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Comunità Israele

Comunità di Israele Tao


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La Nuova Evangelizzazione, che, ancora oggi nel terzo millennio è oggetto di tavole rotonde, dibattiti, conferenze, convegni, per la maggior parte dei cristiani praticanti è ancora considerata come una opzione, e non come una necessità urgente e possibile. Noi crediamo che per realizzarla sicuramente occorre da parte di tutto il popolo di Dio, come ci ricordava spesso Giovanni Paolo II, “un nuovo ardore, nuovi metodi e nuove espressioni”. L’Italia e l’Europa, anche se già evangelizzate, hanno bisogno di essere rievangelizzate. I battezzati hanno bisogno di essere rievangelizzati. Il mondo ha bisogno di speranza e non ci saranno grandi segni di speranza fino a quando, noi cristiani del XXI Secolo, non sapremo testimoniare un’esistenza bella, arricchita dalla gioia dei salvati, dall’amicizia e non prenderemo sul serio il comando di Gesù “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15). “Andate, ammaestrate tutte le nazioni”, battezzate, insegnate, osservate “tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 19-20), “siate testimoni” (At 1,8), “fate questo in memoria di me” (Lc 22,19), “amatevi gli uni gli altri” (Gv 15,12). Come membra vive dell’unico Corpo di Cristo vogliamo

  • essere testimoni di speranza: “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l`abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo" (1Gv 1,1-3).
  • contribuire con tutte le nostre forze ricevute dalla bontà del Creatore e dalla grazia del Redentore, all’incremento della Chiesa e alla sua continua ascesa nella santità (cfr. LG n°33)
  • far si che ogni cosa abbia Cristo come capo e Dio sia tutto in tutti (Ef 1,10;1 Cor 15,28)
  • e con Maria Regina della Pentecoste portare il fuoco dell'evangelizzazione in tutto il mondo e ad ogni creatura (anche agli audiolesi)

perché lo Spirito di Dio “ Ruah” soffio vitale, possa fare di ognuno di noi delle creature “realmente viventi”, nel corpo e nello spirito.


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I nove primi venerdì del mese

I nove primi venerdì del mese

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I NOVE PRIMI VENERDI’ DEL MESE

1° Venerdì:

ATTIRACI A TE

1. Invocazione

Ti ringraziamo, Padre, perché in Gesù Cristo ci riveli il mistero del tuo immenso amore e in lui ci chiami a testimoniare la tua carità. Tu che benedici chi ti benedici e santifichi chi confida in te, salvaci da ogni male, conservaci nella tua comunione e fa' che ti vediamo presente nel nostro cammino.

 

2. Lettura (Gv 12,20-33)

Tra quelli che erano saliti a Gerusalemme per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni greci. Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsalda di Galilea, e gli chiesero: "Signore, vogliamo vedere Gesù". Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose: "E’ giunta l'ora che sia glorificato il Figlio dell'uomo. ln verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo. Se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. Ora l'anima mia è turbata. E che devo dire? Padre, salvami da questa ora? Ma per questo sono giunto a questa ora! Padre, glorifica il tuo nome". Venne una voce dal cielo: "L'ho glorificato e di nuovo glorificherò!". La folla che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: "Un Angelo gli ha parlato". Gesù rispose: "Questa voce non è venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori. Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me". Questo Gesù diceva per indicare di qual morte doveva morire.

 

3. Meditazione

Gesù indica la sua croce: "Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me" (Gv 12,32). Già nel colloquio con Nicodemo, Gesù gli aveva confidato: "Come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo, perché chiunque crede in Lui abbia la via eterna" (Gv 3,14). Questa affermazione, come aveva lasciato Nicodemo nel mistero, così ora lascia nella conflisione anche la folla di Gerusalemme, la quale non sa trovare un nesso logico tra l'ingresso trionfale del Maestro nella città santa e l'annuncio della sua morte in croce. Bisogna imparare a contemplare Gesù nel Crocifisso, con la fede del discepolo, che non vede su quel patibolo, riservato agli schiavi e al turbolenti, un uomo "fallito" e tolto definitivamente dalla storia, ma il Figlio "glorificato" dal Padre, aver dato tutto: la parola, le fatiche, l'obbedienza, la vita, per amore. Dobbiamo fissare il nostro sguardo nel Crocifisso, con la certezza di essere stati ritrascritti nel libro della Vita, a causa di quel sangue uscito dal suo costato aperto e dal suo cuore trafitto. È un amore che ci ha purificati e salvati; un amore che ci ha rigenerati alla vera vita e ci ha riuniti nella comunione con Dio; un amore che ci ha infiammati e inebriati, fino al dono di noi stessi agli altri. Noi non possiamo guardare colui che hanno trafitto, con semplici occhi umani, ma con la mente e il cuore ripieni di fede. Dobbiamo annunciare che l'amore misericordioso di Dio, che si è manifestato nel Gesù di Nazaret, nel Verbo fatto carne, morto e risorto, ha scritto la pagina di storia più stupenda e convincente sulle alture del Calvario. Lasciamoci attrarre dal volto di Cristo! Fissiamo con fiducia il nostro sguardo nel suo Cuore! Egli ci attira a sé, perché siamo suoi.

 

4. Preghiamo

Ti presentiamo, Padre, la povertà del nostro cuore, perché lo riempia della tua misericordia. Rendici abili a scoprire la tua volontà nelle situazioni della vita e rendici docili alla voce di Cristo, perché possiamo essere, a sua imitazione, veri servi dei nostri fratelli. Donaci la mitezza del Cuore di Cristo, perché possiamo annunciare la tua misericordia, con la generosità del perdono. Veglia sui nostri pensieri, parole e azioni; custodiscici, perché le nostre opere siano volute e compiute a gloria del tuo nome e per la salvezza del mondo. Amen.

 

2° Venerdì:

TU SEI LA VERA VITE

1. Invocazione

Padre di bontà e Dio di consolazione, tu ci ami sempre nel tuo Figlio Gesù, che si umilia per noi e ci risolleva dalle cadute del peccato e dalla morte; rinnovaci dunque nella gioia e nella sicura speranza perché non soccombiamo sotto il peso delle colpe, ma sappiamo risollevarci per poter partecipare alla felicità eterna. Amen.

 

2. Lettura (Gv 15,1-14)

In quel tempo Gesù disse: "Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso, se non rimane nella vite, così anche voi, se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore! Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando.

 

3. Meditazione

Con l'immagine biblica della vite e dei tralci, Gesu ci sottolinea la necessità della sua presenza nel mondo del nostro cuore, della nostra famiglia, della nostra comunità. Senza la sua presenza, saremmo incapaci di opere buone. Nel linguaggio dei profeti, la vigna rappresentava il popolo d'Israele: vigna amata e curata dalle mani del Signore. Sradicata quella vigna, vale a dire, scomparsa quella porzione di increduli, Gesù è diventato la nuova vigna e i cristiani i nuovi tralci, destinati a produrre frutti di opere buone. Noi siamo veramente tralci produttivi? Ci lasciamo veramente potare dei nostri difetti? Ogni cristiano dovrebbe essere un tralcio, docile all’amore del Padre, che è il coltivatore del suo popolo. Diversamente diventa un tralcio inutile, che viene tagliato e gettato via. Non è il vignaiolo, che ci toglie dalla sua vigna, ma siamo noi a staccarci, per innestarci nell'albero della morte. Gesù ha spalancato la porta dei suo cuore. Tutti possiamo varcare quella soglia per saziare la nostra sete di amore e di speranza; tutti possiamo beneficiare dei tesori di grazia, che fluiscono dal suo costato aperto, la cui sorgente inesauribile è il suo cuore. Come raggiungere questa fonte inesauribile di vita? Ricevendo i sacramenti con fede. Con il battesimo siamo diventati figli adottivi di Dio; con la cresima abbiamo avuto la forza di essere testimoni della nostra fede; con l'eucaristia riceviamo il nutrimento, che alimenta la nostra vita spirituale; con la penitenza riceviamo il perdono dei nostri peccati. Siamo tralci docili nelle mani di Dio!

4.Preghiamo

Padre buono e santo, tu sei vicino ai tuoi figli e ti riveli a noi in ogni modo: ci sostenga sempre la forza e la pazienza del tuo immenso amore; porti frutto la tua parola, seme e lievito della Chiesa, perché si ravvivi la speranza di una umanità nuova, che il Signore al suo ritorno farà splendere nel tuo regno. Ascolta nel tuo Spirito e in nome del Signore Gesù.

 

3° Venerdì:

ECCO L’AGNELLO DI DIO

1. Invocazione

Signore, Dio dell'universo, che crei per esigenza d'amore, hai dato come modello di vita per tutti gli uomini del mondo il tuo Figlio Gesù, il Cristo, venuto nella fragilità umana e offerto in sacrificio per noi fino all'umiliazione in croce: fa' che rimanga presente il grande insegnamento della sua volontaria passione, per partecipare tutti insieme alla gloria della risurrezione. Ascoltaci nella tua bontà.

 

2. Lettura (Gv 1,29-34)

In quel tempo, Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: "Ecco l'Agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io dissi: Dopo di me viene un uomo, che mi è passato avanti, perché era prima di me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con acqua, perché Egli fosse fatto conoscere a Israele". Giovanni rese testimonianza dicendo: "Ho visto lo Spirito scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto: L'uomo sul quale vedrai scendere e rimanerc lo Spirito è colui che battezza in Spirito santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio.

 

3. Meditazione

Giovanni Battista è il profeta che ha avuto da Dio il compito di presentare a Israele e al mondo intero Gesù di Nazaret, Figlio di Dio nato da Maria. Egli l'ha presentato nell'immagine dell'agnello: l'Agnello pasquale, che dà il via, nel segno del suo sangue, alla Nuova Alleanza tra Dio e l'umanità. Con l'avvento di Gesù, cessano tutti gli altri sacrifici dell'Antico Testamento. Ha fine anche la cena pasquale degli ebrei, da essi celebrata mangiando l'agnello, in memoria della liberazione del popolo dalla schiavitù d'Egitto. Gesù è il nuovo Agnello, che è stato immolato per la liberazione dal male del peccato, che rende l'uomo schiavo delle sue stesse mani, incapace di allargarsi per innalzare a Dio una preghiera di lode e di ringraziamento, di supplica e di riconciliazione. Per questo l'autore dell'Apocalisse canta: "L'Agnello che fu immolato è degno di ricevere potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione" (Ap 5,12). Gesù è l'Agnello immolato, che ci ha ridato fiducia nella vita, togliendoci dalle tenebre del male per riportarci alla luce del bene. Ora Gesù spera di trovare in noi una risposta d'amore e di solidarietà, nell'offerta della nostra stessa vita per togliere il peccato del mondo. Ognuno di noi, pensando nei propri e negli altrui peccati, deve sentirsi solidale con Cristo che prega: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Lc 23,33). Impariamo a tenere vivi nella memoria gli eventi della nostra salvezza. Giustamente è stato scritto: "Non bisogna considerare i misteri della vita di Cristo come avvenimenti passati, ma come cose vive e presenti, di cui si deve raccogliere, in ogni tempo, un frutto presente ed eterno". Chi aderisce a Cristo impara a gustare le ricchezze umane e divine, che Egli contiene nel suo.

 

4. Preghiamo

Signore Dio, nostro Padre, noi vaghiamo ancora lontani nel deserto di questo mondo; ora ci rivolgiamo a te con l'estrema fiducia di figli: rendici fedeli discepoli della tua infinita sapienza che ha in Gesù crocifisso il suo maestro e la sua cattedra, perché impariamo a vincere le tentazioni e le paure che sorgono dal nostro cuore e possiamo camminare sicuri verso la vita che ci hai data.

 

4° Venerdì:

IMPARATE DA ME!

1. Invocazione

Padre buono e santo, volgi il tuo sguardo a noi tuoi figli di elezione e mostra anche oggi la tua continua benevolenza verso il tuo popolo che ti ritiene pastore e guida, rinnova l'opera stupenda della tua creazione e custodisci nell'amore ciò che hai rinnovato col sacrificio del tuo Figlio. Ascoltaci nel tuo Spirito e in nome di Gesù. Amen.

 

2. Lettura (Mt 11,25-30)

In quel tempo Gesù disse: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conoscesse il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime. Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio carico leggero".

 

3. Meditazione

Gesù si è rivelato ai piccoli, agli umili, ai semplici. Egli ha trovato un ostacolo insormontabile in chi presume di risolvere tutti i problemi della vita, appellandosi a una scienza, che mai potrà penetrare nel mistero dell' amore di Dio. Ci sono tanti umili tra gli uomini di scienza e tanti presuntuosi tra il numero degli sprovveduti. Chi rivolge seriamente il suo sguardo verso il Cuore di Gesù non può certo cadere nel languore di un vago sentimentalismo, né esaurire la sua devozione in pratiche formalistiche, senza l'impegno di una risposta d'amore, attiva e permanente. Non si può rimanere insensibili di fronte a chi ha dato tutto, fino al sacrificio cruento della propria vita. Qual è, infatti, il Gesù caro alla nostra mente e al nostro cuore? E’ il Gesù che mostra le piaghe delle mani e dei piedi, la ferita del costato aperto e del cuore trafitto, il volto da cui traspare mitezza e comprensione. Egli continuamente ci invita a cercare ristoro nella sua parola, nella sua presenza nella nostra storia, che viviamo spesso con fatica e nella sofferenza. Gesù ha detto di avere un cuore mite e umile! Dire cuore e penetrare nell'essere di una persona, e aprire il libro dove si annidano i suoi pensieri, è leggere negli occhi i sentimenti più occulti, è scorgere nei gesti e nelle parole l'autenticità del suo dire, senza barriere e senza finzioni. E dire "Sacro Cuore" è chiamare sulla scena umana lo stesso Gesù, nel cui petto "batte un cuore animato da sentimenti pienamente umani di mitezza e di religiosa umiltà". Mosso da questo amore divino e umano, Gesù volle e seppe vivere, con mitezza e umiltà, con obbedienza e servizio, tutta la sua vita terrena, nella quiete domestica di Nazaret, con Maria e Giuseppe; nelle operose e dinamiche peregrinazioni apostoliche, tra folle esultanti e persone ostili; negli innumerevoli prodigi operati a favore dei bisognosi; nelle sue situazioni di sofferenza, imposta dalla fame e dalla sete, dalla fatica e dalla stanchezza, dalle incomprensioni e dalle persecuzioni. La bontà del suo cuore superò ogni attesa, quando, dal patibolo della croce, chiese al Padre di perdonare a quanti lo avevano crocifisso e affidò alle cure materne di Maria la fragilità umana della sua chiesa. Egli raggiunse il culmine della sua generosità, quando promise al ladrone, condannato dalla giustizia umana, di portarlo con sé in paradiso, riconciliato con Dio e con gli uomini. Ora Gesù è rimasto in mezzo a noi, carico di quello stesso amore di pietà e di misericordia.

 

4. Preghiamo

Ci rivolgiamo fiduciosi a te, Padre, Figlio e Spirito Santo, fonte della vita e della santità, certi che tu rimani fedele e non abbandoni chi t’invoca: infrangi la nostra durezza della mente e del cuore perché sappiamo accogliere con semplicità di fanciulli i tuoi insegnamenti paterni e portiamo frutti copiosi di vera e continua conversione, per vivere nella libertà e nella gioia promesse. Amen.

 

 

5° Venerdì:

IO SONO IL BUON PASTORE

1. Invocazione

Signore Dio, grande e buono, ti glorifica la tua Chiesa contemplando il mistero della tua infinita sapienza con la quale hai creato e ordinato il nostro mondo; tu ci hai riconciliati in Gesù e santificati nel tuo Spirito: concedi a tutti noi che, nella pazienza e nella speranza, possiamo giungere alla piena conoscenza di te che sei amore, verità e vita. Ascoltaci nella tua bontà.

 

2. Lettura (Gv 10,11-18)

In quel tempo Gesù disse: "Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le rapisce e le disperde. Egli è mercenario e non gli importa delle pecore. Io sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho altre pecore, che non sono di questo ovile; anche queste io devo condurre; ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. Per questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita per poi riprendermela di nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando ho ricevuto dal Padre mio".

 

3. Meditazione

L'immagine di Gesù, "Buon Pastore", avrà certo fatto presa nel cuore della gente del suo tempo, poiché le colline, la pianura e persino il deserto erano ancora percorsi da umili e semplici pastori, uniti al loro gregge, come l'anima al corpo. Si distingueva il vero pastore dal salariato: il pastore, padrone e signore del gregge, lo difendeva anche a rischio della propria vita, mentre il salariato, più interessato a se stesso, nel momento del pericolo era più propenso ad abbandonare le pecore alla mercé dei ladri o dei lupi. Nella cultura biblica, la figura del pastore era il simbolo del legislatore saggio e giusto, della guida sicura e prudente, del padre buono e attento. Tutto questo proveniva dalla nobiltà del suo cuore: un cuore vigilante e benevolo, generoso e fedele. Per questo, il pastore per eccellenza era Dio, che si era preso a cuore la vita del suo popolo. Gesù indica in se stesso il buon pastore annunciato da Ezechiele nell'oracolo del Signore: "Susciterò per loro un pastore che le pascerà, Davide mio servo. Egli le condurrà al pascolo, sarà il loro pastore" (Ez 34,23). Gesù ha saputo dare tutto sé stesso per ricondurre le pecore al pascoli rigogliosi sui monti d'Israele, per riportare all'ovile quelle smarrite, per fasciare quelle ferite, per curare le ammalate. È la descrizione chiara e realistica della nostra situazione umana: a volte noi stessi ci sentiamo smarriti, feriti dal nostri stessi difetti, colpiti da una crisi di fede, da momenti di scoraggiamento, da sensazioni di vuoto spirituale. Chi ci può far uscire da questo stato di depressione morale e spirituale? Gesù, il Buon Pastore: è suo compito ricondurci alla fiducia, alla pace, alla riconciliazione. Gesù vive in mezzo a noi, è immerso nei nostri problemi, è l'amico fedele della nostra vita, il maestro che non abbandona i suoi discepoli. Gesù è il pastore instancabile, che non si accontenta delle novantanove pecore docili alla sua voce, ma va in cerca della smarrita, che non sempre si lascia trovare. Solo il Cuore di Gesù, pastore divino, ha la capacità e il potere di liberarci da un cuore di "pietra", freddo e insensibile, per far posto a un cuore di "carne", vale a dire, a un cuore umano che, a detta di S. Agostino, non ha pace finché non trova riposo in Dio. Rivestiamoci di umiltà e di fiducia, per uscire dallo stato di indifferenza di cui spesso siamo vittime. Viviamo nella certezza della misericordia di Dio.

 

4. Preghiamo

Signore Dio, Padre nostro, fonte della gioia e della pace, tu continui a rivelarti in Gesù e affidi al suo potere regale le sorti dei singoli uomini e di tutti i popoli del mondo: sostieni la nostra fragilità con la forza del tuo Spirito e fa' che nelle varie vicende vissute nel corso del tempo non ci separiamo mai dal nostro buon pastore che ci guida con sicurezza alle sorgenti della vita.

 

6° Venerdì:

TU SEI LA NOSTRA SPERANZA

1. Invocazione

Padre onnipotente e santo; ti ringraziamo per averci dato Gesù come Redentore: in lui, tuo unico Figlio, hai vinto la nostra morte e ci hai aperto il passaggio alla gioia della vita eterna; concedi a noi cristiani, che celebriamo con esultanza la risurrezione, di essere rinnovati nel cuore dalla forza del tuo Spirito, per rinascere ogni giorno nella luce del Signore risorto.

 

2. Lettura (Lc 24,13-35)

Quello stesso giorno (in cui Gesù era risorto), due discepoli stavano andando a Emmaus. Lungo la via parlavano e discutevano tra di loro di quello che era accaduto in quei giorni a Gernsalemme. Mentre ne discutevano, Gesù si avvicinò e si mise a camminare con loro. Essi però non lo riconobbero, perché i loro occhi erano come accecati. Gesù domandò loro: "Di che cosa state discutendo tra di voi mentre camminate?". Essi allora si fermarono, tristi. Uno di loro, un certo Cleopa, disse a Gesù: "Sei tu l'unico a Gernsalemme a non sapere quello che è successo in questi ultimi giorni?". Gesù domandò: "Che cosa è successo?", e quelli risposero: "Il caso di Gesù, il Nazareno! Era un profeta potente davanti a Dio e agli uomini, sia per quel so che faceva, sia per quel che diceva. Ma i capi dei sacerdoti e del popolo lo hanno condannato a morte e l'hanno fatto crocifiggere. Noi speravamo che fosse lui a liberare il popolo d'Israele"... Gesù disse loro: "Voi capite poco davvero. Il Messia non doveva forse soffrire queste cose prima di entrare nella sua gloria?". Quindi Gesù spiegò ai due discepoli i passi della Bibbia, che lo riguardavano... Intanto arrivarono al villaggio dove erano diretti, e Gesù fece finta di voler continuare il viaggio. Ma quei due discepoli lo trattennero dicendo: "Resta con noi, perché il sole ormai tramonta". Perciò Gesù entrò nel villaggio per rimanere con loro. Poi si mise a tavola, prese il pane e pronunciò la preghiera di benedizione; lo spezzo e cominciò a distribuirlo. In quel momento gli occhi dei due discepoli si aprirono e riconobbero Gesù, ma lui spari dalla loro vista.

 

3. Meditazione

È impossibile descrivere la tristezza e l'amarezza del cuore: "Speravamo che fosse lui a liberare Israele". E una speranza delusa, forse perché troppo umana; una incredulità amara, forse perché erano penetrati con fede nel cuore di Gesù, una tristezza profonda, perché sentivano di non poter vivere senza di lui. Eppure Gesù era con loro, camminava con loro, ma non riuscivano a riconoscerlo. Lo riconobbero quando Gesù spezzò il pane. La risurrezione di Gesù è stato l'evento fondamentale che ha riunito nella fede il gruppo dei discepoli e ha dato il via alle prime comunità cristiane. È indispensabile per la nostra vita cristiana non perdere mai di vista il Cristo risorto, modello esemplare e definitivo della nostra esistenza umana. Per questo dobbiamo costruire la nostra vita a imitazione della sua, curando di avere i suoi stessi sentimenti: la costanza di offrire al Padre le cose quotidiane farle in allegria e quelle vissute nella sofferenza. Chi pensa realmente di vivere in sintonia con il Cuore di Gesù non può esimersi dall'impegno di unirsi a lui nella stessa opera di espiazione e di redenzione. Non gli è possibile fuggire dal Calvario e dal miraggio della croce, poiché in essa "la rivelazione dell'amore misericordioso raggiunge il culmine". Dopo le ore oscure nel silenzio del sepolcro, Gesù ne è uscito vivo. Per noi, se siamo fedeli discepoli di Cristo, anche questo mondo assume un altro volto: non quello di una sofferenza insopportabile e assurda, ma quello della speranza che ci fa affrontare con coraggio anche la sofferenza inevitabile di ogni giorno.

 

4. Preghiamo

Padre di bontà e misericordia, che nella risurrezione di Gesù hai ridato senso alla vita, accresci in noi la luce della fede perché nei segni sacramentali presenti nella tua Chiesa riconosciamo il tuo Figlio, che continua a manifestarsi anche oggi ai suoi discepoli, ed effondi in noi il tuo Spirito perché abbiamo la fierezza di testimoniare davanti a tutti che Gesù è il Signore e vive e regna in eterno. Amen.

 

7° Venerdì:

IO SONO IL PANE DI VITA

1. Invocazione

Signore Dio, nostro Padre, che ci chiami alla vita e raduni noi tuoi figli intorno alla tua mensa per celebrare in comunione il sacramento del Corpo e Sangue del tuo Figlio, donaci il tuo Spirito, perché nella partecipazione al bene di tutta la Chiesa, la nostra vita diventi un continuo ringraziamento, espressione della lode data a te da tutto il creato.

 

2. Lettura (Gv 6,48-58)

In quel tempo Gesù disse: "Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti. Questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo". Allora i giudei si misero a discutere tra di loro: Come può costui darci la sua carne da mangiare?". Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno, perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno".

 

3. Meditazione

Gesù è il pane vivo disceso dal cielo. Ce l'ha donato il Padre per saziare la nostra fame di Dio, che è fame di vita; quella vita che va oltre la morte, illuminata dalla presenza di Dio e beatificata dalla stessa gloria di Cristo. Questo Gesù noi ora l'abbiamo in modo particolare nell'Eucaristia, che è "il compendio di tutti i doni che il Dio della misericordia ci ha lasciato, donandoci questo pane di vita" (Padre Dehon). Pio XII ci ha ricordato, nella sua enciclica, che questi "sono doni palesi del Cuore sacratissimo di Gesù", che noi riceviamo nel sacramento dell'Eucaristia. E’ impensabile un devoto del Cuore di Gesù, che non trovi nell'Eucaristia l'espressione più viva del culto cristiano. Di qui nasce l'imperativo della partecipazione attiva alla messa e all'adorazione eucaristica, quale segno irrinunciabile della pietà cristiana, sollecitata dal Cuore stesso di Gesù quando, nel momento supremo della sua vita terrena, prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli, dicendo: "Questo è il mio corpo, che è dato per voi. Fate questo in memoria di me" (Lc 22,19-20). L'Eucaristia è il grande sacramento dell'amore, che dà continuità al mistero dell'Incarnazione e fa rivivere ovunque il mistero di Betlemme e di Nazaret: è il sacramento che ci avvicina al Signore più dell'incarnazione stessa. Se siamo convinti di questa verità, non possiamo fare a meno della messa, per un imperativo che sgorga irresistibile dal cuore. Perché la messa ci offre il momento privilegiato dell'incontro di Gesù con la comunità cristiana, sue membra. La pratica della comunione nei primi nove venerdì del mese dimostra la sua reale efficacia, se ha fatto crescere in noi la fedeltà alla partecipazione attiva della messa, mediante la quale noi celebriamo la gioia di sentirci salvati e risorti in Cristo.

 

4. Preghiamo

Signore Dio, Padre di bontà, tanto generoso nel perdono che non ti rassegni a perdere alcuno dei tuoi figli, accogli nell'abbraccio del tuo amore tutti quelli che tornano a te con animo umile e contrito; ricoprili della tua tenerezza e dello splendore di salvezza perché possiamo tutti amarti e gustare l'ebbrezza della gioia intorno alla cena pasquale. Ascoltaci nello Spirito santo e in nome del Signore Gesù.

 

8° Venerdì:

LA NOSTRA BEATITUDINE

1. Invocazione

Signore, nostro Dio e Padre, luce di verità e guida sicura nel cammino verso di te, in Gesù ci hai promesso di stabilire la tua dimora in quanti ascoltano la tua parola di vita e la mettono in pratica: manda a noi il tuo Spirito perché richiami al nostro cuore tutto ciò che il tuo Cristo ha fatto e insegnato, e ci renda capaci di testimoniarlo con le parole e con le opere.

 

2. Lettura (Mt 5, 1-12)

In quel tempo, Gesù, vedendo le folle, salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava dicendo: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno la terra. Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia perché di essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli".

 

3. Meditazione

Le beatitudini sono la descrizione della felicità di Dio e sono l'augurio più squisito che si possa fare ad una persona. Dio è felice, perché è mite, è misericordioso, è operatore di pace, è amante della giustizia, nonostante l'opposizione di quanti lo rifiutano e l'offendono. Gesù, nel proclamare le beatitudini, ha pure descritto il suo cuore, mite e umile; ha illustrato al mondo la sua missione di pace e di riconciliazione; ha manifestato il suo desiderio di penetrare nel cuore di ogni uomo per renderlo simile al suo: mite, misericordioso, operatore di pace, pronto al perdono, al dono di sé, a beneficio degli altri. L'uomo che si è lasciato conquistare dall' amore di Cristo ha, a sua volta, ripreso il suo posto di privilegio nell'universo creato: non vi è nulla al mondo al di sopra della dignità della persona umana. Quale può essere il frutto del culto al Cuore di Gesù? L'esperienza ci insegna che la nostra psicologia umana ha bisogno di richiami particolari, di gesti specifici, di segni distintivi da ripetersi nel tempo, per toglierci dall'usura dell'abitudine, che troppo spesso ci porta alla freddezza e all'indifferenza anche verso le cose più importanti e sublimi da credere e da vivere. Il vero devoto del Cuore di Gesù non si rifugia certo nella comunione dei primi venerdì del mese per ottenere una salvezza, che non abbia anche il merito di un impegno quotidiano nella vita di grazia. Non trascura mai la partecipazione attiva alla messa domenicale, non tralascia di compiere i suoi doveri di cristiano e di cittadino. Cerchiamo di dimostrare il nostro amore al Cuore di Gesù, promovendo sempre la pace in famiglia; affrontando con mitezza di cuore ogni situazione di sofferenza; confermando in ogni circostanza la nostra fiducia nella bontà e nella misericordia di Dio.

 

4. Preghiamo

Padre onnipotente e santo, la tua Chiesa esulta di gioia per la tua opera di salvezza realizzata nel nostro mondo con la santa umanità di Gesù: ora che egli è asceso al cielo anche la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella certa speranza di raggiungerlo nella gloria. È questo che dà il senso alla nostra flebile vita, che ti offriamo con amore.

 

9° Venerdì:

SERVITORI DELLA RICONCILIAZIONE

1. Invocazione

Signore nostro e Dio nostro, tu non accetti il peccato e in Gesù rinnovi ogni cosa: egli non viene a condannare, ma a salvare il mondo facendosi profeta dell'amore e servo della riconciliazione; guarda la nostra fragilità e perdonaci ogni errore perché rifiorisca in ciascuno il canto della riconoscenza e l'esultanza della gioia. Ascoltaci nel tuo Spirito e nel nome del Signore Gesù.

 

2. Lettura (Gv 15,18-25)

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli: "Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: un servo non è più del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. Chi odia me, odia anche il Padre mio. Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che sun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun peccato. Ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. Questo perché si adempisse la parola scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione".

 

3. Meditazione

Nel culto al Cuore di Gesù acquista un grande valore il senso della riparazione: Cristo è stato il primo grande riparatore delle rovine causate dal peccato nel cuore dell'uomo. Come ci dice l'apostolo Pietro: "Egli stesso portò i nostri peccati nel proprio corpo, sopra il segno della croce" (1Pt 2,24). Allo stesso tempo, Paolo scrive ai Colossesi: "Ogni cristiano deve compiere nel proprio corpo quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo, che è la chiesa" (Col 1,24). Gesù, poi, ci ha avvertiti che se hanno perseguitato lui, perseguiteranno anche coloro che veramente l'hanno conosciuto, amato e seguito. Gesù ci ha associati alla causa della redenzione del mondo. Egli ci ha chiesto un contributo, che gli possiamo dare nella preghiera e nel servizio apostolico. Chiamati ad avere gli stessi sentimenti di Cristo, che umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, anche noi dobbiamo nutrire verso il Padre la stessa obbedienza e la stessa fiducia, che ha avuto Cristo. Verso il prossimo dobbiamo saper "perdere la nostra vita", come Cristo l'ha saputo donare nel sacrificio della croce. Nella costruzione del Regno di Dio dobbiamo dare la nostra collaborazione attiva, per stabilire nel mondo la "civiltà dell 'amore", in contrasto con la "civiltà della violenza", ad ogni livello. Riparare, quindi, vuol dire ridare il primato all'amore, che domanda giustizia e riconciliazione, fraternità e pace, disposti anche a pagare di persona, memori di quanto Gesù ci ha ricordato: "Il mondo vi odia, perché non siete dalla sua parte" (cf Gv 15,19). Il primo gesto di una riparazione attiva lo dobbiamo esprimere nel desiderare il bene di ogni uomo, anche del più lontano da Dio. Questo porta a un secondo gesto, che è quello dell'impegno di ridurre il male nell'uomo, sia in colui che lo provoca sia in colui che lo subisce. La carità ci porta all'esigenza di essere profeti dell'amore e servitori della riconciliazione degli uomini in Cristo. Lasciamoci conquistare dall'amore del Cuore di Gesù: diventeremo capaci di sacrificio e di solidarietà con gli ultimi; capaci di riparazione e di donazione, per venire incontro ai bisogni degli altri.

 

4. Preghiamo

Veniamo a te con fiducia, Padre della luce e della gioia, che nel tuo Figlio Gesù rinnovi gli uomini e le cose: fa' che sappiamo accogliere come norma della nostra vita il comandamento della carità, per amare te sopra ogni cosa e i fratelli come tu li ami. Donaci di ben testimoniare con la nostra vita quotidiana la grande forza rinnovatrice del tuo santo Spirito. Ascoltaci nel Signore Gesù. Amen.

 

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