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La Nuova Evangelizzazione, che, ancora oggi nel terzo millennio è oggetto di tavole rotonde, dibattiti, conferenze, convegni, per la maggior parte dei cristiani praticanti è ancora considerata come una opzione, e non come una necessità urgente e possibile. Noi crediamo che per realizzarla sicuramente occorre da parte di tutto il popolo di Dio, come ci ricordava spesso Giovanni Paolo II, “un nuovo ardore, nuovi metodi e nuove espressioni”. L’Italia e l’Europa, anche se già evangelizzate, hanno bisogno di essere rievangelizzate. I battezzati hanno bisogno di essere rievangelizzati. Il mondo ha bisogno di speranza e non ci saranno grandi segni di speranza fino a quando, noi cristiani del XXI Secolo, non sapremo testimoniare un’esistenza bella, arricchita dalla gioia dei salvati, dall’amicizia e non prenderemo sul serio il comando di Gesù “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15). “Andate, ammaestrate tutte le nazioni”, battezzate, insegnate, osservate “tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 19-20), “siate testimoni” (At 1,8), “fate questo in memoria di me” (Lc 22,19), “amatevi gli uni gli altri” (Gv 15,12). Come membra vive dell’unico Corpo di Cristo vogliamo

  • essere testimoni di speranza: “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l`abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo" (1Gv 1,1-3).
  • contribuire con tutte le nostre forze ricevute dalla bontà del Creatore e dalla grazia del Redentore, all’incremento della Chiesa e alla sua continua ascesa nella santità (cfr. LG n°33)
  • far si che ogni cosa abbia Cristo come capo e Dio sia tutto in tutti (Ef 1,10;1 Cor 15,28)
  • e con Maria Regina della Pentecoste portare il fuoco dell'evangelizzazione in tutto il mondo e ad ogni creatura (anche agli audiolesi)

perché lo Spirito di Dio “ Ruah” soffio vitale, possa fare di ognuno di noi delle creature “realmente viventi”, nel corpo e nello spirito.


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La Misericordia Divina nella mia anima

La Misericordia Divina nella mia anima(Iøquaderno)

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I° Quaderno

II° Quaderno

III° Quaderno

IV° Quaderno

V° Quaderno

VI° Quaderno

LA MISERICORDIA DIVINA NELLA MIA ANIMA

Diario - Sr. Faustina

I° QUADERNO

O Amore Eterno, ordini di dipingere la Tua santa immagine E ci sveli la fonte inconcepibile della Misericordia. Tu benedici chi si avvicina ai Tuoi raggi, Ed all'anima nera dai il candore nella neve. O Gesù dolce, hai eretto qui il trono della Tua Misericordia, Per aiutare i peccatori e ridar loro la gioia. Dal Tuo Cuore squarciato, come da limpida fonte, Sgorga il conforto per le anime ed i cuori contriti. Erompe senza posa dal cuore degli uomini L'onore e la gloria per questa Immagine. Ogni cuore inneggi alla Divina Misericordia In ogni momento e nei secoli dei secoli. Dio Mio Se guardo verso il futuro, m'investe la paura, Ma perché inoltrarsi nel futuro? Mi è cara soltanto l'ora presente, Perché il futuro forse non albergherà nella mia anima. Il tempo passato non è in mio potere Per cambiare, correggere od aggiungere qualche cosa. Né i sapienti, né i profeti han potuto far questo. Affidiamo pertanto a Dio ciò che appartiene al passato. O momento presente, tu mi appartieni completamente, Desidero utilizzarti per quanto è in mio potere, E nonostante io sia piccola e debole, Mi dai la grazia della tua onnipotenza. Perciò, confidando nella Tua Misericordia, Avanzo nella vita come un bambino, Ed ogni giorno Ti offro il mio cuore Infiammato d'amore per la Tua maggior gloria.

+ G.M.G. DIO E ANIME. O Re di Misericordia, guida la mia anima Suor M. Faustina delSS.mo Sacramento Wilno, 28.VII.1934 O Gesù mio, con fiducia verso di Te Intreccio migliaia di corone e so Che fioriranno tutte, E so che fioriranno tutte, quando le illuminerà il Sole Divino. + O grande Divin Sacramento, Che nascondi il mio Dio, O Gesù, resta con me ogni momento, Ed il mio cuore non sarà preso dal timore. + G.M.G. Wilno, 28.VII.1934 +

Primo fascicolo DIO E LE ANIME Sii adorata, o Santissima Trinità, ora e in ogni tempo. SIi adorata in tutte le Tue opere e in tutte le Tue creature. Ammirata ed esaltata la grandezza della Tua Misericordia, o Dio. Debbo prender nota 4 degli incontri della mia anima con Te, o Dio, nei momenti particolari delle Tue visite. Debbo scrivere di Te, o Incomprensibile nella Misericordia verso la povera anima mia. La Tua santa volontà è la vita della mia anima. Ho avuto quest'ordine da chi Ti sostituisce per me, o Dio, qui in terra e m'insegna la Tua santa volontà. Vedi, Gesù, com'è difficile per me scrivere e che non so descrivere chiaramente ciò che provo in fondo all'anima. O Dio, può forse la penna descrivere cose per le quali talvolta non esistono nemmeno le parole? Ma, o Dio, mi ordini di scrivere; questo mi basta.

Varsavia, I.VIII.1925 L'INGRESSO IN CONVENTO. Fin dall'età di sette anni avvertii la suprema chiamata di Dio, la grazia della vocazione alla vita religiosa. A sette anni intesi per la prima volta la voce di Dio nella mia anima, cioè la chiamata ad una vita più perfetta, ma non sempre ubbidii alla voce della grazia. Non incontrai nessuno che mi chiarisse queste cose. Diciottesimo anno di vita; insistente richiesta ai genitori del permesso di entrare in convento; rifiuto categorico dei genitori. Dopo tale rifiuto mi diedi alle vanità della vita, non rivolgendo alcuna attenzione alla voce della grazia, sebbene l'anima mia / non trovasse soddisfazione in nulla. Il richiamo continuo della grazia era per me un gran tormento, però cercavo di soffocarlo con i passatempi. Evitavo d'incontrarmi con Dio intimamente e con tutta l'anima mi rivolgevo verso le creature. Ma fu la grazia di Dio ad avere il sopravvento nella mia anima. Una volta ero andata ad un ballo con una delle mie sorelle. Quando tutti si divertivano moltissimo, l'anima mia cominciò a provare intimi tormenti. Al momento in cui cominciai a ballare, scorsi improvvisamente Gesù accanto a me, Gesù flagellato, spogliato 2 delle vesti, tutto coperto di ferite, che mi disse queste parole: « Quanto tempo ancora ti dovrò sopportare? Fino a quando mi ingannerai?». All'istante si spense l'allegro suono della musica; scomparve dalla mia vista la compagnia in cui mi trovavo.

Rimanemmo soli Gesù e io. Mi sedetti accanto alla mia cara sorella, facendo passare per un mal di testa quanto era accaduto dentro di me. Poco dopo abbandonai la compagnia e la sorella senza farmi scorgere e andai nella cattedrale di S. Stanislao Kostka. Era quasi buio. Nella cattedrale c'erano poche persone. Senza badare affatto a quanto accadeva intorno, mi prostrai, le braccia stese, davanti al SS.mo Sacramento e chiesi al Signore che si degnasse di farmi conoscere ciò che dovevo fare. Udii allora queste parole: « Parti immediatamente per Varsavia; là entrerai in convento ». Mi alzai dalla preghiera, andai a casa e sbrigai le cose indispensabili. Come potei, misi al corrente mia sorella di quello che era avvenuto nella mia anima, le chiesi di salutare i genitori e così, con un solo vestito, senza nient'altro, arrivai a Varsavia. Quando scesi dal treno e vidi che ciascuno andava per la sua strada, fui presa dalla paura: che fare? ove rivolgermi, dal momento che non conoscevo nessuno? E dissi alla Madre di Dio: « Maria, fammi strada, guidami Tu! ».

Immediatamente udii dentro di me queste parole: di andare fuori dalla città in un villaggio, dove avrei trovato un alloggio sicuro per la notte. Feci così, e trovai tutto come la Madre di Dio mi aveva detto. Il giorno dopo di buon mattino feci ritorno in città ed entrai nella prima chiesa che mi si parò dinanzi. Qui mi misi a pregare, per conoscere che cosa volesse ancora Iddio da me. Le SS. Messe si susseguivano una dietro l'altra. Durante una di queste, mi sentii dire: « Va' da questo sacerdote e spiegagli ogni cosa; egli ti dirà quello che dovrai fare ». Terminata la S. Messa, / entrai nella sacrestia e gli raccontai tutto ciò che era accaduto nell'anima mia, pregandolo di indicarmi dove entrare, in quale convento. In un primo momento il sacerdote rimase sorpreso, tuttavia mi raccomandò d'aver molta fiducia perché Iddio avrebbe continuato a provvedere. « Nel frattempo - egli disse - ti manderò da una pia signora, presso la quale potrai restare fino al giorno del tuo ingresso in un convento». Quando mi presentai a quella signora, mi ricevette con grande affabilità. In quel tempo cominciai a cercare un convento, ma a qualsiasi porta ebbi a bussare, incontrai un netto rifiuto.14 Il dolore attanagliava il mio cuore e dissi al Signore Gesù: « Aiutami. Non lasciarmi sola ». Bussai infine alla nostra porta. Quando mi venne incontro la Madre Superiora, l'attuale M. Generale Suor Michaela, dopo un breve colloquio mi disse di andare dal Padrone di casa e domandargli se mi accoglieva. Capii subito che dovevo chiederlo al Signore Gesù. Tutta felice mi recai in cappella e chiesi a Gesù: « Padrone di questa casa, sei disposto ad accettarmi? Una delle suore di qui m'ha mandata da Te con tale domanda».

Immediatamente udii questa voce: « Ti accolgo; sei nel Mio Cuore ». Quando tornai dalla cappella, la Madre Superiora mi chiese prima di tutto: « Ebbene, il Signore ti ha accettata?

». « Si », le risposi. Ed essa: « Se ti ha accettata il Signore, t'accetterò anch'io ». Fu così ch'io venni ammessa in convento. Per varie ragioni tuttavia dovetti rimanere nel mondo per più d'un anno ancora, presso quella pia signora. A casa mia però, non feci più ritorno. In quel periodo dovetti lottare contro molte difficoltà, ma Dio non mi risparmiò la sua grazia e cominciò ad invadermi sempre più la nostalgia di Dio. La signora che mi ospitava, per quanto fosse molto devota, non comprendeva però la felicità della vita religiosa e, nella sua schietta semplicità, cominciò a prospettarmi altri progetti di vita, ma io sentivo di avere un cuore così grande, che nulla avrebbe potuto colmano. Mi rivolsi allora verso Dio con tutta la mia anima assetata di Lui. Fu durante l'ottava del Corpus Domini. Dio inondò l'anima mia di una luce interiore tale da farmeLo riconoscere più profondamente come il sommo bene e la suprema bellezza. Compresi quanto Dio mi amasse: dall'eternità il suo amore per me! Fu durante i vespri; con le parole semplici che mi sgorgavano dal cuore, feci a Dio / voto di castità perpetua. Da quel momento provai una maggiore intimità con Dio, mio Sposo; da quel momento costruii nel mio cuore una celletta dove m'incontravo sempre con Gesù.

Venne finalmente il momento in cui s'aprì per me la porta del convento. Era la sera del primo agosto, vigilia della Madonna degli Angeli. Mi sentivo infinitamente felice; mi pareva di essere entrata nella vita del paradiso. Dal mio cuore erompeva, unica, la preghiera della gratitudine. Dopo tre settimane però, m'accorsi che qui era così poco il tempo dedicato all'orazione e che c'erano molte altre cose che mi spingevano nell'intimo ad entrare in un convento di regola più stretta. Tale pensiero prendeva sempre più forza dentro di me, ma non era questa la volotità di Dio. Tuttavia quel pensiero, cioè quella

tentazione si consolidava sempre più, tanto che un giorno decisi di parlarne con la Madre Superiora e di uscire decisamente dal convento. Tuttavia Iddio diresse le circostanze in modo tale che non potei accedere alla Madre Superiora. Prima di andare a riposare, entrai nella cappellina e domandai a Gesù di illuminarmi su questo problema; ma non ottenni nulla nel mio intimo; solo s'impadronì di me una strana inquietudine che non riuscii a comprendere. Tuttavia, nonostante tutto, mi proposi di rivolgermi alla Madre Superiora di primo mattino, subito dopo la S. Messa e comunicarle la decisione presa. Andai verso la cella; le suore erano già coricate e le luci spente. Entrai, angosciata e insoddisfatta, nella

cella. Non sapevo più che fare. Mi buttai a terra e cominciai a pregare con fervore per conoscere la volontà di Dio. Dappertutto silenzio, come in un tabernacolo. Tutte le suore, simili a bianche ostie rinchiuse dentro il calice di Gesù, riposavano e solo dalla mia cella Iddio udiva il gemito di un'anima. Non sapevo che, senza autorizzazione, non era consentito pregare nelle celle dopo le nove di sera. Dopo un momento, nella mia cella si fece un chiarore e vidi sulla tenda il volto di Gesù molto addolorato. Piaghe vive su tutto il Volto e grosse lacrime cadevano sulla coperta del mio letto. Non sapendo che cosa tutto ciò potesse significare, domandai a Gesù: « Gesù, chi ti ha causato un simile dolore? ». E Gesù rispose: « Tu Mi causerai un simile dolore, se uscirai da questo ordine. È qui che

t'ho chiamata e non altrove e ho preparato per te molte grazie ». Domandai perdono a Gesù e mutai all'istante la decisione che avevo presa. Il giorno dopo ci fu la nostra confessione. Raccontai tutto quello che era avvenuto nella mia anima ed il confessore mi rispose che era evidente in ciò la volontà di Dio, che dovevo rimanere in questa Congregazione e che non dovevo nemmeno pensare ad un altro ordine. Da quel momento mi sento sempre felice e contenta. Poco tempo dopo mi ammalai. La cara Madre Superiora mi mandò, assieme ad altre due suore, a passare le vacanze a Skolimòw, un po' fuori Varsavia. In quel tempo domandai al Signore Gesù: « Per chi ancora devo pregare? ».

Gesù mi rispose che la notte seguente m'avrebbe fatto conoscere per chi dovevo pregare.

Vidi l'Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro, non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ed unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è l'ardente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria « Stella del Mare ». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d'uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: « La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia ». Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgatorio.

Fine del postulato 29.IV.1926. I superiori mi mandarono a Cracovia per il noviziato. Una gioia inimmaginabile regnava nella mia anima. Quando arrivammo in noviziato, stava morendo Suor. Qualche giorno dopo Suor... viene da me e mi ordina di andare dalla Madre Maestra a dirle di chiedere al suo confessore, Don Rospond, di celebrare una S. Messa per lei con l'aggiunta di tre giaculatorie. In un primo momento acconsentii, ma il giorno dopo pensai di non andare dalla Madre Maestra, poiché non capivo bene se si era trattato di un sogno o dii realtà. E non andai. La notte seguente si ripeté la stessa cosa in modo più chiaro, per cui non ebbi più alcun dubbio. Malgrado ciò la mattina decisi di non parlarne ancora alla Maestra. «Gliene parlerò soltanto quando la vedrò durante il giorno ». Ad un

tratto incontrai nel corridoio quella suora defunta; mi rimproverò di non essere andata subito ed una grande inquietudine s'impadronì della mia anima. Allora corsi immediatamente dalla Madre Maestra e le raccontai tutto l'accaduto. La Madre mi rispose che avrebbe provveduto. Nella mia anima ritornò subito la pace. Il terzo giorno quella suora tornò di nuovo e mi disse: « Iddio gliene renda merito ». Al momento della vestizione, Dio mi fece conoscere quanto avrei dovuto soffrire. Vidi chiaramente a che cosa mi stavo impegnando. Fu questione di un attimo di tale sofferenza; poi il Signore inondò nuovamente l'anima mia con grandi consolazioni. Verso la fine del primo anno di noviziato, cominciò a farsi scuro nella mia anima. Non provo alcuna soddisfazione nella preghiera; la meditazione per me è una gran fatica; la paura comincia ad impossessarsi di me. Penetro a fondo nel mio intimo e non vi scorgo nulla, all'infuori di una grande miseria. Vedo anche chiaramente la grande santità di Dio; non oso alzare gli occhi fino a Lui, ma mi prostro nella polvere ai Suoi piedi e méndico la Sua Misericordia. Passò così circa la metà dell'anno, ma lo stato della mia anima non cambiò affatto. La nostra cara Madre Maestra m'infuse coraggio in quei momenti difficili. Ciò nonostante questa mia sofferenza aumenta sempre più. Si avvicina il secondo anno di noviziato. Al pensiero che debbo fare i voti, la mia anima rabbrividisce. Qualunque cosa legga, non la comprendo; non sono in grado di meditare. Mi sembra che la mia preghiera non sia gradita a Dio. Quando mi accosto ai santi Sacramenti, mi pare di offendere ancor di più Dio. Il confessore però non mi ha permesso di tralasciare nemmeno una sola volta la S. Comunione. Dio operava in modo singolare nella mia anima. Non capivo assolutamente nulla di quello che mi diceva il confessore. Le più semplici verità della fede mi erano divenute del tutto incomprensibili. La mia anima si tormentava non trovando soddisfazione da nessuna parte. In un certo momento mi venne una forte idea di essere respinta da Dio. Questo pensiero spaventoso mi trafisse l'anima da parte a parte; per questa sofferenza la mia anima cominciò ad agonizzare. Volevo morire e non potevo. Mi venne il pensiero: « A che scopo cercare di acquistare le virtù? Perché mortificarsi, se tutto ciò non è gradito a Dio? ». Quando ne parlai con la Madre Maestra, ricevetti questa risposta: « Sappia, sorella, che Iddio la destina ad una grande santità. È un segno che Dio la vuole in paradiso, molto vicino a Sé. Sorella, abbia molta fiducia nel Signore Gesù ». il tremendo pensiero di essere respinti da Dio è il tormento che in realtà soffrono i dannati. Mi rifugiai nelle Piaghe di Gesù. Ripetevo parole di speranza, ma quelle parole divennero per me un tormento ancora maggiore. Andai davanti al SS.mo Sacramento e cominciai a dire a Gesù: « Gesù, Tu hai detto che è più facile che una madre dimentichi il bambino che allatta, piuttosto che Iddio dimentichi una Sua creatura e se pure essa lo dimenticasse, Io Dio non dimenticherò la Mia creatura. Senti, Gesù, come geme la mia anima? Ascolta i vagiti strazianti della Tua bambina. Ho fiducia in Te, o Dio, poiché il cielo e la terra passeranno, ma la Tua Parola dura in eterno». Però non trovai sollievo nemmeno per un istante. Un giorno, subito dopo la sveglia, mentre mi metto alla presenza di Dio, incomincia ad assalirmi la disperazione. Buio estremo nella mia anima. Ho lottato come ho potuto fino a mezzogiorno. Nelle ore pomeridiane cominciò ad impossessarsi di me un vero terrore di morte; mi cominciarono a venir meno le forze fisiche. Rientrai in fretta nella cella e mi gettai in ginocchio davanti al Crocifisso e cominciai ad implorare misericordia. Gesù però non ascolta le mie grida. Sento che mi vengono a mancare del tutto le forze fisiche; cado a

terra; la disperazione si è impadronita della mia anima. Sto vivendo pene infernali che realmente non differiscono in nulla da quelle dell'inferno. Sono rimasta in quello stato per tre quarti d'ora. Avrei voluto andare dalla Maestra - non ne ebbi la forza. Volevo gridare – la voce mi venne a mancare. Per fortuna però entrò nella cella una suora. Quando mi vide in quello stato così fuori dal normale, avverti subito la Maestra. La Madre venne subito. Appena entrò nella cella, disse queste parole: « In virtù della santa obbedienza, le chiedo di alzarsi da terra ». Immediatamente una forza misteriosa mi sollevò da terra e mi trovai in piedi accanto alla cara Maestra. Con parole affettuose mi spiegò che quella era una prova mandata da Dio: « Sorella, abbia tanta fiducia; Iddio è sempre Padre, anche quando mette alla prova ». Tornai ai miei doveri, come se fossi uscita dalla tomba. I miei sensi erano come impregnati di ciò che aveva sperimentato la mia anima. Durante la funzione serale la mia anima cominciò ad agonizzare in un buio spaventoso. Sento che sono in balia del Dio Giusto e che sono oggetto del Suo sdegno. In quei terribili momenti ho detto a Dio: « O Gesù, che nel Vangelo Ti paragonasti alla più tenera delle madri, ho fiducia nella Tua Parola, poiché Tu sei la verità e la vita. Gesù, confido in Te contro ogni speranza, contro ogni sentimento, che ho nel mio intimo ed è contrario alla speranza. Fa' di me quello che vuoi; non mi allontanerò da Te, poiché Tu sei la sorgente della mia vita ». Quanto sia tremendo questo tormento dell'anima, lo può capire soltanto chi ha provato su di sé simili momenti. Nella notte mi fece visita la Madonna con in braccio il Bambino Gesù. La mia anima fu piena di gioia e dissi: « O Maria, Madre mia, lo sai quanto terribilmente soffro? ».

E la Madonna mi rispose: « Lo so quanto soffri, ma non temere, io partecipo e parteciperò sempre alla tua sofferenza ». Sorrise amabilmente e scomparve. Immediatamente nella mia anima ritornò la forza e tanto coraggio. Questo però durò soltanto un giorno. Sembrava quasi che l'inferno avesse congiurato contro di me. Un odio tremendo cominciò ad insinuarsi nella mia anima, un odio contro tutto ciò che è santo e divino. Mi sembrava che questi tormenti dello spirito dovessero far parte per sempre della mia esistenza. Mi rivolsi pertanto al Santissimo Sacramento e dissi a Gesù: « O Gesù, Sposo della mia anima, non vedi che la mia anima sta morendo andando a Te? Come puoi nasconderTi così ad un cuore

che Ti ama con tanta sincerità? Perdonami Gesù; si compia in me la Tua santa volontà. Soffrirò in silenzio, come una colomba, senza lamentarmi. Non permetterò al mio cuore nemmeno un solo gemito di doloroso lamento ». Fine del noviziato. Le sofferenze non diminuiscono affatto. Debolezza fisica; dispensa da tutte le pratiche di pietà, o meglio loro sostituzione con giaculatorie. Venerdì Santo. Gesù attrae il mio cuore nel centro infuocato dell'amore. Ciò è avvenuto durante l'adorazione serale. Improvvisamente la presenza di Dio s'impadronì di me. Dimenticai ogni cosa. Gesù mi fa conoscere quanto ha sofferto per me. Questo durò molto brevemente. Una nostalgia tremenda. Un desiderio ardente di amare Dio. I presi voti. Un ardente desiderio di annientarmi per Dio mediante un amore attivo, ma che sfugga all'occhio anche delle suore che mi stanno più vicino. Anche dopo i voti però

l'oscurità continuò a regnare nella mia anima fino a circa metà dell'anno. Durante la preghiera Gesù penetrò tutta l'anima mia. L'oscurità scomparve. Udii nell'intimo queste parole: «Tu sei la Mia gioia, tu sei delizia del Mio cuore ». Da quel momento percepii nel cuore, cioè nel mio intimo, la Santissima Trinità. In maniera sensibile mi sentii inondata di luce divina. Da allora la mia anima vive in intimità con Dio, come un bimbo col proprio padre affezionato. Una volta Gesù mi disse: « Va' dalla Madre Superiora e pregala di autorizzarti a portare il cilicio per sette giorni e durante la notte ti alzerai una volta e verrai in cappella ». Risposi di si, ma avevo una certa difficoltà a recarmi dalla Superiora. Verso sera Gesù mi chiese: « Fino a quando rimanderai?». Decisi di parlarne alla Madre Superiora al primo incontro. il giorno dopo prima di mezzogiorno mi accorsi che la Madre Superiora andava in refettorio e siccome la cucina, il refettorio e la stanzetta di Suor Luisa si trovano quasi assieme, invitai la Madre Superiora nella stanzetta di Suor Luisa e le riferII la richiesta di Gesù. La Madre mi rispose: « Non le permetto di portare nessun cilicio. Nel modo più assoluto. Se Gesù le dà la forza di un colosso, le permetterò queste mortificazioni ». Mi scusai con la Madre per averle fatto perdere tempo ed uscII dalla stanzetta. All'improvviso vidi Gesù in piedi sulla porta della cucina e Gli dissi: « Mi ordini di andare a chiedere delle penitenze, che la Madre Superiora non intende permettere ». Allora Gesù mi disse: «Ero qui durante il colloquio con la Superiora e so tutto e non voglio le tue mortificazioni, ma l'obbedienza. Con questo Mi dai una grande gloria ed acquisti dei meriti per te ». Una delle Madri, quando venne a conoscere il mio stretto rapporto con Gesù, mi disse che ero una povera illusa. Mi disse che Gesù manteneva rapporti simili solo coi santi « e non con anime peccatrici come lei, sorella ». Da quel momento fu come se diffidassi di Gesù. In un colloquio mattutino dissi a Gesù: «

Gesù, non sei per caso un'illusione? ». Gesù mi rispose: « Il Mio amore non delude nessuno ». + Una volta stavo riflettendo sulla SS. Trinità, sull'Essenza di Dio. Volevo assolutamente approfondire e conoscere chi è questo Dio... In un istante il mio spirito venne come rapito in un altro mondo. Vidi un bagliore inaccessibile e in esso come tre sorgenti di luce, che non riuscii a comprendere. E da quella luce uscivano parole sotto forma di fulmini, che si aggiravano attorno al cielo ed alla terra. Non comprendendo nulla di questo, mi rattristai molto. Improvvisamente dal mare di luce inaccessibile usci il nostro amato Salvatore, di una bellezza inconcepibile, con le Piaghe sfavillanti: E da quella luce si

udì questa voce: « Qual è Dio nella Sua essenza, nessuno potrà sviscerarlo, né la mente angelica, né umana ». Gesù mi disse: « Procura di conoscere Dio attraverso la meditazione dei Suoi attributi ». Un momento dopo Gesù tracciò con la mano il segno della croce e scomparve. + Una volta vidi una gran folla di gente nella nostra cappella, davanti alla cappella e sulla strada, perché non c'era posto nella cappella. La cappella era addobbata per una solennità. Vicino all'altare c'era un gran numero di ecclesiastici, poi le nostre suore e molte di altre congregazioni. Aspettavano tutti la persona che doveva prendere posto sull'altare. Ad un tratto sentii una voce che diceva che io dovevo prendere il posto sull'altare. Però appena uscii dall'abitazione, cioè dal corridoio per attraversare il cortile ed andare in cappella seguendo la voce che mi chiamava, ecco che tutta la gente cominciò a gettarmi addosso tutto quello che poteva: fango, sassi, sabbia, scope, tanto che in un primo momento rimasi indecisa se proseguire o meno; ma quella voce mi chiamava con insistenza ancora maggiore ed allora, nonostante tutto, cominciai ad avanzare coraggiosamente. Quando attraversai la soglia della cappella, i superiori, le suore, le educande e perfino i genitori cominciarono a colpirmi con quello che potevano tanto che, volente o nolente, dovetti salire in fretta al posto destinato sull'altare. Non appena occupai il posto destinato, subito quella stessa gente e le educande, e le suore, e i superiori, e i genitori, tutti cominciarono a tendere le mani ed a chiedere grazie ed io non provavo alcun risentimento verso di loro, che m'avevano scagliato addosso tutta quella roba ed anzi stranamente provavo un amore particolarissimo proprio per quelle persone che mi avevano costretta a salire più rapidamente nel posto a me destinato. In quel momento la mia anima fu inondata da una felicità inconcepibile ed udii queste parole: « Fa' quello che vuoi, distribuisci grazie come vuoi, a chi vuoi e quando vuoi». E subito la visione scomparve. Una volta sentii queste parole: « Va' dalla Superiora e chiedi che ti permetta di fare ogni giorno un'ora di adorazione per nove giorni; durante questa adorazione cerca di fare la tua preghiera con Mia Madre. Prega di cuore in unione con Maria; procura inoltre in questo tempo di fare la Via Crucis ». Ottenni il permesso non per un'ora intera, ma soltanto per il tempo che avevo, dopo compiuti i miei doveri. Dovevo fare quella novena per la patria. Il settimo giorno della novena vidi la Madonna fra cielo e terra, in una veste chiara. Pregava con le mani giunte sul petto e lo sguardo rivolto al cielo e dal suo Cuore uscivano dei raggi di fuoco, alcuni dei quali erano diretti verso il cielo, mentre gli altri coprivano la nostra terra. Quando parlai di alcune di queste cose col confessore, mi rispose che potevano provenire realmente da Dio, ma che potevano anche essere un'illusione. Siccome avevo spesso dei cambiamenti, non avevo un confessore fisso e per di più facevo una fatica incredibile ad esporre cose di quel genere. Perciò pregavo ardentemente perché il Signore mi concedesse una grande grazia, quella di avere un direttore spirituale. Ma questa grazia l'ottenni soltanto dopo i voti perpetui, quando venni a Wilno. Si tratta di Don Sopocko. Il Signore me l'aveva fatto conoscere interiormente, prima che arrivassi a WIIno. Se avessi avuto fin dall'inizio un direttore spirituale, non avrei sprecato tante grazie del Signore. Un confessore può essere di grande aiuto per un'anima, ma può anche procurarle molto danno. Oh! come dovrebbero stare attenti i confessori all'azione della grazia di Dio nell'anima dei loro penitenti. Questa è una cosa di grande importanza. Dalle grazie di un'anima si può conoscere il suo stretto rapporto con Dio. Una volta venni citata al giudizio di Dio. Stetti davanti al Signore faccia a faccia. Gesù era tale e quale è durante la Passione. Dopo un momento scomparvero le Piaghe e ne rimasero solo cinque: alle mani, ai piedi ed al costato. Vidi immediatamente tutto lo stato della mia anima, cosi come la vede Iddio. Vidi chiaramente tutto quello che a Dio non piace. Non sapevo che bisogna rendere conto al Signore anche di ombre tanto piccole. Che momento! Chi potrà descriverlo? Trovassi di fronte altre volte Santo! Gesù mi domandò: «Chi sei? ». Risposi: « Io sono una tua serva, Signore ». « Devi scontare un giorno di fuoco nel purgatorio ». Avrei voluto gettarmi immediatamente fra le fiamme del purgatorio, ma Gesù mi trattenne e disse: « Che cosa preferisci: soffrire adesso per un giorno oppure per un breve tempo sulla terra? ». Risposi: « Gesù, voglio soffrire in purgatorio e voglio soffrire sulla terra sia pure i più grandi tormenti fino alla fine del mondo ». Gesù disse: « E sufficiente una cosa sola. Scenderai in terra e soffrirai molto, ma non per molto tempo ed eseguirai la Mia volontà ed i Miei desideri ed

un Mio servo fedele ti aiuterà ad eseguirla. Ora posa il capo sul Mio petto, sul Mio Cuore ed attingivi forza e vigore per tutte le sofferenze, dato che altrove non troverai sollievo, né aiuto, né conforto. Sappi che avrai molto, molto da soffrire, ma questo non ti spaventi. Io sono con te ». Poco dopo mi ammalai. I disturbi fisici furono una scuola di pazienza per me. Solo Gesù sa quanti sforzi di volontà dovetti fare per adempiere i miei doveri. Gesù quando intende purificare un'anima, usa gli strumenti che vuole. La mia anima si sente completamente abbandonata dalle creature. Talvolta l'intenzione più retta viene interpretata male dalle suore. Questa è una sofferenza molto dolorosa, ma il Signore la permette e bisogna accettarla, perché questo ci fa assomigliare maggiormente a Gesù. Una cosa non sono riuscita a comprendere per molto tempo, cioè che Gesù mi ordinava di dire tutto ai superiori, mentre i superiori non credevano alle mie parole e mi commiseravano come fossi stata una povera illusa o una vittima della mia fantasticheria. Per questo motivo, temendo di essere un'illusa, decisi di evitare interiormente Dio, dato che avevo paura delle illusioni. Ma la grazia di Dio m'inseguiva ad ogni passo e quando meno me l'aspettavo, Iddio mi rivolgeva la parola. +

Un giorno Gesù mi disse che avrebbe fatto scendere il castigo su di una città, che è la più bella della nostra Patria. il castigo doveva essere uguale a quello inflitto da Dio a Sodoma e Gomorra. Vidi la grande collera di Dio ed un brivido mi scosse, mi trafisse il cuore. Pregai in silenzio. Un momento dopo Gesù mi disse: « Bambina Mia, unisciti strettamente a Me durante il sacrificio ed offri al Padre Celeste il Mio Sangue e le Mie Piaghe per impetrare il perdono per i peccati di quella città. Ripeti ciò senza interruzione per tutta la S. Messa. Fallo per sette giorni ». Il settimo giorno vidi Gesù su di una nuvola chiara e mi misi a pregare perché Gesù posasse il Suo sguardo sulla città e su tutto il nostro paese. Gesù diede uno sguardo benigno. Quando notai la benevolenza di Gesù, cominciai ad implorarne la benedizione. Ad un tratto Gesù disse: « Per te benedico l'intero paese » e fece con la mano un gran segno di croce sulla nostra Patria. Vedendo la bontà del Signore, l'anima mia fu inondata da una grande gioia. + 1929. Una volta, durante la S. Messa, sentii la vicinanza di Dio in una maniera particolarissima, nonostante che mi difendessi e mi tenessi lontana da Lui. Talvolta sfuggivo a Dio proprio perché non volevo essere vittima dello spirito maligno, dato che qualcbe volta m avevano detto che lo ero. E questa incertezza durò per lungo tempo. Durante la S. Messa, prima della S. Comunione, ci fu la rinnovazione dei voti. Quando uscimmo dagli inginocchiatoi e cominciammo a pronunciare la formula dei voti, improvvisamente Gesù si mise accanto a me. Aveva una veste bianca ed una cintura d'oro e mi disse: « Ti concedo eterno amore, affinché la tua purezza sia intatta ed a conferma che non andrai mai soggetta a tentazioni impure ». Gesù si slacciò la cintura d'oro che aveva e con quella cinse i miei fianchi. Da quel momento non ho più provato alcun turbamento contrario alla virtù né nel cuore, né nella mente. Compresi in seguito che questa è una delle più grandi grazie, che mi aveva ottenuto la Santissima Vergine Maria, dato che per questa grazia l'avevo pregata per molti anni. Da allora è aumentata la mia devozione per la Madre di Dio. È Lei che mi ha insegnato ad amare interiormente Iddio e come adempire in tutto la Sua santa volontà. O Maria, Tu sei la gioia, poiché attraverso Te Iddio è sceso in terra e nel mio cuore. Una volta vidi un ministro di Dio in pericolo di commettere un peccato grave, che doveva avvenire da un momento all'altro. Presi a supplicare Dio che mandasse a me tutti i tormenti dell'inferno, tutti i dolori che voleva e in cambio chiesi la liberazione e

l'allontanamento di quel sacerdote dall'occasione di commettere peccato. Gesù esaudì la mia preghiera ed all'istante sentii sulla testa la corona di spine. Le spine di quella corona mi penetrarono fino al cervello. Ciò durò tre ore ed il ministro di Dio fu liberato da quel peccato ed il Signore rafforzò la sua anima mediante una grazia speciale. + Una volta, il giorno di Natale, sento che s'impossessa di me l'onnipotenza, la presenza di Dio. E di nuovo evito interiormente l'incontro col Signore. Domandai alla Madre Superiora il permesso di andare a «Jozefinek: », per fare una visita alle suore. La Madre Superiora ci diede il permesso e subito dopo il pranzo, cominciammo a prepararci. Le consorelle mi stavano già aspettando sulla porta del convento. Io andai di corsa nella cella a prendere la mantellina.

Ritornando dalla cella e passando vicino alla piccola cappellina, sulla soglia scorsi Gesù, il quale mi disse queste parole: « Va' pure, ma Io ti prendo il cuore ». Ed all'improvviso avvertii di non avere più il cuore nel petto. Dato che le suore mi avevano fatto osservare che dovevo andare più in fretta poiché era già tardi, me ne andai immediatamente con loro. Ma una grande insoddisfazione cominciò ad opprimermi. Una strana nostalgia s'impadronì di me. Nessuno però, tranne il Signore, era al corrente di quello che era avvenuto nella mia anima. Quando ci eravamo trattenute un attimo a « Jòzefinek », io dissi alle consorelle: «Torniamo a casa ». Le suore chiesero di riposarsi almeno un momento, ma il mio spirito non riusciva a trovar pace. Mi giustificai dicendo che dovevamo tornare prima che si facesse buio, dato che c'è un bel tratto di strada, e tornammo subito a casa. Quando la Madre Superiora ci incontrò nel corridoio, mi domandò: « Non siete ancora partite o siete già tornate? ». Risposi che eravamo già rientrate, perché non volevo tornare di sera. Mi tolsi la mantellina e mi recai immediatamente nella piccola cappella. Appena entrai, Gesù mi disse: «Vai dalla Madre Superiora e dille che non è vero che sei tornata per essere a casa prima di sera, ma perché ti ho portato via il cuore ». Sebbene la cosa mi costasse molto, andai dalla Superiora e dissi sinceramente il motivo per il quale ero tornata così presto e chiesi perdono al Signore per tutto quello che a Lui non piace. E subito Gesù inondò la mia anima di una grande gioia. Compresi che, all'infuori di Dio, non c’è contentezza da nessuna parte. Una volta vidi due suore che stavano per entrare nell'inferno. Un dolore indescrivibile mi strinse l'anima. Pregai Iddio per loro e Gesù mi disse: «Va' dalla Madre Superiora e dille che quelle due suore si trovano nell'occasione di commettere un peccato grave ». il giorno dopo lo dissi alla Superiora. Una di esse è già in stato di fervore; l'altra sta sostenendo una grande battaglia.

Una volta Gesù mi disse: "Abbandonerò questa casa.. poiché vi sono cose che non Mi piacciono". E l'Ostia uscì dal tabernacolo e si posò nelle mie mani, ed io con gioia la riposi nel tabernacolo. Il fatto si ripeté una seconda volta e io feci lo stesso. Ma la cosa si ripeté una terza volta e l'Ostia si trasformò nel Signore Gesù vivo, e Gesù mi disse: « Io non rimarrò qui più a lungo». Allora nella mia anima si risvegliò improvvisamente un grande amore per Gesù e dissi: « E io non Ti lascerò partire, Gesù, da questa casa ». E Gesù scomparve di nuovo e l'Ostia si posò nelle mie mani. La riposi nuovamente nella

pisside e chiusi il tabernacolo. E Gesù rimase con noi. Per tre giorni mi preoccupai di fare l'adorazione riparatrice. Una volta Gesù mi disse: « Fa' sapere alla Madre Generale che in questa casa... succede la tal cosa... che non Mi piace e che Mi offende molto». Non lo feci sapere subito alla Madre; ma il turbamento che m'inviò il Signore, non mi permise d'attendere un momento di più e scrissi subito alla Madre Generale e la pace ritornò nella mia anima. Sperimentavo spesso sul mio corpo la Passione del Signore, sebbene ciò non fosse visibile all'esterno; di questo sono contenta, poiché Gesù vuole così. Ma questo durò per un breve periodo. Quelle sofferenze accesero nella mia anima il fuoco dell'amore per Iddio e per le anime immortali. L'amore sopporterà tutto; l'amore andrà oltre a morte; l'amore non teme niente.

+ 22 FEBBRAIO 1931. La sera, stando nella mia cella, vidi il Signore Gesù vestito di una veste bianca: una mano alzata per benedire, mentre l'altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l'uno e l'altro pallido. Muta tenevo gli occhi fissi sul Signore; l'anima mia era presa da timore, ma anche da gioia grande. Dopo un istante, Gesù mi disse: « Dipingi un'immagine secondo il modello che vedi, con sotto scritto: Gesù confido in Te! Desidero che questa immagine venga venerata prima nella vostra cappella, e poi nel mondo intero. Prometto che l'anima, che venererà quest'immagine, non perirà. Prometto pure già su questa terra, ma in particolare nell'ora della morte, la vittoria sui nemici. Io stesso la difenderò come Mia propria gloria ». Quando ne parlai al confessore, ricevetti questa risposta: « Questo riguarda la tua anima ». Mi disse così: "Dipingi l'immagine divina nella tua anima". Quando lasciai il confessionale, udii di nuovo queste parole: « La Mia immagine c'è già nella tua anima. Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia. + Desidero che i sacerdoti annuncino la Mia grande Misericordia per le anime dei peccatori. Il peccatore non deve aver paura di avvicinarsi a Me». « Le fiamme della Misericordia Mi divorano; voglio riversarle sulle anime degli uomini». Poi Gesù si lamentò con me

dicendomi: « La sfiducia delle anime Mi strazia le viscere. Ancora di più Mi addolora la sfiducia delle anime elette. Nonostante il Mio amore inesauribile non hanno fiducia in Me. Nemmeno la Mia morte è stata sufficiente per loro. Guai alle anime che ne abusano! ». Quando dissi alla Madre Superiora che Iddio voleva questo da me, la M. Superiora mi rispose che Gesù doveva farlo riconoscere più chiaramente con qualche segno. Quando pregai Gesù di dare qualche segno a dimostrazione che "sei veramente Tu, Dio e Signore Mio, e che da Te vengono queste richieste", udii nel mio intimo questa voce: « Mi farò conoscere dalle Superiore attraverso le grazie che concederò mediante questa immagine ». Quando volevo liberarmi da queste ispirazioni interiori, Iddio mi disse che nel giorno del Giudizio mi avrebbe chiesto conto di un gran numero di anime. Una volta che mi sentivo tremendamente stanca per le molte difficoltà che avevo per il fatto che Gesù mi parlava ed esigeva che venisse dipinta quell'immagine, decisi fra di me fermamente di chiedere al Padre Andrasz, prima dei voti perpetui, di sciogliermi da quelle ispirazioni interiori e dall'obbligo di dipingere quell'immagine. Ascoltata la confessione, il Padre Andrasz mi diede questa risposta: « Non la sciolgo da nulla, sorella, e non le è permesso sottrarsi a queste ispirazioni interiori, ma deve assolutamente parlare di tutto al confessore, nel modo più assoluto, altrimenti andrà fuori strada, nonostante queste grandi grazie del Signore. Momentaneamente lei si confessa da me, ma sappia bene che deve avere un confessore fisso, cioè un direttore spirituale ». Ne rimasi enormemente mortificata. Pensavo di potermi liberare da tutto, ed invece era avvenuto proprio il contrario: ora avevo l'ordine esplicito di ubbidire alla richiesta di Gesù. E di nuovo il tormento di non avere un confessore fisso. E se per un certo tempo mi confesso da qualcuno, non posso rivelargli la mia anima per quanto riguarda le grazie. Ne soffro in modo incredibile. Prego Gesù di concedere queste grazie a qualcun altro, perché io non so utilizzarle e le spreco soltanto. « Gesù, abbi compassione di me. Non affidarmi cose tanto grandi. Vedi bene che sono un pugno di polvere buono a nulla ». Tuttavia la bontà di Gesù è infinita. Mi aveva promesso un aiuto visibile in terra e l'ho ricevuto dopo poco tempo a Wilno. Ho riconosciuto in Don Sopocko quell'aiuto divino.

L'avevo conosciuto prima di arrivare a Wilno grazie ad una visione interiore. Un giorno lo vidi nella nostra cappella tra l'altare ed il confessionale. Avevo udito improvvisamente nel mio intimo una voce: « Ecco l'aiuto visibile per te sulla terra. Egli ti aiuterà a fare la Mia volontà sulla terra ». + Una volta che ero stanca di queste incertezze domandai a Gesù: « Gesù, sei Tu il mio Dio o sei un fantasma? I Superiori infatti mi dicono che capitano illusioni e fantasmi di vario genere. Se sei il mio Signore Ti prego di benedirmi ». Allora Gesù fece un gran segno di croce su di me e io mi segnai. Quando chiesi perdono a Gesù per quella domanda, Gesù mi rispose che con quella domanda non Gli avevo recato alcun dispiacere ed il Signore mi disse inoltre che la mia fiducia Gli piaceva molto.

1933 + CONSIGLI SPIRITUALI DATIMI DA PADRE ANDRASZ S. J. Primo. Non le è lecito, sorella, sfuggire a queste ispirazioni interiori ma deve informare di tutto il confessore. Se lei riconosce che tali ispirazioni interiori riguardano, ossia sono di vantaggio alla sua anima o ad altre anime, la prego di ascoltarle e non le è permesso trascurarle, ma sempre d'accordo col proprio confessore. Secondo. Se queste ispirazioni non concordano con la fede e con lo spirito della Chiesa, bisogna respingerle immediatamente, poiché provengono dallo spirito maligno. Terzo. Se queste ispirazioni non riguardano le anime in generale, né il loro bene in particolare, allora, sorella, non se ne preoccupi eccessivamente, e non le prenda affatto in considerazione. Tuttavia non decida da sola in questa materia in un senso e nell'altro, poiché può andare fuori strada, nonostante queste grandi grazie del Signore. Umiltà, umiltà e sempre umiltà, poiché noi da soli non possiamo nulla. Tutto questo è soltanto grazia di Dio. Mi dice che Iddio esige tanta fiducia dalle anime; ebbene sia lei la prima a dare la dimostrazione di tale fiducia. Ancora una parola: accetti tutto questo con serenità. Parola di uno dei confessori: Sorella, Iddio le prepara molte grazie particolari, ma lei faccia in modo che la sua vita sia pura come le lacrime davanti al Signore, senza badare a quello che potranno pensare di lei. Le basti Iddio e Lui solo.

Verso la fine del noviziato il confessore mi disse queste parole: Avanza nella vita facendo del bene, in

modo che sulle pagine della tua vita io possa scrivere: visse facendo del bene. Iddio realizzi questo in lei, sorella. Un'altra volta il confessore mi disse: si comporti davanti al Signore come la vedova del Vangelo, la quale benché avesse deposto nel tesoro una moneta spicciola di poco valore, dal Signore fu ritenuta più meritevole di quelli che avevano fatto ricche offerte. Un'altra volta ricevetti questo insegnamento: si comporti in modo che chiunque si avvicini a lei, se ne parta felice. Diffonda attorno a sé il profumo della felicità, poiché da Dio ha ricevuto molto e quindi deve dare molto agli altri. Che tutti possano ripartire felici da lei, anche se hanno appena sfiorato l'orlo della sua veste. Ricorda bene le

parole che ti ho detto ora. Un'altra volta mi disse queste parole: permetta al Signore di spingere la navicella della sua vita in alto mare, sulle acque immensamente profonde della vita interiore. Alcune parole di un colloquio avuto con la Madre Maestra verso la fine del noviziato: la caratteristica particolare della sua anima sia la semplicità e l'umiltà. Vada attraverso il cammino della vita come una bambina, sempre fiduciosa, sempre provvista di semplicità ed umiltà, contenta di tutto, felice di tutto. Là dove le altre anime si spaventano, lei, sorella, passi tranquillamente grazie alla semplicità ed all'umiltà. Questo, sorella, lo ricordi per tutta la vita: come le acque scendono dai monti verso le valli, così le grazie del Signore scendono soltanto sulle anime umili. O mio Dio, comprendo bene che vuoi da me l'infanzia spirituale, dato che me la chiedi continuamente tramite i Tuoi rappresentanti. Le sofferenze e le contrarietà all'inizio della vita religiosa mi avevano spaventata e mi avevano tolto il coraggio. Per questo pregavo continuamente perché Gesù mi rendesse più forte e mi concedesse il vigore del Suo Santo Spirito, per poter adempiere in tutto la Sua santa Volontà, poiché fin dall'inizio conoscevo e conosco tuttora la mia debolezza. So bene chi sono da me stessa, poiché Gesù ha svelato agli occhi della mia anima tutto l'abisso della mia miseria e pertanto mi rendo conto perfettamente che tutto quello che c'è di buono nella mia anima è soltanto frutto della Sua santa grazia. La consapevolezza della mia miseria mi fa conoscere in pari tempo l'abisso della Tua Misericordia. Nella mia vita interiore guardo con un occhio verso l'abisso di miseria e di abiezione che sono io, e con l'altro

occhio verso l'abisso della Tua Misericordia, o Dio. O mio Gesù, Tu sei la vita della mia vita. Tu sai bene che non desidero nient'altro all'infuori della gloria del Tuo Nome e che le anime conoscano la Tua bontà. Perché le anime si tengono lontano da Te, o Gesù? Questo proprio non lo capisco. Oh! potessi io dividere il mio cuore in minime particelle e offrirtele, o Gesù, in modo che ogni particella fosse come un cuore intero, nell'intento di compensarTi, almeno in parte per i cuori che non Ti amano! Ti amo, Gesù, con ogni goccia del mio sangue e lo verserei volentieri per Te, per darTi la prova del mio amore sincero. O Dio, più Ti conosco e meno riesco a comprenderTi, ma questa mia incapacità a comprenderTi mi fa capire quanto sei grande, o Dio. E questa impossibilità a comprenderTi accende una nuova fiamma nel mio cuore per Te, o Signore. Dal momento in cui mi hai permesso, o Gesù, di

immergere lo sguardo della mia anima in Te, riposo e non desidero nient'altro. Ho trovato la mia destinazione nel momento in cui la mia anima è annegata in Te, unico oggetto del mio amore. Tutto è nulla se lo si confronta con Te. Le sofferenze, le contrarietà, le umiliazioni, gli insuccessi, i sospetti che gravano su di me, sono fuscelli che ravvivano il mio amore verso di Te, o Gesù. Pazzi ed irrealizzabilì sono i miei desideri. Desidero nascondere a Te che soffro. Per I i miei sforzi e le mie opere buone desidero non essere mai ricompensata. O Gesù, Tu solo sei la mia ricompensa. Tu mi basti, o Tesoro del mio cuore. Desidero condividere le sofferenze del prossimo e tener nascoste nel cuore le mie sofferenze non solo al prossimo, ma anche a Te, o Gesù. Le sofferenze sono una grande grazia. Attraverso la sofferenza l'anima diviene simile al Salvatore; nella sofferenza l'amore si cristallizza: maggiore è la sofferenza, più puro diviene l'amore. + Una volta di notte venne a trovarmi una delle nostre suore, che era morta due mesi prima. Era una suora del primo coro. La vidi in uno stato spaventoso: tutta avvolta dalle fiamme, con la faccia dolorosamente stravolta. L'apparizione durò un breve momento e scomparve. I brividi trapassarono la mia anima, ma pur non sapendo dove soffrisse, se in purgatorio o all'inferno, raddoppiai in ogni caso le mie preghiere per lei. La notte seguente venne di nuovo ed era in uno stato ancora più spaventoso, tra fiamme più fitte, sul suo volto era evidente la disperazione. Rimasi molto sorpresa di vederla in condizioni più orribili, dopo le preghiere che avevo offerto per lei e le chiesi: « Non ti hanno giovato per nulla le mie preghiere? ». Mi rispose che le mie preghiere non le erano servite a nulla e che niente poteva aiutarla. Domandai: « E le preghiere fatte per te da tutta la Congregazione, anche quelle non ti hanno giovato niente? ». Mi rispose: « Niente. Quelle preghiere sono andate a profitto di altre anime ». E io le dissi: «Se le mie preghiere non le giovano per niente, la prego di non venire da me ». E scomparve immediatamente. Io però non cessai di pregare.

Dopo un certo tempo venne di nuovo da me di notte, ma in uno stato diverso. Non era tra le fiamme come prima ed il suo volto era raggiante, gli occhi brillavano di gioia e mi disse che avevo il vero amore per il prossimo, che molte altre anime avevano avuto giovamento dalle mie preghiere e mi esortò a non cessare di pregare per le anime sofferenti nel purgatorio e mi disse che essa non sarebbe rimasta a lungo in purgatorio. I giudizi di Dio sono veramente misteriosi!

1933. Una volta udii nel mio intimo questa voce: « Fa' una novena per la Patria. La novena consisterà nelle litanie dei Santi. Chiedi il permesso al confessore ».

Durante la successiva confessione ottenni il permesso e la sera iniziai subito la novena.

Verso la fine delle litanie vidi un grande chiarore ed in esso Dio Padre. Fra quel chiarore e la terra vidi Gesù inchiodato sulla croce in modo tale che Iddio, volendo guardare sulla terra, doveva guardare attraverso le Piaghe di Gesù. E compresi che per riguardo di Gesù Iddio benediva la terra. Gesù, Ti ringrazio per questa grande grazia, cioè per il confessore, che Tu stesso Ti sei degnato di scegliermi e che mi hai fatto vedere in visione prima che lo conoscessi di persona. Quando ero andata a confessarmi da Padre Andrasz, pensavo che sarei stata liberata dalle mie ispirazioni interiori. Il Padre mi rispose che non mi poteva liberare, ma: « Preghi, sorella, per ottenere un direttore spirituale ». Dopo una breve e fervida preghiera vidi di nuovo Don Sopocko nella nostra cappella fra il confessionale e l'altare. Allora mi trovavo a Cracovia. Queste due visioni mi rafforzarono tanto più nello spirito in quanto lo trovai così come lo avevo visto in visione sia a Varsavia durante la terza

probazione, sia a Cracovia. Gesù, Ti ringrazio per questa grande grazia. Adesso tremo quando sento dire talvolta da qualche anima che non ha il confessore, cioè il direttore spirituale. So bene infatti quali gravi danni ho avuto io stessa quando non avevo questo aiuto. Senza un direttore spirituale si può andare facilmente fuori strada. O vita grigia e monotona, quanti tesori in te! Nessun'ora è uguale all'altra, per cui il grigiore e la monotonia scompaiono, quando considero ogni cosa con l'occhio della fede. La grazia elargita a me in quest'ora, non si ripeterà nell'ora successiva. Mi verrà data anche nell'ora successiva, ma non sarà più la stessa. il tempo passa e non ritorna più. Ciò che contiene in sé, non si cambierà mai: lo sigilla col sigillo per l'eternità. + Don Sopocko dev'essere molto amato dal Signore. Lo dico perché ho avuto modo di constatare quanto il Signore si preoccupi per lui in certi momenti Nel notare ciò sono enormemente lieta che il Signore abbia degli eletti di questo genere.

1928. LA GITA A KALWARIA. Ero venuta a Wilno per due mesi a sostituire una suora, che era andata alla terza probazione, ma mi trattenni un po' più di due mesi. Un giorno la Madre Superiora, volendomi fare una cortesia, mi diede il permesso di andare, in compagnia di un'altra suora, a Kalwaria, a fare il così detto « giro dei sentierini ». Ne fui molto contenta. Dovevamo andare col battello, benché fosse così vicino; ma tale era il desiderio della Madre Superiora. La sera Gesù mi disse: « Io desidero che tu rimanga a casa ». Risposi: « Gesù, ormai è già tutto preparato, che dobbiamo partire domattina. Che faccio io adesso? ». Ed il Signore mi rispose: « Questa gita arrecherà danno alla tua anima ». Risposi a Gesù: « Tu puoi sempre porvi rimedio. Disponi le circostanze in modo tale che sia fatta la Tua volontà ». In quel momento suonò il campanello per il riposo. Con uno sguardo salutai Gesù e andai nella cella. La mattina è una bella giornata. La mia

compagna si rallegra pensando che avremo una grande soddisfazione, che potremo visitare

tutto; ma io ero sicura che non saremmo partite, sebbene fino a quel momento non ci fosse

stato alcun ostacolo ad impedirci di partire. Dovevamo ricevere per tempo la S. Comunione

e partire subito dopo il ringraziamento. All'improvviso, durante la S. Comunione, la giornata

da bella che era cambiò completamente. Le nuvole, venute non si sa da dove, coprirono

tutto il cielo e cominciò una pioggia torrenziale. Erano tutti stupiti, dato che in una giornata

così bella chi poteva aspettarsi la pioggia e che cambiasse a quel modo in così poco tempo?

La Madre Superiora mi disse: « Quanto mi dispiace che non possiate partire! ». Risposi: «

Cara Madre, non fa nulla che non siamo partite: Dio vuole che restiamo a casa ». Nessuno

però sapeva che era espresso desiderio di Gesù che restassi in casa. Trascorsi tutta la

giornata nel raccoglimento e nella meditazione; ringraziai il Signore per avermi trattenuta in

casa. In quel giorno Dio mi concesse molte consolazioni celesti. Una volta, in noviziato,

avendomi la Madre Maestra destinata alla cucina delle figliole, mi affrissi assai di non

essere in grado di maneggiare le marmitte, che erano enormi. La cosa più difficile per me

era quella di scolare le patate; talvolta ne versavo fuori la metà. Quando lo dissi alla Madre

Maestra, mi rispose che poco alla volta mi ci sarei abituata e avrei fatto pratica. Questa

difficoltà tuttavia non scompariva, giacché le mie forze diminuivano ogni giorno e, per

mancanza di forze, al momento di scolare le patate, mi tiravo indietro. Le suore accorsero

che evitavo quel lavoro e se ne meravigliavano enormemente, non sapendo che non ero in

grado di aiutarle, nonostante mi impegnassi con tutto lo zelo e senza riguardo di me stessa.

Durante l'esame di coscienza di mezzogiorno, mi lamentai col Signore per la diminuzione

delle forze. Fu allora che udii dentro di me queste parole: « Da oggi in poi, ti riuscirà

assai facile; accrescerò le tue forze ». La sera, venuto il momento di scolare le patate,

m'affrettai per prima, fiduciosa nelle parole del Signore. Afferrai la marmitta con

disinvoltura e scolai le patate con facilità. Ma quando sollevai il coperchio per farne uscire il

vapore, invece delle patate notai nella marmitta interi fasci di rose rosse, così belle che non

riuscirei a descriverle. Mai prima d'allora ne avevo vedute di simili. Rimasi stupefatta, non

potendo comprenderne il significato; ma in quell'istante udii in me una voce che diceva: «Il

tuo duro lavoro Io lo trasformo in mazzi di stupendi fiori, mentre il loro profumo

sale su fino al Mio trono». Da quel momento cercai di scolare le patate non solo durante la settimana assegnatami in cucina, ma feci di tutto per sostituire le mie compagne

durante il loro turno. E non solamente in questo, ma in ogni altro lavoro faticoso cercavo di

essere la prima a dare una mano, avendo sperimentato quanto ciò fosse gradito a Dio. O

tesoro inesauribile della rettitudine dell'intenzione, che rendi perfette e tanto gradite al

Signore tutte le nostre azioni! O Gesù, Tu sai quanto sono debole, perciò rimani sempre

con me, guida le mie azioni e tutto il mio essere. Tu, o mio ottimo Maestro! Per la verità, o

Gesù, m'investe la paura quando considero la mia miseria, ma nello stesso tempo mi

tranquillizzo considerando la Tua insondabile Misericordia, che è più grande della mia

miseria di tutta un'eter nità. E questa disposizione d'animo mi riveste della Tua potenza. O

gioia che deriva dalla conoscenza di me stessa! O Verità immutabile, eterna è la Tua

saldezza! Quando, poco dopo i primi voti mi ammalai e, nonostante l'amorevole e

premuroso interessamento dei Superiori e le cure dei medici, non mi sentii né meglio né

peggio, allora cominciarono a giungermi voci che mi sospettavano di fingere. E così

cominciò la mia sofferenza, che divenne doppia e durò per un tempo abbastanza lungo. Un

giorno mi lamentai con Gesù, perché ero un peso per le consorelle. Gesù mi rispose: "Non

vivi per te, ma per le anime. Dalle tue sofferenze trarranno vantaggio altre

anime. Le tue prolungate sofferenze daranno loro la luce e la forza per

uniformarsi alla Mia volontà" La sofferenza più dura per me consisteva nel fatto che mi

sembrava che né le mie preghiere nè le buone azioni fossero gradite a Dio. Non avevo il

coraggio di alzare gli occhi al cielo. Ciò mi causava una sofferenza così grande che diverse

volte, quando ero in cappella per le preghiere comunitarie, la Madre Superiora, finite le

preghiere mi chiamava presso di sé e mi diceva: « Chieda, sorella, a Dio grazia e

consolazione perché, come noto in realtà io stessa e le Suore mi riferiscono, al solo vederla,

sorella, lei suscita compassione. Non so proprio cosa fare con lei. Le ordino di non

affliggersi per nessuna ragione ». Ma tutti questi colloqui con la Madre Superiora non mi

procuravano sollievo, né alcun chiarimento della mia situazione. Un buio ancora più fitto mi

nascondeva Dio. Cercavo aiuto nel confessionale, ma anche li non lo trovavo. Un pio

sacerdote avrebbe voluto aiutarmi, ma io ero così degna di commiserazione che non

riuscivo nemmeno a spiegargli i miei tormenti e questo mi causava una tortura ancora

maggiore. Una tristezza mortale aveva invaso la mia anima a tal punto, che non riuscivo a

nasconderla, ma era evidente anche all'esterno. Avevo perso la speranza. La notte

diventava sempre più buia. Il sacerdote dal quale mi confessavo una volta mi disse: « Io

vedo in lei, sorella, delle grazie particolari e sono completamente tranquillo sul suo conto.

Perché dunque si tormenta tanto? ». Ma io allora questo non lo capivo e perciò mi

meravigliavo enormemente quando per penitenza mi veniva ordinato di recitare il Te Deum

od il Magniflcat e talvolta di sera dovevo correre velocemente per il giardino, oppure ridere

forte dieci volte al giorno. Queste penitenze mi stupivano molto, ma ciononostante quel

sacerdote non mi fu di molto aiuto. Evidentemente il Signore voleva che Lo adorassi con la

sofferenza. Quel sacerdote mi confortava dicendo che in quello stato ero più gradita a Dio,

che se avessi sovrabbondato nelle più grandi consolazioni. « Che grande grazia di Dio,

sorella, che lei nell'attuale stato di tormenti spIrituali non offenda Dio, ma cerchi di

esercitarsi nelle virtù. Io osservo la sua anima, sorella; vi scorgo grandi disegni da parte di

Dio e grazie speciali e vedendo ciò in lei, sorella, ne rendo grazie al Signore ». Però,

nonostante tutto, la mia anima si trovava in un supplizio e in un tormento inesprimibili.

Imitavo il cieco, che si fida della propria guida e la tiene saldamente per mano e non mi

allontanavo nemmeno un attimo dall'obbedienza, che fu la mia àncora di salvezza in quella

prova di fuoco. + O Gesù, Verità Eterna, consolida le mie deboli forze. Tu, Signore, puoi

tutto. So che i miei sforzi senza di Te sono niente. O Gesù, non nasconderTi davanti a me,

poiché io non posso vivere senza di Te. Ascolta il grido della mia anima. La Tua

Misericordia, Signore, non si è esaurita, perciò abbi pietà della mia miseria. La Tua

Misericordia supera l'intelligenza degli Angeli e degli uomini messi insieme e, sebbene a me

sembri che Tu non mi ascolti, tuttavia ho posto la fiducia nel mare della Tua Misericordia e so che la mia speranza non rimarrà delusa. Soltanto Gesù sa quanto è pesante e

difficoltoso compiere i propri doveri, quando un'anima è in quello stato di tormenti interiori,

le forze fisiche sono ridotte e la mente è offuscata. Nel silenzio del mio cuore ripetevo a me

stessa: « O Cristo, per Te le delizie e l'onore e la gloria e per me la sofferenza. Non

m'attarderò nemmeno di un passo nel seguirTi, benché le spine mi trafiggano i piedi ».

Quando fui mandata a curarmi nella casa di Plock, ebbi la fortuna di ornare di fiori la

cappella. il fatto accadde a Biala. Suor Tecla non sempre aveva tempo e perciò spesso

ornavo la cappella da sola. Un giorno raccolsi le rose più belle per abbellire la camera di

una certa persona. Quando mi avvicinai al portico, vidi Gesù che era li in piedi nel portico e

mi domandò amabilmente: « Figlia Mia, a chi porti quei fiori? ». il mio silenzio fu la

risposta al Signore, dato che in quel momento mi resi conto che avevo un attaccamento

molto sottile per quella persona, di cui in precedenza non m'ero accorta. Gesù scomparve

immediatamente. Io all'istante gettai quei fiori per terra ed andai davanti al SS.mo

Sacramento col cuore pieno di riconoscenza per la grazia di aver conosciuto me stessa. O

Sole Divino, vicino ai Tuoi raggi l'anima nota anche i più piccoli granelli di polvere, che a Te

non piacciono. O Gesù, Verità Eterna, nostra Vita, invoco e mendico la Tua Misericordia per

i poveri peccatori. O Cuore dolcissimo del mio Signore, pieno di compassione e di

insondabile Misericordia T'imploro per i poveri peccatori. O Cuore Santissimo, Sorgente di

Misericordia, dal quale scaturiscono raggi di grazie inconcepibili per tutto il genere umano,

da Te imploro la luce per i poveri peccatori. O Gesù, ricorda la Tua dolorosa Passione e non

permettere che periscano anime redente col Tuo preziosissimo e santissimo Sangue. O

Gesù, quando considero il grande prezzo del Tuo Sangue, gioisco per il suo grande valore,

dato che una sola goccia sarebbe bastata per tutti i peccatori. Benché il peccato sia un

abisso di cattiveria e d'ingratitudine, tuttavia il prezzo pagato per noi è assolutamente

incomparabile. Pertanto ogni anima abbia fiducia nella Passione del Signore, speri nella

Misericordia. Iddio non nega a nessuno la Sua Misericordia. il cielo e la terra possono

cambiare, ma la Misericordia di Dio non si esaurisce. Oh! quale gioia arde nel mio cuore,

quando considero questa Tua incomprensibile bontà, o Gesù mio. Voglio condurre ai Tuoi

piedi tutti i peccatori, affinché lodino la Tua Misericordia per i secoli infiniti. O Gesù mio,

benché una notte buia mi circondi e nuvole oscure mi velino l'orizzonte, so tuttavia che il

sole non si spegne. O Signore, benché non Ti possa comprendere e non comprenda il Tuo

operare, confido però nella Tua Misericordia. Se questa è la Tua volontà, o Signore, che io

viva sempre in tale oscurità, Sii benedetto. Una cosa soltanto Ti chiedo, o mio Gesù, non

permettere che io Ti offenda in nessun modo. O Gesù mio, Tu solo conosci la nostalgia e le

sofferenze del mio cuore. Sono lieta di poter soffrire almeno un po' per Te. Quando sento

che la sofferenza supera le mie forze, allora mi rifugio presso il Signore nel SS.mo

Sacramento ed un profondo silenzio è il mio colloquio col Signore.

CONFESSIONE DI UNA NOSTRA EDUCANDA. Da un certo momento, cioè da quando

una forza misteriosa co minciò a sollecitarmi, affinché m'interessassi di quella festa e perché

venisse dipinta quell'immagine, non riesco a trovar pace. Qualche cosa mi trapassa da parte

a parte, tuttavia mi assale un certo timore di essere vittima di un'illusione. Però questi

dubbi sono venuti sempre dall'esterno, dato che nel profondo del mio essere sentivo che

era il Signore che mi trafiggeva l'anima. Il confessore dal quale a quel tempo andavo a

confessarmi, mi aveva detto che si verificano casi di illusioni e io sentivo che quel sacerdote

aveva quasi paura di confessarmi. Questo era un tormento per me. Quando m'accorsi che

dagli uomini avevo ben poco aiuto, mi rifugiai maggiormente nel Signore, il miglior Maestro.

In un certo momento, quando s'impossessò di me il dubbio se la voce che mi parlava

provenisse o meno dal Signore, in quello stesso momento mi rivolsi al Signore con un

colloquio interiore senza proferire una parola. Ad un tratto una certa forza penetrò nella

mia anima e dissi: « Se Tu sei veramente il mio Dio, che tratti intimamente con me e mi

parli, Ti chiedo, Signore, che quell'educanda vada a confessarsi oggi stesso; questo segno

mi rafforzerà ». In quello stesso momento quella ragazza chiese di potersi confessare. La Madre della classe fu meravigliata del suo improvviso cambiamento, ma si preoccupò

di chiamare un sacerdote e quella persona si confessò con grande contrizione.

All'improvviso udii nel mio intimo questa voce: «Mi credi ora?». E di nuovo una forza

strana penetrò nella mia anima e mi rassicurò e mi rafforzò a tal punto, che io stessa mi

stupii d'aver potuto dubitare anche per un solo istante. Questi dubbi però provenivano

sempre dall'esterno e ciò m'indusse a chiudermi sempre più in me stessa. Quando durante

la santa confessione avverto l'indecisione del sacerdote, non svelo a fondo la mia anima,

ma mi accuso soltanto dei peccati. Non dà serenità ad un'anima il sacerdote, se non la possiede

lui stesso. O sacerdoti, ceri accesi per illuminare le anime, la vostra luce non Si

offuschi mai! Compresi che non era volontà di Dio che svelassi allora a fondo la mia anima.

Questa grazia il Signore me la concesse in seguito. O mio Gesù, guida la mia mente. Prendi

il possesso completo di tutto il mio essere. Chiudimi in fondo al Tuo Cuore e difendimi dagli

assalti del nemico. In Te l'unica mia speranza. Parla attraverso la mia bocca quando io,

estremamente misera, sarò davanti ai potenti ed ai sapienti, affinché riconoscano che

questa causa è Tua e proviene da Te.

TENEBRE E TENTAZIONI. La mia mente era stranamente ottenebrata; nessuna verità mi

sembrava chiara. Quando mi parlavano di Dio, il mio cuore era come un sasso. Non riuscivo

a trarre dal cuore nemmeno un sentimento d'amore per Lui. Quando con uno sforzo della

volontà cercavo di stare vicino al Signore, provavo gravissimi tormenti e mi sembrava con

ciò di spingere Iddio ad un'ira ancora maggiore. Non ero assolutamente in grado di

meditare, com'ero solita fare in precedenza. Sentivo un grande vuoto nell'anima e non

riuscivo a riempirlo con nulla. Cominciai a soffrire la fame e la nostalgia di Dio, ma

constatavo la mia completa impotenza. Provai a leggere adagio, frase dopo frase, ed a

meditare in quel modo, ma anche questo fu inutile; non capivo niente di quello che

leggevo. Davanti agli occhi della mia anima c'era continuamente tutto l'abisso della mia

miseria. Quando andavo in cappella per qualche pratica di pietà, provavo ancora maggiori

tormenti e tentazioni. Talvolta per tutta la durata della S. Messa lottavo con pensieri

blasfemi, che premevano per giungere alle mie labbra. Provavo avversione per i santi

Sacramenti. Mi sembrava di non ricavare alcuno dei benefici che i santi Sacramenti

procurano. Mi accostavo ad essi solo per obbedire al confessore e questa cieca obbedienza

era per me l’unica via attraverso la quale dovevo procedere e la mia àncora di salvezza.

Quando un sacerdote mi spiegò che queste sono prove mandate da Dio e che « nello stato

in cui sei, non solo non offendi Dio, ma Gli sei molto gradita; questo è un segno che Iddio ti

ama immensamente e che ha molta fiducia in te, dato che ti visita con queste prove »,

queste parole però non mi diedero alcun conforto; mi sembrava anzi che non si riferissero

affatto a me. Una cosa mi stupiva. Talvolta capitava, quando soffrivo tremendamente, che,

nel momento in cui mi avvicinavo alla santa confessione, cessavano all'improvviso quei

terribili tormenti; ma appena mi allontanavo dalla grata, tutti quei tormenti si abbattevano

su di me con un accanimento ancora maggiore. Allora cadevo con la faccia a terra davanti

al SS.mo Sacramento e ripetevo queste parole: « Anche se mi uccidessi, io confiderò in Te.

Mi sembrava di morire per quelle sofferenze. Il pensiero che mi tormentava di più era

quello di essere respinta da Dio. E poi seguivano altri pensieri: A che scopo impegnarmi per

la virtù e le buone azioni? Perché mortificarsi e annientarsi? Perché emettere i voti? Perché

pregare? Perché sacrificarsi e annientarsi? Perché far di sé un olocausto ad ogni passo? Con

che vantaggio, se sono già respinta da Dio? A che pro questi sforzi? E qui Dio solo sa quello

che avveniva nel mio cuore. In un momento in cui ero tremendamente schiacciata da

queste sofferenze, andai in cappella e dissi dal profondo dell'amma queste parole: « Fa' di

me, o Gesù, quello che Ti piace. Io Ti adorerò ovunque. E avvenga in me tutta la Tua

volontà, o Signore e Dio mio, e io glorificherò la Tua infinita Misericordia ». In seguito a

quest'atto di sottomissione cessarono quei terribili tormenti. All'improvviso vidi Gesù, che mi

disse: « Io sono sempre nel tuo cuore ». Una gioia indicibile inondò la mia anima e la

riempì di tanto amor di Dio, che infiammò il mio povero cuore. Vedo che Iddio non permette mai prove al di sopra di quello che possiamo sopportare. Oh! non mi spavento

affatto: se manda all'anima grandi tribolazioni, la sostiene con una grazia ancora più

grande, sebbene noi non la notiamo. Un solo atto di fiducia in quei momenti, dà più gloria a

Dio che molte ore passate nel godimento di consolazioni durante la preghiera. Ora vedo

che, se Dio vuole tenere un'anima nelle tenebre, nessun libro né alcun confessore riuscirà

ad illuminarla. O Maria, Madre e Signora mia, affido a Te la mia anima ed il mio corpo, la

mia vita e la mia morte e ciò che verrà dopo. Metto tutto nelle Tue mani. O Madre mia,

copri col Tuo manto verginale la mia anima e concedimi la grazia della purezza del cuore,

dell'anima e del corpo e difendimi con la Tua potenza da tutti i nemici e soprattutto da

quelli che nascondono la loro malvagità sotto la maschera della virtù. O splendido Giglio, Tu

sei il mio specchio, o Madre mia. O Gesù, divino Prigioniero d'amore, quando rifletto sul

Tuo amore e sul Tuo annientamento per me, i sensi mi vengono meno. Nascondi la Tua

incomprensibile maestà e Ti abbassi fino a me miserabile. O Re della gloria, sebbene Tu

nasconda la Tua bellezza, tuttavia lo sguardo della mia anima squarcia il velo. Vedo i cori

degli angeli, che incessantemente Ti rendono onore e tutte le Potenze del cielo, che

incessantemente Ti adorano ed incessantemente proclamano: Santo, Santo, Santo. Oh, chi

mal potrà comprendere il Tuo amore e la Tua insondabile Misericordia verso di noi? O

Prigioniero d'amore, chiudo il mio povero cuore in questo tabernacolo, perché Ti adori

incessantemente, giorno e notte. Non conosco impedimenti in questa adorazione e, anche

se sarò fisicamente lontana, il mio cuore è sempre con Te. Niente può costituire un ostacolo

al mio amore verso di Te. Non esistono impedimenti per me. O Gesù mio, Ti consolerò per

tutte le ingratitudini, per le bestemmie, per la tiepidezza, per l'odio dei senza-dio, per i

sacrilegi. O Gesù, desidero ardere come vittima pura e consumata davanti al trono del Tuo

nascondimento. T'imploro incessantemente per i peccatori agonizzanti. O Santissima

Trinità, Indivisibile, unico Dio, sii benedetta per questo grande dono e testamento di

misericordia! O Gesù mio, in riparazione delle bestemmie, tacerò quando sarò rimproverata

ingiustamente, per ricompensarTi in questo modo almeno in piccola parte. Innalzo a te

nella mia anima un inno incessante e questo nessuno lo immagina, né lo comprende. Il

canto della mia anima è noto soltanto a Te, o mio Creatore e Signore. Non mi lascerò

assorbire dalla frenesia del lavoro fino al punto di dimenticarmi di Dio Tutti i momenti liberi

li passerò ai piedi del Maestro nascosto nei SS.mo Sacramento. È Lui che m'istruisce fin dai

miei più teneri anni. «Scrivi questo: prima di venire come Giudice giusto, vengo

come Re di Misericordia. Prima che giunga il giorno della giustizia, sarà dato agli

uomini questo segno in cielo: si spegnerà ogni luce in cielo e ci sarà una grande

oscurità su tutta la terra. Allora apparirà in cielo il segno della Croce e dai fori,

dove furono inchiodati i piedi e le mani del Salvatore, usciranno grandi luci che

per qualche tempo illumineranno la terra. Ciò avverrà poco tempo prima

dell'ultimo giorno». O Sangue e Acqua, che scaturisti dal Cuore di Gesù, come sorgente

di Misericordia per noi, confido in Te.

Wilno, 2.VIII.1934. Venerdì, dopo la S. Comunione, venni trasportata in ispirito davanti

al trono di Dio. Davanti al trono di Dio vidi le Potenze celesti, che adorano Dio

incessantemente. Al di là del trono vidi uno splendore inaccessibile alle creature; vi entra

soltanto il Verbo Incarnato, come Mediatore. Quando Gesù penetrò in quello splendore,

sentii queste parole: "Scrivi subito quello che ascolti: sono il Signore nella Mia

Essenza e non conosco imposizioni né bisogni. Se chiamo delle creature alla vita,

questo è per l'abisso della Mia Misericordia". In quello stesso momento mi vidi nella

nostra cappella come prima, nel mio inginocchiatoio; la S. Messa era terminata; queste

parole le trovai già scritte. + Allorché vidi quanto il mio confessore doveva soffrire a causa

di quest'opera, che Iddio suo tramite sta mandando avanti, mi spaventai per un momento e

dissi al Signore: Gesù, dopotutto quest'impresa è Tua e perché ti comporti così con lui,

sembra quasi che gliela ostacoli, mentre esigi che la attui? "Scrivi che giorno e notte il

Mio sguardo riposa su di lui e che permetto queste contrarietà per aumentare i suoi meriti. Io do la ricompensa non per il risultato positivo, ma per la

pazienza e la fatica sopportata per Me ».

Wilno, 26.X.1934. Venerdì, mentre dall'orto andavo a cena con le educande, erano le sei

meno dieci, vidi Gesù sulla nostra cappella, con lo stesso aspetto di quando L'avevo visto la

prima volta: così come è dipinto in questa immagine. I due raggi, che uscivano dal Cuore di

Gesù, coprirono la nostra cappella e l'infermeria e poi tutta la città e si estesero sul mondo

intero. Ciò durò forse circa quattro minuti e poi scomparve. Anche una delle figliole, che era

assieme a me un po dietro alle altre, vide quei raggi, ma non vide Gesù e non vide da dove

uscivano i raggi. Rimase molto impressionata e lo raccontò alle altre ragazze. Le ragazze

cominciarono a ridere di lei dicendole che le era sembrato di vedere qualcosa e forse era

una luce proveniente da un aereo, ma essa rimase saldamente ferma sulla propria opinione

e disse che mal in vita sua aveva visto raggi di quel genere. Dato che le ragazze le

obiettarono anche che forse quello era un riflettore, essa allora rispose che conosceva la

luce dei riflettori. « Raggi così non ne avevo visti mai ». Quella ragazza dopo cena si rivolse

a me e mi disse che quei raggi l'avevano talmente impressionata, che non riusciva a darsi

pace: « Continuamente ne avrei parlato »; eppure non aveva visto Gesù. E mi ricordava

continuamente quei raggi, mettendomi così in un certo imbarazzo, dato che non potevo

dirle di aver visto Gesù. Pregai per questa cara anima, perché il Signore le concedesse le

grazie di cui aveva tanto bisogno. Il mio cuore si rallegrò, perché Gesù stesso si fa

conoscere nella Sua opera. Benché abbia avuto per questo motivo grandi dispiaceri,

tuttavia per Gesù si può sopportare tutto. + Quando andai all'adorazione, sentii la vicinanza

di Dio. Dopo un momento vidi Gesù e Maria. Quella visione riempì la mia anima di gioia e

chiesi al Signore: Quale è, Gesù, la Tua volontà in questa questione, sulla, quale il

confessore mi ordina di interpellarTi? Gesù mi rispose: « E Mia volontà che stia qui e

che non si licenzi ». E domandai a Gesù se andava bene la scritta: « Cristo, Re di

Misericordia ». Gesù mi rispose: « Sono Re di Misericordia », e non disse: « Cristo ». «

Desidero che questa immagine venga esposta al pubblico la prima domenica

dopo Pasqua. Tale domenica è la festa della Misericordia. Attraverso il Verbo

Incarnato faccio conoscere l'abisso della Mia Misericordia ». + Avvenne in modo

mirabile! Come il Signore aveva chiesto, il primo tributo di venerazione per questa

immagine da parte della folla ebbe luogo una prima domenica dopo Pasqua. Per tre giorni

quest'immagine fu esposta al pubblico e fu oggetto della pubblica venerazione. Era stata

sistemata ad Ostra Brama su di una finestra in alto, per questo era visibile da molto

lontano. Ad Ostra Brama venne celebrato un triduo solenne a chiusura del Giubileo della

Redenzione del Mondo, per il 19° centenario della Passione del Salvatore. Ora vedo che

l'opera della Redenzione è collegata con l'opera della Misericordia richiesta dal Signore. Un

certo giorno vidi interiormente quanto dovrà soffrire il mio confessore. Gli amici ti

abbandoneranno e tutti ti contrasteranno e le forze fisiche diminuiranno. Ti ho visto come

un grappolo d'uva, scelto dal Signore e gettato sotto il torchio delle sofferenze. In certi momenti,

padre, la tua anima sarà piena di dubbi per quanto riguarda quest'opera e me. E vidi

come se Iddio stesso gli fosse contrario e domandai al Signore perché si comportasse così

con lui, come se gli rendesse difficile quello che ordina Ed il Signore disse: « Mi comporto

così con lui, per far comprendere che quest'opera è Mia. Digli che non abbia

paura di nulla. Il Mio sguardo è rivolto giorno e notte su di lui. Nella sua corona

ci saranno tante corone quante sono le anime che si salveranno tramite

quest'opera. Io do il premio per le sofferenze, non per il buon esito nel lavoro ».

O mio Gesù, Tu solo sai quante persecuzioni sto sopportando per il fatto che Ti sono fedele

e che mi attengo decisamente alle Tue richieste. Tu sei la mia forza; sostienimi, affinché

possa sempre fedel mente adempiere tutto quello che richiedi da me. Io da sola non sono

capace di nulla, ma se Tu mi sostieni, tutte le difficoltà non contano niente. O Signore,

vedo bene che la mia vita, dal primo momento in cui la mia anima ricevette la capacità di

conoscerTi, è una lotta incessante e sempre più accanita. Ogni mattina durante la meditazione mi preparo alla lotta per tutto il giorno e la S. Comunione mi dà la sicurezza

che vincerò e così avviene. Ho paura di quel giorno in cui non ho la S. Comunione. Questo

Pane dei Forti mi dà ogni energia per portare avanti quest'opera ed ho il coraggio di

eseguire tutto quello che richiede il Signore. Il coraggio e l'energia, che sono dentro di me,

non sono miei, ma di Chi abita in me: l'Eucaristia. O Gesù mio, quanto sono grandi le

incomprensioni! Talvolta, se non ci fosse l'Eucaristia, non avrei il coraggio di proseguire

sulla strada che mi hai indicato. L'umiliazione è il mio cibo quotidiano. È logico che la

promessa sposa si adorni con ciò che interessa al suo promesso Sposo, perciò la veste dello

scherno che ha coperto Lui, deve coprire anche me. Nei momenti in cui soffro molto, cerco

di tacere poiché non mi fido della lingua, che in quei momenti è propensa a parlare di sé,

ed invece deve servirmi per lodare Iddio per i tanti benefici e doni che mi ha elargito.

Quando ricevo Gesù nella S. Comunione Lo prego ardentemente perché si degni di guarire

la mia lingua, in modo che con essa non offenda né Iddio, né il prossimo. Desidero che la

mia lingua lodi Dio incessantemente. Grandi colpe si commettono con la lingua. Un'anima

non può giungere alla santità, se non tiene a freno la propria lingua.

+ RIASSUNTO DEL CATECHISMO DEI VOTI RELIGIOSI. D. Che cos'è il voto? R. È

una promessa volontaria fatta a Dio di eseguire un'azione più perfetta D. E da ritenere

obbligatorio un voto in materia già prescritta da un comandamento? R. Si. L'esecuzione di

un'azione in cose prescritte da un comandamento ha doppio valore e merito, ma la sua

omissione è una doppia trasgressione e cattiveria, poiché se s'infrange il voto, al peccato

contro il comandamento si aggiunge il peccato di sacrilegio. D. Perché i voti religiosi hanno

un valore così grande? R. Perché costituiscono il fondamento della vita religiosa, approvata

dalla Chiesa, in cui i membri, uniti in una comunità religiosa, s'impegnano a tendere

incessantemente alla perfezione, per mezzo dei tre voti religiosi di povertà, castità e

obbedienza, emessi secondo le regole. D. Che cosa significa tendere alla perfezione? R.

Tendere alla perfezione significa che lo stato religioso in sé non solo esige che venga

raggiunta la perfezione, ma obbliga sotto pena di peccato ad un impegno quotidiano per la

sua conquista. E pertanto il religioso che non intende giungere alla perfezione trascura il

principale dovere del proprio stato. D. Che cosa sono i voti religiosi solenni? R. I voti

religiosi solenni sono così vincolanti che, in casi eccezionali, solo il Santo Padre può

dispensare da essi. D. Che cosa sono i voti semplici? R. Sono voti meno vincolanti; dai

perpetui e dagli annuali dispensa la Santa Sede. D. Qual è la differenza fra il voto e la virtù?

R. il voto comprende soltanto ciò che è prescritto sotto pena di peccato; la virtù invece

tende più verso l'alto e facilita l'osservanza del voto, e al contrario, infrangendo il voto, si

vien meno anche alla virtù e la si ferisce. D. Che obblighi impongono i voti religiosi? R. I

voti religiosi impongono l'obbligo di impegnarsi per il conseguimento delle virtù e della

totale sottomissione ai Superiori ed alle Regole, in base alla quale si consegna la propria

persona a vantaggio dell'ordine, rinunciando a tutti i diritti su di essa e sulle sue attività,

che dedica al servizio di Dio.

IL VOTO DI POVERTA’. Il voto di povertà è una rinuncia volontaria al diritto di proprietà

od al suo uso, per amore del Signore. D. Quali oggetti riguarda il voto di povertà? R. Tutti i

beni ed oggetti che appartengono alla Congregazione. Su ciò che abbiamo consegnato,

cose o denaro, dopo la loro accettazione, non si ha più alcun diritto. Tutte le regalie od i

doni che talvolta si possono ricevere a titolo di riconoscenza od altro, per diritto appartengono

alla Congregazione. Ogni entrata per lavoro od anche le rendite, non possono

essere usate senza violare il voto. D. Quando s'infrange o si viola il voto in ciò che riguarda

il settimo comandamento? R. S'infrange quando, senza permesso, si prende per sé o per

qualcun altro una cosa che appartiene alla casa. Quando senza per messo si trattiene presso

di sé qualche cosa al fine di impossessarsene. Quando senza autorizzazione si vende o si

cambia qualche cosa di proprietà della Congregazione. Quando una data cosa la si usa per

uno scopo diverso da quello al quale l'aveva destinata il superiore. Quando in genere si dà

qualche cosa o la si prende senza permesso. Quando per negligenza si rovina o si guasta qualche cosa. Quando trasferendosi da una casa ad un'altra si porta via qualche cosa

senza permesso. Nei casi in cui s'infranga il voto di povertà, il religioso è tenuto egualmente

alla restituzione nei confronti della Congregazione.

LA VIRTÙ DELLA POVERTÀ. È la virtù evangelica che impegna il cuore a distaccarsi

dall'affetto per i beni temporali, cosa alla quale il religioso è strettamente tenuto in virtù

della professione. D. Quando si pecca contro la virtù della povertà? R. Quando si

desiderano cose contrarie a tale virtù. Quando ci si attacca a qualche oggetto, quando si fa

uso di cose superflue. D. Quanti e quali sono i gradi della povertà? R. In pratica nella

professione religiosa i gradi della povertà sono quattro. Non disporre di nulla senza

dipendere dai superiori (stretta materia del voto). Evitare il superfluo, accontentarsi delle

cose necessarie (costituisce virtù). Propendere volentieri per le cose più vili e ciò con

soddisfazione interiore - come la cella, l'abbigliamento, il vitto, ecc. Gioire dell'indigenza.

IL VOTO DI CASTITÀ. D. A che cosa obbliga questo voto? R. A riaunciare al matrimonio e

ad evitare tutto ciò che è proibito dal sesto e dal nono comandamento. D. La mancanza

contro la virtù è una violazione del voto? R. Ogni mancanza contro la virtù è

contemporaneamente una violazione del voto, perché qui non c'è differenza fra il voto e la

virtù, come invece per la povertà e l'obbedienza. D. Ogni pensiero cattivo è peccato? R.

Non ogni pensiero cattivo è peccato, ma lo diviene quando alla riflessione dell'intelletto si

unisce il compiacimento della volontà ed il consenso. D. Oltre ai peccati contrari alla castità,

c'è qualche cosa, che arreca danno alla virtù? R. Arrecano danno alla virtù la libertà dei

sensi, la libertà della fantasia e la libertà dei sentimenti, la familiarità e le amicizie troppo

tenere. D. Quali sono i sistemi per conservare la virtù? R. Vincere le tentazioni interiori con

la presenza di Dio ed inoltre lottando senza paura. Le tentazioni esterne invece, col fuggire

le occasioni. In genere sono sette i metodi principali. Il primo è la custodia dei sensi, poi la

fuga delle occasioni, evitare l'ozio, allontanare sollecitamente le tentazioni, evitare qualsiasi

amicizia specialmente quelle particolari, coltivare lo spirito di mortificazione, rivelare le

tentazioni al confessore. Ci sono inoltre cinque mezzi per conservare la virtù: l'umiltà, lo

spirito di preghiera, l'osservanza della modestia, la fedeltà alla regola, una sincera

devozione alla SS.ma Vergine Maria.

IL VOTO DELl'OBBEDIENZA. Il voto dell'obbedienza è superiore ai primi due, dato che

esso in realtà costituisce un'offerta totale, un olocausto, ed è il più necessario perché forma

e mantiene in vita tutta la struttura religiosa. D. A che cosa obbliga il voto di obbedienza?

R. Il religioso col voto di obbedienza s'impegna davanti a Dio ad ubbidire al legittimi

superiori, in tutto ciò che gli comanderanno in forza della regola. Il voto di obbedienza

rende il religioso soggetto al superiore in virtù della regola per tutta la vita e in tutte le

questioni. Il religioso commette peccato grave contro il voto, ogni volta che non ubbidisce

ad un ordine dato in virtù dell'obbedienza o della regola.

LA VIRTU’ DELL'OBBEDIENZA. La virtù dell'obbedienza arriva più in alto del voto,

comprende la regola, le disposizioni e anche i consigli dei superiori. D. La virtù

dell'obbedienza è necessaria al religioso? R. La virtù dell'obbedienza è così necessaria al

religioso che, anche se agisse positivamente andando contro l'obbedienza, le sue azioni

diverrebbero cattive o senza merito. D. Si può peccare gravemente contro la virtù

dell'obbedienza? R. Si pecca gravemente quando si disprezza l'autorità o l'ordine del

superiore. Quando dalla disobbedienza deriva un danno spirituale o materiale alla

Congregazione. D. Quali mancanze mettono in pericolo il voto? R. I preconcetti e l'antipatia

verso il superiore, la mormorazione e le critiche; l'infingardaggine e la trascuratezza. I

GRADI DELL'OBBEDIENZA. Esecuzione sollecita e totale. Obbedienza della volontà, quando

la volontà induce l'intelletto a sottomettersi all'opinione del superiore. Sant'Ignazio dà tre

metodi che facilitano l'obbedienza: Vedere sempre Iddio nel superiore, chiunque egli sia.

Giustificare dentro di sé l'ordine o l'opinione del superiore. Accettare ogni ordine come se

venisse dal Signore, senza discutere e senza pensarci su. Il mezzo generale poi è l'umiltà.

Niente è difficile per l'umile. Signore mio, infiamma il mio amore per Te, affinché fra le

tempeste, le sofferenze e le prove, il mio spirito non venga meno. Vedi quanto sono

debole. L'amore può tutto.

+ UNA PIÙ APPROFONDITA CONOSCENZA DI DIO ED IL TERROBE DELL'ANIMA.

In principio Iddio si fa conoscere come santità, giustizia, bontà, cioè Misericordia. L'anima

non conosce tutto ciò ad un tratto, ma in singoli momenti fra i lampi, cioè negli incontri con

Dio. E questi non durano a lungo, poiché non sopporterebbe quella luce. Durante la

preghiera l'anima percepisce un lampo di tale luce, che le rende impossibile pregare come

ha fatto fino ad allora. Può sforzarsi quanto vuole ed imporsi di pregare come faceva prima;

sarà tutto inutile. Diviene assolutamente impossibile continuare a pregare come faceva

prima di aver ottenuto quella luce. Tale luce che ha colpito l'anima è viva in lei e nulla può

né soffocarla, né parzialmente oscurarla. Questo lampo di conoscenza di Dio trascina la sua

anima e l'infiamma d'amore per Lui. Ma contemporaneamente quello stesso lampo fa

conoscere all'anima chi essa è e vede tutto il suo intimo in una luce superiore e si alza

inorridita e spaventata. Non rimane però in quello spavento, ma incomincia a purificarsi, a

umiliarsi, ad abbassarsi davanti al Signore e quelle luci sono più forti e più frequenti;

quanto più l'anima diventa limpida come il cristallo, tanto più quelle luci sono penetranti.

Tuttavia se l'anima ha risposto fedelmente e con decisione a queste prime grazie, Iddio

ricolma l'anima con le Sue consolazioni, si dona a lei in modo sensibile. L'anima a momenti

entra quasi in rap porti di intimità con Dio e gioisce enormemente; ritiene di aver già

raggiunto il grado stabilito di perfezione, poiché gli errori ed i difetti sono assopiti in lei, ed

essa pensa che non ci siano più. Niente le sembra difficile, è preparata a tutto. Comincia ad

immergersi in Dio ed a gustare le delizie del Signore. E trascinata dalla grazia, e non si

rende affatto conto di ciò, del fatto che può arrivare il tempo della prova e della lotta. Ed in

realtà questo stato non dura a lungo. Verranno altri momenti, ma debbo ricordare che

l'anima risponde più fedelmente alla grazia di Dio, se ha un confessore illuminato ed al

quale confida tutto. + Prove inviate da Dio ad un'anima a Lui particolarmente cara.

Tentazioni e tenebre. Satana. L'amore di quell'anima non è ancora tale quale lo desidera

Iddio. L'anima improvvisamente perde la presenza di Dio. Si manifestano in essa diversi

errori e difetti, coi quali deve ingaggiare una lotta accanita. Tutti gli errori sollevano il capo,

ma la sua vigilanza è grande. Al posto della precedente presenza di Dio è subentrata

l'aridità e la siccità spirituale: non prova gusto nelle pratiche di pietà; non può pregare, né

come prima, né come prega adesso. Si butta da ogni parte e non trova soddisfazione. Dio si

è nascosto a lei ed essa non trova soddisfazione nelle creature e nessuna creatura sa

confortarla. L'anima desidera Iddio appassionatamente, ma vede la propria miseria,

comincia a sentire la giustizia di Dio. Vede come se avesse perso tutti i doni di Dio: la sua

mente è come annebbiata; il buio investe tutta la sua anima; comincia un tormento

inconcepibile. L'anima ha cercato di descrivere lo stato della propria anima al confessore,

ma non è stata compresa. Sprofonda in un'inquietudine ancora maggiore. Satana dà inizio

alla sua opera. La fede rimane esposta al fuoco. La battaglia qui è accanita. L'anima compie

sforzi; persevera accanto a Dio con l'impegno della volontà. Satana, col permesso di Dio, si

spinge ancora più avanti; la speranza e l'amore sono alla prova. Queste tentazioni sono

tremende! Dio sostiene l'anima come di nascosto - questo lei non lo sa - poiché

diversamente non potrebbe resistere. E Dio sa quello che può inviare ad un'anima. L'anima

è tentata di incredulità riguardo alle verità rivelate, di insincerità di fronte al confessore.

Satana le dice: « Guar da, nessuno ti capirà; a che scopo parlare di tutto questo? ». Nelle

sue orecchie risuonano parole, da cui essa è terrorizzata e le sembra di pronunciarle contro

Dio. Vede cose che non vorrebbe vedere. Sente cose che non vorrebbe sentire. Ed è una

cosa tremenda in quei momenti non avere un confessore esperto; sopporta da sola tutto il

peso. Ma per quanto è in suo potere dovrebbe procurarsi un confessore illuminato, poiché

può spezzarsi sotto tale peso e spesso si trova sull'orlo dell'abisso! Tutte queste prove sono

pesanti e difficili, ed Iddio non le manda ad un anima che in precedenza non sia stata

ammessa ad un più profondo rapporto con Lui e che non abbia gustato le dolcezze del Signore, ed anche in questo Dio ha i suoi scopi insondabili per noi. Spesso Iddio in

modo analogo prepara le anime per scopi futuri, per grandi imprese, e le vuole provare

come oro puro. Ma questa non è ancora la fine della prova. C'è ancora la prova delle prove,

cioè il rigetto totale da parte di Dio.

+ LA PROVA DELLE PROVE, L'ABBANDONO ASSOLUTO, LA DISPERAZIONE.

Quando l'anima esce vittoriosa dalle prove precedenti e, sebbene forse incespicando,

continua a combattere valorosamente, e con profonda umiltà grida al Signore: « Salvami,

che perisco! », ed è ancora abile alla lotta, allora un buio tremendo avvolge l'anima.

L'anima vede dentro di sé soltanto peccati. Ciò che prova è tremendo. Si vede abbandonata

completamente da Dio; sente come se fosse oggetto del Suo odio ed è ad un passo dalla

disperazione. Si difende come può; tenta di risvegliare la fiducia, ma la preghiera è per lei

un tormento ancora maggiore: le sembra di spingere Dio ad adirarsi di più. E come se fosse

posta su di un'altissima vetta che si trova sopra un precipizio: l'anima anela fervidamente

verso Dio, ma si sente respinta. Tutti i tormenti ed i supplizi del mondo sono nulla in

confronto alla sensazione in cui è completamente immersa, cioè il rigetto da parte di Dio.

Nessuno le può arrecare sollievo. Vede che è tutta sola; non c'è nessuno in sua difesa. Alza

gli occhi al cielo, ma sa che non è per lei; tutto, per lei, è perduto. Dalle tenebre cade in

tenebre ancora più fitte. Le sembra di aver perduto Dio per sempre, quel Dio che amava

tanto. Questo pensiero le procura un tormento indescrivibile; ma essa non si rassegna a

ciò. Prova a guardare verso il cielo - ma invano - ciò le procura un tormento ancora più

grande. Nessuno può illuminare una tale anima, se Iddio vuole tenerla nelle tenebre. il

rigetto da parte di Dio lo sente in modo vivamente terrificante. Erompono dal suo cuore

gemiti dolorosi, così dolorosi, che nessun ecclesiastico confessore li comprende, se non c'è

passato lui stesso. Allora l'anima subisce ancora sofferenze da parte dello spirito maligno.

Satana la schernisce: « Vedi come sei ridotta? Continuerai ad essere fedele? Eccoti la

ricompensa: sei in nostro potere ». (Però Satana ha tanto potere su quell'anima, quanto

Iddio gliene permette. Dio sa quanto possiamo resistere). « E cosa hai guadagnato per

esserti mortificata? E che ricavi ad esser fedele alla regola? A che scopo tutti questi sforzi?

Sei respinta da Dio! ». Quella parola « respinta » diviene un fuoco che penetra in ogni

nervo fino al midollo delle ossa, trapassa da parte a parte tutto il suo essere. Giunge ora il

momento supremo della prova. L'anima non cerca più aiuto; si chiude in se stessa e perde

di vista tutto ed è quasi come se si rassegnasse al tormento di essere respinta. E un

momento questo che non so definire. E l'agonia dell'anima. Quando quel momento

cominciò ad avvicinarsi a me la prima volta, ne fui liberata in virtù della santa obbedienza.

Fu la Maestra che vedendomi si spaventò e mi mandò a confessarmi. Il confessore però

non mi comprese; non provai nemmeno un'ombra di sollievo. O Gesù, dacci dei sacerdoti

esperti! Quando gli dissi che stavo passando nell'anima le pene infernali, mi rispose che era

tranquillo per la mia anima, poiché vedeva nella mia anima una grande grazia di Dio. Io

però di questo non capii nulla e nemmeno un piccolo raggio di luce penetrò nella mia

anima. Ormai comincio a sentire la mancanza delle forze fisiche e non riesco più a far

fronte ai miei doveri. Non posso più nascondere le sofferenze, benché non dica nemmeno

una parola su quello che soffro; il dolore tuttavia che si riflette sul mio volto mi tradisce e la

Superiora mi ha detto che le suore vanno da lei e dicono che quando in cappella mi

guardano provano compassione per me, dato che ho un aspetto così spaventoso. Tuttavia,

nonostante gli sforzi, l'anima non è in grado di nascondere tale sofferenza. Gesù, Tu solo

sai come l'anima gema in questi tormenti, immersa nelle tenebre; e tuttavia ha fame e sete

di Dio, come le labbra infuocate hanno sete di acqua. Muore e inaridisce; muore di una

morte che non fa morire, cioè non può morire. I suoi sforzi non sono nulla. Essa sta in balia

di una mano potente. Ora la sua anima passa sotto il potere del Giusto. Cessano tutte le

tentazioni esterne, tace tutto ciò che la circonda, come un agonizzante non ha più la

percezione di quello che gli sta attorno: tutta la sua anima è raccolta sotto la potenza del

Giusto e tre volte santo Iddio. Respinta per l'eternità. Questo è il momento più teso e

soltanto Iddio può provare un'anima in questo modo, poiché Lui solo sa che l'anima

può sopportarlo. Quando l'anima è stata compenetrata da parte a parte da quel fuoco

infernale, precipita quasi nella disperazione. La mia anima sperimentò questo momento

quando ero in cella tutta sola. Quando l'anima cominciò a sprofondare nella disperazione,

sentii che stava giungendo la mia agonia. Allora afferrai un piccolo crocifisso e lo strinsi

spasmodicamente in mano. Sentii che il mio corpo si distaccava dall'anima e, sebbene

desiderassi andare dai Superiori, non avevo più le forze fisiche. Pronunciai le ultime parole:

« Confido nella Tua Misericordia», e mi sembrò quasi di aver spinto Iddio ad un'ira ancora

più grande e sprofondai proprio nella disperazione e solo di tanto in tanto erompeva

dall'anima mia un lamento doloroso, un lamento inconsolabile. L'agonia dell'anima. E mi

sembrava che ormai sarei rimasta in quello stato, dato che con le mie forze non avrei

potuto uscirne. Ogni ricordo di Dio è un mare indescrivibile di sofferenze, eppure c'è

qualcosa nella mia anima che anela fervidamente a Dio; ma a lei sembra che abbia solo lo

scopo di farla soffrire di più. Il ricordo del precedente amore, che Dio le aveva elargito, è

per lei un tormento di nuovo genere. I Suoi occhi l'han trapassata da parte a parte e tutto è

stato bruciato nell'anima dallo sguardo di Lui. Fu un lungo momento finché entrò nella cella

una delle suore e mi trovò quasi morta. Si spaventò e andò dalla Maestra, che in virtù della

santa obbedienza mi ordinò di alzarmi da terra ed all'istante sentii le forze fisiche e mi

sollevai da terra tutta tremante. La Maestra conobbe subito in pieno lo stato della mia

anima. Mi parlò dell'insondabile Misericordia di Dio e disse: « Non si preoccupi affatto,

sorella; glielo ordino in virtù dell'obbedienza ». E mi disse ancora: « Ora vedo che Iddio la

chiama ad una grande santità. Il Signore vuole averla vicino a Sé, dato che permette

queste cose e così presto. Sia fedele a Dio, sorella, poiché questo è un segno che la vuole

in alto nel cielo ». Io però non capii nulla di quelle parole. Quando entrai in cappella sentii

come se tutto si fosse staccato dalla mia anima, come se fossi appena uscita dalle mani di

Dio. Sentii l'inafferrabilità della mia anima. Sentii che ero una piccola bimba. All'improvviso

vidi interiormente il Signore, il quale mi disse: « Non temere, figlia Mia, Io sono con te

». In quello stesso momento svanirono tutte le tenebre e le angosce, i sensi furono

inondati da una gioia indescrivibile, le facoltà dell'anima ripiene di luce. Voglio ricordare

ancora che, sebbene la mia anima fosse già sotto i raggi del Suo amore, le tracce del

supplizio passato rimasero ancora per due giorni nel mio corpo. Il volto pallido come quello

di una morta, gli occhi iniettati di sangue. Solo Gesù sa quello che ho sofferto. In confronto

alla realtà, è sbiadito quello che ho scritto. Non so come esprimermi. Mi sembra di essere

tornata dall'aldilà. Provo disgusto per tutto ciò che è creato. Mi stringo al Cuore del Signore

come un lattante al petto della madre. Guardo alle cose con occhi diversi. Sono

consapevole di quello che ha fatto il Signore con una parola nella mia anima; di questo

vivo. Al solo ricordo del martirio passato, mi vengono i brividi. Non avrei creduto che si

potesse soffrire così, se io stessa non l'avessi passato. E una sofferenza completamente

spirituale. Tuttavia in tutte queste sofferenze e battaglie non ho mai tralasciato la S.

Comunione. Quando mi sembrava che non avrei dovuto comunicarmi, prima della S.

Comunione andavo dalla Maestra e le dicevo: « Non posso andare alla S. Comunione; mi

sembra che non dovrei andarci ». Essa però non mi permetteva di tralasciare la S.

Comunione e io andavo e mi sono resa conto che solo l'obbedienza mi ha salvato. La

Maestra stessa, in seguito, mi disse che quelle mie esperienze erano finite presto, «

soltanto perché lei è stata obbediente. È dovuto solo alla potenza dell'obbedienza che lei ne

è uscita così valorosamente ». E vero che il Signore stesso mi ha tirato fuori da quel

supplizio, ma la fedeltà all'obbedienza Gli era piaciuta. Benché queste siano cose

spaventose, tuttavia nessun'anima dovrebbe spaventarsene eccessivamente, poiché Dio

non dà prove al di sopra di quello che possiamo. E d'altronde forse mai permetterà su di noi

simili tormenti. Ma lo scrivo perché se al Signore dovesse piacere condurre qualche anima

attraverso simili tormenti, non si spaventi, ma sia in tutto, per quanto dipende da lei, fedele

a Dio. Iddio non fa torto all'anima, poiché è l'amore stesso, e per questo amore

incomprensibile ci ha chiamato all'esistenza. Però quando mi son trovata in quella

tremenda afflizione, questo non lo comprendevo. O Dio mio, ho conosciuto che non sono di

questa terra; me l'ha impresso nell'anima in modo energico il Signore. I miei rapporti di

familiarità sono più col cielo che con la terra, benché non trascuri in nulla i miei doveri. In

quei momenti non avevo un direttore spirituale e non conoscevo nessuna direzione.

Pregavo il Signore e non mi dava un direttore. Gesù stesso è stato il mio Maestro

dall'infanzia fino ad ora; mi ha condotto attraverso tutte le foreste ed i pericoli. Vedo

chiaramente che soltanto Iddio poteva condurmi attraverso così grandi pericoli senza alcun

danno, senza discapito; per questo l'anima mia è rimasta intatta ed ho vinto sempre. Da

tutte le difficoltà, che sono state inimmaginabili, uscì. Tuttavia il Signore mi diede un

direttore spirituale, ma più tardi. Dopo quelle sofferenze l'anima è di una grande limpidezza

di spirito ed in una grande vicinanza con Dio, benché debba ancora ricordare che in quei

tormenti spirituali essa è vicina a Dio, ma è cieca. Lo sguardo della sua anima è avvolto

dalle tenebre, ma Dio è più vicino ad una tale anima sofferente, solo che tutto il segreto sta

proprio in questo, che essa non lo sa. Essa afferma non solo che Dio l'ha abbandonata, ma

che essa è oggetto del Suo odio. Che grave malattia della vista dell'anima che, abbagliata

dalla luce di Dio, afferma che Dio è assente, mentre è così forte che la rende cieca. In

seguito però ho conosciuto che Dio le è più vicino in quei momenti che in qualsiasi altra

circostanza, poiché con l'aiuto normale della grazia non potrebbe superare quelle prove.

Qui opera l'onnipotenza divina ed una grazia straordinaria, perché diversamente si

spezzerebbe al primo urto. O Divino Maestro, questo è soltanto opera Tua nella mia anima.

Tu, o Signore, non hai paura di mettere un'anima sull'orlo di una spaventosa voragine,

dove essa è spaventata e terrorizzata e la richiami nuovamente a Te. Questi sono i Tuoi

incomprensibili misteri. Quando durante quei supplizi dell'anima cercavo di accusarmi nella

santa confessione delle più piccole inezie, quel sacerdote si meravigliò che non commettessi

mancanze più gravi e mi disse queste parole: « Se lei, sorella, in questi tormenti è così

fedele a Dio, la cosa in sé mi dà la prova che Iddio la sostiene con la Sua grazia particolare

ed il fatto che lei non comprenda questo è anche bene ». Strano però che i confessori non

abbiano potuto né capirmi, né tranquillizzarmi in quelle cose fino all'incontro con P. Andrasz

ed in seguito con Don Sopocko. + Alcune parole sulla confessione e sui confessori.

Ricorderò soltanto ciò che ho sperimentato e vissuto nella mia anima. Ci sono tre cose per

cui l'anima non ricava profitto dalla confessione in quei momenti eccezionali. La prima è che

il confessore conosce poco le vie straordinarie e mostra meraviglia se un'anima gli svela i

grandi misteri che Dio compie nell'anima. Questa sua meraviglia già mette in allarme

un'anima delicata: essa nota che il confessore è indeciso nell'esprimere il suo parere e non

si rassicura, ma ha ancora più dubbi dopo la confessione di quanti ne avesse prima, poiché

essa sente che il confessore la tranquillizza ma lui stesso non è sicuro. Oppure, cosa che mi

è capitata, il confessore, non riuscendo a penetrare alcuni misteri di un'anima, le rifiuta la

confessione, mostra un certo timore all'avvicinarsi di quell'anima alla grata. Come può

un'anima in tale stato attingere tranquillità nel confessionale, dato che essa è così sensibile

ad ogni parola del sacerdote? A mio parere in tali momenti di speciali visite di Dio ad

un'anima, se il sacerdote non la comprende dovrebbe indicarle un confessore esperto ed

illuminato, od attingere egli stesso lumi, in modo che possa dare all'anima ciò di cui ha

bisogno, e non addirittura rifiutarle la confessione, poiché in questo modo l'espone ad un

grande pericolo e più di un'anima può abbandonare la strada sulla quale il Signore voleva

averla in modo particolare. Questa è una cosa di grande importanza, poiché io stessa ne ho

fatto l'esperienza, cioè che già cominciavo a barcollare, nonostante questi straordinari doni

di Dio. E sebbene Dio stesso mi tranquillizzasse, tuttavia desideravo sempre avere il sigillo

della Chiesa. La seconda cosa è il fatto che il confessore non permetta di svelare tutto

sinceramente, che dimostri impazienza. L'anima allora ammutolisce e non dice tutto e per

ciò stesso non ricava profitto, e tanto meno ricava profitto, quando capita che il confessore

cominci a sottoporre a prove l'anima; e, siccome non la conosce, invece di giovarle, le

arreca danno. E questo perché essa sa che il confessore non la conosce, dato che non le

ha permesso di svelargli completamente, sia per quanto concerne le grazie, sia per quanto

concerne la sua miseria. E per questo motivo la prova non è appropriata. Ho avuto alcune

prove, che mi hanno fatto ridere. Esprimerò meglio lo stesso concetto con queste parole: il

confessore è il medico dell'anima; pertanto come può un medico che non conosce la

malattia prescrivere una medicina appropriata? Nemmeno a pensarci; poiché o non avrà

alcun risultato positivo, oppure la darà troppo forte ed aggraverà la malattia e talvolta - Dio

ce ne scampi - può procurare la morte, appunto perché troppo forte. Parlo per esperienza,

dato che in certi casi mi ha trattenuto addirittura il Signore stesso. La terza cosa è questa:

capita che il confessore talvolta faccia poco conto delle piccole cose. Non c'è nulla di piccolo

nella vita spirituale. Talvolta una cosa piccola in apparenza fa scoprire una cosa di grande

importanza, e per il confessore è un fascio di luce per la conoscenza di un'anima. Molte

sfumature spirituali si nascondono nelle piccole cose. Non sorgerà mai un fabbricato

magnifico, se gettiamo via i mattoni piccoli. Iddio da qualche anima esige una grande

purezza; per questo le invia una più profonda conoscenza della propria miseria. Illuminata

dalla luce che viene dall'alto conosce meglio ciò che piace a Dio, e ciò che non piace. Il

peccato è secondo la conoscenza e la luce dell'anima; lo stesso anche le imperfezioni,

benché essa sappia che ciò che riguarda strettamente il sacramento è il peccato... ma

queste piccole cose hanno una grande importanza per chi tende alla santità e non può un

confessore tener poco conto di questo. La pazienza e la mitezza del confessore aprono la

via ai più profondi segreti di un'anima: l'anima quasi senza accorgersene svela la sua

abissale profondità. E si sente più forte e più resistente. Ora lotta più valorosamente; si dà

maggiormente da fare, poiché sa che deve renderne conto. Ricorderò ancora una cosa per

quanto riguarda il confessore. Egli deve talvolta sperimentare, deve mettere alla prova,

deve esercitare, deve conoscere se ha a che fare con della paglia, o con del ferro, o con

dell' oro puro. Ognuna di queste tre anime ha bisogno di esercitarsi in modo particolare. Il

confessore deve necessariamente formarsi un'opinione chiara su ognuna, in modo che

sappia quello che può sopportare in determinati momenti, circostanze e casi. Per quanto mi

riguarda, in seguito, dopo molta esperienza, quando mi resi conto di non essere compresa,

non svelai più la mia anima e non mi guastai la tranquillità. Questo però avvenne solo

quando tutte queste grazie furono sotto il giudizio di un saggio, istruito ed esperto

confessore. Ora so come comportarmi in certi casi. E desidero nuovamente dire alcune

parole all'anima che vuole tendere decisamente alla santità e riportare frutto cioè vantaggio

della confessione. La prima, totale sincerità e apertura. Il più santo ed il più saggio dei

confessori non può infondere a viva forza in un'anima ciò che desidera, se l'anima non è

sincera ed aperta. Un'anima insincera, chiusa, si espone a grandi pericoli nella vita

spirituale e lo stesso Gesù non si dona ad una tale anima in modo superiore, perché sa che

essa non ricaverebbe vantaggi da queste grazie speciali. La seconda parola, l'umiltà.

Un'anima non ricava adeguati vantaggi dal sacramento della confessione, se non è umile.

La superbia tiene l'anima nelle tenebre. Essa non sa e non vuole penetrare esattamente nel

profondo della sua miseria: si maschera e fugge da tutto ciò che dovrebbe guarirla. La terza

parola è l'obbedienza. Un'anima disobbediente non riporterà alcuna vittoria, anche se fosse

Gesù stesso a confessarla direttamente. Il confessore più esperto non può essere di alcun

aiuto ad una tale anima. Un'anima disobbediente si espone a grandi sventure e non

progredirà affatto nella perfezione e non se la caverà nella vita spirituale. Iddio ricolma di

grazia nel modo più abbondante le anime, ma le anime obbedienti. + Oh! quanto sono

graditi gl'inni che sgorgano da un'anima che soffre! Tutto il cielo rimane estasiato di fronte

ad una tale anima, specialmente quando è provata da Dio. Essa indirizza verso di Lui i suoi

nostalgici lamenti. La sua bellezza è grande, perché proviene da Dio. Va attraverso il

deserto della vita ferita d'amore divino. Essa tocca la terra con un piede solo. + Un'anima

che è uscita da quei tormenti è profondamente umile. La limpidezza della sua anima è

grande. Essa, senza bisogno di rifletterci in certo modo, conosce meglio che cosa in un dato

momento occorra fare e che cosa tralasciare. Avverte il più piccolo tocco della

grazia ed è molto fedele a Dio. Essa riconosce Iddio da lontano e gode di Dio

ininterrottamente. Essa in pochissimo tempo scopre Iddio nelle anime degli altri, in genere

in quanti le stanno attorno. L'anima viene purificata da Dio stesso. Dio come puro Spirito

introduce l'anima in una vita puramente spirituale. Iddio stesso aveva preparato quest'anima

in precedenza e l'aveva purificata, cioè l'aveva resa idonea ad uno stretto rapporto di

intimità con Sé. Secondo un modo spirituale essa ha rapporti di intimità col Signore in un

riposo amoroso. Si rivolge a Lui senza l'uso dei sensi. Iddio riempie l'anima con la Sua luce.

La sua mente illuminata vede chiaramente e distingue i gradi in questa vita spirituale. Vede

quando si univa a Dio in modo imperfetto, quando vi prendevano parte i sensi e lo spirito

era unito ai sensi, sebbene già in maniera superiore e speciale, però imperfetta. Vi è

un'unione col Signore superiore e più perfetta: è quella intellettuale. Qui l'anima è più

riparata dalle illusioni; la sua spiritualità è più profonda e più pura. In una vita, in cui ci

sono i sensi, li si è più esposti alle illusioni. L'accortezza sia dell'anima stessa che dei

confessori dovrebbe essere maggiore. Vi sono momenti nei quali Iddio introduce l'anima in

uno stato puramente spirituale. I sensi si spengono e sono come morti. L'anima è unita a

Dio nella maniera più stretta: è immersa nella Divinità. La sua conoscenza è totale e

perfetta; non dettagliata, come prima, ma generale e completa. Gioisce per questo. Ma ora

voglio parlare ancora dei momenti della prova. In quei momenti è necessario che i

confessori abbiano pazienza con tale anima provata. Ma la più grande pazienza deve averla

l'anima con se stessa. O mio Gesù, Tu sai quello che prova la mia anima al ricordo di quelle

sofferenze. Talvolta mi son meravigliata che gli angeli ed i santi restino silenziosi mentre

un'anima sopporta simili sofferenze. Tuttavia essi ci amano in modo particolare in quei

momenti. L'anima mia certe volte ha gridato verso Dio, come un bambino quando la madre

nasconde il suo volto ed egli non può riconoscerla e grida con quante forze ha. O Gesù mio,

per queste prove d'amore sia onore e gloria a Te. Grande ed insondabile è la Tua

Misericordia! O Signore, tutto quello che hai progettato nei riguardi della mia anima, è

pervaso della Tua Misericordia. Ricordo questa cosa: coloro che

vivono insieme non dovrebbero aggiungere sofferenze esterne, poiché in verità quando

un'anima ha il calice pieno fino all'orlo, talvolta proprio la goccia che gettiamo noi nel suo

calice sarà esattamente quel di più, che farà traboccare il calice dell'amarezza. E chi

risponde per quell'anima? Guardiamoci bene dall'aggiungere sofferenze agli altri, poiché

questo non piace al Signore. Se le suore oppure i superiori sapessero o supponessero che

una certa anima sta attraversando tali prove e, ciò nonostante, da parte loro le

aggiungessero altre sofferenze, peccherebbero mortalmente e Dio stesso rivendicherebbe

quell'anima. Non parlo qui di casi che per loro natura costituiscono peccato, ma parlo di

una cosa che in un altro momento non sarebbe peccato. Stiamo attenti a non avere quelle

anime sulla coscienza. E un grave difetto della vita religiosa e della vita in genere, che

quando si vede un'anima che è nella sofferenza, si tende sempre ad aggiungerne ancora di

più. Non parlo di tutti, ma ci sono persone che si comportano così. Ci permettiamo di

esprimere giudizi di ogni genere e parliamo là dove non avremmo mai dovuto dire quello

che abbiamo detto. La lingua è un organo piccolo, ma provoca cose grosse. La religiosa che

non rispetta il silenzio, non giungerà mai alla santità, cioè non diventerà santa. Non s'illuda.

Se per caso accade che per suo mezzo parla lo Spirito di Dio, allora non è lecito tacere. Ma

per poter ascoltare la voce di Dio bisogna avere la quiete nell'anima ed osservare il silenzio:

non un silenzio tetro, ma il silenzio interiore, cioè il raccoglimento in Dio. Si possono dire

molte cose e non interrompere il silenzio, ed al contrario si può parlar poco ed infrangere

continuamente il silenzio. Oh! che danni irreparabili provoca l'inosservanza del silenzio! Si

fanno molti torti al prossimo, ma soprattutto alla propria anima. Secondo il mio pensiero e

la mia esperienza, la regola del silenzio dovrebbe essere al primo posto. Iddio non si dona

ad un anima ciarliera che come un fuco nell'alveare ronza molto, ma non produce miele.

Un'anima che chiacchiera molto è vuota nel suo interno. Non ha né virtù fondamentali, né

intimità con Dio. Non è il caso di parlare di una vita più profonda, della soave pace e

tranquillità nella quale abita Iddio. Un'anima che non ha gustato la dolcezza della quiete

interiore, è uno spirito inquieto, e turba la tranquillità degli altri. Ho visto molte anime negli

abissi infernali per non aver osservato il silenzio. Loro stesse me l'hanno detto, quando ho

chiesto loro quale era stata la causa della loro rovina. Erano anime consacrate. O mio Dio,

quale dolore! Eppure avrebbero potuto non solo essere in paradiso, ma essere perfino

sante. O Gesù, Misericordia, tremo quando penso che debbo rendere conto della mia

lingua. Nella lingua c'è la vita, ma anche la morte. E talvolta con la lingua uccidiamo,

commettiamo dei veri omicidi; e possiamo ancora considerare ciò una piccola cosa? Per la

verità non riesco a comprendere tali coscienze. Ho conosciuto una persona, che avendo

saputo da un'altra una certa cosa che si diceva di lei... si ammalò gravemente e di

conseguenza versò molto sangue e molte lacrime e poi avvenne la dolorosa conclusione

che fu causata quindi non dalla spada, ma dalla lingua. O mio Gesù silenzioso, abbi

misericordia di noi. Sono passata al tema del silenzio, ma non voglio parlare di questo,

bensì della vita dell'anima con Dio e della sua risposta alla grazia. Dopo che l'anima è stata

purificata ed il Signore ha rapporti di intimità con lei, ora con tutte le forze tende verso Dio.

Però essa da sola non può niente. Qui soltanto Iddio dispone tutto; l'anima lo sa; ne è

consapevole. Essa vive ancora in esilio e sa molto bene che possono esserci ancora

giornate nuvolose e piovose; ma essa guarda a tutto ciò con un atteggiamento diverso da

quello tenuto finora. Non si rifugia in una pace falsa, ma si slancia nella lotta. Essa sa di

essere di una progenie cavalleresca. Ora si rende conto meglio di tutto. Essa sa di essere di

stirpe regale: tutto ciò che è grande e santo la riguarda. + Una serie di grazie che Dio

riversa sull'anima dopo quelle prove di fuoco. Gode di una stretta unione con Dio. Ha molte

visioni sensibili ed intellettuali. Sente molte parole soprannaturali e talvolta degli ordini

precisi. Ma nonostante queste grazie, non basta a se stessa. Proprio in quanto Iddio la

visita con queste grazie, è esposta a diversi pericoli e può facilmente cadere nella illusione.

Ora dovrebbe pregare Dio perché le mandi una guida spirituale; e non solo pregare per la

guida, ma bisogna darsi da fare e cercare un tale condottiero, che conosce le cose, come il

condottiero deve conoscere le strade, attraverso le quali deve condurre i suoi soldati in

battaglia. Un'anima che è unita a Dio, bisogna prepararla a grandi ed accaniti

combattimenti. + Dopo questa purificazione e queste prove, Iddio tratta con l'anima in

modo particolare, ma l'anima non collabora sempre con queste grazie. Non perché essa

stessa non voglia collaborare, ma perché incontra così grandi difficoltà esterne ed interne,

che ci vuole veramente un miracolo, perché quell'anima si mantenga su quelle altezze. Ora

ha necessariamente bisogno di un direttore spirituale. Queste difficoltà spesso riempirono la

mia anima di dubbi e talvolta anch'io ero spaventata poiché pensavo fra me: « Dopo tutto

sono una povera ignorante: molte cose non le conosco, e tanto meno le cose spirituali ».

Però se i dubbi aumentavano, cercavo luce presso un confessore o presso le Superiore. Ma

non ottenevo quello che desideravo. Quando mi aprii alle Superiore, una di esse conobbe la

mia anima e la via attraverso la quale il Signore mi vuole condurre. Quando mi uniformai

alle sue indicazioni cominciai a progredire rapidamente sulla via della perfezione. Purtroppo

però la cosa non durò a lungo. quando aprII più a fondo la mia anima, non ottenni quello

che desideravo; ed alla Superiora quelle grazie sembrarono inverosimili, quindi non potei

attingere più nulla da lei. Mi disse che non era possibile che Dio avesse rapporti di tale

intimità con una creatura. « Io ho paura per lei, sorella, che si tratti di un'illusione. Si

consigli con un sacerdote ». Ma il confessore non mi capì e disse: « È meglio che lei parli di

queste cose con le Superiore ». E così andavo dalle Superiore al confessore e dal

confessore alle Superiore e non trovavo pace. Queste grazie divine cominciarono a essere

per me una grande sofferenza. Dicevo talvolta direttamente al Signore: « Gesù, io ho paura

di Te. Non sei per caso un fantasma? ». Gesù mi tranquillizzava sempre, ma io non sempre

mi fidavo. La cosa strana era che più io non mi fidavo, e più Gesù dava dimostrazione di

essere Lui l'artefice di queste cose. + Quando mi resi conto che non ottenevo alcuna

tranquillità dalle Superiore, decisi di non parlare più con loro di queste cose

puramente interiori. Per l'esterno cercai, da buona religiosa, di parlare di tutto con le

Superiore; ma per quanto riguarda la necessità dell'anima, d'ora in poi parlerò solo in

confessione. Per molti ed assai ragionevoli motivi ho capito che una donna non è portata a

discernere questi misteri. Mi sono esposta a tante sofferenze che avrei potuto evitare. Per

molto tempo sono stata ritenuta invasata dallo spirito maligno e venivo guardata con

commiserazione. La Superiora poi aveva messo in atto certi accorgimenti cautelativi nei

miei confronti. Era giunto alle mie orecchie che le suore mi tenevano d'occhio come tale,

come indemoniata. E tutt'attorno mi si oscurò l'orizzonte. Cominciai ad evitare quelle grazie

divine, ma che potevo fare? Dopotutto non era in mio potere. Improvvisamente fui presa

da un così profondo raccoglimento che, malgrado la mia volontà, sprofondai in Dio ed il

Signore mi trattenne presso di Sé. Nei primi momenti la mia anima è sempre un po'

spaventata, ma poi viene riempita da una calma e da una forza singolare. + Tutto ancora

era da sopportare. Infatti quando il Signore chiese che dipingessi quell'immagine, allora

cominciavano veramente a parlare di me ed a guardarmi come se fossi un'isterica od

un'esaltata e la cosa cominciò a propagarsi un po' di più. Una delle suore venne da me, per

parlarmi in confidenza. E cominciò a commiserarmi. Mi dice: « Sento che dicono di lei che è

un'esaltata, che ha delle visioni. Povera sorella, si difenda da ciò ». Era sincera quell'anima

e mi disse sinceramente quello che aveva sentito dire. Ma cose simili dovetti ascoltarle ogni

giorno. Che tormento sia stato per me, Dio solo lo sa. Decisi però di sopportare tutto in

silenzio e di non dare spiegazioni quando mi venivano rivolte domande. Alcune suore erano

irritate dal mio silenzio, specialmente le più curiose; le altre, più riflessive, dicevano: « Di

certo Suor Faustina dev'essere molto vicino a Dio, dato che ha la forza di sopportare tante

sofferenze ». E vedevo davanti a me quasi due ifie di giudici. Mi preoccupai di avere il

silenzio interno ed esterno. Non dicevo nulla che riguardasse la mia persona, sebbene

venissi interrogata direttamente da alcune suore. La mia bocca si chiuse. Soffril come una

colomba senza lamentarmi. Alcune suore però provavano quasi piacere nel darmi fastidio in

qualsiasi modo. Le irritava la mia pazienza, ma Dio mi diede tanta forza interiore, che

sopportai tutto ciò con serenità. + Mi ero resa conto che in quei momenti non potevo

essere aiutata da nessuno e cominciai a pregare ed a chiedere al Signore un confessore.

Desideravo ardentemente che un sacerdote mi dicesse quest'unica parola: « Stai tranquilla,

sei sulla buona strada ». Oppure « Butta via tutto, perché non viene da Dio ». Purtroppo

però un sacerdote così deciso, che mi dicesse quelle parole chiare in nome del Signore, non

riuscivo a trovano. Perciò andavo avanti nell'incertezza. O Gesù, se è la Tua volontà che io

viva in tale incertezza, sia benedetto il Tuo Nome. Ti prego, Signore, dirigi Tu stesso la mia

anima e resta con me, perché da sola sono nulla. Ecco, sono già stata giudicata da ogni

lato: non c'è più nulla in me che sia sfuggito al giudizio delle suore. Ma ormai tutto in un

certo senso si è esaurito ed hanno cominciato a lasciarmi in pace; la mia anima martoriata

ha potuto prendersi un po' di riposo. Ma ho constatato che proprio durante quella

tribolazione il Signore mi è stato quanto mai vicino. La tregua però è durata pochino. È

scoppiata di nuovo una violenta tempesta. Adesso i sospetti di un tempo, son diventati per

loro, a quanto pare, certezza e bisogna ascoltare di nuovo la stessa musica di prima. Così

piace al Signore. La cosa strana però è che anche diverse faccende esterne han cominciato

ad andare per traverso. Ciò ha provocato molte svariate sofferenze, note soltanto a Dio. Ad

ogni modo ho cercato, come ho potuto, di fare ogni cosa con l'intenzione più pura. Ora

m'accorgo di essere sorvegliata come una ladra ovunque: in cappella, quando svolgo il mio

lavoro, in cella. Ora so che, oltre alla presenza di Dio, ho la continua presenza umana, che

francamente qualche volta mi mette in grave imbarazzo. Ci sono stati dei momenti in cui

sono rimasta indecisa se spogliarmi o meno, per potermi lavare. A proposito, anche il mio

misero letto è stato controllato parecchie volte. Qualche volta m'è venuto da ridere, quando

son venuta a sapere che non lasciavano in pace nemmeno il letto. Una suora mi ha detto lei

stessa, che ogni sera mi sorvegliava dentro la cella, per vedere come mi comportavo.

Tuttavia i Superiori son sempre i Superiori. E sebbene mi abbiano personalmente umiliata

e talvolta imbottita di numerosi dubbi, tuttavia mi hanno sempre permesso quello che

voleva il Signore, quantunque non come avevo chiesto, ma in altro modo hanno aderito alle

richieste del Signore e mi hanno autorizzata a fare certe penitenze e mortificazioni. Un

giorno una delle Madri si adirò contro di me e mi umiliò talmente, che pensavo proprio non

l'avrei sopportato. Mi disse: « Stravagante, isterica, visionaria, vattene dalla mia stanza,

non voglio conoscerti! ». Una gragnola di rimproveri si scaricò sul mio capo. Quando arrivai

nella mia cella, caddi con la faccia a terra davanti al crocifisso e guardai Gesù; non ero in

grado di pronunciare nemmeno una parola. E tuttavia nascosi il fatto agli altri e feci finta

che non fosse successo nulla fra di noi. Satana però approfitta sempre di queste

circostanze. Cominciarono a venirmi pensieri di scoraggiamento: « Ecco la ricompensa per

la tua fedeltà e sincerità! Val la pena esser sincera, quando si è capiti a questo modo? ». «

Gesù, Gesù, sono sfinita! ». E caddi nuovamente a terra sotto quel peso; cominciai a

sudare ed una certa paura cominciò ad impadronirsi di me. E pensavo: « Non ho nessuno

che mi dia un appoggio morale ». E subito sentii una voce nell'anima: « Non temere, Io

sono con te »; ed una singolare luce illuminò la mia mente e compresi che non dovevo

arrendermi a quelle malinconie e mi sentii piena di forza ed uscii dalla cella con rinnovato

coraggio per andare incontro ai patimenti. Tuttavia cominciai a lasciarmi un po' andare. Non

facevo caso a quelle ispirazioni interiori; cercavo di distrarmi. Però, nonostante il chiasso e

le distrazioni, vedevo quello che avveniva nella mia anima. La parola divina è eloquente e

nulla può soffocarla. Cominciai ad evitare l'incontro del Signore con la mia anima, perché

non volevo essere vittima di illusioni. Ma il Signore in certo qual modo m'insegui con i Suoi

doni ed in verità ho provato a turno sofferenze e gioie. Non ricordo qui le varie visioni e

grazie, che Dio mi ha concesso in quel tempo, perché le ho annotate altrove; ma ricorderò

che quelle mie molteplici sofferenze avevano ormai raggiunto il colmo e io decisi di farla

finita con questi dubbi prima dei voti perpetui. Durante tutto il tempo della probazione

pregai perché venissero concessi lumi al sacer dote, al quale dovevo svelare completamente

tutta la mia anima. E pregai Iddio, perché Lui stesso mi aiutasse in questo e mi facesse la

grazia di poter raccontare le cose più segrete che ci sono fra me ed il Signore e di rendermi

così disponibile che, qualunque cosa quel sacer dote decidesse, l'avrei considerata come

decisa da Gesù stesso. Non importa quale giudizio darà su di me. Io desidero soltanto la

verità ed una risposta precisa a certe mie domande. Mi sono rimessa a Dio completamente

e l'anima mia desidera la verità. Non posso più continuare a vivere nel dubbio, benché

nell'anima abbia una così grande certezza che queste cose provengono da Dio, che darei la

mia vita per esse. Ma al di sopra di tutto questo ho posto l'opinione del confessore ed ho

deciso di comportarmi secondo quanto egli riterrà giusto indicarmi. Vedo il dato momento

come quello che deciderà il mio comportamento per tutta la vita. So che dipenderà tutto da

esso. Non ha importanza se si pronuncerà secondo le mie ispirazioni oppure in modo del

tutto opposto: questo ormai non m'importa. Io desidero conoscere la verità e seguirla. O

Gesù, Tu puoi aiutarmi. E già da qui ho cominciato: nascondo [sic!] tutte le grazie

nell'anima ed aspetto colui che il Signore mi manderà. Senza alcun dubbio nel mio cuore,

ho pregato il Signore, perché Egli si degni di aiutarmi in questi momenti ed un certo

coraggio è entrato nella mia anima. Debbo ancora ricordare che ci sono alcuni confessori

che aiutano l'anima e sono, per quanto ciò può apparire, dei veri padri spirituali, ma fino ad

un certo punto: fino a che tutto va bene; ma quando un'anima si trova in più gravi

difficoltà, allora sono indecisi e non possono, oppure non vogliono capire quell'anima;

cercano di liberarsene al più presto. Tuttavia se l'anima è umile, ne ha pur sempre qualche

piccolo vantaggio. Dio stesso talvolta invia un raggio di luce nel profondo dell'anima, per la

sua umiltà e fiducia. Talvolta il confessore dice cose che non intendeva affatto dire ed egli

stesso non se ne rende conto. L'anima crede realmente che queste sono parole del Signore

stesso, sebbene dobbiamo credere che ogni parola in confessionale proviene da Dio, ma

quello che ho ricordato sopra, è qualcosa che viene proprio direttamente da Dio. E l'anima

sente che il sacerdote non dipende da se stesso: dice cose che non vorrebbe dire.

Ecco, in questo modo Dio ricompensa la fede. L'ho sperimentato parecchie volte su me

stessa. Un certo sacerdote molto istruito e grandemente stimato - m'è capitato qualche

volta d'andare a confessarmi da lui - era sempre stato severo e contrario a me in queste

cose, ma una volta mi disse: « Sappia, sorella, che se Iddio vuole che lei faccia questo, non

bisogna opporvisi. Iddio talvolta vuoi essere lodato in questo modo. Stia tranquilla. Iddio,

come ha cominciato, così, terminerà. Ma le dico, fedeltà a Dio e umiltà e ancor una volta

umiltà. Ricordi quello che le ho detto oggi ». Mi rallegrai pensando che forse quel sacerdote

mi aveva capita. Però le circostanze furono tali, che non ebbi più occasione di confessarmi

da lui. + Una volta mi chiamò una delle Madri anziane e furono fulmini e saette a ciel

sereno, senza che mi rendessi conto di cosa si trattasse. Ma poco dopo capii che si trattava

di cosa che non dipendeva affatto da me. Mi disse: « Lei, sorella, si levi bene dalla testa

che Gesù tratti così familiarmente con lei, con una persona così misera e così imperfetta.

Gesù ha rapporti di confidenza solo con anime sante, ricordatelo [sic!] bene ». Riconobbi

che aveva pienamente ragione dicendo che sono misera, ma confido nella Misericordia

divina. Quando m'incontrai col Signore, mi umiliai davanti a Lui e dissi: « Gesù, a quanto si

dice, Tu non tratti con persone misere ». Mi rispose: « Sta' tranquilla, figlia Mia;

proprio per mezzo di una simile miseria voglio mostrare la potenza della Mia

Misericordia». Compresi che la Madre aveva inteso soltanto umiliarmi. + O mio Gesù, mi

hai sottoposta a molte prove in questa mia breve vita. Molte cose le ho capite, alcune delle

quali ora mi lasciano meravigliata. Oh! quanto è bene affidarsi in tutto a Dio e permettere a

Dio di agire pienamente nella nostra anima. Durante la terza probazione il Signore mi fece

capire che dovevo offrirmi a Lui, in modo che potesse fare di me quello che Gli piaceva.

Debbo stare sempre davanti a Lui come vittima. In un primo momento mi spaventai

sentendomi infinitamente misera e conoscendo bene me stessa. Risposi al Signore ancora

una volta: « Sono la miseria personificata; come posso essere una vittima? ». « Oggi

questo non lo comprendi. Domani te lo farò comprendere durante l'adorazione».

Il cuore mi tremò e l'anima. Queste parole mi s'impressero profondamente nell'anima. La

parola divina è viva. Quando giunsi all'adorazione, sentii nell'anima che ero entrata nel

tempio del Dio vivente, la cui Maestà è grande ed insondabile. Ed il Signore mi fece

conoscere quello che sono anche i più puri spiriti di fronte a Lui. Benché all'esterno non

vedessi nulla, la presenza di Dio mi trapassò da parte a parte. In quel momento la mia

mente venne illuminata in maniera singolare. Davanti agli occhi della mia anima passò una

visione, come quella di Gesù nell'Orto degli Ulivi. All'inizio le sofferenze fisiche e tutte le

circostanze che le aumentano; le sofferenze morali in tutta la loro estensione e quelle di cui

nessuno saprà mai nulla. In questa visione entra tutto: sospetti ingiusti, perdita del proprio

buon nome. Ho descritto questa cosa in modo molto succinto, ma la conoscenza che ne

ebbi fu talmente chiara che quello che in seguito sopportai non fu per nulla diverso da

quello che avevo conosciuto in quel momento. il mio nome deve essere: « vittima ».

Quando la visione terminò un sudore freddo mi scendeva dalla fronte. Gesù mi fece

conoscere che, anche se non avessi dato il mio consenso per tutto ciò, avrei potuto

egualmente salvarmi e non avrebbe diminuito le grazie che mi aveva concesso e che

avrebbe continuato a rimanere con me negli stessi rapporti di intimità; insomma che, anche

se non avessi consentito a quel sacrificio, la generosità di Dio non sarebbe diminuita per

questo. Ed il Signore mi fece capire che tutto il mistero dipendeva da me, dal mio consenso

volontario a tale sacrificio con piena consapevolezza della mia mente. In quest'atto

volontario e consapevole c'è tutta la sua potenza ed il suo valore di fronte alla Sua Maestà.

Anche se non mi capitasse nulla di quello a cui mi sono offerta, davanti al Signore è come

se tutto fosse già avvenuto. In quel momento compresi che entravo in unione con la

Maestà incomprensibile. Sentii che Dio attendeva una mia parola, il mio consenso. Ad un

tratto il mio spirito sprofondò in Dio e dissi: « Fa' di me quello che Ti piace: mi sottometto

alla Tua volontà. Da oggi la Tua santa volontà è il mio cibo. Con l'aiuto della Tua grazia,

sarò fedele alle Tue richieste. Fa' di me quello che Ti piace. Ti scongiuro, Signore,

resta con me in ogni momento della mia vita». All'improvviso, dopo che avevo dato il

consenso a quel sacrificio con la volontà e col cuore, la presenza di Dio penetrò in me da

parte a parte. La mia anima venne immersa in Dio ed inondata da una felicità così grande,

che non riesco a descriverla nemmeno parzialmente. Sentivo che la Sua Maestà mi fondeva

in modo mirabile con Sé. Vidi la grande compiacenza di Dio verso di me ed a mia volta il

mio spirito s'immerse in Lui. Consapevole di questa unione con Dio, sento di essere amata

in modo particolare ed a mia volta amo con tutte le forze della mia anima. Un grande

mistero è avvenuto durante quell'adorazione: un mistero fra me ed il Signore; e mi

sembrava di dover morire d'amore mentre mi guardava. Ho parlato a lungo col Signore, ma

senza nemmeno una parola. E il Signore mi disse: « Sei la delizia del Mio Cuore. Da

oggi ogni più piccola azione trova compiacenza dinanzi ai Miei occhi, qualunque

cosa farai». In quel momento mi sentii consacrata. L'involucro del corpo è lo stesso, ma

l'anima e un altra: in essa dimora Iddio con tutta la Sua predilezione; non un sentimento,

ma una consapevole realtà, che niente mi può offuscare. Un grande mistero si è intrecciato

fra di me e Dio. Nella mia anima sono rimasti il coraggio e la forza. Quando sono uscita

dall'adorazione, ho guardato negli occhi con serenità a tutto ciò che prima mi faceva tanta

paura. Quando uscii nel corridoio, mi toccò subito una grande sofferenza ed umiliazione da

parte di una certa persona. L'accettai con rassegnazione alla volontà del cielo e mi strinsi

profondamente al Sacr.mo Cuore di Gesù, il Signore, dimostrando di essere pronta a quello

per cui mi ero offerta. La sofferenza spuntò quasi da sotto terra; la stessa Madre

Margherita se ne meravigliò. Alle altre passano lisce molte cose, ed in verità non vale la

pena farci caso; ma a me non se ne salva una: ogni parola è analizzata, ogni passo controllato.

Una suora mi disse: « Si prepari, sorella, ad accettare una piccola croce che l'attende

da parte della Madre Superiora. Quanto mi dispiace per lei! ». Ed io nel mio intimo sono

contenta di questo e vi sono preparata già da parecchio tempo. Quando vide il mio

coraggio, rimase stupita per questo. Adesso vedo che l'anima da sola può ben poco, ma

con Iddio può tutto. Ecco quello che può la grazia di Dio! Sono poche le anime sempre

attente alle ispirazioni di Dio, ma ancora di meno sono quelle che eseguono fedelmente le

ispirazioni divine. Un'anima fedele a Dio però non può da sola prendere decisioni sulle sue

ispirazioni: deve sottoporle al controllo di un sacerdote molto colto e saggio e, finché non

ha la certezza, deve mantenere un atteggiamento d'incredulità. Non dia di propria iniziativa

la sua fiducia a queste ispirazioni ed a tutte le grazie superiori, poiché può esporsi a molti

danni. Sebbene l'anima distingua subito le false ispirazioni da quelle che provengono da

Dio, tuttavia sia prudente perché ci sono molte cose dubbie. Dio è contento e si rallegra

quando l'anima non presta fede a Lui Stesso, per Lui Stesso: perché Lo ama, è prudente ed

interroga, e chiede aiuto per accertare che chi opera in lei è veramente Dio. E dopo averne

avuta la conferma tramite un confessore illuminato, stia tranquilla; si metta nelle mani di

Dio secondo le Sue indicazioni, cioè secondo le indicazioni del confessore. L'amore puro è

capace di grandi imprese e non l'annientano né le difficoltà, né le contrarietà. Come l'amore

è forte nelle grandi difficoltà, così è perseverante nella grigia, noiosa vita quotidiana. Essa

sa che, per piacere a Dio, una cosa è necessaria: fare con grande amore le cose più

piccole. Amore e sempre amore. L'amore puro non sbaglia; esso ha singolarmente molta

luce e non fa nulla che non debba piacere a Dio. E attento nel prevedere ciò che è più caro

a Dio e non c'è nulla che lo eguagli; è felice quando può annientarsi ed ardere come un

sacrificio puro. Quanto più dà di sé, tanto più è felice. Inoltre nessuno meglio di lui riesce

ad avvertire i pericoli da tanto lontano; ha il fiuto per togliere la maschera e sa con chi

tratta. + I miei tormenti giungono ormai alla fine. Il Signore mi dà l'aiuto promesso. Lo

vedo in due sacerdoti, cioè in Padre Andrasz e in Don Sopocko. Nel corso degli esercizi

spirituali prima dei voti perpetui, per la prima volta venni tranquillizzata completamente ed

in seguito venni guidata nella stessa direzione da Don Sopocko. Così si realizzò la promessa

del Signore. Dopo che fui tranquillizzata ed istruita sul modo di procedere sulle vie di Dio, il mio spirito si rallegrò nel Signore e mi sembrò non di camminare, ma di correre. Mi

erano state sciolte le ali per il volo e cominciai a volteggiare verso l'ardore del sole e non

tornerò in basso fino a quando riposerò in Colui, nel Quale è annegata la mia anima per

l'eternità. E mi abbandonai completamente all'influsso della grazia. Grandiosi sono gli

abbassamenti divini alla mia anima! Da parte mia non mi ritiro, né mi rifiuto, ma

m'immergo in Lui, come nell'unico mio Tesoro. Sono una cosa sola col Signore: in un certo

modo scompare l'abisso che c'è fra noi, il Creatore e la creatura. Per alcuni giorni la mia

anima è stata quasi continuamente in estasi: la presenza di Dio non mi ha abbandonato

nemmeno per un istante, e la mia anima ha perseverato in una continua amorosa unione

col Signore. Ciò tuttavia non mi ha impedito di adempire i miei doveri. Sentivo che ero stata

trasformata in amore; ardevo tutta, ma senza riportare danni. M'immergevo continuamente

in Dio. Iddio mi attirava a Sé con tale forza e potenza che in certi momenti non mi rendevo

nemmeno conto di essere sulla terra. Per tanto tempo avevo ostacolato la grazia di Dio e

ne avevo avuto paura. Adesso Iddio Stesso tramite Padre Andrasz aveva tolto ogni

difficoltà. Il mio spirito era stato indirizzato verso il sole e sbocciò ai suoi raggi per Lui

Stesso. Già non capì [qui la frase è interrotta e non è stata completata]. + Nonostante

Iddio mi attirasse a Sé con tale veemenza che spesso non ero in grado di oppormi alla Sua

grazia, sprecavo molte grazie di Dio perché avevo sempre paura delle illusioni. Quando

all'improvviso venivo immersa in Lui, in quei momenti Gesù mi riempiva della Sua pace in

maniera che, in seguito, anche se avessi voluto allarmarmi, non avrei potuto. Ad un tratto

sentii nel mio intimo queste parole: « Perché tu sia tranquilla, che sono Io l'autore di

tutte le richieste fatte a te, ti darò una tranquillità così profonda che, se anche

volessi inquietarti ed allarmarti, ciò oggi non sarà in tuo potere, ma l'amore

inonderà la tua anima fino a farti dimenticare te stessa ». In seguito Gesù mi diede

un altro sacerdote, al quale mi ordinò di svelare la mia anima. In un primo momento lo feci

con una certa esitazione; ma un severo richiamo da parte di Gesù procurò una profonda

umiltà alla mia anima. Sotto la sua direzione la mia anima progredì celermente nell'amore

di Dio e molte delle richieste del Signore vennero eseguite in concreto. Talvolta il suo

coraggio e la sua profonda umiltà mi hanno fatto riflettere. Oh! quant'è misera la mia

anima che ha dissipato tante grazie! Sfuggivo a Dio ed Egli m'inseguiva con le Sue grazie. Il

più delle volte le grazie di Dio mi venivano elargite, quando meno me l'aspettavo. Dal

momento in cui il Signore mi ha dato un direttore spirituale, sono più fedele alla grazia per

merito dello stesso direttore e della sua vigilanza sulla mia anima. Ho conosciuto veramente

quello che è una direzione spirituale e come la considera Gesù: per ogni minima mancanza

Gesù mi ammoniva e mi faceva presente che le questioni, che io sottoponevo al confessore,

le giudicava Lui Stesso. « Ed ogni mancanza contro di lui colpisce Me direttamente

». Quando la mia anima sotto la sua direzione cominciò a gustare profondamente il

raccoglimento e la pace, udii spesso nell'anima queste parole, talora ripetute varie volte di

seguito: « Fortificati per la lotta! ». + Gesù mi fa conoscere spesso quello che non Gli

piace nella mia anima e qualche volta mi ha rimproverato per cose che sembravano

minuzie, ma che in realtà avevano una grande importanza. Egli mi ha messo in guardia e

mi ha esercitato come un Maestro. Per molti anni mi ha educata Lui Stesso, fino al

momento in cui mi ha dato un direttore spirituale. In precedenza era Lui che mi faceva

conoscere quello che non capivo ed ora mi ordina di chiedere tutto al confessore e spesso

mi dice così: « E Io ti risponderò tramite la sua bocca; sta' tranquilla». Non mi è

ancora capitato di ricevere una risposta in contrasto con ciò che il Signore mi chiedeva e

che io avevo fatto presente al mio direttore spirituale. Anzi qualche volta, ma non spesso,

mi è capitato che Gesù mi ha raccomandato determinate cose di cui nessuno potrebbe

essere stato al corrente, ma, quando mi sono avvicinata alla grata, il confessore me le ha

raccomandate anche lui. + Quando l'anima ha ottenuto per lungo tempo molta luce e molte

ispirazioni e dopo che i confessori le hanno assicurato sia la tranquillità sia la provenienza

delle ispirazioni, se il suo amore è grande, in tal caso Gesù le fa conoscere che è tempo che

metta in pratica ciò che ha ricevuto. L'anima viene a conoscere che il Signore conta su di

lei e questa conoscenza le dà forza. Essa sa che per restare fedele dovrà talvolta esporsi a

varie difficoltà; ma essa confida in Dio e, grazie a tale fiducia, giunge là dove Iddio la

chiama. Le difficoltà non la spaventano; sono per lei come il pane quotidiano; non la

spaventano affatto, né l'intimoriscono, come i colpi di cannone non spaventano il cavaliere

che è continuamente sui campi di battaglia. Essa è ben lungi dallo spaventarsi, però rimane

in ascolto per capire da che parte attaccherà il nemico. Per riportare la vittoria non fa nulla

alla cieca, ma indaga, riflette profondamente e, non contando su di sé, prega

fervorosamente ed attinge consigli da cavalieri esperti e saggi, e comportandosi così, vince

quasi sempre. Ci sono degli attacchi nei quali l'anima non ha il tempo né per riflettere, né

per chiedere consigli, né per nient'altro. In quei casi bisogna combattere per la vita o per la

morte. Qualche volta è bene rifugiarsi nella ferita del Cuore di Gesù, non rispondendo

nemmeno una parola: per quell'atto stesso il nemico è già sconfitto. In tempo di pace

l'anima si sottopone a sforzi come fa in tempo di battaglia. Deve esercitarsi e molto;

diversamente nemmeno parlarne di vittoria. il tempo di pace lo considero come il tempo di

preparazione alla vittoria. Deve vigilare continuamente. Vigilanza e ancora una volta

vigilanza! L'anima che riflette ottiene molta luce. Un'anima dissipata si mette da sola in

pericolo di cadere e non si meravigli se poi cadrà. O Spirito Divino, guida dell'anima: saggio

è colui che Tu trasformi. Ma affinché lo Spirito Divino possa agire in un'anima, occorre

silenzio e raccoglimento. La preghiera. Con la preghiera l'anima si prepara ad affrontare

qualsiasi battaglia. In qualunque condizione si trovi un'anima, deve pregare. Deve pregare

l'anima pura e bella, poiché diversamente per derebbe la sua bellezza. Deve pregare l'anima

che tende alla purezza, altrimenti non vi giungerà. Deve pregare l'anima che si è appena

convertita, diversamente cadrebbe di nuovo. Deve pregare l'anima peccatrice, immersa nei

peccati, per poter risorgere. E non c'è anima, che non abbia il dovere di pregare, poiché

ogni grazia arriva tramite la preghiera. Ricordo che la luce l'ho ricevuta in massima parte

durante l'adorazione di mezz'ora, che facevo ogni giorno durante tutta la Quaresima,

stando distesa a forma di croce davanti al SS.mo Sacramento. In quel tempo conobbi più a

fondo me stessa e Iddio, anche se per fare quella preghiera incontrai molti ostacoli,

nonostante avessi il permesso dei superiori. L'anima deve sapere che, per pregare e

perseverare nella preghiera, deve armarsi di pazienza e superare coraggiosamente le

difficoltà esteriori ed interiori. Le difficoltà interiori: lo scoraggiamento, l'aridità, l'indolenza,

le tentazioni. Quelle esteriori: il rispetto umano e la necessità di rispettare i momenti

destinati alla preghiera. Io stessa ho sperimentato che, se non dicevo le preghiere nel

tempo stabilito, dopo non le dicevo più, perché i doveri me l'impedivano; e se pure le

dicevo, ciò avveniva con gran fatica, perché il pensiero andava ai doveri da compiere. Mi è

capitata anche questa difficoltà: se l'anima aveva recitato bene le preghiere e ne era uscita

con un profondo raccoglimento interiore, gli altri la contrastavano per tale raccoglimento;

perciò ci vuole pazienza per perseverare nella preghiera. Più di una volta mi è capitata una

cosa di questo genere: quando la mia anima era più profondamente assorta in Dio ed

aveva riportato maggior profitto dalla preghiera e la presenza di Dio l'aveva accompagnata

durante il giorno e sul lavoro aveva dimostrato più concentrazione, più esattezza e più

impegno, proprio allora ho avuto il maggior numero di rimproveri con l'accusa di essere

negligente ed indifferente a tutto e questo perché le anime meno raccolte vogliono che

anche le altre siano come loro, perché costituiscono per loro un rimprovero continuo. +

Un'anima nobile e delicata può essere anche la più semplice, ma di sentimenti delicati; una

tale anima cerca di vedere Iddio in ogni cosa. Lo trova ovunque, riesce a trovare Iddio

anche nelle cose più insignificanti. Tutto per lei ha un significato. Apprezza grandemente

tutto. Ringrazia Dio per ogni cosa. Da ogni cosa ricava profitto e rivolge a Dio ogni lode.

Confida in Lui e non s'impressiona quando viene il tempo della prova. Essa sa che Iddio è

sempre il migliore dei padri e tiene poco conto delle considerazioni umane. Segue fedelmente

anche il più piccolo soffio dello Spirito Santo; gioisce per questo Ospite spirituale e si

aggrappa a Lui come un bimbo alla madre. Dove le altre anime s'arrestano e si

spaventano, essa va avanti senza paura e senza difficoltà. Quando il Signore stesso vuole

stare accanto ad un'anima e guidarla, allontana da lei tutto ciò che c'è all'esterno. Quando

mi ammalai e venni trasferita in infermeria, ebbi molti dispiaceri per questo motivo.

Eravamo in due ricoverate in infermeria. Da Suor N. andavano in visita le suore; da me non

s'affacciava nessuno. Per la verità l'infermeria è una sola, ma ognuna ha la propria cella. Le

serate invernali erano lunghe. Suor N. aveva la luce e la cuffia per la radio ed io per

mancanza della luce non potevo nemmeno preparare la meditazione. Dopo che erano

passate così all'incirca due settimane, una sera mi lamentai col Signore: « Ho molti

dispiaceri e non posso nemmeno preparare la meditazione, dato che non ho la luce ». Ed il

Signore mi disse che sarebbe venuto Lui ogni sera e mi avrebbe dato i punti per la

meditazione dell'indomani. I punti si riferivano sempre alla Sua dolorosa Passione. Mi disse:

« Medita la Mia Passione davanti a Pilato ». E così, punto per punto, per un'intera

settimana meditai la Sua dolorosa Passione. Da quel momento una grande gioia entrò nella

mia anima e non desiderai più né visite, né luce; mi bastava Gesù per ogni cosa. Per la

verità l'interessamento delle Superiore per le ammalate era notevole; tuttavia il Signore

dispose in modo tale che mi sentii abbandonata. Egli, il migliore dei Maestri, per poter agire

direttamente su un'anima allontana da lei tutto ciò che è creato. Più di una volta fui

bersaglio di così numerose vessazioni e sofferenze che la stessa Madre M. mi disse: « Sulla

sua strada, sorella, le sofferenze spuntano direttamente da sotto terra ». Mi disse ancora: «

Io guardo a lei, sorella, come se fosse crocifissa, ma ho notato che il Signore Gesù in

qualche modo c'entra in questo. Sorella, sia fedele al Signore ». + Desidero annotare un

sogno che feci su Santa Teresa del Bambino Gesù. Ero ancora novizia ed avevo certe

difficoltà, che non mi riusciva di risolvere. Erano difficoltà interne collegate con difficoltà

esterne. Avevo fatto parecchie novene a vari santi, ma la situazione diveniva sempre più

pesante. Le mie sofferenze per questa ragione erano talmente grandi, che non sapevo più

come continuare a vivere, ma improvvisamente mi venne l'idea di pregare Santa Teresa del

Bambino Gesù. Cominciai la novena a questa santa, poiché prima di entrare in

congregazione avevo molta devozione per lei. Adesso l'avevo un po' trascurata, ma

trovandomi in questa necessità, di nuovo cominciai a pregarla con grande fervore. Il quinto

giorno della novena sogno Santa Teresa, ma come se fosse stata ancora sulla terra. Mi

nascose la consapevolezza che era santa e cominciò a dirmi parole di conforto; che non mi

rattristassi a motivo di quella questione, ma avessi più fiducia in Dio. Mi disse: « Anch'io ho

sofferto molto ». Ma io non ero molto convinta che lei avesse sofferto molto e le dissi: «A

me sembra che tu non soffra per niente ». Ma Santa Teresa rispose assicurandomi che

aveva sofferto molto e mi disse: « Sappia, sorella, che fra tre giorni lei risolverà la sua

questione nel modo migliore». Dato che io non ero molto propensa a crederle, tutto ad un

tratto si fece conoscere come santa. Allora la gioia inondò la mia anima e le dissi: « Tu sei

santa? ». Ed essa mi rispose: « SI, sono santa ed abbi fiducia che quella questione la

risolverai fra tre giorni ». E io le dissi: « Santa Teresina, dimmi, andrò in paradiso? ». Mi

rispose: « Sorella, lei andrà in paradiso ». « E sarò santa? ». Mi rispose: « Sarai santa ». «

Ma, Teresina, sarò santa come te, sugli altari? ». Ed essa mi rispose: « Sì, sarai santa come

me, ma devi avere molta fiducia in Gesù ». E poi le chiesi se mio padre e mia madre

andranno in paradiso, se [frase non ultimata]. Mi rispose: « Ci andranno». E domandai

ancora: « E le mie sorelle ed i miei fratelli andranno in paradiso? ». Mi rispose che dovevo

pregare molto per loro e non mi diede una risposta precisa. Compresi che avevano bisogno

di molte preghiere. Questo è un sogno e come dice un proverbio polacco « Sen mara, a

Bég wiara - il sogno è una chimera, mentre Dio è certezza ». Però, come mi aveva detto, il

terzo giorno risolsi quella difficile questione con grande facilità. Per quanto concerne quella

questione, si avverò tutto alla lettera come mi aveva detto. Questo è un sogno, ma ha

avuto un suo significato. + Mi trovavo, una volta, in cucina con suor N. e questa si adirò un

poco contro di me e per penitenza mi ordinò di stare seduta su un tavolo, mentre solo lei

continuò a darsi molto da fare; riassettò e strofinò ed io me ne stavo seduta sul tavolo.

Le altre suore, che andavano e venivano, si stupivano nel vedermi seduta a quel modo.

Ognuna diceva la sua. Una disse che ero una fannullona; un'altra, che ero stramba. A quel

tempo ero postulante. Altre dicevano: « Che razza di suora sarà mai costei? ». Io però non

potevo scendere dal tavolo, perché quella suora m'aveva imposto, sotto obbedienza, di

restar seduta fino a che non m'avesse detto di scendere. Dio solo sa quanti atti di

mortificazione feci in quell'occasione. Pensavo di prender fuoco per la vergogna. Dio Stesso

talvolta così permise per la mia formazione interiore, ma il Signore poi mi ricompensò per

quella umiliazione con una grande gioia. Durante la benedizione Lo vidi sotto un aspetto di

grande bellezza. Gesù mi guardò amabilmente e disse: « Figlia Mia, non aver paura

delle sofferenze. Io sono con te». Una notte ero di turno e soffrivo molto interiormente

per il fatto di dover dipingere quell'immagine e non sapevo proprio che decisione prendere,

dato che era un continuo volermi far credere che si trattava di un'illusione, mentre un

sacerdote aveva detto che forse Iddio voleva essere adorato per mezzo di quella immagine;

quindi bisognava darsi da fare per dipingerla. Ma la mia anima era molto stanca. Quando

entrai nella cappellina, avvicinai il capo al tabernacolo, e bussai dissi: « Vedi, Gesù, quante

difficoltà ho nel dover dipingere quell'immagine ». E sentii una voce dal tabernacolo: « Figlia

Mia, le tue sofferenze non dureranno a lungo ». Un giorno vidi due strade: una

strada larga cosparsa di sabbia e di fiori, piena di allegria, di musica e di vari passatempi.

La gente andava per quella strada ballando e divertendosi. Giungono alla fine, ma non

s'accorgono che è finita. Alla fine di quella strada c'era uno spaventoso precipizio, cioè

l'abisso infernale. Quelle anime cadevano alla cieca in quella voragine; man mano che

arrivavano, precipitavano dentro. E ce n era un così gran numero, che era impossibile

contarle. E vidi un'altra strada, o meglio un sentiero, poiché era stretto e cosparso di spine

e di sassi e la gente che andava per quella strada aveva le lacrime agli occhi ed era piena di

dolori. Alcuni cadevano sulle pietre, ma si alzavano subito e proseguivano. Ed alla fine della

strada c'era uno stupendo giardino pieno di ogni felicità e tutte quelle anime vi entravano.

Subito, fin dal primo momento, dimenticavano i loro dolori. Quando ci fu l'adorazione dalle

Suore della Famiglia di Maria, di sera con una delle nostre Suore andai a quell'adorazione.

Subito, appena entrai nella cappella, la presenza di Dio s'impadronì della mia anima. Pregai

così, come in certi momenti, senza dire una parola. Ad un tratto vidi il Signore che mi disse:

« Sappi che, se trascuri di dipingere quell'immagine e tutta l'opera della

Misericordia, nel giorno del giudizio risponderai di un gran numero di anime ».

Dopo queste parole del Signore, una certa apprensione entrò nella mia anima e anche

timore. Non riuscivo a tranquillizzarmi da sola. Quelle parole mi risuonavano nelle orecchie.

« Si, nel giorno del giudizio universale dovrò rispondere non solo di me stessa, ma anche di

altre anime». Queste parole mi erano penetrate profondamente nel cuore. Quando tornai a

casa entrai nel piccolo Gesù, caddi con la faccia a terra davanti al SS.mo Sacramento e dissi

al Signore: « Farò tutto quello che è in mio potere, ma Ti prego, Tu rimani sempre con me

e dammi la forza di fare la Tua santa volontà, poiché Tu puoi tutto ed io da sola niente ». +

Da qualche tempo mi capita di sentire nell'anima quando qualcuno prega per me; lo sento

immediatamente e a sua volta quando qualche anima mi chiede preghiere, sebbene non

me lo dica, io lo sento egualmente nell'anima. Lo sento in questo modo: avverto un'inquietudine,

come se qualcuno mi chiamasse; poi quando prego riacquisto la pace. + Una

volta avevo un gran desiderio di accostarmi alla S. Comunione, ma avevo un certo dubbio e

non mi accostai. Per questo motivo soffrii tremendamente. Mi sembrava che il cuore mi si

spezzasse dal dolore. Quando mi dedicai ai miei impegni col cuore pieno d'amarezza, Gesù

apparve improvvisamente accanto a me e mi disse: « Figlia Mia, non tralasciare la S.

Comunione, se non quando sei ben consapevole di essere caduta gravemente.

All'infuori di ciò non ti trattenga alcun dubbio dall'unirti a Me nel Mio mistero

d'amore. I tuoi piccoli difetti spariranno nel Mio amore, come una pagliuzza

gettata in un grande incendio. Sappi questo, che Mi rattristi molto quando

ometti di riceverMi nella S. Comutuone ». + La sera, quando entrai nella piccola

cappellina udii nell'anima queste parole: « Figlia Mia, medita su queste parole. "ed in

preda all'angoscia, pregava più a lungo"» (cfr. Lx 22,44). Quando cominciai a

riflettere più a fondo, molta luce penetrò nella mia anima. Compresi di quanta perseveranza

nella preghiera abbiamo bisogno e che da tale faticosa preghiera dipende talvolta la nostra

salvezza. + Quando andai a Kiekrz a sostituire per poco tempo una consorella, un

pomeriggio attraversai l'orto e mi fermai sulla riva del lago e rimasi a lungo assorta

pensando a questo elemento della natura. Ad un tratto vidi presso di me Gesù, che mi disse

amabilmente: « Ho creato tutto questo per te, Mia sposa, e sappi che tutte le

bellezze sono nulla in confronto a quello che ti ho preparato nell'eternità».

L'anima mia fu inondata da una gioia così grande, che rimasi là fino alla sera e mi sembrò

d'esserci rimasta solo un breve momento. Quel giorno l'avevo libero e destinato al ritiro

spirituale di un giorno, perciò avevo piena libertà di dedicarmi alla preghiera. Oh! quanto è

infinitamente buono Dio; c'insegue con la Sua bontà. Il più delle volte mi capita che il

Signore mi concede le grazie più grandi, proprio quando io non me le aspetto affatto. + O

Ostia santa, Tu sei chiusa per me nel calice d'oro, affinché nel gran deserto dell'esIlio, io

transiti pura, immacolata, intatta; me lo conceda la potenza del Tuo amore. O Ostia santa,

dimora nell'anima mia, amore purissimo del mio cuore, la Tua luce disperda le tenebre. Tu

non rifiuti le grazie ad un cuore umile. O Ostia santa, delizia del paradiso, sebbene

nasconda la Tua bellezza e Ti presenti a me in una briciola di pane, la fede forte squarcia

questo velo. + Il giorno della crociata, il quinto di ogni mese, è capitato il primo venerdì. E

il mio giorno, quello in cui debbo stare di guardia davanti a Gesù. In quel giorno ho il

compito di riparare per tutti gli insulti e le mancanze di riguardo verso il Signore, di pregare

perché in quel giorno non venga commesso alcun sacrilegio. Il mio spirito in quel giorno era

infiammato di un amore particolare verso l'Eucaristia. Mi sembrava di essere trasformata in

una fiamma. Quando, per prendere la S. Comunione, mi avvicinai al sacerdote che mi dava

Gesù, una seconda Ostia finì su di una mia manica e io non sapevo quale prendere.

Essendo io rimasta un attimo sopra pensiero, il sacerdote spazientito fece un movimento

con la mano perché la prendessi. Quando presi l'Ostia che mi porgeva, l'altra mi cadde nelle

mani. Il sacerdote andò dall'altra parte della balaustra a distribuire la S. Comunione e io

tenni Gesù nelle mie mani per tutto quel tempo. Quando il sacerdote si avvicinò di nuovo,

gli diedi l'Ostia caduta perché la mettesse nella pisside, dato che in un primo momento,

quando avevo preso Gesù, non avevo potuto dirgli che un'altra era caduta, prima d'aver

inghiottito. Mentre tenevo l'Ostia nelle mani, sentii un tale impeto d'amore, che per tutto il

giorno non potei né mangiare, né riprendere conoscenza. Dall'Ostia sentii queste parole: «

Desideravo riposare nelle tue mani, non solo nel tuo cuore » e all'improvviso in quel

momento vidi Gesù Bambino. Ma quando si avvicinò il sacerdote, vidi di nuovo l'Ostia. O

Maria, Vergine Immacolata, Puro cristallo per il mio cuore, Tu sei la mia forza, o àncora

potente, Tu sei lo scudo e la difesa dei deboli cuori. O Maria, Tu sei pura ed impareggiabile,

Vergine e Madre insieme. Tu sei bella come il sole, senza alcuna macchia, Nulla è

paragonabile all'immagine della Tua anima. La Tua bellezza ha affascinato il Tre volte

Santo, Sceso dal cielo, abbandonando il trono della Sua sede eterna, E prese corpo e

sangue dal Tuo cuore, Nascondendosi per nove mesi nel cuore della Vergine. O Madre, o

Vergine, nessuno riesce a comprendere che l'immenso Iddio diventa uomo, Solo per amore

e per la Sua insondabile Misericordia. Per merito Tuo, o Madre, vivremo con Lui in eterno.

O Maria, Vergine Madre e Porta del cielo, Attraverso Te ci è venuta la salvezza, Ogni grazia

sgorga per noi dalle Tue mani E solo la Tua fedele imitazione mi farà santa. O Maria, o

Vergine, o Giglio più bello, il Tuo Cuore è stato il primo tabernacolo per Gesù sulla terra,

Perché la Tua umiltà è stata la più profonda E per questo sei stata innalzata sopra i cori

degli angeli e sul santi. O Maria, dolce Madre mia, Affido a Te l'anima, il corpo ed il mio

povero cuore. Sii la Guardiana della mia vita E soprattutto nell'ora della morte, nell'ultima

battaglia. G.M.G. Gesù confido in Te. Anno 1937, mese I, giorno I. Annotazione per il

controllo dell'anima. Esame particolare: unirmi a Cristo misericordioso. Pratica: il

silenzio interiore, stretta osservanza del silenzio.

LA COSCIENZA. Gennaio. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 41, sconfitte, 4. Giaculatoria: E

Gesù taceva! Febbraio. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 36, sconfitte, 3. Giaculatoria: Gesù

confido in Te! Marzo. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 51, sconfitte, 2. Giaculatoria: Gesù

infiamma d'amore il mio cuore. Aprile. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 61, sconfitte, 4.

Giaculatoria: Con Dio posso tutto. Maggio. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 92, sconfitte, 3.

Giaculatoria: Nel suo Nome è la mia forza. Giugno. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 64,

sconfitte, 1. Giaculatoria: Tutto per Gesù! Luglio. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, 62,

sconfitte, 8. Giaculatoria: Riposa Gesù nel mio cuore. Agosto. Dio e l'anima, silenzio.

Vittorie, 88, sconfitte, 7. Giaculatoria: Gesù Tu sai... Settembre. Dio e l'anima, silenzio.

Vittorie, 99, sconfitte, 1. Giaculatoria: Gesù nascondimi nel tuo Cuore. Ottobre. Dio e

l'anima, silenzio. Vittorie, 41, sconfitte, 3. Giaculatoria: O Maria, uniscimi a Gesù.

Novembre. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, sconfitte, Giaculatoria: Gesù mio, misericordia.

Dicembre. Dio e l'anima, silenzio. Vittorie, sconfitte, Giaculatoria: Ti saluto, Ostia viva.

G.M.G. Anno 1937

ESERCITAZIONE GENERALE: + Per ogni volta che il mio petto respira, per ogni volta

che batte il mio cuore, per ogni volta che pulsa il sangue nel mio organismo, per altrettante

migliaia di volte desidero esaltare la Tua Misericordia, o Trinità Santissima. + Desidero

trasformarmi tutta nella Tua Misericordia ed essere il riflesso vivo di Te, o Signore. Che il

più grande attributo di Dio, cioè la Sua incommensurabile Misericordia, giunga al mio

prossimo attraverso il mio cuore e la mia anima. Aiutami, o Signore, a far si che i miei occhi

siano misericordiosi, in modo che io non nutra mai sospetti e non giudichi sulla base di

apparenze esteriori, ma sappia scorgere ciò che c'è di bello nell'anima del mio prossimo e

gli sia di aiuto. Aiutami a far si che il mio udito sia misericordioso, che mi chini sulle

necessità del mio prossimo, che le mie orecchie non siano indifferenti ai dolori ed ai gemiti

del mio prossimo. Aiutami, o Signore, a far si che la mia lingua sia misericordiosa e non

parli mai sfavorevolmente del prossimo, ma abbia per ognuno una parola di conforto e di

perdono. Aiutami, o Signore, a far sì che le mie mani siano misericordiose e piene di buone

azioni, in modo che io sappia fare unicamente del bene al prossimo e prenda su di me i

lavori più pesanti e più penosi. Aiutami a far sì che i miei piedi siano misericordiosi, in modo

che io accorra sempre in aiuto del prossimo, vincendo la mia indolenza e la mia stanchezza.

il mio vero riposo sta nella disponibilità verso il prossimo. Aiutami, Signore, a far si che il

mio cuore sia misericordioso, in modo che partecipi a tutte le sofferenze del prossimo. A

nessuno rifiuterò il mio cuore. Mi comporterò sinceramente anche con coloro di cui so

abuseranno della mia bontà, mentre io mi rifugerò nel Misericordiosissimo Cuore di Gesù.

Non parlerò delle mie sofferenze. Alberghi in me la Tua Misericordia, o mio Signore. + Tu

Stesso mi ordini di esercitarmi nei tre gradi della misericordia. Primo: l'opera di misericordia

di qualunque genere essa sia. Secondo: la parola misericordiosa; se non potrò con l'azione

lo farò con la parola. il terzo grado è la preghiera. Se non potrò dimostrare la mia

misericordia né con l'azione, né con la parola, posso sempre farlo con la preghiera. La

preghiera l'estenderò anche là, dove non posso giungere fisicamente. O Gesù mio,

trasformarmi in Te Stesso poiché Tu puoi fare tutto. [A questo punto nel manoscritto ci

sono 4 pagine in bianco: 79-82]

+ G.M.G.Varsavia, anno 1933 LA PROBAZIONE PRIMA DEI VOTI PERPETUI.

Quando venni a sapere che dovevo partire per la probazione, la gioia esplose nel mio cuore

di fronte ad una grazia così inesplicabile, quale è quella dei voti perpetui. Andai davanti al

Santissimo Sacramento e quando m immersi nella preghiera di ringraziamento, udii

nell'anima queste parole: « Bambina Mia, tu sei la Mia delizia; tu sei il refrigerio del

Mio Cuore. Ti concedo tante grazie, quante riesci a reggerne. Ogni volta che vuoi

procurarMi una gioia, parla al mondo della Mia grande ed incommensurabile

Misericordia ». Alcune settimane prima che mi venisse annunciato che ero stata ammessa

alla probazione, un giorno che entrai un momento in cappella, Gesù mi aveva detto:

« In questo momento i Superiori annunciano quali Suore debbono pronunciare i

voti perpetui. Non tutte otterranno questa grazia, però le escluse ne hanno esse

stesse la colpa. Chi non approfitta delle piccole grazie, non ottiene le grandi. Ma

a te, bambina Mia, questa grazia è stata concessa ». Un gioioso stupore s'impadronì

della mia anima e questo perché alcuni giorni prima una suora mi aveva detto: « Lei,

sorella, non sarà ammessa alla terza probazione. Io stessa farò in modo che lei non sia

ammessa ai voti ». Non avevo risposto nulla a quella suora, ma la cosa per me era stata

molto spiacevole; però cercai, nei limiti del possibile, di tener nascosto il mio dolore. O

Gesù, com'è mirabile il Tuo operare! Ora vedo che gli uomini da soli valgono ben poco;

infatti alla probazione sono stata ammessa, proprio come mi aveva detto Gesù. Nella

preghiera trovo sempre luce e forza per lo spirito, benché talvolta ci siano dei momenti

pesanti ed assai incresciosi, tanto che certe volte non si riesce a comprendere come cose di

questo genere possano avvenire in un convento. Per ragioni misteriose Iddio lo permette,

ma questo avviene sempre affinché venga messa in risalto la virtù di un'anima o perché la

stessa si tempri bene. Per questo ci sono i dispiaceri. Oggi novembre 1932 sono giunta a

Varsavia per la terza probazione. Dopo un cordiale saluto con le care Madri, sono entrata

un momento nella piccola cappellina. Ad un tratto la presenza di Dio ha investito la mia

anima ed ho udito queste parole: « Figlia Mia, desidero che il tuo cuore sia

modellato secondo il Mio Cuore misericordioso. Devi essere totalmente imbevuta

della Mia Misericordia ». La cara Madre Maestra mi domandò subito se quest'anno

avevo fatto gli esercizi spirituali. Le risposi di no. « E perciò lei deve fare prima almeno tre

giorni di esercizi spirituali ». Grazie a Dio a Walendòw c'erano gli esercizi di Otto giorni,

quindi potei approfittarne. Cominciarono però le difficoltà quando si trattò di andare a

quegli esercizi. Una certa persona era molto contraria a questo e già non dovevo partire

più. Dopo pranzo andai in cappella per una adorazione di cinque minuti. All'improvviso vidi

Gesù che mi disse: « Figlia Mia, ti sto preparando molte grazie, che riceverai

durante gli esercizi spirituali che comincerai domani ». Risposi: « Ma, Gesù, gli

esercizi sono già cominciati e io non debbo andare ». E mi disse: « Tu preparati, perché

domani comincerai gli esercizi spirituali; e in quanto alla tua partenza ci penso

Io coi Superiori ». E all'improvviso Gesù scomparve. Cominciai a pensare a come ciò

sarebbe avvenuto. Ma dopo un momento abbandonai ogni pensiero su ciò e dedicai quel

po' di tempo alla preghiera, chiedendo luce allo Spirito Santo, per conoscere tutta la mia

miseria. E dopo un momento uscii dalla cappella per riprendere le mie occupazioni. Poco

dopo la Madre Generale mi fa chiamare e mi dice: « Sorella, oggi stesso lei va a Walendow

con Madre Valeria, in modo che già da domani possa cominciare gli esercizi. Si è verificata

l'occasione che c'è qui Madre Valeria, quindi partite assieme ». Dopo nemmeno due ore ero

già a Walendow. Riflettei un momento dentro di me e dovetti riconoscere che le faccende a

questo modo le poteva risolvere soltanto Gesù. Quando mi vide quella persona, che si era

così tenacemente opposta al fatto che io facessi gli esercizi spirituali, mostrò il suo stupore

e la sua irritazione. Io però, come se niente fosse, la salutai inchinandomi cordialmente ed

andai a far visita al Signore, per avere indicazioni su come dovevo comportarmi durante gli

esercIzi spirituali. Il mio colloquio col Signore prima dell'inizio degli esercizi. Gesù mi disse

che quegli esercizi sarebbero stati un po' diversi dagli altri. « Nel trattare con Me cerca

di mantenere una calma profonda. Eliminerò tutte le incertezze a questo

riguardo. Io so che ora sei tranquilla, mentre sto parlando con te; ma appena

smetterò di parlare, comincerai a tirar fuori i dubbi; ma sappi che rafforzerò

talmente la tua anima che, sebbene volessi metterti in agitazione, non sarà in

tuo potere. E come prova che sono Io che ti parlo, il secondo giorno degli

esercizi andrai a confessarti dal sacerdote, che tiene gli esercizi. Andrai da lui

appena terminata la meditazione e gli esporrai i tuoi dubbi, quelli che hai

riguardo a Me e Io ti risponderò con la bocca di lui ed allora finiranno i tuoi

timori. Durante questi esercizi osserva un silenzio così rigoroso, come se

attorno a te non esistesse niente. Parlerai solo con Me e col confessore; alle

Superiore chiederai soltanto le penitenze ». Mi rallegrai tanto perché il Signore Gesù

mi aveva dimostrato in tal misura la sua benevolenza e si era abbassato fino a me. Primo

giorno degli esercizi. Al mattino cercai di essere la prima a giungere in cappella. Prima della

meditazione ebbi ancora un momento di tempo per una preghiera allo Spirito Santo ed alla

Madre SS.ma. Pregai ardentemente la Madonna perché mi ottenesse la grazia di essere

fedele a queste ispirazioni interiori e perché adempissi fedel mente ogni volontà di Dio.

Iniziai questi esercizi con uno strano coraggio. + Lotta per mantenere il silenzio. Come

capita normalmente, agli esercizi vengono suore da varie case. Una di queste suore, che

non avevo visto da parecchio tempo, venne nella mia cella e mi disse che aveva qualche

cosa da comunicarmi. Non le risposi niente ed essa si accorse che non volevo rompere il

silenzio. Mi rispose: « Non sapevo, sorella, che lei fosse un tipo tanto stravagante », e se

ne andò. Compresi che quella persona non aveva verso di me altro interesse se non

l'appagamento del suo curioso amor proprio. O Dio, mantienimi fedele. Il Padre che

predicava gli esercizi veniva dall'America. Era venuto in Polonia per poco tempo e le

circostanze fecero sì che venisse da noi a predicare gli esercizi. Da quell'uomo emanava la

sensazione di una profonda vita interiore. Il suo aspetto rivelava grandezza d'animo; la

mortificazione ed il raccoglimento erano le caratteristiche di quel sacerdote. Tuttavia,

nonostante le grandi virtù che quel sacerdote possedeva, provavo un'enorme difficoltà a

svelargli la mia anima per quel che riguarda le grazie, poiché per quanto riguarda i peccati

è sempre facile; ma per le grazie debbo veramente impormi un grande sforzo ed anche così

non dico tutto. Tentazioni di satana. Durante la meditazione fui stranamente presa dalla

paura che quel sacerdote non mi avrebbe capita e poi che non avrebbe avuto tempo, in

modo che io gli potessi esporre tutto. « Ma come gli parlerò di tutto questo? Se si trattasse

di Padre Bukowski mi sarebbe più facile, ma questo padre gesuita lo vedo per la prima volta

». Allora mi venne in mente un consiglio di Padre Bukowski, il quale mi aveva detto che,

quando facevo gli esercizi spirituali, dovevo prendere nota anche brevemente dei lumi che il

Signore mi inviava e che almeno di quello dovevo rendergli conto, pur brevemente. « O mio

Dio, un giorno e mezzo è passato così facilmente per me; ora invece comincia la lotta per la

vita e per la morte. Fra mezz'ora ci deve essere la meditazione e poi devo andare a

confessarmi. Satana mi spinge a credere che, se i Superiori hanno detto che la mia vita

interiore è un'illusione, a che scopo chiedere ancora al confessore e affliggerlo per

niente?». « Dopo tutto te l'ha detto M. X. che Gesù non ha rapporti di quel genere con

anime così misere. La stessa cosa ti dirà il confessore. A che scopo devi parlare di queste

cose? In fin dei conti non sono peccati e Madre X. d'altronde ti ha detto chiaro e tondo che

tutti questi contatti con Gesù sono un sogno, un puro isterismo. Perché devi parlarne con

questo confessore? Fai meglio se respingi tutto come un'illusione. Guarda quante

umiliazioni hai già dovuto subire e quante ne dovrai subire ancora e anche le Suore lo

sanno che sei un'isterica ». « O Gesù! » gridai con tutta la forza dell'anima. Proprio in quel

momento il Padre venne per tenere la sua conferenza. Parlò brevemente, come se avesse

fretta. Terminata la conferenza, si mise in confessionale. Guardai. Nessuna suora si alzò per

andare. Mi staccai decisamente dall'inginocchiatoio e in un attimo mi trovai davanti alla

grata. Non ci fu tempo per nessuna riflessione. Invece di parlare al Padre dei dubbi che mi

erano stati insinuati in merito ai rapporti con Gesù, cominciai a raccontare tutte le

tentazioni che sono descritte sopra. Ma il confessore si rese subito conto di tutta la mia

situazione e disse: « Lei non si fida di Gesù, perché con lei si comporta con tanta amabilità.

Ma come sarebbe, sorella? Lei deve essere pienamente tranquilla. È Gesù il suo Maestro,

sorella, ed i rapporti di familiarità che ha con Gesù non sono un isterismo, né un sogno, né

un'illusione. Sappia, sorella, che è sulla buona strada. Sia fedele a queste grazie: non le è

permesso sfuggirle. Non è necessario che lei parli di queste grazie interiori con le Superiore,

se non per un ordine preciso di Gesù e prenda prima accordi col confessore. Ma se Gesù

richiede qualche cosa che è o deve avvenire all'esterno, in tal caso, dopo aver preso

accordi col confessore, lei deve fare quello che Gesù chiede, dovesse costarle qualunque

prezzo. Ma d'altra parte lei, sorella, deve parlare di tutto col confessore. Non c'è

assolutamente un'altra via per lei. Preghi, sorella, per ottenere un direttore spirituale,

poiché diversamente sprecherebbe questi grandi doni di Dio. Le ripeto ancora una volta di

stare tranquilla; lei è sulla buona strada. Non badare a niente, ma essere sempre fedele al

Signore Gesù, nonostante ciò che può dire di lei questo o quello. Proprio con tali anime

misere il Signore Gesù intrattiene rapporti di familiarità e più lei si umilierà e più il Signore

Gesù si unirà a lei». Quando mi allontanai dalla grata, una gioia inconcepibile aveva

inondato la mia anima, tanto che mi isolai in un posto appartato dell'orto, per nascondermi

di fronte alle suore e permettere al mio cuore di sfogarsi liberamente con Dio. La presenza

di Dio mi investi da parte a parte e in un attimo tutto il mio nulla s'immerse in Dio e in

quell'attimo sentii, cioè distinsi le tre Persone Divine che abitavano in me ed avevo

nell'anima una pace così grande, che io stessa mi stupii per il fatto che m'era stato possibile

essere inquieta nel passato. + Proposito. Fedeltà alle ispirazioni interiori, qualunque cosa

possa costarmi. Non far nulla da sola senza un accordo preventivo col confessore. +

Rinnovazione dei voti. Fin dal primo mattino, da quando mi sono svegliata, il mio spirito è

sprofondato interamente in Dio, in un oceano d'amore. Sentivo che ero completamente

immersa in Lui. Durante la S. Messa il mio amore per Lui ha raggiunto una grande

intensità. Dopo la rinnovazione dei voti e la S. Comunione ad un tratto ho visto Gesù, che

mi ha detto amabilmente: « Figlia Mia, guarda il Mio Cuore misericordioso ». Quando

guardai quel Cuore SS.mo uscirono gli stessi raggi che sono nell'immagine, come sangue e

acqua e compresi quanto è grande la Misericordia del Signore. E di nuovo Gesù mi disse

amabilmente: « Figlia Mia, parla ai Sacerdoti della Mia insondabile Misericordia. Le

fiamme della Misericordia Mi bruciano: voglio riversarle sulle anime ma le anime

non vogliono credere alla Mia bontà ». All'improvviso Gesù spari. Ma per tutta la

giornata il mio spirito fu immerso nella sensibile presenza di Dio, nonostante il chiasso e le

conversazioni, che seguono di solito dopo gli esercizi spirituali. La cosa però non mi

disturbò affatto. il mio spirito era immerso in Dio, nonostante che all'esterno prendessi

parte alle conversazioni è andassi perfino a visitare Derdy. Oggi cominciamo la terza

probazione. Ci siamo riunite tutte e tre presso Madre Margherita, poiché le altre Suore la

terza probazione l'hanno iniziata nel noviziato. Madre Margherita ha cominciato con una

preghiera, ha spiegato in che cosa consiste la terza probazione ed ha ricordato quanto è

grande la grazia dei voti perpetui. Tutto ad un tratto diedi in un pianto dirotto. In un

momento mi erano apparse davanti agli occhi dell'anima tutte le grazie del Signore e mi ero

vista tanto misera ed ingrata di fronte a Dio. Le consorelle cominciarono a rimproverarmi: «

Perché s'è messa a piangere a quel modo? ». Ma la Madre Maestra mi difese e disse che

non se ne meravigliava. Terminata l'ora, andai davanti al SS.mo Sacramento e, come la più

grande miseria e nullità, Lo pregai di aver misericordia e di degnarsi di guarire e purificare

la mia povera anima. D'un tratto udii queste parole: « Figlia Mia, tutte le tue miserie

sono state bruciate nel fuoco del Mio amore, come una pagliuzza gettata in un

immenso incendio. E con questo umiliarti attiri su di te e su altre anime tutto il

mare della mia Misericordia ». E risposi: « Gesù, plasma il mio povero cuore secondo il

Tuo Divino compiacimento». Per tutto il periodo della probazione il mio compito fu quello di

aiutare la Suora responsabile del guardaroba. Questo compito mi fornì molte occasioni di

esercitarmi nelle virtù. Talvolta andai per tre volte di seguito a portare la biancheria a certe

Suore e non fu sufficiente per accontentarle. Ma ebbi modo di conoscere anche la grande

virtù di alcune Suore, che chiedevano sempre di dar loro I quello che c'era di più scadente

nel guardaroba. Ho avuto modo di ammirare il loro spirito di umiltà e mortificazione. +

Durante l'Avvento si risvegliò nella mia anima un grande desiderio di Dio. Il mio spirito

anelava a Dio con tutta la forza del suo essere. In quel tempo il Signore mi elargì molta

luce per farmi conoscere i Suoi attributi. Il primo attributo che il Signore mi fece conoscere

è la Sua Santità. Tale Santità è così grande, che davanti a Lui tremano tutte le Potenze e

le Virtù. I puri spiriti nascondono il volto e si sprofondano in una incessante adorazione. E

l'unica espressione della loro adorazione senza limiti è: « Santo... ». La Santità di Dio è

distribuita sulla Chiesa e su ogni suo membro, ma non in uguale misura. Ci sono delle

anime completamente divinizzate, ma ci sono anche anime che vivono a malapena. Il

secondo attributo che il Signore mi fece conoscere è la Sua Giustizia. La Sua Giustizia è così

grande e penetrante che raggiunge fino in fondo l'essenza delle cose e tutto davanti a Lui è

nella sua nuda realtà e nulla potrebbe continuare a sussistere. Il terzo attributo è l'Amore e

la Misericordia. E compresi che l'Amore e la Misericordia è [sic!] l'attributo più grande. Esso

unisce la creatura al Creatore. L'amore più grande e l'abisso della Misericordia li riconosco

nell'Incarnazione del Verbo, nella Redenzione da Lui operata. E da ciò compresi che questo

attributo è il più grande in Dio. Oggi ho riassettato la camera di una Suora. Nonostante che

mi fossi impegnata a riordinarla con la massima cura, quella persona per tutto il tempo che

ho impiegato a pulire, mi è venuta appresso e diceva: « Qui c'è un po' di polvere, là c'è una

macchiolina sul pavimento ». Ad ogni suo cenno sono passata e ripassata anche dieci volte

nello stesso punto, pur di accontentarla. Non è il lavoro che stanca, ma le chiacchiere e le

pretese oltre ogni ragionevole misura. E non le è bastato il martirio a cui mi ha sottoposta

per tutto il giorno, ma è andata anche a lamentarsi dalla Madre Maestra: « Non le dico,

Madre, che sorta di suora è, sbadata, non si sbriga mai! ». Il giorno dopo, senza una parola

di spiegazione, andai a fare lo stesso lavoro. Quando mi prese nelle sue spire, pensai fra

me: « Gesù, si può essere martiri silenziosi. Le forze vengono a mancare non per il lavoro,

ma per questo continuo martirio». Ho capito che certe persone hanno il dono particolare di

tormentare le altre. Le tengono sotto pressione a più non posso. Povera quell'anima che

capita sotto di loro. Non conta nulla; anche le cose migliori vengono giudicate a rovescio.

+ VIGILIA DI NATALE. Oggi mi sono unita strettamente alla Madonna; ho vissuto i Suoi

momenti intimi. Verso sera, prima che fosse spezzato l'« oplatek », sono entrata in cappella

per scambiarlo spiritualmente con le persone care ed ho pregato la Madonna perché

conceda loro le grazie. Il mio spirito era immerso totalmente in Dio. Durante la S. Messa di

mezzanotte nell'Ostia ho visto Gesù Bambino; il mio spirito si è immerso in Lui. Benché

fosse un bambinetto, la Sua maestà è penetrata nella mia anima. Mi ha colpita

profondamente questo mistero: questo grande umiliarsi di Dio; questo Suo inconcepibile

annientamento. Per tutta la durata delle festività questo mi è rimasto vivamente impresso

nell'anima. Oh! noi non riusciremo mai a comprendere questo grande abbassarsi di Dio!

Quanto più medito su questo... [Qui la frase è rimasta interrotta]. Una mattina, dopo la S.

Comunione, udii questa voce: « Voglio che tu Mi faccia compagnia, quando vado

dalle ammalate ». Risposi che ero d'accordo, ma dopo aver riflettuto un momento, dissi

fra di me: « Come posso farlo, dato che le suore del secondo coro non vanno mai a far

compagnia al Santissimo Sacramento, ma ci vanno sempre le suore Direttrici? ». Pensai

però che Gesù avrebbe provveduto. Dopo pochi minuti venne a cercarmi Madre Raffaella e

mi disse: « Lei, Sorella, andrà ad accompagnare Gesù, quando il Sacerdote va dalle

ammalate ». E per tutto il tempo della probazione andai sempre, con la candela, a far

compagnia al Signore e, in qualità di cavaliere di Gesù, procurai di cingermi sempre con

una piccola cintura di ferro, dato che non sarebbe stato indicato andare vestita come al

solito a fianco del Re. E quella mortificazione l'offrii per gli ammalati. + L'Ora Santa.

Durante quest'ora cercai di meditare la Passione del Signore. Tuttavia la mia anima era

colma di gioia ed all'improvviso vidi Gesù Bambino. Ma la Sua maestà penetrò in me e dissi:

« Gesù, Tu sei così piccolo, ma io so che Tu sei il mio Creatore e Signore ». E Gesù mi

rispose: « Lo sono, e perciò ho rapporti d'intimità con te come un Bambino, per

insegnarti l'umiltà e la semplicità ». Tutte le sofferenze e le difficoltà le offrivo a Gesù

come un omaggio floreale per il nostro giorno dello sposalizio perpetuo. Nulla mi era

difficile, quando pensavo che lo facevo per il mio Sposo, come dimostrazione d'amore per

Lui. + il mio raccoglimento con Gesù. Cercavo di mantenere un profondo raccoglimento per amore di Gesù. In mezzo al più grande frastuono, Gesù mi trovava sempre raccolta nel mio cuore, sebbene ciò talvolta mi costasse molto. Ma per Gesù cosa mai può essere troppo grande, per Colui che amo con tutte le forze della mia anima? + Oggi Gesù mi ha

detto: « Desidero che tu conosca più a fondo l'amore di cui arde il Mio Cuore

verso le anime e lo comprenderai quando mediterai la Mia Passione. Invoca la

Mia Misericordia per i peccatori; desidero la loro salvezza. Quando reciterai

questa preghiera con cuore pentito e con fede per qualche peccatore, gli

concederò la grazia della conversione ». La breve preghiera è la seguente: « O Sangue

e Acqua, che scaturisti dal Cuore di Gesù come sorgente di Misericordia per

noi, confido in Te ». Negli ultimi giorni di carnevale, quando facevo l'ora santa, vidi Gesù

mentre veniva flagellato. Che supplizio inimmaginabile! Come soffrì tremendamente Gesù

per la flagellazione! O poveri peccatori, come v'incontrerete nel giorno del giudizio con quel

Gesù, che ora torturate a quel modo? Il Suo Sangue colava per terra e in alcuni punti

cominciava a staccarsi anche la carne. Sulla schiena ho visto alcune Sue ossa scarnificate.

Gesù mite emetteva flebili lamenti e sospiri. Una volta Gesù mi fece conoscere quanto Gli è

cara l'anima che osserva fedelmente la regola. L'anima ottiene maggior ricompensa per

l'osservanza della regola che per le penitenze e le grandi mortificazioni. Se esse sono state

intraprese al di fuori dell'ambito della regola, ricevono anch'esse la loro ricompensa, ma

non superiore a quella della regola. Durante un'adorazione il Signore mi chiese di offrirmi

come vittima per una sofferenza, che doveva servire di riparazione nella causa di Dio, non

solo in generale per i peccati del mondo, ma in particolare per le mancanze commesse in

questa casa. Dissi subito che andava bene, che ero pronta. Gesù però mi fece conoscere

quello che dovevo soffrire e in un momento mi si presentarono e passarono man mano

davanti agli occhi dell'anima tutti i patimenti. Prima di tutto le mie intenzioni non sarebbero

state riconosciute, poi sospetti vari e diffidenze, umiliazioni e contrarietà di vario genere;

ma non sto ad elencare tutto. Davanti agli occhi della mia anima si presentarono tutte,

come una cupa tempesta, dalla quale da un momento all'altro debbono cominciare a

sprigionarsi i fulmini. Attendono solo il mio consenso. Per un momento la mia natura rimase

spaventata. Ad un tratto suonò la campanella per il pranzo. Uscii dalla cappella tremante ed

indecisa. Ma quel sacrificio mi stava continuamente davanti agli occhi, dato che non mi ero

decisa né ad accettano, né avevo detto di no al Signore. Volevo rimettermi alla Sua volontà.

Se il Signore stesso me lo assegnava, ero pronta ad accettarlo. Ma il Signore fece capire

che ero io a dover essere spontaneamente d'accordo ed accettano pienamente consapevole,

poiché diversamente in questo caso non avrebbe avuto alcun significato. Tutto il

suo valore consisteva nel mio atto volontario di fronte a Lui. Ma nello stesso tempo il

Signore mi fece conoscere che dipendeva da me: potevo farlo, ma potevo anche non farlo.

Ed allora risposi: « Gesù, accetto tutto, qualunque cosa Tu voglia mandarmi; confido nella

Tua bontà ». In un attimo mi resi conto che con quel l'atto avevo reso un grande onore a

Dio. Però mi armai di pazienza. Appena uscIi dalla cappella mi imbattei subito nella realtà.

Non intendo scendere nei particolari; basta dire che ce ne fu quanto ne potei sopportare.

Una goccia di più e non ce l'avrei fatta. + Una mattina udii nell'anima queste parole: «Va'

dalla Madre Generale e dille che la tal cosa in quella data casa non mi piace ».

Non posso dire di che cosa si trattasse, né di quale casa; ma alla Madre Generale lo dissi,

sebbene mi costasse molto. Una volta accettai di subire la spaventosa tentazione, da cui

era tormentata una delle nostre educande nella casa di Varsavia. Era la tentazione del

suicidio. Soffrii per sette giorni. Dopo sette giorni Gesù le concesse la grazia e da quel

momento anch'io cessai di soffrire. Questa è una sofferenza grande. Prendo spesso su di

me i travagli delle nostre allieve. Gesù me lo permette e lo permettono anche i confessori.

Il mio cuore è la dimora stabile di Gesù. All'infuori di Gesù nessun altro vi ha accesso. Da

Gesù attingo la forza per lottare contro tutte le difficoltà e contrarietà. Desidero

trasformarmi in Gesù, per potermi dedicare perfettamente alle anime. Senza Gesù non mi

avvicinerei alle anime, perché so quello che sono in me stessa. Assorbo Iddio dentro di me,

per poterLo dare alle anime. +27.III.33. Desidero stancarmi, lavorare, annientarmi

per la nostra opera di salvezza delle anime immortali. Non importa se questi sforzi

abbrevieranno la mia vita, dato che essa non appartiene più a me, ma è proprietà della

congregazione. Con la fedeltà alla congregazione desidero essere utile a tutta la Chiesa. O

Gesù, oggi la mia anima è come offuscata dalla sofferenza. Nemmeno un raggio di luce. La

tempesta infuria e Gesù dorme. O mio Maestro, non Ti sveglierò, non interromperò il Tuo

dolce sonno. Io credo che Tu mi stia fortificando, senza che io me ne accorga. Vi sono ore

intere in cui Ti adoro, o Pane vivo, in una grande aridità di spinto. O Gesù, l'amore puro

non ha bisogno di consolazioni: si nutre della Tua volontà. O mio Sovrano, la Tua volontà è

lo scopo della mia esistenza. Mi sembra che tutto il mondo sia al mio servizio e che dipenda

da me. Tu, o Signore, comprendi la mia anima in tutte le sue aspirazioni. O Gesù, quando

io stessa non posso cantarTi l'inno dell'amore, ammiro il canto dei Serafini, tanto amati da

Te. Desidero, come fanno essi, immergermi in Te. Ad un simile amore nulla porrà un

argine, poiché nessuna forza ha potere su di lui. Esso è simile al fulmine che illumina

l'oscurità, ma non rimane in essa. O mio Maestro, plasma Tu stesso la mia anima secondo

la Tua volontà ed i Tuoi eterni intendimenti. Una certa persona si è quasi assunta il compito

di esercitarmi in vari modi nella virtù. Un giorno mi prese nel corridoio e cominciò col dire

che non aveva l'autorità per farmi osservazioni, ma mi ordinò di fermarmi per mezz'ora in

piedi nel corridoio di fronte alla piccola cappellina e di attendere la Madre Superiora ed al

suo ritorno, dopo la fine della ricreazione, di accusarmi di svariate cose, che essa mi elencò,

perché me ne accusassi. Benché non ne avessi nell'anima la minima idea, tuttavia ubbidii

ed attesi per mezz'ora la Superiora. Ogni Suora che passava vicino a me, mi guardava

ridendo. Quando mi accusai di fronte alla Madre Superiora, essa mi mandò dal confessore.

Appena cominciai a confessarmi, quel Sacerdote s'accorse subito che c'era qualche cosa

che non proveniva dalla mia anima e che io non avevo la più pallida idea di quelle cose e si

meravigliò che quella persona avesse potuto giungere a dare un ordine simile. O Chiesa di

Dio, tu sei la migliore delle madri. Tu sola sai educare e far crescere le anime. Oh! quanto

amore e quanta venerazione ho per la Chiesa, per la migliore delle madri. Una volta il

Signore mi disse: « Figlia Mia, la tua fiducia ed il tuo amore intralciano la Mia

giustizia e non posso punire, perché Me lo impedisci ». Oh! quanta forza ha

un'anima piena di fiducia! Quando penso ai voti perpetui ed a chi è Colui che desidera unirsi

a me, questo pensiero m'induce a meditare su di Lui per ore intere. Come può succedere

questo? Tu sei Dio e io una Tua creatura. Tu sei il Re immortale ed io una mendicante e la

miseria in persona. Ma ormai è tutto chiaro per me, infatti questo abisso, Signore, lo colmano

la Tua grazia e l'amore. Quest'amore colmerà l'abisso che c'è fra Te, o Gesù, e me. O

Gesù, quanto profondamente rimane ferita un'anima quando essa cerca sempre di essere

sincera ed invece l'accusano di ipocrisia e la trattano con diffidenza. O Gesù, anche Tu hai

sofferto questo, per dare una riparazione al Padre Tuo. Desidero nascondermi in modo che

nessuna creatura conosca il mio cuore. O Gesù, solo Tu conosci il mio cuore e lo possiedi

totalmente. Nessuno conosce il nostro segreto. Con uno sguardo ci comprendiamo a

vicenda. Dal momento che ci siamo conosciuti, sono felice. La Tua grandezza mi riempie

completamente. O Gesù, quando sono all'ultimo posto e più in basso anche delle giovani

postulanti, allora mi sento al posto adatto per me. Non sapevo che in quegli angoletti bui, il

Signore avesse collocato tanta felicità. Adesso comprendo che anche in una prigione può

erompere da un cuore puro una abbondanza d'amore per Te. Le cose esteriori non hanno

significato per un amore puro; esso supera tutto. Né le porte di una prigione, né le porte

del cielo contano per lui. Esso giunge fino a Dio Stesso e nulla riesce ad estinguerlo. Per lui

non esistono barriere: è libero come un re ed ha ovunque ingresso libero. La morte stessa

deve piegare la testa di fronte a lui. Oggi è venuta da me una mia sorella carnale. Quando

mi ha esposto le sue intenzioni, sono rimasta di stucco. E mai possibile? È una cara e bella

anima di fronte a Dio, ma un fitto buio è sceso su di lei e non sapeva come cavarsela.

Vedeva nero ovunque. il buon Dio l'ha affidata a me. Per due settimane ho potuto lavorare

su di lei. Ma quanti sacrifici mi è costata quell'anima, Dio solo lo sa. Per nessun'altra

anima, come per la sua, ho portato al trono di Dio un così gran numero di sacrifici, di

sofferenze e di preghiere. Sentii d'aver costretto Dio a concederle la grazia. Quando penso

a tutto questo, vedo un vero miracolo. Mi rendo conto del grande potere che ha la

preghiera d'intercessione presso Dio. Ora, in questo tempo di Quaresima, sento la Passione

del Signore nel mio corpo; tutto ciò che ha sofferto Gesù lo vivo profondamente nel mio

cuore benché all'esterno le mie sofferenze non trapelino affatto. Le conosce soltanto il

confessore. Breve colloquio con la Madre Maestra. Quando le domandai alcuni particolari

per progredire nella vita interiore, quella santa Madre mi rispose a tutto con molta

chiarezza di argomenti. Mi disse: « Se lei, sorella, continuerà a cooperare così con la grazia

di Dio, sarà solo ad un passo dalla stretta unione con Dio. Lei comprende in che senso lo

dico. La sua caratteristica sia la fedeltà alla grazia del Signore. Non tutte le anime Iddio le

conduce per una tale strada ». + Pasqua di Risurrezione. Oggi durante la funzione

pasquale, ho visto il Signore Gesù in un grande splendore; si è avvicinato a me e mi ha

detto: « Pace a voi, figlioli Miei! » ed ha alzato la mano ed ha benedetto. Le piaghe

delle mani, dei piedi e del costato non erano cancellate ma risplendenti. Poi mi guardò con

tanta amabilità ed amore che la mia anima s'immerse totalmente in Lui e mi disse: « Hai

preso tanta parte alla Mia Passione, per questo avrai tanta parte alla Mia gloria

ed alla Mia gioia». Tutta la funzione pasquale mi sembrò che durasse un solo minuto. Un

misterioso raccoglimento s'impossessò della mia anima e continuò finché durarono le feste.

L'amabilità di Gesù è così grande, che non è possibile descriverla. Il giorno seguente, dopo

la S. Comunione, udii questa voce: « Figlia Mia, guarda l'abisso della Mia

Misericordia e rendi onore e gloria a questa Mia Misericordia e fallo in questo

modo: riunisci tutti i peccatori del mondo intero ed immergili nell'abisso della

Mia Misericordia. Desidero darMi alle anime. Desidero le anime, figlia Mia. Nel

giorno della Mia festa, nella festa della Misericordia, attraverserai il mondo

intero e condurrai le anime avvilite alla sorgente della Mia Misericordia, lo le

guarirò e le fortificherò ». Oggi ho pregato per un anima agonizzante, che stava

morendo senza i santi sacramenti, benché li avesse ardentemente desiderati. Ma ormai era

troppo tardi. Si tratta di una mia parente, la moglie di uno zio paterno. Era un'anima cara a

Dio. In quel momento non ci fu distanza per noi. O voi, piccoli, insignificanti sacrifici

quotidiani, siete per me come i fiori di campo che spargo ai piedi dell'amato Gesù. Talvolta

queste minuzie io le paragono alle virtù eroiche, in quanto per la loro incessante continuità

esigono eroismo. Durante le sofferenze non cerco aiuto dalle creature, ma Dio è tutto per

me, benché qualche volta mi sembri che il Signore non mi ascolti. Allora mi armo di

pazienza e di silenzio, come la colomba che non si lamenta, né mostra dolore quando le

tolgono i piccoli. Voglio volare alto nel calore stesso del sole e non voglio ristagnare in

basso tra il fumo e la nebbia. Non mi stancherò, perché mi sono appoggiata a Te, mia

Forza. Prego ardentemente il Signore che si degni di fortificare la mia fede, affinché nella

grigia vita quotidiana non mi regoli secondo considerazioni umane, ma secondo lo spirito.

Oh! come tutto attira l'uomo verso la terra, ma una fede viva mantiene l'anima in una sfera

più alta ed assegna all'amor proprio il posto che gli spetta, cioè l'ultimo. + Cade

nuovamente una tremenda oscurità sull'anima mia. Mi sembra di essere sotto l'influsso di

illusioni. Quando sono andata a confessarmi, per attingere luce e serenità, non le ho

trovate. Il confessore mi ha fatto venire ancora più dubbi di quanti ne avessi prima. Mi ha

detto: e Non riesco a conoscere quale potenza agisce in lei, forse Dio e forse anche lo

spirito maligno ». Quando mi sono allontanata dal confessionale, ho cominciato a riflettere

sulle sue parole. Più riflettevo, più la mia anima sprofondava nelle tenebre. Che fare, Gesù?

Quando Gesù mi si avvicinava amabilmente, io avevo paura. Sei veramente Tu, Gesù? Da

un lato mi attira l'amore, dall'altro mi allontana la paura. Che tormento! Non riesco a

descriverlo. Quando andai a confessarmi di nuovo, ricevetti questa risposta: "Sorella, io non

la capisco; è meglio che lei non si confessi da me". Dio mio, io debbo farmi tanta violenza

per riuscire a dire qualche cosa della mia vita interiore ed ecco la risposta che ne

ottengo: « Sorella, io non la capisco». Quando ripartii dal confessionale, fui assalita da

innumerevoli tormenti. Andai davanti al SS.mo Sacramento e dissi: « Gesù, salvami! Vedi

bene che sono debole ». Ad un tratto udii queste parole: « Durante gli esercizi

spirituali prima dei voti ti darò un aiuto ». Rinfrancata da queste parole, presi ad

andare avanti senza domandare consigli a nessuno. Però avevo una tale mancanza di fiducia

verso me stessa, che decisi una volta per sempre di farla finita con questi dubbi. Per

questo attendevo con ansia gli esercizi spirituali, che dovevano precedere i voti perpetui.

Fin da alcuni giorni prima pregai senza posa il Signore perché concedesse lumi al sacerdote

che mi doveva confessare, affinché finalmente decidesse in maniera categorica, si o no e

già pensavo fra me: starò tranquilla una volta per tutte. Ma mi amareggiavo dubitando che

qualcuno volesse ascoltare tutte quelle cose. Decisi tuttavia di non pensarci affatto e di aver

fiducia nel Signore. Mi risuonavano all'orecchio quelle parole: « durante gli esercizi

spirituali ». È già tutto pronto. Domattina dobbiamo andare a Cracovia per gli esercizi.

Oggi sono andata in cappella a ringraziare Dio per le innumerevoli grazie, che mi ha

concesso durante questi cinque mesi. Il mio cuore era profondamente commosso di fronte

a tante grazie ed all'amorevole interessamento delle Superiore. « Figlia Mia, sta' tranquilla.

Prendo su di Me tutte le questioni. Le risolverò Io Stesso con le Superiore e col confessore.

Parla con Padre Andrasz con la stessa semplicità e fiducia con la quale parli con Me ». Oggi

18.IV.1933 siamo arrivate a Cracovia. Che gioia trovarmi di nuovo qui, dove ho imparato a

fare i primi passi nella vita spirituale. La cara Madre Maestra sempre la stessa, gioiosa e

piena d'amore per il prossimo. Sono entrata un momento in cappella. La gioia mi ha

inondato l'anima. Mi è venuto in mente in un istante tutto un mare di grazie, che ho

ricevuto qui quand'ero novizia. Ed oggi ci siamo riunite tutte per andare per un ora in

noviziato. Madre Maestra, Madre Giuseppina, ci ha rivolto alcune parole ed ha predisposto

lo svolgimento degli esercizi. Quando ci ha detto quelle poche parole, mi è venuto davanti

agli occhi il gran bene che quella cara Madre ci ha fatto. Ho sentito nell'anima una grande

riconoscenza verso di lei. Una certa pena mi ha stretto il cuore al pensiero che sono qui in

noviziato per l'ultima volta. Ormai debbo lottare con Gesù, lavorare con Gesù, soffrire con

Gesù, in una parola, vivere e morire con Gesù. Non ci sarà più la Maestra a seguirmi passo

passo, ad istruirmi, a mettermi in guardia, ad ammonirmi, ad incoraggiarmi, a riprendermi.

Da sola sento una strana paura. Gesù, pensa Tu a qual cosa per questo. Per la verità avrò

comunque una Superiora, ma d'ora in poi mi sentirò più sola. + ALLA MAGGIOR GLORIA DI

DIO. Cracovia, 2ì.IV.1933 Esercizi spirituali di otto giorni prima dei voti perpetui. Oggi

incomincio gli esercizi spirituali. Gesù, o mio Maestro, guidami Tu; disponi di me secondo la

Tua volontà. Purifica il mio amore, affinché sia degno di Te. Fa' di me quello che desidera il

Tuo Misericordiosissimo Cuore. O Gesù, in questi giorni saremo faccia a faccia fino al

momento della nostra unione. Mantienimi, Gesù, nel raccoglimento dello spirito. Verso sera

il Signore mi disse: « Figlia Mia, nulla ti spaventi, né ti turbi. Conserva una

profonda tranquillità. È tutto nelle Mie mani. Ti farò comprendere tutto per

bocca di Padre Andrasz. Sii come una bambina davanti a lui ». Un momento

davanti al Santissimo Sacramento. O Signore e mio eterno Creatore, come potrò

ringraziarTi per questa grande grazia, per esserTi degnato di scegliere me miserabile come

Tua sposa, unendomi a Te con un vincolo eterno? Amabilissimo Tesoro del mio cuore, Ti

offro tutti gli arti di adorazione e di ringraziamento delle anime sante, di tutti i cori angelici

e soprattutto in unione con la Madre Tua. O Maria, Madre mia, Ti prego umilmente, copri la

mia anima col Tuo manto verginale in questo momento così importante della mia vita, in

modo che io sia più gradita al Figlio Tuo e possa degnamente esaltare la Sua Misericordia

davanti al mondo intero e per tutta l'eternità. Oggi non sono riuscita a comprendere la

meditazione. il mio spirito era mirabilmente immerso in Dio. Nonostante l'impegno non sono

riuscita a pensare a quello che diceva il predicatore degli esercizi. Spesso non sono in grado

di pensare secondo determinati schemi; il mio spirito è col Signore e questa è la mia

meditazione. Alcune parole del mio incontro con la Madre Maestra Maria Giuseppina. Mi

ha chiarito molte cose e mi ha tranquillizzato riguardo alla vita interiore assicurandomi che

sono sulla buona strada. Ho ringraziato il Signore Gesù per questa grande grazia, poiché

essa è stata la prima fra le Superiore a non procurarmi dubbi a questo riguardo. Oh! quanto

infinitamente buono è Dio! O Ostia viva, unica mia forza, sorgente d'amore e di

misericordia, abbraccia il mondo intero; fortifica le anime che stanno cedendo. Benedetto

l'istante ed il momento nel quale Gesù ci lasciò il Suo misericordiosissimo Cuore! Soffrire

senza lamentarsi, consolare gli altri, e le proprie sofferenze immergerle nel dolcissimo

Cuore di Gesù. Tutti i momenti liberi dagli impegni li passerò ai piedi del SS.mo

Sacramento. Al piedi del Signore cercherò luce, conforto e forza. Mostrerò incessantemente

riconoscenza verso Dio per la grande Misericordia che ha avuto verso di me, non

dimenticando mai i benefici che mi ha elargito e specialmente la grazia della vocazione. Mi

nasconderò tra le suore come una modesta violetta tra i gigli. Voglio fiorire per il mio

Creatore e Signore. Dimenticare me stessa, annientarmi completamente a favore delle

anime immortali: questa è una delizia per me! + ALCUNI MIEI PROPONlMENTI. Per

quanto concerne la santa confessione, sceglierò sempre ciò che mi umilia e mi costa dl più.

Talvolta un inezia costa più che non qualcosa di più grande. Prima di ogni confessione

ricorderò la Passione del Signore e con ciò risveglierò la contrizione del cuore. In quanto ciò

è possibile con la grazia di Dio, mi eserciterò sempre nel dolore perfetto. A tale contrizione

dedicherò un maggior spazio di tempo. Prima di accostarmi alla grata, entrerò nel Cuore

aperto e misericordiosissimo del Salvatore. Quando mi allontanerò dalla grata, risveglierò

nella mia anima una grande riconoscenza verso la S. Trinità per lo straordinario ed

inconcepibile miracolo di Misericordia che avviene nell'anima e quanto più la mia anima è

miserabile, tanto più sento che l'oceano della Misericordia di Dio mi inghiotte e mi dà tanta

forza e potenza. Le regole che trasgredisco più spesso sono: talvolta interrompo il silenzio;

non ubbidisco alla voce della campanella; m'intrometto nei lavori affidati ad altre. Cercherò

col più grande impegno di correggermi. Evitare le consorelle che mormorano e, se non è

possibile evitarle, per lo meno tacere in presenza di una mormoratrice, facendo comprendere

quanto è penoso per noi ascoltare cose simili. Non badare a considerazioni umane, ma

tener conto della propria coscienza, che ce ne dà testimonianza. Prendere Iddio a

testimone di ogni azione. Comportarmi così ora e risolvere ogni mia questione, come vorrei

comportarmi e risolverla in punto di morte. Per questo in ogni questione tener sempre

presente Iddio. Evitare i permessi presunti. Raccontare di sé alle Superiore anche le piccole

cose, scendendo per quanto possibile ai particolari. Fedeltà nelle pratiche di pietà; non

chiedere con facilità esenzioni da pratiche di pietà. Tacere fuorché in ricreazione. Evitare gli

scherzi e le parole spiritose che tendono a mettere in ridicolo altri ed a far rompere il

silenzio. Stimare enormemente le più piccole prescrizioni. Non lasciarsi travolgere dalla

frenesia del lavoro; interrompere un momento per guardare verso il cielo. Parlare poco con

gli uomini, ma molto con Dio. Evitare la familiarità. Badare poco a chi è con me e chi contro

di me. Non confidare le proprie vicissitudini. Sul lavoro evitare di prendere accordi ad alta

voce. Nelle sofferenze conservare la serenità e l'equilibrio. Nei momenti difficili rifugiarsi

nelle Piaghe di Gesù; nelle Piaghe di Gesù cercare conforto, sollievo, luce e forza. + Nelle

prove procurerò di vedere l'amorevole mano di Dio. Nulla di così costante come la

sofferenza; essa tiene sempre fedelmente compagnia all'anima. O Gesù, nell'amore verso di

Te non mi farò sorpassare da nessuno. + O Gesù nascosto nel SS.mo Sacramento, vedi che

oggi esco dal noviziato per emettere i voti perpetui. Gesù, Tu conosci la mia debolezza e la

mia pochezza e pertanto da oggi in modo particolarissimo passo al Tuo noviziato; continuo

ad essere novizia, ma novizia Tua, o Gesù, e Tu sarai il mio Maestro - fino all'ultimo giorno

della mia vita. Verrò ogni giorno ai Tuoi piedi a lezione da Te. Non intraprenderò da sola la

più piccola cosa senza aver prima consultato Te, come mio Maestro. O Gesù, sono tanto

contenta che Tu stesso mi abbia attirata ed accolta nel Tuo noviziato, cioè nel Tabernacolo.

Pronunciando i voti perpetui non divento affatto una perfetta religiosa. Oh! no, no.

Continuo ad essere una piccola e debole novizia di Gesù e cercherò di tendere alla

perfezione come nei primi giorni di noviziato, procurando di avere la disposizione d'animo

che avevo il primo giorno, in cui si aprì per me la porta del convento. Con la fiducia e la

semplicità di un piccolo bimbo, mi affido a Te oggi, Signore Gesù, mio Maestro. Lascio a Te

la completa libertà di guidare l'anima mia. Guidami per le strade che Tu vuoi; io non voglio

conoscerle. Io verrò fiduciosa dietro a Te. il Tuo Cuore misericordioso può tutto. La piccola

Novizia di Gesù, Sr. Faustina. + Fin dall'inizio degli esercizi spirituali Gesù mi aveva detto: «

In questi esercizi spirituali sarò Io Stesso a dirigere la tua anima. Voglio

confermarti nella tranquillità e nell'amore ». E così trascorsero per me i primi giorni.

Il quarto giorno cominciò a tormentarmi una tale inquietudine: « Non mi trovo forse in uno

stato di falsa tranquillità? ». D'un tratto udii queste parole: « Figlia Mia, immaginati di

essere la regina di tutta la terra e di avere la possibilità di disporre di tutto come

ti pare, di avere ogni possibilità di fare del bene come ti piace ed ecco che bussa

alla tua porta un bambino molto piccolo, tutto tremante, con le lacrime agli

occhi, ma con tanta fiducia nella tua bontà e ti chiede un pezzo di pane per non

morire di fame. Come ti comporteresti con questo bambino? Rispondi a Me, figlia

Mia ». E dissi: « Gesù, gli darei tutto quello che chiede, ma anche mille volte di più! ». Ed

il Signore mi disse: « Così Io Mi comporto nei confronti della Tua anima. Durante

questi esercizi spirituali non solo ti darò la tranquillità, ma anche una tale

disposizione d'animo, che tu non potrai essere inquieta nemmeno se lo vorrai. Il

Mio amore ha preso possesso della tua anima e voglio che si fortifichi in essa.

Accosta il tuo orecchio al Mio Cuore e dimentica tutto e medita sulla Mia

insondabile Misericordia. Il Mio amore ti darà la forza ed il coraggio, che ti è

necessario in questi casi ». O Gesù, Ostia viva, Tu sei mia Madre. Tu sei tutto per me.

Io verrò da Te, o Gesù, con semplicità e con amore, con fede e con fiducia. Dividerò tutto

con Te, come un bimbo con la madre amata: le gioie e le sofferenze; in una parola, tutto.

Quando penso a questo, che Iddio si unisce a me per mezzo dei voti, cioè io a Lui, nessuno

può comprendere quello che prova il mio cuore. Già fin d'ora Iddio mi fa conoscere tutta

l'immensità del Suo amore, col quale mi ha amato fin da prima dei secoli, mentre io ho

cominciato ad amarlo soltanto nel tempo. Quanto più Lo conosco, tanto più ardentemente e

fortemente Lo amo e le mie azioni sono più perfette. Tuttavia quando penso che fra

qualche giorno devo diventare una cosa sola col Signore, per mezzo dei voti perpetui, una

gioia così inconcepibile inonda la mia anima che non riesco assolutamente a descriverla.

Dalla prima volta che ho conosciuto il Signore, lo sguardo della mia anima è sprofondato in

Lui per l'eternità. Ogni volta che il Signore si avvicina a me, e con questo avviene da parte

mia una più profonda conoscenza, l'amore nella mia anima si perfeziona sempre più. +

Prima della confessione udii nell'anima queste parole: « Figlia Mia, digli tutto e svela la

tua anima di fronte a lui, come fai davanti a Me. Non avere paura di nulla. Per la

tua tranquillità metto questo Sacerdote fra Me e la tua anima e le parole che ti

risponderà sono Mie. Svelagli le cose più segrete della tua anima. Io gli darò la

luce perché conosca la tua anima». Quando mi avvicinai alla grata, sentii nell'anima

una così grande disponibilità a parlare di tutto, che io stessa in seguito me ne meravigliai e

le sue risposte diedero alla mia anima una tranquillità tanto profonda! Le sue parole sono

state, sono e rimarranno per sempre come colonne di fuoco, che hanno illuminato e

continueranno ad illuminare la mia anima nel tendere alla più alta santità. Le indicazioni

ricevute da Padre Andrasz le ho annotate in un'altra pagina di questo quaderno. Ultimata la

confessione, il mio spirito s'immerse in Dio e continuai a pregare per tre ore e mi sembrò

che si fosse trattato di pochi minuti. Da allora non metto impedimenti alla grazia, che opera

nella mia anima. Gesù sapeva perché avevo paura di trattare familiarmente con Lui e non

se n'è affatto offeso. Dal momento che il Padre mi ha assicurato che non si tratta di

illusioni, ma di una grazia di Dio, cerco di essere fedele a Dio in tutto. Ora vedo che sono

pochi i sacerdoti che comprendono tutta la profondità dell'azione di Dio nelle anime. Da

allora ho le ali sciolte per il volo e desidero volare alto nel calore stesso del sole. Il mio

volo non si fermerà, finché non riposerò in Lui per l'eternità. Se voliamo molto in alto, tutta

la caligine, la nebbia e le nuvole sono sotto i nostri piedi e tutta la parte sensibile del nostro

essere deve sottostare allo spirito. O Gesù, desidero la salvezza delle anime, delle anime

immortali. Nel sacrificio darò sfogo al mio cuore, nel sacrificio che nessuno neanche

sospetterà. Mi annienterò e brucerò, senza che nessuno se ne accorga, nel sacro fuoco

dell'amore di Dio. La presenza di Dio mi è d'aiuto affinché il mio sacrificio sia perfetto e

puro. Oh! come sono errate le apparenze ed i giudizi ingiusti! Oh! quante volte viene

oppressa la virtù solo perché è silenziosa! Per convivere sinceramente con persone che

punzecchiano in continuazione, è necessario un grande spirito di sacrificio. La persona

sente che sanguina, ma le ferite non si vedono. O Gesù, quante cose ci svelerà soltanto

l'ultimo giorno! Che gioia! Dei nostri sacrifici nulla va perduto. L'ora santa. Durante

quest'ora di adorazione ho conosciuto tutto l'abisso della mia miseria. Tutto ciò che vi è in

me di buono, è Tuo, Signore, ma appunto perché sono misera e piccola ho il diritto di

contare sulla Tua infinita Misericordia. La sera. Gesù>, domattina devo pronunciare i voti

perpetui. Ho pregato il cielo e la terra ed ho invitato tutto ciò che esiste a ringraziare Dio

per questa grande ed inconcepibile grazia. D'improvviso ho sentito le parole: « Figlia Mia,

il tuo cuore è il paradiso per Me ». Ancora un momento per pregare e poi bisogna

andar via di corsa, poiché ci mandano via da ogni parte, dato che per la giornata di domani

debbono sistemare a dovere tutto, la cappella, il refettorio, la sala, la cucina e noi

dobbiamo andare a riposare. Ma di dormire non se ne parla. La gioia ha tolto il sonno.

Pensavo: che sarà mai il paradiso, se già qui, in questo esilio, Dio ricolma così la mia

anima? Preghiera durante la santa Messa nel giorno dei voti perpetui. Oggi depongo il mio

cuore sulla patena, nella quale è posto il Tuo Cuore, o Gesù, ed oggi mi offro insieme a Te

a Dio, Padre Tuo e mio, come vittima d'amore e d'adorazione. Padre di Misericordia, guarda

all'offerta del mio cuore, ma attraverso la ferita del Cuore di Gesù. 1.V.1933. L'unione con

Gesù nel giorno dei voti perpetui. O Gesù, il Tuo Cuore è da oggi mia proprietà, ed il mio

cuore è Tua proprietà esclusiva. Il semplice ricordo del Tuo Nome, o Gesù, è una delizia per

il mio cuore. In verità non potrei vivere nemmeno un istante senza di Te, o Gesù! Oggi la

mia anima è annegata in Te, come nell'unico suo tesoro. il mio amore non conosce

impedimenti nel dare dimostrazioni d'attaccamento al suo Diletto. Parole di Gesù durante la

funzione dei voti perpetui: « Mia Sposa, i nostri cuori sono uniti per l'eternità.

Ricordati a chi sei impegnata...». Non è possibile riferire tutto! La mia richiesta fatta

nel momento in cui mi misi con le braccia in croce sotto il panno funebre. Pregai il Signore

che mi concedesse la grazia di non offenderLo mai, con nessun peccato, anche il più piccolo

e nemmeno con un'imperfezione volontaria e consapevole. Gesù, confido in Te! Gesù, Ti

amo con tutto il cuore! Nei momenti più difficili Tu sei mia Madre! Per amore verso di Te, o

Gesù, io oggi muoio completamente a me stessa e comincio a vivere per la maggior gloria

dei Tuo santo Nome. + O Amore, per amore, o Santissima Trinità, mi offro a Te come

vittima di adorazione, come olocausto del mio totale annientamento e con questo

annientamento di me stessa desidero l’esaltazione del Tuo Nome, o Signore. Come un

piccolo bocciolo di rosa, mi getto ai Tuoi piedi, o Signore, e il profumo di questo fiore sia

noto soltanto a Te. Tre richieste nel giorno dei voti perpetui. Gesù, io so che in questo

giorno non mi negherai nulla. Prima richiesta. Gesù, mio Sposo amatissimo, Ti prego per il

trionfo della Chiesa, soprattutto nella Russia e nella Spagna; perché benedica il S. Padre Pio

XI e tutto il clero; per ottenere la grazia della conver sione dei peccatori induriti nel peccato;

per una speciale benedizione e luce, Te ne prego, Gesù, per i sacerdoti, presso i quali mi

confesserò durante la mia vita. Seconda richiesta. Una benedizione alla nostra

congregazione ed un grande fervore nella congregazione. Benedici, o Gesù, la Madre

Generale e la Madre Maestra e tutto il noviziato e tutte le Superiore, i miei carissimi

Genitori. Concedi la Tua grazia alle nostre educande; fortificale così saldamente nella Tua

grazia, in modo che quelle che lasciano le nostre case, non Ti offendano più con nessun

peccato. O Gesù, Ti prego per la mia Patria; difendila dagli assalti dei nemici. Terza

richiesta. Gesù, Ti prego per le anime che hanno più bisogno di preghiere. Ti prego per gli

agonizzanti; sli misericordioso con loro. Ti prego anche per la liberazione di tutte le anime

dal purgatorio. O Gesù, Ti raccomando delle persone particolari: i miei confessori; le

persone che si sono raccomandate alle mie preghiere; una certa persona - Padre Andrasz,

Don Czaputa e quel sacerdote che ho conosciuto a Wilno che dev'essere il mio confessore;

una certa anima.../ ed un certo sacerdote, un certo religioso, al quale, come sai, Gesù, io

debbo tanto, e tutte le persone che sono raccomandate alle mie preghiere. O Gesù, Tu in

questo giorno puoi fare tutto per coloro per i quali Ti prego. Per me, Ti prego, o Signore:

transustanziami completamente in Te; conservami sempre nel santo fervore per la Tua

gloria; dammi la grazia e la forza dello Spirito per compiere in tutto la Tua santa volontà. Ti

ringrazio, o mio amatissimo Sposo, per la dignità che mi hai conferito e specialmente per le

insegne regali, che da oggi mi adornano e che nemmeno gli Angeli hanno, e cioè la Croce,

la spada e la corona di spine. Ma soprattutto, o Gesù mio, Ti ringrazio per il Tuo Cuore:

esso mi basta per tutto! O Madre di Dio, Maria Santissima, Madre mia, Tu ora sei mia

Madre in modo particolarissimo e questo perché il Tuo amato Figlio èmio Sposo e quindi

siamo entrambi figli Tuoi. Per riguardo verso il Figlio devi amarmi. O Maria, Madre mia

amatissima, dirigi la mia vita interiore, in modo che sia gradita al Figlio Tuo + Santo,

Onnipotente Iddio, in questi momenti di tanta grazia, con la quale mi unisci a Te per

l'eternità, io, piccola nullità, con la più grande riconoscenza mi getto sotto i Tuoi piedi,

come un piccolo e sconosciuto fiorellino, il cui profumo d'amore salim giornalmente verso il

Tuo Trono. Nei momenti delle lotte e delle sofferenze, delle tenebre e delle tempeste, della

nostalgia e della tristezza, nei momenti delle prove difficili, nei momenti in cui non sarò

compresa da nessuna creatura ed anzi sarò da tutti condannata e disprezzata, ricorderò il

giorno dei voti perpetui, il giorno di una inconcepibile grazia di Dio. + G.M.G.

PARTICOLARI PROPOSITI DEGLI ESERCIZI SPIRITUALI. 1.V.1933 Amore del

prossimo. Primo: essere servizievole con le Suore. Secondo: non parlare degli assenti e

difendere il buon nome del prossimo. Terzo: rallegrarsi dei successi del prossimo. + O Dio,

quanto desidero essere una piccola bimba. Tu sei mio Padre. Tu sai bene quanto sono

piccola e debole, perciò Ti scongiuro, tienimi presso di Te in tutti i momenti della mia vita e

specialmente nell'ora della morte. O Gesù, io so che la Tua bontà supera la bontà della più

tenera delle madri. Per ogni umiliazione ringrazierò il Signore. Pregherò in modo speciale

per la persona, che mi ha fornito l'occasione di umiliarmi. Mi annienterò a favore delle

anime. Non badare ad alcun sacrificio, stendendomi sotto i piedi delle Suore come un

piccolo tappeto, sul quale non solo possono camminare, ma possono anche pulirsi i piedi. il

mio posto è sotto i piedi delle consorelle. Nella vita pratica cercherò di procurarmelo in

modo che nessuno se ne accorga. Mi basta che lo veda Dio. Sono gia cominciate le giornate

grigie, della normalità quotidiana. Sono passati i momenti solenni dei voti perpetui, ma

nell'anima è rimasta tanta grazia di Dio. Sento che sono tutta di Dio; sento che sono Sua

figlia. Sento che sono totalmente proprietà di Dio; avverto questo anche fisicamente e

sensibilmente. Sono pienamente tranquilla per tutto, poiché so che è compito dello Sposo

pensare a me. Ho dimenticato completamente me stessa. La mia fiducia è riposta senza

limiti nel Suo misericordiosissimo Cuore. Sono continuamente unita a Lui. Avverto come se

Gesù non potesse essere felice senza di me e io senza di Lui. Benché comprenda bene che,

in quanto Dio, è felice in Se stesso e non ha bisogno assolutamente di nessuna creatura per

la propria felicità, tuttavia la Sua bontà Lo costringe a donarsi alle creature e questo con

una inconcepibile generosità. O mio Gesù, ora m'impegnerò per l'onore e la gloria del Tuo

Nome, lottando fino al giorno in cui Tu stesso mi dirai: basta così. Ogni anima che m'hai

affidato, o Gesù, cercherò di aiutarla con la preghiera e con il sacrificio, affinché la Tua

grazia possa operare in essa. O grande innamorato delle anime, o mio Gesù, Ti ringrazio

per la grande fiducia, poiché Ti sei degnato dì affidare queste anime alle nostre cure. Giorni

di lavoro e di grigiore, per me non siete affatto grigi, poiché ogni momento mi procura

nuove grazie e la possibilità di fare del bene. + 25.IV.1933. PERMESSI MENSILI.

Passando, poter entrare in cappella; impiegare i momenti liberi dalle occupazioni nella

preghiera. Prendere, dare, prestare qualche piccola cosa. Fare una seconda colazione e la

merenda. Qualche volta non potrò partecipare alla ricreazione. Qualche volta non potrò

neppure prendere parte alle preghiere in comune. Qualche volta non potrò partecipare alle

preghiere della sera e del mattino. Qualche volta rimanere qualche momento dopo le

ventuno presso i miei impegni e talvolta fare le pratiche di pietà dopo le ventuno. Appena

ho qualche momento di tempo scrivere o annotare qualche cosa. Parlare per telefono. Per

uscire di casa. Quando sono in città, entrare in qualche chiesa. Visitare le Suore ammalate.

Entrare nelle celle delle altre Suore in caso di necessità. Qualche volta bere acqua al di fuori

dell'orario. PICCOLE MORTIFICAZIONI. Recitare la coroncina alla Divina Misericordia

con le braccia in croce. il sabato una parte del rosario con le braccia in croce. Talvolta una

preghiera stesa a terra in forma di croce. Il giovedì l'ora santa. Il venerdì una mortificazione

maggiore per i peccatori agonizzanti. O Gesù, amico dei cuori oppressi dalla solitudine, Tu

sei il mio rifugio. Tu sei la mia pace. Tu sei l'unica mia salvezza. Tu sei la quiete nei

momenti della lotta e nel mare dei dubbi. Tu sei il raggio luminoso che iliumina la strada

della mia vita. Tu sei tutto per un'anima solitaria. Tu comprendi le anime, anche se non

parlano. Tu conosci le nostre debolezze e come un buon medico consoli e curi, riducendo le

sofferenze da buon intenditore. Parole del Vescovo, che si trovano nella cerimonia dei voti

perpetui delle Suore: « Accetta in mano questo cero, in segno dì illuminazione celeste e di

amore ardente ». Mentre consegna l'anello: « Ti sposo a Gesù Cristo, Figlio dell'Eterno

Padre, che ti conservi senza macchia. Ricevi quest'anello in segno dell'eterna alleanza che

contrai con Cristo, Sposo delle vergini. Sia per te l'anello della fedeltà, il sigillo dello Spirito

Santo, in modo che tu sia chiamata sposa di Cristo e, se l'avrai servito fedelmente, venga

incoronata per l'eternità ». + O Gesù, confido in Te, confido nell'oceano della Tua Misericordia.

Tu sei per me una Madre! + Quest'anno 1933 è per me particolarmente solenne,

poiché in quest'anno del Giubileo della Passione del Signore ho pronunciato i voti perpetui.

La mia offerta sacrificale l'ho unita in modo speciale al Sacrificio dì Gesù sulla Croce, perché

divenisse in questo modo più gradita a Dio. Ogni mia azione la compio con Gesù, per Gesù,

in Gesù. Dopo i voti perpetui sono rimasta ancora a Cracovia per tutto il mese dì maggio,

poiché la mia destinazione oscillava fra Rabka e Wilno. Una volta che la Madre Generale mi

chiese: « Come mai lei, sorella, se ne sta così silenziosa e non si prepara per partire da

nessuna parte? », risposi: « Io voglio la pura volontà di Dio. Dove mi manda lei, cara

Madre, senza ingerenze da parte mia, li sono certa che è per me la pura volontà dì Dio ». A

questo la Madre Generale mi rispose: « Molto bene ~. il giorno dopo la Madre Generale mi

chiamò a sé e mi disse: « Dato che lei voleva la pura volontà di Dio eccola, lei andrà a

Wilno ». Ringraziai e attesi il giorno in cui mi avrebbero detto di partire. Però gioia e timore

assieme m invasero l'anima. Sentivo che Dio mi preparava là molte grazie, ma anche molte

tribolazioni. Ad ogni modo fino al 27 maggio rimasi a Cracovia. Dato che non avevo un

lavoro fisso, ma andavo ad aiutare nell'orto e per varie circostanze lavoravo da sola, ebbi la

possibilità per tutto il mese di fare gli esercizi spintuali secondo il sistema dei gesuiti.

Benché partecipassi alle ricreazioni comuni, continuai gli esercizi spirituali dì S. Ignazio,

durante i quali ottenni molta luce da Dio. + Sono passati quattro giorni dai voti perpetui. Ho

cercato di fare l'ora santa. Era il primo giovedì del mese. Appena entrata in cappella, la

presenza di Dio s'impossessò di me. Sentivo chiaramente che il Signore era accanto a me.

Dopo un momento vidi il Signore tutto coperto di ferite, che mi disse: « Vedi chi hai

sposato ». Io compresi il significato dì queste parole e risposi al Signore: « O Gesù, Ti

amo maggiormente vedendoTi così ferito ed annientato, più che se Ti vedessi nella Tua

Maestà ». Gesù mi domandò: « Perché? ». Risposi: « Una grande Maestà spaventa me

che sono piccola; sono una nullità e le Tue Piaghe mi attirano verso il Tuo Cuore e mi

parlano del Tuo grande amore per me ». Dopo questo colloquio subentrò il silenzio.

Osservai attentamente le Sue sante Piaghe e mi sentii felice soffrendo con Lui. Soffrendo

non soffrivo, perché ero felice di conoscere la profondità del Suo amore e passò un'ora,

che per me fu come un minuto. + Non giudicare mai nessuno: per gli altri avere occhi pieni

d'indulgenza, per sé occhi severi. Per ogni cosa fare riferimento a Dio ed ai miei occhi

sentirmi quella che sono, cioè la più grande miseria e nullità. Nelle sofferenze conservare la

pazienza e la serenità, sapendo che col tempo tutto passa. + Di quello che ho vissuto nei

momenti in cui ho fatto i voti perpetui, non conviene parlare. Sono in Lui ed Egli è in me.

Nel momento in cui Mons. Vescovo mi ha messo l'anello, Iddio è penetrato in tutto il mio

essere e non sapendolo descrivere sorvolo in silenzio su quel momento. Dopo i voti

perpetui il mio rapporto intimo con Dio è tanto stretto, quanto non è stato mai in

precedenza. Sento che amo Dio e sento che Egli ama me. La mia anima dopo aver gustato

Iddio, non saprebbe vivere senza dì Lui. Per me è più piacevole un'ora sola passata ai piedi

dell'altare nella più grande aridità di spirito, che cento anni di piaceri nel mondo. Preferisco

essere uno zimbello insignificante in convento, piuttosto che una regina nel mondo. +

Nasconderò agli occhi della gente tutto ciò che farò di buono, in modo che Dio solo sia la

mia ricompensa. Come una modesta violetta nascosta fra l'erba, che non ferisce il piede

dell'uomo che la calpesta, ma emana profumo e, dirnenticando completamente se stessa,

cerca di essere gentile con la persona che l'ha calpestata. Per la natura umana ciò è molto

gravoso, ma la grazia dì Dio ci viene in aiuto. + Ti ringrazio, Gesù, dì questa grande grazia,

perché m'hai fatto conoscere tutto l'abisso della mia miseria; so dì essere una voragine di

nullità e se la Tua santa grazia non mi sostenesse, in un attimo sarei annientata. Perciò con

ogni battito del cuore Ti ringrazio, o Dio, per la grande Misericordia che hai verso dì me.

Domani debbo partire per Wilno. Oggi sono andata a confessarmi da Padre Andrasz, un

Sacerdote che ha un profondo spirito di Dio, quello che mi ha sciolto le ali per poter volare

verso le altezze più inaccessibili. Mi ha tranquillizzato in tutto e mi ha imposto di credere

nella Provvidenza Divina: « Abbia fiducia ed avanzi con coraggio! ». Dopo la confessione ho

sentito in me una misteriosa forza divina. Il Padre mi ha esortato insistentemente ad essere

fedele alla grazia di Dio ed ha detto: « Se continuerà a conservare la semplicità e l'obbedienza,

non le accadrà nulla dì male. Abbia fiducia in Dio; è sulla buona strada e in buone

mani, nelle mani dì Dio ». + La sera sono rimasta un po' più a lungo in cappella. Ho parlato

col Signore di una certa anima. Incoraggiata dalla Sua bontà ho detto: « Gesù, mi hai dato

questo Padre, che mi ha compreso per quanto riguarda queste ispirazioni e me lo togli di

nuovo. Che potrò fare io a Wilno? Non conosco nessuno, non capisco nemmeno come parla

quella gente ». Ed il Signore mi ha detto: « Non temere, non ti lascerò sola». La mia

anima si è immersa in una preghiera di ringraziamento per tutte le grazie che il Signore mi

ha concesso per mezzo di Padre Andrasz. Tutto ad un tratto mi è venuta in mente quella

visione nella quale avevo visto un Sacerdote fra il confessionale e l'altare. Mentre speravo

di poterlo conoscere un giorno, mi son tornate molto chiare in mente le parole, che avevo

sentito allora: « Egli ti aiuterà a fare la Mia volontà sulla terra ». Oggi 27 maggio

1933 parto per Wilno. Quando sono uscita davanti alla casa, mi sono girata a guardare

tutto l'orto e il fabbricato; quando ho diretto lo sguardo verso il novlziato, all'improvviso mi

son venute le lacrime agli occhi. Pensavo a tutti i benefici ed alle grazie che il Signore mi

aveva concesso. Ad un tratto inaspettatamente, presso un'aiuola, vidi il Signore che mi

disse: « Non piangere; Io sono sempre con te». La presenza di Dio, che m'investì

mentre il Signore Gesù parlava, durò per tutto il tempo del viaggio. Avevo il permesso di

fermarmi a Czestochowa. Per la prima volta vidi la Madonna allorché mi recai, alle cinque

del mattino, ad assistere allo scoprimento dell'immagine. Rimasi là a pregare senza

interruzione fino alle undici e mi sembrava d'essere appena arrivata. La Superiora del luogo

mandò una Suora a cercarmi perché andassi a colazione e perché si preoccupava che non

facessi tardi al treno. La Madre di Dio mi disse molte cose. Affidai a Lei i miei voti perpetui.

Sentivo di essere la Sua bambina e che Lei era mia Madre. Non mi rifiutò nulla di quello che

Le chiesi. + Oggi sono già a Wilno. Il convento è costituito da casette sparse qua e là. La

cosa mi fa un effetto un po' strano, dopo i grandi edifici di Jòzefòw. Vi sono solo diciotto suore. La casetta è piccola, ma l'affia- tamento in questa comunità è una gran cosa. Tutte le suore mi hanno accolta molto cordialmente e ciò mi è stato di grande incoraggiamento per affrontare le fatiche che mi attendevano. Suor Giustina aveva perfino passato lo straccio sul pavimento per il mio arrivo. + Quando andai alla Benedizione Gesù

m'illuminò sul modo di comportarmi con certe persone. Mi strinsi con tutte forze al Cuore

dolcissimo dì Gesù, vedendo che sarei stata esposta esternamente a distrazioni, in

conseguenza del compito che ho da svolgere nell'orto e per il quale debbo avere rapporti

con persone esterne. + È giunta la settimana della confessione ed ho visto con gioia quel

Sacerdote, che avevo conosciuto prima di venire a Wilno. L'avevo conosciuto in visione.

All'improvviso sentii nell'anima queste parole: « Ecco il Mio servo fedele; egli ti aiuterà

a fare la Mia volontà qui sulla terra ». Io però non mi sono fatta conoscere da lui,

come desiderava il Signore. E per un certo tempo ho lottato con la grazia. In ogni

confessione la grazia di Dio m'investiva misteriosamente, ma io non gli svelai la mia anima

ed avevo intenzione di non confessarmi da quel Sacerdote. Dopo tale proposito

un'inquietudine tremenda s'impadronì della mia anima. Dio mi rimproverò energicamente.

Quando svelai tutta la mia anima a quel Sacerdote, Gesù riversò sulla mia anima tutto un

mare di grazie. Ora comprendo quello che è la fedeltà ad una singola grazia e come essa

attiri una serie di altre grazie. + O mio Gesù, tienimi accanto a Te. Vedi come sono debole;

da sola non faccio nemmeno un passo avanti. Per questo, o Gesù, devi stare

continuamente con me come una madre presso un bambino debole e anche dì più. Sono

cominciate le giornate dì lavoro, di lotte e di tribolazioni. Tutto procede secondo il ritmo di

una casa religiosa. Si è sempre novizi; si debbono imparare e conoscere molte cose, poiché,

sebbene la regola sia la stessa, ogni casa ha le sue usanze e perciò ogni cambiamento è un

piccolo noviziato. V.VIII.1933. Festa della Madre di Dio della Misericordia. Oggi ho

ottenuto una grande ed incomparabile grazia, puramente interiore, per la quale ringrazierò

Dio in questa vita e per tutta l'eternità... Gesù mi aveva detto che Gli sarebbe piaciuto

soprattutto che meditassi la Sua dolorosa Passione. In seguito a questa meditazione molta

luce si riversa sulla mia anima. Chi vuole imparare la vera umiltà, mediti la Passione di

Gesù. Quando medito la Passione dì Gesù, riesco ad aver chiara la nozione di molte cose,

che prima non riuscivo a capire. Io desidero essere simile a Te, o Gesù, a Te croci fisso,

maltrattato, umiliato. O Gesù, imprimi nella mia anima e nel mio cuore la Tua umiltà. Ti

amo, Gesù, alla follia. Amo Te annientato, come Ti descrive il profeta, che per le grandi

sofferenze non riusciva a scorgere in Te l'aspetto umano. In tale stato Ti amo, Gesù, alla

follia. Dio Eterno ed immenso, che cosa ha mai fatto di Te l'amore?... 11.X.’33. Giovedì.

Ho cercato di fare l'ora santa ma l'ho cominciata con grande difficoltà. Una certa nostalgia

cominciò a lacerarmi il cuore. La mia mente ne fu talmente offuscata che non riuscivo a

comprendere nemmeno le semplici formule delle preghiere. E in questo modo passò per me

un'ora dì preghiera, o meglio di lotta. Decisi di pregare un'altra ora, ma le sofferenze

interiori aumentarono: una grande aridità ed un grande sconforto. Decisi di pregare per

una terza ora. In questa terza ora di preghiera, che decisi di fare in ginocchio senza alcun

appoggio, il mio corpo cominciò a reclamare un po di riposo. Io però non cedetti in nulla.

Misi le braccia a forma di croce e senza pronunciare una parola, andai avanti così con la

forza della volonta. Dopo un po' mi tolsi l'anello dal dito e chiesi a Gesù di guardare

quell'anello, che è il segno della nostra unione eterna ed offrii a Gesù i sentimenti che

avevo il giorno dei voti perpetui. Poco dopo sentii che il mio cuore era inondato da un'onda

d'amore; all'improvviso il raccoglimento dello spirito; il silenzio dei sensi; la piesenza di Dio

che investe l'anima. So questo soltanto, che ci siamo Gesù ed io. L'ho visto con lo stesso

aspetto che aveva quando lo vidi qualche momento dopo i voti perpetui, mentre facevo

l'ora santa. Gesù si è presentato improvvisamente davanti a me privo delle vesti, coperto di

piaghe su tutto il corpo, con gli occhi inondati dì sangue e di lacrime, col volto deturpato,

coperto di sputi. D'un tratto il Signore mi ha detto: «La sposa deve essere simile al suo

Sposo ». Compresi queste parole fino in fondo. Qui non c'è possibilità di alcun dubbio. La

mia somiglianza con Gesù deve avvenire attraverso la sofferenza e l'umiltà. «Vedi

quello che ha fatto con Me l'amore per le anime degli uomini. Figlia Mia, nel tuo

cuore trovo tutto quello che Mi rifiuta un così grande numero di anime. Il tuo

cuore è di riposo per Me. Spesso conservo le grandi grazie verso la fine delle

preghiere ». Una volta che avevo fatto una novena allo Spirito Santo riguardo al

confessore, il Signore mi rispose: « Te l'ho fatto conoscere prima che i Superiori ti

inviassero qui. Come ti comporterai tu col confessore, così Mi comporterò Io con

te. Se gli terrai nascosta anche la più piccola delle Mie grazie, anch'Io Mi

nasconderò davanti a te e rimarrai sola ». Ed io mi comportai secondo il desiderio di

Dio ed una profonda pace regnò nella mia anima. Ora comprendo quanto Dio difenda i

confessori, e quanto stia dalla loro parte. Un consiglio del reverendo dr. Sopocko. « Senza

umiltà non possiamo piacere a Dio. Esercitati nel terzo grado dell'umilta', cioè non solo non

ricorrere a spiegazioni e giustificazioni, quando ci rimproverano qualche cosa, ma rallegrarsi

dell'umiliazione. Se le cose di cui mi parli, provengono veramente da Dio, prepara la tua

anima a grandi sofferenze. Incontrerai disapprovazioni e persecuzioni; ti considereranno

un'isterica ed una stravagante; ma Dio non ti risparmierà la Sua grazia. Le vere opere di

Dio incontrano sempre difficoltà e sono contraddistinte dalla sofferenza. Se Dio vuole realizzare

qualche cosa, prima o poi la realizza, nonostante le difficoltà e gli ostacoli; e tu

frattanto àrmati di tanta pazienza ». Quando il reverendo dr. Sopocko andò in Terra Santa,

in quel periodo confessò la comunità il padre gesuita Dabrowski. In una delle mie

confessioni mi domandò se mi rendevo conto della vita superiore che c'è nella mia anima e

che è ad un grado estremamente alto. Risposi di rendermene conto e di conoscere quello

che avviene nel mio intimo. Alla mia risposta il Padre replicò: « Non le è lecito, sorella,

distruggere quanto ha dentro l'anima, né mutarlo di sua iniziativa. Non in tutte le anime è

evidente la grande felicità, che si trova nella vita interiore, la quale presso di lei, sorella, è

visibile perché vi è in un grado altissimo. Stia attenta, sorella, a non sciupare queste grandi

grazie di Dio, grande per loro [la frase è rimasta interrotta]. Però questo Padre in

precedenza mi aveva sottoposto a molte prove. E quando gli dissi che il Signore voleva da

me quelle cose, prese gioco di me e mi ordinò di andare a confessarmi alle otto di sera. E

quando andai alle otto, il frate converso stava chiudendo la chiesa. E quando gli dissi di far

sapere al Padre che ero venuta e che era stato il Padre a dirmi di andare a quell'ora, il buon

fraticello andò ed avverii il Padre. Il Padre gli ordinò di rispondere che a quell'ora i Padri

non confessano. E me ne tornai a casa senza aver fatto niente e non mi confessai più da

lui, ma feci per lui un'ora di adorazione e certe mortificazioni, per impetrargli da Dio lumi

per conoscere le anime. Ma quando il reverendo dr. Sopocko partì e lui lo sostitui, fui

costretta ad andare a confessarmi da lui. Eppure, sebbene prima non avesse voluto

riconoscerle, ora mi obbliga ad una grande fedeltà a queste ispirazioni spirituali. Talvolta

Dio permette che avvenga così, ma sia lodato in ogni cosa. Occorre tuttavia una grande

grazia per non vacillare.

ESERCIZI SPIRITUALI ANNUALI. 10.I.1934. O mio Gesù, si avvicina dì nuovo il

momento in cui resterò con Te faccia a faccia. Gesù, Ti prego con tutto il cuore fammi

conoscere ciò che in me non Ti piace e nello stesso tempo fammi sapere cosa debbo fare

per piacerTi di più. Non negarmi questa grazia e resta con me. Io so che senza di Te, o

Signore, i miei sforzi valgono ben poco. Oh! quanto mi rallegro per la Tua grandezza, o

Signore! Quanto più Ti conosco, tanto più ardentemente Ti desidero ed anelo a Te. Gesù mi

ha concesso di conoscere me stessa. In questa luce di Dio vedo il mio difetto principale,

cioè la superbia. Le sue sfumature: il chiudermi in me stessa; la mancanza di semplicità nei

confronti della Madre Superiora. Una seconda illuminazione riguarda il parlare. Talvolta

parlo troppo. Per una faccenda che si potrebbe sbrigare con due o tre parole, io impiego

troppo tempo. Gesù invece desidera che quel tempo l'adoperi per piccole preghiere con

indulgenza per le anime del purgatorio. Inoltre il Signore dice che ogni parola sarà pesata

nel giorno del giudizio. La terza illuminazione riguarda la nostra regola. Sfuggo poco le

occasioni che conducono ad infrangere la regola, specialmente per quanto concerne il

silenzio. Mi comporterò come se la regola fosse stata scritta solo per me. Non è affar mio

vedere come si comportano le altre, purché io mi comporti come Dio desidera. Proposito.

Qualunque cosa Gesù desideri da me e riguardi cose esteriori, andare subito a parlarne alle

Superiore; nel trattare con la Superiora cercherò di essere franca e sincera come un

bambino. Gesù ama le anime nascoste. Un fiore nascosto ha in sé più profumo. Debbo

impegnarmi perché nel mio intimo ci sia un posticino silenzioso per il Cuore di Gesù. Nei

momenti difficili e dolorosi canto sommessamente a Te, mio Creatore, l'inno della fiducia,

poiché l'abisso della mia fiducia verso di Te, verso la Tua Misericordia, è senza misura. Dal

momento in cui ho cominciato ad amare la sofferenza, ha cessato per me dì essere

sofferenza. La sofferenza è il cibo quotidiano della mia anima. Non parlerò con una certa

persona, poiché so che a Gesù questo non piace ed essa non ricava da ciò alcun profitto. Ai

piedi del Signore. O Gesù nascosto! O amore eterno! O nostra vita! O Divino folle, che hai

dimenticato Te stesso e vedi soltanto noi! Ancor prima di creare il cielo e la terra portavi noi

nel Tuo Cuore! O amore! O abisso della Tua umiliazione! O mistero di felicità! Come mai è

così piccolo il numero di coloro che Ti conoscono? Perché non provi reciprocità? O amore

Divino, perché nascondi la Tua bellezza? O Incomprensibile ed Infinito! Più Ti conosco e

meno Ti comprendo. Ma proprio perché non riesco a comprenderTi, mi rendo maggiormente

conto della Tua grandezza. Non invidio il fuoco ai Serafini, poiché nel mio cuore

viene deposto un dono ancora più grande. Essi Ti ammirano in estasi, ma il Tuo Sangue si

unisce col mio! O amore, a noi è concesso il paradiso già quaggiù sulla terra. Oh! perché Ti

nascondi dietro la fede? L'amore strappa il velo. Non c'è velo davanti agli occhi della mia

anima, poiché Tu stesso mi hai attratta per l'eternità nel seno di un amore misterioso. O

indivisibile Trinità, Unico Dio, a Te sia onore e gloria per tutti i secoli. Iddio mi ha fatto

conoscere in che cosa consiste il vero amore, e mi ha dato la luce per dimostrarlo in pratica

a Dio. il vero amore di Dio consiste nel fare la volontà di Dio. Per dimostrare amore verso

Dio, occorre che tutte le nostre azioni, anche le più piccole, derivino dall'amore verso Dio.

Ed il Signore mi disse: « Bambina Mia, più di tutto Mi piaci attraverso la sofferenza.

Nelle tue sofferenze fisiche ed anche morali, figlia Mia, non cercare

comprensione da parte delle creature. Voglio che il profumo delle tue sofferenze

sia puro, senza alcuna aggiunta. Esigo che ti distacchi non solo dalle creature,

ma anche da te stessa. Figlia Mia, voglio deliziarMi dell'amore del tuo cuore: un

amore puro, verginale, immacolato, senza alcuna ombra. Figlia Mia, quanto più

ami la sofferenza, tanto più puro sarà il tuo amore verso di Me ». Gesù mi ordina di

celebrare la festa della Divina Misericordia la prima domenica dopo Pasqua. Nel

raccoglimento interiore e per una mortificazione esterna ho portato per tre ore una cintura

di ferro, pregando senza posa per i peccatori e per ottenere Misericordia per il mondo

intero, e Gesù mi ha detto: «Oggi il Mio sguardo si posa con compiacimento su

questa casa ». Avverto bene che la mia missione non finirà con la mia morte, ma

incomincerà. O anime dubbiose, solleverò per voi il velo del paradiso, per convincervi della

bontà di Dio, perché non continuiate a ferire con la diffidenza il Cuore dolcissimo di Gesù.

Dio è amore e Misericordia! Una volta il Signore mi disse: « Il Mio Cuore è stato scosso

da tanta compassione per te, bambina Mia carissima, quando ti ho vista ridotta a

brandelli dal gran dolore che provavi, mentre deploravi i tuoi peccati. Ecco, io

vedo il tuo amore così puro e sincero, che ti do la precedenza fra le vergini. Tu

sei l'onore e la gloria della Mia Passione. Vedo ogni umiliazione della tua anima e

nulla sfugge alla Mia attenzione. Innalzo gli umili fino al Mio trono, perché così

voglio». O Dio Unico nella SS.ma Trinità! Desidero amarTi quanto ancora nessun anima

umana Ti ha amato. Sebbene io sia particolarmente misera e piccolina, ho gettato l'àncora

della mia fiducia molto profondamente nell'abisso della Tua Misericordia, o Dio e Creatore

mio. Nonostante la mia grande miseria, non ho paura di nulla, ma ho fiducia di cantare

eternamente l'inno della gloria. Nessun'anima deve avere dubbi finché vive, anche fosse la

più miserabile. Ognuna può diventare una grande santa, poiché è grande la potenza

della grazia di Dio. Noi dobbiamo solo non opporci all'azione divina. O Gesù, magari io

potessi diventare una nebbia davanti a Te, per coprire la terra, in modo che il Tuo santo

sguardo non veda i tremendi misfatti che vi si compiono. O Gesù, quando guardo al mondo

ed alla sua indifferenza verso di Te, mi vengono ogni volta le lacrime agli occhi; ma quando

vedo un'anima consacrata che è tiepida, allora il mio cuore sanguina. 1934. Una volta

andai nella mia cella ed ero talmente stanca che prima di cominciare a spogliarmi, dovetti

riposarmi per un po'. Dopo che m'ero spogliata, una Suora mi pregò di portarle dell'acqua

calda. Nonostante la stanchezza, mi rivestii alla svelta e le portai l'acqua, che desiderava,

benché dalla mia cella alla cucina ci fosse un bel pezzetto di strada ed il fango arrivasse alle

caviglie. Quando rientrai nella mia cella, vidi una pisside col SS.mo Sacramento e sentil

questa voce: « Prendi questa pisside e portala nel tabernacolo ». In un primo momento

rimasi indecisa, poi mi avvicinai e quando toccai la pisside, udii queste parole: «

Con lo stesso amore col quale ti avvicini a Me, avvicinati a ciascuna delle Suore e

tutto ciò che fai a loro, lo fai a Me». Dopo un momento m'accorsi di essere sola. + Una

volta che si faceva l'adorazione per la nostra Patria, un dolore mi strinse l'anima e cominciai

a pregare così: « O Gesù misericordiosissimo, Ti prego per l'intercessione dei Tuoi santi e

specialmente per intercessione della Tua amatissima Madre, che Ti ha allevato fin

dell'infanzia, Ti supplico, benedici la mia Patria. O Gesù, non guardare ai nostri peccati, ma

guarda le lacrime dei bambini piccoli, la fame ed il freddo che soffrono. O Gesù, per questi

innocenti, fammi la grazia che Ti chiedo per la mia Patria. In quell'istante vidi Gesù che

aveva gli occhi velati di lacrime, e mi disse: « Vedi, figlia Mia, quanto Mi fanno pena.

Sappi questo: sono essi che sostengono il mondo». + O mio Gesù, quando osservo

la vita delle anime, m'accorgo che molte Ti servono con una certa incredulltà. E in certi

momenti, soprattutto quando c'è l'occasione di dimostrare l'amore verso Dio, ecco proprio

allora m'accorgo che quelle anime fuggono dal campo di battaglia. E una volta Gesù mi

disse: « Anche tu, bambina Mia, vuoi comportarti così? ». Risposi al Signore: « Oh

no, mio Gesù, non abbandonerò il campo di battaglia, anche se il sudore della morte

bagnasse la mia fronte; terrò la spada in pugno fino a quando non riposerò ai piedi della

SS.ma Trinità ». Qualunque cosa io faccia, non conto sulle mie forze, ma sulla grazia dì Dio.

Con la grazia di Dio un'anima può superare vittoriosamente le più grandi difficoltà. + Una

volta che parlai molto a lungo con Gesù delle nostre educande, incoraggiata dalla Sua

bontà, Gli domandai se anche fra le nostre educande avesse delle anime che erano di

consolazione per il Suo Cuore, ed il Signore mi rispose che ne aveva, « ma il loro amore

è debole. Per questo le affido a te perché le assista in modo particolare. Prega

per loro ». O gran Dio, ammiro la Tua bontà. Tu sei il Signore delle schiere celesti e Ti

umli a questo modo fino ad una misera creatura. Oh! quanto ardentemente desidero

amarTi con ogni battito del mio cuore. Non mi basta tutta l'estensione della terra, troppo

piccolo è il cielo e nulla gli spazi celesti. Tu Solo mi basti, o Dio eterno. Soltanto Tu puoi

riempire la profondità della mia amma. I momenti più felici per me sono quelli in cui resto

da solo a solo col mio Signore. In quei momenti conosco la grandezza dì Dio e la mia

miseria. Una volta Gesù mi disse: « Non meravigliarti se qualche volta vieni

sospettata ingiustamente. Io per primo, per amor tuo, ho bevuto quel calice di

sofferenze ingiuste ». Una volta che mi preoccupavo dell'eternità e dei suoi misteri, la

mia anima fu presa da timore e, dopo che ebbi riflettuto un altro momento, cominciarono a

tormentarmi vari dubbi. D'un tratto Gesù mi disse: «Bambina Mia, non aver paura

della casa del Padre tuo. Le indagini inutili lasciale ai sapienti di questo mondo.

Io voglio vederti sempre come una bambina piccola. Chiedi tutto con semplicità

al confessore ed Io ti risponderò con la sua bocca ». Una volta conobbi una persona

che aveva in mente dì commettere un peccato grave. Chiesi al Signore d'inviare a me i

massimi tormenti, purché quell'anima venisse preservata. Di colpo sentii al capo l'atroce

dolore della corona di spine. Ciò durò abbastanza a lungo, ma quella persona rimase in

grazia di Dio. O mio Gesù, come è facile santificarsi. Occorre soltanto un briciolo dì

buona volontà. Se Gesù scorge nell'anima questo briciolo di buona volontà si affretta a

donarsi all'anima e nulla può impedirglielo, né gli errori, né le cadute; assolutamente

niente. A Gesù preme aiutare quest'anima e se l'anima è fedele alla grazia di Dio, in

pochissimo tempo l'anima può conseguire la più grande santità che una creatura possa

raggiungere su questa terra. Dio è molto generoso e non rifiuta a nessuno la Sua grazia; dà

più dì quello che noi Gli chiediamo. La fedeltà nel dare esecuzione alle ispirazioni dello

Spirito Santo, è la via più breve. + Quando un'anima ama sinceramente Dio, non deve

temere nulla nella sua vita spirituale. Si affidi all'influsso della grazia e non ponga limiti

all'unione col Signore. + Quando Gesù mi affascinò con la sua bellezza e mi attirò a Sé, fu

allora che vidi ciò che non Gli piaceva nella mia anima e decisi ad ogni costo di eliminarlo e

con l'aiuto della grazia l'ho eliminato subito. Questa mia generosità piacque al Signore e da

quel momento Iddio cominciò a concedermi grazie superiori. Io non faccio profondi

ragionamenti sulla mia vita interiore; non sto ad analizzare per quali vie mi conduce lo

Spirito Divino. A me basta questo, che so di essere amata e che amo. L'amore puro mi fa

conoscere Dio e mi dà la comprensione di molti misteri. Il confessore per me è un oracolo;

la sua parola è sacrosanta per me. Parlo del direttore. Una volta il Signore mi disse: «

Comportati come un mendicante che, quando riceve un'elemosina maggiore,

non la rifiuta, ma anzi ringrazia con più cordialità. Anche tu, se ti concedo delle

grazie più grandi, non rifiutarle perché ne sei indegna. Io questo lo so; ma tu

piuttosto rallegrati e gioisci e prendi tanti tesori dal Mio Cuore, quanti riesci a

portarne, poiché proprio facendo così Mi piaci di più. E ti dirò ancora una cosa:

non prendere queste grazie solo per te, ma anche per il prossimo, cioè

incoraggia le anime, con le quali sei a contatto, alla fiducia nella Mia Misericordia

infinita. Oh, quanto amo le anime che si sono affidate a Me

completamente! Farò tutto per loro». + In questo momento Gesù mi ha chiesto:

«Bambina Mia, come vanno i tuoi esercizi spirituali? ». Risposi: « Gesù, Tu lo sai

bene come vanno ». « Si, lo so, ma voglio sentirlo dalla tua bocca e dal tuo cuore».

O mio Maestro, quando mi guidi Tu, tutto mi va facilmente e Ti prego, Signore, non

allontanarTi mai da me. E Gesù disse: « Sì, starò sempre accanto a te, se sarai

sempre una bambina piccola. E non aver paura di nulla; come sono stato qui il

tuo principio, così sarò anche la tua fine. Non fare assegnamento sulle creature,

nemmeno nella più piccola cosa, poiché questo non Mi piace. Io solo voglio

esserci nella tua anima. Ti fortificherò nell'anima e ti darò luce e saprai dalla

bocca del Mio sostituto, che Io sono in te e l'inquietudine si dileguerà come la

nebbia davanti ai raggi del sole ». + O Bene Supremo, desidero amarTi come non Ti

ha amato mai nessuno su questa terra. Desidero adorarTi in ogni momento della mia vita

ed uniformare strettamente la mia alla Tua santa volontà. La mia vita non è monotona e

grigia, ma è variata come un giardino di fiori profumati, dove non so quale fiore cogliere

per primo, se il giglio della sofferenza, o la rosa dell'amore del prossimo, o la violetta

dell'umiltà. Non elencherò tutti i tesori, che ogni giorno ho in abbondanza. È una gran cosa

saper approfittare dell'ora presente. + O Gesù Luce Suprema, fa' che io Ti conosca; penetra

con la Tua luce nel buio della mia anima e riempi di Te il baratro della mia anima, poiché

soltanto Tu [la frase è rimasta interrotta]. O mio Gesù, vita, via e verità. Ti prego, tienimi

accanto a Te, come una madre stringe al seno un piccolo bimbo, poiché io sono non solo

una bimba inetta, ma un cumulo di miseria ed una nullità.

+ UN SEGRETO DELL'ANIMA. Wilno 1934. Una volta che il confessore mi ordinò di

chiedere a Gesù che cosa significano i due raggi che sono in quest'immagine, risposi: « Va

bene, lo domanderò al Signore ». Mentre pregavo udii interiormente queste parole: « I

due raggi rappresentano il Sangue e l'Acqua. Il raggio pallido rappresenta

l'Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita

delle anime... Entrambi i raggi uscirono dall'intimo della Mia Misericordia,

quando sulla croce il Mio Cuore, già in agonia, venne squarciato con la lancia.

Tali raggi riparano le anime dallo sdegno del Padre Mio. Beato colui che vivrà

alla loro ombra, poiché non lo colpirà la giusta mano di Dio. Desidero che la

prima domenica dopo la Pasqua sia la Festa della Misericordia. + Chiedi al Mio

servo fedele che in quel giorno parli al mondo intero di questa Mia grande

Misericordia: in quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita questi

conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene. + L'umanità non troverà

pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla Mia Misericordia. + Oh! quanto Mi

ferisce la diffidenza di un'anima! Tale anima riconosce che sono santo e giusto, e

non crede che Io sono misericordioso, non ha fiducia nella Mia bontà. Anche i

demoni ammirano la Mia giustizia, ma non credono alla Mia bontà. Il mio Cuore

gioisce del titolo di Misericordia. Annuncia che la Misericordia è il più grande

attributo di Dio. Tutte le opere delle Mie mani sono coronate dalla Misericordia

». + O amore eterno, desidero che Ti conoscano tutte le anime che hai creato.

Desidererei diventare sacerdote; parlerei incessantemente della Tua Misericordia alle anime

peccatrici, immerse nella disperazione. Desidererci essere un missionario e portare la luce

della fede nei paesi selvaggi per farTi conoscere alle anime e morire annientata per loro con

la morte del martirio, con la quale sei morto Tu, per me e per loro. O Gesù, so inoltre molto

bene che posso essere sacerdote, missionario, predicatore; posso fare la morte dei martiri

col mio totale annientamento ed il rinnegamento di me stessa per amor Tuo, o Gesù, e

delle anime immortali. Un grande amore trasforma le piccole cose in cose grandi e solo

l'amore dà valore alle nostre azioni e tanto più il nostro amore diventa puro, tanto meno il

fuoco delle sofferenze avrà da distruggere in noi e la sofferenza per noi cesserà di essere

sofferenza. Diventerà per noi una delizia. Con la grazia di Dio ora ho ottenuto questa

disposizione del cuore, cioè non sono mai tanto felice, come quando soffro per Gesù che

amo con ogni palpito del cuore. Una volta che avevo una grande sofferenza, lasciai il mio

lavoro per correre da Gesù e pregarlo che mi desse la Sua forza. Dopo una breve

preghiera, me ne tornai al mio dovere piena d'entusiasmo e di gioia. In quel mentre una

suora mi disse: «Senza dubbio lei sorella, oggi ha molte consolazioni, dato che è così

raggiante. Dio certamente a lei non dà alcuna sofferenza, ma esclusivamente consolazioni

». Risposi: « Sta sbagliando, sorella, e parecchio, poiché è proprio quando soffro molto che

la mia gioia e maggiore, mentre quando soffro di meno, anche la mia gioia è minore ». Ma

quell'anima mi fece capire che non afferrava il mio discorso. Cercai di spiegarglielo. Quando

soffriamo molto abbiamo una grande opportunità di mostrare a Dio che L'amiamo, mentre

quando soffriamo poco, abbiamo poca possibilità di mostrare a Dio il nostro amore, e

quando non soffriamo affatto, il nostro amore non è nè grande nè puro. Con la grazia di

Dio possiamo giungere al punto che la sofferenza si travesta per noi in delizia, poiché

l'amore riesce ad operare simili cose nelle anime pure. + O mio Gesù, unica mia speranza,

Ti ringrazio per questo grande libro, che hai aperto davanti agli occhi della mia anima. Il

grande libro è la Tua Passione affrontata per amor mio. Da questo libro ho imparato come

amare Dio e le anime. In esso sono racchiusi per noi inesauribili tesori. O Gesù, quanto

sono poche le anime che Ti comprendono nel Tuo martirio d'amore! Oh! quanto è grande il

fuoco d'amore purissimo, che arde nel Tuo sacratissimo Cuore! Felice l'anima, che ha capito

l'amore del Cuore di Gesù! Quello che desidero più ardentemente, è che le anime

conoscano Te; che sappiano che Tu sei la loro eterna felicità; che credano alla Tua bontà e

glorifichino la Tua Misericordia infinita. Ho pregato Dio, perché mi conceda la grazia che la

mia natura sia forte ed inattaccabile dalle influenze che talvolta vogliono distoglierla dallo

spìrito della regola e delle piccole norme, poiché queste sono piccoli tarli che vogliono

distruggere in noi la vita interiore e senza dubbio la distruggeranno, se l'anima è

consapevole di tali piccole trasgressioni e, nonostante ciò, le prende alla leggera come cose

di poco conto. In un ordine religioso io non vedo nulla di poco conto. Non m'importa se

talvolta m'espongo a dispiaceri ed a battute ironiche, purché il mio spirito sia in concorde

armonia con lo spirito delle regole, dei voti e delle norme religiose. O mio Gesù, delizia

del mio cuore, Tu conosci i miei desideri. Vorrei nascondermi alla vista della gente, vivendo

in modo come se non vivessi. Voglio vivere pura come un fiore di campo; voglio che il mio

amore sia sempre indirizzato verso di Te, come il fiore che si gira sempre verso il sole.

Desidero che il profumo e la freschezza del fiore del mio cuore siano sempre conservati

unicamente per Te. Voglio vivere sotto il Tuo sguardo divino, poiché Tu solo mi basti.

Quando sono con Te, o Gesù, non temo nulla, poiché non può venirmi alcun danno. +

1934. Una volta durante la Quaresima vidi, al di sopra della nostra cappella e della nostra

casa, una grande luce ed una grande tenebra. Vidi che queste due potenze lottavano tra di

loro... 1934. Giovedi Santo, Gesù mi ha detto: « Desidero che tu faccia l'offerta di te

stessa per i peccatori, e specialmente per quelle anime che hanno perso la

speranza nella divina Misericordia ».

DIO E LE ANIME. ATTO DI OFFERTA. Di fronte al cielo ed alla terra, di fronte a tutti i

Cori degli Angeli, di fronte alla SS.ma Vergine Maria, di fronte a tutte le Potenze celesti,

dichiaro a Dio, Uno e Trino, che oggi in unione con Gesù Cristo, Redentore delle anime,

faccio volontariamente l'offerta di me stessa per la conversione dei peccatori e

specialmente per le anime che hanno perso la speranza nella Misericordia Divina. Detta

offerta consiste in questo, che prendo, con totale sottomissione alla volontà di Dio, tutte le

sofferenze, i timori e le paure da cui sono tormentati i peccatori ed in cambio cedo loro

tutte le consolazioni che ho nell'anima, che provengono dal rapporto intimo con Dio. In una

parola offro per loro tutto: le sante Messe, le sante Comunioni, le penitenze, le

mortificazioni, le preghiere. Non temo i colpi, i colpi della giustizia di Dio, perché sono unita

a Gesù. O mio Dio, desidero in tal modo ripagarTi per le anime che non hanno fiducia nella

Tua bontà. Confido contro ogni speranza nell'oceano della Tua Misericordia. O Signore e

Dio mio, porzione, mia porzione per l'eternità, non formulo questo atto di offerta basandomi

sulle mie forze, ma sulla potenza che deriva dai meriti di Gesù Cristo. Ripeterò ogni giorno

questo atto di offerta con la seguente preghiera, che Tu stesso mi hai insegnato, o Gesù: O

Sangue e Acqua che scaturisti dal Cuore di Gesù, come sorgente di Misericordia per noi,

confido in Te. Sr. M. Faustina del Santissimo Sacramento. Giovedi Santo durante la Santa

Messa, giorno 29 anno 1934. « Ti do una piccola parte nella Redenzione del genere

umano. Tu sei il refrigerio nel momento della Mia agonia ». Ottenuto il permesso

dal mio confessore di fare questo atto di offerta, conobbi che tale atto era gradito a Dio,

infatti cominciai subito a sentirne le conseguenze. In un attimo la mia anima divenne come

una roccia: arida, piena di tormenti e d'inquietudine. Diverse bestemmie ed imprecazioni

rintronavano nelle mie orecchie. La diffidenza e la disperazione albergarono nel mio cuore.

Ecco qual era la condizione dei miseri, che avevo preso su di me. In un primo momento mi

spaventai molto per questi orrori, ma con la prima confessione che feci, fui tranquillizzata.

+ Una volta che andai a confessarmi fuori del convento, capitai che il mio confessore stava

celebrando la santa Messa. Dopo un momento vidi sull'altare Gesù Bambino che allungava

soavemente e con gioia le sue manine verso di lui. Ma quel sacerdote, un momento dopo,

prese quel bel Bambino nelle mani, lo spezzò e lo mangiò vivo. In un primo momento

provai avversione per quel sacerdote, a causa di un tale comportamento nei confronti di

Gesù, ma ben presto venni illuminata in questa questione e capii che quel sacerdote era

molto caro al Signore. + Una volta che andai dal pittore che stava dipingendo l'immagine e

m'accorsi che non era così bella come è Gesù, mi rattristai molto per questo, ma lo nascosi

nel profondo del cuore. Quando uscimmo da casa del pittore, la Madre Superiora rimase in

città a sbrigare varie faccende ed io tornai a casa da sola. Andai subito in cappella e mi

sfogai piangendo a dirotto. Dissi al Signore: « Chi può dipingerTi bello come sei? ».

All'improvviso udii queste parole: « Non nella bellezza dei colori né del pennello sta

la grandezza di questa immagine, ma nella Mia grazia ». + Una volta che ero

andata nell'orto di pomeriggio, l'Angelo Custode mi disse: « Prega per gli agonizzanti ».

Incominciai subito il rosario per gli agonizzanti assieme alle ragazze addette all'orto. Ter-

minato il rosario, recitammo diverse invocazioni per gli agonizzanti. Finite le

preghiere, le educande si misero a chiacchierare allegramente fra loro. Nonostante il

chiasso che facevano, udii nel mio intimo queste parole: « Prega per me ». Dato che non

avevo potuto capire bene quelle parole, mi allontanai di qualche passo dalle educande,

riflettendo su chi poteva essere che mi ordinava di pregare. D'un tratto udìi queste parole:

« Sono Suor... ». Questa suora stava a Varsavia, mentre io allora ero a Wilno. « Prega per

me fino a quando ti dirò di smettere. Sto agonizzando ». Cominciai subito a pregare con

fervore per lei il Cuore agonizzante di Gesù e, senza darmi respiro, pregai così dalle tre alle

cinque del pomeriggio. Alle cinque udii questa parola: « Grazie ». Compresi che era già

morta. Tuttavia il giorno dopo, durante la santa Messa, pregai fervorosamente per la sua

anima. Nel pomeriggio giunse una cartolina che annunciava che Suor... alla tale ora era

morta. Mi resi conto che era la stessa ora, nella quale mi aveva detto: « Prega per me! ». +

O Madre di Dio, la Tua anima è stata immersa in un mare di amarezze: guarda alla Tua

bambina ed insegnale a soffrire e ad amare nella sofferenza. Fortifica la mia anima, in

modo che il dolore non la spezzi. O Madre della grazia, insegnami a vivere con Dio. Una

volta mi venne a trovare la Madonna. Era triste, aveva gli occhi abbassati verso il suolo, mi

fece capire che aveva qualche cosa da dirmi, ma nello stesso tempo si comportava come se

non volesse parlarmene. Quando lo compresi, cominciai a pregare la Madonna che me lo

dicesse e volgesse lo sguardo verso di me. In un attimo Maria si rivolse a me sorridendo

cordialmente e disse: « Dovrai soffrire a causa di una malattia e dei medici. Inoltre avrai

sofferenze per quell'immagine. Ma non aver paura di nulla». Il giorno dopo mi ammalai e

soffrii molto, proprio come mi aveva detto la Madonna, ma la mia anima è preparata alle

sofferenze. La sofferenza è la compagna costante della mia vita. O mio Dio, mia unica

speranza, in Te ho posto tutta la mia fiducia e so che non rimarrò delusa. Talvolta, dopo la

santa Comunione, sento la presenza di Dio in modo particolare, sensibile. Sento che c'è

Iddio nel mio cuore. Ed il fatto che sento Dio nell'anima, non m'impedisce affatto di

compiere i miei doveri, anche quando sbrigo le più importanti questioni, che richiedono

attenzione, non perdo la presenza di Dio nell'anima e resto strettamente unita a Lui. Con

Lui vado al lavoro, con Lui vado a ricreazione, con Lui soffro, con Lui gioisco, vivo in Lui ed

Egli in me. Non sono mai sola, poiché Egli è il mio compagno stabile; in ogni momento sono

consapevole della Sua presenza. La nostra familiarità è stretta a causa dell'unione del

sangue e della vita... 9.VIII.1934. Adorazione notturna del giovedì. Ho fatto l'adorazione

dalle undici alle dodici. Questa adorazione l'ho fatta per la conversione dei peccatori

induriti, ma specialmente per quelli che hanno perduto la speranza nella Misericordia di Dio.

Ho considerato quanto ha sofferto Dio e quanto è grande l'amore che ci ha dimostrato e noi

non crediamo che Dio ci ama cosi. O Gesù, chi comprende questo? Che dolore per il nostro

Salvatore e con che cosa può convincerci del suo amore, se la Sua stessa morte non riesce

a convincerci? Ho pregato tutto il cielo ad unirsi a me per compensare il Signore

dell'ingratitudine di certe anime. Gesù mi ha fatto conoscere quanto Gli è gradita la

preghiera riparatrice. Mi ha detto: « La pregbìera di un'anima umile ed amante placa

l'ira del Padre Mio ed attira un mare di benedizioni ». Finita l'adorazione, a metà

strada verso la cella, fui circondata da un gran branco di cani neri, alti, che saltavano ed

ululavano, mostrando chiaramente l'intenzione di sbranarmi. M'accorsi però che non erano

cani, ma demoni. Uno di loro disse con rabbiosa malvagità: « Dato che questa notte ci hai

portato via tante anime, ora noi ti facciamo a pezzi ». Risposi: « Se questa è la volontà di

Dio misericordiosissimo, fatemi pure a pezzi, poiché l'ho giustamente meritato, essendo la

più misera delle peccatrici, ma Dio è sempre santo, giusto ed infinitamente misericordioso

». A queste parole risposero tutti insieme i demoni: « Fuggiamo, perché non è sola, ma c'è

con lei l'Onnipotente ». E scomparvero come la polvere, come un rumore che giunge dalla

strada, mentre io tranquillamente, continuando il Te Deum, andai in cella riflettendo

sull'infinita ed insondabile Misericordia divina. 12.VIII.1934. Svenimento improvviso.

Sofferenze preagoniche. Non era la morte, cioè il passaggio alla vera vita, ma un

pregustarne le sofferenze. Pur donandoci la vita eterna, la morte è spaventosa. Mi sentii

improvvisamente male: mancanza di respiro, buio davanti agli occhi, sensazione di

mancamento nelle membra. Questo soffocamento è atroce. Un istante di tale soffocamento

è infinitamente lungo... Nonostante la fiducia, sopravviene pure uno strano senso di paura.

Desiderai ricevere gli ultimi S. Sacramenti. Ma, in quello stato la santa Confessione riesce

assai difficoltosa, malgrado il desiderio di confessarsi. Non si sa quel che si dice: si comincia

una cosa, senza finire l'altra. Iddio preservi ciascun anima dal rinviare la confessione all'ultima

ora. Ho sperimentato la potenza delle parole del sacerdote, che scendono benefiche

sull'anima dell'ammalato. Quando chiesi al Padre spirituale se ero pronta a presentarmi

davanti a Dio e se potevo stare tranquilla, ottenni questa risposta: « Può essere

pienamente tranquilla, non solo adesso, ma dopo ogni confessione settimanale ». La grazia

di Dio che accompagna queste parole del sacerdote è grande. L'anima sente la forza ed il

coraggio per la battaglia. O Congregazione, o madre mia, come è dolce vivere sotto le tue

ali, ma è ancora meglio morirvi! Ricevuti gli ultimi S. Sacramenti, sopravvenne un

miglioramento totale. Rimasi sola. Il miglioramento durò circa mezz'ora, poi si ripeté

l'attacco, ma non più cosi violento, perché le cure mediche lo contrastavano. Unii le mie

sofferenze a quelle di Gesù e le offrii per me e per la conversione delle anime che non

credono nella bontà di Dio. All'improvviso la mia cella si riempi di ceffi neri pieni di

malvagità e di odio contro di me. Uno di essi disse: « Maledetta tu e Colui che è in te,

perché già cominci a tormentarci nell'inferno ». Appena dissi: « Ed il Verbo si fece carne ed

abitò in mezzo a noi », subito quei ceffi scomparvero rumorosamente. L'indomani mi

sentivo debolissima, ma non provavo più nessuna sofferenza. Dopo la santa Comunione vidi

Gesù nell'aspetto che avevo già visto durante un'ora di adorazione. Lo sguardo del Signore

trapassò la mia anima da parte a parte e nemmeno il più minuscolo pulviscolo sfugge alla

Sua attenzione. E dissi a Gesù: « Pensavo che mi prendessi ». E Gesù mi rispose: «

Ancora non si è adempiuta completamente la Mia volontà in te; rimarrai ancora

sulla terra, ma non per molto tempo. Mi piace molto la tua fiducia, ma l'amore

sia più ardente. Un amore puro dà forza all'anima nell'agonia stessa. Quando

agonizzavo sulla croce non pensavo a Me, ma ai poveri peccatori e pregavo il

Padre per loro. Voglio che anche i tuoi ultimi momenti siano completamente

simili ai Miei sulla croce. Uno solo è il prezzo col quale si riscattano le anime e

questo prezzo è la sofferenza unita alla Mia sofferenza sulla croce. L'amore puro

comprende queste parole; l'amore carnale non le comprenderà mai ».

Anno 1934. Il giorno dell'Assunzione della SS.ma Vergine, non andai alla santa Messa, la

dottoressa non me lo permise, ma pregai fervorosamente in cella. Dopo poco vidi la

Madonna, che era di una bellezza indescrivibile e che mi disse: « Figlia Mia, voglio da te

preghiera, preghiera e ancora una volta preghiera per il mondo e special mente per la tua

Patria. Fa' la comunione riparatrice per nove giorni, unisciti strettamente al sacrificio della

Santa Messa. Per questi nove giorni starai davanti a Dio come vittima, ovunque,

continuamente, in ogni luogo e in ogni momento giorno e notte; ogni volta che ti svegli,

prega interiormente. Pregare di continuo interiormente è possibile ». Una volta Gesù mi

disse: « Il Mio sguardo da quest'immagine è tale e quale al Mio sguardo dalla

croce». Una volta il confessore mi chiese come doveva essere collocata la scritta, dato che

non c'era posto sull'immagine. Risposi che avrei pregato ed avrei dato una risposta la

settimana seguente. Mentre mi allontanavo dal confessionale, passando accanto al SS.mo

Sacramento, mi fu fatto capire interiormente come doveva essere quella scritta. Gesù mi

ricordò quello che mi aveva detto la prima volta e cioè che queste tre parole dovevano

essere messe in evidenza. Le parole sono queste: « Jezu, ufam Tobie ». Gesù, confido in

Te. Capii che Gesù desiderava che venisse messa questa frase, ma all'infuori di queste

parole, non dava altri ordini precisi. « Porgo agli uomini il recipiente, col quale

debbono venire ad attingere le grazie alla sorgente della Misericordia. Il

recipiente è quest'immagine con la scritta: Gesù, confido in Te». O Amore

purissimo, regna totalmente nel mio cuore ed aiutami a compiere nella maniera più

fedele la Tua santa volontà. Verso la fine di un ritiro spirituale di tre giorni, mi accorsi che

camminavo lungo una strada accidentata ed inciampavo ogni momento e vedevo che dietro

di me veniva un altra figura che mi sosteneva continuamente e io non ero contenta di

questo e chiesi che quella figura si scostasse da me, perché volevo camminare da sola.

Tuttavia quella figura, che non riuscii a riconoscere, non mi abbandonò nemmeno per un

istante. La cosa m'innervosì e mi rivoltai contro di lei e la respinsi da me. In quel momento

conobbi che quella figura era la Madre Superiora e nello stesso momento vidi che non era

più la Madre Superiora ma Gesù, che m'inviò uno sguardo profondo e mi fece conoscere

quanto Gli sarebbe dispiaciuto se, anche nella più piccola cosa, non avessi cercato di fare la

volontà della Superiora « che è la Mia volontà». Chiesi vivamente perdono al Signore e

presi seriamente a cuore quell'avvertimento. + Una volta il confessore mi chiese di pregare

secondo la sua intenzione e cominciai una novena alla Madonna. Questa novena consisteva

nel recitare nove volte la « Salve Regina ». Verso la fine della novena vidi la Madonna col

Bambino Gesù in braccio e vidi anche il mio confessore che era inginocchiato ai Suoi piedi e

parlava con Lei. Non compresi di che cosa parlasse con la Madonna, poiché ero impegnata

a parlare col Bambino Gesù, che era sceso dalle braccia della Madonna e si era avvicinato a

me. Non mi stancavo di ammirare la Sua bellezza. Sentii alcune parole che gli diceva la

Madonna, ma non sentii tutto. Le parole sono queste: « Io sono non solo la Regina del

Cielo, ma anche la Madre della Misericordia e la Madre tua ». In quel momento

stese la mano destra con cui reggeva il mantello e copri con esso quel sacerdote. In

quell'istante la visione scomparve. Oh! che grazia grande è quella di avere un direttore

spirituale! Si progredisce più in fretta nelle virtù, si conosce più chiaramente la volontà di

Dio, la si adempie più fedelmente, si procede su una strada certa e sicura. il direttore

spirituale sa evitare gli scogli contro i quali essa potrebbe andare in frantumi. Iddio mi ha

dato questa grazia piuttosto tardi, ma sono molto lieta vedendo come Iddio accondiscende

ai desideri del direttore spirituale. Cito un solo fatto fra le migliaia che mi capitano. Come al

solito una sera avevo pregato il Signore di darmi i punti per la meditazione del giorno dopo.

Ricevetti questa risposta: « Medita sul profeta Giona e sulla sua missione ».

Ringraziai il Signore, ma dentro di me cominciai a pensare: che meditazione diversa dalle

altre! Ciò nonostante, con tutta l'applicazione possibile, m'impegnai a riflettere e in quel

profeta scoprii me stessa, nel senso che anch'io spesso mi rifiuto davanti a Dio, dicendo che

qualcun altro potrebbe compiere meglio la santa volontà di Dio, non comprendendo che Dio

può tutto e tanto più si rivela la Sua potenza, quanto più è misero lo strumento che

adopera. Dio mi ha fatto capire questo. Nel pomeriggio ci fu la confessione della comunità.

Quando feci presente al direttore spirituale il timore che mi attanaglia l'anima a causa di

questa missione, per la quale Dio mi usa come strumento non idoneo, il padre spirituale mi

rispose che, volenti o nolenti, dobbiamo compiere la volontà di Dio e mi fece l'esempio del

profeta Giona. Finita la confessione pensavo tra me, come mai il confessore sapesse ché

Dio mi aveva ordinato di fare la meditazione su Giona; io non gliene avevo parlato. Ad un

tratto udii queste parole: « Il sacerdote, quando Mi sostituisce, non è Iui che opera,

ma sono io per suo tramite. I suoi desideri sono i Miei desideri ». Vedo come Gesù

difende i Suoi sostituti. Egli stesso entra nel loro operare. + Giovedì. Quando ho cominciato

l'ora santa, avrei voluto immergermi nell'agonia di Gesù nell'Orto degli Ulivi. Ad un tratto

sentii nel mio intimo una voce: « Medita i misteri dell'Incarnazione ». Ed

all'improvviso mi apparve il Bambino Gesù di una splendente bellezza. Mi disse quanto era

gradita a Dio la semplicità dell'anima. « Sebbene la Mia grandezza sia inconcepibile,

ho rapporti di intimità soltanto con i piccoli. Voglio da te l'infanzia dello spirito ».

Ora vedo chiaramente come Iddio opera attraverso il confessore e come è fedele nelle sue

promesse. Due settimane fa il confessore mi aveva ordinato di riflettere sull'infanzia dello

spirito. Sulle prime la cosa m'era riuscita un po' difficile, ma il confessore, non badando alle

mie difficoltà, aveva insistito perché meditassi sull'infanzia dello spirito. « In pratica quest'infanzia si manifesta così: un bambino non si preoccupa né del passato né del

futuro, ma approfitta dei momento presente. In lei, sorella, desidero che emerga questa

infanzia dello spinto ed attribuisco a ciò una grande importanza ». Vedo come il Signore si

presti ad accogliere i desideri del confessore, dato che in questo periodo non mi si mostra

come Maestro nel pieno delle forze e della sua matura umanità, ma mi appare come un

Bambino. Questo Dio infinito si abbassa fino a me nelle sembianze di un Bambinello. Ma lo

sguardo della mia anima non si ferma alla superficie. Benché tu prenda le sembianze di un

Bambinello, io vedo in Te l'Immortale, l'infinito Signore dei signori, che i puri spiriti adorano

giorno e notte, per il quale ardono i cuori dei Serafini col fuoco dell'amore più puro. O

Cristo, o Gesù, io desidero superarli nell'amore verso di Te. Vi chiedo perdono, o puri spiriti,

per aver osato paragonarmi a Voi. Io sono un abisso di miseria, una voragine di miseria,

ma Tu, o Dio, che sei un abisso insondabile di Misericordia, assorbimi come l'ardore del sole

assorbe una goccia di rugiada. Un Tuo sguardo amorevole conferisce lo stesso livello ad

ogni abisso. Sono immensamente felice per la grandezza di Dio. Nel modo più assoluto mi

basta vedere la grandezza di Dio, per essere felice per tutta l'eternità. Una volta che vidi

Gesù sotto l'aspetto di un Bambino, domandai: « Come mai, Gesù, ora tratti intimamente

con me prendendo l'aspetto di un Bambino? Del resto io in Te, anche se sei così, vedo Dio

infinito, il mio Creatore e Signore ». Gesù mi rispose che fino a quando non avessi imparato

la semplicità e l'umiltà, avrebbe trattato con me come un bimbo. + 1934. Durante la santa

Messa, nella quale Gesù venne esposto nel SS.mo Sacramento, prima della santa

Comunione, vidi due raggi che uscivano dall'Ostia Santissima, così come sono dipinti in

questa immagine: uno rosso e l'altro pallido. Si riflettevano su ciascuna delle Suore e sulle

educande, ma non su tutte allo stesso modo. Su alcune erano appena tratteggiati. Era il

giorno in cui terminavano gli esercizi spirituali delle figliole.

22.XI.1934. + Una volta il padre spirituale mi ordinò di riflettere attentamente su di me e

di indagare per vedere se avevo qualche attaccamento a qualche oggetto o creatura od a

me stessa o se vi era in me una propensione a chiacchierare inutilmente. « Poiché tutto ciò,

mi disse, impedisce al Signore Gesù di amministrare a suo gradimento la tua anima. Dio è

geloso del nostro cuore e vuole che amiamo Lui solo ». Quando cominciai a riflettere

profondamente su me stessa, non notai di essere attaccata a qualche cosa. Tuttavia, come

in tutte le mie cose, così anche in questa avevo paura di me stessa e non credevo a me

stessa. Stanca per questa indagine minuziosa, andai davanti al SS.mo Sacramento e pregai

Gesù con tutta la forza della mia anima: «Gesù, mio Sposo, Tesoro del mio cuore, Tu sai

che conosco soltanto Te e non conosco altro amore tranne Te, ma Gesù, se dovessi

affezionarmi a qualunque cosa all'infuori di Te, Ti prego e Ti scongiuro, Gesù, per la

potenza della Tua Misericordia, fammi morire immediatamente, poiché preferisco mille

volte morire, piuttosto che ingannarTi una sola volta nella più piccola cosa ». In quel

momento Gesù si presentò all'improvviso davanti a me, non so da dove, splendente di una

bellezza indicibile, in una veste bianca, con le braccia alzate e mi disse queste parole: «

Figlia Mia, il tuo cuore è il Mio riposo ed il Mio compiacimento. In esso trovo

tutto quello che un gran numero di anime Mi rifiuta. Dillo al Mio sostituto». Ed

all'improvviso non vidi più nulla, ma una gioia immensa entrò nella mia anima. Ora

comprendo che nulla può essermi d'impedimento all'amore che ho per Te, o Gesù: non la

sofferenza, né le contrarietà, né il fuoco, né la spada, né la morte stessa. Mi sento più

forte, al di sopra di tutto questo. Nulla è paragonabile all'amore. Vedo che le cose più

insignificanti, compiute da un'anima che ama sinceramente Dio, hanno un valore

inestimabile agli occhi dei Suoi santi.

5.XII.1934. Una mattina, dopo aver aperto la porta del convento per fare uscire i nostri

operai addetti alla distribuzione del pane, entrai un momentino nella piccola cappellina, per

fare una breve visita a Gesù e rinnovare le intenzioni del giorno. « Ecco, Gesù, oggi tutte le

sofferenze, le mortificazioni, le preghiere, le offro per il Santo Padre, affinché approvi la

festa della Misericordia. Ma Gesù, debbo dirTi ancora una parola. Sono molto stupita per il

fatto che mi ordini di parlare di questa festa della Misericordia, quando tale festa, a

quanto mi dicono, esiste già. Quindi, perché dovrei parlarne? E Gesù mi rispose: « Chi mai

ne è informato tra la gente? Nessuno. E perfino coloro che debbono proclamare

e dare delle istruzioni alla gente su questa Misericordia, spesso essi stessi non lo

sanno. Per questo desidero che questa immagine venga solennemente

benedetta la prima domenica dopo Pasqua e che riceva culto pubblico, in modo

che tutti possano esserne informati. Fa' una novena secondo l'intenzione del

Santo Padre, che deve essere composta di trentatré invocazioni, ripetendo cioè

altrettante volte la breve preghiera alla Misericordia, che ti ho insegnato ». La

sofferenza è il tesoro più grande che ci sia sulla terra. Essa purifica l'anima. Nella sofferenza

conosciamo chi ci è veramente amico. Il vero amore si misura col termometro della

sofferenza. Gesù, Ti ringrazio per le piccole croci quotidiane, per le contrarietà che incontro

nelle mie iniziative, per il peso della vita comunitaria, per l'inter pretazione distorta delle mie

intenzioni, per le umiliazioni che provengono dagli altri, per il comportamento aspro verso

di noi, per i sospetti ingiusti, per la salute cagionevole e per le forze che vengono meno,

per il ripudio della mia volontà, per l'annientamento del proprio io, per il mancato

riconoscimento in tutto, per gli impedimenti posti a tutti i miei progetti. Ti ringrazio, Gesù,

per le sofferenze interiori, per l'aridità dello spirito, per le paure, i timori e i dubbi, per il

buio fitto e le tenebre interiori, per le tentazioni e le diverse prove, per le angosce che è

difficile descrivere, e soprattutto per quelle in cui nessuno ci capisce, per l'ora della morte,

per la dura lotta che la precede e per tutta la sua amarezza. Ti ringrazio, Gesù, che hai

bevuto il calice dell'amarezza, prima di porgerlo a me raddolcito. Ecco, ho accostato le mie

labbra al calice della Tua santa volontà. Avvenga di me secondo il Tuo volere; avvenga di

me ciò che ha stabilito la Tua sapienza fin dall'eternità. Desidero bere fino all'ultima stilla il

calice della predestinazione, non voglio indagare su questa predestinazione, nell'amarezza

c'è la mia gioia, nella disperazione la mia fiducia. In Te, o Signore, quello che ci dà il Tuo

Cuore paterno è tutto buono; non preferisco le gioie alle amarezze, né le amarezze alle

gioie, ma Ti ringrazio di tutto, o Gesù. La mia delizia consiste nello stare a contemplarTi, o

Dio incomprensibile. È in un'esistenza misteriosa che si aggira il mio spirito, poiché è là che

sento di essere a casa mia. Conosco bene la dimora del mio Sposo. Sento che in me non c'è

nemmeno una goccia di sangue che non arda d'amore per Te. Bellezza eterna, chi Ti

conosce una sola volta, non può più amare nessun'altra cosa. Sento la voragine insondabile

della mia anima, e che niente può colmarla, all'infuori di Dio. Sento che sprofondo in Lui,

come un granellino di sabbia in un oceano senza fondo. 20.XII.1934. Una sera entrando

nella cella, vidi Gesù esposto nell'ostensorio, come se fosse stato fuori all'aperto. Al piedi di

Gesù vidi il mio confessore e dietro di lui un gran numero di ecclesiastici di altissimo rango,

con indumenti che non avevo mai visto, eccetto allora in visione. E dietro a loro varie classi

di ecclesiastici. Più in là vidi una folla così vasta di gente che non riuscii ad abbracciarla con

lo sguardo. Vidi che dall'Ostia uscivano due raggi, come sono nell'immagine, che si unirono

strettamente fra di loro, ma non si confusero e passarono nelle mani del mio confessore e

poi nelle mani degli ecclesiastici e dalle loro mani passarono alla gente e tornarono

nell'Ostia. E in quel momento mi vidi in cella mentre entravo. 22.XII.1934. Quando mi

toccò in settimana d'andare a confessarmi, capitai che il mio confessore stava celebrando la

S. Messa. Nella terza parte della S. Messa vidi il Bambino Gesù, un po' più piccolo del solito

e con la differenza che aveva una piccola fascia di colore violetto, mentre di solito l'aveva

bianca.

24.XII.1934. Vigilia di Natale. La mattina durante la S. Messa ho sentito la vicinanza di

Dio; il mio spirito inavvertitamente si è immerso in Lui. Improvvisamente udii queste

parole: « Tu sei una gradevole dimora per Me; in te il Mio Spirito riposa ». Dopo

queste parole sentII io sguardo del Signore nel profondo del mio cuore e vedendo la mia

miseria, mi umiliai in ispirito ed ammirai la grande Misericordia di Dio, considerando che

l'altissimo Signore si accosta ad una tale miseria. Durante la santa Comunione la gioia

inondò la mia anima; sentii che ero strettamente unita alla Divinità; la Sua

onnipotenza assorbì tutto il mio essere. Per tutta la giornata avvertii in modo particolare la

vicinanza di Dio e, sebbene gli impegni non mi permettessero per tutta la giornata di

andare nemmeno per un momento in cappella, tuttavia non ci fu un solo istante in cui non

fossi unita a Dio. Lo sentii in me in una maniera più sensibile di qualunque altra volta.

Salutai senza posa la Madonna, immedesimandomi nel Suo spirito e La pregai, affinché

m'insegnasse il vero amore di Dio. Ad un tratto udii queste parole: « Durante la S. Messa

di mezzanotte ti comunicherò il segreto della Mia felicità ». La cena fu prima delle

sei; nonostante la letizia ed il chiasso esterno che c'è quando ci si scambia l'oplatek,

durante lo scambio vicendevole degli auguri non venni privata nemmeno per un istante

della presenza di Dio. Dopo cena ci affrettammo col lavoro ed alle nove potei andare

all'adorazione in cappella. Avevo ottenuto il permesso di non andare a riposare, ma di

attendere la Messa di mezzanotte. Ne gioii enormemente; dalle nove alle dodici avevo

tempo libero. Dalle nove alle dieci feci l'adorazione per i miei genitori e per tutta la mia

famiglia. Dalle dieci alle undici feci l'adorazione per il mio direttore spirituale, ringraziando

anzitutto Dio, che si era degnato di darmi qui in terra questo grande aiuto visibile, come mi

aveva promesso e, in secondo luogo, per impetrargli luce, affinché potesse conoscere la

mia anima e guidarmi come piaceva a Dio. Dalle undici alle dodici ho pregato per la santa

Chiesa e per il clero, per i peccatori, per le missioni, per le nostre case. Le indulgenze le ho

offerte per le anime del purgatorio.

Ore dodici. 25~XII.1934. Messa di mezzanotte. Appena usci la santa Messa, il

raccoglimento interiore s'impadronì di me, la gioia inondò la mia anima. Durante l'offertorio

vidi Gesù sull'altare; era di una bellezza incomparabile. Il Bambinello per tutto il tempo

guardò verso tutti, tendendo le manine. Quando ci fu l'elevazione il Bambinello non guardò

verso la cappella, ma verso il cielo; dopo l'elevazione si rivolse di nuovo verso di noi, ma

per poco tempo, poiché come al solito venne spezzato e mangiato dal sacerdote. La fascia

l'aveva bianca. Il giorno dopo vidi la stessa cosa e lo stesso vidi il terzo giorno. E difficile

esprimere la gioia che avevo nell'anima. Questa visione si ripeté durante tre sante Messe,

esattamente come nelle prime.

Anno 1934. Primo giovedì dopo Natale. Avevo dimenticato completamente che oggi era

giovedì, perciò non ho fatto l'adorazione. Sono andata assieme alle consorelle in dormitorio

alle ore nove. Stranamente non riuscivo a dormire. Mi sembrava che avessi ancora qualche

cosa da fare. Ripassai mentalmente i miei impegni, ma non riuscii a ricordarmi niente del

genere; la ricerca andò avanti fino alle dieci. Alle ore dieci vidi il Volto martoriato di Gesù.

Ad un tratto Gesù mi disse queste parole: « Ti ho attesa per dividere con te le Mie

sofferenze; chi infatti comprende le Mie sofferenze meglio della Mia sposa? ».

Chiesi perdono a Gesù per la mia tiepidezza, piena di rossore e confusa, non osando

rivolgere lo sguardo a Gesù, ma col cuore contrito chiesi a Gesù che si degnasse di darmi

una spina della Sua corona. Gesù mi rispose che mi avrebbe concesso questa grazia, ma

l'indomani, e subito la visione scomparve. Al mattino, durante la meditazione, sentii una

spina dolorosa dalla parte sinistra del capo; il dolore mi durò per tutto il giorno e pensai

continuamente a come Gesù avesse potuto resistere al dolore di tutte quelle spine che sono

nella Sua corona. Unii le mie sofferenze alla sofferenza di Gesù e le offrii per i peccatori.

Alle quattro, quando sono andata per l'adorazione, ho visto una delle nostre allieve che

offendeva Dio terribilmente con dei peccati impuri di pensiero. Ho visto pure una certa

persona a causa della quale peccava. Un fremito di spavento ha attraversato l'anima mia ed

ho pregato Dio, per i dolori di Gesù, che si degnasse strap parla da quell'orribile miseria.

Gesù mi rispose che le avrebbe concesso la grazia, non per suo merito, ma per la mia

preghiera. Allora compresi quanto dovremmo pregare per i peccatori e special mente per le

nostre educande. La nostra è una vita veramente apostolica; non so immaginare una

religiosa che viva nelle nostre case, cioè nella nostra Congregazione, che non abbia spirito

apostolico; lo zelo per la salvezza delle anime dovrebbe ardere nei nostri cuori. O mio Dio,

come è dolce soffrire per Te, soffrire nel più segreto del cuore, nel più grande

nascondimento, immolandosi come vittima non notata da alcuno, pura come il cristallo,

senza alcuna soddisfazione nè partecipazione affettiva. Il mio spirito arde per un amore

attivo, non perdo tempo per nessuna fantasticheria, prendo singolarmente ogni istante,

poiché questo è in mio potere; il passato non mi appartiene più, il futuro non è ancora mio,

procuro di utilizzare con tutta l'anima il tempo presente.

4.I.1935. Primo capitolo di Madre Borgia. In questo capitolo la Madre ha messo in

evidenza la vita di fede e la fedeltà nelle piccole cose. A metà del capitolo ho udito queste

parole: « Desidero che nel momento presente ci sia in voi più fede. Che grande

gioia Mi procura la fedeltà della Mia sposa nelle piccole cose! ». Ad un tratto rivolsi

lo sguardo sul crocifisso e vidi che Gesù aveva il capo rivolto verso il refettorio e che le Sue

labbra si muovevano. Quando ne parlai alla Madre Superiora, mi rispose: « Vede, sorella,

come Gesù esige che la nostra sia una vita di fede ». Quando la Madre se n'era andata in

cappella ed io ero rimasta a mettere in ordine la stanza, tutto ad un tratto sentii queste

parole: « Dì questo a tutte le Suore, che esigo che vivano con spirito di fede nei

confronti delle Superiore nel momento attuale ». Chiesi al confessore di sciogliermi

da questo impegno. Quando parlai con una persona che avrebbe dovuto dipingere

l'immagine, ma per certi motivi non la dipinse, durante il colloquio con lei sentii nel mio

intimo questa voce: « Desidero che essa sia più obbediente ». Compresi che anche i

più grandi sforzi, se non hanno il sigillo dell'obbedienza, non sono graditi a Dio; parlo di un

anima consacrata a Dio. O Dio, come è facile conoscere la Tua volontà in un ordine

religioso! Noi, anime consacrate, dal mattino fino a notte abbiamo chiaramente indicata la

volontà divina e nei momenti di incertezza abbiamo i Superiori, attraverso i quali paria

Iddio.

1934-1935. Ultimo giorno dell'anno. Ho avuto il permesso di non andare a dormire, ma di

pregare in cappella. Una delle nostre suore mi ha pregato di offrire per lei un'ora di

adorazione. Le ho risposto di si ed ho pregato per lei un'ora intera. Durante la preghiera

Dio mi ha fatto conoscere quanto Gli è cara quella piccola anima. La seconda ora di

adorazione l'ho offerta per la conversione dei peccatori e specialmente in riparazione delle

offese che nel momento presente vengono fatte a Dio. Quanto viene offeso Iddio! La terza

ora l'ho offerta secondo l'intenzione del mio padre spirituale, ho pregato fervorosamente

perché venga illuminato in merito ad una questione particolare. Suonano infine le dodici,

l'ultima ora dell'anno, che ho finito nel nome della SS.ma Trinità, come del resto nel nome

della SS.ma Trinità ho cominciato la prima ora dell'Anno Nuovo. Ho chiesto la benedizione

ad ognuna delle Persone ed ho guardato con grande fiducia all'Anno Nuovo, che non sarà

certamente avaro di sofferenze. O Ostia Santa, in cui è contenuto il testamento della Divina

Misericordia per noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuto

il Corpo ed il Sangue del Signore Gesù, come dimostrazione dell'infinita Misericordia verso

di noi, ma specialmente verso i peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la vita eterna e

l'infinita Misericordia elargita in abbondanza a noi, ma specialmente ai poveri peccatori. O

Ostia Santa, in cui è contenuta la Misericordia del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo

verso di noi, ma specialmente verso i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuto

il prezzo infinito della Misericordia, che ripagherà tutti i nostri debiti, ma specialmente quelli

dei poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui è contenuta la sorgente di acqua viva, che

scaturisce dalla Misericordia infinita per noi, ma specialmente per i poveri peccatori. O Ostia

Santa, in cui è contenuto il fuoco dell'amore più puro, che arde dal seno dell'Eterno Padre,

come da un abisso di Misericordia infinita per noi, ma specialmente per i poveri peccatori. O

Ostia Santa, in cui è contenuta la medicina per tutte le nostre debolezze, che sgorga dalla

Misericordia infinita come da una sorgente, per noi e specialmente per i poveri peccatori. O

Ostia Santa, in cui è contenuto il vincolo di unione fra Dio e noi, grazie all'infinita

Misericordia per noi e specialmente per i poveri peccatori. O Ostia Santa, in cui sono

contenuti tutti i sentimenti del Cuore dolcissimo di Gesù verso di noi e specialmente per i

poveri peccatori. O Ostia Santa, nostra unica speranza in tutte le sofferenze e contrarietà

della vita. O Ostia Santa, nostra unica speranza fra le tenebre e le tempeste interiori ed

esteriori. O Ostia Santa, nostra unica speranza in vita e nell'ora della morte. O Ostia Santa,

nostra unica speranza fra gli insuccessi e nell'abisso della disperazione. O Ostia Santa,

nostra unica speranza in mezzo alle menzogne ed ai tradimenti. Ostia Santa, nostra unica

speranza fra le tenebre e le empietà che sommergono la terra. O Ostia Santa, nostra unica

speranza in mezzo alla nostalgia e al dolore, per il quale nessuno ci comprende. O Ostia

Santa, nostra unica speranza in mezzo alle fatiche ed al grigiore della vita di ogni giorno. O

Ostia Santa, nostra unica speranza quando le nostre aspirazionie e le nostre fatiche vanno

in fumo. O Ostia Santa, nostra unica speranza fra i colpi dei nemici e gli assalti dell'inferno.

O Ostia Santa, confiderò in Te quando le difficoltà della vita supereranno le mie forze ed i

miei sforzi risulteranno inutili. O Ostia Santa, confiderò in Te quando le tempeste

sconvolgeranno il mio cuore ed il mio spirito atterrito comincerà a piegarsi verso il dubbio

che corrode. O Ostia Santa, confiderò in Te quando il mio cuore comincerà a tremare ed un

sudore mortale mi bagnerà la fronte. O Ostia Santa, confiderò in Te quando tutto si

rivolgerà contro di me e la nera disperazione s'insinuerà nella mia anima. O Ostia Santa,

confiderò in Te quando il mio sguardo si spegnerà per tutto ciò che è terreno, ed il mio

spirito vedrà per la prima volta mondi sconosciuti. O Ostia Santa, confiderò in Te quando i

miei impegni saranno al di sopra delle mie forze e l'insuccesso sarà per me la sorte

abituale. O Ostia Santa, confiderò in Te quando l'osservanza delle virtù mi apparirà difficile

e la mia natura si ribellerà. O Ostia Santa, confiderò in Te quando i colpi dei nemici saranno

diretti contro di me. O Ostia Santa, confiderò in Te quando le mie fatiche ed i miei

sforzi non verranno approvati dalla gente. O Ostia Santa, confiderò in Te quando sopra di

me risuonerà il Tuo giudizio; in quel momento confiderò nell'oceano della Tua Misericordia.

+ O Santissima Trinità, confido nella Tua infinita Misericordia. Iddio è mio Padre, quindi io,

come Sua figliola, ho ogni diritto sul Suo Cuore divino e quanto più grandi sono le tenebre,

tanto più decisa dev'essere la nostra fiducia. Non riesco a comprendere come si possa non

aver fiducia in Colui che può tutto. Con Lui tutto, senza di Lui nulla. Egli, il Signore, non

permetterà né lascerà che restino confusi coloro che hanno posto in Lui tutta la loro fiducia.

10.1.1935. + Giovedì. La sera durante la benedizione, cominciai ad essere tormentata da

pensieri di questo genere: tutto quello che dico della grande Misericordia di Dio, non è per

caso una menzogna od un'illusione?.., e volevo riflettere per un po' su questo argomento,

quando all'improvviso sentii nel mio intimo una voce forte e chiara: «Tutto quello che

dici della Mia bontà è vero e non ci sono espressioni sufficienti per esaltare la

Mia bontà ». Queste parole furono così piene di forza e così chiare, che darei la vita per

esse, per confermare che provenivano dal Signore. Le riconosco dalla profonda serenità che

in quei momenti mi viene trasmessa e che mi rimane anche in seguito. Tale serenità mi dà

una forza ed un'energia così grandi, che nulla sono le difficoltà, le contrarietà, le sofferenze

e la morte stessa. Questa luce mi ha sollevato un lembo di mistero, cioè mi ha fatto capire

che tutti gli sforzi che intraprendo perché le anime conoscano la Misericordia dei Signore,

sono molto graditi a Dio e da ciò è venuta alla mia anima una tale gioia, che non so se in

paradiso ce ne possa essere una maggiore. Oh! se le anime volessero ascoltare almeno un

po' la voce della coscienza e la voce, cioè l'ispirazione dello Spirito Santo! Dico « almeno un

po' », dato che una volta che ci consegnamo all'influsso dello Spirito di Dio, Egli stesso

completerà quello che manca a noi. +Capodanno 1935. A Gesù piace partecipare alle più

piccole circostanze della nostra vita e soddisfa talvolta i miei desideri segreti, quelli che

certe volte nascondo anche a Lui, sebbene lo sappia che per Lui non ci può essere nulla di

segreto. A Capodanno da noi c'è l'usanza di estrarre il Patrono particolare per tutto l'anno.

La mattina, durante la meditazione, mi venne uno di questi segreti desideri, e cioè che

Gesù Eucaristico fosse il mio Patrono particolare anche per quest'anno, come per il passato.

Nascosi però questo mio desiderio al mio Diletto; parlai con Lui di tutto, ad eccezione del

fatto che Lo volevo come Patrono. Quando andammo in refettorio per la colazione, dopo

aver fatto il segno della croce, ebbe inizio l'estrazione dei Patroni. Appena mi avvicinai

alle immaginette sulle quali erano scritti i Patroni, ne presi una senza pensarci e non la lessi

subito. Volevo mortificarmi per qualche minuto. All'improvviso sento nel mio intimo una

voce: « Sono il tuo Patrono, leggi ». Allora guardai subito quello che c'era scritto e

lessi: « Patrono per il 1935 la Santissima Eucaristia ». il cuore mi sobbalzò dalla gioia

e mi allontanai alla chetichella dal gruppo delle suore ed andai almeno per un momento

davanti al SS.mo Sacramento e là diedi sfogo ai sentimenti del mio cuore. Gesù però mi

fece osservare in modo delicato che in quel momento avrei dovuto essere con le consorelle.

Andai immediatamente, attenendomi alla regola. O Santa Trinità, Unico Dio, insondabile

nella grandezza della Misericordia verso le creature e specialmente verso i poveri peccatori.

Hai mostrato l'abisso insondabile della Tua Misericordia, che nessuna mente, né umana né

angelica, è riuscita mai a scandagliare. Il nostro nulla e la nostra miseria sprofondano nella

Tua grandezza. O Bontà infinita, chi può adorarti degnamente? Si trova un'anima che possa

comprendere il Tuo amore? O Gesù, tali anime esistono, ma non sono molte. + Un giorno,

durante la meditazione del mattino, sentii questa voce: « Io Stesso sono la tua guida,

sono stato, sono e sarò; ma dato che Mi hai chiesto un aiuto visibile, te l'ho dato.

L'ho scelto Io Stesso ancor prima che Me lo chiedessi, poiché l'esige la Mia

causa. Sappi che le mancanze che commetti contro di lui, feriscono il Mio Cuore.

Guardati bene in modo particolare dall'agire di testa tua; in ogni più piccola cosa

ci sia il sigillo dell'obbedienza». Col cuore contrito ed annientato chiesi perdono al

Signore Gesù per quelle mancanze. Chiesi perdono anche al padre spirituale e feci il

proposito di non far nulla, piuttosto che fare molto e male. O Gesù buono, Ti ringrazio per

questa grande grazia, cioè per avermi fatto conoscere quello che sono per me stessa:

miseria e peccato, nient'altro. Da me stessa posso fare una cosa soltanto, cioè offenderTi, o

mio Dio, poiché la miseria non può fare nient'altro da se stessa che offendere Te, o Bontà

infinita. + Una volta mi venne chiesto di pregare per una certa amma. Decisi di fare subito

una novena alla Misericordia del Signore ed alla novena aggiunsi una mortificazione, che

consisteva nel tenere in entrambe le gambe una catenella di ferro per la durata della santa

Messa. Erano tre giorni che facevo quella penitenza, quando andai a confessarmi e dissi al

padre spirituale che avevo intrapreso quella mortificazione col suo permesso presunto.

Pensavo infatti che il Padre spirituale non avrebbe avuto nulla contro di ciò. Invece la

risposta che ascoltai fu il contrario, cioè che non dovevo far nulla di mia iniziativa, senza il

permesso. O mio Gesù, ecco ho agito di nuovo a mio arbitrio, ma non perdo il coraggio a

causa delle mie mancanze; so bene che sono miseria. A motivo della salute non ottenni il

permesso, ed il Padre spirituale si meravigliò che avessi potuto sottopormi a maggiori

mortificazioni senza il suo permesso. Chiesi perdono per il mio comportamento arbitrario, o

meglio per aver agito con un permesso presunto e chiesi che mi venisse cambiata quella

penitenza in un'altra. il Padre spirituale me la cambiò in una mortificazione interiore,

invitandomi a riflettere, durante la santa Messa, al motivo per cui Gesù volle essere

battezzato. Quella meditazione non fu una mortificazione per me, dato che pensare a Dio è

una delizia, e non una mortificazione; ma in quello c'era la mortificazione della volontà,

dato che facevo non quello che piaceva a me, ma quello che mi era stato indicato ed

appunto in questo consiste la mortificazione interiore. Dopo che mi fui allontanata dal

confessionale e cominciai a fare la penitenza, udii queste parole: « Ho concesso la grazia

all'anima, per la quale Mi hai pregato, ma non per la tua mortificazione, quella

che ti eri scelta da sola, bensì solo per l'atto di obbedienza totale verso il Mio

Sostituto ho fatto grazia all'anima, per la quale hai interceduto presso di Me e

per la quale hai mendicato la Misericordia. Sappi che quando annienti in te la tua

propria volontà, allora la Mia regna in Te ». O mio Gesù, abbi pazienza con me. Ora

starò più attenta per l'avvenire. Questo proposito non lo baso su me stessa, ma sulla Tua

grazia e bontà, che è così grande verso di me tanto misera. + Una volta Gesù mi fece

conoscere che quando Lo prego per qualche intenzione, che talvolta mi viene

raccomandata, è sempre pronto a concedere le Sue grazie, solo che non sempre le anime

le vogliono accettare: « Il Mio Cuore è stracolmo di tanta Misericordia per le anime

e soprattutto per i poveri peccatori. Oh! se riuscissero a capire che Io sono per

loro il migliore dei Padri; che per loro è scaturito dal Mio Cuore Sangue ed

Acqua, come da una sorgente strapiena di Misericordia; che per loro dimoro nel

tabernacolo e come Re di Misericordia desidero colmare le anime di grazie, ma

non vogliono accettarle. Vieni almeno tu il più spesso possibile a prendere le

grazie che essi non vogliono accettare e con ciò consolerai il Mio Cuore. Oh!

quanto è grande l'indifferenza delle anime per tanta bontà, per tante prove

d'amore! Il Mio Cuore è ripagato solo con ingratitudine e trascuratezza da parte

delle anime che vivono nel mondo. Hanno tempo per ogni cosa; per venire da Me

a prendere le grazie non hanno tempo. E perciò Mi rivolgo a voi, a voi, anime

elette! Anche voi non comprendete l'amore del Mio Cuore? E anche qui è rimasto

deluso il Mio Cuore. Non trovo il completo abbandono al Mio amore. Tante

riserve! Tanta diffidenza! Tanta cautela! Per tua consolazione ti dirò che ci sono

anime che vivono nel mondo, che Mi amano sinceramente; dimoro nei loro cuori

con delizia. Ma non sono molte. Anche nei conventi ci sono tali anime che

riempiono di gioia il Mio Cuore; in esse sono impressi i Miei lineamenti e per

questo il Padre Celeste guarda a loro con un compiacimento particolare. Esse

saranno la meraviglia degli angeli e degli uomini. Il loro numero è molto piccolo.

Esse costituiscono una difesa di fronte alla giustizia del Padre Celeste ed

impetrano la Misericordia per il mondo. L'amore di queste anime ed il loro

sacrificio mantengono l'esistenza del mondo. Quello che ferisce più

dolorosamente il Mio Cuore è l'infedeltà di un anima che Io ho scelto in modo

particolare. Quelle infedeltà sono come lame taglienti che trafiggono il Mio

Cuore ».

29.1.1935. Questo martedì mattina, durante la meditazione, ho visto interiormente il

Santo Padre che celebrava la santa Messa. Dopo il « Pater noster » si è messo a parlare

con Gesù della causa, di cui Gesù aveva ordinato a me di parlarGli. Benché io non abbia

parlato di ciò personalmente col Santo Padre, dato che l'argomento è stato trattato da

qualcun altro, in questo momento però io so, per conoscenza interiore, che il Santo Padre

sta riflettendo su tale questione, che in breve tempo si evolverà secondo i desideri di Gesù.

Prima degli esercizi spirituali di otto giorni, andai dal mio direttore spirituale, a chiedergli il

permesso per certe mortificazioni da fare durante gli esercizi, tuttavia non ottenni il

permesso per tutto quello che avevo chiesto, ma solo per alcune. Ottenni l'autorizzazione

per un ora di meditazione sulla Passione del Signore Gesù e per certi atti di umiliazione. Ero

rimasta però un po' insoddisfatta, per non aver ottenuto il permesso per tutto quello che

avevo chiesto. Quando tornammo a casa, entrai un momento in cappella e subito udii nel

mio intimo una voce: « Un'ora di meditazione sulla Mia dolorosa Passione ha un

merito maggiore di un anno intero di flagellazioni a sangue. La meditazione sulle

Mie Piaghe dolorose è di grande profitto per te ed a Me procura una grande

gioia. Mi stupisce che tu non abbia ancora rinunciato completamente alla tua

volontà, ma gioisco enormemente pensando che tale cambiamento avverrà

durante gli esercizi spirituali ». Questo stesso giorno, mentre ero in chiesa ed

aspettavo di confessarmi, vidi gli stessi raggi che uscivano dall'ostensorio e si propagavano

per tutta la chiesa. Questo durò per tutto il tempo della funzione. Dopo la benedizione si

proiettarono su entrambi i lati e poi rientrarono nell'ostensorio. Ad osservarli erano chiari e

limpidi come il cristallo. Chiesi a Gesù che si degnasse di accendere il fuoco del Suo amore

in tutte le anime indifferenti. Sotto questi raggi il cuore si riscalda, anche se fosse freddo

come un pezzo di ghiaccio; se fosse duro come la roccia, si ridurrebbe in polvere.

+ G.M.G. Wilno, 4.11.1933 ESERCIZI SPIRITUALI DI OTTO GIORNI. O Gesù, Re

di Misericordia, ecco di nuovo un momento in cui rimango faccia a faccia con Te. Per

questo T'imploro per tutto l'amore di cui arde il Tuo Cuore Divino, annienta in me

completamente l'amor proprio ed in cambio infiamma il mio cuore del fuoco del Tuo amore

purissimo. Verso sera, finita la predica, udii queste parole: « Io sono con te. Durante

questi esercizi spirituali consoliderò la tua pace e il tuo coraggio, in modo che

non vengano meno le tue forze nel dare attuazione ai Miei propositi. Pertanto

durante questi esercizi annullerai completamente la tua volontà, mentre si

compirà in te tutta la Mia volontà. Sappi che ciò ti verrà a costare molto.

Pertanto scrivi su una pagina bianca queste parole: Da oggi in me non esiste la

volontà propria, e depennala. Su un'altra pagina scrivi queste parole: Da oggi

faccio la volontà di Dio ovunque, sempre, in tutto. Non spaventarti di nulla,

l'amore ti darà forza e te ne faciliterà l'esecuzione ». Nella meditazione

fondamentale sullo scopo, cioè sulla scelta dell'amore, l'anima deve amare, ha bisogno di

amare; l'anima deve river sare il suo amore, non nel fango, non nel vuoto, ma in Dio. Come

gioisco quando rifletto su questo, poiché sento che nel mio cuore c’è soltanto Lui. Gesù solo

ed unico; e amo le creature in quanto mi aiutano ad unirmi a Dio. Amo tutti gli uomini per

questo, poiché vedo in essi l'immagine di Dio.

G.M.G. Wilno, 4.11.1935 DA OGGI NON ESISTE LA VOLONTA’ PROPRIA. Nel

momento in cui m'inginocchiai per depennare la volontà come mi aveva ordinato il Signore,

udii nel mio intimo questa voce: «Da oggi non temere il giudizio di Dio, poiché non

sarai giudicata ». Da oggi, faccio la Volontà di Dio, ovunque, sempre, in tutto.

G.M.G. Wilno, 8.11.1935. Lavoro interiore particolare, cioè esame di coscienza. Sul

rinnegamento di se stessa, della propria volontà. I. Rinnegamento dell'intelletto, cioè sua

sottomissione all'intelletto di coloro che per me qui in terra sostituiscono Dio. Il.

Rinnegamento della volontà, cioè fare la volontà di Dio, che a me si manifesta nella volontà

di coloro che per me sostituiscono Dio e che è contenuta nelle regole del nostro ordine. III.

Rinnegamento del giudizio, cioè accettare immediatamente senza pensarci su, senza

analizzarlo, senza discuterlo, ogni ordine che mi viene dato da coloro che per me

sostituiscono Dio. IV. Rinnegamento della lingua. Non le darò la più piccola libertà; in un

solo caso gliela darò completa, cioè quando si tratta di proclamare la gloria di Dio. Ogni

volta che mi accosto alla santa Comunione, prego che Gesù rafforzi e purifichi la mia lingua,

in modo che io non ferisca il prossimo con essa. Per lo stesso motivo tengo nella massima

considerazione la regola che mi parla del silenzio. O Gesù mio, ho fiducia che la Tua grazia

mi aiuti a mettere in pratica questi propositi. Benché i punti suddetti siano compresi nel

voto di obbedienza, tuttavia desidero esercitarmi in essi in modo del tutto particolare, in

quanto costituiscono l'essenza della vita religiosa. Gesù Misericordioso, Ti prego

ardentemente, illumina il mio intelletto, perché possa conoscere meglio Te, che sei l'Essere

Infinito, e possa conoscere meglio me stessa, che sono il niente personificato. Della santa

confessione. Dalla santa confessione dovremmo ricavare due benefici. Alla confessione

andiamo: primo, per essere guariti; secondo, per essere educati. La nostra anima ha

bisogno di essere educata continuamente, come un bambino. O mio Gesù, comprendo

profondamente queste parole e so per esperienza che un'anima con le proprie forze non

arriva lontano, si affatica molto, non fa nulla per la gloria di Dio; sbaglia continuamente,

poiché la nostra mente è ottenebrata e non riesce a distinguere i fatti suoi. Avrò

un'attenzione particolare per due cose: la prima è quella di scegliere per la confessione

quello che mi umilia di più, anche se si tratta di una piccola cosa, che però mi costa e per

questo ne parlerò; la seconda è quella di esercitarmi nella contrizione; non solo prima di

confessarmi, ma in ogni esame di coscienza cercherò di suscitare in me il dolore perfetto e

ciò soprattutto prima di mettermi a riposare. Ed una parola ancora: l'anima che desidera

veramente progredire sulla via della perfezione, deve attenersi scrupolosamente ai consigli

che le vengono dati dal direttore spirituale. Tanta è la santità, quanta la dipendenza. Una

volta, mentre parlavo col direttore della mia anima, in un lampo più veloce di quello di un

fuimine, vidi interiormente la sua anima in una grande tribolazione, in un tale tormento, che

sono poche le anime che Iddio prova con tale fuoco. Tali sofferenze gli provengono da

quest'opera. Verrà un momento nel quale quest'opera, che pure Dio raccomanda tanto,

sembrerà in completo sfacelo ed all'improvviso seguirà l'azione di Dio con grande energia,

la quale darà testimonianza alla verità. Essa, l'opera, sarà un nuovo splendore per la

Chiesa, sebbene esistesse già da molto tempo in essa. Che Dio sia infinitamente

misericordioso, nessuno può negarlo. Egli desidera che questo lo sappiano tutti, prima che

torni come Giudice; vuole che le anime Lo conoscano prima come Re di Misericordia.

Quando si verificherà questo trionfo, noi saremo già nella nuova vita, dove non ci sono

sofferenze. Ma prima la tua anima sarà saziata d'amarezze al vedere la distruzione dei tuoi

sforzi. Questa distruzione però sarà soltanto apparente, poiché Iddio non cambia quello che

ha stabilito una volta. Ma anche se la distruzione sarà apparente, le sofferenze invece

saranno reali. Quando ciò avverrà, non lo so; quanto durerà, non lo so. Ma Dio ha

promesso una grande grazia specialmente a te e a tutti « quelli che proclameranno la

Mia grande Misericordia. Io Stesso li difenderò nell'ora della morte, come Mia

gloria ed anche se i peccati delle anime fossero neri come la notte, quando un

peccatore si rivolge alla Mia Misericordia, Mi rende la gloria più grande ed è un

vanto della Mia Passione. Quando un'anima esalta la Mia bontà, allora satana ne

trema e fugge nel profondo dell'inferno ». Durante un'adorazione, Gesù mi promise:

« Con le anime che ricorreranno alla Mia Misericordia e con le anime che

esalteranno e faranno conoscere ad altre la Mia grande Misericordia, nell'ora

della loro morte Mi comporterò secondo la Mia Misericordia infinita. Il Mio Cuore

è addolorato - ha detto Gesù - perché anche le anime elette non comprendono

quanto sia grande la Mia Misericordia. I loro rapporti con Me sono in un certo

modo espressione di diffidenza. Oh! quanto questo ferisce il Mio Cuore!

Ricordatevi della Mia Passione e, se non credete alle Mie parole, credete almeno

alle Mie Piaghe». Non faccio alcun movimento, alcun gesto perché piace a me, perché

sono vincolata dalla grazia; continuamente attendo a ciò che è più gradito a Gesù. Durante

una meditazione sull'obbedienza udii queste parole: « In questa meditazione il

sacerdote in via eccezionale parla per te. Sappi che Io prendo in prestito la sua

bocca ». Cercai di ascoltare con la massima attenzione ed applicai tutto al mio cuore,

come faccio per ogni meditazione. Quando il sacerdote pronunciò queste parole, che un

anima obbediente si riempie della forza di Dio, udii quanto segue: "Si, quando sei

obbediente, mi prendo la tua debolezza ed al suo posto ti do la Mia forza. Sono

molto stupito che le anime non vogliano fare questo scambio con Me." Io dissi al

Signore: « Gesù, illumina Tu la mia anima, poiché diversamente capirò ben poco di queste

parole ». So che non vivo per me, ma per un gran numero di anime. So che le grazie date a

me, non sono soltanto per me, ma anche per le anime. O Gesù, l'abisso della Tua

Misericordia si è riversato nella mia anima, che è l'abisso stesso della miseria. Ti ringrazio,

Gesù, per le grazie e le piccole croci che mi dai in ogni momento della vita. All'inizio degli

esercizi spirituali sul soffitto della cappella vidi Gesù crocifisso che guardava alle suore con

tanto amore, ma non a tutte. C'erano tre suore, alle quali il Signore guardò con uno

sguardo severo. Non so, non so per quali motivi, so soltanto che è una cosa terribile vedere

uno sguardo simile che è lo sguardo del Giudice severo. Quello sguardo non riguardava me,

eppure allibii per lo spavento, mentre scrivo tremo ancora tutta. Non ebbi il coraggio di dire

una sola parola a Gesù, mi vennero a mancare le forze fisiche e pensavo che non avrei

resistito fino alla fine della predica. Un giorno dopo vidi la stessa cosa, come la prima volta,

e osai proferire queste parole: « Gesù, quanto è grande la Tua Misericordia! ». Il terzo

giorno si ripeté ancora lo stesso sguardo su tutte le suore con grande amabilità, ad

eccezione di quelle tre suore. Allora presi il coraggio che proveniva dall'impulso verso

l'amore del prossimo e dissi al Signore: « Tu sei la Misericordia personificata, come Tu

stesso mi hai detto, Ti scongiuro quindi per la potenza della Tua Misericordia, rivolgi il Tuo

sguardo benigno anche su quelle tre suore, e se ciò non s'accorda con la Tua sapienza, Ti

prego di fare uno scambio: il Tuo sguardo benevolo verso la mia anima, sia per loro, e

il Tuo sguardo severo verso le loro anime, sia per me. All'istante Gesù mi disse queste

parole: « Figlia Mia, per il tuo amore sincero e generoso concedo loro molte

grazie, benché esse non le chiedano, ma per la promessa che ho fatto a te ». E

subito avvolse le tre suore con uno sguardo misericordioso. Alla vista della bontà di Dio, il

cuore mi cominciò a battere per la grande gioia. Quando feci l'adorazione dalle 9 alle 10

erano rimaste anche altre quattro suore. Mentre mi avvicinavo all'altare e meditavo sulla

Passione del Signore Gesù, in quello stesso momento un dolore tremendo inondò la mia

anima, a causa dell'ingratitudine di un gran numero di anime che vivono nel mondo, ma mi

addolorava specialmente l'ingratitudine delle anime scelte in modo particolare da Dio. Non

c'è modo di esprimerla, né di confrontarla. Alla vista di quella ingratitudine, che è la più

nera, sentii come se il cuore mi si schiantasse, mi vennero a mancare completamente le

forze fisiche e caddi con la faccia a terra, senza nascondere un pianto dirotto. Ogni volta

che rievocavo la grande Misericordia di Dio e l'ingratitudine delle anime, il dolore trafiggeva

il mio cuore e comprendevo quanto ciò ferisse il Cuore dolcissimo di Gesù. Con cuore

ardente rinnovai il mio atto di offerta per i peccatori. Con gioia e desiderio ho accostato le

mie labbra al calice dell'amarezza, che prendo ogni giorno dalla S. Messa. La piccola

porzione, che Gesù mi ha assegnato per ogni momento, anche quella non la cederò a

nessuno. Conforterò continuamente il dolcissimo Cuore Eucaristico; suonerò canti di

riconoscenza sulle corde del mio cuore; la sofferenza è il tono più armonioso. Cercherò con

cura di capire con che cosa posso rallegrare oggi il Tuo Cuore. I giorni della vita non sono

uniformi; quando le nuvole nere mi copriranno il sole, cercherò come l'aquila di attraversare

la loro barriera, per far conoscere agli altri che il sole non si spegne. Sento che Iddio mi

permette di scostare i veli, affinché la terra non abbia dubbi sulla Sua bontà. Iddio non va

soggetto ad eclissi, né a cambiamenti; rimane per l'eternità Uno e sempre lo Stesso. Niente

può opporsi alla Sua volontà. Sento in me una forza sovrumana, sento il coraggio e

l'energia che mi viene attraverso la grazia che dimora in me. Comprendo le anime che

soffrono perché prive di speranza, poiché ho provato su di me questo tormento. Iddio però

non dà prove al di sopra delle forze. Spesso ho vissuto di speranza contro ogni speranza ed

ho spinto la mia speranza fino alla totale fiducia in Dio. Avvenga di me quello che ha

stabilito dall'eternità.

MASSIME GENERALI. Sarebbe molto brutto, se una suora cercasse sollievo nella sofferenza.

Ecco quello che ha fatto la grazia e la meditazione del più grande criminale. Colui

che muore, ha un grande amore. Ricordati di me quando sarai in paradiso. Il pentimento

sincero trasforma immediatamente un'anima. La vita spirituale va praticata con serietà e

sincerità. L'amore dev'essere reciproco. Dato che il Signore Gesù per me ha bevuto il fiele

fino in fondo, io Sua sposa, per dimostrargli il mio amore, accetterò tutte le amarezze. Chi

sa perdonare si prepara molte grazie da parte del Signore. Ogni volta che guarderò la

croce, perdonerò sinceramente. L'unione con le anime l'abbiamo ottenuta nel santo

battesimo. La morte rafforza l'amore. Devo essere sempre d'aiuto per gli altri. Se sarò una

buona religiosa sarò utile non solo alla Congregazione, ma anche a tutta la Patria. Il

Signore Dio concede le grazie in due modi: con le ispirazioni e con le illuminazioni. Se

chiediamo una grazia, Iddio ce la dà, ma dobbiamo volerla accettare, ma per accettarla

occorre abnegazione. L'amore non è fatto di parole, né di sentimenti, ma di azioni. E un

atto della volontà, è un dono, cioè una donazione; l'intelletto, la volontà ed il cuore, ecco le

tre facoltà che dobbiamo esercitare durante la preghiera. Risorgerò in Gesù, ma prima

debbo vivere in Lui. Se non mi distacco dalla croce, allora si manifesterà in me il Vangelo.

Tutte le mie insufficienze le colma in me Gesù con la Sua grazia, che agisce

incessantemente. La SS.ma Trinità mi trasmette la Sua vita abbondantemente col dono

dello Spirito Santo. Le Tre Persone divine dimorano in me. Se Iddio ama, lo fa con tutto Se

stesso, con tutta la potenza del Suo Essere. Se Iddio mi ha amato a questo modo, come

debbo corrispondere io a questo, io, la Sua sposa? Durante una predica Gesù mi disse:

«Nel piccolo grappolo scelto tu sei il dolce acino; desidero che il succo che

circola in te venga trasmesso alle altre anime». Durante la rinnovazione dei voti vidi

Gesù dal lato dell'epistola, con una veste bianca ed una cintura d'oro ed in mano teneva

una spada terribile. Durò fino al momento in cui le suore cominciarono a rinnovare i voti.

All'improvviso vidi un bagliore inimmaginabile. Davanti a quel bagliore vidi un piano formato

da una nuvola bianca a forma di bilancia. In quel momento Gesù si avvicinò e pose la

spada su di un piatto e questo con tutto quel peso si abbassò fino a terra, per poco non la

toccò completamente. Proprio allora le suore finirono di rinnovare i voti. E subito vidi degli

angeli che prendevano qualche cosa da ogni suora dentro un vaso d'oro, vaso che aveva la

forma come di un incensiere Dopo che ebbero terminata la raccolta da tutte le suore e

posto il vaso sull'altro piatto della bilancia, questo immediatamente prevalse sul primo, sul

quale era stata posta la spada. All'istante dall'incensiere si sprigionò una fiamma, che raggiunse

il bagliore della luce. Inaspettatamente udii una voce proveniente da quel bagliore:

«Rimettete la spada al suo posto, l'offerta è maggiore». In quel momento Gesù ci

diede la benedizione e tutto quello che avevo visto scomparve. Le suore avevano già

cominciato ad accostarsi alla santa Comunione. Quando anch'io mi comunicai, la mia anima

fu inondata da una gioia così grande, che non riesco proprio a descrivere.

15.II.35. Partenza per la casa paterna per alcuni giorni, in visita a mia madre morente.

Quando venni a sapere che mia madre era gravemente malata, ormai prossima alla morte e

mi chiedeva di andare a trovarla, perché desiderava incontrarsi con me ancora una volta

prima di morire, in quel momento mi si risvegliarono tutti i sentimenti del cuore. Come figlia

sinceramente affezionata alla propria madre, desideravo ardentemente esaudire il suo

desiderio, ma lasciai a Dio la decisione e mi rimisi completamente alla Sua volontà. Non

tenendo conto del dolore del mio cuore, mi affidai alla volontà di Dio. La mattina del giorno

del mio onomastico, il 15 febbraio, la Madre Superiora mi consegnò un'altra lettera della

mia famiglia e mi diede il permesso di andare a casa, per esaudire il desiderio della madre

morente. Cominciai subito a prepararmi per il viaggio e la sera partii da Wilno. Offrii tutta la

notte per mia madre gravemente ammalata, affinché Dio le concedesse la grazia che le

sofferenze che stava attraversando non perdessero nulla del loro merito. Durante il viaggio

ebbi una compagnia molto piacevole, infatti nello stesso scompartimento viaggiavano

alcune signore appartenenti ad un sodalizio. Mi resi conto che una di esse soffriva molto e

che nella sua anima si stava svolgendo una lotta accanita. Cominciai a pregare

mentalmente per quell’anima. Alle undici quelle signore passarono in un altro

scompartimento per fare conversazione e nel frattempo nello scompartimento rimanemmo

solo in due. Sentii che la mia preghiera aveva provocato in quell'anima una lotta ancora più

accesa. Non cercai di confortarla, ma pregai con fervore ancora maggiore. Finalmente

quell'anima si rivolse a me e mi chiese di dirle se era obbligata a mantenere una certa

promessa che aveva fatto a Dio. In quello stesso momento conobbi interiormente quale era

quella promessa e le risposi che era assolutamente obbligata a mantenere quell'impegno,

diversamente sarebbe stata infelice per tutta la vita. Questo pensiero non le darà pace.

Stupita da questa risposta, mi apri tutta la sua anima. Si trattava di una maestra che, prima

di affrontare gli esami, aveva promesso a Dio che, se fosse stata promossa si sarebbe

dedicata al Suo servizio, cioè sarebbe entrata in un convento. Però, dopo aver dato gli

esami con esito molto favorevole, «ora mi sono lasciata prendere dal vortice del mondo e

non voglio entrare in convento, ma la coscienza non mi dà pace e, nonostante i

divertimenti, sono sempre scontenta». Dopo una lunga conversazione, quella persona era

cambiata completamente e dichiarò che si sarebbe subito interessata, per entrare in

convento. Mi chiese di pregare per lei ed io sentii che Dio non le avrebbe lesinato le grazie.

La mattina arrivai a Varsavia ed alle otto di sera ero già a casa. È difficile descrivere quale

grande gioia fu per i miei genitori e per tutta la famiglia. La salute di mia madre migliorò un

po', ma il medico non diede alcuna speranza di una completa guarigione. Subito dopo

esserci salutati, ci inginocchiammo tutti, per ringraziare Dio per esserci potuti incontrare

ancora una volta tutti in questa vita. Quando osservai come pregava mio padre, mi

vergognai molto, dato che io che ero vissuta tanti anni in convento non sapevo pregare con

tanta sincerità e tanto fervore. Perciò ringrazio continuamente Iddio di tali genitori. Oh,

come tutto è cambiato in questi dieci anni! Non mi ci oriento più. L'orto è molto più grande,

è irriconoscibile, come non riconosco più i fratelli e le sorelle, che erano così piccoli ed ora

sono tutti cresciuti e sono rimasta stupita di non averli trovati come quando ci siamo

separati. Stasio mi accompagnava ogni giorno in chiesa. Sentivo che quella cara anima era

molto gradita a Dio. L'ultimo giorno, quando non c'era più nessuno in chiesa, andai con lui

davanti al Santissimo Sacramento e recitammo insieme il Te Deum. Dopo un momento di

silenzio offrii quella cara anima al Cuore dolcissimo di Gesù. Quanto ho potuto pregare in

quella chiesetta! Mi sono tornate in mente tutte le grazie che avevo ricevuto in quel luogo e

che allora non comprendevo e di cui così spesso avevo abusato e mi sono meravigliata io

stessa di essere stata tanto cieca. Mentre riflettevo su queste cose e mi rammaricavo per la

mia cecità, improvvisamente ho visto Gesù nello splendore di una bellezza indicibile, che mi

ha detto amabilmente: «O Mia eletta, ti concederò ancora maggiori grazie, affinché

tu sia testimone per tutta l'eternità della Mia Misericordia infinita». Quei giorni a

casa li ho passati in mezzo a tanta compagnia, poiché ognuno voleva vedermi e scambiare

qualche parola con me. Spesso ho contato fino a 25 persone. Erano incuriositi dai miei

racconti sulla vita dei santi. Immaginavo che la nostra casa appartenesse veramente a Dio,

dato che ogni sera vi si parlava soltanto di Dio. Quando, stanca di raccontare e desiderosa

di un po' di solitudine e di silenzio, la sera mi appartavo nel giardino per poter parlare un

po' a tu per tu con Dio, anche questo non mi riusciva, poiché venivano subito i fratelli e le

sorelle e mi riportavano a casa, dove dovevo continuare a parlare e con tanti occhi fissati

su di me. Per fortuna riuscii a trovare il modo per riprendere fiato. Pregai i fratelli che

cantassero per me, dato che avevano magnifiche voci e per di più uno suonava il violino ed

un altro il mandolino. Allora potei dedicarmi alla preghiera mentale senza allontanarmi dalla

loro compagnia. Un'altra cosa che mi costò molto, fu quella di dover baciare i bambini.

Venivano le conoscenti coi loro bambini e mi pregavano di prenderli almeno un momento in

braccio e di baciarli. Lo consideravano un gran favore e per me era un'occasione per

esercitarmi nella virtù, poiché più di uno era abbastanza sporco ed allora per vincermi e

non mostrare avversione, se il bambino era sporco lo baciavo due volte. Una conoscente mi

portò il suo bambino malato agli occhi, che aveva pieni di pus e mi disse: «Sorella, prendilo

un momentino in braccio». La natura provava un senso di ripugnanza, ma senza badare a

nulla, lo presi in braccio e lo baciai due volte proprio sugli occhi infiammati e pieni di pus e

pregai Dio che io facesse guarire. Ebbi molte occasioni di esercitarmi nelle virtù. Ascoltai

tutti quelli che mi vollero raccontare i loro guai e notai che non c'era un solo cuore gioioso,

perché non c'era un cuore che amasse sinceramente Iddio e non me ne meravigliai affatto.

Mi dispiacque immensamente che non potei incontrarmi con due delle mie sorelle. Sentivo

nel mio intimo in che grande pericolo erano le loro anime. Mi si stringeva il cuore dal dolore

al solo pensare a loro. In un momento in cui mi sentii molto vicina a Dio, chiesi fervorosamente

al Signore la sua grazia per loro ed il Signore mi rispose: "Concedo loro non solo

le grazie necessarie, ma anche grazie particolari". Compresi che il Signore le avrebbe

chiamate ad una più stretta unione con Sé. Godo enormemente al pensiero che nella nostra

famiglia regna un così grande amore. Quando salutai i genitori e li pregai di benedirmi,

sentii la potenza della grazia di Dio che scendeva nella mia anima. Mio padre, mia madre e

la madrina del battesimo, mi diedero la loro benedizione piangendo e mi augurarono la

massima fedeltà alla grazia di Dio e mi dissero di non dimenticare mai le tante grazie che

Dio mi aveva concesso, chiamandomi alla vita religiosa. Mi chiesero di pregare per loro.

Nonostante che piangessero tutti, io non versai neppure una piccola lacrima. Cercai di

essere forte e li consolai tutti come potei, ricordando loro il paradiso, dove non ci saranno

più separazioni. Stasio mi accompagnò all'auto. Gli dissi quanto Dio ami le anime pure e

l'assicurai che Dio era contento di lui. Quando gli parlai della bontà di Dio e di quanto si

preoccupi per noi, si mise a piangere come un bambino e non ne fui sorpresa per lui,

perché è un'anima pura, perciò conosce facilmente Dio. Quando presi posto nell'auto, diedi

sfogo al mio cuore e piansi anch'io di gioia come una bambina, per le tante grazie che Dio

aveva concesso alla nostra famiglia e poi m immersi in una preghiera di ringraziamento. La

sera ero già a Varsavia. Prima di tutti salutai il Padrone di Casa e poi salutai tutta la

comunità. Quando, prima di andare a riposare, entrai dal Signore per la buonanotte e chiesi

perdono al Signore per aver parlato tanto poco con Lui durante il mio soggiorno a casa, ad

un tratto nel mio intimo sentii una voce: «Sono molto contento di questo, che tu non

abbia parlato con Me, ma che tu abbia fatto conoscere la Mia bontà alle anime e

le abbia sollecitate ad amarMi». La Madre Superiora mi disse che l'indomani saremmo

andate entrambe a Jozefinek «E così lei, sorella, avrà la possibilità di parlare con la Madre

Generale. Mi rallegrai enormemente per questo. La Madre Generale è sempre la stessa,

piena di bontà, di serenità e di spirito di Dio. Parlai a lungo con lei. Andammo alla funzione

pomeridiana. Vennero cantate le litanie al Cuore dolcissimo di Gesù. il Signore Gesù venne

esposto nell'ostensorio. Un momento dopo vidi Gesù Bambino, che usciva dall'Ostia e venne

a riposare proprio Lui fra le mie braccia. Questo durò un attimo. Una gioia immensa inondò

la mia anima. Il Bambino Gesù aveva lo stesso aspetto di quando entrai nella cappellina

assieme alla Madre Superiora, e già mia Maestra di noviziato, Maria Giuseppina. Il giorno

dopo ero già nell'amata Wilno. Oh, com'ero felice d'essere già tornata nel nostro convento!

Mi sembrava quasi d'essermi fatta religiosa una seconda volta; non finivo di gustarmi la

quiete ed il silenzio, in cui l'anima s'immerge così facilmente in Dio, tutti l'aiutano in questo

e nessuno la disturba.

LA QUARESIMA. Quando m'immergo nella Passione del Signore, spesso durante

l'adorazione vedo Gesù sotto questo aspetto: dopo la flagellazione i carnefici presero il

Signore e Gli tolsero la veste, che si era già attaccata alle Piaghe. Mentre gliela toglievano

le Sue Piaghe si riaprirono. Poi buttarono addosso al Signore un mantello rosso, sporco e

stracciato, sulle Piaghe aperte. Quel mantello arrivava alle ginocchia solo in alcuni punti. Poi

ordinarono al Signore di sedersi su un pezzo di trave, mentre veniva intrecciata una corona

di spine, con la quale cinsero la sacra Testa. Gli venne messa una canna in mano e

ridevano di Lui, facendoGli inchini come ad un re. Gli sputavano in faccia ed altri

prendevano la canna e Gliela battevano in Testa ed altri ancora Gli procuravano dolore

dandoGli pugni, altri Gli coprivano il Volto e lo schiaffeggiavano. Gesù sopportò in silenzio.

Chi può comprenderlo? Chi può comprendere il Suo dolore? Gesù aveva gli occhi rivolti a

terra. Sentivo quello che avveniva allora nel Cuore dolcissimo di Gesù. Ogni anima rifletta

su quello che ha sofferto Gesù in quei momenti. Facevano a gara per schernire il Signore.

Riflettei per conoscere da che cosa potesse derivare tanta malignità nell'uomo. E purtroppo

questa deriva dal peccato. Si erano incontrati l'Amore ed il peccato. Quando andai alla

santa Messa in un certo tempio assieme ad una consorella, sentii la grandezza e la Maestà

di Dio; sentii che quel tempio era imbevuto di Dio. La Sua Maestà mi investì completamente

e, sebbene mi spaventasse, mi riempì di serenità e di gioia. Conobbi che nulla può opporsi

alla Sua Volontà. Oh, se tutte le anime sapessero Chi abita nelle nostre chiese, non ci

sarebbero tanti oltraggi e tante mancanze di rispetto in quei luoghi santi. O Amore eterno

ed inesplicabile, Ti chiedo una grazia: rischiara il mio intelletto con la luce dall'alto, fammi

conoscere e valutare tutte le cose secondo il loro valore. Quando vengo a conoscere la

verità, ho nell'anima la gioia più grande. 21.III.35. Spesso durante la santa Messa vedo il

Signore nell'anima; sento la sua presenza, che mi trapassa da parte a parte. Avverto il Suo

sguardo divino. Parlo molto con Lui senza pronunciare una parola. Conosco quello che

desidera il Suo Cuore divino e faccio sempre quello che Egli preferisce. Amo alla follia e

sento di essere amata da Dio. In quei momenti quando m'incontro con Dio nel profondo del

mio intimo, mi sento così felice che non riesco ad esprimerlo. Sono brevi momenti, poiché

più a lungo l'anima non lo sopporterebbe; dovrebbe avvenire la separazione del corpo.

Benché questi momenti siano molto brevi, tuttavia la loro potenza che si comunica

all'anima, rimane molto a lungo. Senza il minimo sforzo entro in un raccoglimento

profondo che, una volta che mi ha investito, non diminuisce, sebbene io parli con la gente,

né m'impedisce di adempire i miei doveri. Sento la Sua presenza senza alcuno sforzo

dell'anima. Sento che sono unita a Dio così strettamente, come è unita una goccia d'acqua

ad un oceano immenso. Questo giovedì ho provato questa grazia verso la fine delle preghiere

ed è durata eccezionalmente a lungo, cioè tutto il tempo della santa Messa; pensavo

di morire dalla gioia! In quei momenti conosco meglio Dio ed i Suoi attributi e conosco

meglio anche me stessa e la mia miseria e stupisco che Iddio si abbassi tanto, fino ad una

misera anima come la mia. Dopo la santa Messa mi sentivo completamente immersa in Dio

ed avevo presente ogni Suo sguardo che giungeva fino al profondo del mio cuore. Verso

mezzogiorno entrai un momento in cappella e la potenza della grazia colpì di nuovo il mio

cuore. Mentre me ne Stavo assorta, satana prese un vaso di fiori e io scagliò rabbiosamente

a terra con tutte le forze. Notai tutto il suo accanimento e la sua invidia. Nella cappella non

c'era nessuno, quindi mi alzai da dove stavo pregando e raccolsi i pezzi del vaso rotto e

trapiantai il fiore e volevo rimetterlo a posto alla svelta, prima che entrasse qualcuno in

cappella. Ma non ci riuscii, dato che entrarono subito la Madre Superiora, la suora

sacrestana ed alcune altre suore. La Madre Superiora si meravigliò che avessi spostato

qualche cosa sul piccolo altare e fatto cadere il vaso. La suora sacrestana mostrò il suo

malcontento ed io m'impegnai a non dare spiegazioni e a non giustificarmi. Verso sera però

mi sentii molto affaticata e non potei fare l'Ora santa e chiesi il permesso alla Madre

Superiora di andare a riposarmi prima del solito. Appena mi misi a letto, mi addormentai

subito, ma verso le undici satana diede uno scossone al mio letto. Mi svegliai

immediatamente e cominciai tranquillamente a pregare il mio Angelo Custode.

All'improvviso vidi le anime che stanno espiando in purgatorio. Il loro aspetto era come

un'ombra e fra loro vidi molti demoni. Uno cercò di infastidirmi, gettandosi sul mio letto e

sui miei piedi sotto forma di gatto ed era molto pesante, direi alcuni pud. Continuai per

tutto il tempo a recitare il rosario. Sul fare del mattino quelle figure se ne andarono e potei

prendere sonno. La mattina, quando arrivai in cappella, sentii nell'anima questa voce: «Sei

unita a Me e non aver paura di nulla. Ma sappi questo, figlia Mia, che satana ti

odia. Benché odi ogni anima, egli arde di un odio particolare contro di te, perché

hai sottratto molte anime al suo dominio».

GIOVEDI’ SANTO 18.IV. 1935. La mattina ho udito queste parole: «Da oggi al rito

della risurrezione non sentirai la Mia presenza, ma la tua anima sarà colma di

una grande nostalgia» ed immediatamente una grande nostalgia inondò la mia anima.

Sentii il distacco dall'amato Gesù e quando si avvicinò il momento di fare la santa

Comunione, vidi nel calice in ogni Ostia il Volto sofferente di Gesù. Da quel momento provai

nel mio cuore una nostalgia ancora maggiore. Il Venerdì Santo, alle tre del pomeriggio,

quando entrai in cappella, udii queste parole: «Desidero che quell'immagine venga

pubblicamente venerata», e subito vidi Gesù che agonizzava sulla croce fra atroci

tormenti e dal Cuore di Gesù uscirono gli stessi due raggi che ci sono in quell'immagine.

Sabato. Durante i vespri vidi Gesù splendente come il sole, con una veste bianca, e mi

disse: «Gioisca il tuo cuore», ed una gioia grande m'inondò e mi trapassò da una parte

all'altra la presenza di Dio, che è un tesoro inenarrabile per l'anima. Quando quell'immagine

venne esposta, vidi il vivo movimento della mano di Gesù, che tracciò un gran segno di

croce. La sera dello stesso giorno, mentre stavo mettendomi a letto, vidi che quell'immagine

stava passando sopra una città e quella città era coperta di reti e trappole. Gesù

passando tagliò tutte le reti ed in ultimo fece un gran segno di croce e scomparve. E mi vidi

circondata da una moltitudine di figure maligne che avvampavano di un grande odio contro

di me. Dalle loro bocche uscirono minacce d'ogni genere, ma nessuna mi toccò. Dopo un

momento, quella apparizione scomparve, ma mi ci volle parecchio tempo per

addormentarmi.

26.IV. Venerdì, quando sono andata ad Ostra Brama, nel corso delle solennità durante le

quali venne esposta quell'immagine, sono stata presente alla predica tenuta dal mio

confessore. Quella predica trattava della Misericordia di Dio. Era la prima di quelle richieste

dal Signore Gesù da tanto tempo. Quando cominciò a parlare della grande Misericordia del

Signore, l'immagine prese un aspetto vivo ed i raggi penetrarono nei cuori della gente

riunita, però non in egual misura; alcuni ricevettero di più, altri meno. Vedendo la grazia di

Dio, la mia anima fu inondata da una grande gioia. Improvvisamente udii queste parole:

«Tu sei testimone della Mia Misericordia. Starai per i secoli davanti al Mio trono

come viva testimone della Mia Misericordia». Finita la predica, non attesi la fine della

funzione, perché avevo fretta di tornare a casa. Fatti pochi passi, mi venne sbarrata la

strada da una moltitudine di spiriti del male, che mi minacciarono terribili tormenti, mentre

si udivano queste voci: «Ci ha portato via tutto quello per cui avevamo lavorato per tanti

anni». Quando domandai loro: «Da dove venite in tale moltitudine?», quelle figure maligne

mi risposero: «Dai cuori degli uomini. Non ci torturare!». Vedendo allora l'odio tremendo

che avevano contro di me, chiesi aiuto all'Angelo Custode ed in un attimo comparve la

figura luminosa e raggiante dell'Angelo Custode, che mi disse: «Non temere, sposa del

mio Signore; questi spiriti non ti faranno nulla di male senza il Suo permesso».

Quegli spiriti maligni scomparvero immediatamente ed il fedele Angelo Custode mi

accompagnò in modo visibile fin dentro casa. Il suo sguardo era modesto e sereno e dalla

fronte gli usciva un raggio di fuoco. O Gesù, desidererei faticare, stancarmi fino alla

spossatezza e soffrire per tutta la vita per quest'unico momento, in cui ho visto la Tua

gloria, o Signore, ed i benefici che ne ricavano le anime

DOMENICA 28.IV.1935. Domenica in Albis, cioè festa della Misericordia del Signore,

chiusura del Giubileo della Redenzione. Quando andammo a quella solenne funzione, il

cuore mi batteva dalla gioia, poiché quelle due solennità erano unite strettamente fra di

loro. Pregai Iddio perché concedesse Misericordia alle anime dei peccatori. Quando la

funzione stava per finire ed il sacerdote prese il Santissimo Sacramento per impartire la

benedizione, tutto a un tratto vidi il Signore Gesù con lo stesso aspetto che ha

nell'immagine. Il Signore diede la benedizione ed i raggi si diffusero su tutto il mondo.

All'improvviso vidi un bagliore inaccessibile, a forma di un'abitazione di cristallo intessuta

con onde di luce, impenetrabile a qualunque creatura e spirito. Per accedere a quel bagliore

c'erano tre porte e in quel momento entrò Gesù, con lo stesso aspetto che ha

nell'immagine, in quel bagliore, attraverso la seconda porta, fino all'interno dell'unità.

Questa è l'unità trina, che è l'incomprensibile infinito. Inaspettatamente udii una voce:

«Questa festa è uscita dalle viscere della Mia Misericordia ed è confermata

nell'abisso delle Mie grazie. Ogni anima che crede ed ha fiducia nella Mia

Misericordia, la otterrà». Mi rallegrai immensamente per la bontà e la grandezza del mio

Dio.

29.IV.1935. La vigilia dell'esposizione dell'immagine andai con la nostra Madre Superiora

dal nostro confessore. Quando la conversazione cadde nell'argomento dell'immagine, il

confessore chiese che una suora aiutasse ad intrecciare ghirlande. La Madre Superiora rispose

che avrebbe dato una mano Suor Faustina. La cosa mi rallegrò enormemente.

Quando tornammo a casa, m'interessai subito di procurare fronde verdi e con l'aiuto di

un'educanda trasportammo il verde; ci fu d'aiuto anche una persona che sta presso la

chiesa. Alle sette di sera era già tutto pronto, l'immagine era già stata appesa. Alcune

signore però notarono che m'aggiravo in quei paraggi, dove certamente sono stata più

d'impaccio che d'aiuto, perciò il giorno dopo chiesero alle suore che cosa fosse quella bella

immagine e che significato avesse. «Loro suore lo sapranno di sicuro, dato che ieri c'era

una suora ad adornarla». Le suore rimasero molto stupite, perché non ne sapevano niente.

Ognuna di loro voleva vederla e sospettarono subito di me. Dissero: « Di sicuro suor

Faustina è ben informata di tutto ». Quando cominciarono ad interrogarmi, non risposi,

poiché non potevo dire la verità. Il mio silenzio fu motivo di maggior curiosità da parte loro.

Raddoppiai la vigilanza su me stessa, per non mentire né dire la verità, poiché non ne

avevo l'autorizzazione. Cominciarono allora a mostrarmi il loro malcontento ed a dirmi

apertamente: «Come è possibile che gente estranea sia informata di ciò, e noi non ne

sappiamo niente?». Cominciarono a circolare valutazioni di vario genere sul mio conto.

Soffrii molto per tre giorni, ma una forza misteriosa penetrò nella mia anima. Gioisco di

poter soffrire per il Signore e per le anime, che hanno ottenuto la Sua Misericordia in questi

giorni. Vedendo il gran numero di anime che in questi giorni hanno ottenuto la Misericordia

di Dio, considero proprio nulla le fatiche e le sofferenze, anche le più grandi ed anche se

dovessero durare fino alla fine del mondo, poiché esse hanno un termine, mentre le anime

che con questa festività si sono convertite sono state salvate da tormenti che durano in

eterno. Ho provato una grande gioia nel vedere altri, che tornavano alla sorgente della

felicità, in seno alla Divina Misericordia. Vedendo la dedizione e le fatiche del reverendo dr.

Sopocko per questa causa, ammiravo la sua pazienza ed umiltà. Tutto questo è costato

molto, non solo in sacrifici e dispiaceri di vario genere, ma anche molto denaro; ed a tutto

ha provveduto il reverendo dr. Sopocko. Vedo che la Divina Provvidenza lo aveva preparato

a compiere quest'opera della Misericordia, ancora prima che io pregassi Dio per questo. Oh,

come sono misteriose le Tue vie, Dio, e felici le anime che seguono la voce della Tua

grazia! Per tutto, anima mia, magnifica il Signore ed esalta la Sua Misericordia, poiché la

Sua bontà non ha fine. Tutto passerà, ma la Sua Misericordia è senza limiti e senza

termine. Sebbene la malvagità arrivi a colmare la sua misura, la Misericordia è senza

misura. O mio Dio anche nei castighi coi quali colpisci la terra, vedo l'abisso della Tua

Misericordia, poiché castigandoci in questa terra, ci liberi dal castigo eterno. Rallegratevi,

creature tutte, poiché siete più vicine a Dio nella Sua infinita Misericordia, di quanto lo sia

un lattante al cuore della madre. O Dio, Tu sei la pietà stessa per i più grandi peccatori

sinceramente pentiti! Più grande è il peccatore, maggiore è il diritto che ha alla Misericordia

divina.

IN UN MOMENTO DEL 12.V.1935. La sera, appena mi misi a letto mi addormentai, ma

se mi addormentai alla svelta, ancor più alla svelta venni svegliata. Venne da me un

bambino e mi svegliò. Questo bambino poteva avere circa un anno e mi stupì perché

parlava benissimo, mentre i bambini di quell'età non parlano affatto, Oppure parlano in

modo poco comprensibile. Era indicibilmente bello; somigliava al Bambino Gesù, e mi disse

queste parole: «Guarda il cielo». E quando guardai il cielo, vidi le stelle splendenti e la luna.

Allora il bambino mi chiese: «Vedi la luna e le stelle?». Risposi che le vedevo ed egli ribatté:

«Quelle stelle sono le anime dei cristiani fedeli e la luna sono le anime degli appartenenti

ad ordini religiosi. Vedi che grande differenza di luce c'è fra la luna e le stelle; così in cielo

c'è una grande differenza fra l'anima di un religioso e quella di un cristiano fedele». E mi

disse ancora che: «La vera grandezza sta nell'amare Dio e nell'umiltà». Inaspettatamente

vidi una certa anima, che stava per separarsi dal corpo fra tremendi supplizi. O Gesù,

dovendo scrivere questo, tremo tutta, avendo visto le atrocità che hanno testimoniato

contro di lui... Ho visto come uscivano da una specie di voragine fangosa anime di bambini

piccoli e più grandicelli, di circa nove anni. Queste anime erano ripugnanti e orribili, simili ai

mostri più spaventosi, a cadaveri in decomposizione. Ma quei cadaveri erano vivi e

testimoniavano ad alta voce contro quell'anima che stava agonizzando. E l'anima, che ho

visto mentre stava in agonia, era un'anima che dal mondo aveva ricevuto tanti onori e tanti

applausi, la conclusione dei quali è il vuoto ed il peccato. In ultimo uscì una donna, che in

una specie di grembiule portava lacrime ed essa testimoniò molto contro di lui. Oh! ora tremenda,

in cui bisognerà vedere tutte le proprie azioni nella loro completa nudità e miseria.

Nessuna di esse andrà perduta; ci seguiranno fedelmente al giudizio di Dio. Non ho parole

né termini di paragone per esprimere cose così terribili e, sebbene mi sembri che

quell'anima non sia dannata, tuttavia le sue pene non si differenziano in nulla dalle pene

dell'inferno. L'unica differenza è che un giorno finiranno. Un momento dopo vidi di nuovo lo

stesso bambino che mi aveva svegliato, ed era di una bellezza stupenda e mi ripeté le

stesse parole: «La vera grandezza di un'anima sta nell'amare Dio e nell'umiltà». Domandai

a quel bambino: « Tu come lo sai questo, che la vera grandezza di un'anima sta

nell'amare Dio e nell'umiltà? Queste cose possono saperle soltanto i teologi, mentre tu non

hai studiato nemmeno il catechismo, e come puoi saperle? ». Ma egli mi rispose: «Le so, e

so tutto», ed all'istante scomparve. Io però non mi addormentai affatto; la mia mente era

stanca per quello su cui avevo cominciato a riflettere e per quello che avevo visto. O anime

umane, come riconoscete tardi la verità! O abisso della Misericordia di Dio, riversati al più

presto sul mondo intero, secondo quello che Tu Stesso hai detto!

V.1935. IN UN CERTO MOMENTO. Quando mi resi conto dei grandi disegni di Dio a mio

riguardo, mi spaventai per la loro grandiosità e mi sentii totalmente inidonea ad eseguirli,

tanto che cominciai ad evitare i colloqui interiori con Lui e quel tempo li sostituii con la

preghiera orale. Lo feci per umiltà, ma in breve mi accorsi che non era vera umiltà, ma una

grande tentazione di satana. Una volta che, invece della preghiera interiore, avevo

cominciato a leggere un libro spirituale, udii nell'intimo queste parole in modo chiaro e

forte: «Preparerai il mondo alla Mia ultima venuta». Queste parole mi colpirono

profondamente e benché facessi finta di non averle udite, le avevo capite bene e non avevo

alcun dubbio in merito. Una volta che, stanca per questa lotta d'amore con Dio e del

continuo rifiutarmi col dire che non ero adatta a compiere quell'opera, volevo uscire dalla

cappella, una forza misteriosa mi trattenne; mi sentii come paralizzata ed all'improvviso udii

queste parole: « Hai intenzione di uscire dalla cappella, ma non uscirai da Me,

poiché sono ovunque. Tu da sola con le tue forze non riesci a far nulla, ma con

Me puoi tutto ». Durante la settimana, quando sono andata dal mio confessore e gli ho

svelato lo stato della mia anima e specialmente che evito il colloquio interiore con Dio, mi è

stato risposto che non devo evitare il colloquio interiore con Dio, ma devo ascoltare

attentamente le parole che mi dice. Mi sono regolata secondo le indicazioni del confessore

ed al primo incontro col Signore, mi sono gettata ai piedi di Gesù e col cuore straziato Gli

ho chiesto perdono di tutto. Allora Gesù mi ha sollevato da terra e mi ha fatto sedere

accanto a Sé e mi ha permesso di appoggiare il capo sul Suo petto, in modo che potessi

comprendere e percepire meglio i desideri del Suo dolcissimo Cuore. Ed all'improvviso Gesù

mi ha detto queste parole: « Figlia Mia, non aver paura di nulla. Io sono sempre con

te. Qualunque avversario ti potrà nuocere soltanto per quello che Io gli

permetterò. Tu sei la Mia dimora ed il Mio stabile riposo. Per te trattengo la

mano punitrice; per te benedico la terra ». In quello stesso momento avvertii uno

strano fuoco nel mio cuore; sento che vengono a cessare i miei sensi; non capisco quello

che avviene attorno a me. Sento che lo sguardo del Signore penetra in me; conosco bene

la Sua grandezza e la mia miseria. Una sofferenza misteriosa penetra nella mia anima ed

una tale gioia, che non riesco a paragonarla a nulla. Mi sento inerte fra le braccia di Dio;

sento che sono in Lui e mi sciolgo come una goccia d'acqua in un oceano. Non riesco ad

esprimere quello che provo. Dopo una tale preghiera interiore sento una forza ed un

impulso a compiere i più difficilì atti di virtù; sento avversione verso tutte le cose che il

mondo apprezza; desidero con tutta l'anima la solitudine e la quiete.

V.1935. Durante la funzione dei quaranta giorni, ho visto il Volto di Gesù nell'Ostia santa,

che era esposta nell'ostensorio; Gesù guardava amabilmente a tutti. Vedo spesso il

Bambino Gesù durante la santa Messa. E straordinariamente bello e in quanto all'età

mostra circa un anno. Una volta che nella nostra cappella vidi lo stesso Bambino durante la

santa Messa, fui assalita da un desiderio fortissimo e da una smania irresistibile di

avvicinarmi all'altare e di prendere il Bambino Gesù. In quello stesso istante il Bambino

Gesù fu accanto a me in fondo all'inginocchiatoio e si aggrappò al mio braccio con

entrambe le manine, incantevole e gioioso, con lo sguardo profondo e penetrante. Però

quando il sacerdote spezzò l'Ostia, Gesù era sull'altare e venne spezzato e consumato dal

sacerdote. Dopo la santa Comunione vidi Gesù tale e quale nel mio cuore e Lo sentii per

tutto il giorno fisicamente, realmente nel mio cuore. Un raccoglimento più profondo

s'impadronì di me inavvertitamente e non dissi una parola con nessuno. Evitai per quanto

mi fu possibile la presenza della gente. Risposi sempre alle richieste che si riferivano

ai miei impegni; al di fuori di ciò nemmeno una parola.

9.VI.1935. LA DISCESA DELLO SPIRITO SANTO. Verso sera, mentre passavo per

l'orto, udii queste parole: «Unitamente alle tue compagne, dovrai impetrare la

Misericordia per voi stesse e per il mondo». Compresi che non sarò nella

Congregazione nella quale sono attualmente. Vedo chiaramente che nei miei riguardi la

volontà di Dio è un'altra. Tuttavia mi rifiuto continuamente davanti a Dio, dicendo che non

sono idonea a compiere quest'opera. «Gesù, Tu naturalmente sai molto bene chi sono » e

cominciai ad elencare davanti al Signore le mie manchevolezze e mi trincerai dietro a

quelle, affinché riconoscesse il mio rifiuto, poiché non sono idonea a compiere i Suoi

progetti. Ad un tratto, udii queste parole: « Non temere; lo stesso provvederò a tutto

quello che ti manca ». Queste parole mi penetrarono nel profondo e conobbi ancora di

più la mia miseria; conobbi che la parola del Signore è viva e penetra in profondità.

Compresi che Iddio esigeva da me un sistema di vita più perfetto; tuttavia mi rifiutavo

continuamente per la mia inidoneità.

29.VI.1935. Quando parlai col mio direttore spirituale delle varie cose che il Signore

esigeva da me, pensavo che m'avrebbe risposto che non sono adatta a compiere simili cose

e che Gesù non si serve di anime misere come sono io, per qualunque opera voglia

compiere. Invece mi sentii dire che il più delle volte Dio sceglie proprio tali anime per

realizzare i suoi disegni. Quel sacerdote però è guidato dallo Spirito di Dio; egli riuscì a

scrutare nell'intimo della mia anima i più nascosti segreti che c'erano fra me e Dio, e di cui

non gli avevo ancora mai parlato, e non gliene avevo parlato poiché io stessa non li avevo

compresi bene ed il Signore non mi aveva detto chiaramente che gliene parlassi. Il segreto

è questo, che Iddio esige che ci sia una congregazione che annunci la Misericordia di Dio al

mondo e la impetri per il mondo. Quando quel sacerdote mi chiese se avessi avuto tali

ispirazioni, risposi che ordini precisi non ne avevo avuti. Ma in quello stesso momento era

penetrata una strana luce nella mia anima ed avevo capito che il Signore mi parlava per

mezzo di lui. Mi ero difesa inutilmente dicendo che non avevo un ordine preciso, poiché

verso la fine del colloquio vidi Gesù sulla soglia, nello stesso aspetto come è dipinto

nell'immagine, che mi disse: « Desidero che ci sia una tale Congregazione ». La cosa

durò un momento. Di questo però non parlai subito; anzi, avevo fretta di tornare a casa e

ripetevo continuamente al Signore: « Io non sono idonea a realizzare i Tuoi piani, o Dio ».

Ma, e questa è la cosa curiosa, Gesù non badò a questa mia invocazione, bensì mi illuminò

e mi fece conoscere quanto Gli fosse gradita quell'opera; non prese in considerazione la

mia debolezza, ma mi fece conoscere quante difficoltà dovevo superare. Ed io, Sua povera

creatura, non seppi rispondere nient'altro che questo: « Non sono idonea, o Dio ».

30.VI.1935. Il giorno dopo durante la S. Messa, subito all'inizio, vidi Gesù che era di una

bellezza indescrivibile. Mi disse che esige che tale congregazione venga fondata al più

presto e « Tu vivrai in essa con le tue compagne. Il Mio spirito sarà la regola della

vostra vita. La vostra vita deve essere modellata su di Me, dalla mangiatoia alla

morte in croce. Penetra nei Miei segreti e conoscerai l'abisso della Mia

Misericordia verso le creature e la Mia bontà insondabile e questa farai

conoscere al mondo. Per mezzo della preghiera farai da intermediaria fra la terra

e il cielo». Era il momento di accostarsi alla S. Comunione. Gesù scomparve e vidi un

grande bagliore. All'improvviso udii queste parole: «Ti impartiamo la Nostra

benedizione » e in quell'attimo da quel bagliore usci un raggio chiaro, che mi trapassò il

cuore ed un fuoco misterioso si accese nella mia anima. Pensavo di morire per la gioia e la

felicità; sentivo il distacco dello spirito dal corpo; sentivo la totale immersione in Dio;

sentivo che venivo rapita dall'Onnipotente, come un granellino di polvere verso spazi

immensi e sconosciuti. Tremando di felicità nelle braccia del Creatore, sentivo che era Lui

stesso che mi sosteneva, perché potessi sopportare quella grande felicità e guardare alla

Sua Maestà. Ora so che, se prima non mi avesse fortificato Egli stesso con la grazia, la mia

anima non avrebbe potuto sopportare quella felicità e in un attimo sarebbe sopraggiunta

la morte. La santa Messa era finita non so quando, poiché non ero in condizioni di poter

notare ciò che avveniva nella cappella. Però quando rientrai in me, sentii la forza ed il

coraggio di compiere la volontà di Dio. Nulla mi sembrava difficile e, come prima mi

rifiutavo davanti al Signore, così ora sento il coraggio e la forza del Signore che è in me e

dissi al Signore: « Sono pronta ad ogni cenno della Tua volontà ». Sperimentai

interiormente tutto ciò che dovrò passare in futuro. O mio Creatore e Signore, ecco hai

tutto il mio essere. Disponi di me secondo il Tuo divino beneplacito, secondo i Tuoi disegni

eterni e la Tua infinita Misericordia. Ogni anima riconosca quanto è buono il Signore;

nessun'anima abbia timore di trattare familiarmente col Signore e non si sottragga per la

Sua indegnità e non rinvii mai a dopo gli inviti di Dio, poiché questo al Signore non piace.

Non c'è un'anima più misera di me, come veramente mi riconosco e sono stupita che la

Maestà Divina si abbassi tanto. O Eternità, a mio parete sei troppo cotta per lodare a

sufficienza l'infinita Misericordia del Signore. Una volta che l'immagine era stata esposta su

un altare, in occasione della processione del Corpus Domini, quando il sacerdote posò il

Santissimo Sacramento ed il coro cominciò a cantare, ad un tratto i raggi dall'immagine

passarono attraverso l'Ostia Santa e si diffusero su tutto il mondo. Allora udii queste parole:

« Attraverso te, come attraverso questa Ostia, passeranno i raggi della

Misericordia sul mondo ». Dopo queste parole una grande gioia penetrò nella mia

anima. Una volta che il mio confessore celebrava la S. Messa, come al solito vidi il Bambino

Gesù sull'altare dal momento dell'offertorio. Ma un momento prima dell'elevazione il

sacerdote scomparve alla mia vista e rimase Gesù e, quando fu il momento dell'elevazione,

Gesù prese nelle Sue manine l'Ostia ed il calice e li alzò assieme e guardò verso il cielo e

dopo un momento vidi di nuovo il mio confessore e domandai al Bambino Gesù dov'era

stato il sacerdote durante il tempo che non l'avevo visto. E Gesù mi rispose: «Nel Mio

Cuore». E non riuscii a capire altro di quelle parole di Gesù. Una volta sentii queste parole:

«Desidero che tu viva secondo la Mia volontà fin nei più segreti recessi della tua

anima ». Cominciai a riflettere su quelle parole che mi avevano colpito fino al profondo del

cuore. Quel giorno c'era la confessione della comunità. Quando andai a confessarmi, dopo

che mi ero accusata dei peccati, quel sacerdote mi ripeté le stesse parole che poco prima

mi aveva detto il Signore. Quel sacerdote mi disse queste parole profonde, che ci sono tre

gradi nell'adempimento della volontà di Dio: il primo si ha quando l'anima fa tutto ciò che è

notoriamente compreso nei comandamenti e nei precetti; il secondo si ha quando l'anima

ascolta le ispirazioni interiori e le mette in pratica; il terzo grado è quello in cui l'anima,

abbandonatasi alla volontà di Dio, lascia a Dio la libertà di disporre di lei e Dio fa con lei

quello che Gli piace; in breve è uno strumento docile nelle mani di Lui. E quel sacerdote mi

disse che io ero al secondo grado nell'adempimento della volontà di Dio e che non avevo

ancora il terzo grado, però avrei dovuto impegnarmi per raggiungere il terzo grado della

divina volontà. Queste parole mi attraversarono l'anima da parte a parte. Vedo chiaramente

che il Signore spesso fa conoscere al sacer dote quello che avviene nel profondo della mia

anima. La cosa non mi stupisce affatto, anzi ringrazio il Signore che ha tali eletti. Giovedì.

Adorazione notturna. Quando andai all'adorazione, fui subito investita dal bisogno di

raccoglimento interiore e vidi Gesù legato alla colonna, spogliato delle Sue vesti e

sottoposto subito alla flagellazione. Vidi quattro uomini che a turno sferzavano coi flagelli il

Signore. Il cuore mi si fermava alla vista di quello strazio. Ad un tratto il Signore mi disse

queste parole: « Ho una sofferenza ancora maggiore di quella che vedi ». E Gesù

mi fece conoscere per quali peccati si sottopose alla flagellazione: sono i peccati impuri. Oh,

che tremende sofferenze morali patì Gesù, quando si sottomise alla flagellazione!

Improvvisamente Gesù mi disse: « Guarda e osserva il genere umano nella

situazione attuale ». E in un attimo vidi cose tremende: i carnefici si allontanarono da

Gesù, e si avvicinarono per flagellarLo altri uomini, che presero la sferza e sferzarono il

Signore senza misericordia. Erano sacerdoti, religiosi e religiose ed i massimi dignitari della

Chiesa, cosa che mi stupì molto; laici di diversa età e condizione; tutti scaricarono il

loro veleno sull'innocente Gesù. Vedendo ciò il mio cuore precipitò in una specie di agonia.

Quando Lo flagellarono i carnefici, Gesù taceva e guardava lontano; ma quando lo

flagellarono le anime che ho menzionato sopra, Gesù chiuse gli occhi e dal Suo Cuore uscì

un gemito represso, ma tremendamente doloroso. Ed il Signore mi fece conoscere nei

particolari l'enorme malvagità di quelle anime ingrate: « Vedi, questo è un supplizio

peggiore della Mia morte ». Tacquero allora le mie labbra e cominciai a provare su di

me l'agonia e capivo che nessuno poteva consolarmi, né togliermi da quello stato, se non

Colui che ad esso m'aveva condotto. Ed allora il Signore mi disse: « Vedo il dolore

sincero del tuo cuore che ha procurato un immenso sollievo al Mio Cuore.

Guarda ora e consolati ». E vidi Gesù inchiodato sulla croce. Dopo che Gesù era rimasto

appeso per un momento, vidi tutta una schiera di anime crocifisse come Gesù. E vidi una

terza schiera di anime ed una seconda schiera di anime. La seconda schiera non era

inchiodata sulla croce, ma quelle anime tenevano saldamente la croce in mano. La terza

schiera di anime invece non era né crocifissa né teneva la croce in mano, ma quelle anime

trascinavano la croce dietro di sé ed erano insoddisfatte. Allora Gesù mi disse: « Vedi

quelle anime, che sono simili a Me nella sofferenza e nel disprezzo: le stesse

saranno simili a Me anche nella gloria. E quelle che assomigliano meno a Me

nella sofferenza e nel disprezzo: le stesse assomiglieranno meno a Me anche

nella gloria». La maggior parte delle anime crocifisse appartenevano allo stato religioso;

fra le anime crocifisse ho visto anche delle anime che conosco, la qual cosa mi ha fatto

molto piacere. Ad un tratto Gesù mi disse: « Nella meditazione di domani riflettersi

su quello che hai visto oggi ». E Gesù scomparve immediatamente. Venerdì. Sono stata

malata e non ho potuto andare alla S. Messa. Alle sette di mattina ho visto il mio

confessore, che celebrava la S. Messa, durante la quale ho visto il Bambino Gesù. Verso la

fine della S. Messa la visione è scomparsa e mi sono vista come prima nella mia cella. Ho

provato una gioia indicibile per il fatto che, pur non avendo potuto assistere alla S. Messa

nella nostra cappella, l'ho ascoltata da una chiesa molto lontana. Gesù può provvedere a

tutto.

30 luglio [sic!] 1935. Giorno di Sant'Ignazio. Ho pregato fervorosamente questo santo,

facendogli dei rimproveri: Come può osservarmi e non venirmi in aiuto in questioni tanto

importanti, cioè nell'adempimento della volontà di Dio? Ho detto a questo santo: « O nostro

Patrono, che sei stato infiammato dal fuoco dell'amore e dello zelo per la maggior gloria di

Dio, Ti prego umilmente, aiutami a realizzare i disegni di Dio. Questo avveniva durante la

santa Messa. All'improvviso sul lato sinistro dell'altare ho visto Sant'Ignazio con un gran

libro in mano, il quale mi ha detto queste parole: « Figlia Mia, non sono indifferente alla tua

causa. Questa regola si può adattare anche a questa congregazione ». E indicando il libro

con la mano, scomparve. Mi rallegrai enormemente vedendo quanto i santi si interessino di

noi e quanto sia stretta l'unione con loro. O bontà di Dio! Come è bello il mondo interiore

dato che già qui sulla terra trattiamo direttamente coi santi. Per tutta la giornata sentii la

vicinanza di questo Patrono, a me così caro.

5 agosto 1935. Festa della Madonna della Misericordia. Mi sono preparata a questa festa

con un fervore maggiore degli anni passati. Al mattino di questo giorno ho avuto una lotta

interiore al pensiero che debbo abbandonare la Congregazione che gode della protezione

particolare di Maria. In questa lotta è trascorsa la meditazione e la prima Santa Messa.

Durante la seconda S. Messa ho pregato così la Madre Santissima: « O Maria, è difficile per

me staccarmi dalla Congregazione che è sotto il Tuo speciale patrocinio ». All'improvviso

vidi la Santissima Vergine indicibilmente bella, che dall'altare si avvicinò a me, al Mio

inginocchiatoio. Mi strinse a Sé e mi disse queste parole: « Vi sono Madre per l'infinita

Misericordia di Dio. L'anima che mi è più cara è quella che compie fedelmente la

volontà di Dio ». Mi fece comprendere che ho eseguito fedelmente tutti i desideri di Dio e

per questo ho trovato grazia ai Suoi occhi. « Sii coraggiosa; non temere gli ostacoli ingannevoli, ma considera attentamente la Passione di Mio Figlio

ed in questo modo vincerai ». Adorazione notturna. Mi sentivo molto male e mi

sembrava che non avrei potuto andare all'adorazione, ma ci misi tutta la forza della volontà

e, benché fossi caduta nella cella, non badai a quello che mi doleva, avendo davanti agli

occhi la Passione di Gesù. Quando giunsi in cappella ebbi la comprensione interiore di

quanto sia grande la ricompensa che Iddio ci prepara, non solo per le buone azioni, ma

anche per il desiderio sincero di compierle. Che grande grazia di Dio è questa! Oh, come è

dolce lavorare con sacrificio per Iddio e per le anime! Non voglio riposare durante la

battaglia, ma combatterò fino all'ultimo soffio di vita per la gloria del mio Re e Signore. Non

deporrò la spada finché non mi prenderà davanti al Suo trono; non temo i colpi poiché il

mio scudo è Dio. Il nemico deve aver paura di noi, non noi del nemico. Satana vince solo i

superbi e vili, poiché gli umili posseggono la forza. Nulla confonde né spaventa un'anima

umile. Ho indirizzato il mio volo verso l'ardore stesso del sole e nulla riuscirà a farmelo

abbassare. L'amore non si lascia incatenare, è libero come una regina; l'amore giunge fino

a Dio. Una volta, dopo la S. Comunione, udii queste parole: "Tu sei la nosrra dimora". In

quell'istante avvertii nell'anima la presenza della SS.ma Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo.

Mi sentivo il tempio di Dio. Sento che sono figlia del Padre. Non so dare spiegazione di

tutto, ma lo spirito lo comprende bene. O bontà infinita, come Ti abbassi fino ad una

misera creatura! Se le anime vivessero nel raccoglimento, Iddio farebbe subito sentir loro la

Sua voce, poiché la dissipazione soffoca la parola del Signore. Una volta il Signore mi disse:

« Perché hai paura e tremi, quando sei unita a Me? Non Mi piace un'anima

soggetta ad inutili paure. Chi oserebbe toccarti quando sei con Me? L'anima che

Mi è più cara è quella che crede fermamente nella Mia bontà ed ha piena fiducia

in Me: le ricambio la Mia fiducia e le do tutto quello che chiede». Una volta il

Signore mi disse: « Figlia Mia, prendi le grazie che gli uomini disprezzano;

prendine quante riesci a portarne ». In quell'istante la mia anima venne inondata

dall'amore di Dio. Sento che sono unita al Signore così strettamente che non riesco a

trovare un termine col quale poter definire bene quest'unione; inoltre sento che tutto ciò

che Dio ha, tutti i beni ed i tesori, sono miei, sebbene non mi occupi molto di essi, poiché

mi basta Lui solo. In Lui vedo tutto; all'infuori di Lui: nulla. Non cerco la felicità all'infuori

dell'intimo, dove dimora Iddio. Gioisco di Dio nel mio intimo; qui dimoro continuamente con

Lui; qui avviene il mio rapporto più familiare con Lui; qui con Lui dimoro sicura; qui non

giunge occhio umano. La Santissima Vergine mi incoraggia a trattare così con Dio. Quando

mi colpisce qualche sofferenza, ora non mi procura più amarezza, né le grandi consolazioni

mi esaltano; si sono impadronite di me la serenità e l'equilibrio dello spirito, che deriva dalla

conoscenza della verità. Che m'importa vivere circondata da cuori ostili, quando ho la

pienezza della felicità nella mia anima? Oppure a cosa può giovarmi il favore del cuore degli

altri, se non posseggo nel mio intimo Iddio? Quando ho Dio nel mio intimo, chi potrà in

qualche modo danneggiarmi?

+ G.M.G. Wilno, 12.VIII.1935. ESERCIZI SPIRITUALI DI TRE GIORNI. La sera del giorno

precedente gli esercizi spirituali, durante l'assegnazione serale dei punti della meditazione,

udii queste parole: « Durante questi esercizi spirituali ti parlerò per bocca di

questo sacerdote, al fine di rassicurarti e rafforzarti sulla veridicità delle parole

che ti rivolgo nel profondo dell'anima. Sebbene gli esercizi spirituali li facciano

tutte le suore, tuttavia ho un riguardo particolare per te, per rafforzarti e

toglierti ogni paura di fronte a tutte le contrarietà che ti attendono. Ascolta

perciò attentamente le sue parole e meditale nel profondo dell'anima». Oh! come

restai stupita, dato che tutto quello che il padre diceva sull'unione con Dio e sugli

impedimenti a tale stretta unione, io l'avevo vissuto alla lettera nell'anima e l'avevo

ascoltato da Gesù, che mi parla nel profondo dell'anima. La perfezione consiste in questa

stretta unione con Dio. Nella meditazione delle dieci, il Padre parlò della Misericordia di Dio

e della bontà di Dio verso di noi. Disse che, se si esamina la storia del genere umano, si

vede ad ogni passo la grande bontà di Dio. Tutti gli attributi di Dio come l'onnipotenza,

la sapienza, contribuiscono a rivelarci quest'unico attributo, che è il più grande, cioè la

bontà di Dio. La bontà divina è il più grande artributo di Dio. Tuttavia molte anime che

tendono alla perfezione non conoscono questa grande bontà di Dio. Tutto quello che il

Padre ha detto durante questa meditazione sulla bontà di Dio, corrispondeva a tutto quello

che Gesù aveva detto a me e si riferiva strettamente alla festa della Misericordia. Adesso in

verità ho compreso chiaramente quello che il Signore mi aveva promesso e non ho più

alcun dubbio: la parola di Dio è chiara ed evidente. Durante tutto il tempo della

meditazione vidi Gesù sull'altare, in veste bianca, che teneva in mano il mio quaderno, nel

quale sto scrivendo queste cose. Durante tutta la meditazione sfogliò le pagine del

quaderno e taceva; il mio cuore però non riuscì a sopportare l'ardore che si era acceso nella

mia anima. Nonostante gli sforzi della volontà per dominarmi e non far sapere a quelli che

mi stavano attorno ciò che avveniva nella mia anima, verso la fine della meditazione, sentii

che ero completamente fuori di me. Ad un tratto il Signore mi disse: « In questo

quaderno non hai scritto tutto sulla Mia bontà verso gli uomini; desidero che non

tralasci nulla. Desidero che il tuo cuore si consolidi in una completa tranqaillità

». O Gesù, il mio cuore si arresta quando penso a tutto quello che fai per me. Ti ammiro,

Signore, perché Ti abbassi fino alla misera anima mia. Che sistemi impensabili usi per

convincermi! È la prima volta in vita mia che faccio un corso di esercizi spirituali di questo

genere; comprendo in modo particolare e chiaro ogni parola del Padre, dato che tutto

questo l'ho vissuto prima nella mia anima. Ora vedo che Gesù non lascia nel dubbio

un'anima che Lo ama sinceramente. Gesù desidera che l'anima, che tratta con Lui nel modo

più stretto, sia pienamente tranquilla, nonostante le sofferenze e le contrarietà. Comprendo

bene ora che ciò che unisce nel modo più stretto un'anima a Dio è il rinnegamento di sé,

cioè l'unione della nostra volontà alla volontà di Dio. Ciò rende l'anima libera, facilita un

profondo raccoglimento dello spirito, rende leggere tutte le pene della vita e dolce la morte.

Gesù mi ha detto che se avrò qualche dubbio su quanto si riferisce alla festa od anche in

merito alla fondazione della Congregazione «come pure su qualunque cosa di quello

che ti ho detto nel profondo dell'anima, ti risponderò suhito per bocca di quel

sacerdote ». Durante la meditazione sull'umiltà, mi era ritornato il vecchio dubbio, che

un'anima così misera come la mia, non poteva realizzare il compito, che il Signore esigeva.

Mentre io rimuginavo su questo dubbio, il sacerdote che ci predicava gli esercIzi, interruppe

l'argomento e disse proprio quello che riguardava il mio dubbio, cioè che Dio sceglie in

prevalenza come strumenti, per realizzare le Sue opere più grandi, le anime più deboli e più

semplici. « E questa è una verità incontestabile; guardiamo infatti chi ha scelto per apostoli

oppure esaminiamo la storia della Chiesa, e vedremo che grandi opere hanno compiuto

anime che erano le meno adatte a ciò, perché proprio in questo le opere di Dio si rivelano

come tali». Quando il dubbio mi scomparve completamente, il sacerdote ritornò sul tema

dell'umiltà. Gesù, come al solito durante ogni predica, stava sull'altare e non mi disse nulla,

ma col Suo sguardo penetrò amabilmente la mia povera anima, che non ebbe più alcuna

scusa. Gesù, vita mia, sento bene che mi stai cambiando in Te, nel segreto dell'anima, dove

i sensi scorgono ben poco. O mio Salvatore, nascondimi tutta nel profondo del Tuo Cuore e

difendimi coi Tuoi raggi da tutto ciò che m'allontana da Te. Ti prego, Gesù, fa' che questi

due raggi, che sono usciti dal Tuo misericordiosissimo Cuore, rafforzino continuamente la

mia amma.

AL MOMENTO DELLA CONFESSIONE. Il confessore mi domandò se in quel momento

c'era Gesù e se Lo vedevo. « Sì, c'è e Lo vedo ». Mi ordinò di chiedere informazioni su certe

persone. Gesù non mi rispose nulla, ma guardò verso di lui. Però, finita la confessione,

mentre facevo la penitenza, Gesù mi disse queste parole: «Va' e confortalo da parte

Mia » Pur non comprendendo il significato di queste parole, ripetei immediatamente ciò

che Gesù mi aveva ordinato di dire. Per tutto il periodo degli esercizi, fui continuamente in

contatto con Gesù e trattai con Lui intimamente con tutta la forza del mio cuore. Il giorno

della rinnovazione dei voti. All'inizio della santa Messa vidi come al solito Gesù che ci

benedisse ed entrò nel Tabernacolo. Ad un tratto vidi la Madonna con una veste bianca, un

manto azzurro e col capo scoperto, che dall'altare venne verso di me, mi toccò con le Sue

mani, mi copri col Suo manto e mi disse: « Offri questi voti per la Polonia. Prega per

essa ». 15.VIII.35.

La sera dello stesso giorno sentii nell'anima una grande nostalgia di Dio. In questo

momento non Lo vedo con gli occhi del corpo, come nel passato, ma Lo sento e non

comprendo. Ciò mi procura una nostalgia ed una pena indescrivibile. Muoio dal desiderio di

possederLo, per immergermi in Lui per l'eternità. il mio spirito tende verso di Lui con tutte

le forze; non c'è nulla al mondo che possa consolarmi. O amore eterno, ora comprendo in

quali stretti rapporti di intimità era il mio cuore con Te. Infatti che cosa mai potrà

soddisfarmi in cielo o in terra all'infuori di Te, o mio Dio, in Te è annegata la mia anima.

Quando una sera guardai il cielo dalla mia cella e vidi un firmamento stupendo, disseminato

di stelle e la luna, ad un tratto entrò nella mia anima una inconcepibile fiamma d'amore

verso il mio Creatore. Non riuscendo a sopportare la nostalgia che era aumentata nella mia

anima per Lui, caddi con la faccia a terra umiliandomi nella polvere. Lo adorai per tutte le

Sue creature, e quando il mio cuore non riuscì a sopportare quello che avveniva in lui,

scoppiai in un pianto dirotto. Allora il mio Angelo Custode mi toccò e mi disse queste

parole: « Il Signore mi ordina di dirti che ti alzi da terra ». Lo feci immediatamente, ma la

mia anima non venne consolata. La nostalgia di Dio mi prese ancora di più. Un giorno in cui

ero all'adorazione ed il mio spinto era quasi in agonia per la nostalgia di Lui e non riuscivo a

trattenere le lacrime, all'improvviso vidi uno spirito che era di una grande bellezza, che mi

disse queste parole: « Non piangere, dice il Signore ». Dopo un attimo domandai: « Tu chi

sei?». Ed egli mi rispose: « Sono uno dei sette spiriti che stanno giorno e notte davanti al

trono di Dio e L'adorano senza posa ». Tuttavia quello spirito non alleviò la mia nostalgia,

ma suscitò in me una maggior nostalgia di Dio. Quello spirito non mi lascia un istante, mi

segue ovunque. Il giorno dopo, durante la S. Messa, prima dell'elevazione, quello spinto

cominciò a cantare queste parole: « Santo, Santo, Santo ». La sua voce era come se

equivalesse a migliaia di voci, impossibile descriverla. Ad un tratto il mio spirito venne unito

a Dio; in un attimo vidi l'inconcepibile grandezza e santità di Dio e nello stesso tempo

conobbi la nullità che io sono in me stessa. Conobbi in maniera più evidente di qualsiasi

altra volta le Tre Persone Divine: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Tuttavia la loro

essenza è una, come pure l'uguaglianza e la maestà. La mia anima è in rapporti di intimità

con le Tre Persone, ma non riesco ad esprimere ciò a parole, però l'anima lo comprende

bene. Chiunque è unito con una di queste tre Persone, per ciò stesso è unito con tutta la

Santissima Trinità, poiché la loro unità è indivisibile. Questa visione, cioè questa conoscenza

mi riempì l'anima di una felicità inimmaginabile, per il fatto che Dio è così grande. Quello

che ho descritto qui non l'ho visto con gli occhi, come in passato, ma in una visione

interiore, in modo puramente spirituale ed indipendente dai sensi. Questo durò fino alla fine

della S. Messa. Ora questo mi capita spesso e non solo in cappella, ma anche durante il

lavoro e quando meno me l'aspetto. Quando il nostro confessore partì io in quel periodo mi

confessai dall'arcivescovo. Quando gli svelai la mia anima, ottenni questa risposta: « Figlia

mia, armati di tanta pazienza. Se queste cose vengono da Dio, prima o poi raggiungeranno

il loro risultato e ti dico di stare assolutamente tranquilla. Io, figlia mia, ti comprendo bene

in queste cose. Ma ora per quanto concerne l'abbandono della Congregazione e l'idea di

un'altra, a questo proprio non devi nemmeno pensarci, poiché sarebbe una grave

tentazione interiore ». Finita la confessione, dissi a Gesù: « Per ché mi ordini di eseguire

queste cose e non mi dai la possibilità di portarle a termine? ». All'improvviso, dopo la S.

Comunione, vidi Gesù nella stessa cappella dove mi ero confessata, con lo stesso aspetto

con il quale sta dipinto su quell'immagine. Il Signore mi disse: « Non essere triste. Gli

farò capire le cose che esigo da te ». Quando stavamo per uscire, I l'arcivescovo era

molto occupato, ma ci fece dire dì tornare indietro e di attendere un momento. Quando

tornammo di nuovo nella cappella, udii nell'anima queste parole: « Digli quello

che hai visto in questa cappella ». In quel preciso momento entrò l'arcivescovo e ci

chiese se avevamo qualche cosa da dirgli. Tuttavia, benché avessi l'ordine di parlare, non

mi fu possibile, perché ero in compagnia di una consorella. Ancora una parola dalla santa

confessione: « Quella di impetrare la Misericordia per il mondo, è un'idea grande e bella.

Sorella, preghi molto per chiedere Misericordia per i peccatori, ma lo faccia nel suo

convento».

IL GIORNO DOPO, VENERDI 13.IX.1935. La sera, mentre ero nella mia cella, vidi un

Angelo che era L’esecutore dell'ira di Dio. Aveva una veste chiara ed il volto risplendente;

una nuvola sotto i piedi e dalla nuvola uscivano fulmini e lampi che andavano nelle sue

mani e dalle sue mani partivano e colpivano la terra. Quando vidi quel segno della collera di

Dio che doveva colpire la terra ed in particolare un certo luogo, che per giusti motivi non

posso nominare, cominciai a pregare l'Angelo, perché si fermasse per qualche momento ed

il mondo avrebbe fatto penitenza. Ma la mia invocazione non ebbe alcun risultato di fronte

allo sdegno di Dio. In quel momento vidi la Santissima Trinità. La grandezza della Sua

Maestà mi penetrò nel profondo e non osai ripetere la mia invocazione. In quello stesso

istante sentii che nella mia anima c'era la forza della grazia di Gesù. Quando ebbi la

consapevolezza di tale grazia, nello stesso momento venni rapita davanti al Trono di Dio.

Oh! quanto è grande il Signore e Dio nostro ed incomprensibile la Sua santità. Non cercherò

nemmeno di descrivere tale grandezza, poiché fra non molto Lo vedremo tutti quale Egli è.

Cominciai a implorare Dio per il mondo con parole che si udivano interiormente. Mentre

pregavo così vidi l'impotenza dell'Angelo che non poté compiere la giusta punizione, che era

equamente dovuta per i peccati. Non avevo ancora mai pregato con una tale potenza

interiore come allora. Le parole con le quali ho supplicato Dio sono le seguenti: « Eterno

Padre, Ti offro il Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo

Figlio e Nostro Signore Gesù Cristo, per i peccati nostri e del mondo intero; per

la Sua dolorosa Passione, abbi misericordia di noi ». La mattina del giorno dopo,

mentre entravo nella nostra cappella, udii interiormente queste parole: « Ogni volta che

entri nella cappella, recita subito la preghiera che ti ho insegnato ieri ». Appena

recitai quella preghiera, udii nell'anima queste parole: « Questa preghiera serve a

placare la Mia ira. La reciterai per nove giorni con la comune corona del rosario

nel modo seguente: prima reciterai il Padre Nostro, l'Ave Maria ed il Credo; poi

sui grani del Padre Nostro, dirai le parole seguenti: Eterno Padre, io Ti offro il

Corpo e il Sangue, l'Anima e la Divinità del Tuo dilettissimo Figlio e Nostro

Signore Gesù Cristo in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.

Sui grani delle Ave Maria reciterai le parole seguenti: Per la Sua dolorosa

Passione abbi misericordia di noi e del mondo intero. Infine reciterai tre volte

queste parole: Santo Dio, Santo Forte, Santo Immortale: abbi pietà di noi e del

mondo intero ». Il silenzio è una spada nella lotta spirituale; non raggiungerà mai la

santità un'anima ciarliera. Questa spada del silenzio reciderà nettamente tutto ciò che

volesse attaccarsi all'anima. Siamo sensibili alle parole ed intendiamo rispondere subito con

sensibilità, e non consideriamo se sia volontà di Dio che noi rispondiamo. L'anima silenziosa

è forte; nessuna avversità le reca danno, se persevera nel silenzio. L'anima silenziosa è

idonea alla più profonda unione con Dio; essa vive quasi di continuo sotto il soffio dello

Spirito Santo. In un'anima silenziosa Iddio opera senza impedimenti. O mio Gesù, Tu sai,

Tu solo sai bene che il mio cuore non conosce altro amore all'infuori di Te. Tutto il mio

amore verginale è annegato in Te, o Gesù, per l'eternità. Sento bene come il Tuo Sangue

Divino circola nel mio cuore; non c'è alcun dubbio che col Tuo Sangue Preziosissimo è

entrato nel mio cuore il Tuo purissimo amore. Sento che dimori in me col Padre e lo Spirito

Santo, o meglio sento che io vivo in Te, o Dio inimmaginabile. Sento che mi sciolgo in Te

come una goccia nell'oceano. Sento che sei all'esterno e nelle mie viscere; sento che sei in

tutto ciò che mi circonda, in tutto ciò che mi capita. O Dio mio, Ti ho conosciuto nell'intimo

del mio cuore e Ti ho amato sopra ogni cosa, sopra qualunque cosa esista in terra o

in cielo. I nostri cuori si comprendono a vicenda e nessuno intende ciò. Seconda

confessione dall'Arcivescovo: « Sappi, figlia mia, che se questa è volontà di Dio, prima o poi

si realizzerà, poiché la volontà di Dio si deve compiere. Ama Dio nel tuo cuore; abbi...

[Frase rimasta incompiuta].

29.IX. Festa di San Michele Arcangelo. Sono rimasta intimamente unita a Dio. La Sua

presenza mi penetra nel profondo e mi riempie di serenità, di gioia e di stupore. Dopo quei

momenti di preghiera sono piena di forza, di un coraggio misterioso nell'affrontare le

sofferenze e la lotta; nulla mi spaventa, anche se il mondo intero fosse contro di me. Tutte

le contrarietà sfiorano la superficie, ma non hanno adito all'intimo, poiché lì dimora Iddio

che mi dà forza, che mi riempie. Tutte le insidie dei nemici si infrangono contro il Suo

sgabello. Iddio mi sostiene con la Sua potenza nei momenti di unione. La Sua potenza mi

viene trasmessa e mi rende capace di amarlo. L'anima non perviene mai a ciò con le

proprie forze. All'inizio di questa grazia interiore ero piena di paura, e cominciai a

controllarmi, cioè a lasciarmi guidare dalla paura; ma ben presto il Signore mi fece

conoscere quanto ciò non Gli piacesse. Ed anche questo lo decise Lui stesso, mia quiete.

Quasi ogni solennità della santa Chiesa mi procura una più profonda conoscenza di Dio ed

una grazia particolare; per questo mi preparo ad ogni solennità e mi unisco strettamente

allo spirito della Chiesa. Che gioia essere una figlia fedele della Chiesa! Oh! quanto amo la

santa Chiesa e tutti coloro che vivono in essa; guardo a loro, come a membra vive di Cristo,

che è il loro capo. M'infiammo d'amore con quelli che amano; soffro con quelli che soffrono;

mi consumo dal dolore osservando i tiepidi e gli ingrati; allora mi sforzo di avere un tale

amore verso Dio da compensarlo per quelli che non Lo amano, che ripagano il loro

Salvatore con nera ingratitudine. O mio Dio, sono consapevole della mia missione nella

santa Chiesa. Il mio impegno continuo è quello di impetrare la Misericordia per il mondo. Mi

unisco strettamente a Gesù e mi offro come vittima che implora per il mondo. Iddio non mi

negherà nulla, quando L'invocherò con la voce di Suo Figlio. il mio sacrificio è niente per se

stesso, ma quando l'unisco al sacrificio di Gesù Cristo, diviene onnipotente ed ha la forza di

placare lo sdegno di Dio. Iddio ci ama nel Figlio Suo. La dolorosa Passione del Figlio di Dio

è una continua invocazione che attenua la collera di Dio. O Dio, quanto desidero che Ti

conoscano le anime e che sappiano che le hai create per un amore incomparabile. O mio

Creatore e Signore, sento che rimuoverò il velo del cielo, affinché la terra non dubiti della

Tua bontà. Fa' di me, o Gesù, una vittima gradita e pura davanti al Volto del Padre Tuo. O

Gesù, Tu che puoi tutto, trasforma me misera e peccatrice in Te e consegnami al Tuo

Eterno Padre. Desidero diventare una vittima sacrificale davanti a Te, ma essere davanti

agli uomini una normale ostia. Desidero che il profumo del mio sacrificio sia noto soltanto a

Te, o Dio eterno. In me arde un desiderio inestinguibile d'implorare da Te Misericordia;

sento e comprendo che questo è il mio compito qui e nell'eternità. Tu stesso d'altronde mi

hai ordinato dì parlare della tua grande Misericordia e bontà. In un dato momento ho

compreso quanto non piaccia a Dio un'azione anche la più lodevole, se non ha il sigillo della

retta intenzione. Tali azioni spingono Dio più che alla ricompensa, al castigo. Che nella

nostra vita ce ne siano il meno possibile, anzi nella vita religiosa non ce ne dovrebbero

essere affatto. Con identica disposizione accetto la gioia come la sofferenza, la lode come

l'umiliazione. Ricordo che sia l'una che l'altra sono passag gere. Cosa m'importa di quello

che dicono di me? Da tempo ormai ho rinunciato a tutto ciò che riguarda la mia persona. il

mio nome è ostia, cioè vittima, non a parole, ma nei fatti, nell'annientamento di me stessa,

per essere simile a Te sulla croce, o buon Gesù e mio Maestro. O Gesù, quando vieni a me

nella S. Comunione Tu, che Ti sei degnato dimorare assieme al Padre ed allo Spirito Santo

nel piccolo cielo del mio cuore, procuro per tutto il giorno di tenerTi compagnia, non

lasciandoTi solo nemmeno un istante; benché io sia in compagnia di altra gente, o assieme

alle educande, il mio cuore è sempre unito a Lui. Quando riposo Gli offro ogni palpito del

mio cuore; quando mi sveglio, m'immergo in Lui senza dire una parola. Quando mi sveglio,

adoro un momento la Santissima Trinità e la ringrazio d'essersi degnata di concedermi un

altro giorno ancora e per il fatto che si ripete ancora in me il mistero dell'Incarnazione del

Figlio Tuo, perché ancora una volta si ripete davanti ai miei occhi la Tua dolorosa Passione.

Cerco allora di facilitare a Gesù il passaggio attraverso me, per giungere alle anime degli

altri. Con Gesù vado ovunque; la Sua presenza mi segue dappertutto. Nelle sofferenze sia

dell'anima che del corpo procuro di mantenere il silenzio, poiché è allora che il mio spirito

acquista la forza che gli deriva dalla Passione di Gesù. Ho continuamente davanti agli occhi

il Suo Volto oltraggiato e sfigurato, il Suo Cuore divino trafitto dai nostri peccati e

specialmente dall'ingratitudine delle anime elette. Doppio avvertimento, perché mi prepari

alle sofferenze che mi attendono a Varsavia. il primo avvertimento è stato interiore attraverso

una voce udita; il secondo è avvenuto durante la S. Messa. Prima dell'elevazione vidi

Gesù crocifisso, che mi disse: « Preparati alla sofferenza ». Ringraziai il Signore di

avermi avvertito e Gli dissi: « Non soffrirò certamente più di Te, mio Salvatore ». Tuttavia

mi preoccupai della cosa e mi fortificai con la preghiera e con piccole sofferenze, per essere

pronta a sopportarne di maggiori, quando giungeranno.

19.X.35. Partenza da Wilno per Cracovia per gli esercizi spirituali dì otto giorni. Venerdì

sera durante il rosario, mentre pensavo al viaggio dell'indomani ed all'importanza della

questione che dovevo sottoporre a Padre Andrasz, fui presa dalla paura vedendo

chiaramente la mia miseria ed inettitudine e la grandezza dell'opera di Dio. Schiacciata da

tale sofferenza, mi rimisi alla volontà del Signore. In quel momento vidi Gesù vicino al mio

inginocchiatoio, con una veste chiara, che mi disse queste parole: «Perché hai paura di

compiere la Mia volontà? Forse non ti aiuterò come ho fatto finora? Ripeti ogni

Mia richiesta davanti a coloro che Mi sostituiscono in terra e fa' solo quello che ti

ordinano ». In quel momento una forza entrò nella mia anima. La mattina del giorno dopo

vidi l'Angelo Custode, che mi tenne compagnia nel viaggio fino a Varsavia. Quando

entrammo nella portineria, scomparve. Quando passammo accanto alla piccola cappellina,

per andare a salutare le Superiore, in un attimo s'impadronì di me la presenza di Dio ed il

Signore mi riempì del fuoco del Suo amore. In tali momenti conosco sempre meglio la

grandezza della Sua Maestà. Quando salimmo in treno a Varsavia diretti a Cracovia, vidi di

nuovo accanto a me il mio Angelo Custode, che pregava contemplando Iddio ed il mio

pensiero andava dìetro a lui. Quando giungemmo alla porta del convento, scomparve.

Quando entrai nella cappella, fui nuovamente investita dalla Maestà di Dio; mi sentii tutta

sprofondata in Dio, tutta immersa e compenetrata in lui, vedendo quanto ci ama il Padre

Celeste. Oh! quale grande felicità proviene alla mia anima dalla conoscenza di Dio, della

vita di Dio. Desidero dividere questa felicità con tutti gli uomini, non posso tener chiusa tale

felicità solo nel mio cuore, poiché i suoi raggi m’infiammano e mi fanno scoppiare il petto e

le viscere. Voglio attraver sare il mondo intero e parlare alle anime della grande Misericordia

di Dio. O sacerdoti, aiutatemi in questo, usate le espressioni più forti sulla Sua Misericordìa,

poiché tutto è troppo blando, per indicare quanto è misericordioso.

+ GMG Cracovia 20.X.35. ESERCIZI SPIRITUAKLI DI OTTO GIORNI. Dio eterno, la

bontà stessa, la cui Misericordia non può essere compresa da nessuna mente né umana né

angelica, aiuta questa Tua povera figliola a compiere la Tua santa volontà come Tu stesso

me la fai conoscere. Non desidero altro se non compiere il volere di Dio. Ecco, Signore, hai

la mia anima ed il mio corpo, la mente e la volontà, il cuore e tutto il mio amore. Disponi di

Te secondo i Tuoi eterni disegni. Dpo la S. Comunione la mia anima fu di nuovo inondata

dall’amore di Dio. Gioisco della sua grandezza. Qui vedo che evidenzia la sua volontà che

debbo compiere e nello stesso tempo vedo la mia debolezza e la mia miseria. Vedo che

senza il Suo aiuto non posso far nulla.

NEL SECONDO GIORNO DEGLI ESERCIZI. Quando dovevo andare in parlatorio dal Padre

Andrasz, ebbi paura per il fatto che dopotutto il segreto esiste solo in confessionale; era un

timore infondato. La Madre Superiora con due parole mi tranqulllzzò. Ma quando entrai

nella cappella, sentiì nell'anima queste parole: « Desidero che di fronte al Mio

sostiluto tu sia sincera e semplice come una bambina, così come sei con

Me, altrimenti ti abbandonerò e non tratterò più intimamente con te ». Per la

verità Dio mi concesse la grande grazia di una completa fiducia, e terminato il colloquio,

Iddio mi fece la grazia di una grande serenità e di tanta luce in merito agli argomenti

trattati. O Gesù, luce eterna, illumina il mio intelletto, rafforza la mia volontà ed infiamma il

mio cuore. Resta con me come mi hai promesso, poiché senza dì Te sono nulla. Tu sai, o

Gesù mio, quanto io sia debole, non ho certamente bisogno di dirtelo, poiché Tu stesso sai

molto bene quanto io sia misera. In Te sta tutta la mia forza.

IL GIORNO DELLA CONFESSIONE. Fin dalla mattina cominciai a sperimentare una lotta

interiore così accanita, quale non avevo ancora mai provato. Il completo abbandono da

parte di Dio; sentivo il peso di tutta la mia debolezza; mi opprimevano questi pensieri:

perché dovrei abbandonare questo convento nel quale sono benvoluta dalle consorelle e

dalle Superiore e dove la vita è così tranquilla? Sono legata da voti perpetui e compio i miei

impegni con facilità. Perché dovrei ascoltare la voce della coscienza; perché seguire

fedelmente l'ispirazione? Chi sa da chi proviene? Non farei meglio a comportarmi come

tutte le altre Suore? Forse si possono soffocare le parole del Signore, non facendovi caso.

Forse Iddio non ne terrà conto nel giorno del giudizio. Dove mi conduce questa voce

interiore? Se la seguo, quali tremende tribolazioni, sofferenze e contrarietà mi aspettano?

Ho paura del futuro e nel presente sto agonizzando. Questa sofferenza durò tutto il giorno

con una tensione uniforme. Verso sera, quando mi accostai alla santa confessione,

nonostante mi fossi preparata in precedenza, non potei confessarmi completamente.

Ricevetti l'assoluzione e me ne andai dal confessionale non sapendo quello che mi

succedeva. Quando andai a riposare, la sofferenza crebbe fino al massimo grado o

piuttosto si tramutò in un fuoco che, come un fuimine penetrò in tutte le facoltà della mia

anima, fino al midollo delle ossa, fino alla più segreta cellula del cuore. In un simile stato dì

sofferenza, non riuscivo a decidermi a far nulla: « Signore, sia fatta la Tua volontà ». Ma in

certi momenti non riuscivo nemmeno a pensare questo. Per la verità uno spavento

tremendo mi stava soffocando e mi stava lambendo un fuoco infernale. Sui fare del mattino

regnò la calma e le sofferenze scomparvero in un batter d'occhio, ma mi sentivo così

tremendamente stremata che non rinscivo a fare il più piccolo movimento. Poco alla volta

mi ritornarono le forze mentre parlavo con la Madre Superiora. Però Dio solo sa come mi

son sentita per tutta la giornata. O Verità Eterna, o Verbo Incarnato, che hai compiuto la

volontà del Padre Tuo nella maniera più fedele, ecco oggi divento martire delle Tue

ispirazioni, poiché non le posso eseguire, dato che non ho la mia volontà, nonostante che io

conosca in modo chiaro la Tua santa volontà interiormente, tuttavia mi sottopongo in tutto

alla volontà dei Superiori e del confessore. Perciò io la compirò per quel tanto che Tu mi

permetterai di compieria tramite il Tuo sostituto. O mio Gesù, mi dispiace ma antepongo la

voce della Chiesa a quella con cui parli a me.

DOPO LA SANTA COMUNIONE. Ho visto Gesù come al solito che mi ha detto queste

parole: «Appoggia il tuo capo sulla Mia spalla e riposati e prendi forza. Io sono

sempre con te. Parla all'amico del Mio cuore; digli che Mi servo di creature così

deboli per compiere le Mie opere ». Subito dopo il mio spirito venne rinvigorito da una

forza singolare. « Digli, che gli ho fatto conoscere la tua debolezza in confessione,

in modo che sapesse chi sei per te stessa ». Ogni lotta sostenuta valorosamente mi

procura gioia, tranquillità, luce, esperienza e coraggio per l'avvenfre, onore e gloria a Dio

ed a me la ricompensa finale.

OGGI E’ LA FESTA DI CRISTO RE. Durante la S. Messa ho pregato fervorosamente

perché Gesù sia il Re dì tutti i cuori, perché la grazia dì Dio brilli in ogni anima. Ad un tratto

ho visto Gesù come è dipinto nell'immagine e mi ha detto queste parole: « Figlia Mia, Mi

rendi la più grande gloria, adempiendo i Miei desideri ». Oh, quanto è grande la Tua

bellezza, o Gesù, mio Sposo! O fiore vivo e vivificante, in cui è racchiusa la rugiada che dà

la vita alle anime assetate. In Te è immersa la mia anima. Tu solo sei oggetto delle mie

aspirazioni e dei miei desideri. Uniscimi nel modo più intimo a Te, al Padre ed allo

SpIrito Santo. Possa io vivere e morire in Te! Solo l'amore ha un significato; esso innalza le

nostre più piccole azioni verso l'infinito. O mio Gesù, io in verità non saprei vivere senza di

Te. Il mio spirito si è fuso col Tuo. Nessuno comprende bene questo: occorre prima vivere

di Te, per conoscerTi negli altri. Cracovia, 25.X.35. PROPOSITI DOPO GLI ESERCIZI

SPIRITUALI. Non far nulla, senza il permesso del confessore e l'accordo dei superiori, in

tutto, ma specialmente nelle ispirazioni e richieste del Signore. Tutti i momenti liberi li

trascorrerò con l'Ospite Divino nel mio intimo; cercherò dì mantenere il silenzio interiore ed

esteriore, in modo che Gesù possa riposare nel mio cuore. Il mio riposo più gradito sta nel

servire le consorelle e nella disponibilità verso dì loro. Dimenticare me stessa e pensare a

quello che può far piacere alle consorelle. Qualunque osservazione mi venga fatta, non

addurrò spiegazioni né giustificazioni; permetterò che mi giudichi chiunque abbia piacere di

farlo. Ho un solo Confidente, al Quale svelerò tutto ed è Gesù-Eucaristia ed in sostituzioni di

Lui, il confessore. In tutte le tribolazioni sia dell'anima che del corpo, nelle tenebre,

nell'abbandono, tacerò come una colomba, senza lamentarmi. Mi annienterò ogni momento

come una vittima ai Suoi piedì, per impetrare Misericordia per le povere anime. Tutto il mio

nulla affonda nel mare della Tua Misericordia; con la fiducia di un bambino mi getto fra le

Tue braccia, o Padre dì Misericordia, per ricompensarTi della diffidenza di tante anime, che

hanno paura dì confidare in Te. Oh, quanto è piccolo il numero delle anime, che Ti

conoscono veramente! Oh, come desidero ardentemente che la festa della Misericordia sia

conosciuta dalle anime! La Misericordia è il coronamento delle Tue opere; Tu predisponi

tutto con la sensibilità della più tenera delle Madri.

+ G.M.G. Cracovia, 27.X.1933 PADRE ANDRASZ. CONSIGLI SPIRITUALI. « Non far

nulla senza il consenso dei superiori. Su questa questione occorre riflettere bene e pregare

molto. In queste cose bisogna essere molto prudenti, poiché lei, sorella, qui ha la volontà di

Dio certa ed evidente, poiché è unita a questo ordine coi voti e per di più perpetui. Quindi

non ci debbono essere dubbi, e quello che lei sente interiormente sono solo lampi che

l'invitano a fondare qualche cosa. Iddio può fare spostamenti, ma queste cose avvengono

molto di rado. Finché lei non otterrà una conoscenza più evidente, non affrettarsi. Le opere

di Dio procedono piano; se sono da Dio, si conoscerà chiaramente e se no, andranno in

fumo e lei obbedendo, non sbaglia. Ma parlare sinceramente di tutto col confessore ed

ascoltarlo ciecamente. Ora a lei, sorella, non rimane altro da fare che accettare la

sofferenza fino al tempo del chiarimento, cioè fino alla soluzione di questo problema. Lei è

in una buona disposizione d'animo relativamente a queste cose; continui ad essere così,

piena di semplicità e di spirito d'obbedienza. Questo è un buon segno. Se lei continuerà in

questa disposizione d'animo, Iddio non permetterà che lei vada fuori strada. Per quanto è

possibile, tenersi lontano da queste cose; ma se ciò nonostante capitano, accertarle con

tranquillltà, non aver paura di nulla. Lei è in buone mani, nelle mani di Dio che è tanto

buono. In tutto quello che mi ha detto, non vedo alcuna illusione o incompatibilità con la

fede. Sono cose in sé buone; anzi sarebbe bene che ci fosse un gruppo di anime che

pregassero Dio per il mondo, poiché tutti abbiamo bisogno di preghiere. Lei ha un buon

direttore spirituale. Si attenga a quello che le dice e stia tranquilla. Sia fedele alla volontà di

Dio e l'adempia. In quanto al lavoro, faccia quello che le ordinano, come le ordinano, anche

se fosse il più umiliante e faticoso. Scelga sempre l'ultimo posto, ed allora le diranno:

venga più su ,'. Nell'animo ed in tutto il comportamento deve considerarsi l'ultima di tutta la

casa e di tutta la Congregazione. In tutto e sempre la più rigorosa fedeltà a Dio ». O mio

Gesù, desidero soffrire ed ardere del fuoco dell’amore in tutti gli avvenimenti della vita.

Sono tutta Tua, desidero inabissarmi in Te, o Gesù, desidero perdermi nella Tua divina

bellezza. Tu m'insegni, Signore, col Tuo amore, e penetri nel mio intimo come un raggio di

sole e trasformi le tenebre della mia anima nella Tua luce. Sento bene che vivo in Te, come

una minuscola scintilla ingoiata dall'incalcolabile incendio, in cui ardi, o impenetrabile

Trinità. Non esiste una gioia più grande dell'amore di Dio. Già su questa terra possiamo

pregustare la felicità degli abitanti del cielo con una stretta unione con Dio, misteriosa e

talvolta inconcepibile per noi. Si può ottenere la stessa grazia con la semplice fedeltà

dell'anima. Quando s'impadronisce di me un senso di svogliatezza e di noia per i miei

doveri, rifletto sui fatto che mi trovo nella casa del Signore, dove non c'è nulla di poco

conto, dove da quella mia azione di poco conto, eseguita con la mente rivolta al cielo, può

dipendere la gloria della Chiesa ed il profitto di più di un'anima, e perciò nella vita religiosa

non c'è nulla di poco conto. Per le avversità che sto sperimentando, mi rendo conto che il

tempo della lotta non è finito, mi armo di pazienza ed in questo modo vinco il mio

avversario. Non cerco da nessuna parte la perfezione per pura curiosità, ma penetro nello

spirlto dì Gesù e considero le Sue azioni, come sono descritte in breve nel Vangelo e, se

anche campassi mille anni, non riuscirei ad esaurire quanto in esso è contenuto. Quando le

mie intenzioni non vengono approvate anzi sono condannate, non me ne stupisco troppo;

so infatti che soltanto Iddio scruta nel mio cuore. La verità non perisce ed il cuore ferito col

tempo si tranqulllizza ed il mio spirito si fortifica nelle avversità. Non sempre ascolto quello

che mi dice il cuore, ma prego Dio che mi dia luce; quando sento in me l'equilibrio, allora

parlo di più. Il giorno della rinnovazione dei voti. La presenza dì Dio ha inondato la mia

anima. Durante la S. Messa ho visto Gesù, che mi ha detto queste parole: « Tu sei per Me

una grande gioia; il tuo amore e la tua umiltà fanno sì che abbandoni il trono del

cielo e Mi unisca a te. L'amore pareggia l'abisso che c'è fra la Mia grandezza e la

tua nullità ». L'amore m'inonda l'anima; sono immersa in un oceano d'amore; sento che

sto svenendo e mi perdo completamente in Lui. O Gesù, rendi il mio cuore simile al Tuo, o

meglio cambialo nel Tuo, in modo che riesca a sentire le necessità degli altri cuori e

soprattutto di quelli che soffrono e sono tristi; i raggi della Misericordia dimorino nel mio

cuore. Una sera, mentre camminavo nell'orto recitando il rosario, giunsi al cimitero, scostai

la porta e pregai per un momento e poi chiesi loro interiormente: « Siete veramente molto

felici? ». Immediatamente udii queste parole: « Siamo felici nella misura in cui abbiamo

fatto la volontà di Dio ». E poi silenzio come prima. Rientrai in me e pensai a lungo come

faccio io la volontà di Dio e come utilizzo il tempo che Iddio mi concede. Lo stesso giorno,

quando andai a riposare, venne da me di notte un'anima, mi svegliò bussando contro il

comodino e mi chiese di pregare. Volevo chiedere chi fosse, ma mortificai la mia curiosità

ed unii questa piccola mortificazione alla preghiera che offrii per lei. Una volta andai a far

visita ad una cara consorella ammalata, che aveva ormai ottantaquattro anni e si

distingueva per molte virtù e le domandai: « Lei, sorella, sarà certamente pronta a

presentarsi davanti al Signore? ». Mi rispose che per tutta la vita si era preparata a

quest'ultima ora e mi disse queste parole: « L'età non affranca dalla lotta ». + Una volta

che, prima del giorno dei defunti, andai al cimitero verso l'imbrunire, il cimitero era chiuso,

ma scostai un po' la porta e dissi: "Care anime, se desiderate qualche cosa, la farò

volentieri per voi, per quanto me lo permette la regola". E subito udii queste parole: « Fa' la

volontà di Dio; noi siamo felici nella misura in cui abbiamo fatto la volontà di Dio ». + La

sera quelle anime vennero e mi chiesero preghiere. Pregai molto per loro. Mentre la

processione di sera ritornava dal cimitero vidi una moltitudine di anime che venivano con

noi verso la cappella e pregavano assieme a noi. Ho pregato molto, poiché per questo

avevo il permesso dei superiori. Di notte mi venne a far visita di nuovo un'anima che avevo

già visto in passato, tuttavia quest'anima non mi chiese preghiere, ma mi fece dei

rimproveri di questo genere, dicendomi che una volta ero molto vanitosa e superba. « E

adesso intercedi tanto per gli altri, ma anche adesso hai ancora alcuni difetti ». Risposi che

ero molto superba e vanitosa, ma che mi ero confessata ed avevo fatto la penitenza per la

mia stupidità. Ed ho fiducia nella bontà del mio Dio e se ora cado ciò avviene

involontariamente e mai con premeditazione, sia pure nella più piccola cosa. Però

quell'anima cominciò a farmi altri rimproveri: Perché non voglio riconoscere la sua

grandezza? « Che tutti mi riconoscono per le mie grandi imprese. Perché solo tu non mi dai

gloria? ». Fu allora che m'accorsi che in quella figura c'era satana e dissi: « A Dio Solo è

dovuta la gloria! Vattene satana! ». E in un attimo quell'anima sprofondò in una

voragine orribile, inconcepibile a descrivere e dissi a quella miserabile anima che l'avrei

detto a tutta la Chiesa. È sabato e torniamo già da Cracovia a Wilno. Durante il tragitto

abbiamo fatto una sosta a Czestochowa. Mentre pregavo davanti al-l'immagine miracolosa,

sentii che sono gradìte... [il pensiero è rimasto incompleto]

FINE DEL PRIMO QUADERNO.

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