introduzione sezione san Giuseppe

 

Introduzione

L’azione salvifica di Dio si esprime attraverso l’adesione dell’uomo al progetto del proprio Creatore. Nelle Confessioni Sant’Agostino scrive :

"Ci hai fatti per te, o Signore, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te."

Questa inquietudine cui accenna Sant’Agostino è la volontà dell’uomo che opponendosi a quella di Dio genera un senso di sconforto, di smarrimento, di confusione che non si può cancellare se non rientrando in quel piano salvifico prestabilito per ciascuno di noi sin dall’inizio dei tempi. L’esempio più grande di questa ricerca di Dio dell’uomo acconsenziente si ha nella sempre Vergine Maria. Benché questa donna fosse stata scelta dall’inizio del tempo per generare Gesù, e con esso tutta l’umanità, il miracolo dell’incarnazione annunciato dall’arcangelo Gabriele non si compie sino a quando lei non pronuncia le fatidiche parole «Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto» (Lc 1, 38). E’ questo rispetto della volontà, questa compartecipazione del creato che spinge Dio a porre suo Figlio sotto la tutela di Giuseppe. Dio che è un dio dell’ordine ha scelto un uomo della casa di Davide per adempiere alle sue promesse. Questo umile artigiano è l’incoronazione maschile dell’adesione dell’uomo al progetto di Dio. I Vangeli parlano di lui, ma egli non esprime parola nei Vangeli. Questo silenzio, che potrebbe passare per mancanza di idee ho assenza di volontà, è compensato da una quantità enorme di fatti, di azioni, di abnegazione al servizio di Dio. Vediamo cosa dice la Parola su questo uomo che ha compartecipato, nella pienezza dei tempi, all’opera di Dio per la salvezza delle anime.

Dal Vangelo di Matteo 

1,18-25 Nascita di Gesù Cristo 

18Ecco come avvenne la nascita di Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, che era giusto e non voleva ripudiarla, decise di licenziarla in segreto. 20Mentre però stava pensando a queste cose, ecco che gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo.  21Essa partorirà un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati».

22Tutto questo avvenne perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta:

23Ecco, la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi. 24Destatosi dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa, 25la quale, senza che egli la conoscesse, partorì un figlio, che egli chiamò Gesù.

2,13-15 Fuga in Egitto

13Essi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo».

14Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, 15dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: .

 

2,19-23 Giuseppe ritorna dall'Egitto e si stabilisce a Nazaret

19 Dopo la morte di Erode, un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe, in Egitto, e gli disse: 20 «Alzati, prendi il bambino e sua madre, e va' nel paese d'Israele; perché sono morti coloro che cercavano di uccidere il bambino». 21Egli, alzatosi, prese il bambino e sua madre, e rientrò nel paese d'Israele. 22Ma, udito che in Giudea regnava Archelao al posto di Erode, suo padre, ebbe paura di andare là; e, avvertito in sogno, si ritirò nella regione della Galilea, 23e venne ad abitare in una città detta Nazaret, affinché si adempisse quello che era stato detto dai profeti, che egli sarebbe stato chiamato Nazareno.

 

Dal Vangelo di luca

1,26-29 Annunzio della nascita di Gesù Cristo

 [...]  26Nel sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: «Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te». 29A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto.

2,1-7 Nascita di Gesù a Betlemme

1In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio.3Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. 4Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, 5per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. 6Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto.7Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo.

2,25-32 Adorazione di Simeone e di Anna

25Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d'Israele; 26lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. 27Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, 28lo prese tra le braccia e benedisse Dio:

29«Ora lascia, o Signore, che il tuo servo
vada in pace secondo la tua parola;
30perché i miei occhi han visto la tua salvezza,
31preparata da te davanti a tutti i popoli,
32luce per illuminare le genti
e gloria del tuo popolo Israele».

2,41-52 Gesù dodicenne al tempio

41I suoi genitori si recavano tutti gli anni a Gerusalemme per la festa di Pasqua.42Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono di nuovo secondo l'usanza;43ma trascorsi i giorni della festa, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero.44Credendolo nella carovana, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti;45non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme.46Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai dottori, mentre li ascoltava e li interrogava.47E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte.48Al vederlo restarono stupiti e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49Ed egli rispose: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».50Ma essi non compresero le sue parole.

51Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso. Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore. 52E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.

 

Altri brani tratti dai Vangeli

Giacobbe generò Giuseppe, il marito di Maria, dalla quale nacque Gesù, che è chiamato Cristo.(Mt 1,16)

Gesù, quando cominciò a insegnare, aveva circa trent'anni ed era figlio, come si credeva, di Giuseppe, di Eli.(Lc 3,23)

Non è questi il figlio del falegname? Sua madre non si chiama Maria e i suoi fratelli, Giacomo, Giuseppe, Simone e Giuda? (Mt 13,55)

Non è questi il falegname, il figlio di Maria, e il fratello di Giacomo e di Iose, di Giuda e di Simone? Le sue sorelle non stanno qui da noi?» E si scandalizzavano a causa di lui. (Mc 6,3)

Tutti gli rendevano testimonianza, e si meravigliavano delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca, e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?» (Lc 4,22)

Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella legge e i profeti: Gesù da Nazaret, figlio di Giuseppe». (Gv 1,45)

Dicevano: «Non è costui Gesù, il figlio di Giuseppe, del quale conosciamo il padre e la madre? Come mai ora dice: "Io sono disceso dal cielo?"»(Gv 6,42)

Cosa altro si può aggiungere alla grande figura di Giuseppe, dell’uomo che ha avuto l’onore di tenere in braccio il Salvatore del mondo? Perché parlarne? Certo non per esaltazione… se mai, perché è giusto che tutti i cristiani siano chiamati alla emulazione di modelli di santità, di quelle figure che hanno saputo sviluppare quelle virtù che conducono alla santità. Lasciamo a qualche altro la paura di non parlare dei santi, perché parlarne è esaltare Nostro Signore Gesù Cristo, gloriare le opere che compie negli uomini e per la salvezza degli uomini. Dalle Sacre Scritture sappiamo di lui che era un uomo della tribù di Davide, qualità necessaria perché si adempissero le scritture, che era un falegname e soprattutto che era un uomo "giusto". Il "giusto" per la concezione ebraica del tempo era un uomo fedele alla Parola di Dio, un uomo di preghiera, un uomo capace di trasportare il concetto di fede nella vita quotidiana.

C’è da chiedersi perché nel Vangelo di Matteo l’esposizione del testo è tutta dal punto di vista umano di Giuseppe. C’è lo mostra come uomo "giusto", ma anche come uomo prudente. Di fronte ad un avvenimento per lui dubbioso si pone in una condizione di ripiego, ripudiare pubblicamente Maria sarebbe stato un atto che avrebbe marchiato la donna per tutta la vita, avrebbe gettato onta sulla famiglia di lei e ne sarebbe derivato anche un certo disonore per lui stesso, pertanto e in procinto di allontanare da se Maria in segreto. Il testo Sacro non ci informa se Maria avesse comunicato a Giuseppe suo sposo la natura divina della sua gravidanza, molto probabilmente non lo fece dal momento che lui era sprofondato nel baratro dei dubbi, pur conoscendo la natura perfetta della sposa che doveva accogliere nella propria casa. Probabilmente stava cercando la soluzione di questo complesso guaio nella sua fede, nella orazione. Ancora il Testo Sacro ci informa che mentre stava meditando su quale comportamento intraprendere nell’affrontare questo evento un angelo del Signore gli apparve in sogno tranquillizzandolo sulla vera natura della gravidanza. Da quel momento Giuseppe si pone completamente al servizio del Signore, ecco l’uomo "giusto". L’uomo "giusto" come la donna "giusta" prende parte, nella pienezza dei tempi, al compimento delle promesse di Dio al suo popolo.

Il messaggero divino introduce Giuseppe non soltanto nel mistero dell’incarnazione di Gesù, ma gli affida a tutti gli effetti il primo dei doveri di un padre terreno, quello di imporre il nome al nascituro, Gesù. Quindi come Maria pose il suo Fiat all’angelo dell’Annunciazione anche Giuseppe come ci dice la Scrittura «fece come gli aveva ordinato l'angelo del Signore e prese con sé la sua sposa». Questo atto così immediato lo pone in uno stato del tutto speciale di fede, quello che Maria accettò nell’evento dell’Annunciazione Giuseppe lo fece per fede. Ecco la parola giusta, la fede. Quest’uomo della casa di Davide era un uomo di fede, una fede talmente forte da concretizzarsi in azioni. Un grande esempio da fare nostro, soprattutto in un mondo troppo rumoroso, che non favorisce il raccoglimento e l’ascolto della voce di Dio. I cristiani devono lasciarsi contagiare dal silenzio di Giuseppe della casa di Davide.

In Isaia 30, 15 troviamo scritto "Nel silenzio e nella speranza risiederà la vostra forza". E S. Bernardo dice: "Il silenzio è nostro custode e la nostra forza risiede in lui; il silenzio è il fondamento della vita spirituale, per mezzo di esso si acquisisce la giustizia e la virtù: parlate poco con gli uomini e sperate molto in Dio ". Dobbiamo metterci alla scuola di Giuseppe nell’esercizio di quella virtù che è l’ascolto della Parola di Dio. Giuseppe è sempre pronto, è sempre in ascolto e c’è lo dicono chiaramente le scritture, custodisce il bambino, lo porta in Egitto, ritorna da quella terra e lo ammaestra a rispettare la Legge dei Padri come Gesù stesso afferma in Matteo 5, 17 "Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.".

Il silenzio di Giuseppe, quello da imitare, favorisce il raccoglimento, il raccoglimento porta alla devozione, la devozione conduce alla orazione, l’orazione alla unione con Dio e l’unione con Dio non è altro che la santità. Certamente da questo punto di vista la vita di San Giuseppe fu ricolma di preghiera, ed in presenza del Re del cielo non poteva che gustare le dolcezze del cielo. Bisogna cercare questo silenzio interiore che ci porti davanti a Gesù ed al pari di Giuseppe ci faccia gustare le cose celesti.

La solitudine però non deve essere esclusivamente esteriore, perché il silenzio interiore, così proficuo alla crescita spirituale, deve essere ricercato nel nostro cuore ed interiorizzato. Rivolgiamoci con fiducia a San Giuseppe al maestro di questo silenzio interiore perché impetri al Cuore di Gesù l’ottenimento di questa grazia. Possiamo credere che Gesù rifiuti qualcosa a San Giuseppe? Potrà nostro Signore rifiutare qualcosa a l’uomo che lo custodì nella sua vita terrena, che lo nutrì e che senza ombra di dubbio lo riempì con quella affettuosa sollecitudine che solo un cuore di padre può donare?

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, in un sermone su San Giuseppe, così conclude:"Immaginiamo che il Singore, scorgendoci nel dolore, nelle difficoltà, negli affanni della vita quotidiana, rivolga a noi tutti l’invito che il Faraone del Vecchio Testamento rivolgeva al suo popolo durante la carestia e cioè : Andate da Giuseppe! Andiamo dunque da San Giuseppe se desideriamo essere soccorsi e consolati. Non dimentichiamo ma ogni giorno, e più volte al giorno, di raccomandarci a lui, perché la sua potenza presso Dio sorpassa quella di tutti i Santi e non è superata che da quella della Vergine Santissima".

 

Documenti pontifici relativi a San Giuseppe sono :

- QUAMQUAM PLURIES(15 agosto 1889)

- Enciclica nel cinquantenario della proclamazione di San Giuseppe 

patrono della chiesa universale (25 luglio 1920)

- redemptoris custos(15 agosto 1989)

 

Tutti i documenti possono essere visionati nel sito ufficiale del Vaticano.

Ultima modifica il Giovedì, 16 Agosto 2018 15:09
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