LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

 

DIZIONARIO TEOLOGICO

DEL CATECHISMO

DELLA CHIESA CATTOLICA

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Po

 

·                Poligamia    

·                Politeismo    

·                Popolo di Dio    

·                Pornografia

·                Potere delle chiavi     

·                Potere politico     

·                Povertà di cuore     

·                Precetti della Chiesa     

·                Precursore (Giovanni il Battista)

·                Predicazione apostolica     

·                Preghiera: definizioni e distinzioni

·                Preghiera e sue espressioni     

·                Preghiera a Gesù, cammino di preghiera     

·                Preghiera al Padre, cammino di preghiera     

·                Preghiera allo Spirito Santo, cammino di preghiera     

·                Preghiera di Gesù come insegnamento

·                Preghiera di Gesù come modello     

·                Preghiera di Maria     

·                Preghiera in comunione con Maria     

·                Preghiera sacerdotale di Gesù     

·                Presbiteri     

·                Presentazione al tempio     

·                Presenze salvifiche di Cristo nella sua Chiesa     

·                Presunzione     

·                Professione militare     

·                Profeti    

·                Promesse     

·                Proprietà privata     

·                Prostituzione     

·                Provvidenza divina     

·                Prudenza     

·                Pudore     

·                Purezza     

·                Purgatorio     

·                Purificazione finale          

 

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POLIGAMIA  (inizio)

Attenta gravemente alla comunione coniugale, una, indissolubile e con donazione totale ed esclusiva.

 

[La poligamia] « nega in modo diretto il disegno di Dio quale ci viene rivelato alle origini, perché è contraria alla pari dignità personale dell'uomo e della donna, che nel matrimonio si donano con un amore totale e perciò stesso unico ed esclusivo » (cf GS 47,2). Il cristiano che prima era poligamo, per giustizia, ha il grave dovere di rispettare gli obblighi contratti nei confronti di quelle donne che erano sue mogli e dei suoi figli [2387].

Û  Matrimonio.

 

POLITEISMO (inizio)

Peccato contro il primo comandamento che consiste nel credere in altre divinità contro il « Dio vivo », unico vero Dio.

 

Il primo comandamento condanna il politeismo. Esige dall'uomo di non credere in altri dèi che Dio, di non venerare altre divinità che l'Unico. La Scrittura costantemente richiama a questo rifiuto degli idoli che sono « argento e oro, opera delle mani dell'uomo », i quali « hanno bocca e non parlano, hanno occhi e non vedono... ». Questi idoli vani rendono l'uomo vano: « Sia come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida » (Sal 115,4‑5. 8; cf Is 44,9‑20; Ger 10,1‑16; Dn 14,1‑30; Bar 6; Sap 13,1‑15,19). Dio, al contrario, è il « Dio vivente » (Gs 3,10; Sal 42,3; ecc.), che fa vivere e interviene nella storia [2112].

 Û  Idolatria.

 

POPOLO DI DIO (inizio)

E « una stirpe eletta, un sacerdozio regale, una nazione santa » (1 Pt 2,9).

 

-  Si diviene membri di questo Popolo non per la nascita fisica, ma per la « nascita dall'alto », « dall'acqua e dallo Spirito » (Gv 3,3‑5), cioè mediante la fede in Cristo e il Battesimo.

-  Questo Popolo ha per Capo [Testa] Gesù Cristo [Unto, Messia]: poiché la medesima Unzione, lo Spirito Santo, scorre dal Capo al Corpo, esso è « il Popolo messianico ».

-  « Questo Popolo ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come nel suo tempio ».

-  « Ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati ». E la legge « nuova » dello Spirito Santo.

-  Ha per missione di essere il sale della terra e la luce del mondo. « Costituisce per tutta l'umanità un germe validissimo di unità, di speranza e di salvezza ».

-  « E, da ultimo, ha per fine il Regno di Dio »  (cf LG 9) [782].

 

E', inoltre, un « popolo sacerdotale, profetico e regale ».

 

Sacerdotale

Entrando nel Popolo di Dio mediante la fede e il Battesimo, si è resi partecipi della vocazione unica di questo Popolo, la vocazione sacerdotale: « Cristo Signore, pontefice assunto di mezzo agli uomini, fece del nuovo popolo «un regno e sacerdoti per Dio, suo Padre». Infatti, per la rigenerazione e l'unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo » (LG 10) [784].

 

Profetico

« Il Popolo santo di Dio partecipa pure alla funzione profetica di Cristo ». Ciò soprattutto per il senso soprannaturale della fede che è di tutto il Popolo, laici e gerarchia, quando « aderisce indefettibilmente alla fede una volta per tutte trasmessa ai santi » e ne approfondisce la comprensione e diventa testimone di Cristo in mezzo a questo mondo [785].

 

Con una funzione regale

Il Popolo di Dio partecipa infine alla funzione regale di Cristo. Cristo esercita la sua regalità attirando a sé tutti gli uomini mediante la sua Morte e la sua Risurrezione (cf Gv 12,32). Cristo, Re e Signore dell'universo, si è fatto il servo di tutti, non essendo « venuto per essere servito, ma per servire e dare la sua vita in riscatto per molti » (Mt 20,28). Per il cristiano « regnare » è « servire » (LG 36) Cristo, soprattutto « nei poveri e nei sofferenti », nei quali la Chiesa riconosce « l'immagine del suo Fondatore, povero e sofferente » (LG 8). Il Popolo di Dio realizza la sua « dignità regale » vivendo conformemente a questa vocazione di servire con Cristo [786].

 

PORNOGRAFIA (inizio)

Consiste nell'intenzionale esibizione di atti sessuali, anche se simulati. Degrada la dignità delle persone e induce in modo peccaminoso ai peccati venerei.

 

La pornografia consiste nel sottrarre all'intimità dei partner gli atti sessuali, reali o simulati, per esibirli deliberatamente a terze persone. Offende la castità perché snatura l'atto coniugale, dono intimo degli sposi l'uno all'altro. Lede gravemente la dignità di coloro che vi si prestano (attori, commercianti, pubblico), poiché l'uno diventa per l'altro l'oggetto di un piacere rudimentale e di un illecito guadagno. Immerge gli uni e gli altri nell'illusione di un mondo irreale. E una colpa grave. Le autorità civili devono impedire la produzione e la diffusione di materiali pornografici [2354].

 altri vizi carnali: Masturbazione, Prostituzione, Fornicazione.

 

POTERE DELLE CHIAVI (inizio)

Û  Perdono dei peccati, penitenza e battesimo.

 

POTERE POLITICO (inizio)

Il suo obbligo di rispettare i « diritti fondamentali delle persone, l'impegno per la giustizia e la protezione delle famiglie, dei più poveri e, in generale, per il bene comune della nazione e di tutta la comunità umana.

 

I poteri politici sono tenuti a rispettare i diritti fondamentali della persona umana. Cercheranno di attuare con umanità la giustizia, nel rispetto del diritto di ciascuno, soprattutto delle famiglie e dei diseredati.

I diritti politici connessi con la cittadinanza possono e devono essere concessi secondo le esigenze del bene comune. Non possono essere sospesi dai pubblici poteri senza un motivo legittimo e proporzionato. L'esercizio dei diritti politici è finalizzato al bene comune della nazione e della comunità umana [2237].

 

 Doveri delle autorità civili.

 

Il diritto della Chiesa, per la sua missione, di enunciare nella morale tutto ciò che riguarda il potere politico, quando così sia richiesto dalla salvaguardia dei diritti fondamentali delle persone o dalla salvezza delle anime.

 

La Chiesa, che a motivo della sua missione e della sua competenza, non si confonde in alcun modo con la comunità politica, è ad un tempo il segno e la salvaguardia del carattere trascendente della persona umana. La Chiesa rispetta e promuove anche la libertà politica e la responsabilità dei cittadini » (GS 76,3) [2245].

 

POVERTÀ DI CUORE (inizio)

Gesù nel discorso della montagna ha proclamato beati coloro che hanno nel loro intimo l'umiltà e il cuore libero, e celebra la gioia dei poveri perché il Regno appartiene già a loro.

 

« Beati i poveri in spirito » (Mt 5,3). Le beatitudini rivelano un ordine di felicità e di grazia, di bellezza e di pace. Gesù esalta la gioia dei poveri, ai quali già appartiene il Regno (Lc 6,20):

Il Verbo chiama « povertà di spirito » l'umiltà volontaria di uno spirito umano e il suo rinnegamento; e l'Apostolo ci addita come esempio la povertà di Dio quando dice: « Si è fatto povero per noi » (2 Cor 8,9) (S. Gregorio di Nissa, Beat., 1) [2546].

Al contrario si lamenta di coloro che trovano la loro consolazione nelle ricchezze, confidando in esse e non in Dio.

 

Il Signore apostrofa i ricchi, perché trovano la loro consolazione nell'abbondanza dei beni (Lc 6,24). « Il superbo cerca la potenza terrena, mentre il povero in spirito cerca il Regno dei cieli » (S. Agostino, Serm. Dom., 1,3). L'abbandono alla Provvidenza del Padre del cielo libera dall'apprensione per il domani (cf Mt 6,25‑34). La fiducia in Dio prepara alla beatitudine dei poveri. Essi vedranno Dio [2547].

 

PRECETTI DELLA CHIESA (inizio)

Sono leggi positive che l'autorità della Chiesa promulga e si riferiscono a problemi di vita morale in ambito liturgico, ascetico e, in generale, alla crescita dell'amore di Dio e del prossimo. I più generali sono cinque.

 

I precetti della Chiesa si collocano in questa linea di una vita morale che si aggancia alla vita liturgica e di essa si nutre. Il carattere obbligatorio di tali leggi positive promulgate dalle autorità pastorali, ha come fine di garantire ai fedeli il minimo necessario nello spirito di preghiera e nell'impegno morale, nella crescita dell'amore di Dio e del prossimo [2041].

 

PRECURSORE (GIOVANNI IL BATTISTA)(inizio)

Prepara la via al Messia come « Profeta dell'Altissimo » e inaugura il Vangelo.

 

San Giovanni Battista è l'immediato precursore del Signore cf At 13,24), mandato a preparargli la via (cf Mt 3,3). « Profeta dell'Altissimo » (Lc 1,76), di tutti i profeti è il più grande (cf Lc 7,26) e l'ultimo (cf Mt 11,13); egli inaugura il Vangelo (cf At 1,22; Lc 16,16); saluta la venuta di Cristo fin dal seno di sua madre (cf Lc 1,41) e trova la sua gioia nell'essere « l'amico dello sposo » (Gv 3,29), che designa come « l'Agnello di Dio... che toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29). Precedendo Gesù « con lo spirito e la forza di Elia » (Lc 1,17), gli rende testimonianza con la sua predicazione, il suo battesimo di conversione ed infine con il suo martirio (cf Mc 6,17‑29) [523].

L'inizio (cf Lc 3,23) della vita pubblica di Gesù è il suo battesimo da parte di Giovanni nel Giordano (cf At 1,22). Giovanni predicava « un battesimo di conversione per il perdono dei peccati » (Lc 3,3). Una folla di peccatori, pubblicani e soldati (cf Lc 3,10‑14), farisei e sadducei (cf Mt 3,7) e prostitute (cf Mt 21,32) vengono a farsi battezzare da lui. « Allora Gesù andò ». Il Battista esita, Gesù insiste: riceve il battesimo [535].

Û  anche Giovanni Battista.

 

PREDICAZIONE APOSTOLICA (inizio)

Û  Tradizione apostolica.

 

PREGHIERA: DEFINIZIONE E DISTINZIONI (inizio)

Elevazione dello spirito a Dio nell'adorazione, nella lode, nell'azione di grazie, nell'intercessione e domanda -  in virtù della fede - , nella speranza e nella carità.

 

Gli atti di fede, di speranza e di carità prescritti dal primo comandamento si compiono nella preghiera. L'elevazione dello spirito verso Dio è un'espressione della nostra adorazione di Dio: preghiera di lode e di rendimento di grazie, d'intercessione e di domanda. La preghiera è una condizione indispensabile per poter obbedire ai comandamenti di Dio. Bisogna « pregare sempre, senza stancarsi » (Lc 18,1) [2098].

 

La preghiera, anche nella richiesta di beni convenienti, è un dono di Dio che ha come base l'umiltà.

 

« La preghiera è l'elevazione dell'anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti » (cf S. Giovanni Damasceno, De Fide orth., 3, 24). Da dove noi partiamo pregando? Dall'altezza del nostro orgoglio e della nostra volontà o « dal profondo » (Sal 130,1) di un cuore umile e contrito? E colui che si umilia ad essere esaltato (cf Lc 18,9‑14). L'umiltà è il fondamento della preghiera. « Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare » (Rm 8,26). L'umiltà è la disposizione necessaria per ricevere gratuitamente il dono della preghiera: l'uomo è un mendicante di Dio (cf S. Agostino, Serm., 56, 6, 9) [2559].

 

La preghiera è un'« Alleanza » fra Dio e l'uomo che entrano in relazione in Cristo per mezzo dello Spirito. Nel tempo della grazia, inoltre, è la relazione vivente con Dio Padre, con suo Figlio e con lo Spirito Santo.

 

La preghiera cristiana è una relazione di Alleanza tra Dio e l'uomo in Cristo. E azione di Dio e dell'uomo; sgorga dallo Spirito Santo e da noi, interamente rivolta al Padre, in unione con la volontà umana del Figlio di Dio fatto uomo [2564].

Nella Nuova Alleanza la preghiera è la relazione vivente dei figli di Dio con il loro Padre infinitamente buono, con il Figlio suo Gesù Cristo e con lo Spirito Santo. La grazia del Regno è « l'unione della Santa Trinità tutta intera con lo spirito tutto intero » (cf S. Gregorio di Nazianzo, Orat., 16, 9). La vita di preghiera consiste quindi nell'essere abitualmente alla presenza del Dio tre volte Santo e in comunione con lui. Tale comunione di vita è sempre possibile, perché, mediante il Battesimo, siamo diventati un medesimo essere con Cristo (cf Rm 6,5) [2565].

 

La preghiera in generale e soprattutto la « Preghiera del Signore » sintetizzano i beni che possiamo sperare dalla bontà di Dio.

 

In esse (la preghiera nella vita dei credenti e specialmente la Preghiera del Signore) troviamo infatti l'insieme dei beni che dobbiamo sperare e che il nostro Padre celeste ci vuole concedere [17].

 

Diversi tipi di preghiera:

 

a) La preghiera « di benedizione », che esprime sia la nostra elevazione al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito Santo, che la fiducia che egli ci benedica.

 

La benedizione esprime il moto di fondo della preghiera cristiana: essa è incontro di Dio e dell'uomo; in essa il Dono di Dio e l'accoglienza dell'uomo si richiamano e si congiungono. La preghiera di benedizione è la risposta dell'uomo ai doni di Dio: poiché Dio benedice, il cuore dell'uomo può rispondere benedicendo colui che è la sorgente di ogni benedizione [2626].

 

b) La preghiera « di adorazione », nella quale ci riconosciamo come creature al cospetto del Creatore ed esaltiamo la sua grandezza e la sua onnipotenza.

 

L'adorazione è la disposizione fondamentale dell'uomo che si riconosce creatura davanti al suo Creatore. Essa esalta la grandezza del Signore che ci ha creati (cf Sal 95,1‑6) e l'onnipotenza del Salvatore che ci libera dal male. E la prosternazione dello spirito davanti al « Re della gloria » (Sal 24,9.10) e il silenzio rispettoso al cospetto del Dio « sempre più grande di noi » (cf S. Agostino, Sal., 62,16). L'adorazione del Dio tre volte Santo e sommamente amabile ci colma di umiltà e dà sicurezza alle nostre suppliche [2628].

 

c) La preghiera di « domanda », che riconosce Dio come Signore e gli chiede perdono dei peccati in modo previo e con umiltà, esprime il desiderio dell'avvento del Regno e di cooperare ad esso, esponendo, a tempo opportuno, le proprie necessità al Signore.

 

...proprio con la preghiera di domanda noi esprimiamo la coscienza della nostra relazione con Dio: in quanto creature, non siamo noi il nostro principio, né siamo padroni delle avversità, né siamo il nostro ultimo fine; anzi, per di più, essendo peccatori, noi, come cristiani, sappiamo che ci allontaniamo dal Padre. La domanda è già un ritorno a lui [2629].

La domanda del perdono è il primo moto della preghiera di domanda (cf il publicano: « abbi pietà di me, che sono un peccatore » (Lc 18,13). Essa è preliminare ad una preghiera giusta e pura. L'umiltà confidente ci pone nella luce della comunione con il Padre e il Figlio suo Gesù Cristo, e gli uni con gli altri (cf 1 Gv 1,7‑2,2): allora « qualunque cosa chiediamo la riceviamo da lui » (1 Gv 3,22)...[2631].

La domanda cristiana è imperniata sul desiderio e sulla ricerca del Regno che viene, conformemente all'insegnamento di Gesù (cf Mt 6,10.33); Lc 11,2.13). Nelle domande esiste una gerarchia: prima di tutto si chiede il Regno, poi ciò che è necessario per accoglierlo e per cooperare al suo avvento... [2632].

Quando si condivide in questo modo l'amore salvifico di Dio, si comprende come ogni necessità possa diventare oggetto di domanda [2633].

 

d) La « preghiera di intercessione » ci avvicina alla preghiera di Gesù, unico intercessore davanti al Padre, avvalendoci dello Spirito che « intercede per noi ».

 

L'intercessione è una preghiera di domanda che ci conforma da vicino alla preghiera di Gesù. E lui l'unico Intercessore presso il Padre in favore di tutti gli uomini, particolarmente dei peccatori (cf Rm 8,34; 1 Gv 2,1; 1 Tm 2,5‑8) (...). Lo Spirito Santo stesso « intercede..., poiché egki intercede per i credenti secondo i disegni di Dio » (Rm 8,26‑27) [2634].

Così pregavano, secondo il Nuovo Testamento, le prime comunità cristiane intercedendo anche per i persecutori e i nemici.

 

Le prime comunità cristiane hanno intensamente vissuto questa forma di condivisione (cf At 12,5; 20,36; 21,5; 2 Cor 9,14). L'Apostolo Paolo le rende così partecipi del suo ministero del Vangelo (cf Ef 6,18‑20; Col 4,3‑4; 1 Ts 5,25), ma intercede anche per esse (2 Ts 1,11; Col 1,3; Fl 1,3‑4). L'intercessione dei cristiani non conosce frontiere: « Per tutti gli uomini... per tutti quelli che stanno al potere » (1Tm 2,1), per coloro che perseguitano, per la salvezza di coloro che rifiutano il Vangelo (cf Rm 10,1) [2636].

 

e) La preghiera di « azione di grazie », propria della Chiesa, specialmente nell'Eucaristia, che è l'opera della salvezza sempre attuale per la gloria del Padre in unione con il Capo, Cristo.

 

L'azione di grazie caratterizza la preghiera della Chiesa, la quale, celebrando l'Eucaristia, manifesta e diventa sempre più ciò che è. In realtà, nell'opera della salvezza, Cristo libera la creazione dal peccato e dalla morte, per consacrarla nuovamente e farla tornare al Padre, per la sua Gloria. Il rendimento di grazie delle membra di Cristo partecipa a quello del loro Capo [2637].

 

f) La « preghiera di lode » racchiude tutte le altre forme di preghiera e canta le lodi del Padre, in unione con lo Spirito per lodare Dio in quanto suoi figli in Gesù Cristo.

 

La lode è la forma di preghiera che più immediatamente riconosce che Dio è Dio! Lo canta per se stesso, gli rende gloria perché EGLI E, a prescindere da ciò che fa. E una partecipazione alla beatitudine dei cuori puri, che amano Dio nella fede prima di vederlo nella gloria. Per suo mezzo, lo Spirito si unisce al nostro spirito per testimoniare che siamo figli di Dio (cf Rm 8,16), rende testimonianza al Figlio unigenito nel quale siamo adottati e per mezzo del quale glorifichiamo il Padre. La lode integra le altre forme di preghiera e le porta verso colui che ne è la sorgente e il termine: il « solo Dio, il Padre, dal quale tutto proviene e noi siamo per lui » (1 Cor 8,6) [2639].

Û  Fonti della preghiera, Salmi come preghiera di Cristo e della Chiesa, « Padre Nostro ».

 

PREGHIERA E SUE ESPRESSIONI (inizio)

a) La « preghiera vocale », per mezzo delle parole mentali o vocali. Il Signore la insegnò ai suoi discepoli e la praticò nei confronti del Padre suo in diverse occasioni.

 

La preghiera vocale è una componente indispensabile della vita cristiana. Ai discepoli, attratti dalla preghiera silenziosa del loro Maestro, questi insegna una preghiera vocale: il « Padre nostro ». Gesù non ha pregato soltanto con le preghiere liturgiche della sinagoga; i Vangeli ce lo presentano mentre esprime ad alta voce la sua preghiera personale, dalla esultante benedizione del Padre (cf Mt 11,25‑26), fino all'angoscia del Getsemani (cf Mc 14,36) [2701].

 

In quanto pienamente umana, è la più appropriata perché anche la preghiera mentale si manifesta in essa.

 

Essendo esteriore e così pienamente umana, la preghiera vocale è per eccellenza la preghiera delle folle. Ma anche la più interiore delle preghiere non saprebbe fare a meno della preghiera vocale. La preghiera diventa interiore nella misura in cui prendiamo coscienza di colui « al quale parliamo » (cf S. Teresa di Gesù, Cam., 26). Allora la preghiera vocale diventa una prima forma della preghiera contemplativa [2704].

 

b) « La meditazione » fatta abitualmente con l'aiuto di qualche libro -  specialmente la Parola di Dio nella Sacra Scrittura -  confrontata con la nostra vita personale per discernere e camminare verso Gesù con la guida dello Spirito.

 

Abitualmente ci si aiuta con qualche libro, e ai cristiani non mancano: la Sacra Scrittura, particolarmente il Vangelo, le sante icone, i testi liturgici del giorno o del tempo, gli scritti dei Padri della vita spirituale, le opere di spiritualità, il grande libro della creazione e quello della storia, la pagina dell'« Oggi » di Dio [2705].

Meditare quanto si legge porta ad appropriarsene, confrontandolo con se stessi. Qui si apre un altro libro: quello della vita. Si passa dai pensieri alla realtà. A misura dell'umiltà e della fede che si ha, vi si scoprono i moti che agitano il cuore e li si può discernere. Si tratta di fare la verità per venire alla luce: « Signore, che cosa vuoi che io faccia? » [2706].

Tutta l'interiorità dell'uomo interviene in essa.

 

La meditazione mette in azione il pensiero, l'immaginazione, l'emozione e il desiderio. Questa mobilitazione è necessaria per approfondire le convinzioni di fede, suscitare la conversione del cuore e rafforzare la volontà di seguire Cristo [2708].

 

c) « La preghiera di contemplazione » che « raccoglie » il cuore sotto la mozione dello Spirito per « mettersi alla presenza di Dio » che ci aspetta perché ci ama.

 

L'entrata nella preghiera contemplativa è analoga a quella della Liturgia eucaristica: « raccogliere » il cuore, concentrare tutto il nostro essere sotto l'azione dello Spirito Santo (...), ridestare la fede per entrare nella Presenza di colui che ci attende, far cadere le nostre maschere e rivolgere il nostro cuore verso il Signore che ci ama [2711].

Essa è tutta « grazia » che ci addentra nell'alleanza e nella comunione con la santissima Trinità.

 

La preghiera contemplativa è un dono, una grazia; non può essere accolta che nell'umiltà e nella povertà. La preghiera contemplativa è un rapporto di alleanza, concluso da Dio nella profondità del nostro essere (cf Ger 31,33). La preghiera contemplativa è comunione: in essa la Santissima Trinità conforma l'uomo, immagine di Dio, « a sua somiglianza » [2713].

 

PREGHIERA A GESU', CAMMINO DI PREGHIERA (inizio)

Sebbene ogni preghiera nel culto di lode della Chiesa venga diretta al Padre nel nome di suo Figlio Gesù Cristo, il Nuovo Testamento ci offre formule di preghiera dirette a Gesù come Figlio, Verbo, Signore, Salvatore, Agnello di Dio, ecc. Questa è la Via.

 

La preghiera della Chiesa, nutrita dalla Parola di Dio e dalla celebrazione della Liturgia, ci insegna a pregare il Signore Gesù. Sebbene sia rivolta soprattutto al Padre, essa comprende però, in tutte le tradizioni liturgiche, forme di preghiera rivolte a Cristo. Alcuni Salmi, secondo la loro attualizzazione nella preghiera della Chiesa, e il Nuovo Testamento mettono sulle nostre labbra e imprimono nei nostri cuori le invocazioni di questa preghiera a Cristo: Figlio di Dio, Verbo di Dio, Signore, Salvatore, Agnello di Dio, Re, Figlio diletto, Figlio della Vergine, buon Pastore, nostra Vita, nostra Luce, nostra Speranza, nostra Risurrezione, Amico degli uomini... [2665].

Nel suo nome, Gesù, Dio salva. L'invocazione del suo nome è il cammino più semplice di preghiera.

 

Ma il Nome che comprende tutto è quello che il Figlio di Dio riceve nell'Incarnazione: Gesù. Il Nome divino è indicibile dalle labbra umane (cf Es 3,14; 33,19‑23), ma il Verbo di Dio, assumendo la nostra umanità, ce lo consegna e noi possiamo invocarlo: « Gesù », « YHWH salva » (cf Mt 1,21) [2666].

L'invocazione del santo Nome di Gesù è la via più semplice della preghiera continua. Ripetuta spesso da un cuore umilmente attento, non si disperde in « tante parole » (Mt 6,7), ma custodisce la Parola e produce frutto con la perseveranza (cf Lc 8,15)... [2668].

 

PREGHIERA AL PADRE, CAMMINO DI PREGHIERA (inizio)

La preghiera al Padre passa necessariamente per la preghiera nel nome di Gesù, passa per la sua santa umanità come per una via.

 

Per la preghiera cristiana non c'è altra via che Cristo. La nostra preghiera, sia essa comunitaria o personale, vocale o interiore, giunge al Padre soltanto se preghiamo « nel nome » di Gesù. Quindi, la santa Umanità di Gesù è la via mediante la quale lo Spirito Santo ci insegna a pregare Dio nostro Padre [2664].

 

PREGHIERA ALLO SPIRITO SANTO, CAMMINO DI PREGHIERA (inizio)

Attraverso lo Spirito e il suo influsso possiamo credere nella « signoria » di Gesù, che ci ha promesso l'invio dello « Spirito di Verità ». A lui possiamo rivolgere la nostra preghiera insieme alla Chiesa: « Vieni, Spirito Santo! ».

 

« Nessuno può dire: «Gesù è Signore» se non sotto l'azione dello Spirito Santo » (1 Cor 12,3). Ogni volta che incominciamo a pregare Gesù, è lo Spirito Santo che, con la sua grazia preveniente, ci attira sul cammino della preghiera. Poiché egli ci insegna a pregare ricordandoci Cristo, come non pregare lui stesso? Ecco perché la Chiesa ci invita ad implorare ogni giorno lo Spirito Santo, soprattutto all'inizio e al termine di qualsiasi azione importante [2670].

 

PREGHIERA DI GESU' COME INSEGNAMENTO (inizio)

Gesù, con la sua preghiera, ci insegna a pregare il Padre.

 

Quando Gesù prega, già ci insegna a pregare. Il cammino teologale della nostra preghiera è la sua preghiera al Padre. Ma il Vangelo ci offre un esplicito insegnamento di Gesù sulla preghiera. Come un pedagogo, egli ci prende là dove siamo e, progressivamente, ci conduce al Padre... [2607].

La conversione del cuore è un'esigenza necessaria, previa alla preghiera.

 

Fin dal discorso della montagna, Gesù insiste sulla conversione del cuore: la riconciliazione con il fratello prima di presentare un'offerta sull'altare (cf Mt 5,23‑24), l'amore per i nemici e la preghiera per i persecutori (cf Mt 5,44‑45), la preghiera al Padre « nel segreto » (Mt 6,6), senza sprecare molte parole (cf Mt 6,7), il perdono dal profondo del cuore nella preghiera (cf Mt 6,14‑15), la purezza del cuore e la ricerca del Regno (cf Mt 6,21;25.33). Tale conversione è tutta orientata al Padre: è filiale [2608].

Û  Conversione a Cristo.

Gesù, come porta e come via, ci apre l'accesso filiale al Padre, comandandoci di « cercare » e di « bussare ».

 

Il cuore, deciso così a convertirsi, apprende a pregare nella fede. La fede è un'adesione filiale a Dio, al di là di ciò che sentiamo e comprendiamo. E diventata possibile perché il Figlio diletto ci apre l'accesso al Padre. Egli può chiederci di « cercare » e di « bussare », perché egli stesso è la porta e il cammino (cf Mt 7,7‑11.13‑14) [2609].

Ci ha insegnato che dobbiamo avere una filiale audacia nel pregare il Padre rivolgendoci a lui con la certezza della fede, per la quale concede previamente le grazie per sua benevolenza.

 

Come Gesù prega il Padre e rende grazie prima di ricevere i suoi doni, così egli ci insegna questa audacia filiale: « Tutto quello che domandate nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto » (Mc 11,24). Tale è la forza della preghiera: « Tutto è possibile per chi crede » (Mc 9,23), con una fede che non dubita (Mt 21,22)... [2610].

Secondo Gesù, la preghiera non consiste soltanto nel dire: « Signore! Signore! », ma nel disporsi a fare la volontà del Padre.

 

La preghiera di fede non consiste soltanto nel dire: « Signore, Signore », ma nel disporre il cuore a fare la volontà del Padre (Mt 7,21). Gesù esorta i suoi discepoli a portare nella preghiera questa passione di collaborare al disegno divino (cf Mt 9,38; Lc 10,2; Gv 4,34) [2611].

 

La preghiera, che deve essere anche un combattimento e una tensione, esige che siamo sempre vigilanti.

 

...Gesù (...) chiama alla conversione e alla fede, ma anche alla vigilanza. Nella preghiera, il discepolo veglia attento a colui che E e che Viene, nella memoria della sua prima Venuta nell'umiltà della carne e nella speranza del suo secondo Avvento nella gloria (cf Mc 13; Lc 21,34‑36). La preghiera dei discepoli, in comunione con il loro Maestro, è un combattimento, ed è vegliando nella preghiera che non si entra in tentazione (cf Lc 22,40.46) [2612].

Gesù ci ha comandato che, una volta glorificato nella sua umanità in unione con il Padre, « chiediamo nel suo nome », nella certezza di essere esauditi.

 

Quando Gesù confida apertamente ai suoi discepoli il mistero della preghiera al Padre, svela ad essi quale dovrà essere la loro preghiera, e la nostra, allorquando egli, nella sua Umanità glorificata, sarà tornato presso il Padre. La novità, attualmente, è di chiedere nel suo Nome (Gv 14,13). La fede in lui introduce i discepoli nella conoscenza del Padre, perché Gesù è « la Via, la Verità e la Vita » (Gv 14,6) (...). In questa nuova Alleanza, la certezza di essere esauditi nelle nostre suppliche è fondata sulla preghiera di Gesù (cf Gv 14,13‑14) [2614].

 

Tre parabole di Gesù sulla preghiera.

 

La prima, « l'amico importuno » (cf Lc 11,5‑13), esorta ad una preghiera fatta con insistenza: « Bussate e vi sarà aperto ». A colui che prega così, il Padre del cielo « darà tutto ciò di cui ha bisogno », e principalmente lo Spirito Santo che contiene tutti i doni.

La seconda, « la vedova importuna » (cf Lc 18,1‑8), è centrata su una delle qualità della preghiera: si deve pregare sempre, senza stancarsi, con la pazienza della fede. « Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra? ».

La terza parabola, « il fariseo e il pubblicano » (cf Lc 18,9‑14), riguarda l'umiltà del cuore che prega: « O Dio, abbi pietà di me, peccatore » [2613].

 

PREGHIERA DI GESU' COME MODELLO (inizio)

Imparò a pregare come uomo dalle labbra di sua Madre e praticò la preghiera con il suo Popolo.

 

Il Figlio di Dio diventato Figlio della Vergine ha anche imparato a pregare secondo il suo cuore d'uomo. Egli apprende le formule di preghiera da sua Madre, che serbava e meditava nel suo cuore tutte le « grandi cose » fatte dall'Onnipotente (cf Lc 1,49; 2,19; 2,51). Egli prega nelle parole e nei ritmi di preghiera del suo popolo, nella sinagoga di Nazaret e al Tempio... [2599].

Nel suo ministero e con la sua preghiera filiale, prega il Padre nei momenti decisivi della sua missione.

 

Il Vangelo secondo san Luca sottolinea l'azione dello Spirito Santo e il senso della preghiera nel ministero di Cristo. Gesù prega prima dei momenti decisivi della sua missione: prima che il Padre gli renda testimonianza, al momento del suo Battesimo (cf Lc 3,21) e della Trasfigurazione (cf Lc 9,28), e prima di realizzare, mediante la sua Passione, il disegno di amore del Padre (cf Lc 22,41‑44). Egli prega anche prima dei momenti decisivi che danno inizio alla missione dei suoi Apostoli: prima di scegliere e chiamare i Dodici (cf Lc 6,12), prima che Pietro lo confessi come « il Cristo di Dio » (cf Lc 9,18‑20) e affinché la fede del capo degli Apostoli non venga meno nella tentazione (cf Lc 22,32). La preghiera di Gesù prima delle azioni salvifiche che il Padre gli chiede di compiere, è un'adesione umile e fiduciosa della sua volontà umana alla volontà piena d'amore del Padre [2600].

Due « modelli » di preghiera nel suo ministero. Confessa il Padre, gli rende grazie, esprime la sua confidenza filiale e chiede per gli altri.

 

Nella sua adesione o « fiat », anticipò l'adesione che realizzerà nella sua « agonia ».

 

Gli evangelisti hanno riportato in modo esplicito due preghiere pronunciate da Gesù durante il suo ministero. Ognuna comincia con il rendimento di grazie. Nella prima (cf Mt 11,25‑27 e Lc 10,21‑23), Gesù confessa il Padre, lo riconosce e lo benedice perché ha nascosto i misteri del Regno a coloro che si credono dotti e lo ha rivelato ai « piccoli » (i poveri delle Beatitudini). Il suo trasalire: « Sì, Padre! » esprime la profondità del suo cuore, la sua adesione al « beneplacito » del Padre, come eco al « Fiat » di sua Madre al momento del suo concepimento e come preludio a quello che egli dirà al Padre durante la sua agonia. Tutta la preghiera di Gesù è in questa amorosa adesione del suo cuore di uomo al « mistero della... volontà » del Padre (Ef 1,9) [2603].

 

Prima della risurrezione del suo amico Lazzaro.

 

La seconda preghiera è riferita da san Giovanni (cf Gv 11,41‑42) prima della risurrezione di Lazzaro. L'azione di grazie precede l'evento: « Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato », il che implica che il Padre ascolta sempre la sua supplica; e Gesù subito aggiunge: « Io sapevo che sempre mi dai ascolto », il che implica che Gesù, dal canto suo, domanda in modo costante. Così, introdotta dal rendimento di grazie, la preghiera di Gesù ci rivela come chiedere: prima che il dono venga concesso, Gesù aderisce a colui che dona e che nei suoi doni dona se stesso [2604].

Preghiera filiale prima della sua libera offerta e preghiera nelle ultime parole sulla croce.

 

Quando giunge l'Ora in cui porta a compimento il disegno di amore del Padre, Gesù lascia intravvedere l'insondabile profondità della sua preghiera filiale, non soltanto prima di consegnarsi volontariamente (« Padre,... non... la mia, ma la tua volontà »: Lc 22,42), ma anche nelle ultime sue parole sulla croce, là dove pregare e donarsi si identificano: « Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno » (Lc 23,34); « In verità ti dico, oggi sarai con me in Paradiso » (Lc 23,43); « Donna, ecco il tuo figlio », « Ecco la tua Madre » (Gv 19,26‑27); « Ho sete! » (Gv 19,28); « Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? » (Mc 15,34; cf Sal 22,2); « Tutto è compiuto! » (Gv 19,30); « Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito » (Lc 23,46), fino a quel « forte grido » con il quale muore, rendendo lo spirito (cf Mc 15,37; Gv 19,30b) [2605].

Û  Preghiera di Gesù come insegnamento, Preghiera sacerdotale.

 

PREGHIERA DI MARIA (inizio)

Maria nella sua preghiera coopera con i disegni amorosi del Padre fin dall'annunciazione, accettando nell'umiltà del suo fiat l'incarnazione del suo Figlio, fino alla Pentecoste, con la nascita della Chiesa.

 

La preghiera di Maria ci è rivelata all'aurora della pienezza dei tempi. Prima dell'Incarnazione del Figlio di Dio e prima dell'effusione dello Spirito Santo, la sua preghiera coopera in una maniera unica al Disegno benevolo del Padre: al momento dell'Annunciazione per il concepimento di Cristo (cf Lc 1,38), e in attesa della Pentecoste per la formazione della Chiesa, Corpo di Cristo (cf At 1,14). Nella fede della sua umile serva il Dono di Dio trova l'accoglienza che fin dall'inizio dei tempi aspettava. Colei che l'Onnipotente ha fatto « piena di grazia », risponde con l'offerta di tutto il proprio essere: « Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto ». Fiat, è la preghiera cristiana: essere interamente per lui, dal momento che egli è interamente per noi [2617].

Û  Maria, Incarnazione, Pentecoste.

 

PREGHIERA IN COMUNIONE CON MARIA (inizio)

Maria, che conservò il suo « sì » a Dio dall'incarnazione alla croce, è colei che con la sua maternità, donata da Gesù agonizzante, ci « mostra la via » che conduce al Figlio.

 

Dopo il consenso dato nella fede al momento dell'Annunciazione e mantenuto, senza esitazione, sotto la croce, la maternità di Maria si estende ora ai fratelli e alle sorelle del Figlio suo, « ancora pellegrini e posti in mezzo a pericoli e affanni » (LG 62). Gesù, l'unico Mediatore, è la Via della nostra preghiera; Maria, Madre sua e Madre nostra, è pura trasparenza di lui: ella « mostra la Via » [« Hodoghitria »], ne è « il Segno », secondo l'iconografia tradizionale in Oriente e in Occidente [2674].

La preghiera alla Madre, centrata sulla persona di suo Figlio, prevede nella Chiesa due bellissime preghiere: il canto di lode del Magnificat e l'Ave, Maria.

 

E a partire da questa singolare cooperazione di Maria all'azione dello Spirito Santo, che le Chiese hanno sviluppato la preghiera alla santa Madre di Dio, incentrandola sulla Persona di Cristo manifestata nei suoi misteri. Negli innumerevoli inni e antifone in cui questa preghiera si esprime, si alternano di solito due movimenti: l'uno « magnifica » il Signore per le « grandi cose » che ha fatto per la sua umile serva e, mediante lei, per tutti gli uomini (cf Lc 1,46‑55); l'altro affida alla Madre di Gesù le suppliche e le lodi dei figli di Dio, dal momento che ora ella conosce l'umanità, che in lei è sposata dal Figlio di Dio [2675].

Questo duplice movimento della preghiera a Maria ha trovato un'espressione privilegiata nella preghiera dell'Ave, Maria [2676].

 

PREGHIERA SACERDOTALE DI GESU' (inizio)

E la preghiera sacrificale della sua Pasqua al Padre, nella quale « ricapitola » la sua vita e le sue opere.

 

Quando la sua Ora è giunta, Gesù prega il Padre (cf Gv 17). La sua preghiera, la più lunga trasmessaci dal Vangelo, abbraccia tutta l'Economia della creazione e della salvezza, come la sua Morte e la sua Risurrezione... [2746].

La tradizione cristiana a ragione la definisce la « preghiera sacerdotale » di Gesù. E quella del nostro Sommo Sacerdote, è inseparabile dal suo Sacrificio, dal suo « passaggio » [pasqua] al Padre, dove egli è interamente « consacrato » al Padre (cf Gv 17,11.13.19) [2747].

In questa preghiera pasquale, sacrificale, tutto è « ricapitolato » in lui (cf Ef 1,10): Dio e il mondo, il Verbo e la carne, la vita eterna e il tempo, l'amore che si consegna e il peccato che lo tradisce, i discepoli presenti e quelli che per la loro parola crederanno in lui, l'annientamento e la Gloria. E la preghiera dell'Unità [2748].

 

PRESBITERI (inizio)

Collaboratori del vescovo nella missione di insegnare.

 

I vescovi, con i presbiteri, loro cooperatori, « hanno anzitutto il dovere di annunziare a tutti il Vangelo di Dio » (PO 4), secondo il comando del Signore (cf Mc 16,15) [888].

La funzione ministeriale dei presbiteri è la stessa dei vescovi, sebbene in grado a loro subordinato.

 

« La [loro] funzione ministeriale fu trasmessa in grado subordinato ai presbiteri, affinché questi, costituiti nell'Ordine del presbiterato, fossero cooperatori dell'Ordine episcopale, per il retto assolvimento della missione apostolica affidata da Cristo » (PO 2) [1562].

Il presbitero partecipa dell'autorità di Cristo per far crescere, santificare e governare la sua Chiesa, restando unito all'Ordine episcopale.

 

« La funzione dei presbiteri, in quanto strettamente unita all'Ordine episcopale, partecipa dell'autorità con la quale Cristo stesso fa crescere, santifica e governa il proprio Corpo. Per questo motivo, il sacerdozio dei presbiteri, pur presupponendo i sacramenti dell'iniziazione cristiana, viene conferito da quel particolare sacramento per il quale i presbiteri, in virtù dell'unzione dello Spirito Santo, sono segnati da uno speciale carattere che li configura a Cristo Sacerdote, in modo da poter agire in nome e nella persona di Cristo Capo » (PO 2) [1563].

 

La sua missione di santificare, in unione al Vescovo.

 

Il vescovo e i presbiteri santificano la Chiesa con la loro preghiera e il loro lavoro, con il ministero della Parola e dei sacramenti. La santificano con il loro esempio, « non spadroneggiando sulle persone » loro « affidate », ma facendosi « modelli del gregge » (1 Pt 5,3) [893].

 

PRESENTAZIONE AL TEMPIO (inizio)

Û  Misteri della vita di Cristo.

 

PRESENZE SALVIFICHE DI CRISTO NELLA SUA CHIESA (inizio)

Cristo, per continuare a comunicare la sua salvezza, è presente nella sua Chiesa in diversi modi, principalmente nelle azioni liturgiche.

 

« Per realizzare un'opera così grande [la dispensazione o comunicazione della sua opera di salvezza] Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, in modo speciale nelle azioni liturgiche. E presente nel Sacrificio della Messa sia nella persona del ministro, « egli che, offertosi una volta sulla croce, offre ancora se stesso per il ministero dei sacerdoti », sia soprattutto sotto le specie eucaristiche. E presente con la sua virtù nei sacramenti, di modo che quando uno battezza è Cristo stesso che battezza. E presente nella sua Parola, giacché è lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura. E presente, infine, quando la Chiesa prega e loda, lui che ha promesso: « Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, là sono io, in mezzo a loro » (Mt 18,20) » [1088].

Û  anche Eucaristia, Sacra Scrittura e Sacramenti.

 

Cristo, presente « soprattutto sotto le specie eucaristiche ».

 

« Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi » (Rm 8,34), è presente in molti modi alla sua Chiesa (LG 48): nella sua Parola, nella preghiera della Chiesa, « nel mio nome, io sono in mezzo a loro » dove sono due o tre riuniti (Mt 18,20), nei poveri, nei malati, nei prigionieri (Mt 25,31) [1373].

 

PRESUNZIONE (inizio)

E un peccato contro il primo comandamento, sia per il fatto di credere che l'uomo possa salvarsi senza l'aiuto di Dio, sia per il fatto di sperare che egli lo perdoni senza accostarsi alla sua misericordia.

 

Ci sono due tipi di presunzione. O l'uomo presume delle proprie capacità (sperando di potersi salvare senza l'aiuto dall'Alto), oppure presume della onnipotenza e della misericordia di Dio (sperando di ottenere il suo perdono senza conversione e la gloria senza merito) [2092].

Û  Speranza, Disperazione.

 

PROFESSIONE MILITARE (inizio)

La sua dignità, in quanto al servizio della « sicurezza e della libertà dei popoli », sta nel dare un contributo alla pace e al bene comune.

 

Coloro che si dedicano al servizio della patria nella vita militare sono servitori della sicurezza e della libertà dei popoli. Se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono veramente al bene comune della nazione e al mantenimento della pace [2310].

Û  Difesa nazionale, Legittima difesa.

 

PROFETI (inizio)

Û  Alleanza di Dio con il suo popolo (antica e nuova).

 

PROMESSE (inizio)

Atto di culto a Dio compiuto con solennità in alcuni sacramenti, o anche nella vita privata. La grandezza di Dio e l'amore che gli dobbiamo richiedono la fedeltà al loro mantenimento.

 

In parecchie circostanze il cristiano è chiamato a fare delle promesse a Dio. Il Battesimo e la Confermazione, il Matrimonio e l'Ordinazione sempre ne comportano. Per devozione personale il cristiano può anche promettere a Dio un'azione, una preghiera, un'elemosina, un pellegrinaggio, ecc. La fedeltà alle promesse fatte a Dio è una espressione del rispetto dovuto alla divina maestà e dell'amore verso il Dio fedele [2101].

ÛVoti.

 

Non mantenerle è un abuso del Nome di Dio, il cui onore viene comandato dal secondo dei suoi precetti.

 

Le promesse fatte ad altri nel nome di Dio, impegnano l'onore, la fedeltà, la veracità e l'autorità divine. Esse devono essere mantenute, per giustizia. Essere infedeli a queste promesse equivale ad abusare del nome di Dio e, in qualche modo, a fare di Dio un bugiardo (cf 1 Gv 1,10) [2147].

Û  Nome santo di Dio (secondo comandamento).

 

PROPRIETÀ PRIVATA (inizio)

Legittimo possesso dei beni per dare sicurezza all'uomo nella sua vita, nonostante il fatto che, poiché sono destinati a tutta l'umanità secondo la volontà del Creatore, la dignità delle persone, le loro necessità fondamentali e quelle di coloro di cui si ha responsabilità, rendono legittima, talvolta l'appropriazione dei beni.

 

I beni della creazione sono destinati a tutto il genere umano. Tuttavia la terra è suddivisa tra gli uomini, perché sia garantita la sicurezza della loro vita, esposta alla precarietà e minacciata dalla violenza. L'appropriazione dei beni è legittima al fine di garantire la libertà e la dignità delle persone, di aiutare ciascuno a soddisfare i propri bisogni fondamentali e i bisogni di coloro di cui ha la responsabilità [2402].

La promozione del bene comune richiede il rispetto del diritto a possedere dei beni, benché sia altrettanto primordiale la destinazione universale dei beni della terra, che devono giovare, oltre che al proprietario -  amministratore di Dio per farli fruttificare - , anche agli altri.

 

Il diritto alla proprietà privata, acquisita, o ricevuta in modo giusto non elimina l'originaria donazione della terra all'insieme dell'umanità. La destinazione universale dei beni rimane primaria, anche se la promozione del bene comune esige il rispetto della proprietà privata, del diritto ad essa e del suo esercizio [2403].

« L'uomo, usando dei beni creati, deve considerare le cose esteriori che legittimamente possiede, non solo come proprie, ma anche come comuni, nel senso che possano giovare non unicamente a lui, ma anche agli altri ». La proprietà di un bene fa di colui che lo possiede un amministratore della provvidenza; deve perciò farlo fruttificare e spartirne i frutti con gli altri (GS 69,1)... [2404].

Û  Non rubare (settimo comandamento).

 

PROSTITUZIONE (inizio)

Questa piaga sociale, che tocca donne e uomini, degrada la persona e la sua dignità ed è gravemente peccaminosa, sebbene possano esistere fattori che diminuiscono l'imputabilità del peccato.

 

La prostituzione offende la dignità della persona che si prostituisce, ridotta al piacere venereo che procura. Colui che paga pecca gravemente contro se stesso: viola la castità, alla quale lo impegna il Battesimo e macchia il suo corpo, tempio dello Spirito Santo. La prostituzione costituisce una piaga sociale. Normalmente colpisce donne, ma anche uomini, bambini o adolescenti (in questi due ultimi casi il peccato è, al tempo stesso, anche uno scandalo). Il darsi alla prostituzione è sempre gravemente peccaminoso, tuttavia l'imputabilità della colpa può essere attenuata dalla miseria, dal ricatto e dalla pressione sociale [2355].

Û  altre forme di offese alla castità: Pornografia, Masturbazione, Stupro, Lussuria, Fornicazione, Omosessualità.

 

PROVVIDENZA DIVINA (inizio)

E la custodia e il governo di Dio sulla creazione, da lui guidata con le sue disposizioni verso la perfezione, fatto salvo il libero agire delle sue creature.

 

Chiamiamo divina Provvidenza le disposizioni per mezzo delle quali Dio conduce la creazione verso questa perfezione.

Dio conserva e governa con la sua Provvidenza tutto ciò che ha creato, « essa si estende da un confine all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa » (Sap 8,1). Infatti « tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi » (Eb 4,13), anche quello che sarà fatto dalla libera azione delle creature (Conc. Vaticano I, DS 3003; FCC 3.020) [302].

 

Ambito: tutte le cose, gli avvenimenti del mondo e della storia.

 

...la sollecitudine della divina Provvidenza è concreta e immediata; essa si prende cura di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi eventi del mondo e della storia [303].

La « signoria » di Dio trascende le « cause seconde » e ci educa a confidare in Dio.

 

Spesso si nota che lo Spirito Santo, autore principale della Sacra Scrittura, attribuisce alcune azioni a Dio, senza far cenno a cause seconde. Non si tratta di « un modo di parlare » primitivo, ma di una maniera profonda di richiamare il primato di Dio e la sua signoria assoluta sulla storia e sul mondo (cf Is 10,5‑15; 45,5‑7; Dt 32,39; Sir 11,14) educando così alla fiducia in lui. La preghiera dei Salmi è la grande scuola di questa fiducia (cf Sal 22; 32; 35; 103; 138, ecc. [304].

 

Gesù ci chiede l'abbandono filiale alla Provvidenza del Padre.

 

Gesù chiede un abbandono filiale alla Provvidenza del Padre celeste, il quale si prende cura dei più elementari bisogni dei suoi figli: « Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?... Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate prima il Regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta » (Mt 6,31‑33; cf 10,29‑31) [305].

 

L'agire delle creature, cooperazione ai disegni della Provvidenza, per la sua volontà di onorarle.

 

Dio è il Padrone sovrano del suo disegno. Però, per realizzarlo, si serve anche della cooperazione delle creature. Questo non è un segno di debolezza, bensì della grandezza e della bontà di Dio onnipotente. Infatti Dio alle sue creature non dona soltanto l'esistenza, ma anche la dignità di agire esse stesse, di essere causa e principio le une delle altre, e di collaborare in tal modo al compimento del suo disegno [306].

Dio agisce in tutto l'agire delle sue creature: è una verità inseparabile dalla fede in Dio Creatore. Egli è la causa prima che opera nelle cause seconde e per mezzo: di esse « E Dio infatti che suscita » in noi « il volere e l'operare secondo i suoi benevoli disegni » (Fil 2,13; cf 1 Cor 12,6). Lungi dallo sminuire la dignità della creatura, questa verità la accresce [308].

Partecipazione dell'uomo e della donna al progetto della Provvidenza nei confronti del mondo.

 

Nel disegno di Dio, l'uomo e la donna sono chiamati a dominare la terra (Gn 1,28) come « amministratori » di Dio. Questa sovranità non deve essere un dominio arbitrario e distruttivo. A immagine del Creatore, « che ama tutte le cose esistenti » (Sap 11,24), l'uomo e la donna sono chiamati a partecipare alla Provvidenza divina verso le altre creature. Da qui la loro responsabilità nei confronti del mondo che Dio ha loro affidato [373].

 

PRUDENZA (inizio)

Adegua all'uomo il giudizio di coscienza necessario per discernere e scegliere il bene, applicando senza errore né dubbi i principi morali alle situazioni concrete; serve, inoltre, da orientamento alle altre virtù; è la prima della quattro virtù cardinali.

 

La prudenza è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo. L'uomo « accorto controlla i suoi passi » (Prv 14,15). « Siate moderati e sobri per dedicarvi alla preghiera » (1 Pt 4,7). La prudenza è la « retta norma dell'azione », scrive san Tommaso sulla scia di Aristotele (S. Th., II‑II, q. 47, a. 2). Essa non si confonde con la timidezza o la paura, né con la doppiezza o la dissimulazione. E detta « auriga virtutum -  cocchiere delle virtù »: essa dirige le altre virtù indicando loro regola e misura. E la prudenza che guida immediatamente il giudizio di coscienza. L'uomo prudente decide e ordina la propria condotta seguendo questo giudizio. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare [1806].

Û  Virtù cardinali.

 

PUDORE (inizio)

E parte della virtù cardinale della « temperanza » e protegge la virtù della castità regolando gli sguardi e i gesti, il mistero della persona nella sua intimità, l'amore e le sue espressioni.

 

La purezza esige il pudore. Esso è una parte integrante della temperanza. Il pudore preserva l'intimità della persona. Consiste nel rifiuto di svelare ciò che deve rimanere nascosto. E ordinato alla castità, di cui esprime la delicatezza. Regola gli sguardi e i gesti in conformità alla dignità delle persone e della loro unione [2521].

Il pudore custodisce il mistero delle persone e del loro amore. Suggerisce la pazienza e la moderazione nella relazione amorosa; richiede che siano rispettate le condizioni del dono e dell'impegno definitivo dell'uomo e della donna tra loro (...). Il pudore è modestia. Ispira la scelta dell'abbigliamento. Conserva il silenzio o il riserbo là dove trasparisse il rischio di una curiosità morbosa. Diventa discrezione [2522].

Û  Purezza, Castità.

 

PUREZZA (inizio)

Il battezzato deve continuare a lottare contro le conseguenze del peccato originale. Le seduzioni della « carne » e gli « appetiti disordinati » vengono debellati con la grazia di Dio, con il dono della castità, la purezza dell'intenzione e dello sguardo, e con la preghiera.

 

...il battezzato deve continuare a lottare contro la concupiscenza della carne e i desideri disordinati. Con la grazia di Dio giunge alla purezza del cuore

-  mediante la virtù e il dono della castità, perché la castità permette di amare con un cuore retto e indiviso;

-  mediante la purezza d'intenzione che consiste nel tener sempre presente il vero fine dell'uomo: con un occhio semplice, il battezzato cerca di trovare e di compiere in tutto la volontà di Dio;

-  mediante la purezza dello sguardo, esteriore ed interiore; mediante la disciplina dei sentimenti e dell'immaginazione; mediante il rifiuto di ogni compiacenza nei pensieri impuri, che inducono ad allontanarsi dalla via dei divini comandamenti: « La vista provoca negli stolti il desiderio » (Sap 15,5);

-  mediante la preghiera [2520].

Û  Concupiscenza, Castità.

 

PURGATORIO (inizio)

Stato transitorio di purificazione di coloro che, essendo morti in grazia di Dio ed essendo sicuri della loro salvezza, hanno bisogno di giungere alla santità necessaria per fare il loro ingresso in cielo.

 

Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio, ma sono imperfettamente purificati, sebbene siano certi della loro salvezza eterna, vengono però sottoposti, dopo la loro morte, ad una purificazione, al fine di ottenere la santità necessaria per entrare nella gioia del cielo [1030].

Questa purificazione, totalmente distinta dalla punizione dell'inferno, è dottrina di fede, formulata nei solenni Concili della Chiesa.

 

La Chiesa ha formulato la dottrina della fede relativa al Purgatorio soprattutto nei Concilii di Firenze (cf DS 1304; FCC 0.022) e di Trento (cf DS 1820: 1580; FCC 0.029: 8.113). La Tradizione della Chiesa, rifacendosi a certi passi della Scrittura, parla di un fuoco purificatore (ad esempio 1 Cor 3,15; 1 Pt 1,7) [1031].

La Chiesa, fin dai suoi primi tempi, ha onorato la memoria dei defunti ed ha applicato suffragi in loro favore, raccomandando le elemosine, le opere di penitenza e l'applicazione delle indulgenze per la loro pronta purificazione.

 

Questo insegnamento poggia anche sulla pratica della preghiera per i defunti di cui la Sacra Scrittura già parla: « Perciò [Giuda Maccabeo] fece offrire il sacrificio espiatorio per i morti, perché fossero assolti dal peccato » (2 Mac 12,46). Fin dai primi tempi, la Chiesa ha onorato la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi, in particolare il sacrificio eucaristico (cf DS 856; FCC 0.012), affinché, purificati, possano giungere alla visione beatifica di Dio. La Chiesa raccomanda anche le elemosine, le indulgenze e le opere di penitenza a favore dei defunti [1032].

Û  anche Comunione dei santi.

 

PURIFICAZIONE FINALE (inizio)

Û  Purgatorio.

 

 

Benvenuto

Benedizione a Frate Leone

Il Signore ti benedica e ti custodisca.

Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.

Volga a te il suo sguardo e ti dia pace.

Il Signore ti dia la sua grande benedizione.