LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

 

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

 

DIZIONARIO TEOLOGICO

DEL CATECHISMO

DELLA CHIESA CATTOLICA

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O    

 

·                Obiezione di coscienza     

·                Odio     

·                Odio verso Dio     

·                Offertorio     

·                Oggetto morale     

·                Omicidio volontario e diretto     

·                Omosessualità    

·                Onnipotenza divina     

·                Onora tuo padre e tua madre

·                Opere di misericordia     

·                Ordine sacro     

·                « Ottavo giorno      

 

P    

 

·                Pace     

·                « Padre! »

·                Padre « nostro »

·                « Padre nostro », la preghiera del Signore

·                Padrini dei Sacramenti     

·                Pane quotidiano (Dacci oggi il nostro pane quotidiano)

·                Papa    

·                Parabole    

·                Parola di Dio

·                Pasqua     

·                Passione e Morte di Gesù Cristo

·                Passioni o sentimenti (Moralità delle)

·                Paternità responsabile

·                Patria, doveri di amore e di servizio     

·                Peccati capitali     

·                Peccati « che gridano verso il cielo »

·                Peccati e loro diversa varietà     

·                Peccati veniali

·                Peccato    

·                Peccato mortale     

·                Peccato originale

·                Peccato « sociale »

·                Pellegrinaggi    

·                Pena di morte     

·                Penitenza (Sacramento della)

·                Penitenza interiore     

·                Pentecoste     

·                Perdono dei peccati     

·                Persona umana     

·                Piena di grazia     

·                Pietà filiale     

·                Pietro apostolo     

 

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O

 

OBIEZIONE DI COSCIENZA  (inizio)

Nella legislazione degli stati è necessario che si presti la dovuta attenzione a coloro che, per motivi di coscienza, rifiutano l'impiego delle armi. Gli obiettori di coscienza sono, tuttavia, obbligati a servire la comunità nazionale in altri modi.

 

I pubblici poteri provvederanno equamente al caso di coloro che, per motivi di coscienza, ricusano l'uso delle armi; essi sono nondimeno tenuti a prestare qualche altra forma di servizio alla comunità umana (GS 79,3) [2311].

Û  Difesa nazionale.

 

ODIO (inizio)

Gesù chiede, a perfezionamento del quinto comandamento, la pace del cuore, alla quale si oppone come peccato grave l'odio, che è contrario alla carità evangelica.

 

L'odio volontario è contrario alla carità. L'odio del prossimo è un peccato quando l'uomo vuole deliberatamente per lui del male. L'odio del prossimo è un peccato grave quando deliberatamente si desidera per lui un grave danno. « Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste... » (Mt 5,44‑45) [2303].

Û  Ira, Pace.

 

ODIO VERSO DIO (inizio)

Û  Amore di Dio.

 

OFFERTORIO (inizio)

Presentazione delle offerte eucaristiche e dei doni da condividere.

 

...vengono recati poi all'altare, talvolta in processione, il pane e il vino che saranno offerti dal sacerdote in nome di Cristo nel sacrificio eucaristico, nel quale diventeranno il suo Corpo e il suo Sangue [1350].

Fin dai primi tempi, i cristiani, insieme con il pane e con il vino per l'Eucaristia, presentano i loro doni perché siano condivisi con coloro che si trovano in necessità [1351].

Û  Messa, Eucaristia.

 

OGGETTO MORALE (inizio)

Bene al quale tende deliberatamente la volontà che, unito all'intenzione o al fine che si desidera e alla valorizzazione delle circostanze dell'atto, specifica la bontà o meno delle azioni, a seconda che la ragione le consideri conformi o meno al vero bene.

 

L'oggetto scelto è un bene verso il quale la volontà si dirige deliberatamente. E la materia di un atto umano. L'oggetto scelto specifica moralmente l'atto del volere, in quanto la ragione lo riconosce e lo giudica conforme o no al vero bene. Le norme oggettive della moralità enunciano l'ordine razionale del bene e del male, attestato dalla coscienza [1751].

Û  Intenzione o fine e Circostanze.

 

OMICIDIO VOLONTARIO E DIRETTO (inizio)

Tanto il commetterlo come pure la cooperazione volontaria prestata, attenta gravemente al comandamento divino, poiché esso non è mai giustificabile per ragioni eugenetiche né di igiene pubblica.

 

Il quinto comandamento proibisce come gravemente peccaminoso l'omicidio diretto e volontario. L'omicida e coloro che volontariamente cooperano all'uccisione commettono un peccato che grida vendetta al cielo (cf Gn 4,10).

L'infanticidio (cf GS 51,3), il fratricidio, il parricidio e l'uccisione del coniuge sono crimini particolarmente gravi a motivo dei vincoli naturali che infrangono. Preoccupazioni eugenetiche o di igiene pubblica non possono giustificare nessuna uccisione, fosse anche comandata dai pubblici poteri [2268].

 

OMOSESSUALITÀ (inizio)

Relazioni sessuali fra persone dello stesso sesso, uomini o donne. I loro atti sono intrinsecamente disordinati.

 

L'omosessualità designa le relazioni tra uomini o donne che provano un'attrattiva sessuale, esclusiva o predominante, verso persone del medesimo sesso (...). Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita [2357].

Le persone che soffrono di questa condizione, nella maggioranza dei casi di natura istintiva, non devono subire discriminazioni e devono essere accolte con rispetto e compassione. Tuttavia sono chiamate alla castità, alla preghiera e ai sacramenti.

 

Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. Questa inclinazione, oggettivamente disordinati, costituisce per la maggior parte di loro una prova. Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione [2358].

Le persone omosessuali sono chiamate alla castità. Attraverso le virtù della padronanza di sé, educatrici della libertà interiore, mediante il sostegno, talvolta, di un'amicizia disinteressata, con la preghiera e la grazia sacramentale, possono e devono, gradatamente e risolutamente, avvicinarsi alla perfezione cristiana [2359].

Û  altri peccati sessuali: Fornicazione, Prostituzione, ecc.

 

ONNIPOTENZA DIVINA (inizio)

E' misteriosa, vista l'esperienza del male e della sofferenza.

 

La fede in Dio Padre onnipotente può essere messa alla prova dall'esperienza del male e della sofferenza. Talvolta Dio può sembrare assente ed incapace di impedire il male. Ora, Dio Padre ha rivelato nel modo più misterioso la sua onnipotenza nel volontario abbassamento e nella Risurrezione del Figlio suo, per mezzo dei quali ha vinto il male [272].

 

Adesione ad essa per mezzo della fede.

 

Soltanto la fede può aderire alle vie misteriose dell'onnipotenza di Dio. Per questa fede, ci si gloria delle proprie debolezze per attirare su di sé la potenza di Cristo (cf 2 Cor 12,9; Fl 4,13) [273].

 

Corroborare la nostra fede e la nostra speranza.

 

« La ferma persuasione dell'onnipotenza divina vale più di ogni altra cosa a corroborare in noi il doveroso sentimento della fede e della speranza [274].

 

ONORA TUO PADRE E TUA MADRE (inizio)

(QUARTO COMANDAMENTO)

Con questo comandamento inizia e si apre per la sua importanza -  poiché Dio ha investito i genitori e gli anziani della sua autorità -  la seconda tavola della Legge, tutta dedicata alla carità.

 

Il quarto comandamento apre la seconda tavola della Legge. Indica l'ordine della carità. Dio ha voluto che, dopo lui, onoriamo i nostri genitori ai quali dobbiamo la vita e che ci hanno trasmesso la conoscenza di Dio. Siamo tenuti ad onorare e rispettare tutti coloro che Dio, per il nostro bene, ha rivestito della sua autorità [2197].

L'onore che qui si prescrive verso i genitori, si estende anche agli anziani della famiglia, ai maestri, ai superiori, ai governanti e alla patria, da parte degli alunni, dei sudditi e dei cittadini, in ogni circostanza, con i loro corrispondenti doveri.

 

Il quarto comandamento si rivolge espressamente ai figli in ordine alle loro relazioni con il padre e con la madre, essendo questa relazione la più universale (...). Chiede di tributare onore, affetto e riconoscenza ai nonni e agli antenati. Si estende infine ai doveri degli alunni nei confronti degli insegnanti, dei dipendenti nei confronti dei datori di lavoro, dei subordinati nei confronti dei loro superiori, dei cittadini verso la loro patria, verso i pubblici amministratori e i governanti.

Questo comandamento implica e sottintende i doveri dei genitori, tutori, docenti, capi, magistrati, governanti, di tutti coloro che esercitano un'autorità su altri o su una comunità di persone [2199].

Û  Famiglia nel piano di Dio e Società e famiglia.

 

OPERE DI MISERICORDIA (inizio)

Atti di amore verso il prossimo per sovvenire alle sue necessità spirituali e materiali. La tradizione cristiana, fondata sulla Sacra Scrittura, ce le rammenta: cf Lc 3,11; 11,41; Gc 2,15‑16; 1 Gv 3,17.

 

Le opere di misericordia sono le azioni caritatevoli con le quali soccorriamo il nostro prossimo nelle sue necessità corporali e spirituali (cf Is 58,6‑7; Eb 13,3). Istruire, consigliare, consolare, confortare sono opere di misericordia spirituale, come perdonare e sopportare con pazienza. Le opere di misericordia corporale consistono segnatamente nel dare da mangiare a chi ha fame, nell'ospitare i senza tetto, nel vestire chi ha bisogno di indumenti, nel visitare gli ammalati e i prigionieri, nel seppellire i morti (cf Mt 25,31‑46). Tra queste opere, fare l'elemosina ai poveri (cf Tb 4,5‑11; Sir 17,22) è una delle principali testimonianze della carità fraterna: è pure una pratica di giustizia che piace a Dio (cf Mt 6,2‑4) [2447].

 

ORDINE SACRO (inizio)

Sacramento del ministero apostolico.

 

L'Ordine è il sacramento grazie al quale la missione affidata da Cristo ai suoi Apostoli continua ad essere esercitata nella Chiesa sino alla fine dei tempi: è, dunque, il sacramento del ministero apostolico. Comporta tre gradi: l'episcopato, il presbiterato e il diaconato [1536].

Û  Ministero apostolico.

 

Dei tre gradi del ministero ecclesiastico, soltanto due (l'episcopato e il presbiterato) partecipano ministerialmente del sacerdozio di Cristo; il diaconato è ordinato al servizio e all'aiuto degli primi due.

 

« Il ministero ecclesiastico di istituzione divina viene esercitato in diversi ordini, da quelli che già anticamente sono chiamati vescovi, presbiteri, diaconi » (LG 28). La dottrina cattolica, espressa nella Liturgia, nel magistero e nella pratica costante della Chiesa, riconosce che esistono due gradi di partecipazione ministeriale al sacerdozio di Cristo: l'episcopato e il presbiterato. Il diaconato è finalizzato al loro aiuto e al loro servizio. Per questo il termine sacerdos -  sacerdote -  designa, nell'uso attuale, i vescovi e i presbiteri, ma non i diaconi [1554].

 

La pienezza del sacramento nell'ordinazione episcopale.

 

Il Concilio Vaticano II insegna che «con la consacrazione episcopale viene conferita la pienezza del sacramento dell'Ordine, quella cioè che dalla consuetudine liturgica della Chiesa e dalla voce dei santi Padri viene chiamata sommo sacerdozio, vertice [»Summa»] del sacro ministero» (LG 21) [1557].

Û  Vescovi.

 

Soggetto di questo sacramento: solo il battezzato di sesso maschile.

 

« Riceve validamente la sacra ordinazione esclusivamente il battezzato di sesso maschile [«vir»] » (CIC, can. 1024). Il Signore Gesù ha scelto degli uomini [«viri»] per formare il collegio dei dodici Apostoli (cf Mc 3,14‑19; Lc 6,12‑16), e gli Apostoli hanno fatto lo stesso quando hanno scelto i collaboratori (cf 1 Tm 3,1‑13; 2 Tm 1,6; Tt 1,5‑9) che sarebbero loro succeduti nel ministero (S. Clemente Romano, Cor, 42, 4; 44, 3) (...). La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso. Per questo motivo l'ordinazione delle donne non è possibile (cf Giovanni Paolo II, MD, 26‑27; CDF, dichiarazione Inter Insigniores, ASS 69 [1977] 98‑116) [1577].

 

La Chiesa latina sceglie per questo ministero ordinariamente fra i celibi che abbiano la volontà di salvaguardare questo stato, ad eccezione dei « diaconi permanenti ».

 

Tutti i ministri ordinati della Chiesa latina, ad eccezione dei diaconi permanenti, sono normalmente scelti fra gli uomini credenti che vivono da celibi e che intendono conservare il celibato « per il Regno dei cieli » (Mt 19,12) (...). Il celibato è un segno di questa vita nuova al cui servizio il ministro della Chiesa viene consacrato; abbracciato con cuore gioioso, esso annuncia in modo radioso il Regno di Dio (cf PO 16) [1579].

 

Carattere indelebile del sacramento dell'Ordine.

 

Come nel caso del Battesimo e della Confermazione, questa partecipazione alla funzione di Cristo è accordata una volta per tutte. Il sacramento dell'Ordine conferisce, anch'esso, un carattere spirituale indelebile e non può essere ripetuto né essere conferito per un tempo limitato (cf Conc. di Trento, DS 1767; FCC 9.291; LG 21.28.29; PO 2) [1582].

Û  Carattere sacramentale.

 

OTTAVO GIORNO (inizio)

Û  Risurrezione, Santificare il giorno del Signore.

 

P

 

PACE (inizio)

L'agostiniana tranquillità nell'ordine, opera della giustizia e frutto della carità, non è solo assenza di guerra, ma pratica della fraternità umana.

 

Il rispetto e lo sviluppo della vita umana richiedono la pace. La pace non è la semplice assenza della guerra e non può ridursi ad assicurare l'equilibrio delle forze contrastanti. La pace non si può ottenere sulla terra senza la tutela dei beni delle persone, la libera comunicazione tra gli esseri umani, il rispetto della dignità delle persone e dei popoli, l'assidua pratica della fratellanza. E la « tranquillità dell'ordine » (S. Agostino, De civ. Dei, 19, 13). E frutto della giustizia (cf Is 32,17) ed effetto della carità (cf GS 78) [2304].

ÛIra, Odio.

 

Come cristiani che seguono colui che è la nostra pace e dichiara « beati » coloro che la costruiscono, dobbiamo essere riconciliati con tutti gli uomini, a imitazione di lui, che, attraverso la croce, « ha distrutto in se stesso l'inimicizia ».

 

La pace terrena è immagine e frutto della pace di Cristo, il « Principe della pace » (Is 9,5) messianica. Con il sangue della sua croce, egli ha distrutto « in se stesso l'inimicizia » (Ef 2,16; cf Col 1,20‑22), ha riconciliato gli uomini con Dio e ha fatto della sua Chiesa il sacramento dell'unità del genere umano e della sua unione con Dio. « Egli è la nostra pace » (Ef 2,14). E proclama i « Beati gli operatori di pace » (Mt 5,9) [2305].

 

« PADRE! » (inizio)

Il Figlio di Dio fatto uomo ci ha rivelato che Dio è nostro Padre, e il suo Spirito ce lo ha fatto conoscere, a noi che, essendo nati da Dio, crediamo che Gesù è il Cristo.

 

Possiamo invocare Dio come « Padre » perché ci è rivelato dal Figlio suo fatto uomo e perché il suo Spirito ce lo fa conoscere. Ciò che l'uomo non può concepire, né le potenze angeliche intravvedere, cioè la relazione personale del Figlio nei confronti del Padre (cf Gv 1,1), ecco che lo Spirito del Figlio lo comunica a noi, a noi che crediamo che Gesù è il Cristo e che siamo nati da Dio (cf 1 Gv 5,1) [2780].

Inoltre adoriamo e amiamo il Padre perché ci ha adottato come figli nel suo unico Figlio, il che esige da parte nostra una continua conversione e una vita nuova, incorporati al suo Corpo per mezzo del battesimo e diventati altri « cristi » per l'unzione dello Spirito.

 

Possiamo adorare il Padre perché egli ci ha fatti rinascere alla sua vita adottandoci come suoi figli nel suo Figlio unigenito: per mezzo del Battesimo, ci incorpora al Corpo del suo Cristo, e, per mezzo dell'Unzione del suo Spirito che scende dal Capo nelle membra, fa di noi dei « cristi » (unti)... [2782].

Questo dono gratuito dell'adozione esige da parte nostra una conversione continua e una vita nuova [2784].

 

PADRE « NOSTRO » (inizio)

Quando preghiamo in tal modo, senza pretendere di esprimere un qualunque possesso, riconosciamo che la nuova ed eterna Alleanza, annunciata dai profeti, si è compiuta nel suo Figlio, generato eternamente, e consostanziale al Padre e con lo Spirito; per questo confessiamo la nostra filiazione adottiva nei confronti del Padre e di suo Figlio, Gesù Cristo, nel loro unico Spirito Santo.

 

Padre « nostro » è riferito a Dio. L'aggettivo, per quel che ci riguarda, non esprime un possesso, ma una relazione con Dio totalmente nuova [2786].

Pregando il Padre « nostro » ci rivolgiamo personalmente al Padre del Signore nostro Gesù Cristo. Non dividiamo la divinità, poiché il Padre ne è « la sorgente e l'origine », ma confessiamo in tal modo che il Figlio è eternamente generato da lui e che da lui procede lo Spirito Santo. Non confondiamo neppure le Persone, perché confessiamo che la nostra comunione è con il Padre e il Figlio suo, Gesù Cristo, nel loro unico Santo Spirito. La Santissima Trinità è consustanziale e indivisibile. Quando preghiamo il Padre, Lo adoriamo e Lo glorifichiamo con il Figlio e lo Spirito Santo [2789].

 

« PADRE NOSTRO », LA PREGHIERA DEL SIGNORE (inizio)

Al centro dell'annuncio della Buona Novella di Gesù, sintetizzata nel discorso della montagna, che è dottrina di vita e di preghiera, si trova la « preghiera del Signore », il « Padre nostro ».

 

Tutte le Scritture (la Legge, i Profeti e i Salmi) sono compiute in Cristo (cf Lc 24,44). Il Vangelo è questa « lieta notizia ». Il suo primo annunzio è riassunto da san Matteo nel Discorso della montagna (cf Mt 5‑7). Ebbene, la preghiera del Padre nostro è al centro di questo annuncio [2763].

Il Discorso della montagna è dottrina di vita, l'Orazione domenicale è preghiera, ma nell'uno e nell'altra lo Spirito del Signore dà una nuova forma ai nostri desideri, a questi moti interiori che animano la nostra vita. Gesù ci insegna la vita nuova con le sue parole e ci educa a chiederla mediante la preghiera [2764].

Le tre prime petizioni del « Padre nostro » (il tuo Nome, il tuo Regno, la tua volontà) sono di lode e di amore al Padre; in esse ci spinge il desiderio di figli nel « Figlio prediletto » per la gloria del Padre.

 

Il primo gruppo di domande ci porta verso di lui, a lui: il tuo Nome, il tuo Regno, la tua volontà. E proprio dell'amore pensare innanzi tutto a colui che si ama. In ognuna di queste tre petizioni noi non « ci » nominiamo, ma siamo presi dal « desiderio ardente », dall'« angoscia » stessa del Figlio diletto per la gloria del Padre suo (cf Lc 22,14; 12,50): « Sia santificato... Venga... Sia fatta... »: queste tre suppliche sono già esaudite nel Sacrificio di Cristo Salvatore, ma sono ora rivolte, nella speranza, verso il compimento finale, in quanto Dio non è ancora tutto in tutti (cf 1 Cor 15,28) [2804].

Le altre quattro petizioni manifestano al Padre della misericordia le nostre necessità (« dacci... rimetti... non ci indurre... liberaci ») nel combattimento della vita.

 

Il secondo gruppo di domande si snoda con il movimento di certe Epiclesi eucaristiche: è offerta delle nostre attese e attira lo sguardo del Padre delle misericordie. Sale da noi e ci riguarda, adesso, in questo mondo: « Dacci... rimetti a noi... non ci indurre... liberaci ». La quarta e la quinta domanda riguardano la nostra vita in quanto tale, sia per sostenerla con il nutrimento, sia per guarirla dal peccato; le ultime due riguardano il nostro combattimento per la vittoria della Vita, lo stesso combattimento della preghiera [2805].

La « preghiera del Signore » è stata sempre una parte fondamentale della vita della Chiesa.

 

Le prime comunità pregano la Preghiera del Signore « tre volte al giorno » (cf Didaché, 8, 3), in luogo delle « Diciotto benedizioni » in uso nella pietà ebraica [2767].

Secondo la Tradizione apostolica, la Preghiera del Signore è essenzialmente radicata nella preghiera liturgica (...). In tutte le tradizioni liturgiche la Preghiera del Signore è parte integrante delle Ore maggiori dell'Ufficio divino. Ma il suo carattere ecclesiale appare in tutta evidenza particolarmente nei tre sacramenti dell'iniziazione cristiana [2768].

Nel Battesimo e nella Confermazione la consegna del Padre nostro significa la nuova nascita alla vita di Dio e la fortezza per annunciarlo con la potenza dello Spirito Santo.

 

Nel Battesimo e nella Confermazione la consegna [« traditio »] della Preghiera del Signore significa la nuova nascita alla vita divina. Poiché la preghiera cristiana è parlare a Dio con la Parola stessa di Dio, coloro che sono stati « rigenerati... dalla Parola di Dio viva ed eterna » (1 Pt 1,23) imparano ad invocare il loro Padre con la sola Parola che egli sempre esaudisce. Ed ormai lo possono, perché il sigillo dell'Unzione dello Spirito Santo è impresso, indelebile, sul loro cuore, sulle loro orecchie, sulle loro labbra, su tutto il loro essere filiale... [2769].

Al centro della celebrazione eucaristica, riassume tutte le preghiere e si addentra nel mistero escatologico, il cui anticipo è la Comunione sacramentale.

 

Posta tra l'Anafora (Preghiera eucaristica) e la Liturgia della Comunione, essa da un lato ricapitola tutte le domande e le intercessioni espresse lungo lo sviluppo dell'Epiclesi, e, dall'altro, bussa alla porta del Banchetto del Regno, di cui la Comunione sacramentale è un anticipo [2770].

La Chiesa ci invita a rivolgerci a Dio con l'umile audacia dei figli e di chiamarlo « Padre! ».

 

Nella Liturgia romana l'assemblea eucaristica è invitata a pregare il Padre nostro con filiale audacia [2777].

Questa potenza dello Spirito che ci introduce alla Preghiera del Signore è indicata nelle Liturgie d'Oriente e di Occidente con una felice espressione tipicamente cristiana: « parresìa », vale a dire semplicità schietta, fiducia filiale, gioiosa sicurezza, umile audacia, certezza di essere amati (cf Ef 3,12; Eb 3,6; 4,16; 10,19; 1 Gv 2,28; 3,21; 5,14) [2778].

Û  le petizioni del « Padre nostro ».

 

PADRINI DEI SACRAMENTI (inizio)

Compito del « Padrino » o della « Madrina » del battezzando è di aiutare i genitori nel cammino cristiano di colui che riceve il sacramento.

 

Perché la grazia battesimale possa svilupparsi è importante l'aiuto dei genitori. Questo è pure il ruolo del padrino o della madrina, che devono essere dei credenti solidi, capaci e pronti a sostenere nel cammino della vita cristiana (cf CIC, can. 872‑874) il neo‑battezzato, bambino o adulto. Il loro compito è una vera funzione ecclesiale (« officium » cf SC 67). L'intera comunità ecclesiale ha una parte di responsabilità nello sviluppo e nella conservazione della grazia ricevuta nel Battesimo [1255].

Aiuto spirituale al confermato da parte del « Padrino » o della « Madrina ».

 

Per la Confermazione, come per il Battesimo, è conveniente che i candidati cerchino l'aiuto spirituale di un padrino o di una madrina. E opportuno che sia la stessa persona scelta per il Battesimo, per sottolineare meglio l'unità dei due sacramenti (cf OCf, Praenotanda 5.6; CIC, can. 893,1,2) [1311].

 

PANE QUOTIDIANO (inizio)

(DACCI OGGI IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO)

Sollecitati dal suo Figlio, chiediamo al Padre buono, che ci ha donato la vita, che ci conceda tutti i beni materiali e spirituali necessari.

 

« Dacci »: è bella la fiducia dei figli che attendono tutto dal loro Padre. Egli « fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti » (Mt 5,45) e dà a tutti i viventi « il cibo in tempo opportuno » (Sal 104,27). Gesù ci insegna questa domanda, che in realtà glorifica il Padre nostro perché è il riconoscimento di quanto egli sia Buono al di là di ogni bontà [2828].

« Il nostro pane ». Il Padre, che ci dona la vita, non può non darci il nutrimento necessario per la vita, tutti i beni « convenienti », materiali e spirituali. Nel Discorso della montagna Gesù insiste su questa fiducia filiale che coopera con la Provvidenza del Padre nostro (cf Mt 6,25‑34). Egli non ci spinge alla passività (cf 2 Ts 3,6‑13), ma vuole liberarci da ogni affanno e da ogni preoccupazione. Tale è l'abbandono filiale dei figli di Dio [2830].

Il dramma della fame nel mondo ci chiama in questa petizione alla concreta solidarietà con i fratelli che la patiscono. Gesù, che ha proclamato la « beatitudine » dei poveri, ci invita a condividere, per amore, i beni spirituali e materiali.

 

Il fatto però che ci siano coloro che hanno fame per mancanza di pane svela un'altra profondità di questa domanda. Il dramma della fame nel mondo chiama i cristiani che pregano in verità ad una responsabilità fattiva nei confronti dei loro fratelli, sia nei loro comportamenti personali sia nella loro solidarietà con la famiglia umana. Questa petizione della Preghiera del Signore non può essere isolata dalle parabole del povero Lazzaro (cf Lc 16, 19‑31) e del giudizio finale (cf Mt 25,31‑46) [2831].

Si tratta del « nostro » pane, « uno » per « molti ». La povertà delle beatitudini è la virtù della condivisione: sollecita a mettere in comune e a condividere i beni materiali e spirituali, non per costrizione, ma per amore, perché l'abbondanza degli uni supplisca alla indigenza degli altri (cf 2 Cor 8,1‑15) [2833].

Û  Solidarietà umana.

 

PAPA (inizio)

Vescovo di Roma, Successore di Pietro, Vicario di Cristo, Pastore con potestà suprema su tutta la Chiesa, principio e fondamento dell'unità della Chiesa.

 

Il Papa, vescovo di Roma e successore di san Pietro, « è il perpetuo e visibile principio e fondamento dell'unità sia dei vescovi sia della moltitudine dei fedeli » (LG 23). « Infatti il romano Pontefice, in virtù del suo ufficio di vicario di Cristo e di pastore di tutta la Chiesa, ha sulla Chiesa la potestà piena, suprema e universale, che può sempre esercitare liberamente » (LG 22; cf CD 2; 9) [882].

Û  Pietro apostolo, Infallibilità pontificia.

 

PARABOLE (inizio)

Chiamata e invito di Gesù ad entrare nel Regno.

 

Gesù chiama ad entrare nel Regno servendosi delle parabole, elemento tipico del suo insegnamento (cf Mc 4,33‑34). Con esse egli invita al banchetto del Regno (cf Mt 22,1‑14), ma chiede anche una scelta radicale: per acquistare il Regno, è necessario « vendere » tutto (cf Mt 13,44‑45); le parole non bastano, occorrono i fatti (cf Mt 21,28‑32). Le parabole sono come specchi per l'uomo: accoglie la Parola come un terreno arido o come un terreno buono? (cf Mt 13,3‑9). Che uso fa dei talenti ricevuti? (cf Mt 25,14‑30). Al cuore delle parabole stanno velatamente Gesù e la presenza del Regno in questo mondo [546].

Û  Regno di Dio.

 

PAROLA DI DIO (inizio)

Û  Sacra Scrittura, Fonti della preghiera.

 

PASQUA (inizio)

Fra i segni delle grandi opere di YHWH in favore del suo Popolo, eccelle la Pasqua, prefigurazione della Nuova Alleanza.

 

Il popolo eletto riceve da Dio segni e simboli distintivi che caratterizzano la sua vita liturgica: non sono più soltanto celebrazioni di cicli cosmici e di gesti sociali, ma segni dell'Alleanza, simboli delle grandi opere compiute da Dio per il suo popolo. Tra questi segni liturgici dell'Antica Alleanza si possono menzionare la circoncisione, l'unzione e la consacrazione dei re e dei sacerdoti, l'imposizione delle mani, i sacrifici, e soprattutto la Pasqua. In questi segni la Chiesa riconosce una prefigurazione dei sacramenti della Nuova Alleanza [1150].

 

Gesù diede un nuovo significato ad alcuni grandi segni dell'Antica Alleanza, come l'Esodo e la Pasqua.

 

Nella sua predicazione il Signore Gesù (...) conferisce un nuovo significato ai fatti e ai segni dell'Antica Alleanza, specialmente all'Esodo e alla Pasqua (cf Lc 9,31; 22,7‑20), poiché egli stesso è il significato di tutti questi segni [1151].

 

Commemorazione cristiana del mistero della Risurrezione del Signore: « Festa delle feste ».

 

Per questo la Pasqua non è semplicemente una festa tra le altre: è la « Festa delle feste », la « Solennità delle solennità », come l'Eucaristia è il Sacramento dei sacramenti (il Grande sacramento). Sant'Atanasio la chiama « la Grande domenica » (Ep. Fest., 329), come la Settimana santa in Oriente è chiamata « la Grande Settimana ». Il Mistero della Risurrezione, nel quale Cristo ha annientato la morte, permea della sua potente energia il nostro vecchio tempo, fino a quando tutto gli sia sottomesso [1169].

Û  Risurrezione di Cristo e Mistero Pasquale.

 

PASSIONE E MORTE DI GESU' CRISTO (inizio)

Antecedenti: Ampio accordo per farlo morire.

 

Fin dagli inizi del ministero pubblico di Gesù, alcuni farisei e alcuni sostenitori di Erode, con alcuni sacerdoti e alcuni scribi, si sono accordati per farlo morire (cf Mc 3,6) [574].

Gravi accuse contro di lui per alcune delle sue opere: Possessione diabolica?, bestemmia, falso profeta. La Legge puniva con la morte per lapidazione questi « crimini religiosi ».

 

Per certe sue azioni (cacciata di demoni, cf Mt 12,24; perdono dei peccati, cf Mc 2,7; guarigioni in giorno di sabato, cf 3,1‑6; interpretazione originale dei precetti di purità della Legge, cf Mc 7,14‑23; familiarità con i pubblicani e i pubblici peccatori, cf Mc 2,14‑17), Gesù è apparso ad alcuni malintenzionati sospetto di possessione demoniaca (cf Mc 3,22; Gv 8,48; 10,20). Lo si accusa di bestemmia (cf Mc 2,7; Gv 5,18; 10,33) e di falso profetismo (cf Gv 7,12; 7,52), crimini religiosi che la Legge puniva con la pena di morte sotto forma di lapidazione (cf Gv 8,59; 10,31) [574].

 

Accuse centrali: Sembra agire contro le istituzioni essenziali di Israele: La Legge, il Tempio e l'unicità di Dio.

 

Agli occhi di molti in Israele, Gesù sembra agire contro le istituzioni fondamentali del Popolo eletto:

-  l'obbedienza alla Legge nell'integralità dei suoi precetti scritti e, per i farisei, nell'interpretazione della tradizione orale;

-  la centralità del Tempio di Gerusalemme come luogo santo dove Dio abita in un modo privilegiato;

-  la fede nell'unico Dio del quale nessun uomo può condividere la gloria [576].

 

Gesù agiva contro la Legge? Egli ha affermato di non essere venuto ad abolirla, ma a darle compimento.

 

Gesù ha fatto una solenne precisazione all'inizio del Discorso della Montagna, quando ha presentato, alla luce della grazia della Nuova Alleanza, la Legge data da Dio sul Sinai al momento della Prima Alleanza:

« Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento » [577].

 

[Poiché] l'adempimento perfetto della Legge poteva essere soltanto l'opera del divino Legislatore nato sotto la Legge nella Persona del Figlio (cf Gal 4,4) [580].

 

In Gesù, la stessa Parola della Legge del Sinai torna a farsi sentire, portata a compimento, sul monte delle Beatitudini.

 

In lui, è la Parola stessa di Dio, risuonata sul Sinai per dare a Mosè la Legge scritta, a farsi di nuovo sentire sul Monte delle Beatitudini (cf Mt 5,1). Questa Parola non abolisce la Legge, ma la porta a compimento dandone in maniera divina l'interpretazione definitiva: « Avete inteso che fu detto agli antichi... ma io vi dico » (Mt 5,33‑34) (cf Mt 5,33‑34). Con questa stessa autorità divina, Gesù sconfessa certe « tradizioni degli uomini » (Mc 7,8) care ai farisei i quali annullano « la Parola di Dio » (Mc 7,13) [581].

 

Gesù ha, forse, disprezzato il Tempio? Esso è stato il luogo privilegiato dell'incontro con il Padre suo e ad esso veniva con frequenza in occasione delle feste giudaiche e dei riti religiosi.

 

Gesù, come prima di lui i profeti, ha manifestato per il Tempio di Gerusalemme il più profondo rispetto. Vi è stato presentato da Giuseppe e Maria quaranta giorni dopo la nascita (Lc 2,22‑39). All'età di dodici anni decide di rimanere nel Tempio, per ricordare ai suoi genitori che egli deve occuparsi delle cose del Padre suo (cf Lc 2,46‑49). Vi è salito ogni anno, almeno per la Pasqua (cf Lc 2,41), durante la sua vita nascosta; lo stesso suo ministero pubblico è stato ritmato dai suoi pellegrinaggi a Gerusalemme per le grandi feste giudaiche (cf Gv 2,13‑14; 5,1.14; 7,1.10.14; 8,2; 10,22‑23).

Gesù è salito al Tempio come al luogo privilegiato dell'incontro con Dio [583‑584].

 

Annunciò la distruzione del Tempio, poiché egli stesso doveva essere, dopo la sua morte, « la dimora di Dio con gli uomini ».

 

Alla vigilia della sua passione, Gesù ha però annunziato la distruzione di questo splendido edificio, di cui non sarebbe rimasta pietra su pietra (cf Mt 24,1‑2) [585].

Lungi dall'essere stato ostile al Tempio ( cf Mt 8,4; 23,21; Lc 17,14; Gv 4,22) dove ha dato l'essenziale del suo insegnamento (cf Gv 18,20), Gesù ha voluto pagare la tassa per il Tempio associandosi a Pietro (cf Mt 17,24‑27), che aveva posto come fondamento di quella che sarebbe stata la sua Chiesa (cf Mt 16,18). Ancor più, egli si è identificato con il Tempio presentandosi come la dimora definitiva di Dio in mezzo agli uomini (Gv 2, 21; Mt 12,6). Per questo la sua uccisione nel corpo (cf Gv 2,18‑22) annunzia la distruzione del Tempio, distruzione che manifesterà l'entrata in una nuova età della storia della salvezza: « E giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre » (Gv 4,21; cf Gv 4,23‑24; Mt 27,51; Eb 9,11; Ap 21,22) [586].

 

Contraddisse Gesù la fede nel Dio unico? Trattò con misericordia i peccatori, perdonò i loro peccati, esigendo da loro una sequela integrale alla sua persona.

 

Gesù ha suscitato scandalo soprattutto per aver identificato il proprio comportamento misericordioso verso i peccatori con l'atteggiamento di Dio stesso a loro riguardo (cf Mt 9,13; Os 6,6). E arrivato a lasciar intendere che, sedendo a mensa con i peccatori (cf Lc 15,1‑2), li ammetteva al banchetto messianico (cf Lc 15,22‑32). Ma è soprattutto perdonando i peccati, che Gesù ha messo le autorità religiose di Israele di fronte a un dilemma. Costoro non erano nel giusto quando, costernati, dicevano: « Chi può rimettere i peccati se non Dio solo? » (Mc 2,7). Perdonando i peccati, Gesù o bestemmia perché è un uomo che si fa uguale a Dio (cf Gv 5,18; 10,33), oppure dice il vero e la sua Persona rende presente e rivela il Nome di Dio (cf Gv 17,6‑26) [589].

 

Soltanto l'identità divina della Persona di Gesù può giustificare un'esigenza assoluta come questa: « Chi non è con me è contro di me » (Mt 12,30); altrettanto quando egli dice che in lui c'è « più di Giona... più di Salomone » (Mt 12,41‑42), qualcosa più grande del Tempio (Mt 12,6) [590].

 

Condanna a morte di Gesù: il « Sinedrio » lo dichiara « reo di morte » e lo accusa davanti a Pilato di « sedizione ».

 

Le autorità religiose di Gerusalemme non sono state unanimi nella condotta da tenere nei riguardi di Gesù (cf Gv 9,16; 10,19). I farisei hanno minacciato di scomunica coloro che lo avrebbero seguito (Gv 9,22). A coloro che temevano: « Tutti crederanno in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione » (Gv 11, 48) il sommo sacerdote Caifa propose profetizzando: E « meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera » (Gv 11,49‑50). Il Sinedrio, avendo dichiarato Gesù « reo di morte » (Mt 26,66) in quanto bestemmiatore, ma avendo perduto il diritto di mettere a morte (cf Gv 18,31), consegna Gesù ai Romani accusandolo di rivolta politica (cf Lc 23,2), cosa che lo metterà alla pari con Barabba accusato di « sommossa » (Lc 23,19) [596].

Û  Condanna a morte di Gesù.

 

PASSIONI O SENTIMENTI(MORALITÀ DELLE) (inizio)

Come impulsi della sensibilità umana, inclinano ad agire o a non agire in accordo con ciò che viene sentito o immaginato come buono o come cattivo dall'uomo.

 

Il termine « passioni » appartiene al patrimonio cristiano. Per sentimenti o passioni si intendono le emozioni o moti della sensibilità, che spingono ad agire o a non agire in vista di ciò che è sentito o immaginato come buono o come cattivo [1763].

Secondo Gesù, la loro sorgente è il cuore dell'uomo, e costituiscono il legame fra la vita sensibile e quella dello spirito.

 

Le passioni sono componenti naturali dello psichismo umano; fanno da tramite e assicurano il legame tra la vita sensibile e la vita dello spirito. Nostro Signore indica il cuore dell'uomo come la sorgente da cui nasce il movimento delle passioni (cf Mc 7,21) [1764].

Fra le numerose passioni, la più fondamentale è quella dell'amore, destata dall'attrazione verso il bene, desiderato se non lo si possiede e oggetto di speranza, che culmina nella gioia e nel piacere del suo possesso. L'amore egoistico, al contrario, origina l'odio, l'avversione, e culmina nella tristezza e nell'ira.

 

Le passioni sono molte. Quella fondamentale è l'amore provocato dall'attrattiva del bene. L'amore suscita il desiderio del bene che non si ha e la speranza di conseguirlo. Questo movimento ha il suo termine nel piacere e nella gioia del bene posseduto. Il timore del male causa l'odio, l'avversione e lo spavento del male futuro. Questo movimento finisce nella tristezza del male presente o nella collera che vi si oppone [1765].

Essendo esse di per sé indifferenti, la loro qualifica morale dipende dalla ragione e dalla volontà della persona. Per raggiungere la perfezione del bene morale, devono essere regolate dalla ragione.

 

Le passioni, in se stesse, non sono né buone né cattive. Non ricevono qualificazione morale se non nella misura in cui dipendono effettivamente dalla ragione e dalla volontà. Le passioni sono dette volontarie « o perché sono comandate dalla volontà, oppure perché la volontà non vi resiste » (S. Tommaso d'Aquino, S. Th., I‑II, q. 24, a. 1). E proprio della perfezione del bene morale o umano che le passioni siano regolate dalla ragione (cf S. Th., I‑II, q. 24, a. 3) [1767].

Le passioni sono moralmente buone se contribuiscono ad un'azione buona, e cattive nel caso contrario. I sentimenti e le emozioni possono mutarsi in virtù o pervertirsi in vizi.

 

Non sono i grandi sentimenti a decidere della moralità o della santità delle persone; essi sono la riserva inesauribile delle immagini e degli affetti nei quali si esprime la vita morale. Le passioni sono moralmente buone quando contribuiscono ad un'azione buona; sono cattive nel caso contrario. La volontà retta ordina al bene e alla beatitudine i moti sensibili che essa assume; la volontà cattiva cede alle passioni disordinate e le inasprisce. Le emozioni e i sentimenti possono essere assunti nelle virtù, o pervertiti nei vizi [1768].

Û  Virtù e vizi.

 

PATERNITÀ RESPONSABILE (inizio)

Û  Regolazione delle nascite.

 

PATRIA, DOVERI DI AMORE E DI SERVIZIO (inizio)

Sono inclusi come obblighi nel « quarto comandamento » e si richiedono come dovere di gratitudine, carità e amore.

 

L'amore e il servizio della patria derivano dal dovere di riconoscenza e dall'ordine della carità. La sottomissione alle autorità legittime e il servizio del bene comune esigono dai cittadini che essi compiano la loro funzione nella vita della comunità politica [2239].

Û  Doveri dei cittadini.

 

PECCATI CAPITALI (inizio)

Vengono così chiamati perché generano altri diversi vizi; la tradizione ne enumera sette.

 

I vizi possono essere catalogati in parallelo alle virtù alle quali si oppongono, oppure essere collegati ai peccati capitali che l'esperienza cristiana ha distinto, seguendo san Giovanni Cassiano e san Gregorio Magno (Mor., 31,45). Sono chiamati capitali perché generano altri peccati, altri vizi. Sono la superbia, l'avarizia, l'invidia, l'ira, la lussuria, la golosità, la pigrizia o accidia [1866].

Û  Peccati mortali e ciascuno dei « capitali » in particolare.

 

PECCATI « CHE GRIDANO VERSO IL CIELO » (inizio)

Sotto questa denominazione la Sacra Scrittura enumera diversi peccati.

 

La tradizione catechistica ricorda pure che esistono peccati che gridano verso il cielo. Gridano verso il cielo: il sangue di Abele (cf Gn 4,10); il peccato dei Sodomiti (cf Gn 18,20; 19,13); il lamento del popolo oppresso in Egitto (cf Es 3,7‑10); il lamento del forestiero, della vedova e dell'orfano (cf Es 22,20‑22); l'ingiustizia verso il salariato (cf Dt 24,14‑15; Gdc 5,4) [1867].

Û  Peccati mortali.

 

PECCATI E LORO DIVERSA VARIETÀ (inizio)

La Sacra Scrittura, soprattutto nelle lettere di san Paolo, enumera una grande varietà di peccati che, in quanto opere della carne, si oppongono allo Spirito e ai suoi frutti.

 

La varietà dei peccati è grande. La Scrittura ne dà parecchi elenchi. La Lettera ai Galati contrappone le opere della carne al frutto dello Spirito: « Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità, libertinaggio, idolatria, stregonerie, inimicizie, discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le compie non erediterà il Regno di Dio » (Gal 5,19‑21; cf Rm 1,28‑32; 1 Cor 6,9‑10; Ef 5,3‑ 5; Col 3,5‑8; 1 Tim 1,9‑10; 2 Tim 3,2‑5) [1852].

Per una loro catalogazione generale, si può partire, come in qualunque atto umano, dall'oggetto delle virtù alle quali si oppongono gli atti, dai comandamenti infranti, dal soggetto che li commette o dal pensiero, dalla parola o dall'azione. La loro origine profonda, in ogni caso, si trova nel cuore dell'uomo.

 

I peccati possono essere distinti secondo il loro oggetto, come si fa per ogni atto umano, oppure secondo le virtù alle quali si oppongono, per eccesso o per difetto, oppure secondo i comandamenti cui si oppongono. Si possono anche suddividere secondo che riguardano Dio, il prossimo o se stessi; si possono distinguere in peccati spirituali e carnali, o ancora in peccati di pensiero, di parola, di azione e di omissione. La radice del peccato è nel cuore dell'uomo, nella sua libera volontà, secondo quel che insegna il Signore: « Dal cuore, infatti, provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni, i furti, le false testimonianze, le bestemmie. Queste sono le cose che rendono immondo l'uomo » (Mt 15,19‑20) [1853].

 

PECCATI VENIALI (inizio)

Sono quelli che, o per la materia lieve, o non essendovi una piena consapevolezza né un totale consenso di avere infranto la legge morale, non distruggono la carità e l'amore di Dio.

 

Si commette un peccato veniale quando, trattandosi di materia leggera, non si osserva la misura prescritta dalla legge morale, oppure quando si disobbedisce alla legge morale in materia grave, ma senza piena consapevolezza o senza totale consenso [1862].

Sebbene non rompano l'unione con Dio, tuttavia indeboliscono questa « comunione » e predispongono al peccato mortale; inoltre, meritano pene temporali.

 

Il peccato veniale indebolisce la carità; manifesta un affetto disordinato per dei beni creati; ostacola i progressi dell'anima nell'esercizio delle virtù e nella pratica del bene morale; merita pene temporali. Il peccato veniale deliberato (...) ci dispone poco a poco a commettere il peccato mortale [1863].

Sebbene la confessione dei peccati veniali non sia necessaria, la Chiesa la raccomanda come aiuto a formare la coscienza e l'ascesi contro le cattive inclinazioni.

 

Sebbene non sia strettamente necessaria, la confessione delle colpe quotidiane (peccati veniali) è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa (cf Conc. di Trento, DS 1680; FCC 9.240; CIC, can. 988,2). In effetti, la confessione regolare dei peccati veniali ci aiuta a formare la nostra coscienza, a lottare contro le cattive inclinazioni, a lasciarci guarire da Cristo, a progredire nella vita dello Spirito. Ricevendo più frequentemente, attraverso questo sacramento, il dono della misericordia del Padre, siamo spinti ad essere misericordiosi come lui (cf Lc 6,36) [1458].

Û  Peccato.

 

PECCATO (inizio)

La sua oscura realtà è presente nella storia umana.

 

Nella storia dell'uomo è presente il peccato: sarebbe vano cercare di ignorarlo o di dare altri nomi a questa oscura realtà... [386].

E rifiuto e opposizione a Dio.

 

Per tentare di comprendere che cosa sia il peccato, si deve innanzi tutto riconoscere il profondo legame dell'uomo con Dio, perché, al di fuori di questo rapporto, il male del peccato non può venire smascherato nella sua vera identità di rifiuto e di opposizione a Dio, mentre continua a gravare sulla vita dell'uomo e sulla storia [386].

Rottura della comunione con Dio e con la sua Chiesa.

 

Il peccato è anzitutto offesa a Dio, rottura della comunione con lui. Nello stesso tempo esso attenta alla comunione con la Chiesa. Per questo motivo la conversione arreca ad un tempo il perdono di Dio e la riconciliazione con la Chiesa, ciò che il sacramento della Penitenza e della Riconciliazione esprime e realizza liturgicamente (cf LG 11) [1440].

La diversa gravità generica fra i peccati, porta a distinguere, sulla base della Scrittura, l'esistenza di peccati mortali e peccati veniali.

 

E opportuno valutare i peccati in base alla loro gravità. La distinzione tra peccato mortale e peccato veniale, già adombrata nella Scrittura (cf 1 Gv 5,16‑17), si è imposta nella Tradizione della Chiesa. L'esperienza degli uomini la convalida [1854].

E abuso della libertà, donata da Dio per amarlo e amarsi vicendevolmente.

 

Soltanto conoscendo il disegno di Dio sull'uomo, si capisce che il peccato è un abuso di quella libertà che Dio dona alle persone create perché possano amare lui e amarsi reciprocamente [387].

L'influenza nefasta e seduttrice del diavolo induce l'uomo a disobbedire a Dio.

 

La Scrittura attesta la nefasta influenza di colui che Gesù chiama « omicida fin dal principio » (Gv 8,44), e che ha perfino tentato di distogliere Gesù dalla missione affidatagli dal Padre (cf Mt 4,1‑11). « Il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del diavolo » (1 Gv 3,8). Di queste opere, la più grave nelle sue conseguenze è stata la seduzione menzognera che ha indotto l'uomo a disobbedire a Dio [394].

 

PECCATO MORTALE (inizio)

Ciò che costituisce una grave infrazione della legge di Dio, che distrugge la carità e che allontana l'uomo dal suo fine ultimo per preferire le realtà create al Creatore.

 

Il peccato mortale distrugge la carità nel cuore dell'uomo a causa di una violazione grave della legge di Dio; distoglie l'uomo da Dio, che è il suo fine ultimo e la sua beatitudine, preferendo a lui un bene inferiore [1855].

Le condizioni perché esista il peccato mortale sono la materia o l'oggetto grave, la piena consapevolezza di essa e il deliberato consenso.

 

Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: « E peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso » (RP 17) [1857].

 

I Dieci Comandamenti, secondo la testimonianza di Gesù, precisano la « materia grave », all'interno della quale esiste una gradazione.

 

La materia grave è precisata dai Dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: « Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre » (Mc 10,19). La gravità dei peccati è più o meno grande: un omicidio è più grave di un furto. Si deve tenere conto anche della qualità delle persone lese: la violenza esercitata contro i genitori è di per sé più grave di quella fatta ad un estraneo [1858].

La piena consapevolezza, o coscienza totale dell'atto, e l'« intero consenso » richiesti, fanno dell'elezione del male un atto personale, nel quale una simulata ignoranza e un « indurimento del cuore » aggravano la volontarietà.

 

Perché il peccato sia mortale deve anche essere commesso con piena consapevolezza e pieno consenso. Presuppone la conoscenza del carattere peccaminoso dell'atto, della sua opposizione alla Legge di Dio. Implica inoltre un consenso sufficientemente libero perché sia una scelta personale. L'ignoranza simulata e la durezza del cuore (cf Mc 3,5‑6; Lc 16,19‑31) non diminuiscono il carattere volontario del peccato, ma, anzi, lo accrescono [1859].

Alcuni condizionamenti interiori (ignoranza involontaria, passioni, patologie...) o esteriori (pressioni...) possono diminuire o annullare l'imputabilità per un peccato grave. La malizia rende più grave il peccato.

 

L'ignoranza involontaria può attenuare se non annullare l'imputabilità di una colpa grave. Si presume però che nessuno ignori i principi della legge morale che sono iscritti nella coscienza di ogni uomo. Gli impulsi della sensibilità, le passioni possono ugualmente attenuare il carattere volontario e libero della colpa; come pure le pressioni esterne o le turbe patologiche. Il peccato commesso con malizia, per una scelta deliberata del male, è il più grave [1860].

Se il peccato mortale non è oggetto di pentimento e del perdono di Dio, fino al termine dell'esistenza, esclude la persona dalla salvezza; però nel giudizio definitivo dobbiamo confidare nella giustizia di Dio e nella sua misericordia.

 

...Se non è riscattato dal pentimento e dal perdono di Dio, provoca l'esclusione dal Regno di Cristo e la morte eterna dell'inferno; infatti la nostra libertà ha il potere di fare scelte definitive, irreversibili. Tuttavia, anche se noi possiamo giudicare che un atto è in sé una colpa grave, dobbiamo però lasciare il giudizio sulle persone alla giustizia e alla misericordia di Dio [1861].

Û  Peccato, Peccati veniali.

 

PECCATO ORIGINALE (inizio)

In che cosa è consistito il peccato originale.

 

L'uomo, tentato dal diavolo, ha lasciato spegnere nel suo cuore la fiducia nei confronti del suo Creatore (cf Gn 3,1‑11) e, abusando della propria libertà, ha disobbedito al comandamento di Dio. In ciò è consistito il primo peccato dell'uomo (cf Rm 5,19). In seguito, ogni peccato sarà una disobbedienza a Dio e una mancanza di fiducia nella sua bontà [397].

Costituito in uno stato di santità, l'uomo era destinato ad essere pienamente « divinizzato » da Dio nella gloria. Sedotto dal Diavolo, ha voluto diventare « come Dio » (cf Gn 3,5) [398].

 

Liberamente commesso dai « progenitori », segna in maniera definitiva tutta la storia umana.

 

Il racconto della caduta (Gn 3) utilizza un linguaggio di immagini, ma espone un avvenimento primordiale, un fatto che è accaduto all'inizio della storia dell'uomo (cf GS 13,1). La Rivelazione ci dà la certezza di fede che tutta la storia umana è segnata dalla colpa originale liberamente commessa dai nostri progenitori (cf Conc. di Trento, DS 1513; FCC 3.057; Pio XII, DS 3897; FCC 3.072; Paolo VI, discorso dell'11 luglio 1966) [390].

 

Indotto dalla tentazione dell'« angelo caduto »: Satana.

 

Dietro la scelta disobbediente dei nostri progenitori c'è una voce seduttrice, che si oppone a Dio (cf Gn 3,1‑5), la quale, per invidia, li fa cadere nella morte (cf Sap 2,24). La Scrittura e la Tradizione della Chiesa vedono in questo essere un angelo caduto, chiamato Satana o Diavolo (cf Gv 8,44; Ap 12,9) [391].

 

Il suo significato ultimo deve essere compreso alla luce della Morte e Risurrezione di Cristo.

 

Sebbene il Popolo di Dio dell'Antico Testamento abbia in qualche modo conosciuto la condizione umana alla luce della storia della caduta narrata dalla Genesi, non era però in grado di comprendere il significato ultimo di tale storia, che si manifesta appieno soltanto alla luce della morte e della Risurrezione di Gesù Cristo (cf Rm 5,12‑21). Bisogna conoscere Cristo come sorgente della grazia per conoscere Adamo come sorgente del peccato [388].

 

Conseguenze del peccato originale descritte dalla Bibbia.

 

La Scrittura mostra le conseguenze drammatiche di questa prima disobbedienza. Adamo ed Eva perdono immediatamente la grazia della santità originale (cf Rm 3,23). Hanno paura di quel Dio (cf Gn 3,9‑10) di cui si son fatti una falsa immagine, quella cioè di un Dio geloso delle proprie prerogative (cf Gn 3,5) [399].

L'armonia nella quale essi erano posti, grazie alla giustizia originale, è distrutta; la padronanza delle facoltà spirituali dell'anima sul corpo è infranta (cf Gn 3,7); l'unione dell'uomo e della donna è sottoposta a tensioni (cf Gn 3,11‑13); i loro rapporti saranno segnati dalla concupiscenza e dalla tendenza all'asservimento (cf Gn 3,16). L'armonia con la creazione è spezzata: la creazione visibile è diventata aliena e ostile all'uomo (cf Gn 3,17.19). A causa dell'uomo, la creazione è soggetta alla schiavitù della corruzione (cf Rm 8,20). Infine, la conseguenza esplicitamente annunziata nell'ipotesi della disobbedienza (cf Gn 2,17) si realizzerà: l'uomo tornerà in polvere, quella polvere dalla quale è stato tratto (cf Gn 3,19). La morte entra nella storia dell'umanità (cf Rm 5,12) [400].

 

Implicazione di tutta l'umanità nel peccato di Adamo.

 

Tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. San Paolo lo afferma: « Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori » (Rm 5,19) [402].

...Sappiamo però dalla Rivelazione che Adamo aveva ricevuto la santità e la giustizia originali non soltanto per sé, ma per tutta la natura umana: cedendo al tentatore, Adamo ed Eva commettono un peccato personale, ma questo peccato intacca la natura umana, che essi trasmettono in una condizione decaduta (cf Conc. di Trento, DS 1511‑1512; FCC 3.055‑3.056). Si tratta di un peccato che sarà trasmesso per propagazione a tutta l'umanità... [404].

Conseguenze per tutta l'umanità.

 

Il peccato originale, sebbene proprio a ciascuno (cf Conc. di Trento, DS 1513; FCC 3.057), in nessun discendente di Adamo ha un carattere di colpa personale. Consiste nella privazione della santità e della giustizia originali, ma la natura umana non è interamente corrotta: è ferita nelle sue proprie forze naturali, sottoposta all'ignoranza, alla sofferenza e al potere della morte, e inclinata al peccato... [405].

Le conseguenze del peccato originale e di tutti i peccati personali degli uomini conferiscono al mondo nel suo insieme una condizione peccaminosa, che può essere definita con l'espressione di san Giovanni: « il peccato del mondo » (Gv 1,29) [408].

 

Dio non ha abbandonato l'uomo decaduto; Cristo, il secondo Adamo, ci ha salvato con la sua Morte e Risurrezione.

 

Dopo la caduta, l'uomo non è stato abbandonato da Dio. Al contrario, Dio lo chiama (cf Gn 3,9), e gli predice in modo misterioso che il male sarà vinto e che l'uomo sarà sollevato dalla caduta (cf Gn 3,15) [410].

« Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita » (Rm 5,18) [402].

« Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli » (Gal 4,4‑5) [422].

Û  Adamo ed Eva, « Nuovo Adamo ».

 

PECCATO « SOCIALE » (inizio)

Û  Strutture di peccato.

 

PELLEGRINAGGI (inizio)

Occasioni privilegiate per rinnovare lo spirito di preghiera, come Chiesa « pellegrinante », nei santuari, da dove provengono correnti di spiritualità cristiana.

Û  Religiosità popolare.

 

PENA DI MORTE (inizio)

L'obbligo di preservare il bene comune della società richiede di porre l'aggressore al di fuori di essa. La teologia cattolica del passato ha difeso il fondamento del diritto, e il dovere di tutelare questo bene comune da parte dell'autorità legittima, in caso di estrema gravità, applicando la pena di morte. Questa sarebbe una concreta applicazione della dottrina della legittima difesa. Oggi si pensa che i mezzi incruenti siano sufficienti per proteggere l'ordine e la sicurezza delle persone, e questo appare più concorde con la misericordia evangelica e la fiducia nel pentimento e nell'emendazione, e anche più conforme alla dignità della persona umana.

 

La difesa del bene comune esige che si ponga l'ingiusto aggressore in stato di non nuocere. A questo titolo, i legittimi detentori dell'autorità hanno il diritto di usare anche le armi per respingere gli aggressori della comunità civile affidata alla loro responsabilità [2265].

Quando è volontariamente accettata dal colpevole, essa assume valore di espiazione. La pena poi, oltre che ha difendere l'ordine publico e a tutelare la sicurezza delle persone, mira ad uno scopo medicinale: nella misura del possibile, essa deve contribuire alla correzione del colpevole.

L'insegnamento tradizionale della Chiesa non esclude, supposto il pieno accertamento dell'identità e della responsabilità del colpevole, il ricorso alla pena di morte, quando questa fosse l'unica via praticabile per difendere efficacemente dall'aggressore ingiusto la vita di essere umani.

Se, invece, i mezzi incruenti sono sufficienti per difendere dall'aggressore e per proteggere la sicurezza delle persone, l'autorità si limiterà a questi mezzi, poiché essi sono meglio rispondenti alle condizioni concrete del bene comune e sono più conformi alla dignità della persona umana.

Oggi, infatti, a seguito delle possibilità di cui lo Stato dispone per reprimere efficacemente il crimine rendendo inoffensivo coliu che l'ha commesso, senza togliergli definitivamente la possibilità di redimersi, i casi di assoluta necessità di soppressione del reo « sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti » [2267].

Û  Legittima difesa.

 

PENITENZA (SACRAMENTO DELLA) (inizio)

Per suo mezzo, il battezzato si riconcilia con Dio e con la Chiesa.

 

E per mezzo del sacramento della Penitenza che il battezzato può essere riconciliato con Dio e con la Chiesa... « Per coloro che sono caduti dopo il Battesimo questo sacramento della Penitenza è necessario alla salvezza come lo stesso Battesimo per quelli che non sono stati ancora rigenerati » (Conc. di Trento, DS 1672; FCC 9.232) [980].

« Quelli che si accostano al sacramento della Penitenza ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato » [1422].

 

Nomi che riceve questo sacramento.

 

a) Sacramento della conversione.

...poiché realizza sacramentalmente l'appello di Gesù alla conversione (cf Mc 1,15), il cammino di ritorno al Padre (cf Lc 15,18) da cui ci si è allontanati con il peccato [1423].

 

Conversione.

 

b) « Sacramento della penitenza »

...poiché consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione, di pentimento e di soddisfazione del cristiano peccatore [1423].

 

c) « Sacramento della confessione ».

...poiché l'accusa, la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento. In un senso profondo esso è anche una « confessione », riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l'uomo peccatore [1424].

 

 Confessione.

 

d) « Sacramento del perdono ».

...poiché, attraverso l'assoluzione sacramentale del sacerdote, Dio accorda al penitente « il perdono e la pace » (OP, formula di assoluzione) [1424].

 Perdono dei peccati.

 

e) « Sacramento della riconciliazione »

...perché dona al peccatore l'amore di Dio che riconcilia: « Lasciatevi riconciliare con Dio » (2 Cor 5,20) [1424].

 

Effetti di questo sacramento.

 

La riconciliazione con Dio.

« Tutto il valore della penitenza consiste nel restituirci alla grazia di Dio stringendoci a lui in intima e grande amicizia » (Catech. R., 2,5,18). Il fine e l'effetto di questo sacramento sono dunque la riconciliazione con Dio. Coloro che ricevono il sacramento della Penitenza con cuore contrito e in una disposizione religiosa conseguono « la pace e la serenità della coscienza insieme a una vivissima consolazione dello spirito » (Conc. di Trento, DS 1674; FCC 9.234) [1468].

 

La riconciliazione con la Chiesa.

Questo sacramento ci riconcilia con la Chiesa. Il peccato incrina o infrange la comunione fraterna. Il sacramento della Penitenza la ripara o la restaura. In questo senso, non guarisce soltanto colui che viene ristabilito nella comunione ecclesiale, ma ha pure un effetto vivificante sulla vita della Chiesa che ha sofferto a causa del peccato di uno dei suoi membri (cf 1 Cor 12,26) [1469].

 

Struttura fondamentale di questo sacramento.

 

Si compone di due elementi essenziali.

...gli atti dell'uomo che si converte sotto l'azione dello Spirito Santo: cioè la contrizione, la confessione e la soddisfazione [1448].

 

L'azione di Dio per mezzo della Chiesa.

La Chiesa che, mediante il vescovo e i suoi presbiteri, concede nel nome di Gesù Cristo il perdono dei peccati e stabilisce la modalità della soddisfazione, prega anche per il peccatore e fa penitenza con lui. Così il peccatore viene guarito e ristabilito nella comunione ecclesiale [1448].

Û  Confessione.

 

PENITENZA INTERIORE (inizio)

E la conversione a Dio, con tutto il cuore, con l'aversione dal peccato e la rottura con esso.

 

La penitenza interiore è un radicale riorientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, un'avversione per il male, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse. Nello stesso tempo, essa comporta il desiderio e la risoluzione di cambiare vita con la speranza della misericordia di Dio e la fiducia nell'aiuto della sua grazia. Questa conversione del cuore è accompagnata da un dolore e da una tristezza salutari, che i Padri hanno chiamato animi cruciatus [afflizione dello spirito], compunctio cordis [contrizione del cuore] (cf Conc. di Trento, DS 1676‑1678; 1705; FCC 9.236‑9.238; 9.261 Catech. R. 2,5,4) [1431].

 

Il cammino di conversione e penitenza descritto da Gesù nella «parabola» del Figlio prodigo.

 

Il dinamismo della conversione e della penitenza è stato meravigliosamente descritto da Gesù nella parabola detta « del figlio prodigo » il cui centro è « il padre misericordioso » (Lc 15,11‑24) (...). Soltanto il cuore di Cristo, che conosce le profondità dell'amore di suo Padre, ha potuto rivelarci l'abisso della sua misericordia in una maniera così piena di semplicità e di bellezza [1439].

Û  Conversione.

 

PENTECOSTE (inizio)

L'effusione dello Spirito Santo e il tempo della Chiesa.

 

Il giorno di Pentecoste (al termine delle sette settimane pasquali), la Pasqua di Cristo si compie nell'effusione dello Spirito Santo, che è manifestato, donato e comunicato come Persona divina: dalla sua pienezza Cristo Signore (cf At 2,36) effonde a profusione lo Spirito [731].

In questo giorno è pienamente rivelata la Santissima Trinità. Da questo giorno, il Regno annunziato da Cristo è aperto a coloro che credono in lui: nell'umiltà della carne e nella fede, essi partecipano già alla comunione della Santissima Trinità. Con la sua venuta, che non ha fine, lo Spirito Santo introduce il mondo negli « ultimi tempi », il tempo della Chiesa, il Regno già ereditato, ma non ancora compiuto [732].

Dalla Pentecoste, nel momento in cui comincia il tempo della Chiesa, Cristo vive e agisce in essa per mezzo della Liturgia e più segnatamente per mezzo dei sacramenti.

 

Il giorno di Pentecoste, con l'effusione dello Spirito Santo, la Chiesa viene manifestata al mondo (cf SC 6; LG 2). Il dono dello Spirito inaugura un tempo nuovo nella « dispensazione del Mistero »: il tempo della Chiesa, nel quale Cristo manifesta, rende presente e comunica la sua opera di salvezza per mezzo della Liturgia della sua Chiesa, « finché egli venga » (1 Cor 11,26). In questo tempo della Chiesa, Cristo vive e agisce ora nella sua Chiesa e con essa in una maniera nuova, propria di questo tempo nuovo. Egli agisce per mezzo dei sacramenti; è ciò che la Tradizione comune dell'Oriente e dell'Occidente chiama « l'Economia sacramentale »; questa consiste nella comunicazione (o « dispensazione ») dei frutti del Mistero pasquale di Cristo nella celebrazione della Liturgia « sacramentale » della Chiesa [1076].

Û  Spirito Santo.

 

PERDONO DEI PECCATI (inizio)

Cristo ha conferito ai suoi Apostoli il suo personale potere divino di perdonare i peccati.

 

Proprio donando ai suoi Apostoli lo Spirito Santo, Cristo risorto ha loro conferito il suo potere divino di perdonare i peccati: « Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi » (Gv 20,22‑23) [976].

Il perdono dei peccati è legato alla fede e al Battesimo.

 

Nostro Signore ha legato il perdono dei peccati alla fede e al Battesimo: « Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo » (Mc 16,15‑16). Il Battesimo è il primo e principale sacramento per il perdono dei peccati perché ci unisce a Cristo « messo a morte per i nostri peccati e risuscitato per la nostra giustificazione » (Rm 4,25), affinché « anche noi possiamo camminare in una vita nuova » (Rm 6,4) [977].

Cristo risorto inviò i suoi Apostoli a predicare il perdono dei peccati per mezzo della conversione, della fede, del Battesimo e la riconciliazione con Dio, sottomettendo i peccati al « potere delle chiavi » che egli conferì alla Chiesa per loro mezzo.

 

Cristo dopo la sua Risurrezione ha inviato i suoi Apostoli a predicare « nel suo nome... a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati » (Lc 24,47). Tale « ministero della riconciliazione » (2 Cor 5,18) non viene compiuto dagli Apostoli e dai loro successori solamente annunziando agli uomini il perdono di Dio meritato per noi da Cristo e chiamandoli alla conversione e alla fede, ma anche comunicando loro la remissione dei peccati per mezzo del Battesimo e riconciliandoli con Dio e con la Chiesa grazie al potere delle chiavi ricevuto da Cristo [981].

La Chiesa, inoltre, può perdonare tutti i peccati, per gravi che siano, supposta la conversione del peccatore a Dio.

 

Non c'è nessuna colpa, per grave che sia, che non possa essere perdonata dalla santa Chiesa (...). Cristo, che è morto per tutti gli uomini, vuole che, nella sua Chiesa, le porte del perdono siano sempre aperte a chiunque si allontana dal peccato (cf Mt 18,21‑22) [982].

Û  anche Battesimo e Penitenza.

 

PERSONA UMANA (inizio)

Û  Uomo e Uomo e donna.

 

PIENA DI GRAZIA (inizio)

Û  Maria.

 

PIETÀ FILIALE (inizio)

Il rispetto e l'amore (pietà filiale), sebbene sia una conseguenza del legame che unisce i figli ai loro genitori, frutto della gratitudine per il dono della vita, l'amore e l'attenzione ricevuti, è prescritto dal comandamento divino.

 

...Il rispetto dei figli, minorenni o adulti, per il proprio padre e la propria madre (cf Prv 1,8; Tb 4,34), si nutre dell'affetto naturale nato dal vincolo che li unisce. Questo rispetto è richiesto dal comando divino (cf Es 20,12) [2214].

Il rispetto per i genitori (pietà filiale) è fatto di riconoscenza verso coloro che, con il dono della vita, il loro amore e il loro lavoro, hanno messo al mondo i loro figli e hanno loro permesso di crescere in età, in sapienza e in grazia. « Onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare i dolori di tua madre. Ricorda che essi ti hanno generato; che darai loro in cambio di quanto ti hanno dato? » (Sir 7,27‑28) [2215].

Parimenti l'obbedienza, se il comando è ragionevole, deve essere prestata agli educatori; con la maggiore età cessa l'obbligo dell'obbedienza ai genitori, ma non cessa il rispetto e l'assistenza necessaria. L'amore e la gratitudine includono coloro che sono stati « padri nella fede ».

 

...I figli devono anche obbedire agli ordini ragionevoli dei loro educatori e di tutti coloro ai quali i genitori li hanno affidati (...). Crescendo, i figli continueranno a rispettare i loro genitori. Preverranno i loro desideri, chiederanno spesso i loro consigli, accetteranno i loro giustificati ammonimenti. Con l'emancipazione cessa l'obbedienza dei figli verso i genitori, ma non il rispetto che ad essi è sempre dovuto [2217].

Nella misura in cui possono, devono dare loro l'aiuto materiale e morale, negli anni della vecchiaia e in tempo di malattia, di solitudine o di indigenza. Gesù richiama questo dovere di riconoscenza (cf Mt 7,10‑12) [2218].

Û  Doveri dei genitori.

 

PIETRO APOSTOLO (inizio)

La Roccia sulla quale Cristo edifica la sua Chiesa.

 

Nel collegio dei Dodici Simon Pietro occupa il primo posto (cf Mc 3,16; 9,2; Lc 24,34; 1 Cor 15,5). Gesù a lui ha affidato una missione unica. Grazie ad una rivelazione concessagli dal Padre, Pietro aveva confessato: « Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente ». Nostro Signore allora gli aveva detto: « Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa » (Mt 16,18). Cristo, « Pietra viva » (1 Pt 2,4), assicura alla sua Chiesa fondata su Pietro la vittoria sulle potenze di morte. Pietro, a causa della fede da lui confessata, resterà la roccia incrollabile della Chiesa. Avrà la missione di custodire la fede nella sua integrità e di confermare i suoi fratelli (cf Lc 22,32) [552].

 

Ha il « potere delle chiavi » del Regno e di « pascere il gregge », per volontà di Cristo.

 

Gesù ha conferito a Pietro un potere specifico: « A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli » (Mt 16,19). Il « potere delle chiavi » designa l'autorità per governare la casa di Dio, che è la Chiesa. Gesù, « il Buon Pastore » (Gv 10,11), ha confermato questo incarico dopo la Risurrezione: « Pasci le mie pecorelle » (Gv 21,15‑17). Il potere di « legare e sciogliere » indica l'autorità di assolvere dai peccati, di pronunciare giudizi in materia di dottrina, e prendere decisioni disciplinari nella Chiesa. Gesù ha conferito tale autorità alla Chiesa attraverso il ministero degli Apostoli (cf Mt 18,18) e particolarmente di Pietro, il solo cui ha esplicitamente affidato le chiavi del Regno [553].

Û  anche Collegio apostolico, Papa, Infallibilità pontificia.

 

Benvenuto

Benedizione a Frate Leone

Il Signore ti benedica e ti custodisca.

Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.

Volga a te il suo sguardo e ti dia pace.

Il Signore ti dia la sua grande benedizione.