LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

LUIS MARTINEZ FERNANDEZ

 

 

 

 

 

 

DIZIONARIO TEOLOGICO

DEL CATECHISMO

DELLA CHIESA CATTOLICA

 

 

 

 

 

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A

 

·               Aborto

·               Abramo

·               Accidia o Pigrizia spirituale

·               Adamo ed Eva

·               Adorazione

·               Adulterio

·               Agnosticismo

·               Agonia nel Getsemani

·               Alleanza di Dio con gli uomini (Antica e Nuova alleanza)

·               Altare

·               Amen

·               Amerai il Signore tuo Dio (Primo Comandamento)

·               Amerai il prossimo tuo come te stesso

·               Amore coniugale

·               Amore di Dio

·               Anafora

·               Analogia della fede

·               Anamnesis

·               Angeli

·               Anima

·               Anima della chiesa

·               Anno liturgico

·               Annunciazione

·               Antico testamento

·               Anticristo

·               Apostolato

·               Apostoli

·               Apostolicità della Chiesa

·               Apparizioni di Gesù risorto

·               Appartenenza alla Chiesa cattolica

·               Armonia fra i due Testamenti

·               Articoli di fede

·               Ascensione del Signore

·               Assunzione di Maria

·               Ateismo

·               Attrizione o contrizione imperfetta

·               Ausiliatrice

·               Autorità legittima

·               Avarizia

·               Avvento glorioso del Signore

·               Avvocata

B

·               Bambini morti senza il Battesimo

·               Battesimo (Sacramento del)

·               Battesimo dei bambini

·               Battesimo di Gesù

·               Battesimo di sangue e desiderio del battesimo

·               Battista, Giovanni

·               Beatitudine

·               Beatitudine celeste

·               Beatitudini

·               Bene comune

·               Bene comune universale

·               Benedizione

·               Benedizioni

·               Bestemmia contro lo Spirito Santo

·               Bestemmie

·               Buona novella

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A

 

ABORTO (inizio)

Dal momento del suo concepimento, l'essere umano deve essere riconosciuto come persona e, tra i suoi diritti, quello alla vita è il primo.

La vita umana deve essere rispettata e protetta in modo assoluto fin dal momento del concepimento. Dal primo istante della sua esistenza, l'essere umano deve vedersi riconosciuti i diritti della persona, tra i quali il diritto inviolabile di ogni essere innocente alla vita (cf CDF, Istr. Donum Vitae I, 1) [2270].

L'aborto provocato direttamente come fine o come mezzo, come anche la cooperazione formale ad esso, è gravemente contrario alla legge morale, ed è sanzionato dalla Chiesa con la scomunica.

 

Fin dal primo secolo la Chiesa ha dichiarato la malizia morale di ogni aborto provocato. Questo insegnamento non è mutato. Rimane invariabile. L'aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale [2271].

La cooperazione formale a un aborto costituisce una colpa grave. La Chiesa sanziona con una pena canonica di scomunica questo delitto contro la vita umana. « Chi procura l'aborto, se ne consegue l'effetto, incorre nella scomunica latae sententiae » (CIC, can. 1398) « per il fatto stesso d'aver commesso il delitto » (CIC, can. 1314) e alle condizioni previste dal Diritto (cf CIC, can. 1323‑1324) [2272].

Û Embrione umano.

 

ABRAMO (inizio)

La sua fede è consistita nell'obbedire a Dio confidando sempre in lui, che fu fedele alle sue promesse.

« Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava » (Eb 11,8; cf Gn 12,1‑4). Per fede soggiornò come straniero e pellegrino nella Terra promessa (cf Gn 23,4). Per fede Sara ricevette la possibilità di concepire il figlio della Promessa. Per fede, infine, Abramo offrì in sacrificio il suo unico figlio (cf Eb 11,17) [145].

Risponde alla chiamata di Dio, si pone in cammino assecondandola, e cammina sempre alla sua presenza e in alleanza con lui.

 

Non appena Dio lo chiama, Abramo parte « come gli aveva ordinato il Signore » (Gn 12,4): il suo cuore è tutto « sottomesso alla Parola »; egli obbedisce... [2570] ... camminando alla sua presenza e in alleanza con lui... [2571].

La sua fede piena di fiducia, malgrado le prove, lo costituisce Padre di tutti coloro che credono.

 

Abramo realizza così la definizione della fede data dalla Lettera agli Ebrei: « La fede è fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono » (Eb 11,1). « Abramo ebbe fede in Dio e ciò gli fu accreditato come giustizia » (Rm 4,3; cf Gn 15,6). « Forte in questa forte fede», (Rm 4,20), Abramo è diventato « padre di tutti quelli che credono » (Rm 4,11.18; Gn 15,15) [146].

Elezione di Abramo per benedire in lui le « nazioni della terra ».

 

Per riunire tutta l'umanità dispersa, Dio sceglie Abram chiamandolo: « Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e della casa di tuo padre » (Gn 12,1), per fare di lui Abraham, vale a dire « il padre di una moltitudine di popoli » (Gn 17,5): « In te saranno benedette tutte le nazioni della terra » (Gn 12,3 LXX; cf Gal 3,8) [59].

Abramo e Maria, testimoni della fede.

 

Allora dobbiamo volgerci verso i testimoni della fede: Abramo, che credette, « sperando contro ogni speranza » (Rm 4,18); la Vergine Maria che, nel « cammino della fede » (LG 58), è giunta fino alla « notte della fede » (Giovanni Paolo II, Redemptoris Mater, 18) partecipando alla sofferenza del suo Figlio e alla notte della sua tomba; e molti altri testimoni della fede [165].

Û Fede, Maria.

 

ACCIDIA O PIGRIZIA SPIRITUALE (inizio)

Û Amore di Dio.

 

ADAMO ED EVA (inizio)

Costituiti in stato di « santità e giustizia », cioè partecipi, pur essendo esseri creati, della vita divina.

La Chiesa, interpretando autenticamente il simbolismo del linguaggio biblico alla luce del Nuovo Testamento e della Tradizione, insegna che i nostri progenitori Adamo ed Eva sono stati costituiti in uno stato « di santità e di giustizia originali ». La grazia della santità originale era una « partecipazione alla vita divina » (LG 2) [375].

Conseguenza di questa « giustizia originale »: l'uomo e la donna non dovevano morire, né patire, in armonia con se stessi come coppia e con tutta la creazione.

 

Finché fosse rimasto nell'intimità divina, l'uomo non avrebbe dovuto né morire (cf Gn 2,17; 3,19), né soffrire (Gn 3,16). L'armonia interiore della persona umana, l'armonia tra l'uomo e la donna, infine l'armonia tra la prima coppia e tutta la creazione costituiva la condizione detta « giustizia originale » [376].

L'uomo era integro e ordinato in tutto il suo essere, perché libero dalla triplice concupiscenza (cf 1 Gv 2,16) che lo rende schiavo dei piaceri dei sensi, della cupidigia dei beni terreni e dell'affermazione di sé contro gli imperativi della ragione [377].

Perdita della « giustizia originale » per il peccato dei progenitori.

 

Per il peccato dei nostri progenitori andrà perduta tutta l'armonia della giustizia originale che Dio, nel suo disegno, aveva previsto per l'uomo [379].

Û Peccato originale.

 

ADORAZIONE (inizio)

Riconoscere Dio con rispetto e sottomissione, lodandolo con amore grato per il suo essere Signore, Creatore, Salvatore e Padre misericordioso.

 

Della virtù della religione, l'adorazione è l'atto principale. Adorare Dio, è riconoscerlo come Dio, come il Creatore e il Salvatore, il Signore e il Padrone di tutto ciò che esiste, l'Amore infinito e misericordioso. « Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai » (Lc 4,8), dice Gesù, citando il Deuteronomio (6,13) [2096].

Adorare Dio è riconoscere, nel rispetto e nella sottomissione assoluta, il « nulla della creatura », la quale non esiste che per Dio. Adorare Dio, come fa Maria nel « Magnificat », è lodarlo, esaltarlo e umiliare se stessi, confessando con gratitudine che egli ha fatto grandi cose e che santo è il suo nome (Lc 1,46‑49) [2097]

Û Preghiera, definizione e distinzioni.

 

ADULTERIO (inizio)

Infedeltà coniugale di una persona sposata, o di altra persona con quella, sebbene non sposata. Cristo condannò come adulterio anche il desiderio.

 

...Questa parola designa l'infedeltà coniugale. Quando due partner, di cui almeno uno è sposato, intrecciano tra loro una relazione sessuale, anche episodica, commettono un adulterio. Cristo condanna l'adulterio anche se consumato con il semplice desiderio (cf Mt 5,27‑28). Il sesto comandamento e il Nuovo Testamento proibiscono l'adulterio in modo assoluto (cf Mt 5,32; 19,6; Mc 10,11; 1 Cor 6,9‑10 (...) [2380].

E ingiustizia grave che comporta la rottura della mutua alleanza e danneggia gravemente l'istituto matrimoniale e i figli.

 

L'adulterio è un'ingiustizia. Chi lo commette viene meno agli impegni assunti. Ferisce quel segno dell'Alleanza che è il vincolo matrimoniale, lede il diritto dell'altro coniuge e attenta all'istituto del matrimonio, violando il contratto che lo fonda. Compromette il bene della generazione umana e dei figli, i quali hanno bisogno dell'unione stabile dei genitori [2381].

Û altre offese al matrimonio: Divorzio, Poligamia, ecc.

 

AGNOSTICISMO (inizio)

Presenta forme diverse: postula un Dio lontano e isolato dall'uomo, sul quale nulla è consentito conoscere, né è possibile affermare o negare la sua esistenza, giungendo ad un « indifferentismo », o, anche, all'« ateismo pratico ».

L'agnosticismo assume parecchie forme. In certi casi l'agnostico si rifiuta di negare Dio; ammette invece l'esistenza di un essere trascendente che non potrebbe rivelarsi e di cui nessuno sarebbe in grado di dire niente. In altri casi l'agnostico non si pronuncia sull'esistenza di Dio, dichiarando che è impossibile provarla, così come è impossibile ammetterla o negarla [2127].

L'agnosticismo può talvolta racchiudere una certa ricerca di Dio, ma può anche costituire un indifferentismo, una fuga davanti al problema ultimo dell'esistenza e un torpore della coscienza morale. Troppo spesso l'agnosticismo equivale a un ateismo pratico [2128].

Û Ateismo.

 

AGONIA NEL GETSEMANI (inizio)

Gesù si fa « obbediente fino alla morte » e accetta dalle mani del Padre il calice della Passione redentrice, sebbene la sua natura umana avverta l'orrore della morte.

Il calice della Nuova Alleanza, che Gesù ha anticipato alla Cena offrendo se stesso (cf Lc 22,20), in seguito egli lo accoglie dalle mani del Padre nell'agonia al Getsemani (cf Mt 26,42) facendosi « obbediente fino alla morte » (Fil 2,8; cf Eb 5,7‑8). Gesù prega: « Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice! » (Mt 26,39). Egli esprime così l'orrore che la morte rappresenta per la sua natura umana. Questa, infatti, come la nostra, è destinata alla vita eterna; in più, a differenza della nostra, è perfettamente esente dal peccato (cf Eb 4,15) che causa la morte (cf Rm 5,12); ma soprattutto è assunta dalla Persona divina dell'« Autore della vita » (At 3,15), del « Vivente » (Ap 1,18; cf Gv 1,4; 5,26). Accettando nella sua volontà umana che sia fatta la volontà del Padre (cf Mt 26,42), Gesù accetta la sua morte in quanto redentrice, per « portare i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce » (1 Pt 2,24) [612].

 

ALLEANZA DI DIO CON GLI UOMINI (inizio)

(ANTICA E NUOVA ALLEANZA)

La creazione è rivelata come la prima testimonianza dell'amore di Dio verso l'alleanza con il suo Popolo.

...la rivelazione della creazione è così inseparabile dalla rivelazione e dalla realizzazione dell'Alleanza di Dio, l'Unico, con il suo Popolo. La creazione è rivelata come il primo passo verso tale Alleanza, come la prima e universale testimonianza dell'amore onnipotente di Dio (cf Gn 15,5; Ger 33,19‑26)... [688].

Dopo che l'unità del genere umano è stata spezzata dal peccato, Dio cerca prima di tutto di salvare l'umanità passando attraverso ciascuna delle sue parti. L'Alleanza con Noè dopo il diluvio (cf Gn 9,9) esprime il principio dell'Economia divina verso le « nazioni » [56].

L'Alleanza con Noè resta in vigore per tutto il tempo delle nazioni (cf Lc 21,24), fino alla proclamazione universale del Vangelo [58].

Û Rivelazione.

Nell'alleanza di Dio con Abramo nasce il « Popolo dell'elezione », depositario delle promesse e radice della futura riunificazione dei figli di Dio nella Chiesa.

Il popolo discendente da Abramo sarà il depositario della promessa fatta ai patriarchi, il popolo della elezione (Rm 11,28), chiamato a preparare la ricomposizione, un giorno, nell'unità della Chiesa, di tutti i figli di Dio (cf Gv 11,52; 10,16)... [60].

Abramo.

Dio forma il suo Popolo salvando Israele dalla schiavitù e facendogli dono della sua Alleanza e della sua Legge per mezzo di Mosè sul monte Sinai.

 

Dopo i patriarchi, Dio forma Israele quale suo popolo salvandolo dalla schiavitù dell'Egitto. Conclude con lui l'Alleanza del Sinai e gli dà, per mezzo di Mosè, la sua legge, perché lo riconosca e lo serva come l'unico Dio vivo e vero, Padre provvido e giusto giudice, e stia in attesa del Salvatore promesso (cf DV 3) [62].

Per disposizione di YHWH, i profeti danno forma al suo Popolo nell'attesa della Nuova Alleanza.

 

Attraverso i profeti, Dio forma il suo Popolo nella speranza della salvezza, nell'attesa di una Alleanza nuova ed eterna destinata a tutti gli uomini (cf Is 2,2‑4) e che sarà inscritta nei cuori (cf Ger 31,31‑34; Eb 10,16). I profeti annunziano una radicale redenzione del Popolo di Dio, la purificazione da tutte le sue infedeltà (cf Ez 36), una salvezza che includerà tutte le nazioni (cf Is 49,5‑6; 53,11) [64].

Û Antico Testamento, Legge di Dio nell'Antica Alleanza.

Di fronte alle ripetute rotture dell'alleanza da parte di Israele, i profeti annunciano la futura Nuova Alleanza.

 

...i profeti accusano Israele di aver rotto l'Alleanza e di essersi comportato come una prostituta (cf Os 1; Is 1,2‑4; Ger 2; ecc). Essi annunziano un'Alleanza Nuova ed Eterna (Ger 31,31‑34; Is 53,3). « Cristo istituì questo Nuovo Patto » (LG 9) [762].

 

L'Antica Alleanza vista alla luce della Nuova nel perfezionamento della Legge compiuto da Gesù nel discorso della Montagna.

 

Gesù ha fatto una solenne precisazione all'inizio del Discorso della Montagna, quando ha presentato, alla luce della grazia della Nuova Alleanza, la Legge data da Dio sul Sinai al momento della Prima Alleanza:

Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento. In verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, non passerà neppure un iota o un segno dalla Legge, senza che tutto sia compiuto. Chi dunque trasgredirà uno solo di questi precetti, anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel Regno dei cieli. Chi invece li osserverà e li insegnerà agli uomini, sarà considerato grande nel Regno dei cieli (Mt 5,17‑19) [677].

 

...Con Gesù, la Legge non appare più incisa su tavole di pietra ma scritta nell'« animo » nel « cuore » (Ger 31,33) del Servo che, proclamando « il diritto con fermezza » (Is 42,3), diventa l'« Alleanza del Popolo » (Is 42,6). Gesù compie la Legge fino a prendere su di sé « la maledizione della Legge » (Gal 3,13), in cui erano incorsi coloro che non erano rimasti fedeli « a tutte le cose scritte nel libro della Legge » (Gal 3,10); infatti la morte di Cristo intervenne « per la redenzione delle colpe commesse sotto la Prima Alleanza » (Eb 9,15) [580].

La Nuova Alleanza fu suggellata dal sangue della Croce e fu ordinata ad essere perpetuata con esso in ogni Eucaristia.

 

La libera offerta che Gesù fa di se stesso ha la sua più alta espressione nella Cena consumata con i Dodici Apostoli (Mt 26,20) nella « notte in cui veniva tradito » (1 Cor 11,23). La vigilia della sua passione, Gesù, quand'era ancora libero, ha fatto di quest'ultima Cena con i suoi Apostoli il memoriale della volontaria offerta di sé al Padre (cf 1 Cor 5,7) per la salvezza degli uomini: « Questo è il mio Corpo che è dato per voi » (Lc 22,19). « Questo è il mio Sangue dell'Alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati » (Mt 26,28) [610].

L'Eucaristia che egli istituisce in questo momento sarà il « memoriale » (1 Cor 11,25) del suo sacrificio. Gesù nella sua offerta include gli Apostoli e chiede loro di perpetuarla (cf Lc 22,19) [611].

Û Sacrificio Pasquale, Eucaristia (sacrificio e memoriale della passione).

 

ALTARE (inizio)

Come simbolo di Cristo, presente nell'Assemblea eucaristica, rappresenta sia il luogo del sacrificio che la mensa del Signore.

 

L'altare, attorno al quale la Chiesa è riunita nella celebrazione dell'Eucaristia, rappresenta i due aspetti di uno stesso mistero: l'altare del sacrificio e la mensa del Signore, e questo tanto più in quanto l'altare cristiano è il simbolo di Cristo stesso, presente in mezzo all'assemblea dei suoi fedeli sia come la vittima offerta per la nostra riconciliazione, sia come alimento celeste che si dona a noi [1383].

Û Liturgia.

 

AMEN (inizio)

Parola finale del Credo, delle preghiere del Nuovo Testamento e della Chiesa, come pure dell'Apocalisse. In ebraico, « Amen » si ricongiunge alla stessa radice della parola « credere » e significa fedeltà e affidabilità. In tal senso, inoltre, significa sia che Dio è fedele ma anche che riponiamo in lui un'assoluta fiducia.

 

Il Credo, come pure l'ultimo libro della Sacra Scrittura (cf Ap 22,21), termina con la parola ebraica Amen. La si trova frequentemente alla fine delle preghiere del Nuovo Testamento. Anche la Chiesa termina le sue preghiere con « Amen ». In ebraico, « Amen » si ricongiunge alla stessa radice della parola « credere ». Tale radice esprime la solidità, l'affidabilità, la fedeltà. Si capisce allora perché l'« Amen » può esprimere tanto la fedeltà di Dio verso di noi quanto la nostra fiducia in lui [1061‑1062].

L'« Amen » finale del Simbolo conferma che in ciò che crediamo, confidiamo totalmente in Dio, il cui Figlio è chiamato anche « l'Amen » dell'amore del Padre.

 

L'« Amen » finale del Simbolo riprende quindi e conferma le due parole con cui inizia: « Io credo ». Credere significa dire « Amen » alle parole, alle promesse, ai comandamenti di Dio, significa fidarsi totalmente di colui che è l'« Amen » d'infinito amore e di perfetta fedeltà. La vita cristiana di ogni giorno sarà allora l'« Amen » all'« Io credo » della professione di fede del nostro Battesimo.

Il Simbolo sia per te come uno specchio. Guardati in esso, per vedere se tu credi tutto quello che dichiari di credere e rallegrati ogni giorno per la tua fede (S. Agostino, Serm. 58,11,13: PL 38,399).

 

Gesù Cristo stesso è l'« Amen » (Ap 3,14). Egli è l'« Amen » definitivo dell'amore del Padre per noi; assume e porta alla sua pienezza il nostro « Amen » al Padre: « Tutte le promesse di Dio in lui sono divenute «sì». Per questo sempre attraverso lui sale a Dio il nostro Amen per la sua gloria » (2 Cor 1,20) [1064‑1065].

 

AMERAI IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO (inizio)

Gesù ha affermato che, unito all'amore di Dio prima di ogni cosa, « non esiste un comandamento più importante di questo ».

 

Rispondendo alla domanda rivoltagli sul primo dei comandamenti, Gesù disse: « Il primo è: «Ascolta, Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza». E il secondo è questo: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». Non c'è altro comandamento più importante di questo » (Mc 12,29‑31) [2196].

Paolo ci ricorda che tutti gli altri precetti si compiono nel comandamento dell'amore del prossimo.

 

L'Apostolo san Paolo lo richiama: « Chi ama il suo simile ha adempiuto la legge. Infatti, il precetto: «Non commettere adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare» e qualsiasi altro comandamento, si riassumono in queste parole: «Amerai il prossimo tuo come te stesso». L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge è l'amore » (Rm 13,8‑10) [2196].

AMERAI IL SIGNORE TUO DIO (inizio)

(PRIMO COMANDAMENTO)

La prima delle « dieci parole » prescrive l'amore all'unico Dio, come ci ricorda Gesù.

 

Gesù ha riassunto i doveri dell'uomo verso Dio in questa parola: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente » (Mt 22,37; cf Lc 10,27: « e con tutte le tue forze »). Essa fa immediatamente eco alla solenne esortazione: « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo » (Dt 6,4).

Dio ha amato per primo. L'amore del Dio Unico è ricordato nella prima delle « dieci parole ». I comandamenti poi esplicitano la risposta d'amore che l'uomo è chiamato a dare al suo Dio [2083].

Questo mandato comprende le tre virtù teologali con le quali l'uomo deve corrispondere a Dio, che è sempre uguale a se stesso, fedele e giusto: la fede, la speranza e la carità.

 

« Nell'esplicita affermazione divina: «Io sono il Signore tuo Dio» è incluso il comandamento della fede, della speranza e della carità. Se noi riconosciamo infatti che egli è Dio, e cioè eterno, immutabile, sempre uguale a se stesso, affermiamo con ciò anche la sua infinita veracità; ne segue quindi l'obbligo di accogliere le sue parole e di aderire ai suoi comandi con pieno riconoscimento della sua autorità. Se egli inoltre è Dio, noi ne riconosciamo l'onnipotenza, la bontà, i benefici; di qui l'illimitata fiducia e la speranza. E se egli è l'infinita bontà e l'infinito amore, come non offrirgli tutta la nostra dedizione e donargli tutto il nostro amore? Ecco perché nella Bibbia Dio inizia e conclude invariabilmente i suoi comandi con la formula: «Io sono il Signore» » (Catech. R. 3, 2, 4) [2086].

Û Carità, Virtù teologali, Amore di Dio, Culto divino.

 

AMORE CONIUGALE (inizio)

L'intimità affettiva e corporale degli sposi è una comunione, i cui atti vengono santificati dal sacramento, fortificano l'intimo nucleo della persona e sono fonte di gioia.

 

La sessualità è ordinata all'amore coniugale dell'uomo e della donna. Nel matrimonio l'intimità corporale degli sposi diventa un segno e un pegno della comunione spirituale. Tra i battezzati, i legami del matrimonio sono santificati dal sacramento [2360].

« La sessualità, mediante la quale l'uomo e la donna si donano l'uno all'altra con gli atti propri ed esclusivi degli sposi, non è affatto qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l'intimo nucleo della persona umana come tale. Essa si realizza in modo veramente umano solo se è parte integrante dell'amore con cui l'uomo e la donna si impegnano totalmente l'uno verso l'altra fino alla morte » (FC 11)... [2361].

« Gli atti coi quali i coniugi si uniscono in casta intimità, sono onorevoli e degni, e, compiuti in modo veramente umano, favoriscono la mutua donazione che essi significano, ed arricchiscono vicendevolmente in gioiosa gratitudine gli sposi stessi » (GS 49,2). La sessualità è sorgente di gioia e di piacere [2362].

Negli atti di unione dell'amore coniugale non è lecito separare gli aspetti unitivi da quelli procreativi.

 

Mediante l'unione degli sposi si realizza il duplice fine del matrimonio: il bene degli stessi sposi e la trasmissione della vita. Non si possono disgiungere questi due significati o valori del matrimonio, senza alterare la vita spirituale della coppia e compromettere i beni del matrimonio e l'avvenire della famiglia [2363].

Û Matrimonio, Fedeltà coniugale.

 

AMORE DI DIO (inizio)

Carità, « Amerai il Signore... » (primo comandamento).

Obbligo di corrispondere con questo amore alla sua carità nei nostri confronti.

 

La fede nell'amore di Dio abbraccia l'appello e l'obbligo di rispondere alla carità divina con un amore sincero. Il primo comandamento ci ordina di amare Dio al di sopra di tutto, e tutte le creature per lui e a causa di lui (cf Dt 6,4‑5) [2093].

Peccati contro l'amore di Dio: indifferenza, ingratitudine, tiepidezza, accidia o pigrizia spirituale, odio verso Dio.

 

Si può peccare in diversi modi contro l'amore di Dio: l'indifferenza è incurante della carità divina o rifiuta di prenderla in considerazione; ne misconosce l'iniziativa e ne nega la forza. L'ingratitudine tralascia o rifiuta di riconoscere la carità divina e di ricambiare a Dio amore per amore. La tiepidezza è una esitazione o una negligenza nel rispondere all'amore divino; può implicare il rifiuto di abbandonarsi al dinamismo della carità. L'accidia o pigrizia spirituale giunge a rifiutare la gioia che viene da Dio e a provare repulsione per il bene divino. L'odio di Dio nasce dall'orgoglio. Si oppone all'amore di Dio, del quale nega la bontà e che ardisce maledire come colui che proibisce i peccati e infligge i castighi [2094].

 

ANAFORA (inizio)

E « il cuore e il culmine » della celebrazione dell'Eucaristia o santa Messa, e comprende:

 

- Il prefazio, nel quale la Chiesa rende grazie al Padre, per mezzo di Cristo, nello Spirito Santo, per tutte le sue opere, per la creazione, la redenzione e la santificazione. In questo modo l'intera comunità si unisce alla lode incessante che la Chiesa celeste, gli angeli e tutti i santi cantano al Dio tre volte Santo [1352].

- L'epiclesi, nella quale « la Chiesa prega il Padre di mandare il suo Santo Spirito (o la potenza della sua benedizione: cf MR, Canone Romano, 90) sul pane e sul vino, affinché diventino, per la sua potenza, il Corpo e il Sangue di Gesù Cristo e perché coloro che partecipano all'Eucaristia siano un solo corpo e un solo spirito (alcune tradizioni liturgiche situano l'epiclesi dopo l'anamnesi) [1353].

- Il racconto della istituzione, nel quale « l'efficacia delle parole e dell'azione di Cristo, e la potenza dello Spirito Santo, rendono sacramentalmente presenti sotto le specie del pane e del vino il suo Corpo e il suo Sangue, il suo sacrificio offerto sulla croce una volta per tutte » [1353].

- L'anamnesi, nella quale « la Chiesa fa memoria della Passione, della Risurrezione e del ritorno glorioso di Gesù Cristo; essa presenta al Padre l'offerta di suo Figlio che ci riconcilia con lui [1354].

- Le intercessioni, nelle quali « la Chiesa manifesta che l'Eucaristia viene celebrata in comunione con tutta la Chiesa del cielo e della terra, dei vivi e dei defunti, e nella comunione con i pastori della Chiesa, il Papa, il vescovo della diocesi, il suo presbiterio e i suoi diaconi, e tutti i vescovi del mondo con le loro Chiese » [1354].

 

ANALOGIA DELLA FEDE (inizio)

La mutua coesione delle verità della fede nell'insieme della Rivelazione.

 

Per « analogia della fede » intendiamo la coesione delle verità della fede tra loro e nella totalità del progetto della Rivelazione [114].

 

ANAMNESIS (inizio)

Nella Liturgia della Parola di Dio, lo Spirito Santo « ricorda », cioè « fa memoria » e rende presente ciò che Cristo ha fatto per noi.

 

La celebrazione liturgica si riferisce sempre agli interventi salvifici di Dio nella storia. « L'Economia della rivelazione avviene con eventi e parole intimamente connessi tra loro... Le parole dichiarano le opere e chiariscono il mistero in esse contenuto » (DV 2). Nella Liturgia della Parola lo Spirito Santo « ricorda » all'assemblea tutto ciò che Cristo ha fatto per noi. Secondo la natura delle azioni liturgiche e le tradizioni rituali delle Chiese, una celebrazione « fa memoria » delle meraviglie di Dio attraverso una Anamnesi più o meno sviluppata. Lo Spirito Santo, che in tal modo risveglia la memoria della Chiesa, suscita di conseguenza l'azione di grazie e la lode (Dossologia) [1103].

La liturgia cristiana non soltanto rappresenta ma rende presente i misteri salvifici.

 

La Liturgia cristiana non soltanto ricorda gli eventi che hanno operato la nostra salvezza; essa li attualizza, li rende presenti. Il Mistero pasquale di Cristo viene celebrato, non ripetuto; sono le celebrazioni che si ripetono; in ciascuna di esse ha luogo l'effusione dello Spirito Santo che attualizza l'unico Mistero [1104].

Û Anafora.

 

ANGELI (inizio)

La loro esistenza è una verità di fede.

 

L'esistenza degli esseri spirituali, incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto l'unanimità della Tradizione [328].

Chi sono gli angeli: Esseri spirituali, ministri e messaggeri di Dio.

 

Sant'Agostino dice a loro riguardo: « Angelus officii nomen est, non naturae. Quaeris nomen huius naturae, spiritus est; quaeris officium, angelus est: ex eo quod est, spiritus est, ex eo quod agit, angelus - La parola angelo designa l'ufficio, non la natura. Se si chiede il nome di questa natura si risponde che è spirito; se si chiede l'ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è, mentre per quello che compie è angelo » (Sal 103,1.15) (S. Agostino, Enarratio in Psalmos, 103,1, 15). In tutto il loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Per il fatto che « vedono sempre la faccia del Padre... che è nei cieli » (Mt 18,10), essi sono « potenti esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola » (Sal 103,20) [329].

In quanto creature puramente spirituali, essi hanno intelligenza e volontà: sono creature personali (cf Pio XII, DS 389 1) e immortali (Lc 20,36). Superano in perfezione tutte le creature visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria (Dn 10,9‑12) [330].

 

Ministri dei disegni divini in tutta la « storia della salvezza ».

 

Essi, fin dalla creazione (cf Gb 38,7, dove gli angeli sono chiamati « figli di Dio ») e lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio [332].

 

La loro relazione con Cristo.

 

Cristo è il centro del mondo angelico. Essi sono « i suoi angeli »: « Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli... » (Mt 25,31). Sono suoi perché creati per mezzo di lui e in vista di lui: « Poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: Troni, Dominazioni, Principati e Potestà. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui » (Col 1,16). Sono suoi ancor più perché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza: « Non sono essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza? » (Eb 1,14) [331].

 

Adorazione e servizio degli angeli al Verbo Incarnato.

 

Dall'Incarnazione all'Ascensione, la vita del Verbo incarnato è circondata dall'adorazione e dal servizio degli angeli. Quando Dio « introduce il Primogenito nel mondo, dice: lo adorino tutti gli angeli di Dio » (Eb 1,6). Il loro canto di lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nella lode della Chiesa: « Gloria a Dio... » (Lc 2,14). Essi proteggono l'infanzia di Gesù (cf Mt 1,20; 2,13.19), servono Gesù nel deserto (cf Mc 1,12; Mt 4,11), lo confortano durante l'agonia (cf Lc 22,43), quando egli avrebbe potuto da loro essere salvato dalla mano dei nemici (cf Mt 26,53) come un tempo Israele (cf 2 Mac 10,29‑30; 11,8). Sono ancora gli angeli che « evangelizzano » (Lc 2,10) la Buona Novella dell'Incarnazione (cf Lc 2,8‑14) e della Risurrezione di Cristo (cf Mc 16,5‑7). Al ritorno di Cristo, che essi annunziano (cf Eb 1,10‑11), saranno là, al servizio del suo giudizio (Mt 13,41; 25,31; Lc 12,8‑9) [333].

 

La Chiesa, in unione con gli angeli, adora Dio.

 

Nella Liturgia, la Chiesa si unisce agli angeli per adorare il Dio tre volte santo; invoca la loro assistenza (così o nell'« In Paradisum deducant te angeli... » - In Paradiso ti accompagnino gli angeli - nella Liturgia dei defunti, o ancora nell'« Inno dei Cherubini » della Liturgia bizantina), e celebra la memoria di alcuni angeli in particolare (san Michele, san Gabriele, san Raffaele, gli angeli custodi) [335].

Custodia e intercessione a favore degli uomini, dalla nascita e fino alla morte.

 

Dal suo inizio (cf Mt 18,10) fino all'ora della morte (cf Lc 16,22) la vita umana è circondata dalla loro protezione (cf Sal 34,8; 91,10‑13) e dalla loro intercessione (cf Gb 33,23‑24; Zc 1,12; Tb 12,12) [336].

Û anche Diavolo (Demonio, Satana o Satan).

 

ANIMA (inizio)

Nella Sacra Scrittura: vita umana, persona e, soprattutto, principio spirituale dell'uomo.

 

Spesso, nella Sacra Scrittura, il termine anima indica la vita umana (cf Mt 16,25‑26; Gv 15,13), oppure tutta la persona umana (cf At 2,41). Ma designa anche tutto ciò che nell'uomo vi è di più intimo (cf Mt 26,38; Gv 12,27) e di maggior valore (cf Mt 10, 28; 2 Mac 6,30), ciò per cui più particolarmente egli è immagine di Dio: « anima » significa il principio spirituale nell'uomo [363].

 

L'« eco » o i segni dell'anima percepibili dall'uomo.

 

...Con la sua apertura alla verità e alla bellezza, con il suo senso del bene morale, con la sua libertà e la voce della coscienza, con la sua aspirazione all'infinito e alla felicità, l'uomo si interroga sull'esistenza di Dio. In queste aperture egli percepisce segni della propria anima spirituale. « Germe dell'eternità che porta in sé, irriducibile alla sola materia » (cf GS 18,1; cf 14,2), la sua anima non può avere la propria origine che in Dio solo [33].

Ogni anima è creata direttamente da Dio.

 

La Chiesa insegna che ogni anima spirituale è creata direttamente da Dio (cf Pio xii, Enc. Humani Generis, 1950, DS 3896; FCC 3.036; Paolo VI, SPF 8) - non è « prodotta » dai genitori - ed è immortale (cf il V Conc. Lateranense dell'anno 1513, DS 1440; FCC 3.031): essa non perisce al momento della sua separazione dal corpo nella morte, e di nuovo si unirà al corpo al momento della risurrezione finale [366].

L'anima è come la « forma » del corpo, e costituisce con esso una natura unica.

 

L'unità dell'anima e del corpo è così profonda che si deve considerare l'anima come la « forma » del corpo (cf Conc. di Vienne dell'anno 1312, DS 902; FCC 902); ciò significa che grazie all'anima spirituale il corpo composto di materia è un corpo umano e vivente; lo spirito e la materia, nell'uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro unione forma un'unica natura [365].

 

ANIMA DELLA CHIESA (inizio)

Lo Spirito Santo unisce tutti i membri della Chiesa con il loro Capo - Cristo - e fra di loro, poiché è come il principio della sua attività vitale per mezzo della carità, dei sacramenti, delle grazie e dei carismi.

 

Quello che il nostro spirito, ossia la nostra anima, è per le nostre membra, lo stesso è lo Spirito Santo per le membra di Cristo, per il Corpo di Cristo, che è la Chiesa » (S. Agostino, Serm. 267, 4). « Bisogna attribuire allo Spirito di Cristo, come ad un principio nascosto, il fatto che tutte le parti del Corpo siano unite tanto fra loro quanto col loro sommo Capo, poiché egli risiede tutto intero nel Capo, tutto intero nel Corpo, tutto intero in ciascuna delle sue membra » (Pio XII, Mystici Corporis, DS 3808; FCC 7.363) [797].

La sua molteplice azione nei confronti dei membri della Chiesa.

 

Lo Spirito Santo è « il principio di ogni azione vitale e veramente salvifica in ciascuna delle diverse membra del Corpo » (Pio XII, Mystici Corporis, DS 3808; FCC 7.363). Egli opera in molti modi l'edificazione dell'intero Corpo nella carità (cf Ef 4,16): mediante la Parola di Dio « che ha il potere di edificare » (At 20,32); mediante il Battesimo con il quale forma il Corpo di Cristo (cf 1 Cor 12,13); mediante i sacramenti che fanno crescere e guariscono le membra di Cristo; mediante « la grazia degli Apostoli » che, fra i vari doni, « viene al primo posto » (LG 7); mediante le virtù che fanno agire secondo il bene, e infine mediante le molteplici grazie speciali (chiamate « carismi »), con le quali rende i fedeli « adatti e pronti ad assumersi varie opere o uffici, utili al rinnovamento della Chiesa e allo sviluppo della sua costruzione » (LG 12; cf AA 3) [798].

 

ANNO LITURGICO (inizio)

Il dispiegarsi del « mistero pasquale » nel ciclo liturgico della Chiesa a partire dall'Incarnazione.

 

L'anno liturgico è il dispiegarsi dei diversi aspetti dell'unico Mistero pasquale. Questo è vero soprattutto per il ciclo delle feste relative al Mistero dell'Incarnazione (Annunciazione, Natale, Epifania) le quali fanno memoria degli inizi della nostra salvezza e ci comunicano le primizie del Mistero di Pasqua [1171].

Oltre a questa attualizzazione dei misteri di Cristo, e all'interno di essa, la Chiesa venera la Santa Vergine, intimamente unita al mistero della salvezza.

 

« Nella celebrazione di questo ciclo annuale dei misteri di Cristo, la santa Chiesa venera con speciale amore la beata Maria Madre di Dio, congiunta indissolubilmente con l'opera salvifica del Figlio suo; in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della Redenzione, e contempla con gioia, come in una immagine purissima, ciò che essa tutta desidera e spera di essere » (SC 103) [1072].

Il mistero pasquale si compie nei martiri e nei santi, dei quali si fa memoria e che vengono indicati come esempi nel ciclo annuale della Liturgia della Chiesa.

 

Quando, nel ciclo annuale, la Chiesa fa memoria dei martiri e degli altri santi, essa « proclama il Mistero pasquale » in coloro « che hanno sofferto con Cristo e con lui sono glorificati; propone ai fedeli i loro esempi, che attraggono tutti al Padre per mezzo di Cristo, e implora per i loro meriti i benefici di Dio » (SC 104; cf SC 108 e 111) [1173].

Û anche Note della Chiesa (Santità) e Comunione dei santi.

 

ANNUNCIAZIONE (inizio)

Inaugurazione della « pienezza dei tempi ».

 

L'Annunciazione a Maria inaugura la « pienezza del tempo » (Gal 4,4), cioè il compimento delle promesse e delle preparazioni. Maria è chiamata a concepire colui nel quale abiterà « corporalmente tutta la pienezza della divinità » (Col 2,9). La risposta divina al suo « Come è possibile? Non conosco uomo » (Lc 1,34) è data mediante la potenza dello Spirito: « Lo Spirito Santo scenderà su di te » (Lc 1,35) [484].

Il Figlio eterno, concepito come uomo in Maria per opera dello Spirito Santo, diventa il Cristo, l'« Unto ».

 

Il Figlio unigenito del Padre, essendo concepito come uomo nel seno della Vergine Maria, è « Cristo », cioè unto dallo Spirito Santo (cf Mt 1,20; Lc 1,35), sin dall'inizio della sua esistenza umana, anche se la sua manifestazione avviene progressivamente: ai pastori (cf Lc 2,8‑20), ai magi (cf Mt 2,1‑12), a Giovanni Battista (cf Gv 1,31‑34), ai discepoli (cf Gv 2,11). L'intera vita di Gesù Cristo manifesterà dunque « come Dio [lo] consacrò in Spirito Santo e potenza » (At 10,38) [486].

Û Maria.

 

ANTICO TESTAMENTO (inizio)

I libri dell'Antico Testamento, sebbene contengano anche cose imperfette, testimoniano la pedagogia divina che ha preparato la venuta di Cristo e posseggono un valore permanente.

 

I libri dell'Antico Testamento, « sebbene contengano anche cose imperfette e temporanee », rendono testimonianza di tutta la divina pedagogia dell'amore salvifico di Dio. Essi « esprimono un vivo senso di Dio, una sapienza salutare per la vita dell'uomo e mirabili tesori di preghiere »; in essi infine « è nascosto il mistero della nostra salvezza » (DV 15) [122].

 

ANTICRISTO (inizio)

E la suprema impostura religiosa: l'uomo si erge come Dio e Messia di se stesso.

 

La massima impostura religiosa è quella dell'Anticristo, cioè di uno pseudo‑messianismo in cui l'uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne (cf 2 Ts 2,4‑12; 1 Ts 5,2‑3; 2 Gv 7,1; 1 Gv 2,18.22) [675].

Questa impostura anticristica si delinea già nel mondo ogniqualvolta si pretende di realizzare nella storia la speranza messianica che non può esser portata a compimento che al di là di essa, attraverso il giudizio escatologico [676].

 

APOSTOLATO (inizio)

Tutta la Chiesa è apostolica in quanto unita ai successori di Pietro e degli apostoli, e, per lo stesso motivo, tutta la Chiesa nei suoi diversi membri è « inviata » al mondo.

 

Tutta la Chiesa è apostolica in quanto rimane in comunione di fede e di vita con la sua origine attraverso i successori di san Pietro e degli Apostoli. Tutta la Chiesa è apostolica, in quanto è « inviata » in tutto il mondo; tutti i membri della Chiesa, sia pure in modi diversi, partecipano a questa missione. « La vocazione cristiana infatti è per sua natura anche vocazione all'apostolato ». Si chiama « apostolato » « tutta l'attività del Corpo mistico » ordinata alla « diffusione del regno di Cristo su tutta la terra » (AA 2) [863].

La fecondità di tutto l'apostolato dipende dall'unione con Cristo.

 

« Siccome la fonte e l'origine di tutto l'apostolato della Chiesa è Cristo, mandato dal Padre, è evidente che la fecondità dell'apostolato », sia quello dei ministri ordinati sia quello « dei laici, dipende dalla loro unione vitale con Cristo » (cf Gv 15,5; AA 4). Secondo le vocazioni, le esigenze dei tempi, i vari doni dello Spirito Santo, l'apostolato assume le forme più diverse. Ma la carità, attinta soprattutto nell'Eucaristia, rimane sempre « come l'anima di tutto l'apostolato » (AA 3) [864].

Û Note della Chiesa (Apostolica), Apostoli.

 

APOSTOLI (inizio)

- Scelti da Gesù Cristo.

- Da lui inviati nel mondo.

- Col mandato di annunciare il vangelo.

 

Affinché questo appello risuonasse per tutta la terra, Cristo ha inviato gli Apostoli che aveva scelto, dando loro il mandato di annunziare il vangelo: « Andate e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo » (Mt 28,19‑20). Forti di questa missione, gli Apostoli « partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la parola con i prodigi che l'accompagnavano » (Mc 16,20) [2].

Partecipi della sua missione e annunciatori del Regno.

 

Fin dagli inizi della vita pubblica, Gesù sceglie dodici uomini perché stiano con lui e prendano parte alla sua missione (cf Mc 3,13‑19); li fa partecipi della sua autorità e li manda « ad annunziare il Regno di Dio e a guarire gli infermi » (Lc 9,2). Restano per sempre associati al Regno di Cristo, che, per mezzo di essi, guida la Chiesa:

« Io preparo per voi un Regno, come il Padre l'ha preparato per me; perché possiate mangiare e bere alla mia mensa nel mio Regno, e siederete in trono a giudicare le dodici tribù d'Israele » (Lc 22,29‑30) [551].

Accoglienza di questa missione e suo completamento da parte dei successori degli Apostoli.

 

Coloro che, con l'aiuto di Dio, hanno accolto l'invito di Cristo e vi hanno liberamente risposto, a loro volta sono stati spinti dall'amore di Cristo ad annunziare ovunque nel mondo la Buona Novella. Questo tesoro ricevuto dagli Apostoli è stato fedelmente custodito dai loro successori [3].

Tutti i fedeli sono chiamati a questa missione.

 

Tutti i credenti in Cristo sono chiamati a trasmetterlo di generazione in generazione, annunziando la fede, vivendola nell'unione fraterna e celebrandola nella Liturgia e nella preghiera (cf At 2,42) [3].

 

APOSTOLICITA DELLA CHIESA (inizio)

Tutta la Chiesa è apostolica nella sua più profonda identità.

 

La Chiesa è (...) apostolica nella sua identità profonda e ultima, perché in essa già esiste e si compirà alla fine dei tempi « il Regno dei cieli », « il Regno di Dio » (cf Ap 19,6), che è venuto nella Persona di Cristo... [865].

Û Note della Chiesa: Apostolica.

 

APPARIZIONI DI GESU RISORTO (inizio)

Maria di Magdala e le « pie donne » furono le prime ad incontrarsi con il Risorto e sono allo stesso tempo le prime ad annunciare l'evento della Risurrezione. Gesù si mostra a Pietro, che dovrà confermare nella fede i suoi fratelli, e in seguito lo vedranno anche i « Dodici ».

 

Maria di Magdala e le pie donne che andavano a completare l'imbalsamazione del Corpo di Gesù (cf Mc 16,1; Lc 24,1), sepolto in fretta la sera del Venerdì Santo a causa del sopraggiungere del Sabato (cf Gv 19,31.42), sono state le prime ad incontrare il Risorto (cf Mt 28,9‑10; Gv 20,11‑18). Le donne furono così le prime messaggere della Risurrezione di Cristo per gli stessi Apostoli (Lc 24,9‑10). A loro Gesù appare in seguito: prima a Pietro, poi ai Dodici (cf 1 Cor 15,5). Pietro, chiamato a confermare la fede dei suoi fratelli (cf Lc 22,31‑32), vede dunque il Risorto prima di loro ed è sulla sua testimonianza che la comunità esclama: « Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone » (Lc 24,34) [641].

Questi « testimoni della risurrezione di Cristo » precedono molti altri - Paolo parla di più di cinquecento fratelli ai quali Gesù è apparso in una sola volta - e fondano la fede nel Risorto della prima comunità cristiana.

 

Tutto ciò che è accaduto in quelle giornate pasquali impegna ciascuno degli Apostoli - e Pietro in modo del tutto particolare - nella costruzione dell'era nuova che ha inizio con il mattino di Pasqua. Come testimoni del Risorto essi rimangono le pietre di fondazione della sua Chiesa. La fede della prima comunità dei credenti è fondata sulla testimonianza di uomini concreti, conosciuti dai cristiani e, nella maggior parte, ancora vivi in mezzo a loro. Questi « testimoni della Risurrezione di Cristo » (cf At 1,22) sono prima di tutto Pietro e i Dodici, ma non solamente loro: Paolo parla chiaramente di più di cinquecento persone alle quali Gesù è apparso in una sola volta, oltre che a Giacomo e a tutti gli Apostoli (cf 1 Cor 15,4‑8) [642].

Û Risurrezione e Testimoni della risurrezione.

 

APPARTENENZA ALLA CHIESA CATTOLICA (inizio)

Vocazione universale alla salvezza all'interno dell'unità cattolica.

 

« Tutti gli uomini sono chiamati a questa cattolica unità del Popolo di Dio..., alla quale in vario modo appartengono o sono ordinati sia i fedeli cattolici, sia gli altri credenti in Cristo, sia, infine, tutti gli uomini, che dalla grazia di Dio sono chiamati alla salvezza » (LG 13) [836].

Pienezza di incorporazione alla Chiesa [uniti a Cristo nella struttura visibile della sua Chiesa mediante la professione della fede, i sacramenti, e il governo ecclesiastico sotto la direzione del papa e dei Vescovi] e incorporazione meramente « fisica ».

 

« Sono pienamente incorporati nella società della Chiesa quelli che, avendo lo Spirito di Cristo, accettano integra la sua struttura e tutti i mezzi di salvezza in essa istituiti, e nel suo organismo visibile sono uniti con Cristo - che la dirige mediante il sommo pontefice e i vescovi - dai vincoli della professione di fede, dei sacramenti, del governo ecclesiastico e della comunione. Non si salva, però, anche se incorporato alla Chiesa, colui che, non perseverando nella carità, rimane sì in seno alla Chiesa col « corpo » ma non col « cuore » (LG 14) [837].

 

Comunione imperfetta con la Chiesa: fede in Cristo e battesimo rituale.

 

« Quelli infatti che credono in Cristo e hanno ricevuto debitamente il Battesimo sono costituiti in una certa comunione, sebbene imperfetta, con la Chiesa cattolica » (UR 3) [838].

 

ARMONIA FRA I DUE TESTAMENTI (inizio)

Su di essa si articola la catechesi pasquale. Per questo la Chiesa rilegge nei suoi tempi forti della Liturgia tutto l'Antico Testamento.

 

Proprio su questa armonia dei due Testamenti (cf DV 14‑16) si articola la catechesi pasquale del Signore (cf Lc 24,13‑49) [1094].

Per questo la Chiesa, specialmente nei tempi di Avvento, di Quaresima e soprattutto nella notte di Pasqua, rilegge e rivive tutti questi grandi eventi della storia della salvezza nell'« oggi » della sua Liturgia. Ma questo esige pure che la catechesi aiuti i fedeli ad aprirsi a tale intelligenza « spirituale » dell'Economia della salvezza, come la Liturgia della Chiesa la manifesta e ce la fa vivere [1095]

Û Unità dei due testamenti, e anche Tipologia fra ambedue i testamenti.

 

ARTICOLI DI FEDE (inizio)

Per antica tradizione sono dodici gli articoli di fede che compongono il Credo, simbolizzando in tal modo i dodici apostoli.

 

Secondo un'antica tradizione, attestata già da sant'Ambrogio, si è anche soliti contare dodici articoli del Credo, simboleggiando con il numero degli Apostoli l'insieme della fede apostolica (cf Symb., 8) [191]

Û anche Credo, Professione di fede, Simbolo.

 

ASCENSIONE DEL SIGNORE (inizio)

Il corpo di Cristo è glorificato a partire dalla risurrezione, ma la sua gloria resta ancora velata sotto i tratti della sua umanità ordinaria nei giorni in cui appare ai suoi, divide con loro i pasti e li istruisce circa il regno di Dio.

 

Il Corpo di Cristo è stato glorificato fin dall'istante della sua Risurrezione, come lo provano le proprietà nuove e soprannaturali di cui ormai gode in permanenza (cf Lc 24,31; Gv 20,19.26). Ma durante i quaranta giorni nei quali egli mangia e beve familiarmente con i suoi discepoli (cf At 10,41) e li istruisce sul Regno (cf At 1,3), la sua gloria resta ancora velata sotto i tratti di una umanità ordinaria (cf Mc 16,12; Lc 24,15; Gv 20,14‑15; 21,4). L'ultima apparizione di Gesù termina con l'entrata irreversibile della sua umanità nella gloria divina simbolizzata dalla nube (cf At 1,9; cf anche Lc 9,34‑35; Es 13,22) e dal cielo (cf Lc 24,51) ove egli siede ormai alla destra di Dio (cf Mc 16,19; At 2,33; 7,56; cf anche Sal 110,1). In un modo del tutto eccezionale ed unico egli si mostrerà a Paolo « come a un aborto » (1 Cor 15,8) in un'ultima apparizione che costituirà apostolo Paolo stesso (cf 1 Cor 9,1; Gal 1,16) [659].

Questo dimostra che esiste una differenza di manifestazione tra la gloria del corpo risorto e quella dell'esaltato alla destra del Padre.

 

Il carattere velato della gloria del Risorto durante questo tempo traspare nelle sue misteriose parole a Maria Maddalena: « Non sono ancora salito al Padre: ma vÀ dai miei fratelli e di' loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro » (Gv 20,17). Questo indica una differenza di manifestazione tra la gloria di Cristo risorto e quella di Cristo esaltato alla destra del Padre. L'avvenimento ad un tempo storico e trascendente dell'Ascensione segna il passaggio dall'una all'altra [660].

Û anche Seduto alla destra del Padre.

 

ASSUNZIONE DI MARIA (inizio)

Maria, al termine della sua esistenza terrestre, fu assunta alla gloria del cielo in corpo e anima ed è stata esaltata come Regina dell'universo, conformata in tutto a suo Figlio, essendo stata resa partecipe della sua risurrezione in maniera singolare.

 

« ...l'immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu assunta alla celeste gloria col suo corpo e con la sua anima, e dal Signore esaltata come la Regina dell'universo, perché fosse più pienamente conformata al Figlio suo, il Signore dei dominanti, il vincitore del peccato e della morte » (LG 59; cf la proclamazione del dogma della Assunzione della Beata Vergine Maria fatta da Pio XII nel 1950, DS 3903; FCC 5.030). L'Assunzione della Santa Vergine è una singolare partecipazione alla Risurrezione del suo Figlio e un'anticipazione della risurrezione degli altri cristiani [966].

 

ATEISMO (inizio)

Diverse cause:

- Ribellione contro il male.

- Ignoranza.

- Indifferenza.

- Preoccupazioni delle ricchezze.

- Cattivo esempio dei credenti, ecc.

 

Ma questo « intimo e vitale legame con Dio » (cf GS 19,1) può essere dimenticato, misconosciuto e perfino esplicitamente rifiutato dall'uomo. Tali atteggiamenti possono avere origini assai diverse (GS 19‑21): la ribellione contro la presenza del male nel mondo, l'ignoranza o l'indifferenza religiosa, le preoccupazioni del mondo (cf Mt 13,22) e delle ricchezze, il cattivo esempio dei credenti, le correnti di pensiero ostili alla religione, e infine la tendenza dell'uomo peccatore a nascondersi, per paura, davanti a Dio (Gn 3,8‑10) e a fuggire davanti alla sua chiamata (cf Gv 1,3) [29].

E un insieme di diversi fenomeni, propri e fra i più gravi del nostro tempo che includono il materialismo pratico, l'umanesimo che ritiene che l'uomo sia fine a se stesso, lo sperare di trovare la liberazione dell'uomo al di fuori di Dio, ecc.

 

Il termine ateismo indica fenomeni molto diversi. Una forma frequente di esso è il materialismo pratico, che racchiude i suoi bisogni e le sue ambizioni entro i confini dello spazio e del tempo. L'umanesimo ateo ritiene falsamente che l'uomo « sia fine a se stesso, unico artefice e demiurgo della propria storia » (GS 20,1). Un'altra forma dell'ateismo contemporaneo si aspetta la liberazione dell'uomo da una liberazione economica e sociale, alla quale « si pretende che la religione, per natura sua, sia di ostacolo in quanto, elevando la speranza dell'uomo verso una vita futura e fallace, la distoglierebbe dall'edificazione della città terrena » (GS 20,2) [2124].

Û Agnosticismo.

 

ATTRIZIONE O CONTRIZIONE IMPERFETTA (inizio)

Dono dello Spirito Santo mediante il quale il peccatore detesta i suoi peccati per timore della dannazione eterna o per la bruttura del peccato. Dispone ad ottenere l'assoluzione dei suoi peccati gravi nel Sacramento della Penitenza.

 

La contrizione detta « imperfetta » (o « attrizione ») è, anch'essa, un dono di Dio, un impulso dello Spirito Santo. Nasce dalla considerazione della bruttura del peccato o dal timore della dannazione eterna e delle altre pene la cui minaccia incombe sul peccatore (contrizione da timore). Quando la coscienza viene così scossa, può aver inizio un'evoluzione interiore che sarà portata a compimento, sotto l'azione della grazia, dall'assoluzione sacramentale. Da sola, tuttavia, la contrizione imperfetta non ottiene il perdono dei peccati gravi, ma dispone a riceverlo nel sacramento della Penitenza (cf Conc. di Trento, DS 1678‑1705; FCC 9.238‑9.261) [1453].

Û Penitenza (sacramento della).

 

AUSILIATRICE (inizio)

Û Maria.

 

AUTORITA LEGITTIMA (inizio)

Consiste nella facoltà per cui alcune persone o istituzioni emettono delle leggi o dei precetti per i cittadini, coll'obbligo corrispondente per essi di osservarli. Questa legittima facoltà, nella società, deve porre in essere tutte le sue cure nel difendere le istituzioni e il bene comune con mezzi moralmente leciti.

 

« La convivenza fra gli esseri umani non può essere ordinata e feconda se in essa non è presente un'autorità legittima che assicuri l'ordine e contribuisca all'attuazione del bene comune in grado sufficiente » (PT 46).

Si chiama « autorità » il titolo in forza del quale delle persone o delle istituzioni promulgano leggi e danno ordini a degli uomini e si aspettano obbedienza da parte loro [1897].

 

L'autorità è esercitata legittimamente soltanto se ricerca il bene comune del gruppo considerato e se, per conseguirlo, usa mezzi moralmente leciti. Se accade che i governanti emanino leggi ingiuste o prendano misure contrarie all'ordine morale, tali disposizioni non sono obbliganti per le coscienze [1903].

Il fondamento dell'autorità risiede nella stessa natura umana. Garantisce l'unità della società ed ha il suo fondamento ultimo in Dio stesso.

 

Ogni comunità umana ha bisogno di una autorità che la regga (cf Leone III, Enc. Immortale Dei; Enc. Diuturnum Illud). Tale autorità trova il proprio fondamento nella natura umana. E necessaria all'unità della comunità civica (...).

L'autorità, esigita dall'ordine morale, viene da Dio: « Ciascuno sia sottomesso alle autorità costituite; poiché non c'è autorità se non da Dio e quelle che esistono sono stabilite da Dio. Quindi chi si oppone all'autorità, si oppone all'ordine stabilito da Dio. E quelli che si oppongono si attireranno addosso la condanna » (Rm 13,1‑2; cf 1 Pt 2,13‑17) [1898‑1899].

Sia il modo di governare che la determinazione di coloro che devono esercitare il governo appartiene come facoltà alla libera scelta dei cittadini. In ogni caso, qualunque regime eletto deve procurare il bene legittimo della comunità, procedere in accordo con la legge naturale e difendere l'ordine pubblico e i diritti fondamentali delle persone.

 

Se l'autorità rimanda ad un ordine prestabilito da Dio, « la determinazione dei regimi politici e la designazione dei governanti sono lasciate alla libera decisione dei cittadini » (GS 74,3).

La diversità dei regimi politici è moralmente ammissibile, purché essi concorrano al bene legittimo delle comunità che li adottano. I regimi la cui natura è contraria alla legge naturale, all'ordine pubblico e ai fondamentali diritti delle persone, non possono realizzare il bene comune delle nazioni alle quali essi si sono imposti [1901].

Necessità del bilanciamento delle sfere del potere perché lo Stato di Diritto funzioni.

 

« E preferibile che ogni potere sia bilanciato da altri poteri e da altre sfere di competenza, che lo mantengano nel giusto limite. E, questo, il principio dello «Stato di diritto», nel quale è sovrana la legge, e non la volontà arbitraria degli uomini » (CA 44) [1904].

 

AVARIZIA (inizio)

Desiderio disordinato di ricchezza e di beni materiali, o ciò che porta a volte a commettere un'ingiustizia per recare danno ai beni del prossimo. Infrange il decimo comandamento.

 

Il decimo comandamento proibisce l'avidità e il desiderio di appropriarsi senza misura dei beni terreni; vieta la cupidigia sregolata, generata dalla smodata brama delle ricchezze e del potere in esse insito. Proibisce anche il desiderio di commettere un'ingiustizia, con la quale si danneggerebbe il prossimo nei suoi beni temporali [2536].

 

AVVENTO GLORIOSO DI CRISTO (inizio)

Il suo avvento nella gloria può avvenire in qualunque momento della storia, e a partire dalla sua Ascensione « è imminente ».

 

Dopo l'Ascensione, la venuta di Cristo nella gloria è imminente (cf Ap 22,20), anche se non spetta a noi « conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla sua scelta » (At 1,7; cf Mc 13,32). Questa venuta escatologica può compiersi in qualsiasi momento (cf Mt 24,44; 1 Ts 5,2) anche se essa e la prova finale che la precederà sono « impedite » (cf 2 Ts 2,3‑12) [674].

Prima avverrà il riconoscimento del Messia da parte di « tutto Israele ».

 

La venuta del Messia glorioso è sospesa in ogni momento della storia al riconoscimento di lui da parte di « tutto Israele » (Rm 11,26; Mt 23,39) a causa dell'« indurimento di una parte » (Rm 11,25) nella « Mancanza di fede » verso Gesù (cf Rm 11,20) [674].

Sempre prima dell'Avvento di Cristo si verificheranno: la prova finale per la sua Chiesa scossa nella fede di molti, l'impostura del « mistero d'iniquità », l'« Anticristo » e il falso messianismo, con apostasia della verità e autoglorificazione dell'uomo di fronte a Dio.

 

Prima della venuta di Cristo, la Chiesa deve passare attraverso una prova finale che scuoterà la fede di molti credenti (cf Lc 18,8; Mt 24,12). La persecuzione che accompagna il suo pellegrinaggio sulla terra (cf Lc 21,12; Gv 15,19‑20) svelerà il « Mistero di iniquità » sotto la forma di una impostura religiosa che offre agli uomini una soluzione apparente ai loro problemi, al prezzo dell'apostasia dalla verità. La massima impostura religiosa è quella dell'Anti‑Cristo, cioè di uno pseudo‑messianismo in cui l'uomo glorifica se stesso al posto di Dio e del suo Messia venuto nella carne (cf 2 Ts 2,4‑12; 1 Ts 5,2‑3; 2 Gv 7; 1 Gv 2,18.22) [675].

La Chiesa raggiungerà il regno, non attraverso un trionfo storico, ma per la vittoria di Dio sul male e dopo aver seguito il Signore nella sua morte e risurrezione.

 

La Chiesa non entrerà nella gloria del Regno che attraverso quest'ultima Pasqua, nella quale seguirà il suo Signore nella sua morte e Risurrezione (cf Ap 19,1‑9). Il Regno non si compirà dunque attraverso un trionfo storico della Chiesa (cf Ap 13,8) secondo un progresso ascendente, ma attraverso una vittoria di Dio sullo scatenarsi ultimo del male (cf Ap 20,7‑10) che farà discendere dal cielo la sua Sposa (cf Ap 21,2‑4). Il trionfo di Dio sulla rivolta del male prenderà la forma dell'ultimo Giudizio (cf Ap 20,12) dopo l'ultimo sommovimento cosmico di questo mondo che passa (cf 2 Pt 3,12‑ 13) [677].

 

AVVOCATA (inizio)

Û Maria.

 

 

B

 

BAMBINI MORTI SENZA IL BATTESIMO (inizio)

La Chiesa confida che esista per essi una via di salvezza, a causa della misericordia e del desiderio salvifico universale di Dio.

 

Quanto ai bambini morti senza Battesimo, la Chiesa non può che affidarli alla misericordia di Dio, come appunto fa nel rito dei funerali per loro. Infatti, la grande misericordia di Dio, « il quale vuole che tutti gli uomini siano salvati (1 Tm 2,4) e la tenerezza di Gesù verso i bambini, che gli ha fatto dire: « Lasciate che i bambini vengano a me e non glielo impedite » (Mc 10,14), ci consentono di sperare che vi sia una via di salvezza per i bambini morti senza Battesimo. Tanto più pressante è perciò l'invito della Chiesa a non impedire che i bambini vengano a Cristo mediante il dono del santo Battesimo [1261].

 

BATTESIMO (inizio)

(SACRAMENTO DEL)

E fondamento di tutta la vita cristiana e consente l'accesso agli altri sacramenti: rigenera, ci fa figli di Dio e membra di Cristo, ci incorpora alla sua Chiesa facendoci partecipi della sua missione.

 

Il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d'ingresso alla vita nello Spirito (« vitae spiritualis ianua »), e la porta che apre l'accesso agli altri sacramenti. Mediante il Battesimo siamo liberati dal peccato e rigenerati come figli di Dio, diventiamo membra di Cristo; siamo incorporati alla Chiesa e resi partecipi della sua missione (Conc. di Firenze, DS 1314; FCC 9.044 CIC, can. 204,1; 849; CCEO 675,1...): « Baptismus est sacramentum regenerationis per aquam in verbo - Il Battesimo può definirsi il sacramento della rigenerazione cristiana mediante l'acqua e la Parola » (Cath. R., 2,2,5) [1213].

 

Cancella il peccato originale conferendo la vita di grazia.

 

Il Battesimo, donando la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originale e volge di nuovo l'uomo verso Dio; le conseguenze di tale peccato sulla natura indebolita e incline al male rimangono nell'uomo... [405].

Assimilazione sacramentale a Gesù: morte, risurrezione, rinato dall'acqua e dallo Spirito, Figlio di Dio.

 

Con il Battesimo, il cristiano è sacramentalmente assimilato a Gesù, il quale con il suo battesimo anticipa la sua morte e la sua Risurrezione; il cristiano deve entrare in questo mistero di umile abbassamento e pentimento, discendere nell'acqua con Gesù, per risalire con lui, rinascere dall'acqua e dallo Spirito per diventare, nel Figlio, figlio amato dal Padre e « camminare in una vita nuova » (Rm 6,4) [537]

Secondo l'Apostolo san Paolo, mediante il Battesimo il credente comunica alla morte di Cristo; con lui è sepolto e con lui risuscita (...) (Rm 6,3‑4; cf Col 2,12) [1227].

 

Dopo la sua risurrezione, Gesù conferisce agli apostoli la missione di battezzare.

 

...dopo la sua Risurrezione, affida agli Apostoli questa missione: « Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato » (Mt 28,19‑20; cf Mc 16,15‑16) [1223].

La missione di battezzare conferita da Gesù agli Apostoli è implicata nella missione di evangelizzare.

 

Cristo ha inviato i suoi Apostoli perché « nel suo Nome » siano « predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati » (Lc 24,47). « Ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt 28,19). La missione di battezzare, dunque la missione sacramentale, è implicita nella missione di evangelizzare, poiché il sacramento è preparato dalla Parola di Dio e dalla fede, la quale è consenso a questa Parola [1122].

Gli Apostoli, e più specificamente Pietro, cominciano a battezzare dopo la Pentecoste.

 

Dal giorno della Pentecoste la Chiesa ha celebrato e amministrato il santo Battesimo. Infatti san Pietro, alla folla sconvolta dalla sua predicazione, dichiara: « Pentitevi, e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per la remissione dei vostri peccati; dopo riceverete il dono dello Spirito Santo » (At 2,38). Gli Apostoli e i loro collaboratori offrono il Battesimo a chiunque crede in Gesù: giudei, timorati di Dio, pagani (At 2,41; 8,12‑13; 10,48; 16,15) [1226].

 

Il battesimo è intimamente collegato alla fede.

 

Il Battesimo appare sempre legato alla fede: « Credi nel Signore Gesù e sarai salvato tu e la tua famiglia », dichiara san Paolo al suo carceriere a Filippi. Il racconto continua: « Subito [il carceriere] si fece battezzare con tutti i suoi » (At 16,31‑33) [1226].

La fede richiesta per il Battesimo è imperfetta e immatura e deve crescere dopo di esso.

 

Il Battesimo è il sacramento della fede. La fede però ha bisogno della comunità dei credenti. E soltanto nella fede della Chiesa che ogni fedele può credere. La fede richiesta per il Battesimo non è una fede perfetta e matura, ma un inizio, che deve svilupparsi [1253].

I nomi che si danno a questo sacramento fanno riferimento alle sue funzioni e ai suoi effetti.

 

a) Battesimo (baptizein, in greco: immergere).

 

...l'« immersione » nell'acqua è simbolo del seppellimento del catecumeno nella morte di Cristo, dalla quale risorge con lui (cf Rm 6,3‑4; Col 2,12) quale « nuova creatura » (2 Cor 5,17; Gal 6,15) [1214].

 

b) « Bagno di rigenerazione e rinnovamento nello Spirito Santo ».

 

...poiché significa e realizza quella nascita dall'acqua e dallo Spirito senza la quale nessuno « può entrare nel Regno di Dio » (Gv 3,5) [1215].

 

c) « Illuminazione ».

 

Poiché nel Battesimo ha ricevuto il Verbo, « la luce vera... che illumina ogni uomo » (Gv 1,9), il battezzato, « dopo essere stato illuminato » (Eb 10,32), è divenuto « figlio della luce » (1 Ts 5,5), e « luce » egli stesso (Ef 5,8) [1216].

La « notte pasquale » ricorda nella benedizione dell'« acqua battesimale » le sue prefigurazioni nell'Antica Alleanza.

 

a) L'acqua come fonte di vita e di fecondità.

 

Fin dalle origini del mondo l'acqua, questa umile e meravigliosa creatura, è la fonte della vita e della fecondità. La Sacra Scrittura la vede come « covata » dallo Spirito di Dio (cf Gn 1,2) [1218].

 

b) L'« arca di Noé ».

 

Nel diluvio hai prefigurato il Battesimo, perché, oggi come allora, l'acqua segnasse la fine del peccato e l'inizio della vita nuova (Messale Romano, Veglia Pasquale: benedizione dell'acqua battesimale) [1219].

 

c) Il passaggio del Mar Rosso da parte degli Israeliti.

 

E soprattutto la traversata del Mar Rosso, vera liberazione d'Israele dalla schiavitù d'Egitto, che annunzia la liberazione operata dal Battesimo [1221].

 

d) La traversata del fiume Giordano.

 

Infine il Battesimo è prefigurato nella traversata del Giordano, grazie alla quale il popolo di Dio riceve il dono della terra promessa alla discendenza di Abramo, immagine della vita eterna. La promessa di questa beata eredità si compie nella Nuova Alleanza [1222].

 

« Carattere » indelebile del Battesimo.

 

Incorporato a Cristo per mezzo del Battesimo, il battezzato viene conformato a Cristo (cf Rm 8,29). Il Battesimo segna il cristiano con un sigillo spirituale indelebile (« carattere ») della sua appartenenza a Cristo. Questo sigillo non viene cancellato da alcun peccato, sebbene il peccato impedisca al Battesimo di portare frutti di salvezza (cf DS 1609‑1619; FCC 9.015‑9.019; 9.048‑9.053). Conferito una volta per sempre, il Battesimo non può essere ripetuto [1272].

Û anche Mistagogia battesimale, Rito essenziale del Battesimo, Catecumenato, Battesimo dei bambini, Carattere sacramentale.

 

BATTESIMO DEI BAMBINI (inizio)

Anche i bambini hanno bisogno di essere liberati dal peccato originale.

 

Poiché nascono con una natura umana decaduta e contaminata dal peccato originale, anche i bambini hanno bisogno della nuova nascita nel Battesimo (cf DS 1514; FCC 3.058) per essere liberati dal potere delle tenebre e trasferiti nel regno della libertà dei figli di Dio (cf Col 1, 12‑14), alla quale tutti gli uomini sono chiamati [1250].

E una tradizione antichissima della Chiesa risalente ai tempi apostolici.

 

L'usanza di battezzare i bambini è una tradizione della Chiesa da tempo immemorabile. Essa è esplicitamente attestata fin dal secondo secolo. E tuttavia probabile che, fin dagli inizi della predicazione apostolica, quando « famiglie » intere hanno ricevuto il Battesimo (cf At 16,15.33; 18,8; 1 Cor 1,16), siano stati battezzati anche i bambini (cf CDF, Istr. Pastoralis actio: AAS 72 [1980], 1137‑1156] [1252].

 

BATTESIMO DI GESU' (inizio)

Gesù si è sottomesso al Battesimo, come se fosse un peccatore, in segno di « annientamento ».

 

Nostro Signore si è volontariamente sottoposto al Battesimo di san Giovanni, destinato ai peccatori, per compiere ogni giustizia (Mt 3,15). Questo gesto di Gesù è una manifestazione del suo « annientamento » (Fil 2,7). Lo Spirito che si librava sulle acque della prima creazione, scende ora su Cristo, come preludio della nuova creazione, e il Padre manifesta Gesù come il suo « Figlio prediletto » (Mt 3,16‑17) [1224].

Û Misteri della vita di Cristo.

 

BATTESIMO DI SANGUE E DESIDERIO DEL BATTESIMO (inizio)

Battezzati dalla loro morte con Cristo.

 

Da sempre la Chiesa è fermamente convinta che quanti subiscono la morte a motivo della fede, senza aver ricevuto il Battesimo, vengono battezzati mediante la loro stessa morte per Cristo e con lui. Questo Battesimo di sangue, come pure il desiderio del Battesimo, porta i frutti del Battesimo, anche senza essere sacramento.

Per i catecumeni che muoiono prima del Battesimo, il loro desiderio esplicito di riceverlo, unito al pentimento dei propri peccati e alla carità, assicura loro la salvezza che non hanno potuto ricevere mediante il sacramento [1258‑1259].

Battesimo di desiderio implicito in chi, senza colpa, ignora il Vangelo e la Chiesa, ma cerca la verità e attua nella sua vita la volontà di Dio come la conosce.

 

« Cristo è morto per tutti, (...) [perciò dobbiamo ritenere] che lo Spirito Santo dia a tutti la possibilità di venire a contatto, nel modo che Dio conosce, col Mistero pasquale » (GS 22; cf LG 16; AG 7). Ogni uomo che, pur ignorando il Vangelo di Cristo e la sua Chiesa, cerca la verità e compie la volontà di Dio come la conosce, può essere salvato. E lecito supporre che tali persone avrebbero desiderato esplicitamente il Battesimo, se ne avessero conosciuta la necessità [1260].

 

BATTISTA, GIOVANNI (inizio)

Û Precursore.

 

BEATITUDINE (inizio)

Viene manifestata in diversi modi nel Nuovo Testamento: la richiesta e l'adoperarsi perché « venga il suo Regno », e, ripetutamente, « la visione di Dio » e l'ingresso nel suo gaudio.

 

Il Nuovo Testamento usa parecchie espressioni per caratterizzare la beatitudine alla quale Dio chiama l'uomo: l'avvento del Regno di Dio (cf Mt 4,17); la visione di Dio: « Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio » (Mt 5,8; cf 1 Gv 3,2; 1 Cor 13,12); l'entrata nella gioia del Signore (cf Mt 25,21.23); l'entrata nel Riposo di Dio (At 4,7‑11) [1720].

Tutto questo è sempre frutto del dono gratuito di Dio e supera le nostre capacità naturali.

 

Una tale beatitudine oltrepassa l'intelligenza e le sole forze umane. Essa è frutto di un dono gratuito di Dio. Per questo la si dice soprannaturale, come la grazia che dispone l'uomo ad entrare nella gioia di Dio [1722].

Nonostante si tratti di un dono, noi possiamo conoscere Dio, servire la sua volontà e amarlo, e mediante queste realtà giungere alla vita celeste.

Û Conoscenza di Dio.

 

Dio infatti ci ha creati per conoscerlo, servirlo e amarlo, e così giungere in Paradiso. La beatitudine ci rende partecipi della natura divina (cf 2 Pt 1,4) e della vita eterna (Gv 17,3). Con essa, l'uomo entra nella gloria di Cristo (cf Rm 8, 18) e nel godimento della vita trinitaria [1721].

 

Le « vie » verso il Regno sono state descritte nel Decalogo, nel discorso della montagna e nell'insegnamento degli Apostoli, e attraverso di esse il cristiano può procedere in avanti, sostenuto dalla grazia e con l'ausilio della Chiesa.

 

Il Decalogo, il Discorso della Montagna e la catechesi apostolica ci descrivono le vie che conducono al Regno dei cieli. Noi ci impegniamo in esse passo passo, mediante azioni quotidiane, sostenuti dalla grazia dello Spirito Santo. Fecondati dalla Parola di Cristo, lentamente portiamo frutti nella Chiesa per la gloria di Dio (cf la parabola del seminatore: Mt 13, 3‑23) [1724].

Û Cielo, Regno di Dio, Beatitudine celeste.

 

BEATITUDINE CELESTE (inizio)

Supera ogni comprensione e descrizione; per questo motivo la Sacra Scrittura parla di essa attraverso delle immagini: luce, pace, banchetto, casa del Padre...

 

Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione. La Scrittura ce ne parla con immagini: vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, paradiso: « Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano » (1 Cor 2,9) [1027].

Û Cielo, Gloria del cielo.

 

BEATITUDINI (inizio)

Nucleo della predicazione di Gesù, ordinate al Regno dei cieli: ci svelano l'amore di Gesù e ci invitano ad unirci a lui nella sua Pasqua.

 

Le beatitudini dipingono il volto di Gesù Cristo e ne descrivono la carità; esse esprimono la vocazione dei fedeli associati alla gloria della sua Passione e della sua Risurrezione [1717].

Sono le Benedizioni del Regno, realizzato in Gesù, inaugurato in maniera esemplare in Maria e nei santi, e oggetto di sviluppo e di realizzazione nella vita cristiana.

 

...illuminano le azioni e le disposizioni caratteristiche della vita cristiana; sono le promesse paradossali che, nelle tribolazioni, sorreggono la speranza; annunziano le benedizioni e le ricompense già oscuramente anticipate ai discepoli; sono inaugurate nella vita della Vergine e di tutti i Santi [1717]. Le beatitudini svelano la mèta dell'esistenza umana, il fine ultimo cui tendono le azioni umane: Dio ci chiama alla sua beatitudine. Tale vocazione è rivolta a ciascuno personalmente, ma anche all'insieme della Chiesa, popolo nuovo di coloro che hanno accolto la promessa e di essa vivono nella fede [1719].

 

BENE COMUNE (inizio)

Sono le condizioni della vita sociale che consentono alle persone, individualmente o riunite in associazioni, di conseguire il meglio per tutti.

 

Per bene comune si deve intendere « l'insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono ai gruppi, come ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più speditamente » (GS 26,1; cf GS 74,1). Il bene comune interessa la vita di tutti. Esige la prudenza da parte di ciascuno e più ancora da parte di coloro che esercitano l'ufficio dell'autorità. Esso comporta tre elementi essenziali [1906].

Le sue tre esigenze:

a) Rispetto dei diritti fondamentali delle persone, e creazione da parte delle autorità delle condizioni necessarie per l'esercizio delle libertà naturali nelle quali l'individuo possa sviluppare la sua propria vocazione.

 

In primo luogo, esso suppone il rispetto della persona in quanto tale. In nome del bene comune, i pubblici poteri sono tenuti a rispettare i diritti fondamentali ed inalienabili della persona umana. La società ha il dovere di permettere a ciascuno dei suoi membri di realizzare la propria vocazione. In particolare, il bene comune consiste nelle condizioni d'esercizio delle libertà naturali che sono indispensabili al pieno sviluppo della vocazione umana: tali il diritto « alla possibilità di agire secondo il retto dettato della propria coscienza, alla salvaguardia della vita privata e alla giusta libertà anche in campo religioso » (GS 26,2) [1907].

 

b) Il conseguimento del benessere sociale e dello sviluppo civile.

 

In secondo luogo, il bene comune richiede il benessere sociale e lo sviluppo del gruppo stesso. Lo sviluppo è la sintesi di tutti i doveri sociali. Certo, spetta all'autorità farsi arbitra, in nome del bene comune, fra i diversi interessi particolari. Essa però deve rendere accessibile a ciascuno ciò di cui ha bisogno per condurre una vita veramente umana: vitto, vestito, salute, lavoro, educazione e cultura, informazione conveniente, diritto a fondare una famiglia, ecc. (GS 26,2) [1908].

c) La garanzia della pace, che includa la sicurezza, con il diritto alla legittima difesa della società e di tutti i suoi membri.

 

Il bene comune implica infine la pace, cioè la stabilità e la sicurezza di un ordine giusto. Suppone quindi che l'autorità garantisca, con mezzi onesti, la sicurezza della società e quella dei suoi membri. Esso fonda il diritto alla legittima difesa personale e collettiva [1909].

 

BENE COMUNE UNIVERSALE (inizio)

Provvedere alle necessità delle persone a livello universale per mezzo della società delle nazioni, che si prenda cura sia del campo della vita sociale come pure delle necessità particolari dei rifugiati, degli emigranti, ecc.

 

L'unità della famiglia umana, la quale riunisce esseri che godono di una eguale dignità naturale, implica un bene comune universale. Questo richiede una organizzazione della comunità delle nazioni capace di « provvedere ai diversi bisogni degli uomini, tanto nel campo della vita sociale, cui appartengono l'alimentazione, la salute, l'educazione..., quanto in alcune circostanze particolari che sorgono qua e là, come possono essere... la necessità di soccorrere le angustie dei profughi, o anche di aiutare gli emigrati e le loro famiglie » (GS 84,2) [1911].

 

BENEDIZIONE (inizio)

Dalla Creazione e fino alla fine dei tempi, l'azione divina è tutta una benedizione.

 

Dall'inizio alla fine dei tempi, tutta l'opera di Dio è benedizione (...) [1079].

La sua benedizione agli esseri viventi, in particolar modo alla prima coppia umana, rinnovata dalla benedizione di fecondità dopo il diluvio.

 

In principio, Dio benedice gli esseri viventi, specialmente l'uomo e la donna. L'alleanza con Noè e con tutti gli esseri animati rinnova questa benedizione di fecondità, nonostante il peccato dell'uomo, a causa del quale il suolo è « maledetto » [1080].

La sua benedizione entra nella storia umana come « storia di salvezza », con Abramo e il « Popolo eletto ».

 

Ma è a partire da Abramo che la benedizione divina penetra la storia degli uomini, che andava verso la morte, per farla ritornare alla vita, alla sua sorgente: grazie alla fede del « padre dei credenti » che accoglie la benedizione, è inaugurata la storia della salvezza [1080]. Le benedizioni divine si manifestano in eventi mirabili e salvifici: la nascita di Isacco, l'uscita dall'Egitto (Pasqua ed Esodo), il dono della Terra promessa, l'elezione di Davide, la presenza di Dio nel tempio, l'esilio purificatore e il ritorno del « piccolo resto ». La Legge, i Profeti e i Salmi, che tessono la Liturgia del Popolo eletto, ricordano queste benedizioni divine e nello stesso tempo rispondono ad esse con le benedizioni di lode e di rendimento di grazie [1081].

Û Preghiera, definizione e distinzioni, Liturgia.

 

BENEDIZIONI (inizio)

Servono per lodare Dio e supplicare i suoi doni. Sono un sacramentale della Chiesa.

 

Fra i sacramentali ci sono innanzi tutto le benedizioni (di persone, della mensa, di oggetti, di luoghi). Ogni benedizione è lode di Dio e preghiera per ottenere i suoi doni. In Cristo, i cristiani sono benedetti da Dio Padre « con ogni benedizione spirituale » (Ef 1,3). Per questo la Chiesa impartisce la benedizione invocando il nome di Gesù, e facendo normalmente il santo segno della croce di Cristo [1671].

Alcune sono di portata duratura: consacratorie di persone, luoghi e di oggetti dedicati al « culto ».

 

Alcune benedizioni hanno una portata duratura: hanno per effetto di consacrare alcune persone a Dio e di riservare oggetti e luoghi all'uso liturgico. Fra quelle che sono destinate a persone - da non confondere con l'ordinazione sacramentale - figurano la benedizione dell'abate o dell'abbadessa di un monastero, la consacrazione delle vergini, il rito della professione religiosa e le benedizioni per alcuni ministeri ecclesiastici (lettori, accoliti, catechisti, ecc.). Come esempio delle benedizioni che riguardano oggetti, si può segnalare la dedicazione o la benedizione di una chiesa o di un altare, la benedizione degli olii santi, dei vasi e delle vesti sacre, delle campane, ecc. [1672].

 

BESTEMMIE (inizio)

Espressioni ingiuriose, proferite interiormente o esteriormente, mediante parole o gesti, contro Dio e il suo Nome, e, per estensione, contro la sua Chiesa, i suoi santi e le cose sacre.

 

La bestemmia si oppone direttamente al secondo comandamento. Consiste nel proferire contro Dio - interiormente o esteriormente - parole di odio, di rimprovero, di sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di lui nei propositi, nell'abusare del nome di Dio. San Giacomo disapprova coloro « che bestemmiano il bel nome (di Gesù) che è stato invocato sopra di loro » (Gc 2,7). La proibizione della bestemmia si estende alle parole contro la Chiesa di Cristo, i santi, le cose sacre. E blasfemo anche ricorrere al nome di Dio per mascherare pratiche criminali, ridurre popoli in schiavitù, torturare o mettere a morte. L'abuso del nome di Dio per commettere un crimine provoca il rigetto della religione [2148].

Û Nome santo di Dio (secondo comandamento).

 

BESTEMMIA CONTRO LO SPIRITO SANTO (inizio)

Consiste nel rifiutarsi in maniera deliberata di accogliere la misericordia di Dio e nel respingere il pentimento e il perdono di Dio, offerto dallo Spirito Santo. Non può essere perdonato in quanto respinge lo Spirito, che è l'agente del perdono.

 

« Qualunque peccato e bestemmia sarà perdonata agli uomini, ma la bestemmia contro lo Spirito non sarà perdonata » (Mt 12,31; cf Mc 3,29; Lc 12,10). La misericordia di Dio non conosce limiti, ma chi deliberatamente rifiuta di accoglierla attraverso il pentimento, respinge il perdono dei propri peccati e la salvezza offerta dallo Spirito Santo (DV 46). Un tale indurimento può portare alla impenitenza finale e alla rovina eterna [1864].

Û Peccato, Peccati mortali.

 

BUONA NOVELLA (inizio)

La più grande notizia di tutta la storia umana - la buona novella - è che Dio ci ha inviato suo Figlio per fare di noi dei « figli di adozione ».

 

« Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli » (Gal 4,4‑5). Ecco la Buona Novella riguardante Gesù Cristo, « Figlio di Dio » (Mc 1,1): Dio ha visitato il suo popolo (cf Lc 1,68), ha adempiuto le promesse fatte ad Abramo e alla sua discendenza (cf Lc 1,55); ed è andato oltre ogni attesa: ha mandato il suo « Figlio prediletto » (Mc 1,11) [422].

Annunciarla, per portare a tutto il mondo questa fede, è l'incarico permanente di ogni cristiano.

 

La trasmissione della fede cristiana è innanzitutto l'annunzio di Gesù Cristo, allo scopo di condurre alla fede in lui. Fin dall'inizio, i primi discepoli sono stati presi dal desiderio ardente di annunziare Cristo: « Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato » (At 4,20). Essi invitano gli uomini di tutti i tempi ad entrare nella gioia della loro comunione con Cristo [425].

 

 

 

Benvenuto

Benedizione a Frate Leone

Il Signore ti benedica e ti custodisca.

Mostri a te il suo volto e abbia misericordia di te.

Volga a te il suo sguardo e ti dia pace.

Il Signore ti dia la sua grande benedizione.