FILOTEA PER I DEFUNTI

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FILOTEA PER I DEFUNTI

Sancta et salubris est cogi­tatio pro Defunctis exorare, ut a peccatis solvantur.

(Lib. 2. Machab., XII, 46).

3.a EDIZIONE MILANO Tipografia della Santa Lega Eucaristica 1902.

PROTESTA

L'Autore sottopone umilmente quanto è scritto nel presente libro al giudizio della Santa Chiesa, di cui esso si professa figlio obbedientissimo. Conoscendo i de­creti emanati dalla santa memoria di Urbano VIII, egli dichiara di volere ad essi intierannente conformarsi e però non intende attribuire se non una fede pura­mente umana a tutto ciò che in questo si racconta di grazie e miracoli non ancora riconosciuti ed approvati dalla Chiesa.

IMPRIMATUR: In Curia Archiep., Mediolani, die 18 octobris 1901. S. A. M. MANTEGAZZA, Ep. Famag., Vie. gen.

 

Anima afflitta, cui l'inesorabile falce della morte ha strappato dal fianco quella cara creatura che tanto tu amavi, e che vai piangendo sconsolata, oh! rasciuga il tuo ciglio, rasserena la fronte, ti conforta e spera! Quell'essere caro non è perduto, no, ma vive ancora e tu puoi ancora essergli utile ed usare con lui tutte le tenerezze dell'amor tuo: esso forse ha bisogno di te.... ma non ti chiede, no, lacrime e ge­miti, che nulla gli valgono, per quanto legittimi e sacri; ma a te chiede l'aiuto delle tue preghiere, de' tuoi pietosi suffragi. Se tu la vedessi soffrire, che non faresti per quell'anima cara a consolarla e sol­levarla dalle sue pene? E tu possiedi un tesoro che può apportare a' tuoi cari immenso sollievo e van­taggio; è il tesoro delle preghiere, delle indulgenze, delle pratiche divote che la Santa Chiesa mette in tua mano a suffragare le Anime benedette del Pur­gatorio. Non lagrime, dunque, ma preghiere e suf­fragi.

E tu, cui il tempo ha attutito il dolore della per­dita de' tuoi cari, la cui memoria non torna che da quando a quando fugace e labile al tuo pensiero; e che a dispensarti dal suffragarli, ti vai illudendo della speranza ch'essi già sieno felici e beati nel gaudio eterno del Paradiso, pensa che ben diversi da quelli degli uomini sono i giudizii di Dio e che, da speciali rivelazioni, nelle vite dei Santi, si sa di Anime rilegate in Purgatorio per anni ed anni ed anche per secoli.

E dato pure che essi più non abbisognassero de' tuoi suffragi, pensa quante e quante Anime nel Pur­gatorio soffrono indicibili tormenti, che tu puoi soc­correre con poco dispendio e con grandissimo tuo me­rito e spirituale vantaggio. In quel carcere di espia­zione ti troverai un giorno tu pure, se Iddio ti userà misericordia. Ti sovvenga la parola di Gesù Cristo, “Beati i misericordiosi perchè troveranno miseri­cordia” e - Quella misura che avrete usato col pros­simo sarà poi usata verso di voi. Milano, il 2 novembre 1901. P. ANGELO DT GESU’ MARIA, Carmelitano Scalzo.

 

In questa Filotea pei Defunti ecco facile mezzo per sufragare le Anime benedette dei trapassati. Io spero che, per la comodità di avere qui unite e fa­cili alla mano, se non tutte le molteplici e svariate, al­meno le principali preghiere e pratiche divote ap­provate dalla Santa Chiesa in suffragio ai Defunti, questa raccolta tornerà gradita a tutte le anime pie, ed in particolar modo a quelle che, comprese dell'ec­cellenza della loro carità, sono tutto zelo e premura in far discendere in larga copia fra le fiamme espia­trici del Purgatorio il refrigerio dei loro pietosi suffragi. Milano, il 2 novembre 1901. P. ANGELO DI GESU’ MARIA, Carmelitano Scalzo.

 

IL PURGATORIO.

Dicesi Purgatorio quel luogo di pena dove le anime, sciolte dai lacci di questo corpo in istato di grazia, espiano o i peccati veniali non ancora perdonati, ovvero i veniali ed i mortali, rimessi bensì quanto alla colpa, ma non del tutto quanto alla pena.

Il dogma quindi del Purgatorio è legato al dogma della penitenza, che è la base del cri­stianesimo. Poichè, se la penitenza è necessa­ria, il più semplice buon senso ci suggerisce l'idea di una espiazione temporanea al di là di questa vita. Non accade spesso che la morte, arrivando all'improvviso, diviene un'inutile pe­nitenza, poichè è ricevuta senza essere accet­tata, e fa una vittima senza olocausto? Ed anche allorchè Dio lascia, fra il primo giorno della conversione del cuore e l'ultimo giorno della vita, un lungo spazio per l'espiazione, troppo sovente, per non dire comunemente, si giunge al termine della prova terrestre prima d'avere toccati i limiti della penitenza: bisogna bene che vi sia, al di là dei limiti di questo mondo, un'ultima stazione, ove tutto si rego­larizza e si termina. O negare Dio, negare a Lui la sua giustizia, la sua santità, le sue per­fezioni infinite, od ammettere il Purgatorio. Il premio eterno del Paradiso a chi ha operato bene, l'eterno castigo dell'inferno a chi avrà operato male, basterebbe a spiegare la giustizia di Dio se gli uomini morissero tutti perfetta­mente buoni o completamente cattivi. Ma quante anime vi hanno, le quali vissero virtuosamente, si, ma che purtroppo, quale più quale meno, si inquinarono nel fango delle umane fralezze!

Eccovi dinanzi alla salma di vostra madre: era dessa pura come un angelo da meritare im­mediatamente il Paradiso? Colle imperfezioni e coi difetti che la offuscavano, sarà essa volata tosto al Cielo o sarà precipitata nell'inferno? Che cosa avverrà dunque di queste anime, mac­chiate di tante imperfezioni nell'ora della morte? Condannarle all'Inferno non sarebbe giustizia, nè sono desse si pure da unirsi tosto eternamente con Dio.

Oh! come la fede nel Pu