoscenza del mistero di Dio, cioè Cristo, nel quale sono nascosti tutti i tesori della sapienza e della scienza » (Col 2, 2-3). A ciascun battezzato è rivolto l' ardente auspicio della Lettera agli Efesini: « Che il Cristo abiti per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di [...] conoscere l' amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio » (3, 17-19). 

Il Rosario si pone a servizio di questo ideale, offrendo il ' segreto' per aprirsi più facilmente a una conoscenza profonda e coinvolgente di Cristo. Potremmo dirlo la via di Maria. È la via dell' esempio della Vergine di Nazareth, donna di fede, di silenzio e di ascolto. È insieme la via di una devozione mariana animata dalla consapevolezza dell' inscindibile rapporto che lega Cristo alla sua Madre Santissima: i misteri di Cristo sono anche, in certo senso, i misteri della Madre, persino quando non vi è direttamente coinvolta, per il fatto stesso che Ella vive di Lui e per Lui. Facendo nostre nell' Ave Maria le parole dell' angelo Gabriele e di sant' Elisabetta, ci sentiamo spinti a cercare sempre nuovamente in Maria, tra le sue braccia e nel suo cuore, il « frutto benedetto del suo grembo » (cfr Lc 1, 42).

Mistero di Cristo, ' mistero' dell' uomo

25. Nella già ricordata testimonianza del 1978 sul Rosario quale mia preghiera prediletta, espressi un concetto sul quale desidero ritornare.

Dissi allora che « la semplice preghiera del Rosario batte il ritmo della vita umana ».(31)

Alla luce delle riflessioni finora svolte sui misteri di Cristo, non è difficile approfondire questa implicazione antropologica del Rosario. Un' implicazione più radicale di quanto non appaia a prima vista. Chi si pone in contemplazione di Cristo ripercorrendo le tappe della sua vita, non può non cogliere in Lui anche la verità sull' uomo. È la grande affermazione del Concilio Vaticano II, che fin dalla Lettera enciclica Redemptor hominis ho fatto tante volte oggetto del mio magistero: « In realtà, il mistero dell' uomo si illumina veramente soltanto nel mistero del Verbo incarnato ».(32) Il Rosario aiuta ad aprirsi a questa luce. Seguendo il cammino di Cristo, nel quale il cammino dell' uomo è « ricapitolato »,(33) svelato e redento, il credente si pone davanti all' immagine dell' uomo vero. Contemplando la sua nascita impara la sacralità della vita, guardando alla casa di Nazareth apprende la verità originaria sulla famiglia secondo il disegno di Dio, ascoltando il Maestro nei misteri della vita pubblica attinge la luce per entrare nel Regno di Dio e, seguendolo sulla via del Calvario, impara il senso del dolore salvifico. Infine, contemplando Cristo e sua Madre nella gloria, vede il traguardoa cui ciascuno di noi è chiamato, se si lascia sanare e trasfigurare dallo Spirito Santo. Si può dire così che ciascun mistero del Rosario, ben meditato, getta luce sul mistero dell' uomo. 

Al tempo stesso, diventa naturale portare a questo incontro con la santa umanità del Redentore i tanti problemi, assilli, fatiche e progetti che segnano la nostra vita. « Getta sul Signore il tuo affanno, ed egli ti darà sostegno » (Sal 55, 23). Meditare col Rosario significa consegnare i nostri affanni ai cuori misericordiosi di Cristo e della Madre sua. A distanza di venticinque anni, ripensando alle prove che non sono mancate nemmeno nell' esercizio del ministero petrino, mi sento di ribadire, quasi come un caldo invito rivolto a tutti perché ne facciano personale esperienza: sì, davvero il Rosario « batte il ritmo della vita umana », per armonizzarla col ritmo della vita divina, nella gioiosa comunione della Santa Trinità, destino e anelito della nostra esistenza.

 

CAPITOLO III

PER ME VIVERE È CRISTO

Il Rosario, via di assimilazione del mistero

26. La meditazione dei misteri di Cristo è proposta nel Rosario con un metodo caratteristico, atto per sua natura a favorire la loro assimilazione. È il metodo basato sulla ripetizione. Ciò vale innanzitutto per l' Ave Maria, ripetuta per ben dieci volte ad ogni mistero. Se si guarda superficialmente a questa ripetizione, si potrebbe essere tentati di ritenere il Rosario una pratica arida e noiosa. Ben altra considerazione, invece, si può giungere ad avere della Corona, se la si considera come espressione di quell' amore che non si stanca di tornare alla persona amata con effusioni che, pur simili nella manifestazione, sono sempre nuove per il sentimento che le pervade.

In Cristo, Dio ha assunto davvero un « cuore di carne ». Egli non ha soltanto un cuore divino, ricco di misericordia e di perdono, ma anche un cuore umano, capace di tutte le vibrazioni dell' affetto. Se avessimo bisogno in proposito di una testimonianza evangelica, non sarebbe difficile trovarla nel toccante dialogo di Cristo con Pietro dopo la Risurrezione: « Simone di Giovanni, mi vuoi bene? ». Per ben tre volte è posta la domanda, per ben tre volte è data la risposta: « Signore, tu lo sai che ti voglio bene » (cfr Gv 21, 15-17). Al di là dello specifico significato del brano, così importante per la missione di Pietro, a nessuno sfugge la bellezza di questa triplice ripetizione, in cui l' insistente richiesta e la relativa risposta si esprimono in termini ben noti all' esperienza universale dell' amore umano. Per comprendere il Rosario, bisogna entrare nella dinamica psicologica che è propria dell' amore.

Una cosa è chiara: se la ripetizione dell' Ave Maria si rivolge direttamente a Maria, con Lei e attraverso di Lei è in definitiva a Gesù che va l' atto di amore. La ripetizione si alimenta del desiderio di una conformazione sempre più piena a Cristo, vero ' programma' della vita cristiana. San Paolo ha enunciato questo programma con parole infuocate: « Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno » (Fil 1, 21). E ancora: « Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me » (Gal 2, 20). Il Rosario ci aiuta a crescere in questa conformazione fino al traguardo della santità.

Un metodo valido...

27. Che il rapporto con Cristo possa avvalersi anche dell' aiuto di un metodo non deve stupire. Iddio si comunica all' uomo rispettando il modo di essere della nostra natura ed i suoi ritmi vitali. Per questo la spiritualità cristiana, pur conoscendo le forme più sublimi del silenzio mistico, nel quale tutte le immagini, le parole e i gesti sono come superati dall' intensità di una unione ineffabile dell' uomo con Dio, è normalmente segnata dal coinvolgimento totale della persona, nella sua complessa realtà psico-fisica e relazionale.

Questo appare in modo evidente nella Liturgia. I Sacramenti e i sacramentali sono strutturati con una serie di riti, che chiamano in causa le diverse dimensioni della persona. Anche la preghiera non liturgica esprime la stessa esigenza. Lo conferma il fatto che, in Oriente, la più caratteristica preghiera della meditazione cristologica, quella centrata sulle parole: « Gesù, Cristo, Figlio di Dio, Signore, abbi pietà di me peccatore »,(34) è tradizionalmente legata al ritmo del respiro, che, mentre favorisce la perseveranza nell' invocazione, assicura quasi una densità fisica al desiderio che Cristo diventi il respiro, l' anima e il ' tutto' della vita.

... che tuttavia può essere migliorato

28. Ho ricordato, nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, che c' è oggi anche in Occidente una rinnovata esigenza di meditazione, che trova a volte in altre religioni modalità piuttosto accattivanti.(35) Non mancano i cristiani che, per la poca conoscenza della tradizione contemplativa cristiana, si lasciano allettare da quelle proposte. Esse tuttavia, pur avendo elementi positivi e talvolta integrabili con l' esperienza cristiana, nascondono spesso un fondo ideologico inaccettabile. Anche in quelle esperienze è molto in voga una metodologia che, mirando al traguardo di un' alta concentrazione spirituale, si avvale di tecniche di carattere psico-fisico, ripetitive e simboliche. Il Rosario si pone in questo quadro universale della fenomenologia religiosa, ma si delinea con caratteristiche proprie, che rispondono alle esigenze tipiche della specificità cristiana. 

In effetti, esso non è che un metodo per contemplare. Come metodo, va utilizzato in relazione al fine e non può diventare fine a se stesso. Tuttavia, essendo frutto di secolare esperienza, anche il metodo non va sottovalutato. Milita a suo favore l' esperienza di innumerevoli Santi. Ciò non toglie, però, che esso possa essere migliorato. Proprio a questo mira l' integrazione, nel ciclo dei misteri, della nuova serie dei mysteria lucis, unitamente ad alcuni suggerimenti relativi alla recita che propongo in questa Lettera. Con essi, pur rispettando la struttura ampiamente consolidata di questa preghiera, vorrei aiutare i fedeli a comprenderla nei suoi risvolti simbolici, in sintonia con le esigenze della vita quotidiana. Senza questo, c' è il rischio che il Rosario non solo non produca gli effetti spirituali auspicati, ma persino che la corona, con la quale si è soliti recitarlo, finisca per essere sentita alla stregua di un amuleto o di un oggetto magico, con un radicale travisamento del suo senso e della sua funzione.

L' enunciazione del mistero

29. Enunciare il mistero, e magari avere l' opportunità di fissare contestualmente un' icona che lo raffiguri, è come aprire uno scenario su cui concentrare l' attenzione. Le parole guidano l' immaginazione e l' animo a quel determinato episodio o momento della vita di Cristo. Nella spiritualità che si è sviluppata nella Chiesa, sia la venerazione di icone che le molte devozioni ricche di elementi sensibili, come anche lo stesso metodo proposto da sant' Ignazio di Loyola negli Esercizi Spirituali, hanno fatto ricorso all' elemento visivo e immaginativo (la compositio loci), ritenendolo di grande aiuto per favorire la concentrazione dell' animo sul mistero. È una metodologia, del resto, che corrisponde alla logica stessa dell' Incarnazione: Dio ha voluto prendere, in Gesù, lineamenti umani. È attraverso la sua realtà corporea che noi veniamo condotti a prendere contatto con il suo mistero divino.

A questa esigenza di concretezza risponde anche l' enunciazione dei vari misteri del Rosario. Certo, essi non sostituiscono il Vangelo e neppure richiamano tutte le sue pagine. Il Rosario, pertanto, non sostituisce la lectio divina, al contrario la suppone e la promuove. Ma se i misteri considerati nel Rosario, anche con il completamento dei mysteria lucis, si limitano alle linee fondamentali della vita di Cristo, da essi l' animo può facilmente spaziare sul resto del Vangelo, soprattutto quando il Rosario è recitato in particolari momenti di prolungato raccoglimento.

L' ascolto della Parola di Dio

30. Per dare fondamento biblico e maggiore profondità alla meditazione, è utile che l' enunciazione del mistero sia seguita dalla proclamazione di un passo biblico corrispondente che, a seconda delle circostanze, può essere più o meno ampio. Le altre parole, infatti, non raggiungono mai l' efficacia propria della parola ispirata. Questa va ascoltata con la certezza che è Parola di Dio, pronunciata per l' oggi e « per me ».

Accolta così, essa entra nella metodologia di ripetizione del Rosario senza suscitare la noia che sarebbe causata dal semplice richiamo di un' informazione ormai ben acquisita. No, non si tratta di riportare alla memoria un' informazione, ma di lasciar ' parlare' Dio. In qualche occasione solenne e comunitaria, questa parola può essere opportunamente illustrata da qualche breve commento.

Il silenzio

31. L' ascolto e la meditazione si nutrono di silenzio. È opportuno che, dopo l' enunciazione del mistero e la proclamazione della Parola, per un congruo periodo di tempo ci si fermi a fissare lo sguardo sul mistero meditato, prima di iniziare la preghiera vocale. La riscoperta del valore del silenzio è uno dei segreti per la pratica della contemplazione e della meditazione. Tra i limiti di una società fortemente tecnologizzata e mass-mediatica, c' è anche il fatto che il silenzio diventa sempre più difficile. Come nella Liturgia sono raccomandati momenti di silenzio, anche nella recita del Rosario una breve pausa è opportuna dopo l' ascolto della Parola di Dio, mentre l' animo si fissa sul contenuto di un determinato mistero.

Il « Padre nostro »

32. Dopo l' ascolto della Parola e la focalizzazione del mistero è naturale che l' animo si innalzi verso il Padre. Gesù, in ciascuno dei suoi misteri, ci porta sempre al Padre, a cui Egli continuamente si rivolge, perché nel suo ' seno' riposa (cfr Gv 1, 18). Nell' intimità del Padre Egli ci vuole introdurre, perché diciamo con Lui « Abbà, Padre » (Rm 8, 15; Gal 4, 6). È in rapporto al Padre che Egli ci fa fratelli suoi e fratelli tra di noi, comunicandoci lo Spirito che è suo e del Padre insieme. Il Padre nostro, posto quasi come fondamento alla meditazione cristologico-mariana che si sviluppa attraverso la ripetizione dell' Ave Maria, rende la meditazione del mistero, anche quando è compiuta in solitudine, un' esperienza ecclesiale.

Le dieci « Ave Maria »

33. È questo l' elemento più corposo del Rosario e insieme quello che ne fa una preghiera mariana per eccellenza. Ma proprio alla luce dell' Ave Maria ben compresa, si avverte con chiarezza che il carattere mariano non solo non si oppone a quello cristologico, ma anzi lo sottolinea e lo esalta. La prima parte dell' Ave Maria, infatti, desunta dalle parole rivolte a Maria dall' angelo Gabriele e da sant' Elisabetta, è contemplazione adorante del mistero che si compie nella Vergine di Nazareth. Esse esprimono, per così dire, l' ammirazione del cielo e della terra e fanno, in certo senso, trapelare l' incanto di Dio stesso nel contemplare il suo capolavoro – l' incarnazione del Figlio nel grembo verginale di Maria –, nella linea di quel gioioso sguardo della Genesi (cfr Gn 1, 31), di quell' originario « pathos con cui Dio, all' alba della creazione, guardò all' opera delle sue mani ».(36) Il ripetersi, nel Rosario, dell' Ave Maria, ci pone sull' onda dell' incanto di Dio: è giubilo, stupore, riconoscimento del più grande miracolo della storia. È il compimento della profezia di Maria: « D' ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata » (Lc 1, 48). 

Il baricentro dell' Ave Maria, quasi cerniera tra la prima e la seconda parte, è il nome di Gesù. Talvolta, nella recitazione frettolosa, questo baricentro sfugge, e con esso anche l' aggancio al mistero di Cristo che si sta contemplando. Ma è proprio dall' accento che si dà al nome di Gesù e al suo mistero che si contraddistingue una significativa e fruttuosa recita del Rosario. Già Paolo VI ricordò, nell' Esortazione apostolica Marialis cultus, l' uso praticato in alcune regioni di dar rilievo al nome di Cristo, aggiungendoviuna clausola evocatrice del mistero che si sta meditando.(37) È un uso lodevole, specie nella recita pubblica. Esso esprime con forza la fede cristologica, applicata ai diversi momenti della vita del Redentore. È professione di fede e, al tempo stesso, aiuto a tener desta la meditazione, consentendo di vivere la funzione assimilante, insita nella ripetizione dell' Ave Maria, rispetto al mistero di Cristo. Ripetere il nome di Gesù – l' unico nome nel quale ci è dato di sperare salvezza (cfr At 4, 12) – intrecciato con quello della Madre Santissima, e quasi lasciando che sia Lei stessa a suggerirlo a noi, costituisce un cammino di assimilazione, che mira a farci entrare sempre più profondamente nella vita di Cristo. 

Dallo specialissimo rapporto con Cristo, che fa di Maria la Madre di Dio, la Theotòkos, deriva, poi, la forza della supplica con la quale a Lei ci rivolgiamo nella seconda parte della preghiera, affidando alla sua materna intercessione la nostra vita e l' ora della nostra morte.

Il « Gloria »

34. La dossologia trinitaria è il traguardo della contemplazione cristiana. Cristo è infatti la via che ci conduce al Padre nello Spirito. Se percorriamo fino in fondo questa via, ci ritroviamo continuamente di fronte al mistero delle tre Persone divine da lodare, adorare, ringraziare. È importante che il Gloria, culmine della contemplazione, sia messo bene in evidenza nel Rosario. Nella recita pubblica potrebbe essere cantato, per dare opportuna enfasi a questa prospettiva strutturale e qualificante di ogni preghiera cristiana. 

Nella misura in cui la meditazione del mistero è stata attenta, profonda, ravvivata – di Ave in Ave – dall' amore per Cristo e per Maria, la glorificazione trinitaria ad ogni diecina, lungi dal ridursi ad una rapida conclusione, acquista il suo giusto tono contemplativo, come per elevare l' animo all' altezza del Paradiso e farci rivivere, in qualche modo, l' esperienza del Tabor, anticipazione della contemplazione futura: « È bello per noi stare qui » (Lc 9, 33).

La giaculatoria finale

35. Nella pratica corrente del Rosario, dopo la dossologia trinitaria segue una giaculatoria, che varia a seconda delle consuetudini. Senza nulla togliere al valore di tali invocazioni, sembra opportuno rilevare che la contemplazione dei misteri potrà meglio esprimere tutta la sua fecondità, se si avrà cura di far sì che ciascun mistero si concluda con una preghiera volta ad ottenere i frutti specifici della meditazione di quel mistero. In questo modo il Rosario potrà esprimere con maggiore efficacia il suo legame con la vita cristiana. Lo suggerisce una bella orazione liturgica, che ci invita a chiedere di poter giungere, meditando i misteri del Rosario, ad « imitare ciò che contengono e ad ottenere ciò che promettono ».(38)

Tale preghiera finale potrà ispirarsi, come già succede, a una legittima varietà. Il Rosario acquista in tal modo anche una fisionomia più adeguata alle varie tradizioni spirituali e alle varie comunità cristiane. In questa prospettiva, è auspicabile che si diffondano, col debito discernimento pastorale, le proposte più significative, magari sperimentate in centri e santuari mariani particolarmente attenti alla pratica del Rosario, in modo che il Popolo di Dio possa avvalersi di ogni autentica ricchezza spirituale, traendone nutrimento per la propria contemplazione.

La ' corona'

36. Strumento tradizionale per la recita del Rosario è la corona. Nella pratica più superficiale, essa finisce per essere spesso un semplice strumento di conteggio per registrare il succedersi delle Ave Maria. Ma essa si presta anche ad esprimere un simbolismo, che può dare ulteriore spessore alla contemplazione.

A tal proposito, la prima cosa da notare è come la corona converga verso il Crocifisso, che apre così e chiude il cammino stesso dell' orazione. In Cristo è centrata la vita e la preghiera dei credenti. Tutto parte da Lui, tutto tende a Lui,tutto, mediante Lui, nello Spirito Santo, giunge al Padre. 

In quanto strumento di conteggio, che scandisce l' avanzare della preghiera, la corona evoca l' incessante cammino della contemplazione e della perfezione cristiana. Il beato Bartolo Longo la vedeva anche come una ' catena' che ci lega a Dio. Catena, sì, ma catena dolce; tale sempre si rivela il rapporto con un Dio che è Padre. Catena ' filiale' , che ci pone in sintonia con Maria, la « serva del Signore » (Lc 1, 38), e, in definitiva, con Cristo stesso, che, pur essendo Dio, si fece « servo » per amore nostro (Fil 2, 7).

Bello è anche estendere il significato simbolico della corona al nostro rapporto reciproco, ricordando con essa il vincolo di comunione e di fraternità che tutti ci lega in Cristo.

Avvio e chiusa

37. Sono vari, nella prassi corrente, i modi di introdurre il Rosario nei diversi contesti ecclesiali. In alcune regioni, si suole iniziare con l' invocazione del Salmo 69: « O Dio, vieni a salvarmi; Signore, vieni presto in mio aiuto », quasi ad alimentare nell' orante l' umile consapevolezza della propria indigenza; altrove, invece, l' avvio avviene con la recita del Credo, quasi a mettere la professione di fede a fondamento del cammino contemplativo che si intraprende. Questi e simili modi, nella misura in cui ben dispongono l' animo alla contemplazione, sono usi ugualmente legittimi. La recita è poi conclusa con la preghiera secondo le intenzioni del Papa, per allargare lo sguardo di chi prega sull' ampio orizzonte delle necessità ecclesiali. È proprio per incoraggiare questa proiezione ecclesiale del Rosario che la Chiesa ha voluto arricchirlo di sante indulgenze per chi lo recita con le debite disposizioni.

In effetti, se vissuto così, il Rosario diventa veramente un percorso spirituale, in cui Maria si fa madre, maestra, guida, e sostiene il fedele con la sua intercessione potente. Come stupirsi se l' animo sente il bisogno, alla fine di questa preghiera, in cui ha fatto intima esperienza della maternità di Maria, di sciogliersi nelle lodi per la Vergine Santa, sia nella splendida preghiera della Salve Regina, che in quella delle Litanie lauretane? È il coronamento di un cammino interiore, che ha portato il fedele a contatto vivo con il mistero di Cristo e della sua Madre Santissima.

La distribuzione nel tempo

38. Il Rosario può essere recitato integralmente ogni giorno, e non manca chi lodevolmente lo fa. Esso viene così a riempire di orazione le giornate di tanti contemplativi, o a tener compagnia ad ammalati ed anziani che dispongono di tempo abbondante. Ma è ovvio – e ciò vale a maggior ragione, se si aggiunge il nuovo ciclo dei mysteria lucis – che molti non potranno recitarne cheuna parte, secondo un certo ordine settimanale. Questa distribuzione settimanale finisce per dare alle varie giornate della settimana un certo ' colore' spirituale, analogamente a quanto la Liturgia fa con le varie fasi dell' anno liturgico.

Secondo la prassi corrente, il lunedì e il giovedì sono dedicati ai « misteri della gioia », il martedì e il venerdì ai « misteri del dolore », il mercoledì, il sabato e la domenica ai « misteri della gloria ». Dove inserire i « misteri della luce »? Considerando che i misteri gloriosi sono riproposti di seguito il sabato e la domenica e che il sabato è tradizionalmente un giorno a forte carattere mariano, sembra consigliabile spostare al sabato la seconda meditazione settimanale dei misteri gaudiosi, nei quali la presenza di Maria è più pronunciata. Il giovedì resta così libero proprio per la meditazione dei misteri della luce.

Questa indicazione non intende tuttavia limitare una conveniente libertà nella meditazione personale e comunitaria, a seconda delle esigenze spirituali e pastorali e soprattutto delle coincidenze liturgiche che possono suggerire opportuni adattamenti. Ciò che è veramente importante è che il Rosario sia sempre più concepito e sperimentato come itinerario contemplativo. Attraverso di esso, in modo complementare a quanto si compie nella Liturgia, la settimana del cristiano, incardinata sulla domenica, giorno della risurrezione, diventa un cammino attraverso i misteri della vita di Cristo, e questi si afferma, nella vita dei suoi discepoli, come Signore del tempo e della storia.

 

CONCLUSIONE

« Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio »

39. Quanto fin qui s' è detto, esprime ampiamente la ricchezza di questa preghiera tradizionale, che ha la semplicità di una preghiera popolare, ma anche la profondità teologica di una preghiera adatta a chi avverte l' esigenza di una contemplazione più matura.

A questa preghiera la Chiesa ha riconosciuto sempre una particolare efficacia, affidando ad essa, alla sua recita corale, alla sua pratica costante, le cause più difficili. In momenti in cui la cristianità stessa era minacciata, fu alla forza di questa preghiera che si attribuì lo scampato pericolo e la Vergine del Rosario fu salutata come propiziatrice della salvezza.

Oggi all' efficacia di questa preghiera consegno volentieri – l' ho accennato all' inizio – la causa della pace nel mondo e quella della famiglia.

La pace

40. Le difficoltà che l' orizzonte mondiale presenta in questo avvio di nuovo Millennio ci inducono a pensare che solo un intervento dall' Alto, capace di orientare i cuori di quanti vivono situazioni conflittuali e di quanti reggono le sorti delle Nazioni, può far sperare in un futuro meno oscuro.

Il Rosario è preghiera orientata per sua natura alla pace, per il fatto stesso che consiste nella contemplazione di Cristo, Principe della pace e « nostra pace » (Ef 2,14). Chi assimila il mistero di Cristo – e il Rosario proprio a questo mira –, apprende il segreto della pace e ne fa un progetto di vita. Inoltre, in forza del suo carattere meditativo, con il tranquillo succedersi delle Ave Maria, il Rosario esercita sull' orante un' azione pacificante che lo dispone a ricevere e sperimentare nella profondità del suo essere e a diffondere intorno a sé quella pace vera che è dono speciale del Risorto (cfr Gv 14, 27; 20, 21).

È poi preghiera di pace anche per i frutti di carità che produce. Se ben recitato come vera preghiera meditativa, il Rosario, favorendo l' incontro con Cristo nei suoi misteri, non può non additare anche il volto di Cristo nei fratelli, specie in quelli più sofferenti. Come si potrebbe fissare, nei misteri gaudiosi, il mistero del Bimbo nato a Betlemme senza provare il desiderio di accogliere, difendere e promuovere la vita, facendosi carico della sofferenza dei bambini in tutte le parti del mondo? Come si potrebbero seguire i passi del Cristo rivelatore, nei misteri della luce, senza proporsi di testimoniare le sue beatitudini nella vita di ogni giorno? E come contemplare il Cristo carico della croce e crocifisso, senza sentire il bisogno di farsi suoi « cirenei » in ogni fratello affranto dal dolore o schiacciato dalla disperazione? Come si potrebbe, infine, fissare gli occhi sulla gloria di Cristo risorto e su Maria incoronata Regina, senza provare il desiderio di rendere questo mondo più bello, più giusto, più vicino al disegno di Dio?

Insomma, mentre ci fa fissare gli occhi su Cristo, il Rosario ci rende anche costruttori della pace nel mondo. Per la sua caratteristica di petizione insistente e corale, in sintonia con l' invito di Cristo a pregare « sempre, senza stancarsi » (Lc 18,1), esso ci consente di sperare che, anche oggi, una ' battaglia' tanto difficile come quella della pace possa essere vinta. Lungi dall' essere una fuga dai problemi del mondo, il Rosario ci spinge così a guardarli con occhio responsabile e generoso, e ci ottiene la forza di tornare ad essi con la certezza dell' aiuto di Dio e con il proposito fermo di testimoniare in ogni circostanza « la carità, che è il vincolo di perfezione » (Col 3, 14).

La famiglia: i genitori...

41. Preghiera per la pace, il Rosario è anche, da sempre, preghiera della famiglia e per la famiglia. Un tempo questa preghiera era particolarmente cara alle famiglie cristiane, e certamente ne favoriva la comunione. Occorre non disperdere questa preziosa eredità. Bisogna tornare a pregare in famiglia e a pregare per le famiglie, utilizzando ancora questa forma di preghiera.

Se nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte ho incoraggiato la celebrazione della Liturgia delle Ore anche da parte dei laici nella vita ordinaria delle comunità parrocchiali e dei vari gruppi cristiani,(39) altrettanto desidero fare per il Rosario. Si tratta di due vie non alternative, ma complementari, della contemplazione cristiana. Chiedo pertanto a quanti si dedicano alla pastorale delle famiglie di suggerire con convinzione la recita del Rosario.

La famiglia che prega unita, resta unita. Il Santo Rosario, per antica tradizione, si presta particolarmente ad essere preghiera in cui la famiglia si ritrova. I singoli membri di essa, proprio gettando lo sguardo su Gesù, recuperano anche la capacità di guardarsi sempre nuovamente negli occhi, per comunicare, per solidarizzare, per perdonarsi scambievolmente, per ripartire con un patto di amore rinnovato dallo Spirito di Dio.

Molti problemi delle famiglie contemporanee, specie nelle società economicamente evolute, dipendono dal fatto che diventa sempre più difficile comunicare. Non si riesce a stare insieme, e magari i rari momenti dello stare insieme sono assorbiti dalle immagini di un televisore. Riprendere a recitare il Rosario in famiglia significa immettere nella vita quotidiana ben altre immagini, quelle del mistero che salva: l' immaginedel Redentore, l' immagine della sua Madre Santissima. La famiglia che recita insieme il Rosario riproduce un po' il clima della casa di Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono con lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da lui la speranza e la forza per il cammino. 

... e i figli

42. A questa preghiera è anche bello e fruttuoso affidare l' itinerario di crescita dei figli. Non è forse, il Rosario, l' itinerario della vita di Cristo, dal concepimento, alla morte, fino alla resurrezione e alla gloria? Diventa oggi sempre più arduo per i genitori seguire i figli nelle varie tappe della vita. Nella società della tecnologia avanzata, dei mass media e della globalizzazione, tutto è diventato così rapido e la distanza culturale tra le generazioni si fa sempre più grande. I più diversi messaggi e le esperienze più imprevedibili si fanno presto spazio nella vita dei ragazzi e degli adolescenti, e per i genitori diventa talvolta angoscioso far fronte ai rischi che essi corrono. Si trovano non di rado a sperimentare delusioni cocenti, constatando i fallimenti dei propri figli di fronte alla seduzione della droga, alle attrattive di un edonismo sfrenato, alle tentazioni della violenza, alle più varie espressioni del non senso e della disperazione.

Pregare col Rosario per i figli, e ancor più con i figli, educandoli fin dai teneri anni a questo momento giornaliero di « sosta orante » della famiglia, non è, certo, la soluzione di ogni problema, ma è un aiuto spirituale da non sottovalutare. Si può obiettare che il Rosario appare preghiera poco adatta al gusto dei ragazzi e dei giovani d' oggi. Ma forse l' obiezione tiene conto di un modo di praticarlo spesso poco accurato. Del resto, fatta salva la sua struttura fondamentale, nulla vieta che per i ragazzi e i giovani la recita del Rosario – tanto in famiglia quanto nei gruppi – si arricchisca di opportuni accorgimenti simbolici e pratici, che ne favoriscano la comprensione e la valorizzazione. Perché non provarci? Una pastorale giovanile non rinunciataria, appassionata e creativa – le Giornate Mondiali della Gioventù me ne hanno dato la misura! – è capace di fare, con l' aiuto di Dio, cose davvero significative. Se il Rosario viene ben presentato, sono sicuro che i giovani stessi saranno capaci di sorprendere ancora una volta gli adulti, nel far propria questa preghiera e nel recitarla con l' entusiasmo tipico della loro età.

Il Rosario, un tesoro da riscoprire

43. Carissimi fratelli e sorelle! Una preghiera così facile, e al tempo stesso così ricca, merita davvero di essere riscoperta dalla comunità cristiana. Facciamolo soprattutto in questo anno, assumendo questa proposta come un rafforzamento della linea tracciata nella Lettera apostolica Novo millennio ineunte, a cui i piani pastorali di tante Chiese particolari si sono ispirati nel programmare l' impegno per il prossimo futuro.

Mi rivolgo in particolare a voi, cari Confratelli nell' Episcopato, sacerdoti e diaconi, e a voi, operatori pastorali nei diversi ministeri, perché, facendo esperienza personale della bellezza del Rosario, ne diventiate solerti promotori.

Confido anche in voi, teologi, perché praticando una riflessione al tempo stesso rigorosa e sapienziale, radicata nella Parola di Dio e sensibile al vissuto del popolo cristiano, facciate scoprire, di questa preghiera tradizionale, i fondamenti biblici, le ricchezze spirituali, la validità pastorale.

Conto su di voi, consacrati e consacrate, chiamati a titolo particolare a contemplare il volto di Cristo alla scuola di Maria.

Guardo a voi tutti, fratelli e sorelle di ogni condizione, a voi, famiglie cristiane, a voi, ammalati e anziani, a voi giovani: riprendete con fiducia tra le mani la corona del Rosario, riscoprendola alla luce della Scrittura, in armonia con la Liturgia, nel contesto della vita quotidiana.

Che questo mio appello non cada inascoltato! All' inizio del venticinquesimo anno di Pontificato, affido questa Lettera apostolica alle mani sapienti della Vergine Maria, prostrandomi spiritualmente davanti alla sua immagine nello splendido santuario a Lei edificato dal beato Bartolo Longo, apostolo del Rosario. Faccio volentieri mie le parole toccanti con le quali egli chiude la celebre Supplica alla Regina del Santo Rosario: « O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza negli assalti dell' inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più. Tu ci sarai conforto nell' ora dell' agonia. A te l' ultimo bacio della vita che si spegne. E l' ultimo accento delle nostre labbra sarà il nome tuo soave, o Regina del Rosario di Pompei, o Madre nostra cara, o Rifugio dei peccatori, o Sovrana consolatrice dei mesti. Sii ovunque benedetta, oggi e sempre, in terra e in cielo ».

Dal Vaticano, il 16 ottobre dell' anno 2002, inizio del venticinquesimo di Pontificato.
 

GIOVANNI PAOLO II
 

 

(1) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 45.

(2) Cfr Paolo VI, Esort. ap. Marialis cultus (2 febbraio 1974), 42: AAS 66 (1974), 153.

(3) Cfr Acta Leonis XIII, 3 (1884), 280-289.

(4) Degna di nota è, in particolare, la sua Epistola apostolica sul Rosario Il religioso convegno (29 settembre 1961): AAS 53 (1961), 641-647.

(5) Angelus: Insegnamenti I (1978), 75-76.

(6) AAS 93 (2001), 285.

(7) Giovanni XXIII negli anni di preparazione del Concilio non aveva mancato di invitare la comunità cristiana alla recita del Rosario per la riuscita di questo evento ecclesiale: cfr Lettera al Cardinale Vicario del 28 settembre 1960: AAS 52 (1960), 814-817.

(8) Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 66.

(9) N. 32: AAS 93 (2001), 288.

(10) Ibid., 33, l.c., 289.

(11) È noto e va ribadito che le rivelazioni private non sono della stessa natura della rivelazione pubblica, normativa per tutta la Chiesa. È compito del Magistero discernere e riconoscere l' autenticità ed il valore delle rivelazioni private per la pietà dei fedeli.

(12) Il segreto meraviglioso del Santo Rosario per convertirsi e salvarsi: Opere, 1, Scritti Spirituali, Roma 1990, pp. 729-843.

(13) B. Bartolo Longo, Storia del Santuario di Pompei, Pompei 1990, p.59.

(14) Esort. ap. Marialis cultus (2 febbraio 1974), 47: AAS 66 (1974), 156.

(15) Cost. sulla sacra Liturgia Sacrosanctum Concilium, 10.

(16) Ibid., 12.

(17) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 58.

(18) I Quindici Sabati del Santissimo Rosario, 27ª ed., Pompei 1916, p. 27.

(19) Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 53.

(20) Ibid., 60.

(21) Cfr Primo radiomessaggio Urbi et orbi (17 ottobre 1978): AAS 70 (1978), 927.

(22) Trattato della vera devozione a Maria, 120: Opere, 1, Scritti spirituali, Roma 1990, p. 430.

(23) Catechismo della Chiesa Cattolica, 2679.

(24) Ibid., 2675.

(25) La Supplica alla Regina del Santo Rosario, che si recita solennemente due volte l' anno, in maggio e ottobre, fu composta dal beato Bartolo Longo nel 1883, come adesione all' invito del Papa Leone XIII ai cattolici, nella sua prima Enciclica sul Rosario, per un impegno spirituale volto a fronteggiare i mali della società.

(26) Divina Commedia, Par. XXXIII, 13-15.

(27) Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte (6gennaio 2001), 20: AAS 93 (2001), 279.

(28) Esort. ap. Marialis cultus (2 febbraio 1974), 46: AAS 66 (1974), 155.

(29) Giovanni Paolo II, Lett. ap. Novo millennio ineunte (6 gennaio 2001), 28: AAS 93 (2001), 284.

(30) N. 515.

(31) Angelus del 29 ottobre 1978: Insegnamenti I (1978), 76.

(32) Cost. past. sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et spes, 22.

(33) S. Ireneo di Lione, Contro le eresie, III, 18, 1: PG 7, 932.

(34) Catechismo della Chiesa Cattolica, 2616.

(35) Cfr n. 33: AAS 93 (2001), 289.

(36) Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti (4 aprile 1999), 1: AAS 91 (1999), 1155.

(37) Cfr n. 46: AAS 66 (1974), 155. Quest' uso è stato anche recentemente lodato dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti nel Direttorio su pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti (17 dicembre 2001), 201, Città del Vaticano, 2002, p. 165.

(38) « ... concede, quaesumus, ut haec mysteria sacratissimo beatae Mariae Virginis Rosario recolentes, et imitemur quod continent, et quod promittunt assequamur »: Missale Romanum 1960, In festo B.M. Virginis a Rosario.

(39) Cfr n. 34: AAS 93 (2001), 290.

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Rosario Meditato

ROSARIO MEDITATO

1° Mistero Gaudioso: l’Annunciazione dell’Angelo a Maria

Dio vuol farci conoscere nel modo più chiaro la verità del suo amore. Quindi ci parlerà non più per mezzo di interlocutori come erano i profeti, ma venendo Lui stesso nella persona del suo Figlio, un unico sole col Padre. E subito il Verbo si fa presente col prender carne dal grembo verginale di Maria, di cui l' angelo annunziante ha chiesto in nome di Dio il consenso. Così la luce divina s' accende quando il sacerdote ministro del Sole offre il pane e il vino perché siano trasformati nel corpo e nel sangue dell' Agnello immacolato.

2° Mistero Gaudioso: La visita di Maria alla cugina Elisabetta

E’ già tra noi il Figlio di Dio. Lo porta in sé, come fuoco celato sotto la cenere, la vergine Maria andando da Elisabetta. Egli però si manifesta solo alla fede, quando Elisabetta, alla voce di Maria, sente trasalire di gioia il bimbo che porta in grembo, il futuro Giovanni Battista e, illuminata dallo Spirito Santo, riconosce nella Vergine la madre del suo Signore. E Maria innalza il canto della sua lode a Dio che l' ha fatta terra fruttifera per germogliare il fiore odorifero del Verbo. Similmente la Chiesa riconosce e adora Dio presente sotto il velo delle specie consacrate.

3° Mistero Gaudioso: La nascita di Gesù

Spunta il Sole divino dalle ombre della notte nella gelida grotta, ed è spoglio di tutte le prerogative della divinità: tutto ha preso il colore della nostra umanità. In quel bambino si nasconde lo splendore divino, come la chiarità del sole è celata dalle basse nuvole. Anche nella Eucaristia si ha lo stesso, anzi un maggiore nascondimento, perché lì è occultata anche l' umanità presa da Maria; ma alla fede lo stesso Sole, Cristo Signore, Dio e uomo senza diminuzione, vi brilla ed è adorato dai fedeli, come una volta dai pastori e dai magi.

4° Mistero Gaudioso: Gesù è presentato al Tempio

Il sacerdote obbedisce al comando di Cristo ("Fate questo in memoria di me") quando consacra l' Eucaristia. Allora prende la condizione del sole, amministra agli uomini il Sole che è Cristo. Così obbedì Maria nel presentare il Bambino al tempio secondo la legge mosaica dell' offerta dei primogeniti. In questa circostanza lo Spirito illuminò Simeone e Anna, i quali riconobbero in quel Bimbo la luce che deve risplendere sull' orizzonte di tutte le genti, con la parola e col sacramento.

5° Mistero Gaudioso: Gesù è ritrovato nel Tempio.

Si può smarrire Gesù non solo col peccato ma anche senza colpa, quando se ne perde la percezione nei dubbi, nelle aridità, nelle invocazioni senza risposta. Allora non vale cercarlo qua o là, con gli occhi o colle mani. A questa presenza misteriosa, compresa quella eucaristica, vengono meno tutti i sensi corporei. Solo dentro di noi, col sentimento dell' anima, possiamo sentirlo, vederlo con l' occhio dell' intelletto se dentro ha la pupilla della fede, e toccarlo con la mano dell' amore operante nella carità del prossimo.



1° Mistero Doloroso: L’agonia di Gesù nell’Orto degli Ulivi

Uscendo dal cenacolo, Cristo si lascia prendere come agnello destinato al macello. L' aveva previsto e chiesto egli stesso, perché vuol darsi a noi in cibo dell' anima, altrimenti veniamo meno nel cammino verso la patria celeste. E volle darsi come Agnello arrostito al fuoco della carità per esser nutrimento adatto alla nostra debolezza. Se noi infatti non conoscessimo l' ardore della sua carità non lo crederemmo un cibo efficace per sanare la nostra languidezza.


2° Mistero Doloroso: La flagellazione di Gesù alla colonna

Il realismo della preparazione di questo Agnello supera ogni immaginazione. Il fuoco dell' amore lo investe in ogni sua parte, con la mano del dolore, che apre piaghe scottanti in tutto il suo corpo. Gesù s' è voluto dare così a noi per farci capire che ha patito tutto ciò per sanare le innumerevoli piaghe del nostro spirito. Quale desiderio di purezza deve dominare nel cuore di chi si avvicina alla sacra mensa o per amministrarlo o per riceverlo; e quale bisogno di imitarlo nel soffrire per l' amore e la salvezza del prossimo!


3° Mistero Doloroso: L’incoronazione di spine

La storia di Gesù Cristo presente nell' ostia consacrata, o esposta o chiusa nel tabernacolo, è storia di stupendi miracoli ma anche di ingiurie e umiliazioni, che rinnovano gli sputi, gli schiaffi, la corona di spine patiti nella casa di Pilato. A costo di tutto questo ci ha redento il Signore. Chi s' avvicina meditabondo al mistero del Corpo e del Sangue di Cristo, è felice d' esser fatto degno di sopportare derisioni e strazi per amore di Lui e la dilatazione del suo regno.


4° Mistero Doloroso: Gesù sale al Calvario con la Croce

Ciò che spingeva Gesù a salire al Calvario sotto il peso di quella croce pesante, senza scoraggiarsi, era la sete o desiderio della nostra salvezza. La stessa sete delle anime lo spinse a istituire l' Eucaristia, nell' ultima cena, e lo spinge ad obbedire alla voce dei suoi ministri, anche dei più insignificanti o perfino indegni, per assicurare in ogni tempo e luogo la presenza di questo cibo salutare a disposizione d' ognuno. Una simile sete di anime dà ansia d' instancabile apostolato ai veri servi di Dio che s' affaticano nella Chiesa.


5° Mistero Doloroso: Gesù muore sulla Croce

La croce fu come lo spiedo su cui Cristo consumò il sacrificio redentore, bruciando le nostre colpe al fuoco dell' amore e attraendo a sé tutti i cuori. Oggi quell' attrazione l' esercita con l' Eucaristia, nella quale è concentrato quel fuoco, quella carne che nutre e quel sangue che lava, disseta e porta fiamme al cuore. Tutto ciò in cui Cristo si dona è frutto della croce, particolarmente il suo corpo e il suo sangue, inseparabilmente uniti in eterno con la divinità del Verbo, che è un unico Dio e unico sole col Padre e lo Spirito Santo.




1° Mistero Glorioso: Gesù risorge dai morti

Cristo è la nostra resurrezione, fuoco che continuamente brucia e mai si spenge. E perché nella comunione pare che l' anima più dolcemente si stringe fra sé e Dio, è vera pasqua assidersi alle mensa dell' Agnello, il quale è mensa, cibo e servitore. Lì sono i frutti delle vere virtù e si scopre meglio la verità dell' amore divino. Dio infatti ci ha creati a sua immagine e, come pazzo d' amore per questa sua creatura, s' è fatto uomo e s' è sacrificato sulla croce per ricrearci a grazia e in più si dà a noi come vero cibo celeste che rinvigorisce l' anima.

2° Mistero Glorioso: l’Ascensione di Gesù al cielo

Cristo ascende al cielo per indicarci l' ultima méta del nostro cammino e aprircene la via. Per giungere lassù dobbiamo crescere verso l' alto come futuri abitanti del cielo: compito difficile per noi terrestri. Ma Cristo si dà, anche a noi lontani nel tempo, in piena verità, Dio e uomo nella comunione, per renderci forti nelle battaglie contro i nemici dell' anima che tentano di tirarci in basso. Quel pane immacolato alimenta in noi il desiderio del cielo e ci fa crescere in ogni virtù.

3° Mistero Glorioso: La discesa dello Spirito Santo su Maria e gli Apostoli nel Cenacolo riuniti

Come gli apostoli, uniti con Maria nel cenacolo, furono ripieni dello Spirito Santo, dopo dieci giorni di veglia, di umile orazione e intensa meditazione, così l' anima si deve disporre nel raccoglimento a ricevere il sacramento del Corpo e del Sangue del Signore, per essere investita dal fuoco e dalla forza dello Spirito. Allora è illuminata a chiedere un' intima comunione d' amore con tutto il corpo mistico della chiesa, sacerdoti e laici, perché in ciò vuole Dio che l' anima si diletti.

4° Mistero Glorioso: Maria è Assunta in cielo

Maria SS. è la donna che visse tutta la vita in perfetta comunione con Cristo, fisicamente e spiritualmente, fino a partecipare cordialmente alle sue fatiche e alla sua passione. Uno stesso coltello trapassò il cuore e l' anima del Figlio e della Madre. Uno stesso amore per l' onore di Dio e la salvezza delle anime unì uniformemente la Madre al Figlio in croce, tanto che si potrebbe dire con paradosso che l' avrebbe aiutato lei stessa a salire sul patibolo, se non ci fossero stati altri, perché si compisse la volontà del Padre. L' ostia santa ci fa vivere questa dottrina che fece di Maria l' unica assunta al cielo in corpo ed anima.

5° Mistero Glorioso: Maria è Regina del cielo e della terra nella Gloria di Dio e degli Angeli

Chi si comunica non solo materialmente ma più col cuore gusta pienamente il cibo eucaristico e pregusta la gloria dei santi. Questi nelle comunioni terrene crebbero nel desiderio di Dio; ora in cielo, insieme alla Madonna, lo posseggono con pienezza. Come essi quaggiù furono uniti nella carità di Dio e del prossimo, così ora lassù vivono nella carità che li unisce in Dio a tutti i santi, sicché gli angeli sono in comunione con gli uomini e i beati con gli angeli.



1° Mistero della Luce: Il Battesimo di Gesù

" Non basterebbe a noi e alla nostra salute, l’aver ricevuto la forma (Sacramento, Infusione) della Fede colla divina Grazia che ci viene data, quando riceviamo il santo Battesimo. Basta al fanciullo il quale morendo nella purezza, riceve la vita eterna solo col mezzo del Sangue dell’Agnello. Ma poiché siamo noi venuti ad età perfetta (matura), avendo solo il Santo Battesimo non ci basterebbe se non esercitassimo il lume della Fede con amore." (Lett.122)

2° Mistero della Luce: Rivelazione alle Nozze di Cana

Non fare più resistenzia allo Spirito Santo che ti chiama, e non spregiare l’amore che Maria ha di te, né la sua pressante intercessione che vuole vederti figlio attento, acciocché tu apri l’occhio dell’intendimento per accogliere l’immensa carità di Dio, che con le sante spirazioni che ti sono venute nel cuore, e per mezzo de li servi suoi Egli t’invita che vuol fare pace con te" (Lett.14 e 15).

3° Mistero della Luce: Gesù annuncia l’avvento del Regno dei Cieli e invita alla conversione.

Ho voglia di piangere sopra la cecità nostra! Umana cosa è il peccare, ma la perseveranzia nel peccato è cosa di demonio. Onde il peccatore non si deve rigettare tra i dannati, mentre egli ha il tempo di pentirsi. Oh quanta pena agghiacciante è quando, costoro, sono veduti così perseveranti nel male da li servi (sacerdoti) di Dio chiamati a porre fine a tante loro pene attraverso lo Sacramento della santa Confessione! (Lett. 173)

4° Mistero della Luce: La Trasfigurazione di Gesù sul Monte Tabor

Amatevi insieme con vera carità fraterna, portando e sopportando i difetti l’uno dell’altro. I falsi cristiani li si vedono molto dalla presenza del Cristo, che quando sono in sua assenza fanno fuoco e paglia perché, tolta la presenza, ogni piccolo vento o di tribolazione, spegne la luce del Risorto; e non rimane altro che fumo nero di tenebra di coscienza. (Lett. 294).

5° Mistero della Luce: Gesù istituisce l’Eucarestia.

Ingrassi l’anima tua in questa bontà di Dio: il Padre t’è mensa, il Figliolo t’è cibo, lo Spirito Santo ti serve e t’accoglie nella Sua Pace. Che non s’addormi l’anima tua perché assai è tristo colui che, potendo avere il fuoco, si lascia invece morire di freddo, o come chi avendo il cibo avanti, si lascia morire di fame! Prendete, prendete e saziatevi del cibo cristiano, che è il Cristo dolce Gesù crocifisso! (Lett. 73 e 47).

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IL ROSARIO DELL’IMMACOLATA

IL ROSARIO DELL’IMMACOLATA

La Madonna a Marienfried nel 1946 chiese anche di pregare il Rosario dell' Immacolata, dicendo che questo è il "Rosario delle grazie". Pregatelo per le singole anime, per le comunità e per popoli. Il "Rosario dell' Immacolata" è una potente preghiera per strappare il potere a satana attraverso l' intercessione di Maria.

 

Dopo ogni Ave Maria del Rosario, si prega:

 

Primo mistero

Per la tua Immacolata Concezione.

Salvaci.

 

Secondo mistero

Per la tua Immacolata Concezione.

Proteggici.

 

Terzo mistero

Per la tua Immacolata Concezione.

Guidaci.

 

Quarto Mistero

Per la tua Immacolata Concezione.

Santificaci.

 

Quinto Mistero

Per la tua Immacolata Concezione.

Governaci.

 

 

esempio:

Ave Maria, piena di grazia,

il Signore è con te.

Tu sei benedetta fra le donne

e benedetto è il frutto del tuo seno, Gesù.

Per la tua Immacolata Concezione.

Salvaci!

Santa Maria, Madre di Dio, prega per noi peccatori, adesso e nell' ora della nostra morte. Amen.

Alla fine di ogni decina si aggiunge:

Tu Mediatrice grande,

Tu Mediatrice fedele,

Tu Mediatrice di tutte le grazie.

Prega per noi!

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Rosario Assunzione

S. ROSARIO IN PREPARAZIONE ALLA SOLENNIT+ DELL' ASSUNZIONE DI MARIA

 

CANTO MARIANO

 

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen.

 

La pace, la carità e la fede da parte di Dio Padre e del Signore nostro Gesù Cristo, per l’intercessione di Maria, piena di grazia e assunta in cielo, siano con tutti voi.

E con il tuo spirito.

 

Fratelli e sorelle, in questi giorni che precedono la solennità dell’Assunzione di Maria al cielo, che celebreremo il prossimo 15 agosto, le Chiese d’Oriente, nostre sorelle nella fede, vegliano in digiuno e preghiera, compiendo come una preparazione quaresimale alla Pasqua radiosa della Vergine Maria. Anche noi vogliamo fissare lo sguardo sul glorioso transito della Madre di Dio e implorare dalla regina del cielo aiuto e protezione nelle necessità del corpo, nelle prove dello spirito, nelle difficoltà della vita personale, familiare e sociale. Lo faremo pregando il rosario e riflettendo su alcuni episodi della vita di Maria. Poniamo ai piedi della Vergine Santa i nostri cuori e la nostra vita, ma soprattutto l’impegno di camminare sulle sue strade per giungere anche noi dove lei ci ha preceduti, rivestita della gloria del Figlio, dove brilla segno di consolazione e di sicura speranza per il pellegrinante popolo di Dio.

 

 

 

PRIMO MISTERO

LA VERGINE MARIA DICE IL SUO "ECCOMI" AL PADRE

 

La Vergine accolse con grande umiltà

l’annuncio che madre del Verbo sarà.

 

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

 

 

O Dio, che all' annunzio dell' Angelo hai voluto che il tuo Verbo si facesse uomo nel grembo verginale di Maria, concedi al tuo popolo, che la onora come vera Madre di Dio, di godere sempre della sua intercessione presso di te.

Per Cristo nostro Signore. AMEN

 

 

 

SECONDO MISTERO

MARIA PRIMA MISSIONARIA PORTA GESU’ ALLA CUGINA ELISABETTA

 

Ai monti di Giuda, in visita, va

la Vergine Madre con grande bontà.

 

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

 

O Dio, salvatore di tutti i popoli, che per mezzo della beata Vergine Maria, arca della nuova alleanza, hai recato alla casa di Elisabetta la salvezza e la gioia, fa' che docili all' azione dello Spirito possiamo anche noi portare Cristo ai fratelli e magnificare il tuo nome con inni di lode e con la santità della vita.

Per Cristo nostro Signore. AMEN

 

 

TERZO MISTERO

MARIA ALLE NOZZE DI CANA INTERCEDE PRESSO GESU’ PER GLI SPOSI

 

Gesù col miracol la fe’ suscit=,

la Madre ai servi il Figlio indic=.

 

Padre nostro, 10 Ave Maria, Gloria

 

O Padre, che nella tua provvidenza mirabile hai voluto associare la Vergine Maria al mistero della nostra salvezza, fa' che, accogliendo l' invito della Madre, mettiamo in pratica ci= che il Cristo ci ha insegnato nel Vangelo.

Egli è Dio, e vive e regna con te, nell' unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. AMEN

 

QUARTO MISTERO

MARIA PREGA CON GLI APOSTOLI ED ACCOGLIE IL DONO DELLO SPIRITO

 

Uniti a Maria gli Apostoli allor

accolgon con gioia lo Spirito Amor.

 

O Padre, che hai effuso i doni del tuo Spirito sulla beata Vergine orante con gli Apostoli nel Cenacolo, fa' che perseveriamo unanimi in preghiera con Maria nostra madre per portare al mondo, con la forza dello Spirito, il lieto annunzio della salvezza.

Per Cristo nostro Signore. AMEN

 

QUINTO MISTERO

MARIA E’ ASSUNTA IN CIELO

 

Assunta nel cielo accanto a Gesù,

la Vergine Madre c’attende lassù.

 

O Padre, che ci hai dato come nostra madre e regina la Vergine Maria, dalla quale nacque il Cristo, tuo Figlio, per sua intercessione donaci la gloria promessa ai tuoi figli nel regno dei cieli.

Per Cristo nostro Signore. AMEN

 

SALVE REGINA

 

Litanie

Santa Maria, prega per noi

Santa Madre di Dio

Figlia prediletta dal Padre

Madre di Cristo Re dei secoli

Gloria dello Spirito Santo

Vergine figlia di Sion

Vergine povera e umile

Vergine mite e docile

Serva obbediente nella fede

Madre del Signore

Cooperatrice del Redentore

Piena di grazia

Fonte di bellezza

Tesoro di virtù e sapienza

Frutto primo della redenzione

Discepola perfetta di Cristo

Immagine purissima della Chiesa

Donna della nuova alleanza

Donna vestita di sole

Donna coronata di stella

Signora di bontà immensa

Signora del perdono

Signora delle nostre famiglie

Letizia del nuovo Israele

Splendore della Santa Chiesa

Onore del genere umano

Avvocata di grazia

Ministra della pietà divina

Aiuto del popolo di Dio

Regina dell' amore

Regina di misericordia

Regina della pace

Regina degli angeli

Regina dei patriarchi

Regina dei profeti

Regina degli apostoli

Regina dei confessori della fede

Regina delle vergini

Regina di tutti i Santi

Regina concepita senza peccato

Regina assunta in cielo

Regina della terra

Regina del cielo

Regina dell' universo

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Signore

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, ascoltaci, o Signore

Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi

Prega per noi, Santa Madre di Dio

affinché siamo fatti degni delle promesse di Cristo

ORAZIONE

O Dio onnipotente, che nella Vergine Maria hai compiuto meraviglie, fino a innalzarla al regno dei cieli con il corpo glorificato, donaci di vivere in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni e di poter un giorno condividere il gaudio senza fine.

Per Cristo nostro Signore. Amen.

 

CANTO DEL REGINA CAELI

 

BENEDIZIONE

Il Signore sia con voi.

E con il tuo spirito.

Per l’intercessione della Vergine Maria, vi benedica Dio onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo.

Amen.

Nel nome del Signore andate in pace

Rendiamo grazie a Dio

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Ricordati o Vergine

Ricordati, o Vergine

 

Ricordati, o piissima Vergine Maria, che non si è mai udito che qualcuno sia ricorso alla tua protezione, abbia implorato il tuo patrocinio e domandato il tuo aiuto, e sia rimasto abbandonato. Sostenuto da questa fiducia, mi rivolgo a te, Madre, Vergine delle vergini. Vengo a te, con le lacrime agli occhi, colpevole di tanti peccati, mi prostro ai tuoi piedi e domando pietà. Non disprezzare la mia supplica, o Madre del verbo, ma benigna ascoltami ed esaudiscimi. Amen.

 

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Regina della Pace

Regina della pace

 

Aiutaci, dolce Vergine Maria, aiutaci a dire: ci sia pace per il nostro povero mondo. Tu che fosti salutata dallo Spirito della Pace, ottieni pace per noi. Tu che accogliesti in te il Verbo della pace, ottieni pace per noi. Tu che ci donasti il Santo Bambino della pace, ottieni pace per noi. Tu che sei vicina a Colui che riconcilia e dici sempre sì a Colui che perdona, votata alla sua eterna misericordia, ottieni a noi la pace. Astro clemente nelle notti feroci dei popoli, noi desideriamo la pace. Colomba di dolcezza tra gli avvoltoi dei popoli, noi aspiriamo alla pace. Ramoscello di ulivo che germoglia nelle foreste bruciate dei cuori umani, noi abbiamo bisogno di pace. Perchè siano finalmente liberati i prigionieri, gli esiliati ritornino in patria, tutte le ferite siano risanate, ottieni per noi la pace. Per l’angoscia degli uomini ti chiediamo la pace. Per i bambini che dormono nelle loro culle ti chiediamo la pace. Per i vecchi che vogliono morire nelle loro case ti chiediamo la pace. Madre dei derelitti, nemica dei cuori di pietra, stella che risplendi nelle notti dell’assurdo, ti chiediamo la pace.

 

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