LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

 

DIZIONARIO TEOLOGICO

DEL CATECHISMO

DELLA CHIESA CATTOLICA

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Sal

 

 

·                Salario giusto     

·                Salita di Gesù a Gerusalemme     

·                Salmi, preghiera di Cristo e della

·                Salute e morale cristiana     

·                Salvezza     

·                Santi     

·                Santificare il giorno del Signore

·                Santità cristiana     

·                Santità della Chiesa     

·                Scandalo     

·                Sciopero e Morale cristiana     

·                Secondo Adamo

·                Seduto alla destra del Padre     

·                Segni del Regno     

·                Segni e simboli nella nostra relazione con Dio     

·                Segni sacramentali     

·                Segno della Croce     

·                Segreto professionale     

·                Sensi della Sacra Scrittura     

·                Sentimenti nella morale     

·                Separazione coniugale     

·                Sequestri e ostaggi     

·                Servo di YHWH     

·                Sessualità umana     

·                « Sia santificato il tuo nome »

·                Sigillo sacramentale     

·                Simbolo di fede     

·                Simonia    

·                Sinderesi nella morale     

·                Socializzazione     

·                Società di vita apostolica     

·                Società e vita morale     

·                Soddisfazione    

·                Solidarietà umana     

·                Solidarietà e giustizia internazionale     

·                Speranza (Virtù teologale)

·                Spergiuro    

·                Sperimentazione con esseri umani     

·                Spiritismo

·                Spirito Santo

·                Stato di diritto     

·                Sterilizzazioni     

·                Strage degli Innocenti     

·                Stregoneria    

·                « Strutture di peccato »

·                Stupro     

·                Successione apostolica     

·                Suicidio     

·                Superstizione     

·                Sussidiarietà dello Stato          

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SALARIO GIUSTO  (inizio)

Come frutto legittimo del lavoro deve essere rimunerato in base alle necessità del lavoratore nei suoi aspetti materiali, sociali, culturali e spirituali, valutate rispetto al rendimento produttivo e alle possibilità dell'impresa.

 

Il giusto salario è il frutto legittimo del lavoro. Rifiutarlo o non darlo a tempo debito può rappresentare una grave ingiustizia (cf Lv 19,13; Dt 24,14‑15; Gc 5,4). Per stabilire l'equa remunerazione, si deve tener conto sia dei bisogni sia delle prestazioni di ciascuno. « Il lavoro va remunerato in modo tale da garantire i mezzi sufficienti per permettere al singolo e alla sua famiglia una vita dignitosa su un piano materiale, sociale, culturale e spirituale, corrispondentemente al tipo di attività e grado di rendimento economico di ciascuno, nonché alle condizioni dell'impresa e al bene comune » (GS 67,2). Non è sufficiente l'accordo tra le parti a giustificare moralmente l'ammontare del salario [2434].

Û  Lavoro umano e Morale.

 

SALITA DI GESU' A GERUSALEMME (inizio)

La sua ferma decisione, in relazione alla sua morte.

 

« Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, [Gesù] si diresse decisamente verso Gerusalemme » (Lc 9,51; cf Gv 13,1)). Con questa decisione, indicava che saliva a Gerusalemme pronto a morire. A tre riprese aveva annunziato la sua passione e la sua Risurrezione (cf Mc 8,31‑33; 9,31‑32; 10,32‑34). Dirigendosi verso Gerusalemme dice: « Non è possibile che un profeta muoia fuori di Gerusalemme » (Lc 13,33) [557].

Pianto sulla città che ha rifiutato « il messaggio di pace » portato da Gesù.

 

...[Gesù] non desiste dall'invitare Gerusalemme a raccogliersi attorno a lui: « Quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come una gallina raccoglie i pulcini sotto le ali, e voi non avete voluto! » (Mt 23,37b). Quando arriva in vista di Gerusalemme, Gesù piange sulla città ed ancora una volta manifesta il desiderio del suo cuore: « Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, la via della pace! Ma ormai è stata nascosta ai tuoi occhi » (Lc 19,41‑42) [558].

SALMI, PREGHIERA DI CRISTO E DELLA CHIESA (inizio)

Preghiera individuale e comunitaria, Parola di Dio che diventa supplica, canto, lode e spontaneità davanti al Signore. Cristo ha pregato con i Salmi, che continuano ad essere essenziali nella preghiera della Chiesa.

 

I Salmi nutrono ed esprimono la preghiera del Popolo di Dio come Assemblea, in occasione delle solenni feste a Gerusalemme e ogni sabato nelle sinagoghe. Questa preghiera è insieme personale e comunitaria (...); abbraccia l'intera creazione; ricorda gli eventi salvifici del passato e si estende fino al compimento della storia; fa memoria delle promesse di Dio già realizzate ed attende il Messia che le compirà definitivamente. Pregati e attuati in pienezza in Cristo, i Salmi restano essenziali per la preghiera della sua Chiesa (cf IGLH 100‑109) [2586].

Il Salterio è il libro in cui la Parola di Dio diventa preghiera dell'uomo... [2587].

Nei Salmi si scorgono dei tratti costanti: la semplicità e la spontaneità della preghiera; il desiderio di Dio stesso attraverso tutto e con tutto ciò che nella creazione è buono; la situazione penosa del credente (...) e, nell'attesa di ciò che farà il Dio fedele, la certezza del suo amore e la consegna alla sua volontà. La preghiera dei Salmi è sempre animata dalla lode [2589].

 

SALUTE E MORALE CRISTIANA (inizio)

L'uomo deve averne cura come di un dono di Dio. Lo Stato deve contribuire con tutti i mezzi necessari per promuoverla e preservarla negli individui e sul piano sociale.

 

La vita e la salute fisica sono beni preziosi donati da Dio. Dobbiamo averne ragionevolmente cura, tenendo conto delle necessità altrui e del bene comune.

La cura della salute dei cittadini richiede l'apporto della società perché si abbiano le condizioni d'esistenza che permettano di crescere e di raggiungere la maturità: cibo e indumenti, abitazione, assistenza sanitaria, insegnamento di base, lavoro, previdenza sociale [2288].

Per il bene e l'obbligo della salute, l'uomo dovrà evitare gli eccessi che contribuiscono a deteriorarla: l'abuso dei cibi, l'alcool, il tabacco, la imprudenza nel guidare, ecc.

 

La virtù della temperanza dispone ad evitare ogni sorta di eccessi, l'abuso dei cibi, dell'alcool, del tabacco e dei medicinali. Coloro che, in stato di ubriachezza o per uno smodato gusto della velocità, mettono in pericolo l'incolumità altrui e la propria sulle strade, in mare, o in volo, si rendono gravemente colpevoli [2290].

Û  Droghe.

 

SALVEZZA (inizio)

Ogni salvezza viene da Cristo per mezzo della Chiesa.

 

...ogni salvezza viene da Cristo‑Capo per mezzo della Chiesa che è il suo Corpo:

Il santo Concilio « insegna, appoggiandosi sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione, che questa Chiesa pellegrinante è necessaria alla salvezza. Infatti solo Cristo, presente per noi nel suo Corpo, che è la Chiesa, è il mediatore e la via della salvezza » [846].

 

Esiste salvezza fuori della Chiesa?

 

« Infatti, quelli che senza colpa ignorano il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, e tuttavia cercano sinceramente Dio, e sotto l'influsso della grazia si sforzano di compiere con le opere la volontà di Dio, conosciuta attraverso il dettame della coscienza, possono conseguire la salvezza eterna » (LG 16; cf DS 3866‑3872; FCC 7.040‑7.045) [847].

Dio vuole la salvezza di tutti (1 Tm 2,34).

Û  Volontà di Dio.

 

SANTI (inizio)

Û  Comunione dei santi, Anno liturgico e Note della Chiesa (Santità).

 

SANTIFICARE IL GIORNO DEL SIGNORE (inizio)

(TERZO COMANDAMENTO)

Dio ha reso sacro il « giorno del sabato » come memoria della creazione, ricordo della « liberazione del suo Popolo » e segno della sua Alleanza; esso doveva essergli consacrato.

 

« Ricordati del giorno di sabato per santificarlo... » (Es 31,15) (...).

Il terzo comandamento del Decalogo ricorda la santità del sabato (...).

La Scrittura a questo proposito fa memoria della creazione: « Perché in sei giorni il Signore ha fatto il cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo ha dichiarato sacro » (Es 20,11).

La Scrittura rivela nel giorno del Signore anche un memoriale della liberazione di Israele dalla schiavitù d'Egitto: « Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato » (Dt 5,15).

Dio ha affidato a Israele il sabato perché lo rispetti in segno dell'alleanza perenne (cf Es 31,16) (...). Il sabato è per il Signore, santamente riservato alla lode di Dio, della sua opera creatrice e delle sue azioni salvifiche in favore di Israele.

L'agire di Dio è modello dell'agire umano. Se Dio nel settimo giorno « si è riposato » (Es 31,17), anche l'uomo deve « far riposo » e lasciare che gli altri, soprattutto i poveri, « possano goder quiete » (Es 23,12). Il sabato sospende le attività quotidiane e concede una tregua (...) [2168‑2172].

 

I cristiani celebrano l'ottavo giorno, « il primo della settimana », giorno della Risurrezione di Cristo, come giorno del Signore.

 

Gesù è risorto dai morti « il primo giorno della settimana » (Mt 28,1; Mc 16,2; Lc 24,1; Gv 20,1). In quanto « primo giorno », il giorno della Risurrezione di Cristo richiama la prima creazione. In quanto « ottavo giorno », che segue il sabato (cf Mc 16,1; Mt 28,1), esso significa la nuova creazione inaugurata con la Risurrezione di Cristo. E diventato, per i cristiani, il primo di tutti i giorni, la prima di tutte le feste, il giorno del Signore (« e Kyriaké eméra », « dies dominica »), la « domenica » [2174].

Û  Domenica, Giorno del Signore, Risurrezione.

 

SANTITÀ CRISTIANA (inizio)

Seguendo il comandamento di Cristo e le sue orme, tutti i cristiani sono chiamati alla santità mediante lo sforzo ascetico e l'adempimento della volontà di Dio al servizio suo e del prossimo.

 

« Tutti i fedeli di qualsiasi stato o grado sono chiamati alla pienezza della vita cristiana e alla perfezione della carità ». Tutti sono chiamati alla santità: « Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste » (Mt 5,48):

« Per raggiungere questa perfezione, i fedeli usino le forze ricevute secondo la misura del dono di Cristo, affinché..., in tutto obbedienti alla volontà del Padre, con tutto il loro animo si consacrino alla gloria di Dio e al servizio del prossimo » (LG 40) [2013].

Il cammino del cristiano verso la santità passa per la partecipazione al mistero di Cristo mediante i sacramenti e la partecipazione alla sua croce.

 

Il progresso spirituale tende all'unione sempre più intima con Cristo. Questa unione si chiama « mistica », perché partecipa al mistero di Cristo mediante i sacramenti -  « i santi misteri » -  e, in lui, al mistero della Santissima Trinità (...).

Il cammino della perfezione passa attraverso la croce. Non c'è santità senza rinuncia e senza combattimento spirituale (cf 2 Tm 4) [2014‑2015].

 

SANTITÀ DELLA CHIESA (inizio)

Û  Note della Chiesa: Santa.

 

SCANDALO (inizio)

E indurre un altro, con azioni o omissioni, a commettere il male, per conseguenza, se l'azione alla quale si istiga è deliberata in materia grave, allora lo scandalo è colpa grave.

 

Lo scandalo è l'atteggiamento o il comportamento che induce altri a compiere il male. Chi scandalizza si fa tentatore del suo prossimo. Attenta alla virtù e alla rettitudine; può trascinare il proprio fratello nella morte spirituale. Lo scandalo costituisce una colpa grave se chi lo provoca con azione o omissione induce deliberatamente altri in una grave mancanza [2284].

Lo scandalo si aggrava in ragione sia dell'autorità di chi lo causa sia della debolezza dello scandalizzato. L'abuso del potere che istiga al male -  e molto più se lo causa per la sua legislazione -  fa responsabile il legislatore, direttamente o indirettamente, dello scandalo e delle sue conseguenze.

 

Lo scandalo assume una gravità particolare a motivo dell'autorità di coloro che lo causano o della debolezza di coloro che lo subiscono. Ha ispirato a nostro Signore questa maledizione: « Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli..., sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare » (Mt 18,6; cf 1 Cor 8,10‑13). Lo scandalo è grave quando a provocarlo sono coloro che, per natura o per funzione, sono tenuti ad insegnare e ad educare gli altri. Gesù lo rimprovera agli scribi e ai farisei: li paragona a lupi rapaci in veste di pecore (cf Mt 7,15) [2285].

Lo scandalo può essere provocato dalla legge o dalle istituzioni, dalla moda o dall'opinione pubblica (...) [2286].

Chi usa i poteri di cui dispone in modo tale da spingere ad agire male, si rende colpevole di scandalo e responsabile del male che, direttamente o indirettamente, ha favorito. « E inevitabile che avvengano scandali, ma guai a colui per cui avvengono » (Lc 17,1) [2287].

 

SCIOPERO E MORALE CRISTIANA (inizio)

Strumento lecito e a volte necessario dei lavoratori per ottenere benefici giusti e proporzionati al loro lavoro. A volte può essere ingiusto se non intende raggiungere questi obiettivi, se si accompagna alla violenza o va contro il bene comune.

 

Lo sciopero è moralmente legittimo quando appare come lo strumento inevitabile, o quanto meno necessario, in vista di un vantaggio proporzionato. Diventa moralmente inaccettabile allorché è accompagnato da violenze oppure gli si assegnano obiettivi non direttamente connessi con le condizioni di lavoro o in contrasto con il bene comune [2435].

Non è lecito il licenziamento come conseguenza della disoccupazione.

 

La disoccupazione, per carenza di lavoro, quasi sempre rappresenta, per chi ne è vittima, un'offesa alla sua dignità e una minaccia per l'equilibrio della vita. Oltre al danno che egli subisce personalmente, numerosi rischi ne derivano per la sua famiglia (cf LE 18) [ 2436].

Û  Giusto salario.

 

SECONDO ADAMO (inizio)

Û  Peccato originale, Cristo Gesù.

 

SEDUTO ALLA DESTRA DEL PADRE (inizio)

La sua umanità glorificata partecipa « corporalmente » alla gloria e all'onore della divinità che il Figlio, consostanziale al Padre, già possedeva da tutta l'eternità.

 

Cristo, ormai, siede alla destra del Padre. « Per destra del Padre intendiamo la gloria e l'onore della divinità, ove colui che esisteva come Figlio di Dio prima di tutti i secoli come Dio e consustanziale al Padre, s'è assiso corporalmente dopo che si è incarnato e la sua carne è stata glorificata » (S. Giovanni Damasceno, De fide orth., 4, 2, PG 94, 1104C) [663].

 

E già l'inaugurazione del Regno del Messia « che non avrà fine ».

 

L'essere assiso alla destra del Padre significa l'inaugurazione del regno del Messia, compimento della visione del profeta Daniele riguardante il Figlio dell'uomo: « [Il Vegliardo] gli diede potere, gloria e regno; tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano; il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai, e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto » (Dn 7,14). A partire da questo momento, gli Apostoli sono divenuti i testimoni del « Regno che non avrà fine » (Simbolo di Nicea‑Costantinopoli) [664].

 

Re e Signore poiché partecipa nella sua umanità glorificata alla potenza di Dio sul cosmo e sulla storia.

 

« Per questo Cristo è morto e ritornato alla vita: per essere il Signore dei morti e dei vivi » (Rm 14,9). L'Ascensione di Cristo al cielo significa la sua partecipazione, nella sua umanità, alla potenza e all'autorità di Dio stesso. Gesù Cristo è Signore: egli detiene tutto il potere nei cieli e sulla terra. Egli è « al di sopra di ogni principato e autorità, di ogni potenza e dominazione » perché il Padre « tutto ha sottomesso ai suoi piedi » (Ef 1,20‑22). Cristo è il Signore del cosmo (cf Ef 4,10; 1 Cor 15,24. 27‑28) e della storia. In lui la storia dell'uomo come pure tutta la creazione trovano la loro « ricapitolazione » (Ef 1,10), il loro compimento trascendente [668].

 

Cristo Signore rimane tuttavia con noi come « Capo del suo Corpo che è la Chiesa ».

 

Come Signore, Cristo è anche il Capo della Chiesa che è il suo Corpo (cf Ef 1,22). Elevato al cielo e glorificato, avendo così compiuto pienamente la sua missione, egli permane sulla terra, nella sua Chiesa. La Redenzione è la sorgente dell'autorità che Cristo, in virtù dello Spirito Santo, esercita sulla Chiesa (cf Ef 4,11‑13), la quale è « il Regno di Cristo già presente in mistero ». La Chiesa « di questo Regno costituisce in terra il germe e l'inizio » (LG 3; 5) [669].

 

SEGNI DEL REGNO (inizio)

Testimoniano l'invio del Figlio da parte del Padre, invitano a credere in lui e attestano che è il Figlio di Dio.

 

I segni compiuti da Gesù testimoniano che il Padre lo ha mandato (cf Gv 5,36; 10,25). Essi sollecitano a credere in lui (cf Gv 10,38). A coloro che gli si rivolgono con fede (cf Mc 5,25‑34; 10,52; ecc.), egli concede ciò che domandano. Allora i miracoli rendono più salda la fede in colui che compie le opere del Padre suo: testimoniano che egli è il Figlio di Dio (cf Gv 10,31‑38). Ma possono anche essere motivo di scandalo (Mt 11,6) [548].

Liberando alcuni dalla fame, dall'ingiustizia, dall'infermità Gesù compie dei segni messianici, sebbene la sua principale azione di liberazione sia quella dal peccato.

 

Liberando alcuni uomini dai mali terreni della fame (cf Cf. Gv 6,5‑15), dell'ingiustizia (cf Lc 19,8), della malattia e della morte (cf Mt 11,5), Gesù ha posto dei segni messianici; egli non è venuto tuttavia per eliminare tutti i mali di quaggiù (cf Lc 12,13.14; Gv 18,36), ma per liberare gli uomini dalla più grave delle schiavitù: quella del peccato (cf Gv 8,34‑36), che li ostacola nella loro vocazione di figli di Dio e causa tutti i loro asservimenti umani [549].

 anche Miracoli.

 

SEGNI E SIMBOLI NELLA NOSTRA RELAZIONE CON DIO (inizio)

Assunti dalla vita umana per esprimere la nostra relazione con Dio.

 

Nella vita umana segni e simboli occupano un posto importante. In quanto essere corporale e spirituale insieme, l'uomo esprime e percepisce le realtà spirituali attraverso segni e simboli materiali. In quanto essere sociale, l'uomo ha bisogno di segni e di simboli per comunicare con gli altri per mezzo del linguaggio, di gesti, di azioni. La stessa cosa avviene nella sua relazione con Dio [1146].

 

Dio ci parla, anche per loro mezzo.

 

Dio parla all'uomo attraverso la creazione visibile (...) (cf Sap 13,1; Rm 1,19‑20; At 14,17). La luce e la notte, il vento e il fuoco, l'acqua e la terra, l'albero e i frutti parlano di Dio, simboleggiano ad un tempo la sua grandezza e la sua vicinanza [1147].

Alcuni segni e simboli della vita comune possono esprimere sia l'azione santificatrice di Dio sia la nostra azione di culto al Creatore.

 

In quanto creature, queste realtà sensibili possono diventare il luogo in cui si manifesta l'azione di Dio che santifica gli uomini, e l'azione degli uomini che rendono a Dio il loro culto. Ugualmente avviene per i segni e i simboli della vita sociale degli uomini: lavare e ungere, spezzare il pane e condividere il calice possono esprimere la presenza santificante di Dio e la gratitudine dell'uomo verso il suo Creatore [1148].

 

Il Popolo d'Israele ha ricevuto da YHWH alcuni segni dell'Alleanza e dei simboli del suo favore, come la circoncisione, e soprattutto, la Pasqua. Erano già prefigurazione dei sacramenti nella Nuova Alleanza.

 

Segni dell'Alleanza. Il popolo eletto riceve da Dio segni e simboli distintivi che caratterizzano la sua vita liturgica: non sono più soltanto celebrazioni di cicli cosmici e di gesti sociali, ma segni dell'Alleanza, simboli delle grandi opere compiute da Dio per il suo popolo. Tra questi segni liturgici dell'Antica Alleanza si possono menzionare la circoncisione, l'unzione e la consacrazione dei re e dei sacerdoti, l'imposizione delle mani, i sacrifici, e soprattutto la Pasqua. In questi segni la Chiesa riconosce una prefigurazione dei sacramenti della Nuova Alleanza [1150].

 

Gesù, nella sua predicazione del Regno, ha utilizzato dei segni materiali e dei gesti simbolici, dando, nello stesso tempo, un significato nuovo a quelli dell'Antica Alleanza, soprattutto all'Esodo e alla Pasqua.

 

Segni assunti da Cristo. Nella sua predicazione il Signore Gesù si serve spesso dei segni della creazione per far conoscere i misteri del Regno di Dio [cf Lc 8,10]. Compie le guarigioni o dà rilievo alla sua predicazione con segni materiali o gesti simbolici (cf Gv 9,6; Mc 7,33‑35; 8,22‑25). Conferisce un nuovo significato ai fatti e ai segni dell'Antica Alleanza, specialmente all'Esodo e alla Pasqua (cf Lc 9,31; 22,7‑20), poiché egli stesso è il significato di tutti questi segni [1151].

Û  anche Sacramenti.

 

SEGNI SACRAMENTALI (inizio)

Lo Spirito Santo compie la santificazione nella Chiesa dopo Pentecoste, per mezzo dei segni sacramentali, che integrano, purificati, i segni della vita, compiono quelli dell'Alleanza Antica e significano e realizzano la Redenzione, anticipando la gloria del cielo.

 

Dopo la Pentecoste, è mediante i segni sacramentali della sua Chiesa che lo Spirito Santo opera la santificazione. I sacramenti della Chiesa non aboliscono, ma purificano e integrano tutta la ricchezza dei segni e dei simboli del cosmo e della vita sociale. Inoltre essi danno compimento ai tipi e alle figure dell'Antica Alleanza, significano e attuano la salvezza operata da Cristo, prefigurano e anticipano la gloria del cielo [1152].

Û  la voce Sacramenti.

 

SEGNO DELLA CROCE (inizio)

Il cristiano battezzato « nel nome del Padre, e del Figlio e dello Spirito Santo », deve iniziare e terminare la sua giornata, le sue azioni e preghiere con il segno della croce, che lo fortifica e lo consacra come figlio di Dio.

 

Il cristiano incomincia la sua giornata, le sue preghiere, le sue azioni con il segno della croce, « nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen ». Il battezzato consacra la giornata alla gloria di Dio e invoca la grazia del Salvatore, la quale gli permette di agire nello Spirito come figlio del Padre. Il segno della croce ci fortifica nelle tentazioni e nelle difficoltà [2157].

 

SEGRETO PROFESSIONALE (inizio)

Obbliga in modo molto specifico alcuni professionisti, eccetto il caso in cui possa causare un danno molto grave al depositario, a chi lo ha confidato o ad una terza persona.

 

I segreti professionali -  di cui sono in possesso, per esempio, uomini politici, militari, medici e giuristi -  o le confidenze fatte sotto il sigillo del segreto, devono essere serbati, tranne i casi eccezionali in cui la custodia del segreto dovesse causare a chi li confida, a chi ne viene messo a parte, o a terzi danni molto gravi ed evitabili soltanto mediante la divulgazione della verità. Le informazioni private dannose per altri, anche se non sono state confidate sotto il sigillo del segreto, non devono essere divulgate senza un motivo grave e proporzionato [2491].

 

SENSI DELLA SACRA SCRITTURA (inizio)

Il senso letterale e spirituale.

 

Il senso letterale. E quello significato dalle parole della Scrittura e trovato attraverso l'esegesi che segue le regole della retta interpretazione.

Il senso spirituale. Data l'unità del disegno di Dio, non soltanto il testo della Scrittura, ma anche le realtà e gli avvenimenti di cui parla possono essere dei segni [116‑117].

 

Senso allegorico, morale e anagogico [116‑117].

Û  Sacra Scrittura.

 

SENTIMENTI NELLA MORALE (inizio)

Û  Passioni.

 

SEPARAZIONE CONIUGALE (inizio)

Può essere lecita in alcuni casi, specialmente per garantire i diritti della parte innocente e dei figli.

 

La separazione degli sposi con la permanenza del vincolo matrimoniale può essere legittima in certi casi contemplati dal Diritto canonico (cf CIC, can. 1151‑1155).

Se il divorzio civile rimane l'unico modo possibile di assicurare certi diritti legittimi, quali la cura dei figli o la tutela del patrimonio, può essere tollerato, senza che costituisca una colpa morale [2383].

Può avvenire che uno dei coniugi sia vittima innocente del divorzio pronunciato dalla legge civile; questi allora non contravviene alla norma morale (...) (cf FC 84) [2386].

Û  Divorzio.

 

SEQUESTRI E OSTAGGI (inizio)

Û  Integrità corporale e Morale.

 

SERVO DI YHWH (inizio)

Û  Misteri della vita di Cristo.

 

SESSUALITÀ UMANA (inizio)

Comprende tutta la persona, composta di anima e corpo, e più in particolare l'affettività, l'amore e la capacità di procreare, creando legami di comunione fra i sessi.

 

La sessualità esercita un'influenza su tutti gli aspetti della persona umana, nell'unità del suo corpo e della sua anima. Essa concerne particolarmente l'affettività, la capacità di amare e di procreare, e, in un modo più generale, l'attitudine ad intrecciare rapporti di comunione con altri [2332].

La complementarità dei doni fisici, spirituali e morali fra l'uomo e la donna è orientata ai beni del matrimonio e della vita familiare. L'armonia di questa differenza complementare contribuisce al bene della coppia e della società.

 

Spetta a ciascuno, uomo o donna, riconoscere ed accettare la propria identità sessuale. La differenza e la complementarità fisiche, morali e spirituali sono orientate ai beni del matrimonio e allo sviluppo della vita familiare. L'armonia della coppia e della società dipende in parte dal modo in cui si vivono tra i sessi la complementarità, il bisogno vicendevole e il reciproco aiuto [2333].

Con uguale dignità, ambedue i sessi sono immagine della fecondità e dell'amore di Dio Creatore.

 

Ciascuno dei due sessi, con eguale dignità, anche se in modo differente, è immagine della potenza e della tenerezza di Dio. L'unione dell'uomo e della donna nel matrimonio è una maniera di imitare, nella carne, la generosità e la fecondità del Creatore: « L'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una sola carne » (Gn 2,24). Da tale unione derivano tutte le generazioni umane (cf Gn 4,1‑2. 25‑26; 5,1) [2335].

 

« SIA SANTIFICATO IL TUO NOME » (inizio)

(PRIMA PETIZIONE DEL « PADRE NOSTRO »)

Poiché è solo Dio che santifica, riconosciamo nella lode e nell'azione di grazie che solamente egli è santo, per cui chiediamo per noi, con Paolo, di essere « santi e immacolati al suo cospetto, nella carità » nel « nome di Gesù ».

 

...questa petizione ci è insegnata da Gesù come un ottativo: una domanda, un desiderio e un'attesa in cui sono impegnati Dio e l'uomo (...). Chiedergli che il suo Nome sia santificato ci coinvolge nel disegno che egli « nella sua benevolenza aveva... prestabilito », « per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità » (cf Ef 1,9.4) [2807].

Questa domanda viene ascoltata perché la facciamo « nel Nome di Gesù »; anche in questo modo, la nostra preghiera deve unirsi alla nostra vita per « santificare » il Nome di Dio nel mondo.

 

Questa domanda, che le compendia tutte, è esaudita attraverso la preghiera di Cristo, come le sei domande successive. La preghiera al Padre nostro è preghiera nostra se è pregata nel nome di Gesù (cf Gv 14,13; 15, 16; 16,24.26). Gesù nella sua preghiera sacerdotale chiede: « Padre santo, custodisci nel tuo Nome coloro che mi hai dato » (Gv 17,11) [2815].

Dipende inseparabilmente dalla nostra vita e dalla nostra preghiera che il suo Nome sia santificato tra le nazioni [2814].

 

SIGILLO SACRAMENTALE (inizio)

Che cosa si intende e la sua gravissima obbligatorietà.

 

Data la delicatezza e la grandezza di questo ministero e il rispetto dovuto alle persone, la Chiesa dichiara che ogni sacerdote che ascolta le confessioni è obbligato, sotto pene molto severe (CIC, can. 1388,1; CCEO, can. 1456), a mantenere un segreto assoluto riguardo ai peccati che i suoi penitenti gli hanno confessato. Non gli è lecito parlare neppure di quanto viene a conoscere, attraverso la confessione, della vita dei penitenti. Questo segreto, che non ammette eccezioni, si chiama il « sigillo sacramentale », poiché ciò che il penitente ha manifestato al sacerdote rimane « sigillato » dal sacramento [1467].

E un segreto sacro non rivelabile, né con la parola né con altri mezzi, per nessun motivo.

 

Il segreto del sacramento della Riconciliazione è sacro, e non può essere violato per nessun motivo. « Il sigillo sacramentale è inviolabile; pertanto non è assolutamente lecito al confessore tradire anche solo in parte il penitente con parole o in qualunque altro modo e per qualsiasi causa » (CIC, can. 983,1) [2490].

Û  Penitenza (sacramento della).

 

SIMBOLO DI FEDE (inizio)

E il segno della nostra identità cristiana, ma anche della comunione fra di noi. Riassume le principali verità della nostra fede.

 

La parola greca « symbolon » indicava la metà di un oggetto spezzato (per esempio un sigillo) che veniva presentato come un segno di riconoscimento. Le parti rotte venivano ricomposte per verificare l'identità di chi le portava. Il « Simbolo della fede » è quindi un segno di riconoscimento e di comunione tra i credenti. « Symbolon » passò poi a significare raccolta, collezione o sommario. Il « Simbolo della fede » è la raccolta delle principali verità della fede. Da qui deriva il fatto che esso costituisce il primo e fondamentale punto di riferimento della catechesi [188].

La prima « Professione di fede » si fa al momento del Battesimo. Il « Simbolo della fede » è innanzi tutto il Simbolo battesimale. Poiché il Battesimo viene dato « nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt 28,19), le verità di fede professate al momento del Battesimo sono articolate in base al loro riferimento alle tre Persone della Santa Trinità [189].

 

Contenuto del SIMBOLO o CREDO.

Fede in un solo Dio:

 

Padre Onnipotente e Creatore.

Gesù Cristo, suo unico Figlio, Signore e Salvatore.

E lo Spirito Santo, nella santa Chiesa [14].

 

Il Simbolo è quindi diviso in tre parti: « La prima è consacrata allo studio di Dio Padre e dell'opera mirabile della creazione; la seconda allo studio di Gesù Cristo e del Mistero della Redenzione; la terza allo studio dello Spirito Santo, principio e sorgente della nostra santificazione (Catech. R., 1,1,3). Sono questi « i tre capitoli del nostro sigillo (battesimale) » (S. Ireneo, Dem., 100) [190].

Nel corso dei secoli si sono avute numerose professioni o simboli della fede, in risposta ai bisogni delle diverse epoche: i simboli delle varie Chiese apostoliche e antiche (cf DS 1‑64; FCC 0.501‑0.509), il Simbolo « Quicumque », detto di sant'Atanasio (cf DS 75‑76; FCC 0.510‑0.517), le professioni di fede di certi Concili (Toledo: DS 525‑541; FCC 6.025‑6.059; Laterano: DS 800‑802; FCC 6.060‑6.063; Lione: DS 851‑861; FCC 0.012‑0.015; Trento: DS 1862‑1870; FCC 0.518‑0.525), o di alcuni Sommi Pontefici, come: la « fides Damasi » (cf DS 71‑72; FCC 0.003) o « Il Credo del Popolo di Dio » (SPF) di Paolo VI (1968) (cf FCC 0.526‑0.551) [192].

I due Simboli più rilevanti nella vita della Chiesa.

 

Il Simbolo degli Apostoli, così chiamato perché a buon diritto è ritenuto il riassunto fedele della fede degli Apostoli. E l'antico Simbolo battesimale della Chiesa di Roma. La sua grande autorità gli deriva da questo fatto: « E il Simbolo accolto dalla Chiesa di Roma, dove ebbe la sua sede Pietro, il primo tra gli Apostoli, e dove egli portò l'espressione della fede comune » (S. Ambrogio, Symb., 7).

Il Simbolo detto di Nicea‑Costantinopoli, il quale trae la sua grande autorità dal fatto di essere frutto dei primi due Concili Ecumenici (325 e 381). E tuttora comune a tutte le grandi Chiese dell'Oriente e dell'Occidente [194‑195].

Û  Credo, Professione di fede.

 

SIMONIA (inizio)

I beni spirituali, procedenti come dono gratuito di Dio misericordioso, non si possono acquistare né vendere. La simonia consiste in questa indegna intenzione o azione ed è, insieme al « sacrilegio » e all'azione di « tentare » Dio, un peccato molto grave contro la virtù di Religione.

 

La simonia (cf At 8, 9‑24) consiste nell'acquisto o nella vendita delle realtà spirituali. A Simone il mago, che voleva acquistare il potere spirituale che vedeva all'opera negli Apostoli, Pietro risponde: « Il tuo denaro vada con te in perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono di Dio » (At 8,20). Così si conformava alla parola di Gesù: « Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date » (Mt 10,8; cf Is 55,1). E impossibile appropriarsi i beni spirituali e comportarsi nei loro confronti come un possessore o un padrone, dal momento che la loro sorgente è in Dio. Non si può che riceverli gratuitamente da lui [2121].

Û  Sacrilegio e Tentare Dio.

SINDERESI NELLA MORALE (inizio)

Û  Formazione della coscienza.

 

SOCIALIZZAZIONE (inizio)

In un certo senso è l'applicazione e il risultato della creazione di associazioni e istituzioni di libera iniziativa, che deve essere sempre promossa con fini diversi, da quello economico a quello politico.

 

Al fine di favorire la partecipazione del maggior numero possibile di persone alla vita sociale, si deve incoraggiare la creazione di associazioni e di istituzioni d'elezione « a scopi economici, culturali, sociali, sportivi, ricreativi, professionali, politici, tanto all'interno delle comunità politiche, quanto sul piano mondiale » (MM 82) [1882].

Esse sono di grandissimo aiuto, non soltanto per ottenere dei fini che superano la capacità individuale, ma anche per lo sviluppo della persona e la garanzia dei suoi diritti.

 

Tale « socializzazione » esprime parimenti la tendenza naturale che spinge gli esseri umani ad associarsi, al fine di conseguire obiettivi che superano le capacità individuali. Essa sviluppa le doti della persona, in particolare, il suo spirito di iniziativa e il suo senso di responsabilità. Concorre a tutelare i suoi diritti (cf GS 25,2; CA 12) [1882].

I pericoli relativi si individuano nel possibile interventismo dello Stato, che va contro il principio di sussidiarietà con il quale si deve reggere, che limita o costringe la libertà individuale e la libera iniziativa.

 

La socializzazione presenta anche dei pericoli. Un intervento troppo spinto dello Stato può minacciare la libertà e l'iniziativa personali. La dottrina della Chiesa ha elaborato il principio detto di sussidiarietà. Secondo tale principio, « una società di ordine superiore non deve interferire nella vita interna di una società di ordine inferiore, privandola delle sue competenze, ma deve piuttosto sostenerla in caso di necessità e aiutarla a coordinare la sua azione con quella delle altre componenti sociali, in vista del bene comune » (CA 18; Pio XII, Enc. Quadragesimo Anno) [1883].

Û  Società e Vita morale e Sussidiarietà nello stato.

 

SOCIETÀ DI VITA APOSTOLICA (inizio)

Costituite da membri senza voti, con una vita comune, che aspirano alla perfezione osservando le loro Costituzioni. In alcune di tali società si praticano i « consigli evangelici ».

 

Alle diverse forme di vita consacrata « si aggiungono le società di vita apostolica i cui membri, senza i voti religiosi, perseguono il fine apostolico proprio della società e, conducendo vita fraterna in comunità secondo un proprio stile, tendono alla perfezione della carità mediante l'osservanza delle costituzioni. Fra queste vi sono società i cui membri assumono i consigli evangelici », secondo le loro costituzioni (CIC, can. 731, 1 e 2) [930].

 

SOCIETÀ E VITA MORALE (inizio)

Unità organica di persone vincolate da legami visibili e spirituali, che ereditano un passato e preparano un futuro. In essa esistono doveri vicendevoli e l'obbligo del rispetto verso coloro che la reggono per raggiungere il bene comune di tutta la società, il cui centro (obiettivo, soggetto, e fine) è la persona umana.

 

Una società è un insieme di persone legate in modo organico da un principio di unità che supera ognuna di loro. Assemblea insieme visibile e spirituale, una società dura nel tempo: è erede del passato e prepara l'avvenire. Grazie ad essa, ogni uomo è costituito « erede », riceve dei « talenti » che arricchiscono la sua identità e che sono da far fruttificare (cf Lc 19,13.15). Giustamente, ciascuno deve dedizione alle comunità di cui fa parte e rispetto alle autorità incaricate del bene comune [1880].

Però « principio, soggetto e fine di tutte le istituzioni sociali è e deve essere la persona umana » (GS 25,1) [1881].

Lo scambio dei mezzi con i fini, o l'utilizzazione delle persone come semplici mezzi, crea strutture ingiuste.

 

Lo scambio dei mezzi con i fini, che porta a dare valore di fine ultimo a ciò che è soltanto un mezzo per concorrervi, oppure a considerare delle persone come puri mezzi in vista di un fine, genera strutture ingiuste che « rendono ardua e praticamente impossibile una condotta cristiana, conforme ai comandamenti del divino Legislatore » (Pio XII, Discorso del 1 giugno 1941) [1887].

 Persona umana, Socializzazione, Sussidiarietà dello stato, Strutture di peccato.

Necessità di alcune società, come sono la famiglia e la comunità civile, più immediatamente rispondenti alla natura umana.

 

Certe società, quali la famiglia e la comunità civica, sono più immediatamente rispondenti alla natura dell'uomo. Sono a lui necessarie [1882].

Û  Famiglia e Socializzazione.

 

SODDISFAZIONE (inizio)

La giustizia richiede, da parte del peccatore già assolto nel Sacramento della Penitenza, qualcosa di più che riparare semplicemente i suoi peccati; per alcuni dei peccati commessi si richiede di soddisfare e di riparare al male causato al prossimo.

 

Molti peccati recano offesa al prossimo. Bisogna fare il possibile per riparare (ad esempio restituire cose rubate, ristabilire la reputazione di chi è stato calunniato, risanare le ferite). La semplice giustizia lo esige. Ma, in più, il peccato ferisce e indebolisce il peccatore stesso, come anche le sue relazioni con Dio e con il prossimo. L'assoluzione toglie il peccato, ma non porta rimedio a tutti i disordini che il peccato ha causato (cf Conc. Di Trento, DS 1712; FCC 9.268). Risollevato dal peccato, il peccatore deve ancora recuperare la piena salute spirituale. Deve dunque fare qualcosa di più per riparare le proprie colpe: deve « soddisfare » in maniera adeguata o « espiare » i suoi peccati. Questa soddisfazione si chiama anche « penitenza » [1459].

 

SOLIDARIETÀ UMANA (inizio)

Chiamata anche carità sociale, è un'esigenza della fraternità umana e cristiana che si manifesta nella equa distribuzione dei beni, nella remunerazione del lavoro e in un ordine sociale più giusto.

 

Il principio di solidarietà, designato pure con il nome di « amicizia » o di « carità sociale », è una esigenza diretta della fraternità umana e cristiana (cf SRS 38‑40; CA 10) (...) [1939].

La solidarietà si esprime innanzitutto nella ripartizione dei beni e nella remunerazione del lavoro. Suppone anche l'impegno per un ordine sociale più giusto, nel quale le tensioni potrebbero essere meglio riassorbite e i conflitti troverebbero più facilmente la loro soluzione negoziata [1940].

 

SOLIDARIETÀ E GIUSTIZIA INTERNAZIONALE (inizio)

Per risolvere i problemi socio‑economici esistono molte possibilità di solidarietà che devono essere messe in atto: fra gruppi umani affini, fra le nazioni e fra i diversi popoli del mondo. Da esse dipende in gran parte la pace nel mondo.

 

I problemi socio‑economici non possono essere risolti che mediante il concorso di tutte le forme di solidarietà: solidarietà dei poveri tra loro, dei ricchi e dei poveri, dei lavoratori tra loro, degli imprenditori e dei dipendenti nell'impresa, solidarietà tra le nazioni e tra i popoli. La solidarietà internazionale è un'esigenza di ordine morale. La pace del mondo dipende in parte da essa [1941].

In vista di questa solidarietà devono essere eliminati i « meccanismi perversi » e altri ostacoli che la impediscono, in favore dello sviluppo morale, culturale ed economico di tutti i popoli.

 

Varie cause (...) danno oggi « alla questione sociale... una dimensione mondiale » (SRS 9). Tra le nazioni, le cui politiche sono già interdipendenti, è necessaria la solidarietà. E questa diventa indispensabile allorché si tratta di bloccare « i meccanismi perversi » che ostacolano lo sviluppo dei paesi meno progrediti (cf SRS 17; 45). A sistemi finanziari abusivi se non usurai (cf CA 35), a relazioni commerciali inique tra le nazioni, alla corsa agli armamenti si deve sostituire uno sforzo comune per mobilitare le risorse verso obiettivi di sviluppo morale, culturale ed economico, « ridefinendo le priorità e le scale di valori, in base alle quali si decidono le scelte » (CA 28) [2438].

Responsabilità morale delle nazioni ricche nell'aiuto necessario allo sviluppo di quelle povere. Necessità di prestare aiuto in maniera diretta nei momenti critici degli altri paesi; ma tutto questo è insufficiente se non si riformano alcune istituzioni che rendono impossibili le giuste relazioni con i popoli sottosviluppati.

 

Le nazioni ricche hanno una grave responsabilità morale nei confronti di quelle che da se stesse non possono assicurarsi i mezzi del proprio sviluppo o ne sono state impedite in conseguenza di tragiche vicende storiche. Si tratta di un dovere di solidarietà e di carità; ed anche di un obbligo di giustizia, se il benessere delle nazioni ricche proviene da risorse che non sono state equamente pagate [2439].

L'aiuto diretto costituisce una risposta adeguata a necessità immediate, eccezionali, causate, per esempio, da catastrofi naturali, da epidemie, ecc. Ma esso non basta a risanare i gravi mali che derivano da situazioni di miseria, né a far fronte in modo duraturo ai bisogni. Occorre anche riformare le istituzioni economiche e finanziarie internazionali perché possano promuovere rapporti equi con i paesi meno sviluppati (cf SRS 16). E necessario sostenere lo sforzo dei paesi poveri che sono alla ricerca del loro sviluppo e della loro liberazione (cf CA 26) [2440].

 

SPERANZA (VIRTU' TEOLOGALE)(inizio)

Virtù teologale per la quale poniamo tutta la nostra fiducia nelle promesse di Cristo, aiutati dalla grazia dello Spirito, e aspiriamo al Regno di Dio e alla vita eterna come nostra suprema felicità.

 

La speranza è la virtù teologale per la quale desideriamo il Regno dei cieli e la vita eterna come nostra felicità, riponendo la nostra fiducia nelle promesse di Cristo e appoggiandoci non sulle nostre forze, ma sull'aiuto della grazia dello Spirito Santo. « Manteniamo senza vacillare la professione della nostra speranza, perché è fedele colui che ha promesso » (Eb 10,23). Lo Spirito è stato « effuso da lui su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo, Salvatore nostro, perché, giustificati dalla sua grazia, diventassimo eredi, secondo la speranza, della vita eterna » (Tt 3,6‑7) [1817].

La risposta al Dio che si rivela e chiama, presuppone una fiduciosa speranza nel fatto che egli ci dia capacità di amarlo e di agire in conformità alla grazia.

 

Quando Dio si rivela e chiama l'uomo, questi non può rispondere pienamente all'amore divino con le sue proprie forze. Deve sperare che Dio gli donerà la capacità di contraccambiare il suo amore e di agire conformemente ai comandamenti della carità. La speranza è l'attesa fiduciosa della benedizione divina e della beata visione di Dio; è anche il timore di offendere l'amore di Dio e di provocare il castigo [2090].

 Disperazione e Presunzione.

Questa virtù è la risposta all'anelito di felicità che Dio ha posto nel cuore dell'uomo e che, assumendo le speranze umane in tal senso, le eleva, le purifica e le sostiene in ordine alla beatitudine eterna.

 

La virtù della speranza risponde all'aspirazione alla felicità, che Dio ha posto nel cuore di ogni uomo; essa assume le attese che ispirano le attività degli uomini; le purifica per ordinarle al Regno dei cieli; salvaguarda dallo scoraggiamento; sostiene in tutti i momenti di abbandono; dilata il cuore nell'attesa della beatitudine eterna. Lo slancio della speranza preserva dall'egoismo e conduce alla gioia della carità [1818].

La nostra speranza segue e perfeziona quella di Abramo, padre dei credenti, costituito « padre di molti popoli » perché ha avuto fiducia nelle promesse di Dio.

 

La speranza cristiana riprende e porta a pienezza la speranza del popolo eletto, la quale trova la propria origine ed il proprio modello nella speranza di Abramo, colmato in Isacco delle promesse di Dio e purificato dalla prova del sacrificio (cf Gn 17,4‑8; 22,1‑18). « Egli ebbe fede sperando contro ogni speranza e così divenne padre di molti popoli » (Rm 4,18) [1819].

Gesù, con la proclamazione delle beatitudini, ha tracciato il cammino della speranza cristiana malgrado tutte le prove. La preghiera, e più specificamente, il Padre Nostro, alimentano e riassumono la speranza cristiana.

 

La speranza cristiana si sviluppa, fin dagli inizi della predicazione di Gesù, nell'annuncio delle beatitudini. Le beatitudini elevano la nostra speranza verso il Cielo come verso la nuova Terra promessa; ne tracciano il cammino attraverso le prove che attendono i discepoli di Gesù. Ma per i meriti di Gesù Cristo e della sua Passione, Dio ci custodisce nella speranza che « non delude » (Rm 5,5) (...). La speranza (...) si esprime e si alimenta nella preghiera, in modo particolarissimo nella Preghiera del Signore sintesi di tutto ciò che la speranza ci fa desiderare [1820].

Û  Fede e Carità, Beatitudini, Padre Nostro.

 

SPERGIURO (inizio)

Promessa fatta sotto giuramento, per quanto senza l'intenzione di mantenerla o senza volerla portare a compimento. Attenta al nome santo di Dio.

 

E spergiuro colui che, sotto giuramento, fa una promessa con l'intenzione di non mantenerla, o che, dopo aver promesso sotto giuramento, non vi si attiene. Lo spergiuro costituisce una grave mancanza di rispetto verso il Signore di ogni parola. Impegnarsi con giuramento a compiere un'opera cattiva è contrario alla santità del nome divino [2152].

Û  Giuramento, Giuramento falso, Falsa testimonianza.

 

SPERIMENTAZIONE CON ESSERI UMANI (inizio)

Le ricerche scientifiche su persone o gruppi possono contribuire al progresso dei metodi di cura o di salute medica in generale, ma le sperimentazioni su esseri umani sono da escludere come moralmente illecite se comportano rischi sproporzionati alla vita o all'integrità degli stessi, e comunque mai senza il consenso volontario del paziente. Tutto ciò attenta alla dignità della persona.

 

Le sperimentazioni scientifiche, mediche o psicologiche, sulle persone o sui gruppi umani, possono concorrere alla guarigione dei malati e al progresso della salute pubblica [2292].

Le ricerche o sperimentazioni sull'essere umano non possono legittimare atti in se stessi contrari alla dignità delle persone e alla legge morale. L'eventuale consenso dei soggetti non giustifica simili atti. La sperimentazione sull'essere umano non è moralmente legittima se fa correre rischi sproporzionati o evitabili per la vita o l'integrità fisica e psichica dei soggetti. La sperimentazione sugli esseri umani non è conforme alla dignità della persona se, oltre tutto, viene fatta senza il consenso esplicito del soggetto o dei suoi aventi diritto [2295].

I trapianti di organi sono moralmente leciti alle stesse condizioni (consenso, rischi fisici e psichici proporzionati) e non saranno mai accettabili, al fine di ritardare la morte di un'altra persona, le mutilazioni o le invalidità, e tanto meno la morte del donatore.

 

Il trapianto di organi è conforme alla legge morale se i danni e i rischi fisici e psichici in cui incorre il donatore sono proporzionati al bene che si cerca per il destinatario. La donazione di organi dopo la morte è un atto nobile e meritorio ed è da incoraggiare come manifestazione di generosa solidarietà. Non è moralmente accettabile se il donatore o i suoi aventi diritto non vi hanno dato il loro esplicito consenso. E inoltre moralmente inammissibile provocare direttamente la mutilazione invalidante o la morte di un essere umano, sia pure per ritardare il decesso di altre persone [2296].

La donazione gratuita di organi, dopo la morte, come anche le autopsie compiute su cadaveri, possono essere non solo lecite, ma anche meritorie, supposti i requisiti legali.

 

L'autopsia dei cadaveri può essere moralmente ammessa per motivi di inchiesta legale o di ricerca scientifica. Il dono gratuito di organi dopo la morte è legittimo e può essere meritorio.

La Chiesa permette la cremazione, se tale scelta non mette in questione la fede nella risurrezione dei corpi (cf CIC, can. 1176,3) [2301].

 

SPIRITISMO (inizio)

Consiste nelle pratiche divinatorie o magiche. La Chiesa mette in guardia dalla pericolosità di queste pratiche.

 

Lo spiritismo spesso implica pratiche divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli. Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima né l'invocazione di potenze cattive, né lo sfruttamento delle credulità altrui [2117].

Û  Magia o stregoneria.

 

SPIRITO SANTO (inizio)

Quando affermiamo di credere nello Spirito Santo, professiamo che egli è una delle tre Persone divine della Santissima Trinità, consostanziale al Padre e al Figlio.

 

Credere nello Spirito Santo significa dunque professare che lo Spirito Santo è una delle Persone della Santa Trinità, consostanziale al Padre e al Figlio, « con il Padre e il Figlio adorato e glorificato » (Simbolo di Nicea‑Costantinopoli) [685].

 

La sua missione è sempre congiunta e ordinata a quella del Figlio.

 

La missione dello Spirito Santo è sempre congiunta e ordinata a quella del Figlio (cf Gv 16,14‑15). Lo Spirito Santo, che è « Signore e dà la vita », è mandato a santificare il grembo della Vergine Maria e a fecondarla divinamente, facendo sì che ella concepisca il Figlio eterno del Padre in un'umanità tratta dalla sua [485].

 

La missione di Cristo, sotto l'« unzione » dello Spirito.

 

Cristo inaugura l'annunzio della Buona Novella facendo suo questo testo di Isaia (Lc 4,18‑19; cf Is 61,1‑2):

Lo Spirito del Signore Dio è su di me,

perché il Signore mi ha consacrato con l'unzione;

mi ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri,

a fasciare le piaghe dei cuori spezzati,

a proclamare la libertà degli schiavi,

la scarcerazione dei prigionieri,

a promulgare l'anno di misericordia del Signore [714].

 

Progressiva rivelazione dello Spirito da parte del Figlio.

 

Gesù rivela in pienezza lo Spirito Santo solo dopo che è stato egli stesso glorificato con la sua Morte e Risurrezione. Tuttavia, lo lascia gradualmente intravvedere anche nel suo insegnamento alle folle, quando rivela che la sua carne sarà cibo per la vita del mondo (cf Gv 6,27.5162‑63). Inoltre lo lascia intuire a Nicodemo (cf Gv 3,5‑8), alla Samaritana (Gv 4,10.14.23‑24) e a coloro che partecipano alla festa delle Capanne (cf Gv 7,37‑39). Ai suoi discepoli ne parla apertamente a proposito della preghiera (cf Lc 11,13) e della testimonianza che dovranno dare (cf Mt 10,19‑20) [728].

Inviato, a sua volta, dal Padre attraverso il Figlio.

 

Infine, quando Cristo è glorificato (Gv 7,39), può, a sua volta, dal Padre, inviare lo Spirito a coloro che credono in lui: comunica loro la sua Gloria (cf Gv 17,22), cioè lo Spirito Santo che lo glorifica (cf Gv 16,14). La missione congiunta si dispiegherà da allora in poi nei figli adottati dal Padre nel Corpo del suo Figlio: la missione dello Spirito di adozione sarà di unirli a Cristo e di farli vivere in lui [690].

 

Ci rivela « i segreti di Dio » e della sua Parola.

 

« I segreti di Dio nessuno li ha mai potuti conoscere se non lo Spirito di Dio » (1 Cor 2,11). Ora, il suo Spirito, che lo rivela, ci fa conoscere Cristo, suo Verbo, sua Parola vivente, ma non dice se stesso. Colui che « ha parlato per mezzo dei profeti » ci fa udire la Parola del Padre. Lui, però, non lo sentiamo. Non lo conosciamo che nel movimento in cui ci rivela il Verbo e ci dispone ad accoglierlo nella fede [687].

Con il dono dello Spirito ai suoi discepoli, la loro missione e quella dello Spirito diventano la missione della Chiesa.

 

Infine viene l'Ora di Gesù (cf Gv 13,1; 17,1): Gesù consegna il suo spirito nelle mani del Padre (cf Lc 23,46; Gv 19,30) nel momento in cui con la sua morte vince la morte, in modo che, « risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre » (Rm 6,4), egli dona subito lo Spirito Santo « alitando » sui suoi discepoli (cf Gv 20,22). A partire da questa Ora, la missione di Cristo e dello Spirito diviene la missione della Chiesa: « Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi » (Gv 20,21; Gv 20,21; cf Mt 28,19; Lc 24,47‑48; At 1,8) [730].

 

La comunione con lo Spirito nella Chiesa e le sue primizie a coloro che hanno ricevuto la sua forza.

 

E « la comunione dello Spirito Santo » (2 Cor 13,13) che nella Chiesa ridona ai battezzati la somiglianza divina perduta a causa del peccato [734].

Egli dona allora la « caparra » o le « primizie » della nostra eredità (cf Rm 8, 23; 2 Cor 1,221); la vita stessa della Santissima Trinità che consiste nell'amare come egli ci ha amati (cf Gv 4,11‑12). Questo amore è il principio della vita nuova in Cristo, resa possibile dal fatto che abbiamo « forza dallo Spirito Santo » (At 1,8) [735].

 

I suoi doni ai figli di Dio.

 

E per questa potenza dello Spirito che i figli di Dio possono portare frutto. Colui che ci ha innestati sulla vera Vite, farà sì che portiamo il frutto dello Spirito [che] « è amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé » (Gal 5,22‑23) [736].

 

La sua azione permanente per gli uomini.

 

Lo Spirito prepara gli uomini, li previene con la sua grazia per attirarli a Cristo. Manifesta loro il Signore risorto, ricorda loro la sua parola, apre il loro spirito all'intelligenza della sua Morte e Risurrezione. Rende loro presente il Mistero di Cristo, soprattutto nell'Eucaristia, al fine di riconciliarli e di metterli in comunione con Dio perché portino « molto frutto » (Gv 15,5.8.16) [737].

 

I sacramenti e lo Spirito Santo.

 

E per mezzo dei sacramenti della Chiesa che Cristo comunica alle membra del suo Corpo il suo Spirito Santo e santificatore [739].

Queste « meraviglie di Dio », offerte ai credenti nei sacramenti della Chiesa, portano i loro frutti nella vita nuova, in Cristo, secondo lo Spirito [740].

Û  in proposito: Sacramenti.

 

La promessa dello Spirito per gli « ultimi tempi ».

 

I testi profetici concernenti direttamente l'invio dello Spirito Santo sono oracoli in cui Dio parla al cuore del suo Popolo nel linguaggio della Promessa, con gli accenti dell'amore e della fedeltà. Secondo queste promesse, negli « ultimi tempi », lo Spirito del Signore rinnoverà il cuore degli uomini scrivendo in essi una Legge nuova; radunerà e riconcilierà i popoli dispersi e divisi; trasformerà la primitiva creazione e Dio vi abiterà con gli uomini nella pace [715].

« Si rivela e ci è donato » negli « ultimi tempi ». La « nuova creazione », compiuta come « progetto divino » nel Figlio, si realizza nell'umanità per mezzo dello Spirito, cioè nella Chiesa, nella comunione dei santi, nel perdono dei peccati, nella risurrezione della carne e nella vita eterna.

 

Lo Spirito Santo è all'opera con il Padre e il Figlio dall'inizio al compimento del disegno della nostra salvezza. Tuttavia è solo negli « ultimi tempi », inaugurati con l'Incarnazione redentrice del Figlio, che egli viene rivelato e donato, riconosciuto e accolto come Persona. Allora questo disegno divino, compiuto in Cristo, « Primogenito » e Capo della nuova creazione, potrà realizzarsi nell'umanità con l'effusione dello Spirito: la Chiesa, la comunione dei santi, la remissione dei peccati, la risurrezione della carne, la vita eterna [686].

 

L'accesso alla fede e il contatto con Cristo sono opera dell'attrazione dello Spirito.

 

Cristo è Signore della vita eterna. Il pieno diritto di giudicare definitivamente le opere e i cuori degli uomini appartiene a lui in quanto Redentore del mondo. Egli ha « acquisito » questo diritto con la sua croce. Anche il Padre « ha rimesso ogni giudizio al Figlio » (Gv 5,22; Gv 5,27; Mt 25,31; At 10,42; 17,31; 2 Tm 4,1 [679].

Lo Spirito Santo con la sua grazia è il primo nel destare la nostra fede e nel suscitare la vita nuova che consiste nel conoscere il Padre e colui che ha mandato, Gesù Cristo (Gv 17,3) [684].

Nomi dati allo Spirito Santo nella Sacra Scrittura: da Gesù nella sua promessa: Paraclito e Spirito di Verità.

 

Gesù, quando annunzia e promette la venuta dello Spirito Santo, lo chiama « Paraclito », letteralmente: « Colui che è chiamato vicino », « ad‑vocatus » (Gv 14,16.26; 15,26; 16,7). « Paraclito » viene abitualmente tradotto « Consolatore », essendo Gesù il primo consolatore. Il Signore stesso chiama lo Spirito Santo « Spirito di verità » (Gv 16,13) [692].

 

Nel resto del Nuovo Testamento.

 

Oltre al suo nome proprio, che è il più usato negli Atti degli Apostoli e nelle Lettere, in san Paolo troviamo gli appellativi: lo Spirito della Promessa (Ef 1,13 Gal 3,14;), lo Spirito di adozione (Rm 8,15; Gal 4,6), lo « Spirito di Cristo » (Rm 8,11), « lo Spirito del Signore » (2 Cor 3,17), « lo Spirito di Dio » (Rm 8,9.14; 15,19; 1 Cor 6,11; 7,40), e in san Pietro, « lo Spirito della gloria » (1 Pt 4,14) [693].

Conosciamo lo Spirito Santo nella Chiesa, per mezzo della Sacra Scrittura -  che egli ha ispirato - , della Tradizione, del Magistero -  che egli assiste - , della Liturgia sacramentale, ecc.

 

La Chiesa, comunione vivente nella fede degli Apostoli che essa trasmette, è il luogo della nostra conoscenza dello Spirito Santo:

-  nelle Scritture, che egli ha ispirato;

-  nella Tradizione, di cui i Padri della Chiesa sono i testimoni sempre attuali;

-  nel Magistero della Chiesa che egli assiste;

-          nella liturgia sacramentale, attraverso le sue parole e i suoi simboli, in cui lo Spirito Santo ci mette in comunione con Cristo;

-  nella preghiera, nella quale intercede per noi;

-  nei carismi e nei ministeri che edificano la Chiesa;

-  nei segni di vita apostolica e missionaria;

-  nella testimonianza dei santi, in cui egli manifesta la sua santità e continua l'opera della salvezza [688].

 

Interprete della Scrittura.

 

Però, essendo la Sacra Scrittura ispirata, c'è un altro principio di retta interpretazione, non meno importante del precedente, senza il quale la Scrittura resterebbe lettera morta: « La Sacra Scrittura [deve] essere letta e interpretata con l'aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta » (DV 12,3) [111].

 

I suoi simboli nella Liturgia della Chiesa.

 

-  L'acqua

 

Il simbolismo dell'acqua significa l'azione dello Spirito Santo nel Battesimo, poiché, dopo l'invocazione dello Spirito Santo, essa diviene il segno sacramentale efficace della nuova nascita [694].

 

-  L'unzione

 

Il simbolismo dell'unzione con l'olio è talmente significativa dello Spirito Santo da divenirne il sinonimo (cf 1 Gv 1,20.27; 2 Cor 1,21) [695].

 

-  Il fuoco

 

Mentre l'acqua significava la nascita e la fecondità della Vita donata nello Spirito Santo, il fuoco simbolizza l'energia trasformante degli atti dello Spirito Santo [696].

 

-  La nube e la luce

 

Questi due simboli sono inseparabili nelle manifestazioni dello Spirito Santo. Fin dalle teofanie dell'Antico Testamento, la Nube, ora oscura, ora luminosa, rivela il Dio vivente e salvatore, velando la trascendenza della sua Gloria [697].

 

-  Il sigillo (il « carattere indelebile » nei sacramenti dell'Iniziazione cristiana: Battesimo, Confermazione e Ordine).

 

Il sigillo è un simbolo vicino a quello dell'Unzione. Infatti su Cristo « Dio ha messo il suo sigillo » (Gv 6,27), e in lui il Padre segna anche noi con il suo sigillo. Poiché indica l'effetto indelebile dell'Unzione dello Spirito Santo nei sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell'Ordine, l'immagine del sigillo [« sphragis »] è stata utilizzata in certe tradizioni teologiche per esprimere il « carattere » indelebile impresso da questi tre sacramenti che non possono essere ripetuti [698].

Û  ognuno dei citati Sacramenti, carattere.

 

-  La mano

 

Imponendo le mani Gesù guarisce i malati (cf Mc 6,5; 8,23) e benedice i bambini (cf Mc 10,16). Nel suo Nome, gli Apostoli compiranno gli stessi gesti (cf Mc 16,18; At 5,12; 14,3). Ancor di più, è mediante l'imposizione delle mani da parte degli Apostoli che viene donato lo Spirito Santo (cf At 8,17‑19; 13,3; 19,6) [699].

 

-  Il dito

 

« Con il dito di Dio » Gesù scaccia « i demoni » (Lc 11,20) (...).

L'inno « Veni, Creator Spiritus » invoca lo Spirito Santo come « digitus paternae dexterae -  dito della destra del Padre » [700].

 

-  La colomba

 

Alla fine del diluvio (il cui simbolismo riguarda il Battesimo), la colomba fatta uscire da Noè torna, portando nel becco un freschissimo ramoscello d'ulivo, segno che la terra è di nuovo abitabile. Quando Cristo risale dall'acqua del suo battesimo, lo Spirito Santo, sotto forma di colomba, scende su di lui e in lui rimane (cf Mt 3,16 par.) [701].

 

STATO DI DIRITTO (inizio)

Û  Autorità legittima.

 

STERILIZZAZIONI (inizio)

Û  Integrità corporea e morale.

 

STRAGE DEGLI INNOCENTI (inizio)

Û  Misteri della vita di Cristo.

 

STREGONERIA (inizio)

Û  Magia.

 

« STRUTTURE DI PECCATO » (inizio)

Una certa generalizzazione del peccato conduce a situazioni istituzionali e sociali che provocano e istigano altri, e, in generale la maggioranza, a commettere peccati di violenza e di ingiustizia; questa situazione può essere chiamata « struttura di peccato » o in modo analogico « peccato sociale ».

 

Così il peccato rende gli uomini complici gli uni degli altri e fa regnare tra di loro la concupiscenza, la violenza e l'ingiustizia. I peccati sono all'origine di situazioni sociali e di istituzioni contrarie alla Bontà divina. Le « strutture di peccato » sono l'espressione e l'effetto dei peccati personali. Inducono le loro vittime a commettere, a loro volta, il male. In un senso analogico esse costituiscono un « peccato sociale » (cf RP 16) [1869].

Û  Peccato sociale.

 

STUPRO (inizio)

L'aggressione che viola l'intimità sessuale di una persona e attenta alla giustizia e alla carità.

 

Lo stupro indica l'entrata per effrazione, con violenza, nell'intimità sessuale di una persona. Esso viola la giustizia e la carità. Lo stupro lede profondamente il diritto di ciascuno al rispetto, alla libertà, all'integrità fisica e morale. Arreca un grave danno, che può segnare la vittima per tutta la vita. E sempre un atto intrinsecamente cattivo. Ancora più grave è lo stupro commesso da parte di parenti stretti (incesto) o di educatori ai danni degli allievi che sono loro affidati [2356].

Û altri peccati sessuali: Fornicazione, Incesto, Prostituzione, Masturbazione, ecc.

 

SUCCESSIONE APOSTOLICA (inizio)

Cristo conferisce ai suoi Apostoli il potere di santificare, ed essi, per la potenza dello Spirito, lo trasmettono ai loro successori.

 

Pertanto, donando lo Spirito Santo agli Apostoli, Cristo risorto conferisce loro il proprio potere di santificazione: diventano segni sacramentali di Cristo. Per la potenza dello stesso Spirito Santo, essi conferiscono tale potere ai loro successori. Questa « successione apostolica » struttura tutta la vita liturgica della Chiesa; essa stessa è sacramentale, trasmessa attraverso il sacramento dell'Ordine [1087].

Û  anche le voci: Apostoli e Vescovi.

 

SUICIDIO (inizio)

L'uomo ha ricevuto da Dio il dono della vita, della quale è amministratore e non padrone, pertanto deve curarla con gratitudine, non potendo disporre di essa a suo piacimento.

 

Ciascuno è responsabile della propria vita davanti a Dio che gliel'ha donata. E lui che ne rimane il sovrano Padrone. Noi siamo tenuti a riceverla con riconoscenza e a preservarla per il suo onore e per la salvezza delle nostre anime. Siamo gli amministratori, non i proprietari della vita che Dio ci ha affidato. Non ne disponiamo [2280].

Il suicidio offende Dio Creatore, l'amore di se stessi e del prossimo, nei confronti del quale bisogna essere solidali nella vita con tutti i suoi obblighi, sebbene la responsabilità del suicida possa essere diminuita da gravi turbamenti della personalità; per questo motivo la Chiesa affida il suicida all'infallibile giudizio di Dio misericordioso e alle sue misteriose vie di salvezza.

 

Il suicidio contraddice la naturale inclinazione dell'essere umano a conservare e a perpetuare la propria vita. Esso è gravemente contrario al giusto amore di sé. Al tempo stesso è un'offesa all'amore del prossimo, perché spezza ingiustamente i legami di solidarietà con la società familiare, nazionale e umana, nei confronti delle quali abbiamo degli obblighi. Il suicidio è contrario all'amore del Dio vivente [2281].

Gravi disturbi psichici, l'angoscia o il timore grave della prova, della sofferenza o della tortura possono attenuare la responsabilità del suicida [2282].

Non si deve disperare della salvezza eterna delle persone che si sono date la morte. Dio, attraverso le vie che egli solo conosce, può loro preparare l'occasione di un salutare pentimento. La Chiesa prega per le persone che hanno attentato alla loro vita [2283].

 

SUPERSTIZIONE (inizio)

Deviazioni del sentimento religioso e delle sue pratiche corrette.

 

La superstizione è la deviazione del sentimento religioso e delle pratiche che esso impone. Può anche presentarsi mascherata sotto il culto che rendiamo al vero Dio, per esempio, quando si attribuisce un'importanza in qualche misura magica a certe pratiche, peraltro legittime o necessarie. Attribuire alla sola materialità delle preghiere o dei segni sacramentali la loro efficacia, prescindendo dalle disposizioni interiori che richiedono, è cadere nella superstizione (Mt 23,16‑22) [2111].

SUSSIDIARIETÀ DELLO STATO (inizio)

Previene il collettivismo, l'interventismo contro la libertà della persona, e armonizza la relazione persona‑società tendendo all'instaurazione di un autentico ordine internazionale.

 

Il principio di sussidiarietà si oppone a tutte le forme di collettivismo. Esso precisa i limiti dell'intervento dello Stato. Mira ad armonizzare i rapporti tra gli individui e le società. Tende ad instaurare un autentico ordine internazionale [1885].

Û  Socializzazione, Società e Vita sociale.

 

 

Benvenuto

Benedizione a Frate Leone

Il Signore ti benedica e ti custodisca.

Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.

Volga a te il suo sguardo e ti dia pace.

Il Signore ti dia la sua grande benedizione.