Marthe Robin(mistica)

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Marthe Robin (1902-1981), sesta figlia di modesti contadini di Chateauneuf-de-Galaure (Drome, Francia), la sua vita scorre serena sino all'età di 16 anni. A dieci anni fece la Prima Comunione e nel 1916 abbandonò la scuola per aiutare in casa e nei campi, come era consuetudine per le ragazze del suo livello sociale.

Nel mese di novembre del 1918 durante i festeggiamenti per l’armistizio tra Francia e Germania fu colta da un male misterioso, fu l’inizio di una lunga malattia, è conseguenza dell'influenza spagnola, un'encefalite letargica, grave malattia neurologica che, dopo averla lasciata in coma per 27 mesi, nell'arco di un decennio, dopo un alternarsi di miglioramenti e peggioramenti, la portò ad essere paralizzata per tutta la vita.

Il 25 marzo 1921, festa dell'Annunciazione di Maria, avrebbe avuto la prima apparizione mariana. Colpita dalla santità di Teresa di Lisieux, avrebbe voluto farsi carmelitana, ma le sue condizioni di salute non glielo consentirono.

Il 15 ottobre 1925, nello stesso giorno in cui papa Pio XI canonizzò Teresa di Lisieux, Robin consacrò la sua vita a Dio. L'anno successivo le sarebbe apparsa tre volte la santa di Lisieux, preannunciandole la sua futura missione.

Dal 25 marzo 1928, quasi completamente paralizzata, non fu più in grado di assumere cibo, assumendo ogni giorno soltanto l'ostia consacrata, inoltre non dormiva più e doveva restare al buio in quanto ipersensibile alla luce: tutte queste condizioni durarono per oltre cinquant'anni, compresa l'assunzione soltanto di un'ostia al giorno, fino alla morte. Nello stesso anno divenne terziaria francescana.

Alla fine del settembre 1930 Marthe vede il Cristo che le chiede:

"Vuoi essere come me?"

Accetta di entrare nell'agonia di Cristo dal giovedì alla domenica, fino al dono delle stimmate. Soffre anche vessazioni diaboliche. Il mercoledì sera Marthe riceveva l'eucaristia. Secondo le testimonianze di numerosi sacerdoti, l'ostia sfuggiva dalle loro dita come aspirata dall'essere di Marthe, che entrava subito in estasi.

Padre Finet la faceva uscire dall'estasi il giovedì mattina, affinché potesse ricevere altre visite.

Il giovedì sera, Marthe entrava in agonia. Nulla le era imposto. Il Signore, ogni settimana, le proponeva di entrare nella sua Passione, per amore. Padre Finet la sentiva dapprima dire "no" alla vista di una tale prova, ma ogni volta il "no" era seguito da un "sì"; e, allora, Marthe si abbandonava tutta, e senza resistenza, alle sofferenze della Passione. Il venerdì, per due ore, la Santa Vergine si tratteneva presso di lei, ai piedi della sua croce. Poi Marthe viveva la morte di Gesù, la sua discesa agli inferi e la sua risurrezione. E non ritornava in sé che la domenica o, più frequentemente, il lunedì.

Di anno in anno, Marthe venne condotta più profondamente nei misteri della sofferenza redentrice di Cristo e ciò fino all'abbandono più sconcertante. Negli ultimi mesi, il principe delle tenebre, vedendo la sua nemica riportare tante vittorie per la conversione delle anime, si mise a tormentarla più che mai, moltiplicando i suoi misfatti, giurando di andare sino alla fine. Da parte sua, la Vergine sosteneva potentemente la sua "amata bambina". Alla festa di Ognissanti del 1980, Marthe fu colta da una insopportabile torsione della colonna vertebrale; poi, all'inizio del 1981, fu presa da una tosse straziante che non l'avrebbe più lasciata. Nello stesso tempo, per sua intercessione, si ottennero grandi vittorie della grazia.

La piccola Marthe, pur al centro di fatti straordinari, volle essere sempre e soltanto una umile figlia della Chiesa. Soleva, infatti, dire: "Non parlate di me, il mio compito é quello di pregare ed offrire".

Ed ancora : "Vorrei donare, spandere il mio amore in tutte le anime, perchè tutte conoscano la dolce e pura ebbrezza del vero Amore e godano della felicità divina di amare".

Sulle visioni della Vergine, Marthe Robin non ha mai detto molto: esperienze personali, da custodire nel cuore. E' stata la fondatrice dei Foyers de Charité (Focolari della Carità) con la collaborazione dell'abate Finet, sacerdote lionese, associazione sul modello delle prime comunità cristiane, che si diffusero in tutto il mondo.

"I Foyers de Charité sono delle comunità di battezzati, uomini e donne, che sull'esempio dei primi cristiani mettono in comune i loro beni materiali, intellettuali e spirituali, vivono nello stesso spirito il loro impegno di realizzare la famiglia di Dio sulla terra, con Maria per Madre, sotto la guida di un sacerdote, il padre, in uno sforzo incessante di Carità tra di loro, e portano nella loro vita di preghiera e di lavoro una testimonianza di Luce, di Carità e d'Amore, secondo il grande Messaggio di Cristo Re, Profeta e Sacerdote » (P. Finet).

Il loro compito primario è un servizio di accoglienza, in un clima di fraternità e di silenzio, per quanti desiderano sperimentare realmente un autentico incontro con Dio, nell'ascolto della Sua Parola e nell'esercizio della preghiera, in ordine ad una donazione più totale a Cristo, nella Chiesa e per la salvezza dell'uomo.

Secondo il postulatore della causa di beatificazione, Robin ha accompagnato, in misura diversa, la costituzione di nuove comunità ed associazioni religiose cattoliche quali, ad esempio, la Comunità di San Giovanni, la Comunità dell'Emmanuele, la Comunità delle Beatitudini, i Frati Missionari delle Campagne, fondata dal domenicano Epagneul, e molte altre. Marthe Robin morì a Châteauneuf-de-Galaure il 6 febbraio 1981.

Racconta Jean Guitton (Académie Francaise):

"Rassomigliava ad una bambina, perfino nella voce. Era gaia più che gioiosa, la sua voce esile e bassa, il suo canto quello di un uccello. I suoi modi esprimevano l'essenza indefinibile della poesia. Non aveva nessun talento, salvo nella sua giovinezza, quello del ricamo. Al di là di qualsiasi cultura, al di là della povertà, si nutriva dell'aria, del tempo e dell'eternitá. Perfino al di là del dolore. E tuttavia, subito presente a tutto e a tutti..... Marthe era semplice.... Quello che prevaleva in Marthe era la sua capacità di sacrificio, a imitazione di Cristo.... Con parole semplici suscitava in noi una di quelle emozioni rare, improvvise, dolci, un po' malinconiche e tuttavia radiose, che vi rendono consapevoli del vostro destino. E questo risvegliava in voi il desiderio di cui parla Nietzsche: divenire ciò che siete in un modo più nobile.... Parlando con Marthe sorgeva il desiderio di assomigliarle. Risvegliava in ciascuno la sua essenza. Senza volerlo, avvicinava ciascuno alla fonte di questa essenza. Nella camera buia ci si sentiva uniti agli altri, uniti a Dio.... Fu una mistica di prima grandezza.... Se l´albero si deve giudicare dai frutti, in Marthe i frutti sono buoni: i Foyers de Charité dimostrano la sua dimensione missionaria." (Jean-Jacques Antier: "Marthe Robin - Il viaggio <immobile>" - Prefazione di Jean Guitton - Edizioni Paoline 1993. )