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Comunità Israele

Comunità di Israele Tao


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La Nuova Evangelizzazione, che, ancora oggi nel terzo millennio è oggetto di tavole rotonde, dibattiti, conferenze, convegni, per la maggior parte dei cristiani praticanti è ancora considerata come una opzione, e non come una necessità urgente e possibile. Noi crediamo che per realizzarla sicuramente occorre da parte di tutto il popolo di Dio, come ci ricordava spesso Giovanni Paolo II, “un nuovo ardore, nuovi metodi e nuove espressioni”. L’Italia e l’Europa, anche se già evangelizzate, hanno bisogno di essere rievangelizzate. I battezzati hanno bisogno di essere rievangelizzati. Il mondo ha bisogno di speranza e non ci saranno grandi segni di speranza fino a quando, noi cristiani del XXI Secolo, non sapremo testimoniare un’esistenza bella, arricchita dalla gioia dei salvati, dall’amicizia e non prenderemo sul serio il comando di Gesù “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura” (Mc 16,15). “Andate, ammaestrate tutte le nazioni”, battezzate, insegnate, osservate “tutto ciò che vi ho comandato” (Mt 28, 19-20), “siate testimoni” (At 1,8), “fate questo in memoria di me” (Lc 22,19), “amatevi gli uni gli altri” (Gv 15,12). Come membra vive dell’unico Corpo di Cristo vogliamo

  • essere testimoni di speranza: “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l`abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo" (1Gv 1,1-3).
  • contribuire con tutte le nostre forze ricevute dalla bontà del Creatore e dalla grazia del Redentore, all’incremento della Chiesa e alla sua continua ascesa nella santità (cfr. LG n°33)
  • far si che ogni cosa abbia Cristo come capo e Dio sia tutto in tutti (Ef 1,10;1 Cor 15,28)
  • e con Maria Regina della Pentecoste portare il fuoco dell'evangelizzazione in tutto il mondo e ad ogni creatura (anche agli audiolesi)

perché lo Spirito di Dio “ Ruah” soffio vitale, possa fare di ognuno di noi delle creature “realmente viventi”, nel corpo e nello spirito.


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Introduzione sezione Santi di Dio

Introduzione sezione Santi di Dio

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Introduzione

Chiniamo il capo e chiediamo la benedizione del Signore Nostro Gesù Cristo affinché nella Sua Misericordia ci conceda pace e soprattutto la luce del Suo Spirito perché da Essa illuminati possiamo comprendere ciò che ci accingiamo ad investigare.

E' lecito o no rivolgere le proprie preghiere ad un essere che non sia Dio. Per arrivare alla risposta occorre necessariamente partire da altre tre domande. Le quali sono :

Chi sono i Santi di Dio?

Chi è chiamato alla santità?

Che cosa è la Comunione dei Santi?

 

Chi sono i Santi? A questa domanda si potrebbe rispondere con una similitudine. Una maestra di una scuola materna aveva portato la sua classe a visitare una chiesa con le figure dei santi sulle vetrate luminose. Al ritorno dalla gita il parroco domanda ai bambini: "Chi sono i santi?". Un bambino risponde: "Sono quelli che fanno passare la luce". Stupenda definizione: i santi fanno passare la luce di Dio che continua ad illuminare la terra. I bambini sono molto più attenti di noi alle realtà spirituali e questo c’è l’ha insegnato anche Gesù. Quindi dovremmo liberarci dai vari modelli di santità a cui siamo abituati. Il santo stimmatizzato, il santo che fa miracolo, il santo che fa prodigi. Il santo serafico in continua orazione, il santo dai tratti gentili, nel piedistallo da guardare con affetto e ammirazione, il santo nella vara, un santo da osannare e di cui fare i migliori panegirici, un santo alto, angelico, un santo che sia l’espressione  di un’umanità celeste.  Ed occorre precisare che i santi non sono tali per loro volontà. Nessuno su questa terra si può far santo e nessuno può far santo qualcun altro, ma sicuramente il santo e colui che facendo la volontà di Dio su questa terra gode a tal punto della vicinanza di Dio da, per cosi dire, assorbirne la santità e pertanto trasmetterla ad altri. Ma non è soltanto questo. Il Santo è colui che ama. Non c’è santità senza amore verso Dio. Da vangelo di Giovanni al cap.14, 23 leggiamo " Gli rispose Gesù: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui." Ma questa parola di Gesù da dove viene? Essa parte da una domanda di san Giuda Taddeo che è proprio del versetto precedente " Gli disse Giuda, non l' Iscariota: «Signore, come è accaduto che devi manifestarti a noi e non al mondo?»." Ecco il Signore si manifesta a coloro che lo amano. Lui quale Dio misericordioso ama tutti indistintamente ma si manifesta solo a coloro che desiderano avere un rapporto con Lui. Non obbliga nessuno ad avere un rapporto con Lui. Che Dio veramente Misericordioso! Che Dio grande abbiamo. Lui il creatore di ogni cosa, Lui l’onnipotente, Lui a cui nulla è impossibile si piega ad aspettare noi sue creature "Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me." Ap 3,20. Ecco chi sono i santi sono coloro che hanno aperto la porta a Cristo e lo amano. Più lo amano e più aumenta la loro santità. Il nostro Dio non è un dio lontano, insensibile alle miserie umane, un dio da tragedia greca. Egli ci ama, così pazzamente da avere dato suo figlio per noi. "In questo si è manifestato l' amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui."1Gv 4,9. Ma allo stesso tempo non ci forza la mano, non impone nulla. Egli ci coinvolge per quanto noi vogliamo essere coinvolti. Quindi il santo è colui che ama. Da tutto questo si arriva alla seconda domanda.

Chi è chiamato alla santità?

Alla santità siamo chiamati tutti, nessuno escluso, proprio perché abbiamo parlato di amore. E’l’amore che porta alla santità. Più si ama Dio e i propri fratelli e più si è santi. La santità non è soltanto quella dei santi messi in vetrina. Alla santità siamo chiamati tutti proprio come il Signore Gesù ci conosce uno per uno. La santità è fare bene ciò che il Signore ci ha dato da compiere. Se il Signore ci ha affidato una famiglia da accudire, ci santificheremo attraverso tale compito. Se il Signore ci ha chiamati all’esercizio di un determinato mestiere o professione ci santificheremo compiendo al meglio quello che ci è chiesto di espletare. Qualsiasi cosa si compie se la si compie come se si stesse facendo un servizio a Gesù acquisisce una qualità sublime che la rende unica. A coloro che accorrevano a chiedere lumi sul modo migliore di compiere la volontà di Dio Giovanni il Battista rispondeva così: " Le folle lo interrogavano: «Che cosa dobbiamo fare?». Rispondeva: «Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha; e chi ha da mangiare, faccia altrettanto». Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare, e gli chiesero: «Maestro, che dobbiamo fare?». Ed egli disse loro: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato». Lo interrogavano anche alcuni soldati: «E noi che dobbiamo fare?». Rispose: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno, contentatevi delle vostre paghe». " Lc 3,10-14. La santità è fatta di gesti concreti. Leggendo la biografia di molti santi si desume come loro si siano santificati attraverso il duro lavoro. Quindi alla santità siamo chiamati tutti e tutti possiamo arrivarvi proprio in virtù del fatto che è Dio che alimenta la santità in noi, purché noi siamo disposti ad ascoltarlo.

Che cosa è la Comunione dei Santi?

Al momento del nostro battesimo alla ricezione di questo sacramento accade qualcosa di meraviglioso. Entriamo a far parte della comunità dei salvati. La comunione dei santi è precisamente la Chiesa. A san Paolo nell’evento, forse più importante della sua vita, Dio rivolge queste parole "Saulo, Saulo, perché mi perseguiti". "Saulo" come ci riferisce egli stesso negli Atti degli Apostoli al capito 26,4 "Io perseguitai a morte questa nuova dottrina, arrestando e gettando in prigione uomini e donne,". Quando noi entriamo a far parte della comunità dei salvati diventiamo un sol corpo con Cristo. Questo ragionamento ci è testimoniato da questi versetti. Noi siamo le membra e Gesù è il capo del corpo. Gesù è il membro più importante della Chiesa, esso ne è il capo come ci riferisce sempre san Paolo in Colossesi al capito 1 versetto 18 "Egli è anche il capo del corpo, cioè della Chiesa". Uniti tutti dall’unico Spirito di Dio siamo tutti partecipi dei beni di questo corpo. Così il bene compiuto da un membro di questo corpo è trasmesso a tutti i suoi membri. Nella prima comunità di Gerusalemme, i discepoli « erano assidui nell' ascoltare l' insegnamento degli Apostoli e nell' unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere » (At 2,42). La comunione nella fede. La fede dei fedeli è la fede della Chiesa ricevuta dagli Apostoli, tesoro di vita che si accresce mentre viene condiviso. Vi è pertanto una comunione di beni spirituali. Che si attua soprattutto attraverso i sacramenti Lo Spirito Santo dispensa fra i fedeli i carismi per l’edificazione di tutto il corpo. Infatti in 1 Cor 12,7 leggiamo« a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l' utilità comune ». Inoltre come leggiamo in Rm 14,7 « nessuno di noi vive per se stesso e nessuno muore per se stesso » ed ancora « Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte » (1 Cor 12,26-27). Bisogna specificare che la Chiesa quale comunità di salvati vive in tre stadi differenti i quali si compenetrano fra loro e che si possono definire nella chiesa pellegrina, nella chiesa purgante e nella chiesa glorificata. Dal Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 49: AAS 57 (1965) 54-55 leggiamo quanto segue : « Tutti però, sebbene in grado e modo diverso, comunichiamo nella stessa carità di Dio e del prossimo e cantiamo al nostro Dio lo stesso inno di gloria. Tutti quelli che sono di Cristo, infatti, avendo il suo Spirito formano una sola Chiesa e sono tra loro uniti in lui L' unione quindi di coloro che sono in cammino coi fratelli morti nella pace di Cristo non è minimamente spezzata, anzi, secondo la perenne fede della Chiesa, è consolidata dalla comunicazione dei beni spirituali ».

Il 20 giugno 1940 Gesù spiegava a suor Consolata Betrone che l' invocazione in favore delle anime, contenuta nella formula dell' incessante atto d' amore, si estende a tutte le anime « Gesù, Maria, Vi amo, salvate anime », comprende tutto: le anime del Purgatorio come quelle della Chiesa militante; l' anima innocente e quella colpevole; i moribondi, gli atei ecc..

Tutto questo meraviglio tesoro lasciato da Cristo è a nostra disposizione ed è sempre stato presente alla coscienza dei primi cristiani. Infatti a noi è lecito pregare per i defunti come per loro lo è intercedere per noi che siamo ancora in cammino su questa terra. Gli Apostoli scrissero alcune cose che per noi sono misteriose, ma che per i loro primi lettori dovevano essere chiare. S. Pietro dice che Cristo predicò agli spiriti che erano in prigione e che avevano atteso la pazienza di Dio al tempo di Noè. Per questo motivo veniva predicato il Vangelo ai morti, che se essi dovevano essere giudicati secondo gli uomini nella carne, potessero anche vivere secondo Dio nello spirito (1 Pt 3,19-20). Da sant’Agostino(n.354 e m. 430) apprendiamo in una risposta data ad un fratello cristiano di nome Paolino che aveva chiesto delucidazioni sull’argomento relativo alle preghiere per i defunti :" Per quello che mi hai domandato potrebbe bastare questa mia risposta, per quanto breve, Ma prestami ancora un po’ di attenzione su alcuni problemi che ne derivano e a cui mi par giusto di dare una risposta. Nei libri dei Maccabei si legge che venne offerto un sacrificio per i defunti Ma anche se in nessun luogo delle antiche Scritture si leggesse qualcosa di simile, non poca cosa sarebbe l’autorità della Chiesa universale che si manifesta in questa usanza quando, tra le preghiere che dal sacerdote vengono innalzate al Signore nostro Dio davanti al suo altare, c’è un posto preminente la preghiera per i defunti." Dal documento del Concilio Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, 49: AAS 57 (1965) 55. A causa infatti della loro più intima unione con Cristo, i beati rinsaldano tutta la Chiesa nella santità [...]. Non cessano di intercedere per noi presso il Padre, offrendo i meriti acquistati in terra mediante Gesù Cristo, unico mediatore tra Dio e gli uomini. [...] La nostra debolezza quindi è molto aiutata dalla loro fraterna sollecitudine ».

San Domenico ad i suoi frati che lo assistevano in punto di morte diceva: « Non piangete. Io vi sarò più utile dopo la mia morte e vi aiuterò più efficacemente di quando ero in vita ». E lo stesso Santa Teresa del Bambin Gesù« Passerò il mio cielo a fare del bene sulla terra ». Nel Catechismo della Chiesa Cattolica al punto 2683 leggiamo : I testimoni che ci hanno preceduto nel Regno, 166 specialmente coloro che la Chiesa riconosce come « santi », partecipano alla tradizione vivente della preghiera, mediante l' esempio della loro vita, la trasmissione dei loro scritti e la loro attuale preghiera. Essi contemplano Dio, lo lodano e non cessano di prendersi cura di coloro che hanno lasciato sulla terra. Entrando nella « gioia » del loro Signore, essi sono stati stabiliti « su molto ». 167 La loro intercessione è il più alto servizio che rendono al disegno di Dio. Possiamo e dobbiamo pregarli di intercedere per noi e per il mondo intero.Santa Faustina scrive nel suo diario: Desidero annotare un sogno che feci su Santa Teresa del Bambino Gesù. Ero ancora novizia ed avevo certe difficoltà, che non mi riusciva di risolvere. Erano difficoltà interne collegate con difficoltà esterne. Avevo fatto parecchie novene a vari santi, ma la situazione diveniva sempre più pesante. Le mie sofferenze per questa ragione erano talmente grandi, che non sapevo più come continuare a vivere, ma improvvisamente mi venne l' idea di pregare Santa Teresa del Bambino Gesù. Cominciai la novena a questa santa, poiché prima di entrare in congregazione avevo molta devozione per lei. Adesso l' avevo un po' trascurata, ma trovandomi in questa necessità, di nuovo cominciai a pregarla con grande fervore. Il quinto giorno della novena sogno Santa Teresa, ma come se fosse stata ancora sulla terra. Mi nascose la consapevolezza che era santa e cominciò a dirmi parole di conforto; che non mi rattristassi a motivo di quella questione, ma avessi più fiducia in Dio. Mi disse: « Anch' io ho sofferto molto ». Ma io non ero molto convinta che lei avesse sofferto molto e le dissi: «A me sembra che tu non soffra per niente ». Ma Santa Teresa rispose assicurandomi che aveva sofferto molto e mi disse: « Sappia, sorella, che fra tre giorni lei risolverà la sua questione nel modo migliore». Dato che io non ero molto propensa a crederle, tutto ad un tratto si fece conoscere come santa. Allora la gioia inondò la mia anima e le dissi: « Tu sei santa? ». Ed essa mi rispose: « SI, sono santa ed abbi fiducia che quella questione la risolverai fra tre giorni ». E io le dissi: « Santa Teresina, dimmi, andrò in paradiso? ». Mi rispose: « Sorella, lei andrà in paradiso ». « E sarò santa? ». Mi rispose: « Sarai santa ». « Ma, Teresina, sarò santa come te, sugli altari? ». Ed essa mi rispose: « Sì, sarai santa come me, ma devi avere molta fiducia in Gesù ». E poi le chiesi se mio padre e mia madre andranno in paradiso, se [frase non ultimata]. Mi rispose: « Ci andranno». E domandai ancora: « E le mie sorelle ed i miei fratelli andranno in paradiso? ». Mi rispose che dovevo pregare molto per loro e non mi diede una risposta precisa. Compresi che avevano bisogno di molte preghiere. Questo è un sogno e come dice un proverbio polacco « Sen mara, a Bég wiara - il sogno è una chimera, mentre Dio è certezza ». Però, come mi aveva detto, il terzo giorno risolsi quella difficile questione con grande facilità. Per quanto concerne quella questione, si avverò tutto alla lettera come mi aveva detto. Questo è un sogno, ma ha avuto un suo significato.

Da un’altra parte Santa Faustina annota : Avverto bene che la mia missione non finirà con la mia morte, ma incomincerà. O anime dubbiose, solleverò per voi il velo del paradiso, per convincervi della bontà di Dio, perché non continuiate a ferire con la diffidenza il Cuore dolcissimo di Gesù.

Dio è amore e Misericordia! Una volta il Signore mi disse: « Il Mio Cuore è stato scosso da tanta compassione per te, bambina Mia carissima, quando ti ho vista ridotta a brandelli dal gran dolore che provavi, mentre deploravi i tuoi peccati. Ecco, io vedo il tuo amore così puro e sincero, che ti do la precedenza fra le vergini. Tu sei l' onore e la gloria della Mia Passione. Vedo ogni umiliazione della tua anima e nulla sfugge alla Mia attenzione. Innalzo gli umili fino al Mio trono, perché così voglio». O Dio Unico nella SS.ma Trinità! Desidero amarTi quanto ancora nessun anima umana Ti ha amato. Sebbene io sia particolarmente misera e piccolina, ho gettato l' àncora della mia fiducia molto profondamente nell' abisso della Tua Misericordia, o Dio e Creatore mio. Nonostante la mia grande miseria, non ho paura di nulla, ma ho fiducia di cantare eternamente l' inno della gloria. Nessun' anima deve avere dubbi finché vive, anche fosse la più miserabile. Ognuna può diventare una grande santa, poiché è grande la potenza della grazia di Dio. Concludendo possiamo dire che noi non preghiamo i "Santi" o i defunti e che questo non è neanche necessario in quanto come ci ricorda sant’Ambrogio "Cristo è la nostra bocca, con la quale parliamo al Padre; il nostro occhio, con il quale vediamo il Padre; la nostra mano destra con la quale ci offriamo al Padre. Senza questa mediazione non c' è nessuna possibilità di avvicinarsi a Dio, né a noi, né a nessun santo" (S. Ambrogio Liber de Isaac et Anima; cit. da: J. Rilliet, Le pierres d' achoppement, 1935, p.35). Ma riguardo alla intercessione ed alla mediazione occorre precisare quanto segue :

 

a) Mediazioni.

Nell' A.T. si riscontra qualche cosa di fermamente costante: la trascendenza di Dio, infinitamente elevato sopra l' uomo e sopra tutte le realtà cosmiche, ma anche la Sua condiscendenza per cui Dio non è lontano dall' uomo e dalla sua storia. Anzi Dio è sempre vicino all' uomo. Dio e i Patriarchi operano senza alcun intermediario. Tuttavia la figura misteriosa di Melchisedec che come sacerdote dell' Altissimo benedisse Abramo (cf Gen 14,18), la scala di Giacobbe popolata di Angeli che salivano e scendevano dal cielo alla terra (cf Gen 28,12) proludevano ad un abbozzo del sistema di mediazione che vigerà nella economia della salvezza.

b) Intercessione.

Tali protagonisti (ossia Melchisedec, Angeli, ...) esercitano la mediazione di intercessori. Teniamo presente che la mediazione e l' intercessione si completano. Così Abramo tenta di ottenere da Dio il perdono di Sodoma e intercede per la salute di Abimelek di Gerar (cf Gen 18,22-32; 20,17). Ugualmente Giuseppe è motivo di salvezza per i suoi fratelli e per la famiglia di Putifarre (Gen 39,3).

- Con l' elezione, il popolo di Israele ha bisogno di una maggiore quantità di mediatori che lo rappresentino davanti a Dio. Dopo che l' esilio babilonese aveva provocato la sgretolazione di tutte le istituzioni comunitarie, il giudice e sacerdote Eli potè dire angosciato: "Se l' uomo peccherà contro Jahwè, chi intercederà per lui?" (1 Sam 2,25).

- Il primo e più grande mediatore dell' A.T. è Mosè.

Le diverse fonti e tradizioni ci hanno trasmesso la complessa e difficile missione mediatrice di Mosè: le mani alzate nella preghiera mentre Giosuè combatteva contro Amalek (cf Es 17,11).
Dopo Mosè, i Giudici e i Re, i sacerdoti ed i profeti furono mediatori e intercessori a favore del popolo.
La mediazione-intercessione sacerdotale fu soprattutto ascendente (dal popolo a Dio), mentre quella dei profeti (bocca di Dio) fu principalmente discendente, come apportatrice di rivelazione.
- Fino ad un' epoca molto tardiva, non vi sono allusioni agli Angeli mediatori.

L’Apostolo Paolo domanda ai fedeli orazioni per sè e per gli altri (Rm 15,30; Ef 6,18-19).
In 1 Tm 2,1-6, dice: "... la preghiera infatti, è cosa buona e accetta al Salvatore nostro Dio, il quale vuole che tutti gli uomini si salvino e giungano alla cognizione della verità".
La preghiera dei fedeli è utile non soltanto ai vivi, ma giova pure ai morti. Perciò l' Apostolo, riconoscente per i benefici ricevuti dal defunto Onesiforo, cristiano di Efeso, per lui prega "che il Signore gli doni di trovare misericordia presso Dio in quel giorno" (2 Tm 1,18). S. Giacomo insiste: "Pregate l' uno per l' altro per essere salvi; molto può la preghiera intensa del giusto" (Gc: 5,16).

Da quanto detto, e conoscendo ormai bene la distinzione tra adorazione e venerazione, possiamo dedurre che la parola "pregare", intesa nel senso vero e profondo, definisce essenzialmente il nostro modo di rivolgerci a Dio. Non si possono pregare i Santi nello stesso modo con cui si prega Dio. Essi sono più vicini a Dio, e, quindi, possono intercedere efficacemente presso di Lui per noi. Infatti, i Santi sono in cielo con Cristo: "Chi ama la propria vita la perderà. Chi è pronto a perdere la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna. Se uno mi vuol servire mi segua, e dove sono io ci saranno anche quelli che mi servono. E CHI SERVE ME SARA’ ONORATO DAL PADRE" (Gv 12,26).
QUANTO ONORE, VENERAZIONE, RISPETTO, AMORE NON DOVREMO DARE NOI AI GIUSTI SANTI SE IL PADRE CELESTE LI ONORA?

Gv 17,24: "Padre, voglio che dove sono io siano anche quelli che tu mi hai dato, perché vedano la gloria che Tu mi hai dato: Infatti, Tu mi hai amato prima della creazione del mondo". 2 Cor 5,6-8: "Coraggio, dunque. E' certo che finché viviamo in questa vita terrena siamo lontani da Casa (Paradiso), lontani dal Signore... Però abbiamo fiducia e preferiamo lasciare questa vita pur di essere vicini al Signore". Fil 1,23-34: "Sono spinto da opposti desideri: da una parte desidero lasciare questa vita per essere con Cristo, e ciò sarebbe certamente per me la cosa migliore; dall' altra è molto più utile per voi che io continui a vivere. Questa intercessione o mediazione dei Santi NON INTACCA MINIMAMENTE la posizione di Gesù Cristo quale unico mediatore fra Dio e gli uomini (1 Tm 2,5). Infatti tutte le preghiere che sono rivolte a Dio - comprese quelle della intercessione dei Santi - sono tutte rivolte a Lui per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo". Così ha sempre pregato e continua a pregare la S. Madre Chiesa.
Queste precisazioni restano sempre vere, anche quando un fedele, per ignoranza o per semplicità, dovesse intendere o fare diversamente. La Chiesa interviene ed è sempre intervenuta per correggere qualunque deviazione al riguardo. (da Il Culto dei Santi e la comunione dei Santi a cura di fra Tommaso Maria di Gesù dei frati minori rinnovati)

Quindi l’unico mediatore fra noi e il Padre è Gesù ma noi tutti come comunità dei salvati sia che ci troviamo in questa vita che nell’altra siamo uniti nello Spirito Santo e tutti insieme preghiamo il Padre affinché possiamo ritrovarci al suo cospetto a lodarlo e benedirlo ed amarlo per quello che merita il nostro Dio così Grande e Misericordioso. A lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

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