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Spiegazione del Battesimo San Cirillo di Gerusalemme

  • 18 Agosto 2014 |
Battesimo

CATECHESI  II  MISTAGOGICA

Con lettura dell’Epistola ai Romani, dalle parole: «O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte» fino a «non siete più sotto la legge, ma sotto la grazia».

La spiegazione dei riti del battesimo

     1. Sono a voi utili queste istruzioni quotidiane sui misteri e i nuovi insegnamenti che proclamano nuove situazioni, tanto più che voi siete stati rigenerati dal vecchio al nuovo. Per questo è necessario che io per ordine vi esponga il seguito della mistagogia di ieri per comprendere la simbologia dei riti che si sono svolti su di voi nell’interno dell’edificio.

 

Spogliarsi della tunica

     2. Appena entrati vi siete tolti la tunica. Ciò per la raffigurazione che si eliminava l’uomo vecchio con le sue abitudini. Spogliati siete rimasti nudi, imitando in ciò Cristo nudo sulla croce. Egli nella nudità spogliò i principati e le potestà trionfando a fronte alta sulla croce. Poiché nelle vostre membra si nascondevano le potenze avverse, non vi è più permesso portare la vecchia tunica. Non vi parlo minimamente della tunica visibile, ma dell’uomo vecchio che si corrompe nelle passioni ingannatrici. L’anima che una volta se ne sia spogliata non se ne rivesta di nuovo, ma dica con la sposa di Cristo nel “Cantico dei Cantici”: «Mi sono spogliata della tunica, perché indossarla?». Che meraviglia! Siete stati nudi davanti agli occhi di tutti e non vi siete arrossiti. Portavate veramente l’immagine del primo uomo Adamo, che nel paradiso era nudo e non si vergognava.

L’unzione

     3. Poi svestiti siete stati unti con l’olio esorcizzato, dalla cima dei capelli sino all’estremità del corpo, divenendo partecipi del buon ulivo che è Gesù Cristo. Recisi dall’oleastro siete stati innestati nell’ulivo buono e siete divenuti partecipi dell’abbondanza dell’ulivo. L’olio esorcizzato simboleggia la partecipazione all’abbondanza del Cristo che mette in fuga ogni traccia di potenza avversa. Come le insufflazioni dei Santi e la invocazione del nome di Dio e la preghiera riceve una tale forza che non solo purifica bruciando le tracce dei peccati, ma anche insegue le potenze invisibili del maligno.

Morte e vita

     4. Dopo per mano siete stati condotti alla santa piscina del divino battesimo come il Cristo dalla croce alla tomba che vi è davanti. Ognuno è stato interrogato se crede nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Avete fatto la confessione salutare e vi siete immersi per tre volte nell’acqua e di nuovo siete risaliti simboleggiando la sepoltura di tre giorni del Cristo. Come il nostro Salvatore passò tre giorni e tre notti nel cuore della terra, così anche voi con la prima emersione avete imitato il primo giorno del Cristo sottoterra e nella immersione la notte. Colui che è nella notte più non vede e chi, invece, è nel giorno vive la luce, così nella immersione, come nella notte, nulla vedete, ma nella emersione di nuovo vi trovate come nel giorno. Nello stesso tempo siete morti e rigenerati. Quest'acqua salutare fu la vostra tomba e la vostra madre. Ciò che disse Salomone per altre cose si può adattare a voi. Nel passo infatti disse: «C'è il tempo di nascere e il tempo di morire». Per voi l'inverso: il tempo di morire è il tempo di nascere. Un solo tempo ha conseguito le due cose: la vostra nascita ha coinciso con la morte.

La realtà della salvezza

     5. O cosa strana e paradossale! Non siamo veramente morti, né veramente seppelliti, né veramente crocifissi e risuscitati, ma l’imitazione in immagine è salvezza nella realtà. Il Cristo è stato realmente crocifisso, realmente seppellito e realmente è risorto. Ogni grazia ci è stata elargita perché partecipando alle sue sofferenze lo imitiamo guadagnando in realtà la salvezza. O misericordia senza misura! Cristo ha ricevuto i chiodi nelle sue mani pure ed ha sofferto; a me, invece, senza soffrire e penare, per la partecipazione è donata la salvezza.

Simbolo della passione di Cristo

     6. Nessuno creda che il battesimo conferisca solo la remissione dei peccati e la grazia dell’adozione di figlio, come il battesimo di Giovanni che procura soltanto la remissione dei peccati. Ma noi sappiamo esattamente che come è la purificazione dei peccati e l’intermediario del dono dello Spirito Santo, così è il simbolo della passione di Cristo. Per questo Paolo poco fa ha proclamato altamente: «Ignorate che quanti siamo stati battezzati in Gesù Cristo, siamo stati battezzati nella sua morte? Noi siamo stati sepolti con lui mediante il battesimo». Questo diceva forse per alcuni che ammettevano il battesimo come intermediario della remissione dei peccati e della figliolanza dell’adozione e non la partecipazione in figura della vera passione di Cristo.

Una stessa pianta

     7. Sappiamo dunque che quanto Cristo sopportò, l’ha sofferto in realtà e non in apparenza per noi e per la nostra salvezza, e noi diveniamo partecipi della sua passione. Paolo lo proclama con tutta franchezza: «Se siamo divenuti una stessa pianta con lui per la somiglianza nella sua morte, lo saremo anche per la resurrezione». Ben detto: «una stessa pianta». Qui fu piantata la vera vigna e noi, per la partecipazione al battesimo della morte, siamo divenuti una stessa pianta con lui. Approfondisci con molta attenzione le parole dell’Apostolo. Non dice: se siamo divenuti una medesima pianta con lui per la morte, ma per la somiglianza alla sua morte. In realtà in Cristo c’è stata la morte vera, l’anima si è separata dal corpo, la sua sepoltura fu vera e il suo santo corpo fu avvolto in un lenzuolo puro. In lui tutto è veramente avvenuto. Per noi è solo una somiglianza di morte e di sofferenze, ma per la salvezza non è somiglianza, ma verità.

Una nuova vita

     8. Abbastanza istruiti in queste cose vi prego di ritenerle a memoria perché io indegno vi possa dire: «Vi amo perché sempre vi ricordate di me, ritenendo le tradizioni che vi ho trasmesso». Dio è potente. Egli che da morti vi ha reso vivi, vi concede di condurre una nuova vita. A lui la gloria e la potenza ora e per i secoli. Amen.

 

 

Eucaristia - Battesimo san Cirillo di Gerusallemme

  • 18 Agosto 2014 |
Eucarestia

CATECHESI I MISTAGOGICA

Con lettura della prima epistola cattolica di Pietro, dalle parole: «Siate temperanti, vigilate» fino alla fine dell’epistola.

Riflettere sul battesimo

 

   1. Desideravo da tempo, o veri e amati figli della chiesa, di parlarvi di questi misteri spirituali e celesti. Ma ben sapendo che l’occhio ha più credibilità dell’orecchio, ho atteso la presente circostanza. Vi guiderò trovandovi più disponibili alle cose da dire per questa serata, nel prato del paradiso più luminoso e odoroso. Siete nelle condizioni migliori e più sensibili ai misteri divini, per il battesimo divino e vivificante. Dunque, bisogna ormai imbandire la tavola degli insegnamenti di perfezione. Ve li daremo con molta cura perché voi possiate percepire ciò che è avvenuto per voi in questa sera del battesimo.

Rinunzia a satana, il Faraone

 

   2. Siete prima venuti nella parte esterna dove si amministra il battesimo e rivolti verso occidente avete ascoltato e vi è stato ordinato di stendere la mano rinunziando a satana come se fosse presente. È necessario per voi sapere che questo nella storia antica era una figura. Quando il Faraone, tiranno aspro e crudele, angariava il popolo libero e generoso degli ebrei, Dio mandò Mosè a farli uscire da questa dura schiavitù degli egiziani. Le porte furono unte col sangue dell’agnello, perché lo sterminatore risparmiasse le case che avevano il segno del sangue, e il popolo degli ebrei fu inaspettatamente liberato. Mentre li inseguiva, dopo che si erano liberati, vide che straordinariamente il mare si apriva davanti a loro. Tuttavia andò avanti, calcando orma su orma e improvvisamente fu sommerso e inghiottito in mezzo al Mar Rosso.

 

Mosè e Cristo

 

   3. Trasferisciti con me ora dalla cose antiche alle nuove, dal simbolo alla realtà. Lì era Mosè, da Dio mandato in Egitto, qui Cristo dal Padre mandato nel mondo. Lì per fare uscire dall’Egitto il popolo oppresso, qui perché Cristo liberasse quelli che nel mondo sono oppressi dal peccato. Lì il sangue dell’agnello fu la deviazione dello sterminatore, qui il sangue dell’Agnello immacolato Gesù Cristo è il rifugio contro i demoni. Il tiranno inseguì l’antico popolo fino al mare, e il demonio audace, turpe e principe del male ti inseguì sino alle stesse sorgenti della salvezza. Quello fu sommerso nel mare, questo scomparve nell’acqua della salvezza.

 

La rinunzia a satana

 

   4. Tu poi ti senti ordinare di stendere la mano e dire come ad uno che ti è presente: «Rinunzio a te, satana». Voglio anche spiegarvi perché vi siete voltati ad occidente. È opportuno. L’occidente è il luogo delle tenebre visibili, una oscurità che essendo tenebrosa nelle tenebre ha il potere. Per questo simbolicamente guardando verso occidente, avete rinunziato a quel principe oscuro e tetro. Che cosa, stando in quella posizione, disse a ciascuno di voi? «Rinunzio a te, satana, cattivo e crudele tiranno e non temo più la tua forza. Cristo l’ha distrutta, partecipando con me al sangue e alla carne. Egli ha abolito mediante le sofferenze la morte con la morte in modo che io non sia più soggetto alla schiavitù. Rinunzio a te serpente ingannevole e capace di tutto. Rinunzio a te che sei insidioso e simulando amicizia hai compiuto ogni malvagità. Tu hai ispirato ai nostri protoparenti l’apostasia. Rinunzio a te, satana, autore e complice di ogni malvagità».

 

Le opere di satana

 

   5. Nella seconda parte della formula poi tu impari a dire: «E alle tue opere». Le opere di satana sono tutti i peccati, dai quali bisogna stare lontano, come chi fugge per sempre dal tiranno getta anche le sue armi. Ogni specie di peccato si inserisce nelle opere del diavolo. Inoltre sappi che quanto tu dici soprattutto in quel terribile momento viene scritto lettera per lettera nei libri invisibili di Dio. Dunque commettendo qualche cosa che sia, invece, contraria, sarai giudicato come spergiuro. Rinunzia perciò alle opere di satana, dico; ad ogni opera e pensiero che siano contrari alla parola promessa.

 

La pompa del diavolo

 

   6. Poi tu dici: «Ad ogni sua pompa». La pompa del diavolo è la mania del teatro, delle corse dei cavalli, della caccia e di ogni simile vanità, da cui pregando di essere liberato il santo chiede a Dio: «Distogli i miei occhi dal guardare le cose vane». Non ti sia gradita la passione per il teatro, ove si hanno gli spettacoli dissoluti dei mimi, che sono di violenza e di ogni indecenza, e le danze furiose di uomini effeminati. Nè la passione di quelli che nella caccia si espongono alle fiere per lusingare il loro sventurato stomaco. Per prendersi cura dei cibi per il ventre, diventano veramente cibo del ventre di bestie feroci. A dirla esplicitamente, per il dio ventre espongono la loro vita in combattimenti sui precipizi. Fuggi le corse dei cavalli, spettacolo frenetico che fa scadere le anime. Tutto questo è la pompa del diavolo.

 

La contaminazione

 

   7. Ma anche quello che si appende nei templi degli idoli e nelle feste, come carni, pani e altre simili cose contaminate dalla invocazione di demoni infami, è da inserire nella pompa del diavolo. Il pane e il vino dell’eucarestia prima della santa epiclesi dell’adorabile Trinità, erano pane e vino comuni. Dopo l’epiclesi, invece, il pane diventa corpo di Cristo e il vino sangue di Cristo. Allo stesso modo gli alimenti della pompa di satana, che sono per loro natura comuni, con l’invocazione dei demoni diventano impuri.

Il culto del diavolo

 

     8. Dopo ciò tu dici: «E al suo culto». Il culto del diavolo è la preghiera nei templi pagani e tutto ciò che si fa ad onore degli idoli insensibili: accendere le lampade e bruciare incenso alle sorgenti dei fiumi, come <fanno> alcuni ingannati dai sogni o dai demoni. Si arriva a questo credendo di trovare la guarigione dei mali corporali. Non partecipare a cose siffatte. Gli auspici, la divinazione, gli auguri, gli amuleti, le scritte sulle lamine, le magie, ed altri malefici e altre pratiche simili sono culto del diavolo. Fuggine dunque lontano. Se vi ricadi, dopo esserti allontanato da satana per aderire a Cristo, tu sperimenterai un tiranno più crudele. Egli prima ti trattava come un familiare e ti risparmiava una dura schiavitù, ora invece è molto inferocito contro di te. E tu sarai privato di Cristo e proverai quello. Non hai ascoltato la “Storia antica” che ci racconta di Lot e delle sue figlie? Non fu salvato con le figlie raggiungendo la montagna, mentre la moglie divenne una colonna di sale, immobilizzata per sempre nel ricordo della cattiva intenzione e del voltarsi indietro? Attenzione dunque a te stesso e non ritornare indietro, dopo aver messo la mano all’aratro, all’amara consuetudine di questa vita. Ma fuggi sulla montagna verso Gesù Cristo, la pietra non tagliata con le mani che ha riempito l’universo.

 

La professione di fede verso oriente

 

     9. Quando tu rinunzi a satana, cancellando ogni patto con lui, tu distruggi le vecchie alleanze con l’inferno. Ti si apre il paradiso di Dio, che piantò ad oriente da dove per la disubbidienza fu esiliato il  nostro primo genitore. E simbolo di ciò è il tuo voltarti da occidente ad oriente, regione della luce. Allora ti si disse di pronunziare: «Credo nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo e in un solo battesimo di penitenza». Di questo, ti è stato largamente parlato, nelle catechesi precedenti, come la grazia di Dio ci ha concesso.

 

Sii vigile

 

     10. Rafforzato da queste parole, sii vigile. Infatti «il nostro avversario il diavolo - come si è letto prima - si aggira come un leone, cercando chi divorare». Nel passato divorava la morte che aveva il sopravvento. Dopo il sacro lavacro della rigenerazione, Dio ha tolto il pianto da ogni volto. Non piangerai più, spogliato dell’uomo vecchio, ma festeggerai, avendo indossato l’abito della salvezza Gesù Cristo.

 

Il Santo dei Santi

 

     11. Questo è avvenuto nell’edificio esteriore. Dio volendo, quando per ordine con i discorsi mistagogici entreremo nel Santo dei Santi, allora conosceremo i simboli delle cose che si compiono. A Dio gloria, potenza e grandezza con il Figlio e lo Spirito Santo nei secoli dei secoli.

 

 

La Risurrezione dei Morti san Cirillo da Gerusalemme

  • 18 Agosto 2014 |

La Risurrezione Dai Morti di Marko Ivan Rupnik

"La Risurrezione Dai Morti di Marko Ivan Rupnik"

Cirillo di Gerusalemme

 

LE CATECHESI AI MISTERI

 

CATECHESI XVIII PREBATTESIMALE

 

 

Diciottesima catechesi dei battezzandi tenuta a Gerusalemme sul «Credo» “in una Chiesa santa cattolica e nella resurrezione della carne e nella vita eterna”. Lettura da Ezechiele “La mano del Signore fu su di me e mi rapì nello spirito del Signore e mi pose nel mezzo della pianura che era piena di ossa umane”, ecc.

 

 

La speranza della resurrezione

 

1. La radice di ogni opera di bene è la speranza della resurrezione. L’attesa della mercede, infatti, rafforza l’anima nella buona azione. Ogni operaio è pronto ad assoggettarsi alle fatiche se vede un guadagno delle fatiche stesse. Per quelli che lavorano senza la mercede scade l’anima con il corpo. Il soldato che si aspetta il premio del combattimento è pronto alle guerre. Nessuno militando per un re senza giudizio e che non riconosce i premi delle fatiche, è pronto ad affrontare la morte per lui. Così anche ogni anima che crede nella resurrezione giustamente ha cura di sé; quella che, invece, non crede nella resurrezione è consegnata alla rovina. Chi crede che il corpo attende la resurrezione ha cura della veste e non lo contamina con la fornicazione. Chi non crede alla resurrezione si dà alla fornicazione abusando del suo corpo come se fosse di un altro.

 Grande dottrina e lezione della santa Chiesa cattolica è la fede nella resurrezione dei morti. Grande e necessaria dottrina oppugnata da molti e comprovata dalla verità. I greci la combattono, i samaritani la negano, gli eretici la scherniscono. La contraddizione è multiforme, ma la verità è uniforme.

 

La decomposizione del cadavere

 

2. I greci e ugualmente i samaritani adducono contro di noi questi motivi. L’uomo che è morto cade, si decompone e tutto si dissolve in vermi che anche muoiono. Tanta putredine e decomposizione riceve il corpo!… In che modo dunque risorge? I pesci hanno mangiato i naufraghi ed i pesci stessi vengono mangiati. Orsi e leoni maciullandole hanno divorato anche le ossa di quelli che combattono contro le belve. Avvoltoi e corvi, beccano le carni di cadaveri giacenti per terra, volano per tutto il mondo. Dove si ricompone quel corpo? Può darsi che degli uccelli che l’hanno mangiato, chi muore in India, chi in Persia, chi nella terra dei goti. Vento e pioggia disperdono la stessa cenere di quelli che vengono cremati. Dove si ricompone il corpo?

 

A Dio tutto è vicino

 

3. Per te che sei piccolo uomo e debole, l’India è lontana dalla terra gotica e la Spagna dalla Persia. A Dio, invece, che tiene tutta la terra in un pugno, tutto è vicino. Non accusare Dio d’impotenza dalla tua debolezza, piuttosto considera la sua potenza. Il sole che è una piccola opera di Dio con la semplice diffusione dei raggi riscalda tutto il mondo, e l’aria che Dio fece circonda quanto è nel mondo. Dio artefice del sole e dell’aria è lontano dal mondo?

 Supponi che siano stati mischiati insieme semi diversi per natura (a te che sei debole nella fede propongo esempi di poco momento) e che questi diversi semi siano racchiusi in un solo tuo pugno. Per te che sei uomo è arduo o facile distinguere nel tuo pugno, riunire e assegnare al suo genere ciascuno dei semi diversi, secondo la propria natura? Dunque se tu sei capace di distinguere ciò che è contenuto nella tua mano, Dio non può distinguere e assegnare quanto è nel suo pugno? Considera ciò che dico: è empio negarlo.

 

La giustizia di Dio

 

4. Segui lo stesso criterio di giustizia ed entra in te stesso. Hai diversi domestici, alcuni sono buoni, altri cattivi. Tu rispetti i buoni e castighi i cattivi. Se tu sei giudice lodi i buoni e punisci gli scellerati. Se in te che sei uomo mortale si salva il senso del giusto, in Dio che è il re di tutto senza successore non c’è la rimunerazione della giustizia? È empio negarlo. Considera ciò che dico. Molti omicidi sono morti impuniti nel loro letto. Dov’è la giustizia di Dio? Spesso a un assassino reo di cinquanta omicidi venne solo per una volta tagliata la testa. Dove sconterà la pena per i quarantanove? Se dopo questo mondo non ci fosse un giudizio e una retribuzione, tu accuseresti Dio di ingiustizia.

 Non ti meravigliare per il differimento del giudizio. Chi è in gara dopo la fine della competizione è incoronato o vituperato. Mai l’arbitro incorona quelli che sono in gara, ma attende che tutti finiscano di gareggiare perché dopo la graduatoria distribuisca il premio e la corona. Così anche Dio, mentre il combattimento dura nel mondo aiuta parzialmente i giusti, poi li ricompensa pienamente, alla fine.

 

 La coscienza della resurrezione

 

5. Se la resurrezione dei morti per te non esiste perché condanni i violatori dei sepolcri? Se il corpo si dissolve e la resurrezione è senza speranza, perché chi viola il sepolcro incorre in una pena? Vedi che anche se tu neghi con le labbra, rimane piena in te la coscienza della resurrezione.

 

Morti risorgeremo

 

6. Un albero abbattuto rifiorisce e l’uomo abbattuto non rifiorisce? Ciò che è stato seminato e mietuto rimane sull’aia e l’uomo reciso da questo mondo non rimane sull’aia? I tralci della vite e i rami degli alberi completamente tagliati, trapiantati, ricevono la vita e portano frutto, l’uomo, poi, per il quale le piante esistono, una volta sotterrato non risorgerà? Al confronto delle fatiche quale è più grande, plasmare una statua che da principio non c’era, o rifare di nuovo con la stessa forma una che si era rotta? Dio che ci fece dal nulla, non potrà di nuovo far risorgere quelli che c’erano e sono morti?

 Ma tu non credi a quanto è scritto sulla resurrezione perché sei greco. Contempla dalla natura questo e rifletti sulle cose che sino ad oggi si vedono. Si semina il frumento, se piace, o qualsivoglia genere di semi. Appena cade, come se morisse, va in putrefazione ed è inutile al nutrimento. Ma quello putrefatto risorge verdeggiante e caduto piccolo risorge bellissimo. Il frumento è fatto per noi. Per il nostro uso il frumento e i semi sono fatti, non per se stessi. Quelle cose che per noi sono state create, morte rivivono, e noi, motivo per i quali esse vivono, morti non risorgeremo?

 

Dio ogni anno opera la resurrezione

 

7. È tempo d’inverno come vedi. Gli alberi sono come morti. Dove sono ora le foglie del fico? Dove i grappoli della vite? Nell’inverno questi sono morti e nella primavera verdeggianti e quando viene il tempo, allora, come dalla morte, rinasce la forza della vita. Dio guardando la tua infedeltà in queste cose fenomeniche opera ogni anno la resurrezione perché, vedendo ciò nelle cose inanimate, lo ritieni anche sulle animate. Le mosche e le api spesso annegate nell’acqua dopo un po’ risorgono, e il genere delle lamprede d’inverno rimane immobile e d’estate poi risorge. A te che pensi cose umili e vili ti vengono dati simili esempi. Ora chi concede ad esseri irragionevoli e deprecabili di vivere oltre la natura, egli stesso a noi, per i quali fece quelle cose, non la concederà?

 

La fenice

 

8. Ma I greci cercano una evidente resurrezione dei morti e dicono che anche se queste cose risorgono, non del tutto sono andate in putredine. Essi cercano di vedere apertamente l’animale putrefatto che risorge. Dio conosceva tale incredulità degli uomini e per questo creò l’uccello chiamato fenice. Esso, come scrive Clemente e i più narrano, è unigenito e venendo dalla terra d’Egitto a intervalli di cinquecento anni dimostra la risurrezione. <Lo dimostra> non nei luoghi deserti, ma perché sia conosciuto il mistero che avviene, in una città illustre in modo che l’incredibile sia toccato con mano.

 Costruitosi un nido di mirra, di incenso e di altri aromi in un ciclo completo di anni, entratovi, agli occhi di tutti muore e imputridisce. Poi, dalla putrefazione della carne morta, nasce un verme e questo crescendo prende la forma di un uccello. Credi alla cosa. Come del genere delle api, così vedi formarsi dai vermi e dalle liquidissime uova penne di uccelli, ossi e nervi che spuntano. Poi la suddetta fenice, mettendo le penne e divenuta perfetta quale era la prima fenice, vola nell’aria, come anche quella che era morta, mostrando agli uomini apertamente la resurrezione dei morti.

 Meraviglioso uccello è la fenice, ma uccello irragionevole che mai canta a Dio. Vola nell’aria, ma non sa che sia l’unigenito figlio di Dio. A questo animale irrazionale che non conosce il suo creatore è data la resurrezione dai morti. A noi, poi, che glorifichiamo Dio e osserviamo i suoi precetti non è data la resurrezione?

 

La vita e la resurrezione

 

Ma poiché è lontano e raro l’esempio della fenice, e <molti> non lo credono ancora, prendi una dimostrazione di quelle cose che ogni giorno accadono. Cento o duecento anni prima, tutti quelli che parliamo e ascoltiamo dove eravamo? Ignoriamo forse il principio della costituzione dei nostri corpi? Non sai che siamo nati da elementi deboli, informi e uniformi? L’uomo è formato da questo elemento uniforme e debole; e ciò che è debole divenuto carne si muta nella robustezza dei tendini e nello splendore degli occhi, nell’olfatto del naso, nell’udito degli orecchi, nella lingua che parla, nel cuore che palpita, nell’operosità delle mani, nella velocità dei piedi e in tutte le membra. E ciò che è debole diviene un fabbricatore di navi, costruttore di case, architetto e operaio di arte, soldato, principe, legislatore e re. Dio che, pertanto, ci fece da vili elementi non può farci risorgere quando siamo morti? Chi ha dato corpo a una cosa vilissima non può far di nuovo risorgere un corpo che è morto? Chi ha creato ciò che non c’era, non potrà far risorgere ciò che esisteva ma è morto?

 

Le dimostrazioni raziocinanti

 

 10. Eccoti una dimostrazione evidente della resurrezione dei morti nel cielo e tra gli astri attestata ogni mese. Infatti il corpo della luna completamente esaurito, in modo che nulla si vede più, di nuovo aumenta e si stabilisce in ciò che era prima. Per una dimostrazione perfetta della cosa, la luna, dopo una serie di anni sparita, si cambia manifestamente in sangue e di nuovo prende il corpo splendente. Dio ha preparato ciò perché tu, uomo, che sei formato dal sangue credessi alla resurrezione dei morti e ciò che vedi nella luna lo credessi anche per te. Con i greci usa queste argomentazioni. Con quelli che non recepiscono le Scritture combatti con armi non scritturistiche, ma prese solo dalle dimostrazioni raziocinanti. Da loro non è recepito né chi è Mosè, ne chi Isaia, né il Vangelo, né Paolo.

 

Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe

 

 11. Passa ora ai samaritani che accettano solo la Legge e non ammettono i profeti. Ad essi è inefficace come sembra la presente lettura di Ezechiele. Non accettano, come dicevo, i profeti. Come persuaderemo i samaritani? Veniamo ora agli scritti della Legge. Dio dice a Mosè: «Io sono il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe» che ci sono e sussistono. Se Abramo, Isacco e Giacobbe fossero morti, egli sarebbe Dio di quelli che non esistono. Quando mai un re ha detto di essere il re dei soldati che non ha? Quando mai uno ha mostrato la ricchezza che non possiede? Bisogna che Abramo, Isacco e Giacobbe esistano perché Dio sia Dio di quelli che esistono. Non disse ero di quelli, ma sono. Si tratta del giudizio. Abramo dice al Signore: «Chi giudica tutta la terra non praticherà il giudizio?».

 

Analogie del Vecchio Testamento

 

 12. I samaritani insensati contestano e dicono: ammesso che le anime di Abramo, di Isacco e di Giacobbe rimangono, i loro corpi, però, non possono risorgere. Se fu possibile che la verga di Mosè, il giusto, divenisse drago, non è possibile che i corpi dei giusti vivano e risorgano? Ciò che è avvenuto contro natura, non può ricostituirsi secondo natura? Anche la verga di Aronne recisa e morta germogliò senza umore di acqua. Pur trovandosi al coperto, tuttavia, germogliò come nei campi. Era in luoghi aridi e in una notte diede i frutti delle piante da tempo irrigate. Se la verga di Aronne risuscitò dai morti, non può risuscitare Aronne? Dio che per conservargli il sommo sacerdozio compì il miracolo nel legno, non può dare la resurrezione ad Aronne? Una donna contro natura diventò sale. Se la carne si muta in sale, la carne non si può ricostituire in carne? La moglie di Lot divenne una statua di sale e non può risorgere la moglie di Abramo? Da quale potenza fu cambiata la mano di Mosè che in un’ora divenne come neve e poi ritornò come prima? Certamente per comando divino. Allora il comando divino era efficace, ora non più?

 

Gli increduli

 

 13. O samaritani, i più stolti di tutti, sin da principio come fu fatto l’uomo? Andate al primo libro della Scrittura che anche voi accettate: «E Dio formò l’uomo dalla polvere di terra». La polvere fu mutata in carne, e la carne non si può ricostituire di nuovo in carne? Bisogna chiedervi come furono fatti i cieli, la terra e il mare? Come il sole, la luna e gli astri? Come dalle acque gli uccelli e i pesci? Come dalla terra tutti gli animali? Tante miriadi di creature passarono dal non essere all’essere e noi uomini che abbiamo l’immagine di Lui non risorgeremo? Veramente la cosa è piena di incredulità e grande è la condanna contro gli increduli. Abramo chiama il Signore giudice di tutta la terra e quelli che imparano la Legge sono increduli. È scritto che l’uomo viene dalla terra ma quelli che leggono non credono.

 

Nella vita terrena il tempo del pentimento

 

 14. Questo per gli infedeli, ma per noi che crediamo vale ciò che risulta dai profeti. Alcuni che ricorrono ai profeti non credono alle Scritture e ci adducono:

     Non si alzeranno gli empi nel giudizio;

     Se l’uomo scende nell’Ade non ne sale più;

     Non ti loderanno i morti, o Signore;

Essi fanno cattivo uso di quello che è scritto bene.

Ma conviene andare incontro anche ad essi come è permesso.

  Se si dice che gli empi non risorgono nel giudizio significa questo: che risorgeranno non nel giudizio, ma nella condanna. Dio non ha bisogno di molta indagine; nel momento in cui gli empi risorgono li seguirà la condanna. Se si dice che i morti non loderanno te, o Signore, significa che solo in questa vita c’è spazio per la penitenza e il perdono. Quelli che lo utilizzano ti loderanno. Dopo il decesso non è lecito a quelli che muoiono nei peccati, come beneficati, lodare, bensì rimpiangere. La lode è di coloro che sono grati, il pianto è dei fustigati. Allora i giusti loderanno e quelli che sono morti nei peccati non hanno più tempo utile per il pentimento.

 

Le profezie dei profeti sulla resurrezione

 

 15. Per quanto concerne: «se l'uomo scende nell'Ade non ne sale più» vedi il seguito. È scritto infatti: «non ne sale più né ritorna alla propria casa». Tutto il mondo passerà ed ogni casa sarà distrutta. Come potrà tornare alla sua casa se ci sarà poi un'altra terra nuova? Bisognava che avessero ascoltato Giobbe che dice: «Per l'albero c'è la speranza. Se fu tagliato, di nuovo germoglierà e il suo virgulto non cessa. Se la radice invecchia nel terreno e il tronco perisce al suolo, germoglierà dall'umore dell'acqua e farà la chioma come una pianta giovane. L'uomo che muore scompare? Il mortale deceduto non c'è più?». Per infondere pudore e rossore (così è da leggere interrogativamente non c'è più) dice che il legno muore e risorge. Ma l'uomo per il quale gli alberi furono fatti, non risorgerà?

  Perché tu non creda che io forzi il testo leggi il seguito. Dopo aver detto, interrogando: «L'uomo deceduto non c'è più?», aggiunge «se, infatti, l'uomo muore, vivrà». E subito dice: «Aspetterò sino a quando di nuovo io divenga». E altrove ancora: «Egli resusciterà sulla terra la mia pelle che sopporta queste cose».

  Il profeta Isaia dice: «I morti risorgeranno e risusciteranno quelli che sono nelle tombe». Apertamente il profeta Ezechiele che ci sta vicino, dice: «Io aprirò i vostri sepolcri e vi porterò via da essi». E Daniele dice: «Molti di quelli che dormono sotto la polvere della terra risorgeranno, alcuni per la vita eterna, altri per l'obbrobrio eterno».

 

La resurrezione dei morti nella Sacra Scrittura

 

 16. Molti passi scritturistici testimoniano la resurrezione dei morti. Molte altre proposizioni abbiamo al riguardo. Ricordiamola solo di passaggio, e tralasciamo la resurrezione di Lazzaro al quarto giorno; tralasciamo per brevità di tempo il figlio della vedova, che risorse. E solo per ricordo si presenti la figlia del capo della sinagoga. Si dica anche che le pietre si spaccarono e molte salme di santi risuscitarono dalle tombe aperte. In primo luogo si ricordi che Cristo risuscitò dai morti.

  Ho tralasciato Elia e il figlio della vedova da lui resuscitato, ed Eliseo che due volte risuscitò durante la vita e dopo essere morto. Da vivo operò la resurrezione con un suo soffio. E perché non solo siano onorate le anime dei giusti, ma si creda che nei corpi dei giusti c'è una forza, un morto gettato nella tomba di Eliseo, appena ebbe a toccare il corpo del profeta, riprese la vita. Il corpo morto del profeta compì un'opera dell'anima. Egli giacendo morto diede la vita ad un morto, e diede la vita rimanendo ugualmente tra i morti. Perché? Se fosse risorto Eliseo la cosa si sarebbe ascritta alla sola sua anima. Per dimostrare che anche se l'anima non è presente, c'è una forza nel corpo dei santi, per l'anima giusta che tanti anni abitò in lui ed era al suo servizio. Non siamo increduli da sciocchi come se la cosa non fosse avvenuta. I sudari e i grembiuli che sono esteriori, accostati ai corpi dei malati, facevano sorgere le forze ai deboli. A più forte ragione il corpo del profeta poté risuscitare un morto.

 

Pietro e Paolo

 

 17. Molte cose sono da dire su questo se vogliamo esporre uno ad uno tutti fatti meravigliosi accaduti. Per la precedente stanchezza, il digiuno di venerdì e la veglia, le cose saranno dette di corsa. Con lo spargere poche parole ricevete come buona terra il seme facendolo fruttificare in abbondanza. È da ricordare che anche gli apostoli risuscitarono i morti. Pietro risuscitò Tabita a Ioppe e Paolo Eutico nella Troade, così tutti gli altri apostoli, per quanto non siano stati scritti i miracoli operati da ciascuno. Ricordate tutte le cose dette nella prima lettera ai Corinzi che Paolo scrisse contro quelli che dicevano: «In che modo i morti risorgono? In quale corpo vengono?». Inoltre: «Se i morti non risorgono neanche Cristo è risorto» e chiamò stolti quelli che non credono. Ivi è esposta tutta la dottrina della resurrezione dei morti. Inoltre, anche nella lettera ai Tessalonicesi scrisse: «Non vogliamo, fratelli, che ignoriate quanto concerne quelli che sono morti perché non abbiate ad affliggervi come gli altri che non hanno speranza» e tutte le cose che seguono, specialmente: «e prima risorgeranno i morti in Cristo».

 

Lo splendore del corpo risorto

 

 18. Ricordate soprattutto questo che dice Paolo quasi mostrandolo col dito: «Bisogna che questo corpo corruttibile si rivesta d'incorruttibilità: e che questo corpo mortale si rivesta d'immortalità». Questo corpo risorgerà, non rimanendo debole quale è, ma esso stesso risorgerà. Si trasformerà rivestendosi della incorruttibilità, come il ferro accostato al fuoco diventa fuoco, o meglio come sa il Signore che lo risuscita.

  Questo corpo risorgerà. Non rimarrà tale, ma eterno. Non avrà bisogno di cibi per vivere, né di scale per la salita. Diviene spirituale, qualche cosa di mirabile e non siamo capaci di dire quale. Allora i giusti, dice, splenderanno come il sole, la luna e quasi splendore del firmamento. Dio prevedendo la infedeltà degli uomini concesse a piccolissimi vermi d’estate di emettere raggi luminosi dal corpo, perché da ciò che si vede si crede a quello che si aspetta. Chi dona una parte può anche dare tutto. Chi ha fatto risplendere di luce il verme molto più farà risplendere l'uomo giusto.

 

Il corpo della resurrezione

 

 19. Dunque risorgeremo tutti avendo corpi eterni ma non simili. Ma se uno è giusto riceve un corpo celeste perché possa degnamente muoversi tra gli angeli. Se qualcuno è peccatore riceve un corpo eterno capace di sopportare la pena dei peccati, perché bruciando nel fuoco eterno non si consuma mai. E giustamente Dio si comporta in questo modo con l'una e l'altra categoria. Nulla da noi viene fatto senza il corpo. Bestemmiamo con la bocca e preghiamo con la bocca. Fornichiamo con il corpo, col corpo siamo puri. Rubiamo con la mano, diamo l'elemosina con la mano ed altre cose simili. Poiché ad ogni cosa serve il corpo, anche nel futuro esso partecipa di quello che ha fatto.

 

Non perdere la salvezza celeste

 

 20. Risparmiamo, dunque, il corpo e non abusiamone come di cose altrui. Non diciamo come gli eretici che la veste del corpo è estranea, ma rispettiamola come propria. Dovremo rendere conto al Signore di tutte le cose fatte mediante il corpo. Non dire nessuno mi vede, non credere che non vi sia testimone per le cose fatte. Spesso non è presente l'uomo, ma il Creatore è un testimone leale, rimane fedele nel cielo e osserva quanto avviene. Le macchie del peccato rimangono nel corpo. Come per una piaga estesa nel corpo, anche se c'è stata una cura, rimane la cicatrice, così anche il peccato ferisce l'anima e il corpo, e i segni delle cicatrici rimangono in tutti. Si cancellano solo in quelli che ricevono il lavacro. Dio sana le antiche ferite dell'anima e del corpo mediante in battesimo. Contro le future premuniamoci noi stessi, tutti in comune, per custodire pura la veste del corpo e non perdere la realtà, la salvezza celeste, per una vile fornicazione o lascivia o qualche altro peccato, ma per ereditare il regno eterno di Dio, di cui con la sua grazia renda degni tutti voi.

 

La professione di fede

 

 21. Ciò sia detto a dimostrazione della resurrezione dei morti. La professione di fede da noi ripetuta per voi, con ogni diligenza, con le stesse parole sia da voi pronunziata e si fissi nella vostra memoria.

 

La spiegazione della fine del simbolo

 

22. La fede professata è contenuta nel seguito: «E in un solo battesimo di penitenza per la remissione dei peccati e nella santa Chiesa cattolica, e nella resurrezione della carne e nella vita eterna». Sul battesimo e sulla penitenza si è parlato nelle catechesi precedenti. Le cose dette sulla resurrezione dei morti sono state dette per spiegare: «e nella resurrezione della carne». Le cose che rimangono sono dette per: «nell'unica santa Chiesa cattolica». Di questa si potrebbe dire molto, ma lo diremo in breve.

 

La Chiesa cattolica

 

Si chiama cattolica perché si diffonde per tutto il mondo da un confine all’altro della terra; perché insegna universalmente e con esattezza tutti i principi che giovano alla conoscenza degli uomini nelle cose visibili ed invisibili, celesti e terrestri; perché è subordinato al suo culto tutto il genere umano, capi e sudditi, dotti e indotti; perché sana e cura da per tutto ogni specie di peccati dell’anima e del corpo che si commettono. Essa ha in sé ogni conclamata virtù nelle opere, nelle parole e in ogni carisma spirituale.

 

Le radici del termine Chiesa

 

È chiamata appropriatamente Chiesa perché convoca e raccoglie insieme tutti, come nel Levitico dice il Signore: «Riunisci tutta la comunità alla porta del tabernacolo del convegno». Degno di nota che il termine ecclesiason (cioè convoca) per la prima volta si legge qui nelle Scritture, quando il Signore costituì Aronne al sommo sacerdozio. Nel Deuteronomio Dio dice a Mosè: «Convocami il popolo ed ascolti le mie parole perché impari a temermi». Di nuovo ricorda il nome di Chiesa quando parla delle tavole. In queste erano scritte tutte le parole che il Signore disse per voi sul monte, in mezzo al fuoco, nel giorno della riunione. Quasi dicesse più apertamente: «Nel giorno in cui chiamati dal Signore vi riuniste». Il salmista canta: «Ti confesserò, Signore, nella grande chiesa, tra gran popolo ti loderò».

 

La Chiesa non più assemblea di Israele

 

 25. Prima il salmista aveva cantato: «Nella adunanza benedite Dio il Signore, dalle sorgenti di Israele». Per le insidie tese contro il Salvatore i giudei sono stati allontanati dalla grazia. Il Salvatore costruì per i gentili una seconda santa Chiesa di cristiani, sulla quale disse a Pietro: «E su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa». Di entrambe chiaramente profetando parlò David. Della prima chiesa che fu abbandonata: «Odio il convegno dei malvagi». Della seconda che fu edificata dice nello stesso salmo: «Signore, ho amato il decoro della tua casa». Subito di seguito: «Nelle adunanze ti loderò, Signore». Ripudiata quella che era in Giudea, per tutto il mondo le Chiese di Cristo si estesero, delle quali si dice nei salmi: «Cantate al Signore un canto nuovo, la sua lode nella Chiesa dei santi». Il profeta dice ai giudei cose consentanee: «Non mi compiaccio di voi, dice il Signore onnipotente». Subito continua:«Perché dal sorgere del sole sino al tramonto il mio nome è glorificato tra le genti». Di questa santa Chiesa cattolica scrive Paolo a Timoteo: «Perché tu sappia in che modo devi comportarti nella casa di Dio, che è la Chiesa di Dio vivo, colonna e fondamento della verità».

 

La Chiesa cattolica e la chiesa degli eretici

 

 26. Il nome di chiesa si addice a cose diverse, come della moltitudine nel teatro degli efesini è scritto: «Dopo aver detto ciò sciolse l’adunanza». Giustamente qualcuno potrebbe chiamare, e con fondamento, chiesa dei malvagi le adunanze degli eretici. Mi riferisco ai marcioniti, manichei ed altri. Perciò ti è data saldamente la fede «nell’una santa Chiesa cattolica» perché, fuggendo le riunioni degli abominevoli, tu aderisca in tutto alla santa Chiesa cattolica, nella quale sei rinato.

  Se poi passi per le città non chiedere semplicemente dov’è il «curiacon» (casa del Signore). Anche le eresie degli empi pretendono di chiamare «curiaca» le loro spelonche. Né dove si trova la chiesa, ma dove è la Chiesa cattolica. Questo è proprio il nome di quella santa e madre di noi tutti. Essa è la sposa di nostro Signore Gesù Cristo, unigenito figlio di Dio. È scritto infatti: «Come Cristo amò la Chiesa e si è sacrificato per essa» e il resto che segue. Essa è figura ed imitazione di quella in alto, Gerusalemme, che è libera e madre di tutti noi. Prima era sterile ed ora è di molta prole.

 

La pace, confine della Chiesa

 

 27. Fu ripudiata la prima, nella seconda Chiesa cattolica, come dice Paolo: «Dio al primo posto stabilì gli apostoli, al secondo i profeti, al terzo i dottori, poi le potenza, poi i carismi delle guarigioni, le assistenze, i governi, i generi delle lingue» ed ogni specie di virtù. Mi riferisco alla saggezza e all’intelletto, alla temperanza e alla giustizia, all’elemosina e alla misericordia, e alla pazienza invitta nelle persecuzioni. Questa Chiesa, con le armi della giustizia nella destra e nella sinistra, con la gloria e l’ignominia, per prima nelle persecuzioni e nelle tribolazioni ha cinto i santi martiri di corone intrecciate dei vari fiori della pazienza. Ora in tempo di pace per grazia di Dio riceve il dovuto onore dai re, dalle autorità e da uomini di ogni ceto e nazione. I re delle nazioni che abitano le singole regioni hanno i limiti del loro dominio. La sola vera santa Chiesa cattolica ha, per tutto il mondo, un potere infinito. Dio pose - come è scritto - la pace come confine ad essa. Se sulla Chiesa volessi parlare di ogni cosa mi occorrerebbero molte ore per il discorso.

 

L’impegno per la vita eterna

 

 28. Se siamo istruiti e ci comportiamo bene in questa Chiesa cattolica, avremo il Regno dei Cieli ed erediteremo la vita eterna, per la quale tutto sopportiamo per riceverla come guadagno dal Signore. Non è un obiettivo di piccole cose, ma l’impegno per la vita eterna. Perciò nella professione di fede impariamo che dopo le parole «e nelle resurrezione della carne», cioè dei morti, di cui abbiamo parlato, «crediamo nelle vita eterna» per la quale noi cristiani lottiamo.

 

La vita eterna

 

 29. Realmente e veramente il Padre è la vita che per mezzo del Figlio fa scaturire nello Spirito Santo doni celesti per tutti. Per la sua misericordia verso noi uomini sono stati promessi infallibilmente quelli della vita eterna. È da credere che questo è possibile. Bisogna credere non per la nostra debolezza ma guardando la sua potenza: «Tutto è possibile a Dio». Che ciò sia possibile e che aspettiamo la vita eterna lo dice Daniele: «Coloro che avranno indotto molti alla giustizia risplenderanno come stelle per sempre», ecc. Dice Paolo: «Così saremo sempre col Signore». Essere sempre col Signore significa vita eterna. Chiaramente il Salvatore dice nel Vangelo: «Quelli andranno al supplizio eterno, i giusti, invece, alla vita eterna».

 

Le vie per la vita eterna

 

 30. Molte sono le prove della vita eterna. Noi desideriamo acquistare questa vita eterna e le Sacre Scritture ci mostrano i modi dell’acquisto. Per la lunghezza del discorso addurremo poche testimonianze, lasciando le altre alla ricerca dei volenterosi. Ora <la si acquista> mediante la fede. È scritto, infatti: «Chi crede nel figlio ha la vita eterna», ecc. Di nuovo egli stesso dice: «In verità, in verità, vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a chi mi ha mandato ha la vita eterna», ecc. Ora mediante la predicazione del Vangelo. Dice infatti: «Chi miete riceve la mercede e porta il frutto per la vita eterna». Ora per il martirio e la confessione di Cristo. Dice infatti: «Chi odia la sua anima in questo mondo la custodirà per la vita eterna». E ancora con l’anteporre Cristo alle ricchezze e alla parentela: «e chiunque ha lasciato fratelli e sorelle, ecc. erediterà la vita eterna». Ora per l’osservanza dei precetti: «Non fornicare, non uccidere» e il resto che segue, come Gesù rispose a chi gli si era avvicinato chiedendogli: «Maestro buono che debbo fare per avere la vita eterna?». Ora recedendo dalla cattive azioni e servendo Dio. Dice infatti Paolo: «Liberáti dal peccato e divenuti servi di Dio avete il vostro frutto nella santificazione, e per fine la vita eterna».

 

Le vie alla vita eterna

 

 31. Molti sono i modi, e li ho tralasciati per l’abbondanza della materia, nella ricerca della vita eterna. Il Signore è molto misericordioso. Non una, non due, ma molte vie d’entrata aprì alla vita eterna perché tutti ne fruissero liberamente per quanto era in lui. Le cose che ci sono state dette in modo conveniente sulla vita eterna riguardano l’ultimo precetto, la fine di quelli che professiamo nel credo. Potessimo noi tutti, quelli che insegnano e quelli che ascoltano, per grazia di Dio conseguirla.

 

Preparare l’anima ai carismi celesti

 

 32. Del resto, fratelli carissimi, la parola di insegnamento vi esorta a preparare l’anima a ricevere i carismi celesti. Sulla santa ed apostolica fede a voi tramandata per la diffusione, abbiamo tenuto nei passati giorni della quaresima quante istruzioni per grazia di Dio ci erano lecite. Non che solo questo avremmo dovuto dire; molto è stato omesso e forse meglio da maestri più validi si sarebbe proposto alla riflessione. Il giorno della santa Pasqua si avvicina e la nostra carità in Cristo sarà illuminata dal lavacro della rigenerazione. Di nuovo sarete istruiti, Dio volendo, su cose appropriate: con quale pietà e ordine è necessario che i chiamati entrino; per quale motivo si compie ciascuno dei sacri misteri del battesimo; con quale devozione e ordine dopo il battesimo si deve andare al santo altare di Dio e lì gustare i misteri spirituali e celesti, perché la vostra anima, prima illuminata dalla parola d’insegnamento, conosca la grandezza di ogni carisma elargito da Dio.

 

Le catechesi mistagogiche

 

 33. Dopo il santo e salutare giorno di Pasqua, subito dal secondo giorno dopo il sabato, nei singoli giorni seguenti della settimana, dopo la sinassi, entrando nel luogo santo della resurrezione, ascolterete, Dio volendo, altre catechesi. In esse di nuovo sarete istruiti sui motivi di ciascuna delle cose avvenute ricevendo le prove del Vecchio e del Nuovo Testamento. Prima su ciò che è stato fatto antecedentemente al battesimo; poi in che modo siete stati purificati dai peccati, per mezzo del Signore, con il lavacro d’acqua nella parola; poi come siete divenuti sacerdotalmente partecipi del nome di Cristo, come vi è stato dato il sigillo della comunione dello Spirito Santo; dei misteri sull’altare del Nuovo Testamento, che qui hanno avuto inizio; che cosa di essi hanno tramandato le Sacre Scritture, e quale sia la loro efficacia e come avvicinarsi ad essi, il modo e quando è necessario riceverli. Alla fine di tutto vi dirò come nell’avvenire bisogna comportarsi con le opere e le parole nella dignità di grazia perché tutti voi possiate conseguire la vita eterna. E ciò, se Dio vuole, vi sarà spiegato.

 

La redenzione è vicina

 

 34. Per il resto fratelli, rallegratevi sempre nel Signore, lo ripeto, rallegratevi. La vostra redenzione è vicina e il celeste esercito degli angeli attende la vostra salvezza. Già si sente la voce di chi grida nel deserto: «Preparate la via del Signore». Grida il profeta: «Voi che avete sete venite all’acqua». E subito il seguito: «Ascoltatemi e mangiate ciò che è buono e la vostra anima godrà nei beni». E non molto dopo ascolterete la bella lettura che dice: «Sii raggiante, nuova Gerusalemme, poiché arriva la tua luce». Di questa Gerusalemme il profeta disse: «Dopo sarai chiamata città della giustizia; Sion città fedele» per la Legge che venne da Sion e la parola del Signore che venne da Gerusalemme. Di qui si sparse come la pioggia su tutta la terra.

  Il profeta per voi ad essa dice: «Gira intorno i tuoi occhi e vedi riuniti i tuoi figli». Essa risponde: «Chi sono questi che come nubi e come colombe con i colombini volano su di me?». Le nuvole per la parte spirituale, le colombe per la semplicità E di nuovo: «Chi udì tali cose? O chi vide così? La terra ha partorito in un sol giorno ed è nato il popolo d’un tratto? Sion partorì e diede alla luce i suoi figli». Tutto sarà pieno di gioia ineffabile per il Signore che dice: «Ecco faccio Gerusalemme ad esaltazione e il popolo a mio gaudio».

 

La misericordia di Dio

 

 35. Sia lecito dire a voi anche questo: «Rallegratevi cieli ed esulti la terra» ecc. Perché «Dio ha avuto misericordia della sua gente ed ha consolato i poveri del suo popolo». Questo avverrà per la misericordia di Dio che vi dice: «Io farò sparire le tue iniquità come nuvola e come nebbia i tuoi peccati». Voi che siete degni del nome di fedeli (e per voi è scritto: «Ai miei servi si impone un nome nuovo, che sarà benedetto sulla terra») direte con gioia: «Benedetto Dio e Padre del Signore Gesù Cristo che ha benedetto noi con ogni benedizione spirituale tra i celesti in Cristo, nel quale abbiamo la redenzione del suo sangue, il perdono dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia che sovrabbondò in noi» ecc. E di nuovo: «Dio che è ricco di misericordia, per la sua grande carità con la quale ci amò pur essendo noi morti per le cadute, ci ravvivò in Cristo». Così ancora lodate il Signore, l’autore dei beni, dicendo: «Quando apparve la benignità e la misericordia del salvatore nostro Dio, non per le opere di giustizia che noi facemmo, ma per la sua misericordia ci salvò, mediante il lavacro della rigenerazione e del rinnovamento dello Spirito Santo che diffuse abbondantemente su di noi per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore, perché giustificati dalla sua grazia divenissimo eredi nella speranza della via eterna». Lo stesso Dio e padre del nostro Signore Gesù Cristo, il padre della gloria vi dia lo spirito della sapienza e della rivelazione nella sua conoscenza. Vi custodisca con gli occhi della mente illuminati per tutto il tempo nelle opere, nelle parole e nei buoni pensieri. A lui gloria, onore e potenza per mezzo di nostro Signore Gesù Cristo con lo Spirito Santo ora e sempre e per tutti i secoli infiniti.

 

 

San Cirillo di Gerusalemme

  • 13 Agosto 2014 |



 

San Cirillo di Gerusalemme

(BENEDETTO XVI UDIENZA GENERALE Aula Paolo VI Mercoledì, 27 giugno 2007)

(...) Nato intorno al 315 a Gerusalemme o dintorni, Cirillo ricevette un’ottima formazione letteraria; fu questa la base della sua cultura ecclesiastica, incentrata nello studio della Bibbia. Ordinato presbitero dal Vescovo Massimo, quando questi morì o fu deposto, nel 348 fu ordinato Vescovo da Acacio, influente metropolita di Cesarea di Palestina, filoariano, convinto di avere in lui un alleato. Fu, perciò, sospettato di avere ottenuto la nomina episcopale mediante concessioni all’arianesimo.

In realtà, ben presto Cirillo venne in urto con Acacio non solo sul terreno dottrinale, ma anche su quello giurisdizionale, perché Cirillo rivendicava l’autonomia della propria sede rispetto a quella metropolitana di Cesarea. Nel giro di una ventina d’anni, Cirillo conobbe tre esili: il primo nel 357, previa deposizione da parte di un Sinodo di Gerusalemme, seguito nel 360 da un secondo esilio ad opera di Acacio, e infine da un terzo, il più lungo – durò undici anni – nel 367 per iniziativa dell’imperatore filoariano Valente. Solo nel 378, dopo la morte dell’imperatore, Cirillo poté riprendere definitivo possesso della sua sede, riportando tra i fedeli l’unità e la pace.

In favore della sua ortodossia, messa in dubbio da alcune fonti coeve, militano altre fonti ugualmente antiche. Tra di esse, la più autorevole è la lettera sinodale del 382, dopo il secondo Concilio ecumenico di Costantinopoli (381), al quale Cirillo aveva partecipato con un ruolo qualificato. In tale lettera, inviata al Pontefice romano, i Vescovi orientali riconoscono ufficialmente la più assoluta ortodossia di Cirillo, la legittimità della sua ordinazione episcopale e i meriti del suo servizio pastorale, che la morte concluderà nel 387.

Conserviamo di lui ventiquattro celebri catechesi, che egli espose come Vescovo verso il 350. Introdotte da una Procatechesi di accoglienza, le prime diciotto di esse sono indirizzate ai catecumeni o illuminandi (photizómenoi); furono tenute nella Basilica del Santo Sepolcro. Le prime (1-5) trattano ciascuna, rispettivamente, delle disposizioni previe al Battesimo, della conversione dai costumi pagani, del sacramento del Battesimo, delle dieci verità dogmatiche contenute nel Credo o Simbolo della fede. Le successive (6-18) costituiscono una «catechesi continua» sul Simbolo di Gerusalemme, in chiave antiariana. Delle ultime cinque (19-23), dette «mistagogiche», le prime due sviluppano un commento ai riti del Battesimo, le ultime tre vertono sul crisma, sul Corpo e Sangue di Cristo e sulla Liturgia eucaristica. Vi è inclusa la spiegazione del Padre Nostro (Oratio Dominica): essa fonda un cammino di iniziazione alla preghiera, che si sviluppa parallelamente all’iniziazione ai tre sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucaristia.

La base dell’istruzione sulla fede cristiana si svolgeva anche in funzione polemica contro pagani, giudeocristiani e manichei. L’argomentazione era fondata sull’attuazione delle promesse dell’Antico Testamento, in un linguaggio ricco di immagini. La catechesi era un momento importante, inserito nell’ampio contesto dell’intera vita, in particolare liturgica, della comunità cristiana, nel cui seno materno avveniva la gestazione del futuro fedele, accompagnata dalla preghiera e dalla testimonianza dei fratelli. Nel loro complesso, le omelie di Cirillo costituiscono una catechesi sistematica sulla rinascita del cristiano mediante il Battesimo. Al catecumeno egli dice: «Sei caduto dentro le reti della Chiesa (cfr Mt 13,47). Lasciati dunque prendere vivo; non sfuggire, perché è Gesù che ti prende al suo amo, per darti non la morte ma la risurrezione dopo la morte. Devi infatti morire e risorgere (cfr Rm 6,11.14)... Muori al peccato, e vivi per la giustizia fin da oggi» (Procatechesi 5).

Dal punto di vista dottrinale, Cirillo commenta il Simbolo di Gerusalemme col ricorso alla tipologia delle Scritture, in un rapporto «sinfonico» tra i due Testamenti, approdando a Cristo, centro dell’universo. La tipologia sarà incisivamente descritta da Agostino d’Ippona: «L’Antico Testamento è il velo del Nuovo Testamento, e nel Nuovo Testamento si manifesta l’Antico» (La catechesi ai semplici 4,8). Quanto alla catechesi morale, essa è ancorata in profonda unità alla catechesi dottrinale: il dogma viene fatto discendere progressivamente nelle anime, le quali sono così sollecitate a trasformare i comportamenti pagani in base alla nuova vita in Cristo, dono del Battesimo. La catechesi «mistagogica», infine, segnava il vertice dell’istruzione che Cirillo impartiva non più ai catecumeni, ma ai neobattezzati o neofiti durante la settimana pasquale. Essa li introduceva a scoprire, sotto i riti battesimali della Veglia pasquale, i misteri in essi racchiusi e non ancora svelati. Illuminati dalla luce di una fede più profonda in forza del Battesimo, i neofiti erano finalmente in grado di comprenderli meglio, avendone ormai celebrato i riti.

In particolare, con i neofiti di estrazione greca Cirillo faceva leva sulla facoltà visiva, a loro congeniale. Era il passaggio dal rito al mistero, che valorizzava l’effetto psicologico della sorpresa e l’esperienza vissuta nella notte pasquale. Ecco un testo che spiega il mistero del Battesimo: «Per tre volte siete stati immersi nell’acqua e per ciascuna delle tre siete riemersi, per simboleggiare i tre giorni della sepoltura di Cristo, imitando, cioè, con questo rito il nostro Salvatore, che passò tre giorni e tre notti nel seno della terra (cfr Mt 12,40). Con la prima emersione dall’acqua avete celebrato il ricordo del primo giorno passato da Cristo nel sepolcro, come con la prima immersione ne avete confessato la prima notte passata nel sepolcro: come chi è nella notte non vede, e chi invece è nel giorno gode la luce, così anche voi. Mentre prima eravate immersi nella notte e non vedevate nulla, riemergendo invece vi siete trovati in pieno giorno. Mistero della morte e della nascita, quest’acqua di salvezza è stata per voi tomba e madre ... Per voi ... il tempo per morire coincise col tempo per nascere: un solo e medesimo tempo ha realizzato entrambi gli eventi» (Seconda Catechesi Mistagogica 4).

Il mistero da afferrare è il disegno di Dio, che si realizza attraverso le azioni salvifiche di Cristo nella Chiesa. A sua volta, alla dimensione mistagogica si accompagna quella dei simboli: essi esprimono il vissuto spirituale che fanno, per così dire, «esplodere». Così la catechesi di Cirillo, sulla base delle tre componenti descritte – dottrinale, morale e, infine, mistagogica –, risulta una catechesi globale nello Spirito. La dimensione mistagogica attua la sintesi delle prime due, orientandole alla celebrazione sacramentale, in cui si realizza la salvezza di tutto l'uomo.

Si tratta, in definitiva, di una catechesi integrale, che – coinvolgendo corpo, anima e spirito – resta emblematica anche per la formazione catechetica dei cristiani di oggi.(...) 

 

 

LE PROMESSE DI GESU' ai devoti del Suo Santo Volto

  • 13 Agosto 2014 |

LE PROMESSE DI GESU' ai devoti del Suo Santo Volto 

 

1° - "PER L’IMPRONTA DELLA MIA UMA­NITÀ LE LORO ANIME SARANNO PENETRATE DA VIVIDA LUCE SULLA MIA DIVINITÀ IN MODO CHE,  PER LA SOMIGLIANZA DEL MIO VOLTO, SPLENDERANNO PIÙ DEGLI ALTRI NELL’ETERNITÀ".

(Santa Geltrude, Libro IV Cap. VII)

 

2° -    Santa Matilde, chiedeva al Signore che coloro i quali celebravano la memoria del dolce Suo Volto, non andassero privi dell'a­mabile Sua compagnia, ebbe in risposta: "NON UNO DI ESSI ANDRÀ DA ME DIVISO".

(Santa Matilde, Libro 1 - Della grazia spiri­tuale - Cap. XII)

 

3° -    "NOSTRO SIGNORE", dice Suor Maria Saint-Pierre: MI HA PROMESSO D'IM­PRIMERE, NELLE ANIME DI COLORO CHE ONORERANNO IL SANTISSIMO SUO VOLTO, I TRATTI DELLA SUA DIVINA SOMIGLIANZA".

(21 gennaio 1844)

 

4° - "PER IL SANTO MIO VOLTO OPERE­RETE PRODIGI". (27 ottobre 1845)

 

5° -    "PER IL SANTO MIO VOLTO OTTER­RETE LA SALVEZZA DI MOLTI PEC­CATORI: PER L'OFFERTA DEL MIO VOLTO NULLA VI SARÀ RIFIUTATO. OH SE SAPESTE QUANTO IL MIO VOLTO SIA GRADITO AL PADRE MIO!

(22 novembre 1846)

 

6° - "COME IN UN REGNO TUTTO SI ACQUISTA  CON  UNA  MONETA, SULLA QUALE SIA IMPRESSA LEFFI­GE DEL PRINCIPE, COSÌ CON LA PRE­ZIOSA MONETA DELLA SANTA MIA UMANITÀ, CIOÈ COL MIO VOLTO ADORABILE, VOI OTTERRETE NEL REGNO  DEI  CIELI  QUANTO  VI AGGRADA".

(29 ottobre 1845)

 

7° - "TUTTI COLORO CHE ONORERANNO IL SANTO MIO VOLTO IN SPIRITO DI RIPARAZIONE, FARANNO CON CIO’ L’OPERA MEDESIMA DELLA VERONI­CA".

(27 ottobre 1845)

 

8° - "SECONDO LA PREMURA CHE POR­RETE NEL RESTAURARE LE MIE SEMBIANZE    SFIGURATE    DAI  BESTEMMIATORI, IO AVRÒ CURA DELLE  SEMBIANZE DELL’ANIMA VOSTRA, SVISATA DAL PECCATO: VI RISTABILIRÀ LA MIA IMMAGINE E LA RENDERÒ COSÌ BELLA COME ERA QUANDO USCÌ DAL FONTE BAT­TESIMALE".

 

(3 novembre 1845)

 

9° - "IO DIFENDERÒ INNANZI AL PADRE  MIO LA CAUSA DI TUTTI COLORO, CHE MERCÉ L'OPERA DI RIPARAZIO­NE, SIA CON PREGHIERE, SIA CON PAROLE, SIA CON ISCRITTO DIFEN­DERANNO LA MIA CAUSA, IN MORTE ASCIUGHERÒ LA FACCIA DELLA LORO ANIMA, TERGENDONE LE MACCHIE DEL PECCATO RIDANDO­LE LA SUA PRIMITIVA BELLEZZA".

(12 marzo 1846)

Le ingiunse inoltre di scrivere queste pro­messe: dichiarando che, qualora le tenesse segrete e non ne parlasse, commetterebbe un’ingiustizia, (Sua vita, Cap. XX, p. 246).

A così tante lusinghiere promesse chi non si darà tutto al servizio del Santo Volto di N.S. Gesù Cristo? Del resto a dimostrare l'efficacia di que­sta devozione basterebbe leggere i miracoli senza numero operati dal Servo di Dio Leone Dupont e che tuttora si operano al maggior incremento della medesima non solo in Francia, ma in Italia ed in ogni parte del mondo.

Per maggiori informazioni, leggi il libretto, da cui sono stati tratti questi testi,

 “Conoscere e Adorare il Volto Santo

 

Per richiedere immagini e la medaglia del Volto Santo di Gesù richiesta a Madre Pierina rivolgersi a : Figlie dell'Immacolata Concezione di B.A.  - Via Asinio Pollione, 5 - 000153 ROMA   tel 06 57 43 432 - Santuario S. Volto  Padri Silvestrini   Bassano Romano  tel. 0761 634007

 

Vergine madre

  • 13 Agosto 2014 |

Vergine madre

Vergine madre, figlia del tuo figlio,

 umile e alta più che creatura,

termine fisso d'etterno consiglio,

 

tu se' colei che l'umana natura

 nobilitasti sì, che'l suo fattore

 non disdegnò di farsi sua fattura.

 

Nel ventre tuo si raccese l'amore,

per lo cui caldo ne l'etterna pace

 così è germinato questo fiore.

 

Qui se' a noi meridiana face

di caritate, e giuso, intra' mortali,

se' di speranza fontana vivace.

 

Donna, se' tanto grande e tanto vali,

che qual vuol grazia e a te non ricorre,

 sua disianza vuol volar sanz'ali.

 

La tua benignità non pur soccorre

a chi domanda, ma molte fiate

liberamente al dimandar precorre.

 

In te misericordia, in te pietate,

in te magnificenza, in te s’aduna

quantunque in creatura è di bontate.

 

Dante Alighieri Paradiso 33, 1-21

 

 

Preghiera alla Madonna del Divino Amore

  • 13 Agosto 2014 |

Preghiera alla Madonna del Divino Amore

VERGINE IMMACOLATA MARIA MADRE DEL DIVINO AMORE FATECI SANTI (indulgenza parziale)

 

O bella Vergine Immacolata Maria, Madre di Dio e Madre nostra, o Madonna del Divino Amore, a Te rivolgiamo la nostra fiduciosa preghiera per le grazie di cui abbiamo bisogno. Tutto Tu ci puoi ottenere, Tu che meritasti di sentirti salutare dall'Angelo di Dio: ave gratia piena! Sì, o Maria, veramente Tu sei piena di grazia, perché il Tuo celeste Sposo, lo Spirito Santo, col Suo Divino Amo­re, fin dalla Tua concezione è venuto in Te, Ti ha preser­vata dalla colpa e conservata immacolata; è ritornato sopra di Te nell'Annunciazione e Ti ha resa Madre di Gesù la­sciando intatta la Tua Verginità; su Te si è posato ancora nel giorno della Pentecoste, riempiendoti dei suoi sette doni, sicchè Tu sei tesoriera e fonte delle divine grazie. Tu dunque, Madre dolcissima del Divino Amore, ascol­ta le nostre suppliche: Grazia Madonna! Assicura all'Italia e al mondo la pace, fa' trionfare il Tuo Amore, proteggi il Papa, raduna nell'unità perfetta voluta dal Tuo Divin Figlio tutti i cristiani. Illumina con la luce del S. Vangelo coloro che ancora non credono, converti a Dio i poveri peccatori, dona anche a noi la forza per piangere i nostri peccati e vincere d'ora in poi le tentazioni, rischiaraci la mente per seguire sempre la via del bene, aprici alfine, o Maria, quando Dio ci chia­merà, la porta del Cielo.

Ed intanto, Tu che ci vedi gementi e piangenti in questa valle di lacrime, soccorrici nelle nostre miserie, conser­vaci la rassegnazione nelle inevitabili croci della vita, guarisci o Madre di grazia, le nostre infermità, ridona la salute ai malati che a Te ricorrono. Solleva, o Maria, e libera dalle loro pene le anime sante del Purgatorio, specialmente quelle affidate all'Opera dei Suffragi del Santuario e le vittime di tutte le guerre. Guarda maternamente e proteggi le opere del Tuo San­tuario del Divino Amore, e a noi Tuoi figli, concedi, dolcissima Madre, di poterti sempre lodare e che il nostro cuore sia tanto acceso del Divino Amore in vita, da porterne godere in eterno in Cielo. Amen.

PREGHIERA A MARIA CHE SCIOGLIE I NODI

  • 13 Agosto 2014 |

PREGHIERA A MARIA CHE SCIOGLIE I NODI

diffusa con l'imprimatur dell'allora arcivescovo

di Buenos Aires, monsignor bergoglio

Santa Maria, piena della Presenza di Dio, durante i giorni della Tua vita accettasti con tutta umiltà la volontà del Padre e il Maligno mai fu capace di imbrogliarti con le sue confusioni.

Già insieme a Tuo Figlio intercedesti per le nostre difficoltà e con tutta semplicità e pazienza ci desti un esempio di come dipanare la matassa delle nostre vite.

E rimanendo per sempre come Madre Nostra poni in ordine e fai più chiari i legami che ci uniscono al Signore.

Santa Maria, Madre di Dio e Madre nostra, Tu che con cuore materno sciogli i nodi che stringono la nostra vita, Ti chiediamo di ricevere nelle Tue mani {nominare il nodo) e di liberarci dai legacci e dalle confusioni con cui ci tormenta colui che è nostro nemico.

Per Tua grazia, per Tua intercessione, con il Tuo esempio liberaci da ogni male. Signora nostra, e sciogli i nodi che impediscono di unirci a Dio affinché, liberi da ogni confusione ed errore, possiamo incontrarlo in tutte le cose, possiamo tenere riposti in Lui i nostri cuori e possiamo servirlo sempre nei nostri fratelli.

Amen

Alla Consolata

  • 13 Agosto 2014 |

Alla Consolata

O Vergine santissima, sii tu la consolazione unica e perenne della Chiesa che ami e proteggi! Consola i tuoi vescovi e i tuoi sacerdoti, i missionari e i reli­giosi, che devono illuminare e salvare la società moderna, difficile e talora avversa! Consola le co­munità cristiane, dando loro il dono di numerose e salde vocazioni sacerdotali e religiose! Consola tut­ti coloro che sono insigniti di autorità e di respon­sabilità civili e religiose, sociali e politiche, affinché sempre e soltanto abbiano come mèta il bene comu­ne e lo sviluppo integrale dell'uomo, nonostante difficoltà e sconfitte! Consola questo buon popolo che ti ama e ti venera; le tante famiglie degli emi­grati, i disoccupati, i sofferenti, coloro che portano nel corpo e nell'anima le ferite causate da dramma­tiche situazioni di emergenza; i giovani, specialmen­te quelli che si trovano per tanti dolorosi motivi sbandati e sfiduciati; tutti coloro che sentono nel cuore un ardente bisogno di amore, di altruismo, di carità, di donazione, che coltivano alti ideali di con­quiste spirituali e sociali! O Madre Consolatrice, consolaci tutti, e fa' comprendere a tutti che il se-

greto della felicità sta nella bontà, e nel seguire sem­pre fedelmente il tuo Figlio Gesù!

(Giovanni Paolo II)

Santa Faustina Kowalska e il Purgatorio

  • 13 Agosto 2014 |

Da diario di santa Faustina Kowalska.

 

Poco tempo dopo mi ammalai. La cara Madre Superiora mi mandò, assieme ad altre due suore, a passare le vacanze a Skolimòw, un po' fuori Varsavia. In quel tempo domandai al Signore Gesù: « Per chi ancora devo pregare? ». Gesù mi rispose che la notte seguente m'avrebbe fatto conoscere per chi dovevo pregare. Vidi l'Angelo Custode, che mi ordinò di seguirlo. In un momento mi trovai in un luogo nebbioso, invaso dal fuoco e, in esso, una folla enorme di anime sofferenti. Queste anime pregano con grande fervore, ma senza efficacia per se stesse: soltanto noi le possiamo aiutare. Le fiamme che bruciavano loro, non mi toccavano. Il mio Angelo Custode non mi abbandonò un solo istante. E chiesi a quelle anime quale fosse il loro maggior tormento. Ed unanimemente mi risposero che il loro maggior tormento è l'ardente desiderio di Dio. Scorsi la Madonna che visitava le anime del purgatorio. Le anime chiamano Maria « Stella del Mare ». Ella reca loro refrigerio. Avrei voluto parlare più a lungo con loro, ma il mio Angelo Custode mi fece cenno d'uscire. Ed uscimmo dalla porta di quella prigione di dolore. Udii nel mio intimo una voce che disse: « La Mia Misericordia non vuole questo, ma lo esige la giustizia ». Da allora sono in rapporti più stretti con le anime sofferenti del purgato­rio.

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