Padre Vincenzo Zucca

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Padre Vincenzo Zucca

 


Il giorno 4 giugno 2009, ricorrenza della morte di Padre Vincenzo Zucca ofm, alla fine della celebrazione liturgica officiata da Padre Ferdinando Campana e Padre Samuele Salvatori, è stato presentato un pieghevole che riporta il testo dell'omelia funebre in ricordo del fraticello che visse per più di 63 anni a Pollenza. Il pieghevole contiene anche una preghiera, che ha l'approvazione ecclesiastica concessa dal vescovo Mons. Claudio Giuliodori,  da recitare per chiedere grazie per intercessione del "santo" fraticello.

Ecco come Padre Ferdinando Campana, Provinciale dei Frati Minori, ricorda Padre Vincenzo nell’omelia funebre celebrata il 6 giugno dello scorso anno.

"Era nato P. Vincenzo in Arcevia (AN) il 5 aprile 1913, da Sante e Simonetti Antonia. Apparteneva ad una famiglia già particolarmente legata ai Frati Minori, infatti uno zio era francescano e musicista, P. Giovanni Zucca ed un fratello, P. Francesco aveva già iniziato il cammino verso la vita religiosa e sacerdotale. Con il fratello P. Francesco, P. Vincenzo manterrà sempre un legame particolare di venerazione, di stima, di affetto, di ammirazione, per le sue spiccate doti di sensibilità spirituale, di passione missionaria, di guida amorevole e sapiente delle anime.

            Entrò P. Vincenzo nel Seminario di Sassoferrato (AN), nel 1925-1928, dove compì gli studi di scuola media. Vestì l’abito francescano l’8 settembre 1928 e trascorse l’anno di noviziato a Lombaroccio (PU), nel Santuario del Beato Sante, concludendolo con la professione semplice il 9 settembre 1929. Proseguì gli studi ginnasiali a Matelica (MC), nel 1929.1931, quelli liceali a Monteprandone (AP), negli anni 1931-1933, e quelli teologici a Zara in Croazia (1933-1937). Emise la professione solenne dei voti a Zara, il 20 maggio 1934 e fu ordinato sacerdote, sempre a Zara, il 28 giugno 1936.

            Trascorse i primi cinque anni di ministero sacerdotale (1937-1942) a Mombaroccio, dove aveva trascorso l’anno di Noviziato, come Vicario e Santuarista e fu poi mandato a Pollenza (MC), dove praticamente ha trascorso tutto il resto della sua vita (1942-2005), salvo questi ultimi tre anni, in cui era degente presso l’Infermeria Provinciale di Grottammare. Dal 1996, però la sua fraternità ufficiale era quella di Treia, da dove ricopriva l’incarico di delegato per la Chiesa ed il Convento di Pollenza. Una vita, dunque, per il Convento di S. Maria del Trebbio di Pollenza. Una vita d’amore, di generosità, di sacrificio, di testimonianza e di bontà senza limiti, non tanto e non solo per un piccolo luogo e ambiente particolari, ma semplicemente per quella gente e per quella porzione del Regno di Dio che il Signore e l’obbedienza gli avevano affidato.

            Tutti conosciamo la vita e la figura di P. Vincenzo: esile e fragile apparentemente ed esteriormente, quanto tenace e forte interiormente, nel profondo dell’intimo del cuore.

Noi che siamo stati con lui, che lo abbiamo visto e conosciuto da vicino, abbiamo potuto godere della sua bontà: siamo stati davanti ad un capolavoro della grazia di Dio.

Tutti, dico tutti, abbiamo potuto ammirare un uomo di Dio e tutto di Dio. Un uomo capace di pregare e di far diventare la preghiera come una cosa naturale, legata alla vita come il respiro e il battito del cuore. Un uomo capace di spendere la sua vita per la gente, di donarsi, di correre da ogni parte per confessare ore ed ore e per celebrare la messa; pronto ad ascoltare tutto e tutti, dimenticando e sopportando fatiche e sacrifici, di giorno e di notte. Tutti lo ricorderete percorrere a piedi, e anche più colte al giorno, il tratto di  strada che va dal Convento del Trebbio a Pollenza, per andare a confessare o a dire la messa, in Parrocchia o presso le Clarisse o qualche Istituto di suore o presso l’Ospedale e il ricovero, e, nei tempi passati, andare per la cerca del grano o della legna, passare a benedire case e visitare ammalati, accompagnare morti o consolare afflitti. E sempre, sempre con quella semplicità e bontà, con quel sorriso da bambino, limpido e puro, con quella tonaca usata e acciaccata, corta e scolorita, perché impregnata del sapore della fatica quotidiana della carità e del sudore dell’amore, della passione insonne della vita sacerdotale e della vocazione e missione francescana".

Il prossimo 13 giugno, il parroco Don Roberto Angelucci terrà, in occasione della festa di Sant’Antonio da Padova, un’altra celebrazione liturgica per ricordare il fraticello che lo ha sempre aiutato nel servizio pastorale. Prossimamente, inoltre è prevista la pubblicazione, ad opera dei Frati Minori delle Marche, delle oltre 200 testimonianze raccolte dall’insegnante Elisabetta Nardi. Ed ora dal cielo i pollentini aspettano che Padre Vincenzo faccia ancora sentire la sua protezione sul paese e sulla gente che tanto amò.