Sintesi del Catechismo della Chiesa Cattolica

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Sintesi del Catechismo della Chiesa Cattolica

 

 

Parte Prima: Io Credo – noi crediamo

 

L’uomo è “capace di Dio”

 

Il desiderio di Dio è nel cuore dell’uomo, per questo ogni essere umano è anche un essere religioso; facendo riferimento all’antropologia filosofica, potremo dire che fra le sue dimensioni fondamentali, c’è anche quella religiosa.

Le vie che portano a riconoscere l’esistenza di Dio sono nella creazione, in particolare il mondo con la sua varietà e complessità che presumono un creatore o quanto meno uno che ha “messo in ordine” le cose del creato, e l’uomo con la sua complessità e il suo desiderio di elevazione verso le cose celesti, in una dimensione che noi chiamiamo trascendentale.

 

Dio si è rivelato all’uomo

 

Noi crediamo che Dio si è pienamente rivelato in Gesù Cristo, ma anche che non ha mai nascosto la sua presenza, dalla creazione del mondo (Gen 1) all’alleanza con Noè fino ad Abramo (Gen 12) per cui Dio elegge Israele come suo popolo prediletto.

Dopo la Rivelazione in Gesù, noi crediamo che non ci sarà alcun altra rivelazione … da questo si può comprendere come testimoni di geova, new age e altri movimenti non possono essere accettati, perché presumono che Dio riveli qualcos’altro dopo l’avvento di Gesù Cristo.

 

La Rivelazione è stata trasmessa attraverso gli apostoli, tramite la forma orale nella predicazione e nella forma scritta da quegli Apostoli che trasmisero i testi del Nuovo Testamento giunto fino a noi. Dalla Tradizione apostolica fino a noi, l’unico organo competente per interpretare la Scrittura è il Magistero della Chiesa, nella persona del Papa e dei vescovi. Da questo si comprende come le decisioni a favore della vita, dal suo nascere alla fine naturale, sia particolarmente tenuta in considerazione dal Magistero stesso.

 

La Chiesa venera particolarmente le Sacre Scritture, perché esse sono ispirate da Dio. Cosa significa? Se capita di leggere qualche brano biblico, può sembrare strano che ci vengano raccontati episodi di vita comune, con protagonisti della Bibbia che si macchiano anche di peccati, non dobbiamo meravigliarci più di tanto: l’autore del Testo Sacro ci descrive la storia della salvezza e la vita della chiesa primitiva facendo comprendere come anche e soprattutto in quei contesti si rivela la presenza determinante di Dio.

 

Noi crediamo che lo Spirito Santo, il quale ha già insegnato ogni cosa ai discepoli, ci guida all’interpretazione del Testo Sacro. Pur tuttavia, quando meditiamo i libri della Bibbia, non dimentichiamo mai che occorre leggere attentamente, rileggere il Testo alla luce della Tradizione della Chiesa e comprendere il messaggio globale, senza assolutizzare questa o quella affermazione.

 

La Tradizione Apostolica è stata fondamentale per il canone delle Scritture, cioè per quell’insieme di Libri che noi crediamo ispirati da Dio. Essi sono 46 dell’Antico Testamento e 27 del Nuovo.

L’Antico Testamento è venerato dalla Chiesa, perché in esso vi è l’inizio della Rivelazione, dalla creazione all’Alleanza ai comandamenti fino ai testi profetici. Noi tuttavia, come cristiani, lo leggiamo alla luce del messaggio e dell’interpretazione che ne ha fatto Cristo e la Chiesa.

I Vangeli sono il cuore delle Scritture, contengono la vita e il messaggio di Gesù e sono stati trasmessi prima in forma orale e, qualche decennio dopo, per iscritto.

La Scrittura è fondamentale per la vita della Chiesa: ignorare le Scritture è ignorare Cristo.

La risposta dell’uomo a Dio

 

La risposta dell’uomo a Dio è nell’obbedienza della fede. Obbedienza (ob-audire) significa sottomissione libera e responsabile alla Parola ascoltata, perché si crede che essa non sia un’imposizione ma l’unica e vera regola di vita. I nostri modelli di obbedienza sono Abramo e Maria. La lettera agli Ebrei ci parla di Abramo che obbedì partendo per un luogo che non conosceva perché Dio gli aveva promesso una grande discendenza; per fede Abramo stava sacrificando a Dio l’unico suo figlio, per questo in lui si parla della fede come “fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono” (Eb 11,1). Maria è invece colei che ha creduto dando il proprio consenso alla volontà di Dio perché si fidava ciecamente di Lui, anche dinanzi a un evento impossibile quale la nascita di un figlio in stato verginale.

La fede ha delle caratteristiche: è una grazia (un dono che viene dall’alto); un atto di amore (ha bisogno della nostra risposta); ha motivi credibili per essere professata; è un atto di libertà; è una necessità dell’uomo che ha bisogno di credere; è un dono da mantenere in mezzo a tante difficoltà; ci apre le porte a Dio, quindi è l’inizio della vita eterna.

La Chiesa, nel corso dei secoli, ha trasmesso le verità fondamentali della nostra fede, che sono racchiuse in sintesi in quello che noi chiamiamo CREDO o professione di fede.

 

 

CREDO NICENO-COSTANTINOPOLITANO

 

CREDO ROMANO

Credo in un solo Dio, Padre onnipotente, creatore del cielo e della terra, di tutte le cose visibili e invisibili.

Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, unigenito Figlio di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre; per mezzo di lui tutte le cose sono state create.

Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo, e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo.

Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto.

Il terzo giorno è risuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre.

E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine.

Credo nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita, e procede dal Padre e dal Figlio.

Con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato, e ha parlato per mezzo dei profeti.

Credo la Chiesa, una santa cattolica e apostolica. Professo un solo battesimo per il perdono dei peccati. Aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà.

Amen.

 

Io credo in Dio, Padre onnipotente,

creatore del cielo e della terra;

e in Gesù Cristo, suo unico Figlio,

nostro Signore,

il quale fu concepito di Spirito Santo,

nacque da Maria Vergine,

patì sotto Ponzio Pilato,

fu crocifisso, morì e fu sepolto:

discese agli inferi;

il terzo giorno risuscitò da morte;

salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre onnipotente;

di là verrà a giudicare i vivi e i morti.

Credo nello Spirito santo,

la santa Chiesa cattolica,

la comunione dei santi,

la remissione dei peccati,

la risurrezione della carne,

la vita eterna. Amen.

 

 

Io credo in Dio Padre

 

Io credo in Dio Padre

Noi crediamo che Dio è uno, che ha rivelato il suo nome a Israele: Egli è il Dio vivente, è il Dio cioè che dona la vita che non tramonta, per questo a Mosè si rivela come il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, come il Dio di coloro che non morranno mai perché hanno creduto nell’autore della vita. Dio si è rivelato a Mosè come YHWH, “Io sono Colui che sono”, a voler significare il senso ultimo e profondo dell’uomo e di tutte le cose, ma anche come Dio di pietà e di misericordia, che perdona le infedeltà del suo popolo, Dio di verità e di amore, che sa accompagnare i nostri passi, anche quando noi crediamo che non lo faccia.

Nella nostra fede cristiana, noi crediamo che il Padre si è rivelato in Cristo Gesù suo Figlio e che lo Spirito Santo è l’amore di Dio per noi, per questo professiamo la SS. Trinità, che è dogma, cioè verità rivelata direttamente da Dio e professata da tutta la Chiesa[1]. Il dogma della Trinità non è detto esplicitamente nelle Scritture, ma rivelato in vari passi: il Padre è rivelato dal Figlio (Vangeli) e lo stesso Gesù parla dello Spirito che sarà nei discepoli e insegnerà loro ogni cosa (Gv 14,26).

Per spiegare come si possa conciliare l’unicità di Dio con la dottrina della Trinità, dico solo questo: i Padri della Chiesa parlavano di Tre Persone (Padre, Figlio, Spirito Santo) che hanno un’unica sostanza (divina).

 

Onnipotente

L’Onnipotenza di Dio si rivela nella sua paternità, in quanto Egli mostra la propria forza nel suo essere paterno verso i poveri e i sofferenti.

Il problema del male, allora? Dio non può farci nulla? …. Dobbiamo ricordarci questo: Cristo è morto per redimere i peccati e il male del mondo, per questo è Lui la risposta di Dio al problema del male. Dio non da un’apparente risposta diretta: ci dona quello che ha di più caro: suo Figlio.

 

Creatore

Quando parliamo di creazione, è facile andare con la mente ai problemi che una certa interpretazione letterale della Scrittura ha provocato alla ricerca scientifica. Oggi possiamo affermare questo: l’autore del primo libro della Bibbia non voleva certo lasciarci un manuale scientifico, ma affermare che Dio è il Creatore di tutto, che tutto appartiene a Lui e che l’uomo ha una dignità particolare. In questo disegno, si deduce come noi crediamo che Dio ha creato dal nulla, con sapienza e amore, e che il male è frutto della libertà che Dio concede (negli angeli come negli uomini): da esso il Padre può trarre anche il bene attraverso vie che ci saranno chiare solo nella dimensione eterna.

 

Del cielo e della Terra

Nella Scrittura tale espressione indica che Dio ha creato tutto, le cose visibili e invisibili. Le creature invisibili di Dio sono gli angeli, puramente spirituali e immortali. La presenza degli angeli è evidente anche nella vita di Gesù: proteggono la sua nascita, lo servono nel deserto, lo confortano nell’agonia, annunciano la resurrezione. La chiesa venera gli angeli che aiutano il pellegrinaggio terreno e proteggono ogni creatura.

 

 

 

 

 

 

 

L’uomo

È stato creato a “immagine e somiglianza di Dio”, pertanto ha dignità di persona, è capace di conoscersi, di possedere, di donare. È capace di ragionamento nella forma più alta rispetto agli animali, ed è soggetto giuridico.

L’uomo è unità di anima e di corpo. La chiesa crede che Dio crea l’anima, che essa è la “forma” del corpo e, in quanto creata da Dio, destinata a ritornare a Lui.

Quando nelle Scritture, poi, si parla di “cuore”, si intende la parte più intima e profonda della persona, mentre per “spirito” si intende la capacità dell’uomo di essere in comunione con Dio.

Dio ha creato, quindi voluto, sia l’uomo che la donna: è questa la prima forma di comunione.

 

Il peccato

Per spiegarlo, dobbiamo tenere presente il profondo legame fra Dio e l’uomo. Il racconto della caduta (Gen 3) ci fa capire che la Rivelazione ci da’ la CERTEZZA DI FEDE che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamente commessa dai nostri progenitori.

 

Esegesi del racconto della caduta: Gen 3, 1-13.20-24

 

Leggiamo:

Genesi 3,1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?».

Genesi 3,2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,

Genesi 3,3 ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete».

Genesi 3,4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!

Genesi 3,5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male».

Genesi 3,6 Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò.

Genesi 3,7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Genesi 3,8 Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

Genesi 3,9 Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?».

Genesi 3,10 Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».

Genesi 3,11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».

Genesi 3,12 Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato».

Genesi 3,13 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

 

Genesi 3,20 L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.

Genesi 3,21 Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì.

Genesi 3,22 Il Signore Dio disse allora: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!».

Genesi 3,23 Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.

Genesi 3,24 Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita.

 

Facciamo una premessa: ci sono tre terne:

  1. serpente –  uomo – donna (vv. 1-7);
  2. uomo – donna – serpente (vv. 8-13)
  3. serpente – donna – uomo (vv. 14-19)

 

Perché la caduta? … se uno ci ama, ci da la possibilità di agire liberamente, quindi anche di peccare.

 

Serpente: ispirava il culto cananeo, per questo ostile alla religiosità ebraica.

Conseguenze del peccato:

  1. pudore: essere nudi (v. 7);
  2. paura: si nascosero (v. 8);
  3. egoismo: mi ha ingannato (v. 13).

 

Dinanzi a Dio, l’uomo incolpa la donna (v. 12) e la donna incolpa il serpente (v. 13) … cerchiamo sempre il capro espiatorio.

 

Le disposizioni finali (vv. 20-24), quali il nome di Eva, le tuniche e la spada, sono artificiose, legate al contesto e alla cultura dell’epoca.

 

 

 

Schema da fotocopiare e consegnare per seguire insieme il testo della Genmesi:

Genesi 3,1 Il serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal Signore Dio. Egli disse alla donna: «È vero che Dio ha detto: Non dovete mangiare di nessun albero del giardino?».

Genesi 3,2 Rispose la donna al serpente: «Dei frutti degli alberi del giardino noi possiamo mangiare,

Genesi 3,3 ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti morirete».

Genesi 3,4 Ma il serpente disse alla donna: «Non morirete affatto!

Genesi 3,5 Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male».

Genesi 3,6 Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli ne mangiò.

Genesi 3,7 Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.

Genesi 3,8 Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in mezzo agli alberi del giardino.

Genesi 3,9 Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: «Dove sei?».

Genesi 3,10 Rispose: «Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura, perché sono nudo, e mi sono nascosto».

Genesi 3,11 Riprese: «Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?».

Genesi 3,12 Rispose l'uomo: «La donna che tu mi hai posta accanto mi ha dato dell'albero e io ne ho mangiato».

Genesi 3,13 Il Signore Dio disse alla donna: «Che hai fatto?». Rispose la donna: «Il serpente mi ha ingannata e io ho mangiato».

 

Genesi 3,20 L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i viventi.

Genesi 3,21 Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e li vestì.

Genesi 3,22 Il Signore Dio disse allora: «Ecco l'uomo è diventato come uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva sempre!».

Genesi 3,23 Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse il suolo da dove era stato tratto.

Genesi 3,24 Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero della vita.

 

 

 

Chi ha sedotto l’uomo nel primo peccato dell’umanità è colui che viene identificato come “diavolo” o “Satana”, il quale è colui che ha peccato in maniera irrevocabile, senza pentimento dopo la caduta. Come il diavolo ha rifiutato l’amore di Dio per sempre, così egli tuttora cerca uomini e donne per far rifiutare loro l’amore di Dio anche in punto di morte, affinché anche per loro la condanna sia eterna.

La Scrittura attesta che Satana tentò anche Gesù per distoglierlo dalla sua missione. Tuttavia, la sua potenza non è infinita; è una creatura che non può impedire l’edificazione del regno di Dio.

Il primo peccato è così un abuso di libertà che porta a disobbedire a Dio, a non fidarsi della sua bontà. Le conseguenze sono molteplici: perdita della santità originaria, paura di Dio (le foglie di fico) che può significare per noi paura della nostra coscienza che è la voce di Dio in noi; l’unione coniugale è sottoposta a tensione, i loro rapporti non saranno più sempre armoniosi ma continuamente tentati dalla logica dell’interesse; la creazione visibile (natura, animali,…) diventa ostile a tale cattiveria dell’uomo; infine, tornerà in polvere: la MORTE, dunque, entra nella storia dell’umanità.

Da questo momento in poi, la Scrittura parla di “invasione” di peccato, dal fratricidio di Caino alla torre di Babele (Gen 11); non solo: il peccato diventa poi infedeltà all’Alleanza di Dio e trasgressione alla legge di Mosè (AT) e rifiuto della redenzione di Cristo (NT).

 

Potremo chiederci: ma se i nostri progenitori hanno commesso peccato, cosa c’entriamo noi?

Potremo rispondere così: premesso che resta un mistero che non possiamo comprendere appieno, come Adamo ed Eva avevano ricevuto la santità originaria di Dio, così il peccato originale non solo hanno commesso un’azione, ma hanno anche “macchiato” la nostra persona.

Il battesimo, allora, cancella tale macchia, e ci rafforza contro le conseguenze del peccato, che restano nell’uomo e lo provocano al combattimento spirituale.

Apriamo una parentesi storica: la cosiddetta dottrina del peccato originale si è perfezionata nel V secolo contro Pelagio e nel XVI sec contro la Riforma protestante. Pelagio riteneva che l’uomo, con la sua volontà e senza la grazia di Dio, poteva condurre una vita moralmente buona; la colpa di Adamo, quindi, era non tanto una macchia quanto un cattivo esempio. Al contrario, la Riforma protestante insegna che l’uomo era radicalmente pervertito, e l’inclinazione al male invincibile.

La dottrina sul peccato originale ci fa riflettere su una conseguenza: se noi neghiamo la ferita prodotta dal peccato nell’uomo, commettiamo gravi errori nei campi dell’educazione, dei peccati, dell’azione sociale e dei costumi[2].

Dio – non dimentichiamolo – non ci lascia mai soli: Cristo è il nuovo Adamo che ci libera dalla schiavitù del peccato.

Io credo in Gesù Cristo

 

Premessa

In cosa consiste la buona novella? Ci risponde Paolo: “Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” (Gal 4, 4 - 5): Dio ha mantenuto la promessa fatta ad Abramo ed è andato oltre ogni attesa, perché ha mandato il proprio Figlio.

Noi dunque crediamo che Gesù di Nazareth, nato ebreo da una figlia d’Israele, a Betlemme, al tempo del re Erode il grande, e sotto l’impero di Cesare Augusto, di mestiere carpentiere, morto crocifisso a Gerusalemme, sotto il procuratore Ponzio Pilato, mentre regnava l’imperatore Tiberio, è il Figlio di Dio fatto uomo[3].

Mossi dallo Spirito Santo, noi professiamo Cristo Figlio di Dio[4]: sulla professione di fede di Pietro (Mt 16,16), Cristo ha edificato la sua Chiesa.

La trasmissione della fede è annunziare Gesù (At 4,20 e 1Gv 1,1-4: ciò che noi abbiamo visto, ciò che i nostri orecchi hanno udito, ciò che le nostre mani hanno toccato, … noi ve lo annunziamo).

Gesù è quindi il centro della catechesi. Dice Giovanni Paolo II nella Es. Ap. Catechesi Tradendae (1979): “è Cristo che viene insegnato, e tutto è in riferimento a Lui”.

 

Cerchiamo ora di analizzare i vari titoli di Gesù.

Gesù: nome ebraico che significa “Dio salva”, perché Gesù salverà il popolo dai suoi peccati (cf. Lc 1). Il Nome di Gesù – da qui la devozione – significa la presenza di Dio nella persona del Figlio, ed è al centro della preghiera cristiana: ogni preghiera termina con il riferimento al nome di Gesù: per il nostro Signore … . L’Ave Maria fa riferimento al nome di Gesù, e un’antica preghiera orientale recita così: “Signore Gesù, Figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore”.

Cristo: è la traduzione greca del termine ebraico “messia” che significa “unto”. La rivelazione di Gesù come il Cristo si evince nel battesimo al Giordano: Gesù è il Cristo, cioè l’inviato di Dio per il suo popolo.

Figlio di Dio: titolo dato solo agli angeli nell’AT. In Gesù troviamo tale definizione a Cesarea di Filippi (Mt 16); nel battesimo e nella Trasfigurazione; dopo la resurrezione, gli apostoli lo confessano come Unigenito del Padre (Gv 1,14).

Signore: è il titolo con cui nell’AT si chiama Dio. Gesù si rivela il Signore prima in maniera velata, poi sempre più esplicitamente. Dire che Gesù è il Signore significa che confessarne la divinità.

 

Fu concepito di Spirito Santo, nacque da Maria Vergine

Gesù si è fatto uomo perché noi potessimo comprendere la grandezza dell’amore di Dio per noi. La Chiesa chiama “incarnazione” il fatto che Dio abbia assunto la natura umana.

Gesù è vero Dio e vero uomo: non è una mescolanza , quasi che fosse l’unione di due parti, ma è tutta la sua persona vero Dio e tutta la sua persona vero uomo.

 

La Chiesa ha dovuto combattere le due eresie contro tale verità: il docetismo che negava la natura umana, e l’arianesimo che sosteneva la creazione del Figlio di Dio dal nulla, per questo diciamo nel Credo: “generato, non creato, della stessa sostanza del Padre”. Se noi non affermassimo questo, dovremo credere che all’inizio del mondo il Verbo divino, che poi ha assunto forma umana nella persona di Gesù, non esisteva.

Dopo docetismo gnostico e arianesimo, la Chiesa ha dovuto combattere l’eresia del nestorianesimo, che vedeva in Cristo l’unione di due persone, umana e divina. Il Concilio di Efeso (431) gli ha risposto dicendo sostanzialmente che il Verbo di Dio, prendendo forma in un corpo, è divenuto uomo. Per questo Maria è Madre di Dio: non perché la natura umana ha avuto origine da lei, ma perché da lei nacque quel corpo “a cui il Verbo è unito sostanzialmente”.

Altra eresia è il monofisismo, che negava la natura umana perché assunta completamente dalla natura del Figlio di Dio. Questo significava che Gesù non avrebbe sofferto sulla croce, quindi niente passione e niente redenzione! Il Concilio di Calcedonia (451) afferma: “Seguendo i santi Padri (Ecco la Tradizione!), noi affermiamo … un solo Signore in due nature, senza confusione, né divisione, né separazione”.

Gesù è vero uomo, perché l’intelligenza e la volontà sono umane, e vero Dio, perché la natura umana appartiene alla sua Persona divina. Dice la Gaudium et Spes n. 22: “ha lavorato con mani di uomo, ha pensato con mente di uomo, ha agito con volontà di uomo, ha amato con cuore di uomo”. Negando ciò,  non avremo un modello concreto per la nostra vita e un compagno di viaggio per il nostro cammino di santificazione.

Contro Apollinare di Laodicea, il quale affermava che il Verbo aveva preso il posto dell’anima e dello spirito umano, la Chiesa ha affermato che Gesù ha avuto un’anima razionale. Questo ci fa capire come Gesù, nella sua condizione umana, aveva il limite nella mancanza di esperienza nelle cose terrene, per questo “cresceva in età, sapienza e grazia” (Lc 2,52) e divenne servo (Fil 2,7), ma, nello stesso tempo, questa conoscenza umana esprimeva anche quella divina, in quanto Gesù conosce il cuore dell’uomo.

Il terzo Concilio di Costantinopoli parla della volontà umana di Cristo: essa segue, anzi è sottoposta alla sua volontà divina e onnipotente.

 

Gesù ci ha amato, tutti e ciascuno, in vita e nella passione. Per questo motivo il SACRO CUORE, trafitto a causa dei nostri peccati (Gv 19,34), è considerato il segno e il simbolo di quell’amore infinito con cui Gesù ama il Padre e tutti gli uomini.

 

Diciamo, a proposito di eresie, una cosa importante: siccome il Verbo divino ha assunto la natura umana, il Concilio di Nicea II ha autorizzato la rappresentazione di Cristo mediante venerande e sante immagini: le immagini possono essere dunque venerate[5], perché il credente che venera l’immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto[6]”.

 

Fu concepito di Spirito Santo: lo Spirito Santo è inviato a santificare il grembo della Vergine e a fecondarla divinamente.

Nacque da Maria Vergine: noi crediamo che Maria Vergine è piena di grazia, in quanto è stata predestinata e arricchita da Dio di doni particolari. Maria è inoltre chiamata la “Tutta Santa” dai Padri perché rimasta “pura da ogni peccato durante tutta la sua esistenza[7]”.

Noi crediamo che Maria è la madre di Dio e che è Vergine: i vangeli di Matteo e di Luca considerano la concezione verginale come un’opera divina che supera ogni comprensione e possibilità umana.

Noi crediamo che Maria è sempre vergine.

Leggiamo il n. 500 del CCC: “A ciò si obietta che la Scrittura parla di fratelli e di sorelle di Gesù. La Chiesa ha sempre ritenuto che tali passi non indichino altri figli della Vergine Maria: infatti Giacomo e Giuseppe, ‘fratelli di Gesù ’ (Mt 13,55), sono i figli di un’altra Maria discepola di Cristo (cf Mt 27,56). Si tratta di parenti prossimi di Gesù, secondo un’espressione che ritroviamo spesso nell’AT, come in Gn 13,8; 14,16; 29,15; ecc.”

 

Gesù è figlio unico di Maria, ma la maternità spirituale di Maria si estende a tutta l’umanità, perché Gesù è il primo di “una moltitudine di fratelli” (Rm 8,29) generati dalla fede in Cristo e a cui Maria coopera e collabora con amore di madre. Anche per questo ella viene definita “nuova Eva”.

 

 

 

 

 

 

 

 

I misteri della vita di Cristo

Il simbolo della fede non parla della vita di Gesù, perché gli articoli del Credo riguardanti incarnazione, passione, morte e resurrezione “illuminano” tutta la vita di Gesù. Allo stesso modo, i vangeli non parlano a lungo della vita pubblica di Gesù, perché sono stati scritti perché si creda che Gesù è il Figlio di Dio (Gv 20,31).

 

Tratti comuni della vita di Gesù

  1. tutta la vita di Gesù è rivelazione del Padre;
  2. tutta la vita di Gesù è redenzione, dall’accettazione della volontà di Dio al sangue sparso sulla croce;
  3. tutta la vita di Gesù è ricapitolazione, per ristabilire l’uomo decaduto.

 

 

Misteri dell’infanzia

  1. Giovanni il Battista è il precursore, dopo l’annuncio dei profeti; noi celebriamo questa attesa nel tempo di Avvento, che è l’inizio dell’anno liturgico;
  2. Gesù nasce nell’umiltà di una stalla (Natale): insegna che “diventare come bambini” (Mt 18,3-4) è la condizione per entrare nel Regno. Il Mistero del Natale si compie in noi allorché Cristo «si forma» in noi. Natale è il Mistero di questo «meraviglioso scambio»: Il Creatore ha preso un'anima e un corpo, è nato da una vergine; fatto uomo senza opera d'uomo, ci dona la sua divinità;
  3. La circoncisione di Gesù, otto giorni dopo la nascita, è segno del suo inserimento nella discendenza di Abramo;
  4. L’epifania è la manifestazione di Gesù come Messia, Figlio di Dio e Salvatore;
  5. La Presentazione al tempio mostra come il primogenito appartiene al Signore;
  6. La fuga in Egitto e la strage degli innocenti mostrano le tenebre opposte alla luce;
  7. La sottomissione a Maria e Giuseppe e crescita in età, sapienza e grazia;
  8. Il ritrovamento nel tempio rompe il silenzio : Gesù fa capire che la sua è una consacrazione totale al Padre.

 

Misteri della vita pubblica

  1. Battesimo: accettazione e inaugurazione della sua missione di Servo Sofferente;
  2. Tentazioni: rivela che Gesù è il nuovo Adamo: a differenza del primo Adamo, resiste alla tentazione con la propria volontà e sostenuto dalla grazia divina;
  3. Predicazione del Regno: tutti sono chiamati, è dei poveri e dei piccoli, chiama i peccatori, usa parabole; i segni sono i miracoli e le chiavi vengono affidate a Pietro (Mt 16,18); un’anticipazione del Regno è la Trasfigurazione;
  4. Salita a Gerusalemme: ricorda profeti e martiri;
  5. ingesso messianico: manifesta l’avvento del Regno.

 

 

 

Gesù Cristo patì, morì e fu sepolto

Agli occhi di molti in Israele, Gesù sembra agire contro le istituzioni fondamentali del Popolo eletto: nella obbedienza alla Legge, nella centralità del Tempio di Gerusalemme e nella fede nell'unico Dio del quale nessun uomo può condividere la gloria (CCC 576).

 

Gesù e la legge

CCC 580: L'adempimento perfetto della Legge poteva essere soltanto l'opera del divino Legislatore. Con Gesù, la Legge non appare più incisa su tavole di pietra ma scritta nel «cuore» (Ger 31,33) del Servo che, compie fino a prendere su di sé «la maledizione della Legge» (Gal 3,13).

Gesù e il tempio

Gesù è stato sempre rispettoso del tempio, vi ha predicato. Ancor più, egli si è identificato con il

Tempio presentandosi come la dimora definitiva di Dio in mezzo agli uomini. Per questo la sua uccisione nel corpo annunzia la distruzione del Tempio, distruzione che manifesterà l'entrata in una nuova età della storia della salvezza: «E' giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre» (Gv 4,21). Non siamo più legati al luogo ma possiamo adorare Dio ovunque (CCC 586).

 

Gesù e il perdono dei peccati(CCC 589)

Gesù ha suscitato scandalo: è arrivato a lasciar intendere che, sedendo a mensa con i peccatori, li ammetteva al banchetto messianico. Ma è stato di scandalo soprattutto perdonando i peccati.

 

 

Gesù Cristo morì crocifisso

Premessa

Gli Ebrei non sono collettivamente responsabili della morte di Gesù. Tenendo conto della complessità storica del processo di Gesù espressa nei racconti evangelici, e quale possa essere il peccato personale dei protagonisti del processo (Giuda, il Sinedrio, Pilato), che Dio solo conosce, non si può attribuirne la responsabilità all'insieme degli Ebrei di Gerusalemme, malgrado le grida di una folla manipolata e i rimproveri collettivi contenuti negli appelli alla conversione dopo la Pentecoste. Gesù stesso perdonando sulla croce e Pietro sul suo esempio, hanno riconosciuto l'«ignoranza» (At 3,17) degli Ebrei di Gerusalemme ed anche dei loro capi. Ancor meno si può, a partire dal grido del popolo: «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli» (Mt 27,25) che è una formula di ratificazione, estendere la responsabilità agli altri Ebrei nel tempo e nello spazio: Molto bene la Chiesa ha dichiarato nel Concilio Vaticano II: «Quanto è stato commesso durante la Passione non può essere imputato né indistintamente a tutti gli Ebrei allora viventi, né agli Ebrei del nostro tempo... Gli Ebrei non devono essere presentati né come rigettati da Dio, né come maledetti, come se ciò scaturisse dalla Sacra Scrittura» (CCC 597). Noi cristiani, invece, pur confessando di conoscerlo, di fatto lo rinneghiamo con le nostre opere e leviamo contro di lui le nostre mani violente e peccatrici. E neppure i demoni lo crocifissero, ma sei stato tu con essi a crocifiggerlo, e ancora lo crocifiggi, quando ti diletti nei vizi e nei peccati (CCC 598).

 

La morte di Cristo

Dio ha permesso gli atti derivati dal loro accecamento (sinedrio, Ponzio Pilato,…) al fine di compiere il suo disegno di salvezza. (CCC 600). La Scrittura e l’interpretazione di Gesù (Lc 24: Emmaus) e dei discepoli mostrano che egli è morto “secondo le Scritture” (1Cor 15,3). Il suo amore, però, è universale (parabola della pecorella smarrita).

Cristo ha offerto se stesso per i nostri peccati: tutta la vita di Gesù è un’offerta al Padre; leggiamo il n. 608 del CCC: … Gesù è insieme il Servo sofferente che si lascia condurre in silenzio al macello e porta il peccato delle moltitudini e l'agnello pasquale simbolo della redenzione di Israele. Ancora al n. 610: “Alla Cena Gesù ha anticipato l'offerta libera della sua vita. La morte di Cristo è un sacrificio unico e definitivo, consumato sulla croce; noi partecipiamo al sacrificio di Cristo quando prendiamo la nostra croce e lo seguiamo.

Gesù fu sepolto: è il mistero del sabato santo … Gesù scende negli inferi per liberare tutti i giusti venuti prima di lui. È ciò che celebriamo nel Battesimo, il cui segno originale è l'immersione, discesa nella tomba del cristiano che muore al peccato con Cristo in vista, ci dice s. Paolo in Rm 6,4, di una vita nuova (CCC 628).

 

 

 

 

Discese agli inferi e il terzo giorno risuscitò dai morti

Discese agli inferi: è lo Sheol, il Regno dei morti, in cui vi erano i giusti dell’AT che sono stati liberati da Cristo.

Risuscitò da morte: già professato per iscritto nell’anno 56 circa, da s. Paolo in 1Cor 15,3-4.

Sepolcro vuoto: di per sé non costituisce una prova di risurrezione, ma i vangeli lo descrivono come un evento che non poteva essere opera di uomo.

Le prime messaggere sono donne: è un’altra prova di risurrezione perché esse all’epoca non erano degne di essere credute.

L’umanità di Cristo risorto non è scomparsa: Egli si fa toccare dai discepoli per dimostrare che il suo corpo è glorificato e che non è un fantasma.

 

Cosa significa per noi la risurrezione? È il compimento delle promesse dell’AT; la prova della divinità di Gesù; la giustificazione per cui siamo rimessi nella grazia di Dio e siamo resi suoi figli in Cristo; infine, la certezza della risurrezione finale.

 

Salì al cielo, siede alla destra di Dio Padre Onnipotente

Sedette alla destra di Dio (Mc 16,19): dopo 40 giorni coi suoi discepoli, Gesù entra nella gloria eterna, simboleggiata dalla nube e dal cielo. Ci riferisce Giovanni: “Quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me” (Gv 12,32): l’elevazione sulla croce annunzia e prefigura l’Ascensione al cielo. Dell’evento dell’Ascensione, i discepoli e noi siamo testimoni del suo regno che non ha fine.

 

Di là verrà a giudicare i vivi e i morti

Di nuovo verrà nella gloria: Cristo regna già attraverso la Chiesa, in attesa che tutto sia a Lui sottomesso; il nostro è tempo di vigilanza e di attesa, e di combattimento contro le opere del male. Fra tali prove del male, quella forma di “messianismo secolarizzato”, in cui l’uomo glorifica se stesso al posto di Dio venuto nella carne. Un esempio di condanna la troviamo nell’enciclica Divini Redemptoris del 1937 di Pio XI, contro l’avvento delle dittature nazi-fasciste.

Per giudicare i vivi e i morti: è compito del Cristo Redentore, in quanto ha offerto il dono di grazia divino più grande sulla croce. Sarà Lui a giudicare, alla fine dei tempi, chi ha accettato e chi ha rifiutato il suo amore.

 

 

CREDO NELLO SPIRITO SANTO

 

È Lui che ci dona la fede, ed è Lui che suscita la vera conoscenza nel Padre e nel Figlio. Credere nello Spirito Santo significa dunque credere in esso come Terza Persona della Trinità. Qui non tratteremo la teologia dello Spirito Santo (in rapporto alla Trinità) ma lo analizzeremo nella sua “economia” salvifica, cioè del mistero dello Spirito Santo per noi.

La Chiesa è il luogo della nostra conoscenza nello Spirito Santo: nelle Scritture, che egli ha ispirato;

nella Tradizione, di cui i Padri della Chiesa; nel Magistero della Chiesa che egli assiste; nella Liturgia sacramentale, attraverso le sue parole e i suoi simboli, in cui lo Spirito Santo ci mette in comunione con Cristo; nella preghiera, nella quale intercede per noi; nei carismi e nei ministeri che edificano la Chiesa; nei segni di vita apostolica e missionaria; nella testimonianza dei santi, in cui egli manifesta la sua santità e continua l'opera della salvezza.

 

 

 

Nome, appellativi e simboli dello Spirito Santo

 

Gesù parla dello Spirito Santo come “Paraclito”, che significa “Colui che è chiamato vicino” (Ad-vocatus), o come viene tradotto, “Consolatore”, essendo Gesù il primo Consolatore.

 

Vari sono i simboli dello Spirito:

  1. Acqua: in riferimento al battesimo, come ci ricorda l’apostolo Paolo (1Cor 12,13: abbeverati a un solo spirito);
  2. Unzione: a volte l’unzione diventa sinonimo di Spirito Santo, come nel caso del crisma per ricevere il sacramento della cresima;
  3. Fuoco: simbolo di energia, come nelle lingue di fuoco nel giorno di Pentecoste;
  4. Nube e Luce: troviamo tali simboli nelle rivelazioni di Dio a Mosè, nella Trasfigurazione, nella Concezione di Maria,…
  5. Sigillo: unito all’unzione, ce ne parla Giovanni: “Dio ha messo il suo sigillo” (Gv 6,27) su Cristo. Poiché indica l’effetto incancellabile dello Spirito, il suo valore è definito anche come “carattere” (sfraghìs) indelebile  nei sacramenti di battesimo, cresima e ordine;
  6. Mano: nella imposizione delle mani di Gesù sui malati, e degli apostoli per consacrare;
  7. Dito: con il “dito di Dio” Gesù scaccia i demoni (cf Lc 11,20);
  8. Colomba: nel battesimo di Gesù, lo Spirito assume forma di colomba (Mt 3,16).

 

 

Lo Spirito e la Parola di Dio nel tempo delle promesse

Dalle origini fino alla «pienezza del tempo» (Gal 4,4), la missione congiunta del Verbo e dello Spirito del Padre rimane nascosta, ma è all'opera, dalla creazione ai profeti.

Con il termine «profeti», la fede della Chiesa intende in questo caso tutti coloro che furono ispirati dallo Spirito Santo nella redazione dei Libri Sacri, sia dell'Antico sia del Nuovo Testamento. La tradizione giudaica distingue la Legge [i primi cinque libri o Pentateuco], i Profeti [corrispondenti ai nostri libri detti storici e profetici] e gli Scritti [soprattutto sapienziali, in particolare i Salmi].

 

Lo Spirito di Cristo nella pienezza del tempo

Lo Spirito ispira Giovanni, che chiude il ciclo dei profeti iniziato da Elia.

In Maria, lo Spirito Santo realizza il disegno misericordioso del Padre. E' con lo Spirito e per opera sua che la Vergine concepisce e dà alla luce il Figlio di Dio. La sua verginità diventa fecondità unica in virtù della potenza dello Spirito e della fede (CCC 723).

Tutta la vita di Gesù, poi, va letta in relazione all’azione dello Spirito Santo che lo accompagna.

Solo quando giungerà l’ora della glorificazione, Gesù promette la venuta dello Spirito, il “Consolatore”. La presenza dello Spirito è garanzia per la missione della Chiesa (cf Gv 20,21).

La missione di Cristo e dello Spirito Santo si compie nella Chiesa, Corpo di Cristo e tempio dello Spirito Santo. Esso prepara gli uomini, li previene con la sua grazia. Manifesta loro il Signore risorto, ricorda loro la sua parola, apre alla comprensione della sua Morte e Risurrezione (n. 737).

 

 

CREDO LA CHIESA

Nomi della Chiesa: deriva da ecclesia (lett. ek-kalein: chiamare fuori)che significa “convocazione”, e che designa assemblee di carattere religioso. Troviamo questo termine nell’AT.

Nel linguaggio cristiano, “Chiesa” indica tre realtà: l’assemblea liturgica, la comunità locale e quella universale.

 

Le immagini per descrivere la chiesa sono molteplici:

  1. ovile: la cui porta è Cristo, che ha dato la sua vita per le pecore;
  2. campo: di Dio in cui cresce l’olivo le cui radici affondano nei patriarchi e in cui avverrà la riconciliazione fra tutte le genti;
  3. edificio e tempio: la cui pietra è quel Cristo che i costruttori hanno scartato e che invece è divenuta base della costruzione;
  4. famiglia: dimora di Dio nello Spirito;
  5. Gerusalemme e sposa: chiamata da Cristo per essere santa.

 

 

Origine, fondazione e missione: la Chiesa è concepita come disegno nel cuore del Padre, preparata fin dalla fondazione del mondo (per radunare tutte le genti), preparata nell’Antica Alleanza (chiamata di Abramo), istituita da Gesù Cristo (sangue e acqua dal costato), manifestata dallo Spirito (carismi e ministeri), compiuta nella gloria eterna (alla fine dei tempi).

 

Il mistero della Chiesa: è un insieme visibile (gerarchia) e spirituale (schiere celesti), mistero di unione degli uomini con Dio (unità petrina con Maria che ci precede) e sacramento universale di salvezza (segno e strumento per ricongiungerci a Dio).

 

 

La Chiesa è popolo di Dio: nel senso che è prediletta da Dio; si diventa membri non per legame di sangue ma per rinascita dall’alto, mediante la fede nel battesimo; ha per capo Gesù Cristo, ha per condizione la dignità di figli di Dio, ha per legge il comandamento dell’amore, ha per missione essere sale della terra e luce del mondo, e ha per fine il regno di Dio.

Sull’esempio di Cristo unto sacerdote, re e profeta, la Chiesa è popolo sacerdotale (partecipi al sacrificio di Cristo), profetico (testimoni) e regale (servi).

La Chiesa è corpo di Cristo: nel senso di “corpo mistico”, per cui noi siamo le membra di questo corpo e Cristo ne è il capo.

La Chiesa è tempio dello Spirito Santo: lo Spirito unisce le membra, e dona delle grazie straordinarie e semplici che sono i carismi, i quali sono un dono da accettare per la Chiesa e sono sottoposti e sottomessi ai Pastori della Chiesa.

 

 

UNA SANTA CATTOLICA APOSTOLICA

 

La Chiesa è una: nonostante la diversità di popoli e culture, ci sono vincoli di unità, quali la professione di fede, la celebrazione comune dei sacramenti, la successione apostolica. Pur tuttavia, sappiamo che ci sono ferite che hanno provocato scismi, come quello con la chiesa orientale.

La Chiesa è santa:  santa perché santo è il suo fondatore e perché essa stessa strumento di santificazione, nei sacramenti e nei suoi santi canonizzati lungo la storia.

La Chiesa è cattolica: cattolica significa universale perché in essa è presente Cristo tutto intero e perché la missione della Chiesa è per tutto il genere umano. Ogni chiesa particolare esprime le caratteristiche della Chiesa universale, unita a quella di Roma che “presiede nella carità”.

Nei confronti dei non cristiani, la Chiesa riconosce nelle altre religioni la ricerca di un Dio ignoto ma vicino, pertanto considera tutto ciò che di buono e di vero si trova nelle altre religioni come preparazione al Vangelo. E allora, come la mettiamo con l’espressione tanto cara ai Padri “fuori la Chiesa non c’è salvezza?” … diciamo che la cosa vale per chi, senza colpa, ignora Cristo. Da qui l’esigenza della missione, il cui mandato è di Cristo stesso (Mt 28,19-20); la cui origine e scopo è la SS. Trinità; il cui motivo è l’amore di Cristo per tutti gli uomini; le cui vie sono sotto la guida dello Spirito Santo. In questo tempo di missione, la Chiesa punta a ricomporre l’unità dei cristiani e a un dialogo rispettoso con coloro che non accettano ancora il Vangelo.

La Chiesa è apostolica: fondata sugli apostoli nel senso che anzitutto essi ne sono fondamento perché costituiti da Cristo, poi nel senso che trasmettono il deposito autentico della fede, e infine nel senso che fino al ritorno di Cristo essa continua ad essere istruita, santificata e guidata da essi. Poiché gli apostoli dovevano continuare a trasmettere il messaggio cristiano anche dopo la loro morte, hanno lasciato testamento ai loro successori attraverso la successione apostolica. «Si chiama

Apostolato  - invece - tutta l'attività del Corpo mistico» ordinata alla «diffusione del regno di Cristo su tutta la terra»  (CCC 863).

I fedeli laici: gerarchia, laici, vita consacrata

 

I fedeli sono coloro che mediante il battesimo sono costituiti popolo di Dio. Fra di essi, il Signore ha voluto stabilire delle differenze in funzione della sua unità e della sua missione.

Il ministero ecclesiale: ha fondamento in Cristo, che ha insegnato a servire per essere servito. Il mistero, che ha carattere personale e collegiale, è un servizio esercitato in nome di Cristo.

Il collegio episcopale e il Papa: Gesù ha affidato a Pietro le chiavi e ai discepoli il potere di legare e sciogliere; tale potere è oggi esercitato dai vescovi sotto il primato del Papa. Il Papa è il Pastore supremo di tutta la Chiesa,  e pertanto ha potestà piena e universale; il collegio o corpo dei vescovi non hanno autorità se non sotto il romano pontefice. I vescovi sono invece il fondamento dell’unità nelle loro chiese particolari.

L’ufficio di insegnare: i vescovi, con i presbiteri, loro cooperatori, «hanno anzitutto il dovere di annunziare a tutti il Vangelo di Dio», secondo il comando del Signore (CCC 888). L’assistenza dello Spirito Santo è poi garantito nelle decisioni magisteriali del Papa e del collegio dei vescovi.

L’ufficio di santificare: il vescovo è il dispensatore della grazia del supremo sacerdozio, specialmente nell’eucaristia cui assicura l’offerta mediante i presbiteri.

L’ufficio di governare: i vescovi reggono le chiese particolari col consiglio, persuasione, esempio, ma anche con autorità e sacra potestà, allo scopo di edificare nello spirito di servizio.

I laici: è proprio dei laici cercare il Regno di Dio attraverso la testimonianza quotidiana in famiglia, nell’ambiente di lavoro,… i coniugi cristiani ad esempio la vita familiare (ufficio sacerdotale), testimoniando con la vita o in ambito parrocchiale (catechisti) adempiono all’ufficio profetico, mentre attraverso incarichi di responsabilità (cons. affari economici) adempiono all’ufficio regale.

La vita consacrata: stato di “vita consacrata” a Dio (cf LG 42-43) riconosciuto dalla Chiesa.

Varie sono le ramificazioni di vita nel campo del Signore: la vita eremitica, che è una rigorosa separazione dal mondo, nel silenzio e nella solitudine, nell’assidua preghiera e nella penitenza; vedove e vergini consacrate, che vivono nel mondo in preghiera, servizio ai fratelli e lavoro apostolico; vita religiosa, che si distingue da altre forme di vita consacrata per l’aspetto cultuale, la professione pubblica dei consigli evangelici (povertà, castità, obbedienza), la vita fraterna e la testimonianza resa all’unione di Cristo e della Chiesa; istituti secolari, istituto di vita consacrata in cui i fedeli, vivendo nel mondo, tendono alla perfezione della carità; società di vita apostolica, i cui membri, senza voti religiosi, seguono la via dei consigli evangelici conducendo vita fraterna.

 

 

La comunione dei santi

È una conseguenza del credere nella santa Chiesa cattolica: cosa è la Chiesa se non l’assemblea dei santi? Comunione dei santi significa due cose: comunione alle cose sante (e innanzi tutto l'Eucaristia con la quale «viene rappresentata e prodotta l'unità dei fedeli, che costituiscono un solo corpo in Cristo») e comunione tra le persone sante. «Noi crediamo alla comunione di tutti i fedeli di Cristo, di coloro che sono pellegrini su questa terra, dei defunti che compiono la loro purificazione e dei beati del cielo; tutti insieme formano una sola Chiesa; noi crediamo che in questa comunione l'amore misericordioso di Dio e dei suoi santi ascolta costantemente le nostre preghiere»(CCC 962).

 

 

Maria, madre di Cristo e della Chiesa

Maria ha un posto speciale nella Chiesa: intermente unita a Gesù (Annunciazione), è Madre del Salvatore e quindi anche del suo Corpo Mistico che è la Chiesa. Noi crediamo che La Santissima Vergine Maria, dopo aver terminato il corso della sua vita terrena, fu elevata, corpo e anima, alla gloria del cielo, dove già partecipa alla gloria della Risurrezione del suo Figlio, anticipando la risurrezione di tutte le membra del suo Corpo. «Noi crediamo infine che la Santissima Madre di Dio, nuova Eva, Madre della Chiesa, continua in cielo il suo ruolo materno verso le membra di Cristo», come fece già nella prima comunità apostolica.

CREDO LA REMISSIONE DEI PECCATI

 

Questa parte sarà sviluppata nella seconda parte: qui ci limitiamo a dire:

il potere di perdonare è stato conferito da Gesù ai suoi discepoli (Gv 20,22-23).

Il Battesimo è il primo e principale sacramento per il perdono dei peccati: ci unisce a Cristo morto e risorto e ci dona lo Spirito Santo.

Secondo la volontà di Cristo, la Chiesa possiede il potere di perdonare i peccati dei battezzati e lo esercita per mezzo dei vescovi e dei sacerdoti normalmente nel sacramento della Penitenza.

«I sacerdoti e i sacramenti sono gli strumenti per il perdono dei peccati; strumenti per mezzo dei quali Gesù Cristo, autore e dispensatore della  salvezza, opera in noi la remissione dei peccati e genera la grazia» (CCC 985-897).

 

 

CREDO LA RESURREZIONE DELLA CARNE

 

Noi fermamente crediamo e fermamente speriamo che, come Cristo è veramente risorto dai morti e vive per sempre, così pure i giusti, dopo la loro morte, vivranno per sempre con Cristo risorto.

Il termine «carne» designa l'uomo nella sua condizione di debolezza e di mortalità. La «risurrezione della carne» significa che, dopo la morte, non ci sarà soltanto la vita dell'anima immortale, ma che

anche i nostri «corpi mortali» (Rm 8,11) riprenderanno vita. Ma c'è di più. Gesù lega la fede nella risurrezione alla sua stessa Persona: «Io sono la Risurrezione e la Vita» (Gv 11,25).

Come risuscitano i morti? Che cosa significa «risuscitare»? Che Dio restituirà definitivamente la vita incorruttibile ai nostri corpi riunendoli alle nostre anime, in forza della Risurrezione di Gesù.

Chi risusciterà? Tutti gli uomini che sono morti: «quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna» (Gv 5,29).

Come? In un corpo glorioso.

Modo: Il «come» supera le possibilità della nostra immaginazione: è accessibile solo nella fede.

Quando? Definitivamente nell’ultimo giorno.

 

Per un certo aspetto, siamo già risuscitati con Cristo mediante il battesimo.

Nell'attesa di quel giorno, il corpo e l'anima del credente già partecipano alla dignità di essere «in Cristo»; di qui l'esigenza di rispetto verso il proprio corpo, ma anche verso quello degli altri.

 

 

La morte

È il termine della vita terrena: il far memoria della nostra mortalità serve anche a ricordarci che abbiamo soltanto un tempo limitato per realizzare la nostra esistenza.

È conseguenza del peccato: l’uomo ne sarebbe stato esentato se non avesse peccato.

È trasformato da Cristo: l’obbedienza di Gesù ha trasformato la maledizione della morte in benedizione.

Il senso della morte cristiana: grazie a Cristo, la morte ha un senso positivo. La morte fisica consuma il morire con Cristo e compie così la nostra incorporazione a lui nel suo sto redentore.

 


CREDO LA VITA ETERNA

 

Per il cristiano, che unisce la propria morte a quella di Gesù, la morte è come un andare verso di lui ed entrare nella vita eterna.

Giudizio particolare: Il Nuovo Testamento parla del giudizio finale, ma afferma anche l'immediata retribuzione. La parabola del povero Lazzaro e la parola detta da Cristo in croce al buon ladrone parlano di una sorte ultima dell'anima che può essere diversa per le une e per le altre.

Cielo: Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo.

Purgatorio: coloro che muoiono imperfettamente purificati vengono sottoposti a una purificazione. La Chiesa chiama “purgatorio” questa purificazione finale. La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura (1Cor 3,15), parla di un fuoco purificante.

Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: «Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato» (2 Mac 12,46). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico, affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti: Rechiamo loro soccorso e commemoriamoli. Se i figli di Giobbe sono stati purificati dal sacrificio del loro padre, perché dovremmo dubitare che le nostre offerte per i morti portino loro qualche consolazione? Non esitiamo a soccorrere coloro che sono morti e ad offrire per loro le nostre preghiere (CCC 1032).

Inferno: suoi fratelli. Morire in peccato mortale senza essersene pentiti e senza accogliere l'amore misericordioso di Dio, significa rimanere separati per sempre da lui per una nostra libera scelta. Ed è questo stato che viene designato con la parola «inferno». Gesù parla ripetutamente della «Geenna». La Chiesa nel suo insegnamento afferma l'esistenza dell'inferno e la sua eternità. Le affermazioni della Sacra Scrittura e gli insegnamenti della Chiesa riguardanti l'inferno sono un appello alla responsabilità con la quale l'uomo deve usare la propria libertà.

Giudizio finale: Davanti a Cristo che è la Verità sarà definitivamente messa a nudo la verità sul rapporto di ogni uomo con Dio. Soltanto il Padre conosce l’ora e il giorno.

Cieli nuovi e terra nuova: Coloro che saranno uniti a Cristo formeranno la comunità dei redenti, la «Città santa» di Dio (Ap 21,2).

 

 

Amen

 

Il Credo, come pure l'ultimo libro della Sacra Scrittura, termina con la parola ebraica Amen. Anche la Chiesa termina le sue preghiere con «Amen». fedeltà.

L'«Amen» può esprimere tanto la fedeltà di Dio verso di noi quanto la nostra fiducia in lui.

L'«Amen» finale del Credo riprende quindi e conferma le due parole con cui inizia: «Io credo».

 

 

 

[1] I Padri distinguevano “Teologia” (la vita intima di Dio) e “Economia” (opere di Dio): dalla vita di Dio le opere, e dalle sue opere si comprende la natura divina. Come per le persone: dalle sue azioni si capisce cosa alberga nel suo cuore.

[2] Giovanni Paolo II, Centesimus Annus.

[3] CCC, n. 423.

[4] Ibidem, n. 424.

[5] Venerare significa rispettare l’immagine e vedere in essa la realtà alla quale rimanda; diversa è l’adorazione, nella quale noi consideriamo Dio quello che vediamo, come nella Eucaristia.

[6] Concilio di Nicea II, Act. 7, Definitio de sacris imaginibus. DS 601.

[7] CCC n. 493.