Due parole su S.Margherita M. Alacoque

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Il presente documento è stato prelevato dall’indirizzo internet :

http://sanlorenzo.dataport.it/SacroCuore/Meravigliosa_Storia/Meravigliosa_Storia.htm

Il quale si raccomanda di visitare per un approfondimento sulla devozione al Sacro Cuore.

«La meravigliosa storia di S. Margherita M. Alacoque»
di Benedetto XV

DOVE STA L'IMPORTANZA DEL DOCUMENTO? *

1 - LA MERAVIGLIOSA STORIA DI MARGHERITA *

2 - FINALMENTE RELIGIOSA *

4 - IL PADRE LA COLOMBIÈRE E LA GRANDE RIVELAZIONE *

5 - IL TESTAMENTO A FAVORE Dl CRISTO *

5 - IL TESTAMENTO A FAVORE Dl CRISTO *

6 - ASSISTENTE E MAESTRA DELLE NOVIZIE *

7 - «IL RITIRO SPIRITUALE» E L'AUTOBIOGRAFIA *

8 - LA GRANDE PROMESSA *

9 - VISITANDINE E GESUITI *

10 - «È MORTA LA SANTA DELLE SANTE MARIE» *

11 - SANTA DOPO 230 ANNI *

 

DOVE STA L'IMPORTANZA DEL DOCUMENTO?<

 

«Ci vogliono più formalità per far dichiarare un Santo che per farsi santi », esclamarono ad Annecy i promotori del primo processo di beatificazione, iniziato quasi subito dopo la morte di Suor Margherita Maria Alacoque. Difatti, nonostante la vasta fama di santità che Margherita aveva lasciato e l'entusiasmo dei fautori della causa, le cose andarono tanto per le lunghe che solamente nel 1864, quasi due secoli dopo, si arrivò alla sua beatificazione e dopo 230 anni alla canonizzazione.

Ma le ragioni di questo enorme ritardo non stanno tanto nelle «formalità» del processo, quanto nell'accanita ostilità dei nemici della devozione del S. Cuore: i giansenisti in prima fila e quelle frange di cattolici, che ne sanno sempre una più della Chiesa. Margherita, come era naturale, fu coinvolta nella mischia: Era stata lei, si andava ciarlando, a inventare tutto; e fu fatta passare per donna dal gusto morboso per la sofferenza, squilibrata e isterica.

L'importanza di questo documento sta nel fatto che, iscrivendo sr. Margherita Maria Alacoque nell'albo dei santi, Benedetto XV mette in evidenza tre punti essenziali.

1) Il Papa non solo mette fine alle infondate e allegre calunnie sul suo conto, ma, narrando la sua «meravigliosa storia », esalta la sua personalità e ce la propone come donna equilibrata ed eroica, di cui la Chiesa si può giustamente gloriare.

Vogliamo ricordare che già Pio IX, nel decreto cosiddetto del tuto del 1864 in ordine alla sua beatificazione, così celebrava la sua straordinaria missione nella Chiesa e nel mondo: «Il Redentore del mondo, che, innalzato sulla croce, aveva stabilito di attirare tutto a sé, in modo meraviglioso attirò a sé la venerabile sua serva Margherita M. Alacoque, affinché essa, penetrando fin dentro il suo Cuore, gustasse alla stessa sorgente la dolcezza dell'infinito amore e la spandesse in mezzo agli uomini. Eu così che la venerabile Margherita fece scorrere come un fiume, su tutta la terra, quelle dolcissime acque che aveva attinto dal Costato aperto di Cristo, con l'unico e ardente desiderio di ammirare i cuori degli uomini purificarsi in questo oceano d'acque vive e veder nascere nei loro cuori una sorgente zampillante fino alla vita eterna » (1).

2) Benedetto XV però, insieme alla mirabile Santa celebra anche la grande mistica, di cui accetta in pieno il messaggio: il culto al Cuore di Cristo. Sappiamo tutti quanto il Magistero della Chiesa sia lento e guardingo nel recepire le rivelazioni private, ad approvarle e soprattutto a farle proprie.

Questo di santa Margherita Maria è uno dei rarissimi casi tanto che si può affermare che, se la devozione al Sacro Cuore ha come fondamento la Rivelazione pubblica (Bibbia e Tradizione Apostolica), come ce la presenta oggi la Chiesa, porta l'inconfondibile impronta delle rivelazioni private fatte alla nostra Santa.

3) C'è un punto però del suo messaggio che ha recato e reca ancora grosse difficoltà: la grande promessa. In occasione dei due processi di beatificazione e canonizzazione tutti gli scritti di Sr. Margherita Maria, furono sottoposti a numerosi e minuziosissimi esami, ma uno dei capitoli più scabrosi è sempre stato la retta interpretazione e la dottrina teologica della grande promessa Ma il giudizio dei teologi, prima della canonizzazione, fu tanto unanime e favorevole che Benedetto XV, volendo offrire una solenne e autorevole testimonianza a questa straordinaria promessa del Cuore di Cristo, la fece inserire, in questa bolla di canonizzazione.

Il caso più unico che raro per un documento del Magistero della Chiesa dovrebbe, credo, far seriamente e responsabilmente riflettere più di un pastore d'anime (2).

E ora, prima di passare alla lettura del documento, vorrei segnalare gli accorgimenti redazionali usati per rendere tale lettura meno difficoltosa.

Tanto per cominciare, la traduzione è stata fatta direttamente dal latino (3). Per presentare poi il racconto più riposante, l'ho diviso in capitoli con relativi titoli e sottotitoli. Per una più facile consultazione l'ho distribuito in numeri; l'ho corredato di alcune note che mi sono sembrate indispensabili. Infine, proprio perché la pubblicazione avesse le caratteristiche di una vita della santa, ho saltato l'ultima parte della «Bolla», nella quale si racconta l'iter storico della canonizzazione e si riportano i miracoli esaminati e accettati in tale occasione. Buona lettura.

Luigi Filosomi S.I.

NOTE

 

(1) Gauthey,Vie et Oeuvres de S. Marguerite M. Alacoque, vol. III, pag. 141.

 

(2) Per uno studio più approfondito sulle promesse del S. Cuore in genere e sulla grande promessa in particolare, oso ricordare gli articoli pubblicati sul «Messaggio del Cuore di Gesù» negli anni 1985, 1986 e che ho raccolto, riducendoli alquanto, nel libro I primi venerdì del mese (Ed. ADP, Roma 1986, pagg. 144). In questo studio ho cercato di spiegare al grosso pubblico: la giusta interpretazione, la teologia e l'attualità della grande promessa.

 

(3) Nel Gauthey, o.c., vol. III a pag. 699 ss. è riportato il testo latino e la traduzione francese.

 

1 - LA MERAVIGLIOSA STORIA DI MARGHERITA

 

1. È antichissima consuetudine della Chiesa iscrivere nell'albo dei Santi coloro che durante la vita vissero le virtù in grado eroico e operarono prodigi e miracoli. Per mezzo delle canonizzazioni, decretate dalla Chiesa, si celebrano le lodi dei Santi e le opere della misericordia di Dio, il quale volle premiare le fatiche dei Santi con meravigliose grazie concesse per loro intercessione, quand'erano ancora su questa terra; nello stesso tempo si proclama la gloria che essi godono in Cielo. Ed è giusto che la Chiesa militante veneri con filiale e devoto affetto coloro che lasciarono esempi di virtù e insegnarono la via per raggiungere la vita eterna.

Meravigliosa poi in modo speciale è la storia della serva di Dio Margherita Maria Alacoque, alla quale tante volte si manifestò il Signore e le rivolse benignamente la parola per suscitare sentimenti di devozione e di carità verso il Cuore Sacratissimo di Gesù Cristo, che tanto ha amato gli uomini, mentre essi rispondono con ingratitudine al suo amore.

Le prove della bontà e della misericordia di Dio, che appaiono così chiaramente nella vita di questa serva di Dio, muovano tutte le anime rigenerate nel sangue di Cristo, ad amare il suo Cuore Sacratissimo, affinché in questi tristi tempi, ottengano le grazie che Egli promise di effondere sopra coloro che venerano con devoto culto il suo Cuore.

Fa il voto di castità

2. Margherita Maria nacque a Lhautecour, diocesi di Autun, il 22 luglio 1647, da Claudio Alacoque, regio notaio della provincia e da Filiberta Lamyn.

Le fu madrina al fonte battesimale Margherita di Saint-Amour la quale, appena la figlioccia raggiunse l'età di quattro anni, chiese ed ottenne di averla presso di sé nel suo castello di Corcheval e l'affidò alle cure di due domestiche. Di queste una era amabile e premurosa, però non piaceva a Margherita; l'altra invece era piuttosto severa e tuttavia la bambina stava più volentieri con lei. C'era una ragione: il Signore le aveva manifestato che quest'ultima viveva in grazia di Dio, mentre l'altra no. Illuminata così da Dio poté evitare i pericoli contro la sua innocenza. E tanto era l'amore che Dio aveva infuso nel cuore della fanciulla verso la purezza, che senza neppure saperne il significato, spesso ripeteva queste parole: «Signore, ti consacro la mia purezza e faccio voto di castità perpetua». Rifuggiva i giochi e il chiasso dei fanciulli, mentre volentieri andava a cercare nascondigli nel parco, in cui potesse a suo agio pregare Iddio.


La prima comunione

3. Ben presto però la visitò il dolore. Mortole infatti il padre all'età di otto anni, la madre che aveva a carico cinque figli, affidò Margherita alle religiose di santa Chiara a Charolles, presso le quali, a nove anni, fece la prima comunione. Avrebbe desiderato rimanere per sempre presso quelle religiose per impadronirsi della loro santità, ma presto fu assalita da tale debolezza fisica che la madre fu costretta a portarla a casa. Ma né il tempo né le medicine recarono sollievo a quella misteriosa malattia, e la fanciulla passò quattr'anni senza poter camminare, e tanto le sporgevano le ossa da sembrare che stessero per rompere la pelle.

La madre si decise allora di chiederne la guarigione alla beata Vergine, promettendo che la figliola sarebbe stata in modo speciale tutta sua. Così, ricuperata la salute, la Vergine Maria diventò la Maestra di Margherita.


Il fascino del mondo

4. Il mondo intanto tentava di esercitare il suo fascino nell'animo della giovane: Margherita cominciò ad apprezzare la propria libertà, la moda del mondo, l'eleganza nel vestire e a partecipare, insieme alle coetanee, ai divertimenti e alle conversazioni del suo ambiente.

Iddio, però, geloso della santità della sua serva, la richiamò, attraverso le afflizioni, a più severi costumi. C'erano, in casa di Margherita, tre donne che si comportavano da autentiche padrone e sorvegliavano tanto dispoticamente ogni suo atto da toglierle ogni libertà. Inoltre avevano tolto ogni autorità anche alla madre di Margherita, la quale, stando spesso malata, era affidata soltanto alle cure e all'assistenza della figlia. Stretta da tali angustie, Margherita si confortava ricorrendo a Gesù nell'Eucaristia, che le insegnava la scienza della preghiera e la invitava ad abbracciare la vita religiosa. Da essa però sembrava che la tenesse lontana l'amore di figlia, desiderosa di non privare la madre della sua assistenza.


La Cresima

5. Nonostante tutti questi contrasti, soccorreva, come poteva, i poveri, radunava in casa sua i loro figli e insegnava loro il catechismo, a meno che in questa sua missione non fosse impedita da quelle donne, che spadroneggiavano in casa sua.

Vivissimo nella giovane si accese il contrasto tra l'amore per la madre e il desiderio di arrendersi all'invito del cielo.

Intanto non mancarono dei giovani che la chiedevano in sposa e i parenti, che cercavano di tranquillizzarla per il voto di castità e di persuaderla che esso non aveva alcun valore perché l'aveva fatto da bambina, senza capire perciò quel che faceva.

Tra queste angustie venne a confortarla il sacramento della cresima, che ricevette nel 1669, dal vescovo di Chalon-sur-Saône. Un po' tardi, in verità, ma non aveva potuto riceverla prima perché i vescovi di Autun da molti anni non facevano più la visita della diocesi.

 

2 - FINALMENTE RELIGIOSA



Orsoline o Visitandine?

6. Intanto, mentre la voce di Dio continuava a ricordare alla giovane il suo voto di perpetua castità, le infermità di sua madre si andavano aggravando, e i familiari esortavano Margherita a non abbandonarla perché, in quelle circostanze, sarebbe stata, da parte sua, una vera crudeltà. Essa però, convinta ormai della necessità di assecondare, senza altri indugi, gli ordini di Dio, finì per piegare la volontà dei parenti.

Sorse allora una nuova contesa sulla scelta dell'ordine religioso. I suoi la esortavano a entrare tra le orsoline, dove si trovava già una sua parente, mentre Margherita era sicura che il Signore la voleva tra le suore della Visitazione, anche se rimaneva indecisa, in qual monastero entrare tra i tanti che le si presentavano. Appena però fu certa di essere chiamata al monastero di Paray, cominciò subito le trattative con quelle religiose, per la sua accettazione.

E ciò avvenuta, la gioia pervase talmente l'animo della giovane che coloro che la vedevano tanto raggiante cominciarono a dubitare della sua vocazione e mormoravano tra di loro: Questa ragazza tanto gaia ed esuberante potrà mai diventare una buona religiosa?

A Paray

7. Essa, sempre gioiosa, nel 1671 entrò nel monastero di Paray, dove tanto aveva desiderato vivere, e, dopo due mesi, il 25 agosto, nella festa di san Luigi re di Francia, vestì l'abito religioso e prese il nome di Margherita Maria.

Qui, il Signore la colmò subito di tante celesti consolazioni, che, non potendole più contenere, lo supplicò di sospenderle alquanto e di mandarle invece umiliazioni e disprezzo.

La superiora era allora Madre Margherita Gerolama Hersant e suor Anna Francesca Thouvant la maestra delle novizie. Queste, dopo aver conosciuto che lo spirito che la conduceva veniva veramente da Dio, la distoglievano spesso dagli esercizi di pietà, e le imponevano di occuparsi delle più umili faccende di casa. Per lei però niente era ripugnante e nessuna cosa le stava più a cuore che obbedire in tutto a Dio.

Tuttavia quel cammino meraviglioso per il quale il Signore conduceva la sua serva, rendeva perplesse le superiore, e pensando che i Santi Fondatori non volevano che fra di loro ci fosse alcunché di straordinario, cominciarono a dubitare se Margherita Maria fosse idonea o no a far parte del loro istituto Per questo, terminato il noviziato, le ritardarono il giorno della professione.


La professione

8. Grande naturalmente fu il dolore di Margherita Maria, ma, la Madre Maria Francesca de Saumaise che nel 1672 era stata inviata superiora a Paray, comandò alla novizia di chiedere a Dio che, se voleva che fosse ammessa tra le religiose, la rendesse utile alla comunità, con la pratica esatta di tutte le regole.

Il Signore si compiacque di assicurarla che avrebbe largamente concesso quanto domandava e che se le superiore le avessero comandato qualcosa contraria ai suoi ordini, avrebbe permesso alla sua sposa di obbedire a quelle piuttosto che a Lui. La Madre de Saumaise rimase pienamente soddisfatta di tale risposta e Margherita Maria ebbe a pieni voti il bramato consenso di compiere la professione religiosa.

Attese al sacro ritiro, solito a premettersi alla professione, con somma devozione e durante questo tempo fu arricchita dal Signore, con divina liberalità, di meravigliosi benefici. Scrisse col proprio sangue i suoi propositi: non avrebbe fatto nulla per se stessa; in tutte le cose e per sempre si sarebbe consacrata e offerta al suo divino sposo.


Aiuto infermiera

Così preparata, il 6 novembre di quel medesimo anno, pronunziò i voti religiosi e quindi venne assegnata come coadiutrice della sorella infermiera; carica di cui ebbe a soffrire molto dal demonio, il quale, per quanto gli era permesso, la molestava con innumerevoli noie e fastidi. Di più, il carattere dell'infermiera e quello della sua aiutante erano assolutamente diversi, dal che proveniva che in quel che faceva, Margherita non incontrava l'approvazione dell'infermiera e, sebbene vi si impegnasse con ogni sforzo, non riusciva mai ad accontentarla.

La serva di Dio, ardendo di inestinguibile sete di abiezioni, chiedeva assolutamente allo Sposo celeste umiliazioni e disprezzo. Egli esaudiva la sua prediletta, sicché l'animo della suora era pienamente soddisfatto, felice che rimanessero nascoste nell'umiltà le cose ammirabili che le avrebbero attirate le lodi.

La prima autobiografia

9. La Madre di Saumaise, ritenendo singolari le cose che avvenivano in Margherita Maria, le ordinò di metterle fedelmente in scritto (2).

Riuscì assai penoso all'umilissima suora questo comando, ma il Signore le fece conoscere che doveva obbedire prontamente, suggerendole che, considerando se stessa, si sarebbe subito accorta che quanto era in lei era da attribuirsi a Dio e non a una misera creatura quale essa era. Perciò con tutta semplicità e diligenza obbedì al volere della superiora.

E così, fra le molte altre cose, sappiamo da lei che nella vigilia della Visitazione, essendo in pena perché a motivo di una raucedine non poteva cantare con le consorelle, d'un tratto, sfolgorante di luce il Bambino Gesù le si posò sulle braccia, favorendola di celesti colloqui. Temendo però che ciò fosse un inganno del demonio, chiese che se realmente fosse Lui, il Bambino Gesù, le desse la possibilità di cantar le sue lodi. L'ottenne subito e le carezze del divino Fanciullo non la distolsero un istante dal seguire le consorelle con grande raccoglimento dell'animo, nel compiere quel sacro ufficio.

Nel giorno solenne di Pasqua poi, rincrescendole di non poter stare con le altre consorelle, a motivo di un incarico affidatole, il Signore la riprese ricordandole che l'obbedienza e il sacrificio gli erano più graditi dell'orazione.


(2) Questi, insieme ad altri scritti della Santa, li abbiamo pubblicati in Scritti Autobiografici (Edizioni ADP, Roma, III ed. 1986).

3 - LE GRANDI RIVELAZIONI



Sua guida: S. Francesco d'Assisi

10. Così, a poco a poco, il Signore iniziava a parlare del suo Sacro Cuore con la dilettissima serva. Glielo presentò come un porto e asilo nei più gravi pericoli; le predisse che nel suo Cuore le anime avrebbero trovato la quiete, il conforto e ogni dolcezza; che il suo Cuore avrebbe regnato nelle sofferenze, trionfato nell'umiltà, esultato nelI'unità. E così l'animo di Margherita già sentiva accendersi dal desiderio di far conoscere e predicare a tutti l'amore del Cuore di Gesù.

Nel giorno della festa di san Francesco d'Assisi, Dio diede questo Santo come patrono a Margherita Maria, e le disse che questa era una prova del suo divino amore, giacché il Santo l'avrebbe dovuta guidare attraverso una via di amarezze e di incessanti dolori. Soggiungeva di voler esser tutto per la sua sposa, suo conforto e gaudio e nello stesso tempo sua pena.

Margherita Maria infatti diceva di sentir la sua anima tanto presa dal divino Sposo, da non aver altra brama, altra facoltà se non quella di amarlo, e di non aver altro timore che quello del peccato. Come inabissata nel Cuore di Gesù, chiedeva ardentemente il disprezzo, la noncuranza, la dimenticanza degli uomini per rendersi somigliante allo Sposo suo crocifisso.

Così, gradualmente, Dio onnipotente formava la sua serva fedele perché divenisse preparata e pronta a rivelare agli uomini l'ardentissimo amore del suo Cuore divino.


La prima apparizione

11. Nel giorno della festa di san Giovanni Evangelista, del 1673, mentre Margherita Maria pregava dinanzi alla Santissima Eucaristia, le apparve il Signore Gesù e la invitò a riposare a lungo sul suo petto. Quindi, mostrandole per la prima volta il suo adorabile Cuore, le disse: «Questo Cuore brucia di tanto amore per te e per tutti gli uomini che non posso più contenerlo. È necessario perciò che, per mezzo tuo, sia fatto conoscere a tutti, sicché tutti siano ricolmi dei benefici del mio Cuore e siano preservati dagli eterni supplizi».

Chiestole quindi il cuore, dopo averlo immerso nella fornace del Cuore divino, glielo restituì infuocato del medesimo incendio e per tutta la vita essa arse di quel fuoco, né mai si estinse lo spasimo iniziato in quel momento.


12. Non molto tempo dopo le apparve di nuovo il Cuore divino di Gesù. Più sfolgorante del sole e trasparente come un cristallo stava sopra un trono di fiamme; lo cingeva una corona di spine, era sormontato da una croce, mentre la ferita della lancia irradiava splendori.

Mosso dal desiderio di essere fortemente amato dagli uomini, il Signore manifestava alla sua sposa di essere risoluto a far loro conoscere il suo Cuore e per esso spargere largamente i tesori dell'amore, della misericordia, della grazia, della santità e della salvezza.

Aggiungeva che gli era sommamente gradito di vedersi onorato pubblicamente dagli uomini sotto la figura del suo Cuore di carne, per meglio commuovere, con tale immagine, i loro cuori. Dovunque perciò quella immagine venisse onorata, avrebbe operato ogni sorta di benedizioni. Udì inoltre queste parole dal Cuore sacratissimo: «Ho una sete ardente di essere onorato dagli uomini nel santissimo Sacramento: ma non trovo quasi nessuno che si adoperi ad estinguere la mia sete e corrisponda al mio amore». Parole che recarono incredibile angoscia al cuore di Margherita, ardente com'era di amore per Gesù.


Maestra delle «sorelle del piccolo abito»

13. Intanto Margherita Maria, esonerata dall'ufficio di infermiera, nel 1674 fu nominata maestra delle «sorelle del piccolo abito»: ragazze accolte nel monastero, per essere educate, perché una volta diventate giovani, potessero entrare fra le novizie.

In quelle giovani Margherita Maria cercava di ispirare l'orrore del male, l'amore di Dio e della virtù. Affabile e condiscendente in tutto, era però severa quando si trattava di menzogna e di poca sincerità.

Quanto quelle fanciulle la stimassero e la venerassero è cosa che desta meraviglia. Conservarono come sacre reliquie i piccoli doni della maestra e perfino qualche ciocca di capelli che fossero riuscite ad avere. Quando poi sorprendevano la maestra in preghiera, si chiamavano a vicenda per ammirarla.


Nuova apparizione

14. Gesù apparve di nuovo alla sua sposa: dalle sue cinque piaghe e specialmente dal suo Cuore adorabile, si sprigionavano fiamme e fulgori. Le ricordò il suo amore infinito per gli uomini e si lamentò di venir corrisposto con ingratitudine, ostinazione e oltraggi. E aggiunse: «Tu almeno compensa l'ingratitudine del loro abbandono». «E come potrei io, Signore?» rispose essa. E Gesù: «Ecco, ora hai come supplire alla tua debolezza». E aperto il divin Cuore ne uscì una fiamma tanto veemente che a mala pena le ressero le forze per sostenerla.

Le ordinò allora ciò che avrebbe dovuto fare: doveva accostarsi alla santa comunione quanto più spesso gliel'avesse permesso l'ubbidienza e ogni primo venerdì di ciascun mese. Prima della mezzanotte dal giovedì al venerdì, a ricordo della tristezza mortale che oppresse il Redentore degli uomini nel giardino degli ulivi, per lo spazio di un'ora intera doveva giacere prostrata a terra, implorare misericordia per i peccatori e alleviare insieme, in qualche modo, l'amarezza da Lui provata per l'abbandono degli Apostoli.

Doveva guardarsi diligentemente dal nemico, che, in tanti modi, le avrebbe teso insidie; doveva aver per norma l'obbedienza e non doveva far nulla senza il comando dei superiori.

Rimasta come fuori di sé per tale visione, le consorelle che la cercavano, si accorsero che non riusciva né a rispondere né a fare un passo, e così infiammata e tremante la condussero alla superiora.

Margherita Maria, gettandosi alle sue ginocchia, le raccontò a malincuore quanto le era accaduto. Ma la Madre de Saumaise, ricevutala rudemente la mortificò e non volle concederle nulla di quanto il Signore le aveva chiesto. Di ciò essa ne fu quanto mai lieta, dato che nessuna cosa le era più gradita che l'umiliazione e la disistima degli altri.


Sotto la protezione della Vergine

15. Ma quella fiamma che divinamente aveva pervaso le fragili membra di Margherita, le fece contrarre una febbre tanto alta e continua, anche se tollerata da lei volentieri, che la portò a tal punto che sembrava dovesse morire da un momento all'altro.

Madre de Saumaise ordinò allora a Margherita Maria di chiedere a Dio la guarigione; se l'avesse ottenuta, questa sarebbe stata prova sicura che era guidata dallo Spirito divino.

Obbedì alla volontà della superiora e fu subito esaudita. A Margherita malata, infatti, apparve la santissima Madre di Dio, e le disse che era stata inviata dal divin Figlio per restituire alla diletta figlia la salute di prima. Poi con molta bontà, la consolò e le predisse che le restava ancora un lungo cammino da percorrere, sempre sotto la croce, trafitta da chiodi e spine, lacerata da flagelli. Non doveva però temer nulla, perché Essa non l'avrebbe mai abbandonata, ma l'avrebbe tenuta costantemente sotto la sua protezione.

 

4 - IL PADRE LA COLOMBIÈRE E LA GRANDE RIVELAZIONE<



«La visionaria»

16. Davanti a questi fatti Madre de Saumaise non poteva avere più alcun dubbio che i fenomeni che avvenivano in Margherita Maria fossero di origine soprannaturale. Non sentendosi però capace di dirigere una figlia che batteva vie tanto eccelse, credette giustamente necessario di far esaminare il tanto difficile caso da persone religiose di Paray, esperte nella conoscenza e guida delle anime.

Costoro, esaminati i fatti, ritennero Margherita Maria una visionaria e proibirono a lei e alla superiora di accettare e prestar fede a quanto si presentasse di meraviglioso.

Invano Margherita Maria si sforzava con tutte le sue energie di eseguire questo comando, perché il Signore non glielo permetteva. Cadde così in una grande ansietà, perché, mentre Dio continuava a operare con insistenza sulla sua serva, questa aveva l'ordine di ritenere che non era Dio ad agire in lei.

Mentre, in tale stato di perplessità, si credeva abbandonata da Dio, il divino Maestro la tranquillizzò, promettendo di inviarle un suo servo, al quale voleva che manifestasse tutti i segreti da lei conosciuti intorno al suo sacro Cuore: egli infatti era stato scelto a confermarla sulla via straordinaria sulla quale camminava.


"Ecco colui che ti mando"

17. All'inizio dell'anno seguente, giunse a Paray, come superiore della casa dei gesuiti, il venerabile Padre Claudio de la Colombière, la cui scienza e virtù eran tenute in grande stima. La prima volta che mise piede nel monastero della Visitazione, Margherita Maria sentì dentro di sé una voce che le diceva: «Ecco colui che ti mando».


Qualche tempo dopo, terminata una conferenza alle religiose della Visitazione, il Padre La Colombière domandò alla Madre de Saumaise chi fosse la suora da lui vista al posto che le indicò, e rispondendogli che si chiamava Margherita Maria, il Padre aggiunse: _ È un'anima eletta _. Madre de Saumaise ordinò allora a Margherita Maria di manifestare tutto il suo animo al Padre Claudio. Essa si presentò al Padre con grande ripugnanza, ma poi, da lui confortata, si aprì candidamente.

Il Padre La Colombière incoraggiò l'umile suora assicurandola che non doveva avere alcun dubbio sullo Spirito che la guidava, poiché Esso non la sottraeva all'obbedienza. Poteva quindi seguire gli impulsi di Dio, abbandonarsi pienamente e con riconoscenza al suo volere, e ammirare piuttosto la sua bontà dal momento che, nonostante la sua ritrosia, non si era ritirato da lei; accogliesse dunque le sue confidenze e i suoi familiari colloqui con animo riverente, umile e grato.


L'unione dei tre cuori

18. Un giorno il Padre La Colombière, mentre celebrava il divin Sacrificio nella Chiesa della Visitazione, con la partecipazione delle suore, riflettendo sulla bontà del Signore che si comunica a noi per mezzo del santo sacrificio, si sentì infiammare da un nuovo e inesplicabile fervore. Questo stato d'animo fu rivelato anche a Margherita. Ora, mentre essa stava per comunicarsi, Nostro Signore le mostrò il suo Cuore che sembrava una fornace ardente. Altri due cuori si avvicinarono al Cuore di Gesù per unirsi e immergersi in Lui. Sentì allora una voce che diceva: «Così il mio amore unisce in eterno questi tre cuori». Gli altri due cuori erano quello di Margherita e quello di Padre Claudio. Il Signore inoltre ordinò alla sua serva di manifestare al padre i tesori del suo divin Cuore, affinché ne divulgasse il valore e i benefici, e soggiunse che li voleva tutt'e due come fratello e sorella, partecipi ugualmente di queste divine ricchezze.


La grande rivelazione

19. E degna d'eterna memoria la celebre rivelazione fatta a Margherita Maria durante l'ottava della festa del Corpus Domini del 1675. Stando essa dinanzi al santissimo Sacramento, lo Sposo divino profuse alla sua diletta grazie tanto straordinarie, che essa si sentiva spinta fortemente a trovare, a tutti i costi, il modo di ringraziarlo. «Non puoi ricompensarmi, disse Gesù, in modo più gradito che portare a compimento ciò che più volte ti ho chiesto». Scoprendo quindi il suo divin Cuore disse: «Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini da non risparmiare nulla fino al sacrificio supremo senza limiti e senza riserve, per dimostrare il suo amore. La maggior parte di essi però mi ricambia con l'ingratitudine, che manifestano con irriverenze, sacrilegi e con l'apatia e il disprezzo verso di me in questo sacramento d'amore. Ma ciò che maggiormente mi affligge è il vedermi trattato così anche da cuori a me consacrati. Perciò ti chiedo che il venerdì dopo l'ottava del Corpus Domini, sia celebrata una festa per render culto al mio Cuore. In quel giorno i fedeli si accosteranno alla comunione e insieme faranno una riparazione intesa ad onorare il mio Cuore e a compensare gli oltraggi recati al santissimo Sacramento nei giorni nei quali è stato esposto all'adorazione del popolo. Ti prometto che il mio Cuore si dilaterà per effondere abbondantemente le grazie del suo divino amore su coloro che Gli renderanno quest'onore e procureranno che anche altri glielo rendano».

Dopo che il Signore si degnò di parlare così alla sua diletta, essa rispose: «Ma, Signore mio, chiedi queste cose a una creature così misera e peccatrice che con la sua indegnità impedirà i tuoi disegni?». Disse il Signore: «Ingenua creatura! Non sai che io mi servo delle persone più deboli per confondere quelle più forti?». Replicò Margherita: «Allora rendimi capace di fare quanto mi comandi».

Di nuovo il Signore: «Rivolgiti al mio servo (cioè al padre de La Colombière), e digli da parte mia che faccia quanto è in lui per stabilire questa devozione e realizzare i desideri del mio Cuore. Non si abbatta di fronte alle difficoltà che sorgeranno; sappia che è onnipotente colui che diffida totalmente di sé e ripone la sua fiducia soltanto in me».


20. Quando Margherita comunicò al padre Claudio gli ordini ricevuti dal Signore, questi le comandò di mettere in iscritto quanto riguardava la devozione al sacro Cuore ed ogni altra cosa utile alla gloria di Dio, in cui anch'egli aveva parte, e di consegnargli lo scritto per potervi comodamene meditare (1).

I due araldi di questa devozione, scelti dal Signore stesso, il 21 giugno di quello stesso anno 1675, celebrarono per primi la festa del divin Cuore di Gesù Si consacrarono a Lui pronti a intraprendere e soffrire ogni cosa per portare a compimento i suoi disegni.


Indescrivibili sofferenze

21. Di lì a non molto però, venne a mancare a Margherita Maria l'aiuto del padre de la Colombière, che al finire del settembre dell'anno seguente fu mandato alla corte d'Inghilterra, come predicatore della duchessa di York. Margherita Maria soffri molto per questa separazione; ma ne fu ripresa dallo Sposo celeste, il quale la rimproverò dicendole: «Come? Non ti basto io, che sono il tuo principio e la tua fine?».

Partito il padre Claudio da Paray, il Signore permise che Margherita Maria avesse a sostenere indicibili sofferenze in espiazione delle mancanze che si commettevano nel suo monastero. Come conseguenza cadde in una estrema debolezza perché, non sopportando più il suo stomaco alcun cibo, era costretta ad astenersi da ogni alimento. Le venne ordinato di mangiare quanto le si dava, ma siccome rimetteva tutto, la sua salute andava sempre peggiorando. L'ordine allora fu revocato e mutato in quest'altro: doveva nutrirsi di ciò che poteva.

 

(1)Il P. La Colombière conservava gelosamente questo scritto che da lui riportato al termine dei suoi Esercizi di Londra, fu poi pubblicato, dopo la sua morte, nel «Ritiro Spirituale» e letto al refettorio di Paray (cfr dopo al n. 36).

 

5 - IL TESTAMENTO A FAVORE Dl CRISTO<



La «terribile» Madre Greyfié...

22. La Madre de Saumaise, compiuti i sei anni del suo governo, quasi alla stessa epoca, cioè nel 1678, abbandonò Paray, lasciando nelle sue memorie questa testimonianza di Margherita Maria: «Nello spazio di sei anni, durante i quali ho avuto modo di conoscerla molto da vicino, non è mai venuta meno al suo proposito; si poteva perciò essere certi che Dio regnava in lei in tutto, prima di tutto e sopra di tutto, né ha mai accondisceso ad alcuna seduzione dell'animo o del corpo. Per questo suo costante impegno ha ricevuto dalla divina generosità grazie e favori eccezionali, che a loro volta le servivano di sprone per desiderare con sempre maggior ardore croci, umiliazioni e sofferenze. Non c'è nessuno al mondo che desideri onori e piaceri con tale avidità, quanto essa anelasse alle croci e alle umiliazioni. Queste erano le sue delizie, anche se la sua natura tanto delicata, ne risentisse e ne provasse ripugnanza ».

La Madre Greyfié, succeduta alla Madre de Saumaise nel governo del monastero di Paray, trovò che i sentimenti delle consorelle nei confronti di Margherita Maria erano diversi. Per mantenere la concordia mostrava di non dar alcun peso a quanto di straordinario accadeva in Margherita e, se faceva qualcosa che non era gradito alle altre, anche se l'avesse fatto dietro suo ordine o col suo consenso, non dubitava di punirla davanti a tutte.

Questo modo di agire suscitò nella serva di Dio sentimenti di riconoscenza verso la superiora e rafforzò sempre più i legami di una santa amicizia.

...cambia parere

23. Sebbene a Margherita niente stesse più a cuore che far conoscere a tutti gli uomini il Cuore adorabile di Gesù, tuttavia umilissima come era, a motivo della sua ingenuità, non osava intraprendere nulla per timore di guastare e distruggere un'opera così santa.

Intanto però la superiora le proibì di trascorrere in preghiera l'ora, che per ordine del Signore faceva tutte le notti dal giovedì al venerdì. Essa obbedì umilmente ma ogni tanto si presentava alla superiora per esprimerle il timore che il Signore non approvasse questo divieto e le infliggesse qualche castigo. La superiora non si lasciò rimuovere dal suo rifiuto, ma quando vide morire improvvisamente per sbocchi di sangue suor Maria Elisabetta Quarré, in cui aveva riposto le più belle speranze, pensò che ciò fosse in punizione della sua colpa, e concedette nuovamente a Margherita il permesso che le aveva poco prima tolto.


Il Signore dona a Margherita Maria un fedele custode

24. In un periodo di grandi afflizioni spirituali, il Signore benevolmente l'esortò a non perdersi d'animo, perché le avrebbe dato un custode fedele che l'avrebbe accompagnata dappertutto, assistendola in ogni evenienza e aiutandola contro il nemico.

La serva di Dio si valeva costantemente dell'aiuto che le era stato dato, e questi, in momenti di angustia, si faceva anche vedere- da lei. Una volta questo fedele custode per farle comprendere quanto grande amore avesse lo Sposo per lei: «Io sono, disse, uno di quei beati spiriti che stanno più vicini al trono della divina Maestà e che partecipano di più degli ardori del Sacro Cuore di Gesù».


Il testamento

25. Un giorno Margherita si sentì imporre dal cielo di fare al suo Sposo una completa donazione di tutto ciò che aveva e per scrivere il solenne atto fu scelta Madre Greyfié. Questa facendo le parti di notaio, l'ultimo giorno di dicembre dell'anno 1678, mise in iscritto che, in virtù del potere che aveva sopra Margherita Maria, con clausola irrevocabile e assoluta, offriva, dedicava e consacrava al sacro e adorabile Cuore di Gesù tutte le opere buone che Margherita Maria avrebbe potuto compiere nell'intera sua vita e che altri avesse compiuto per lei dopo la morte, affinché il medesimo sacro Cuore ne disponesse di sua libera volontà ed arbitrio in favore di coloro che voleva, vivi o defunti.

Suor Margherita Maria da parte sua dichiarava fermamente di spogliarsi di tutto, eccettuato il desiderio di voler essere per sempre unita al divin Cuore di Gesù e di amarlo solamente per amor di Lui stesso. Tanto la Madre che la suora apposero la loro firma a questo documento che riuscì di sommo gradimento al Signore.

Questi poi disse alla sua sposa che com'ella, per amor suo, aveva rinunziato ad ogni bene, così a sua volta Egli la voleva costituire erede del suo Cuore e di tutte le sue ricchezze. Le ingiunse inoltre di scrivere, su sua dettatura questa donazione col suo proprio sangue. Margherita per renderla più stabile, incise sopra il suo cuore, con la punta di un temperino, il sacro nome di Gesù.


Il ritorno del Padre La Colombière

26. In quei medesimi giorni il Padre La Colombière, messo al bando dall'Inghilterra per motivi di fede, venne a passare per Paray e trovò la Madre Greyfié alquanto perplessa su Margherita Maria e sulle cose singolari che avvenivano in lei. Ma il Padre, da uomo saggio quale era, la rassicurò che per conto suo non aveva alcun dubbio che in lei operasse la grazia di Dio. «E che importa, soggiungeva, che si tratti di illusione del diavolo dal momento che ne provengono i medesimi effetti che producono le grazie di Dio? Ma in realtà non c'è nulla di tutto questo; perché, agendo così per ingannarla, il diavolo ingannerebbe se stesso, giacché l'umiltà, l'obbedienza assoluta, la semplicità e l'abnegazione della propria volontà non sono frutti dello spirito delle tenebre».


Il nome di Gesù sul cuore

27. Nell'autunno dell'anno seguente, suor Margherita Maria, visto che già si rimarginava la ferita che si era prodotta per incidere sul proprio cuore il nome santissimo di Gesù, spinta dal suo ardente amor di Dio, pensò di ravvivarla con la fiamma di una candela. Ma l'effetto sorpassò le sue intenzioni, perché prodottasi una grande piaga, fu costretta ad informarne la superiora, la quale, per evitare danni più gravi, le fece sapere che bisognava usare dei rimedi. Ma l'umilissima suora, terrorizzata al pensiero di dover svelare ad altri il male che si era prodotto per amor di Dio, pregò calorosamente il Signore di togliere la sua sposa da tanta angustia. Il Signore le promise che l'indomani sarebbe guarita; come infatti avvenne.

Non avendo però avuto il tempo di far conoscere la prodigiosa guarigione, ricevette nel frattempo dalla sua superiora un biglietto che le ordinava di mostrare il suo male alla suora che glielo consegnava.

Siccome però non era rimasta alcuna traccia del male, Margherita Maria credette di non dover eseguire l'ordine e si recò subito dalla Madre, la quale però la rimproverò aspramente e volle che mostrasse il posto della ferita alla suora infermiera, anche se non v'era più bisogno di alcun rimedio.

Anche più severamente, per lo spazio di cinque giorni la trattò il divino Sposo, e le disse che, in pena della sua mancanza, non sarebbe più apparso all'esterno il sacro nome, che ella si era impressa con tanto dolore.


Una «disobbedienza» punita

28. Le infermità che continuamente l'affliggevano, ma che del resto costituivano il suo piacere, la costringevano spesso a rimanere in infermeria. Trovandosi ivi già da qualche tempo, il 19 giugno 1680, vigilia della festa del Corpus Domini, ottenne, dietro vive istanze, dalla Madre Greyfié, che era andata a visitarla, il permesso di alzarsi il giorno dopo, per breve tempo, per assistere alla Messa.

La sorella infermiera perciò ebbe l'ordine di portarle qualcosa da mangiare verso l'ora dell'ufficio, facendola poi alzare e condurla alla Messa. La sera però Margherita Maria disse all'infermiera che desiderava di restar digiuna per poter fare la comunione, sperando che il Signore le avrebbe dato forze sufficienti per farlo.

L'infermiera non fece opposizione e pensando che neppure la Madre Greyfié si sarebbe opposta, promise di domandarle il permesso; ma in quel giorno se ne dimenticò. L'indomani, all'alba, aiuta Margherita Maria a vestirsi, poi va diritta a domandare il permesso.

Nello stesso tempo la Madre, entrata nell'infermeria da un'altra porta, vide Margherita Maria che. s'era già alzata da letto con l'intenzione di andare a far la Comunione e, senza prima informarsi, la sgridò severamente: le disse che era troppo attaccata alla propria volontà, mancava di obbedienza, di umiltà, di semplicità. Le disse infine che poteva andare alla Messa e far pure la Comunione, se ciò le piacesse. Dato però che la propria volontà le dava abbastanza vigore per queste cose, così essa a sua volta le ordinava di lasciare l'infermeria per cinque mesi di seguito, di seguire tutti gli esercizi della comunità, di non prendere nessuna medicina e di non mettere piede in infermeria se non per visitare le inferme e render loro qualche servigio, quando occorresse.

L'umilissima suora, prostrata alle ginocchia della superiora; accettò la severa riprensione, chiese perdono e penitenza della sua mancanza e immediatamente si diede ad eseguire quanto le veniva ordinato.


Salute per cinque mesi

29. Il Signore però venne benevolmente in suo aiuto; promise la salute alla sua diletta sposa; salute che godette esattamente cinque mesi, spirati i quali si riversarono sopra di lei tutti i mali che, con tanta avidità, aveva sempre chiesto.

Con tutto ciò stupisce quanto la Madre Greyfié prediligesse questa sua figlia e quanto stimasse le sue virtù e la sua santità. Essa poi, quanto più duramente veniva trattata tanto più rispondeva con l'affetto.

Sul finire dell'anno 1681, essendo Margherita ricaduta di nuovo in una grave malattia, la superiora si senti spinta da capo a farla uscire improvvisamente dall'infermeria e affidarla alle cure del Signore per ridonarle la sanità A quest'ordine la suora, sebbene fosse coi brividi di una alta febbre, si recò nella propria cella, e quivi, apparsole il Signore la sollevò da terra dov'era caduta e, come affidata alle sue sollecitudini, le restituì tanta salute come se non fosse stata mai malata.

 

5 - IL TESTAMENTO A FAVORE Dl CRISTO<



La «terribile» Madre Greyfié...

22. La Madre de Saumaise, compiuti i sei anni del suo governo, quasi alla stessa epoca, cioè nel 1678, abbandonò Paray, lasciando nelle sue memorie questa testimonianza di Margherita Maria: «Nello spazio di sei anni, durante i quali ho avuto modo di conoscerla molto da vicino, non è mai venuta meno al suo proposito; si poteva perciò essere certi che Dio regnava in lei in tutto, prima di tutto e sopra di tutto, né ha mai accondisceso ad alcuna seduzione dell'animo o del corpo. Per questo suo costante impegno ha ricevuto dalla divina generosità grazie e favori eccezionali, che a loro volta le servivano di sprone per desiderare con sempre maggior ardore croci, umiliazioni e sofferenze. Non c'è nessuno al mondo che desideri onori e piaceri con tale avidità, quanto essa anelasse alle croci e alle umiliazioni. Queste erano le sue delizie, anche se la sua natura tanto delicata, ne risentisse e ne provasse ripugnanza ».

La Madre Greyfié, succeduta alla Madre de Saumaise nel governo del monastero di Paray, trovò che i sentimenti delle consorelle nei confronti di Margherita Maria erano diversi. Per mantenere la concordia mostrava di non dar alcun peso a quanto di straordinario accadeva in Margherita e, se faceva qualcosa che non era gradito alle altre, anche se l'avesse fatto dietro suo ordine o col suo consenso, non dubitava di punirla davanti a tutte.

Questo modo di agire suscitò nella serva di Dio sentimenti di riconoscenza verso la superiora e rafforzò sempre più i legami di una santa amicizia.

...cambia parere

23. Sebbene a Margherita niente stesse più a cuore che far conoscere a tutti gli uomini il Cuore adorabile di Gesù, tuttavia umilissima come era, a motivo della sua ingenuità, non osava intraprendere nulla per timore di guastare e distruggere un'opera così santa.

Intanto però la superiora le proibì di trascorrere in preghiera l'ora, che per ordine del Signore faceva tutte le notti dal giovedì al venerdì. Essa obbedì umilmente ma ogni tanto si presentava alla superiora per esprimerle il timore che il Signore non approvasse questo divieto e le infliggesse qualche castigo. La superiora non si lasciò rimuovere dal suo rifiuto, ma quando vide morire improvvisamente per sbocchi di sangue suor Maria Elisabetta Quarré, in cui aveva riposto le più belle speranze, pensò che ciò fosse in punizione della sua colpa, e concedette nuovamente a Margherita il permesso che le aveva poco prima tolto.


Il Signore dona a Margherita Maria un fedele custode

24. In un periodo di grandi afflizioni spirituali, il Signore benevolmente l'esortò a non perdersi d'animo, perché le avrebbe dato un custode fedele che l'avrebbe accompagnata dappertutto, assistendola in ogni evenienza e aiutandola contro il nemico.

La serva di Dio si valeva costantemente dell'aiuto che le era stato dato, e questi, in momenti di angustia, si faceva anche vedere- da lei. Una volta questo fedele custode per farle comprendere quanto grande amore avesse lo Sposo per lei: «Io sono, disse, uno di quei beati spiriti che stanno più vicini al trono della divina Maestà e che partecipano di più degli ardori del Sacro Cuore di Gesù».


Il testamento

25. Un giorno Margherita si sentì imporre dal cielo di fare al suo Sposo una completa donazione di tutto ciò che aveva e per scrivere il solenne atto fu scelta Madre Greyfié. Questa facendo le parti di notaio, l'ultimo giorno di dicembre dell'anno 1678, mise in iscritto che, in virtù del potere che aveva sopra Margherita Maria, con clausola irrevocabile e assoluta, offriva, dedicava e consacrava al sacro e adorabile Cuore di Gesù tutte le opere buone che Margherita Maria avrebbe potuto compiere nell'intera sua vita e che altri avesse compiuto per lei dopo la morte, affinché il medesimo sacro Cuore ne disponesse di sua libera volontà ed arbitrio in favore di coloro che voleva, vivi o defunti.

Suor Margherita Maria da parte sua dichiarava fermamente di spogliarsi di tutto, eccettuato il desiderio di voler essere per sempre unita al divin Cuore di Gesù e di amarlo solamente per amor di Lui stesso. Tanto la Madre che la suora apposero la loro firma a questo documento che riuscì di sommo gradimento al Signore.

Questi poi disse alla sua sposa che com'ella, per amor suo, aveva rinunziato ad ogni bene, così a sua volta Egli la voleva costituire erede del suo Cuore e di tutte le sue ricchezze. Le ingiunse inoltre di scrivere, su sua dettatura questa donazione col suo proprio sangue. Margherita per renderla più stabile, incise sopra il suo cuore, con la punta di un temperino, il sacro nome di Gesù.


Il ritorno del Padre La Colombière

26. In quei medesimi giorni il Padre La Colombière, messo al bando dall'Inghilterra per motivi di fede, venne a passare per Paray e trovò la Madre Greyfié alquanto perplessa su Margherita Maria e sulle cose singolari che avvenivano in lei. Ma il Padre, da uomo saggio quale era, la rassicurò che per conto suo non aveva alcun dubbio che in lei operasse la grazia di Dio. «E che importa, soggiungeva, che si tratti di illusione del diavolo dal momento che ne provengono i medesimi effetti che producono le grazie di Dio? Ma in realtà non c'è nulla di tutto questo; perché, agendo così per ingannarla, il diavolo ingannerebbe se stesso, giacché l'umiltà, l'obbedienza assoluta, la semplicità e l'abnegazione della propria volontà non sono frutti dello spirito delle tenebre».


Il nome di Gesù sul cuore

27. Nell'autunno dell'anno seguente, suor Margherita Maria, visto che già si rimarginava la ferita che si era prodotta per incidere sul proprio cuore il nome santissimo di Gesù, spinta dal suo ardente amor di Dio, pensò di ravvivarla con la fiamma di una candela. Ma l'effetto sorpassò le sue intenzioni, perché prodottasi una grande piaga, fu costretta ad informarne la superiora, la quale, per evitare danni più gravi, le fece sapere che bisognava usare dei rimedi. Ma l'umilissima suora, terrorizzata al pensiero di dover svelare ad altri il male che si era prodotto per amor di Dio, pregò calorosamente il Signore di togliere la sua sposa da tanta angustia. Il Signore le promise che l'indomani sarebbe guarita; come infatti avvenne.

Non avendo però avuto il tempo di far conoscere la prodigiosa guarigione, ricevette nel frattempo dalla sua superiora un biglietto che le ordinava di mostrare il suo male alla suora che glielo consegnava.

Siccome però non era rimasta alcuna traccia del male, Margherita Maria credette di non dover eseguire l'ordine e si recò subito dalla Madre, la quale però la rimproverò aspramente e volle che mostrasse il posto della ferita alla suora infermiera, anche se non v'era più bisogno di alcun rimedio.

Anche più severamente, per lo spazio di cinque giorni la trattò il divino Sposo, e le disse che, in pena della sua mancanza, non sarebbe più apparso all'esterno il sacro nome, che ella si era impressa con tanto dolore.


Una «disobbedienza» punita

28. Le infermità che continuamente l'affliggevano, ma che del resto costituivano il suo piacere, la costringevano spesso a rimanere in infermeria. Trovandosi ivi già da qualche tempo, il 19 giugno 1680, vigilia della festa del Corpus Domini, ottenne, dietro vive istanze, dalla Madre Greyfié, che era andata a visitarla, il permesso di alzarsi il giorno dopo, per breve tempo, per assistere alla Messa.

La sorella infermiera perciò ebbe l'ordine di portarle qualcosa da mangiare verso l'ora dell'ufficio, facendola poi alzare e condurla alla Messa. La sera però Margherita Maria disse all'infermiera che desiderava di restar digiuna per poter fare la comunione, sperando che il Signore le avrebbe dato forze sufficienti per farlo.

L'infermiera non fece opposizione e pensando che neppure la Madre Greyfié si sarebbe opposta, promise di domandarle il permesso; ma in quel giorno se ne dimenticò. L'indomani, all'alba, aiuta Margherita Maria a vestirsi, poi va diritta a domandare il permesso.

Nello stesso tempo la Madre, entrata nell'infermeria da un'altra porta, vide Margherita Maria che. s'era già alzata da letto con l'intenzione di andare a far la Comunione e, senza prima informarsi, la sgridò severamente: le disse che era troppo attaccata alla propria volontà, mancava di obbedienza, di umiltà, di semplicità. Le disse infine che poteva andare alla Messa e far pure la Comunione, se ciò le piacesse. Dato però che la propria volontà le dava abbastanza vigore per queste cose, così essa a sua volta le ordinava di lasciare l'infermeria per cinque mesi di seguito, di seguire tutti gli esercizi della comunità, di non prendere nessuna medicina e di non mettere piede in infermeria se non per visitare le inferme e render loro qualche servigio, quando occorresse.

L'umilissima suora, prostrata alle ginocchia della superiora; accettò la severa riprensione, chiese perdono e penitenza della sua mancanza e immediatamente si diede ad eseguire quanto le veniva ordinato.


Salute per cinque mesi

29. Il Signore però venne benevolmente in suo aiuto; promise la salute alla sua diletta sposa; salute che godette esattamente cinque mesi, spirati i quali si riversarono sopra di lei tutti i mali che, con tanta avidità, aveva sempre chiesto.

Con tutto ciò stupisce quanto la Madre Greyfié prediligesse questa sua figlia e quanto stimasse le sue virtù e la sua santità. Essa poi, quanto più duramente veniva trattata tanto più rispondeva con l'affetto.

Sul finire dell'anno 1681, essendo Margherita ricaduta di nuovo in una grave malattia, la superiora si senti spinta da capo a farla uscire improvvisamente dall'infermeria e affidarla alle cure del Signore per ridonarle la sanità A quest'ordine la suora, sebbene fosse coi brividi di una alta febbre, si recò nella propria cella, e quivi, apparsole il Signore la sollevò da terra dov'era caduta e, come affidata alle sue sollecitudini, le restituì tanta salute come se non fosse stata mai malata.

6 - ASSISTENTE E MAESTRA DELLE NOVIZIE<



La corona di spine

30. Un giorno, mentre Margherita si accostava alla divina Eucaristia, nell'Ostia consacrata le apparve il Signore nell'atto di cingere la sua sposa con una corona di spine e la esortò a riceverla come pegno di un'altra corona che stava per imporle e che l'avrebbe resa a Lui somigliante.

E di fatto, poco dopo, colpita alla testa per casuali indicenti, ebbe a soffrire atroci sofferenze, delle quali era assai più riconoscente al suo Signore che se le avesse donato i diademi dei più potenti sovrani del mondo. Durante le notti insonni poi, si reputava beata di poter passare il tempo col divino sposo, felicissima che il dolore le impedisse di poggiare la testa sul guanciale, come il Signore Gesù che non poteva poggiare il capo sopra la croce.


Muore il Padre La Colombière

31. Nel mese di agosto di quell'anno, ritornò a Paray il Padre La Colombière per farsi curare dalla gravissima malattia che lo affliggeva e che, per i dolori e la debolezza, l'aveva prostrato a tal segno da poter appena parlare.

Prima però che iniziasse l'inverno, poté recarsi qualche volta al monastero della Visitazione e rivedere suor Alacoque e le altre figlie spirituali. Ma ancora per poco, perché le sue condizioni di salute precipitarono tanto, che tutti compresero che il clima di Paray non era confacente alla sua salute. Si pensò di trasferirlo in riva al Rodano o a Lione, oppure a Vienne per respirare l'aria nativa. In gran segreto furono fatti i preparativi per il viaggio e, il 29 gennaio 1682, il fratello del Padre che lo doveva accompagnare, era già arrivato a Paray, quando la signora di Mayneaud di Bisefranc, subodorata la cosa, la manifestò a Margherita Maria. Questa la incaricò di dire a Padre Claudio di non partire, se poteva farlo senza mancare all'obbedienza.

Il Padre chiese che Margherita Maria gli spiegasse il motivo per iscritto, ed essa scrisse in un biglietto: «Mi ha detto di voler qui il sacrificio della sua vita». Così fu rimandato il viaggio.

Il 15 febbraio 1682, verso le sette pomeridiane, il padre Claudio La Colombière morì a Paray. Recata la notizia al monastero la mattina del giorno seguente, Margherita Maria disse: «Pregate per lui, fate pregare per lui». Ma verso le undici soggiunse: «Cessate di affliggervi: invocatelo e non temete di nulla, poiché ora può portarvi aiuto più di prima». Meravigliata la Madre Greyfié che Margherita non avesse chiesto alcun permesso di far penitenza e preghiere per il defunto padre, come era solita fare per gli altri, si sentì rispondere con dolcezza e ilarità: «Non ha nessun bisogno di preghiere; si trova infatti in condizione di pregare per noi, poiché per la bontà e la misericordia del sacro Cuore di Gesù, egli gode di una bella sede in Cielo. Solamente per soddisfare di qualche negligenza nell'esercizio dell'amor di Dio, la sua anima è stata privata della visione beatifica dal momento della morte fino al momento della sua tumulazione.

Frattanto l'umile suora si adoperava per ricuperare il biglietto spedito al Padre prima di morire, ma il Padre Bourguignet, superiore della residenza dei gesuiti, rispose che avrebbe dato più volentieri l'archivio della casa che quel profetico biglietto.


Sollecitudine per le anime del Purgatorio

32. Quanta compassione sentisse Margherita Maria per le anime che si purificavano nel fuoco del Purgatorio, è veramente incredibile. Non di rado il Signore permetteva che si presentassero davanti a lei manifestandole i loro pentimenti. Ed essa pregava con l'ardore più vivo e si addossava le loro sofferenze fino a che non sapesse che eran giunte al possesso della bramata visione beatifica di Dio.


La nuova superiora Madre Melin

33. Il giorno dell'Ascensione del Signore del 1684, la Madre Greyfié, terminati gli anni del suo superiorato, lasciò il monastero di Paray e le succedette Madre Cristina Melin, che, educata nel monastero di Paray, ben conosceva la virtù di Margherita Maria e la stimava tantissimo.

Il cambiamento della superiora riuscì sgradito a Margherita Maria, specialmente perché non la riprendeva come faceva spesso e pesantemente Madre Greyfié. Ancor più doloroso le riuscì il fatto che Madre Melin, desiderosa di averla presso di sé come assistente, ottenne che la comunità delle religiose la eleggesse a tale ufficio. Essa però cercava di consolarsi per quella carica ricevuta tanto a malincuore, dedicandosi ai servigi più umili: offrendo il suo aiuto alle suore di cucina, portando la legna e lavando le stoviglie.


Maestra delle novizie

34. Alla fine del medesimo anno, Margherita Maria fu nominata maestra delle novizie, su richiesta delle stesse, nella speranza che con l'insegnamento e gli esempi di tale maestra avrebbero più agevolmente raggiunta la perfezione della vita che incominciavano. E vi fu chi, finito il tempo del noviziato, volle tornare ad affidarsi alla sua direzione.

Margherita Maria poneva a base della vita religiosa la volontà di Dio: insegnava che la volontà di Dio era la norma di tutte le azioni, e bisognava rinunziare per sempre alla propria volontà, spogliandosi di ogni affetto estraneo, distaccarsi da tutte le cose, disprezzare se stesse e partecipare a tutte le preghiere e atti religiosi; soggiungeva tuttavia che bisognava pregare sempre. Iniziava in pari tempo le sue dilette novizie alla devozione verso il santissimo Cuore di Gesù, di cui parlava spesso; ed esse accoglievano le esortazioni della fervente maestra con la massima disponibilità e con l'ardente desiderio di metterle in pratica.

 

7 - «IL RITIRO SPIRITUALE» E L'AUTOBIOGRAFIA<



La festa del Sacro Cuore in noviziato

35. All'avvicinarsi del giorno stabilito da Gesù stesso, da consacrarsi al suo sacratissimo Cuore, nell'anno 1685 (era il 20 giugno), Margherita Maria tracciò, a penna, un'immagine del Cuore di Gesù. Le sue novizie da lei infervorate, si alzarono a mezzanotte, eressero un piccolo altare, ottenuto il permesso vi collocarono sopra quell'immagine e l'adornarono con devozione. Al mattino ciascuna di esse si consacrò e si offri al S. Cuore come sua proprietà. La loro maestra intanto proclamava beate loro, le prescelte dal Signore, per dare inizio alla devozione verso il divin Cuore. Tutto il giorno fu trascorso dalle novizie nell'onorare, lodare e benedire l'umilissimo e soavissimo Cuore di Gesù.

Quanta gioia provasse Margherita Maria a questo primo trionfo del Cuore di Gesù, è facile immaginarlo. Ma alla letizia tennero dietro dure reazioni.

Quando si venne a sapere nel resto del monastero ciò che era successo nel noviziato, non mancarono delle religiose che rimproverarono aspramente la serva di Dio e le sue discepole perché di propria iniziativa, dicevano, volevano imporre alle altre suore preghiere e devozioni inconsuete, il che era proibito dalle costituzioni.

Sorte queste contese, Madre Melin, per amor di concordia, vietò di fare in noviziato, davanti agli occhi delle altre religiose, alcunché di simile; in privato però rimaneva lecito alle novizie di praticare le loro devozioni.


Il «Ritiro Spirituale» del P. La Colombière

36. In breve però la situazione cambiò completamente. L'anno precedente era stato stampato a Lione il Ritiro Spirituale del Padre Claudio La Colombière.

Non molto dopo, il libro fu portato a Paray e letto in refettorio, con grande gusto e devozione di quelle suore. Tutte infatti avevano tanta stima del Padre che nessuna di esse aveva dubbio alcuno sul contenuto di quelle pagine.

Si giunse al brano nel quale si raccontava di una certa persona favorita da Dio con familiari comunicazioni e alla quale, mentre essa se ne stava in preghiera davanti al santissimo Sacramento, il Signore aveva chiesto di adoperarsi per stabilire la festa del suo santissimo Cuore, il nono giorno dopo la solennità del Corpus Domini. Questa stessa persona poi aveva trasmesso all'autore del Ritiro l'ordine di Dio.

Al racconto, le religiose compresero che tra le mura del loro monastero era accaduta qualcosa di soprannaturale e di divino e che la persona ornata di così eccelsi privilegi era suor Margherita Maria Alacoque.

Finita al refezione, durante la ricreazione, una delle consorelle non dubitò di farsi incontro a Margherita Maria e parlargliene apertamente. Essa, senza smentire le cose narrate nel Ritiro, nelle quali aveva avuto un ruolo principale, rispose che da ciò doveva trarre giusto motivo di amare la propria abiezione.

La festa del Sacro Cuore in monastero

39. A così gravi molestie seguirono grandi consolazioni. Essendo infatti imminente il giorno stabilito dal Signore per rendere onore al suo Cuore divino, proprio quella suor Maria Maddalena des Escures, che l'anno avanti si era rifiutata di recarsi in noviziato ad adorarvi il Cuore sacratissimo di Gesù, chiese alla serva di Dio un'immagine dello stesso divin Cuore e la collocò su un altarino, all'ingresso del coro delle religiose.

In quell'auspicatissimo giorno del 21 giugno 1686, le religiose, recandosi al coro, osservarono l'altarino e, meravigliate della novità, furono intimamente commosse e, mutati immediatamente gli animi, a gara adorarono il Cuore divino e lo glorificarono con ardente devozione. Si propose subito di far dipingere un quadro che rappresentasse quel santo mistero e ciascuna poteva chiedere del denaro ai propri congiunti per l'esecuzione.

Madre Melin, ispirata da Dio, pensò che prima di dipingere il quadro bisognava costruire una cappella per collocarvelo. Le «sorelle del piccolo abito» offrirono, per la costruzione, il denaro sottratto ai loro minuti piaceri. Mai come in quell'occasione fu deprecata la povertà del monastero. A tale indigenza si rimediò con un lavoro assiduo ed efficace: dai registri del monastero risulta che quell'anno l'orto fu coltivato con tanta alacrità che il raccolto venne raddoppiato.

Non c'è da meravigliarsi che, dopo questa lettura del Ritiro, l'opinione della santità di lei presso tutte le consorelle venisse profondamente confermata.


Il Padre Rolin e l'«Autobiografia»

37. Nell'anno 1685 il Signore affidò la direzione dell'anima della sua serva al Padre Ignazio Rolin, che trovavasi nella casa dei Gesuiti di Paray. A lui essa fece la confessione di tutta la sua vita, ed egli dopo aver ascoltato e aver riflettuto seriamente, le ordinò di mettere in iscritto tutto quanto le era accaduto durante l'intera sua vita. Così ella, mossa dall'obbedienza, compose quella Autobiografia alla quale dobbiamo la conoscenza di molte cose che diversamente avremmo assolutamente ignorato (l).


38. In quello stesso periodo di tempo si dovette dimettere una novizia che non aveva la vocazione per il loro istituto.

Tutto lo scontento e il risentimento non solo dei laici, ma anche delle suore, si riversò contro Margherita Maria maestra delle novizie.

Il Padre Rolin dissipò le sue ansie, le fece coraggio, la esortò seriamente a non dar retta alle contestazioni che erano sorte. I sentimenti di ostilità di cui era vittima erano provocate soltanto dal demonio. Doveva anzi ritenere quelle cose come permesse da Dio per provare l'umiltà, la pazienza, la mansuetudine della sua sposa. Doveva piuttosto ringraziare molto Iddio che in quel modo le manifestava il suo amore.


(1) Segnaliamo: S. Margherita M. Alacoque: Autobiografia - Edizioni ADP Roma III ed. 1990, a cura di L. Filosomi S.I.

 

8 - LA GRANDE PROMESSA<

 

40. Frattanto la devozione al Sacro Cuore di Gesù si propagava anche in altri monasteri della Visitazione, come a Semur-en-Auxois, per opera della Madre Greyfié, allora superiora del monastero; a Dijon per impegno di Madre de Saumaise, validamente coadiuvata da suor Giovanna Maddalena Joly; a Moulins per l'interessamento della Madre Soudeilles, alla quale Margherita Maria aveva scritto su questo argomento più di una volta.

41. Con il consenso e l'incoraggiamento del Padre Rolin, nell'anno 1686, Margherita Maria si obbligò, con voto, di consacrarsi con una unione più strettamente possibile al sacratissimo Cuore di Gesù. Promise di rimettersi totalmente a Lui nelle gioie e nei dolori, e, dimentica completamente di sé, di amarlo, di offrirgli riparazione, e di voler essere per sempre una sua vittima, operando e soffrendo tutto in silenzio.

Promise, inoltre, di voler amare di cuore tutti i suoi avversari, di ritenerli come i suoi principali amici, di adoperarsi a loro vantaggio e di fare ad essi tutto quel bene che avrebbe avuto la possibilità di fare.


La «Grande Promessa»

42. Il Signore Gesù poi si degnò di rivolgere alla sua fedele sposa queste parole:

«Ti prometto, nell'eccessiva misericordia del mio Cuore, che a coloro che si accosteranno alla sacra mensa per nove mesi consecutivi, ogni primo venerdì del mese, l'onnipotente amore del mio Cuore concederà il dono della penitenza finale: non moriranno in stato di peccato, né senza ricevere i santi sacramenti; e il mio Cuore in quegli ultimi istanti sarà per loro sicuro asilo».


La guarigione del fratello Giacomo

43. Sul finire di quel medesimo anno, Giacomo Alacoque, fratello della serva di Dio e parroco di Bois-Sainte-Marie, si ammalò tanto gravemente che tre medici lo avevano dato per spacciato. L'altro fratello, Crisostomo, spedì un messo a Margherita Maria perché pregasse per il fratello moribondo. Essa ricevuta la triste notizia, annunciò che non sarebbe morto e, allontanatasi dal messo, andò a pregare davanti al santissimo Sacramento. Ritornata ilare in volto, confermò che il fratello non sarebbe morto di quella malattia, e in questo senso scrisse anche a quelli di casa sua. Difatti otto giorni dopo era guarito da ogni infermità. Per ottenere la guarigione del fratello, la sorella aveva fatte molte promesse al Signore, il quale le fece sapere che avrebbe concesso la grazia e restituita la sanità, e l'avrebbe fatto santo, purché questi rispondesse ai suoi disegni e alle sue grazie.

All'inizio dell'anno seguente la sorella inviò una lettera al fratello guarito per fargli conoscere quel che aveva promesso a Dio per lui; lasciasse perciò l'attaccamento alle cose terrene, la passione per il gioco d'azzardo e ponesse maggiore impegno nel frenare le passioni. Doveva imparare a sperare tutto dal Sacro Cuore del Signore, che tanto lo prediligeva e voleva che si facesse assolutamente santo. Per questo l'aveva conservato incolume e gli aveva mandato quella malattia per richiamarlo e condurlo più speditamente sulla via della perfezione.

Qual dolore avrebbe recato alla sorella se, non assecondando la volontà di Dio, avesse rifiutato e resi vani e inutili i suoi santi consigli. Se non avesse sacrificato tutto al Signore, per l'avvenire non avrebbe avuto più né pace né serenità. Per ottenere questo avrebbe dovuto faticar molto, ma non gli sarebbero mancate né la grazia di Dio, né la forza, né il soccorso del Sacro Cuore del Signore nostro Gesù Cristo.

44. Si aprì così la via alla propagazione della devozione al santissimo Cuore di Gesù nella parrocchia di Bois-Sainte-Marie. Crisostomo infatti, provvide a sue spese alla costruzione di una cappella, nella chiesa parrocchiale, dedicata al Sacro Cuore; Giacomo istituì una fondazione perché venisse celebrata in perpetuo una Messa ogni venerdì. Di queste opere, fatte per sua esortazione, Margherita Maria ne ebbe una grande gioia.

Intanto la devozione al divin Cuore di Gesù, per iniziativa e incitamento della serva di Dio andava divulgandosi a Moulins da madre de Soudeilles e a Digione da madre de Saumaise.

45. La madre Maria Cristina Melin, rieletta superiora, espresse di nuovo il desiderio di riavere per assistente Margherita Maria. Le suore dettero volentieri il loro consenso. La cosa riuscì invece molto gravosa all'interessata, la quale scriveva poco dopo a una sua amica: Confesso d'aver sentito moltissimo, in questa occasione, la mia debolezza e la mancanza di sottomissione. Per sottrarmi infatti all'ufficio sono ricorsa a molte persone; ma tutto è stato vano. Bisogna proprio abbandonare noi stessi e dimenticarci completamente e non desiderare e non aspirare più a nulla per trovare tutto in Dio.

 

9 - VISITANDINE E GESUITI<

 

46. Da lungo tempo l'umile religiosa si sentiva spinta a chiedere, per intercessione di san Francesco di Sales, tutte le grazie necessarie al suo caro istituto della Visitazione, e in special modo le virtù fondamentali del suo ordine: la perfezione nell'unione e nella carità fraterna.

Avendo il Signore più volte respinto questa domanda, disse: «Dio mio, io non mi allontanerò da Te fino a quando non mi concederai questa grazia e, finché avrò vita, impiegherò quanto è in me per impetrarla». Rispose il Signore: «Accoglierò la tua preghiera, se verrà eseguito quanto ti domando. Bisogna che ogni religiosa esamini rigorosamente se stessa per conoscere ciò che è di impedimento a questa mia grazia. Impedimento grave, infatti, è quella certa gelosia e invidia delle une verso le altre e, insieme, la freddezza del cuore, che distrugge la carità e rende inutili le mie grazie».

E san Francesco di Sales, che era presente, aggiunse: «Una vera figlia della Visitazione dev'essere una vittima vivente a somiglianza di Gesù Cristo».

Un altro giorno la santa Fondatrice disse a Margherita Maria: «Le vere figlie della Visitazione devono godere nella croce e nelle umiliazioni: il loro trionfo, infatti, consiste unicamente nella croce».

«È finito, non accadrà più nulla»

47. Nel giorno della festa della Visitazione, il 2 luglio 1687, suor Margherita pregava con tutto il fervore per il suo Ordine dinanzi al santissimo Sacramento. Il Signore disse alla sua sposa: «Non mi parlare più di questo argomento; le religiose consacrate sono sorde alla mia voce e distruggono le fondamenta dell'edificio; se si pensa di basarlo su altro fondamento, io lo rovescerò».

Fu necessario che s'interponesse la Madre di Dio per difendere la causa della Visitazione, e, dopo lungo contendere, la Madre celeste riportò vittoria.

Il demonio, divenuto furibondo e ardente d'ira, suscitò un'orrenda bufera che pareva volesse rovesciare il monastero e la chiesa; per due volte furono strappate le tende delle grate del coro e fu udita per l'aria la voce di Satana che diceva: «Sarei riuscito a distruggere l'Ordine della Visitazione se non fosse stato sorretto da quella forte colonna, contro la quale non ho alcun potere».

Si racconta che fu tanto veemente il fragore, che una religiosa che pregava con suor Margherita davanti al santissimo Sacramento, si alzò precipitosamente per fuggire, ma fu trattenuta da lei che le disse: «Non temere; è finito, non accadrà più nulla». A queste parole si rasserenò l'animo di lei e comprese che Margherita Maria aveva avuto una visione.


La visione del 2 luglio 1688

48. Le cose andarono meglio, e l'anno seguente, mentre, nel giorno della festa della Visitazione, Margherita Maria pregava davanti al santissimo Sacramento, vide un luogo molto alto e spazioso, di bellezza meravigliosa. Al centro, come in un trono di fuoco sfolgorava il sacratissimo Cuore di Gesù; da un lato c'era la beatissima Vergine, dall'altro san Francesco di Sales e il Padre de la Colombière; vi apparivano pure le figlie della Visitazione accompagnate dai loro angeli custodi.

La Regina del Cielo esortò le sue figlie con queste parole: «Venite, figlie dilette, avvicinatevi». E additando il divin Cuore, continuava: «Ecco questo divino tesoro che è stato manifestato soprattutto per voi, perché predilige il vostro Istituto e, come suo Beniamino, lo ama in modo del tutto particolare e a preferenza di altri e lo vuole arricchire di questo dono. Non basta però che voi godiate di tanto tesoro, ma bisogna che ne rendiate partecipi anche gli altri e lo distribuiate con abbondanza nel mondo intero, perché col prenderne non finisce, anzi, quanto più vi si attinge, più ne rimane da attingere».

Rivolgendosi quindi al Padre de La Colombière, disse: A te, servo fedele del mio divin Figlio, viene assegnata gran parte di questo prezioso tesoro, poiché, se alle figlie della Visitazione è dato di chiamare gli uomini a conoscerlo e amarlo, per poterlo distribuire a tutti, ai Padri della Compagnia è affidato l'incarico di mostrarne l'utilità e il valore.


La Cappella del Sacro Cuore in monastero

49. Fu per la serva di Dio un giorno di grande gioia il 7 settembre del 1688, quando, condotta a termine la cappella del Sacro Cuore di Gesù, costruita nel monastero di Paray, si celebrò la festa dell'inaugurazione, festa alla quale partecipò anche tutta la città. Il pio sodalizio dei Sacerdoti di Paray e i curati delle parrocchie vicine si riunirono nella chiesa parrocchiale e di là si recarono processionalmente al chiostro del monastero e al piccolo santuario, dove si radunò gran folla di fedeli. Il sacro rito cominciò verso l'una del pomeriggio e terminò alle tre.

50. Molto più a lungo però, si protrasse la contemplazione e l'estasi di Margherita Maria. Essa poi, pur non volendo, anzi con suo grande dispiacere, suscitava in mezzo al popolo sempre maggior venerazione per la sua persona, e, ad aumentarla, ci si metteva pure il Signore.

Così accadde a Suor Maria Lazzara Dusson, la quale sentendo leggere a refettorio al vita di santa Caterina da Siena, pensò che sarebbe stata ben felice se avesse potuto vedere una persona che rassomigliasse alla Santa. Il Signore, internamente, le rispose: «Guarda, tu hai sott'occhio la mia diletta, alla quale non sono stato meno prodigo di grazie e di favori». E volgendosi attorno, si vide di fronte suor Margherita Maria, che in quel tempo era assistente della comunità.


Messaggio al Re di Francia

51. Come sappiamo da una lettera indirizzata a Madre de Saumaise, a Margherita Maria venne affidato dal Cielo una missione di straordinaria importanza. In essa, con la consueta semplicità, scrive che le era stato comandato di mandare al Re di Francia il seguente messaggio: «Il Signore desiderava regnare nel palazzo reale e soprattutto nel cuore del Re; voleva che la sua immagine fosse dipinta nelle bandiere, scolpita nelle armi per renderle vittoriose. Inoltre voleva che Gli venisse innalzato un tempio, in cui venisse esposta l'immagine del Sacro Cuore per ricevere la consacrazione e gli onori di tutta la corte. E infine il Signore lo aveva scelto, come suo fedele amico, per impetrare dalla Santa Sede la celebrazione della Messa in suo onore e gli altri privilegi annessi alla devozione al Sacro Cuore».

Per assicurare la realizzazione di tali desideri, suor Margherita Maria Alacoque aggiungeva i suoi consigli.

Avendo Dio scelto il Padre de la Chaise come ammonitore del re, la Madre de Saumaise, senza far menzione alcuna di Margherita Maria, doveva valersi dell'opera di quell'insigne religioso della Compagnia di Gesù presso il re. La Madre de Saumaise accettò volentieri l'incarico e credette ispirazione di Dio servirsi, come mediatrice, della Madre Ludovica Croiset, superiora del monastero di Chaillot. Ivi, infatti, era rifugiata l'infelice regina d'Inghilterra, Maria Beatrice d'Este, presso la quale, quand'era duchessa di York, era stato predicatore il padre de La Colombière. Per mezzo di simili appoggi si sperava di aver libero accesso a Luigi XIV.

Quale il risultato? Fu trasmesso al re l'ammonimento celeste? Al re mancò il coraggio di eseguirlo? Di questa faccenda nulla è stato tramandato per iscritto. Dall'insieme delle cose si può però congetturare, che se nella famiglia reale non vi fosse stata nessuna conoscenza del messaggio, Luigi XVI non avrebbe potuto emettere un voto in tal senso. L'infelice re, infatti, si obbligò con voto di impegnarsi affinché in tutta la Francia si istituisse un giorno di festa in onore del Sacro Cuore di Gesù, da celebrarsi in perpetuo, il nono giorno dopo la solennità del Corpus Domini, ed egli stesso e la sua reale famiglia e il regno intero si sarebbero consacrati al divin Cuore. A tempo opportuno, avrebbe fatto costruire e decorare, a sue spese, una cappella o almeno un altare. Nel voto dunque, che nel turbinio della Rivoluzione Francese pronunziò Luigi XVI, sembra quasi descritto quel che per mezzo di Margherita Maria fu ordinato a Luigi XIV.

 

10 - «È MORTA LA SANTA DELLE SANTE MARIE»<



L'ultima malattia

52. Il giorno 8 ottobre del 1690, Margherita Maria fu colpita da un'infermità che sarebbe stata l'ultima. Fu costretta a mettersi a letto; ma il dottor Billet non la giudicò affatto grave.

Nei primi giorni della malattia fu presa dal timore dei divini giudizi, ma dopo la confessione il timore si mutò in fiducia, tanto che si sentiva come consumata dall'amore e dal desiderio di unirsi a Dio. Convinta che dopo breve tempo sarebbe morta, la mattina del 16 ottobre domandò di ricevere il Corpo di Cristo in forma di Viatico, cosa che non ottenne, perché nessuno pensava che fosse in pericolo imminente di vita. Essendo però ancora digiuna, desiderò la santa Eucaristia, che ricevette con serafico ardore, consapevole che sarebbe stata l'ultima comunione.

Soffriva atroci dolori ma con animo tanto gioioso, che, benché bramasse ardentemente di godere Dio, avrebbe preferito rimanere in quei tormenti fino al giorno del giudizio, se tale fosse stata la divina volontà.

Nell'ultimo giorno di vita, Margherita Maria viene di nuovo presa dal terrore dei divini giudizi: trema, si umilia, si annienta davanti a Cristo Crocifisso e, sospirando, implora misericordia. Non molto dopo però ritorna alla serenità e alla tranquillità di prima, ed esclama: «Canterò in eterno le misericordie del Signore» (Sal 88, 2).

Si lamenta tuttavia che, per tutta la sua vita, non aveva saputo amare Iddio; prega perciò le consorelle che ne domandino perdono a Dio per lei e per riparare la sua negligenza, e raccomanda loro di amare Dio sopra ogni cosa.


La chiave dell'armadio

53. L'umilissima religiosa, angustiata dal timore che dopo la sua morte si facesse, in qualche modo, menzione di lei o rimanesse qualche ricordo della sua persona, domandò alla superiora di non rivelare le cose intime che le aveva comunicato e di non parlare mai di quel che poteva tornare in sua lode.

Pregò poi suor Péronne Rosalia de Farges di scrivere al Padre Rolin perché distruggesse le lettere che gli aveva mandato e conservasse inviolato il segreto tante volte da lei richiesto. Supplicò anche la stessa consorella che prendesse il quaderno scritto da lei per ordine di Padre Rolin, suo direttore e lo desse alle fiamme, aggiungendo che lei non poteva farlo, perché il Padre le aveva proibito di distruggerlo prima che egli lo avesse esaminato.

Suor de Farges riuscì a persuaderla a consegnare la chiave dell'armadio alla superiora e a fare per il resto il sacrificio della propria volontà al Signore. Essa acconsentì, ma il fatto fece cadere la moribonda in una grande tristezza (1).


Nel Cuore di Gesù Cristo

54. Saputo poi che la superiora aveva avuto cura di avvertire i parenti: «Io non vedrò nessuno, esclamò, bisogna ormai morire e sacrificare tutto a Dio». Alle cinque pomeridiane del 17 ottobre, fu colta da tale crisi di debolezza che sembrava stesse per spirare; domandò di nuovo il Viatico; ma riavutasi poco dopo, il medico giudicò che non c'era tutta questa urgenza e che si poteva aspettare il giorno dopo.

Margherita Maria disse a suor de Farges che non era necessario che glielo dessero, perché, l'ultima volta che aveva avuto la comunione, Dio stesso l'aveva avvertita che la ricevesse come Viatico. E desiderando sempre più di unirsi a Dio andava ripetendo: «Quale gioia, quando mi dissero: Andremo alla casa del Signore» (Sal 121, 1).

Mentre la suora infermiera pensava che si dovesse richiamare la superiora uscita poco prima, e un'altra diceva che non era necessario, Margherita Maria disse: «Sì, sì, fatela venire», e giunta la superiora, le chiese di farle amministrare l'estrema unzione, aggiungendo che non aveva più bisogno del medico, ma soltanto di Dio e desiderava di inabissarsi nel Cuore di Gesù Cristo.

Accorsero tutte le suore e recitarono le preghiere dei moribondi, mentre le veniva amministrato l'olio santo. Al termine della quarta unzione, invocando il nome santissimo di Gesù, Margherita Maria lasciò questa vita mortale. Era il martedì del 17 ottobre 1690.


«È morta la santa»

55. Grande fu il cordoglio del monastero; le suore piangevano tutte. Alcune si rimproveravano di aver tardato tanto a riconoscerla per quello che era veramente. Tutte testimoniavano che aveva lasciato un chiarissimo esempio di santità.

Appena si sparse nella cittadina la notizia della sua morte, se ne fece lutto come di una pubblica calamità e tutti per le strade dicevano ad alta voce: «È morta la santa». Anche i bambini, a loro modo, esclamavano: «È morta la santa delle sante Marie» (2).

Il mattino seguente, appena fu aperta la Chiesa e si vide esposto nel coro delle religiose il corpo esanime di suor Alacoque, accorse a vederlo una grande moltitudine di gente e si fece ressa per toccare con oggetti devoti il cadavere. Non furono sufficienti due religiose a tale ufficio; tutti desideravano e domandavano insistentemente che venisse dato loro qualche cosa che era appartenuta alla defunta religiosa. Ma la sua povertà era tanta che oltre al libro delle Regole e al flagello, non si trovò altro presso di lei.

La sera del 18 ottobre, il corpo della serva di Dio fu deposto nel sepolcro del monastero, sotto il coro delle religiose; mai, per la sepoltura di una suora, s'era visto un concorso tanto numeroso di persone, appartenenti a ogni ceto sociale. I Sacerdoti poi che erano entrati nel chiostro, vollero avere qualcosa per conservarla come una vera reliquia.

 

(1) Così fu salvata dalle fiamme l'Autobiografia.

(2) Il popolo chiamava le visitandine «le sante Marie».

11 - SANTA DOPO 230 ANNI<

 

56. Omettendo la parte del decreto che narra il lungo iter del processo di canonizzazione della Santa, ricorderemo soltanto che, dopo più di un secolo, il 30 marzo 1824, Leone XII «affidò alla Sacra Congregazione dei Riti l'incarico di prendere in esame la causa dell'umile religiosa».

Pio IX, il 18 settembre del 1864 la dichiara beata e soltanto il 13 maggio 1920, dopo 230 anni dalla sua morte, Benedetto XV la iscrive nel catalogo dei Santi.

Vogliamo invece riportare alcuni brani che chiudono il decreto di canonizzazione e ci parlano del Santo, canonizzato insieme a santa Margherita Maria, e della devozione del Sacro cuore.


San Gabriele dell'Addolorata

57. A lei abbiamo associato, con lo stesso decreto il Beato Gabriele della Vergine Addolorata della Congregazione dei Chierici Scalzi della Santissima Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, il quale nella sua breve vita, trascorsa tra le pareti del suo convento, si rese preclaro esempio di tutte le virtù, sì che la sua fama si sparse meritamente per il mondo e moltissimi ottennero miracoli per sua intercessione.


La devozione verso il divin Cuore

58. A noi conviene rallegrarci di cuore e ringraziare vivamente Iddio che vive nei secoli dei secoli, per aver benedetto con ogni benedizione spirituale la sua serva Margherita Maria ed averla eletta a suscitare una rinnovata devozione verso il divin Cuore del nostro Salvatore.

Dal giorno della suprema manifestazione di questa volontà fino ad oggi. è andato sempre più crescendo il numero di coloro che si studiano di riparare l'ingratitudine e la diserzione degli uomini da Dio. La solennità destinata ad onorare il Cuore Sacratissimo è diffusa in tutto il mondo e moltissime sono le cappelle e le chiese ad esso dedicate, dove accorrono i fedeli a implorare misericordia dal Sacro Cuore e la grazia della penitenza finale.

Tuttavia è ancora grande il numero di coloro che non si danno pensiero di Dio e dei suoi comandamenti; enorme l'ignoranza dei doveri verso il nostro Creatore! Preoccupati degli affari umani, molti dimenticano la vita spirituale ed eterna e ardiscono perfino proferire bestemmie contro quel Cuore.


Due nuovi santi

59. Ecco dunque, fedeli, due nuovi Santi, germogliati dal grembo fertilissimo della Chiesa di Dio, che vengono proposti al vostro culto e alla vostra imitazione per allontanare tanti mali da questo mondo.

Essi vissero in epoche diverse: Santa Margherita Maria anche durante la vita ebbe da Dio la rivelazione di grandi cose; San Gabriele visse nell'oscurità del suo chiostro. Tutti e due però si consacrarono totalmente a Dio come ostie viventi per placare la divina giustizia e implorare misericordia per tutti. Giacché Iddio «ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1,51), col compiere prodigi mirabili, li volle esaltare anche dinanzi agli uomini fino agli onori supremi, perché servano di esempio a tutti coloro che con tutte le forze amano e cercano solamente Dio...

Dato in Roma presso San Pietro, l'anno del Signore 1920, nel giorno 13 del mese di maggio, anno sesto del nostro Pontificato,

Io BENEDETTO, Vescovo della Chiesa Cattolica

Tratto da BENEDETTO XV,La meravigliosa storia di S. Margherita M. Alacoque, a c. di LUIGI FILOSOMI S.J., Roma: ADP, 1990/3; titolo originale: Bulla Canonizationis Beatae Margaritae Mariae Alacoque, virginis, monialis professa ordinis visitationis B.M.V. (AAS 12 [1920], 486-514).

Il testo si può richiedere presso: SEGRETARIATO NAZIONALE DELL'APOSTOLATO DELLA PREGHIERA, 00186 Roma - Via degli Astalli, 16, Tel. (06) 678.60.65/679.83.86.