LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

 

DIZIONARIO TEOLOGICO

DEL CATECHISMO

DELLA CHIESA CATTOLICA

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M    

 

 

·                     Madre del Salvatore, Madre del Signore, Madre di Dio     

·                     Madre della Chiesa     

·                     Magia o stregoneria     

·                     Magistero autentico

·                     Magistero della Chiesa     

·                     Magistero ordinario     

·                     Maldicenza     

·                     Male     

·                     Maria

·                     Martirio    

·                     Masturbazione    

·                     Matrimonio (Sacramento del)

·                     Mediatore unico, Gesù Cristo     

·                     Mediatrice     

·                     Memoriale della passione     

·                     Menzogna     

·                     Merito    

·                     Messa     

·                     Messia    

·                     Mezzi di comunicazione sociale     

·                     Ministeri particolari     

·                     Ministero apostolico     

·                     Ministero ecclesiale     

·                     Ministri dei singoli sacramenti     

·                     Ministri ordinati     

·                     Missione della Chiesa     

·                     Missioni di insegnare, santificare e governare nella Chiesa

·                     Mistagogia battesimale     

·                     Misteri della vita di Cristo

·                     Mistero di Cristo     

·                     Mistero pasquale     

·                     Monasteri     

·                     Mondo    

·                     Mondo visibile     

·                     Morte    

·                     Morte cristiana     

·                     Morte e sepoltura di Gesù     

·                     Morte redentrice di Gesù Cristo     

·                     Mutilazioni e amputazioni          

N    

 

·                Nascita di Cristo     

·                Necessità del Battesimo     

·                Nome cristiano     

·                Nome santo del Signore  

·                « Non ci indurre in tentazione »

·                « Non commettere adulterio »  

·                Non desiderare i beni degli altri  

·                Non desiderare la donna del tuo prossimo                    

·                « Non pronunciare falsa testimonianza »

·                Non rubare  

·                Non uccidere  

·                Note della Chiesa

·                « Nuova creazione »     

·                Nuova Eva

·                Nuovo Adamo  

·                « Nuovi cieli e Nuova terra »

·                Nuovo Testamento   

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M

 

MADRE DELLA CHIESA  (inizio)

Û per questo titolo cf la voce Maria.

 

MADRE DEL SALVATORE, MADRE DEL SIGNORE, MADRE DI DIO (inizio)

Û Maria.

MAGIA O STREGONERIA  (inizio)

Pretesa di dominare le potenze occulte per proprio profitto o per ottenere un potere soprannaturale sopra qualcuno o qualcosa. E un grave peccato contro la Religione.

 

Tutte le pratiche di magia e di stregoneria con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul prossimo -  fosse anche per procurargli la salute -  sono gravemente contrarie alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancor più da condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri o quando in esse si ricorre all'intervento dei demoni. Anche portare gli amuleti è biasimevole [2117].

Û Spiritismo.

 

MAGISTERO AUTENTICO  (inizio)

Lo costituiscono il Papa e i Vescovi in comunione con lui quando insegnano in materia di fede e di morale cristiana.

 

Il romano pontefice e i vescovi « sono i dottori autentici, cioè rivestiti dell'autorità di Cristo, che predicano al popolo loro affidato la fede da credere e da applicare nella pratica della vita » (LG 25) [2034].

Û Magistero ordinario, Vescovi, Magistero della Chiesa.

MAGISTERO DELLA CHIESA  (inizio)

Interpretazione autentica della Parola di Dio, orale o scritta, da parte del Magistero dei vescovi in comunione col Papa.

 

« L'ufficio di interpretare autenticamente la Parola di Dio scritta o trasmessa è stato affidato al solo Magistero vivente della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo » (DV 10), cioè ai vescovi in comunione con il successore di Pietro, il vescovo di Roma [85].

Al servizio della Parola, sotto l'azione dello Spirito Santo, al fine di prestarle ascolto, custodirla e trasmetterla con fedeltà.

 

Questo « Magistero però non è al di sopra della Parola di Dio, ma la serve, insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso, in quanto, per divino mandato e con l'assistenza dello Spirito Santo, piamente la ascolta, santamente la custodisce e fedelmente la espone, e da questo unico deposito della fede attinge tutto ciò che propone da credere come rivelato da Dio » (DV 10) [86].

Il suo Magistero si estende alle problematiche della morale per mezzo della catechesi e della predicazione, con l'ausilio dei teologi e dei maestri spirituali.

 

Il Magistero dei pastori della Chiesa in materia morale ordinariamente si esercita nella catechesi e nella predicazione, con l'aiuto delle opere dei teologi e degli autori spirituali. In tal modo, di generazione in generazione, sotto la guida e la vigilanza dei pastori, si è trasmesso il « deposito » della morale cristiana, composto da un insieme caratteristico di norme, di comandamenti e di virtù che derivano dalla fede in Cristo e che sono vivificati dalla carità [2033].

Si estende anche ai precetti specifici della legge naturale, a causa della loro necessità per il conseguimento della salvezza.

 

L'autorità del Magistero si estende anche ai precetti specifici della legge naturale, perché la loro osservanza, chiesta dal Creatore, è necessaria alla salvezza. Richiamando le prescrizioni della legge naturale, il Magistero della Chiesa esercita una parte essenziale della sua funzione profetica di annunziare agli uomini ciò che essi sono in verità e di ricordare loro ciò che devono essere davanti a Dio [2036].

Û Vescovi, Papa.

 

MAGISTERO ORDINARIO  (inizio)

Costituito dal Papa e dai vescovi in comunione con lui, nell'insegnamento delle verità della fede, della speranza cristiana e della carità.

 

Il Magistero ordinario e universale del Papa e dei vescovi in comunione con lui insegna ai fedeli la verità da credere, la carità da praticare, la beatitudine da sperare [2034].

Û Magistero autentico, Vescovi, Magistero della Chiesa.

 

MALDICENZA  (inizio)

Rivelare, a chi lo ignora, senza una ragione sufficiente, difetti del prossimo, causandogli un male ingiusto.

 

Il rispetto della reputazione delle persone rende illecito ogni atteggiamento ed ogni parola che possano causare un ingiusto danno. Si rende colpevole (...) di maldicenza colui che, senza un motivo oggettivamente valido, rivela i difetti e le mancanze altrui a persone che li ignorano (Sir 21,28) [2477].

Û Giudizio temerario, Calunnia.

 

MALE (inizio)

Il male è una difficoltà contro la sapienza e la bontà di Dio?

 

...se il mondo proviene dalla sapienza e dalla bontà di Dio, perché il male? Da dove viene? Chi ne è responsabile? C'è una liberazione da esso? [284].

 

Ma perché Dio non ha creato un mondo a tal punto perfetto da non potervi essere alcun male? Nella sua infinita potenza, Dio potrebbe sempre creare qualcosa di migliore (S. Tommaso d'Aquino, S. Th., I, q. 25, a. 6 [310].

 

Il « male fisico » e la sapienza e bontà di Dio.

 

...nella sua sapienza e nella sua bontà infinite, Dio ha liberamente voluto creare un mondo « in stato di via » verso la sua perfezione ultima. Questo divenire, nel disegno di Dio, comporta, con la comparsa di certi esseri la scomparsa di altri, con il più perfetto anche il meno perfetto, con le costruzioni della natura anche le distruzioni. Quindi, insieme con il bene fisico esiste anche il male fisico, finché la creazione non avrà raggiunto la sua perfezione (cf S. Tommaso d'Aquino, C. Gent., 3, 71) [310].

 

Il « male morale » e Dio che rispetta l'agire delle sue creature intelligenti e libere.

 

Gli angeli e gli uomini, creature intelligenti e libere, devono camminare verso il loro destino ultimo per una libera scelta e un amore di preferenza. Essi possono, quindi, deviare. In realtà, hanno peccato. E così che nel mondo è entrato il male morale, incommensurabilmente più grave del male fisico. Dio non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del male morale (cf S. Agostino, De lib. Arb. 1,1,1; S. Tommaso d'Aquino, S. Th., I‑II, q. 79, a. 1). Però, rispettando la libertà della sua creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene [311].

 

Il « mistero del male » visto alla luce del « mistero della pietà ».

 

Da dove viene il male? « Quaerebam unde malum et non erat exitus -  Mi chiedevo donde il male, e non sapevo darmi risposta », dice sant'Agostino (Conf., 7, 7, 11), e la sua sofferta ricerca non troverà sbocco che nella conversione al Dio vivente. Infatti « il mistero dell'iniquità » (2 Ts 2,7) si illumina soltanto alla luce del « Mistero della pietà » (1 Tm 3,16). La rivelazione dell'amore divino in Cristo ha manifestato ad un tempo l'estensione del male e la sovrabbondanza della grazia (cf Rm 5,20) [385].

 anche Provvidenza Divina.

 

MARIA (inizio)

Eletta da Dio da tutta l'eternità.

 

Dio, da tutta l'eternità, ha scelto, perché fosse la Madre del Figlio suo, una figlia d'Israele, una giovane giudea di Nazaret in Galilea, « una vergine promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria » (Lc 1,26‑27) [488].

Capolavoro delle missioni del Figlio e dello Spirito Santo nella pienezza dei tempi.

 

Maria, la santissima Madre di Dio, sempre Vergine, è il capolavoro della missione del Figlio e dello Spirito nella pienezza del tempo. Per la prima volta nel disegno della salvezza e perché il suo Spirito l'ha preparata, il Padre trova la Dimora dove il suo Figlio e il suo Spirito possono abitare tra gli uomini. In questo senso la Tradizione della Chiesa ha spesso letto riferendoli a Maria i più bei testi sulla Sapienza: Maria è cantata e rappresentata nella Liturgia come « Sede della Sapienza » [721].

 

Le grazie con le quali lo Spirito Santo ha preparato Maria per la sua altissima missione.

 

Lo Spirito Santo ha preparato Maria con la sua grazia. Era conveniente che fosse « piena di grazia » la Madre di Colui nel quale « abita corporalmente tutta la pienezza della Divinità » (Col 2,9). Per pura grazia ella è stata concepita senza peccato come la creatura più umile e più capace di accogliere il Dono ineffabile dell'Onnipotente. A giusto titolo l'angelo Gabriele la saluta come la « Figlia di Sion »: « Gioisci » (cf Sof 3,14; Zc 2,14) [722].

 

« Piena di grazia » in base alla dignità della sua missione.

 

Per esser la Madre del Salvatore, Maria « da Dio è stata arricchita di doni degni di una così grande carica » (LG 56). L'angelo Gabriele, al momento dell'Annunciazione, la saluta come « piena di grazia » (Lc 1,28) [490].

Immacolata Concezione.

 

Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, colmata di grazia da Dio (cf Lc 1,28), era stata redenta fin dal suo concepimento. E quanto afferma il dogma dell'Immacolata Concezione, proclamato da papa Pio IX nel 1854 [491].

Questi « splendori di una santità del tutto singolare » di cui Maria è « adornata fin dal primo istante della sua concezione » (LG 56) le vengono interamente da Cristo: ella è « redenta in modo così sublime in vista dei meriti del Figlio suo » (LG 53) [492].

 

Maria, « Madre del Signore » o Madre di Dio.

 

...Maria è acclamata, sotto la mozione dello Spirito, « la Madre del mio Signore » (Lc 1,43). Infatti, colui che Maria ha concepito come uomo per opera dello Spirito Santo e che è diventato veramente suo Figlio secondo la carne, è il Figlio eterno del Padre, la seconda Persona della Santissima Trinità. La Chiesa confessa che Maria è veramente Madre di Dio [Theotokos] (cf DS 251; FC 4.004) [495].

 

Il concepimento verginale, senza alcun intervento maschile, per opera dello Spirito Santo.

 

Fin dalle prime formulazioni della fede (cf DS 10‑64; FCC 0.501‑0.517), la Chiesa ha confessato che Gesù è stato concepito nel seno della Vergine Maria per la sola potenza dello Spirito Santo, ed ha affermato anche l'aspetto corporeo di tale avvenimento: Gesù è stato concepito « senza seme, per opera dello Spirito Santo » (Conc. Lateranense dell'anno 649, DS 503; FCC 4.044). Nel concepimento verginale i Padri ravvisano il segno che si tratta veramente del Figlio di Dio, il quale è venuto in una umanità come la nostra [496].

I racconti evangelici (cf Mt 1,18‑25; Lc 1,26‑38) considerano la concezione verginale un'opera divina che supera ogni comprensione e ogni possibilità umana (cf Lc 1,34): « Quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo », dice l'angelo a Giuseppe riguardo a Maria, sua sposa (Mt 1,20) [497].

 

Il concepimento verginale, con e per mezzo dello Spirito Santo.

 

E per opera dello Spirito e che la Vergine concepisce e dà alla luce il Figlio di Dio. La sua verginità diventa fecondità unica in virtù della potenza dello Spirito e della fede (cf Lc 1,26‑38; Rm 4,18‑21; Gal 4,26‑28) [723].

Verginità reale e perpetua di Maria.

 

L'approfondimento della fede nella maternità verginale ha condotto la Chiesa a confessare la verginità reale e perpetua di Maria (cf DS 427) anche nel parto del Figlio di Dio fatto uomo (cf DS 291; 294; 442; 503; 571; 1880). Infatti la nascita di Cristo « non ha diminuito la sua verginale integrità, ma l'ha consacrata » (LG 57). La Liturgia della Chiesa celebra Maria come la Aeiparthenos, « sempre Vergine » (cf LG 52) [499].

La sua verginità, segno della sua fede, per mezzo della quale viene eletta come Madre del Salvatore.

 

Maria è vergine perché la sua verginità è il segno della sua fede « che non era alterata da nessun dubbio » (LG 63) e del suo totale abbandono alla volontà di Dio (cf 1 Cor 7,34‑35). Per la sua fede ella diviene la Madre del Salvatore: (...) Maria è più felice di ricevere la fede di Cristo che di concepire la carne di Cristo » (S. Agostino, De sancta virginitate, 3) [506].

Û Fede.

 

Maria, Vergine e Madre, figura e realizzazione della Chiesa.

 

Maria è ad un tempo vergine e madre perché è la figura e la realizzazione più perfetta della Chiesa (cf LG 63): « La Chiesa... per mezzo della Parola di Dio accolta con fedeltà diventa essa pure madre, poiché con la predicazione e il Battesimo genera a una vita nuova e immortale i figli, concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio. Essa è pure la vergine che custodisce integra e pura la fede data allo Sposo » (LG 64) [507].

Maria, Madre della Chiesa per la sua unione con Cristo.

 

Il ruolo di Maria verso la Chiesa è inseparabile dalla sua unione a Cristo e da essa direttamente deriva. « Questa unione della Madre col Figlio nell'opera della Redenzione si manifesta dal momento della concezione verginale di Cristo fino alla morte di lui » (LG 57). Essa viene particolarmente manifestata nell'ora della sua Passione [964].

Presente agli inizi della Chiesa al fianco degli Apostoli, pregava chiedendo il dono dello Spirito.

 

Dopo l'Ascensione del suo Figlio, Maria « con le sue preghiere aiutò le primizie della Chiesa ». Riunita con gli Apostoli e alcune donne, « anche Maria implorava con le sue preghiere il dono dello Spirito, che l'aveva già presa sotto la sua ombra nell'Annunciazione » (LG 59) [965].

Maria, la « nuova Eva », Madre del « Cristo totale ».

 

Al termine di questa missione dello Spirito, Maria diventa la « Donna », nuova Eva, « madre dei viventi », Madre del « Cristo totale » (cf Gv 19,25‑27). In quanto tale, ella è presente con i Dodici, « assidui e concordi nella preghiera » (At 1,14), all'alba degli « ultimi tempi » che lo Spirito inaugura il mattino di Pentecoste manifestando la Chiesa [726].

Eccelso modello di fede.

 

La Vergine Maria realizza nel modo più perfetto l'obbedienza della fede. Nella fede, Maria accolse l'annunzio e la promessa a Lei portati dall'Angelo Gabriele, credendo che « nulla è impossibile a Dio » (Lc 1,37; cf Gn 18,14), e dando il proprio consenso: « Sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto » (Lc 1,38). Elisabetta la salutò così: « Beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore » (Lc 1,45). Per questa fede tutte le generazioni la chiameranno beata (cf Lc 1,48) [148].

Intimamente associata alla sofferenza redentrice del suo Figlio.

 

Egli chiama i suoi discepoli a prendere la loro croce e a seguirlo (Mt 16,24), poiché patì per noi, lasciandoci un esempio, perché ne seguiamo le orme (1 Pt 2,21). Infatti egli vuole associare al suo sacrificio redentore quelli stessi che ne sono i primi beneficiari (cf Mc 10,39; Gv 21,18‑19; Col 1,24). Ciò si compie in maniera eminente per sua Madre, associata più intimamente di qualsiasi altro al mistero della sua sofferenza redentrice (cf Lc 2,35) [618].

Il suo cammino di fede culmina nella croce, e da quel momento fu data a noi come Madre.

 

La beata Vergine ha avanzato nel cammino della fede e ha conservato fedelmente la sua unione col Figlio sino alla croce, dove, non senza un disegno divino, se ne stette ritta, soffrì profondamente col suo Figlio unigenito e si associò con animo materno al sacrificio di lui, amorosamente consenziente all'immolazione della vittima da lei generata; e finalmente, dallo stesso Cristo Gesù morente in croce fu data come madre al discepolo con queste parole: « Donna, ecco il tuo figlio » (Gv 19,26‑27) (LG 58) [964].

Durante tutta la sua vita, e fino all'ultima prova (cf Lc 2,35), quando Gesù, suo Figlio, morì sulla croce, la sua fede non ha mai vacillato. Maria non ha cessato di credere « nell'adempimento » della Parola di Dio. Ecco perché la Chiesa venera in Maria la più pura realizzazione della fede [149].

Associata a lui nella sua Risurrezione, fu assunta in corpo e anima al cielo ed è l'anticipazione della risurrezione di tutti i cristiani.

 

« Infine, l'immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria col suo corpo e con la sua anima, e dal Signore esaltata come la Regina dell'universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, il Signore dei dominanti, il vincitore del peccato e della morte » (LG 59; cf la proclamazione del dogma dell'Assunzione della Beata vergine Maria da parte del Papa Pio XII nel 1950, DS 3903; FCC 5.030). L'Assunzione della Santa Vergine è una singolare partecipazione alla Risurrezione del suo Figlio e un'anticipazione della risurrezione degli altri cristiani [966].

Û Assunzione di Maria.

 

La sua maternità, nell'ordine della grazia, nei nostri confronti continua dal cielo. In tal senso, viene invocata con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice e Mediatrice.

 

« Questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste dal momento del consenso prestato nella fede al tempo dell'Annunciazione, e mantenuto senza esitazioni sotto la croce, fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti, assunta in cielo ella non ha deposto questa missione di salvezza, ma con la sua molteplice intercessione continua ad ottenerci i doni della salvezza eterna... Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice » (LG 62) [969].

 

Aderì alle misteriose vie dell'Onnipotenza divina: è diventata, in tal modo, « supremo modello ».

 

Soltanto la fede può aderire alle vie misteriose dell'onnipotenza di Dio. Per questa fede, ci si gloria delle proprie debolezze per attirare su di sé la potenza di Cristo (cf 2 Cor 12,9; Fl 4,13). Di questa fede il supremo modello è la Vergine Maria: ella ha creduto che « nulla è impossibile a Dio » (Lc 1,37) e ha potuto magnificare il Signore: « Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e santo è il suo nome » (Lc 1,49) [273].

 

In lei la Chiesa ha raggiunto la perfezione.

 

« Mentre la Chiesa ha già raggiunto nella beatissima Vergine la perfezione che la rende senza macchia e senza ruga, i fedeli si sforzano ancora di crescere nella santità debellando il peccato; e per questo innalzano gli occhi a Maria » (LG 65): in lei la Chiesa è già la tutta santa [829].

 

I cristiani tributano, giustamente, un culto speciale alla Madre di Dio.

 

« Tutte le generazioni mi chiameranno beata » (Lc 1,48). « La pietà della Chiesa verso la Santa Vergine è elemento intrinseco del culto cristiano » (MC 56). La Santa Vergine « viene dalla Chiesa giustamente onorata con un culto speciale. In verità dai tempi più antichi la beata Vergine è venerata col titolo di «Madre di Dio», sotto il cui presidio i fedeli, pregandola, si rifugiano in tutti i loro pericoli e le loro necessità... Questo culto..., sebbene del tutto singolare, differisce essenzialmente dal culto di adorazione, prestato al Verbo incarnato come al Padre e allo Spirito Santo, e particolarmente lo promuove »; esso trova la sua espressione nelle feste liturgiche dedicate alla Madre di Dio (cf SC 103) e nella preghiera mariana come il santo Rosario, « compendio di tutto quanto il Vangelo » (cf Paolo VI, MC 42) [971].

 

MARTIRIO (inizio)

Testimonianza suprema a Cristo e alla sua verità con fortezza fino alla morte.

 

Il martirio è la suprema testimonianza resa alla verità della fede; il martire è un testimone che arriva fino alla morte. Egli rende testimonianza a Cristo, morto e risorto, al quale è unito dalla carità. Rende testimonianza alla verità della fede e della dottrina cristiana. Affronta la morte con un atto di fortezza... [2473].

 

MASTURBAZIONE (inizio)

L'eccitazione volontaria degli organi sessuali per ottenere piacere venereo è un peccato grave contro la castità, sebbene nel giudizio morale dato su di esso si debbano tenere in considerazione, a volte, l'immaturità della personalità, le abitudini contratte e i fattori di ordine psichico e sociale del peccatore.

 

Per masturbazione si deve intendere l'eccitazione volontaria degli organi genitali, al fine di trarne un piacere venereo. « Sia il magistero della Chiesa -  nella linea di una tradizione costante -  sia il senso morale dei fedeli hanno affermato senza esitazione che la masturbazione è un atto intrinsecamente e gravemente disordinato » (...).

Al fine di formulare un equo giudizio sulla responsabilità morale dei soggetti e per orientare l'azione pastorale, si terrà conto dell'immaturità affettiva, della forza delle abitudini contratte, dello stato d'angoscia o degli altri fattori psichici o sociali che attenuano se non addirittura riducono al minimo la colpevolezza morale [2352].

Û Altri peccati sessuali: Fornicazione, Prostituzione, ecc.

 

MATRIMONIO (SACRAMENTO DEL) (inizio)

Alleanza indissolubile fra l'uomo e la donna battezzati, ordinata per sua stessa indole naturale al bene dei coniugi e alla generazione ed educazione dei figli.

 

« Il patto matrimoniale con cui l'uomo e la donna stabiliscono tra loro la comunità di tutta la vita, per sua natura ordinata al bene dei coniugi e alla procreazione e educazione della prole, tra i battezzati è stato elevato da Cristo Signore alla dignità di sacramento » (CIC, can. 1055, 1) [1601].

E, inoltre, un'« intima comunità di vita e amore », stabilita con  vincolo sacro, secondo la volontà del Creatore, al di sopra dell'arbitrio umano e strutturata secondo leggi sue proprie.

 

« L'intima comunione di vita e di amore coniugale, fondata dal Creatore e strutturata con leggi proprie, è stabilita dal patto coniugale... Dio stesso è l'autore del matrimonio » (GS 48,1). La vocazione al matrimonio è iscritta nella natura stessa dell'uomo e della donna, quali sono usciti dalla mano del Creatore [1603].

Era stato prefigurato nell'Antico Testamento nell'alleanza nuziale di Dio con il suo Popolo, realtà che anticipava la nuova ed eterna Alleanza nella quale il Figlio si unì, in certo qual modo, con tutta l'umanità, ottenendo la sua salvezza.

 

L'alleanza nuziale tra Dio e il suo popolo Israele aveva preparato l'Alleanza Nuova ed eterna nella quale il Figlio di Dio, incarnandosi e offrendo la propria vita (cf GS 22), in certo modo ha unito a sé tutta l'umanità da lui salvata, preparando così « le nozze dell'Agnello » (Ap 19,7.9) [1612].

La vita del cristiano si sviluppa nella prospettiva di questo amore di alleanza nuziale fra Cristo e la sua Chiesa, realtà che, iniziata nel Battesimo, diventa segno efficace nel sacramento del Matrimonio.

 

Tutta la vita cristiana porta il segno dell'amore sponsale di Cristo e della Chiesa. Già il Battesimo, che introduce nel Popolo di Dio, è un mistero nuziale: è, per così dire, il lavacro di nozze (cf Ef 5,26‑27) che precede il banchetto di nozze, l'Eucaristia. Il Matrimonio cristiano diventa, a sua volta, segno efficace, sacramento dell'alleanza di Cristo e della Chiesa [1617].

 

MEDIATORE UNICO, GESU' CRISTO (inizio)

Prefigurato nel sacerdozio dell'Antica Alleanza, egli è « unico mediatore fra Dio e gli uomini » per il suo sacrificio sacerdotale e redentore.

 

Tutte le prefigurazioni del sacerdozio dell'Antica Alleanza trovano il loro compimento in Cristo Gesù, « unico mediatore tra Dio e gli uomini » (1 Tm 2,5). Melchisedek, « sacerdote del Dio altissimo » (Gn 14,18), è considerato dalla Tradizione cristiana come una prefigurazione del sacerdozio di Cristo, unico « sommo sacerdote alla maniera di Melchisedek » (Eb 5,10; 6,20), « santo, innocente, senza macchia » (Eb 7,26), il quale « con un'unica oblazione... ha reso perfetti per sempre quelli che vengono santificati » (Eb 10,14), cioè con l'unico sacrificio della sua croce [1544].

Il suo sacrificio di redenzione, « realizzato una volta per tutte », si rende presente nel sacrificio eucaristico, nel sacerdozio ministeriale e nella Chiesa, « regno di sacerdoti per il nostro Dio ».

 

Il sacrificio redentore di Cristo è unico, compiuto una volta per tutte. Tuttavia è reso presente nel sacrificio eucaristico della Chiesa. Lo stesso vale per l'unico sacerdozio di Cristo: esso è reso presente dal sacerdozio ministeriale senza che venga diminuita l'unicità del sacerdozio di Cristo... [1545].

Cristo, sommo sacerdote e unico mediatore, ha fatto della Chiesa « un Regno di sacerdoti per il suo Dio e Padre » (Ap 1,6; cf Ap 5,9‑10; 1 Pt 2,5.9)... [1546].

Û Sacerdozio ministeriale, Sacrificio pasquale, Cristo Gesù.

 

MEDIATRICE (inizio)

Û Maria.

 

MEMORIALE DELLA PASSIONE (inizio)

L'Eucaristia non soltanto fa memoria, ma rende presenti la Pasqua e il sacrificio di Cristo.

 

Secondo la Sacra Scrittura, il memoriale non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, ma la proclamazione delle meraviglie che Dio ha compiuto per gli uomini (cf Es 13,3). La celebrazione liturgica di questi eventi, li rende in certo modo presenti e attuali [1363] (...).

Quando la Chiesa celebra l'Eucaristia, fa memoria della Pasqua di Cristo, e questa diviene presente: il sacrificio che Cristo ha offerto una volta per tutte sulla croce rimane sempre attuale (cf Eb 7,25‑27): « Ogni volta che il sacrificio della croce, «col quale «Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato» (1 Cor 5, 7), viene celebrato sull'altare, si effettua l'opera della nostra redenzione » (LG 3) [1364].

Û Eucaristia.

 

MENZOGNA (inizio)

Dire il falso con l'intenzione d'ingannare; ciò offende la verità e, a volte, la giustizia e la carità.

 

« La menzogna consiste nel dire il falso con l'intenzione di ingannare » (S. Agostino, De mendacio, 4, 5). Nella menzogna il Signore denuncia un'opera diabolica: « Voi... avete per padre il diavolo... non vi è verità in lui. Quando dice il falso, parla del suo, perché è menzognero e padre della menzogna » (Gv 8,44) [2482].

La menzogna è l'offesa più diretta alla verità. Mentire è parlare o agire contro la verità per indurre in errore [2483].

La sua gravità si misura a seconda della verità che viene deformata, delle circostanze, dell'intenzione e del danno causato.

 

La gravità della menzogna si commisura alla natura della verità che essa deforma, alle circostanze, alle intenzioni del mentitore, ai danni subiti da coloro che ne sono le vittime. Se la menzogna, in sé, non costituisce che un peccato veniale, diventa mortale quando lede in modo grave le virtù della giustizia e della carità [2484].

...Il proposito deliberato di indurre il prossimo in errore con affermazioni contrarie alla verità costituisce una mancanza in ordine alla giustizia e alla carità. La colpevolezza è maggiore quando l'intenzione di ingannare rischia di avere conseguenze funeste per coloro che sono sviati dal vero [2485].

 

MERITO (inizio)

Di fronte a Dio non esiste diritto alla « retribuzione dovuta », ma Dio liberamente, nella sua bontà, ha disposto di associare l'uomo all'opera della sua grazia, con la quale l'uomo collabora rispondendo alle sue mozioni.

 

Nei confronti di Dio, in senso strettamente giuridico, non c'è merito da parte dell'uomo. Tra lui e noi la disuguaglianza è smisurata, poiché noi abbiamo ricevuto tutto da lui, nostro Creatore [2007].

Il merito dell'uomo presso Dio nella vita cristiana deriva dal fatto che Dio ha liberamente disposto di associare l'uomo all'opera della sua grazia. L'azione paterna di Dio precede con la sua ispirazione, mentre il libero agire dell'uomo viene dopo nella sua collaborazione, così che i meriti delle opere buone devono essere attribuiti innanzitutto alla grazia di Dio, poi al fedele. Il merito dell'uomo torna, peraltro, anch'esso a Dio, dal momento che le sue buone azioni hanno la loro origine, in Cristo, dalle ispirazioni e dagli aiuti dello Spirito Santo [2008].

Nessuno può meritare la grazia prima con la quale inizia la nostra conversione, seguita dal perdono dei peccati e dalla giustificazione. Tutto è una mozione dello Spirito Santo; se vi corrispondiamo possiamo poi meritare le altre grazie.

 

Poiché nell'ordine della grazia l'iniziativa appartiene a Dio, nessuno può meritare la grazia prima, quella che sta all'origine della conversione, del perdono e della giustificazione. Sotto la mozione dello Spirito Santo e della carità, possiamo in seguito meritare per noi stessi e per gli altri le grazie utili per la nostra santificazione, per l'aumento della grazia e della carità, come pure per il conseguimento della vita eterna [2010].

Poiché Dio ci ha adottato come figli nel Figlio, facendoci partecipare alla sua natura, la sua giustizia gratuita ci consente di ottenere, nella carità di Cristo come fonte di tutto il nostro meritare, un vero merito e un diritto come coeredi.

 

L'adozione filiale, rendendoci partecipi per grazia della natura divina, può conferirci, in conseguenza della giustizia gratuita di Dio, un vero merito. E questo un diritto derivante dalla grazia, il pieno diritto dell'amore, che ci fa « coeredi » di Cristo e degni di conseguire l'« eredità promessa della vita eterna » (Conc. di Trento, DS 1546; FCC 8.079) [2009].

La carità di Cristo è in noi la sorgente di tutti i nostri meriti davanti a Dio [2011].

 

MESSA (inizio)

Significato dell'espressione in riferimento alla celebrazione dell'Eucaristia.

 

[L'Eucaristia è chiamata] Santa Messa, perché la Liturgia, nella quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l'invio dei fedeli (missio) affinché compiano la volontà di Dio nella loro vita quotidiana [1332].

 

Banchetto pasquale e insieme memoriale che perpetua il sacrificio della Croce.

 

La Messa è ad un tempo e inseparabilmente il memoriale del sacrificio nel quale si perpetua il sacrificio della croce, e il sacro banchetto della Comunione al Corpo e al Sangue del Signore [1382].

Û Memoriale della Passione, Eucaristia.

 

La celebrazione liturgica della Santa Messa comprende, come già accadeva nelle celebrazioni del II secolo, due grandi momenti, che costituiscono un'unità originaria: la Liturgia della Parola e la Liturgia eucaristica.

 

Fin dal secondo secolo, abbiamo la testimonianza di san Giustino martire riguardo alle linee fondamentali dello svolgimento della celebrazione eucaristica.

La Liturgia dell'Eucaristia si svolge secondo una struttura fondamentale che, attraverso i secoli, si è conservata fino a noi. Essa si articola in due grandi momenti, che formano un'unità originaria:

-  la convocazione, la Liturgia della Parola, con le letture, l'omelia e la preghiera universale;

-  la Liturgia eucaristica, con la presentazione del pane e del vino, l'azione di grazie consacratoria e la comunione [1345, 1346].

 

MESSIA (inizio)

Tratti del volto del Messia in Isaia.

 

I tratti del volto del Messia atteso cominciano a emergere nel Libro dell'Emmanuele, (quando « Isaia [...] vide la gloria » di Cristo: Gv 12, 41), in particolare in Is 11,1‑2:

Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,

un virgulto germoglierà dalle sue radici.

Su di lui si poserà lo spirito del Signore... [712].

Descrizione della sua dolorosa missione di « Servo ».

 

I tratti del Messia sono rivelati soprattutto nei canti del Servo (cf Is 42,1‑9; cf Mt 12,18‑21; Gv 1,32‑34; inoltre Is 49,1‑6; cf Mt 3,17; Lc 2,32, e infine Is 50,4‑10 e 52,13‑53,12). Questi canti annunziano il significato della Passione di Gesù, e indicano così in quale modo egli avrebbe effuso lo Spirito Santo per vivificare la moltitudine: non dall'esterno, ma assumendo la nostra « condizione di servi » (Fl 2,7). Prendendo su di sé la nostra morte, può comunicarci il suo Spirito di vita [713].

La sua missione in favore dei poveri, è anche missione nascosta dello Spirito Santo.

 

Il popolo dei « poveri » (cf Sof 2,3; Sal 22,27; 34,3; Is 49,13; 61,1; ecc.), gli umili e i miti, totalmente abbandonati ai disegni misteriosi del loro Dio, coloro che attendono la giustizia, non degli uomini ma del Messia, è alla fine la grande opera della missione nascosta dello Spirito Santo durante il tempo delle promesse per preparare la venuta di Cristo [716].

Û Servo di YHWH.

 

MEZZI DI COMUNICAZIONE SOCIALE (inizio)

Il loro importante compito nell'informazione, nella formazione e nella cultura al servizio del bene comune, che deve avere il suo fondamento nella verità, nella giustizia, nella libertà e nella solidarietà.

 

...i mezzi di comunicazione sociale hanno un ruolo di singolare importanza nell'informazione, nella promozione culturale e nella formazione (...). L'informazione attraverso i mass‑media è al servizio del bene comune (cf IM 11). La società ha diritto ad un'informazione fondata sulla verità, la libertà, la giustizia e la solidarietà (...) [2493, 2494].

 

MINISTERI PARTICOLARI(inizio)

All'interno delle funzioni del sacerdozio comune e, quindi, non consacrati con il sacramento dell'Ordine, esistono « ministeri particolari » con funzioni liturgiche determinate dal vescovo.

 

Al fine di servire le funzioni del sacerdozio comune dei fedeli, vi sono inoltre altri ministeri particolari, non consacrati dal sacramento dell'Ordine, la cui funzione è determinata dai vescovi secondo le tradizioni liturgiche e le necessità pastorali. « Anche i ministranti, i lettori, i commentatori, e tutti i membri del coro svolgono un vero ministero liturgico » (SC 29) [1143].

 

MINISTERO APOSTOLICO (inizio)

Cristo affidò al ministero apostolico il potere di riconciliare con Dio.

 

Cristo (...) ha tuttavia affidato l'esercizio del potere di assolvere i peccati al ministero apostolico. A questo è affidato il « ministero della riconciliazione » (2 Cor 5,18). L'apostolo è inviato « nel nome di Cristo », ed è Dio stesso che, per mezzo di lui, esorta e supplica: « Lasciatevi riconciliare con Dio » (2 Cor 5,20) [1442].

Û Legare e sciogliere, Apostoli.

 

MINISTERO ECCLESIALE (inizio)

Cristo è l'origine che concede autorità e missione.

 

E Cristo stesso l'origine del ministero nella Chiesa. Egli l'ha istituita, le ha dato autorità e missione, orientamento e fine:

« Cristo Signore, per pascere e sempre più accrescere il Popolo di Dio, ha istituito nella sua Chiesa vari ministeri, che tendono al bene di tutto il corpo... » (LG 18) [874].

 

...Nessuno può darsi da sé il mandato e la missione di annunziare il Vangelo. L'inviato del Signore parla e agisce non per autorità propria, ma in forza dell'autorità di Cristo; non come membro della comunità, ma parlando ad essa in nome di Cristo. Nessuno può conferire a se stesso la grazia, essa deve essere data e offerta. Ciò suppone che vi siano ministri della grazia, autorizzati e abilitati da Cristo. Da lui i Vescovi e i presbiteri ricevono la missione e la facoltà (la « sacra potestà ») di agire in persona di Cristo Capo, i diocesani la forza di servire il popolo di Dio nella « diaconia » della liturgia, della parola e della carità in comunione con il Vescovo e il suo presbiterio [875].

 

La sua è missione di servizio.

 

Poiché la parola e la grazia di cui sono i ministri non sono le loro, ma quelle di Cristo che le ha loro affidate per gli altri, essi si faranno liberamente servi di tutti (cf 1 Cor 9,19) [876].

 

Ha un carattere collegiale.

 

Allo stesso modo, è proprio della natura sacramentale del ministero ecclesiale avere un carattere collegiale [877].

Essendo un ministero sacramentale, è, insieme, collegiale e personale.

 

Pertanto il ministero sacramentale nella Chiesa è un servizio esercitato in nome di Cristo. Esso ha un carattere personale e una forma collegiale. Ciò si verifica sia nei legami tra il collegio episcopale e il suo capo, il successore di san Pietro, sia nel rapporto tra la responsabilità pastorale del vescovo per la sua Chiesa particolare e la sollecitudine di tutto il collegio episcopale per la Chiesa universale [879].

 

MINISTRI DEI SINGOLI SACRAMENTI (inizio)

I ministri ordinari del BATTESIMO. Quali altri ministri possono, in caso di necessità, battezzare, e quali condizioni, in tali casi, sono necessarie per la validità.

 

I ministri ordinari del Battesimo sono il vescovo e il presbitero, e, nella Chiesa latina, anche il diacono (cf CIC, can. 861,1; CCEO, can. 677,1). In caso di necessità, chiunque, anche un non battezzato, purché abbia l'intenzione richiesta, può battezzare, utilizzando la formula battesimale trinitaria. L'intenzione richiesta è di voler fare ciò che fa la Chiesa quando battezza. La Chiesa trova la motivazione di questa possibilità nella volontà salvifica universale di Dio (cf 1 Tm 2,4) e nella necessità del Battesimo per la salvezza (cf Mc 16,16; DS 1315,646; CIC, can. 861,2) [1256].

Û Battesimo (Sacramento del).

 

Il ministro ordinario della CONFERMAZIONE nel rito latino (il Vescovo) e la sua facoltà di delegare per gravi motivi.

 

Nel rito latino, il ministro ordinario della Confermazione è il vescovo (CIC, can. 882). Sebbene, qualora se ne presenti la necessità, il Vescovo possa concedere ai presbiteri la facoltà di amministrare la Confermazione (CIC, can. 884,2), è opportuno che lo conferisca egli stesso (...). Il fatto che questo sacramento venga amministrato da loro evidenzia che esso ha come effetto di unire più strettamente alla Chiesa, alle sue origini apostoliche e alla sua missione di testimoniare Cristo coloro che lo ricevono [1313].

Û Confermazione (Sacramento della).

 

Tuttavia, qualunque presbitero in caso di pericolo di morte.

 

Se un cristiano si trova in pericolo di morte, qualsiasi presbitero può conferirgli la Confermazione (cf CIC, can. 883,3). La Chiesa infatti vuole che nessuno dei suoi figli, anche se in tenerissima età, esca da questo mondo senza essere stato reso perfetto dallo Spirito Santo mediante il dono della pienezza di Cristo [1314].

 

In Oriente.

 

In Oriente, è ordinariamente il presbitero che battezza a conferire subito anche la Confermazione in una sola e medesima celebrazione. Tuttavia lo fa con il sacro crisma consacrato dal patriarca o dal vescovo: ciò esprime l'unità apostolica della Chiesa, i cui vincoli vengono rafforzati dal sacramento della Confermazione [1312].

 

I Vescovi e i presbiteri nel sacramento della PENITENZA.

 

Poiché Cristo ha affidato ai suoi Apostoli il ministero della riconciliazione (cf Gv 20,23; 2 Cor 5,18), i vescovi, loro successori, e i presbiteri, collaboratori dei vescovi, continuano ad esercitare questo ministero. Infatti sono i vescovi e i presbiteri che hanno, in virtù del sacramento dell'Ordine, il potere di perdonare tutti i peccati « nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » [1461].

Û Penitenza (Sacramento della).

 

I Vescovi e i presbiteri nel sacramento dell'UNZIONE DEGLI INFERMI.

 

Soltanto i sacerdoti (vescovi e presbiteri) sono i ministri dell'Unzione degli infermi (cf Conc. di Trento, DS 1697; 1719; FCC 9.277; 9.284; CIC, can. 1003; CCEO, can. 739,1) [1516].

 Unzione degli infermi (Sacramento dell').

Gli stessi sposi, nel rito latino, si conferiscono mutualmente il sacramento del MATRIMONIO, esprimendo davanti alla Chiesa il loro consenso. Nella liturgie orientali, ministri del Matrimonio sono il Vescovo o il presbitero.

 

Secondo la tradizione latina, sono gli sposi, come ministri della grazia di Cristo, a conferirsi mutualmente il sacramento del Matrimonio esprimendo davanti alla Chiesa il loro consenso. Nelle tradizioni delle Chiese orientali, i sacerdoti -  Vescovi o prebiteri -  sono testimoni del reciproco consenso scambiato tra gli sposi, ma anche la loro benedizione è necessaria per la validità del sacramento [1623].

Û Matrimonio (Sacramento del).

 

MINISTRI ORDINATI (inizio)

Chiamati da Dio e dalla Chiesa per un servizio speciale alla comunità, in nome di Cristo‑Capo, e consacrati con il sacramento dell'Ordine.

 

Ma « le membra non hanno tutte la stessa funzione » (Rm 12,4). Alcuni sono chiamati da Dio, nella Chiesa e dalla Chiesa, ad un servizio speciale della comunità. Questi servitori sono scelti e consacrati mediante il sacramento dell'Ordine, con il quale lo Spirito Santo li rende idonei ad operare nella persona di Cristo‑Capo per il servizio di tutte le membra della Chiesa (cf PO 2 e 15). Il ministro ordinato è come « l'icona » di Cristo Sacerdote. Poiché il sacramento della Chiesa si manifesta pienamente nell'Eucaristia, è soprattutto nel presiedere l'Eucaristia che si manifesta il ministero del vescovo e, in comunione con lui, quello dei presbiteri e dei diaconi [1142].

Al servizio del Buon pastore, devono essere guide del Popolo di Dio, conducendolo alle fonti della sua Parola, alla Liturgia, alla vita teologale, alla preghiera.

 

I ministri ordinati sono anch'essi responsabili della formazione alla preghiera dei loro fratelli e delle loro sorelle in Cristo. Servitori del buon Pastore, essi sono ordinati per guidare il popolo di Dio alle vive sorgenti della preghiera: la Parola di Dio, la Liturgia, la vita teologale, l'« Oggi » di Dio nelle situazioni concrete (cf PO 4‑6) [2686].

Û Ministero ecclesiale, Preghiera.

 

MISSIONE DELLA CHIESA (inizio)

Mandato missionario di Cristo alla Chiesa.

 

Il mandato missionario. « Inviata da Dio alle genti per essere «sacramento universale di salvezza», la Chiesa, per le esigenze più profonde della sua cattolicità e obbedendo all'ordine del suo Fondatore, si sforza di annunciare il Vangelo a tutti gli uomini » (AG 1): « Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,19‑20) [849].

La missione ha la sua origine nelle « missioni » del Figlio e dello Spirito, secondo il piano di Dio di elevare gli uomini alla « comunione » con la Trinità.

 

L'origine e lo scopo della missione. Il mandato missionario del Signore ha la sua ultima sorgente nell'amore eterno della Santissima Trinità: « La Chiesa pellegrinante per sua natura è missionaria, in quanto essa trae origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il disegno di Dio Padre » (AG 2). E il fine ultimo della missione altro non è che di rendere partecipi gli uomini della comunione che esiste tra il Padre e il Figlio nel loro Spirito d'amore (cf Giovanni Paolo II, RM 23) [850].

La potenza dell'impulso missionario nella Chiesa.

 

Da sempre la Chiesa ha tratto l'obbligo e la forza del suo slancio missionario dall'amore di Dio per tutti gli uomini: « poiché l'amore di Cristo ci spinge... » (2 Cor 5,14; cf AA 6; RM 11). Infatti Dio « vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza della verità » (1 Tm 2,4) [851].

La missione deve seguire la stessa strada di quella di Cristo.

 

[La Chiesa] continua e sviluppa nel corso della storia la missione del Cristo stesso, inviato a portare la Buona Novella ai poveri; « sotto l'influsso dello Spirito di Cristo, la Chiesa deve procedere per la stessa strada seguita da Cristo, la strada cioè della povertà, dell'obbedienza, del servizio e del sacrificio di se stesso, fino alla morte, da cui uscì vincitore con la sua risurrezione » (AG 5) [852].

 anche Ecumenismo.

 

MISSIONI DI INSEGNARE, SANTIFICARE E GOVERNARE NELLA CHIESA (inizio)

Û Vescovi, anche per ciò che li concerne: Presbiteri.

 

MISTAGOGIA BATTESIMALE (inizio)

Il senso e la grazia del sacramento del Battesimo significati nelle fasi del rito battesimale:

 

a) Il segno della croce.

 

All'inizio della celebrazione, esprime il sigillo di Cristo su colui che sta per appartenergli e significa la grazia della redenzione che Cristo ci ha acquistata per mezzo della sua croce [1235].

 

b) L'annuncio della Parola di Dio.

 

L'annunzio della Parola di Dio illumina con la verità rivelata i candidati e l'assemblea, e suscita la risposta della fede, inseparabile dal Battesimo. Infatti il Battesimo è in modo tutto particolare « il sacramento della fede », poiché segna l'ingresso sacramentale nella vita di fede [1236].

 

c) Gli esorcismi, l'olio dei catecumeni e l'imposizione delle mani.

 

Dal momento che il Battesimo significa la liberazione dal peccato e dal suo istigatore, il diavolo, viene pronunziato uno (o più) esorcismo(i) sul candidato. Questi viene unto con l'olio dei catecumeni, oppure il celebrante impone su di lui la mano, ed egli rinunzia esplicitamente a Satana. Così preparato, può professare la fede della Chiesa alla quale sarà « consegnato » per mezzo del Battesimo (cf Rm 6,17) [1237].

 

d) L'acqua battesimale.

 

...consacrata mediante una preghiera di Epiclesi (sia al momento stesso, sia nella Veglia Pasquale). La Chiesa chiede a Dio che, per mezzo del suo Figlio, la potenza dello Spirito Santo discenda su quest'acqua, in modo che quanti vi saranno battezzati nascano « dall'acqua e dallo Spirito » (Gv 3,5) [1238].

 

e) Il battesimo propriamente detto (il rito essenziale).

 

...significa e opera la morte al peccato e l'ingresso nella vita della Santissima Trinità attraverso la configurazione al Mistero pasquale di Cristo. Il Battesimo viene compiuto nel modo più espressivo per mezzo della triplice immersione nell'acqua battesimale. Ma fin dall'antichità può anche essere conferito versando per tre volte l'acqua sul capo del candidato [1239].

 

f) L'unzione con il santo crisma.

 

[E un] olio profumato consacrato dal vescovo, [che] significa il dono dello Spirito Santo elargito al nuovo battezzato. Egli è divenuto un cristiano, ossia « unto » di Spirito Santo, incorporato a Cristo, che è unto Sacerdote, Profeta e Re (cf OBP n. 62) [1241].

 

g) La veste bianca.

 

Significa che il battezzato si è « rivestito di Cristo » (Gal 3,27), che egli è risorto con Cristo. La candela, accesa al cero pasquale, significa che Cristo ha illuminato il neofita. In Cristo i battezzati sono « la luce del mondo » (Mt 5,14; cf Fl 2,15) [1243].

h) La prima comunione eucaristica nelle Chiese orientali e l'accesso all'Eucaristia quando si possiede l'uso di ragione nella Chiesa latina [1244].

 

i) La solenne benedizione.

 

Conclude la celebrazione del Battesimo. In occasione del Battesimo dei neonati la benedizione della madre occupa un posto di rilievo [1245].

 

MISTERI DELLA VITA DI CRISTO (inizio)

Tutta la sua vita, segno del suo Mistero.

 

Dalle fasce della sua nascita (Lc 2,7), fino all'aceto della sua passione (cf Mt 27,48) e al sudario della Risurrezione (cf Gv 20,7), tutto nella vita di Gesù è segno del suo Mistero. Attraverso i suoi gesti, i suoi miracoli, le sue parole, è stato rivelato che « in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità » (Col 2,9) [515].

 

I misteri della vita di Cristo -  atti e parole -  fondano tutta l'economia sacramentale della Chiesa.

 

Le parole e le azioni di Gesù nel tempo della sua vita nascosta e del suo ministero pubblico erano già salvifiche. Esse anticipavano la potenza del suo Mistero pasquale. Annunziavano e preparavano ciò che egli avrebbe donato alla Chiesa quando tutto fosse stato compiuto. I misteri della vita di Cristo costituiscono i fondamenti di ciò che, ora, Cristo dispensa nei sacramenti mediante i ministri della sua Chiesa, poiché « ciò che era visibile nel nostro Salvatore è passato nei suoi misteri » (S. Leone Magno, Serm., 74) [1115].

 

Specificazione dei suoi misteri di redenzione.

 

Tutta la vita di Cristo è Mistero di Redenzione. La Redenzione è frutto innanzi tutto del sangue della croce (cf Ef 1,7; Col 1,13‑14; 1 Pt 1,18‑19), ma questo Mistero opera nell'intera vita di Cristo: già nella sua Incarnazione, per la quale, facendosi povero, ci ha arricchiti con la sua povertà (cf 2 Cor 8,9); nella sua vita nascosta che, con la sua sottomissione (cf Lc 2,51), ripara la nostra insubordinazione; nella sua parola che purifica i suoi ascoltatori (cf Gv 15,3); nelle guarigioni e negli esorcismi che opera, mediante i quali « ha preso le nostre infermità e si è addossato le nostre malattie » (Mt 8,17; cf Is 53,4); nella sua Risurrezione, con la quale ci giustifica (cf Rm 4,25) [517].

 

I Misteri dell'infanzia di Gesù e i suoi segni:

 

a) La circoncisione: Inserimento nel Popolo dell'Alleanza.

 

La circoncisione di Gesù, otto giorni dopo la nascita (cf Lc 2,21), è segno del suo inserimento nella discendenza di Abramo, nel popolo dell'Alleanza, della sua sottomissione alla Legge (cf Gal 4,4), della sua abilitazione al culto d'Israele al quale parteciperà durante tutta la vita. Questo segno è prefigurazione della « circoncisione di Cristo » che è il Battesimo (Col 2,11‑13) [527].

 

b) L'Epifania: I popoli « gentili » accolgono la « Buona Novella » adorando il Dio Bambino a Betlemme.

 

L'Epifania è la manifestazione di Gesù come Messia d'Israele, Figlio di Dio e Salvatore del mondo (...). [L'Epifania] celebra l'adorazione di Gesù da parte dei « magi » venuti dall'Oriente (Mt 2,1). In questi « magi », che rappresentano le religioni pagane circostanti, il Vangelo vede le primizie delle nazioni che nell'Incarnazione accolgono la Buona Novella della salvezza [528].

 

c) La Presentazione al Tempio: l'attesa di Israele « incontra » il suo Salvatore.

 

La Presentazione di Gesù al Tempio (cf Lc 2,22‑39) lo mostra come il Primogenito che appartiene al Signore (cf Es 13,2.12‑ 13). In Simeone e Anna è tutta l'attesa di Israele che viene all'incontro con il suo Salvatore (...). Gesù è riconosciuto come il Messia tanto a lungo atteso, « luce delle genti » e « gloria di Israele », ma anche come « segno di contraddizione » [529].

 

d) La fuga in Egitto e la strage degli innocenti.

 

La fuga in Egitto e la strage degli innocenti (cf Mt 2,13‑18) manifestano l'opposizione delle tenebre alla luce: « Venne fra la sua gente, ma i suoi non l'hanno accolto » (Gv 1,11) [530].

 

I Misteri della vita nascosta:

 

a) Nazaret, la vita quotidiana, il lavoro, l'obbedienza a Giuseppe e Maria, « crescendo » davanti a Dio e agli uomini.

 

Durante la maggior parte della sua vita, Gesù ha condiviso la condizione della stragrande maggioranza degli uomini: un'esistenza quotidiana senza apparente grandezza, vita di lavoro manuale, vita religiosa giudaica sottomessa alla Legge di Dio (cf Gal 4,4), vita nella comunità. Riguardo a tutto questo periodo ci è rivelato che Gesù era sottomesso ai suoi genitori e che « cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini » (Lc 2,51‑52) [531].

 

b) Il mistero della sua missione intravisto nel Tempio.

 

Il ritrovamento di Gesù nel Tempio (cf Lc 2,41‑52) è il solo avvenimento che rompe il silenzio dei Vangeli sugli anni nascosti di Gesù. Gesù vi lascia intravvedere il mistero della sua totale consacrazione a una missione che deriva dalla sua filiazione divina: « Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? » (Lc 2,49). Maria e Giuseppe « non compresero » queste parole, ma le accolsero nella fede, e Maria « serbava tutte queste cose nel suo cuore » (Lc 2,51) [534].

 

I Misteri della vita pubblica:

 

a) Il Battesimo di Gesù: il « Figlio prediletto » e la sua « missione di Servo sofferente ».

 

Il battesimo di Gesù è, da parte di lui, l'accettazione e l'inaugurazione della sua missione di Servo sofferente. Egli si lascia annoverare tra i peccatori (cf Is 53,12); è già « l'Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo » (Gv 1,29); già anticipa il « battesimo » della sua morte cruenta (cf Mc 10,38; Lc 12,50) (...). A tale accettazione risponde la voce del Padre che nel Figlio suo si compiace (cf Lc 3,22; Is 42,1). Lo Spirito, che Gesù possiede in pienezza fin dal suo concepimento, si posa e rimane su di lui (Gv 1,32‑33; cf Is 11,2) [536].

 

b) La tentazione nel deserto sulla sua disposizione filiale verso Dio e la sua vittoria sul diavolo; significato.

 

I Vangeli parlano di un tempo di solitudine di Gesù nel deserto, immediatamente dopo che ebbe ricevuto il battesimo da Giovanni: « Lo Spirito lo sospinse nel deserto » (Mc 1, 12) ed egli vi rimane quaranta giorni digiunando; sta con le fiere e gli angeli lo servono (cf Mc 1,12‑13). Terminato questo periodo, Satana lo tenta tre volte cercando di mettere alla prova la sua disposizione filiale verso Dio. Gesù respinge tali assalti che ricapitolano le tentazioni di Adamo nel Paradiso e quelle d'Israele nel deserto, e il diavolo si allontana da lui « per ritornare al tempo fissato » (Lc 4,13) [538].

 

c) Il mistero dell'annuncio del Regno: chiamata universale e diretta, indirizzata ai « piccoli » e ai « poveri », i suoi prediletti.

 

Tutti gli uomini sono chiamati ad entrare nel Regno. Annunziato dapprima ai figli di Israele (cf Mt 10,5‑7), questo Regno messianico è destinato ad accogliere gli uomini di tutte le nazioni (cf Mt 8,11; 28,19). Per accedervi, è necessario accogliere la Parola di Gesù [543].

Il Regno appartiene ai poveri e ai piccoli, cioè a coloro che l'hanno accolto con un cuore umile. Gesù è mandato per « annunziare ai poveri un lieto messaggio » (Lc 4,18; cf 7,22). Li proclama beati, perché « di essi è il Regno dei cieli » (Mt 5,3); ai « piccoli » il Padre si è degnato di rivelare ciò che rimane nascosto ai sapienti e agli intelligenti (cf Mt 11,25). Gesù condivide la vita dei poveri, dalla mangiatoia alla croce; conosce la fame (cf Mc 2,23‑26; Mt 21,18), la sete (cf Gv 4,6‑7; 19,28) e l'indigenza (cf Lc 9,58). Anzi, arriva a identificarsi con ogni tipo di poveri e fa dell'amore operante verso di loro la condizione per entrare nel suo Regno (cf Mt 25,31‑46) [544].

Gesù invita i peccatori alla mensa del Regno: « Non sono venuto per chiamare i giusti, ma i peccatori » (Mc 2,17; cf 1 Tm 1,15). Li invita alla conversione, senza la quale non si può entrare nel Regno, ma nelle parole e nelle azioni mostra loro l'infinita misericordia del Padre suo per loro (cf Lc 15,11‑ 32) e l'immensa « gioia » [che] ci sarà in cielo per un peccatore convertito » (Lc 15,7) [545].

 le voci Regno di Dio, Miracoli e Segni del regno.

 

I Misteri della morte redentrice.

 

La fede può dunque cercare di indagare le circostanze della morte di Gesù, fedelmente riferite dai Vangeli (cf DV 19) e illuminate da altre fonti storiche, al fine di una migliore comprensione del senso della Redenzione [573].

 Passione e morte di Gesù e Morte redentrice di Gesù Cristo.

 

MISTERO DI CRISTO (inizio)

Consiste in tutta « l'opera della nostra redenzione », che la Chiesa celebra, vive e testimonia nella sua Liturgia.

 

Questo Mistero di Cristo la Chiesa annunzia e celebra nella sua Liturgia, affinché i fedeli ne vivano e ne rendano testimonianza nel mondo:

« La Liturgia, infatti, mediante la quale, massimamente nel divino sacrificio dell'Eucaristia, «si attua l'opera della nostra Redenzione», contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il Mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa » (SC 2) [1068].

Lo Spirito Santo fa memoria del mistero salvifico nella Liturgia della Chiesa, soprattutto nell'Eucaristia e negli altri sacramenti.

 

Lo Spirito e la Chiesa cooperano per manifestare Cristo e la sua opera di salvezza nella Liturgia. Specialmente nell'Eucaristia, e in modo analogo negli altri sacramenti, la Liturgia è Memoriale del Mistero della salvezza. Lo Spirito Santo è la memoria viva della Chiesa (cf Gv 14,26) [1099].

Û Mistero pasquale, Economia salvifica, Passione, Morte.

 

MISTERO PASQUALE (inizio)

Nucleo della « Buona Novella » che gli Apostoli, prima, e la Chiesa, dopo di essi, devono annunciare al mondo.

 

Il Mistero pasquale della croce e della Risurrezione di Cristo è al centro della Buona Novella che gli Apostoli, e la Chiesa dopo di loro, devono annunziare al mondo. Il disegno salvifico di Dio si è compiuto « una volta sola » (Eb 9,26) con la morte redentrice del Figlio suo Gesù Cristo [571].

Realizzato da Cristo mediante la sua Passione salvatrice, la sua Risurrezione dai morti e la sua gloriosa Ascensione per annientare la nostra morte e restaurare la nostra vita.

 

« Quest'opera della Redenzione umana e della perfetta glorificazione di Dio, che ha il suo preludio nelle mirabili gesta divine operate nel popolo dell'Antico Testamento, è stata compiuta da Cristo Signore, specialmente per mezzo del Mistero pasquale della sua beata Passione, Risurrezione da morte e gloriosa Ascensione, Mistero col quale «morendo ha distrutto la nostra morte e risorgendo ci ha ridonato la vita». Infatti dal costato di Cristo dormiente sulla croce è scaturito il mirabile sacramento di tutta la Chiesa » (SC 5). Per questo, nella Liturgia, la Chiesa celebra principalmente il Mistero pasquale per mezzo del quale Cristo ha compiuto l'opera della nostra salvezza [1067].

Û Risurrezione di Cristo, Croce e Mistero di Cristo.

 

MONASTERI (inizio)

Devono diffondere la vita di preghiera, specialmente quella liturgica, e la vita solitaria per l'unione intima con Dio.

 

Nelle regioni in cui ci sono monasteri, è vocazione di queste comunità favorire la condivisione della Preghiera delle Ore con i fedeli e permettere la solitudine necessaria ad una preghiera personale più intensa (cf PC 7) [2691].

 Preghiera, Liturgia.

 

MONDO (inizio)

Il fine della sua Creazione da parte di Dio.

Û Creazione.

 

MONDO VISIBILE (inizio)

Creato da Dio nella sua ricchezza, diversità e ordine.

 

E' Dio che ha creato il mondo visibile in tutta la sua ricchezza, la sua varietà e il suo ordine. La Scrittura presenta simbolicamente l'opera del Creatore come un susseguirsi di sei giorni (...) (Gn 1,1‑2,4). Il testo sacro, riguardo alla creazione, insegna verità rivelate da Dio per la nostra salvezza (cf DV 11) [337].

 

Conseguenze di questo atto creativo di Dio:

 

a) Tutti gli esseri, la natura e il tempo furono creati dal nulla dalla Parola di Dio Creatore.

 

Non esiste nulla che non debba la propria esistenza a Dio Creatore. Il mondo ha avuto inizio quando è stato tratto dal nulla dalla Parola di Dio; tutti gli esseri esistenti, tutta la natura, tutta la storia umana si radicano in questo evento primordiale: è la genesi della formazione del mondo e dell'inizio del tempo. [338].

 

b) Ogni creatura ha la sua bontà e la sua propria perfezione.

 

Ogni creatura ha la sua propria bontà e la sua propria perfezione. Per ognuna delle opere dei « sei giorni » è detto: « E Dio vide che ciò era buono ». « E dalla loro stessa condizione di creature che le cose tutte ricevono la loro propria consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine » (GS 36,2). Le varie creature, volute nel loro proprio essere, riflettono, ognuna a suo modo, un raggio dell'infinita sapienza e bontà di Dio. Per questo l'uomo deve rispettare la bontà propria di ogni creatura, per evitare un uso disordinato delle cose, che disprezza il Creatore e comporta conseguenze nefaste per gli uomini e per il loro ambiente [339].

 

c) L'interdipendenza delle creature è voluta da Dio.

 

Il sole e la luna, il cedro e il piccolo fiore, l'aquila e il passero: le innumerevoli diversità e disuguaglianze stanno a significare che nessuna creatura basta a se stessa, che esse esistono solo in dipendenza le une dalle altre, per completarsi vicendevolmente, al servizio le une delle altre [340].

 

d) La bellezza della creazione riflette l'infinita bellezza del Creatore.

 

La bellezza dell'universo. L'ordine e l'armonia del mondo creato risultano dalla diversità degli esseri e dalle relazioni esistenti tra loro. L'uomo le scopre progressivamente come leggi della natura. Esse sono oggetto dell'ammirazione degli scienziati (...). Deve ispirare il rispetto e la sottomissione dell'intelligenza e della volontà dell'uomo [341].

 

e) Nel racconto biblico la « creazione » procede dal meno perfetto al più perfetto.

 

La gerarchia delle creature è espressa dall'ordine dei « sei giorni », che va dal meno perfetto al più perfetto. Dio ama tutte le sue creature (cf Sal 145,9), si prende cura di ognuna, perfino dei passeri. Tuttavia, Gesù dice: « Voi valete più di molti passeri » (Lc 12,6‑7), o ancora: « Quanto è più prezioso un uomo di una pecora! » (Mt 12,12) [343].

 

f) La necessaria solidarietà fra tutte le creature.

 

Esiste una solidarietà fra tutte le creature per il fatto che tutte hanno il medesimo Creatore e tutte sono ordinate alla sua gloria [344].

 

g) Il « riposo » di Dio alla fine dei « sei giorni » e il suo significato.

 

Il testo sacro dice che « Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva fatto » e così « furono portati a compimento il cielo e la terra »; Dio « cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro », « benedisse il settimo giorno e lo consacrò » (Gn 2,1‑3) (...) [345].

Nella creazione Dio ha posto un fondamento e leggi che restano stabili, sulle quali il credente potrà appoggiarsi con fiducia, e che saranno per lui il segno e il pegno della incrollabile fedeltà dell'Alleanza di Dio. Da parte sua, l'uomo dovrà rimanere fedele a questo fondamento e rispettare le leggi che il Creatore vi ha inscritte (...) [346].

La creazione è fatta in vista del Sabato e quindi del culto e dell'adorazione di Dio [347].

Û anche le voci: Creazione e Provvidenza.

 

MORTE (inizio)

La fine della vita terrestre.

 

La morte è il termine della vita terrena. Le nostre vite sono misurate dal tempo, nel corso del quale noi cambiamo, invecchiamo e, come per tutti gli esseri viventi della terra, la morte appare come la fine normale della vita [1007].

 

La morte entrò nel mondo a causa del peccato, poiché, sebbene fosse di natura mortale, l'uomo era destinato, secondo il disegno del Creatore, a non morire, come insegna il Magistero della Chiesa basandosi sulla Scrittura e la Tradizione.

 

La morte è conseguenza del peccato. Interprete autentico delle affermazioni della Sacra Scrittura (cf Gn 2,17; 3,3; 3,19; Sap 1,13; Rm 5,12; 6,23) e della Tradizione, il Magistero della Chiesa insegna che la morte è entrata nel mondo a causa del peccato dell'uomo (DS 1511; FCC 3.055). Sebbene l'uomo possedesse una natura mortale, Dio lo destinava a non morire. La morte fu dunque contraria ai disegni di Dio Creatore ed essa entrò nel mondo come conseguenza del peccato (Sap 2,23‑24). « La morte corporale, dalla quale l'uomo sarebbe stato esentato se non avesse peccato » (GS 18), è pertanto « l'ultimo nemico » dell'uomo a dover essere vinto (cf 1 Cor 15,26) [1008].

 

Gesù, con la sua obbedienza al Padre, trasformò in benedizione la maledizione della morte.

 

La morte è trasformata da Cristo. Anche Gesù, il Figlio di Dio, ha subìto la morte, propria della condizione umana. Ma, malgrado la sua angoscia di fronte ad essa, egli la assunse in un atto di totale e libera sottomissione alla volontà del Padre suo. L'obbedienza di Gesù ha trasformato la maledizione della morte in benedizione (cf Rm 5,19‑21) [1009].

 

MORTE CRISTIANA (inizio)

Il suo significato positivo: Dio ci chiama presso di lui, per cui se moriamo « in Cristo » vivremo con Cristo e la nostra morte sarà, come la sua, un atto di obbedienza e di amore al Padre.

 

Grazie a Cristo, la morte cristiana ha un significato positivo. « Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno » (Fil 1,21). « Certa è questa parola: se moriamo con lui, vivremo anche con lui » (2 Tm 2,11). (...) Nella morte, Dio chiama a sé l'uomo. Per questo il cristiano può provare nei riguardi della morte un desiderio simile a quello di san Paolo: « il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo » (Fil 1,23); e può trasformare la sua propria morte in un atto di obbedienza e di amore verso il Padre, sull'esempio di Cristo (cf Lc 23,46) [1010‑1011].

 

Il Mistero pasquale della morte e risurrezione di Gesù Cristo dà senso e illumina la morte del cristiano: morire in Cristo significa « uscire dal corpo per essere con lui ».

 

Il senso cristiano della morte si manifesta alla luce del Mistero pasquale della Morte e della Risurrezione di Cristo, nel quale riposa la nostra unica speranza. Il cristiano che muore in Cristo Gesù va in esilio dal corpo per abitare presso il Signore (cf 2 Cor 5,8) [1681].

Û Mistero pasquale.

 

Con la morte termina il tempo della grazia e della misericordia di Dio e l'uomo decide il suo destino ultimo.

 

La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell'uomo, è la fine del tempo della grazia e della misericordia che Dio gli offre per realizzare la sua vita terrena secondo il disegno divino e per decidere il suo destino ultimo. Quando è « finito l'unico corso della nostra vita terrena » (LG 48), noi non ritorneremo più a vivere altre vite terrene. « E stabilito per gli uomini che muoiano una sola volta » (Eb 9,27). Non c'è « reincarnazione » dopo la morte [1013].

 

La Chiesa ci esorta a prepararci a quell'ora.

 

La Chiesa ci incoraggia a prepararci all'ora della nostra morte (« Dalla morte improvvisa, liberaci, Signore »: antiche litanie dei santi), a chiedere alla Madre di Dio di intercedere per noi « nell'ora della nostra morte » « Ave Maria » e ad affidarci a san Giuseppe, patrono della buona morte:

« In ogni azione, in ogni pensiero, dovresti comportarti come se tu dovessi morire oggi stesso; se avrai la coscienza retta, non avrai molta paura di morire. Sarebbe meglio star lontano dal peccato che fuggire la morte. Se oggi non sei preparato a morire, come lo sarai domani? » (Imitazione di Cristo, 1, 23,1) [1014].

 

MORTE E SEPOLTURA DI GESU' (inizio)

Gesù Cristo « ha provato la morte ».

 

« Per la grazia di Dio, egli » ha provato « la morte a vantaggio di tutti » (Eb 2,9). Nel suo disegno di salvezza, Dio ha disposto che il Figlio suo non solamente morisse « per i nostri peccati » (1 Cor 15,3) ma anche « provasse la morte », ossia conoscesse lo stato di morte, lo stato di separazione tra la sua anima e il suo Corpo per il tempo compreso tra il momento in cui egli è spirato sulla croce e il momento in cui è risuscitato [624].

 

Nel sepolcro non « sperimentò la corruzione ».

 

La morte di Cristo è stata una vera morte in quanto ha messo fine alla sua esistenza umana terrena. Ma a causa dell'unione che la persona del Figlio ha mantenuto con il suo corpo, non si è trattato di uno spogliamento mortale come gli altri, perché « non era possibile che la morte lo tenesse in suo potere (At 2, 24) e perciò la virtù divina ha preservato il Corpo di Cristo dalla corruzione » (S. Tommaso d'Aquino, S. Th., III, q. 51, a. 3). Di Cristo si può dire contemporaneamente: « Fu eliminato dalla terra dei viventi » (Is 53,8) e: « Il mio corpo riposa al sicuro, perché non abbandonerai la mia vita nel sepolcro, né lascerai che il tuo santo veda la corruzione » (At 2,26‑27; cf Sal 16,9‑10) [627].

 

La sua Persona divina rende possibile che Gesù, veramente morto e sepolto, sia vivente e già glorioso.

 

La permanenza di Cristo nella tomba costituisce il legame reale tra lo stato di passibilità di Cristo prima della Pasqua e il suo stato attuale glorioso di risorto. E la medesima Persona del « Vivente » che può dire: « Io ero morto, ma ora vivo per sempre » (Ap 1,18) [625].

 

La Persona divina continuò ad assumere la sua anima e il suo corpo, separati dalla morte.

 

Poiché l'« Autore della vita » che è stato ucciso (At 3,15) è anche il Vivente che « è risuscitato » (Lc 24,5‑6), necessariamente la Persona divina del Figlio di Dio ha continuato ad assumere la sua anima e il suo corpo separati tra di loro dalla morte [626].

 

MORTE REDENTRICE DI GESU' CRISTO  (inizio)

Morì per il misericordioso progetto del Padre.

 

La morte violenta di Gesù non è stata frutto del caso in un concorso sfavorevole di circostanze. Essa appartiene al mistero del disegno di Dio, come spiega san Pietro agli Ebrei di Gerusalemme fin dal suo primo discorso di Pentecoste: « Egli fu consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio » (At 2,23) [599].

 

« Per i nostri peccati, secondo le Scritture ».

 

Questo disegno divino di salvezza attraverso la messa a morte del « Servo Giusto » (Is 53,11; cf At 3,14), era stato anticipatamente annunziato nelle Scritture come un mistero di redenzione universale, cioè di riscatto che libera gli uomini dalla schiavitù del peccato (cf Is 53,11‑12; Gv 8,34‑36). San Paolo professa, in una confessione di fede che egli dice di avere « ricevuto », che « Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture » (1 Cor 15,3) [601].

 

Solidale con noi, peccatori, Dio « l'ha fatto peccato » per la « nostra giustizia».

 

Inviando il suo proprio Figlio nella condizione di servo (cf Fl 2,7), quella di una umanità decaduta e votata alla morte a causa del peccato (cf Rm 8,3), « colui che non aveva conosciuto peccato, Dio lo trattò da peccato in nostro favore, perché noi potessimo diventare per mezzo di lui giustizia di Dio » (2 Cor 5,21). (...) Nell'amore redentore che sempre lo univa al Padre (cf Gv 8,29), egli ci ha assunto nella nostra separazione da Dio a causa del peccato al punto da poter dire a nome nostro sulla croce: « Mio Dio, mio Dio, perché mi hai abbandonato? » (Mc 15,34; Sal 22,2). Avendolo reso così solidale con noi peccatori, « Dio non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi » (Rm 8,32) affinché noi fossimo « riconciliati con lui per mezzo della morte del Figlio suo » (Rm 5,10) [602, 603].

 

La sua morte per noi, offerta volontaria al progetto amoroso del Padre.

 

Dal primo istante della sua Incarnazione, il Figlio abbraccia nella sua missione redentrice il disegno divino di salvezza: « Mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera » (Gv 4,34). Il sacrificio di Gesù « per i peccati di tutto il mondo » (1 Gv 2,2) è l'espressione della sua comunione d'amore con il Padre: « Il Padre mi ama perché io offro la mia vita » (Gv 10,17). « Bisogna che il mondo sappia che io amo il Padre e faccio quello che il Padre mi ha comandato » (Gv 14,31) [606].

...Infatti, egli ha liberamente accettato la sua passione e la sua morte per amore del Padre suo e degli uomini che il Padre vuole salvare: « Nessuno mi toglie la vita, ma la offro da me stesso » (Gv 10,18) [609].

 

MUTILAZIONI E AMPUTAZIONI (inizio)

Û Integrità corporale e Morale cristiana.

 

 

N

 

NASCITA DI CRISTO (inizio)

La sua nascita nell'umiltà e nella povertà.

 

Gesù è nato nell'umiltà di una stalla, in una famiglia povera (cf Lc 2, 6‑7); semplici pastori sono i primi testimoni dell'avvenimento. In questa povertà si manifesta la gloria del cielo (cf Lc 2,8‑20) [525].

 Misteri della vita di Cristo.

 

NECESSITÀ DEL BATTESIMO (inizio)

Dio ha vincolato la salvezza a questo sacramento, senza, però, che il suo intervento salvifico si riduca ad esso.

 

Il Signore stesso afferma che il Battesimo è necessario per la salvezza (cf Gv 3,5). Per questo ha comandato ai suoi discepoli di annunziare il Vangelo e di battezzare tutte le nazioni (cf Mt 28,19‑20; cf DS 1618; LG 14; AG 5). Il Battesimo è necessario alla salvezza per coloro ai quali è stato annunziato il Vangelo e che hanno avuto la possibilità di chiedere questo sacramento (cf Mc 16,16). La Chiesa non conosce altro mezzo all'infuori del Battesimo per assicurare l'ingresso nella beatitudine eterna; perciò si guarda dal trascurare la missione ricevuta dal Signore di far rinascere « dall'acqua e dallo Spirito » tutti coloro che possono essere battezzati. Dio ha legato la salvezza al sacramento del Battesimo, tuttavia egli non è legato ai suoi sacramenti [1257].

 

NOME CRISTIANO (inizio)

Essendo ogni cristiano battezzato nel nome delle tre Persone Divine, la sua persona risulta consacrata alla Santissima Trinità e riceve, normalmente, il nome di un santo, suo modello e intercessore.

 

Il sacramento del Battesimo è conferito « nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt 28,19). Nel Battesimo il nome del Signore santifica l'uomo e il cristiano riceve il proprio nome nella Chiesa. Può essere il nome di un santo, cioè di un discepolo che ha vissuto con esemplare fedeltà al suo Signore. Il patrocinio del santo offre un modello di carità ed assicura la sua intercessione. Il « nome di Battesimo » può anche esprimere un mistero cristiano o una virtù cristiana. « I genitori, i padrini e il parroco abbiano cura che non venga imposto un nome estraneo al senso cristiano » (CIC, can. 855) [2156].

Û  Segno della Croce.

 

NOME SANTO DEL SIGNORE (inizio)

(SECONDO COMANDAMENTO)

Il rispetto e la venerazione del santo nome di Dio è comandata dal secondo comandamento. Dio, rivelando il suo nome, ci rivelò la sua intimità, degna di adorazione e amore.

 

Tra tutte le parole della Rivelazione ve ne è una, singolare, che è la rivelazione del nome di Dio, che egli svela a coloro che credono in lui; egli si rivela ad essi nel suo Mistero personale. Il dono del nome appartiene all'ordine della fiducia e dell'intimità. « Il nome del Signore è santo ». Per questo l'uomo non può abusarne. Lo deve custodire nella memoria in un silenzio di adorazione piena d'amore (cf Zc 2,17). Non lo inserirà tra le sue parole, se non per benedirlo, lodarlo e glorificarlo (cf Sal 29,2; 96,2; 113,1‑2) [2143].

Come cristiani, dobbiamo dare sempre testimonianza al nome di Dio e del suo Figlio, Gesù Cristo, con coraggio e amore.

 

Il fedele deve testimoniare il nome del Signore, confessando la propria fede senza cedere alla paura. L'atto della predicazione e l'atto della catechesi devono essere compenetrati di adorazione e di rispetto per il nome del Signore nostro Gesù Cristo [2145].

Û  Dio, Bestemmia, Giuramento.

 

« NON CI INDURRE IN TENTAZIONE » (inizio)

Questa petizione chiede a Dio che non ci lasci « entrare in » o « soccombere » alla tentazione; vale a dire imploriamo lo Spirito, dono, del discernimento e della fortezza.

 

Tradurre con una sola parola il termine greco è difficile: significa « non permettere di entrare in », « non lasciarci soccombere alla tentazione » (cf Mt 26,41) (...). Noi gli chiediamo di non lasciarci prendere la strada che conduce al peccato. Siamo impegnati nella lotta « tra la carne e lo Spirito ». Questa richiesta implora lo Spirito di discernimento e di fortezza [2846].

Il dono, dunque, del discernimento fra la prova o l'essere tentato in ordine alla « virtù provata » e al consentimento al male.

 

Lo Spirito Santo ci porta a discernere tra la prova, necessaria alla crescita dell'uomo interiore in vista di una « virtù provata » (Rm 5,3‑5), e la tentazione, che conduce al peccato e alla morte. Dobbiamo anche distinguere tra « essere tentati » e « consentire » alla tentazione... [2847].

Dio ci dà la forza di « farci condurre » dallo Spirito Santo, e non permetterà che siamo tentati in maniera superiore alle nostre forze, se glielo chiediamo nella preghiera.

 

« Non entrare nella tentazione » implica una decisione del cuore (...). Il Padre ci dà la forza. « Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze; ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla » (1 Cor 10,13) [2848].

Il combattimento e la vittoria sono possibili solo nella preghiera [2849].

 

« NON COMMETTERE ADULTERIO » (inizio)

(SESTO COMANDAMENTO)

Gesù, nel discorso della montagna, perfeziona l'antico precetto restituendolo alla purezza delle origini e radicando il comandamento nel cuore dell'uomo (pensieri e desideri), al di sopra e al di là della materialità carnale.

 

Gesù è venuto a restaurare la creazione nella purezza delle sue origini. Nel Discorso della montagna dà una interpretazione rigorosa del progetto di Dio: « Avete inteso che fu detto: «Non commettere adulterio»; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore » (Mt 5,27‑28). L'uomo non deve separare quello che Dio ha congiunto (cf Mt 19,6).

La Tradizione della Chiesa ha considerato il sesto comandamento come inglobante l'insieme della sessualità umana [2336].

Û  Castità, Amore coniugale, Fedeltà.

 

NON DESIDERARE I BENI DEGLI ALTRI (inizio)

(DECIMO COMANDAMENTO)

Unito al nono -  riferito alla « concupiscenza della carne » -  questo comandamento concerne la « concupiscenza degli occhi », l'intenzione del cuore, radice delle violenze, delle ingiustizie e di ogni altra rapina.

 

Il decimo comandamento sdoppia e completa il nono, che verte sulla concupiscenza della carne. Il decimo proibisce la cupidigia dei beni altrui, che è la radice del furto, della rapina e della frode, vietati dal settimo comandamento. « La concupiscenza degli occhi » (1 Gv 2,16) porta alla violenza e all'ingiustizia, proibite dal quinto comandamento (cf Mi 2,2). La bramosia, come la fornicazione, trova origine nell'idolatria vietata nelle prime tre prescrizioni della Legge (cf Sap 14,12). Il decimo comandamento riguarda l'intenzione del cuore; insieme con il nono riassume tutti i precetti della Legge [2534].

Û  Avarizia, Avidità, Invidia.

 

NON DESIDERARE LA DONNA DEL TUO PROSSIMO (inizio)

(NONO COMANDAMENTO)

Le diverse cupidigie, proibite dal comandamento divino sul Sinai, vengono concretate da Gesù in ciò che concerne la donna, comandandoci di purificare il cuore, da dove può provenire ogni sorta di peccato.

 

Chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore (Mt 5,28).

Il cuore è la sede della personalità morale: Dal cuore provengono i propositi malvagi, gli omicidi, gli adultèri, le prostituzioni (Mt 15,19). La lotta contro la concupiscenza carnale passa attraverso la purificazione del cuore [2517].

Gesù proclamò beati i puri di cuore perché vedranno Dio. Questa « purezza », che sottomette l'intelligenza e la volontà alle esigenze della santità di Dio, si concretizza soprattutto nella signoria della carità, della castità e dell'amore alla verità della fede.

 

La sesta beatitudine proclama: « Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio » (Mt 5,8). I « puri di cuore » sono coloro che hanno accordato la propria intelligenza e la propria volontà alle esigenze della santità di Dio, in tre ambiti soprattutto: la carità (cf 1 Tm 4,3‑9; 2 Tm 2,22), la castità o rettitudine sessuale (cf 1 Ts 4,7; Col 3,5; Ef 4,19), l'amore della verità e l'ortodossia della fede (cf Tt 1,15; 1 Tm 1,3‑4; 2 Tm 2,23‑26). C'è un legame tra la purezza del cuore, del corpo e della fede [2518].

Û  Concupiscenza, Castità, Purezza.

 

« NON PRONUNCIARE FALSA TESTIMONIANZA » (inizio)

(OTTAVO COMANDAMENTO)

Dio, che è la verità, esige che ne siamo testimoni e proibisce di falsarla con parole o azioni nelle relazioni col prossimo.

 

Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo (Es 20,16).

Fu detto agli antichi: Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi giuramenti (Mt 5,33).

L'ottavo comandamento proibisce di falsare la verità nelle relazioni con gli altri. Questa norma morale deriva dalla vocazione del popolo santo ad essere testimone del suo Dio il quale è e vuole la verità. Le offese alla verità esprimono, con parole o azioni, un rifiuto ad impegnarsi nella rettitudine morale: sono profonde infedeltà a Dio e, in tal senso, scalzano le basi dell'Alleanza [2464].

Û  Dio è la verità, Gesù Cristo, Verità di Dio, Veracità, Falsa testimonianza o pregiudizio, Giudizio temerario, Maldicenza, Calunnia, Menzogna...

 

NON RUBARE (inizio)

(SETTIMO COMANDAMENTO)

Prescrive, per giustizia e carità, di rispettare i beni altrui e i loro frutti, e regola il bene comune sia nel diritto di proprietà come pure nella destinazione universale dei beni.

 

Il settimo comandamento proibisce di prendere o di tenere ingiustamente i beni del prossimo e di arrecare danno al prossimo nei suoi beni in qualsiasi modo. Esso prescrive la giustizia e la carità nella gestione dei beni materiali e del frutto del lavoro umano. Esige, in vista del bene comune, il rispetto della destinazione universale dei beni e del diritto di proprietà privata. La vita cristiana si sforza di ordinare a Dio e alla carità fraterna i beni di questo mondo [2401].

L'appropriazione dei beni è legittima al fine di garantire la dignità delle persone, per sovvenire alle loro necessità fondamentali e di coloro di cui ha la responsabilità.

 

...I beni della creazione sono destinati a tutto il genere umano. Tuttavia la terra è suddivisa tra gli uomini, perché sia garantita la sicurezza della loro vita, esposta alla precarietà e minacciata dalla violenza. L'appropriazione dei beni è legittima al fine di garantire la libertà e la dignità delle persone, di aiutare ciascuno a soddisfare i propri bisogni fondamentali e i bisogni di coloro di cui ha la responsabilità. Tale appropriazione deve consentire che si manifesti una naturale solidarietà tra gli uomini [2402].

Û  Proprietà privata, Giustizia commutativa.

 

NON UCCIDERE (inizio)

(QUINTO COMANDAMENTO)

Soltanto Dio, Creatore e Signore, può disporre della vita umana dal suo inizio al suo termine naturale. La vita è, pertanto, sacra.

 

« La vita umana è sacra perché, fin dal suo inizio, comporta l'azione creatrice di Dio e rimane per sempre in una relazione speciale con il Creatore, suo unico fine. Solo Dio è il Signore della vita dal suo inizio alla sua fine: nessuno, in nessuna circostanza, può rivendicare a sé il diritto di distruggere direttamente un essere umano innocente » (CDF, Istr. Donum Vitae, intr. 5) [2258].

Al di là del precetto divino che proibisce l'omicidio volontario di un innocente e che ha valore universale, Gesù, portando a perfezione la Legge nel Discorso della montagna, esige che respingiamo l'ira, l'odio e la vendetta e chiede anche ai suoi discepoli di amare i propri nemici.

 

La Scrittura precisa la proibizione del quinto comandamento: « Non far morire l'innocente e il giusto » (Es 23,7). L'uccisione volontaria di un innocente è gravemente contraria alla dignità dell'essere umano, alla « regola d'oro » e alla santità del Creatore. La legge che vieta questo omicidio ha una validità universale: obbliga tutti e ciascuno, sempre e dappertutto [2261].

Nel Discorso della montagna il Signore richiama il precetto: « Non uccidere » (Mt 5,21); vi aggiunge la proibizione dell'ira, dell'odio, della vendetta. Ancora di più: Cristo chiede al suo discepolo di porgere l'altra guancia (cf Mt 5,22‑39), di amare i propri nemici (cf Mt 5,44). Egli stesso non si è difeso e ha ingiunto a Pietro di rimettere la spada nel fodero (cf Mt 26,52) [2262].

Û  Legittima difesa.

 

NOTE DELLA CHIESA (inizio)

L'unica Chiesa di Gesù Cristo è UNA, SANTA, CATTOLICA e APOSTOLICA: aspetti essenziali della sua missione.

 

« Questa è l'unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica » (LG 8). Questi quattro attributi, legati inseparabilmente tra di loro (cf DS 2888; FCC 7.033), indicano tratti essenziali della Chiesa e della sua missione. La Chiesa non se li conferisce da se stessa; è Cristo che, per mezzo dello Spirito Santo, concede alla sua Chiesa di essere una, santa, cattolica e apostolica, ed è ancora lui che la chiama a realizzare ciascuna di queste caratteristiche [811].

 

La Chiesa è UNA:

 

-  Per la sua origine, nell'unità di un solo Dio.

« Il supremo modello e il principio di questo Mistero è l'unità nella Trinità delle Persone di un solo Dio Padre e Figlio nello Spirito Santo » (UR 2) [813].

 

Per il suo Fondatore, che ha riconciliato con Dio e restituito l'unità a tutti gli uomini per mezzo della sua croce.

« Il Figlio incarnato, infatti,... per mezzo della sua croce ha riconciliato tutti gli uomini con Dio,... ristabilendo l'unità di tutti i popoli in un solo Popolo e in un solo corpo » (GS 78,3) [813].

 

Per la sua « anima »: lo Spirito Santo realizza la comunione.

« Lo Spirito Santo, che abita nei credenti e tutta riempie e regge la Chiesa, produce quella meravigliosa comunione dei fedeli e tanto intimamente tutti unisce in Cristo, da essere il principio dell'unità della Chiesa » (UR 2). E dunque proprio dell'essenza stessa della Chiesa di essere una [813].

 

La sua grande diversità non si oppone alla sua unità.

Fin dal principio, questa Chiesa « una » si presenta tuttavia con una grande diversità, che proviene sia dalla varietà dei doni di Dio sia dalla molteplicità delle persone che li ricevono [814].

 

I vincoli visibili dell'unità: la Fede, il culto sacramentale e la successione apostolica.

 

Quali sono i vincoli dell'unità? Al di sopra di tutto la carità, che « è il vincolo di perfezione » (Col 3,14). Ma l'unità della Chiesa nel tempo è assicurata anche da legami visibili di comunione:

-  la professione di una sola fede ricevuta dagli Apostoli;

-  la celebrazione comune del culto divino, soprattutto dei sacramenti;

-  la successione apostolica mediante il sacramento dell'Ordine, che custodisce la concordia fraterna della famiglia di Dio (cf UR 2; LG 14; CIC, can. 205) [815].

 

Rotture dell'unità: le eresie, le apostasie e gli scismi.

 

Di fatto, « in questa Chiesa di Dio una e unica sono sorte fino dai primissimi tempi alcune scissioni, che l'Apostolo riprova con gravi parole come degne di condanna; ma nei secoli posteriori sono nati dissensi più ampi e comunità non piccole si sono staccate dalla piena comunione della Chiesa cattolica, talora non senza colpa di uomini d'entrambe le parti » (UR 3). Le scissioni che feriscono l'unità del Corpo di Cristo (cioè l'eresia, l'apostasia e lo scisma [cf CIC, can. 751]) non avvengono senza i peccati degli uomini [817].

 

Elementi di santificazione e di verità nelle comunità cristiane non cattoliche.

 

...« parecchi elementi di santificazione e di verità » (LG 8) « si trovano fuori dei confini visibili della Chiesa cattolica, come la Parola di Dio scritta, la vita della grazia, la fede, la speranza e la carità, e altri doni interiori dello Spirito Santo ed elementi visibili » (UR 3; cf LG 15). Lo Spirito di Cristo si serve di queste Chiese e comunità ecclesiali come di strumenti di salvezza, la cui forza deriva dalla pienezza di grazia e di verità che Cristo ha dato alla Chiesa cattolica. Tutti questi beni provengono da Cristo e a lui conducono (cf UR 3) e « spingono verso l'unità cattolica » (LG 8) [819].

 

Obbligo di pregare e lavorare per perfezionare l'unità voluta da Cristo.

 

L'unità, « che Cristo ha donato alla sua Chiesa fin dall'inizio [...] noi crediamo che sussista, « senza possibilità di essere perduta, nella Chiesa cattolica e speriamo che crescerà ogni giorno più sino alla fine dei secoli » (UR 4). Cristo fa sempre alla sua Chiesa il dono dell'unità, ma la Chiesa deve sempre pregare e impegnarsi per custodire, rafforzare e perfezionare l'unità che Cristo vuole per lei. Per questo Gesù stesso ha pregato nell'ora della sua Passione e non cessa di pregare il Padre per l'unità dei suoi discepoli: « ...Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato » (Gv 17,21). Il desiderio di ritrovare l'unità di tutti i cristiani è un dono di Cristo e un appello dello Spirito Santo (cf UR 1) [820].

Û  anche Ecumenismo.

 

La Chiesa è SANTA:

 

« Noi crediamo che la Chiesa... è indefettibilmente santa. Infatti Cristo, Figlio di Dio, il quale col Padre e lo Spirito è proclamato «il solo Santo», ha amato la Chiesa come sua sposa e ha dato se stesso per essa, al fine di santificarla, e l'ha unita a sé come suo Corpo e l'ha riempita col dono dello Spirito Santo, per la gloria di Dio ». La Chiesa è dunque « il Popolo santo di Dio », e i suoi membri sono chiamati « santi » (cf At 9,13; 1 Cor 6,1; 16,1) [823].

 

Santa e sempre bisognosa di purificazione.

 

« Mentre Cristo «santo, innocente, immacolato», non conobbe il peccato, ma venne allo scopo di espiare i soli peccati del popolo, la Chiesa che comprende nel suo seno i peccatori, santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento » (LG 8; cf UR 3; 6). Tutti i membri della Chiesa, compresi i suoi ministri, devono riconoscersi peccatori (cf 1 Gv 1,8‑10) [827].

 

Santificata da Colui che solo è Santo, essa è anche « santificatrice ».

 

La Chiesa, unita a Cristo, da lui è santificata; per mezzo di lui e in lui diventa anche santificante. Tutte le attività della Chiesa convergono, come a loro fine, « verso la santificazione degli uomini e la glorificazione di Dio in Cristo » (SC 10). E nella Chiesa che si trova « tutta la pienezza dei mezzi di salvezza » (UR 3) [824].

 

Significato delle « canonizzazioni ».

 

Canonizzando alcuni fedeli, ossia proclamando solennemente che tali fedeli hanno praticato in modo eroico le virtù e sono vissuti nella fedeltà alla grazia di Dio, la Chiesa riconosce la potenza dello Spirito di santità che è in lei, e sostiene la speranza dei fedeli offrendo loro i santi quali modelli e intercessori (cf LG 40; 48‑51) [828].

Û  Canonizzazioni.

 

La Chiesa è CATTOLICA o « universale »:

 

Perché possiede in Cristo la « pienezza dei mezzi di salvezza »: la fede completa, i sacramenti e la successione apostolica.

In essa sussiste la pienezza del Corpo di Cristo unito al suo Capo (cf Ef 1,22‑23), e questo implica che essa riceve da lui « in forma piena e totale i mezzi di salvezza » (AG 6) che egli ha voluto: confessione di fede retta e completa, vita sacramentale integrale e ministero ordinato nella successione apostolica. La Chiesa, in questo senso fondamentale, era cattolica il giorno di Pentecoste (cf AG 4) e lo sarà sempre fino al giorno della Parusia [830].

 

Perché la sua missione è universale.

Essa è cattolica perché è inviata in missione da Cristo alla totalità del genere umano (cf Mt 28,19) [831].

 

La Chiesa è APOSTOLICA:

 

Edificata « sul fondamento degli Apostoli ».

La Chiesa è apostolica, perché è fondata sugli Apostoli, e ciò in un triplice senso:

-  essa è stata e rimane costruita sul « fondamento degli Apostoli » (Ef 2,20; At 21,14)), testimoni scelti e mandati in missione da Cristo stesso (cf Mt 28,16‑20; At 1,8; 1 Cor 9,1; 15,7‑8; Gal 1,1; ecc.) [857].

 

Custodisce e trasmette la loro stessa dottrina.

Custodisce e trasmette, con l'aiuto dello Spirito che abita in essa, l'insegnamento (cf At 2,42), il buon deposito, le sane parole udite dagli Apostoli (cf 2 Tm 1,13‑14) [857].

 

La reggono gli Apostoli per mezzo dei loro successori.

Continua ad essere istruita, santificata e guidata dagli Apostoli grazie ai loro successori nella missione pastorale: il collegio dei vescovi, « coadiuvato dai sacerdoti ed unito al successore di Pietro e Supremo Pastore della Chiesa » (AG 5) [857].

 

Tutta la Chiesa è apostolica.

 

Tutta la Chiesa è apostolica in quanto rimane in comunione di fede e di vita con la sua origine attraverso i successori di san Pietro e degli Apostoli. Tutta la Chiesa è apostolica, in quanto è « inviata » in tutto il mondo; tutti i membri della Chiesa, sia pure in modi diversi, partecipano a questa missione. « La vocazione cristiana infatti è per sua natura anche vocazione all'apostolato ». Si chiama « apostolato » « tutta l'attività del Corpo mistico » ordinata alla « diffusione del regno di Cristo su tutta la terra » (AA 2) [863].

 

« NUOVA CREAZIONE » (inizio)

Û  Grazia del Battesimo.

 

NUOVA EVA (inizio)

Û  Maria.

 

NUOVO ADAMO (inizio)

Û  Gesù Cristo.

 

« NUOVI CIELI E NUOVA TERRA » (inizio)

Trasformazione definitiva dell'umanità e del mondo, essendo « Cristo Capo di tutto ».

 

Questo misterioso rinnovamento, che trasformerà l'umanità e il mondo, dalla Sacra Scrittura è definito con l'espressione: « i nuovi cieli e una terra nuova » (2 Pt 3,13; cf Ap 21,1)). Sarà la realizzazione definitiva del disegno di Dio di « ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra » (Ef 1,10) [1043].

 

Per l'umanità: l'eliminazione delle conseguenze del peccato e la felicità nella « visione beatifica ».

 

Essa non sarà più ferita dal peccato, dalle impurità, dall'amor proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena degli uomini. La visione beatifica, nella quale Dio si manifesterà in modo inesauribile agli eletti, sarà sorgente perenne di gaudio, di pace e di reciproca comunione [1045].

 

Per il cosmo: la restaurazione nel suo originario stato di servizio ai giusti.

 

Quanto al cosmo, la Rivelazione afferma la profonda comunione di destino fra il mondo materiale e l'uomo:

« La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio... e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione... Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo » (Rm 8,19‑23).

 

Anche l'universo visibile, dunque, è destinato ad essere trasformato, « affinché il mondo stesso, restaurato nel suo stato primitivo, sia, senza più alcun ostacolo, al servizio dei giusti », partecipando alla loro glorificazione in Gesù Cristo risorto (S. Ireneo, Haer., 5,32,1) [1046‑1047].

 

NUOVO TESTAMENTO (inizio)

La Rivelazione definitiva di Dio e il suo contenuto.

 

Questi scritti ci consegnano la verità definitiva della Rivelazione divina. Il loro oggetto centrale è Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, le sue opere, i suoi insegnamenti, la sua passione e la sua glorificazione, come pure gli inizi della sua Chiesa sotto l'azione dello Spirito Santo (cf DV 20) [124].

 

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Benvenuto

Benedizione a Frate Leone

Il Signore ti benedica e ti custodisca.

Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.

Volga a te il suo sguardo e ti dia pace.

Il Signore ti dia la sua grande benedizione.