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DIZIONARIO TEOLOGICO DEL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (12)

INTRODUZIONE Da quando ha visto la luce il nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica sono state edite numerose pubblicazioni con l'intento di mettere a disposizione di catechisti e pastori, ma anche del semplice fedele cristiano, tutte le ricchezze contenute in quello che Giovanni Paolo II ha definito il « testo di riferimento » per una catechesi rinnovata alle vive sorgenti della fede! (FD 1). In un primo momento, vista l'intensa attesa della Grande Sintesi della nostra fede, furono centinaia di migliaia i cristiani - e anche quelli che non lo erano - , che si avvicinarono al testo del Catechismo con diverse motivazioni (desiderio di conoscere, di constatare, di alimentare la propria fede, di cercare delle risposte o, in altri casi, mossi da semplice curiosità). Più tardi, e alla luce dell'importante quantità di Commentari, Sintesi e, anche, spiegazioni di temi speciali, nel frattempo pubblicati, il desiderio di conoscere la fonte aumentò, al punto che la sua conoscenza di massa non è, grazie a Dio, ancora terminata. Tuttavia fra i sussidi che si realizzavano a questo fine mancava, ritengo, un Dizionario teologico nel quale poter consultare rapidamente e comodamente ognuno dei concetti contenuti nel Catechismo.

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DIZIONARIO DI TERMINI RELIGIOSI E AFFINI (9)

DIZIONARIO DI TERMINI RELIGIOSI E AFFINI AQUILINO DE PEDRO

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Dizionario termini religiosi e affini da T-Z

AQUILINO DE PEDRO DIZIONARIO DI TERMINI RELIGIOSI E AFFINI da T-Z

DIZIONARIO DI

TERMINI RELIGIOSI

E AFFINI

 

AQUILINO DE PEDRO

 

 

 

T

·         Tabernacoli, Festa dei

·         Tabernacolo

·         Tabor

·         Tabù

·         Taddeo

·         Taglione Legge del

·         Tagore, Rabindranath

·         Taizé

·         Talento

·         Talismano

·         Talmud

·         Tamar

·         Taoismo

·         Targum

·         Tarsis

·         Tarso

·         Tartaro

·         Tauler, Johannes

·         Taumaturgo

·         Taurobolia

·         Tavole della legge

·         Taziano

·         Te Deum

·         Teandrico

·         Teatini

·         Tebe Tebaide

·         Teilhard de Chardin, Pierre

·         Tel Aviv

·         Teleologia

·         Telepatia

·         Televisione

·         Tell

·         Temperamento

·         Tempi liturgici

·         Tempio

·         Templari

·         Tende, Festa delle

·         Tentazione

·         Teocrazia

·         Teodicea

·         Teodoreto di Ciro

·         Teodoro di Mopsuestia

·         Teodozione

·         Teofania

·         Teofilo

·         Teogamia

·         Teogonia

·         Teologali, Virtù

·         Teologia

·         Teologo

·         Teosofia

·         Teosofismo

·         Terafim

·         Teresa d'Avila

·         Teresa del Bambin Gesù

·         Teresa di Calcutta

·         Teresa di Gesù

·         Teresa di Los Andes

·         Terra promessa

·         Terra Santa

·         Tertulliano

·         Terz'Ordine

·         Terza

·         Terziario

·         Terzo mondo

·         Tessalonica

·         Tessalonicesi, Lettera ai

·         Test

·         Testamento

·         Testi di religione

·         Testimone

·         Testimoni di Geova

·         Tetragramma

·         Tetrarca

·         Textus receptus

·         Theopoiesis

·         Theotokos

·         Tiara

·         Tiatira

·         Tiberiade

·         Tiberio

·         Tigri

·         Tillman, Clemente

·         Timor di Dio

·         Timoteo, Lettere a

·         Timoteo, san

·         Tipo

·         Tipologia

·         Tiro

·         Tito

·         Tito Flavio

·         Tito, Lettera a

·         Titolo

·         Tobia

·         Tolemaide

·         Tomismo

·         Tommaso apostolo

·         Tommaso d'Aquino

·         Tommaso da Kempis

·         Torah

·         Toribio de Benavente

·         Toribio de Mogrovejo

·         Tortura

·         Totem

·         Totemismo

·         Tovaglia

·         Tracia

·         Traconìtide

·         Tradizionalismo

·         Tradizionalismo / Progressismo

·         Tradizione

·         Tradizione apostolica

·         Traducianesimo

·         Transgiordania

·         Transostanziazione

·         Trappisti / Trappa

·         Trascendente

·         Trascendenza

·         Trasfigurazione di Gesù

·         Trasformismo

·         Trasmigrazione

·         Tratta degli schiavi

·         Tratta delle bianche

·         Trattariano, Movimento

·         Tre capitoli

·         Tregua di Dio

·         Trento, Concilio di

·         Tribù

·         Tributo al tempio

·         Triduo pasquale

·         Trinità

·         Triregno

·         Trisagio

·         Trito‑Isaia

·         Trivium e Quadrivium

·         Troade

·         Tropario

·         Tropo

·         Trullo

·         Tunica

·         Tuziorismo

 

U

 

·         U.c. Urbe còndita

·         Ubiquità

·         Ufficio divino

·         Ugarìt

·         Ugonotti

·         Ulivi

·         Ultima cena

·         Ultramontanismo

·         Umanesimo

·         Umbanda

·         Umiltà

·         Unamuno, Miguel de

·         UNESCO

·         Unigenito

·         Unione ipostatica

·         Unità della Chiesa

·         Unità didattica

·         Università

·         Univoco, equivoco e analogo

·         Unto

·         Unzione

·         Unzione degli infermi

·         Ur

·         Urbi et orbi

·         Urìa

·         Urim e Tummim

·         Usura

·         Utilitarismo

·         Utopia

·         Utraquisti

·         Utrecht, Chiesa di

·         Uxoricidio

 

 

V

·         Vacante

·         Valchirie

·         Valdesi

·         Valentiniani

·         Valore Valori

·         Vangeli

·         Vangeli dell'infanzia

·         Vangelo

·         Vangelo secondo Giovanni

·         Vangelo secondo Luca

·         Vangelo secondo Marco

·         Vangelo secondo Matteo

·         Vasco de Quiroga

·         Vaticano

·         Vaticanus

·         Vecchi cattolici

·         Veda

·         Veglia

·         Velo del tempio

·         Venerazione

·         Veniale

·         Verbiti Missionari del Divin Verbo

·         Verbo Divino

·         Vergine

·         Vergini del sole

·         Verginità cristiana

·         Versetto

·         Versioni della Bibbia

·         Vescovo

·         Vescovo ausiliare

·         Vescovocoadiutore

·         Vespasiano

·         Vespri

·         Vestali

·         Vetus latina

·         Via crucis

·         Viatico

·         Vicariato/1

·         Vicariato/2

·         Vicariato apostolico

·         Vicariato foraneo

·         Vicario

·         Vicario foraneo

·         Vicino Oriente

·         Vieira, Antonio

·         Vigilia

·         Vincenzo de Paoli

·         Vincenzo Ferrer

·         Vincolo matrimoniale

·         Violenza

·         Virtù

·         Visione beatifica

·         Visione di Dio

·         Vita eterna

·         Vita religiosa

·         Vita umana

·         Vizio

·         Vocazione

·         Volontariato

·         Volontarismo

·         Volto di Dio

·         Voti

·         Voto

·         Vudu

·         Vulgata

 

 

W

·     Westminster

·         Wiseman, Nicholas Patrick Steven

·         Wycliff, Jan

 

Y

·         Yoga

·         Yom Kippùr

 

Z

·     Zàbulon

·         Zaccaria

·         Zaccheo

·         Zadok

·         Zarepta

·         Zebedeo

·         Zelo

·         Zeloti

·         Zen

·         Ziggurat / Ziqqurat

·         Zona pastorale

·         Zoroastro / Zaratustra

·         Zorobabel

·         Zucchetto

·         Zwingli / Huldreich

___________________________________________________

T

Tabernacoli, Festa dei. (inizio)

Vedi *Feste del popolo di Israele.

 

Tabernacolo. (inizio)

1. Tenda che aveva la funzione di santuario mobile per gli israeliti durante il loro viaggio verso la *terra promessa. E anche chiamata tenda della testimonianza, tenda della riunione, tenda della rivelazione o altrimenti. Era diviso in due parti: il santo (dove si trovavano la tavola dei *pani di proposizione, l'altare dell'incenso e il *candelabro con sette bracci) e il santo dei santi o santissimo, dove si conservava l'*arca dell'alleanza con le tavole della legge (cf Es 25,10‑40; 26). Dopo la scomparsa dell'arca, il tabernacolo era totalmente vuoto.

2. Edicola al centro dell'altare, in genere ornata artisticamente, in cui si custodisce il *Santissimo Sacramento. Fin dall'antichità vi è l'uso di conservare l'*eucaristia in un luogo protetto e in un armadietto, che diede poi origine al tabernacolo moderno, comunemente chiamato anche *ciborio.

 

Tabor. (inizio)

Piccolo monte della Galilea, alto circa 600 metri. Secondo la tradizione fu questo l'« alto monte » (isolato nella pianura la sua altezza risalta) dove ebbe luogo la *trasfigurazione del Signore (Mt 17,1‑9 e par.). Alcuni pensano che sia anche il monte « che Gesù aveva loro fissato » (Mt 28,16s) per incontrare gli undici dopo la risurrezione.

 

Tabù. (inizio)

Termine polinesiano che in origine significa ciò che è separato, ciò che sta fuori dal limite. Questa separazione può avere un aspetto positivo, per indicare protezione o differenziazione del sacro, e un senso negativo, come espressione di una proibizione. Attualmente, nel nostro ambito culturale, si usa nel secondo senso e esprime una proibizione non ragionata che impone un comportamento fuori del quale sono offese le relazioni del gruppo o l'essere stesso.

 

Taddeo. (inizio)

Uno dei dodici *apostoli. In alcuni manoscritti è chiamato Lebeo, e Luca lo chiama Giuda, (fratello) di Giacomo (cf Mt 10,3; Mc 3,18; Lc 6,16; At 1,13). Viene in genere chiamato *Giuda Taddeo. Nei Vangeli non si dice nulla su di lui; è nominato soltanto. Dal nome, potrebbe essere uno dei « fratelli » (cugini) di Gesù. Si ritiene che sia lui l'autore della breve Lettera di Giuda, nella quale si presenta come « fratello di Giacomo » (Gd 1,1).

 

Taglione, Legge del. (inizio)

Dal latino talis = tale. Legge che stabilisce un castigo uguale al delitto: « A tale delitto, tale castigo ». Compare in Es 21,23‑25; Lv 24,18‑21; Dt 19,21. Il suo spirito non è di vendetta, ma serviva per dare un limite ai giudici ed evitare una rappresaglia smisurata. In epoca primitiva, rappresentava un progresso, ma nella nuova legge è superata. Nell'evoluzione giuridica, si passò infatti alla possibilità di scegliere, in alternativa, un risarcimento sostitutivo, che diventò obbligatorio, nel Diritto Romano, già dal sec. II d.C. Alla legge del taglione, tra l'altro malintesa, si rifà sotto certi aspetti la barbara istituzione della *pena di morte, ancora vigente in molti stati. Citando l'« occhio per occhio e dente per dente » (sintesi della legge del taglione), Gesù insegna ed esige il perdono (cf Mt 5,38‑42).

 

Tagore, Rabindranath (1861‑1941). (inizio)

Poeta indiano nato a Calcutta. Le sue opere, oltre che un'elevata ispirazione poetica, possiedono un profondo senso umano e religioso; sono state tradotte nelle principali lingue.

 

Taizé. (inizio)

Località in Francia dove vive una comunità di monaci formata da membri di diverse Chiese protestanti. Fu fondata da Frère Roger Schutz ed è animata da un forte spirito *ecumenico. I suoi rapporti con la Chiesa cattolica sono molto buoni. Dal 1973 appartiene alla comunità anche un presbitero cattolico. Ogni anno si incontrano a Taizé per pregare migliaia di giovani.

 

Talento. (inizio)

Moneta greca equivalente a 6.000 *dramme o *denari, ovvero a 6.000 salari giornalieri. Si può così calcolare quale somma esorbitante dovessero significare i 10.000 talenti di cui parla la *parabola di Mt 18,23‑35 (cf anche Mt 25,14‑30; nel passo parallelo, o simile, Luca mette mine, una moneta di valore sessanta volte inferiore (Lc 19,11‑27).

 

Talismano. (inizio)

Dall'arabo, « scongiuro, incantesimo ». Figura o oggetto al quale si attribuiscono effetti portentosi. Vedi *Magia.

 

Talmud. (inizio)

In ebraico, « insegnamento, studio ». E l'insieme delle norme e tradizioni aggiunte alla Bibbia ebraica e codificate dai rabbini, ovvero della *Mishnah (opera conclusa verso il 200 d.C.) e del commento alla stessa, detto *Ghemara. Esistono due varianti, identificate dai luoghi dove furono redatte: il Talmud palestinese, terminato verso il 400 d.C., e il Talmud babilonese, più sviluppato, concluso verso il 500 d.C.

 

Tamar. (inizio)

Nome di diverse donne nella Bibbia: 1. Nuora di Giuda (Gn 38). 2. Figlia di *Davide violentata da Amnòn e vendicata da Salomone (2 Sam 13,1‑29). 3. Figlia di *Assalonne (2 Sam 14,27). E anche il nome di una città nel sud della Palestina.

 

Taoismo. Da tao = via. (inizio)

E un atteggiamento verso la vita; « può essere una religione, un'etica, un sistema del mondo e un'ispirazione », presente nel popolo cinese o in altri che ne subiscono l'influenza. La vita « è una strada che cammina. E, al tempo stesso, la citazione di tutto ciò che esiste... Le parole risultano impotenti per esprimere il fatto di esistere... L'uomo è un viaggiatore che, se è saggio, si stupisce di esistere e interroga se stesso sulla strada, sul termine e sul senso del viaggio ». In questa ricerca della strada e del suo senso, i taoisti compiono molti esercizi e pratiche di igiene (C. Larre, DdlR‑H).

 

Targum. (inizio)

In aramaico, « traduzione ». E la traduzione della *Bibbia ebraica in aramaico: aggiunge dei chiarimenti all'originale, soprattutto nei libri poetici e profetici. Quelli che possediamo sono del sec. III d.C. o posteriori, ma contengono elementi più antichi.

 

Tarsis. (inizio)

Città greca ubicata molto ad occidente del vecchio mondo; si suole identificare con Tartesos, nel sud della Spagna. Nell'AT è menzionata come ricca soprattutto di minerali e centro di commercio marittimo. E menzionata anche nel libro di *Giona (cf Gn 10,4; Is 66,19; Sal 72,10; Ger 10,9; Ez 27,12; 38,13; Gio 1,3; 4,2).

 

Tarso. (inizio)

Capitale della *Cilicia, in *Asia Minore, patria di san *Paolo (cf At 9,11; 21,39; 22,3), che visse lì per un certo tempo anche dopo la sua conversione (cf At 9,30; 11,25). Fu un celebre centro culturale.

 

Tartaro. (inizio)

Nella mitologia greco‑romana, abisso in cui furono precipitati i Titani e luogo di tormento per i defunti, dove i colpevoli ricevono il meritato castigo.

 

Tauler, Johannes (ca. 1300‑1361). (inizio)

Domenicano nato a Strasburgo (oggi appartenente alla Francia), discepolo di Mastro *Eckart e, come lui, *teologo, *mistico direttore spirituale. Non cade nella tendenza panteistica del suo maestro.

 

Taumaturgo. (inizio)

in greco, « che opera prodigi ». Chi possiede il carisma di fare *miracoli.

 

Taurobolia. (inizio)

Rito di alcune religioni pagane nel quale la persona protagonista della celebrazione, posta sotto un'apertura, era irrorata dal sangue di un toro sgozzato sopra.

 

Tavole della legge. (inizio)

Le due tavole di pietra su cui era scritta la legge o i dieci *comandamenti. Sono dette dell'alleanza perché si presentano nella cornice delle antiche alleanze tra popoli o tribù: nel suggellare un'alleanza, si scrivevano le clausole su due tavole, che erano depositate nei templi delle rispettive divinità. Queste di Mosè furono depositate nell'*arca dell'alleanza, che stava nel *sancta sanctorum del *tabernacolo.

 

Taziano. (inizio)

Scrittore cristiano della seconda metà del sec. II, discepolo di san *Giustino, anche se poi cadde in una posizione *eterodossa fondando una setta encratista (condannava il matrimonio). Scrisse verso il 170 un'apologia dai toni poco misurati. La più citata delle sue opere è il Diatessaron.

 

Te Deum. (inizio)

Parole latine: « A te, o Dio ». Con queste parole comincia un famoso inno di azione di grazie che si recita nella *Liturgia delle ore e che la Chiesa canta in certe circostanze di ringraziamento solenne.

 

Teandrico. (inizio)

Dal greco theos = Dio, e aner = uomo. Essere divino e umano. L'unico essere teandrico è Gesù Cristo.

 

Teatini. (inizio)

Ordine fondato da san Gaetano da Thiene e Pietro Carafa, poi divenuto papa con il nome di Paolo IV (1555‑1559). Il nome deriva da Theate, sede della quale fu arcivescovo Carafa. Lavorarono con efficacia nell'impegno parrocchiale e nella riforma del *clero, principalmente con l'esempio. Oggi i membri dell'ordine sono un centinaio.

 

Tebe / Tebaide. (inizio)

Città dell'*Egitto, situata a circa 750 Km a sud del Cairo, famosa per i templi di Karnak e di Luxor. Fu capitale d'Egitto durante il nuovo impero.

 

Teilhard de Chardin, Pierre (1881‑1955). (inizio)

Gesuita francese. Importante paleontologo, scoprì il Sinanthropus pekinensis. L'autorità ecclesiastica avvertì nelle sue interpretazioni filosofico‑teologiche un ottimismo nello sviluppo evolutivo dell'uomo che non si compaginava bene con la dottrina del *peccato originale. Per il resto, la sua visione *dell'evoluzione si colloca in linea con la dottrina paolina, secondo la quale tutto avanza verso Cristo, il punto Omega (vedi *Alfa e Omega) verso il quale converge tutta la creazione in un processo di crescente cristificazione. Tra le sue numerose opere, spiccano: Il fenomeno umano e L'ambiente divino, che racchiude il nucleo della sua spiritualità.

 

Tel Aviv. (inizio)

Città di *Israele, porto del *Mediterraneo, scelta come capitale del nuovo Stato. Fu fondata nel 1909 e dal 1948 comprende anche l'antica città di *Giaffa.

 

Teleologia. (inizio)

Dal greco telos = fine. Spiegazione delle realtà basata sulle cause finali, invece che sulle cause efficienti. Similmente, si usa il teleologismo o finalismo, in contrapposizione al causalismo. La terminologia è nuova, ma non l'idea, già riscontrabile presso i filosofi greci (cf J. Ferrater, DF). L'essere è orientato verso una meta (che nell'essere libero non è meramente biologica o meccanica) ed è necessario conoscere questa meta per conoscere l'essere. « *L'escatologia è la teleologia dogmatica dell'unità totale della realtà creata da Dio e di ogni persona spirituale in particolare » (K. Rahner, DT‑H).

 

Telepatia. (inizio)

Dal greco tele = lontano, e pathos = affetto. Fenomeno naturale che consiste nel sentire o sperimentare realtà lontane. Attualmente è considerata una scienza, all'interno delle discipline psicologiche.

 

Televisione. (inizio)

Vedi *Mezzi di comunicazione sociale.

 

Tell. (inizio)

Collina artificiale proveniente da rovine, macerie, alluvioni... Fa parte di molti nomi topografici che compaiono nella *Bibbia.

 

Temperamento. (inizio)

Gli elementi del *carattere che dipendono dalla costituzione biologica. Il carattere comprende tutto l'insieme della personalità o modo di essere abituale dell'individuo.

 

Tempi liturgici. (inizio)

Vedi *Anno liturgico.

 

Tempio. (inizio)

Edificio dedicato al culto.

In Israele, dopo la *tenda dell'alleanza, e di altri luoghi in cui fu posta temporaneamente *l'arca, *Salomone costruì il tempio di Gerusalemme, che, come l'arca, era unico. In esso, l'insieme era propriamente il tempio (in greco, hieros), mentre la sua parte più sacra, la dimora di Dio, era il *santuario (in greco, naos). Era sontuoso, ricco di legni pregiati e di oro (cf 1 Re 6). Distrutto nel 587 da *Nabucodonosor (conquista di Gerusalemme da parte dei babilonesi: 2 Re 25,8‑17), fu ricostruito al ritorno dall'esilio, tra il 520 e il 515, sul luogo in cui si trovava il primo, ma più poveramente; il re persiano *Ciro se ne assunse le spese (cf Esd 6). *Erode il Grande cominciò nel 20 una ricostruzione o abbellimento che fu ultimato nel 64 d.C. Poco dopo, nel 70, fu distrutto, quando i romani conquistarono Gerusalemme dopo la ribellione giudaica. Il tempio era il centro della vita di Israele: sacrifici quotidiani, preghiera, pellegrinaggi... Gesù andava al tempio e nel suo recinto predicò molte volte. Voleva che si rispettasse (cf Mt 21,12‑17 e par.), ma ne annunciò anche la distruzione (Mt 24,2 e par.). Sintomaticamente, al momento della sua morte, il *velo che separava il santo dal *sancta sanctorum si squarciò da cima a fondo, a significare che era ormai passata l'ora di quel tempio.

Nella Chiesa di Cristo non ci fu fretta nel costruire templi o chiese. Gesù aveva detto che in ogni luogo si può adorare Dio (cf Gv 4,23), cosicché i cristiani si riunivano nelle case. Con l'aumento del numero dei fedeli, furono necessari degli edifici adeguati. Dalla conversione di *Costantino in poi, cominciarono a essere *dedicate al culto grandi *basiliche e edifici dalle caratteristiche diverse, così come oggi abbiamo: chiese cattedrali, parrocchie, cappelle, ecc.

 

Templari. (inizio)

Ordine militare fondato nel 1119 dal crociato francese Hugode Payns, con giuramento di obbedienza al *patriarca di Gerusalemme. Il nome gli viene dal palazzo costruito sul posto dell'antico *tempio di *Salomone dove alloggiarono i primi. Il loro fine era quello di proteggere i pellegrini sulle strade che portavano ai Luoghi Santi. L'Ordine era strutturato in tre livelli: cavalieri, cappellani e fratelli che servivano e curavano i malati. Ebbero un grande sviluppo e furono stimati. Successivamente, i loro nemici, in particolare Filippo IV il Bello di Francia, che ambiva ad impossessarsi delle loro ricchezze, con accuse in gran parte ingiuste, riuscirono ad ottenere che il papa Clemente V sciogliesse l'ordine nel 1312.

 

Tende, Festa delle. (inizio)

Vedi *Feste del popolo di Israele.

 

Tentazione. (inizio)

Sollecitazione a fare il male, che incita al *peccato, invito a impiegare male le energie e le inclinazioni personali o i beni esteriori. Le tre radici tradizionali indicate come origine delle tentazioni sono il diavolo, il mondo e la carne. Secondo san *Paolo, la causa della tentazione è l'elemento di disordine interiore che chiamiamo *concupiscenza. La tentazione non è peccato, ma occasione di peccare o di dimostrare la fedeltà a Dio. Nella *Bibbia si presenta a volte Dio stesso che tenta l'uomo, caso in cui, evidentemente, il senso non è quello di incitare al male, ma di mettere alla prova, come nel caso di *Abramo (Gn 22,1): « Dio mise alla prova Abramo e gli disse... »; cf Gdc 1,13: « Dio... non tenta nessuno al male ». Nella Bibbia si dice anche che l'uomo tenta Dio; tentare Dio è chiedergli dei miracoli per sfiducia, come per metterlo alla prova (cf Is 7,13; Mt 12,29).

 

Teocrazia. (inizio)

Dal greco theos = Dio, e kratos = potere. Governo o potere di Dio. Regime sociopolitico nel quale esercita il potere un rappresentante diretto di Dio, come un sacerdote (o un gruppo sacerdotale) o un altro capo visto come delegato di Dio. In questo regime, la legge è come se fosse dettata da Dio, di modo che non esiste una distinzione tra legge civile e legge religiosa. Teocratico fu *Israele.

 

Teodicea. (inizio)

Dal greco theos = Dio, e dike = giustizia o giustificazione. E la parte della filosofia che studia ciò che si può conoscere di Dio per mezzo della ragione, a differenza della *teologia, che si basa sulla *rivelazione. La teodicea è anche chiamata teologia naturale.

 

Teodoreto di Ciro (+ 458). (inizio)

Come storico della Chiesa, continuò l'opera di *Eusebio. Si trovò coinvolto nella condanna de « I Tre Capitoli » (la persona e le opere di Teodoro di Mopsuestia, gli scritti di Teodoreto contro san Cirillo e una lettera di Ibas di *Edessa contro lo stesso Cirillo) suscitata dall'imperatore Giustiniano I con l'intenzione di attrarre i *monofisiti allargando la condanna della tendenza *nestoriana. Di fatto, benché il concilio II di *Costantinopoli, V ecumenico (553), sanzionasse quella condanna e l'approvasse il papa Vigilio (che era stato eletto grazie all'influenza della corte bizantina e che, chiamato a Costantinopoli, vi rimase per otto anni), non si ottenne il frutto sperato. Al contrario, si ebbe una forte reazione avversa in Africa e nell'Europa occidentale (cf Hertling, HI‑H; Llorca, CH‑I, 140).

 

Teodoro di Mopsuestia. (, 428). (inizio)

Antiocheno, vescovo della città siriaca di Mopsuestia, fu pastore e teologo che godette di grande prestigio. Dopo la sua morte, si avvertirono nei suoi scritti le concezioni cristologiche che stanno alla base dell'eresia che un altro antiocheno, *Nestorio, avrebbe esposto a Costantinopoli e che avrebbero ricevuto una solenne condanna nel concilio di *Efeso (431). Vedi *Teodoreto di Ciro.

 

Teodozione. (inizio)

Proselito ebreo di *Efeso. Verso il 190 eseguì una traduzione della *Bibbia dall'ebraico al greco, seguendo quella dei Settanta. Vedi *Versioni della Bibbia.

 

Teofania. (inizio)

Dal greco phaneros = visibile, e theos= Dio. Apparizione o manifestazione di Dio in un modo sensibile. Nell'AT si narrano molte teofanie: Gn 12,7; 18; 32,31; Es 13,21; 24,16‑18; Nm 12,7‑8; 1 Sam 3,4.6.10. Altre manifestazioni sono meno dirette, attraverso il tuono, la tempesta, il fuoco, ecc.

 

Teofilo. (inizio)

Dal greco theos = Dio, e philos = amico. San Luca dedica il suo *Vangelo e gli *Atti degli Apostoli a Teofilo. Dato il significato della parola, alcuni pensano che non si tratti di un individuo concreto, ma di chiunque riceva il suo scritto. La maggior parte degli scritturisti, tuttavia, pensano che sia più probabile che si tratti di un cristiano determinato.

 

Teogamia. (inizio)

Nelle antiche *mitologie, l'unione sessuale tra dèi e dee (ad es. tra Zeus ed Era) o tra un dio e una donna o una dea e un uomo.

 

Teogonia. (inizio)

Nelle religioni politeistiche, narrazione sulla nascita degli dèi. Vedi *Cosmogonia.

 

Teologali, Virtù. (inizio)

Le tre virtù il cui oggetto diretto è Dio, ovvero: *fede, *speranza, e *carità.

 

Teologia. (inizio)

Dal greco theos = Dio, e logos = parola, trattato. La scienza che studia Dio e quanto a lui si riferisce, alla luce della *rivelazione. La teologia è riflessione: è la fede che cerca di capire (« fides quaerens intellectum », come dicevano gli antichi) fin dove le è possibile, consapevole che in fondo permane il mistero insondabile di Dio.

Teologia della liberazione.

Vedi *Liberazione, Teologia della.

Teologia speculativa / Teologia positiva.

E speculativa la teologia che avanza per mezzo di deduzioni basate in larga misura sulla riflessione personale, mentre quella positiva dà maggiore importanza ai dati della Scrittura (presa come fonte e non come « appoggio » del proprio parere), dei *Padri della Chiesa, della liturgia e, in generale, della *tradizione. Il *Vaticano II ha insistito perché la teologia sia preponderantemente positiva.

Teologia fondamentale. Quella parte della teologia che studia gli elementi fondamentali della fede, la sua ragionevolezza (è ragionevole credere). Fino ad alcuni decenni or sono, la si chiamava *apologetica; era già nata, infatti, nei primi secoli della Chiesa per difenderla dai suoi nemici esterni. Dal Medio Evo, si dedica anche a dare fondamenti alla fede del credente. Ai nostri giorni, ha perso il nome di apologetica, prendendo quello di Teologia fondamentale. Fa parte della teologia dogmatica, che mette in rapporto con l'antropologia, e affronta temi come la giustificazione della scelta del credente, religione e religioni, aspirazioni radicali dell'uomo, ciò che la fede apporta all'uomo...

Teologia naturale.

A volte è chiamata così la *teodicea.Teologia pastorale.

Vedi *Pastorale, 1.

Teologia dei misteri.

E designata anche come dottrina dei misteri (in tedesco, mysterienlehre). E la parte della teologia che studia la densità o ricchezza della *celebrazione liturgica, in particolare come Cristo sia presente e agisce in essa. Il punto centrale di questa dottrina afferma che nella liturgia si rende presente lo stesso atto salvifico dei misteri storici di Cristo, che adesso, nella vita gloriosa, mantiene in perenne attualità la sua oblazione. Questa dottrina, presente nei *Padri della Chiesa, è stata espressa con vigore come parte fondamentale del rinnovamento liturgico. Il più importante teologo della dottrina dei misteri è stato Oddo *Casel.

 

Teologo. (inizio)

Chi si dedica allo studio della *teologia.

 

Teosofia. (inizio)

Dal greco theos = Dio, e sophia= sapienza, conoscenza. Sistema filosofico‑religioso *sincretista, che cerca la conoscenza di Dio e del mondo per mezzo delle capacità naturali dell'uomo, senza fare ricorso alla *rivelazione. A parte una corrente teosofica che si avverte nel corso della storia, nel secolo XIX nacque la Società teosofica, fondata negli Stati Uniti.

I suoi seguaci sono *panteisti, credono nella *metempsicosi e professano altri aspetti caratteristici delle religioni orientali, come la credenza nel *nirvana.

 

Teosofismo. (inizio)

Secondo la sua etimologia greca, « saggezza divina ». Sistema *sincretistico di idee filosofico‑religiose provenienti da religioni orientali e dal cristianesimo. I teosofi credono nella reincarnazione e nell'immortalità.

 

Terafim. (inizio)

Dèi domestici, simili ai *penati dei romani e degli etruschi. Erano piccole statuette in forma umana. Si usavano anche nella consulta degli *oracoli. Sono menzionati già in Gn 31,30.34, quando *Rachele li rubò dalla tenda di suo padre *Labano. Compaiono anche nei testi trovati a *Ugarit. Pare che il loro possesso fosse legato al diritto di *primogenitura.

 

Teresa d'Avila. (inizio)

Vedi *Teresa di Gesù.

 

Teresa di Gesù Bambino, santa (1873‑1897). (inizio)

Nata a Lisieux, nel nord della Francia, entrò giovanissima (con dispensa per l'età) nel Carmelo della sua città natale e, in una breve vita, raggiunse la santità per cammini di semplicità che sono stati luce per molti che cercano di imitarla. A causa del suo interesse per le missioni dalla sua clausura di preghiera, Pio XI la dichiarò patrona delle missioni, assieme a san *Francesco Saverio.

 

Teresa di Calcutta (1910‑1997). (inizio)

Nasce a Skopje (Iugoslavia) nel 1910. Nel 1928 entra nella congregazione delle Suore di Nostra Signora di Loreto. L'anno successivo è inviata a Calcutta (India), dove vive dedicandosi all'insegnamento, finché nel 1946 riceve l'ispirazione di dedicarsi ai più poveri tra i poveri. Apre una scuola all'aria aperta, fonda (1950) la congregazione delle Missionarie della Carità per consacrarsi alla cura dei più poveri tra i poveri. Incoraggia le consorelle con una generosità che suscita l'ammirazione del mondo intero e le viene offerto di aprire case dovunque. Dubita, al principio, se ricevere i premi che le vengono assegnati; si decide ad accettarli a nome dei poveri, ai quali andranno, e come omaggio a chi vive per loro: Premio Internazionale della Pace Giovanni XXIII (1971), Premio Buon Samaritano (Boston, 1972), Ordine del Loto (governo indiano, 1972), Premio Templeton per la sua testimonianza (1973), Premio Albert Schweitzer (FAO, 1975), Premio Nobel per la Pace (1979)... In centinaia di case, le sue missionarie curano gli orfani, i lebbrosi, i moribondi. E un magnifico annuncio del messaggio di Gesù, fatto non con le parole, ma con le opere.

 

Teresa di Gesù, santa (1515‑1582). (inizio)

Donna di personalità straordinaria: instancabilmente attiva e, al tempo stesso, santa che raggiunge i vertici della *mistica; scrittrice che maneggia la penna con eccezionale naturalezza, grazia e perfezione; obbediente all'autorità e riformatrice intrepida del Carmelo, prima delle religiose e poi, con san *Giovanni della Croce, dei religiosi. Tra le sue opere meritano di essere segnalate: la sua Vita, Le Dimore (Castello interiore), Cammino di perfezione, Libro delle fondazioni. Paolo VI la proclamò *dottore ella Chiesa, assieme a santa *Caterina da Siena (sono le prime donne ad aver ricevuto questo titolo nella Chiesa). Morì il 4 ottobre e, poiché questa data coincideva con quella indicata da papa Gregorio XIII per correggere il ritardo di dieci giorni del calendario, fu sepolta il giorno seguente, il 15 ottobre.

 

Teresa di Los Andes, beata (1900‑1920). (inizio)

Carmelitana cilena, raggiunse la perfezione matura nel convento della città di Los Andes, situata approssimativamente sulla latitudine dell'Aconcagua. Poté vivere solo per undici mesi la vita religiosa. Si distinse per equilibrio umano, semplicità, simpatia, allegria, generosità nel lavoro e fervore nella preghiera: in tutto questo espresse l'amore per Dio e per il prossimo.

 

Terra promessa. (inizio)

Il paese che Dio promise ad *Abramo e alla sua discendenza (cf Gn 12,7; 15,18; Eb 11,9). Nell'AT viene spesso presentata con colori di straordinaria bellezza: paese ampio, fertile, « stillante latte e miele »... Il che si può applicare in certa misura alle terre pianeggianti e bene irrigate di *Canaan, a confronto con i deserti che circondavano quella zona.

 

Terra Santa. (inizio)

Nome con il quale viene anche chiamata la *Palestina, perché in essa si trovano i santi luoghi dove si svolsero la vicenda umana di Gesù e i principali eventi dell'AT e del NT.

 

Tertulliano (ca. 155 ‑ ca. 222). (inizio)

Nacque a Cartagine (Africa). Si convertì al cristianesimo verso il 195 e fu scrittore prolifico, apologeta veemente e appassionato. Compose anche opere sulla preghiera e su altri temi della vita cristiana. Il suo carattere estremista lo portò fuori della Chiesa, verso la setta rigorista di Montano (vedi *Montanismo) e, successivamente, ad una sua posizione perfino più esagerata.

 

Terz'Ordine. (inizio)

Associazione di fedeli laici vincolati a un ordine religioso, di cui adottano la spiritualità restando nella propria condizione. Il nome viene dal fatto di essere come la continuazione del primo ordine (religiosi) e del secondo (religiose). Ad esempio: francescani, clarisse e terz'ordine (laici); carmelitani, carmelitane e terz'ordine (laici).

 

Terza. (inizio)

Vedi *Liturgia delle ore.

 

Terziario. (inizio)

Membro di un *terz'ordine.

 

Terzo mondo. (inizio)

E il mondo della povertà o miseria generalizzata. La maggior parte di questi popoli appartiene all'America Latina, all'Africa e all'Asia. Circa un miliardo di uomini vive in una situazione permanente di fame. Lo squilibrio rispetto ai paesi detti ricchi o sviluppati è scandaloso. Il Concilio Vaticano II prese coscienza di questa situazione, contraria al piano di Dio, che ha creato i beni per tutti gli uomini, e affermò il diritto non solo degli individui, ma anche delle nazioni povere a una distribuzione più fraterna dei beni. Paolo VI lo ricordò con vigore nell'enciclica Populorum progressio (vedi *Dottrina sociale della Chiesa), n. 48. L'ONU approvò una risoluzione in virtù della quale i paesi sviluppati devono dare l'1 per cento del loro Prodotto Interno Lordo ai paesi del Terzo Mondo (dieci volte meno di quanto spendono per la difesa), ma solo alcuni paesi mantengono questo minimo: Arabia Saudita, Kuwait, Norvegia, Paesi Bassi, Svezia e Danimarca. Oltre a questi impegni urgenti, è necessario stabilire un nuovo ordine economico che trasformi la situazione alla radice (cf L. González C., DAP‑VD).

 

Tessalonica. (inizio)

L'odierna Salonicco, importante città commerciale, dal 148 a.C. capitale della *Macedonia. *Paolo vi giunge durante il suo secondo viaggio apostolico, verso il 50‑51. Ebbe poco successo nella colonia ebraica; andò meglio con i greci; così fondò una comunità cristiana. Ma dovette fuggire a causa degli intrighi della comunità ebraica (cf At 17,1‑10; Fil 4,16). Probabilmente vi tornò nel corso del terzo viaggio, durante il quale attraversò quella regione (cf At 20,1‑2).

 

Tessalonicesi, Lettera ai. (inizio)

Avendo ricevuto notizie preoccupanti circa la comunità di *Tessalonica, Paolo scrive loro da *Corinto, verso il 51 o 52, la lettera più antica tra le sue che ci sia giunta, che è anche il primo scritto del NT. Esprime il suo affetto e la sua gratitudine, dà loro alcuni consigli e parla del destino dei defunti. Quest'ultimo tema viene interpretato male da alcuni che, immaginando molto prossima la venuta del Signore, smettono perfino di lavorare. Questa situazione è il motivo della seconda lettera, scritta pochi mesi dopo.

 

Test. (inizio)

Parola inglese che significa « prova, saggio ». Ve ne sono di molti tipi e per diversi scopi: orali, scritti, con figure; relativi alle capacità di osservazione, comprensione, memoria; per valutare l'intelligenza, la personalità...

 

Testamento. (inizio)

Documento legalmente valido in cui una persona esprime le sue ultime volontà per il tempo successivo alla propria morte. I traduttori dell'AT tradussero il termine *alleanza (in ebraico « berit ») con testamento (« diatheke »), parola che è passata al latino e alle altre lingue. Mette in risalto l'unilateralità o gratuità del dono di Dio, anche se è più ricco il termine « alleanza ».

 

Testi di religione. (inizio)

Libri nei quali è contenuto, in modo sistematico e adattato all'*insegnamento religioso, il compendio della dottrina cristiana. Mentre i *catechismi contengono la sintesi dell'insieme della materia e sono destinati alla catechesi della comunità, i « testi di religione » sono divisi in volumi che corrispondono ai diversi livelli e sono rivolti all'insegnamento scolastico. I testi sono strumenti per un fine: il loro valore sta nell'aiuto che possono dare. Tra le loro qualità si devono segnalare: correttezza dottrinale; ricchezza di contenuti; uso dei linguaggi biblico, liturgico, kerigmatico e antropologico; chiarezza di esposizione. A volte al testo dell'alunno si accompagnano le corrispondenti Guide didattiche per l'insegnante.

 

Testimone. (inizio)

Chi fa fede di qualcosa cui ha assistito. In un processo, serve per stabilire l'innocenza o la colpevolezza dell'accusato. In *Israele erano necessari due o tre testimoni (cfr. Dt 19,15; Mt 18,16). Il falso testimone veniva giudicato secondo la legge del *taglione (Dt 19,1619).

Gli *apostoli sono testimoni della vita di Gesù e della sua *risurrezione (cf Lc 24,48; At 1,8.21‑26; 10,41; 13,31) e di fatto si presentano come testimoni di quello che hanno visto e udito.

Gesù è chiamato il testimone fedele (Ap 1,5; 3,14); rende testimonianza della verità (cf Gv 18,37). Lo Spirito rende testimonianza a Gesù (cf Gv 15,26).

Il cristiano deve rendere testimonianza della sua fede e della sua speranza con tutta la sua vita (cf GS 2).

 

Testimoni di Geova. (inizio)

Furono fondati nel 1874 da Charles Russel (1852‑1916) negli Stati Uniti. Annunciò l'inizio dei mille anni di pace (vedi *Millenarismo) per il 1914; lui e i suoi successori hanno poi dato altre date nonostante la delusione dei loro seguaci. Interpretano la Bibbia a modo loro: negano la Trinità, la divinità di Cristo, l'immortalità dell'anima, l'inferno. Non ammettono la gerarchia, né il sacerdozio, né i sacramenti. Hanno una rigorosa morale; rifiutano le trasfusioni di sangue e il servizio militare. Solo 144.000 di loro si salveranno; gli altri adepti regneranno sulla terra; il resto sarà annichilito. Il primo successore di Russel, Joseph F. Rutherford (1869‑1942), diede loro una forte organizzazione *teocratica; morì in una grande villa che dicevano fosse destinata a ospitare i *Patriarchi dell'AT, la cui venuta avevano annunciato. Gli succedette Nathan H. Norr (1905‑1977), che promosse la propaganda con la visita domiciliare e la diffusione dei loro libri; fece preparare una traduzione della Bibbia nella quale si cambiano senza scrupolo i testi originali. I Testimoni di Geova hanno lo status legale di società anonima Watchtower (Torre di Guardia), le cui azioni sono possedute dai dirigenti (cf F. Echevarría, Cristianos ante los TdJ; C. Vidal, DSO‑VD; bibliogr. di *Sette).

 

Tetragramma. (inizio)

Quattro lettere. Denominazione del nome di *Jhwh, che in ebraico, per venerazione, si scrive senza vocali. Vedi *Geova.

 

Tetrarca (inizio)

Dal greco tetra = quattro, e archein = comandare. Capo della quarta parte di uno stato, sebbene poi si sia dato questo nome semplicemente al governante di un piccolo territorio. Tale è il titolo di *Erode Antipa (cf Mt 14,1; Lc 3,1.19; 9,7; At 13,1).

 

Textus receptus. (inizio)

Dal latino, « testo ricevuto ». Per l'AT si considera come « testo ricevuto » la Bibbia scoperta a Venezia nel 1518, seguita negli ultimi secoli dalle Bibbie ebraiche. Per il NT è tale il testo in *koinè pubblicato da *Erasmo, usato soprattutto nelle Bibbie protestanti fino al sec. XIX.

 

Theopoiesis. (inizio)

Termine greco che significa « divinizzazione ». Theos = Dio; poiein = fare. E l'elevazione dell'uomo per mezzo della grazia ad immagine di Dio. I Padri greci svilupparono questa dottrina attribuendo la deificazione all'azione del Figlio e dello Spirito Santo.

 

Theotokos. (inizio)

Dal greco, theos = Dio; tokos madre. Madre di Dio. Titolo che la Chiesa dà a Maria e che designa la sua funzione principale. Vedi *Madre di Dio.

 

Tiara. (inizio)

Corona triplice (detta anche triregno) usata dai papi fino ai tempi del concilio *Vaticano II. Paolo VI, con un gesto simbolico di ritorno alla semplicità evangelica, regalò quella che gli avevano offerto i fedeli di Milano alla sua elezione. Da allora i papi non l'hanno più usata, sostituendola con il copricapo simbolo della dignità episcopale, la *mitra.

 

Tiatira. (inizio)

Città dell'*Asia minore occidentale, provincia romana, presso *Pergamo. Vi nacque Lidia, commerciante di porpora, che ospitò *Paolo in casa sua (cf At 16,14). Alla Chiesa di Tiatira è indirizzata una delle lettere con le quali comincia l'*Apocalisse (cf Ap 2,18‑19).

 

Tiberiade. (inizio)

1. Città sulla riva sud occidentale del lago di *Galilea, detto anche lago di Tiberiade. Fu fondata, tra il 17 e il 20 d.C., da *Erode Antipa che le diede questo nome in onore di *Tiberio e la fece capitale della *Galilea al posto di Sèforis. Giovanni la menziona in 6,23; in 6,1 e 21,1 chiama il lago mare di Tiberiade. Anche se al principio fu considerata impura, perché nel costruirla erano stati trovati dei sepolcri, dal sec. II vi si stabilì una scuola *rabbinica nella quale si formò la *Mishnah palestinese, e la città divenne il centro della spiritualità ebraica.

 

Tiberio. (inizio)

Successore di *Augusto come imperatore romano (14‑37 d.C.). San Luca (3,1) comincia con lui l'enumerazione dei personaggi che governavano quando *Giovanni Battista cominciò la sua predicazione. La sua immagine compariva sulle monete romane che circolavano in Palestina (cf Lc 20,22; 23,2). A lui allude anche il popolo nel processo contro Gesù (cf Gv 19,21).

 

Tigri. (inizio)

Secondo Gn 2,14, uno dei cinque fiumi che bagnano l'*Eden. Lo menziona anche Sir 24,25. Città importanti sulle sue rive furono Assur e *Ninive. Le foci del Tigri e dell'*Eufrate, anticamente separate, si unirono poi nell'ultima parte che sbocca nel Golfo Persico.

 

Tillman, Clemente. (inizio)

Importante catechista, nato a Berlino nel 1904. Il suo merito maggiore sta forse nell'aver ispirato ed elaborato (con altri) il cosiddetto Catechismo tedesco, caratterizzato dalla sua linea *kerigmatica. Fu membro della Commissione preparatoria del concilio *Vaticano II per la sezione dedicata alla *pastorale. Fu autore anche di opere sull'educazione sessuale e sulla vita di preghiera.

 

Timor di Dio. (inizio)

Nella *Bibbia, il santo timore di Dio, del quale è, ad esempio, colmo il servo di Yhwh. Non significa avere paura di Dio o del castigo, ma sentire la dipendenza totale dalla sua grandezza e, al tempo stesso, dalla sua bontà. Questo è il timore riverenziale, diverso dal timore servile, che invece racchiude la paura di Dio che non si ama e di cui non si coglie la bontà.

 

Timoteo, Lettere a. (inizio)

Sono annoverate tra le cosiddette lettere pastorali di san Paolo. La prima sarebbe stata scritta, secondo alcuni studiosi della Scrittura, tra il 63 e il 66, e la seconda verso il 67. Altri ritengono che siano posteriori a san Paolo (datandole intorno al 75, o anche più tardi); oltre allo stile, questa possibilità è avallata dalle condizioni della Chiesa che presuppongono. Il contenuto della prima è dettato dalle circostanze: il pericolo di *eresia; si sottolinea la necessità di seguire la sana dottrina ricevuta. Si parla del *vescovo, degli anziani (*presbiteri) e dei *diaconi, e anche dell'*imposizione delle mani (1 Tm 3,1‑13 e 5,17‑22), e tutto ciò comporta un'organizzazione avanzata della Chiesa. La seconda ha un carattere più pratico e stimola a seguire Cristo.

 

Timoteo, san. (inizio)

In greco, « timorato di Dio ». Figlio di padre *pagano e di madre giudeocristiana, convertitosi al cristianesimo (cf At 16,1), fu discepolo di Paolo, che accompagnò nel secondo e nel terzo viaggio, e suo stimato collaboratore (cf Fil 2,19‑23), ricevendo l'incarico di particolari missioni presso diverse Chiese (cf At 17,14‑16; 18,5; 19,22; 20,4;1 Cor 4,17; 2 Cor 1,19; Fil 2,19; 1 Tm 3,6). Fu vescovo di *Efeso.

 

Tipo. (inizio)

In greco, typos = segno impresso. Immagine, figura. Vedi Senso tipico, in *Sensi biblici.

 

Tipologia. (inizio)

1. Vedi *Sensi biblici.

2. In psicologia, la classificazione delle persone secondo un determinato numero di caratteristiche comuni. Una tipologia basata sui quattro umori corporali fu proposta già dai medici greci Ippocrate (460‑370 a.C.) e Galeno (129‑199 d.C.): collerico (bile), sanguigno (sangue), malinconico (bile nera) e flemmatico (flemma o catarro). In tempi recenti, Kretschmer ha configurato la più rappresentativa forse tra le attuali: leptosomatico (forme allargate), picnico (forme arrotondate), atletico (strutture corporee molto sviluppate: muscoli, ossa) e displasico (forme anormali) (cf M. N. Lamarca, DAP‑VD). Un'altra classificazione molto usata è quella di Le Senne, che contempla otto tipi attraverso la combinazione delle caratteristiche: attività, emotività e primarietàsecondarietà.

 

Tiro. (inizio)

Città fenicia situata su un'isola rocciosa del Mediterraneo orientale, che *Alessandro Magno unì al continente per mezzo di una diga. Mantenne un attivo commercio con *Israele, soprattutto ai tempi di *Salomone, che fece dei patti con il suo re Chiram (cf 1 Re 5,15‑32). Il re Acab sposò *Gezabele, principessa di Tiro. I profeti condannarono energicamente i tentativi sorti in Israele di seguire la politica di Tiro (cf Am 1,9‑10; Is 23; Ez 26). Nel NT è menzionata in Mt 15,21; Mc 3,8 e At 21,3‑7.

 

Tito. (inizio)

Cristiano di origini non ebree (*gentile), compagno di apostolato di Paolo, che gli affida delle missioni speciali e con il quale divide anche la prigionia (cf Gal 2,1‑3; 2 Cor 2,13; 7,6; 8,16‑23; 12,18).

 

Tito Flavio. (inizio)

Figlio dell'imperatore Vespasiano, nel 70 conquista e distrugge *Gerusalemme. Associato a suo padre dal 69, gli succede come *imperatore dal 79 all'81.

 

Tito, Lettera a. (inizio)

E una delle lettere pastorali. In essa si danno al pastore norme per il governo della Chiesa. I critici ritengono che sia posteriore a san Paolo, come anche le due lettere a *Timoteo.

 

Titolo. (inizio)

Così veniva anche chiamata ciascuna delle 23 parrocchie romane nel sec. V. I parroci ad esse preposti portavano il titolo di *cardinali (incardinati), cioè addetti a queste chiese. In quanto stretti collaboratori del vescovo di Roma, ad essi era riservata l'elezione del *papa. Per questo motivo, ancora oggi, ogni cardinale è titolare di una di queste chiese.

 

Tobia. (inizio)

In ebraico, « Yhwh è buono ». Sono noti soprattutto i Tobia padre e figlio protagonisti del libro di Tobia, *deuterocanonico catalogato tra i racconti brevi. Non è un racconto storico, ma una narrazione *sapienziale che mostra la fedeltà di Dio, il valore dell'amore per il prossimo e della preghiera.

 

Tolemaide. (inizio)

Nota anche con i nomi di Acco e Acri, è il miglior porto naturale della *Palestina sul *Mediterraneo. Fu famosa ai tempi delle crociate (San Giovanni d'Acri). Attualmente, appartiene al distretto di *Haifa, nello Stato di Israele.

 

Tomismo. (inizio)

La corrente filosofica e teologica che segue la linea metodologica e i contenuti fondamentali della dottrina di san *Tommaso d'Aquino. Sebbene l'influenza di san Tommaso non abbia mai smesso di farsi sentire, il tomismo ha avuto tre periodi rilevanti: a) nei secoli XIII‑XIV; b) nella seconda metà del sec. XVI e inizio XVII, e c) dalla metà del sec. XIX alla prima metà del XX (cf Ferrater, DF, 1342). Il tomismo continua a vigere per una serie di aspetti fondamentali. K. Rahner li enumera così: « Per il suo rispetto per la tradizione; per il suo impegno intellettuale per la chiarezza; per la sua sistematicità e la riduzione dei problemi particolari a primi principi; per la distinzione e unità di ragione e rivelazione, di natura e grazia, di mondo e Chiesa; per la sua onestà di pensiero e per l'autenticità della sua venerazione e del suo culto al Dio incomprensibile » (DT‑H).

 

Tommaso apostolo, santo. (inizio)

In greco, dìdimo = gemello. Nei sinottici compare solo nella lista dei dodici, nel gruppo di Filippo, Bartolomeo e Matteo (cf Mt 10,3; Mc 31,8; Lc 6,15; At 1,13). San Giovanni ricorda il suo coraggio: « Andiamo anche noi a morire con lui! » (Gv 11,16), la sua incredulità e la sua confessione di fede (Gv 20,24‑29).

 

Tommaso d'Aquino, santo (1225‑1274). (inizio)

Domenicano italiano, discepolo di sant'Alberto Magno a Colonia e poi professore a Parigi. Con sant'*Agostino, è la massima figura della *teologia cattolica. La Chiesa lo ha onorato con il titolo di doctor angelicus e di doctor communis. Tra le sue molte opere spicca la *Somma teologica e la *Somma contro i Gentili.

 

Tommaso da Kempis (1380‑1471). (inizio)

Il più celebre rappresentante della cosiddetta devotio moderna (devozione moderna), movimento spirituale, sorto tra il XIV e il XV secolo, che dai Paesi Bassi si diffuse in Europa. Cerca la pietà, più che la speculazione; promuove una pietà intimista (lodevole nell'autenticità, ma con rischi di soggettivismo) e cristocentrica (sana in linea di principio; meno per il fatto di focalizzarsi sul Cristo storico e non sul Cristo pasquale). La principale opera di Tommaso da Kempis è l'Imitazione di Cristo, celebre libro, il più tradotto dopo la Bibbia. Incarna le caratteristiche della devotio moderna.

 

Torah. (inizio)

In ebraico, « legge ». Al principio si riferiva alle istruzioni orali, compito specifico dei sacerdoti in Israele e poi dei profeti, dei « saggi » (vedi *Sapienza). Quando si cominciarono a formare i libri, la Torah, o Legge, fu il *Pentateuco. Nel NT, a volte designa tutto l'AT (cf Gv 10,34; Rm 3,19‑20). I libri nella Bibbia ebraica si ordinano in tre gruppi: la legge (Pentateuco), i profeti e gli altri scritti. Nell'*ebraismo, in genere la legge include anche la legge orale che i rabbini hanno via via sviluppato.

Toribio di Benavente (1491‑1569). (inizio)

*Francescano. Giunse in Messico nel 1524. Si mise egli stesso il nome di Motolinia, che in lingua nagualt significa povero, umile. Scrive con simpatia sugli indios. Non nasconde i costumi sanguinari o altri vizi degli indios, ma ne loda l'ingegno e le capacità e si dimostra fermo difensore dei loro diritti naturali, esposti ad essere schiacciati dai conquistadores.

 

Toribio de Mogrovejo, santo (1538‑1606). (inizio)

Nacque a Mayorga (Valladolid, Spagna). Nel 1580 fu designato da Filippo II arcivescovo di Lima, benché non fosse un *presbitero. Esercitò con grande zelo il suo episcopato. Andò numerose volte in visita pastorale nella sua immensa *diocesi. Fu un deciso protettore degli indios e un generoso benefattore dei bisognosi. Celebrò numerosi sinodi diocesani e tre concili provinciali (1583, 1590‑1591, e 1601), nei quali si riunirono vescovi provenienti dal Nicaragua al Cile. Dopo il concilio del 1583, sotto la sua direzione, fu redatto un catechismo adattato all'America. Giustamente, è ordinato secondo il Catechismo romano: credo, sacramenti, comandamenti e preghiera. Successivamente, il santo ordinò che si preparasse un catechismo minore per la gente semplice.

 

Tortura. (inizio)

Sofferenza inflitta volontariamente a un'altra persona. Nel contesto sociale e politico, l'ONU la definisce così: « Ogni atto per mezzo del quale un pubblico funzionario, o un'altra persona da lui istigata, infligge intenzionalmente a una persona pene o sofferenze gravi, sia fisiche che mentali, al fine di ottenere da essa o da terzi informazioni o una confessione, per castigarla per qualcosa che ha commesso o si sospetta che abbia commesso, o per intimidire quella persona o altre » (Assemblea dell'ONU, Dichiarazione, 91275, art. I, 1). Oggi è unanime il suo rifiuto come delitto grave contro i diritti della persona (cf Vaticano II, GS 27) (Cf M. Vidal, PCEC, 144; F. J. Elizari, PC II 128).

 

Totem. (inizio)

Vocabolo proveniente da un dialetto algonchino (tribù dell'America del Nord). E un animale, una pianta o un altro oggetto con il quale una tribù o un gruppo stabilisce una relazione magico‑religiosa. Diventa così emblema del gruppo all'interno di altri gruppi della stessa società.

 

Totemismo. (inizio)

Sistema organizzativo delle *tribù basato sulla mentalità incarnata dal *totem.

 

Tovaglia. (inizio)

Panno che copre l'altare durante le celebrazioni liturgiche. Attualmente, per la messa ne basta una.

 

Tracia. (inizio)

Regione situata tra la *Macedonia e il Mar Nero.

 

Traconìtide. (inizio)

Territorio ad est del lago di *Galilea, governato da *Erode Filippo all'inizio della vita pubblica di Gesù (cfr. Lc 3,1).

 

Tradizionalismo. (inizio)

Corrente filosofico‑teologica di tendenza antirazionalistica secondo la quale la ragione è incapace di conoscere le verità metafisiche, morali e religiose. Pertanto, è necessario che la conoscenza si basi su un atto di fede nella rivelazione. Tra i principali esponenti, Joseph de Maistre e Louis de Bonald. Questa dottrina fu condannata dal concilio Vaticano I: la fede è una scelta libera che può posare su dimostrazioni razionali. Un movimento tradizionalista scismatico sorse, ad opera di Marcel *Lefebvre, dopo il Vaticano II.

 

Tradizionalismo / Progressismo. (inizio)

Sono due tendenze spesso contrapposte ma che dovrebbero piuttosto essere complementari. Il tradizionalismo in questa dinamica (non nel senso della voce *Tradizionalismo) è la visione dottrinale e pratica che aderisce al passato; il progressismo è la visione che guarda soprattutto al futuro. Ciascuna di esse, senza l'altra, distrugge il senso della Chiesa; ben coniugate, sono garanzia di autenticità per la fede ricevuta e per la missione di chi deve costruire il regno in un mondo in evoluzione.

 

Tradizione. (inizio)

Dal latino tradere = consegnare; traditio = trasmissione. La trasmissione da parte di una generazione a quelle successive delle sue idee, dei suoi costumi, delle sue istituzioni... Si usa di più in senso passivo: ciò che una generazione riceve da quelle che l'hanno preceduta. La successiva consegna di quanto si riceve fa sì che la tradizione formi una catena che ci unisce a tempi remoti. Nell'ambito religioso, è un elemento molto importante. Si applica comunemente a ciò che si è ricevuto e che non è entrato a far parte della Sacra Scrittura. Tuttavia, anche ciò che è stato scritto ebbe una preistoria di trasmissione orale, più ampia nell'AT, ma verificatasi anche nel NT. Così, i fatti e le parole di Gesù, in un primo tempo, furono trasmessi oralmente. D'altra parte, la tradizione completa la Scrittura, nella quale non si è depositata la totalità degli insegnamenti e delle pratiche ricevute. In ogni tradizione si produce un'evoluzione, molto evidente nei momenti di rivoluzione e appena percettibile in tempi tranquilli. Questo coinvolge anche il senso di quanto è scritto. Di modo che la tradizione è complementare alla Scrittura non solo quantitativamente, ma soprattutto qualitativamente, formando un'unione con essa. Più che di due fonti della rivelazione, si tratta di due aspetti. Tradizione e Scrittura « emanano dalla stessa fonte, si uniscono in una stessa sorgente, corrono verso lo stesso fine » (Conc. Vaticano II, DV, 21). Da qui la necessità che vi sia qualcuno che tenga la parola autorizzata in rapporto con la dottrina. All'insegnamento dei protestanti, che non accettano che la Scrittura (sola scriptura), manca, più che il complemento di ciò che non è scritto, la sicurezza di una visione corretta di quanto trasmesso per iscritto. Questa missione spetta ai successori degli *apostoli, con l'assistenza dello Spirito Santo: il *Magistero della Chiesa non è un'altra fonte di rivelazione, ma forma un'unità con la Scrittura e con la tradizione (cf Vaticano II, Ibid., 10).

 

Tradizione apostolica. (inizio)

Vedi *Ippolito.

 

Traducianesimo. (inizio)

Dal latino tradere = trasmettere. Dottrina di coloro che sostengono che l'anima di un nuovo essere umano non procede dalla creazione di Dio di volta in volta, ma proviene dal processo materiale di generazione o come parte dell'anima dei genitori. *Tertulliano sembra essere il primo ad aver difeso questa dottrina che, benché condannata diverse volte, è rispuntata spesso nel pensiero teologico come tentativo di spiegare il peccato originale: tutte le anime sarebbero contenute in qualche modo in quelle della prima coppia umana. Di fatto, anche se i genitori danno origine al nuovo uomo, lo spirito di ogni persona è assolutamente originale.

 

Transgiordania. (inizio)

La parte della *Palestina ad est del *Giordano, compresa la parte di fronte al lago di *Genèsaret e al Mar Morto. La *Perea e la *Decapoli, citate nel Vangelo, corrispondono a territori della Transgiordania.

Territorio palestinese sotto il mandato britannico, diviene indipendente nel 1946; nel 1949 assume il nome di Giordania, dopo l'annessione della *Cisgiordania. Nel 1988, vengono recisi tutti i legami con quest'ultimo territorio, già occupato da Israele dopo il conflitto del 1967.

 

Transostanziazione. (inizio)

Termine filosofico usato in *teologia per esprimere il cambiamento che avviene quando, nella *consacrazione eucaristica, rimanendo le specie del pane e del vino, la loro sostanza si trasforma nel corpo e nel sangue di Cristo. Il dogma definito nel concilio di *Trento (DS 1652) non riguarda la terminologia filosofica, ma il concilio indicò che questa parola è molto adatta a spiegarlo. Spiegare come Cristo sia presente è un mistero di fede che le parole umane non possono spiegare.

 

Trappisti / Trappa. (inizio)

*Ordine religioso sorto dalla riforma dei *Cistercensi, iniziata nel 1662‑64 dall'abate Jean le Bouthillier de Rancé nel *monastero di La Trappe, nel nord della Francia. Si distinguono per il maggior rigore nell'*astinenza e nel silenzio. Nel secolo XIX ebbero il loro maggiore sviluppo.

 

Trascendente (inizio)

Ciò che sta al di là dell'esperienza. Si dice di ciò che è relativo all'*aldilà, oltre la morte, e anche di realtà del « qui », ma che appartengono all'ordine di ciò che è definitivo. Per questo ha anche il significato di molto importante.

 

Trascendenza. (inizio)

Vedi *Immanenza.

 

Trasfigurazione di Gesù. (inizio)

Il cambiamento d'aspetto di Gesù alla presenza dei tre discepoli prediletti. L'episodio è unito all'annuncio della passione, che in quegli stessi giorni Gesù fa diverse volte. Nel mostrare la sua gloria, conferma la loro fede: contemplano la gloria del « Figlio prediletto », « l'eletto ». *Matteo (17,1‑9) e *Marco (9,2‑10) usano la parola metamorphosis (« trasformazione »); *Luca (9) la evita, indubbiamente perché tra i pagani (e il suo Vangelo si rivolge ai Gentili) si parlava di « metamorfosis » degli dèi; dice invece: « il suo volto cambiò d'aspetto ». Vedi *Tabor.

 

Trasformismo. (inizio)

Teoria secondo la quale le specie animali non sono fisse, ma continuano a cambiare. Si iscrive all'interno della dottrina dell'*evoluzionismo, sebbene questo sia un concetto più ampio: comprende tutto lo sviluppo o crescita di un essere, senza che implichi di per sé la trasformazione delle specie (l'evoluzionismo naturalista include invece il trasformismo). Vedi *Evoluzione.

 

Trasmigrazione. (inizio)

Vedi *Metempsicosi.

 

Tratta degli schiavi. (inizio)

La compravendita di schiavi neri catturati in Africa e portati principalmente in America nei secoli del colonialismo.

 

Tratta delle bianche. (inizio)

Adescamento di donne per avviarle alla *prostituzione in paese stranieri.

 

Trattariano, Movimento. (inizio)

Altro nome, usato soprattutto dagli anglicani, del Movimento di *Oxford. Il nome viene da tract = volantino, a motivo dei brevi scritti con i quali il movimento si faceva propaganda e il cui più importante e prolifico autore fu *Newman.

 

Tre capitoli. (inizio)

Vedi *Teodoreto di Ciro.

 

Tregua di Dio. (inizio)

Pratica medievale auspicata da diversi concili provinciali e riconosciuta da sovrani e signori *feudali, che tendeva a diminuire le guerre, se non era possibile evitarle, nei tempi d'*avvento e di *quaresima o durante le grandi feste e le loro vigilie.

 

Trento, Concilio di (1545‑1563). (inizio)

A Trento si celebrò il XIX Concilio Ecumenico in tre periodi: 1545‑1547, mentre era papa Paolo III; 1551‑1552, con Giulio III, e 1562‑1563, sotto il pontificato di Pio IV. Si occupò di problemi dottrinali, soprattutto in relazione agli errori dei *protestanti, e della riforma dei costumi nella Chiesa.

 

Tribù. (inizio)

« Gruppo socialmente unito, associato a un territorio, i cui membri si considerano politicamente autonomi » (cf DS‑G). La sua unione è basata nella comunanza di sangue. A volte, i gruppi sono frammentati in clan. Hanno di solito un proprio dialetto. Nei tempi moderni, l'autonomia politica praticamente non esiste, poiché le tribù stanno all'interno di uno Stato, il quale rispetta la loro autonomia in maggiore o minore misura, secondo criteri diversi. La storia biblica, soprattutto nei primi tempi, si sviluppa in gran parte in un contesto tribale.

 

Tributo al tempio. (inizio)

mposta che ogni ebreo maschio, dai vent'anni in su, doveva versare per il mantenimento dei servizi del *tempio di *Gerusalemme. Era di mezzo *siclo o un didramma.

 

Triduo pasquale. (inizio)

Triduo è una celebrazione che si svolge nel corso di tre giorni. Sono di solito tre giorni di preparazione a una solennità. Il triduo pasquale non è la preparazione alla solennità della risurrezione, ma la celebrazione del *mistero pasquale di Cristo, cioè, del suo passaggio dalla morte alla vita definitiva. Comincia il Giovedì santo con la messa vespertina, detta « in cena Domini » e prosegue fino alla Domenica di Risurrezione. Il suo punto culminante è la *veglia pasquale.

 

Trinità. (inizio)

E il nome di Dio che esprime il suo essere in un'unica essenza o natura e in tre persone. La Trinità è il mistero radicale della religione cristiana. Rende ragione al principio fondamentale del *monoteismo e, al tempo stesso, che il più grande valore di ciò che esiste o possa esistere è la persona in una relazione d'*amore. Non c'è nulla superiore all'essere personale e la bontà più grande è l'amore. L'AT non conobbe questo mistero, che nell'ambito culturale di quel tempo avrebbe facilmente indotto al *politeismo. Ve n'è come un presentimento nei passi in cui Dio parla al plurale (cf Gn 1,26; 3,22; 11,7; Is 6,8), nella triplice invocazione di santo (cf Is 6,3), quando si parla dello « Spirito di Dio » o della sapienza come personificata. Nel NT appare dovunque: racconto dell'*annunciazione, in cui si percepisce l'azione del Padre, dello Spirito e del Figlio (cf Lc 1,30.32.35); *teofania nel momento del battesimo di Gesù (Mc 1,9‑10 e par.); parole di Gesù sul Padre e sullo Spirito che invierà (cf Gv 1,1; 10,10.38; 14,11; 17,11.16.21.26; ecc.). Particolarmente chiaro rimane nell'invio finale a battezzare nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28,19). San *Paolo abbonda in confessioni trinitarie: per esempio, Rm 8,9‑11; 15,26; 2 Cor 13,13; 1,21; Fil 2,6; Gal 2,9; 3,28; ecc.

 

Triregno. (inizio)

Vedi *Tiara.

 

Trisagio. (inizio)

Lode alla Santissima *Trinità. Contiene il canto o acclamazione in cui si ripete tre volte la parola santo, insieme ad altre espressioni.

 

Trito‑Isaia. (inizio)

Vedi *Isaia, Libro di.

 

Trivium e Quadrivium. (inizio)

Le università medievali avevano questi due cicli di studi. Il Trivium era costituito da Grammatica, Retorica e Logica; il Quadrivium da Aritmetica, Geometria, Musica e Astronomia.

 

Troade. (inizio)

Città portuale e regione della parte nord‑occidentale dell'*Asia minore. San Paolo vi soggiornò durante il suo secondo e terzo viaggio. Qui ebbe una visione nella quale Dio gli manifestò che doveva andare in Macedonia, passando così in Europa (cf At 16,9; 20,5‑12).

 

Tropario. (inizio)

Composizione poetica della *liturgia bizantina con ritmo basato sull'accento.

 

Tropo. (inizio)

Testo che si intercala in un altro testo liturgico. In origine si introduceva nei canti, approfittando degli pneumi o melodie musicali senza parole. Ad esempio, a « Signore, abbi pietà » si aggiungeva: « Signore, da cui procede ogni bene, abbi pietà ».

 

Trullo. (inizio)

Si designa come concilio Trullano il III di Costantinopoli, VI ecumenico, dal 680 al 681. Il nome di trullano gli viene dal nome della sala del palazzo imperiale nella quale si celebrò. Questo concilio condannò il *monotelismo e il papa Onorio, considerato monotelista; ma il papa sant'Agatone non accettò la condanna di papa Onorio come eretico, ma solo come negligente riguardo al monotelismo.

E altrettanto famoso il Concilio o Sinodo trullano, non ecumenico, chiamato anche Quinisextum, celebrato nella stessa sala nel 692. La designazione di « quinisesto » viene dal fatto che tentava di completare la parte dottrinale dei concili V e VI con disposizioni disciplinari. Tentò, ancora una volta, di concedere al patriarca di *Costantinopoli la giurisdizione sulla Chiesa d'Oriente, ma il tentativo fu respinto dal papa Sergio I. Fu un incidente in più nella tensione tra Roma e Costantinopoli.

 

Tunica. (inizio)

Indumento che, ai tempi dei Vangeli, si portava direttamente sul corpo, a mo' di lunga camicia, con maniche corte o strette ai polsi. Era generalmente bianca, qualche volta colorata ed era decorata sui bordi. Era fatta di lana o di lino e la portavano tanto gli uomini che le donne. Per lavorare, si sollevava alla cintura. A volte si indossava sopra la prima una seconda tunica senza maniche.

 

Tuziorismo. (inizio)

Dottrina morale secondo la quale, in casi di dubbio, si deve seguire l'opinione più sicura, ovvero, non c'è la libertà di seguire un'opinione probabile (nel tuziorismo rigido - che è condannato - nemmeno un'opinione più probabile).

 

 

 

 

 

U

 

U.c. / Urbe còndita. (inizio)

Vedi *Ab urbe còndita.

 

Ubiquità. (inizio)

Dal latino ubique = in ogni dove. Facoltà di Dio di stare al tempo stesso in ogni luogo.

 

Ufficio divino. (inizio)

Altro nome della *Liturgia delle ore.

 

Ugarìt. (inizio)

Oggi, Ras Shamra. Porto fenicio, sulla costa settentrionale della *Siria. Anche se non è citato nell'AT, è di grande interesse per gli studi biblici per le importanti scoperte dovute alle tavolette scritte in diverse lingue (sumerica, accadica, egizia e soprattutto ugaritica) trovate lì negli scavi effettuati nella prima metà del sec. XX. Con questa letteratura ci si può fare un'idea abbastanza completa dei tempi in cui gli israeliti entrarono in *Canaan.

 

Ugonotti. (inizio)

Si dà questo nome, di origine incerta, ai protestanti di Francia che, a partire dalla revoca dell'editto di Nantes (che proteggeva la libertà religiosa) ad opera di Luigi XIV, nel 1685, patirono persecuzioni religiose. Molti dovettero fuggire in Germania (cf O. de la Brosse, Ddc‑H).

 

Ulivi. (inizio)

Vedi, *Monte degli ulivi.

 

Ultima cena. (inizio)

La cena che Gesù celebrò con i suoi apostoli la sera in cui sarebbe stato tradito. Anche se qualcuno ritiene che si sia svolta alcuni giorni prima, non considerandola cena pasquale, i dati e l'esplicita indicazione degli evangelisti assicurano che fu una cena pasquale, celebrata nel primo giorno degli *azzimi (cf Mt 26,17.18; Mc 14,12; Lc 22, 7.15). Era la *pasqua ebraica, che Cristo trasformò nella propria pasqua. Così come quella era il centro delle feste e della vita stessa di *Israele, la nuova pasqua lo è per il cristianesimo. In quella cena istituì il *sacramento dell'*eucaristia, che è pasqua, *memoriale, *sacrificio e *convito.

 

Ultramontanismo. (inizio)

Dottrina di un cattolicesimo tradizionalista sorto con particolare forza in Francia nella prima metà del sec. XIX, che sottolineò il potere e le prerogative del papa in rapporto alle Chiese locali, attaccando in particolare le tendenze autonomistiche gallicane. Tra i suoi leader spiccano: Joseph de Maistre, Lamennais, Louis Veuillot...

 

Umanesimo. (inizio)

Dottrina filosofico‑sociale e atteggiamento culturale che pone al centro del proprio interesse non il cosmo, ma l'uomo. L'atteggiamento umanista si manifestò con forza all'epoca del Rinascimento, con rappresentanti come *Erasmo da Rotterdam, Luis Vives, Montaigne, ecc., e anche nel secolo scorso e in quello attuale. L'umanesimo del Rinascimento indebolì il sentimento religioso nel concentrarsi sull'uomo, « distraendosi », in un certo senso, dal trascendente, ma non negò Dio né la religiosità. Invece, alcuni umanisti del secolo XIX e della prima parte del XX negano Dio perché credono che questa negazione sia necessaria per affermare l'uomo (*Feuerbach, Nietzche, *Marx, Sartre...). Attualmente, si constata, piuttosto, che nell'uomo, lasciato alle sue forze, si sacrifica la sua migliore identità. « La crisi attuale degli umanesimi ha invertito le posizioni; mentre l'antiumanesimo si presenta come *ateismo, l'umanesimo appare nella coscienza dei nostri contemporanei più o meno vincolato al cristianesimo » (L. González de Carvajal, DAP). Di fatto, l'umanesimo cristiano, affermazione dell'uomo nella sua umanità più piena, è nella semplice logica del vangelo. Riconoscere Dio, radice e fondamento di tutto ciò che è autentico, e l'uomo come se stesso, è l'umanesimo più genuino. Non solo teologi, ma anche filosofi, sociologi e politici professano questo umanesimo.

 

Umbanda. (inizio)

Religione sincretistica afro‑brasiliana e spiritista che nasce nelle grandi città del Brasile come tentativo cosciente di riorganizzare le religioni africane, sfigurate nel sec. XIX sotto la forma della *macumba. La umbanda si pratica in una serie di tendenze con accentuazione degli aspetti africano, cristiano, spiritistico, esoterico... Queste tendenze hanno in comune le divinità: orixas e exus (animistiche), caboclos (spiriti di indios) e anziani negri (spiriti di africani). Le divinità intermediarie (*orixas) passano dal piano delle forze della natura a quello del potere morale; oltre a questi orixas e agli spiriti, hanno fluidi buoni e cattivi; si rende appena culto agli orixas e agli spiriti. E anche caratteristica della umbanda la magia: gli orixas e gli spiriti sono utilizzati per ottenere effetti ora buoni (« magia bianca ») ora cattivi (« magia nera »). In funzione della magia ci sono canti, danze, sacrifici, *amuleti, indumenti... Professano anche la reincarnazione (vedi *Metempsicosi), con varie finalità: riparazione del passato, progresso e realizzazione di importanti missioni. La umbanda pratica vari riti (di fatto, si dice che i riti sono ciò che la differenzia dagli spiritisti), ora più intellettuali, ora più tradizionali (battito delle mani, musica, indumenti, immagini), ora con ritmi e percussioni di matrice più folcloristica (cf C. Folch Gomes, Macumba, 28s).

 

Umiltà. (inizio)

Virtù morale che consiste nel riconoscere la propria piccolezza. Non si tratta di disprezzare se stessi, ma del semplice atteggiamento di chi riconosce i propri limiti e non si sopravvaluta di fronte a Dio né davanti al prossimo o davanti a se stesso.

 

Unamuno, Miguel de (1864‑1936). (inizio)

Figura rilevante nella letteratura spagnola e pensatore di notevole influenza. Fu rettore dell'università di Salamanca. In giovinezza passò dal fervore religioso all'agnosticismo, ma si presenta nelle sue opere come « pienamente e fino al midollo, un combattente per l'immortalità ». Tutta la sua vita e la sua opera sono impregnati dall'ansia di immortalità in affannosa lotta contro l'incredulità, « nell'aggressivo scontro con il problema della morte » (Martín Panero). Nega con la ragione e crede con il cuore. Le sue opere più significative al riguardo sono Il sentimento tragico della vita e L'agonia del cristianesimo.

 

UNESCO. (inizio)

Sigla di United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization = Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Educazione, la Scienza e la Cultura.

E un organismo dell'ONU con sede a Parigi, il cui fine è manifesto nel suo stesso nome, ma comprende anche un ambito che non vi è espresso: l'educazione alla pace. E presieduto da una Commissione esecutiva, la cui figura chiave è il Segretario Generale.

 

Unigenito. (inizio)

Unico generato, cioè, figlio unico. Cristo è il figlio unigenito del Padre: solo lui è consostanziale al Padre (cf Gv 1,14.18; 3,16; 3,18; 1 Gv 4,9). In quanto uomo, è anche unigenito o figlio unico di *Maria.

 

Unione ipostatica. (inizio)

Da hipostasis = persona. E l'unione di due nature in una sola *persona o soggetto. L'unico caso è quello di Cristo, essere *teandrico: Dio e uomo. Si realizza nel momento stesso *dell'incarnazione: la natura umana è assunta nel seno di *Maria dal Verbo o seconda persona della Santissima *Trinità, senza che a quell'uomo che comincia ad esistere manchi nulla di ciò che corrisponde all'essere umano. Il suo esistere è quello della persona che lo assume e pertanto, divino. Le *eresie e le lotte cristologiche dei primi secoli della Chiesa portarono al chiarimento di questa dottrina, che è l'unica espressione corretta della Scrittura: Cristo è Dio e Cristo è uomo. Alcuni eretici, come Ario, negavano che il Figlio fosse Dio come il Padre; altri, come Apollinare o Eutiche (monofisismo), mutilavano l'umanità di Cristo; altri ancora, come Nestorio, difendevano un'unità accidentale tra le due nature distinguendo in Cristo due soggetti o persone. La dottrina della Chiesa insegna l'unità sostanziale delle due nature, complete e perfette, in una sola persona o soggetto. Questo mistero è ciò che si chiama unione ipostatica.

 

Unità della Chiesa. (inizio)

E una delle proprietà o caratteristiche della Chiesa dette note (assieme a santa, cattolica e apostolica). Significa che la Chiesa di Cristo è unica, poiché egli ne istituì una e tutti i suoi seguaci, di conseguenza, sono chiamati a vivere uniti attorno allo stesso capo, incarnato nel successore di san *Pietro. San *Paolo parla di questa unità comparandola a un corpo con diverse membra (cf 1 Cor 12,12‑29). Si concretizza in modo particolare attorno all'*eucaristia (cf 1 Cor 10,17). Ad essa si oppongono soprattutto lo *scisma e *l'eresia. L'*ecumenismo lavora per ristabilire l'unità.

 

Unità didattica. (inizio)

All'interno della programmazione dell'insegnamento di un corso, è una parte unitaria di lavoro, con i suoi obiettivi specifici. Nella *catechesi, o nelle lezioni di religione, prevede la distinzione dei principali nuclei dei contenuti. Sviluppare un'unità didattica implica tutto il processo docente di una o di varie sessioni con una relativa autonomia o consistenza propria.

 

Università. (inizio)

Centro di studi nel quale si impartisce l'educazione superiore. Le università nascono nel Medio Evo a partire dal sec. XII, con il nome di Studi Generali. Le principali e più famose di quei tempi (secoli XII‑XIII) sono quelle di Bologna, della *Sorbona (Parigi), di *Oxford e Cambridge (Gran Bretagna) e di Salamanca (Spagna).

Notevole fu il ruolo della Chiesa nel sorgere delle università. Nel 1400 ne esistevano 64. Di queste, 21 furono fondate da diversi papi; 33 furono ratificate da essi; le altre 10 nacquero per iniziativa civile e cercarono il riconoscimento papale (cf J. Noemi, Teol. y univ., Mensaje, n. 386,13).

 

Univoco, equivoco e analogo. (inizio)

Sono tre aggettivi qualificativi che si applicano a un termine o parola in questo modo:

- E univoco il termine che esprime un concetto che si riferisce a una realtà determinata e solo ad essa.

- E equivoco il termine che ha due significati diversi.

- E analogo il termine che si applica a due realtà con un senso in parte equivalente e in parte diverso. Ad esempio, albero, che può essere un vegetale o, in espressioni come « albero genealogico », l'insieme delle persone che partono da un tronco comune e si dispongono come i rami di un albero. L'« albero vegetale » è il primo analogato, poiché dalla somiglianza con esso prende nome il secondo. Vedi *Analogia.

 

Unto. (inizio)

Vedi *Cristo.

 

Unzione. (inizio)

1. Atto di ungere, molto usato già nell'antichità sia nella toilette quotidiana o come segno festivo, che negli usi biblici con senso religioso: unzione di *altari, pietre, *tabernacolo (cf Es 29,36; Nm 7,10; Gn 28,18; 35,14; Es 29,36; 40,10), e di persone (1 Sam 10,1; 16,13; 1 Re 19,16). In alcuni casi, il termine unto, applicato ai *Patriarchi, ad alcuni *profeti e al popolo, sembra sia usato in senso metaforico.

Nel NT, Gesù sarà il *Cristo, vale a dire l'unto per antonomasia per mezzo della piena penetrazione dello Spirito, non per il rito materiale dell'unzione con l'olio (cf Is 61,1 e Lc 4,18 e 21).

2. La Chiesa impiega il gesto dell'unzione in vari riti, come la *dedicazione di un altare e, soprattutto, in vari *sacramenti: *battesimo, *confermazione, *ordine. L'unzione si fa con *olio o con *crisma, cioè olio cui sono stati aggiunti dei profumi. Simboleggia l'impregnazione dello *Spirito Santo.

 

Unzione degli infermi. (inizio)

E il sacramento per mezzo del quale Dio, tramite la sua Chiesa, offre la sua grazia all'uomo in una situazione di malattia grave. Non è il sacramento dei moribondi (per il momento estremo si offre loro l'*eucaristia come *viatico), ma di coloro che per malattia grave o per debolezza dovuta all'età avanzata cominciano a essere in pericolo di morte; si somministra anche ai bambini, purché comprendano già il sacramento. Si celebra anche per coloro che saranno operati, se la causa dell'operazione è una malattia grave. Si può ripetere se, passata la gravità, il malato vi ricade. La finalità non è la guarigione fisica, poiché l'ambito dei sacramenti è l'ordine spirituale; ma la salute può trarne giovamento per effetto del miglioramento spirituale. Il fondamento biblico di questo sacramento si trova come abbozzato nella pratica degli *apostoli, che, su mandato di Gesù, ungevano con olio molti malati e li curavano (Mc 6,13) e, come realtà praticata nella Chiesa primitiva, nelle parole di Giacomo (Gc 5,14‑15).

 

Ur. (inizio)

Città della Caldea (odierno Iraq), a sud di *Babilonia, presso il Golfo Persico, della quale era originario *Abramo (Gn 11,28.31; 15,7; Ne 9,7).

 

Urbi et orbi. (inizio)

« Alla città di Roma e al mondo ». L'espressione si usa nel linguaggio ecclesiale, per esempio quando si dice che il papa dà la *benedizione « urbi et orbi ». Si usa anche nella forma urbis et orbis = della città e del mondo, ad esempio nel titolo di una sezione informativa del quotidiano « L'Osservatore Romano » che raccoglie notizie « urbis et orbis ».

 

Urìa. (inizio)

Ufficiale ittita dell'esercito di *Davide, marito di *Betsabea. Invaghitosi di lei, Davide la sedusse. Poi, fece inviare Urìa in prima linea perché restasse ucciso, come infatti avvenne. Così pensava di nascondere il suo peccato, sposando Betsabea, incinta di lui. Ma Dio inviò il profeta Natan a rimproverargli il suo delitto. Betsabea in seguito diede alla luce *Salomone e nella genealogia di Gesù è menzionata come colei « che era stata la moglie di Urìa » (Mt 1,7; cf 2 Sam 11).

 

Urim e Tummim. (inizio)

Oggetti per mezzo dei quali il *sommo sacerdote, o i sacerdoti di *Israele, ottenevano un oracolo in risposta a una domanda presentata con una duplice alternativa. Non sappiamo che forma avessero questi « dadi », né come venissero « gettati » (cfr. 1 Sam 14,42). Vedi *Pettorale.

 

Usura. (inizio)

Peccato contro il settimo comandamento della legge di Dio, che consiste nel chiedere un interesse eccessivo per i prestiti. L'AT condanna il prestito a usura; alcune volte si considera ingiusto qualsiasi interesse, soprattutto quando si presta a un altro israelita; altre volte, l’interesse eccessivo (cf Es 22,24; Lv 25,35‑37; Dt 23,20; Ez 18,5‑9; Sal 14,5). Il NT è nella stessa linea (cf Lc 6,35). I *Padri della Chiesa la condannano energicamente: sant'*Ambrogio, san *Girolamo, sant'*Agostino, san Clemente d'Alessandria, ecc. L'usura non è mai stata giustificata. Il III Concilio Lateranense (1179) emette un decreto secondo il quale non si deve dare sepoltura ecclesiastica agli usurai riconosciuti come tali; e quello di Vienna (1314) decreta che dovranno essere *scomunicati i governanti *usurai. Più tardi si distinguerà l'usura dal prestito ad interesse moderato, e questo è ammesso, mantenendo la condanna dell'usura propriamente detta (cf Rossi, DETM‑P).

 

Utilitarismo. (inizio)

Dottrina filosofico‑morale per la qua‑le il valore supremo è l'utilità. Secondo questa teoria « nulla è desiderato per se stesso, ma per l'utilità che offre » e la dottrina morale deve incoraggiare ciò che fornisce maggiore piacere. E molto corrente l'utilitarismo volgare o pratico; più raro quello filosofico, che comparve in Inghilterra alla fine del secolo XVIII e fu coltivato nel XIX. I suoi principali esponenti furono J. Bentham, James Mill e J. Stuart Mill (cf G. Duncan, DS‑G, e Ferrater, DF‑ES).

 

Utopia. (inizio)

Dal greco ou topos = non‑luogo, luogo inesistente. In senso corrente, qualcosa di molto bello ma irrealizzabile. In senso più profondo, J. M. Castillo la definisce come « progetto simbolico, che anticipa un futuro migliore ». E come la proiezione di ciò cui aneliamo nel profondo di noi stessi. I grandi progetti sociali sono utopie. Così, La Repubblica di Platone, o La Città del Sole di Campanella, o La Nuova Atlantide di F. Bacone. Il nome fu inventato da Tommaso Moro, che descrive la sua. Nel linguaggio cristiano il termine si usa per esprimere la realtà ultima dell'uomo, in quanto per mezzo della grazia di Cristo raggiungerà ciò che sembra impossibile.

 

Utraquisti. (inizio)

Dal latino utraque = l'una e l'altra. Si designarono così, ai tempi della *Riforma protestante, quelli che sostenevano che anche ai laici si dovesse somministrare la comunione sotto entrambe le specie sacramentali, ovvero il pane e il vino.

 

Utrecht, Chiesa di. (inizio)

Chiesa giansenista alla quale, dal 1889, sono uniti i *Vecchi cattolici. Questa Chiesa fa parte del movimento ecumenico.

 

Uxoricidio. (inizio)

Omicidio commesso contro il coniuge.

 

V

 

Vacante. (inizio)

Vedi *Sede vacante.

 

Valchirie. (inizio)

« Creature alate che partecipano dell'elemento celeste, guerriere, maghe, protettrici e amanti, depositarie del sapere, della funzione marziale e guardiane della fecondità... Le quaranta valchirie citate nella letteratura scandinava offrono un quadro rappresentativo dell'insieme della mitologia germanico‑nordica con le tre funzioni indoeuropee: sovranità, forza e fecondità » (J. Ries, DdlR‑H). Esse scelgono quelli che devono morire combattendo e, quando muoiono, lo conducono al luogo della beatitudine.

 

Valdesi. (inizio)

Movimento religioso nato intorno al 1170 per iniziativa di Pierre Valdez (Pietro Valdo), commerciante di Lione. Sorse come reazione, da una parte ai *catari e, dall'altra, alla corruzione all'interno della Chiesa, nella quale molti membri dell'alta gerarchia si erano allontanati dagli ideali evangelici della povertà e della semplicità. Al principio, questi « poveri di Lione » furono favoriti anche da papi come Alessandro III (1159‑1181), che li autorizzò a predicare. Ma poi, per la loro mancanza di sottomissione, fu loro proibito di farlo. Finirono con il rifiutare la gerarchia, il sacerdozio, i sacramenti, il culto dei santi... Questa dottrina è molto simile a quella che più tardi difenderanno i protestanti; per questo dal 1532 aderirono esplicitamente al movimento della *Riforma e oggi sono considerati come una confessione al suo interno.

 

Valentiniani. (inizio)

*Setta gnostica (vedi *gnosi, *gnosticismo) iniziata da Valentino, alessandrino che insegnò a Roma negli anni 138‑158. I valentiniani si divisero presto in diverse correnti.

 

Valore / Valori. (inizio)

Valore è la qualità di qualsiasi realtà che la rende apprezzabile, vale a dire, degna di prezzo, di stima; è ciò a cui si inclina la volontà. E l'importanza delle cose e delle realtà è indicata dall'elevatezza di quel prezzo, dall'intensità di quella stima, dalla forza con cui tende ad esse la volontà. Per questo la concezione del mondo e l'orientamento della vita dipendono da ciò che la persona quota come valore. Questo si manifesta in tutto il ventaglio dell'apertura personale: l'individuale, il comunitario, il sociale, il politico... e, naturalmente, il religioso, o trascendente, come il più decisivo.

« Nell'uomo, il valore delle cose della realtà si converte in *destino... E il valore delle cose che la vita deve affrontare a spingere inesorabilmente l'uomo a farlo personalmente suo nell'agire di ogni giorno. In questo senso, le cose, Dio compreso, sono imprescindibili per la realizzazione del destino personale nella storia » (J. de la Torre, DAP‑VD).

I valori hanno un fondamento oggettivo, ma ciò che è decisivo è che la persona li assuma soggettivamente, altrimenti non contano, non hanno alcuna influenza. Orbene, i valori si trasmettono come elemento vitale di ogni *cultura. Per questo è importante discernere nel modo più acuto possibile i valori autentici e educare all'apprezzamento degli stessi.

I valori, in quanto legati nella loro percezione a una cultura o a un insieme di culture, evolvono dal punto di vista della loro catalogazione e dell'esperienza. Sono evidenti gli errori di apprezzamento, ad esempio, della libertà ai tempi della schiavitù, della vita nell'antichità e ai giorni nostri, quando si tratta dei bambini che non sono ancora nati o dei condannati a morte.

Un aspetto importante riguardo ai valori è la loro gerarchizzazione corretta, poiché i più trascendentali sono quelli che devono venire per primi nell'ordinamento della società e, sul piano personale, l'individuo è costantemente costretto a scegliere tra un valore e l'altro. Il nodo del destino personale dipende dalla scelta indovinata o meno nell'opzione per i valori autentici o per i disvalori o controvalori.

 

Vangeli. (inizio)

Da san *Giustino (1 Apol., 66), verso l'anno 150, si comincia a dare il nome di vangeli ai libri che contengono il vangelo. Mt, Mc, Lc e Gv furono gli unici che la Chiesa ammise tra i molti che si scrissero sulla vita e la predicazione di Gesù. Sono un genere unico nella letteratura universale. Partono da fatti storici, ma non sono meri racconti, bensì *kerigma o annuncio della buona notizia che invita all'adesione personale a Gesù. La loro intenzione principale non è quella biografica. Non sono nemmeno un'elaborazione dottrinale o una riflessione sul significato di Gesù, ma piuttosto la sua presentazione come *messia, Figlio di Dio e salvatore. Ciascuno dei quattro evangelisti scrive a partire dalla propria mentalità teologica e secondo le necessità dei suoi destinatari più immediati, quelli della regione dove scrive. Cominciarono come brevi racconti o collezioni di fatti, di discorsi, di parabole di Gesù che poi diedero luogo all'insieme che oggi conosciamo. Il loro nucleo iniziale fu probabilmente il racconto della Passione e Risurrezione; poi si ampliò verso la vita pubblica e, finalmente, Mt e Lc vi aggiunsero la parte relativa all'infanzia. Si può dire che furono pensati e scritti a ritroso (cf G. Hierzenberger, VPB‑H; vedi anche Haag‑BornAusejo DB‑H; X. Léon‑Dufour DNT; DBM‑Cl).

 

Vangeli dell'infanzia. (inizio)

Sull'adolescenza e la giovinezza di Gesù, i *Vangeli non ci dicono nulla, se non che visse a Nazaret. Del periodo precedente la vita pubblica abbiamo solo alcuni racconti relativi alla sua infanzia, che troviamo nei primi due capitoli del Vangelo di *Matteo e di *Luca.

Questi capitoli procedono da fonti diverse da quelle che sono alla base del resto del Vangelo e Mt e Lc sono indipendenti tra loro. Qui, soprattutto, « la questione della storicità è in secondo piano di fronte a ciò che si esprime sull'importanza di Gesù » (DBM‑C). La critica modernista, da Loisy a Bultmann, non vi ha visto che leggende. Studi più recenti ne hanno rivalutato l'autenticità (cf J. Danielou, I vangeli dell'infanzia, Morcelliana; R. Aron, Gli anni oscuri di Gesù, Mondadori).

Luca trovò indubbiamente un racconto scritto, che ritoccò secondo il proprio stile, come si vede da certe parole. Presenta Gesù come superiore al Battista in narrazioni parallele su entrambi: annunciazione di Giovanni‑annunciazione di Gesù; nascita di Giovanni‑nascita di Gesù, con l'inserimento degli inni (e poi quello di Simeone). La nascita di Gesù è inserita nella storia universale.

Matteo presenta Gesù innanzitutto come il *messia annunciato, il « Figlio di Davide », ma destinato a salvare tutti gli uomini (manifestazione ai magi). Israele lo rifiuta (fuga in Egitto). Tutto è elaborato come una meditazione biblica, con continue citazioni dell'AT (cf Ibid. e Haag‑Born‑Ausejo, DB‑H).

 

Vangelo. (inizio)

In greco, « buona novella, buona notizia ». In senso ancora non religioso, significò la ricompensa data a chi portava una buona notizia. In Naum e nel Secondo e Terzo *Isaia (Is 40‑66), evangelizzare è annunciare la buona notizia messianica: « Come sono belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annuncia la pace! » (Na 2,1; Is 52,7). Nel NT, Gesù stesso si presenta come colui che porta quella buona notizia attesa: Lc 4,16‑21; cf Mt 11,5 = Is 61,1: « Mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri ». La parola vangelo compare 4 volte in Mt; 8 in Mc; 1 in 1 Pt; 1 in Ap; 60 in Paolo. Evangelizzare; 1 in Mt; 10 in Lc; 15 in At; 21 in Paolo; 3 in 1 Pt; 2 in Ap e 1 in Eb. Nel NT il vangelo è sempre la dottrina, mai un libro (cf W. Grossouw, in Haag‑Born‑Ausejo, DB‑H, DBM‑Cl. HierzenbergerWirkirchen, VPB‑H).

 

Vangelo secondo Giovanni. (inizio)

Il discepolo che Gesù amava, come Giovanni si definisce, scrisse probabilmente il suo Vangelo a Efeso verso la fine del sec. I, rivolgendosi a cristiani già formati. Mentre Mt, Mc e Lc seguono un piano e un ordine paralleli (vedi *Sinottici), Gv è indipendente. In generale non ripete ciò che è già raccontato dai sinottici, piuttosto lo completa e offre precisazioni geografiche o cronologiche a quanto da loro detto (cf 1,28; 11,28; 5,2; 19,13; 1,19s; 3,24; 4,6.52; 6, 4.22; 7,10.37; 11,6.17; 12,1.12; 19,14; 20,1.19.26). E molto personale.

- Ecco le principali differenze con gli altri: a) Racconta meno fatti e miracoli (ne narra solo sette), ma in modo molto sviluppato. b) Più che le parole e i fatti di Gesù, gli interessa il senso che essi hanno. c) Il suo messaggio è più incentrato sulla persona di Gesù: è lui la buona novella e il regno. I miracoli li chiama segni; il loro racconto è accompagnato dalla dottrina che ne spiega il senso. I discorsi di Gesù in Gv sono spesso discussioni con « i giudei » (così chiama i nemici di Gesù). d) Un'altra caratteristica notevole è il suo simbolismo, senza nulla togliere alla storicità dei fatti: acqua, sangue, luce, vita... acquistano in Gv un denso significato. e) Solo lui cita le feste intermedie tra la prima e l'ultima pasqua.

- Vocabolario e stile. Il suo vocabolario è povero, ma di grande effetto. Fa uso di molte espressioni semitiche, benché scriva in greco. Il suo stile non ha la vivacità di Mc, tuttavia « raggiunge un livello eccezionale di forza e di vita » (Mollat). Le frasi sono poco varie ma « la loro successione solenne in forma di sentenze infonde a tutto il discorso un'arcana e ieratica maestosità che impregna il lettore fin dal principio » (G. Ricciotti). Traccia con penetrante psicologia le reazioni delle persone e dei gruppi.

- Dottrina. E il vangelo spirituale. Si sente che lo ha vissuto molti anni quando lo scrive; per questo unisce le sue riflessioni teologiche alle parole di Gesù. La divinità di Gesù è messa fortemente in risalto già nel prologo, nel corso dei discorsi, fino alla fine. Presenta il cristianesimo solidamente cementato nella realtà ecclesiale, che si avverte dalla attenzione dedicata a Pietro (lo nomina 40 volte), alla vita sacramentale (battesimo, eucaristia e penitenza), passando per le immagini della vite (c. 15), del gregge e dell'unico pastore (10,1‑6) e lo stabilimento del *primato (c. 21), che in Mt 16 appare annunciato. Questo Vangelo è stato stimato in modo speciale da santi e contemplativi. Origene, nel suo commento (Introd. 1,6) dice che i Vangeli sono le primizie delle Scritture e quello di Gv è la primizia dei Vangeli.

 

Vangelo secondo Luca. (inizio)

E dedicato a *Teofilo (amico di Dio), che molti ritengono sia stato un personaggio reale, non simbolico. Fin dal prologo (1,1‑4), l'autore espone il suo metodo, le sue accurate ricerche e le sue intenzioni. Fu probabilmente composto negli anni 80‑85, destinato a gentili convertiti. Tra le sue fonti c'è il Vangelo di Mc, che segue, migliorandone lo stile e ritoccandone il contenuto. Altre fonti sono quella che si riferisce all'infanzia di Gesù, una fonte comune a Mt (Q) e altre soltanto sue. E quello che ha più affinità con Giovanni.

- Struttura il suo Vangelo in quattro parti all'interno di un chiaro quadro geografico. 1. L'infanzia di Gesù (c. 1‑2). 2. Il ministero in *Galilea (3,19,50); è la parte più parallela a Mc e Mt, con la Passione. 3. La sezione dei viaggi (9,5118,27). 4. Passione, risurrezione e ascensione. Comincia il suo racconto a *Gerusalemme (annuncio a *Zaccaria), la grande sezione centrale la pone in viaggio verso Gerusalemme, e conclude nel tempio di Gerusalemme.

- Contenuto originale. La sua ricchezza particolare sta nella cosiddetta sezione dei viaggi, perché colloca i fatti e gli insegnamenti mentre Gesù « sale a Gerusalemme », circostanza che ricorda tre volte (9,51; 13,22; 17,11). E soprattutto per questa sezione che Lc ha più racconti originali tra i *sinottici: 105 *pericopi originali, contro 66 di Mt e 19 di Mc. Gli dobbiamo gioielli come le parabole del buon samaritano, degli invitati che non accettano l'invito al banchetto, del figlio prodigo, della pecorella smarrita e della dramma perduta, del ricco cattivo e del povero Lazzaro, del fariseo e del pubblicano, e storie come quella della peccatrice pentita, la conversione di Zaccheo, il buon ladrone, oltre ai racconti dell'infanzia.

- Lo stile di Lc è, in generale, molto curato, fine, elegante, di qualità migliore degli altri tre. I suoi racconti sono sobri, senza dettagli non necessari. Sa concludere molto bene una narrazione (così: 4,30; 10,37.42; 15,32; 16,31; 24,32‑35). Mostra di avere un'acuta intuizione psicologica nel tracciare i personaggi.

- Dottrina. Dà a Gesù, di preferenza, il titolo di Signore e descrive meravigliosamente la sua bontà, esprimendo al tempo stesso le esigenze del suo messaggio. E lui che ci ha lasciato il miglior ritratto della Madre di Gesù e che più si interessa alla donna in generale. Il suo è il vangelo della gioia e della bontà. Insiste più degli altri sulla preghiera e fa numerosi riferimenti allo *Spirito Santo (15, contro i 12 di Mt e i 4 di Mc). Luca raccoglie gli inni di Zaccaria, degli angeli e di Simeone. Presta particolare attenzione ai poveri. Ha un grande senso della storia. Percepisce che con Gesù inizia un tempo nuovo.

 

Vangelo secondo Marco. (inizio)

Benché Matteo debba aver scritto il suo Vangelo aramaico prima, il Mt in greco, che è quello che ci è giunto, è posteriore a Mc, cosicché questo è cronologicamente il primo dei quattro. Lo si data intorno all'anno 65. Non è da escludere che lo abbia composto a Roma; in ogni caso, le traduzioni delle parole aramaiche e le spiegazioni degli usi ebraici che introduce rivelano che non fu scritto per gli abitanti della Palestina o per i protagonisti della diaspora.

- Si attribuisce a Mc il merito di aver creato il genere *vangelo, parola che mette nella prima frase e poi ripete 8 volte (contro le 4 di Mt e nessuna in Lc e in Gv).

- Caratteristiche di Mc sono: a) La sua brevità. E lungo poco più della metà di Mt o di Lc. b) Il suo vocabolario e la sua sintassi sono spesso poveri o difettosi (ripetizione di e, subito...; confusione dei tempi verbali); ma il suo stile è realistico, vivo, pittoresco, dettagliato; « passare dal primo Vangelo al secondo è uscire da una chiesa per contemplare la natura » (X. Léon‑Dufour). Mc è un narratore molto abile. La sua attenzione ai dettagli offre molti dati interessanti: solo il 10% dei suoi racconti non compare negli altri Vangeli (questo spiega perché sia stato poco impiegato nella liturgia in passato), ma i suoi particolari arricchiscono la visione e per questo oggi lo si valuta molto. c) Si stima, inoltre, la sua psicologia naturale nel tracciare i personaggi. d) Non nasconde l'ignoranza né i difetti degli *apostoli (comparare Mc 6,52 con Mt 14,33; Mc 9,32 con Mt 17,23; Mc 9,33‑34 con Mt 18,1).

- Dottrina. Presenta Gesù nei fatti. La scarsità di discorsi fa sì che l'attenzione si concentri sulla persona e il mistero di Gesù: il vangelo è il Signore stesso. Colpisce la sua insistenza sul segreto messianico: solo a poco a poco si rivelerà il mistero di Gesù. Per 81 volte si riferisce a Gesù con l'espressione Figlio dell'Uomo. In Mc vediamo il Gesù precedente alla Pasqua meglio che negli altri evangelisti. Presenta i tratti umani di Gesù: dorme, mangia, si volta per guardare, si commuove, accarezza i bambini, si sdegna, domanda (cf 3,5; 5,30.32; 6,34; 8,5; 9,16; 10,16...). La divinità di Gesù è ben messa in risalto, fin dal titolo; il segreto messianico si spezza in certi momenti (battesimo, trasfigurazione, forza contro gli indemoniati) e lascia intravedere la sua trascendenza. Davanti alla *croce, il centurione confessa che è veramente il *Figlio di Dio.

 

Vangelo secondo Matteo. (inizio)

Fu il primo libro scritto del NT nell'originale aramaico, sebbene l'opera in greco, che è quella che possediamo e che non è una semplice traduzione della prima, sia posteriore a Mc; in esso si avverte già che ha avuto presente ciò che ha scritto Mc.

- E' perfettamente chiaro che i suoi destinatari sono giudei: dà per noti i loro costumi; riflette bene la situazione religiosa e la mentalità della *Palestina (per esempio, scrive 33 volte « regno dei cieli » e solo 4 « regno di Dio », perché i giudei evitavano di pronunciare il nome di Dio) e la cosa più caratteristica è che in numerose citazioni presenta Gesù come compimento delle profezie.

- Caratteristiche salienti: a) Spirito semita nelle espressioni, negli abituali mezzi stilistici per ricordare gli insegnamenti, ecc. b) Chiarezza e ordine. E il Vangelo meglio strutturato per la catechesi, e questo spiega la preferenza di cui ha goduto nella liturgia nel corso dei secoli. Unisce la dottrina in lunghi discorsi, che alterna con sezioni narrative nelle quali raggruppa miracoli e altri fatti. « E così ben tracciato e artisticamente costruito che T. Zahn è giunto ad affermare che nessun libro di storia dell'AT, né del NT può competere con esso » (DB‑H). c) E il vangelo dottrinale per eccellenza; in esso predomina la parola di Gesù, senza trascurare gli atti; lascia da parte l'aneddotica per concentrarsi sull'essenziale. d) Significato ecclesiale. E l'unico che riporta la parola Chiesa (16,18 e 18,17) e che narra la promessa del primato (16,13‑20), così come il pagamento del tributo per Pietro e per Gesù assieme (17,27); ricorda il potere di « legare e sciogliere » dato agli *apostoli. e) Nonostante il suo spirito semita, offre una visione universalistica fin dai primi capitoli (venuta dei re magi) fino all'invio nel mondo intero con il quale si conclude il Vangelo; tratta gli apostoli con grande delicatezza (paragonare con quanto si dice in *Marco).

- Il suo stile è chiaro, manifestazione di una mente lucida e ordinata, ed elevato, con una sua eleganza, anche senza la vivacità di Mc né la finezza di Lc. Possiede una certa ieraticità e solennità. Il linguaggio è generalmente corretto.

- La dottrina. Tratta il Signore con grande rispetto e lo avvolge in una certa aria di maestà; diverse volte il Signore si presenta come giudice del mondo (16,27; 19,28; 24,27.30; 25,31s); non vi compaiono i tratti di irritazione o tenerezza che si trovano in Mc; è il Cristo, il Figlio di Davide. 80 volte lo chiama Signore (Mc, 18; Lc, 103). Mette in rilievo la filiazione divina. L'attenzione alla Chiesa sembra essere ciò che più lo distingue dagli altri evangelisti (cf Huby, L'évangile et les évangiles; Leal, Sinopsis de los cuatro evangelios; Léon‑Dufour, Los evangelios y la historia de Jesús; Rigaux, Témoignage de l'évangile de Matthieu).

 

Vasco de Quiroga (1477‑1565). (inizio)

Carlo V lo nominò membro della Real Audiencia del Messico, dove si recò, partendo da Siviglia, nel 1530. Nel 1535, pur essendo laico, è nominato vescovo di Michoacán. Si distinse nella difesa dei diritti degli indios dagli encomenderos. Fondò dei paesi per unire gli indigeni e aiutarli.

 

Vaticano. (inizio)

1. Città del Vaticano. E uno stato situato all'interno della città di *Roma, resto di ciò che fu lo*Stato Pontificio, nel quale risiede il papa e funziona l'amministrazione centrale della Chiesa. Nel corso dell'unificazione italiana, lo Stato Pontificio venne preso con la forza e iniziò così la cosiddetta questione romana. I papi vissero reclusi nel palazzo vaticano, senza riconoscere l'espropriazione. Pio XI e Mussolini firmarono nel 1929 i patti *lateranensi, con i quali venne costituito lo Stato del Vaticano. E lo Stato più piccolo del mondo, con 0,44 chilometri quadrati di superficie e una popolazione di circa 1000 abitanti, molti dei quali non risiedono al suo interno. Ad esso appartengono anche, oltre alla Basilica di San Pietro, le altre tre *basiliche maggiori, San Giovanni in Laterano (cattedrale del papa come vescovo di Roma), Santa Maria Maggiore e San Paolo Fuori le Mura, nonché la residenza di *Castel Gandolfo. L'amministrazione civile di questo minuscolo Stato è affidata a un delegato del papa. Il Vaticano conia la propria moneta, dello stesso valore e denominazione di quella italiana. Ha una sua bandiera: bianca e gialla. Dispone di un'emittente: « Radio Vaticana »; di un quotidiano: « L'Osservatore Romano »; di un'editrice: « Libreria Editrice Vaticana » e di una tipografia: « Tipografia Vaticana ».

2. Vaticano I, Concilio. Iniziò l'8 dicembre 1869 e venne interrotto il 19 luglio 1870, quando scoppiò la guerra tra Francia e Prussia. Non vi fu invitato nessun re o sovrano temporale come si era fatto fin dal primo *concilio (*Nicea 325), ai tempi di *Costantino. Vi presero parte fino a 780 vescovi dei mille allora esistenti al mondo. Dell'ampia tematica prevista, si giunse ad approvare solo due documenti. Il concilio condanna i principali errori dell'epoca: *razionalismo, *liberalismo, *agnosticismo...; chiarisce il rapporto tra fede e ragione e definisce la dottrina sulla Chiesa. Non fece in tempo a emanare un documento sui *vescovi, che avrebbe completato ed equilibrato quanto esposto sul *papa. La definizione dell'*infallibilità suscitò forti polemiche dentro e fuori il concilio e provocò la separazione dei *vecchi cattolici, capeggiati dal teologo tedesco Döllinger.

3. Vaticano II, Concilio. *Concilio convocato da papa Giovanni XXIII e celebrato sotto il pontificato suo e di Paolo VI, dal 1962 al 1965, in quattro sessioni che si celebravano una all'anno, approssimativamente dalla metà di ottobre a dicembre. Con una partecipazione di più di duemila vescovi di tutto il mondo, è stato il concilio più rappresentativo dei 21 celebrati nella storia della Chiesa. Per espressa volontà di Giovanni XXIII, fu un concilio pastorale, cioè non si dedicò a condannare errori, ma bensì a cercare l'attualizzazione della dottrina della Chiesa nel mondo di oggi e la sua proiezione nella vita.

Ne sono scaturiti 16 documenti così divisi: 4 costituzioni (quelli più importanti), 9 decreti e 3 dichiarazioni. Si può vedere al principio di questo libro Documenti‑Sigle.

 

Vaticanus. (inizio)

Vedi *Codice.

 

Vecchi cattolici. (inizio)

Gruppo separatosi dalla Chiesa cattolica dopo il concilio *Vaticano I (1870), per ribellione contro la definizione del *dogma dell'*infallibilità del papa. Iniziarono la separazione alcuni tedeschi e ad essi si unirono altri in Francia e Svizzera. Ottennero la successione apostolica facendo consacrare un vescovo da un altro *giansenista olandese. Attorno alla sede originariamente giansenista di Utrecht si andarono unendo diversi gruppi di vecchi cattolici, nati indipendentemente in diversi luoghi, oltre che alcuni gallicani (vedi *gallicanismo). Al tempo della loro separazione ebbero una certa rilevanza, perché potevano contare tra le loro fila numerosi intellettuali. Attualmente, i vecchi cattolici sono circa 500.000 in una ventina di paesi e sono membri del Consiglio Ecumenico delle Chiese.

 

Veda. (inizio)

In sanscrito, « scienza » o conoscenza. Sono i libri sacri della tradizione dell'India, prima del brahmanesimo e poi dell'*induismo e di scuole posteriori. Contengono inni, massime spirituali, norme rituali, ecc.

 

Veglia. (inizio)

Stare svegli, in preghiera, in attesa di una festa solenne o di un evento straordinario. La veglia per eccellenza è quella pasquale. In diverse occasioni, Gesù invita i suoi discepoli a vegliare (cf Mc 13,33‑37; Mt 26,38‑46 e par.)

 

Velo del tempio. (inizio)

Vedi *Tempio.

 

Venerazione. (inizio)

Come culto religioso, è la riverenza per una persona (o, nel culto relativo, per un oggetto relativo ad essa) nella quale si riconosce l'effetto della grazia di Dio, al quale in ultima istanza si rivolge il culto. Si differenzia dall'*adorazione, che si rivolge solo a Dio, confessandolo come essere supremo.

 

Venerazione dell'altare. (inizio)

Gesto o gesti con i quali si mostra il religioso rispetto per l'*altare, in quanto è *simbolo di Cristo e luogo del *sacrificio. Gesti con questo significato sono l'inchino davanti ad esso, il bacio, l'incensazione.

 

Veniale. (inizio)

Vedi *Peccato.

 

Verbiti / Missionari del Verbo Divino. (inizio)

Congregazione religiosa fondata nel 1875 a Steyl (Olanda) dal *presbitero tedesco Arnold *Janssen (1837‑1909). Attualmente, i Missionari del Verbo Divino sono circa 5000, distribuiti in circa 50 paesi. La loro finalità è proclamare la parola di Dio a tutti gli uomini, suscitare nuove comunità del popolo di Dio e promuoverne la crescita nella comunione reciproca e con la Chiesa universale. Lavorano di preferenza in luoghi dove il *vangelo non è stato ancora predicato o lo è stato in modo insufficiente e dove la Chiesa locale ha scarso clero.

 

Verbo Divino. (inizio)

Seconda persona della Santissima *Trinità.

 

Vergine. (inizio)

Che non ha avuto alcun rapporto sessuale.

 

Vergini del sole. (inizio)

Nella religione degli inca del Perù, vergini elette e mantenute in conventi, considerate come spose del dio Sole, benché l'imperatore o altri alti dignitari potessero sceglierne alcune come concubine. Se ne contavano a migliaia. Si occupavano di preparare le vivande e la chicha (bibita fermentata) per le cerimonie religiose, nonché di filare e tessere ornamenti, in parte poi bruciati come sacrifici.

 

Verginità cristiana. (inizio)

Stato di chi adotta il *celibato come forma di vita per donarsi in modo totale a Cristo e al prossimo in un amore universale. Nell'AT era molto stimata prima del matrimonio e la legge sanzionava duramente, perfino con la morte, chi la violasse o la sposa infedele alla sua promessa (cf Dt 22,13‑21.28‑29); in quel contesto, nubile equivaleva a vergine. Il *sommo sacerdote doveva sposare una vergine. Ma il matrimonio e i figli erano tenuti in grande stima, tanto che non era concepibile la verginità a vita come opzione volontaria. Nel NT, *Maria appare come vergine (cf Lc 1,27.34; Mt 1,23), il che, nel contesto dell'*incarnazione, è garanzia della *trascendenza del frutto del suo seno. Cristo propone la verginità come dono di Dio (cf Mt 19,11; 1 Cor 7,25.32‑40) e *Paolo presenta l'ideale della Chiesa con l'immagine della verginità (cf 2 Cor 11,2). La verginità è l'espressione di un cuore non diviso per poterlo donare a Dio (cf 1 Cor 7,32‑34) e simbolo di fedeltà (cf Ap 4,4). Nell'*aldilà non esisterà il matrimonio (cf Mc 12,25 e par.). Questa affermazione, assieme a quella di Mt 19,12 sugli « eunuchi per il regno dei cieli » rivelano il senso *escatologico della verginità. Gli Atti degli Apostoli sembrano indicare che fin dai primi tempi della Chiesa si praticava la verginità, quando affermano che Filippo aveva quattro figlie vergini (At 21,9).

 

Versetto. (inizio)

Frase della *Bibbia di una, due o tre righe. I libri vennero prima divisi in sezioni. Nel 1206, Stephen Langton li divise in *capitoli. Nel 1550, Robert Estienne introdusse la divisione in versetti, dando un numero ad ogni frase del capitolo; lo fece durante un viaggio da Lione a Parigi, e forse per questo si notano delle divisioni a volte poco adeguate.

 

Versioni della Bibbia. (inizio)

Il bisogno di tradurre la Bibbia fu sentito dagli ebrei nati nella *diaspora, la cui lingua era il greco; gli ebrei lo sperimentarono anche dopo l'*esilio, poiché in *Palestina si cominciò ad usare l'aramaico al posto dell'ebraico; la stessa cosa accadde poi tra quelli che parlavano latino o altre lingue.

Versioni in greco.

- La principale è quella dei *Settanta (LXX) o alessandrina. Il primo nome viene dal fatto che, secondo la tradizione leggendaria, sarebbe stata realizzata da settanta uomini; il secondo, perché fu fatta nella città egizia di Alessandria. Il lavoro durò circa cento anni, tra il 150 e il 250 a.C. approssimativamente. Fu molto stimata anche fuori dall'Egitto; il NT in genere la segue quando cita l'AT. Comprende anche i libri che non furono tradotti in quanto scritti in greco (sono i *Deutero‑canonici dell'AT, esclusi dal *canone dagli ebrei).

- Quella di *Aquila. E una traduzione eccessivamente letterale.

- Quella di *Teodozione. Più che una traduzione, è una revisione di quella dei Settanta.

- Quella di *Simmaco, più libera delle precedenti.

Di queste tre, si conservano solo dei frammenti.

- La *Exapla, ovvero sestupla. E l'edizione che fece *Origene dell'AT in sei colonne: a) testo ebraico; b) testo ebraico trascritto in alfabeto greco; c) traduzione di Aquila; d) di Simmaco; e) dei Settanta; f) di Teodozione. Per alcuni libri, aggiunse anche altre traduzioni greche. Quest'opera fu importante soprattutto per la trasmissione della traduzione dei Settanta. Se ne conservano solo alcuni frammenti.

Versioni aramaiche.

Sono chiamate *targum (pl. targumim), parola che in aramaico significa « traduzione ». All'inizio erano delle spiegazioni orali del testo ebraico, che il popolo non comprendeva più; poi, vennero fissate per iscritto, ma spesso contengono parafrasi al posto del puro testo. Vennero iniziate verso il sec. III a.C. Quelle che si conservano hanno solo alcuni libri dell'AT. Le principali sono: quella di Onqelos, quella di *Qumran, quella di Gerusalemme, quella di Jonathan, ecc.

Versioni siriache.

La più importante è la Peshitta, ovvero la semplice, testo ufficiale delle Chiese di lingua siriaca.

Versioni copte, etiopi, gotiche, arabe...

Versioni latine.

- Quelle antiche: vetus latina, vetus latina hispanica.

-          La Vulgata. Opera di san *Girolamo su incarico del papa san Damaso, che voleva correggere le imperfezioni di quelle antiche. E la più importante e quella che si è conservata fino ai nostri giorni; nel corso del tempo, se ne sono fatte traduzioni nelle diverse lingue occidentali. San Girolamo, in molti casi, usò traduzioni anteriori, che ritoccò per migliorarle. Nel 1979, è stata pubblicata la Neovulgata, voluta da Paolo VI e dal concilio Vaticano II.

Versioni moderne.

Per intero o in parte, la Bibbia è oggi tradotta in più di 1300 lingue e, in molti casi, esiste più di una traduzione nella stessa lingua.

 

Vescovo. (inizio)

Dal greco episkopos = ispettore, sorvegliante. Membro della Chiesa che ha ricevuto la pienezza del *sacerdozio ministeriale attraverso il sacramento dell'*ordine. Normalmente è il pastore di una *diocesi o Chiesa particolare e, in virtù della *collegialità, condivide con il papa e con gli altri vescovi la responsabilità su tutta la Chiesa. I vescovi sono successori degli *apostoli.

 

Vescovo ausiliare. (inizio)

E il vescovo assegnato al vescovo titolare di una diocesi perché lo aiuti nel governarla.

 

Vescovo coadiutore. (inizio)

Designato al governo di una diocesi con le facoltà e i poteri del vescovo ordinario quando il titolare non può esercitare adeguatamente il suo ministero.

 

Vespasiano. (inizio)

Imperatore romano dal 69 al 79. Durante il suo mandato, ebbe luogo la guerra giudaica, che si concluse con la caduta e la distruzione di *Gerusalemme e del *tempio. Dirigeva la guerra Tito, figlio e poi successore di Vespasiano.

 

Vespri. (inizio)

Vedi *Liturgia delle ore.

 

Vestali. (inizio)

Sacerdotesse della dea Vesta, nel tempio situato nel Foro di Roma. Erano sei, elette dal sommo pontefice quando avevano tra i sei e i dieci anni. Mantenevano il fuoco sacro, preparavano le offerte per il sacrificio e partecipavano al culto. Dovevano rimanere vergini, sotto pena di essere sepolte vive. Dopo trent'anni di sacerdozio, potevano adottare la vita ordinaria e sposarsi, oppure restare, come vergini consacrate, nella casa di Vesta (cf M. Meslin, DdlR‑H).

 

Vetus latina. (inizio)

« Antica versione latina » della *Bibbia, anteriore alla *Vulgata. Non esiste ancora un testo completo della Vetus latina; nel monastero di Beuron (Germania) si lavora alla sua ricostituzione.

 

Via crucis. (inizio)

« Via della croce ».

1. La strada percorsa da Gesù per le vie di *Gerusalemme durante la sua *passione, dal *pretorio di *Pilato al *Calvario. Attualmente, i pellegrini in Terra Santa ne ripercorrono l'itinerario.

2. Serie di 14 croci, dipinti o rilievi con i principali motivi o scene del percorso di Gesù nella sua passione. Nei tempi passati, e a volte ancora oggi, si aggiungeva una quindicesima scena: la risurrezione, senza la quale la passione è priva del suo senso finale. Si è soliti collocarle all'interno delle chiese, in modo da seguirle girando attorno alla navata centrale. A volte sono costruite all'esterno in formato monumentale e su un lungo percorso.

La Via Crucis come esercizio di pietà consiste nel seguire il percorso delle 14 scene della passione - dette stazioni - meditando o contemplando Cristo nella sua passione. E una pratica nata in occidente verso la fine del Medio Evo (i cristiani orientali non la conoscono) come replica di quanto facevano i pellegrini a Gerusalemme. Il numero delle stazioni non è sempre stato lo stesso. La maggior parte delle scene è presa dai testi evangelici.

 

Viatico. (inizio)

« Nutrimento per il viaggio ». La comunione portata con una certa solennità al malato la cui morte si prevede vicina. Questa comunione è nutrimento e forza per il decisivo viaggio verso l'eternità. Il rito si differenzia da quello impiegato per la comunione che si può portare molte volte a un malato che non ha la possibilità di uscire di casa.

 

Vicariato. (inizio)

Zona geografica, o gruppo di persone o attività, che l'*Ordinario (vescovo) di una *diocesi affida ad un *vicario. Una diocesi grande si suole dividere in diverse zone minori, ognuna delle quali costituisce un vicariato se così dispone il vescovo. In altri casi, la divisione non è geografica, ma corrisponde a settori come i giovani, la famiglia, i contadini, i professionisti, eccetera.

 

Vicariato. (inizio)

La carica del *vicario (apostolico = vedi CIC 371; foraneo = vedi CIC 374), ovvero la sede del medesimo.

 

Vicariato apostolico. (inizio)

Giurisdizione ecclesiastica simile alla *prefettura apostolica. « E una determinata porzione del popolo di Dio che, per circostanze peculiari, non è ancora stata costituita come *diocesi ed è affidata alla cura pastorale di un *vicario apostolico, che la governa in nome del *Sommo Pontefice » (CIC 371,1).

 

Vicariato foraneo. (inizio)

Raggruppamento peculiare di più parrocchie vicine in cui si divide la *diocesi per favorire la cura pastorale. E un'istanza intermedia tra la parrocchia e la diocesi (CIC 374).

 

Vicario. (inizio)

Chi esercita una funzione in nome di un altro e con la sua autorità. In questo senso,

- il vicario apostolico governa un *vicariato apostolico in nome del papa;

- il vicario episcopale è responsabile di una zona o di un gruppo di fedeli in nome del vescovo (vedi *Vicaria);

- il vicario generale opera con l'autorità del vescovo in tutto il territorio e su tutti i fedeli della diocesi secondo quanto previsto dal *Codice di Diritto Canonico (cf CIC 475‑479);

- il vicario parrocchiale è il sacerdote che coopera con il parroco sotto la sua autorità (CIC 545‑552).

 

Vicario foraneo. (inizio)

Sacerdote, chiamato anche decano o arciprete, preposto al *vicariato foraneo. Promuove e coordina l'attività pastorale comune nell'ambito del vicariato, vigila sui chierici e sul culto del proprio distretto (cf CIC 553‑555).

 

Vicino Oriente. (inizio)

I paesi dell'Asia Occidentale: *Asia Minore, *Palestina, *Mesopotamia, Arabia... Si contrappone a *Estremo Oriente, che è l'insieme dei paesi dell'Asia Orientale e dell'Oceania.

 

Vieira, Antonio (1608‑1697). (inizio)

Nacque a Lisbona, ma fu portato ancora bambino in Brasile, dove entrò nella Compagnia di Gesù nel 1623. Portò a termine alcune missioni diplomatiche in Europa. Tornato in Brasile, denunciò le crudeltà commesse contro gli schiavi e si schierò per la loro liberazione, finché i proprietari di schiavi riuscirono a farlo richiamare in Portogallo, dove, per inimicizia del re Alfonso II e di alcuni cortigiani, fu denunciato all'*Inquisizione come sostenitore di errori dottrinali, motivo per cui rimase in prigione dal 1665 al 1667, quando Pietro II fece revocare la decisione dell'Inquisizione. Dopo aver trascorso alcuni anni a Roma (1669‑1675) come predicatore del papa Clemente X, tornò in Brasile, dove dovette ancora subire false accuse (cf Dic. Cath. Biogr.)

 

Vigilia. (inizio)

Dal latino vigil = vigile, sveglio. Il giorno che precede una festività religiosa solenne (Natale, Pasqua, Pentecoste), in cui ci si prepara spiritualmente; dopo il concilio Vaticano II, non c'è più l'obbligo di digiuno e di astinenza. Vedi *Veglia.

 

Vincenzo de Paoli, san (1576‑1660). (inizio)

Uno dei più importanti apostoli nella storia della Chiesa. Ebbe un influsso decisivo nel rinnovamento cattolico che la Francia sperimentò nella sua epoca. Si preoccupò del rinnovamento del *clero, spinse i vescovi francesi ad agire contro il *giansenismo, organizzò missioni e opere di carità. Fondò la Congregazione della Missione o Lazzaristi (dalla parrocchia di san Lazzaro, dove nacquero nel 1631) e, con santa *Luisa de Marillac, le Figlie della Carità (1633).

 

Vincenzo Ferrer, san (1350‑1419). (inizio)

Domenicano spagnolo. Predicatore capace di trascinare le folle che lo seguivano, non solo in Spagna, ma anche in altri paesi europei. Partecipò al concilio di Costanza (16o ecumenico) e consigliò che fossero deposti i tre papi che allora dividevano la cristianità nel grande *scisma d'Occidente.

 

Vincolo matrimoniale. (inizio)

Dal latino vinculum = legame, laccio, ciò che unisce. L'unione degli sposi che, secondo l'insegnamento di Gesù, è indissolubile (cf Mt 19,6; Mc 10,11‑12; Lc 16,18).

 

Violenza. (inizio)

Tutto ciò che attenta all'integrità o alla libertà della *persona. Può essere fisica o morale, esercitata in modo diretto o indiretto, da vicino o da lontano. E praticata da individui o da organizzazioni. Quando ha radici nel sistema sociale stesso si dice che è istituzionalizzata (un grave esempio ne danno quegli Stati che ancora applicano la *pena di morte). Oggi sono particolarmente gravi quella del terrorismo e quella dei governi totalitari. Sebbene nell'AT, data la situazione primitiva di *Israele, si ricorra facilmente alla violenza, il progresso della rivelazione ne scopre la malizia. Gesù rifiuta la legge del *taglione ed esige una carità generosa (cf Mt 5,38‑42 e 5,43‑48). La guerra è violenza. Oggi ne vediamo con maggior chiarezza la disumanità (cf Vaticano II, GS 79‑82). E ammissibile solo come unica ed ultima risorsa per difendersi e in attesa che un governo mondiale con poteri effettivi possa cancellarla definitivamente. Il NT chiama Dio « Dio di pace e di amore » (2 Cor 13,11) e dice di Cristo che « Egli è la nostra pace » (Ef 2,14). Solo l'amore sradica la violenza.

 

Virtù. (inizio)

Dal latino virtus = forza, valore, da vir = uomo. E un atteggiamento o disposizione permanente ad operare il bene con facilità o nonostante le difficoltà. E l'abitudine a fare il bene, acquisita con lo sforzo della ripetizione degli atti corrispondenti. L'abitudine porta accumulata in sé un'energia che assicura la costanza o permanenza della pratica del bene; è una qualità buona dello spirito. « Nell'epoca moderna, è un concetto svalutato, a causa della critica che è stata fatta a una morale statica che privilegiava le virtù passive » (F. Moreno, DAP). Sul piano naturale, già Platone indicò come virtù fondamentali quelle che chiamiamo virtù cardinali: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza. Si chiamano cardinali (dal latino cardo = cardine) perché sono come il cardine intorno al quale ruotano le altre virtù morali o le buone abitudini umane. Nel cristianesimo, mentre si assume questo quadro di base, si considerano prima di tutto le virtù *teologali: *fede, *speranza e *carità.

La facilità che la virtù dona all'operare bene non diminuisce il suo merito, al contrario. In effetti, la resistenza o difficoltà implica minore adesione al bene, mentre la facilità comporta una compenetrazione più completa con il bene. Questa compenetrazione con il bene - che è unione con il bene assoluto - è ciò che costituisce il valore della persona. « Ciò che costa vale », dice il proverbio. Ma quando non costa più, vale di più; si è percorsa la strada che porta all'ideale. Il culmine di ogni bontà, o meglio, la sua essenza, è l'*amore; per questo l'anima di tutte le altre virtù è la carità (cf 1 Cor 13).

 

Visione beatifica. (inizio)

La vita del cielo è così chiamata perché si concepisce l'unione o comunione intima con Dio con il carattere della visione‑conoscenza, che implica necessariamente la compenetrazione nell'amore. E una prospettiva in cui risalta l'aspetto conoscitivo. Altri concepiscono la vita eterna come unione innanzitutto nell'amore, mettendo in secondo luogo l'elemento conoscitivo. In ogni caso, si tratta sempre di entrambi gli aspetti, dell'immediatezza totale con Dio sotto il profilo volitivo e intellettivo che riceve anche il nome di *contemplazione.

 

Visione di Dio. (inizio)

Comunicazione con Dio, o meglio, comunicazione di Dio all'uomo in immagini visuali. Nella *Bibbia si narrano molte visioni, a volte « in sogno ». Sono molto frequenti nei *profeti (cf Am 1,1; 3,7; 7,1.4.7; Ger 1,11.13; 23,16.18.22; Is 1,1; 2,1; ecc.). Ad esse equivalgono le comunicazioni attraverso altri sensi, come l'udito (cf Is 6,3.9; 40,3; Ger 1,5.7). A volte, le comunicazioni sono percepite in azioni simboliche (cf Am 7,7) o di oggetti (cf Ger 1,11). Nel NT si narrano, ad esempio, quella di *Zaccaria (cf Lc 1,11s), quella di *Pietro (At 10,11‑16), molte nell'Apocalisse... E, prima di tutto, le apparizioni di Gesù risorto: a Pietro, ai dodici (cf 1 Cor 15,5‑8; Mt 28; Mc 16; Lc 24; Gv 20‑21; At 1).

 

Vita eterna. (inizio)

Vedi *Cielo.

 

Vita religiosa. (inizio)

1. Pratica o esperienza della religione. 2. Stato di vita degli uomini e delle donne che, aspirando alla carità perfetta, vivono i consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza in comunità in un istituto approvato dalla Chiesa. « L'istituto religioso è una società i cui membri, secondo il diritto proprio, emettono i voti pubblici, perpetui, oppure temporanei da rinnovarsi alla scadenza, e conducono vita fraterna in comunità » (CIC 607,2).

Riveste forme diverse, secondo quanto disposto nelle rispettive *regole dai fondatori tenendo conto, soprattutto, della loro finalità o missione propria. Attualmente, si applica a tutte le diverse forme il nome di istituti religiosi, anche se nella pratica si possono distinguere secondo le fasi dello sviluppo che ha sperimentato la vita consacrata nel corso della storia.

Nell'antichità predominava il suo carattere di separazione dal mondo. Vivevano nella solitudine dei loro monasteri. Da cui il nome di monaci, in latino monachus = solitario. Esempio: i benedettini, i cistercensi.

Nel Medio Evo appare la forma di povertà più radicale con i cosiddetti ordini mendicanti, come francescani, domenicani, carmelitani. Questi sono chiamati frati = fratelli.

Dal secolo XVI in poi sorgono numerose congregazioni o istituti religiosi (attualmente, congregazione o istituto sono il nome generico per tutti gli stati della vita religiosa) con finalità sempre più diversificate, come il dedicarsi alle missioni, ai malati, all'insegnamento. Di questo tipo sono, ad esempio, i gesuiti, i redentoristi, gli scolopi o le congregazioni dei Fratelli delle Scuole Cristiane, i maristi, ecc. e la grande maggioranza delle congregazioni femminili. Sono chiamati con il nome generico di religiosi (che si applica anche a quelli menzionati in precedenza).

Ai nostri giorni compaiono gli istituti secolari, i membri dei quali vivono più integrati nei lavori e nella vita dei *secolari. Non sono religiosi, strettamente parlando. Il Codice di Diritto Canonico dedica loro un capitolo a parte e li definisce così: « L'istituto secolare è un istituto di vita consacrata in cui i fedeli, vivendo nel mondo, tendono alla perfezione della carità e si impegnano per la santificazione del mondo, soprattutto operando all'interno di esso » (CIC 710).

 

Vita umana. (inizio)

E il dono più grande, radicale: esistere; il valore primario, sul quale si basano tutti gli altri. Su questa base, la *persona costruisce il suo modo di essere, il suo futuro, il suo destino. A ciascuno spetta il compito di dare un senso alla propria vita, nel diritto inalienabile all'autodeterminazione, che si oppone a ogni genere di schiavitù o di dominio evidente o nascosto. Per questo è inaccettabile che uno Stato si arroghi il diritto di togliere la vita per mezzo della *pena di morte. La maggiore ricchezza della vita umana è « l'apertura a Dio, amico della vita (Sap 11,16) e a Cristo vivo » (M. Gómez R., DAP‑VD).

I periodi della vita - infanzia, fanciullezza, adolescenza, maturità, vecchiaia - sono toni qualitativi, ognuno dei quali prepara il seguente. Si tratta di saper cogliere la peculiare bellezza e i limiti di ciascuno di essi, senza restare legati al passato, che crea una distorsione sterile. La curva interiore del valore personale non conosce, in se stessa, la decadenza che colpisce l'organismo biologico. La fine di questa vita non è la fine assoluta, ma la trasformazione in una vita più piena.

 

Vizio. (inizio)

Abitudine ad agire male. E un atteggiamento o disposizione permanente dalla quale procedono i successivi atti cattivi che la persona compie. E l'antitesi della *virtù.

 

Vocazione. (inizio)

Dal latino vocare = chiamare. E la chiamata di Dio.

- C'è la chiamata che Dio fa a ogni uomo perché partecipi alla vita comunicata nel suo Figlio, Gesù Cristo, formando parte della sua Chiesa (cf At 2,39; Rm 8,28; 9,24; 11,29; 1 Cor 1,2.24; 1 Ts 5,24).

- La chiamata di Dio a una missione, come vediamo nei casi di *Abramo (Gn 12,1), *Mosè (Es 3,10.16), i *profeti (Is 6; 8,11; 42,5‑6; 48,15‑16; Ger 1,2‑10; 1 Sam 3,4‑10).

- A volte la missione prevede un genere di vita diverso da quello ordinario in forma definitiva. Questo accadde nella vocazione degli *apostoli (cf Mc 1,16‑20 e par; 2,13‑17 e par; 3,13 e par; 1 Cor 1,1). Oggi, nella pratica si usa il termine vocazione per quelle chiamate che implicano un genere di vita diverso dall'ordinario, come sono la vocazione al *ministero sacerdotale o alla *vita religiosa. La vocazione è non tanto un'esigenza, anche se chiede di rinunciare a molte cose, quanto una scelta di portare a termine la missione della Chiesa in un dono di sé molto particolare.

 

Volontariato. (inizio)

L'attività volontaria e gratuita di chi si presta ad aiutare il prossimo (anziani, malati, indigenti, carcerati, tossicodipendenti, ecc.). Esiste un volontariato di radice non religiosa, ma dopo il concilio *Vaticano II è cresciuto a livello mondiale un volontariato di ispirazione cristiana che coinvolge soprattutto i laici. Si riallaccia alla grande tradizione degli ordini religiosi e delle opere di carità.

 

Volontarismo. (inizio)

Mettendo da parte distinzioni filosofiche e tipi di volontarismo, qui segnaliamo come tale la dottrina e la pratica nelle quali predomina la volontà sulla ragione, in modo tale che l'azione (o l'intenzione) sono come un tentativo di piegare razionalmente ciò che le cose sono, a beneficio di ciò che il soggetto vuole che siano.

 

Volto di Dio. (inizio)

Espressione antropomorfica, che compare numerose volte nell'Antico e nel Nuovo Testamento per esprimere il rapporto di Dio con l'uomo, prendendo come immagine la parte più espressiva di noi stessi. Nella *Bibbia a volte indica la persona di Dio, a volte la sua presenza. Nascondere il suo volto è mostrare la sua ira; scoprirlo è mostrare benevolenza (cf Es 33,11.14‑20; 34,21; Dt 20,8; 18,7; Sal 9,4; 24,6; 31,17.21; 80,4.8; 86,9; Gb 13,15; 13,24; Is 6,5; 59,2; ecc.) Nel NT vedi Mt 18,20, 1 Cor 13,12; 1 Pt 3,2; Eb 9,24; Ap 22,4.

 

Voti. (inizio)

Dal latino, votum = desiderio. Sono promesse fatte a Dio di qualcosa che è al di là del precetto. Si distinguono i voti privati, che una persona può fare nelle condizioni da essa stessa stabilite, e i voti pubblici, che sono ammessi e regolati dalla Chiesa per coloro che abbracciano la *vita religiosa consacrata. I tre voti religiosi comuni - povertà, castità e obbedienza - sono espressione del donarsi totale. In alcuni ordini religiosi si pronuncia solo quello di obbedienza, che, con la vita comunitaria, compendia i tre citati.

 

Voto. (inizio)

Promessa a Dio, o ad un santo per ringraziarlo o per chiedere un favore. Esprime sentimento religioso anche se a volte traduce una religiosità poco corretta, che utilizza la religione con mentalità mercantilistica.

 

Vudu. (inizio)

Culto religioso originario dell'Africa, dove vige ancora (Congo, Nigeria...), introdotto nelle Antille dagli schiavi negri. E presente soprattutto nell'isola di Haiti. Le pratiche del culto sono espressione di un *sincretismo pagano‑cristiano. Il calendario e i sacramenti cattolici fanno da cornice alle tradizioni e ai culti africani, con i loro sacrifici di animali, danze, tamburi, possessioni... nei quali, attraverso la trance di alcuni dei partecipanti, percepiscono la divinità e ne ricevono l'aiuto.

 

Vulgata. (inizio)

In latino, « divulgata, popolare ». E la versione latina della *Bibbia, preparata da san *Girolamo, su incarico del papa san Damaso, a partire dal 383, al fine di migliorare le diverse versioni che si utilizzavano. Fu fatta sulla *Vetus latina (vedi *Versioni), corretta con il testo greco soprattutto per quanto si riferisce al NT. Per l'AT, ricorse al testo ebraico e ad alcune sue traduzioni. Al principio, ci furono resistenze ad accoglierla. Il nome di Vulgata le è stato dato a partire dal XVI secolo.

 

 

 

 

 

 

W

 

Westminster. (inizio)

Sede *arcivescovile di Londra, della quale è titolare il primate della Chiesa *anglicana. La chiesa *cattedrale fu costruita nel sec. XIII. Anche l'arcivescovo cattolico porta il titolo di Westminster, benché sia un'altra la chiesa che funge da cattedrale.

 

Wiseman, Nicholas Patrick Steven (1802‑1865). (inizio)

Nacque a Siviglia, da genitori anglo‑irlandesi. Studiò a Roma e fu ordinato sacerdote nel 1825. Lavorò in Vaticano; fu professore di lingue orientali e, dal 1838, rettore del Collegio Inglese di Roma. Nominato vescovo, promosse in Inghilterra il Movimento di *Oxford. Pio IX lo nominò arcivescovo di Westminster quando fu restaurata la gerarchia in Inghilterra e poi cardinale. Si distinse come organizzatore di missioni e ritiri, per l'attenzione ai convertiti e l'interesse per i poveri. Scrittore di talento, il suo romanzo più famoso è Fabiola o la Chiesa delle catacombe.

 

Wycliff, Jan (ca. 1320‑1384). (inizio)

Inglese. Eretico che negava la *transustanziazione. Per la sua avversione al papa e il modo in cui auspicava la riforma della Chiesa, è uno dei precursori della *Riforma Protestante. Fu promotore della prima traduzione della *Bibbia in inglese.

 

 

 

 

 

Y

 

Yoga. (inizio)

Letteralmente, « tensione, esercizio ». E l'ascesi o dominio dei sensi e della vita psichica praticata dagli yogin. Questi esercizi costituiscono la base di *buddismo, *induismo e altre religioni orientali, specialmente dell'India, e servono al controllo di sé e al raggiungimento della pace interiore nella concentrazione (cf C. Régamey, in F. König, Dicc. de las Relig. ‑ Herder).

 

Yom Kippùr. (inizio)

Giorno dell'espiazione. Festa ebraica di penitenza. Pur non essendo una delle feste principali, è molto popolare (Lv 16; Nm 29,7‑11; Eb 7).

 

 

Z

 

Zàbulon. (inizio)

Figlio di *Giacobbe e di *Lia, patriarca della tribù omonima ed *eponimo del territorio ad essa appartenente, in *Galilea.

 

Zaccaria. (inizio)

In ebraico, « Yhwh si è ricordato ». Nome di diversi personaggi biblici. Tra questi:

1. Uno dei dodici *profeti minori, della famiglia sacerdotale (cf Esd 5,1; 6,14; Ne 12,4). Profetizzò dal 520 al 518, contemporaneamente ad *Aggeo, predicando la conversione personale e la ricostruzione del *tempio.

2. Un profeta lapidato nell'atrio del tempio per ordine del re Ioas, il quale fu a sua volta assassinato per il suo crimine (cf 2 Cr 24,20‑25). A lui si riferisce Gesù in Mt 23,35 = Lc 11,51.

3. Il padre di san Giovanni Battista, al quale l'angelo del Signore annuncia la nascita del precursore. Sulle sue labbra, Luca pone l'inno Benedictus = « Benedetto il Signore, Dio di Israele... », nel quale loda Dio, che compie le sue promesse e, nella seconda parte, annuncia la missione del bambino.

 

Zaccheo. (inizio)

In ebraico, « puro, giusto ». Capo dei *pubblicani e dei gabellieri. Gesù fu ospite a casa sua, a Gerico, e lo convertì (cf Lc 19,1‑9).

 

Zadok. (inizio)

Sommo sacerdote di Israele ai tempi di *Davide e di *Salomone (cf 2 Sam 8,17; 1 Re 2,27‑36; 4,2; Ez 44,15).

 

Zarepta. (inizio)

Città portuale dell'antica Fenicia, a sud di *Sidone. Il profeta *Elia vi compì diversi miracoli (moltiplicazione della farina e dell'olio, risurrezione di un bambino) (cf 1 Re 17,7‑24; Lc 4,25‑26).

 

Zebedeo. (inizio)

In ebraico, « mio regalo ». Marito di Salome e padre di *Giacomo e di *Giovanni, che Gesù chiamò perché lo seguissero mentre stavano pescando con lui nel lago (cf Mc 1,20 = Mt 4,21).

 

Zelo. (inizio)

Grande interesse per qualcuno o per una causa; normalmente, in religione, significa interesse per la causa di Cristo, per l'allargamento del suo regno e la salvezza degli uomini.

 

Zeloti. (inizio)

Gruppo di giudei in radicale opposizione a Roma, che dominava il *popolo di Dio. Furono i principali animatori della sollevazione contro i romani, che provocò l'utopica guerra giudaica (66‑70), che si concluse con la distruzione del *tempio e di *Gerusalemme ad opera di *Tito Flavio. Nei Vangeli non sono nominati, ma a uno dei dodici, *Simone, si dà il soprannome di zelota (cf Lc 6,15).

 

Zen. (inizio)

Etimologicamente, significa « meditazione ». E una forma particolare del *buddismo, molto diffusa in Giappone, che cerca la conoscenza di sé e di ciò che è essenziale nella realtà mediante la meditazione in determinate posizioni del corpo. Al di fuori del buddismo, si esercitano pratiche ispirate dallo zen come mezzo di rilassamento o di interiorizzazione (vedi *Yoga).

 

Ziggurat / Ziqqurat. (inizio)

Tempio nella regione della *Mesopotamia e della *Persia a forma di alta torre a gradoni o terrazze. In *Babilonia ce n'era uno in ogni città. A una costruzione in questo stile allude il racconto della torre di *Babele (cf Gn 11,1‑9).

 

Zona pastorale. (inizio)

Struttura intermedia tra la *diocesi e la *parrocchia, stabilita per un migliore sviluppo dell'impegno pastorale. Normalmente comprende un insieme di parrocchie o di *decanati. Non esiste come struttura prevista nell'organizzazione canonica, ma le autorità locali possono stabilirla se lo ritengono opportuno.

 

Zoroastro / Zaratustra. (inizio)

Persiano, fondatore della religione che porta il suo nome, il zoroastrismo. La sua ubicazione storica è molto oscura: oscilla tra il sec. XV e il sec. VII a.C.

 

Zorobabel. (inizio)

In ebraico, « germoglio di Babilonia ». Discendente di *Davide, nato in *Babilonia durante *l'esilio, fu nominato dal re di *Persia re della *Giudea. Occupava questo posto quando, intorno al 520 a.C., i profeti *Aggeo e *Zaccaria auspicavano la ricostruzione del *tempio. E uno degli ascendenti del *messia.

 

Zucchetto. (inizio)

Copricapo a forma di piccola calotta emisferica usato dal papa (bianco), dai cardinali (rosso) o dai vescovi (viola). Vedi *Solideo.

 

Zwingli, Huldreich (1484‑1531). (inizio)

*Presbitero diocesano svizzero. Fu uno dei leader della *Riforma protestante, indipendente tuttavia da *Lutero e in polemica con lui su alcuni punti, come quello della presenza reale di Cristo nell'eucaristia, che Zwingli non ammetteva (Lutero la affermava, anche se non secondo la dottrina cattolica della *transustanziazione). Fece abolire il *celibato ecclesiastico; ammetteva i soli sacramenti del battesimo e dell'eucaristia, ma solo come atti di culto, non come mezzo della grazia. Il centro della sua attività fu Zurigo. Morì nella battaglia di Kappel, durante la guerra con i Cantoni cattolici.

 

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Dizionario termini religiosi e affini da R-S

AQUILINO DE PEDRO DIZIONARIO DI TERMINI RELIGIOSI E AFFINI da R-S

DIZIONARIO DI

TERMINI RELIGIOSI

E AFFINI

AQUILINO DE PEDRO

 

R

·         Raab

·         Rabano Mauro

·         Rabbì

·         Rabbino

·         Rabbunì

·         Rachele

·         Radio

·         Raffaele

·         Rama

·         Ramadan

·         Ramses

·         Rapporti prematrimoniali

·         Ras Shamra

·         Razionalismo

·         Re, Libri dei

·         Rebecca

·         Recensione

·         Redentoristi

·         Redenzione

·         Regalismo

·         Regione ecclesiastica

·         Regno dei cieli

·         Regno del nord Regno del sud

·         Regno di Dio

·         Regola

·         Regola aurea

·         Reincarnazione

·         Religione

·         Religioni

·         Religioni misteriche

·         Religiosi

·         Religiosità

·         Religiosità popolare

·         Reliquie

·         Reni

·         Rerum novarum

·         Rescritto

·         Responsorio

·         Resto di Israele

·         Restrizione mentale

·         Retribuzione

·         Reuel

·         Revisione di vita

·         Ricchezza

·         Ricci, Matteo

·         Riconciliazione

·         Riforma

·         Riforma protestante

·         Rinascita

·         Ripalda

·         Riscatto

·         Riserva

·         Risurrezione della carne

·         Risurrezione di Cristo

·         Riti di passaggio

·         Ritiro spirituale

·         Rito

·         Rituale

·         Rivelazione

·         Rivelazione privata

·         Roboamo

·         Rocchetto

·         Roma

·         Romani, Lettera ai

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·         Rosacroce

·         Rosario

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·         Ruben

·         Rubriche

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S

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·         Superstizione

·         Sura

·         Susa

·         Sussidiarietà

·         Sussistenza

·         Sviluppo

·         Sviluppo del dogma

·         Syllabus

____________________________________________________

R

Raab. (inizio)

Prostituta di *Gerico che nascose in casa sua alcuni israeliti inviati ad esplorare la terra che dovevano conquistare e li aiutò poi a fuggire (cf Gs 2,1‑21). Questa azione le salvò la vita quando gli israeliti conquistarono la città. In Eb 11,31 e in Gc 2,25 si lodano la sua fede e le sue opere.

Rabano Mauro (774‑856). (inizio)

Discepolo di *Alcuino, considerato il primo *teologo tedesco (in senso cronologico, non per importanza), *abate di Fulda e poi vescovo di Magonza. Intervenne nella lotta contro diversi errori, come quello relativo alla doppia *predestinazione (alcuni sarebbero predestinati da Dio alla salvezza e altri alla condanna) o quella di *Pascasio Radberto sul modo della presenza reale di Cristo nell'eucaristia.

Rabbì. (inizio)

In ebraico, « maestro ». Appellativo di rispetto per un maestro. Dopo la distruzione di Gerusalemme (70 d.C.), è il titolo ufficiale dei dottori della legge ebraica. In Gv 3,26, *Giovanni Battista viene chiamato così dai suoi discepoli. Così anche Gesù, ripetutamente (Gv 1,38; Mc 9,5; Mt 26,25). In Gv 13,13, Gesù riconosce di essere lui il vero Signore e Maestro.

Rabbino. (inizio)

Nome che usiamo oggi nella nostra lingua come titolo dei maestri della legge ebraica.

Rabbunì. (inizio)

Forma aramaica di *Rabbì. Secondo BJ (nota a Gv 20,16): « appellativo più solenne di rabbì e spesso usato quando ci si rivolge a Dio. Esso si avvicina alla professione di fede di Tommaso: «Mio Signore e mio Dio» ».

Rachele. (inizio)

In ebraico, « pecora » e « maternità ». Seconda figlia di *Làbano e moglie prediletta di *Giacobbe, madre di *Giuseppe e di *Beniamino, dando alla luce il quale perse la vita.

Radio. (inizio)

Vedi *Mezzi di comunicazione sociale.

Raffaele.(inizio)

In ebraico, « Dio ha guarito ». Angelo che appare nel libro di *Tobia come vincitore del *demonio e compagno di viaggio e protettore del giovane Tobia.

 

Rama c 2.(inizio)

In ebraico, « altura ». Nome di diversi luoghi nominati nella Sacra Scrittura. Il più ricordato è Rama di Beniamino (oggi er‑Ram), circa 9 km a nord di Gerusalemme, citato in Ger 31,15 che descrive *Rachele mentre, presso la propria tomba, « piange i suoi figli ». Mt 2,18 fa riferimento a questo passo nel racconto della strage degli innocenti. Un'altra Rama importante è Rama di Efraim, dove nacque e abitò il profeta Samuele, chiamata anche Ramatàim‑Zofim.

 

Ramadan.(inizio)

E il nono mese del calendario musulmano, durante il quale si pratica un rigoroso digiuno (dai cibi, dalle bevande, dai rapporti sessuali) dall'alba al tramonto. Nel corso del ramadan si celebrano due importanti festività: la « notte del destino » (lailat alqadr), che ricorda la notte della prima rivelazione del Corano a Maometto, e la festa finale della rottura del digiuno ('Id al‑fitr).

 

Ramses.(inizio)

« Casa di Ramses ». Città fatta erigere da Ramses II, *faraone d'Egitto. Per costruirla furono costretti a lavorare gli israeliti (cf Es 1,11). Da questa città gli israeliti partirono verso la *terra promessa (cf Es 12,37).

 

Rapporti prematrimoniali. (inizio)

Rapporti sessuali tra coloro che si amano e si preparano al matrimonio. L'amore reciproco e l'intenzione di contrarre matrimonio fanno sì che questi rapporti abbiano un carattere diverso dalla *fornicazione tra altre persone. Benché oggi socialmente non siano più tanto condannati, la Chiesa continua a considerarli una grave infrazione alla legge di Dio, in quanto svalorizzano la serietà del *matrimonio come dono definitivo e totale, così come il *sacramento, segno dell'unione di Cristo con la sua Chiesa.

 

Ras Shamra. (inizio)

Vedi *Ugarit.

 

Razionalismo. (inizio)

Sistema filosofico nel quale, per giungere alla conoscenza, si valorizza in modo unico e sproporzionato la ragione escludendo o disprezzando i sensi, il sentimento e la *rivelazione. All'interno delle diverse correnti razionaliste nel corso della storia, riceve il nome di razionalismo per antonomasia la filosofia iniziata da *Descartes (1596‑1650), la quale si prolunga nell'idealismo, capeggiato da Kant (1724‑1804).

L'ansia per la libertà di pensiero e la fiducia piena nella ragione umana, fece sì che il movimento razionalista, o illuminista, considerasse come età minorenne l'accettare qualcosa che venisse da una via diversa dalla ragione, come i criteri di autorità di qualsiasi tipo - anche intellettuale - , di fede, di tradizione, ecc. Ovviamente, benché i suoi iniziatori non deducessero per se stessi quelle conseguenze, il razionalismo conduce alla negazione di tutto ciò che è *trascendente (Dio, l'aldilà, il soprannaturale...) o, quanto meno, all'*agnosticismo, poiché non è contro la ragione, ma è al di là della ragione. Di fatto, il razionalismo deviò verso il *deismo, l'*anticlericalismo, il *materialismo, ecc.

 

Re, Libri dei. (inizio)

Sono due libri che ne formavano uno solo finché i *Settanta li divisero (poi furono divisi anche nel testo ebraico). Nei Settanta e nella *Vulgata, sono chiamati 3‑4 Re, in quanto 1‑2 Samuele, portano il titolo di 1‑2 Re. Contengono la storia dei re di *Giuda e di *Israele, dalla morte di *Davide (ca. 970 a.C.), fino alla distruzione di *Gerusalemme da parte di *Nabucodonosor (587 a.C.). Presentano ognuno dei Re secondo uno schema fisso. Il giudizio con cui termina la narrazione di ognuno è negativo per tutti quelli del *regno del nord. Tra quelli del *regno del sud, alcuni meritano un giudizio positivo. Alla storia dei re si aggiunge qualche altro racconto, come quelli che si riferiscono a *Elia e ad *Eliseo. Il redattore o i redattori hanno utilizzato fonti alle quali alludono nel testo stesso. L'ultima redazione dovette essere realizzata poco prima del ritorno da *Babilonia.

 

Rebecca. (inizio)

Figlia di Bètuel e nipote di *Làbano. E presentata come particolarmente bella. Sposa di *Isacco, dal quale ebbe i gemelli *Esaù e *Giacobbe. Con la sua astuzia aiutò Giacobbe ad ottenere dal padre la benedizione che gli dava il diritto di *primogenitura, salvandolo poi dall'ira di *Esaù (Gn 22,23; 24; 26). Fu sepolta a *Macpela (cf Gn 49,31).

 

Recensione. (inizio)

1. Esame critico di un'opera letteraria.

2. In filologia, scelta dell'esatta lezione, tra tutte le varianti raccolte, di un testo, al fine di costruirne l'edizione critica.

 

Redentoristi. (inizio)

Vedi *Alfonso Maria de Liguori.

 

Redenzione. (inizio)

Dal latino red‑emptio = ri‑acquisto, riscatto. Ristabilimento dell'amicizia con Dio, con enfasi sull'aspetto del riscatto. E il recupero della *grazia di Dio che Cristo ottiene agli uomini mediante il prezzo della sua Passione. « Egli portava il peccato di molti », dice Isaia (53,12); e Gesù stesso nell'*ultima cena offre il suo sangue « versato per molti, in remissione dei peccati » (Mt 26,28). Il NT offre numerosi testi in questa linea (cf Rm 3,24; 4,25; 5,10; 8,23; 1 Cor 1,30; 6,20; Gal 3,13; 4,5; Ef 1,7.14; 4,30; Col 1,14; 1 Pt 1,18‑19; Tt 2,14; Eb 9,12.15; 2 Pt 2,1; Ap 5,9; 14,3). L'idea del pagamento non si deve intendere come se Dio, sentendosi offeso, esigesse un compenso e desse un castigo, nonostante il fatto che ricadrebbe su uno diverso dal peccatore. Il concetto di ciò che Cristo ha pagato per il nostro riscatto è uno degli aspetti dell'opera di salvezza e sottolinea la grande stima di Dio e l'amore di Cristo. Si deve comprendere nel contesto più ampio della solidarietà con Cristo che ci rende partecipi della sua vita stessa.

 

Regalismo.(inizio)

In Spagna, prende questo nome l'errore di intromettersi nelle faccende ecclesiali da parte di re (da cui il nome) e di altre autorità. Si rivolgeva principalmente contro i diritti del papa, ad esempio, nel riservarsi se far passare o meno i documenti pontifici (*exequatur), nel nominare vescovi e altre autorità ecclesiastiche, nello stabilire le linee pastorali, nel regolare problemi di culto, ecc. E un errore simile al *febronianismo, al *gallicanismo e al *giuseppinismo.

 

Regione ecclesiastica.(inizio)

Vedi *Provincia ecclesiastica.

 

Regno dei cieli. (inizio)

E' l'espressione che *Matteo utilizza in genere al posto di *regno di Dio. Il suo Vangelo si rivolge agli ebrei e questi evitavano per rispetto di pronunciare il nome di Dio.

 

Regno del nord - Regno del sud. (inizio)

Alla morte di Salomone, dieci tribù si ribellarono contro suo figlio *Roboamo e costituirono il regno detto di Israele o regno del nord, che durò dal 932 fino alla conquista da parte degli *assiri nel 721; ebbe diverse capitali: *Sichem, Tirza e più a lungo *Samaria. Il regno del sud rimase costituito dalla tribù di Giuda e da quella di Beniamino. Al contrario di quanto avvenne nel regno del nord, nel quale si succedettero diverse dinastie, nel regno del sud rimase sempre la dinastia di *Davide. Questo regno conservò la sua indipendenza fino 587 a.C., quando il suo re *Sedecia e i principali personaggi del regno furono deportati a *Babilonia (vedi *Esilio).

 

Regno di Dio. (inizio)

Il rapporto con Dio nel quale l'uomo vive secondo il piano divino. Ha una dimensione personale e comunitaria. Nell'AT, *Jhwh appare come re di *Israele, il che implica che la vita debba essere retta dalla legge di Dio. Gesù fa di questa categoria il nucleo del suo messaggio con un senso che va totalmente al di là degli aspetti nazionalistici e moralistici di Israele. L'ingresso nel regno di Dio suppone una *conversione, un cambiamento di mentalità per adottare i valori che Cristo incarna. Accettare il regno di Dio non implica schiavitù, al contrario: è la vera realizzazione, poiché « inseparabilmente unita con il dominio di Dio è la salvezza della creatura. Dove comincia questo regno nell'uomo, lì sta la salvezza dell'uomo (...). L'uomo nel ricevere il regno di Dio entra nel regno della vita e della salvezza eterna » (Th. Filthaut). Per questo, la venuta del regno di Dio è *vangelo, la buona novella portata da Gesù. Ecco alcuni testi evangelici sul regno di Dio: Mt 6,10 (« Venga il tuo regno »); 11,12; 13,1s (le parabole del regno); 12,28 e par.; Mc 1,15 e par. (predicazione del regno); Lc 17, 21 e par.

 

Regola.(inizio)

Dal latino, regere = dirigere. Nella *vita religiosa, l'insieme dei principi dottrinali e, per estensione, delle norme pratiche che incarnano lo spirito del fondatore di un ordine o congregazione. Esistono regole classiche come quelle di sant'*Agostino, san *Basilio, san *Benedetto e altre nell'antichità; quelle di san Francesco, san Domenico, ecc., nel Medio Evo. Le numerose regole apparse più tardi sono in genere ispirate in qualche misura alle precedenti (cf J.L. Monge DTVC).

A partire dal sec. XI, le congregazioni cominciano ad aggiungere complementi alla regola di base che hanno adottato, dando generalmente al risultato il nome di Costituzioni. In seguito, regola e costituzioni si useranno come sinonimi, sia per esprimere un documento di base e un altro complementare, sia riservando la Regola per gli ordini antichi e medievali e le Costituzioni per quelli moderni, come stabilì il *Diritto Canonico del 1917 (cf J. Alvarez DTVC).

 

Regola aurea (inizio)

Si chiama così la sentenza di Gesù nel *discorso della montagna che dice: « Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro » (Mt 7,12) o, nella redazione di san Luca: « Ciò che volete gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro » (Lc 6,31). Ovviamente, nell'intenzione di Gesù non si tratta di un mero calcolo di equità interessata, alla quale è più vicina la formulazione negativa proposta da alcuni rabbini prima di Cristo: non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. Nella mentalità cristiana, è espressione di una carità che raggiunge la più alta finezza.

 

Reincarnazione. (inizio)

Vedi *Metempsicosi.

 

Religione. (inizio)

Dal latino, religio che, secondo *Lattanzio, deriverebbe da religare = legare, unire. E l'atteggiamento dell'uomo di fronte alle realtà trascendenti, di fronte alla ragione ultima della propria esistenza, la coscienza di essere in relazione con l'origine e il sostegno di tutto: con Dio. Nel parlare di religione, ci riferiamo più concretamente alle espressioni o manifestazioni del senso religioso che alla semplice convinzione delle verità. Vedi *Fede.

 

Religioni. (inizio)

I popoli e le culture esprimono la loro religiosità in diverse forme. Sebbene anche nel cristianesimo si siano infiltrate tracce del *paganesimo, con i suoi aspetti magici, nelle religioni non rivelate si hanno non pochi errori e deviazioni uniti alla verità centrale. Il Vaticano II riconosce il valore delle diverse religioni dalle quali gli uomini attendono « risposte agli enigmi reconditi della condizione umana che oggi come ieri commuovono intimamente il suo cuore: che cos'è l'uomo? Qual è il senso e il fine della nostra vita? Che cos'è il bene e cos'è il peccato? Qual è l'origine e il fine del dolore? Qual è la strada per trovare la vera felicità... Qual è, infine, quell'ultimo e ineffabile mistero che avvolge la nostra esistenza, dal quale procediamo e verso il quale ci dirigiamo? » (NA 1).

Le principali religioni oggi esistenti nel mondo sono:

- il cristianesimo: 1.250.000.000

cattolici: 850.000.000;

protestanti: 330.000.000;

ortodossi: 100.000.000.

- L'islamismo: 650.000.000;

- L'ebraismo: 14.000.000;

- L'induismo: 518.794.000;

- Il buddismo: 300.000.

 

Religioni misteriche. (inizio)

Numerose religioni dell'antichità, in particolare quelle ellenistiche, avevano come elementi importanti la dottrina e i riti misterici. In alcuni casi, i misteri erano aperti a tutti. Altre volte, erano riservati agli iniziati, vale a dire a quelli che erano stati ammessi a quella tappa per mezzo del rito di iniziazione. Tale riserva è la causa principale del fatto che sono scarse le conoscenze sulla loro natura. Erano in rapporto con la fecondità e con la vita dell'aldilà. In generale, si può dire che per mezzo di riti, il fedele era introdotto nella vita degli dèi. I più famosi in Grecia erano quelli eleusini (dalla città di Eleusi, vicino ad Atene), praticati nel santuario della dea Demetra e di sua figlia Core, e che avevano un effetto positivo nel rendere più umana la vita aprendola alla gioia e alla speranza nell'aldilà della morte.

 

Religiosi. (inizio)

Vedi *Vita religiosa.

 

Religiosità. (inizio)

Traduzione pratica dell'atteggiamento religioso. L'atteggiamento è il fondo religioso della persona, la religiosità è l'espressione di quell'atteggiamento, che è sempre condizionato anche da fattori esterni, come il carattere personale e l'ambiente culturale.

 

Religiosità popolare. (inizio)

Sono i modi peculiari della religiosità nella *cultura popolare. Popolare non indica una classe sociale inferiore, ma piuttosto l'insieme delle persone nelle quali coincidono un atteggiamento religioso forte e una cultura teologica scarsa. Da questo derivano la sua ricchezza principale, che è il senso della trascendenza, e il suo difetto, o pericolo più frequente: un certo senso magico che porta a considerare la religione in una prospettiva utilitaristica. Seguendo il Documento di *Puebla, possiamo notare qualche altro particolare: a) Ricchezze: senso della provvidenza di Dio Padre; Cristo celebrato nei suoi misteri; intensa venerazione della Vergine Maria; ricorso ai santi come protettori; memoria dei defunti; senso della fraternità solidale; coscienza del peccato; capacità di esprimere la fede in un linguaggio totale; fede situata nel tempo (feste) e nello spazio (santuari, pellegrinaggi); rispetto filiale per i pastori, in particolare per il papa; gusto per l'espressione comunitaria; pratica dei *sacramenti e dei *sacramentali; capacità di sofferenza e di eroismo nella pratica della fede; valore della preghiera; accettazione degli altri. b) Aspetti negativi: *superstizione, *magia, fatalismo, idolatria del potere, ignoranza religiosa, ritualismo, riduzionismo della fede a un contratto con Dio; è minacciata dal *secolarismo, dalle *sette, dall'*agnosticismo, dalle manipolazioni ideologiche... La pastorale di questa religiosità si pone tra il coltivare le sue ricchezze e l'attenzione ai suoi rischi (cf Documento di Puebla, n. 454 e 456).

 

Reliquie. (inizio)

Resti del corpo dei santi, generalmente delle loro ossa. Per estensione, oggetti appartenuti a un santo. La Chiesa autorizza la loro venerazione religiosa sotto forma di *culto relativo, vale a dire non diretto alle reliquie, ma alla persona del santo. Il Codice di Diritto Canonico indica che si devono collocare reliquie dei martiri o di altri santi sotto l'altare (CIC 1237). Ma « è preferibile dedicare l'altare senza reliquie che riporvi reliquie dubbiose » (Pontificale Romano, introduzione alla dedicazione di un altare, n. 5b; cf Ordinamento generale del Messale Romano, 266). (Del resto, è bene ricordare che gli altari non sono mai *dedicati ai santi, ma a Dio soltanto.)

La religiosità popolare del Medio Evo si rivolse in modo squilibrato ai santi e diede spesso origine alla falsificazione di reliquie. Questo spiega le precauzioni oggi raccomandate dai documenti.

 

Reni. (inizio)

Vedi *Cuore e reni.

 

Rerum novarum. (inizio)

Vedi *Dottrina sociale della Chiesa.

 

Rescritto. (inizio)

E' la risposta scritta che un'autorità dà a una petizione che le è stata presentata e per mezzo della quale viene concesso un privilegio, una dispensa o un'altra grazia. Il termine si usa soprattutto per le risposte degli organismi della *Santa Sede. Vedi CIC 59‑75.

 

Responsorio. (inizio)

Dal latino tardo, responsorium = rispondere. Canto liturgico alternato tra il solista e il popolo.

 

Resto di Israele. (inizio)

Espressione che compare nell'AT, soprattutto nei profeti per designare la piccola parte del *popolo di Dio che sfuggirà alla rovina. Si distinguono tre tempi nel suo uso e nel suo significato: a) Prima dell'esilio è minaccia (solo pochi resteranno). b) Durante l'esilio di Babilonia è promessa: alcuni torneranno. c) Successivamente, il resto indica quelli che riedificheranno la città e il tempio (cf Is 4,2; 7,3; 10,20‑22; 11,11.16; 28,5; Am 5,15; Mi 4,7; 5,6; Sof 3,13; Zc 8,11; 13,8; 14,2; Ez 14,22; Gl 3,5; Esd 9,8.13‑15; Rm 11,5) (cf Haag‑Born‑Ausejo, DB‑H).

 

Restrizione mentale. (inizio)

Asserzione alla quale interiormente si toglie parte del contenuto ovvio della frase senza che chi la riceve se ne possa rendere conto. E un modo di ingannare e pertanto è moralmente riprovevole.

 

Retribuzione. (inizio)

La ricompensa che Dio concede a ciascuno secondo il suo comportamento. Non è qualcosa che ci si meriti perché lo stesso agire bene è un dono di Dio e la ricompensa è al disopra di tutto ciò che l'uomo potrebbe esigere o perfino desiderare. Non si deve nemmeno concepire come proporzionale alle opere concepite in modo quantificabile. La retribuzione definitiva è il possesso di Dio nella misura dell'intensità dell'amore che il soggetto raggiunge. Le opere, realizzate con l'aiuto di Dio, sono alla base di questo ottenimento (vedi *Carità, *Cielo, *Grazia). (Cf Ez 18,2; Mt 6,4‑18; 16,27; 25,46; Rm 2,6; 2 Cor 5,10; Col 3,24; Fil 1,25; 2 Tm 4,14; Eb 10,26‑30; Ap 2,23; 21,3‑4; 22,1‑5.12).

 

Reuel. (inizio)

Altro nome di *Ietro, suocero di Mosè.

 

Revisione di vita. (inizio)

Metodo di autoformazione ideato da J. Cardijn fondatore della JOC (Gioventù Operaia Cattolica), la cui metodologia si riassume in tre verbi: vedere, giudicare e agire. Lo stimolo a cercare un nuovo metodo gli venne dal verificare che i sistemi formativi che si utilizzavano convincevano ma diventavano presto inoperanti di fronte allo scontro con la realtà. In questo metodo, destinato in origine ai giovani pienamente coinvolti nella vita lavorativa, concretamente, si riflette su un testo biblico e lo si confronta a lungo con casi della vita, dopo di che viene l'impegno, sempre in una linea di concretezza. Questa formazione a contatto con la realtà è propiziata dal Vaticano II, che nel Decreto sull'apostolato dei laici (AA), dice che il laico « impari... a vedere a giudicare e a fare tutto alla luce della fede » (n. 29). L'*enciclica *Mater et Magistra propone espressamente questo metodo nel suo n. 236.

 

Ricchezza. (inizio)

Possesso di beni in abbondanza. Normalmente, si intende di beni materiali. Nei primi scritti biblici la ricchezza è considerata segno dell'amore di Dio; in un tempo in cui sulla vita dell'aldilà la luce era così scarsa, il benessere in questo mondo era una dimostrazione della giustizia di Dio nei confronti dell'uomo retto. Già i *profeti e gli *agiografi posteriori denunciano con energia la superbia e l'ingiustizia di molti ricchi (vedi, ad esempio, *Amos), Gesù, senza condannare la ricchezza, poiché i beni sono doni di Dio, parla molte volte contro l'ansia di accumulare ricchezze di questo mondo. *Luca è l'evangelista che raccoglie il maggior numero di insegnamenti di Gesù sui poveri e sulla ricchezza (cf Lc 1,53; 3,11; 4,18; 6,24‑25; 12,13‑21; 14,12‑24.33; 16,1‑13.19‑31. Questi passi sono esclusivi di Luca). Anche *Matteo e *Marco ci trasmettono la posizione di Gesù su questo tema (cf Mt 6,19.24; 10,23‑25; 16,26; 19,16‑22 = Mc 10,17‑22 e Lc 18,18‑23). L'amore disordinato per le ricchezze impedisce di comprendere e di ottenere i valori del regno.

 

Ricci, Matteo. (1552‑1608). (inizio)

Gesuita italiano. Fu il primo missionario che riuscì ad introdurre il cristianesimo in Cina, servendosi del prestigio delle sue conoscenze scientifiche in matematica, astronomia, geografia, filosofia e del suo spirito aperto all'adattamento della *liturgia alla *cultura locale, introducendo quelli che vengono denominati i riti cinesi. Dopo la sua morte, sorsero delle polemiche sulla legittimità di questi adattamenti e, fondamentalmente, su: a) l'applicazione a Dio di certi vocaboli; b) la venerazione degli antenati e di *Confucio; c) la soppressione di riti secondari nei *sacramenti. La discussione verteva sulla questione se queste pratiche avevano un carattere semplicemente civile o se erano pratiche religiose in senso stretto che contaminavano la fede cristiana. Il papa Innocenzo X condannò i riti cinesi nel 1645; Alessandro VII li autorizzò nel 1656; Clemente XI li condannò definitivamente nel 1704. La vicenda non è del tutto chiara. Nel sec. XX Roma ha fatto alcune concessioni. Si tratta di adattare l'espressione religiosa alle diverse culture (punto generalmente trascurato nelle missioni cattoliche), il che non è una concessione, ma il riconoscimento di un diritto, visto che dobbiamo pregare in consonanza con ciò che siamo perché la preghiera sia autentica e, al tempo stesso, è indispensabile mantenere la fede nella sua genuina purezza.

 

Riconciliazione. (inizio)

1. Ristabilimento di un'amicizia infranta.

2. Sacramento della riconciliazione. Vedi *Penitenza.

 

Riforma. (inizio)

Cambiamento con il quale si cerca di dare nuovamente la sua forma, o stato genuino, alle persone o alle istituzioni. Nella Chiesa si sente periodicamente un bisogno di riforma, cioè di far tornare la vita e le strutture ad uno stile più conforme al *vangelo. Storicamente, si sono avute riforme di determinati settori come, ad esempio, le congregazioni religiose (riforma carmelitana, francescana, agostiniana, ecc.) e riforme rivolte all'insieme della Chiesa: riforma carolingia, riforma del papa Ildebrando - *Gregorio VII - la cosiddetta riforma cattolica o *controriforma (per il fatto che la frattura di *Lutero venne chiamata riforma). Anche se nell'insieme non le si dà questo nome, l'opera del concilio *Vaticano II ha implicato una autentica riforma, sia a livello delle istituzioni (*Codice di Diritto Canonico, istituti di *vita religiosa, *liturgia, *curia pontificia, ecc.) che delle persone nella mentalità e nella vita.

 

Riforma protestante. (inizio)

Movimento capeggiato da Martin *Lutero, agli inizi del sec. XVI, che pretendeva di riformare la Chiesa e che si concluse nel grande *scisma d'Occidente con l'introduzione del *protestantesimo. Insieme a Lutero si devono ricordare altri importanti riformatori: *Calvino, *Zwingli, Enrico VIII.

 

Rinascita. (inizio)

Il passaggio dalla situazione di peccato alla vita nella *grazia che ci fa figli di Dio (cf Gv 3,3‑9; 2 Cor 5,17 e *Nuova creazione).

 

Ripalda. (inizio)

Vedi *Astete.

 

Riscatto. (inizio)

Vedi *Redenzione.

 

Riserva. (inizio)

Designazione abbreviata di Riserva del Santissimo Sacramento (o Riserva eucaristica), vale a dire del pane consacrato che si conserva nel *tabernacolo per poterlo portare ai malati, per dare la comunione a coloro che non hanno potuto partecipare alla celebrazione comunitaria e per l'adorazione privata o pubblica del sacramento. La riserva non deve essere fatta per farne uso nei giorni successivi, perché in ogni *messa si deve cercare di dare la comunione con le specie consacrate in quella stessa celebrazione (cf Ordinamento generale del Messale Romano, n. 56, h; Istr. Eucharisticum mysterium, n. 31).

 

Risurrezione della carne. (inizio)

Il tornare alla vita si deve intendere come il continuare a vivere dello stesso soggetto, non precisamente con le stesse cellule, le quali si corrompono nel sepolcro (a parte il fatto che già durante la vita si vanno rinnovando in modo tale che ogni sette o otto anni scompare tutto ciò che costituisce il nostro corpo). Il linguaggio e le immagini di quaggiù sono poveri per parlare della situazione dell'*aldilà. San *Paolo fa il paragone del chicco di grano che muore e germoglia di nuovo.

Gli ebrei trovavano difficile capire che ne sarebbe stato dell'uomo dopo la morte, vedi *Sheol. Negli ultimi tempi dell'AT, comincia ad apparire la luce (cf Dn 12,2; 2 Mac 7,9.11.14.29; Sap 5). Nel NT è una dottrina chiaramente manifestata da Gesù e poi dai suoi discepoli, soprattutto nel parlare del Signore stesso (cf Mc 12,18‑27; At 2,31‑33 e quanto indicato in *Parusia).

 

Risurrezione di Cristo. (inizio)

E' il dato centrale della predicazione apostolica, fondamento della fede cristiana. Senza di essa, tutto sarebbe finito sul *calvario. Gli *apostoli e i discepoli insistono nel segnalare questo fatto tanto in contesti narrativi (è il caso dei *Vangeli: Mt 28; Mc 16; Lc 24; Gv 20 e 21 e altri testi, ad esempio, 1 Cor 16,4‑8) che in proclamazioni di fede, che sono abbondantissime; in esse, si presenta la risurrezione come glorificazione o esaltazione di Gesù, come l'azione per mezzo della quale il Padre lo costituisce Cristo e Signore, causa e principio della nostra stessa glorificazione (cf At 2,24.33‑36; 3,15; 4,8‑12; 5,30‑32; 10,39‑43; 1 Ts 1,9‑10; 4,14; 1 Cor 15,3‑5.12‑28; Rm 1,3‑4; 4,24‑25; 6,4; 8,11.29; 10,9; Col 1,18 ecc.). Con la sua risurrezione, Cristo inaugura il nuovo modo di esistere. In quella esaltazione è giunto alla meta della sua incarnazione divinizzante; la sua umanità oltrepassa i limiti dello spazio e del tempo per avere il modo divino di esistere; se tutta la sua esistenza è pasqua fin dall'*incarnazione, in questo momento giunge al suo culmine. Giustamente, è la *pasqua e non l'incarnazione il centro del mistero di Cristo e della sua celebrazione nella *liturgia. Da quel momento Gesù, per mezzo dello *Spirito Santo, ci comunica la partecipazione alla sua vita, di modo che per la sua risurrezione è la primizia di tutti quelli che saranno glorificati.

 

Riti di passaggio. (inizio)

Sono l'insieme degli atti *simbolici con i quali, in ogni cultura, si mette in risalto l'importanza che hanno certi momenti della vita. Riguardano il senso dell'esistenza e vengono quindi praticati da tutte le religioni; poiché questo senso è radicale e trascendente, si devono esprimere attraverso dei simboli. « Per cercare di comprendere una religione dobbiamo prima di tutto concentrare la nostra attenzione sui riti più che sulle credenze » (Radcliffe‑Brown). I riti di passaggio sono collegati alla nascita, all'iniziazione sessuale, al matrimonio e alla morte, momenti chiave nel divenire umano. Di minore importanza o meno universali sono altri riti, come quello dell'inizio o della fine degli studi, della laurea, di certi saluti. Il rito segnala il limite di vitamorte, mortevita, qualcosa di importante finisce e qualcosa di importante comincia. Il rito sottolinea questa importanza e dà serietà alla vita nella sua dimensione sociale e personale (cf A.N. Terrin, Antropologia Culturale, NDL‑EP).

La religione non va contro corrente con ciò che è umano, al contrario. Nella religione cattolica, i momenti chiave dell'esistenza sono accompagnati da riti sacramentali: battesimo, confermazione, matrimonio, unzione degli infermi, riti delle esequie.

 

Ritiro spirituale. (inizio)

Periodo durante il quale ci si ritira dalle occupazioni abituali per dedicarsi all'esercizio più intenso della riflessione e della *preghiera per far crescere l'unione con Dio nella propria vita. Si usa chiamare ritiro quando è di breve durata (un giorno o anche meno); *esercizi spirituali, quando si tratta di un periodo più lungo.

 

Rito. (inizio)

Cerimonia che si realizza secondo degli schemi e un ordine prestabiliti. Per il suo svolgimento assume una serie di segnisimboli che sono come unità minori all'interno di un rito. Generalmente, si usa riferendosi a riti religiosi. A volte, significa tutta la cerimonia; altre, un insieme al suo interno; altre volte ancora, si dà questo nome ad un semplice *segno. Il rito è un momento di grande energia: un rito già stabilito evita lo sforzo di creare in ogni occasione e l'energia liberata può così essere usata per vivere meglio la celebrazione.

 

Rito di comunione. (inizio)

Vedi *Messa. Parti.

 

Rito penitenziale. (inizio)

Vedi *Messa. Parti.

 

Riti cinesi. (inizio)

Vedi *Ricci Matteo.

 

Rituale. (inizio)

Libro liturgico contenente le formule e i riti delle celebrazioni sacramentali. Esistono rituali per ognuno dei *sacramenti o celebrazioni liturgiche similari, come funerali, benedizioni, professione religiosa, ecc.

 

Rivelazione. (inizio)

Manifestazione che Dio fa agli uomini di se stesso e del suo piano di salvezza. « La rivelazione si realizza con le opere e con le parole intrinsecamente unite » (Vaticano II, DV 1). « Dio invisibile (cf Col 1,15; 1 Tm 1,17), mosso d'amore, parla agli uomini come amici (cf Es 33,11; Gv 15,14‑15), vive fra loro (cf Bar 3,38) per invitarli e accoglierli nella sua compagnia » (Id., Ibid). Già la creazione è rivelazione, in quanto attraverso di essa possiamo conoscere qualcosa del creatore (cf Rm 1,20); la si suole chiamare rivelazione naturale. Normalmente, si riserva il nome di rivelazione a quella che Dio realizza tramite i suoi inviati, i *profeti e gli altri *agiografi. Il culmine della rivelazione è Cristo. Dopo la rivelazione dell'AT, in questa tappa finale Dio « ha parlato a noi per mezzo del Figlio » (Eb 1,2). Egli « proferisce la parole di Dio » (Gv 3,34). Chi lo vede, vede il Padre (cf Gv 14,9). Dopo la sua *ascensione, inviò lo *Spirito Santo, che ispirò gli autori del NT.

 

Rivelazione privata. (inizio)

Quella che afferma di aver ricevuto un persona in particolare. Ci sono rivelazioni private nella vita dei santi e anche numerose pretese rivelazioni che altre persone dicono di aver ricevuto. Quando non sono d'accordo con la fede, la Chiesa le condanna. In caso contrario, lascia la libertà ai fedeli di aderire a quello che propongono, ma ciò che appartiene alla rivelazione privata (quella non inclusa nei libri della*Bibbia) non è mai proposto come fede della Chiesa, alla quale c'è l'obbligo di aderire.

 

Roboamo. (inizio)

Figlio di Salomone ed erede del suo regno. La sua condiscendenza con gli amici, che gli consigliavano durezza di fronte alle giuste proteste del popolo, fu la causa immediata della divisione del regno. Le dieci tribù settentrionali si separarono ed elessero re *Geroboamo; da allora il regno settentrionale fu chiamato *Israele. Rimasero fedeli a Roboamo, nel regno meridionale detto Giuda, solo le tribù di *Giuda e Beniamino.

 

Rocchetto. (inizio)

Sopravveste di lino bianco, lunga come la cotta, con maniche strette e lunghe, indossata dal papa, dai cardinali, dai vescovi o altri prelati nelle cerimonie liturgiche.

 

Roma. (inizio)

Centro del mondo cattolico, « presidio della carità » secondo l'espressione di sant'*Ireneo. Ha circa 2.500.000 di abitanti. E attraversata dal fiume Tevere. La parte antica è sui sette colli (septimontium) del lato sinistro del fiume. Conserva monumenti di grande valore e molte rovine dell'antichità. Le basiliche di Santa Maria Maggiore, San Giovanni in Laterano e San Paolo Fuori le Mura, benché all'interno della città, fanno parte dello Stato della *Città del Vaticano. La fondazione di Roma si situa nel 753 a.C., inizio dell'*era romana (a. u. c. = *Ab Urbe Condita = « dalla fondazione della città »). Dopo aver dominato l'intera penisola, estese la sua egemonia su tutta la conca del *Mediterraneo e fu la capitale dell'impero nel quale nacque e si sviluppò il cristianesimo.

 

Romani, Lettera ai. (inizio)

E' la lettera più dottrinale di san Paolo, scritta in tono sereno (a differenza di Galati che, in buona parte, espone lo stesso tema). La scrive da *Corinto, probabilmente tra il 57 e il 58, quando non è ancora stato a Roma. Non conosce ancora quella comunità cristiana, ma qualcuno venuto da lì lo ha informato. Paolo vuole andare a Roma e annuncia loro la sua visita. Sa che ci sono alcune tensioni tra i cristiani proveniente dal *giudaismo e quelli che si sono convertiti dal *paganesimo, i quali sembrano disprezzare i primi. Per questo canta ammirevolmente le glorie di *Israele, l'ulivo sul quale è stato innestato l'oleastro (11,23‑24; cf 9,1‑11,36). Ma il tema principale è quello della *giustificazione per la fede. Su questa lettera, male interpretata, *Lutero baserà i punti principali della sua *eresia.

 

Romanico. (inizio)

Stile architettonico e artistico in generale che si sviluppò nell'Europa occidentale dal sec. V al sec. XII, particolarmente nei sec. XI e XII. Deriva dallo stile imperiale di Roma e riceve apporti dai bizantini e dai barbari che invasero i paesi mediterranei. Gli edifici di culto si caratterizzano dalla configurazione a croce latina (una lunga navata che si incrocia con un'altra più corta); l'arco a tutto sesto poggia su grossi pilastri, generalmente cilindrici, a volte poligonali; all'esterno, solidi contrafforti offrono appoggio ai muri; dato il grande spessore dei muri, le finestre sono piuttosto ridotte, per cui le chiese romaniche sono semioscure, salvo quelle degli ultimi tempi, quando si nota un'evoluzione verso le volte che annunciano il gotico.

 

Rosa da Lima, santa (1586‑1617). (inizio)

Nacque, visse e morì a Lima, in Perù. E stata la prima santa canonizzata d'America. Presso la casa paterna, costruì una piccola cella nella quale combinò una vita di penitenza e intimità con Dio con l'interesse per il prossimo; accanto alla sua cella costruì una stanza nella quale curava malate di estrema povertà. Fu diretta soprattutto dai padri domenicani, così da essere considerata appartenente a quella famiglia religiosa, benché non sia mai entrata in nessun convento.

 

Rosacroce. (inizio)

Organizzazione scientifico‑religiosa che conta circa 6.000.000 di adepti, soprattutto negli Stati Uniti. La sua origine non sembra essere legata a Cristian Rosenkreutz (sec. XIV‑XV), ma piuttosto alla *massoneria, benché i rosacroce non accettino tale affermazione. La sua dottrina è un sincretismo gnostico e alchimistico, che propone la conoscenza della natura assieme ad elementi mistici delle religioni antiche (Egitto, Babilonia, Grecia e Roma) ed elementi cristiani. Essi, e non la Chiesa, sono i depositari della rivelazione di Gesù, dicono. Sono tolleranti; ognuno dei suoi membri può scegliere per la religione che ritenga migliore (cf Y. de Gibon, DdlR‑H e C. Vidal, DSO‑VD).

 

Rosario. (inizio)

Preghiera mariana che san Pio V, proveniente dall'ordine domenicano, definì così: « Il rosario, o salterio della beata vergine Maria, è un mondo pietosissimo di preghiera e di invocazione a Dio, modo facile, alla portata di tutti, che consiste nel rendere lode alla santissima Vergine ripetendo il saluto angelico per 150 volte, tante quanti sono i *salmi del salterio di Davide, frapponendo, tra ogni decina, la preghiera del Signore, con determinate meditazioni che illustrano l'intera vita di Nostro Signore Gesù Cristo » (Bolla Consueverunt romani Pontifices, 17091569; cf NDM‑P). Il rosario si apprezza in particolare in quanto è: a) eminentemente biblico nelle sue preghiere e nei misteri che si contemplano; b) cristologico; c) prossimo alla liturgia, che è il modello e il vertice della preghiera, secondo il concilio Vaticano II (cf SC 10). Si adatta alla situazione di ogni persona: a chi si trova bene con la preghiera vocale e a chi ama la contemplazione, perché nella sua esperienza si possono distinguere i seguenti livelli o tappe: a) l'attenzione alle parole di carattere piuttosto razionale; b) la contemplazione del mistero enunciato, con minore attenzione riflessiva e maggiore attenzione alla Vergine, che si contempla immaginandola nel corrispondente quadro meditativo; c) approfondendo quanto si è detto, attenzione sempre più concentrata sulla persona e meno sulle parole e sulle immagini: è già un esercizio di *contemplazione che può essere di preghiera molto elevata. Il rosario è stato insistentemente raccomandato dagli ultimi papi; si tenga particolarmente conto di quanto dice su di esso Paolo VI nella *esortazione apostolica « Marialis cultus » (02021974), n. 42‑55 (cf A. de Pedro, Madre de Dios... EP 164‑165).

 

Rota Romana. (inizio)

Tribunale della *Santa Sede di competenza universale, sebbene la maggioranza delle cause trattate si riferiscano a vicende di nullità matrimoniale.

 

Rotoli. (inizio)

Strisce di *papiro e più tardi di *pergamena, formate da pezzi che si incollavano gli uni agli altri e si arrotolavano a due bastoni o cilindri, di modo che, srotolandole, si potessero leggere. Il documento era scritto in colonne, in senso trasversale alla lunghezza del rotolo. Poteva raggiungere una decina di metri di lunghezza. Si scriveva su un solo lato (il *codice permetterà la scrittura su ambedue i lati). L'uso del termine volume per indicare un libro ci viene dal verbo latino volvo = arrotolare.

 

Ruben. (inizio)

Figlio maggiore di *Giacobbe e *Lia. Perse il diritto di primogenitura per il suo peccato di *incesto con Bila (cf Gn 35,22; 49,3‑4).

 

Rubriche. (inizio)

In latino, rùbrica = scritto in rosso. Una volta si scrivevano in rosso i titoli dei capitoli e alcune lettere iniziali. Nei sec. XII‑XIII, si annotano in questo modo indicazioni pratiche nei libri liturgici. Poi si unificano le indicazioni di tipo generale di una *celebrazione e, con il nome di Rubriche generali, si collocano al principio del rispettivo libro (*messale, *ufficio divino...), mentre quelle particolari restano nel posto corrispondente della celebrazione. Oggi quelle generali sono solitamente nello stesso tipo di inchiostro dell'insieme; quelle particolari si mettono ora in rosso ora in altro colore o in quello normale, ma con diverso tipo di carattere. Le rubriche sono totalmente in funzione del contenuto; sono come la corteccia del rito. Il rubricismo o culto della rubrica è negativo, perché sconvolge i valori, ma le rubriche sono importanti in quanto aiutano il corretto svolgimento delle celebrazioni liturgiche e, in non pochi casi, aiutano a penetrare il senso del *rito.

 

Rut. (inizio)

Il libro di Rut racconta la storia di questa donna moabita che, alla morte del marito, accompagna fedelmente la suocera *Noemi, rimasta anch'essa vedova, a Betlemme, da cui era partita ai tempi della carestia. Qui sposa Booz, parente di suo marito, in applicazione della legge del *levirato. Questo matrimonio la renderà ascendente del *Messia, in quanto bisnonna di *Davide (cf Mt 1,5). La storia è situata all'epoca dei *Giudici, ma il libro fu scritto intorno ai sec. V o IV a.C. E uno dei cinque *megillot e si leggeva nella *sinagoga a *Pentecoste. Non appartiene ai libri storici, ma a quelli che oggi vengono chiamati « piccoli racconti ».

 

Ruysbroek, Jan van, beato. (1293‑1381). (inizio)

*Asceta e *mistico olandese. Ebbe grande influenza sul suo tempo e sulla cosiddetta *Devotio moderna. Vedi *Tommaso da Kempis.

 

Rylands. (inizio)

Nella John Rylands Library di Manchester (Inghilterra) si conserva il più antico manoscritto del Nuovo Testamento. Ha su una facciata Gv 18,31‑33 e sull'altra Gv 18,37‑38. E datato negli anni 125‑130 circa, molto vicino, quindi, alla data della morte di san Giovanni. E un papiro, parzialmente deteriorato, catalogato con la sigla P52, designato anche con il nome di Rylands. Vedi *Manoscritti biblici.

 

 

 

 

 

S

 

Saba Sabei. (inizio)

Regno dell'Arabia del sud, famoso per le sue ricchezze e per il commercio di *incenso, spezie, oro e pietre preziose. Nel primo libro dei Re si racconta la visita della regina di Saba a *Salomone (1 Re 10,1‑3); Gesù la menziona in Mt 12,42.

 

Sabaot. (inizio)

Racchiude l'idea di esercito. Non c'è unanimità né certezza tra gli *esegeti sul senso che assume nei diversi contesti in cui compare nell'AT. Sembra significare l'insieme delle potenze celesti, e Jhwh‑Sabaot è il Dio potente che lotta con il suo popolo e lo porta alla vittoria.

 

Sabato. (inizio)

Significa probabilmente « riposo ». Settimo giorno della settimana, che compare nel racconto della creazione e in tutte le raccolte di leggi dell'AT (Gn 2,2‑3; Es 20,8‑11; 23,12; 31,12‑17; 32,34; 35,1‑3; Lv 23,3; 26,2; Nm 15,32‑36; 28,9‑10; Dt 5,12‑16) e a cui si fa riferimento in molti altri passi. Osservato, senza dubbio, prima di *Mosè, è dall'*alleanza una delle istituzioni fondamentali del *popolo di Dio. Il riposo fu imposto nelle diverse epoche con un rigore che prevedeva perfino la pena di morte; ma non era il suo unico aspetto. Era un giorno di gioia e di culto. Ai tempi di Gesù, il legalismo lo aveva svuotato del suo significato autentico e il modo di agire di Gesù a riguardo del sabato è una delle cause di maggior conflitto con i *farisei. Gesù osserva il sabato (cf Mc 1,21; Lc 4,16) e al tempo stesso si dichiara signore del sabato (cf Mc 1,28) e ricorda che « il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato » (Mc 2,27). Agli ebrei convertiti fu difficile smettere di osservarlo, come si deduce da diversi testi del NT. I cristiani osservano il primo giorno della settimana, non come sostituzione del sabato, ma con un senso suo proprio (vedi *Domenica).

 

Sabbatico, Anno. (inizio)

Era l'istituzione legale che in *Israele ordinava che ogni sette anni se ne osservasse uno di riposo, come il sabato nella settimana. Durante questo anno, gli schiavi riacquistavano la libertà, si rimettevano i debiti, non si coltivava la terra e i suoi frutti spontanei potevano essere liberamente colti dai poveri (cf Es 21,2; Lv 25,3‑7; Dt 15,1‑6). Di fatto, non sembra che questa legge, il cui senso era la carità verso i bisognosi, fosse osservata.

 

Sabellio / Sabellianismo. (inizio)

Vedi *Modalismo Monarchianismo.

 

Sacerdotale. (inizio)

l Documento o tradizione sacerdotale è una delle fonti principali del *Pentateuco. Proviene dai circoli di sacerdoti che vivevano nell'*esilio di *Babilonia. Si designa con P, lettera iniziale di sacerdote in tedesco: Priester.

 

Sacerdote. (inizio)

La persona che, per la sua configurazione a Cristo, possiede il *sacerdozio. Posto che tanto chi possiede il sacerdozio comune ricevuto nel *battesimo come chi possiede il sacerdozio ministeriale ricevuto con il sacramento dell'*ordine sono sacerdoti, questa parola non è adeguata a designare i ministri della chiesa, a cui generalmente si applica, ma che sarebbe meglio chiamare *presbiteri.

 

Sacerdoti e leviti. (inizio)

Nel popolo di Dio dell'AT, Dio, per mezzo di *Mosè, si riservò per il suo culto i maschi della tribù di *Levi. Al suo interno, ai discendenti di *Aronne furono assegnate le funzioni più immediate del culto, come offrire i *sacrifici e dirigere la preghiera. Questi vennero chiamati « sacerdoti ». Gli altri membri della tribù di Levi collaboravano nei servizi come l'ordine e la pulizia del tempio o altri compiti complementari. Questi furono chiamati « leviti ».

 

Sacerdozio. (inizio)

E la capacità che qualcuno possiede di arrivare a Dio per presentare sacrifici e per fungere da mediatore a favore di altri.

Solo l'uomo Gesù Cristo, per mezzo della sua unione con Dio, possiede questa capacità nel suo essere stesso. Qualsiasi altro sacerdozio procede da quello di Cristo. Di modo che il sacerdozio cristiano è una configurazione o assimilazione (farsi simile) a Cristo che conferisce la capacità di giungere a Dio per offrire sacrifici (adorazione, lodi...) e per essere mediatore, ovvero intercedere per gli altri.

Si distinguono due tipi di sacerdozio: a) Il sacerdozio comune o regale, proprio di ogni battezzato, che riguarda direttamente l'essere della persona, che è configurata a Cristo in ordine alla doppia finalità già detta. Non ha senso né efficacia in chi è nemico di Dio. b) Il sacerdozio ministeriale o gerarchico, che si riceve con il sacramento dell'*ordine; riguarda la persona in ordine a una funzione o ministero in favore della comunità ecclesiale. Rendendo capaci di operare come ministri in nome di Cristo, la sua azione è valida anche se tale ministro è in peccato (un sacramento conferito da un ministro indegno è valido, perché il ministro è solo lo strumento attraverso il quale opera Cristo).

 

Sacra Scrittura. (inizio)

L'insieme dei libri sacri scritti per ispirazione dello *Spirito Santo. Vedi *Bibbia.

 

Sacramentali. (inizio)

« Sono segni sacri con cui, per una speciale imitazione dei *sacramenti, vengono significati e ottenuti, per l'impetrazione della Chiesa, effetti soprattutto spirituali » (CIC 1166). Ad esempio, tutto ciò che in una celebrazione accompagna l'essenziale: le *benedizioni, l'uso dell'acqua benedetta, ecc. Nel suo uso si deve evitare tanto la mancanza di riverenza (sono intercessione della Chiesa) quanto un impiego tinto di *magia.

 

Sacramentario. (inizio)

Fino al sec. XI, libro contenente i formulari liturgici. I più famosi e antichi sono: il leoniano (ritenuto opera di san Leone Magno (440‑461), il gelasiano (di papa Gelasio, 492‑496), il veronese, il bergomense.

 

Sacramenti. (inizio)

Segni sensibili ed efficaci, istituiti da Cristo per comunicarci la grazia. a) Sono segni o simboli, perché il soprannaturale che contengono non può essere espresso in modo pieno o adeguato nel linguaggio razionale. b) Sono efficaci, ovvero non solo significano, ma comunicano realmente la grazia. c) Solo Cristo può unire l'effetto spirituale a elementi materiali. La determinazione concreta dei segni, a volte procede da Cristo (acqua nel battesimo, pane e vino nell'eucaristia) e altre volte viene dalla Chiesa, che Cristo ha lasciato come suo corpo.

La ragione per cui Dio ci si comunica in questo modo è la natura stessa dell'uomo, essenzialmente simbolico, che percepisce e si esprime per mezzo di segni e di simboli.

I sacramenti sono *celebrazioni, ovvero azioni rituali e festive. Non sono una cosa che si « riceve » come un elemento estraneo o strano che ci giunge. L'azione sacramentale è azione della Chiesa e, con essa, del soggetto, che mette in contatto vivificante con Dio.

 

Sacrificio. (inizio)

Atto di culto che consiste nel distruggere o non usare un essere vivo o un elemento naturale come *segno di riconoscimento della sovranità di Dio. L'essenziale non è la distruzione, ma l'atteggiamento di riverente riconoscimento. Nell'AT si sacrificavano animali, si versava olio o altri liquidi, si bruciavano cereali, ecc. Il sacrificio supremo di Cristo sulla *croce supera e abolisce tutti gli altri sacrifici.

In senso più ampio, si parla di sacrificio come dedicazione della propria vita a Dio e anche nel senso di fare qualcosa di costoso o di doloroso per Dio.

 

Sacrilegio. (inizio)

Dal latino sacrum = sacro, e lego = rubo, tolgo. *Profanazione di una persona, di un luogo o di una cosa.

 

Sacro. (inizio)

Persone, cose o luoghi sottratte al mondo *profano per la divinità.

 

Sacrosanctum Concilium. (inizio)

Prime parole, in latino, della Costituzione del Vaticano II sulla Sacra *Liturgia.

 

Sadducei. (inizio)

Partito politico ai tempi di Gesù. Il nome proviene dal sacerdote *Zadoc, anche se il gruppo si formò nel sec. II a.C. Era costituito da membri dell'aristocrazia e da famiglie sacerdotali. La sua ideologia era conservatrice e opportunista, cosicché si adattavano al potere dominante, in questo caso a Roma. Non ammettevano altro che la legge scritta e non credevano alla *risurrezione (cf Mt 22,23s; Mc 12,18; Lc 20,27; At 23,6‑10). Anche se molto distanti dai *farisei riguardo alle credenze, alla legge e al punto di vista politico, rispetto a Gesù li vediamo spesso uniti (cf citazioni precedenti e Mt 3,7; 16,1.6s). Nella storia dei secoli II e I a.C. ebbero una grande influenza politica, anche se a volte fu superiore quella dei farisei. Ai tempi di Gesù, i farisei godevano di maggiore stima e di grande influenza sul popolo, ma nel *sinedrio erano loro a dominare e dalle loro fila usciva generalmente il *sommo sacerdote. Per questo, insieme a quella dei farisei, la loro influenza fu decisiva nella condanna di Gesù (cf Gv 11,47‑53).

 

Sadismo. (inizio)

Perversione di chi ottiene il piacere sessuale infliggendo dolore fisico a un altro. Il nome viene dal marchese de Sade, scrittore francese del sec. XVIII. Vedi *Masochismo.

 

Saffismo. (inizio)

Vedi *Omosessualità.

 

Sagrestia. (inizio)

Recinto del tempio nel quale si vestono i ministri e nel quale si conservano i *paramenti, i vasi sacri e gli altri elementi che si usano nel culto.

 

Sailer, Johannes Michael (1751‑1832). (inizio)

Tedesco. Figura di grande importanza nella storia della *pastorale e, all'interno di questa, della *catechesi. Imprime un orientamento biblico‑teologico, di impostazione *kerigmatica, reagendo contro la tendenza *razionalista e *moralista. Più che dell'« arte » nella predicazione e nella catechesi, si preoccupa dei contenuti. Decisiva la sua riscoperta dell'antico asse della pastorale e dell'insegnamento: la *storia della salvezza. Purtroppo, poco dopo di lui, si diffuse la *neoscolastica, più razionalista e facente poco ricorso alla *Bibbia, il cui principale rappresentante nella catechetica fu Deharbe.

 

Salesiani / Società di san Francesco di Sales. (inizio)

Congregazione religiosa fondata da san Giovanni Bosco a Torino nel 1859. A volte sono anche chiamate salesiane le Figlie di Maria Ausiliatrice, ramo femminile fondato anch'esso da san *Giovanni Bosco assieme a santa Maria *Mazzarello. Entrambi i rami si dedicano all'educazione dei bambini e dei ragazzi, soprattutto dei più poveri. Sostengono molte scuole professionali. I salesiani sono, per numero, la terza congregazione religiosa, dopo i *gesuiti e i *francescani.

 

Salmanassar. (inizio)

Re assiro che nel 721 conquistò la *Samaria, deportando a *Ninive tutti i suoi principali abitanti (cf 2 Re 17,4‑6; 18,9‑11). Morì poco prima della caduta della città di Samaria, conquistata quando era già re il suo successore *Sargon.

 

Salmanticensi. (inizio)

Gruppo di teologi dell'ordine dei *carmelitani scalzi, professori all'Università di Salamanca (Spagna), che nel sec. XVII composero un trattato di teologia al quale si fa spesso riferimento nella storia della *teologia.

 

Salmi. (inizio)

Composizioni poetico‑musicali della letteratura del popolo ebraico. Sono: a) Preghiere, principalmente di lode. b) Poesie, il che significa che in essi l'aspetto intuitivo prevale su quello discorsivo. c) Destinati al canto; il loro stesso nome greco (da psallo = far vibrare le corde di uno strumento) e quello che molti portano in ebraico (Mizmor), indicano un canto accompagnato con strumenti a corde. Erano destinati principalmente alle celebrazioni comunitarie. In essi si rivive tutta la storia di Israele in preghiera di lode, di azione di grazie, di invocazione, di lamentazione, di acclamazione messianica, ecc. Data la loro grande ricchezza religiosa (oltre che letteraria), la Chiesa continua a usarli nella sua preghiera.

Ci interessano quelli biblici, ma anche altri popoli vicini a *Israele composero dei salmi.

 

Salmi, Libro dei. (inizio)

Sebbene vi siano dei salmi in diversi libri della *Bibbia, in essa figura un libro chiamato dei Salmi, che ne contiene 150. Salmi di epoche diverse andarono via via a comporre delle raccolte, cinque delle quali formarono poi questo libro ammesso nel *canone. Questo insieme viene a volte chiamato il salterio di Davide: gliene sono infatti attribuiti 73, sebbene in molti casi si tratti semplicemente dell'antica usanza di attribuire un'opera a un personaggio famoso. Gli specialisti riducono questo numero a una dozzina. L'epoca della composizione va dal sec. X al III a.C. La raccolta fu completata intorno al 200 a.C.

 

Salmo responsoriale. (inizio)

Vedi *Messa. Parti. E *Salmi.

 

Salmodia. (inizio)

nsieme di *salmi che si cantano o si recitano in una*celebrazione che ne contiene vari. Ad esempio, quelli delle *lodi o dei *vespri. Vedi Liturgia delle ore.

 

Salomone (970‑930 a.C.). (inizio)

Re di *Israele per 40 anni, superò in fama, ma non in importanza, perfino suo padre *Davide. Re pacifico, mantenne buoni rapporti con i regni vicini. La sua saggezza fu ed è tuttora proverbiale e per questo gli furono attribuiti *salmi, proverbi e libri. Organizzò il regno dividendolo in territori che avevano i loro rispettivi governatori. Fece realizzare numerose costruzioni, la più importante delle quali fu il *tempio di Gerusalemme. Fedele a Yhwh all'inizio del suo regno, fu poi distolto dal vero Dio dalle numerose mogli straniere, che lo indussero a permettere il culto dei loro idoli (cf 1 Re 1‑11; 2 Cr 1‑9).

 

Salterio. (inizio)

L'insieme dei 150 *Salmi, ovvero, il libro dei Salmi.

 

Salvatore. (inizio)

Equivalente a *Gesù, che in ebraico significa « Yhwh salva ».

 

Salvezza. (inizio)

Liberazione da un male, da un pericolo, da una disgrazia. In senso religioso, liberazione dal *peccato e dalle sue conseguenze grazie all'azione di Dio nella cosiddetta *storia della salvezza, della quale Cristo è il centro e il suo*mistero pasquale il culmine. Ha una dimensione comunitaria e *trascendente. Lo stabilirsi del *regno di Dio o l'entrare in esso sono espressioni equivalenti a salvezza.

 

Samaria. (inizio)

Capitale del *regno del nord dall'800 a.C. circa. Venne poi designata con lo stesso nome tutta la regione. Nel 721 a.C. cadde in potere degli *assiri, e ne seguì la deportazione a *Ninive. Distrutta in altre occasioni, *Erode il Grande la ricostruì nel 30 a.C. dandole il nome di Sebaste.

 

Samaritani. (inizio)

Abitanti della *Samaria. Con le deportazioni degli *assiri, parte degli abitanti furono sostituiti da altri portati da diversi paesi. Il conseguente miscuglio di razze e la tradizionale rivalità tra i regni del nord e del sud provocò l'antipatia dei rimpatriati da *Babilonia, che consideravano i samaritani impuri ed eretici. Questi restituirono loro l'inimicizia e costruirono il loro tempio sul monte *Garizim. Gesù non partecipa al disprezzo per i samaritani, come si nota nell'incontro con la samaritana (Gv 4), nella parabola del buon samaritano (Lc 10,29‑37) e nel giudizio sul lebbroso riconoscente (Lc 17,11‑19; cf At 1,8; 8,5‑25; 9,31).

 

Samuele. (inizio)

*Profeta e *giudice di Israele. Da bambino, venne consacrato a Dio come nazireo e visse nel tempio. Intervenne da parte di Dio presso il popolo, per elevare la sua religiosità, molto esposta nell'epoca dei Giudici, in cui non c'era coesione tra le tribù. Gli toccò un ruolo decisivo nell'instaurazione della monarchia. Fu lui a ungere da parte di Dio i primi re di *Israele (cf 1 Sam 1‑12; 15‑16; 25).

 

Samuele, I libri di. (inizio)

Sono due, che in origine ne formavano uno solo. Non furono scritti da Samuele. Cominciano con la vita e l'attività del profeta e narrano poi l'instaurazione della monarchia e la storia dei primi re, *Saul e *Davide. Nella *Vulgata sono chiamati 1 e 2 Re, mentre questi ultimi prendono la numerazione 3 e 4 Re.

 

Sanazione in radice. (inizio)

Convalidazione di un matrimonio, senza rinnovazione del consenso, concessa dall'autorità ecclesiastica competente. Ha effetto retroattivo in relazione alla dispensa dall'impedimento che fu causa dell'annullamento, così come in quanto alla *legittimazione dei figli avuti dal momento della contrazione del matrimonio sanato (cf CIC 1161‑1165).

 

Sancta sanctorum. (inizio)

La stanza più recondita all'interno del *tempio di Gerusalemme, dietro al *santo e separata da questo da un velo. Aveva forma cubica. In origine conteneva l'altare d'oro dell'*incenso e l'*arca dell'alleanza, con la *manna, la verga di *Aronne e le *tavole della legge. Dopo la scomparsa dell'arca dell'alleanza, era vuota. Costituiva il luogo per eccellenza della presenza divina, e vi entrava solo il *sommo sacerdote una volta all'anno, nel giorno dell'*espiazione (cf Lv 16,1s).

 

Sansone. (inizio)

Uno dei più famosi *giudici di Israele, le cui imprese si narrano nei capitoli 13‑16 del libro dei *Giudici.

 

Santa Sede. (inizio)

Vedi *Sede Apostolica.

 

Santificazione. (inizio)

1. Effetto del farsi santo.

2. Si usa anche come sinonimo di *consacrazione.

 

Santissimo / Santissimo Sacramento. (inizio)

Le specie (pane e vino) consacrate nella celebrazione eucaristica. Normalmente si custodisce nel *tabernacolo, per i malati che chiedano di fare la comunione o per altri che non possono partecipare alla celebrazione eucaristica, per l'adorazione privata o pubblica e, in rare occasioni, per portarlo in processione.

 

Santità. (inizio)

1. E come l'attributo essenziale di Dio. Racchiude l'idea del suo mistero, della sua gloria e maestà, della sua bontà e fedeltà. Il termine ebraico qadosh significa « separare »; è l'essere assolutamente diverso, che ispira rispetto e adorazione non separata dalla fiducia, soprattutto da quando Gesù si rivolge sempre a Dio come Padre e ci insegna a chiamarlo così.

2. La santità dell'uomo consiste innanzi tutto nel possesso della *grazia di Dio che lo trasforma interiormente facendolo partecipare alla santità e all'essere di Dio. La grazia è « una certa amicizia con Dio » (san Tommaso). La sua principale espressione è l'*amore o *carità assieme alla quale vanno le altre virtù *teologali e le virtù morali.

 

Santo. (inizio)

1. Chi possiede la *santità. Santo è chi vive per i valori assoluti: Dio e il *prossimo. Si può esprimere anche con termini come bontà, giustizia, rettitudine.

2. Area del *tempio di Gerusalemme contigua al *sancta sanctorum.

3. Santo canonizzato. Quello che la Chiesa, previo esame della sua vita e delle sue virtù, e dopo aver verificato l'esistenza di miracoli realizzatisi per sua intercessione dopo la sua morte, propone come modello di vita, permettendo al tempo stesso che gli sia reso culto nella *liturgia. Vedi *Beato e *Beatificazione; *Canonizzazione.

 

Santo sepolcro. (inizio)

Il sepolcro nel quale fu posto il corpo di Gesù dopo la morte in croce. Secondo i *Vangeli, il sepolcro apparteneva a *Giuseppe di Arimatea, che lo aveva preparato per sé; era nuovo; nessuno vi era mai stato sepolto; si trovava vicino al luogo della crocifissione; era scavato nella roccia e si chiudeva facendo rotolare una grande pietra (cf Mt 27,59‑60; Mc 15,45‑46; Lc 23,53; Gv 19,38‑41). Attualmente si trova, così come l'altura del *Calvario, all'interno della *basilica del *Santo Sepolcro, all'interno della città di *Gerusalemme. La prima basilica su questo luogo fu costruita dall'imperatore *Costantino. Il Santo Sepolcro è uno dei luoghi preferiti dai pellegrini in Terra Santa.

 

Santuario / Santuari. (inizio)

1. Nell'AT, luoghi dedicati alla divinità o ai falsi dèi. In *Israele, la preservazione del *monoteismo giunse a esigere l'unicità del santuario, che fu prima lo spazio chiuso all'interno del quale si trovava l'*arca dell'alleanza e poi il *tempio di Gerusalemme. Costruire un altro santuario, come quelli di *Dan e *Betel nel *regno del nord dopo la divisione del regno, fu un'infedeltà. Ancora peggio recarsi in altri luoghi, come denunciano i profeti.

2. Santuario si chiama oggi una chiesa molto frequentata dal popolo nella quale si venerano con particolare devozione il Signore in uno dei suoi misteri o la Madonna.

 

Sanzione. (inizio)

Dal latino sancire = ratificare.

1. La ratifica o conferma di una legge o altra disposizione simile; o anche l'approvazione di un comportamento o di un'usanza.

2. Pena stabilita contro chi infrange una legge o disposizione.

 

Sapienza. (inizio)

E la conoscenza sotto l'aspetto della rettitudine di vita. Il sapiente, o saggio, in senso biblico, non è chi conosce molte cose, ma colui che sa distinguere il vero bene, che si manifesta nell'agire secondo la volontà di Dio.

La *letteratura sapienziale fu coltivata nelle diverse culture dell'antichità. Esprime lo sforzo di integrare l'uomo nel mondo e nelle società. Si esprime soprattutto in forma di proverbi e di sentenze.

In *Israele, si comincia a coltivare la sapienza scritta soprattutto da *Salomone in poi. In quella prima epoca, la sapienza di Israele ha una maggiore somiglianza con quella di altri popoli; ci sono anche testi presi da altre letterature e adattati, poiché la sapienza del popolo di Dio, anche se alimentata dall'osservazione della vita, non rimane sul piano meramente umano. Si comincia in quel periodo a raccogliere il materiale che più tardi formerà i libri biblici, che sono composti dopo l'*esilio. La riflessione dei saggi diviene allora « un concetto chiave della teologia ebraica. Viene ad occupare il posto della predicazione profetica e si fa centro e nucleo della concezione storico‑salvifica di Israele. Tutta la *storia della salvezza è presentata come opera della sapienza (...). Yhwh stesso parla attraverso di essa » (A. Baum, VPB‑H).

I Libri sapienziali sono cinque (una specie di « Pentateuco » sapienziale, dice L. Alonso Schökel): *Proverbi, *Giobbe, *Qoelet (Ecclesiaste), *Siracide (Ecclesiastico) e *Sapienza. Tre di essi (Proverbi, Qoelet e Sapienza) sono attribuiti a Salomone. Anche alcuni *Salmi, i « salmi sapienziali », hanno simili caratteristiche. Il *Cantico dei Cantici, attribuito a Salomone, è annoverato tra i libri sapienziali.

 

Sapienza, Libro della. (inizio)

Uno dei libri della letteratura sapienziale porta il nome di Sapienza. Attribuito a Salomone, fu scritto in greco da un ebreo che aveva familiarità con la cultura *ellenistica nel sec. I a.C.. Cronologicamente, è l'ultimo libro dell'AT.

 

Sapienziale. (inizio)

Relativo alla sapienza. Vedi *Sapienza e *Libri sapienziali.

 

Sara. (inizio)

In ebraico, « principessa ». Moglie di *Abramo, chiamata inizialmente Sarai (Gn 17,15). Dopo essere stata sterile e ormai anziana, divenne madre di *Isacco. San *Paolo la mostra come immagine della Gerusalemme celeste (la Chiesa), madre di coloro che nascono alla libertà, in contrapposizione a quelli che nascono da *Agar, la schiava (cf Gal 4,22‑31).

 

Sarcofago. (inizio)

Dal greco, « che mangia carne »: una pietra che ha la proprietà di far sì che la carne si consumi presto. Il sarcofago è una bara di pietra. Se ne conservano molti dell'antichità cristiana, spesso con simboli o altre figure, oppure con leggende scolpite, miniere di importanti informazioni (cf O. de la Brosse, DdC‑H).

 

Sardi. (inizio)

Antica capitale della Lidia, regione dell'*Asia Minore prospiciente il mar Egeo. Una delle lettere all'inizio dell'*Apocalisse è diretta all'angelo (vescovo) della Chiesa di Sardi, che chiama alla *conversione (cf Ap 1,11 e 3,1‑6).

 

Sargon. (inizio)

Re assiro, successore di *Salmanassar. Fu Salmanassar a porre l'assedio alla città di *Samaria, che però cadde all'inizio del regno di Sargon.

 

Saron. (inizio)

Pianura abbondante di acqua e di proverbiale fertilità sulle coste del *Mediterraneo, tra *Giaffa e il monte *Carmelo.

 

Satana. (inizio)

« Avversario, colui che si oppone, colui che attacca ». Equivalente di *diavolo. A volte si usa come nome comune, come demonio, mentre altre volte si personifica come individuo, ad esempio nelle tentazioni di Gesù (cf Mc 1,12‑13 e par.). Vedi *Demonio.

Saul (ca. 1020‑1010 a.C.). (inizio)

In ebraico, « il desiderato ». Primo re di *Israele, della tribù di *Beniamino. Lottò contro i filistei e gli amaleciti. Sul suo regno pesarono l'invidia e la paura nei confronti di *Davide, le sue tensioni con *Samuele e il suo carattere preda di attacchi di depressione. Si parla di lui nel primo libro di Samuele (cf 1 Sam 8‑31), anche se in gran parte per mettere in risalto la figura di Davide.

 

Saulo. (inizio)

Vedi *Paolo.

Savonarola, Girolamo (1452‑1498). (inizio)

Domenicano italiano, focoso predicatore, ardente promotore della riforma della Chiesa in un'epoca di decadenza. Fallì per la sua intransigenza, per le sue esagerazioni e la sua intromissione a livello politico a Firenze, e schierandosi a favore del re di Francia, nemico del papa. Morì impiccato a Firenze e il suo corpo fu bruciato. La sua personalità e la sua attività continuano a produrre reazioni vivaci. Avrebbe potuto essere un buon riformatore, se non fosse stato più rispettoso dell'autorità della Chiesa.

 

Scandalo. (inizio)

Dal greco skandalon = pietra d'inciampo, insidia. Pietra d'inciampo od ostacolo nel cammino verso il bene. Nella Scrittura, a volte si chiama scandalo la sorpresa dell'uomo di fronte al modo di procedere di Dio o di Gesù: Mt 11,6; Mc 6,3; Lc 2,34. Inteso nel senso di ostacolo al bene, Gesù è molto duro contro chi provoca scandalo: Mt 18,5‑7; Mc 9,42; Lc 17,1‑2.

 

Scapolare. (inizio)

Dal latino scapulae = spalle, dorso. Abito lungo di stoffa che pende sul petto e sul dorso. In origine, era un abito da lavoro. Poi, trasformatosi in una striscia di stoffa sovrapposta alla tunica, diventò distintivo dell'abito degli ordini religiosi (nero per i *benedettini; bruno per i *carmelitani; bianco per i *domenicani...). Ridotto a due piccoli pezzi di stoffa uniti da nastri, che poggiano sul petto e sulle spalle, divenne segno di appartenenza dei laici che lo indossavano come segno di adesione alla spiritualità di un ordine religioso, o anche l'espressione di una spiritualità in senso più indipendente. Il più usato è lo scapolare dei terziari carmelitani.

 

Scetticismo. (inizio)

Indirizzo filosofico o intellettuale che dubita sulla possibilità di poter giungere a conoscere la verità. Può essere generale o relativo a qualche aspetto, come lo scetticismo religioso.

 

Schizofrenia. (inizio)

Dal greco skizein = dividere, dissociare, e fren = pensiero, intelligenza. Malattia mentale la cui caratteristica principale è la dissociazione della personalità. Chi ne è colpito soffre di una sconnessione tra se stesso e il mondo esterno.

 

Schola cantorum. (inizio)

Designazione latina di « coro di cantori ». Si usa spesso l'espressione latina in riferimento a cori che cantano nelle *celebrazioni liturgiche.

 

Sciamano / Sciamanismo. (inizio)

Nelle religioni *animiste, lo sciamano è un guaritore che, a differenza dello *stregone (che usa i suoi poteri per fare del male), agisce a beneficio dei suoi. E un personaggio introverso, che cade in trance o estasi o crisi epilettica mediante l'uso di allucinogeni. Durante la trance, la sua anima va nel mondo dei defunti, entra in comunicazione con gli spiriti buoni dei morti e torna con il rimedio. Lo sciamano è l'antitesi dello stregone, ma può trasformarsi in stregone se usa i suoi poteri per fare del male.

 

Scienza Cristiana. (inizio)

*Setta fondata nel 1866 da Mary Baker Eddy negli Stati Uniti. I suoi seguaci danno più importanza agli scritti della Baker che alla Bibbia. Ha un carattere fortemente *gnostico. Negano la realtà della materia, il peccato, la divinità di Cristo, la Redenzione. Ritengono che l'essenza della vita cristiana sia curare ogni male fisico e morale mediante la preghiera, motivo per cui rifiutano le medicine correnti (cf C. Vidal, DSO‑VD).

 

Scienza e fede. (inizio)

Il problema del rapporto tra scienza e fede si è posto soprattutto a partire dall'età moderna con lo sviluppo delle scienze storiche e naturali. All'inizio, fu più che altro un rapporto di scontro e di polemica; si osservavano, particolarmente negli scritti biblici, dati che non corrispondono a quelli della scienza. Benché qualcuno rimanga in questo atteggiamento, oggi è superato questo scontro, che veniva dal cercare nella *Bibbia ciò che la Bibbia non vuole insegnare. La Bibbia è un messaggio religioso, e riguardo a questo è preservata dall'errore grazie all'*ispirazione. In essa non si deve cercare un libro di scienze naturali o di storia. I dati che può fornire in questi campi non sono falsi; devono però essere presi non alla lettera, ma compresi all'interno di un normale uso dei *generi letterari. La scienza e la fede hanno ognuna il proprio ambito. Se la fede invade il campo delle scienze, questo conduce ad errori come la condanna di *Galileo. Se le scienze vogliono dimostrare o negare il soprannaturale, entrano in un campo nel quale è impossibile fare affermazioni di ordine scientifico. Quando la scienza e la fede operano ciascuna nel proprio campo, si armonizzano perfettamente e non vi è conflitto tra loro.

 

Scienze dell'educazione. (inizio)

Insieme di discipline che studiano gli elementi e i metodi utili per la formazione della persona. Abbracciano ambiti diversi come la conoscenza del soggetto, della materia, dell'educatore, della metodologia... Sono scienze dell'educazione la *Pedagogia, la Filosofia dell'Educazione, la Teologia dell'Educazione, la Sociologia educativa, la Metodologia e le diverse Didattiche, le Tecnologie, l'Amministrazione Scolastica. Nel nostro caso, è di particolare importanza la *Catechetica.

 

Scienze della comunicazione. (inizio)

Insieme di scienze che vertono sul tema delle relazioni degli uomini, che vanno dal linguaggio, i gesti, i simboli, la scrittura... ai moderni mezzi di comunicazione di massa (cinema, radio, televisione) e all'informatica. Sono di grande importanza in numerose aree, in particolare nell'ambito dell'educazione e dell'evangelizzazione. Vedi *Mezzi di comunicazione sociale.

 

Scintoismo. (inizio)

Religione tradizionale giapponese. Combina il culto degli antenati con quello delle forze della natura.

 

Scisma. (inizio)

Scissione, separazione di una parte dei membri di una comunità. Si usa sopratutto per riferirsi a coloro che, nella Chiesa, si separano dall'autorità del papa. « Il rifiuto della sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della Chiesa a lui soggetti » (CIC 751). Lo scisma più importante è stato quello della Chiesa orientale, avvenuto nel 1054, quando il patriarca di Costantinopoli *Michele Cerulario ruppe con il papa Leone IX. Quando la separazione è dovuta ad errori dottrinali condannati, non ci troviamo di fronte a uno scisma, ma ad una *eresia, il che è ancora più grave. Il primo compito dell'*Ecumenismo è unire coloro che gli scismi hanno separato; e poi, unire anche quelli che sono separati dalla fede della Chiesa. Gli orientali, di fatto, oggi differiscono anche dalla fede della Chiesa Cattolica Romana, ma unicamente nel senso che non hanno accettato i dogmi proclamati dopo la separazione (*Immacolata Concezione, *Assunzione, *infallibilità del papa).

 

Scolastica. (inizio)

La scienza filosofico‑teologica coltivata nelle scuole medievali europee. Dato che la cultura di quel tempo e luogo era cristiana, la scolastica è cristiana nella sua impostazione, benché in filosofia - considerata ancella della teologia - avesse come base della sua elaborazione il pensiero dei filosofi greci, principalmente di *Aristotele. Il genio più illustre della scolastica è san *Tommaso d'Aquino.

 

Scolopi. (inizio)

Vedi *Giuseppe Calasanzio.

 

Scomunica. (inizio)

Pena correttiva per mezzo della quale si separa un membro della Chiesa dalla comunione ecclesiale per un delitto o mancanza molto grave. Anche se lo scomunicato continua ad essere membro della Chiesa, gli è proibito di celebrare i sacramenti, di esercitare qualsiasi funzione ministeriale nella celebrazione dell'eucaristia e altro, come indicato dal Canone 1331. La scomunica può essere decretata pubblicamente, o il soggetto può incorrervi per il mero fatto di aver commesso il reato, nel qual caso si dice che è scomunicato latae sententiae, ovvero per sentenza occulta. La scomunica è tolta quando il soggetto che l'ha subita si pente.

 

Scotismo. (inizio)

La scuola filosofico‑teologica che si ispira al francescano Giovanni Duns Scoto. Si leva contro la dottrina di san *Tommaso e torna in generale sulla linea di sant'*Agostino. Punti chiave dello scotismo sono: a) Una certa univocità dell'essere. Il concetto dell'essere, cioè, si applica nello stesso senso al creatore e alle creature (per san Tommaso, il concetto di essere è analogo, vale a dire che la creatura non è nello stesso senso in cui Dio è). b) Il primato della volontà sull'intelligenza. L'essenza della felicità sta nella volontà, non nell'intelletto.

 

Scoutismo. (inizio)

Movimento educativo che privilegia un intenso contatto con la natura, creato nel 1908 dall'inglese Robert Stephenson Baden Powell (1857‑1941), in due gruppi: quello maschile (boyscouts) e quello femminile (girl‑guides, o guide).

 

Scribi. (inizio)

Presso le corti orientali, funzionari di corte abili nell'arte dello scrivere. E per la prima volta con *Esdra che lo scriba diviene colui che legge, traduce e spiega la Legge o Torà al popolo d'Israele. Chiamati anche dottori e maestri (cf Mt 22,35; Lc 5,17), avevano grande influenza ed erano molto considerati dal popolo. La loro presenza acquista importanza con la scomparsa dei profeti. Potevano appartenere a diverse correnti, anche se i *farisei erano molto più numerosi dei *sadducei o degli *esseni. La maggior parte di essi si oppone a Gesù (cf Mt 14,1; Lc 22,1), che critica duramente il loro comportamento legalista e ipocrita (cf Mt 23,1‑36; Lc 11,45‑52; 20,46‑47), così come quello dei farisei. Scomparso il *tempio (nel 70) e con esso il sacerdozio ebraico, la loro influenza fu ancora più grande. Scribi famosi furono Hillel e Sammai (poco prima di Cristo), capi di tendenze opposte nell'interpretazione della legge, liberale il primo e rigido il secondo. *Gamaliele, discepolo di *Hillel, fu maestro di Paolo (cf At 22,3). Alcuni scribi, come Gamaliele (cf At 5,34), simpatizzarono con i cristiani.

 

Scrittura, Sacra. (inizio)

Un altro nome della *Bibbia. E la fissazione grafica della parola ispirata. Il suo valore risiede nell'essere veicolo del pensiero e della volontà del Padre. Sono innumerevoli i punti dell'AT e del NT nei quali si allude ad altri passi biblici con il nome di Scrittura, vale a dire la scrittura per antonomasia.

 

Scrupolo. (inizio)

Timore di coscienza infondato o esagerato: pena interiore provocata da un giudizio sbagliato sulla malizia di un atto e sulle sue conseguenze, che si percepiscono sproporzionatamente aggravate. La *coscienza scrupolosa ignora la bontà di Dio. E il contrario della coscienza lassa, che presta poca attenzione alla gravità del peccato. Ambedue, per eccessi contrari, si oppongono alla coscienza retta.

 

Scrutinio. (inizio)

In *liturgia, è l'analisi delle disposizioni dei candidati a divenire membri della Chiesa per mezzo dei sacramenti della *iniziazione cristiana (quando si tratta di una persona adulta e con l'uso della ragione); un particolare scrutinio è richiesto per l'ordinando (CIC 1051).

 

Secolare. (inizio)

Il battezzato che compie la sua missione cristiana in mezzo alle realtà del mondo: famiglia, politica, lavoro... E equivalente a laico, anche se con maggior precisione nel significato, perché laico si applica anche ai *religiosi che non hanno un ministero ordinato, il che non accade con secolare.

 

Secolarizzazione / Secolarismo. (inizio)

Dal latino saeculum = secolo, che dal significato di tempo (cento anni) passa a quello dello spirito di un'epoca. Consiste nell'emancipazione dalla tutela religiosa rispetto alle realtà terrene. Questo processo ha un lato positivo e un altro negativo. « Se per autonomia della realtà terrena si vuol dire che le cose create e la società stessa godono di proprie leggi e valori, che l'uomo deve scoprire, usare e ordinare poco a poco, è assolutamente legittima questa esigenza di autonomia... Ma se autonomia del temporale vuol dire che la realtà creata è indipendente da Dio e che gli uomini possono usarla senza riferimento al creatore, non c'è credente a cui sfugga la falsità insita in queste parole » (Vaticano II, GS 36). La legittima autonomia del temporale si chiama oggi secolarizzazione e la rottura con la realtà religiosa, secolarismo. Il processo di secolarizzazione si traduce nell'organizzazione della società e in uno « spostamento, all'interno della religione, di ciò che si sperimenta come sacro. Comportamenti, istituzioni, oggetti prima considerati intoccabili e fuori da una discussione razionale (sacri) per il credente, sono progressivamente introdotti nell'ambito della razionalizzazione »... Tuttavia, il processo non è lineare e oggi si sperimenta un certo « ritorno al sacro » (cf J. Martínez Cortés, DAP‑VD).

 

Sede Apostolica. (inizio)

Con il nome di Sede Apostolica o *Santa Sede si intendono nel codice non solo il Romano Pontefice, ma anche, se non risulta diversamente dalla natura della questione o dal contesto, la Segreteria di Stato, il Consiglio per gli affari pubblici della Chiesa e gli altri Organismi della Curia Romana (CIC 361).

 

Sede pontificia, episcopale, patriarcale... (inizio)

Dal latino, sedes = seggio. Il seggio di un'autorità ecclesiale. Più che nel suo senso materiale originale, si intende in senso morale: la corrispondente autorità morale quando esercita il governo o l'insegnamento.

 

Sede vacante. (inizio)

Espressione latina: « essendo vacante la sede ». Periodo che decorre dalla cessazione del titolare della sede (per morte, rinuncia, rimozione...) fino alla nomina e presa di possesso del suo successore. L'espressione si usa soprattutto nel caso della *Santa Sede.

 

Sedecia. (inizio)

Principe che *Nabucodonosor, nella sua prima conquista di *Gerusalemme, pose sul trono del regno di Giuda al posto di Ioiachin. Contro i consigli di *Geremia, tentò di liberarsi dal giogo del vassallaggio, ma il re di *Babilonia assediò nuovamente Gerusalemme (587 a.C.). Sedecia fu accecato e portato in esilio a Babilonia.

 

Sefalà. (inizio)

Fascia della Palestina che si estende da nord a sud tra le montagne centrali e la pianura della costa mediterranea. L'altitudine oscilla tra i 300 e i 400 metri sul livello del mare.

 

Sefarditi. (inizio)

Ebrei discendenti da quelli che furono espulsi dalla Spagna (Sepharad) e dal Portogallo e che conservano la lingua spagnola del secolo XV: l'ebraico‑spagnolo o ladino. Vivono disseminati nella conca del Mediterraneo, specialmente nei Balcani e nel nord Africa. Si distinguono da altri ebrei, oltre che per la lingua, anche per i costumi familiari e per i loro riti, con bellissimi inni castigliani.

 

Segnatura apostolica. (inizio)

Supremo tribunale della *Santa Sede che si occupa soprattutto della validità procedurale nelle sentenze di altri tribunali (cf CIC 1445).

 

Segni dei tempi. (inizio)

« I fenomeni che, per il loro significato e la loro frequenza, caratterizzano un'epoca e attraverso i quali si esprimono i bisogni e le aspirazioni dell'umanità presente » (M. D. Chenu). L'espressione segni dei tempi la troviamo già in Gesù (cf Mt 16,3). Nei tempi moderni, la usò per la prima volta *Giovanni XXIII nel convocare il concilio nel 1961; poi torna ad essa nell'enciclica *Pacem in terris (1963) e anche Paolo VI nella sua prima enciclica nel 1964. Il *Vaticano II lo fa nella costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (GS 4) e nei decreti sul ministero e la vita dei presbiteri (PO 9) e sull'ecumenismo (UR 4).

Si indicano come segni dei tempi ai nostri giorni: la velocità e profondità dei cambiamenti; il potere dell'uomo nei campi della tecnica, della fisica, della biologia, dell'economia...; la miseria accanto all'opulenza; il senso acuto della libertà assieme a nuove schiavitù; la socializzazione e l'interesse per la giustizia; lo spirito di dialogo; il *secolarismo; la paura, l'oppressione; l'allontanamento dalla religione tradizionale.

 

Segno. (inizio)

1. Nei Vangeli, spesso si impiega questa parola, assieme a prodigio, per ciò che chiamiamo *miracolo.

2. Realtà che suggerisce o rimanda ad un'altra. Vedi *Simbolo.

 

Segno della croce. (inizio)

La croce che i cristiani fanno su se stessi o su altri con sentimento di riverenza per Cristo, che è morto su una croce. Si fa in due modi principali: a) portando la mano tesa dalla fronte al petto e dalla spalla sinistra a quella destra; b) facendo con il pollice della mano destra tre croci su se stessi: sulla fronte, sulla bocca e sul petto. A volte si fa sul cuore o solo sulle labbra. Il *ministro che presiede una celebrazione lo traccia nell'aria di fronte ai presenti.

 

Segreto sacramentale. (inizio)

Vedi *Sigillo sacramentale.

 

Seleucia. (inizio)

Città portuale del *Mediterraneo nord‑orientale, vicina ad *Antiochia di Siria, nella quale *Paolo e *Barnaba iniziarono il loro primo viaggio apostolico (cf At 13,4).

 

Seleucidi. (inizio)

Monarchia fondata da Seleuco, uno dei generali che si divisero l'impero di *Alessandro Magno. I suoi domini si estesero dall'*Asia Minore all'India, e ne fu centro la *Siria, con *Antiochia di Siria per capitale. Ottennero anche l'annessione della *Palestina. Contro il tentativo di ellenizzarla da parte di Antioco IV Epifane, membro di questa dinastia, si sollevarono i *Maccabei.

 

Sem. (inizio)

Primogenito di *Noè (cf Gn 5,32), che promette alla sua discendenza la terra di *Canaan (cf Gn 9,26). E menzionato tra gli ascendenti del *messia (cf Lc 3,36). In quanto al termine patronimico, vedi *Semita.

 

Seminario. (inizio)

Dal latino semen= seme; seminarium = semenzaio. Istituto destinato alla formazione dei futuri *presbiteri o, per estensione, dei * religiosi laici. Si distinguono il seminario minore, nel quale gli alunni rimangono fino al termine della scuola media, e il seminario maggiore, destinato a chi segue i corsi di filosofia e teologia. Oggi sono scarsi i seminari minori; sono chiamati così, in genere, dei collegi nei quali si educano gli alunni con qualche prospettiva vocazionale. E prevista l'esistenza di un seminario maggiore in ogni *diocesi, se è possibile, oppure, se il numero degli alunni, quello dei professori e altre circostanze lo consigliano, un seminario interdiocesano o nazionale (cf CIC 237).

 

Semiti. (inizio)

Termine relativamente recente (sec. XVIII) che designa, più che una razza (i discendenti di *Sem), i popoli appartenenti a una stessa famiglia linguistica. Lingue semitiche sono l'arabo, l'etiopico, l'accadico, il siriaco, il fenicio, l'ebraico, l'aramaico, ecc.

 

Semitismo. (inizio)

Forma linguistica proveniente da una lingua semita. Si notano dei semitismi in alcuni punti del NT, che fu scritto in greco.

 

Senape / Senapa. (inizio)

Pianta che raggiunge i 3 o 4 metri di altezza. Dai suoi minuscoli semi si ottiene il condimento omonimo. Gesù prende in diverse occasioni la piccolezza di questo seme come elemento comparativo nei suoi insegnamenti (cf Mc 4,31 e par.; Mt 17,20 e par.).

 

Seno di Abramo. (inizio)

Espressione con la quale simbolicamente si esprime la felicità dei giusti nell'*aldilà. Proviene dal concetto ebraico che esprime la vita eterna con un banchetto. Poiché mangiavano sdraiati, appoggiando il braccio sinistro su grossi cuscini, quello di destra era disteso presso il seno dell'altro (cf Gv 13,23). Gesù usa il simbolismo del seno di Abramo nella parabola del ricco e del povero Lazzaro (cf Lc 16,22). I *padri della Chiesa continuarono a usare questa immagine (cf Haag‑Born‑Ausejo, DB‑H; A. Baum, VPB‑H).

 

Sensi biblici. (inizio)

Come opera di Dio e dell'uomo (*agiografo), i testi della *Bibbia possono avere vari sensi, ovvero:

- Senso letterale o ovvio. E quello che esprimono le parole secondo l'accezione corrente che aveva in mente l'autore nello scrivere e che chiunque percepisce nel leggere.

Ma essendo anche parola ispirata da Dio, in alcuni testi esistono anche altri significati, a cui gli autori danno nomi che non sempre coincidono. In generale, è detto senso spirituale, che va, cioè, al di là del senso letterale. In particolare, lo si chiama:

- Senso tipico. Esiste quando, per mezzo di figure o fatti dell'AT, si esprimono realtà future che sarebbero venute nel NT. Esempi si vedono in Gal 4,21s (Agar e Sara); Eb 9 (tempio, altre istituzioni dell'AT); 1 Pt 2,4s (la pietra angolare), ecc.

- Senso pieno o più pieno (plenior, in latino). Lo abbiamo quando il senso più largo del testo non si esprimeattraverso figure, ma con le parole (cf M. de Tuya, Introducción a la Biblia, II, Ed. Católica, 53: A. Martínez Sierra, María, Madre del Señor, 71).

- Senso anagogico. Senso spirituale nel quale con realtà di quaggiù se ne esprimono altre della vita celeste. Es. Sion per indicare la comunità della vita eterna.

 

Separazione matrimoniale. (inizio)

Interruzione della convivenza coniugale con l'intenzione di non riannodarla. Il *Diritto Canonico riconosce questo diritto al coniuge innocente quando la comparte commette *adulterio, ma gli raccomanda di non rifiutare il perdono e di non interrompere la vita coniugale o di riannodarla. La separazione, anche se decretata da un tribunale ecclesiastico, non spezza il vincolo coniugale. Vedi *Divorzio (cf CIC 1151‑1155).

 

Sequela. (inizio)

Andare dietro a qualcuno. Secondo il costume *rabbinico ebraico, i *discepoli seguivano il loro maestro seguendolo nei suoi spostamenti. Gesù è seguito, in modo più o meno permanente, da quelli che sceglie e chiama (cf Mc 1,17 e par.; 10,21 e par.; Lc 9,57‑62 e par.; Gv 6,67‑69). C'è un'altra sequela che non implica l'andare materialmente dietro di lui, ma l'accettare e mettere in pratica la sua dottrina (cf Mc 8,34; Gv 8,12). La sequela è un concetto e una realtà chiave: la *vita religiosa consacrata è stata concepita e definita come sequela Christi = sequela di Cristo, e ciò che qualifica il cristiano, più che l'aspetto strutturale dell'organizzazione ecclesiale, è questa sequela, che suppone una radicale trasformazione.

 

Sequenza. (inizio)

Brano poetico che in certe occasioni si introduce nella *messa, intercalato tra il *salmo responsoriale o la seconda lettura e la *pericope evangelica. E un elemento accessorio. In certe epoche in cui il senso liturgico era povero, proliferarono molto, e per questo motivo se ne conoscono circa un migliaio, in genere di scarso valore. Attualmente, si conservano come obbligatorie unicamente quelle delle solennità di *Pasqua (Victimae paschali) e di *Pentecoste (Veni, Sancte Spiritus); nel messale ve ne sono alcune altre, di uso facoltativo.

 

Serafino. (inizio)

Nome che in Is 6,2 si dà agli angeli che stanno davanti al trono di Dio.

 

Serdica. (inizio)

Oggi Sofia (Bulgaria). Città dove si celebrò un *concilio nel 343, presieduto da Osio di Cordova.

 

Serse. (inizio)

Nella *Vulgata viene chiamato *Assuero. Figlio di Dario I, fu re di Persia dal 486 al 465 a.C.. Si parla di lui nel libro di *Ester e in Esd 4,6.

Servet, Miguel. (inizio)

Vedi *Calvino.

Servo di Yhwh. (inizio)

Yhwh chiama suo servo: *Israele (cf Is 41,8‑9; 42,19; 44,1.2.21; 45,4; 48,20; Ger 30,10); *Abramo (cf Sal 105,6); *Mosè (cf Es 14,31; Nm 12,7‑9; Gs 1,13.15); *Davide (Is 37,35) e altri, compresi alcuni non israeliti come *Nabucodonosor (Ger 25,9).

Negli studi biblici, tuttavia, dalla fine del secolo scorso, si chiama servo di Yhwh per antonomasia e quasi esclusivamente il personaggio che risalta nel Secondo Isaia (*Deuteroisaia) e cioè in Is 42,1‑4; 49,1‑6; 50,4‑9; 52,1353,12. Questi passi sono i Canti del servo di Yhwh. Si discute su chi sia questo servo: il popolo, lo stesso Deuteroisaia o un altro, uno che verrà successivamente... Nel NT si chiarisce che quel misterioso servo sofferente e glorioso, così poeticamente cantato, è Cristo (cf Mt 12,18; At 3,26; 8,30‑36; Fil 2,7) (cf Haag‑Born‑Ausejo, DB; DVMM‑Cl; Léon‑Dufour, DNT‑C).

 

Sessualità. (inizio)

Proprietà dei viventi che si riproducono attraverso l'unione dell'elemento maschile con quello femminile. Nell'essere umano, la sessualità comprende elementi e finalità più ampi della riproduzione. Conforma aspetti fondamentali della costituzione e dello sviluppo della *personalità. Nell'unione stabile di un uomo e una donna, alla quale conduce la complementarità sessuale e che la Chiesa benedice nel *sacramento del *matrimonio, si raggiunge la doppia finalità del reciproco perfezionamento e la procreazione dei figli. E l'amore integra questi quattro elementi:

- Istinto sessuale, che è egocentrico, chiuso, possessivo.

- Amore erotico (vedi *Eros), costituito da elementi psicologici che si nutrono delle qualità dell'altra persona. E più elevato, anche se ancora chiuso e cerca di soddisfare la sua indigenza.

- Amicizia, che è amore disinteressato e reciproco. Qui si cerca già il bene dell'altro in modo aperto.

- Carità. E l'amicizia elevata al livello soprannaturale, infusa da Dio nel cuore umano.

 

Sesta. (inizio)

Vedi *Liturgia delle ore.

 

Setta. (inizio)

Gruppi religiosi privi della serietà dottrinale delle *confessioni religiose. Nell'ambito del cristianesimo, sono i gruppi che, pur avendo poco o nulla a che fare con esso, si presentano come cristiani, dando più rilievo alla figura del leader fondatore che a Gesù stesso. Nel nostro tempo, si nota il fenomeno di una moltiplicazione di sette, in gran parte subito dopo la seconda guerra mondiale. La maggior parte provengono dalla scissione di confessioni protestanti; ma sono numerose anche quelle di tipo occultistico, misterico e in relazione con le filosofie orientali. La loro proliferazione viene attribuita a diversi fattori. Cause psicologiche: Insicurezza e ansia, confusione, mancanza di guide che diano fiducia, contraddizioni tra i dirigenti politici e quelli religiosi. Cause sociali: crisi familiari con conseguenze di vuoto e solitudine, crisi di strutture, massificazione, anonimato nella grande città, confusione di fronte a una comunicazione dei mass media (radio, TV, cinema) non digerita, spersonalizzazione; tecniche di controllo della mente; proselitismo irrispettoso; interessi economici e politici... E indubbiamente anche il fatto che non abbiamo saputo dare una risposta efficace al bisogno di sacro che oggi rivive, come segnalò il *Sinodo dei vescovi del 1985 (cf A. Suquía, La difusión de las sectas... ECCLESIA, 27.04.91, 28‑29; Doc. de Puebla, 469; C. Vidal, DSO‑VD).

Alcune sette: Vedi *Hare Krishna, *Moon, *Mormoni, *Testimoni di Geova. Vedi anche: *New age, *Rosacroce.

Settanta, Versione dei (LXX). (inizio)

E la prima e la più importante traduzione della *Bibbia dall'ebraico al greco. Si chiama dei Settanta perché, secondo la leggenda, sarebbe stata eseguita da 72 ebrei (6 per ognuna delle dodici tribù). Fu elaborata nel corso di un secolo approssimativamente (ca. 250‑150 a.C.). Nacque come risposta alla necessità sperimentata dagli ebrei della *diaspora e fu probabilmente realizzata ad *Alessandria (*Egitto).

 

Sette. (inizio)

Numero che tra i *semiti, specialmente tra gli ebrei, era simbolo di armonia, pienezza e perfezione. Probabilmente questo si deve alla durata delle fasi lunari (vedi *Settimana). Ricordiamo i sette giorni della creazione (Gn 1,1.2.4), il candelabro a sette bracci (Es 25,31‑37); il settimo anno o anno sabbatico (Es 23,11); l'invocazione a Yhwh sette volte al giorno (Sal 119,164); la vendetta sette volte più grande (Gn 4,15.24; Sal 79,12; Pr 6,31). Nel *vangelo, il perdono sette e settanta volte sette (Mt 18,21; Lc 17,4) e molti altri riferimenti: Mc 8,1‑10.20 e par. (moltiplicazione di sette pani); Mt 12,45 e par. 22,25 e par. In At 6,1‑6, sette diaconi eletti. Nell'Apocalisse è molto significativo l'uso simbolico del numero sette: 1,4.11.12.20; 5,1.6; 8,2.6; 10,3‑4; 12,3; 21,9.

 

Settimana. (inizio)

Periodo di tempo di sette giorni. Il nome, in latino septimana, proviene dall'ultimo giorno, il settimo. L'origine della divisione dei giorni in gruppi di sette dipende dalle fasi della luna, quattro fasi di sette giorni nel mese lunare. Tra gli ebrei, i giorni anticamente si designavano semplicemente secondo il loro ordine (primo, secondo...), salvo il *sabato e poi il sesto giorno, chiamato *parasceve o giorno della preparazione.

 

Settimana di anni. (inizio)

Periodo di sette anni. A volte compare nella *Bibbia, specialmente in racconti di stile *apocalittico (cf Dn 9,2427; Ger 25,11‑12; 29,10; 2 Cr 36,21). Altre volte si parla in linguaggio simile con altri termini, per esempio in Ap 11.

 

Sezioni « noi ». (inizio)

Sono così designate quelle parti del libro degli *Atti degli Apostoli redatte in prima persona plurale che, pertanto, segnalano la presenza del redattore assieme al protagonista *Paolo (e, eventualmente, di altri) nei fatti che narra. Sono: At 16,10‑17; 20,5‑15; 21,1‑18; 27,1‑28; 27,1‑28,16. Queste sezioni, più che l'apostolato diretto, narrano dei viaggi. L'autore degli Atti potrebbe avere avuto a disposizione un racconto del testimone diretto o, più probabilmente, secondo gli *esegeti, lo stesso *Luca, autore del libro, accompagnò Paolo in quelle occasioni. Di fatto, Luca è menzionato dallo stesso Paolo come uno dei suoi collaboratori (cf Col 4,14).

 

Shekinà. (inizio)

« Uno dei nomi di Dio nella letteratura *rabbinica ». Non è il luogo dove Dio abita, ma « la permanenza al tempo stesso occulta e manifesta di Dio, le sue manifestazioni e la sua prossimità all'uomo ». Per evitare di cadere nell'*antropomorfismo, nel Medio Evo fu identificata con la Gloria di Dio, presente in ogni luogo, senza che questo significhi negare la presenza particolare nel tempio (cf D. de la Maisonneuve, DdlR‑R).

 

Sheol. (inizio)

Luogo dell'*aldilà nel quale gli ebrei collocavano la dimora dei defunti in una specie di vita ridotta, inattiva, nell'oscurità. Si menziona varie volte nell'AT (per esempio in Is 5,14; Prv 1,12; 30,16). Lo immaginavano come un luogo sotterraneo o sotto le acque dell'oceano (cf Gb 26,5). Gli ultimi libri dell'AT aprono prospettive più ampie che infine si chiariranno in Cristo.

 

Sibille. (inizio)

Donne del mondo *pagano (greco‑romano) che pronunciavano *oracoli rispondendo a domande e predicendo il futuro. Esiste una raccolta di oracoli sibillini della quale si servirono alcuni ebrei e cristiani con intenzioni di *proselitismo. In quella raccolta vi sono elementi che provengono dal sec. II a.C. al sec. VI d.C.

 

Sicar. (inizio)

Città della *Palestina, nella regione della *Samaria, presso la quale si trovava il pozzo di *Giacobbe. Presso questo pozzo avvenne l'incontro di Gesù con la samaritana, narrato da Gv nel cap. 4 del suo *Vangelo.

 

Sichem. (inizio)

Città vicina a *Sicar, con la quale alcuni la identificano. Stava tra i monti Ebal e *Garizim (da cui il nome di Sichem, che significa « collo »). E menzionata numerose volte nell'AT fin dai tempi di *Abramo (cf Gn 12,33; 34; Gs 21,21; Gd 9; 1 Re 12, ecc.).

 

Siclo. (inizio)

In ebraico shegel = peso. Moneta d'argento di 11,424 grammi, equivalente a 4 *denari (il denaro era il salario di un giorno di lavoro) o a 1 statere (tetradramma) greco. L'attuale unità monetaria di Israele si chiama shegel = siclo.

 

Sicomoro. (inizio)

Albero della stessa famiglia del fico. Raggiunge un'altezza di circa 15 metri. E frondoso. Il suo legno veniva usato, tra l'altro, per la costruzione dei sarcofaghi egizi. In *Palestina si trova nella pianura costiera e nella valle del *Giordano. I suoi frutti sono simili ai fichi, un poco più piccoli e meno saporiti. E menzionato numerose volte nell'AT (cf 1 Cr 27,28; 2 Cr 1,15; Am 7,14; Sal 78,47; 1 Mac 6,34) e nel *Vangelo (Lc 17,6; 19,3: *Zaccheo).

 

Sidone. (inizio)

In ebraico, « pescheria ». Anticamente, fu la più importante città fenicia. Ad essa corrisponde l'attuale Saida, in *Libano, 30 chilometri a sud di Beirut. Alternò l'egemonia con la rivale *Tiro. Matteo menziona insieme Tiro e Sidone in 11,21 e in 15,21‑28 = Mc 7,24‑30: Gesù si ritirò una volta verso quella zona e lì guarì la figlia della cananea.

 

Sigillo sacramentale / Segreto sacramentale. (inizio)

L'obbligo assoluto di mantenere il segreto che ha il confessore su ciò che ha udito in *confessione.

 

Signore. (inizio)

Colui che ha un certo dominio su un altro. In ebraico, al posto di *Yhwh (il sacro *tetragramma che nella lettura non si pronunciava per rispetto) si usò Adonai = mio Signore (cf Gn 15,2.8), espressione di fiducia piena nella sua sovranità. In greco, la parola corrispondente è Kyrios, che implica sia la signoria di Dio che il suo nome incomunicabile; si usa spesso anche come semplice titolo di cortesia, così come si usa tra noi dire « signore ». Nel NT è usato frequentemente, sia in citazioni dell'AT che in modo indipendente (cf Mt 1,20.24; 11,25; Mc 12,11.36; Lc 1,11; 2,9; Gv 12,38; At 17,24; Rm 4,8; 9,28; 1 Cor 10,9; Eb 7,21; Ap 1,8; 11,17; ecc.). Per i primi cristiani, è il titolo dato a Gesù risorto. Nella risurrezione, « Dio lo ha costituito Signore e Cristo » (At 2,36). « Gesù è il Signore » era la formula con cui si confessava la sua divinità.

 

Sikh. (inizio)

Membro di una setta *sincretista tra *induismo e *islam fondata in India nel sec. XVI.

 

Sila (o Silvano). (inizio)

Cristiano proveniente dal giudaismo, profeta, inviato con Giuda, Barnaba e Paolo ad *Antiochia a comunicare le decisioni del concilio di *Gerusalemme (cf At 15,22‑32). Accompagnò Paolo nel secondo viaggio apostolico e fu redattore o co‑autore delle lettere ai *Tessalonicesi (cf 1 Ts 1,1; 2 Ts 1,1) e della prima lettera di *Pietro (cf 1 Pt 5,12).

 

Silo. (inizio)

Città dove fu eretta la tenda del convegno (*tabernacolo) dopo la conquista di Canaan. Divenuta il centro del culto di Israele, la tenda fu sostituita da una costruzione più stabile. Geremia predice la distruzione del tempio di Gerusalemme così come il santuario di Silo fu distrutto dai filistei. Cf Gs 18,1; Gd 21,19; Ger 7,12; 41,5.

 

Siloe. (inizio)

In ebraico, « inviato ».

1. Piscina di Siloe. La menziona san Giovanni come luogo dove Gesù mandò il cieco nato a lavarsi perché ricuperasse la vista (Gv 9,7). Vi sboccava il canale di Siloe.

2. Canale di Siloe. Galleria scavata nella roccia, costruita da *Ezechia verso il 700 a.C. per portare alla città le acque della sorgente di Ghihon, necessaria soprattutto in caso di assedio della città. E lungo poco più di mezzo chilometro ed alto tra m. 1,5 e m. 4,5 (cf 2 Cr 32,30; Sir 48,17).

 

Simbolo. (inizio)

Dal greco, sym‑ballein = riunire, mettere insieme. Anticamente, « simbolon » designava un oggetto tagliato in due parti da riunire come prova di un'alleanza o di un contratto. « Si può definire come una formulazione figurata di un'esperienza umana alla quale si vuole dare un senso all'interno del mondo » (J. Mateos, Simbolo, in Concetti fondamentali di pastorale). In esso si unisce un elemento razionale con un'altro, frutto dell'esperienza, non esprimibile nel linguaggio razionale. Non rimanda semplicemente a un oggetto o a un'idea, ma ad un'esperienza in una certa misura collettiva; infatti, come il segno, è sempre un mezzo di comunicazione. Esprime quell'al di là del razionale che sta in fondo al mondo e alla vita. « Il simbolo produce il significato, nel riunire il conscio e l'inconscio, il mondo esteriore e l'interiore dell'uomo. Grazie ad esso, l'uomo non vive unicamente in mezzo alla realtà che lo circonda come un elemento in più della natura, ma anche in una dimensione di quella realtà, quella del suo significato » (J. Martínez C., DAP‑VD). Nel senso corrente, oggi, il simbolo è l'espressione di un'esperienza in cui l'uomo si riconosce, racchiusa in una persona o in un oggetto, in una parola o in un gesto, e in cui comunica, con significati molto più ricchi delle parole, il fondamento della sua vita.

Il simbolo è un elemento essenziale nei *sacramenti e nella *liturgia in generale, poiché in questo campo si deve esprimere ciò che è inesprimibile razionalmente, il soprannaturale che è presente.

Simbolo di fede. Professione di fede, detta anche *Credo per le parole con cui inizia. Sintetizza le verità fondamentali della fede. Proclamare il simbolo è confessare l'adesione vitale a ciò che sintetizza e che dà senso alla propria esistenza. Le sue più importanti formulazioni sono:

il Simbolo apostolico, che si fa risalire agli apostoli, sorto a Roma nel II secolo e successivamente adattato, è il più breve. Ha un linguaggio semplice e concreto;

il Simbolo niceno‑costantinopolitano, formulato in quei due grandi *concili ecumenici per correggere le eresie di *Ario e Macedonio, è di carattere più filosofico, meno comprensibile per il popolo. Ha valore ecumenico in quanto, redatto prima dello *Scisma, è professato anche dai fratelli separati, in particolare gli orientali.

Simboli religiosi. Questa espressione ha in genere un senso più debole, equivalente a *segno. Sono segni che rimandano a idee o realtà di tipo religioso, senza la profondità caratteristica del simbolo.

 

Simeone. (inizio)

In ebraico, « Dio ha ascoltato ».

1. Figlio di *Giacobbe e di *Lia. Antenato della tribù omonima.

2. L'anziano che riconosce Gesù come colui che doveva venire, quando Maria e Giuseppe lo presentano al *tempio. Sulle sue labbra, Luca pone il cantico: « Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace, perché i miei occhi hanno visto la tua salvezza » (Lc 2,25‑35).

 

Simmaco. (inizio)

Nato in *Samaria, forse giudeocristiano, verso la fine del sec. II d.C. realizzò una traduzione dell'AT in greco più fedele e corretta di quelle di *Aquila e *Teodozione. Vedi *Versioni.

 

Simone. (inizio)

1. Nome primitivo dell'apostolo *Pietro.

2. Uno dei dodici apostoli. In Mt 10,4 e in Mc 3,19 viene chiamato Simone il Cananeo; in Lc 6,16 e At 1,13, Simone lo Zelota.

Nel NT compaiono molti altri che portano questo nome: uno dei « fratelli » (cugini) del Signore (Mc 6,3; Mt 13,55); il *fariseo che invita Gesù per tentarlo (Lc 7); un lebbroso di *Betania (Mt 26,6; Mc 14,3); il *Cireneo che aiuta Gesù a portare la croce (Mt 27,32; Mc 15,21; Lc 23,26); il padre di *Giuda Iscariota (Gv 6,71; 13,2.26); un mago di *Samaria dal quale viene il termine *simonia.

 

Simonia. (inizio)

Peccato di chi, come Simone il mago di Samaria (cf At 8,18‑24), cerca di ottenere dei beni spirituali in cambio di denaro o di altri beni materiali.

 

Sinagoga. (inizio)

E l'equivalente di « assemblea, chiesa, comunità ». Così come poi sarebbe accaduto con la Chiesa, dal significato di *assemblea il termine passò a indicare l'edificio. E il luogo nel quale si riunisce la comunità ebraica. Le sinagoghe nacquero probabilmente *nell'esilio di *Babilonia. Non potendo andare al *tempio, né offrirvi i *sacrifici, cominciarono a riunirsi per delle celebrazioni attorno alla parola di Dio. Si estesero poi a tutta la *diaspora e alla stessa Palestina. L'edificio, di pianta quadrata, è orientato in modo che l'assemblea guardi verso *Gerusalemme. Non ha un *altare, ma un mobile - ricordo dell'*arca dell'alleanza - nel quale si conservano i rotoli della Scrittura. Presiede la celebrazione un laico eletto tra i notabili della comunità; ha un aiutante che fa da cantore e, ai tempi biblici, spesso faceva anche da maestro. La celebrazione comprende preghiere (la Shemah, ovvero « Ascolta Israele... » di Dt 6,4s e altre), letture della *legge e dei *profeti, seguite da un'omelia o spiegazione. Gesù stesso fu invitato qualche volta a farla (Lc 4,16 e par.) e gli apostoli approfittarono di questi inviti per annunciare Cristo nella *diaspora (cf At 13,15; 17,10).

 

Sinai. (inizio)

Montagna sacra nella penisola che porta lo stesso nome, sulla quale *Mosè ricevette la rivelazione da *Yhwh. Non è possibile identificare con certezza a quale delle cime del massiccio montagnoso della penisola corrisponda quello della promulgazione della legge. L'opinione prevalente indica il cosiddetto monte di Mosè, di 2285 metri di altezza. Nella Bibbia, il monte Sinai è anche chiamato Oreb.

 

Sinassi. (inizio)

Dal greco, synaxis = adunanza, riunione. E un'altra espressione utilizzata in *liturgia, in particolare per designare l'assemblea eucaristica (vedi *Messa). Questo termine ha goduto di una certa preferenza dopo il concilio *Vaticano II, soprattutto in alcuni ambienti dell'America Latina, ma non a livello popolare, perché con questo termine veniva chiamata, nelle prime comunità cristiane, l'assemblea dei fedeli per la lettura della parola di Dio o per la celebrazione eucaristica.

 

Sincretismo religioso. (inizio)

Fusione di diversi sistemi filosofici e soprattutto di diverse credenze e religioni. E stata una tentazione costante nel corso della storia, come si avverte già nell'AT e poi nel cristianesimo degli ambienti *ellenistici. Nell'impegno *ecumenico è uno dei rischi a cui bisogna prestare attenzione.

 

Sincronismo. (inizio)

Coincidenza di date, che permette di mettere in relazione certi eventi con altri e di situarli storicamente. Alle origini del cristianesimo ne troviamo diversi di grande interesse: a) Quello che colloca la nascita di Gesù « ai tempi del re *Erode » (Mt 2,1) e di Cesare Augusto (cf Lc 2,1). b) L'inizio della predicazione di *Giovanni Battista (e pertanto di quella di Gesù, pochissimo tempo dopo) ai tempi di *Tiberio, *Pilato, *Erode, Filippo, Lisania e di Anna e Caifa (cf Lc 3,1‑2). c) La permanenza di *Paolo a *Corinto l'anno in cui era proconsole dell'Acaia *Gallione (At 18,12).

 

Sinedrio. (inizio)

« Gran Consiglio » di notabili di *Israele, costituito dopo l'*esilio per il governo della comunità ebraica. Era composto da 71 membri - anziani, sacerdoti e *scribi - e lo presiedeva il *sommo sacerdote. Era l'autorità suprema per le questioni religiose e per alcune questioni di carattere civile. Roma ne limitò i poteri. Per la pena di morte era necessaria la conferma del rappresentante di Roma.

 

Sinodo dei vescovi. (inizio)

Assemblea di vescovi, scelti dalle diverse regioni del mondo, i quali si riuniscono in tempi determinati per favorire una stretta unione tra il Romano Pontefice e i vescovi stessi e per prestare aiuto con il loro consiglio al papa, nella salvaguardia e nell'incremento della fede e dei costumi... e, inoltre, per studiare i problemi riguardanti l'attività della Chiesa nel mondo (cf CIC 342). Tali vescovi sono eletti dalle *conferenze episcopali delle diverse nazioni, in proporzione al numero dei loro membri; alcuni sono direttamente designati dal papa (fino al 15%). Il sinodo ordinario si riunisce ogni tre anni; quando se ne convoca uno straordinario hanno solitamente una cadenza di due anni.