LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

 

DIZIONARIO TEOLOGICO

DEL CATECHISMO

DELLA CHIESA CATTOLICA

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C

 

 

·               Calunnie

·               Cammino di preghiera

·               Canone delle Scritture

·               Canonizzazioni

·               Carattere sacramentale

·               Carismi

·               Carità (Virtù teologale)

·               Carità sociale

·               Carità verso i poveri

·               Castità

·               Catechesi

·               Catechismo della Chiesa cattolica

·               Catecumenato

·               Cattolicità della Chiesa

·               Celebrazione del mistero cristiano

·               Celebrazioni liturgiche

·               Cena pasquale

·               Chiamata di Dio

·               Chiesa

·               Chiesa domestica

·               Chiese particolari

·               Cielo

·               Cielo (dimora e maestà di Dio)

·               Cielo e terra

·               Circoncisione

·               Circostanze, come fonte di moralità

·               Collegio apostolico

·               Collegio episcopale

·               Comandamenti della Legge di Dio (i Dieci Comandamenti)

·               Comunione dei santi

·               Comunione eucaristica

·               Comunità cristiane non cattoliche

·               Comunità politica

·               Concezione verginale

·               Concupiscenza

·               Condanna a morte di Gesù

·               Confermazione (Sacramento della)

·               Confessione dei peccati

·               Conoscenza di Dio

·               Consacrazione e missione

·               Consacrazione eucaristica

·               Consacrazioni

·               Consenso matrimoniale

·               Consigli evangelici

·               Continenza periodica

·               Contrizione perfetta

·               Conversione a Cristo

·               Conversione eucaristica

·               Cooperazione al peccato

·               Corpo di Cristo

·               Corpo mistico

·               Corpo umano

·               Coscienza morale

·               Creazione

·               Creazione dell'uomo

·               Credenze e comportamenti religiosi

·               Credo

·               Credo, Crediamo

·               Credo in Dio

·               Credo in un solo Dio

·               Cristo Gesù

·               Croce di Cristo

·               Culto a Dio

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CALUNNIE (inizio)

Gravi affermazioni contro la verità che recano danno alla reputazione del prossimo e vengono meno ai doveri di giustizia e di carità.

 

Il rispetto della reputazione delle persone rende illecito ogni atteggiamento ed ogni parola che possano causare un ingiusto danno. Si rende colpevole (...) di calunnia colui che, con affermazioni contrarie alla verità, nuoce alla reputazione degli altri e dà occasione a erronei giudizi sul loro conto [2477].

Û Maldicenza.

 

CAMMINO DI PREGHIERA (inizio)

Preghiera al Padre, Preghiera a Gesù, Preghiera allo Spirito Santo, Preghiera in unione con Maria.

 

CANONE DELLE SCRITTURE (inizio)

Elenco dei libri santi, conosciuto nella Chiesa per mezzo della Tradizione Apostolica: 46 per l'Antico Testamento (unendo Geremia e Lamentazioni) e 27 per il Nuovo Testamento [120].

 

CANONIZZAZIONI (inizio)

La Chiesa propone solennemente come modelli e intercessori alcuni fedeli che hanno praticato in grado eroico le virtù cristiane.

 

Canonizzando alcuni fedeli, ossia proclamando solennemente che tali fedeli hanno praticato in modo eroico le virtù e sono vissuti nella fedeltà alla grazia di Dio, la Chiesa riconosce la potenza dello Spirito di santità che è in lei, e sostiene la speranza dei fedeli offrendo loro i santi quali modelli e intercessori (cf LG 40; 48‑51). « I santi e le sante sono sempre stati sorgente e origine di rinnovamento nei momenti più difficili della storia della Chiesa » (CL 16,3). Infatti, « la santità è la sorgente segreta e la misura infallibile della sua attività apostolica e del suo slancio missionario » (CL 17,3) [828].

Û Santi, Santità della Chiesa, Comunione dei Santi.

 

CARATTERE SACRAMENTALE (inizio)

« Sigillo » indelebile che configura al sacerdozio di Cristo e alla sua Chiesa, come speciale vocazione e grazia per il culto divino, secondo funzioni diverse, impresso a coloro che hanno ricevuto i seguenti sacramenti:

Û Battesimo, Confermazione e Ordine.

 

I tre sacramenti del Battesimo, della Confermazione e dell'Ordine conferiscono, oltre la grazia, un carattere sacramentale o « sigillo » in forza del quale il cristiano partecipa al sacerdozio di Cristo e fa parte della Chiesa secondo stati e funzioni diverse. Questa configurazione a Cristo e alla Chiesa, realizzata dallo Spirito, è indelebile (Conc. di Trento, DS 1609; FCC 9.015); essa rimane per sempre nel cristiano come disposizione positiva alla grazia, come promessa e garanzia della protezione divina e come vocazione al culto divino e al servizio della Chiesa. Tali sacramenti non possono dunque mai essere ripetuti [1121].

 

Effetti del « carattere » nei sacramenti del Battesimo e della Confermazione.

 

Il « carattere » perfeziona il sacerdozio comune dei fedeli, ricevuto nel Battesimo, e « il cresimato riceve il potere di professare pubblicamente la fede cristiana, quasi per un incarico ufficiale (quasi ex officio) » (San Tommaso d'Aquino, S. Th., III, q. 72, a. 5 ad 2) [1305].

Û Battesimo, Confermazione e Ordine sacro.

 

CARISMI (inizio)

Grazie speciali dello Spirito Santo ordinate all'edificazione della Chiesa e anche al bene degli uomini e del mondo.

 

Straordinari o semplici e umili, i carismi sono grazie dello Spirito Santo che, direttamente o indirettamente, hanno un'utilità ecclesiale, ordinati come sono all'edificazione della Chiesa, al bene degli uomini e alle necessità del mondo [799].

 

La misura dei carismi viene data dalla carità.

 

...i carismi sono una meravigliosa ricchezza di grazia per la vitalità apostolica e per la santità di tutto il Corpo di Cristo, purché si tratti di doni che provengono veramente dallo Spirito Santo e siano esercitati in modo pienamente conforme agli autentici impulsi dello stesso Spirito, cioè secondo la carità, vera misura dei carismi (cf 1 Cor 13) [800].

Grazia.

Devono essere giudicati, circa la loro autenticità, dai Pastori della Chiesa, che costituiscono il primo dei « carismi ».

 

E in questo senso che si dimostra sempre necessario il discernimento dei carismi. Nessun carisma dispensa dal riferirsi e sottomettersi ai Pastori della Chiesa, « ai quali spetta specialmente, non di estinguere lo Spirito, ma di esaminare tutto e ritenere ciò che è buono », affinché tutti i carismi, nella loro diversità e complementarità, cooperino all'« utilità comune » (cf 1 Cor 12,7) (cf LG 30; CL 24) [801].

Sia i carismi ordinari che quelli straordinari sono ordinati alla grazia santificante e al bene comune della Chiesa.

 

...le grazie speciali chiamate anche « carismi » con il termine greco usato da san Paolo, che significa favore, dono gratuito, beneficio. Qualunque sia la loro natura a volte straordinaria, come il dono dei miracoli o delle lingue, i carismi sono ordinati alla grazia santificante e hanno come fine il bene comune della Chiesa. Sono al servizio della carità che edifica la Chiesa (cf 1 Cor 12) [2003].

 

CARITÀ SOCIALE (inizio)

Û Solidarietà umana.

 

CARITÀ VERSO I POVERI (inizio)

Dio ci chiede e benedice l'amore verso i poveri. Cristo ne fa il segno della sua presenza e ci giudicherà per questo amore o disamore ai poveri.

 

Dio benedice coloro che soccorrono i poveri e disapprova coloro che se ne disinteressano: « DÀ a chi ti domanda e a chi desidera da te un prestito non volgere le spalle » (Mt 5,42). « Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date » (Mt 10,8). Gesù Cristo riconoscerà i suoi eletti proprio da quanto avranno fatto per i poveri (cf Mt 25,31‑36). Allorché « ai poveri è predicata la buona novella » (Mt 11,5; Lc 4,18)), è segno che Cristo è presente [2443].

Û Opere di misericordia.

 

CARITÀ (virtù teologale) (inizio)

Per mezzo di essa, amiamo Dio per se stesso, sopra ogni cosa, e, per amor suo, amiamo il nostro prossimo come noi stessi.

 

La carità è la virtù teologale per la quale amiamo Dio sopra ogni cosa per se stesso, e il nostro prossimo come noi stessi per amore di Dio [1822].

Questa virtù fu istituita da Gesù come Comandamento nuovo e supremo per i cristiani, segno dell'amore con il quale il Padre lo ha amato e con il quale ci ha amato.

 

Gesù fa della carità il comandamento nuovo. Amando i suoi « sino alla fine » (Gv 13,1), egli manifesta l'amore che riceve dal Padre. Amandosi gli uni gli altri, i discepoli imitano l'amore di Gesù, che essi ricevono a loro volta. Per questo Gesù dice: « Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore » (Gv 15,9). E ancora: « Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati » (Gv 15,12) [1823].

 

Gesù ci chiede l'amore secondo il suo metro di misura, perfino ai nemici e al « prossimo » più lontano, ai bambini e ai poveri.

 

Cristo è morto per amore verso di noi, quando eravamo ancora « nemici » (Rm 5,10). Il Signore ci chiede di amare come lui, perfino i nostri nemici (cf Mt 5,44), di farci il prossimo del più lontano, di amare i bambini e i poveri come lui stesso (cf Mt 25,40.45) [1825].

La carità è la prima delle virtù, superiore alle altre e loro forma, che vengono da essa articolate e ordinate come sorgente e termine.

 

« Se non avessi la carità, dice ancora l'Apostolo, non sono nulla... ». E tutto ciò che è privilegio, servizio, perfino virtù... senza la carità, « niente mi giova » (1 Cor 13,1‑4). La carità è superiore a tutte le virtù. E la prima delle virtù teologali: « Queste le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità » (1 Cor 13,13) [1826].

Questa è il « vincolo di perfezione » (Col 3,14); è la forma delle virtù; le articola e le ordina tra loro; è sorgente e termine della loro pratica cristiana. La carità garantisce e purifica la nostra capacità umana di amare. La eleva alla perfezione soprannaturale dell'amore divino [1827].

La carità anima tutta la vita morale del cristiano, rendendolo spiritualmente libero.

 

La pratica della vita morale animata dalla carità dà al cristiano la libertà spirituale dei figli di Dio. Egli non sta davanti a Dio come uno schiavo, nel timore servile, né come il mercenario in cerca del salario, ma come un figlio che corrisponde all'amore di colui che « ci ha amati per primo » (1 Gv 4,19) [1828].

E conseguenza della fede nell'amore di Dio che richiede da noi l'amore.

 

La fede nell'amore di Dio abbraccia l'appello e l'obbligo di rispondere alla carità divina con un amore sincero. Il primo comandamento ci ordina di amare Dio al di sopra di tutto, e tutte le creature per lui e a causa di lui (cf Dt 6,4‑5) [2093].

La pratica della vita morale animata dalla carità dà al cristiano la libertà spirituale dei figli di Dio [1828].

Frutti della carità nel cristiano: gioia, pace, misericordia, generosità e amicizia.

 

La carità ha come frutti la gioia, la pace e la misericordia; esige la generosità e la correzione fraterna; è benevolenza; suscita la reciprocità, si dimostra sempre disinteressata e benefica; è amicizia e comunione [1829].

Û Fede e Speranza.

 

CASTITÀ (inizio)

Comporta l'integrazione della sessualità nella persona mediante il dominio delle passioni in relazione all'altro e la donazione totale. Il possesso di questa virtù, in quanto pertinente alla virtù cardinale della temperanza, comporta un'ascesi permanente, la pratica delle virtù morali e la fedeltà alla preghiera.

 

La castità esprime la positiva integrazione della sessualità nella persona e conseguentemente l'unità interiore dell'uomo nel suo essere corporeo e spirituale. La sessualità, nella quale si manifesta l'appartenenza dell'uomo al mondo materiale e biologico, diventa personale e veramente umana allorché è integrata nella relazione da persona a persona, nel dono reciproco, totale e illimitato nel tempo, dell'uomo e della donna.

La virtù della castità, quindi, comporta l'integrità della persona e l'integralità del dono [2337].

La castità richiede l'acquisizione del dominio di sé, che è pedagogia per la libertà umana (...) [2339].

Colui che vuole restar fedele alle promesse del suo Battesimo e resistere alle tentazioni, avrà cura di valersi dei mezzi corrispondenti: la conoscenza di sé, la pratica di un'ascesi adatta alle situazioni in cui viene a trovarsi, l'obbedienza ai divini comandamenti, l'esercizio delle virtù morali e la fedeltà alla preghiera... [2340].

La virtù della castità è strettamente dipendente dalla virtù cardinale della temperanza, che mira a far condurre dalla ragione le passioni e gli appetiti della sensibilità umana [2341].

 

I differenti regimi della castità e i loro obblighi: persone consacrate alla verginità o al celibato.

 

Ogni battezzato è chiamato alla castità. Il cristiano si è « rivestito di Cristo » (Gal 3,27), modello di ogni castità. Tutti i credenti in Cristo sono chiamati a condurre una vita casta secondo il loro particolare stato di vita. Al momento del Battesimo il cristiano si è impegnato a vivere la sua affettività nella castità [2348].

« La castità deve distinguere le persone nei loro differenti stati di vita: le une nella verginità o nel celibato consacrato, un modo eminente di dedicarsi più facilmente a Dio solo, con cuore indiviso; le altre, nella maniera quale è determinata per tutti dalla legge morale e secondo che siano sposate o celibi ». Le persone sposate sono chiamate a vivere la castità coniugale; le altre praticano la castità nella continenza [2349].

I fidanzati sono chiamati a vivere la castità nella continenza. Messi così alla prova, scopriranno il reciproco rispetto, si alleneranno alla fedeltà e alla speranza di riceversi l'un l'altro da Dio. Riserveranno al tempo del matrimonio le manifestazioni di tenerezza proprie dell'amore coniugale. Si aiuteranno vicendevolmente a crescere nella castità [2350].

Û Ognuno dei peccati contro la castità: Lussuria, Masturbazione, Fornicazione, Prostituzione, Pornografia, Omossessualità.

 

CATECHESI (inizio)

Definizione: l'opera missionaria della Chiesa perché gli uomini credano in Cristo e « abbiano la vita nel suo Nome ».

 

Molto presto si diede il nome di catechesi all'insieme delle iniziative intraprese nella Chiesa per fare discepoli, per aiutare gli uomini a credere che Gesù è il Figlio di Dio, affinché, mediante la fede, essi abbiano la vita nel suo Nome, per educarli ed istruirli in questa vita e così costruire il Corpo di Cristo [4].

 

E' anche educazione nella fede.

 

...è un'educazione della fede dei fanciulli, dei giovani e degli adulti, la quale comprende in special modo un insegnamento della dottrina cristiana, generalmente dato in modo organico e sistematico, al fine di iniziarli alla pienezza della vita cristiana [5].

 

E' integrata nella missione pastorale della Chiesa.

 

...annuncio del Vangelo, o predicazione missionaria allo scopo di suscitare la fede; ricerca delle ragioni per credere; esperienza di vita cristiana; celebrazione dei sacramenti; integrazione nella comunità ecclesiale; testimonianza apostolica e missionaria [6].

La catechesi deve condurre a meditare la Parola di Dio nella preghiera, a viverla nella Liturgia e in una sana pietà popolare.

 

La catechesi dei fanciulli, dei giovani e degli adulti mira a che la Parola di Dio sia meditata nella preghiera personale, sia attualizzata nella preghiera liturgica ed interiorizzata in ogni tempo perché dia il suo frutto in una vita nuova. La catechesi rappresenta anche il momento in cui la pietà popolare può essere vagliata ed educata (cf CT 54). La memorizzazione delle preghiere fondamentali offre un supporto indispensabile alla vita della preghiera, però è di somma importanza che se ne faccia gustare il senso [2688].

Û Preghiera, Religiosità popolare.

CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA (inizio)

Il suo fine: raccogliere i contenuti fondamentali della nostra dottrina in materia di fede e di morale, alla luce della Scrittura e della Tradizione, espressa nel nostro tempo dal Concilio Vaticano II.

 

Questo catechismo ha lo scopo di presentare una esposizione organica e sintetica dei contenuti essenziali e fondamentali della dottrina cattolica sia sulla fede che sulla morale, alla luce del Conc. Vaticano II e dell'insieme della Tradizione della Chiesa [11].

Destinatario principale: i vescovi.

 

Questo catechismo è destinato principalmente ai responsabili della catechesi: in primo luogo ai vescovi, quali maestri della fede e pastori della Chiesa. Viene loro offerto come strumento nell'adempimento del loro compito di insegnare al Popolo di Dio [12].

 

Altri destinatari per tramite dei vescovi.

 

Attraverso i vescovi, si rivolge ai redattori dei catechismi, ai presbiteri e ai catechisti. Sarà di utile lettura anche per tutti gli altri fedeli cristiani [12].

 

CATECUMENATO (inizio)

Preparazione degli adulti a ricevere il Battesimo e iniziazione alla vita cristiana.

 

Il catecumenato, o formazione dei catecumeni, ha lo scopo di permettere a questi ultimi, in risposta all'iniziativa divina e in unione con una comunità ecclesiale, di condurre a maturità la loro conversione e la loro fede. Si tratta di « una formazione alla vita cristiana... » mediante la quale « i discepoli vengono in contatto con Cristo, loro Maestro [1248].

Anche senza aver ricevuto il Battesimo, sono uniti alla Chiesa.

 

I catecumeni « sono già uniti alla Chiesa, appartengono già alla famiglia del Cristo, e spesso vivono già una vita di fede, di speranza e di carità » (AG 14). « La madre Chiesa, come già suoi, li ricopre del suo amore e delle sue cure » (LG 14; cf CIC can. 206; 788,3) [1249].

 

CATTOLICITA' DELLA CHIESA (inizio)

Û Note della Chiesa: Cattolica.

 

CELEBRAZIONE DEL MISTERO CRISTIANO (inizio)

La Chiesa annuncia e celebra il Mistero di Cristo nella sua Liturgia perché sia vissuto e testimoniato nel mondo dai cristiani.

 

Questo Mistero di Cristo la Chiesa annunzia e celebra nella sua Liturgia, affinché i fedeli ne vivano e ne rendano testimonianza nel mondo:

« La Liturgia, infatti, mediante la quale, massimamente nel divino sacrificio dell'Eucaristia, «si attua l'opera della nostra Redenzione», contribuisce in sommo grado a che i fedeli esprimano nella loro vita e manifestino agli altri il Mistero di Cristo e la genuina natura della vera Chiesa » (SC 2) [1068].

Il « mistero della volontà » del Padre è consistito nel donare al mondo il suo unico Figlio e lo Spirito Santo, per salvarlo e glorificare il suo Nome. Tale è il Mistero di Cristo.

 

...il Padre compie il « Mistero della sua volontà » donando il suo Figlio diletto e il suo Santo Spirito per la salvezza del mondo e per la gloria del suo Nome. Questo è il Mistero di Cristo (cf Ef 3,4), rivelato e realizzato nella storia secondo un piano, una « disposizione » sapientemente ordinata che san Paolo chiama « adempimento [oiconomia] del mistero » (Ed 3,9) e che la tradizione patristica chiamerà « l'Economia del Verbo incarnato » o « l'Economia della salvezza » [1066].

Û Liturgia.

 

CELEBRAZIONI LITURGICHE (inizio)

L'intera assemblea celebra, ministro o fedele che sia, anche se ognuno secondo la propria funzione.

 

...nella celebrazione dei sacramenti, tutta l'assemblea è « liturga », ciascuno secondo la propria funzione, ma nell'« unità dello Spirito » che agisce in tutti. « Nelle celebrazioni liturgiche ciascuno, ministro o fedele, svolgendo il proprio ufficio, compia solo e tutto ciò che, secondo la natura del rito e le norme liturgiche, è di sua competenza » (SC 28) [1144].

 

CENA PASQUALE (inizio)

« Memoriale » dell'offerta volontaria al Padre per noi.

 

La libera offerta che Gesù fa di se stesso ha la sua più alta espressione nella Cena consumata con i Dodici Apostoli (cf Mt 26,10) nella « notte in cui veniva tradito » (1 Cor 11,23). La vigilia della sua passione, Gesù, quand'era ancora libero, ha fatto di quest'ultima Cena con i suoi Apostoli il memoriale della volontaria offerta di sé al Padre (cf 1 Cor 5,7) per la salvezza degli uomini: « Questo è il mio Corpo che è dato per voi » (Lc 22,19). « Questo è il mio Sangue dell'Alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati » (Mt 26,28) [610].

 

Gesù ordina ai suoi apostoli - costituiti sacerdoti della Nuova Alleanza - di perpetuare il « memoriale » del suo sacrificio.

 

L'Eucaristia che egli istituisce in questo momento sarà il « memoriale » (1 Cor 11,25) del suo sacrificio. Gesù nella sua offerta include gli Apostoli e chiede loro di perpetuarla (cf Lc 22,19). Con ciò, Gesù istituisce i suoi Apostoli sacerdoti della Nuova Alleanza [611].

In essa Gesù diede compimento definitivo alla pasqua ebraica, anticipando la « Nuova Pasqua » del suo « passaggio al Padre » mediante la sua morte e risurrezione.

 

Celebrando l'ultima Cena con i suoi Apostoli durante un banchetto pasquale, Gesù ha dato alla pasqua ebraica il suo significato definitivo. Infatti, la nuova Pasqua, il passaggio di Gesù al Padre attraverso la sua Morte e la sua Risurrezione, è anticipata nella Cena e celebrata nell'Eucaristia, che porta a compimento la pasqua ebraica e anticipa la pasqua finale della Chiesa nella gloria del Regno [1340].

Û Eucaristia e Mistero Pasquale.

 

CHIAMATA DI DIO (inizio)

Perché si verifichi l'incontro con Dio, è necessaria sempre la sua chiamata, alla quale l'uomo deve rispondere nella preghiera.

 

Dio, per primo, chiama l'uomo. Sia che l'uomo dimentichi il suo Creatore oppure si nasconda lontano dal suo Volto, sia che corra dietro ai propri idoli o accusi la divinità di averlo abbandonato, il Dio vivo e vero chiama incessantemente ogni persona al misterioso incontro della preghiera. Questo passo d'amore del Dio fedele viene sempre per primo nella preghiera; il passo dell'uomo è sempre una risposta... [2567].

Û Fede, Grazia di Dio, Preghiera.

 

CHIESA (inizio)

Edificata da Gesù sopra la roccia di Pietro, custodirà e confermerà la fede dei suoi membri.

 

Cristo, « Pietra viva » (1 Pt 2,4), assicura alla sua Chiesa fondata su Pietro la vittoria sulle potenze di morte. Pietro, a causa della fede da lui confessata, resterà la roccia incrollabile della Chiesa. Avrà la missione di custodire la fede nella sua integrità e di confermare i suoi fratelli (cf Lc 22,32) [552].

La Chiesa è « il Popolo di Dio »: l'elezione di Israele come suo Popolo preparava la nuova alleanza nel sangue di suo Figlio.

 

« Si scelse quindi per sé il popolo israelita, stabilì con lui un'alleanza e lo formò progressivamente... Tutto questo però avvenne in preparazione e in figura di quella Nuova e perfetta Alleanza che doveva concludersi in Cristo... cioè la Nuova Alleanza nel suo sangue, chiamando gente dai Giudei e dalle nazioni, perché si fondesse in unità non secondo la carne, ma nello Spirito » (LG 9) [781].

 

La Chiesa, Corpo di Cristo, « germe e inizio in terra del suo Regno ».

 

Come Signore, Cristo è anche il Capo della Chiesa che è il suo Corpo (cf Ef 1,22). Elevato al cielo e glorificato, avendo così compiuto pienamente la sua missione, egli permane sulla terra, nella sua Chiesa. La Redenzione è la sorgente dell'autorità che Cristo, in virtù dello Spirito Santo, esercita sulla Chiesa (cf Ef 4,11‑13), la quale è « il Regno di Cristo già presente in mistero ». La Chiesa « di questo Regno costituisce in terra il germe e l'inizio » (LG 3; 5) [669].

 

Essa è anche la sposa immacolata di Cristo.

 

Il Signore stesso si è definito come lo « Sposo » (Mc 2,19; cf Mt 22,1‑14; 25,1‑13). L'Apostolo presenta la Chiesa e ogni fedele, membro del suo Corpo, come una Sposa « fidanzata » a Cristo Signore, per formare con lui un solo Spirito (cf 1 Cor 6,15‑17; 2 Cor 11,2). Essa è la Sposa senza macchia dell'Agnello immacolato... [796].

La Chiesa, tempio dello Spirito Santo.

 

Lo Spirito Santo è « il principio di ogni azione vitale e veramente salvifica in ciascuna delle diverse membra del Corpo » (Pio XII, Mystici Corporis, DS 3808; FCC 7.363). Egli opera in molti modi l'edificazione dell'intero Corpo nella carità (cf Ef 4,16): mediante la Parola di Dio « che ha il potere di edificare » (At 20,32); mediante il Battesimo con il quale forma il Corpo di Cristo (1 Cor 12,13); mediante i sacramenti che fanno crescere e guariscono le membra di Cristo; mediante « la grazia degli Apostoli » che, fra i vari doni, « viene al primo posto » (LG 7); mediante le virtù che fanno agire secondo il bene, e infine mediante le molteplici grazie speciali (chiamate « carismi »), con le quali rende i fedeli « adatti e pronti ad assumersi varie opere o uffici, utili al rinnovamento della Chiesa e allo sviluppo della sua costruzione » (LG 12; cf AA 3) [798].

 

La Chiesa, Regno di Dio inaugurato da Gesù Cristo nella pienezza dei tempi come conseguenza della sua missione.

 

E compito del Figlio realizzare, nella pienezza dei tempi, il piano di salvezza del Padre; è questo il motivo della sua « missione » (LG 3; AG 3). « Il Signore Gesù diede inizio alla sua Chiesa predicando la Buona Novella, cioè la venuta del Regno di Dio da secoli promesso nelle Scritture » (LG 5). Per compiere la volontà del Padre, Cristo inaugurò il Regno dei cieli sulla terra. La Chiesa è « il Regno di Cristo già presente in mistero » (LG 3) [763].

Essa è « come un sacramento » o strumento di Cristo per la salvezza di tutta l'umanità.

 

« La Chiesa è in Cristo come sacramento, cioè segno e strumento dell'intima unione con Dio e dell'unità di tutto il genere umano » (LG 1). Essere il sacramento dell'intima unione degli uomini con Dio: ecco il primo fine della Chiesa. Poiché la comunione tra gli uomini si radica nell'unione con Dio, la Chiesa è anche il sacramento dell'unità del genere umano. In essa, tale unità è già iniziata poiché essa raduna uomini « di ogni nazione, razza, popolo e lingua » (Ap 7,9); nello stesso tempo, la Chiesa è « segno e strumento » della piena realizzazione di questa unità che deve ancora compiersi [775].

Ha per Capo Cristo, nel cuore dei suoi figli abita lo Spirito Santo, ha come Legge l'amore, ha come fine di essere il « sale della terra » ed è in cammino verso il Regno.

 

Questo Popolo ha per Capo [Testa] Gesù Cristo [Unto, Messia] (...).

 

« Questo Popolo ha per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, nel cuore dei quali dimora lo Spirito Santo come nel suo tempio ».

Ha per legge il nuovo precetto di amare come lo stesso Cristo ci ha amati » (cf Gv 13,34). E la legge « nuova » dello Spirito Santo (Rm 8,2; Gal 5,25).

- Ha per missione di essere il sale della terra e la luce del mondo (cf Mt 5,13‑16). « Costituisce per tutta l'umanità un germe validissimo di unità, di speranza e di salvezza ».

- « E, da ultimo, ha per fine il Regno di Dio, incominciato in terra dallo stesso Dio, e che deve essere ulteriormente dilatato, finché alla fine dei secoli sia da lui portato a compimento » (LG 9) [782].

Questo « suo Popolo » - stirpe eletta, nazione santa - nasce dalla fede in Cristo e dal Battesimo.

 

...Egli si è acquistato un popolo da coloro che un tempo erano non‑popolo: « la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa » (1 Pt 2,9).

- Si diviene membri di questo Popolo non per la nascita fisica, ma per la « nascita dall'alto », « dall'acqua e dallo Spirito » (Gv 3,3‑5), cioè mediante la fede in Cristo e il Battesimo [782].

Per suo tramite riceviamo la fede.

 

Dalla Chiesa riceviamo la fede e la vita nuova in Cristo mediante il Battesimo [168].

« In realtà, la Chiesa, sebbene diffusa in tutto il mondo fino alle estremità della terra, avendo ricevuto dagli Apostoli e dai loro discepoli la fede..., conserva questa predicazione e questa fede con cura e, come se abitasse un'unica casa, vi crede in uno stesso identico modo, come se avesse una sola anima ed un cuore solo, e predica le verità della fede, le insegna e le trasmette con voce unanime, come se avesse una sola bocca » (Haer., 1, 10,1‑2) [173].

« Questa fede che abbiamo ricevuto dalla Chiesa, la conserviamo con cura, perché, sotto l'azione dello Spirito di Dio, essa, come un deposito di grande valore, chiuso in un vaso prezioso, continuamente ringiovanisce e fa ringiovanire anche il vaso che la contiene » (ibid. 3,24,1) [175].

Essa è nostra Madre e Maestra.

 

La salvezza viene solo da Dio; ma, poiché riceviamo la vita della fede attraverso la Chiesa, questa è nostra Madre: « Noi crediamo la Chiesa come Madre della nostra nuova nascita, e non nella Chiesa come se essa fosse l'autrice della nostra salvezza » (Fausto di Riez, Spir., 1,2). Essendo nostra Madre, la Chiesa è anche l'educatrice della nostra fede [169].

La Chiesa, che è « colonna e sostegno della verità » (1 Tm 3,15), conserva fedelmente « la fede, che fu trasmessa ai credenti una volta per tutte » (Gd 3). E la Chiesa che custodisce la memoria delle Parole di Cristo e trasmette di generazione in generazione la confessione di fede degli Apostoli. Come una madre che insegna ai suoi figli a parlare, e con ciò stesso a comprendere e a comunicare, la Chiesa, nostra Madre, ci insegna il linguaggio della fede per introdurci nell'intelligenza della fede e nella vita [171].

Seguirà il suo Signore nella Passione, e non attraverso un trionfo storico, ma con la vittoria sul male da parte di Dio, alla fine dei tempi.

 

La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest'ultima Pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e Risurrezione (Ap 19,1‑9). Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa (cf Ap 13,8) secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male (cf Ap 20,7‑10) che farà discendere dal cielo la sua Sposa (cf Ap 21,2‑4) [677].

La Chiesa confessa universalmente, in ogni tempo e in ogni cultura, la sua fede nell'unico Signore.

 

Da secoli, attraverso molte lingue, culture, popoli e nazioni, la Chiesa non cessa di confessare la sua unica fede, ricevuta da un solo Signore, trasmessa mediante un solo Battesimo, radicata nella convinzione che tutti gli uomini non hanno che un solo Dio e Padre (cf Ef 4,4‑6) [172].

Essa ci trasmette l'unica fede (in un solo Dio: Padre, Figlio e Spirito santo) e in quanto opera di Dio confessiamo che essa è una, santa, cattolica e apostolica.

 

Credere che la Chiesa è « Santa » e « Cattolica » e che è « Una » e « Apostolica » (come aggiunge il Simbolo di Nicea‑Costantinopoli) è inseparabile dalla fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. Nel Simbolo degli Apostoli professiamo di credere la santa Chiesa (« Credo... Ecclesiam »), e non nella Chiesa, per non confondere Dio e le sue opere e per attribuire chiaramente alla bontà di Dio tutti i doni che egli ha riversato nella sua Chiesa (cf Catec R, 1,10,22) [750].

Note della Chiesa.

 

La Chiesa è « il Popolo di Dio ». Popolo sacerdotale, profetico e regale.

Popolo di Dio.

La Chiesa è il Corpo di Cristo e ha Cristo come Capo.

Corpo di Cristo.

Ciò che indica la parola « Chiesa »: l'assemblea liturgica, la comunità locale e la comunità dell'universalità dei credenti.

 

Nel linguaggio cristiano, il termine « Chiesa » designa l'assemblea liturgica (cf 1 Cor 11,18; 14,19,28. 34. 35), ma anche la comunità locale (cf 1 Cor 1,2; 16,1) o tutta la comunità universale dei credenti (cf 1 Cor 15,9; Gal 1,13; Fl 3,6). Di fatto questi tre significati sono inseparabili. La « Chiesa » è il popolo che Dio raduna nel mondo intero. Essa esiste nelle comunità locali e si realizza come assemblea liturgica, soprattutto eucaristica. Essa vive della Parola e del Corpo di Cristo, divenendo così essa stessa Corpo di Cristo [752].

 

CHIESA DOMESTICA (inizio)

Il Concilio Vaticano II, seguendo un'antica tradizione, chiama così la famiglia cristiana, chiedendo ai genitori che siano i primi annunciatori della fede, col loro esempio e la loro parola, come pure di assecondare la vocazione propria di ognuno e, « con speciale cura », la vocazione alla consacrazione per il Regno.

 

...il Concilio Vaticano II, usando un'antica espressione, chiama la famiglia Chiesa domestica (LG 11; cf FC 21). E in seno alla famiglia che « i genitori devono essere per i loro figli, con la parola e con l'esempio, i primi annunciatori della fede, e secondare la vocazione propria di ognuno, e quella sacra in modo speciale » (LG 11) [1656].

Û Famiglia cristiana.

 

CHIESE PARTICOLARI (inizio)

Che cosa si intende per « Chiese particolari » o diocesi.

 

Per Chiesa particolare, che è in primo luogo la diocesi (o l'eparchia), si intende una comunità di fedeli cristiani in comunione nella fede e nei sacramenti con il loro vescovo ordinato nella successione apostolica (cf CD 11; CIC, can. 368‑369) [833].

Ogni Chiesa particolare è affidata ad un Vescovo, il quale collegialmente con tutti i suoi fratelli nell'episcopato porta sollecitudine per tutte le Chiese.

 

Ogni vescovo ha, quale vicario di Cristo, l'ufficio pastorale della Chiesa particolare che gli è stata affidata, ma nello stesso tempo porta collegialmente con tutti i fratelli nell'episcopato la sollecitudine per tutte le Chiese: « Se ogni vescovo è propriamente pastore soltanto della porzione del gregge affidata alle sue cure, la sua qualità di legittimo successore degli Apostoli, per istituzione divina, lo rende solidarmente responsabile della missione apostolica della Chiesa » (Pio XII, Enc. Fidei Donum, 11; cf LG 23; CD 4,36‑37; AG 5.6.38) [1560].

 

Formate ad immagine della Chiesa universale.

 

Queste Chiese particolari sono « formate a immagine della Chiesa universale »; in esse e a partire da esse « esiste la sola e unica Chiesa cattolica » (LG 23) [833].

Û Vescovi.

 

CIELO (inizio)

Vita perfetta con Dio, comunione di vita e amore con la Santissima Trinità, la Vergine Maria, gli Angeli e i santi: stato definitivo di felicità.

 

Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata « il cielo ». Il cielo è il fine ultimo dell'uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva [1024].

Gesù Cristo ci ha « aperto » il cielo con la sua morte e risurrezione. Il cielo è, inoltre, « essere con Cristo » e vivere « in lui » con piena identità.

 

Vivere in cielo è « essere con Cristo » (cf Gv 14,3; Fl 1,23; 1 Ts 4,17). Gli eletti vivono « in lui », ma conservando, anzi, trovando la loro vera identità, il loro proprio nome (Ap 2,17). (...) Con la sua morte e la sua Risurrezione Gesù Cristo ci ha « aperto » il cielo [1025‑1026].

Vanno in cielo coloro che muoiono in grazia di Dio e sono perfettamente purificati. Questo è un dogma di fede.

 

Coloro che muoiono nella grazia e nell'amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono « così come egli è » (1 Gv 3,2), faccia a faccia (cf 1 Cor 13,12; Ap 22,4). (...) hanno visto e vedono l'essenza divina in una visione intuitiva e anche a faccia a faccia, senza la mediazione di alcuna creatura (Benedetto XII, DS 1000; FCC 0.017; cf LG 49) [1023].

 

CIELO (DIMORA E MAESTÀ DI DIO) (inizio)

(...« che sei nei cieli »).

Non è il luogo, bensì l'« aldilà » di Dio: la sua maestà, la « casa del Padre », la vita dei figli « nascosta con Cristo in Dio ».

 

Questa espressione biblica non significa un luogo [« lo spazio »], bensì un modo di essere; non la lontananza di Dio ma la sua maestà. Il nostro Padre non è « altrove »: egli è « al di là di tutto » ciò che possiamo concepire... [2794].

Quando la Chiesa prega: « Padre nostro che sei nei cieli », professa che siamo il Popolo di Dio, già « fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù » (Ef 2,6), nascosti « con Cristo in Dio » (Col 3,3)... [2796].

 

CIELO E TERRA (inizio)

Espressione polivalente nella Sacra Scrittura: indica tutta la creazione, nella quale è contenuto il firmamento; indica anche la residenza della maestà di Dio con i suoi angeli e beati; e, inoltre, l'al di qua del mondo degli uomini.

 

Nella Sacra Scrittura, l'espressione « cielo e terra » significa: tutto ciò che esiste, l'intera creazione. Indica pure, all'interno della creazione, il legame che ad un tempo unisce e distingue cielo e terra: « La terra » è il mondo degli uomini (cf Sal 115,16). « Il cielo », o « i cieli », può indicare il firmamento (cf Sal 19,2), ma anche il « luogo » proprio di Dio: il nostro « Padre che è nei cieli » (Mt 5,16; cf Sal 115,16)) e, di conseguenza, anche il « cielo » che è la gloria escatologica. Infine, la parola « cielo » indica il « luogo » delle creature spirituali - gli angeli - che circondano Dio [326].

Û Cielo.

 

CIRCONCISIONE (inizio)

Segno dell'alleanza di Dio con il suo Popolo che, unito ad altri segni e simboli del suo favore, è prefigurazione dei sacramenti della Nuova Alleanza.

 

Il popolo eletto riceve da Dio segni e simboli distintivi che caratterizzano la sua vita liturgica: non sono più soltanto celebrazioni di cicli cosmici e di gesti sociali, ma segni dell'Alleanza, simboli delle grandi opere compiute da Dio per il suo popolo. Tra questi segni liturgici dell'Antica Alleanza si possono menzionare la circoncisione, l'unzione e la consacrazione dei re e dei sacerdoti, l'imposizione delle mani, i sacrifici, e soprattutto la Pasqua. In questi segni la Chiesa riconosce una prefigurazione dei sacramenti della Nuova Alleanza [1150].

Û Misteri della vita di Cristo.

 

CIRCOSTANZE, COME FONTE DI MORALITÀ (inizio)

Non modificano la moralità degli atti, ma possono attenuare o aumentare la responsabilità di colui che agisce o contribuire ad aggravare o a diminuire la bontà o la malizia delle azioni umane.

 

Le circostanze, ivi comprese le conseguenze, sono gli elementi secondari di un atto morale. Concorrono ad aggravare oppure a ridurre la bontà o la malizia morale degli atti umani (per esempio, l'ammontare di una rapina). Esse possono anche attenuare o aumentare la responsabilità di chi agisce (agire, per esempio, per paura della morte). Le circostanze, in sé, non possono modificare la qualità morale degli atti stessi; non possono rendere né buona né giusta un'azione intrinsecamente cattiva [1754].

Û Oggetto morale e intenzione o fine come « fonte della moralità ».

 

COLLEGIO APOSTOLICO (inizio)

Elezione dei « Dodici ».

 

Fin dagli inizi della vita pubblica, Gesù sceglie dodici uomini perché stiano con lui e prendano parte alla sua missione (cf Mc 3,13‑19); li fa partecipi della sua autorità e li manda « ad annunziare il Regno di Dio e a guarire gli infermi » (Lc 9,2) [551].

Per scelta di Gesù, Pietro occupa il primo posto fra i « Dodici ».

 

Nel collegio dei Dodici Simon Pietro occupa il primo posto (cf Mc 3,16; 9,2; Lc 24,34; 1 Cor 15,5) [552].

Sopra di lui, come « roccia », Gesù edificò la sua Chiesa.

 

Gesù a lui ha affidato una missione unica. Grazie ad una rivelazione concessagli dal Padre, Pietro aveva confessato: « Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente » (Mt 16,16). Nostro Signore allora gli aveva detto: « Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa » (Mt 16,18) [552].

Cristo gli concesse il potere « delle chiavi », di « legare e sciogliere » e di « pascere il suo gregge », che è la Chiesa.

 

Gesù ha conferito a Pietro un potere specifico: « A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli » (Mt 16,19). Il « potere delle chiavi » designa l'autorità per governare la casa di Dio, che è la Chiesa. Gesù, « il Buon Pastore » (Gv 10,11), ha confermato questo incarico dopo la Risurrezione: « Pasci le mie pecorelle » (Gv 21,15‑17). Il potere di « legare e sciogliere » indica l'autorità di assolvere dai peccati, di pronunciare giudizi in materia di dottrina, e prendere decisioni disciplinari nella Chiesa. Gesù ha conferito tale autorità alla Chiesa attraverso il ministero degli Apostoli (cf Mt 18,18) e particolarmente di Pietro, il solo cui ha esplicitamente affidato le chiavi del Regno [553].

Û Pietro apostolo.

 

COLLEGIO EPISCOPALE (inizio)

Rende presente e attualizza il « Collegio dei Dodici ».

 

Il collegio dei Vescovi, con i quali i presbiteri sono uniti nel sacerdozio, rende presente e attualizza fino al ritorno di Cristo il collegio dei Dodici. La Chiesa si riconosce vincolata da questa scelta fatta dal Signore stesso. Per questo motivo l'ordinazione delle donne non è possibile (cf Giovanni Paolo II, MD 26‑27; CDF dichiarazione Inter Insigniores, AAS 69 [1979] 98‑116) [1577].

Ogni Vescovo è membro del Collegio in virtù della sua consacrazione episcopale.

 

« Uno viene costituito membro del corpo episcopale in virtù della consacrazione episcopale e mediante la comunione gerarchica col capo del collegio e con i membri » (LG 22) [1559].

I Vescovi, uniti al Papa - successore di Pietro - , formano il Collegio come, per istituzione del Signore, lo formarono Pietro e gli altri Apostoli sotto la sua autorità.

 

Cristo istituì i Dodici « sotto la forma di un collegio o di un gruppo stabile, del quale mise a capo Pietro, scelto di mezzo a loro ». « Come san Pietro e gli altri Apostoli costituirono, per istituzione del Signore, un unico collegio apostolico, similmente il romano Pontefice, successore di Pietro, e i Vescovi, successori degli Apostoli, sono tra loro uniti » (LG 22; cf CIC, can. 330) [880].

L'autorità del Collegio deriva dalla sua unione con il suo Capo, il Papa, successore di Pietro, che è, dunque, soggetto di potestà suprema e piena su tutta la Chiesa.

 

« Il collegio o corpo dei Vescovi non ha... autorità, se non lo si concepisce insieme con il romano Pontefice..., quale suo capo ». Come tale, questo collegio « è pure soggetto di suprema e piena potestà su tutta la Chiesa: potestà che non può essere esercitata se non con il consenso del romano Pontefice » (LG 22; cf CIC, can. 336) [883].

L'espressione solenne della sua autorità su tutta la Chiesa viene esercitata nel Concilio Ecumenico, approvato dal Papa.

 

« Il collegio dei Vescovi esercita in modo solenne la potestà sulla Chiesa universale nel Concilio Ecumenico » (CIC, can. 337,1). « Mai si ha Concilio Ecumenico, che come tale non sia confermato o almeno accettato dal successore di Pietro » (LG 22) [884].

Esprime l'unità e la diversità del Popolo di Dio.

 

« Il collegio episcopale, in quanto composto da molti, esprime la varietà e l'universalità del popolo di Dio; in quanto raccolto sotto un solo capo, esprime l'unità del gregge di Cristo » (LG 22) [885].

 

COMANDAMENTI DELLA LEGGE DI DIO (inizio)

(I DIECI COMENDAMENTI)

Û Decalogo.

 

COMUNIONE DEI SANTI (inizio)

In questo articolo confessiamo la Chiesa come Assemblea o « Comunione » nella quale, essendo essa un solo Corpo di Cristo, con un solo Spirito, esiste una intercomunicazione di beni fra tutti i suoi membri.

 

Questo articolo è, per certi aspetti, una esplicitazione del precedente [la Chiesa]: « Che cosa è la Chiesa se non l'assemblea di tutti i santi? » (Niceta, Explanatio Symboli, 10). La comunione dei santi è precisamente la Chiesa [946].

« Poiché tutti i credenti formano un solo corpo, il bene degli uni è comunicato agli altri... Allo stesso modo bisogna credere che esista una comunione di beni nella Chiesa. Ma il membro più importante è Cristo, poiché è il Capo... (S. Tommaso d'Aquino, Expositio in Symbolum Apostolicum, 10). « L'unità dello Spirito, da cui la Chiesa è animata e retta, fa sì che tutto quanto essa possiede sia comune a tutti coloro che vi appartengono » (Catech. R., 1,10,24) [947].

 

Duplice significato del termine: « Comunione dei beni » e « Comunione » dei santi.

 

Il termine « comunione dei santi » ha pertanto due significati, strettamente legati: « comunione alle cose sante (« sancta ») » e « comunione tra le persone sante (« sancti ») » [948].

 

1. La Comunione dei beni santi comporta:

a) Condividere la fede al fine di produrre un arricchimento reciproco.

 

La Comunione nella fede. La fede dei fedeli è la fede della Chiesa ricevuta dagli Apostoli, tesoro di vita che si accresce mentre viene condiviso [949].

b) Condividere il frutto di tutti i sacramenti, i quali, come « comunione », culminano tutti nell'Eucaristia.

 

La Comunione dei sacramenti. « Il frutto di tutti i sacramenti appartiene così a tutti i fedeli, i quali per mezzo dei sacramenti stessi, come altrettante arterie misteriose, sono uniti e incorporati in Cristo. Soprattutto il Battesimo è al tempo stesso porta per cui si entra nella Chiesa e vincolo dell'unione a Cristo... La comunione dei santi significa questa unione operata dai sacramenti... Il nome di «comunione» conviene a tutti i sacramenti in quanto ci uniscono a Dio...; più propriamente però esso si addice all'Eucaristia che in modo affatto speciale attua questa intima e vitale comunione soprannaturale » (Catec. R., 1,10,24) [950].

c) Mettere i propri « carismi » a disposizione di tutta la Chiesa, per l'utilità comune.

 

La Comunione dei carismi. Nella comunione della Chiesa, lo Spirito Santo « dispensa pure tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali » per l'edificazione della Chiesa. Ora « a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune » (1 Cor 12,7) [951].

d) Soccorrere alle necessità, poiché siamo amministratori e non padroni dei beni.

 

Ogni cosa era fra loro comune (At 4,32). « Il cristiano veramente tale nulla possiede di così strettamente suo che non lo debba ritenere in comune con gli altri, pronto quindi a sollevare la miseria dei fratelli più poveri » (Catec. R., 1,10,27). Il cristiano è un amministratore dei beni del Signore (cf Lc 16,1,3) [952].

e) Agire sempre a partire dalla virtù della carità soprannaturale a beneficio dei vivi e dei defunti.

 

La comunione della carità. Nella « comunione dei santi »... « se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Ora voi siete corpo di Cristo e sue membra, ciascuno per la sua parte » (1 Cor 12,26‑27). « La carità non cerca il proprio interesse » (1 Cor 13,5; cf 10,24). Il più piccolo dei nostri atti compiuto nella carità ha ripercussioni benefiche per tutti, in forza di questa solidarietà con tutti gli uomini, vivi o morti, solidarietà che si fonda sulla comunione dei santi. Ogni peccato nuoce a questa comunione [953].

2. La comunione dei santi: Chiesa del cielo e della terra (i beati, in stato di purificazione e i « pellegrini » o « in cammino »).

 

« Fino a che il Signore non verrà nella sua gloria e tutti gli angeli con lui e, distrutta la morte, non gli saranno sottomesse tutte le cose, alcuni dei suoi discepoli sono pellegrini sulla terra, altri che sono passati da questa vita stanno purificandosi, altri infine godono della gloria contemplando «chiaramente Dio uno e trino, qual è» »:

Tutti però, sebbene in grado e modo diverso, comunichiamo nella stessa carità di Dio e del prossimo e cantiamo al nostro Dio lo stesso inno di gloria. Tutti quelli che sono di Cristo, infatti, avendo il suo Spirito formano una sola Chiesa e sono tra loro uniti in lui (LG 49) [954].

 

« L'unione... di coloro che sono in cammino coi fratelli morti nella pace di Cristo non è minimamente spezzata, anzi, secondo la perenne fede della Chiesa, è consolidata dalla comunicazione dei beni spirituali » (LG 49) [955].

a) I santi del cielo, uniti all'unico Mediatore, Cristo, intercedono per noi.

 

« A causa infatti della loro più intima unione con Cristo (...) non cessano di intercedere per noi presso il Padre, offrendo i meriti acquistati in terra mediante Gesù Cristo, unico Mediatore tra Dio e gli uomini... La nostra debolezza quindi è molto aiutata dalla loro fraterna sollecitudine » (LG 49) [956].

b) La comunione con i santi del cielo ci unisce a Cristo, fonte di grazia e di vita.

 

« Non veneriamo la memoria dei santi solo a titolo d'esempio, ma più ancora perché l'unione di tutta la Chiesa nello Spirito sia consolidata dall'esercizio della fraterna carità. Poiché come la cristiana comunione tra coloro che sono in cammino ci porta più vicino a Cristo, così la comunione con i santi ci unisce a Cristo, dal quale, come dalla fonte e dal capo, promana tutta la grazia e tutta la vita dello stesso Popolo di Dio » (LG 50) [957].

c) La comunione con i defunti in Cristo offre loro un aiuto mediante la nostra preghiera, ma nello stesso tempo ottiene per noi la loro efficace intercessione.

 

« La Chiesa di quelli che sono in cammino (...) fino dai primi tempi della religione cristiana ha coltivato con una grande pietà la memoria dei defunti e, poiché «santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati» (2 Mac 12,45), ha offerto per loro anche i suoi suffragi ». (LG 50) La nostra preghiera per loro può non solo aiutarli, ma anche rendere efficace la loro intercessione in nostro favore [958].

In questa « comunione » si attua un vincolo permanente di amore e un interscambio di beni fra tutti i fedeli.

 

Nella comunione dei santi « una tra i fedeli, che già hanno raggiunto la patria celeste o che stanno espiando le loro colpe nel Purgatorio, o che ancora sono pellegrini sulla terra, esiste certamente un vincolo perenne di carità ed un abbondante scambio di tutti i beni » (Paolo VI, Costituzione Apostolica Indulgentiarum Doctrina, 5). In questo ammirabile scambio, la santità dell'uno giova agli altri... [1475].

Questi beni sono il tesoro della Chiesa.

 

Questi beni spirituali della comunione dei santi sono anche chiamati il tesoro della Chiesa, (...) come l'infinito ed inesauribile valore che le espiazioni e i meriti di Cristo hanno presso il Padre ed offerti perché tutta l'umanità fosse liberata dal peccato e pervenisse alla comunione con il Padre [1476].

 

COMUNIONE EUCARISTICA (inizio)

Ricevere il Corpo e il Sangue di Cristo presenti nell'Eucaristia per la nostra salvezza.

 

Nella Comunione, preceduta dalla preghiera del Signore e dalla frazione del pane, i fedeli ricevono « il pane del cielo » e « il calice della salvezza », il Corpo e il Sangue di Cristo che si è dato « per la vita del mondo » (Gv 6,51) [1355].

 

Pressante invito del Signore a riceverlo nel Sacramento eucaristico.

 

Il Signore ci rivolge un invito pressante a riceverlo nel sacramento dell'Eucaristia: « In verità, in verità vi dico: se non mangiate la Carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo Sangue, non avrete in voi la vita » (Gv 6,53) [1384].

 

Per ricevere l'Eucaristia è necessario essere senza peccato mortale.

 

Per rispondere a questo invito dobbiamo prepararci a questo momento così grande e così santo. San Paolo esorta a un esame di coscienza (...) (1 Cor 11,27‑29). Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della Riconciliazione prima di accedere alla Comunione [1385].

 

Obbligo, per precetto della Chiesa, di comunicarsi, almeno, una volta l'anno, e raccomandazione che si riceva l'Eucaristia durante la messa domenicale.

 

La Chiesa fa obbligo ai « fedeli di partecipa alla divina Liturgia la domenica e le feste » (OE 15) e di ricevere almeno una volta all'anno l'Eucaristia, possibilmente nel tempo pasquale (cf CIC, can. 290), preparati dal sacramento della Riconciliazione. La Chiesa tuttavia raccomanda vivamente ai fedeli di ricevere la santa Eucaristia la domenica e i giorni festivi, o ancora più spesso, anche tutti i giorni [1389].

 

Frutti della Comunione eucaristica sono:

 

- L'aumento dell'unione con Cristo.

 

La vita in Cristo ha il suo fondamento nel banchetto eucaristico: « Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me » (Gv 6,57) [1391].

 

- La conservazione, la crescita e il rinnovamento della vita di grazia ricevuta nel Battesimo.

 

La crescita della vita cristiana richiede di essere alimentata dalla Comunione eucaristica, pane del nostro pellegrinaggio, fino al momento della morte, quando ci sarà dato come viatico [1392].

 

- La separazione dal peccato.

 

Il Corpo di Cristo che riceviamo nella Comunione è « dato per noi », e il Sangue che beviamo, è « sparso per molti in remissione dei peccati ». Perciò l'Eucaristia non può unirci a Cristo senza purificarci, nello stesso tempo, dai peccati commessi e preservarci da quelli futuri [1393].

 

COMUNITÀ CRISTIANE NON CATTOLICHE (inizio)

Û Note della Chiesa: unità.

 

COMUNITÀ POLITICA (inizio)

E' l'insieme delle istituzioni dello Stato al fine di realizzare in maniera più completa il bene comune della società civile e dei suoi membri.

 

Se ogni comunità umana possiede un bene comune che le consente di riconoscersi come tale, è nella comunità politica che si trova la sua realizzazione più completa. E compito dello Stato difendere e promuovere il bene comune della società civile, dei cittadini e dei corpi intermedi [1910].

 

CONCEZIONE VERGINALE (inizio)

Û Cristo Gesù; anche Maria.

 

CONCUPISCENZA (inizio)

Procede dagli effetti del peccato originale, inclina a commettere dei peccati e consiste nell'inclinazione dell'appetito sensibile opposto all'operare della ragione umana.

 

La « concupiscenza », nel senso etimologico, può designare ogni forma veemente di desiderio umano. La teologia cristiana ha dato a questa parola il significato specifico di moto dell'appetito sensibile che si oppone ai dettami della ragione umana. L'Apostolo san Paolo la identifica con l'opposizione della « carne » allo « spirito » (Gal 5,16.17.24; Ef 2,3). E conseguenza della disobbedienza del primo peccato (Gn 3,11). Ingenera disordine nelle facoltà morali dell'uomo e, senza essere in se stessa un peccato, inclina l'uomo a commettere il peccato (cf Conc. di Trento, DS 1515; FCC 3.059) [2515].

Peccato originale, Battesimo.

 

CONDANNA A MORTE DI GESU' (inizio)

Il Sinedrio lo dichiara « reo di morte » per bestemmia e lo accusa davanti a Pilato di essere un « sedizioso ».

 

Le autorità religiose di Gerusalemme non sono state unanimi nella condotta da tenere nei riguardi di Gesù (cf Gv 9,16; 10,19). I farisei hanno minacciato di scomunica coloro che lo avrebbero seguito (cf Gv 9,22). A coloro che temevano: « Tutti credevamo in lui e verranno i Romani e distruggeranno il nostro luogo santo e la nostra nazione » (Gv 11,48) il sommo sacerdote Caifa propose profetizzando: E « meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera » (Gv 11,49‑50). Il Sinedrio, avendo dichiarato Gesù reo di morte (cf Mt 26,66) in quanto bestemmiatore, ma avendo perduto il diritto di mettere a morte (cf Gv 18,31), consegna Gesù ai Romani accusandolo di rivolta politica (cf Lc 23,2), cosa che lo metterà alla pari con Barabba accusato di « sommossa » (Lc 23,19) [596].

Passione e morte di Gesù.

 

CONFERMAZIONE (SACRAMENTO DELLA) (inizio)

Insieme al Battesimo e all'Eucaristia, è uno dei « sacramenti dell'iniziazione cristiana », « necessario per la pienezza della grazia battesimale », che irrobustisce il battezzato, in quanto frutto dello Spirito Santo.

 

Infatti, « con il sacramento della Confermazione [i battezzati] vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo, e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere con la parola e con l'opera la fede come veri testimoni di Cristo » (LG 11; Ocf, Praenotanda 2) [1285].

In Occidente il termine Confermazione suggerisce che questo sacramento nel medesimo tempo conferma il Battesimo e rafforza la grazia battesimale [1289].

Il Messia, che ricevette la pienezza dello Spirito Santo, come annunciato dai profeti, promise l'effusione del dono divino ai credenti. Ricevuto dagli Apostoli a Pentecoste, iniziò a diffondersi, attraverso di essi, sopra i battezzati.

 

Nell'Antico Testamento, i profeti hanno annunziato che lo Spirito del Signore si sarebbe posato sul Messia atteso (cf Is 11,2) in vista della sua missione salvifica (cf Lc 4,16‑22; Is 61,1) (...). Più volte Cristo ha promesso l'effusione dello Spirito (cf Lc 12,12; Gv 3,5‑8; 7,37‑39; 16,7‑15; At 1,8), promessa che ha attuato dapprima il giorno di Pasqua (Gv 20,22) e in seguito, in modo più stupefacente, il giorno di Pentecoste (At 2,11). Pieni di Spirito Santo, gli Apostoli cominciano ad « annunziare le grandi opere di Dio » (At 2,11) e Pietro afferma che quella effusione dello Spirito sopra gli Apostoli è il segno dei tempi messianici (cf At 2,17‑18). Coloro che allora hanno creduto alla predicazione apostolica e che si sono fatti battezzare, hanno ricevuto, a loro volta, « il dono dello Spirito Santo » (At 2,38). (...) « Fin da quel tempo gli Apostoli, in adempimento del volere di Cristo, comunicavano ai neofiti, attraverso l'imposizione delle mani, il dono dello Spirito, destinato a completare la grazia del Battesimo (cf At 8,15‑17; 19,5‑6)... [1286, 1287, 1288].

L'imposizione delle mani, a cui si aggiunse l'unzione con olio consacrato o «crisma », - segno significativo di Cristo, l'« unto da Dio con lo Spirito Santo» - , illustra e significa nella Chiesa latina l'origine e la grazia del sacramento.

 

E appunto questa imposizione delle mani che giustamente viene considerata dalla tradizione cattolica come la prima origine del sacramento della Confermazione, il quale rende, in qualche modo, perenne nella Chiesa la grazia della Pentecoste » (Paolo VI, Costituzione Apostolica Divinae Consortium Naturae). Per meglio esprimere il dono dello Spirito Santo, ben presto all'imposizione delle mani si è aggiunta una unzione di olio profumato (crisma). Tale unzione spiega il nome di « cristiano » che significa « unto » e che trae la sua origine da quello di Cristo stesso, che « Dio consacrò [ha unto] in Spirito Santo » (At 10,38) [1289].

Il cresimando riceve il « carattere » o « sigillo dello Spirito Santo » perché Cristo « lo unge e lo segna » come sua proprietà.

 

Per mezzo di questa unzione il cresimando riceve « il marchio », il sigillo dello Spirito Santo. Il sigillo è il simbolo della persona (cf Gn 38,18; Ct 8,9), il segno della sua autorità (cf Gn 41,42), della sua proprietà su un oggetto (cf Dt 32,24) (...); esso autentica un atto giuridico (cf 1 Re 21,8) o un documento (cf Ger 32,10) e, in certi casi, lo rende segreto (cf Is 29,11) [1295].

Cristo stesso si dichiara segnato dal sigillo del Padre suo (cf Gv 6,27). Anche il cristiano è segnato con un sigillo: « E Dio stesso che ci conferma, insieme a voi, in Cristo, e ci ha conferito l'unzione, ci ha impresso il sigillo e ci ha dato la caparra dello Spirito nei nostri cuori » (2 Cor 1,22; cf Ef 1,13; 4,30). Questo sigillo dello Spirito Santo segna l'appartenenza totale a Cristo [1296].

 

Il « Carattere » della Confermazione è indelebile.

 

Come il Battesimo, di cui costituisce il compimento, la Confermazione è conferita una sola volta. Essa infatti imprime nell'anima un marchio spirituale indelebile, il « carattere » (cf DS 1609); esso è il segno che Gesù Cristo ha impresso sul cristiano il sigillo del suo Spirito rivestendolo di potenza dall'alto perché sia suo testimone (cf Lc 24,48‑49) [1304].

 

Carattere sacramentale.

 

Effetto di questo sacramento: la piena effusione dello Spirito Santo.

Risulta dalla celebrazione che l'effetto del sacramento della Confermazione è la speciale effusione dello Spirito Santo, come già fu concessa agli Apostoli il giorno di Pentecoste [1302].

 

Grazia o effetti del sacramento della confermazione.

 

Soggetto della Confermazione.

 

Può e deve ricevere il sacramento della Confermazione ogni battezzato, che non l'abbia ancora ricevuto (cf CIC, can. 889, 1). Dal momento che Battesimo, Confermazione ed Eucaristia costituiscono un tutto unitario, ne deriva che « i fedeli sono obbligati a ricevere tempestivamente questo sacramento » (cf CIC, can. 890); senza la Confermazione e l'Eucaristia, infatti, il sacramento del Battesimo è certamente valido ed efficace, ma l'iniziazione cristiana rimane incompiuta [1306].

 

La preparazione necessaria.

 

...la catechesi della Confermazione si sforzerà di risvegliare il senso dell'appartenenza alla Chiesa di Gesù Cristo, sia alla Chiesa universale che alla comunità parrocchiale. Su quest'ultima grava una particolare responsabilità nella preparazione dei confermandi (cf Ocf, Praenotanda 3) [1309].

 

Le condizioni per ricevere la Confermazione.

 

Per ricevere la Confermazione si deve essere in stato di grazia. E opportuno accostarsi al sacramento della Penitenza per essere purificati in vista del dono dello Spirito Santo. Una preghiera più intensa deve preparare a ricevere con docilità e disponibilità la forza e le grazie dello Spirito Santo (cf At 1,14) [1310].

 

CONFESSIONE DEI PECCATI (inizio)

E' una parte essenziale del sacramento della Penitenza e consiste nel manifestare al confessore tutti i peccati per ottenere il perdono degli stessi da parte del Signore.

 

La confessione al sacerdote costituisce una parte essenziale del sacramento della Penitenza: « E necessario che i penitenti enumerino nella confessione tutti i peccati mortali, di cui hanno consapevolezza dopo un diligente esame di coscienza... (Conc. di Trento, DS 1680; FCC 9.240) [1456].

Per mezzo di essa, l'uomo peccatore si riconcilia con Dio e con la Chiesa.

 

Con l'accusa, l'uomo guarda in faccia i peccati di cui si è reso colpevole; se ne assume la responsabilità e, in tal modo, si apre nuovamente a Dio e alla comunione della Chiesa al fine di rendere possibile un nuovo avvenire [1455].

La confessione individuale e integrale è necessaria per ottenere la riconciliazione.

 

« La confessione individuale e completa, con la relativa assoluzione, resta l'unico modo ordinario grazie al quale i fedeli si riconciliano con Dio e con la Chiesa, a meno che un'impossibilità fisica o morale non li dispensi da una tale confessione » [1484].

Û Penitenza (sacramento della).

 

CONOSCENZA DI DIO (inizio)

Vie di accesso:

- Il mondo materiale.

- L'uomo.

- Accesso per via di ragione e le relative difficoltà.

 

Creato a immagine di Dio, chiamato a conoscere e ad amare Dio, l'uomo che cerca Dio scopre alcune « vie » per arrivare alla conoscenza di Dio. Vengono anche chiamate « prove dell'esistenza di Dio », non nel senso delle prove ricercate nel campo delle scienze naturali, ma nel senso di « argomenti convergenti e convincenti » che permettono di raggiungere vere certezze. Queste « vie » per avvicinarsi a Dio hanno come punto di partenza la creazione: il mondo materiale e la persona umana [31].

Il mondo: partendo dal movimento e dal divenire, dalla contingenza, dall'ordine e dalla bellezza del mondo si può giungere a conoscere Dio come origine e fine dell'universo [32].

L'uomo: con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso del bene morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspirazione all'infinito e alla felicità, l'uomo si interroga sull'esistenza di Dio. (...) Il mondo e l'uomo attestano che essi non hanno in se stessi né il loro primo principio né il loro fine ultimo, ma che partecipano di quell'« Essere » che è in sé senza origine né fine [33‑34].

A partire dalle cose create, Dio può essere conosciuto con certezza dalla ragione umana per mezzo della sua luce naturale.

 

« La santa Chiesa, nostra madre, sostiene e insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana partendo dalle cose create » (Conc. Vaticano I, DS 3004; FCC 1.061s; cf 3026; 1.064; cf Conc. Vaticano II, DV 6) (...). Tuttavia, nelle condizioni storiche in cui si trova, l'uomo incontra molte difficoltà per conoscere Dio con la sola luce della ragione [36‑37].

 

CONSACRAZIONE E MISSIONE (inizio)

La principale « missione » del consacrato a Dio per mezzo dei « consigli evangelici » è di vivere la sua consacrazione, ma anche - in quanto consacrati al servizio della Chiesa - di contribuire agli impegni missionari della Chiesa.

 

Coloro che professano i consigli evangelici hanno, dunque, come prima missione, quella di vivere la loro consacrazione. Ma « dal momento che in forza della stessa consacrazione, si dedicano al servizio della Chiesa sono tenuti all'obbligo di prestare l'opera loro in modo speciale nell'azione missionaria, con lo stile proprio dell'Istituto » (CIC 783; cf RM 69) [931].

La consacrazione, segno particolare del mistero della redenzione e pratica dello spirito delle beatitudini per la trasformazione del mondo.

 

...la vita consacrata appare come un segno particolare del mistero della Redenzione. Seguire e imitare Cristo « più da vicino », manifestare « più chiaramente » il suo annientamento, significa trovarsi « più profondamente » presenti, nel cuore di Cristo, ai propri contemporanei. Coloro, infatti, che camminano in questa via « più stretta » stimolano con il proprio esempio i loro fratelli e « testimoniano in modo splendido che il mondo non può essere trasfigurato e offerto a Dio senza lo spirito delle beatitudini » (LG 31) [932].

Û anche Vita religiosa e Istituti secolari.

 

CONSACRAZIONE EUCARISTICA (inizio)

Û Eucaristia.

 

CONSACRAZIONI (inizio)

Û Benedizioni sacramentali.

 

CONSENSO MATRIMONIALE (inizio)

Se manca lo scambio del mutuo consenso degli sposi, non c'è matrimonio.

 

La Chiesa considera lo scambio del consenso tra gli sposi come l'elemento indispensabile « che costituisce il matrimonio » (cf CIC, can. 1057, 1). Se il consenso manca, non c'è matrimonio [1626].

In che cosa consiste e come si esprime l'atto umano di consenso necessario per il matrimonio.

 

Il consenso consiste in un « atto umano col quale i coniugi mutuamente si danno e si ricevono » (GS 48,1; cf CIC, can. 1057,2): « Io prendo te come mia sposa » - « Io prendo te come mio sposo » (OcM 45). Questo consenso che lega gli sposi tra loro, trova il suo compimento nel fatto che i due diventano « una carne sola » (cf Gn 2,24; Mc 10,8; Ef 5,31) [1627].

Matrimonio (sacramento del), Libertà per contrarre matrimonio.

 

CONSIGLI EVANGELICI (inizio)

A giudicare dalla proposta fatta da Gesù al giovane ricco di seguirlo in obbedienza di discepolo e nell'osservanza dei precetti, i consigli evangelici sembrano indissociabili dai comandamenti.

 

La sequela di Gesù implica l'osservanza dei comandamenti. La Legge non è abolita (cf Mt 5,17), ma l'uomo è invitato a ritrovarla nella Persona del suo Maestro, che ne è il compimento perfetto. Nei tre Vangeli sinottici, l'appello di Gesù, rivolto al giovane ricco, a seguirlo nell'obbedienza del discepolo e nell'osservanza dei comandamenti, è accostato all'esortazione alla povertà e alla castità (cf Mt 19,6‑12.21.23‑29). I consigli evangelici sono indissociabili dai comandamenti [2053].

Decalogo.

La Chiesa li riconosce come un valore esemplare.

 

La Chiesa riconosce un valore esemplare ai voti di praticare i consigli evangelici (cf CIC, can. 654).

Si rallegra la Madre Chiesa di trovare nel suo seno molti uomini e donne, che seguono più da vicino l'annientamento del Salvatore e più chiaramente lo mostrano, abbracciando la povertà nella libertà dei figli di Dio e rinunciando alla propria volontà: essi, cioè, in ciò che riguarda la perfezione, si sottomettono a un uomo per Dio, al di là della stretta misura del precetto, al fine di conformarsi più pienamente a Cristo obbediente (LG 42) [2103].

 

CONTINENZA PERIODICA (inizio)

Û Regolazione delle nascite.

 

CONTRIZIONE PERFETTA (inizio)

Profondo dolore e pentimento del peccato col proposito fermo di non volere più commetterlo.

 

Tra gli atti del penitente, la contrizione occupa il primo posto. Essa è « il dolore dell'animo e la riprovazione del peccato commesso, accompagnati dal proposito di non peccare più in avvenire » (Conc. di Trento, DS 1676; FCC 9.236) [1451].

Se proviene dall'amore verso Dio e include il fermo proposito di ricorrere quanto prima alla confessione sacramentale, ottiene il perdono di tutti i peccati.

 

Quando proviene dall'amore di Dio amato sopra ogni cosa, la contrizione è detta « perfetta » (contrizione di carità). Tale contrizione rimette le colpe veniali; ottiene anche il perdono dei peccati mortali, qualora comporti la ferma risoluzione di ricorrere, appena possibile, alla confessione sacramentale (cf Conc. di Trento, DS 1677; FCC 9.237) [1452].

 

CONVERSIONE A CRISTO (inizio)

Gesù ha invitato alla conversione e la Chiesa segue il suo esempio ripetendo tale invito.

 

Gesù chiama alla conversione. Questo appello è una componente essenziale dell'annuncio del Regno: « Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è ormai vicino; convertitevi e credete al Vangelo » (Mc 1,15). Nella predicazione della Chiesa questo invito si rivolge dapprima a quanti non conoscono ancora Cristo e il suo Vangelo. Il Battesimo è quindi il luogo principale della prima e fondamentale conversione. E mediante la fede nella Buona Novella e mediante il Battesimo (cf At 2,38) che si rinuncia al male e si acquista la salvezza, cioè la remissione di tutti i peccati e il dono della vita nuova [1427].

A causa della fragilità e inclinazione al peccato, che sussistono nel battezzato, è necessario uno sforzo permanente di conversione sotto l'influsso della grazia.

 

...la vita nuova ricevuta nell'iniziazione cristiana non ha soppresso la fragilità e la debolezza della natura umana, né l'inclinazione al peccato che la tradizione chiama concupiscenza, la quale rimane nei battezzati perché sostengano le loro prove nel combattimento della vita cristiana, aiutati dalla grazia di Cristo (cf DS 1515; FCC 3.059). Si tratta del combattimento della conversione in vista della santità e della vita eterna alla quale il Signore non cessa di chiamarci (cf DS 1545; FCC 8.078 LG 40) [1426].

Cristo continua a chiamarci alla conversione.

 

Questa seconda conversione è un impegno continuo per tutta la Chiesa che « comprende nel suo seno i peccatori » e che, « santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento » (LG 8). Questo sforzo di conversione non è soltanto un'opera umana. E il dinamismo del « cuore contrito » (Sal 51,19) attirato e mosso dalla grazia (cf Gv 6,44; 12,32) a rispondere all'amore misericordioso di Dio che ci ha amati per primo (cf 1 Gv 4,10) [1428].

Penitenza interiore.

 

CONVERSIONE EUCARISTICA (inizio)

La presenza di Cristo nell'Eucaristia si attua per la conversione del pane e del vino nel suo Corpo e nel suo Sangue.

 

E per la conversione del pane e del vino nel suo Corpo e nel suo Sangue che Cristo diviene presente in questo sacramento. I Padri della Chiesa hanno sempre espresso con fermezza la fede della Chiesa nell'efficacia della Parola di Cristo e dell'azione dello Spirito Santo per operare questa conversione. San Giovanni Crisostomo, ad esempio, afferma:

« Non è l'uomo che fa diventare le cose offerte Corpo e Sangue di Cristo, ma è Cristo stesso, che è stato crocifisso per noi. Il sacerdote, figura di Cristo, pronunzia quelle parole, ma la loro virtù e la grazia sono di Dio. Questo è il mio Corpo, dice. Questa Parola trasforma le cose offerte » (Prod. Jud., 1, 6) [1375].

Û Eucaristia (sacramento), Transustanziazione.

 

COOPERAZIONE AL PECCATO (inizio)

Si verifica una responsabilità nel peccato commesso da altri quando cooperiamo al male: partecipando, ordinando o consigliando, proteggendo ecc.

 

Il peccato è un atto personale. Inoltre, abbiamo una responsabilità nei peccati commessi dagli altri, quando vi cooperiamo:

- prendendovi parte direttamente e volontariamente;

- comandandoli, consigliandoli, lodandoli o approvandoli;

- non denunciandoli o non impedendoli, quando si è tenuti a farlo;

- proteggendo coloro che commettono il male [1868]

Û Responsabilità morale.

 

CORPO DI CRISTO (inizio)

I credenti, membra con diverse funzioni.

 

I credenti che rispondono alla Parola di Dio e diventano membra del Corpo di Cristo, vengono strettamente uniti a Cristo. (...) Ciò è particolarmente vero del Battesimo, in virtù del quale siamo uniti alla Morte e alla Risurrezione di Cristo (cf Rm 6,4‑5; 1 Cor 12,13), e dell'Eucaristia, mediante la quale « partecipando realmente al Corpo del Signore » « siamo elevati alla comunione con lui e tra di noi » (LG 7) [791].

anche Chiesa.

 

CORPO MISTICO (inizio)

Gesù ha promesso di essere intimamente unito a coloro che lo seguono.

 

Fin dall'inizio Gesù ha associato i suoi discepoli alla sua vita (cf Mc 1,16‑20; 3,13‑19). (...) Gesù parla di una comunione ancora più intima tra sé e coloro che lo seguiranno: « Rimanete in me e io in voi... Io sono la vite, voi i tralci » (Gv 15,4‑5). Annunzia inoltre una comunione misteriosa e reale tra il suo proprio Corpo e il nostro: « Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui » (Gv 6,56) [787].

Lasciandoli al momento dell'Ascensione, Gesù ha promesso di rimanere con i discepoli fino alla fine dei tempi, « costituendoli misticamente come suo corpo ».

 

Quando la sua presenza visibile è stata tolta ai discepoli (cf Mt 28,20), Gesù non li ha lasciati orfani. Ha promesso di restare con loro sino alla fine dei tempi, ha mandato loro il suo Spirito (cf Gv 20,22; At 2,33). In un certo senso, la comunione con Gesù è diventata più intensa: « Comunicando infatti il suo Spirito, costituisce misticamente come suo Corpo i suoi fratelli, chiamati da tutte le genti » (LG 7) [788].

 

La Chiesa, quindi, è unita a Cristo come suo Corpo.

 

Il paragone della Chiesa con il corpo illumina l'intimo legame tra la Chiesa e Cristo. Essa non è soltanto radunata attorno a lui; è unificata in lui, nel suo Corpo. Tre aspetti della Chiesa‑Corpo di Cristo vanno sottolineati in modo particolare: l'unità di tutte le membra tra di loro in forza della loro unione a Cristo; Cristo Capo del Corpo; la Chiesa, Sposa di Cristo [789].

Û Chiesa.

 

Battesimo ed Eucaristia edificano il Corpo di Cristo, cioè la Chiesa.

 

La Comunione rinnova, fortifica, approfondisce questa incorporazione alla Chiesa già realizzata mediante il Battesimo. Nel Battesimo siamo stati chiamati a formare un solo corpo (cf 1 Cor 12,13). L'Eucaristia realizza questa chiamata [1396].

Û Battesimo e Eucaristia.

 

CORPO UMANO (inizio)

Partecipa della dignità di essere « immagine di Dio » in quanto animato dall'anima spirituale.

 

Il corpo dell'uomo partecipa alla dignità di « immagine di Dio »: è corpo umano proprio perché è animato dall'anima spirituale, ed è la persona umana tutta intera ad essere destinata a diventare, nel Corpo di Cristo, il tempio dello Spirito (cf 1 Cor 6,19‑20; 15,44‑45) [364].

 

Conseguenza: valore della vita corporea.

 

Allora, non è lecito all'uomo disprezzare la vita corporale; egli anzi è tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell'ultimo giorno (GS 14,1) [364].

 

COSCIENZA MORALE (inizio)

Legge di Dio scritta nel cuore dell'uomo, la cui voce risuona nel più profondo dell'interiorità dell'uomo chiamandolo a fare il bene e ad evitare il male.

 

« Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce, che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene e a fuggire il male, quando occorre, chiaramente parla alle orecchie del cuore... L'uomo ha in realtà una legge scritta da Dio dentro al suo cuore... La coscienza è il nucleo più segreto e il sacrario dell'uomo, dove egli si trova solo con Dio, la cui voce risuona nell'intimità propria » (GS 16) [1776].

E un giudizio della ragione, mediante il quale l'uomo percepisce la qualità morale di tutto ciò che ha fatto, fa o decide di fare, rimanendo obbligato a seguirla in tutto ciò che è buono e giusto, riconoscendo in ciò i dettami della legge divina.

 

La coscienza morale è un giudizio della ragione mediante il quale la persona umana riconosce la qualità morale di un atto concreto che sta per porre, sta compiendo o ha compiuto. In tutto quello che dice e fa, l'uomo ha il dovere di seguire fedelmente ciò che sa essere giusto e retto. E attraverso il giudizio della propria coscienza che l'uomo percepisce e riconosce i precetti della legge divina [1778)

La coscienza morale non soltanto ordina di fare il bene e di evitare il male al momento opportuno, ma « giudica » anche le azioni concrete approvandole o riprovandole a seconda che siano buone o cattive; è come « la voce di Dio » alla quale l'uomo deve obbedire.

 

Presente nell'intimo della persona, la coscienza morale (cf Rm 2,14‑16) le ingiunge, al momento opportuno, di compiere il bene e di evitare il male. Essa giudica anche le scelte concrete, approvando quelle che sono buone, denunciando quelle cattive (cf Rm 1,32). Attesta l'autorità della verità in riferimento al Bene supremo, di cui la persona umana avverte l'attrattiva ed accoglie i comandi. Quando ascolta la coscienza morale, l'uomo prudente può sentire Dio che parla [1777].

Questa coscienza morale comprende la cosiddetta sindéresi, o percezione dei principi della moralità; il discernimento pratico delle ragioni e della bontà di ciò che si va a realizzare, o si è realizzato, e, in definitiva, il giudizio prudente della coscienza su di esso. Tutto ciò è una caratteristica della dignità della persona umana.

 

La dignità della persona umana implica ed esige la rettitudine della coscienza morale. La coscienza morale comprende la percezione dei principi della moralità [« sinderesi »], la loro applicazione nelle circostanze di fatto mediante un discernimento pratico delle ragioni e dei beni e, infine, il giudizio riguardante gli atti concreti che si devono compiere o che sono già stati compiuti. La verità sul bene morale, dichiarata nella legge della ragione, è praticamente e concretamente riconosciuta attraverso il giudizio prudente della coscienza. Si chiama prudente l'uomo le cui scelte sono conformi a tale giudizio [1780].

Mediante tale coscienza morale e il suo giudizio pratico, la persona assume la responsabilità delle sue azioni, e questo comporta la decisione di rettifica e la speranza del perdono nel caso di un cattivo agire.

 

La coscienza permette di assumere la responsabilità degli atti compiuti. Se l'uomo commette il male, il retto giudizio della coscienza può rimanere in lui il testimone della verità universale del bene e, al tempo stesso, della malizia della sua scelta particolare. La sentenza del giudizio di coscienza resta un pegno di speranza e di misericordia. Attestando la colpa commessa, richiama al perdono da chiedere, al bene da praticare ancora e alla virtù da coltivare incessantemente con la grazia di Dio [1781].

Formazione della coscienza, decisioni morali, imputabilità morale, responsabilità morale.

 

CREAZIONE (inizio)

Fondamento dei disegni amorosi di Dio che culminano in Cristo.

 

La creazione è il fondamento di « tutti i progetti salvifici di Dio », « l'inizio della storia della salvezza » (DCG 51), che culmina in Cristo. Inversamente, il Mistero di Cristo è la luce decisiva sul mistero della creazione [280].

Risposta alle domande fondamentali dell'uomo.

 

...infatti esplicita la risposta della fede cristiana agli interrogativi fondamentali che gli uomini di ogni tempo si sono posti: « Da dove veniamo? », « Dove andiamo? », « Qual è la nostra origine? », « Quale il nostro fine? », « Da dove viene e dove va tutto ciò che esiste? » [282].

Risposta al senso della nostra origine.

 

Non si tratta soltanto di sapere quando e come sia sorto materialmente il cosmo, né quando sia apparso l'uomo, quanto piuttosto di scoprire quale sia il senso di tale origine: se cioè sia governata dal caso, da un destino cieco, da una necessità anonima, oppure da un Essere trascendente, intelligente e buono, chiamato Dio [284].

Risposta delle religioni, delle culture antiche e di alcune concezioni filosofiche al problema della creazione: panteismo, emanazionismo, dualismo, gnosticismo, materialismo, ecc.

 

Fin dagli inizi, la fede cristiana è stata messa a confronto con risposte diverse dalla sua circa la questione delle origini. Infatti, nelle religioni e nelle culture antiche si trovano numerosi miti riguardanti le origini. Certi filosofi hanno affermato che tutto è Dio, che il mondo è Dio, o che il divenire del mondo è il divenire di Dio (panteismo); altri hanno detto che il mondo è una emanazione necessaria di Dio, che scaturisce da questa sorgente e ad essa ritorna; altri ancora hanno sostenuto l'esistenza di due princìpi eterni, il Bene e il Male, la Luce e le Tenebre, in continuo conflitto (dualismo, manicheismo); secondo alcune di queste concezioni, il mondo (almeno il mondo materiale) sarebbe cattivo, prodotto di un decadimento, e quindi da respingere o oltrepassare (gnosi); altri ammettono che il mondo sia stato fatto da Dio, ma alla maniera di un orologiaio che, una volta fatto, l'avrebbe abbandonato a se stesso (deismo); altri infine non ammettono alcuna origine trascendente del mondo, ma vedono in esso il puro gioco di una materia che sarebbe sempre esistita (materialismo). Tutti questi tentativi di spiegazione stanno a testimoniare la persistenza e l'universalità del problema delle origini. Questa ricerca è propria dell'uomo [285].

La ragione umana può conoscere con certezza l'esistenza di Dio Creatore, sebbene con alcuni errori, corretti dalla certezza della fede e della Rivelazione.

 

...Infatti, è possibile conoscere con certezza l'esistenza di Dio Creatore attraverso le sue opere, grazie alla luce della ragione umana (DS 3206), anche se questa conoscenza spesso è offuscata e sfigurata dall'errore. Per questo la fede viene a confermare e a far luce alla ragione nella retta intelligenza di queste verità: « Per fede sappiamo che i mondi furono formati dalla Parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso origine ciò che si vede » (Eb 11,3) [286].

Û Conoscenza di Dio.

 

La creazione rivelata come amore onnipotente.

 

La creazione è rivelata come il primo passo verso tale Alleanza, come la prima e universale testimonianza dell'amore onnipotente di Dio (cf Gn 15,5; Ger 33,19‑26) [288].

Verità rivelate nelle prime parole della Genesi: Dio eterno, e solo lui, creò tutto ciò che esiste, dal nulla.

 

« In principio, Dio creò il cielo e la terra » (Gn 1,1). Queste prime parole della Scrittura contengono tre affermazioni: il Dio eterno ha dato un inizio a tutto ciò che esiste fuori di lui. Egli solo è Creatore (il verbo « creare » - in ebraico « bara » - ha sempre come soggetto Dio). La totalità di ciò che esiste (espressa nella formula « il cielo e la terra ») dipende da colui che gli dà di essere [290].

Dio creò « il cielo e la terra », « le cose visibili e le cose invisibili » (Simbolo).

 

La professione di fede del Concilio Lateranense IV afferma che Dio « fin dal principio del tempo, creò dal nulla l'uno e l'altro ordine di creature, quello spirituale e quello materiale, cioè gli angeli e il mondo terrestre; e poi l'uomo, quasi partecipe dell'uno e dell'altro, composto di anima e di corpo » (DS 800; FCC 6.060s; cf DS 3002; FCC 3.019 e SPF 8) [327].

Û anche l'espressione Cielo e terra.

 

La creazione, opera della Santissima Trinità.

 

« In principio era il Verbo... e il Verbo era Dio... Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui niente è stato fatto » (Gv 1,1‑3). Il Nuovo Testamento rivela che Dio ha creato tutto per mezzo del Verbo eterno, il Figlio suo diletto. « Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra... Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte in lui sussistono » (Col 1,16‑17). La fede della Chiesa afferma pure l'azione creatrice dello Spirito Santo: egli è il « datore di vita » (Simbolo di Nicea‑Costantinopoli), lo « Spirito Creatore » (Veni, Creator Spiritus) [291].

 

Il Figlio e lo Spirito, « le mani » del Dio Creatore.

 

Lasciata intravedere nell'Antico Testamento (cf Sal 33,6; 104,30; Gn 1,2‑3), rivelata nella Nuova Alleanza, l'azione creatrice del Figlio e dello Spirito, inseparabilmente una con quella del Padre, è chiaramente affermata dalla regola di fede della Chiesa: « Non esiste che un solo Dio...: egli è il Padre, è Dio, il Creatore, l'Autore, l'Ordinatore. Egli ha fatto ogni cosa da se stesso, cioè con il suo Verbo e la sua Sapienza » (S. Ireneo, Adv. Haer., 2, 20, 9) « il Figlio e lo Spirito », sono come « le sue mani » (ibid. 4, 20, 1). La creazione è l'opera comune della Santissima Trinità [292].

 

La finalità della creazione del mondo.

 

E una verità fondamentale che la Scrittura e la Tradizione costantemente insegnano e celebrano: « Il mondo è stato creato per la gloria di Dio » (Conc. Vaticano I, DS 3025; FCC 3.025). Dio ha creato tutte le cose, spiega san Bonaventura, « non propter gloriam augendam, sed propter gloriam manifestandam et propter gloriam suam communicandam - non per accrescere la propria gloria, ma per manifestarla e per comunicarla » (Sent. 3, 1, 2, 2, 1). Infatti Dio non ha altro motivo per creare se non il suo amore e la sua bontà: « Aperta manu clave amoris creaturae prodierunt - Aperta la mano dalla chiave dell'amore, le creature vennero alla luce » (S. Tommaso D'Aquino, Sent. 2, prol.) [293].

 

Dio creò il mondo liberamente, sapientemente e amorosamente.

 

Noi crediamo che il mondo è stato creato da Dio secondo la sua sapienza (cf Sap 9,9). Non è il prodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso. Noi crediamo che il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà [295].

 

Lo creò « dal nulla ».

 

Noi crediamo che Dio, per creare, non ha bisogno di nulla di preesistente né di alcun aiuto (cf Conc. Vaticano I, DS 3022; FCC 3.022). La creazione non è neppure una emanazione necessaria della sostanza divina (cf Conc. vaticano I, DS 3023‑3024; FCC 3.023‑3.024). Dio crea liberamente « dal nulla » (DS 800; FCC 6.060; 3025; FCC 3.025). ...La fede nella creazione « dal nulla » è attestata nella Scrittura come una verità piena di promessa e di speranza [296‑297].

 

Mondo ordinato, buono e donato all'uomo.

 

Per il fatto che Dio crea con sapienza, la creazione ha un ordine: « Tu hai disposto tutto con misura, calcolo e peso » (Sap 11,20). Creata nel Verbo eterno e per mezzo del Verbo eterno, « immagine del Dio invisibile » (Col 1,15), la creazione è destinata, indirizzata all'uomo, immagine di Dio (cf Gn 1,26), chiamato a una relazione personale con Dio... Scaturita dalla bontà divina, la creazione partecipa di questa bontà (« E Dio vide che era cosa buona... cosa molto buona »: Gn 1,4.10.12.18.21.31). La creazione, infatti, è voluta da Dio come un dono fatto all'uomo, come un'eredità a lui destinata e affidata. La Chiesa, a più riprese, ha dovuto difendere la bontà della creazione, compresa quella del mondo materiale (cf DS 286; 455‑463; 800; 1333; 3002; FCC 3.001; 3.003‑3.008; 3.019; 9.217) [299].

 

Dio presente nella sua creazione, ma che egli trascende.

 

Dio è infinitamente più grande di tutte le sue opere (cf Sir 43,28): « Sopra i cieli si innalza » la sua « magnificenza » (Sal 8,2), « la sua grandezza non si può misurare » (Sal 145,3). Ma poiché egli è il Creatore sovrano e libero, causa prima di tutto ciò che esiste, egli è presente nell'intimo più profondo delle sue creature: « In lui viviamo, ci muoviamo ed esistiamo » (At 17,28) [300].

 

La creazione, sostenuta e condotta da Dio.

 

Dopo averla creata, Dio non abbandona a se stessa la sua creatura. Non le dona soltanto di essere e di esistere: la conserva in ogni istante nell'essere, le dà la facoltà di agire e la conduce al suo termine. Riconoscere questa completa dipendenza in rapporto al Creatore è fonte di sapienza e di libertà, di gioia, di fiducia [301].

 

Conseguenze del peccato originale sulla creazione.

 

L'armonia con la creazione è spezzata: la creazione visibile è diventata aliena e ostile all'uomo (cf Gn 3,17.19). A causa dell'uomo, la creazione è soggetta alla schiavitù della corruzione (cf Rm 8,20) [400].

 

CREAZIONE DELL'UOMO (inizio)

Libera azione di Dio:

- per renderlo partecipe alla sua vita beata;

- la sua speciale dignità in quanto creato « ad immagine di Dio ».

 

Di tutte le creature visibili, soltanto l'uomo è « capace di conoscere e di amare il proprio Creatore » (GS 12,3); « è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa » (GS 24,3); soltanto l'uomo è chiamato a condividere, nella conoscenza e nell'amore, la vita di Dio. A questo fine è stato creato ed è questa la ragione fondamentale della sua dignità [353].

 

Cosa esige questa dignità nell'uomo.

 

Dio ha creato tutto per l'uomo (cf GS 12,1: 24,3; 39,1), ma l'uomo è stato creato per servire e amare Dio e per offrirgli tutta la creazione [358].

Û anche Uomo.

 

CREDENZE E COMPORTAMENTI RELIGIOSI (inizio)

Espressioni della ricerca di Dio da parte dell'uomo.

 

Nel corso della loro storia, e fino ai giorni nostri, la ricerca di Dio da parte degli uomini si è espressa in molteplici modi; attraverso le loro credenze ed i loro comportamenti religiosi (preghiere, sacrifici, culti, meditazioni, ecc.). Malgrado le ambiguità che possono presentare, tali forme d'espressione sono così universali che l'uomo può essere definito un essere religioso [28].

 

CREDO (inizio)

Riassunto articolato della nostra Professione di Fede e sua sintesi, che inizia con questa parola.

 

Fin dalle origini, la Chiesa apostolica ha espresso e trasmesso la propria fede in formule brevi e normative per tutti (cf Rm 10,9; 1 Cor 15,3‑5; ecc.). Ma molto presto la Chiesa ha anche voluto riunire l'essenziale della sua fede in compendi organici e articolati, destinati in particolare ai candidati al Battesimo [186].

Tali sintesi della fede vengono chiamate « professioni di fede », perché riassumono la fede professata dai cristiani. Vengono chiamate « Credo » a motivo di quella che normalmente ne è la prima parola: « Io credo ». Sono anche dette « Simboli della fede » [187].

Û anche Simbolo di fede.

 

CREDO, CREDIAMO (inizio)

Û Fede.

 

CREDO IN DIO (inizio)

L'espressione più fondamentale della nostra fede, dalla quale dipende tutto il resto.

 

« Io credo in Dio »: questa prima affermazione della professione di fede è anche la più importante, quella fondamentale. Tutto il Simbolo parla di Dio, e, se parla anche dell'uomo e del mondo, lo fa in rapporto a Dio. Gli articoli del Credo dipendono tutti dal primo, così come i Comandamenti sono l'esplicitazione del primo. Gli altri articoli ci fanno meglio conoscere Dio, quale si è rivelato progressivamente agli uomini. « Giustamente quindi i cristiani affermano per prima cosa di credere in Dio » (Catech. R., 1, 2, 2) [199].

 

CREDO IN UN SOLO DIO (inizio)

Conseguenza necessaria della fede in Dio che si rivela: Uno per « natura, sostanza ed essenza ».

 

La confessione della Unicità di Dio, che ha la sua radice nella Rivelazione divina nell'Antica Alleanza, è inseparabile da quella dell'esistenza di Dio ed è altrettanto fondamentale. Dio è Uno: non c'è che un solo Dio: « La fede cristiana crede e professa un solo Dio, unico per natura, per sostanza e per essenza » (Catec. R., 1, 2, 2) [200].

Così: unico, si è rivelato egli stesso.

 

A Israele, suo eletto, Dio si è rivelato come l'Unico: « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze » (Dt 6,4‑5) [201].

Anche Gesù lo ha confermato.

 

Gesù stesso conferma che Dio è « l'unico Signore » e che lo si deve amare con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, con tutte le forze (cf Mc 12,29‑30) [202].

 

CRISTO GESU' (inizio)

Parola unica e definitiva del Padre.

 

« Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio » (Eb 1,1‑2). Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, è la Parola unica, perfetta e definitiva del Padre, il quale in lui dice tutto, e non ci sarà altra parola che quella. San Giovanni della Croce, sulle orme di tanti altri, esprime ciò in maniera luminosa, commentando Eb 1,1‑2 [65].

Egli è la verità di Dio, come il Padre, Veritiero, e « lo Spirito di Verità » inviato dal Padre nel suo nome.

 

In Gesù Cristo la verità di Dio si è manifestata interamente. « Pieno di grazia e di verità » (Gv 1,14), egli è la « luce del mondo » (Gv 8,12), egli è la Verità (cf Gv 14,6) (...). Seguire Gesù, è vivere dello « Spirito di verità » (Gv 14,17) che il Padre manda nel suo nome (cf Gv 14,26) e che guida alla verità tutta intera » (Gv 16,13). Ai suoi discepoli Gesù insegna l'amore incondizionato della verità: « Sia il vostro parlare sì, sì; no, no » (Mt 5,37) [2466].

 

Parola unica della Sacra Scrittura.

 

Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale esprime se stesso interamente (cf Eb 1,1‑3) [102].

 

Gesù: il suo Nome, Salvatore, come identità e missione.

 

Gesù in ebraico significa: « Dio salva ». Al momento dell'Annunciazione, l'angelo Gabriele dice che il suo nome proprio sarà Gesù, nome che esprime ad un tempo la sua identità e la sua missione (cf Lc 1,31) [430].

Il nome di Gesù significa che il Nome stesso di Dio è presente nella persona del Figlio (cf At 5,41; 3 Gv 7) suo fatto uomo per l'universale e definitiva Redenzione dei peccati. E il nome divino che solo reca la salvezza (cf Gv 3,18; At 2,21) [432].

 

Unto dallo Spirito Santo fin dal suo concepimento, e progressivamente manifestato come tale.

 

Il Figlio unigenito del Padre, essendo concepito come uomo nel seno della Vergine Maria, è « Cristo », cioè unto dallo Spirito Santo (cf Mt 1,20; Lc 1,35), sin dall'inizio della sua esistenza umana, anche se la sua manifestazione avviene progressivamente: ai pastori (cf Lc 2,8‑20), ai magi (cf Mt 2,1‑12), a Giovanni Battista (cf Gv 1,31‑34), ai discepoli (cf Gv 2, 11). L'intera vita di Gesù Cristo manifesterà dunque « come Dio [lo] consacrò in Spirito Santo e potenza » (At 10,38) [486].

 

« Gesù è il Signore », confessione della fede cristiana.

 

Confessare che « Gesù è Signore » è lo specifico della fede cristiana. Ciò non contrasta con la fede nel Dio Unico. Credere nello Spirito Santo « che è Signore e dà la Vita » non introduce alcuna divisione nel Dio uno [202].

Nella lettura della Sacra Scrittura il Nome rivelato è sostituito con il titolo divino « Signore » (« Adonai », in greco « Kyrios »). Con questo titolo si proclamerà la divinità di Gesù: « Gesù è il Signore » [209].

 

Cristo, Signore e Dio come il Padre.

 

Nella traduzione greca dei libri dell'Antico Testamento, il nome ineffabile sotto il quale Dio si è rivelato a Mosè (cf Es 3,14; 17,5), YHWH, è reso con « Kyrios » [« Signore »]. Da allora Signore diventa il nome più abituale per indicare la stessa divinità del Dio di Israele. Il Nuovo Testamento utilizza in questo senso forte il titolo di « Signore » per il Padre, ma, ed è questa la novità, anche per Gesù riconosciuto così egli stesso come Dio (cf 1 Cor 2,8) [446].

 

Cristo, « Figlio unico di Dio ».

 

I Vangeli riferiscono in due momenti solenni, il Battesimo e la Trasfigurazione di Cristo, la voce del Padre che lo designa come il suo « Figlio prediletto » (Mt 3,17; 17,5). Gesù presenta se stesso come « il Figlio unigenito di Dio » (Gv 3,16) e con tale titolo afferma la sua preesistenza eterna (cf Gv 10,36). Egli chiede la fede « nel Nome del Figlio unigenito di Dio » (Gv 3,18) [444].

Dopo la Risurrezione la sua filiazione divina appare nella potenza della sua umanità glorificata: egli è stato costituito « Figlio di Dio con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la Risurrezione dai morti » (Rm 1,4; cf At 13,33) [445].

 

Gesù, per il suo concepimento verginale, inaugura la « nuova creazione », come « nuovo Adamo ».

 

Gesù è concepito per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria perché egli è il nuovo Adamo (cf 1 Cor 15,45) che inaugura la nuova creazione: « Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo » (1 Cor 15,47). « Dalla pienezza » di lui, capo dell'umanità redenta (cf Col 1,18), « noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia » (Gv 1,16) [504].

Û Concepimento verginale.

 

Cristo, Capo del Corpo che è la Chiesa.

 

Cristo « è il Capo del Corpo, cioè della Chiesa » (Col 1,18). E il Principio della creazione e della redenzione. Elevato alla gloria del Padre, ha « il primato su tutte le cose » (Col 1,18), principalmente sulla Chiesa, per mezzo della quale estende il suo regno su tutte le cose [792].

Û Corpo mistico e Chiesa.

 

Cristo e la Chiesa, « Cristo totale ».

 

Cristo e la Chiesa formano, dunque, il « Cristo totale » [« Christus totus »]. La Chiesa è una con Cristo [795].

Gesù è concepito per opera dello Spirito Santo nel seno della Vergine Maria perché egli è il nuovo Adamo che inaugura la nuova creazione: « Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo » (1 Cor 15,47). L'umanità di Cristo, fin dal suo concepimento, è ricolma dello Spirito Santo perché Dio gli « dà lo Spirito senza misura » (Gv 3,34). « Dalla pienezza » di lui, capo dell'umanità redenta, « noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia » (Gv 1,16) [504].

Mediatore, Sacerdozio di Cristo, Preghiera di Gesù come modello, Preghiera di Gesù come insegnamento.

 

CROCE DI CRISTO (inizio)

Consumazione del sacrificio redentore di Cristo.

 

« Sua sanctissima passione in ligno crucis nobis justificationem meruit - La sua santissima passione sul legno della croce ci meritò la giustificazione » insegna il Conc. di Trento (DS 1529; FCC 8.062) sottolineando il carattere unico del sacrificio di Cristo come « causa di salvezza eterna » (Eb 5,9). E la Chiesa venera la croce cantando: « O crux, ave, spes unica - Ave, o croce, unica speranza » (Inno Vexilla Regis) [617].

Û anche Passione e morte di Gesù e Morte redentrice.

 

CULTO A DIO (inizio)

Û Liturgia.

 

Benvenuto

Benedizione a Frate Leone

Il Signore ti benedica e ti custodisca.

Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.

Volga a te il suo sguardo e ti dia pace.

Il Signore ti dia la sua grande benedizione.