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La Nuova Evangelizzazione, che, ancora oggi nel terzo millennio è oggetto di tavole rotonde, dibattiti, conferenze, convegni, per la maggior parte dei cristiani praticanti è ancora considerata come una opzione, e non come una necessità urgente e possibile. Noi crediamo che per realizzarla sicuramente occorre da parte di tutto il popolo di Dio, come ci ricordava spesso Giovanni Paolo II, “un nuovo ardore, nuovi metodi e nuove espressioni”. L’Italia e l’Europa, anche se già evangelizzate, hanno bisogno di essere rievangelizzate. I battezzati hanno bisogno di essere rievangelizzati. Il mondo ha bisogno di speranza e non ci saranno grandi segni di speranza fino a quando, noi cristiani del XXI Secolo, non sapremo testimoniare un’esistenza bella, arricchita dalla gioia dei salvati, dall’amicizia e non prenderemo sul serio il comando di Gesù “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15). “Andate, ammaestrate tutte le nazioni”, battezzate, insegnate, osservate “tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 19-20), “siate testimoni” (At 1,8), “fate questo in memoria di me” (Lc 22,19), “amatevi gli uni gli altri” (Gv 15,12). Come membra vive dell’unico Corpo di Cristo vogliamo

  • essere testimoni di speranza: “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l`abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo" (1Gv 1,1-3).
  • contribuire con tutte le nostre forze ricevute dalla bontà del Creatore e dalla grazia del Redentore, all’incremento della Chiesa e alla sua continua ascesa nella santità (cfr. LG n°33)
  • far si che ogni cosa abbia Cristo come capo e Dio sia tutto in tutti (Ef 1,10;1 Cor 15,28)
  • e con Maria Regina della Pentecoste portare il fuoco dell'evangelizzazione in tutto il mondo e ad ogni creatura (anche agli audiolesi)

perché lo Spirito di Dio “ Ruah” soffio vitale, possa fare di ognuno di noi delle creature “realmente viventi”, nel corpo e nello spirito.


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Benvenuto il Signore ti Benedica

Introduzione alla sez.Sacro Cuore

Introduzione

Dio è Amore. C’è lo dice chiaramente anche Giovanni nella sua lettera (4 , 8-19) :

"Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Carissimi, se Dio ci ha amato, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri. Nessuno mai ha visto Dio; se ci amiamo gli uni gli altri, Dio rimane in noi e l'amore di lui è perfetto in noi. Da questo si conosce che noi rimaniamo in lui ed egli in noi: egli ci ha fatto dono del suo Spirito. E noi stessi abbiamo veduto e attestiamo che il Padre ha mandato il suo Figlio come salvatore del mondo.Chiunque riconosce che Gesù è il Figlio di Dio, Dio dimora in lui ed egli in Dio. Noi abbiamo riconosciuto e creduto all'amore che Dio ha per noi. Dio è amore; chi sta nell'amore dimora in Dio e Dio dimora in lui. Per questo l'amore ha raggiunto in noi la sua perfezione, perché abbiamo fiducia nel giorno del giudizio; perché come è lui, così siamo anche noi, in questo mondo. Nell'amore non c'è timore, al contrario l'amore perfetto scaccia il timore, perché il timore suppone un castigo e chi teme non è perfetto nell'amore. Noi amiamo, perché egli ci ha amati per primo. "

Giovanni che ci svela così chiaramente questo amore è lo stesso discepolo che nell’ultima cena ebbe l’onore di poggiare il proprio capo sul petto di Gesù. Molte raffigurazioni dell’ultima cena, dipinti, icone, affreschi e quant’altro l’uomo abbia voluto utilizzare per imprimere qui in terra quella scena, avvenuta molti anni fa nella storia, ci mostrano Gesù al centro della tavola ed un discepolo chinato sul suo petto. Questa immagine è tratta da vangelo secondo Giovanni cap. 13, 23-25 "Ora uno dei discepoli, quello che Gesù amava, si trovava a tavola al fianco di Gesù. Simon Pietro gli fece un cenno e gli disse: «Di', chi è colui a cui si riferisce?». Ed egli reclinandosi così sul petto di Gesù, gli disse: «Signore, chi è?». "

E’ una bellissima scena che ci fa desiderare di essere al posto di quel discepolo, li ad ascoltare quel petto dal qual esce l’amore di Dio. Da quel petto santo è sgorgata la giustificazione del peccatore, da quel petto santo è zampillato sangue ed acqua per lavare i nostri peccati e donarci la vita eterna "uno dei soldati gli colpì il costato con la lancia e subito ne uscì sangue ed acqua" Gv 19, 34. E’ in previsione di questo evento che il profeta Zaccaria dice queste parole "Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto, e lo piangeranno come si piange la morte di un figlio unico... In quel giorno vi sarà una fontana zampillante per gli abitanti di Gerusalemme, per espiazione e per purificazione" (Zc 12,10 ss).

La devozione al Sacro Cuore di Gesù è vecchia quanto la chiesa stessa. Se si esclude Origene e la scuola siriana la maturazione è avvenuta nel secondo millennio. Il mistero del cuore di Gesù è già così esplicito da caratterizzare la vita spirituale di autori quali san Bernardo, Ugo di San Vittore. L'Ordine benedettino ha avuto la sua espressione più suggestiva nel gruppo di Helfta: Matilde di Magdeburgo, santa Matilde di Hackeborn, che Gesú favorì dello scambio dei cuori, e santa Gertrude che scrisse il celebre libro L'araldo dell'amore divino. Per queste sante, il Cuore di Gesù è il santuario glorioso dell'amore, dove si riassume il culto che, da tutto il creato, sale verso il trono dell'Altissimo. Gertrude di Helfta è ritenuta l'iniziatrice della devozione al Sacro Cuore. E' detta infatti "la teologa del Sacro Cuore"

Proprio san Geltrude chiese a san Giovanni perché non avesse detto nulla del Cuore di Gesù sul quale aveva potuto posare familiarmente il capo nel Cenacolo. L'Apostolo rispose: "Era mia missione dire alla Chiesa nascente, in relazione al Verbo, una semplice parola, che fino alla fine del mondo, bastasse a nutrire l'intelligenza di tutta la stirpe umana. La Provvidenza manifesterà più tardi quanto nascondono di dolcezza e di soavità le divine pulsazioni e l'amore immenso del Cuore sacro dell'Uomo-Dio, per rianimare la fiamma della carità, fattasi fredda in un mondo invecchiato e languente" (S. Gertrude. L'Araldo dell'amore divino, I, IV, c. IV).

Non a caso Gesù rivela le dolcezze del suo Cuore a san Geltrude. Proprio per ammissione della santa la sua vita di religiosa era scivolata nell’ozio dell’orgoglio intellettualistico. A venticinque anni, Gertrude è un pozzo di scienza, ma soprattutto per quel che riguarda le conoscenze profane. Conduce un'esistenza claustrale tranquilla e, in apparenza, appagante: lavoro, preghiera, studio, lectio divina, canto, insomma il normale bagaglio quotidiano di ogni buon religioso appartenente all’ordine benedettino. Ed è proprio sullo sfondo di questa vita tranquilla che si dibatte un’anima che è inquieta e non trova pace. Proprio davanti ad una crisi di coscienza che il 27 gennaio del 1281 incominciano le rivelazione e quello che lei stessa definirà una seconda conversione.

Il messaggio della vicenda di Gertrude, è chiaro: l'intelligenza, la ragione, non esaurisce tutto l'uomo. Anzi: è forse qui la radice del peccato d'origine, l'eterna, sottile tentazione dei teologi di professione. Semmai, secondo la celebre espressione agostiniana, è l'amore che esaurisce l'uomo: amare et amari, hic est totus homo.

Oltre a santa Geltrude di Helfta altri santi furono arricchiti dalla conoscenza della devozione al Cuore di Gesù. La scuola francescana è rappresentata da san Bonaventura, autore di Vitis mystica; la beata Angela da Foligno, che scrisse il Libro della grazia speciale; e Ubertino da Casale, il quale, per il suo Arbor vitae crucifixae Jesu, è detto il doctor medievalis cordis Jesu. L'Ordine domenicano è rappresentato soprattutto da sant'Alberto Magno e dai mistici tedeschi G. Taulero ed E.Suso. Spiritualmente apparentata alla scuola domenicana è anche santa Caterina Da Siena con la contemplazione delle piaghe di Nostro Signore.

Ma perché parlare proprio del cuore ? Il termine "cuore" nel simbolismo occidentale e soprattutto quello ebraico designa il nucleo, l'essenza dell'uomo. E’ con cognizione di causa che Gesù afferma: "Là dov'è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore" (Mt 6,21). San Tommaso ci dice "Come è naturale per il fuoco bruciare così è naturale per il cuore amare; e poiché esso nell'uomo è l'organo primario del sentimento, è conveniente che l'atto comandato dal primo di tutti i precetti sia reso sensibile mediante il cuore".

Tutto ciò che riguarda la Persona del Figlio di Dio è infinitamente degno di venerazione. Una sia pur minima particella del corpo, la più impercettibile goccia del suo sangue meritano le adorazioni del cielo e della terra. A maggior ragione è giusto e lodevole rivolgere le nostre preghiere a quel cuore che ha consumato tutto per noi sino alla morte ed alla morte di croce.

Con il passaggio dal Medio Evo all’età moderna la tendenza assolutistica dei sovrani si manifesta anche nel campo religioso. La monarchia assoluta non tollera l'ingerenza nel territorio nazionale di forze sottratte al proprio potere: si afferma, così, progressivamente, l'esigenza di una Chiesa nazionale, sotto il controllo dello Stato. Le tendenze gallicane in Francia, il movimento luterano in Germania e quello calvinista nei Paesi Bassi, I'anglicanesimo in Inghilterra, sono fenomeni, oltre che religiosi, di carattere politico, che possono essere intesi solo in rapporto alla nuova situazione politico-economico-sociale determinatasi in Europa. La rottura dell'unità politica era fatalmente accompagnata dalla rottura dell'unità religiosa.

Nell’epoca moderna il culto al Cuore del Salvatore conobbe nuovi sviluppi. In un tempo in cui il giansenismo proclamava i rigori della giustizia divina, ed il protestantesimo sotto le varie denominazioni, spaccava la chiesa di Dio, la devozione al Cuore di Cristo, costituì un efficace antidoto per suscitare e rinnovare nei fedeli l’amore al Signore e la fiducia nella sua infinita misericordia, di cui il Cuore è pegno e simbolo.

San Francesco di Sales († 1622), che assunse come norma di vita e di apostolato l’atteggiamento fondamentale del Cuore di Cristo, cioè l’umiltà, la mansuetudine, l’amore tenero e misericordioso; santa Margherita Maria Alacoque († 1690), a cui il Signore mostrò ripetutamente le ricchezze del suo Cuore; san Giovanni Eudes († 1680), promotore del culto liturgico al Sacro Cuore; san Claudio la Colombière († 1682), san Giovanni Bosco († 1888) e altri santi e sante sono stati insigni apostoli della devozione al Sacro Cuore. Le forme di devozione al Cuore del Salvatore sono molto numerose; alcune sono state esplicitamente approvate e frequentemente raccomandate dalla Sede Apostolica. Tra esse sono da ricordare:

 

- la consacrazione personale, che, secondo Pio XI, «fra tutte le pratiche riferentisi al culto del Sacro Cuore è senza dubbio la principale»;

- la consacrazione della famiglia, mediante la quale il nucleo familiare, già partecipe in virtù del sacramento del matrimonio del mistero di unità e di amore fra Cristo e la Chiesa, viene dedicato al Signore, perché egli regni nel cuore di ognuno dei suoi membri;

- le Litanie del Cuore di Gesù, approvate nel 1891 per tutta la Chiesa, di contenuto segnatamente biblico e arricchite di indulgenze;

- l’atto di riparazione, formula di preghiera con cui il fedele, memore dell’infinita bontà di Cristo, intende implorare misericordia e riparare le offese recate in tanti modi al suo Cuore dolcissimo;

- la pratica dei nove primi venerdì del mese, che trae origine dalla "grande promessa" fatta da Gesù a santa Margherita Maria Alacoque. In un’epoca in cui la comunione sacramentale era molto rara presso i fedeli, la pratica dei nove primi venerdì del mese contribuì significativamente al ripristino della frequenza ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia.

 

Non a caso Santa Margherita Maria ricevette la rivelazione del Sacro Cuore mentre era dinanzi al SS.mo Sacramento; Gesù le si svelò in un'Ostia mostrandole il suo Cuore e dicendole quelle parole adorabili che costituiscono il commento più eloquente alla presenza reale del SS.mo Sacramento: "Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini!"

E, apparendo alla ven. M. Matilde, fondatrice di una società di adoratrici, le comandò di amare ardentemente, e di onorare il suo Sacro Cuore nel SS. Sacramento; questo perché fosse pegno del suo amore, perché fosse il suo rifugio in vita, e la sua consolazione nell'ora della morte.
Del resto lo scopo della festa del Sacro Cuore è quello di onorare con maggior fervore e devozione l'amore di Gesù Cristo che soffre ed istituisce il Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue.
Per entrare nello spirito della devozione verso il Sacro Cuore, bisogna dunque onorare i patimenti passati del Salvatore e riparare le ingratitudini di cui è colmato ogni giorno nell'Eucaristia.
Nel nostro tempo la devozione dei primi venerdì del mese, se praticata in modo corretto, può recare ancora indubbi frutti spirituali. È necessario tuttavia essere sufficientemente istruiti: sul fatto che non si deve riporre in tale pratica una fiducia che rasenta la vana credulità, la quale, in ordine alla salvezza, annulla le insopprimibili esigenze della fede operante e l’impegno di condurre una vita conforme al Vangelo; sul valore assolutamente predominante della domenica, la «festa primordiale» che deve essere caratterizzata dalla piena partecipazione dei fedeli alla celebrazione eucaristica. La devozione al Sacro Cuore costituisce una grande espressione storica della pietà della Chiesa per Gesù Cristo, suo Sposo e Signore; essa richiede un atteggiamento fatto di conversione e riparazione, di amore e gratitudine, di impegno apostolico e di consacrazione nei confronti di Cristo e della sua opera salvifica.


Al Cuore dì Gesù vivente nel SS.mo Sacramento, amore, lode, adorazione nei secoli dei secoli!

Documenti pontifici sul Cuore di Gesù sono :

· Annum Sacrum (25 Maggio 1899)

· Miserentissimus Redemptor (8 Maggio 1928)
  

· Haurietis Aquas (15 Maggio 1956)

· (6 Febbraio 1965)

· Diserti interpretes (25 Maggio 1965)

Tutti i documenti possono essere visionati dal sito ufficiale del Vaticano.

 


 

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