Il SS nome di Gesù (47)

Gesù Pensaci Tu

Gesù, pensaci Tu

 

L'ATTO DI ABBANDONO

(contro le ansie e le afflizioni)

 

Don Dolindo Ruotolo, Sacerdote napoletano vissuto e morto in concetto di santità, ha scritto questo insegnamento sull'abbandono in Dio ispirategli da Gesù stesso.

 

Perché vi confondete agitandovi? Lasciate a Me la cura delle vostre cose e tutto si calmerà. Vi dico, in verità che ogni atto di vero, cieco completo abbandono in me produce l'effetto che desiderate e risolve le situazioni più spinose. Abbandonarsi a Me non significa arrovellarsi, sconvolgersi e disperarsi, volgendo poi a Me una preghiera agitata perché Io segua voi e cambiare così l'agitazione in preghiera.

 

Abbandonarsi, significa chiudere placidamente gli occhi dell'anima, stornare il pensiero della tribolazione e rimettersi a Me, perché lo solo vi faccia trovare, come bimbi addormentati nelle braccia materne, all'altra riva.

 

Quello che vi sconvolge e vi fa un male immenso è il vostro ragionamento, il vostro pensiero, il vostro assillo e il volere ad ogni costo provvedere voi a ciò che vi affligge. Quante cose Io opero quando l'anima, nelle sue necessità spirituali e in quelle materiali, si volge a Me, mi guarda e, dicendomi "PENSACI TU" chiude gli occhi e riposa!

 

Avete poche Grazie quando vi assillate per produrle; ne avete moltissime quando in preghiera è un affidamento pieno a Me. Voi nel dolore pregate perché lo tolga, ma perché lo tolga come voi credete... Vi rivolgete a Me, ma volete che Io mi adatti alle vostre idee; non siete infermi che domandano al medico la cura, ma che gliela suggeriscono.

 

Non fate così ma come vi ho insegnato nel Pater: "SIA SANTIFICATO IL TUO NOME", cioè sii glorificato in questa mia necessità: "VENGA IL TUO REGNO", ossia, tutto concorra al tuo Regno in noi e nel mondo, "SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ", PENSACI TU.

 

Io intervengo con tutta la mia onnipotenza e risolvo le situazioni più chiuse. Ecco, tu vedi che il malanno incalza invece di decadere? Non ti agitare, chiudi gli occhi e dimmi con fiducia: "SIA FATTA LA TUA VOLONTÀ, "PENSACI TU". Ti dico che Io ci penso, che intervengo come medico e compio anche un miracolo quando occorre. Tu vedi che l'infermo peggiora? Non ti sconvolgere, ma chiudi gli occhi e dì: "PENSACI TU". Ti dico che Io ci penso.

 

È contro l'abbandono, la preoccupazione, l'agitazione e il voler pensare alle conseguenze di un fatto. È come la confusione dei fanciulli, quando pretendono che la mamma pensi alle loro necessità e vogliono pensarci loro, intralciando con le loro idee e i loro capricci infantili il suo lavoro.

 

Chiudete gli occhi e lasciatevi portare dalla corrente della mia Grazia; chiudete gli occhi e lasciatemi lavorare; chiudete gli occhi e non pensate al momento presente; stornate il pensiero dal futuro come da una tentazione. Riposate in Me credendo alla mia bontà e vi giuro, per il mio Amore che, dicendomi con queste disposizioni: "PENSACI TU", Io ci penso in pieno, vi consolo, vi libero, vi conduco.

 

E quando debbo portarvi in una via diversa da quella che vedete voi. Io vi addestro, vi porto nelle mie braccia, poiché non c'è medicina più potente di un mio intervento di Amore. Ci penso solo quando chiudete gli occhi. Voi siete insonni, voi volete tutto valutare, tutto scrutare, a tutto pensare e vi abbandonate cosi alle forze umane, o peggio agli uomini, confidando nel loro intervento. E questo che intralcia le mie parole e le mie vedute. Oh, come Io desidero da voi questo abbandono per beneficarvi e come mi accoro nel vedervi agitati!

 

Satana tende proprio a questo: ad agitarvi per sottrarvi alla mia azione e gettarvi in preda alle iniziative umane. Confidate perciò in Me solo, riposate in Me, abbandonatevi a Me in tutto.

 

Io faccio miracoli in proporzione del pieno abbandono in Me e del nessun affidamento in voi: Io spargo tesori di Grazie quando voi siete nella piena povertà!

 

Se avete vostre risorse, anche in poco, o se le cercate, siete nel campo naturale, seguite quindi il percorso naturale delle cose che è spesso intralciato da satana. Nessun ragionatore o ponderatore ha fatto miracoli, neppure fra i Santi.

 

Opera divinamente chi si abbandona a Dio.

 

Quando vedi che le cose si complicano, dì con gli occhi dell'anima chiusi: "GESÙ PENSACI TU". E distraiti, perché la tua mente è acuta... per te è difficile vedere il male. Confida in Me spesso, distraendoti da te stesso. Fa' così per tutte le tue necessità. Fate così tutti e vedrete grandi, continui e silenziosi miracoli. Ve lo giuro per il mio Amore.

Io ci penserò, ve lo assicuro.

 

Pregate sempre con questa disposizione di abbandono, ne avrete grande pace e grande frutto, anche quando Io vi faccio la Grazia dell'immolazione di riparazione e di amore che impone la sofferenza. Ti sembra impossibile? Chiudi gli occhi e dì con tutta l'anima: "GESÙ PENSACI TU". Non temere, ci penso Io e tu benedirai il tuo nome umiliando te stesso. Le tue preghiere non valgono un patto di fiducioso abbandono; ricordalo bene. Non c'è novena più efficace di questa:

 

"O GESÙ, MI ABBANDONO IN TE, PENSACI TU".

"ABBANDONATI AL MIO CUORE...E VEDRAI".

 

Voglio che tu creda nella mia Onnipotenza e non nella tua azione: che tu cerchi di mettere in azione Me, non te negli altri.

 

Tu cerca la mia intimità, esaudisci il mio desiderio di averti, di arricchirti, di amarti come voglio. Lasciati andare, lasciami riposare in te, lasciami sfogare su di te continuamente la mia Onnipotenza. Se tu rimarrai vicino a Me non ti preoccuperai di fare per conto tuo, di correre per uscire, per dire di aver fatto; mi dimostrerai che credi nella mia Onnipotenza e Io lavorerò intensamente con te quando parlerai, andrai, starai in preghiera o dormirai, perché "ai miei diletti do il necessario anche nel sonno " (Salmo 126). Se starai con Me senza voler correre ne preoccuparti di cosa alcuna per te ma la rimetterai con totale fiducia a Me, Io ti darò tutto quello che ti necessita secondo il mio disegno eterno.

 

Ti darò i sentimenti che voglio da te, ti darò una grande compassione verso il tuo prossimo e ti farò dire e fare quello che Io vorrò.

 

Allora la tua azione verrà dal mio Amore. Io solo, non tu con tutta la tua attività, potrò fare dei figli nuovi, che nascono da Me. Io ne farò tanti di più quanto più tu vorrai essere un vero figlio quanto l'Unigenito, perché lo sai che: "Se farai la mia Volontà, mi sarai fratello, sorella e madre " per generarmi negli altri, perché Io produrrò nuovi figli, servendomi di veri figli. Quello che tu farai per riuscire, è tutto fumo in confronto a quello che faccio Io nel segreto dei cuori per quelli che amano.

 

"Rimanete nel mio Amore... se rimanete in Me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà dato " (Gv 15,7).

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O Gesù Buon Pastore

O Gesù Buon Pastore

O Gesù, divino Pastore,

che hai chiamato gli Apostoli

per farne pescatori di uomini,

attrai a te cuori ardenti e generosi di giovani,

per renderli tuoi discepoli e tuoi ministri.

Tu, o Signore, sempre vivo a intercedere per noi,

dischiudi gli orizzonti del mondo intero,

ove la silenziosa e sofferta supplica

di tanti fratelli e sorelle

chiede luce di Fede e benedizione di Speranza.

Rispondendo alla tua chiamata,

possano essere sale della terra

e luce del mondo,

per annunciare la vita buona del Vangelo.

Estendi, o Signore, la tua amorosa chiamata

a tanti cuori disponibili e generosi;

infondi loro il desiderio

della perfezione evangelica

e la dedizione al servizio della Chiesa

e dei fratelli.

AMEN

(da una rielaborazione del 1 ° Radiomessaggio di Papa Paolo VI - GMPV 1964)

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Introduzione sezione SS nome Gesù

INTRODUZIONE

"Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio Nome", dice Gesù ai suoi apostoli, "la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio Nome, io la farò" (Gv 14,13-14). "In verità, in verità vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio Nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio Nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena" (Gv 16,23-24). E' questo Nome potente e meraviglioso che il Signore comanda di utilizzare nelle preghiere, promettendo che agirà con particolare efficacia.

 

Il nome «Gesù», considerato nel suo significato etimologico, vuol dire «Jahvè libera», salva, aiuta. Prima della schiavitù di Babilonia veniva espresso nella forma «Jehosua»: nome teoforico che contiene la radice del santissimo nome di Jahvè. Dopo la schiavitù babilonese prese la forma abbreviata «Jeshua», che nella traduzione dei Settanta fu trascritto con «Jesoûs» da cui l' italiano «Gesù».

Il nome era alquanto diffuso, sia al tempo dell' antica sia della nuova alleanza. E infatti il nome che portava Giosuè, che dopo la morte di Mosè introdusse gli Israeliti nella terra promessa: «Egli, secondo il significato del suo nome, fu grande per la salvezza degli eletti di Dio... per assegnare il possesso a Israele» (Sir 46,1). Gesù, figlio di Sirach, fu il compilatore del libro del Siracide (Sir 50,27). Nella genealogia del Salvatore, riportata nel Vangelo secondo Luca, troviamo enumerato «Er, figlio di Gesù» (Lc 3,28-29). Tra i collaboratori di san Paolo è presente anche un certo Gesù, «chiamato Giusto» (cf. Col 4,11).

Il nome Gesù, tuttavia, non ebbe mai quella pienezza di significato che avrebbe assunto nel caso di Gesù di Nazaret e che sarebbe stato rivelato dall' angelo a Maria (cf. Lc 1,31ss) e a Giuseppe (cf. Mt 1,21). All' inizio del ministero pubblico di Gesù, la gente intendeva il suo nome nel senso comune di allora.

«Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Così dice uno dei primi discepoli, Filippo, a Natanaele il quale ribatte: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?» (Gv 1,45-46). Questa domanda indica che Nazaret non era molto stimata dai figli di Israele. Nonostante ciò, Gesù fu chiamato «Nazareno» (cf. Mt 2,23), o anche «Gesù da Nazaret di Galilea» (Mt 21,11), espressione che lo stesso Pilato utilizzò nell' iscrizione che egli fece porre sulla croce: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei» (Gv 19,19).

La gente chiamò Gesù «il Nazareno» dal nome del luogo in cui egli risiedette con la sua famiglia fino all' età di trent' anni. Sappiamo tuttavia che il luogo di nascita di Gesù non fu Nazaret ma Betlemme, località della Giudea, a sud di Gerusalemme. Lo attestano gli evangelisti Luca e Matteo. Il primo, in particolare, fa notare che a causa del censimento ordinato dalle autorità romane, «Giuseppe, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto» (Lc 2,4-6).

Nella tradizione del popolo israelitico il nome «Gesù» ha conservato il suo valore etimologico: «Dio libera». Per tradizione erano sempre i genitori che imponevano il nome ai loro figli. Invece nel caso di Gesù, figlio di Maria, il nome fu scelto e assegnato dall' alto già prima della nascita, secondo l' indicazione dell' angelo a Maria, nell' annunciazione (Lc 1,31) e a Giuseppe in sogno (Mt 1,21). «Gli fu messo nome Gesù» - sottolinea l' evangelista Luca - perché con questo nome «era stato chiamato dall' angelo prima di essere concepito nel grembo della madre» (2,21).

Nel progetto disposto dalla Provvidenza di Dio, Gesù di Nazaret porta un nome che allude alla salvezza: «Dio libera», perché egli è in realtà ciò che il nome indica, cioè il Salvatore. Lo testimoniano alcune frasi, presenti nei cosiddetti Vangeli dell' infanzia, scritti da Luca (2,11): «...vi è nato... un salvatore», e da Matteo (1,21): «egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». Sono espressioni che riflettono la verità che è rivelata e proclamata da tutto il Nuovo Testamento. Scrive ad esempio l' apostolo Paolo nella lettera ai Filippesi: «Per questo Dio l' ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi... e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore (Kyrios, Adonai) a gloria di Dio Padre» (2,9-11).

La ragione dell' esaltazione di Gesù la troviamo nella testimonianza resa a lui dagli apostoli i quali proclamarono con coraggio: «In nessun altro c' è salvezza; non vi è infatti sotto il cielo altro nome dato agli uomini nel quale sia stabilito che possiamo essere salvati» (At 4,12).

Nei Vangeli, negli Atti e nelle Lettere noi vediamo la fiducia senza limiti che gli apostoli avevano nel Nome del Signore Gesù e la loro infinita venerazione nei suoi confronti. E' per suo mezzo che essi compivano i segni più straordinari. Certamente non troviamo nessun esempio che ci dica in che modo essi pregassero facendo uso del Nome del Signore, ma è certo che lo facevano. E come avrebbero potuto agire diversamente, dal momento che tale preghiera era stata loro consegnata e comandata dal Signore stesso, dal momento che questo comando era stato loro dato e confermato a due riprese? Se la Scrittura tace a questo proposito, è unicamente perché questa preghiera era di uso comune: non v' era dunque nessuna necessità di menzionarla espressamente, dato che era ben nota e che la sua pratica era generale.

La forza spirituale della preghiera di Gesù risiede nel Nome del Dio-Uomo, il nostro Signore Gesù Cristo. Benché siano molti i passi della sacra Scrittura che proclamano la grandezza del Nome divino, tuttavia il suo significato fu spiegato con grande chiarezza dall' apostolo Pietro dinanzi al sinedrio che lo interrogava per sapere "con quale potere o in nome di chi" egli avesse procurato la guarigione a un uomo storpio fin dalla nascita. "Allora Pietro, pieno di Spirito santo, disse loro: ' Capi del popolo e anziani, visto che oggi veniamo interrogati sul beneficio recato a un uomo infermo e in qual modo egli abbia ottenuto la salute, la cosa sia nota a voi tutti e a tutto il popolo d' Israele: nel Nome di Gesù Cristo il Nazareno, che voi avete crocifisso e che Dio ha risuscitato dai morti, costui vi sta innanzi sano e salvo. Questo Gesù è la pietra che, scartata da voi, costruttori, è diventata testata d' angolo. In nessun altro c' è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati"' (At 4,7-12) Una tale testimonianza viene dallo Spirito santo: le labbra, la lingua, la voce dell' apostolo non erano che strumenti dello Spirito. Chiediamo al Signore nostro Gesù Cristo la pienezza dello Spirito Santo affinché anche noi ripieni di Grazia possiamo proclamare con lo stesso ardore di Pietro la nostra Fede.


La formula

La preghiera di Gesù si dice in questo modo: Signore Gesù Cristo, Figlio di Dio abbi pietà di me, peccatore. In origine, la si diceva senza la parola peccatore; questa è stata aggiunta più tardi alle altre parole della preghiera. Tale parola esprime la coscienza e la confessione del nostro stato di peccato.

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Ti rendiamo Grazie

 

 

TI RENDIAMO GRAZIE

Signore Gesù,
ti rendiamo grazie per essere presente fra noi,
dandoci vigore e coraggio per il nostro cammino.
Rendici consapevoli della tua presenza
e docili alla tua volontà in tutto ciò che facciamo.
Accordaci la saggezza e l' umiltà per riconoscere nei nostri fratelli e sorelle la tua presenza.
Rendici veramente un cuor solo, o Signore. Amen.

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Ti adoro Gesù

 

TI ADORO, GESÙ

Perché hai creato un mondo bello e mi ci fai abitare,

Ti adoro, Gesù.

Perché mi hai dato la vita e me ne hai fatto scoprire il senso anche nella sofferenza,

Ti adoro, Gesù.

Perché ogni giorno vedo il tuo volto, riflesso negli occhi delle persone che incontro,

Ti adoro, Gesù.

Perché, in certe situazioni

mi hai dato anche il tuo Sangue, perché io potessi perseverare nel bene,

Ti adoro, Gesù.

Perché so che quel po' di amore che riesco a donare, sei tu che me lo hai messo nel cuore,

Ti adoro, Gesù.

 

Perché se sono contento

di essere davanti a te adesso, è perché mi nutri ogni giorno con il tuo Corpo e il tuo Sangue,

Ti adoro, Gesù.

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La Signoria di Gesù

PREGHIERA DI PROCLAMAZIONE DELLA SIGNORIA DI GESU'

Gesù, io accetto oggi il tuo Vangelo come norma di tutta la mia vita e te come modello che voglio seguire ed imitare. Ti proclamo come il Signore, il mio Signore,

con ogni autorità su di me.

Sottometto il mio regno al tuo regno,

ti consegno tutta la mia vita per sempre.

 

Gesù sei il Signore :

della mia famiglia e delle mie amicizie

del mio passato, presente e futuro

dei miei studi o del mio lavoro

della mia salute o malattia

della mia ricchezza o povertà

dei miei amici e conoscenti

del mio corpo e della mia anima

di tutte le mie relazioni personali, del mio modo di divertirmi

della mia sessualità ed emotività

della mia patria e della mia casa

dei miei beni materiali delle mie speranze e timori

della mia vita politica e sociale

della mia immaginazione e memoria

della mia intelligenza e volontà

della mia vista, del mio udito, del mio tatto

del mio cuore, dei miei sentimenti

dei miei pensieri

del mio modo di mangiare, vestire e parlare.

AMEN

 

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Signora Gesù

Signore Gesù,

Signore Gesù,

che hai creato con amore,

sei nato con amore,

hai servito con amore,

hai operato con amore,

sei stato onorato con amore,

hai sofferto con amore,

sei morto con amore,

sei risorto con amore,

io ti ringrazio per il tuo amore per me

e per tutto il mondo,

e ogni giorno ti chiedo:

insegna anche a me ad amare! Amen.

Beata Madre Teresa

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Signora Gesù II

Signore Gesù,

Luce di Speranza che splende nel cielo di Betlemme, rischiara i cieli

di tutti i continenti

Noi Ragazzi Missionari saremo i tuoi strumenti.

Ti offriamo le braccia

per sorreggere chi è caduto.

Ti offriamo la voce

per portare il Tuo annuncio di gioia.

Ti offriamo i piedi

per correre da chi chiede aiuto.

Ti offriamo le mani

per consegnare i Tuoi doni

Ti offriamo il cuore

per amare con gioia tutti i fratelli

Per Te noi saremo messaggeri di Speranza Amen

(S.B.)

Missio

Pontificia Opera Infanzia Missionaria

via Aurelia 796, - 00165 Roma. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

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Preghiera per il Seminario...

PREGHIERA PER IL SEMINARIO

O Cristo, sommo ed eterno sacerdote, ti preghiamo per il Seminario della nostra Diocesi, e per i Seminaristi che in esso maturano la propria vocazione. Tante sono le esigenze della nostra comunità diocesana, come anche della Chiesa intera.

Fai crescere il numero dei Seminaristi e suscita in loro un animo generoso, un desiderio ardente di dedicarsi al servizio di Dio e dei fratelli. Maria, tua Madre, interceda presso di te e ci ottenga il dono di numerose e sante vocazioni. Amen

Giovanni Paolo Il

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San Ingnazio Layola

S.Ignazio di Loyola

fondatore della Compagnia di Gesù

Gaetano Iannaccone s.j

Il presente testo è stato prelevato dal sito www.gesuiti.it

La liturgia così ci presenta S.Ignazio di Loyola nel giorno della sua festa (31 luglio): "Ferito all’assedio di Pamplona (1521) maturò nella lettura della vita di Cristo la decisione di passare dal servizio militare alla sequela del Signore. Fondò a Montmartre (Parigi) nel 1534 la Compagnia di Gesù (Gesuiti) per la maggior gloria di Dio e a servizio della Chiesa, in obbedienza totale al successore di Pietro.

La sua esperienza spirituale è espressa negli Esercizi spirituali da lui composti a Manresa (1523), che divennero una classica guida per l’itinerario spirituale. Promosse la catechesi e l’apostolato missionario ed ebbe tra i suoi discepoli Francesco Saverio".

S.Ignazio di Loyola penitente a Manresa
[Juan Valdés Leal, Siviglia]

San Francesco Saverio, apostolo dell’Oriente, fu dichiarato Patrono principale delle Missioni Cattoliche, e a lui fu poi associata come Compatrona S.Teresa di Lisieux (S.Teresa del Bambino Gesù), vissuta tra il 1873 e il 1897.

Sua vita nel mondo

Iñigo Lopez de Loyola - tale il suo nome originario, che egli cambiò in Ignazio dopo la sua conversione - nacque, ultimo di 13 figli, nel 1491, nel castello di Loyola, nella Terra dei Baschi della Spagna settentrionale. Ricevette l’educazione cavalleresca propria del suo ceto. NeI 1517 entrò a servizio del Viceré di Navarra. Amava l’avventura e infervorava la sua mente leggendo romanzi cavallereschi.

Quando nel 1521 scoppiò la guerra tra Francesco I di Francia e il giovane Imperatore di Spagna Carlo V, i Francesi entrarono in territorio spagnolo e marciarono alla conquista della città di Pamplona. Ignazio era lì a difenderla; ma il 20 maggio una palla di cannone nemico lo raggiunse, gli sfracellò la gamba destra e gli ferì anche la sinistra. Alla caduta del loro capitano i soldati spagnoli si arresero. I francesi raccolsero Ignazio e lo mandarono al suo castello a Loyola.

Arduo fu il compito del chirurgo nel riassettargli le gambe, e alla fine - temendo di restare zoppo - Ignazio si sottomise a un secondo intervento di "stiramento" della gamba. Ma tutte le cure e i tormenti non gli valsero a impedirgli di zoppicare per il resto della sua vita.

Conversione

Durante la lunga convalescenza cercò distrazione nella lettura dei suoi romanzi preferiti di cavalleria, ma per quanto si cercasse, non se ne trovò uno in tutto il castello! Gli furono invece dati due altri libri: la "Legenda aurea" di Jacopo da Varagine, cioè una raccolta di vite di santi; e la "Vita Christi" di Ludolfo di Sassonia. Cominciò a leggerli. La lettura della Passione del Signore lo commuoveva, mentre la lettura delle imprese dei santi lo entusiasmava.

Cominciò a chiedersi: "Perché non potrei fare anch’io quello che hanno fatto per il Signore uomini santi come Francesco d’Assisi e Domenico di Guzman?".

La Grazia lo aveva finalmente raggiunto, ma le vanità terrene lo attiravano dalla loro parte. Fu un duro combattimento, il suo. Alla fine si raccomandò alla Vergine e, liberato dall’oppressione della carne, si arrese completamente a Dio.

S.Francesco Saverio
[stampa giapponese]

Monserrato e Manresa

Guarito, Ignazio lasciò Loyola e si diresse a Monserrato, nella Catalogna, al santuario della Madonna Nera. Qui volle trascorrere tutta la notte in preghiera. Al mattino depose la spada e il pugnale all’altare della Vergine, e al loro posto si fornì d’un bastone da pellegrino. Fece una lunga preparazione e una dettagliata confessione della sua vita al maestro dei novizi dei Benedettini, poi, cambiati i suoi abiti con il vestito grezzo del penitente, si diresse a Manresa, a meditare e far penitenza.

Cominciò a digiunare e autoflagellarsi. Ma presto si accorse che queste mortificazioni non gli giovavano per la serenità dello spirito. Capì così le insidie dello spirito maligno e imparò a sue spese la necessità della direzione spirituale e l’importanza della "giusta misura" in tutte le cose. Si dette pure ad opere di carità per il popolo, insegnando le vie del Signore ai bambini e ai "rozzi". Dalle sue vicissitudini a Manresa nasceranno i suoi famosi Esercizi Spirituali, che tanto bene hanno fatto e continuano a fare nella vita spirituale di milioni di persone.

Gli Esercizi Spirituali

Il libretto ignaziano che porta questo titolo fu ufficialmente approvato dalla Santa Sede soltanto nel 1548. Il cammino spirituale degli Esercizi viene fatto in quattro tappe, che vogliono aiutare l’esercitante a "vincere se stesso e mettere ordine nella propria vita, senza lasciarsi influenzare nelle sue scelte da passioni disordinate".

Occorre anzitutto riconoscere "le deformità" della propria vita a causa del peccato, e mediante la meditazione delle verità eterne (morte, giudizio e dannazione eterna) scuotersi di dosso il giogo del peccato e rifarsi una nuova vita morale (Prima tappa).

Poi, mediante la contemplazione di Cristo, venuto al mondo per piantarvi il Regno di Dio mediante la potenza del suo Spirito, cercare come donarsi completamente a Lui, per condividerne la missione apostolica (Seconda tappa).

Per contrastare poi le insidie di Satana, che cerca d’impedire la realizzazione dei più belli e nobili ideali, è necessario "consolidarsi" nella decisione presa, contemplando Gesù che fu obbediente fino alla morte di Croce, per la gloria del Padre e la salvezza dei fratelli (Terza tappa).

Infine, la prospettiva della partecipazione alla gloria del Cristo Risorto riempie di gioia il cuore dell’esercitante, che esce dagli Esercizi radicalmente "trasformato". Gli Esercizi terminano con una contemplazione caratteristica ignaziana per ottenere da Dio l’amore più puro e più ardente. Le ultime aspirazioni del cuore di chi esce dagli Esercizi sono: "Prendi tutto, o Signore... Dammi soltanto il tuo amore e la tua grazia: questo mi basta".

E bene ricordare che gli Esercizi vanno fatti e non semplicemente letti. Senza una guida ci si troverebbe presto smarriti in un groviglio di strade senza sbocco!

Nota: Su questo argomento vedi anche: "Gli Esercizi Spirituali di S.Ignazio di Loyola", dello stesso autore.

Alcalà, Salamanca, Parigi

Per prepararsi al lavoro apostolico, Ignazio riprese ad Alcalà gli studi interrotti, cominciando dal latino, senza però smettere di dare gli Esercizi. L’inquisizione ne venne a conoscenza e, sospettando Ignazio di eresia, lo mise in prigione. Liberato, passò a Salamanca. Qui si ripeté il sospetto e, di conseguenza, la condanna al carcere. Gli fu ingiunto di non predicare gli Esercizi senza aver prima studiato teologia. Fu così che s’indusse a lasciare la Spagna e trasferirsi a Parigi.

Qui, presso il Collegio di Santa Barbara, condivise la stanza con altri due studenti: Francesco Saverio (spagnolo come lui) e Pietro Favre (proveniente dalla Savoia). Con Pietro si trovò subito in perfetta armonia di spirito, mentre col Saverio non fu facile intendersi, avendo questi molte ambizioni di guadagno e carriera.

Ignazio spesso gli ricordava la vanità delle cose terrene, secondo il detto evangelico: "Che cosa giova all’uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde la sua stessa anima?". Alla fine Saverio comprese: rinunciò a una sicura prebenda ecclesiastica, si mise alla scuola di Ignazio, con lui fondò la Compagnia, e divenne poi il grande apostolo dell’India e dell’Oriente.

Montmartre

Ignazio aveva un segreto progetto, che presto comunicò ai suoi due amici: consacrarsi all’apostolato nella terra del Signore, la Palestina, e se ciò non fosse possibile, offrirsi al Santo Padre perché disponesse di loro a suo piacimento. L' idea piacque, e a loro si unirono altri quattro studenti: Diego Laynez, Simone Rodrigues, Alfonso Salmeròn e Nicola Bobadilla.

Decisero di formare un gruppo di "Compagni di Gesù". Il 15 agosto 1534 salirono alla Cappella di Montmartre per consacrarsi a Dio. Il Favre, ch’era già sacerdote, celebrò la S.Messa, durante la quale tutti promisero con voto di realizzare in castità e povertà quanto intendevano fare. Quel giorno, possiamo dire, nacque la Compagnia di Gesù.

Venezia e Roma

Terminati gli studi e ordinati sacerdoti, si diedero appuntamento a Venezia, in attesa della partenza per l’Oriente. Purtroppo, proprio in quel 1537 si riaccese la guerra tra la "Serenissima" e il vicino Oriente, e la partenza fu rimandata "sine die". Misero allora in atto la seconda parte del voto: andare a Roma e offrirsi come "preti rinnovati" al Papa.

Ignazio, Laynez e Favre precedettero gli altri. Alle porte di Roma accadde un fatto straordinario, a cui Ignazio annesse sempre grande valore. Entrati a pregare in una Cappella detta La Storta, Ignazio ebbe una visione, in cui contemplò Gesù che portava la Croce con Dio Padre al suo fianco. "Voglio che ci serviate", disse Gesù. il Padre aggiunse: "Vi sarò propizio a Roma"; e Ignazio fu posto a fianco di Gesù.

Usciti dalla preghiera, Ignazio disse ai compagni: "Non so che cosa ci attende a Roma, se la persecuzione o la morte". E narrò loro la visione. A Roma il Papa li accolse bene, si fece dar prova della saldezza della loro fede e dottrina cattolica e dette loro il permesso di predicare e celebrare i sacramenti.

Ignazio ricordava spesso al Papa il voto di andare in Terra santa. Ma un giorno il Papa stesso gli disse: "Roma può essere benissimo la vostra Gerusalemme, visto il bene che fate e il grave bisogno della città". Queste parole misero fine al sogno di Ignazio.

Una scuola per i poveri

I Compagni si dispersero per varie città e insegnavano ai "rudi", alla povera gente, le verità basilari della fede. A quei tempi molti ragazzi crescevano senza istruzione per mancanza di mezzi, per cui Ignazio fece apporre un avviso dove egli abitava: "Scuola gratuita".

Una "novità" che gli darà non poche seccature, da parte di altri "interessati" al guadagno. Fu l’inizio d’una serie interminabile di Scuole e Collegi che copriranno l’italia e l’Europa e daranno lustro alla cosiddetta "Scuola dei Gesuiti".

Missioni vicine e lontane

A Roma e nelle altre città i Compagni insegnavano, predicavano, si prendevano cura degli ortani, dei poveri, dei malati negli ospedali. Ignazio pensò anche a recuperare uomini e donne dalla prostituzione.

All’estero, Ignazio si preoccupava molto per l’eresia in Germania. Vi mandò il Favre, che vi spese le migliori energie, fino a morire sulla breccia dopo pochi anni. Vi mandò pure un uomo coltissimo e zelante, il Canisio, che tenne fronte al luteranesimo, riuscendo a salvare metà della Germania dall’invadente eresia.

NeI 1540 fu fatta richiesta al Papa, da parte del re del Portogallo, di mandare missionari in India. All’ambasciatore interessato, il Papa rispose: "Rivolgetevi a Ignazio". E Ignazio sacrificò il suo figlio più caro, Francesco Saverio, segno del suo ardore di salvare tutti.

Generale dei Gesuiti

Approvata la Compagnia di Gesù da Paolo III il 27 settembre 1540, si pensò subito all’elezione del Generale. Saverio lasciò il suo voto in iscritto prima di salpare per l’india. Tutti, eccetto Ignazio, votarono per il Fondatore. Dietro le reiterate insistenze di tutti i compagni, Ignazio finalmente accettò l’incarico, che per comune decisione, doveva essere a vita!

Primo suo compito fu quello di scrivere le Costituzioni del nuovo Ordine, il cui nome era - e doveva rimanere - "Compagnia di Gesù", il cui spirito animatore doveva essere quello degli Esercizi spirituali: la maggior gloria di Dio (AMDG: "Ad maiorem Dei gloriam") e il maggior servizio delle anime.

Quanto alla parte pratica riguardante la vita religiosa, ignazio non ebbe fretta, volendo egli stesso imparare dall’esperienza. E così la parola "fine" non arrivò mai, pensando sempre a qualche novità da aggiungere o cambiare. Le Costituzioni furono perciò pubblicate postume, e senza conclusione.

Il nuovo stile libero di vita religiosa non piacque a tutti nella chiesa. Lo stesso Cardinale Carafa, cofondatore dei Teatini (insieme a S.Gaetano Thiene) ripeteva: "Ma che religiosi siete se non avete neppure il canto e la preghiera corale’?". E fatto papa col nome di Paolo IV, si astenne dall’intervenire finché visse Ignazio. Poi introdusse la preghiera corale anche tra i Gesuiti. La quale però fu tolta dal suo successore, e si tornò allo stile voluto da Ignazio.

S.Ignazio di Loyola scrive le Costituzioni
[De Ribera, 1622]

La morte di un Santo

Ignazio soffriva da tempo di gravi disturbi all’apparato digerente, ma i medici non diagnosticarono mai l’origine del suo malessere. Solo dopo la sua morte gli furono scoperti tre grossi calcoli nel fegato. Eppure il santo non smise mai di lavorare, nonostante i laucinanti dolori.

Quando finalmente fu costretto a letto, ridotto in fin di vita, chiese gli ultimi sacramenti. Chiesto il parere del medico curante, il segretario P.Polanco disse a Ignazio di non esserci urgenza.

L’ultima notte, Ignazio, sentendo approssimarsi la fine, pregò il Polanco di recarsi dal S.Padre (Paolo IV) e chiedergli la benedizione "in articulo mortis ". Di nuovo il Polanco si consultò col medico, che rispose la morte non essere imminente. E tutto fu rimandato al giorno dopo.

Ma all’alba del nuovo giorno, 31 luglio 1556, Ignazio entrò in agonia. Polanco, avvisato, si affrettò al palazzo del Papa, che dette di cuore la sua benedizione per il morente. Polanco tornò di corsa a casa, ma quando vi giunse Ignazio era già spirato.

La notizia si sparse subito per tutta Roma: "E' morto il santo!", si ripeteva ovunque. Sì, Ignazio era morto da santo, nel dolore e nella solitudine, abbandonato al volere totale del suo Dio, secondo le parole della sua preghiera di offerta: "Prendi, o Signore, e accetta tutta la mia libertà, la memoria, l’intelletto e ogni mia volontà..."

L’offerta era stata davvero totale fino a quest’ultimo, in cui non nessuno dei suoi figli era accanto al suo letto, eccetto il religioso che lo aveva vegliato per la notte.

Ignazio fu canonizzato il 12 marzo del 1622 insieme a S.Francesco Saverio, S.Filippo Neri, S.Teresa d’Avila e S.Isidoro il contadino. Di lui fu detto: "Aveva il cuore più grande del mondo".

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